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ANNO XXXVII - N. 7/8 LUGLIO AGOSTO 2010 MENSILE D’INFORMAZIONE

RELIGIOSA, CULTURALE, SOCIALE

Direzione, Amministrazione, Redazione: SPELLO, Via dell’Ospedale, 11 - Autor. trib. di Perugia n. 431 del 15/1/1973 - Una copia Euro 2,00 - Le Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1, DCB Perugia - stampa Tip. Recchioni - Foto di testata: Marco Ronchetti

Carceri: ancora morti!

Festa del Corpus Domini: origini e significato

La fede non va in vacanza

Allestita nella chiesa di Sant’Andrea una mostra multimediale che ha ripercorso le principali tappe di questo importante evento

Non esiste periodo dell’anno in cui si può staccare la spina con il Signore

Dall’inizio dell’anno oltre trenta i detenuti che si sono tolti la vita. Perché? a cura del Direttore Mario Manini

Fig. 1

Si sta tanto discutendo in questi tempi del mondo della giustizia, delle sentenze di molti giudici che, a parere di una parte della nostra politica, sembrano vogliano utilizzare il loro potere per affossare l’attuale governo centrale. Ma, secondo me, il problema va inquadrato non soltanto su questo versante, ma anche su quello del superaffollamento delle case circondariali. Sì, perché, a quanto è dato conoscere, molti dei nostri istituti di pena hanno attualmente in carico oltre il cinquanta per cento in più dei reclusi rispetto alla loro disponibilità di accoglienza. Fatto abbastanza allarmante per il modello di vita che conducono i carcerati, quasi sempre tra le quattro mura ed in ambienti troppo spesso non idonei agli esseri umani, per il super lavoro degli addetti alla sorveglianza, ma soprattutto per il labile stato psicologico degli internati stessi. Sì, perché dall’inizio del 2010 sono oltre trenta le persone che si sono tolte la vita. E questo perché? Scovare le motivazioni che scatenano questo drammatico gesto è quantomeno arduo, ma, comunque, una riflessione sul fatto dobbiamo pur farla. La giornata tra le sbarre senza stimoli e motivazioni è un susseguirsi di ore senza alcun significato. Probabilmente questa situazione aggregatasi a quella di motivazioni familiari molto complesse, a ingiustizie subite per processi ancora non conclusisi o, peggio ancora non iniziati dopo tanto tempo di reclusione, fanno scattare in una mente stressata, depressa e, a volte, anche troppo provata, l’idea e la convinzione che l’unica cosa fattibile in questo contesto non può essere altro che quella di chiudere la propria esistenza terrena. C’é qualche rimedio per questo dramma umano? Io lo spero, ma non ne sono sicuro, comunque di certo si può tentare di dare, innanzitutto, più spazi di vivibilità ai detenuti, e poi, se ci sono le condizioni di attuabilità, utilizzarli per buona parte della giornata in attività lavorative e sociali che possano farli sentire ancora esseri umani in grado di sperare, un giorno, di vedere riaprirsi le porte della libertà e della completa riabilitazione personale e sociale.

Da quest’anno l’oratorio san Filippo Neri, con gli animatori Umberto Piasentin, Gianni Casciola, Federico Frapiccini, ha voluto accompagnare la festa del Corpus Domini con una mostra multimediale nella chiesa di Sant’Andrea che ricordi le origini e il significato della festa. Per poter disporre della documentazione essenziale per l’allestimento della mostra è stata necessaria una visita preliminare al duomo di Orvieto, dove

Fig. 2

gli affreschi delle pareti e delle volte della Cappella del Corporale narrano del miracolo di Bolsena e dell’istituzione della solennità del Corpus Domini. La narrazione del miracolo, negli affreschi della parete destra della Cappella del Corporale, inizia con la scena del sacerdote boemo, Pietro da Praga, tra le cui mani l’ostia consacrata irrora di sangue il corporale e l’altare della chiesa di Bolsena e finisce con il riconoscimento e l’esposizione al popolo del miracolo da parte del papa Urbano IV (ved. Fig 1) e la sua decisione di istituire la festa del Corpus Domini a partire dall’anno 1264. Il papa Urbano IV incarica della scrittura dell’Ufficio della Messa San Tommaso d’Aquino, che in quel contesto compone anche gli inni Pange Lingua e Lauda Sion (ved. Fig 2). Gli affreschi delle volte parlano dell’Eucarestia nel Nuovo Testamento e delle sue prefigurazioni nel Vecchio Testamento. Del Nuovo Testamento è rappresentata l’ultima cena e l’ammonimento di san Paolo a non accostar-

