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LA QUARTA VIA www.gurdjieff.es

IT // Versione italiana

Dispensa di studio #06

Parallelismi e relazioni fra

L'Enneagramma e l'Albero della Vita

Studio ed approfondimento dei Testi Sacri

ABRAMO: L'AMICO DI DIO

Riflessioni di allievi contemporanei

SULLA FATICA, SUL DOLORE… Comprendere il Sistema

LaTeca

Istituto per lo Sviluppo Armonico

Settembre/2008

Prezzo

€ 6.00 iva inclusa

Organo di Stampa Ufficiale delle Associazioni LA TECA

IL DENARO

ED IL LAVORO SU DI SÉ


www.gurdjieff.es

LA QUARTA VIA Organo di Stampa Ufficiale delle Associazioni LA TECA

Confraternite della Teca in Italia e all'Estero ROMA SEDE CENTRALE E NAZIONALE Viale Gottardo, 66 00141 - Roma (RM)

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Giovanni M. Quinti Direttore responsabile

Giovanni M. Quinti

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LUGANO (SVIZZERA) switzerland@quartavia.org +41 (0)76 502.23.50

BARCELLONA Gran Via, 204 bis, local 4 08004 - Barcellona - Spagna

Luigi Di Sante e Sonia Iacoangeli Editore

Grafica

José L. García Muedra Riproduzione

La Teca - Associazione Culturale di Barcellona Collaboratori di questo numero

L. e S. di Sante, M. Capulli, M. Failoni, Giovanni M. Quinti, Paola Grasso, Eva M. Franchi. Le dispense di studio "La Quarta Via" sono una pubblicazione internazionale prodotta dall'Associazione Culturale di Barcellona (Espagna). Per costi e modalità di sottoscrizione visitare il sito web: www.gurdjieff.es. Nel medesimo portale sarà possibile acquistare, salvo disponibilità, i numeri arretrati ad un costo maggiorato. Per riceverle direttamente a casa ogni mese è possibile abbonarsi. Manoscritti, fotografie e disegni inviati alla Redazione, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Per favore comunicate tempestivamente ogni cambiamento del vostro indirizzo postale, includendo il vostro vecchio indirizzo insieme a quello nuovo. Associazione La Teca - Ogni riproduzione, anche parziale, è vietata se non autorizzata, in forma scritta, dalla Redazione. NIF. G64341225 Dep. Legale B-12791-2008

LA QUARTA VIA

Referente: Fr. Giovanni M. Quinti +34 (630) 618422

Altri Gruppi di Studio sono attivi nelle seguenti città: GENOVA, VICENZA, e CATANIA . Per informazioni sulle sedi operative di ciascun Gruppo di Studio, contattare una delle Confraternite Centrali.

Gli Articoli contrassegnati dal logo vengono letti, studiati ed approfonditi dai Gruppi di Studio LA TECA presenti in Italia. Se desideri partecipare manda una richiesta a: La Teca - Via Gottardo, 66 00141 ROMA. Ti invieremo l'indirizzo e gli orari degli incontri del Gruppo di Studio a te più vicino.


LA QUARTA VIA_menu

menu pag.3

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Il Pensiero di alcuni Grandi

Lo ha detto Albert Einstein Cosa pensava A. Einstein della spiritualità?

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Editoriale e Riflessioni sullo Zero Da G. Bruno allo Zero Filosofico

pag.5 Studio

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Approfondimenti di Quarta Via

Il Denaro ed il Lavoro su di Sé

È giusto chiedere dei soldi ai membri di una scuola? E come vengono utilizzati questi fondi? Un'analisi storica sulla tradizione della "decima" Studio

11 La Quarta Via nelle S. Scritture Abramo: L'Amico di Dio

Il terzo personaggio biblico che studieremo è Abramo: Patriarca e Capostipite delle tre grandi Religioni monoteiste

pag.11 Studio

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Simboli e Lavoro su di sé

L'Enneagramma e l'Albero della Vita Il tentativo di dare un volto meno "New Age" ad un simbolo antichissimo e Sacro

20 I messaggi dal sito di Quarta Via Il "birbante" Giufà

Il sito www.quartavia.org pubblica alcune e-mail per divulgare l'insegnamento

pag.16

21 Riflessioni di allievi contemporanei Sulla fatica, sul dolore…

La risposta a tanti "perché" che sorgono quando si intraprende un Lavoro di Scuola di Quarta Via

