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LA QUARTA VIA www.gurdjieff.es

LaTeca

Istituto per lo Sviluppo Armonico

Dispensa di studio #38

IT // Versione italiana

Studio dei Testi Sacri

La Notte Oscura di Giobbe

Novembre/2008

Prezzo

â‚Ź 6.00 iva inclusa

Organo di Stampa Ufficiale delle Associazioni LA TECA

Esperienze di Allievi Contemporanei

La Malattia [2]

Quando il limite diventa LibertĂ

Imparare a riconoscere

Le Emozioni Negative [2]


www.gurdjieff.es

LA QUARTA VIA Organo di Stampa Ufficiale delle Associazioni LA TECA

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BARCELLONA Gran Via, 204 bis, local 4 08004 - Barcellona - Spagna

Luigi Di Sante e Sonia Iacoangeli Editore

Grafica

José L. García Muedra Riproduzione

La Teca - Associazione Culturale di Barcellona Collaboratori di questo numero

Marco Liss, L. Serra, A. Di Giandomenico, Paola Grasso, Eva M. Franchi, Giovanni M. Quinti Le dispense di studio "La Quarta Via" sono una pubblicazione internazionale prodotta dall'Associazione Culturale di Barcellona (Espagna). Per costi e modalità di sottoscrizione visitare il sito web: www.gurdjieff.es. Nel medesimo portale sarà possibile acquistare, salvo disponibilità, i numeri arretrati ad un costo maggiorato. Per riceverle direttamente a casa ogni mese è possibile abbonarsi. Manoscritti, fotografie e disegni inviati alla Redazione, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Per favore comunicate tempestivamente ogni cambiamento del vostro indirizzo postale, includendo il vostro vecchio indirizzo insieme a quello nuovo. Associazione La Teca - Ogni riproduzione, anche parziale, è vietata se non autorizzata, in forma scritta, dalla Redazione. NIF. G64341225 Dep. Legale B-12791-2008

LA QUARTA VIA

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Altri Gruppi di Studio sono attivi nelle seguenti città: GENOVA, VICENZA, e CATANIA . Per informazioni sulle sedi operative di ciascun Gruppo di Studio, contattare una delle Confraternite Centrali.

Gli Articoli contrassegnati dal logo vengono letti, studiati ed approfonditi dai Gruppi di Studio LA TECA presenti in Italia. Se desideri partecipare manda una richiesta a: La Teca - Via Gottardo, 66 00141 ROMA. Ti invieremo l'indirizzo e gli orari degli incontri del Gruppo di Studio a te più vicino.


LA QUARTA VIA_menu

menu 3-4 Poesia ed Editoriale

pag.5

Amore dopo Amore di Derek Walcott.

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All’Ombra di Gaudì Il Diapason Dal nostro corrispondente di Barcellona un’analogia con le vibrazioni della nostra psiche.

Studio

pag.5

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Esperienze di allievi contemporanei

La malattia: quando il limite diventa libertà 2

La seconda ed ultima parte dell’articolo di Paola Grasso, dedicato a chi si sente in colpa per essere “malato”.

11 I Giornali scrivevano di Gurdjieff Nello sconosciuto…

pag.4

La recensione di “Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto” alla sua prima uscita in America. Studio

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Studio dei Testi Sacri

La Notte Oscura di Giobbe

Continua lo studio del libro più “gnostico” dell’Antico Testamento. Studio

17 Esperienze accanto a Gurdjieff Le Emozioni Negative 2

pag.7

Continua il nostro studio per imparare a conoscere le mosse dei nostri “nemici interiori”.

23 Le e-mail dal sito di Quarta Via La sete

Dedichiamo a tutti voi una storia sul significato della Ricerca.

24 pag.12

Il taccuino alchemico N.11 La legge del centro istintivo Mettiamo in atto alcuni esercizi pratici per imparare a conoscere il nostro centro istintivo.

25

Le lettere al fondatore Le lettere dei cercatori Risposte a domande dei cercatori di oggi.

26 pag.17

In Pillole La gelosia Le nostre solite rubriche di chiusura.