si indegnamente al sacramento. Dell’Antico Testamento le prefigurazioni sono la manna mandata agli ebrei guidati da Mosè nel deserto e il sacrificio di Abramo e di Melchizedek. La mostra, mettendo insieme immagini e testi (richiami e commenti del Vangelo), e il canto degli inni Pange Lingua e Lauda Sion, sviluppava fondamentalmente quattro temi. Il primo tema è il significato di ciò che l’Eucarestia rappresenta per i cristiani, la presenza di Cristo in Corpo, Sangue, Anima, Divinità; testi che lo illustravano sono dei richiami ai Vangeli e alla prima lettera di san Paolo ai Corinzi. Il secondo tema è il miracolo di Bolsena, con la rappresentazione e illustrazione delle immagini fondamentali riprese dalla Cappella del Corporale che si concludono con l’incarico di Urbano IV a San Tommaso d’Aquino nel predisporre l’ufficio della messa. Il terzo tema è la tradizionale festa del Corpus Domini a Spello, di cui alcune foto dell’inizio del 1900 mostrano la solenne processione. A partire dagli anni ’30 la solenne processione si arricchisce con l’addobbo delle strade della città, con tappeti floreali multicolori sul tema sacro della festa, che ornano il passaggio della processione per le vie del paese: l’infiorata. Il quarto tema è un ricordo della recente esposizione a Torino della Sacra Sindone. Nelle riproduzioni riportate vi è una copia in scala ridotta del Santissimo Sudario e del suo negativo che diventa una rappresentazione che rende ben riconoscibili le sembianze del volto e del corpo di Gesù. Tale immagine stupì per la prima volta nel 1898 dopo gli scatti eseguiti da Secondo Pia che sviluppò il negativo della foto della sindone. La mostra è stata visitata da centinaia di persone e nei prossimi anni un più curato allestimento, soprattutto nella parte musicale, la renderà ancor più interessante e adeguata all’atmosfera della festa. Del buon numero di visitatori che la mostra ha avuto ne è prova il rapido esaurimento delle circa 300 copie del pieghevole che veniva distribuito non individualmente ma a gruppi di visitatori.Il pieghevole che illustrava la mostra è consultabile nel sito della parrocchia di Santa Maria Maggiore all’indirizzo web www.smariamaggiore.com Oratorio S. Filippo Neri

Carissimi, il tempo corre veloce…eccoci di nuovo a vivere il periodo estivo, tempo di vacanze, di riposo (…chi può). Cambiano un po’ i normali ritmi che scandiscono la vita di ogni giorno a motivo delle ferie, delle vacanze, che vissute a casa o fuori, tuttavia offrono l’occasione per riprendere un po’ di energie per poi riprendere il normale ritmo della vita quotidiana. A tale proposito vorrei dirvi che se è vero che cambiano i ritmi della vita quotidiana, ciò non significa che cambiano i ritmi del nostro impegno di fede. Ogni Domenica è giorno consacrato al Signore e il cristiano è chiamato a viverlo anche durante il tempo delle vacanze. In Parrocchia o altrove, non manchi l’occasione di partecipare alla celebrazione domenicale dell’Eucaristia, così come non si affievolisca la preghiera. A volte siamo distratti e coinvolti da tante cose che ci dimentichiamo di ciò che è più importante e necessario, e checché se ne dica, per il credente, il Signore deve occupare il primo posto! La fede non va in vacanza! Non c’è un tempo in cui possiamo dire: “stacchiamo la spina con il Signore!”. Non si può e non si deve sospendere il rapporto con Dio, così come Lui non lo sospende con noi. A casa, fuori casa, in ogni parte del mondo, in ogni momento della vita, il Signore non ci abbandona, non distoglie il suo sguardo su di noi. Ne consegue che anche da parte nostra deve Segue a pag. 2