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Le lettere al fondatore Le lettere dei cercatori Risposte a domande dei cercatori di oggi

pag.20

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Introduzione alle idee di George I. Gurdjieff Il ruolo dell'Uomo nell'Evoluzione dell'Universo Il Sistema di Gurdjieff illustrato facendo riferimento a materiale raro e inedito di J. G. Bennet

Studio

Gli Articoli contrassegnati dal logo vengono letti, studiati ed approfonditi dai Gruppi di Studio LA TECA presenti in Italia. Se desideri partecipare manda una richiesta a: La Teca - Via Gottardo, 66 - 00141 ROMA. Ti invieremo l'indirizzo e gli orari degli incontri del Gruppo di Studio a te più vicino.

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LA QUARTA VIA_Il Pensiero di alcuni Grandi

Il Pensiero di alcuni Grandi // Lo ha detto Albert Einstein

La più bella e profonda sensazione che noi possiamo provare è la sensazione del mistico. E questo misticismo è ciò che sta alla base di tutta la vera scienza. Se esiste un concetto come quello di Dio, allora è un sottile spirito, non l'immagine dell'uomo che così tanti hanno fissata nella loro mente. Nella sua essenza, la mia religione consiste in un'umile ammirazione per quest'infinito e superiore spirito che rivela se stesso nei minimi dettagli che noi siamo capaci di percepire con le nostre deboli e fragili menti. [Intervista con Peter Bucky]

D'altro canto chiunque sia veramente coinvolto nella ricerca scientifica si convince che uno spirito si manifesta nelle leggi dell'universo - uno spirito enormemente superiore a quello dell'uomo - e chiunque di fronte a ciò, con i nostri modesti poteri si sente umile. In questo modo la ricerca scientifica porta ad un sentimento religioso di un tipo particolare, che risulta completamente differente dalla religiosità ingenua di taluni. [c. Dukas and Hoffman]

È difficile spiegare questo sentimento (la religione cosmica) a qualcuno che ne è completamente privo, specialmente se non esiste nessuna raffigurazione antropomorfica che possa corrispondere. Gli individui percepiscono la futilità dei desideri umani e gli scopi e al contrario non percepiscono il meraviglioso ordine che sta alla base della natura. L'esistenza di ognuno di noi viene percepita come una specie di prigione e ricerchiamo un'esperienza dell'universo come un singolo significante tutto. [New York Times Magazine, 9 Novembre 1930]


