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IL BOSCO DEI CURIOSI

W W W . L A T A N A D E I C U R I O S I . I T


“Più di ogni altra cosa, i bambini hanno bisogno di adulti propensi a trascorrere del tempo con loro all’aria aperta, adulti disposti ad allestire la scena affinché loro possano inventare i propri giochi ed entrare nel mondo della natura attraverso la propria immaginazione” (Louv, R., L’ultimo bambino dei boschi).


PRIMI PENSIERI E PROGETTi Il Bosco dei Curiosi nasce dall’incontro tra l’associazione La Tana dei Curiosi e un gruppo di amiche educatrici mosse dal desiderio di proporre una nuova possibilità di esperienza in natura: un campo estivo destinata a bambini di età compresa tra 5 e 8 anni, oltre che uno spazio di gioco (una volta la settimana condiviso con bambini piccoli, dai 12 mesi di età). La Tana dei Curiosi si occupa di bambini in età prescolare nel suo spazio e le educatrici sono educatrici di scuola dell’infanzia, il desiderio comune era però quello di pensare un progetto in natura che diventasse compendio delle nostre esperienze e competenze e luogo dei nostri sogni.

Questo luogo dove abbiamo iniziato a sognare i nostri sogni è un bosco di 7000 mq in parte a prato e per il resto con alti alberi di querce e noccioli: la prima volta che insieme l’abbiamo esplorato è stato il momento in cui abbiamo iniziato a immaginare spazi, contesti e possibilità, oltre che noi stesse in quel luogo ripensando quindi al nostro modo di stare in natura e al modo che volevamo proporre ai bambini.

Da qui l’inizio della progettazione degli spazi, una progettazione che ci ha subito posto la questione del grado di strutturazione o de-strutturazione degli spazi stessi. Per tutte noi è stata la prima esperienza di progettazione di uno spazio in natura e ci siamo subito dette che gli spazi sarebbero dovuti rimanere flessibili e adattabili alle esigenze dei bambini che avremmo incontrato durante il campo estivo. Questa flessibilità necessitava quindi di poca strutturazione e proposte aperte e in trasformazione. E naturalmente i materiali usati dovevano essere altamente naturali. Avevamo bene in mente che i nostri allestimenti dovevano innanzitutto stimolare il gioco creativo e autonomo, la fantasia, l’immaginazione e l’ingegno dei bambini.


Abbiamo subito sentito la necessità di preparare una scena, come dice Louv, ovvero il desiderio di mettere in questo bosco cura, pensiero, suggestioni. Potrebbe essere stato necessario forse chiedersi se davvero quel fuori avesse bisogno di progettazione, dal momento che nella natura vive la meraviglia di un ambiente che ha già tutto in sé, nella piena complessità della sua essenza (Guerra, M., Spazi Naturali, note sulla progettazione dell’esterno a scuola, in Infanzia), ma eravamo convinte del fatto che dei contesti di gioco, delle provocazioni, fatte con attenzione, potessero aiutare l’incontro con la natura, in un equilibrio attento tra il rischio di eccedere nell’antropizzazione, e quindi ridurre le prerogative e le potenzialità del contesto naturale, e il desiderio di creare suggestioni interessanti per i bambini.

Abbiamo dunque creato degli angoli di gioco, lasciando al contempo tanta parte dei 7000 mq di bosco priva di suggestioni. Sono così nate la montagna di terra, l’angolo della costruttività, la parte degli equilibri e delle corde tese tra gli alberi, la barca dei pescatori (quest’anno trasformata in teleferica per animali), il museo delle meraviglie della natura, la sabbiera, la cucina del fango. Tutti questi angoli sono pensati perché possa svilupparsi un percorso originale per ciascun bambino, ovvero che ogni bambino possa decidere quanto e come usare ogni suggestione, mescolandole se necessario. Abbiamo seguito, inconsapevolmente, l’idea che ogni angolo potesse essere pensato “secondo possibilità eterogenee, che [consentissero] l’ampio movimento come il discreto raccoglimento, la ricerca fisica e quella esplorativa, l’esercizio delle mani e della mente.” (Guerra, M, Spazi Naturali, cit.)


Siamo convinte che ogni ambiente, per com’è progettato, influenzi il comportamento dei suoi abitanti e che in questo risieda la grande responsabilità dell’adulto che progetta uno spazio: dalle sue decisioni dipende il benessere del bambino e di conseguenza dell’adulto educatore che con lui vive quegli spazi. “Se il contesto è adeguato non sempre c’è bisogno della mediazione dell’adulto” (Guerra, M.) e di conseguenza la libertà del bambino risulta più vera. Credo inoltre che ogni spazio naturale pensato non possa prescindere dal desiderio di stimolare il gioco libero e l’apprendimento ludico esperienziale, sviluppare le abilità creative dei bambini, che debba essere un ambiente formativo, benefico e costruito con materie prime il più possibile naturali (Robertson, J., Sporchiamoci le mani) e senza strutture artificiali che lo riduca a parco gioco (Guerra, M., Spazi Naturali, cit.)