Studio

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LA QUARTA VIA_Derek Walcot

Sezione Poetica

Amore dopo Amore di Derek Walcot

Arriverà il tempo in cui, con esultanza, accoglierai l’arrivo di te stesso alla tua stessa porta, nel tuo medesimo specchio e ognuno sorriderà all’altro dandogli il benvenuto, Digli: siediti qui. Mangia. Ritornerai ad amare lo straniero che è stato te stesso. Offrigli del vino. Offrigli del pane. Restituisci il tuo cuore a se stesso, allo straniero che ti ha amato durante tutta la tua vita, che hai ignorato per un altro, che ti conosce a memoria. Prendi le lettere d’amore dallo scaffale, le fotografie, gli appunti disperati, separa la tua propria immagine dallo specchio. Siedi. Celebra la tua vita.


LA QUARTA VIA_Editoriale

edit

Anna Di Giandomenico

Il risultato di un gruppo è dato dalle dinamiche presenti e vissute fino in fondo e non certo dalla staticità e dalla paura nelle relazioni. Voglio iniziare da questo punto di osservazione poiché è l’aspetto che forse più osservo in me e negli altri. Sintetizzo: “Stare in un gruppo ed avere evitato fino ad oggi di permettervi di conoscermi fino in fondo ha reso il rapporto con voi solo marginale, selettivo, distaccato” e : “Stare in un gruppo facendo di tutto per difendere la mia posizione esistenziale, negli affetti, nella professione, preoccupandomi solo di cercare in voi solo ciò che rafforza la mia spinta a giustificarmi, ed evitando di farmi colpire dalle vostre parole che cercano il vero e provano ad aiutarmi, ecco amici miei, ciò mi impedisce di amarvi”. Non è un percorso facile, e nemmeno è possibile in certi casi, fare qualcosa di più di ciò che si sta facendo. Ma all’interno di un gruppo, sono proprio le dinamiche “vive” a determinare i tempi di ciascuno, l’opportunità di crescita, il crollo di qualche maschera. Le dinamiche “vive” sono generate da atti coscienti, determinati Forse comincio a comprendere cosa vuol dire dalla “comprensione” del gioco della che: “Per iniziare a lavorare veramente su se stessi “negazione” e “creazione” in ogni singolo e occorre avere una profonda conoscenza dei propri personale gesto di ogni membro.

meccanismi”. Lo comprendo perché grazie al gruppo e alla Guida, sono arrivato a muovere dei veri primi passi, verso una conoscenza dei miei meccanismi, delle mie paure, delle mie capacità e debolezze. Lo smantellamento del proprio senso di unità, l’osservarmi nelle mie fughe e nei miei attacchi, osservare che ciò che sono non è nient’altro che una costruzione “psichica” acquisita mediante meccanismi di difesa e adattamento. Dietro a questo esisterà qualcosa di essenziale?”

E così: “Da questo palo conficcato nel campo, il fattore disegna i confini del suo terreno e gioisce quando inizia a coltivarlo”. Il Gruppo deve essere il terreno dove ciascuno deve ben sapere che prima deve conficcare il proprio palo, affinché possa godere della possibilità di Lavorare per sé, per gli altri e per la Guida. Andando più dentro, il “palo” diventa un modello da costruire dentro di sé, è la “comprensione” di cui sopra, è la caduta dei veli, è lo sforzo di avvicinarsi, è l’accettazione delle parole dolorose, è l’apertura di un sorriso, con l’intenzione di cambiare qualcosa di sé. E’ un progressivo mutamento delle proprie (Marco L) dinamiche, non per riposizionarsi nel gioco del rapporto con gli altri, ma per amore degli altri, nell’affidamento totale negli altri, nel lasciarsi “fare” dalla forza dell’amore di ciascuno. Un gruppo non e’ necessario se composto da “fattori” senza terra, se composto da barriere e diffidenze. Ma diventa utile, redditizio, quando almeno uno comincia a fissare dentro sé il punto dal quale tracciare nuovi spazi di relazione e rimettere in moto le “dinamiche vive”. Il Cosmo gli risponderà con un sorriso. Pertanto: “Oggi ho una lacrima per te, oggi ho un sorriso per te. Oggi posso farlo, poiché tu mi hai dato le tue lacrime e il tuo sorriso, mi hai tenuto la mano, mi hai donato le tue nudità. Non abbia-mo più occhi che si evitano né poteri da riaffermare l’uno sull’altro. Abbiamo tante cose da fare assieme”. Una misura che sto imparando ad osservare su di me è costituita dalla quantità e qualità delle relazioni che riesco a mantenere con gli altri. Dove ciò avviene per uno sforzo intellettuale, il numero delle relazioni è molto limitato, direi pure stressante. Se invece si lascia fare al cuore, ogni rapporto ha una sua collocazione precisa, ha un suo intrinseco valore, i suoi tempi. Pure il cuore deve essere continuamente allenato, e quale palestra migliore se non il gruppo? E quale terreno migliore se non il rapporto continuo con Dio? (Marco)