LA QUARTA VIA_Editoriale

edit

Luigi e Sonia Di Sante

"…la Verità, alla quale in ogni tempo, in ogni etade e in qualsivoglia stato che si trovi, l'uomo sempre aspira…" Bentornati Amici, ad un nuovo appuntamento con la dispensa di studio del "cercatore". Si apre con queste parole il lungo trattato dal titolo "La lampada delle trenta statue" del G. Bruno. L'introduzione di questo trattato ci conduce all'interno della dottrina dell'Anima che si sostenta e si sfama di Verità. L'alimento primo, fonte di profondo nutrimento, dell'Anima è proprio la Verità, e quest'ultima si riversa nella sostanza dell'Anima quasi ne fosse una sua parte. Tutti noi aspiriamo a muoverci, e a volte ci muoviamo, verso la maturità o la costruzione della nostra Anima. Iniziando la lettura di questo affascinante e piuttosto oscuro testo (almeno per noi), siamo rimasti fortemente colpiti dalla visione e dalle esposizioni assai particolari e singolari che il Bruno propone al lettore di buona volontà. In questo "Non dobbiamo pensare che l'Anima del Mondo non scritto infatti, la forma della Verità che si si comunichi a certi esseri perché in essi non appare trasferisce nell'Anima dell'uomo, non si traccia di Anima, né segno di vita: piuttosto crediamo congiunge più soltanto grazie all'esortazione di una graduale ascesa verso l'Unità o Dio, né che in essi l'Anima si celi in forme occulte, e possa testimonia unicamente circa la natura tuttavia esplicarsi in determinati momenti. sconfinata ed immutabile del principio Così accade infatti nel corpo umano, dove l'Anima, spirituale. L'autore cerca di spostare pur essendo tutta in tutto e tutta in qualsiasi sua l'attenzione verso un altro concetto parte, non ovunque si esplica totalmente; diciamo essenziale, ossia si riferisce al profondo dunque che in certe parti del corpo umano l'Anima si legame che congiunge insieme Anima e Verità. Egli desidera dare importanza all'idea manifesta secondo atti di vita animale, in altre che l'uomo, pur essendo un essere "finito e secondo atti di vita razionale, in altre secondo atti di limitato", possa imparare a liberarsi della sua semplice vita e in altre ancora secondo i modi di "condizione ferina". Questa liberazione è essere più elementari, benché il corpo sia animato possibile perché l'essere umano non è dall'Anima nella sua totalità, e la racchiude in sé nella totalmente separato dall'orizzonte della sua totalità. Eccola dunque esplicare ora l'atto Verità. Secondo l'autore, il percorso per giungere a questa Verità è segnato dal dell'intelligenza, del senso e della vita vegetativa. dolore e dalla fatica e coinvolge fino in fondo Ugualmente, mentre in un luogo produce corpi tutte le risorse e le facoltà umane. È una composti, altrove produce corpi misti imperfetti, forma di lotta in cui l'uomo apprende a svinaltrove corpi misti più elementari. Né questo deve colarsi dall'"inertia" dello stato ordinario delle sembrare strano, perché - come dice Platone cose, che impedisce all'uomo di desiderare e crediamo che l'universo stesso sia animato, l'universo, ricercare il contatto con la Verità. La comprensione della Verità non si rende mai che è padre e genitore degli esseri animati, a dai cui manifesta attraverso i "canoni della ragione escrementi sono generati animali perfetti. Dunque discorsiva", della soggettività, né è legata a non solo è un essere dotato di Anima, ma è l'essere vincoli ordinari, ma resta, in essenza, un primariamente animato, figlio unigenito dell'intelletto particolare stato, un'illuminazione istantanea. primo e padre di tutte le cose". Il Bruno afferma che la Verità e la perfezione sono elementi assenti in natura e non possono essere presenti accidentalmente o per caso. Giordano Bruno Questi fattori divini, nel mondo ordinario, sono sempre frutto dell'opera e del lavoro di un artista che produce un lavoro cosciente e che, attraverso esso, riesce a sovvertire "eccezionalmente" e "raramente" la direzione naturale delle cose. Solo all'uomo - che pure è uno dei tanti accidenti che germinano dal perenne prodursi dei contrari - è dato di accedere alla perfezione.

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LA QUARTA VIA_lettera di una madre come tante…

Riflessioni sullo Zero… di Marco Capulli Vorrei rivolgervi un invito a fermarvi, a pensare, a smettere di correre e a fare un fermo immagine della vostra vita. Se veramente lo faceste, riuscireste a guardare tutto ciò che vi ruota intorno come se foste davanti ad un monitor. Potreste studiare l'immagine e soffermarvi su alcuni dettagli e particolari, proprio come quando osservate un'opera d'arte oppure quando sfogliate un vecchio album di foto, trovando ogni volta qualcosa di nuovo. Quando ci fermiamo riusciamo a vedere cose mai viste, riusciamo a scoprire quanto ci stiamo perdendo di questa breve vita. Ricordate il film "Matrix" o la canzoncina per bambini "La Tartaruga" di Bruno Lauzi? Questa premessa per addentrarci, anche se solo marginalmente, in un concetto che ci sembra apparentemente molto lontano dal nostro cuore, molto meccanico e sterile: il numero zero. Proviamo a entrare nel merito tenendo presente l'Enneagramma, il famoso simbolo reso noto da Gurdjieff e utilizzato come insegna sopra il portone d'ingresso del jlgm Priorato in Francia. L'Enneagramma è lo strumento di catalogazione dei principi fondamentali dell'universo. Esaminandolo numericamente e geometricamente possiamo trovare molti numeri e leggi: la legge del tre (il triangolo), e la legge del sette (gli altri sei punti ed il punto invisibile centrale), i punti del cerchio (6 e 3) sommati danno 9. Troviamo anche l'ottava: sette toni della scala cromatica, di cui l'ottavo è una ripetizione del primo, e i due semitoni degli choc addizionali rappresentati dagli intervalli mi-fa e si-do. Nove dunque sono gli elementi, come i punti sulla circonferenza. I punti però sono solo tappe, perché l'enneagramma va osservato nel suo insieme. La circonferenza, essendo una figura chiusa, racchiude appunto tutte le leggi, e terminato il ciclo di un'ottava, si riparte dall'inizio, dal do. Il ciclo chiuso rappresenta lo zero del nostro sistema decimale. Difatti se osservate graficamente il numero "0" scoprite in realtà che esso non è altro che il completamento del "9", che con il suo "ricciolino" in basso rimane aperto. Lo zero quindi, rappresentando un ciclo chiuso, è sovrapponibile all'enneagramma, pertanto contiene in sé tutto ciò che serve per l'esistenza. Il concetto di zero prende corpo in "Frammenti di un insegnamento sconosciuto" di P.D. Ouspensky, in più parti del testo e non solo in relazione all'Enneagramma, ma anche attraverso la descrizione dei cosmi. Si legge spesso infatti del rapporto tra zero e l'infinito. Questo rapporto è da comprendere per capire i rapporti tra un cosmo e l'altro (Microcosmo, Macrocosmo, Tritocosmo ecc.). Cosa c'entra tutto questo? Esaminare un rapporto tra cosmi è come esaminare il rapporto tra due corpi di differenti dimensioni. L'esempio più frequente è quello tra un punto e una linea, oppure tra una linea e una superficie a due, tre, quattro dimensioni e così via. Lo zero è ad esempio il punto: un vero e proprio limite. Noi vediamo il punto ma non riusciamo a vedere ciò che vi sta dietro. Dietro infatti può esservi un universo intero, ma apparendo ai nostri occhi così piccolo e così "lontano" ci dà l'impressione di osservare solo un banale e semplice punto. Allora cos'è un punto, cos'è lo zero, in realtà? È un corpo senza dimensioni…