A questo pensiero fondante si è però affiancata l’idea che ogni bambino potesse avere bisogno di un “livello di natura” diverso, quindi il Bosco è stato in parte lasciato più selvatico, per favorire il benessere di alcuni, e in parte “domato” per chi necessitava di una natura leggermente più mediata. Questo pensiero ha trovato conferma negli studi di Barbiero sull’apprezzamento proporzionale ai gradi di selvatichezza di alcuni parchi italiani (Barbiero, G., Introduzione alla biofilia).

Le osservazioni fatte durante la prima edizione del nostro Campo estivo hanno confermato che le proposte per come le avevamo pensate sono riuscite a stimolare il gioco in una direzione di creatività, concentrazione e trasformazione, quindi abbiamo riconfermato allestimenti destrutturati, proposte semplici, ambienti flessibili anche in questa nuova edizione, stando attente anche alla quantità di provocazioni che non vogliamo diano mai un senso di affollamento dello spazio naturale per favorire sempre una alta qualità del gioco. La nostra progettazione segue, anche se inconsapevolmente, i sette principi di Sobel (Sobel, D., Childhood and nature: Design principles for educators, in Robertson, J, cit.), ovvero principi che emergono quando i bambini trascorrono del tempo libero nella natura:


1.     Avventura (sfide, rischi > corde, contesto naturale, arrampicata sugli alberi) 2.     Fantasia e immaginazione (scenari immaginati, giochi di ruolo) 3.     Alleati animali (osservazioni di animali selvatici, oasi lipu) 4.     Mappe e percorsi (creazione di mappe, orientamento, cacce al tesoro, esplorazioni) 5.     Posti speciali (rifugi creati con i rami, tenda – casa sull’albero in costruzione) 6.     Mondi in miniatura (mondi creati nella montagna di terra, nella sabbiera, nel gioco con le foglie) 7.     Caccia e raccolta (cattura di insetti, ricerca di tesori della natura, esplorazione)       Il gioco che vogliamo sostenere è il gioco libero, inteso come ciò che accade quando i bambini scelgono cosa fare e come farlo, e come un’attività avviata e condotta dal bambino stesso, senza finalità esterne o ricompense (Robertson, J., cit.).

Se il gioco è libero diventa ulteriormente importante offrire un contesto interessante, dove l’adulto rimane osservatore e ascoltatore e solo se necessario interviene, dove la parte di guida, stimolo o contenimento viene svolta dal contesto stesso e dallo spazio progettato.


ESPERIENZA Le nostre mattine si aprivano con un momento lungo di accoglienza di gioco libero nel bosco, in cui i genitori potevano fermarsi un po’ con i loro bambini. La giornata procedeva con il Consiglio del Bosco, che rappresentava la vera partenza del nostro sostare nel Bosco. Questo era il momento per le chiacchiere, le letture, i confronti e le curiosità che davano poi la forma al resto della giornata. I bambini potevano quindi tornare a esplorare gli spazi seguendo i loro interessi, arricchiti dagli stimoli di questa prima condivisione. Noi adulti osservavamo il gioco e le scelte dei bambini, pronti a stimolare e sostenere le loro curiosità e le loro domande, mediare all’occorrenza ma soprattutto presenti e disponibili a seguire le loro scoperte. Il pranzo veniva consumato al bosco, usando piatti di ceramica che i bambini avevano poi il compito di lavare a turno: questo ha stimolato la presa di responsabilità, la capacità di cura nei confronti delle cose dell’altro e naturalmente discorsi sulla sostenibilità nella speranza che questa piccola scelta potesse contribuire a formare una nuova cultura del consumo. I pomeriggi nella prima edizione erano tutti organizzati con attività strutturate e guidate, nella seconda edizione abbiamo preferito dar voce alle teorie del tempo lento e ai bambini stessi diminuendo le proposte strutturate per lasciare invece maggior spazio al gioco libero, i pomeriggi organizzati con attività guidate sono quindi diventati solo due, e tra le proposte: arrampicata sugli alberi con istruttori, land art, philosophy for children, visite oasi naturalistica accompagnati dalle GEV, musica, pittura, produzione di carta, falegnameria, argilla...