BUONE VACANZE AI LETTORI arrivederci a settembre

Info: 075 57 36 645

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Lo zaino troppo pesante Una stele in memoria di Andrea Lo spirito di squadra Qualche riflessione sulle Infiorate Il Perdono di Assisi Il borgo di San Giovanni Per ricordare

G. Chiucchi A. Nocchi S. Pilli G. Sozi A. Mengarelli M. Landrini


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n. 7/8 LUGLIO AGOSTO 2010 Segue da pag. 1

La fede non va in vacanza

Il sassolino bianco Giorni lieti segnalati dai lettori a cura di Giuseppe Del Dottore (tel. 0742.301992)

Battesimo

Benedetta Proietti

essere lo stesso: non possiamo mettere da parte il Signore! Lui sempre con noi e noi sempre con Lui! Abbiamo solo da guadagnarci. Non crediamo che il tempo dedicato alla Messa domenicale, o alla preghiera quotidiana sia un tempo perso, anzi vi dico che è il tempo che meglio viene impiegato, poiché è il tempo in cui ci procuriamo il vero tesoro celeste, quello che “tignuola e ruggine non consumano”.

Consigli e Segreti

di Nonna Lalletta

Lo scarico dell’acqua fa capricci? Gettatevi un paio di manciate di sale grosso e subito una pentola d’acqua bollente. Così facendo lo scarico “digerirà” senza bisogno dell’idraulico.

Il 13 giugno presso la Chiesa di Santa Maria Maggiore ha ricevuto il Sacramento del Battesimo Benedetta Proietti per la gioia dei genitori Fabio e Alessandra, i nonni, i parenti e gli amici tutti. Tante felicitazioni da parte degli zii Gianfranco e Antonietta.

Raccomando a voi, genitori, nonni, adulti, di essere sempre i primi ad offrire una buona testimonianza di fede ai vostri ragazzi: è indispensabile che lo facciate! Non delegate l’educazione dei vostri figli agli altri, siatene voi i primi fautori; è ovvio che accanto a voi ci saranno altri: il sacerdote, i catechisti, gli insegnanti, ecc., tuttavia il vostro impegno è primario, il vostro apporto è indispensabile! Educate alla fede i vostri ragazzi, anzi educhiamoli insieme, perché possano essere in condizioni di trovare il senso della loro vita; e se ci accorgiamo che

Gli stivali in gomma e le scarpe da tennis tendono a prendere un cattivo odore? Evitate questo inconveniente versan-

dovi dentro della polvere di timo, che è anche un ottimo disinfettante. Vi hanno appena regalato un accappatoio in spugna coloratissimo? Prima di inaugurarlo fategli un lavaggio in acqua fredda e sale. Niente sapone! Sciacquate, centrifugate e stendete all’ombra, i suoi colori si manterranno così brillanti a lungo.

SAGGEZZA LATINA

Battesimo

Giorgia Gentili

Il 20 giugno nella chiesa di San Vitale di Viole d’Assisi ha ricevuto il Battesimo la piccola Giorgia per la felicità dei genitori Jurio e Viviana.

“Corruptissima republica plurimae leges” – “Numerosissime sono le leggi in uno stato estremamente corrotto”. Il grande storico Cornelio Tacito (qui in una massima tratta dagli “Annali”, III, 27) mise in evidenza, con lucido pessimismo, il disfacimento civile e morale della Roma del I secolo d. C.: la Roma della enorme corruzione, sia della classe dirigente (a cominciare dalla perso-

na dell’imperatore) sia dei cittadini: tutti intenti ad arraffare ricchezza e potere con l’uso spregiudicato e furbo di leggi e leggine. Protagonisti e masse (gli uni da attori, le altre da spettatrici interessate) pensavano solo al proprio egoistico interesse. È attuale questa amara riflessione? Lo giudichi il lettore. (Giuso)

50° di Matrimonio

Telefono Pronto Intervento 112

Nello Gubbini e Maria Bartoli

www.carabinieri.it

STAZIONE CARABINIERI DI SPELLO

ATTENTO ALLE TRUFFE: CHIAMA IL 112

Nello e Maria hanno festeggiato il loro 50° di matrimonio nella chiesa di S. Anna, insieme ai loro cari Elfrida e Paolo, ai fratelli ed ai nipoti. Il Signore continui a benedire la loro unione.