LA QUARTA VIA_La Scoperta delle Risposte alle Domande Fondamentali

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IL DENARO ED IL LAVORO SU DI SÉ di Giovanni M. Quinti e Massimo Failoni

Studio

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Una delle questioni che maggiormente destano critiche, da parte di alcuni, sul metodo della Quarta Via è relativa al fatto che vengono richiesti dei denari dalle scuole che trasmettono tale insegnamento. Ciò accadeva anche quando Gurdjieff era vivo: "…molti si indignavano alla domanda di un pagamento di denaro. Sotto questo rapporto era significativo che i più indignati non fossero coloro per i quali era difficile pagare, ma coloro che avevano più denaro… 'Ciò vorrebbe dire che il Regno dei Cieli può essere comprato?' dicevano. 'Ma non si è mai domandato denaro per cose simili. Il Cristo diceva ai suoi discepoli: non prendete né borsa, né pane, e voi chiedete un migliaio di rubli!.'" (Ouspensky - Frammenti, pag. 184)

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Cerca di rispondere a ciascuna di queste domande.

È giusto chiedere del denaro ai membri di una Scuola o di un Gruppo iniziatico? In che misura vanno richiesti tali fondi? Sono obbligatori? A che serve il denaro raccolto e per cosa deve essere utilizzato? (1) A tali domande cercheremo di dare una risposta. Sin dai tempi antichi, quando l'uomo era più vicino alla Voce Essenziale, sono esistiti dei "gruppi di lavoro". Questi gruppi, diversi per esigenze, scopi e contesti storico-culturali avevano una certa "organizzazione" che potesse, tenendo conto degli ambiti, renderli dei "distributori" di Conoscenza. Alcuni erano costituiti in confraternite religiose, nelle quali veniva tramandata la Conoscenza Reale, oltre che la forma. Altri, invece, erano istituzioni parallele che alimentavano anche un risentimento verso le forme religiose propriamente dette e clericalizzate.


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LA QUARTA VIA_La Scoperta delle Risposte alle Domande Fondamentali

Studio

Il Denaro ed il Lavoro su di Sé

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Ti vengono in mente altri esempi di scuole del passato?

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Secondo te Gesù ed i suoi allievi avevano una cassa in comune? Come si mantenevano?

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Hai mai pensato a questo aspetto?