GLI ADULTI AL BOSCO Queste sono le parole con cui è stato descritto il primo incontro con il bosco: “mai un’esperienza mi ha svuotata e colmata come quella del bosco. Ho scoperto quanto la libertà in un nulla possa slegare da tutto e dal troppo. Siamo in un momento storico in cui si è spinti a riempire le nostre vite, un riempimento che poi ci lega. Nel bosco ho vissuto il nulla apparente, un vuoto che lascia la libertà al cambiamento.” Credo che, per quanto credessi di essere pronta al mio incontro con la natura, il senso di smarrimento ha prevalso e il mio cambiamento comincia con una domanda: come sto nei contesti naturali?


L'ADULTO EDUCATORE: L'APPROCCIO Come ci siamo avvicinate a questo gruppo di bambini? Attraverso la proposta di un tempo e uno spazio gioco che fossero de-strutturati, il più creativo, diversificato e intenso. Abbiamo osservato che i bambini riuscivano a gestirsi e a organizzarsi con serenità, autoregolazione, autonomia, armonia, con una capacità superiore rispetto a contesti più strutturati. Il primo dato raccolto è stata la velocità con cui bambini che si incontravano per la prima volta creavano connessioni tra di loro. Crediamo che il Bosco abbia facilitato ciò per il suo essere bello e accogliente; silenzioso al punto che nessuno aveva il bisogno di urlare; grande da potersi perdere e ritrovarsi subito indaffarati e concentrati in qualcosa di veramente serio e importante; noioso talvolta, ma ricco di stimoli non formali, destrutturati e privi di un’unica finalizzazione e quindi aperto alla creatività. Per esempio R. ha dedicato quattro giorni alla costruzione del suo “Hotel degli insetti” e il poter dedicare alla sua attività un tempo lungo ed esclusivo, gli ha permesso di mettersi in ascolto dei materiali naturali messi a disposizione, li ha guardati, studiati, ha fatto prove per capirne il potenziale e questa dedizione lo ha portato a elaborare con fantasia e cura del dettaglio una costruzione tanto interessante da trasformarla in centro di interesse per tutti i bambini del gruppo.


Abbiamo osservato anche che uno dei luoghi più amati dai bambini era una semplice montagna di terra, che ogni giorno si trasformava in altro: è la prova che la semplicità di una proposta apre possibilità di pensiero divergente e in continuo mutamento.

La cucina del fango è stata una proposta che ha unito il tempo lungo e il materiale in continua trasformazione: lì i bambini creavano il fango impastando e sporcandosi, ma imparavano a conoscere terre diverse, le setacciavano alla ricerca di differenti effetti e densità nel momento in cui la mescolavano con l’acqua. Questa attività rappresentava anche un momento di ricerca della bellezza, raggiunta decorando le torte di fango con materiali cercati e donati dal bosco.


Il Bosco riesce a spiazzare per i suoi tempi lunghi e distesi, per il vuoto e la complessità allo stesso tempo. In un primo momento anche l'adulto educatore è stato portato a mettersi in ascolto del suo stare in natura. Intanto, cominciava a osservare i bambini, le loro dinamiche di gioco ed esplorazione, il loro abitare quel luogo con totale naturalezza appunto. Questo distacco e decentramento ha permesso di comprendere quale fosse il ruolo dell'adulto nel bosco: un educatore presente con lo sguardo e la postura, attento al suo stare vicino ai bambini, non invasivo, ma rispettoso (Schenetti M.), che assecondi la loro libertà accogliendo i loro giochi e le scoperte, rilanciando con poche domande, aiutandoli a trovare possibili risposte o nuove domande. Spesso deve essere un adulto che si offre come esempio, come quella volta che abbiamo provato a fare delle torte di fango scoprendo che in una parte del bosco la terra è argillosa e così ci siamo sporcate insieme a loro provando lo stesso piacere nell’avere le mani sporche. Anche lo stato di benessere dell’adulto ha grande valenza educativa in ogni contesto e probabilmente in natura ancora di più: se i bambini non percepiscono questo stato nell’adulto che li accompagna, sarà per loro più difficile provare lo stesso benessere, e di sicuro non lo si può pretendere. Un bambino si affida solo se accanto a lui c’è un adulto sicuro del suo stare in natura.