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Studio

LA QUARTA VIA_Esperienze di allievi contemporanei

La Malattia

quando il limite diventa libertà di Paola Grasso

Riassunto numero precedente: Nel numero precedente abbiamo sottolineato come spesso la malattia venga vissuta con un senso di colpa. Del resto nei tempi antichi le malattie venivano intese come punizione divina ed è difficile liberare il nostro immaginario collettivo da tale nefasta interpretazione; ancora oggi molti associano alcune patologie, come ad esempio l'AIDS, a una sorta di "punizione" divina. Tale corrente di pensiero rientra in quei fenomeni che Gurdjieff definiva "emozioni negative". La malattia è piuttosto da vedere come qualcosa che riguarda tutti noi, perché consequenziale alla nostra natura materiale. Tuttavia il nostro spirito può e deve sentirsi sano anche in un corpo malato. Dal punto di vista del Lavoro su di sé, la malattia può diventare una tappa importante di crescita, perché ci costringe a fare i conti proprio con il nostro più doloroso limite, la morte fisica. Ci ricorda all'improvviso la nostra debolezza, la fragilità del nostro corpo, il fatto che la nostra vita è appesa a un filo. È la forma più alta di Ricordo di sé. Accettare la propria morte significa liberarsi dal giogo della personalità, che si fonda sulla paura di non esistere, sulla paura di non essere amati dal Padre, come dai nostri genitori, anche nel nostro limite e nella nostra piccolezza. Come dice San Francesco è la "morte secunda", la morte dello spirito, della nostra essenza, l'unica da temere davvero.


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LA QUARTA VIA_Esperienze di allievi contemporanei

Studio

La Malattia:

quando il limite diventa libertà 2

di Paola Grasso

Seconda parte

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1_ Sei d’accordo su quanto si afferma in questa frase? La malattia potrebbe essere per te una sorta di bivio, in cui scegliere fra il sonno e il risveglio?