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Secondo te perché Giacobbe sentì la spinta di dare a Dio la decima parte dei suoi guadagni?

di Giovanni M. Quinti e Massimo Failoni

In tal modo dall'Antico Egitto all'avvento del cristianesimo, dalla predicazione di Muhammed a Dante Alighieri, dalla Riforma protestante ai movimenti carismatici pentecostali, oggi (in una forma nuova e più adatta all'uomo del terzo millennio) la Conoscenza è giunta a noi anche attraverso il metodo e la forma che monsieur Gurdjieff le ha dato. In futuro affronteremo l'analisi storica di alcuni dei tortuosi percorsi che la Conoscenza ha attraversato dalla nascita del Cristianesimo per giungere fino a noi. L'organizzazione di tali gruppi acquisiva, quindi, forma e consistenza dissimili in base ai diversi scopi da raggiungere localmente; sempre, però, con l'obiettivo del mantenimento e della trasmissione della Conoscenza (2). Senza il Lavoro di questi uomini oggi non disporremmo mai di quel materiale culturale e spirituale da loro lasciatoci nel corso dei secoli. Per questo i gruppi del passato hanno avuto bisogno di risorse economiche che venivano raccolte, in forme più o meno regolate, attraverso contributi volontari dei singoli partecipanti che svolgevano tale servizio non solo per loro stessi, ma anche per lasciare un'eredità ai figli spirituali che ne avrebbero goduto successivamente. È impossibile credere che Gesù e tutto il suo seguito di allievi, simpatizzanti e fedeli, non avessero bisogno di fondi per potersi mantenere nei loro viaggi di predicazione (3). Dagli evangeli non solo evinciamo che avevano tali fondi, ma che li gestivano seguendo dei principi precisi. Lo stesso Gesù, che nell'immaginario collettivo vediamo vestito umilmente, come avrebbe potuto indossare gli abiti di alta fattura di cui ci parla l'Apostolo Giovanni se non avesse avuto tali fondi? (Gli abiti di Gesù erano senza cuciture dall'alto in basso, quindi d'alto pregio per gli abiti dell'epoca. Un povero non avrebbe mai potuto acquistarsene uno. D'altronde, se si fosse vestito di stracci, non si comprenderebbe il motivo per cui i centurioni si sarebbero giocati a sorte la sua tunica (cfr. Gv 19:23,24). E se non si fosse vestito in quel modo come sarebbe mai stato accettato nella casa di molti uomini importanti dell'epoca? Gesù, come tutti i grandi maestri del passato, ha sempre avuto come obiettivo la divulgazione della Parola, non di certo l'accumulo di ricchezze. Ma, senza risorse economiche questo sarebbe stato, comprensibilmente, impossibile. Immaginiamoci Gurdjieff senza fondi per organizzare il suo spettacolo "La Lotta dei Magi", che gli ha permesso di incontrare Ouspensky e di diffondere con maggiore efficacia il suo insegnamento. Probabilmente senza gli sforzi economici di uomini del passato nessuno di noi oggi conoscerebbe il lavoro di Gurdjieff, o la predicazione del Cristo, o i detti e gli insegnamenti di molti maestri che oggi sono un faro ed una guida per noi tutti. (4) Sin dal tempo degli ebrei nell'Egitto delle Piramidi ai gruppi di Lavoro era richiesta una porzione dei guadagni dei singoli membri, per poter mantenere l'Opera. Tale quota era proporzionata al 10% dei propri possedimenti e guadagni, per questo motivo era chiamata "Decima". Accenni di tale dieci per cento si trovano già nell'Antico Testamento: nella Genesi (Gn 28:20-22), quando Giacobbe, a seguito di una visione divina, posò come stele sacra la pietra su cui aveva dormito e in segno del patto suggellato fece un voto: "…e di tutto quello che mi darai io ti offrirò la decima" (5).


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LA QUARTA VIA_Studio ed approfondimento dei Testi Sacri

ABRAMO: l'amico di Dio Studio

di Giovanni M. Quinti

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Qual è il "senso" della tua vita?

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Nascere è una promessa che la vita fa ad ogni individuo. Conosci quella che la vita ha fatto a te? La riesci a scoprire nelle tue caratteristiche, nelle tue attitudini e processi creativi? La tua vita è un'attuazione di tale promessa? O stai ruotando su te stesso?