AVVISO AI LETTORI Si comunica che per la pubblicazione di foto ed articoli inerenti questa rubrica è necessario essere abbonati al nostro giornale. La Direzione

L’ORLANDO FURIOSO

Ristorante Pizzeria Via Centrale Umbra, 75 SPELLO (PG) ristorante@lorlandofurioso.com www.lorlandofurioso.com Tel. e Fax 0742.652125 Tel. 0742.261074-261976 (chiuso il lunedi)

L’ORLANDO FURIOSO

GIARDINO ALL’APERTO AMPIO PARCHEGGIO

1. Poste e inps non mandano propri incaricati a verificare l’importo della pensione o soldi consegnati. 2. Le banche non mandano propri dipendenti per verifiche o riscossioni a casa. 3. Eventuali incaricati di compagnie di assicurazioni non conosciuti siano invitati a fornire dati chiari per la loro identificazione. 4. I tuoi cari non comprino oggetti, tipo computer, televisori ed altro per essere consegnati alla tua abitazione. 5. Gli uffici tributari non mandano pro-

prio personale alle abitazioni dei cittaditi per controllare le ricevute delle tasse. 6. Prima di aprire a coloro che si qualifficano come incaricati del comune o dei servizi sociali chiamate un congiunto o un conoscente. 7. Tutti i prodotti si comprano ai negozi ed ai mercati. tutte le offerte presso abitazioni possono nascondere sorprese. 8. Diffidare di raccolte per beneficenza da parte di persone non conosciute. 9. Non fate entrare sconosciuti.

IN CASO DI OGNI DUBBIO: NON ESITARE! CHIAMA SUBITO IL 112 E SARAI ASSISTITO

non siamo così capaci di educare alla fede, cerchiamo noi per primi di fare un serio cammino di ricerca, di preghiera, di studio: il tempo per fare ciò possiamo trovarlo, se vogliamo. Carissimi, Gesù ci attende, ci attende nella preghiera personale e in modo del tutto speciale ci attende la Domenica per celebrare l’Eucaristia e vivere così quella intima comunione con Lui e tra di noi. La fede non va in vacanza…non mandiamocela noi! Don Diego Casini, priore parroco

Lo zaino troppo pesante Tramite la semplicità di un racconto fiabesco si individua un profondo significato Agli alunni della quinta classe che terminano il ciclo della scuola primaria ho letto un racconto semplice, spiritoso ma intensamente significativo, affinché ognuno possa farne tesoro per gli anni avvenire. “C’era una volta un paese in cui ogni abitante aveva in dotazione uno zaino proporzionato alla sua età e alle proprie caratteristiche fisiche: né troppo piccolo, né troppo grande. Nello zaino vanno messe le cose che la persona può portare con sé, affinché non sia né troppo pesante né troppo leggiero. Tutto questo richiede due operazioni: una di mantenere il giusto peso, l’altra, da parte del revisore degli zaini, assegnare zaini adeguati alle caratteristiche delle persone. Ognuno è lasciato libero di regolare il peso del suo zaino. Alcuni lo fanno ogni giorno, altri settimanalmente, altri una volta al mese, altri quando succede qualcosa che merita di essere inserita nello zaino. Allora lo svuotano e scelgono le cose vecchie da eliminare per dare spazio al nuovo. Nel paese però c’è un giovane non contento della capienza del suo zaino, vuole averne uno più grande. Ha tante cose da mettere e le vuole portare sempre con sé. Il giovane è grande, grosso, si sente forte, ha le spalle larghe. Decide di andare dal revisore degli zaini a chiedergliene uno molto più grande. Il revisore è assolutamente contrario e cerca di contrastare la richiesta, ma all’insistenza del giovane gli concede di prendere uno zaino preparato per un gigante. Il giovane, soddisfatto di aver ottenuto quello che voleva, si sente libero di riempire lo zaino di tutto ciò che gli succede e soprattutto non è costretto a eliminare ciò che vuole trattenere. All’inizio l’operazione è semplice, lo zaino è grande, c’è tanto spazio, ma con il passare del tempo lo zaino si riempie e diventa sempre più pesante e nonostante le spalle larghe non riesce più a sopportare il peso. Non può più uscire di casa, non può più fare quello che prima gli piaceva: andare a passeggio, vedere qualche amico, andare al cinema….. Un giorno di primavera, costretto a stare in casa, apre la finestra e viene colpito da uno straordinario profumo di aria fresca e dalle chiacchiere gioiose delle persone. Subito capisce cosa deve fare, si toglie lo zaino e lo svuota e vede quante cose inutili ha conservato in questi anni, quante cose gelosamente ha custodito considerandole doni preziosi che invece si sono trasformati in pesi insostenibili. Liberatosi dai pesi inutili torna dal revisore degli zaini per restituire lo zaino del gigante e prenderne uno adatto a sé”. E se anche gli adulti leggessero o meglio attualizzassero il significato di questo raccontino un po’ fiabesco, forse ne tradurrebbero vantaggi per camminare sempre più spediti alla meta finale. Giuliana Chiucchi