La malattia mette a nudo il nostro essere, istantaneamente, di fronte alla sofferenza fisica siamo di nuovo bambini, in certi casi diventiamo solo bisogno fisiologico: mangiare, bere, dormire. Non è possibile sostenere la finzione di ogni giorno, improvvisamente spariscono le nostre care opinioni, brillanti idee, posizioni ideologiche, e si manifesta urgentemente, anche se non sempre in modo esplicito, un fondamentale bisogno affettivo che altrimenti viene coperto da vari strati di maschere. Quante volte le persone che stanno per morire chiamano i genitori, magari morti da tanto tempo, o invocano Dio? Questo avviene perché la nostra essenza in quel momento si svela, mostra ciò che ha sempre cercato, in modo semplice, in qualche modo la malattia semplifica le cose, toglie di mezzo le mistificazioni e le complicazioni della personalità. Questa è la condizione del malato. Naturalmente, quanto più è grave il problema, tanto più le conseguenze sul nostro essere sono decisive. Si tratta di un vero e proprio terremoto, perché la malattia nella maggior parte dei casi si può paragonare ad una forza della natura che si muove senza preavviso e non si può evitare. Certo, esistono le cure, i farmaci, la terapie alternative, ma in ogni caso la natura sta agendo indipendentemente dalla volontà dell’individuo. È una prova dura, in cui per prima cosa bisogna ammettere la propria impotenza, perché l’uomo è impotente dinnanzi agli eventi più importanti della sua vita: la nascita, l’inizio e la fine di un amore, la malattia, la morte. A questo punto per l’individuo sono possibili due vie: l’abbandonarsi agli eventi o l’incattivirsi, che portano alla caduta, oppure l’accettazione, che conduce al risveglio dal sonno. L’individuo deve scegliere tra il piccolo fare e il grande fare. (1) La mia esperienza mi ha portato a riflettere su come comportarmi di fronte alla debolezza del mio corpo, e alla fine ho capito che è necessario non fuggire, accettare la sofferenza, ma senza commiserarsi troppo, accettare di avere paura, piangere, chiedere aiuto, farsi aiutare, farsi consolare. In questo modo l’esperienza del limite si trasforma in un modo per assimilare nuovi nutrimenti, per curare la nostra ferita affettiva. Durante una malattia è molto utile, se ne siamo capaci, innescare la frizione, la lotta fra il “sì” e il “no”: proprio perché la spinta delle forze che si agitano è molto intensa, esercitare la resistenza è più duro, ma anche più fruttuoso rispetto alla quotidianità. “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”… se la forza è potente la resistenza deve essere altrettanto grande e l’energia prodotta immensa. In ogni caso il nostro più grande nemico sulla via del risveglio, l’orgoglio, subisce un duro colpo. Questo è il motivo per cui una vita facile e piena di agi, senza sofferenze e senza malattie difficilmente genera le condizioni adatte allo sviluppo. Gurdjieff sapeva tutto questo, e non a caso ripeteva spesso che le condizioni dure della sua vita lo avevano portato a sviluppare il desiderio della Conoscenza. Non a caso ci fa intravedere un viaggio che parte dal ritornare bambini e arriva alla nostra morte fisica, quando, finalmente liberi, conosceremo tutte le cose.


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LA QUARTA VIA_La Quarta Via e le Scritture Sacre

La Notte Oscura di Giobbe

Studio

di Giovanni M.Quinti

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Qualcuno ha definito la depressione come "la notte oscura dell'anima". Che cos'è la depressione? E quali ne sono le cause? La depressione è un disturbo dell'umore che genera tristezza, negatività e toglie, in proporzione alla intensità dello stato depressivo, la voglia di progettare, di costruire, finanche quella di vivere. Si può presentare per diversi motivi, fra cui stress e fattori ambientali e/o famigliari. Esiste anche una certa predisposizione congenita (legata al malfunzionamento di alcuni neurotrasmettitori o a qualche disfunzione ormonale) che in situazioni altamente stressanti facilitano l'insorgere della depressione. Nel percorso iniziatico esiste una fase iniziale, chiamata "al nero", dove la depressione può essere conseguente al suo attraversamento: l'anticamera di una vera trasformazione.

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Per quale motivo la depressione coglie l'iniziato e lo lascia senza forze? Non dovrebbe il Viaggio essere motivo di gioia e soddisfazioni e non di cattivi umori o sentimenti?


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LA QUARTA VIA_La Quarta Via e le Scritture Sacre

Studio

La Notte Oscura di Giobbe

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(1) Giobbe, dopo essere stato provato duramente, perde se stesso nel mare dell'afflizione e alza la sua voce dicendo:

1_ Prima di proseguire con la lettura prova a rispondere tu a queste domande.

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2_ A quale tipo di “cambiamento” si riferisce l’autore, secondo te?

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3_ Riesci a ricordare i primi “no” ricevuti nella tua infanzia che ti hanno causato le ferite più profonde?