Il terzo personaggio biblico che studieremo eche è vicino alla Voce Essenziale è Abramo. Patriarca, capostipite delle tre grandi religioni (Giudaismo, Cristianesimo ed Islam) che lo riconoscono Profeta ed Inviato da Dio, padre di tutti i Profeti, aveva 75 anni quando ebbe l'ordine di raggiungere Canaan. Fino a quel tempo aveva vissuto con la famiglia ad Ur, in Caldea, dove aveva sposato Sarai. Dopo la morte di suo fratello Haran, andò via da Ur con la moglie ed il nipote Lot (figlio di Haran), guidati dal padre Theran, e si stabilì a Charan (Gn 11:28,31). "Vattene dal tuo paese e dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti indicherò: ed io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà ed in te saranno benedette tutte le famiglie della terra." (Gn 12:1-3)

L'esistenza di Abramo ha un "senso": egli è seme per il futuro, è padre di una "discendenza". Dio glielo dice chiaramente ed Abramo ci crede. Questo "senso" è spesso ciò che ci manca. Viviamo, per la maggior parte delle volte, senza di esso o lo sostituiamo con scopi illusori (1). Abramo, invece, comprende, come tutti i grandi Uomini, che può sopravvivere alla morte imparando a vivere davvero. Esce, in questo modo, dal ciclo meccanico e diventa un "artista"; coltiva il seme della Voce Essenziale, della sua natura più profonda, e la segue. Crede nella Promessa racchiusa in se stesso ed inizia ad agire per attuarla. (2)


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LA QUARTA VIA_Studio ed approfondimento dei Testi Sacri

Studio

Abramo: l'Amico di Dio

di Giovanni M. Quinti

Il primo passo essenziale è racchiuso nel comando divino: vattene dalla casa di tuo padre. È un invito a rompere il legame che lo lega alla sua infanzia (alle cose note), a non rimanere bambino. La Realizzazione e la Maturazione spesso iniziano con un distacco: "Vattene!". Questo imperativo è un'esortazione, per tutti noi, a non commettere sempre gli stessi sbagli; a muoverci verso nuove dimensioni dell'essere, a non cadere trappola degli schemi "a cerchio". Abramo ascolta Dio, ha fiducia in lui e parte. È tipico di tutti gli uomini risvegliati, di tutti i grandi Profeti: il coraggio di fare ciò che la Voce Essenziale detta loro. L'Eterno appare ad Abramo, appena giunto a Canaan: "Io darò questo paese alla tua progenie" (Gn 12:7) Come un segugio, Abramo sente "l'odore" della Voce, ne percepisce la presenza e si muove verso qualcosa. E quando la Voce gli parla, costruisce "altari" (Gn 12:7), pone pietre fondamentali nel suo essere, pilastri inamovibili. Ma anche per lui giunge il momento della prova: "Or avvenne nel paese una carestia; e Abramo scese in Egitto per soggiornarvi, perché la fame era grave nel paese." (Gn 12:10) L'Egitto è immagine di schiavitù, del "mondo meccanico" ed automatico, del "sonno". Fa parte di una simbologia ancora più vasta: la fuga del popolo ebraico dall'Egitto (che studieremo quando parleremo di Mosè) è squisita metafora della fuga dalla prigione dell'ego (vero carcere dal quale evadere). È ben conosciuto nel sufismo tale significato "nascosto" dell'Egitto come personalità, rilevato anche da Hakim Sanai (poeta sufi persiano - X sec.), quando nei distici del suo "Hadiqat" scrisse: "Se tu fossi un potente sulla Terra diresti, parola per parola, ciò che disse il Faraone, che nell'infinita sua insolenza e stoltezza, rifiutando ogni servizio e sottomissione, strappò il velo delle sue azioni dicendo: 'Io sono il più grande dei Re, io sono al di sopra dei Principi di questo mondo'. Tutti han quest'insolenza e quest'orgoglio; tali parole sono la seconda natura d'ogni uomo ma, temendo di divulgare il loro segreto, cercano di nasconderlo anche a se stessi." (3) Hakim Sanai (poeta sufi persiano - X sec.), "Hadiqat"

Torniamo ad Abramo: "E come stava per entrare in Egitto, disse a Sarai sua moglie: 'Ecco, io so che tu sei una donna di bell'aspetto; e avverrà che quando gli Egiziani t'avranno veduta, diranno: Ella è sua moglie; e uccideranno me, ma a te ti lasceranno in vita. Dì che sei mia sorella perché io sia trattato bene a motivo di te, e la vita mia sia conservata per amor tuo'." (Gn 12:11-13)

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Dopo aver riletto nuovamente il distico, cercate di comprenderne i significati più profondi. Cosa ne pensate?