n. 7/8 LUGLIO AGOSTO 2010

Gli Stuzzichini di Giuliano Sozi

Storia della papessa Giovanna Nel “buio” medio evo il papa non era sempre anziano come nell’epoca moderna, qualche volta era giovane, direi scandalosamente giovane... Dunque, nel IX secolo, quando Carlo Magno era morto ormai da diversi decenni, a Magonza c’era una donna giovane e bella che s’innamorò di un frate (succedevano spesso queste cose, chiedetelo al Boccaccio...). Come coronare il suo sogno d’amore? Semplice: la ragazza si travestì da frate e fu

Pagina 3 accolta nello stesso convento del suo adorato. Il quale pare che corrispondesse volentieri. La tresca andò avanti tranquillamente. Intanto però Giovanni d’Inghilterra (questo era il “nome d’arte” della donna), divenuta nel frattempo battagliera femminista, sotto queste mentite spoglie aveva intrapreso una brillante carriera ecclesiastica, che la portò, pensate! alla conquista del supremo soglio, quello pontificio. Era l’anno 855. Ma tre anni dopo, nell’858, avvenne un incidente. La papessa Giovanna, che per tutti era il papa Giovanni VIII, durante il ritorno in corteo da San Giovanni in Laterano verso San Pietro, cadde dal suo cavallo imbizzarrito, e siccome aspettava un bambino (ah, frate traditore...), la caduta provocò il parto anticipato. Pare che il popolo romano non gradisse affatto la sorpresa (sembrava così gentile e sorridente quel frate-papa...): Giovanna fu subito giustiziata. E la Chiesa fu normalizzata. C’è tuttavia una piccola aggiunta da fare a questa avventurosa storia: che è completamente inventata, anche se molti studiosi le diedero credito. Infatti nel triennio 855-858 il vero Papa regnante fu Benedetto III, a cui succedette il Papa Niccolò I, fino all’867 (in quanto al vero Papa Giovanni VIII, regnò dall’872 all’882). Se ne deduce che il medio evo non fu affatto “buio”:

anzi spesso fu luminoso per ingegno, coraggio e fantasia creatrice di leggende. Questa leggenda in particolare, bisogna ammetterlo, pur essendo poco credibile ha il suo fascino, tanto è vero che ha ispirato romanzi e film. L’ultimo film in ordine di tempo (e questo è lo “stuzzichino” giornalistico) è “La Papessa” di Sönke Wortmann, e la critica dice che non è brutto (ne hanno parlato il “Venerdì” del 28.5.2010 e il “Messaggero” del 4.6.2010). Il ladrocinio delle “doppie poltrone” Racconta il “Messaggero” (8.6.2010) che il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha avvisato le onorevoli Carfagna e Mussolini che il doppio incarico (di deputate Pdl e consiglieri regionali) è “perentoriamente vietato dalla Costituzione (art. 122)”. Quindi il doppio stipendio, dice l’articolista, è “fondato su una clamorosa e consapevole violazione della Costituzione”. Ma questo non è niente. “Ci sono ancora altri cinque deputati nella medesima condizione”, tutti di maggioranza. “I casi dei doppi incarichi” prosegue il giornalista (Claudio Sardo) “stanno diventando un vero buco nero della Seconda Repubblica. Ai tempi della Prima questa pratica non era neppure concepibile”. E cita quattordici deputati, tutti Pdl e Lega, che sono anche