di Giovanni M. Quinti

"Perisca il giorno che io nacqui e la notte in cui si disse: "È stato concepito un maschio!" Quel giorno si converta in tenebre, non se ne curi Dio dall'alto, né splenda su di esso la luce! Se lo riprendano le tenebre e l'ombra di morte, resti su di esso una fitta nuvola, le eclissi lo riempiano di paura! Quella notte diventi preda di un buio cupo, non venga contata tra i giorni dell'anno, non entri nel novero dei mesi! Quella notte sia notte sterile e non vi si oda grido di gioia. La maledicano quei che maledicono i giorni e sono esperti nell'evocare il drago. Si oscurino le stelle del suo crepuscolo, aspetti la luce e la luce non venga, e non contempli le palpebre dell'alba, poiché non chiuse la porta del grembo che mi portava e non celò l'affanno agli occhi miei. Perché non morii fin dal seno di mia madre? Perché non spirai appena uscito dal suo grembo? Perché trovai delle ginocchia per ricevermi e delle mammelle da poppare? Ora giacerei tranquillo, dormirei, e avrei così riposo con i re e con i consiglieri della terra che si costruirono mausolei, con i principi che possedevano oro e che riempirono d'argento le loro case; oppure, come l'aborto nascosto, non esisterei, sarei come i feti che non videro la luce. Là cessano gli empi di tormentare gli altri. Là riposano gli stanchi, là i prigionieri hanno pace tutti insieme, senza udir voce d'aguzzino." (Giobbe 3:3-18)

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Questi versetti definiscono perfettamente lo stato d'animo di un depresso. Ma qual è il vero motivo di tale depressione? Giobbe era incapace di intravedere il buono in ciò che gli era capitato: come dargli torto? Chi di noi, ieri nell'abbondanza e oggi sul lastrico, non cadrebbe nella stessa tristezza? Eppure la depressione prelude ad un cambiamento. (2) Nella "Fase al Nero" l'individuo non si riconosce più nell'idea che possedeva di sé. Per comprendere meglio questo concetto dobbiamo fare qualche passo indietro nella storia del nostro passato. Appena nati eravamo una sola cosa con il tutto, non ci sentivamo una cosa separata da ciò che ci circondava. Nostra madre era l'unico sostegno e poco dovevamo faticare per ottenere il cibo. Le nostre facoltà percettive e cognitive non ci permettevano ancora di fare le tragiche scoperte che, invece, nel corso degli anni avremmo realizzato. Avevamo, anche se non lo comprendevamo, una identità precisa: eravamo nel tutto, facevamo parte di esso, eravamo lui. Con il tempo, però, questa identità si è scontrata con i "no" che l'educazione, la scuola e le esperienze hanno disseminato lungo i giorni della nostra vita. (3) Tutti i giocattoli del mondo non erano più i "nostri" giocattoli, la nostra mamma non era la mamma di tutti.


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Studio

LA QUARTA VIA_Cosa sono le emozioni negative e come riconoscerle

Le Emozioni Negative II

di Eva Maria Franchi lRiassunto numero precedente: Secondo gli insegnamenti della Quarta Via noi non nasciamo con le emozioni negative, ma le acquisiamo copiandole dalle persone che ci circondano, soprattutto durante la nostra infanzia; è considerata "negativa" qualsiasi emozione impedisca all'uomo di evolvere dallo stato meccanico a quello cosciente, quindi in base a questo criterio talvolta può rivelarsi negativa anche un'emozione considerata positiva dalla società. Per potere distinguere quali sono realmente le nostre emozioni negative dobbiamo imparare a conoscere la nostra tipologia caratteriale prevalente, infatti, ciò che può essere negativo per una persona portata a reprimere le sue emozioni non è detto che lo sia per un'altra con caratteristiche opposte. Esistono tre tendenze principali nelle persone: dipendente (chi va verso la gente per conquistarsi affetto), aggressiva (chi va contro la gente per distruggere ciò che non riesce a conquistare), depressiva (chi si isola dalla gente per non affrontare il suo senso di inadeguatezza). Queste tendenze si formano nell'infanzia e sono il risultato dell'impatto della nostra essenza con l'ambiente circostante. L'essenza a sua volta può essere "vulnerabile", quando è eccessivamente sensibile e trova maggiori difficoltà di adattamento all'ambiente circostante e "corazzata", quando ha più facilità di adattamento a condizioni esterne difficili. L'essenza e l'ambiente di base in cui viviamo, che può essere blando o duro, danno vita a quattro modelli di personalità preminenti: personalità remissiva, che tende a vivere in funzione degli altri; personalità introversa, che tende ad isolarsi dal mondo; personalità estroversa che ha bisogno di un pubblico che l'applaudisca; personalità distruttiva che tende ad avere relazioni aggressive anche con gli amici e nelle relazioni d'amore.