Sarai, oltre ad essere moglie di Abramo, era realmente sua sorellastra. Infatti, era figlia del padre Theran, ma non della madre di Abramo (Gn 20:12). Abramo, quindi, le chiede di mostrare agli egiziani solo un aspetto del loro rapporto e non la profondità del loro legame affettivo. Sarai, così, simboleggia la "maschera" indossata per superare la prova: esaltazione massima del compromesso. Abramo gioca d'astuzia. Mostra la moglie, spacciata per sorella, e tutti gli egiziani si accendono di desiderio, riconoscendone la bellezza. Viene portata innanzi al Faraone che la ricompensa:


LA QUARTA VIA_Studio ed approfondimento dei Testi Sacri

Studio

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L' Enneagramma e l'Albero della Vita di Giovanni M. Quinti 2° parte

Riassunto della Prima Parte LA QUARTA VIA_Approfondimenti del Sistema della Quarta Via

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Studio

IL SACRO ENNEAGRAMMA 1° parte

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Prova a rispondere osservando la figura

di Giovanni M. Quinti

Introduzione all'Enneagramma 1_

Hai mai sentito parlare dell'Enneagramma ? Sai a cosa serve e perché viene usato?

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Georges I. Gurdjieff, durante i propri viaggi di ricerca, viene a contatto con forme di sapere antichissime e apprende alcune Verità fondamentali che avrebbero modificato l'esistenza di alcuni grandi uomini dell'occidente. Dopo qualche anno dal suo arrivo in occidente, G. fonda il Prieuré, l'"Istituto per lo sviluppo armonico dell'Uomo". Sul portone d'ingresso di tale Istituto si faceva spazio, in bella vista, un simbolo che era il sunto di tutto il sapere con il quale Gurdjieff era entrato in contatto: l'Enneagramma (1).

Nel numero precedente abbiamo spiegato che esistono approcci differenti per lo studio dell’enneagramma, il cui significato etimologico significa “nove punti”. Il più diffuso è quello introdotto da Claudio Naranjo che traccia un profilo psicologico di nove tipologie di personalità umane. Tale visione, pur rappresentando un utile strumento per conoscere le nostre dinamiche psico-emotive ci mostra una concezione parziale e limitata dell’utilizzo del sacro enneagramma e non corrisponde all’insegnamento originale trasmesso da G.I. Gurdjieff. Quest’ultimo, a differenza di Naranjo, non considera tutti i punti presenti sul perimetro del cerchio sacro, bensì solo sei punti che sommati a quello all’interno del cerchio, danno vita ad un totale di sette archetipi fondamentali la cui lettura non è limitata alle sole tipologie umane, ma ci permette di classificare tutte le leggi che regolano i differenti aspetti dell’Universo.

Le linee dentro il cerchio, che rappresentano l'inizio e la fine dell'Opera alchemica, entrando in contatto con il cerchio toccano nove punti precisi (da qui il nome "Enneagramma"). Se meditiamo sull'immagine potremo però renderci conto che esistono altri due punti non immediatamente evidenti che ci permettono di penetrare nuovi significati del simbolo. Il primo punto è quello centrale, che è contemporaneamente centro del cerchio, del triangolo e dell'intero simbolo. Esso è il decimo punto "nascosto" dell'Enneagramma. Dove si nasconde invece l'unidicesimo punto?(1) Desidero raccontare una storiella zen ripresa anche dai sufi, che narra di undici personaggi che dovendo attraversare un fiume, dopo un lungo viaggio, si fermano per verificare la presenza di tutti. Eppure ogni volta che si contano credono di essere in dieci perché chi esegue il conteggio non include mai se stesso. Allo stesso modo chi medita sul simbolo enneagrammico deve includere se stesso nel conteggio dei punti essenziali dell'enneagramma: chi osserva l'enneagramma ne fa in realtà parte.


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LA QUARTA VIA_Approfondimenti del Sistema della Quarta Via

Studio

L' Enneagramma e l'Albero della Vita

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Osserva l'Albero della Vita disegnato a pag. 19. Che sensazioni ti trasmette? Lo avevi mai visto prima? Lo conosci? Trasmetti ciò di cui sei al corrente per una collettiva edificazione.

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Eri a conoscenza, prima d'ora, che Ebrei e Islamici sono storicamente e spiritualmente più vicini di quello che attualmente si crede?