Ecco dunque il cambiamento che hanno subito gli adulti educatori a contatto con la quotidianità del Bosco dei Curiosi: al pari dei bambini si sono trasformati in esploratori di un luogo mutevole e, in quanto adulti, sono coloro che ascolta le domande dei bambini, seguono i loro interessi e provano a rilanciare a tempo debito e in modo non intrusivo con nuove domande o piccoli suggerimenti, rispettano la loro naturale propensione e curiosità per il mondo che li circonda e giocano il proprio ruolo lontano da anticipazioni. Il Bosco diventa contesto d’apprendimento perché c’è un fare democratico da parte di chi lo vive, di bambini e adulti disponibili a condividere l’innato spirito indagatore. L’adulto deve fare un passo indietro per permettere ciò e comprendere che la sua professionalità sta nel divenire un buon regista, colui che accetta di vivere nell’imprevisto, sceglie quali domande approfondire, non offre risposte, ma osserva, documenta sostenendo così la costruzione dei saperi dei bambini.

“Il fuori si manifesta come provocatorio oltre che interdisciplinare privilegiando una didattica reciproca fatta di domande” (Guerra, Ottella, Vincetti).


CONDIVISIONE CON LE FAMIGLIE Il campo estivo ha ricevuto molti consensi, durante la serata finale c’è stata l’occasione per una cena condivisa con le famiglie e per un confronto sull’esperienza fatta che ha messo in campo sensazioni e vissuti di educatori, genitori e bambini. Quella sera ognuno poteva scrivere su una grande striscia di carta tesa tra due alberi le parole che risuonavano dopo l’esperienza del campo estivo, queste le parole che sono state scritte: Libertà di sporcarsi / Divertimento rilassato / Senso democratico / Rischio: limite e risorsa / Coraggio / Scoprirsi liberi di imparare i tempi propri e i limiti propri / Niente fretta / Serenità / Attenzione alle piccole cose / Mettersi alla prova / Bellezza / Nuova esperienza / Scambi di competenza / Natura a portata di mano / Misura d’uomo / Un grande spazio da riempire / Tranquillità / Possibilità di scelta / Mi ha incuriosito / Noia – Creatività / Avventura / Meraviglia / Scoperta / Fiducia / Osservazione / Giocare insieme / Rispetto / Regole / Libertà


CONFERME E RIVELAZIONI Nelle settimane del campo estivo abbiamo potuto apprezzare lo stato di benessere che la natura e i tempi lenti avevano avuto sui bambini e su di noi, i genitori confermavano questa sensazione, trovando alla sera bambini stanchi ma mai stressati, anzi la voglia di riconnessione con la natura e la lentezza contagiavano anche il tempo passato a casa. Lo confermano anche gli studi di Giuseppe Barbiero rispetto alla capacità rigenerativa dei luoghi naturali e alla capacità dei bambini di riconoscere il valore rigenerativo in particolare dei luoghi silenziosi e ancor più dei boschi.

Il nostro pensiero spontaneo ha avuto conferma e riscontro negli scenari critici raccontati da Fabrizio Bertolino in un suo studio: la tendenza della nostra società a creare “bambini talpa”, ovvero bambini soli, che passano il loro tempo al chiuso, iperprotetti, carenti di creatività e fantasia, privi di autonomia spazio temporale (con programmi giornalieri intensi e fitti, senza spazi o tempi vuoti) e grande tempo trascorso davanti agli schermi. Il progetto di Bosco aspirava già, e ora con maggiore consapevolezza, a contribuire a creare nuovi “bambini radice” in grado di prendersi cura di un pezzetto di natura, a partire dal nostro Bosco, pronti a portare avanti il cambiamento. Questo piccolo moto rivoluzionario ha raccolto molti consensi, nella nostra esperienza, e ne sono testimonianza le parole dei genitori e dei bambini, già citate. I bambini che abbiamo incontrato nel contesto del Bosco, in misure diverse, ci raccontavano della gran voglia di stare in natura in una condizione di libertà, rispetto, condivisione, scoperta ed esplorazione di nuove possibilità di essere e di fare. Erano evidenti i diversi livelli di connessioni con la natura. A partire dal bambino che si sentiva completamente a suo agio da subito mostrandosi predisposto ad abitare lo spazio-tempo del bosco con disinvoltura e, quindi, a vivere le relazioni con altrettanto interesse e armonia; fino ad arrivare al bambino diffidente verso il luogo e dunque verso chi lo condivideva con lui, adulti e coetanei indistintamente. Il diverso livello di connessione personale con la natura necessitava di un approccio relazionale diverso: le proposte cercavano di adattarsi ad ogni bambino allo scopo di stimolare la sua intelligenza naturalistica e aumentare quindi il suo livello di connessione alla natura.


La Tana dei curiosi a.p.s. via Roma 59, piano 1 - 21045 Gazzada Schianno (VA) c.f. 95086740123 Tel. +39 328 3671785  -  366 3896142 facebook.com/latanadeicuriosi www.latanadeicuriosi.it

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Il Bosco dei Curiosi - Un progetto di educazione in natura  

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