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LA QUARTA VIA_Cosa sono le emozioni negative e come riconoscerle

Studio

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1_ Cosa signifca secondo te “riprogrammarci”? Prova a fare un esempio pratico.

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2_ Commenta quanto appena letto. Esiste secondo te, un meccanismo inconscio, che produce la “paura” di stare bene veramente?

Le Emozioni Negative 2

di Eva Maria Franchi

Un ulteriore indizio che può aiutarci a comprendere quale tipo di emozione negativa ci caratterizza ci è dato dalla psicosomatica. Se predomina la tendenza aggressiva siamo facilmente inclini all’ira, al rancore, alla critica distruttiva, ecc. A livello fisico ciò si traduce in disturbi digestivi, nervosi e circolatori, predisposizione ai traumi fisici. A livello psicologico in difficoltà nell’avere una visione equilibrata delle situazioni con conseguente tendenza a giudizi e decisioni estreme e soggettive, instabilità mentale, mancanza di concentrazione, aumento delle polemiche inutili ed aggressività. La perdita energetica causata da queste emozioni produce stati d’animo depressivi, e variazioni dell’ umore. Se predomina la tendenza depressiva siamo facilmente inclini all’insicurezza, al timore, alla sfiducia, ecc. Ciò si ripercuote in un calo dell’energia vitale e nell’abbassamento delle difese immunitarie. Chi ha questa tendenza incontra maggiori difficoltà in tutte le attività fisiche. Psicologicamente diminuisce la produttività mentale, inducendo idee negative che limitano in modo progressivo ogni nuova iniziativa. Questa tendenza produce un isolamento personale che rende sterili le opportunità che ci offre la vita. Per lottare contro le emozioni negative dobbiamo “riprogrammarci”(1), cambiare l’attitudine mentale che ci spinge a conservarle, accudirle, giustificarle. Dobbiamo smetterla di crederle necessarie, affascinanti, eccitanti. Siamo talmente abituati a conviverci che perderle equivale a “morire”. Per quanto ci sembri ovvio desiderare di eliminarle in realtà c’è una parte di noi che non lo desidera affatto. Un meccanismo simile lo ritroviamo anche con le malattie psicosomatiche. Rinunciare a qualcosa, per quanto sgradevole, che ci accompagna da anni può produrre la paura inconscia di un vuoto esistenziale: non sappiamo più in cosa riconoscerci. È assurdo ma funzioniamo anche così. È necessaria una forte volontà di cambiamento: il nostro desiderio di rinnovamento deve diventare più forte di quello di conservazione. Lo stesso Gesù poteva operare miracoli solo in chi desiderava guarire. In questo è racchiuso un grande insegnamento (2). Le sacre scritture nascondono dietro un linguaggio simbolico una profonda conoscenza psicologica. Nessuno può fare veramente un miracolo per te se tu non lo vuoi. Quando abbiamo compreso la necessità di pulire la nostra mente da tali programmazioni errate possiamo cominciare a lavorare su due linee: imparare a conoscere bene i nostri nemici, con quale frequenza si manifestano ed in quali circostanze e nutrire e la nostra volontà di cambiamento. Le emozioni negative sono ricorrenti, si ripetono a determinati intervalli. Se impariamo ad osservarci, con la pratica possiamo arrivare a prevenire l’emozione che si presenterà più avanti ed arrestarne la manifestazione. Come già illustrato, ci sono persone più inclini a un determinato gruppo di emozioni ed altre ad un altro. Alla base di questa preferenza si cela sempre una forma di autoindulgenza: uno si permette sempre qualcosa. Alcuni non si permettono la paura, ma si permettono l’ira, e quelli che non si permettono l’ira si permettono l’autocommiserazione. Dobbiamo smetterla di compiacerci delle nostre


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LA QUARTA VIA NEL PROSSIMO NUMERO NEL PROSSIMO NUMERO

LE EMOZIONI NEGATIVE [3]

NEL PROSSIMO NUMERO

NEL PROSSIMO NUMERO

UNA VITA NELLA VITA GLI AMICI DI GIOBBE

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038 le emozioni negative 2 quarta via  
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