* Raimondo Lullo

(Spagna 1235 - 1315) Fu un filosofo, scrittore e missionario cristiano. Il suo obiettivo era quello di riunire islam, ebraismo e cristianesimo in una fede unica. Viaggiò in medio oriente ed anche in Armenia. Le sue opere principali sono l'Ars Magna ed Il libro della Contemplazione.

di Giovanni M. Quinti

2° parte

Esso è quindi una figura ad undici zone o punti, un "endeca-gramma" più che un "ennea-gramma". Questa particolarità lo mette in relazione con un'altra immagine sacra che è più nota in occidente: l'Albero della Vita cabalistico (Otz Chiim). (2) Da dove proviene però l'enneagramma e quali sono le sue radici storiche? Secondo le opinioni di Arnold Graf, studioso ed allievo della Quarta Via, l'Enneagramma è il simbolo della comunità di Sarmoung dove Gurdjieff ha compiuto i suoi studi. Il termine Sarmoung può anche essere tradotto con la parola "api". Ciò sta a simboleggiare il fatto che il gruppo di cui faceva parte Gurdjieff era composto da individui che assimilavano il succo della conoscenza da "fiori" o fonti diverse. Secondo i sufi le radici del simbolo sono da ricercare all'interno della tradizione islamica. Anche se le influenze sufi sull'insegnamento di Gurdjieff sono innegabili tale teoria non si basa su alcun fondamento dimostrabile. Infatti in nessun testo della tradizione islamica troviamo un simbolo simile a quello disegnato da Gurdjieff e rappresentato per la prima volta da Michel De Salzmann sotto la sua guida. L'immagine più antica che si assomiglia all'enneagramma la ritroviamo in un opera di tradizione cristiana. Il Frate Raimondo Lullo* disegna nella sua opera Ars Magna un simbolo quasi identico all'Enneagramma di Gurdjieff, il solo finora pervenutoci che gli rassomigli. Al di là della disputa sull'appartenenza di un simbolo che comunque per noi rimane vicino al cristianesimo essenziale disancorato da qualsiasi fondamentalismo e dalle tradizioni semplicistiche a cui siamo abituati, dobbiamo ammettere che nel corso del tempo diverse influenze tra sufismo, cristianesimo ed ebraismo sono state ripetute. L'enciclopedia giudaica riconosciuta dallo stato di Israele afferma: "Il sufismo (il cuore esoterico ed essenziale dell'Islam) ha un diritto speciale nell'attenzione degli studiosi ebrei, per la sua influenza sugli scritti etici e mistici del periodo giudeo-arabo" (3) L'enciclopedia giudaica

Non è quindi un azzardo senza fondamento quello di accostare l'Enneagramma con l'Albero della Vita ebraico. Possiamo anzi affermare che uno studio comparato dei due simboli apre le porte a nuove e chiarificatrici comprensioni. Uno dei nomi dati da alcuni studiosi occidentali all'Albero della Vita è: "Glifo (immagine allegorica) dell'Universo e dell'Anima dell'uomo". Potremmo definire l'Enneagramma nello stesso modo? Gurdjieff lo ha fatto, quando ha affermato: "… Ogni tutto integrale, ogni cosmo, ogni organismo, ogni pianta è un'Enneagramma… esso è un simbolo universale." (Frammenti, pag. 326 - il corsivo è mio)

Ricorderete che nei primi capitoli della Genesi si narra del momento in cui Adamo ed Eva mangiano il frutto dell'Albero della conoscenza del Bene e del Male, ma non il frutto dell'Albero della Vita, posto al centro del giardino dell'Eden. Dio caccia l'uomo dal Paradiso terrestre perché se avesse steso la mano e mangiato anche il frutto dell'Albero della Vita, avendo conosciuto il bene e il male, sarebbe diventato "come Lui" (Gn 3:22).


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LA QUARTA VIA

“LA QUARTA VIA” è l’organo di stampa ufficiale dell’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo - La Teca.

Le dispense di Studio Mensili "Quando impariamo, noi ascoltiamo solo i nostri pensieri. Per questo motivo non ci è possibile accogliere nuovi pensieri, a meno di non ricorrere a nuovi metodi di ascolto e studio." Londra 13/02/1922 G.I. Gurdjieff

Ogni numero contiene numerose sezioni ricche di informazioni mai divulgate pubblicamente, esercizi pratici e materiale inedito sugli insegnamenti della Quarta Via.

Tra i vari argomenti trattati troverete: -

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L'Enneagramma disegnato da Gurdjieff e De Salzmann

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