sindaci o presidenti provinciali. Complimenti, signora maggioranza che ti dai tanto da fare per tagliare i cosiddetti “sprechi”! Lo studio del genoma ci regala un’importante scoperta storica Gli ebrei di tutto il mondo si dividono in due grandi gruppi, considerati finora di origini molto lontane fra loro: gli ashkenaziti (di lingua yiddish e origine tedesca) che costituiscono la maggioranza, e i sefarditi (di lingua spagnolo-ebraica e origine spagnola). Ora uno studio di professori universitari americani, israeliani ed estoni, attraverso la mappatura del genoma di questi popoli ha scoperto che i due gruppi sono invece parenti stretti. Essi infatti risultano ambedue discendenti dagli schiavi ebrei deportati in Italia da Tito dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. “La Repubblica” dell’11 giugno scorso, che riporta la notizia, mostra in una cartina il lungo viaggio degli ebrei: da Israele a Roma dopo il 70 d.C.; poi da Roma in Spagna nei secoli dal I all’VIII (e questa è la “seconda patria” spagnola) e ancora da Roma in Germania (“seconda patria” tedesca, poi diffusasi nel IX secolo in Polonia, Russia, Ucraina).

Una stele in memoria di Andrea A Volperino in tanti per ricordare Andrea Angelucci, giovane spellano prematuramente scomparso

Domenica 13 giugno a Volperino si è svolta la cerimonia di posa della stele in memoria del maresciallo dei carabinieri Andrea Angelucci, nostro amato e compianto concittadino prematuramente scomparso e recentemente insignito con la medaglia d’oro al valor civile. Già dalle 9 del mattino una nutrita folla di amici, conoscenti e spellani aveva riempito i tornanti della strada tortuosa che da Casenove di Foligno sale verso Volperino dove il 1 ottobre 2009 un pazzo in fuga ha spento per sempre la giovane vita di Andrea. Lo splendido scenario intorno sembrava muto e attonito, partecipe nel silenzio al momento di raccoglimento profondo e di emozionante ricordo che ha accompagnato tutta la cerimonia. Alle 9.30, alla presenza delle massime autorità dell’Arma, tra cui il Comandante provinciale, Colonnello Carbinelli, e dei sindaci di Foligno e di Spello, in rappresentanza della comunità, ha preso la parola il capitano della tenenza di Foligno Mattei che, ricordando con parole profonde e fortemente sentite il suo “ragazzo”, si è commosso emozionando anche tutti i presenti. Sul piccolo leggio è poi salito il Vescovo di Foligno, mons. Gualtiero Sigismondi, che ha fornito diversi spunti di riflessione. Ha esaltato l’educazione famigliare, pietra

miliare nella formazione di questo giovane che ha pagato con la vita la difesa dei valori in cui credeva; ha inoltre sottolineato l’importanza del ricordo che, partendo dall’esperienza personale del “rivivere attraverso il cuore”, diventa patrimonio collettivo ed esempio per la nostra comunità e per le generazioni a venire. La stele, avvolta nel tricolore, è stata scoperta da un amico di Andrea e dai sindaci di Foligno e di Spello che hanno poi depositato una corona d’alloro. A conclusione della breve ma toccante cerimonia un commilitone ha recitato la preghiera del carabiniere dedicata alla Vergine e infine, quando le note del Silenzio si sono levate nella verde vallata, l’emozione è stata intensa e palpabile. Molti non sono riusciti a trattenere le lacrime, non solo coloro che avevano conosciuto e amato Andrea, ma anche i carabinieri in congedo che avevano voluto presenziare alla mesta cerimonia. Alle spalle del picchetto d’onore, proprio nel punto in cui è avvenuto il tragico fatto, c’era una moto fiammante: “Dorina”, come Andrea scherzosamente la chiamava. Era stata da lui comperata in pessime condizioni, ma con l’intenzione di rimetterla a nuovo, dedicandosi alla sua riparazione. Ma quel proposito, quel sogno, era stato improvvisamente spezzato. Il fratello Daniele lo ha ripreso e portato a compimento ed ora la bella Dorina era lì, ultimo regalo per l’amatissimo fratello. Anche gli amici che condividevano la stessa passione per le due ruote hanno raggiunto Volperino a bordo delle loro moto. E proprio gli amici di Andrea hanno fortemente voluto la stele e, subito dopo la tragedia, avevano progettato questa testimonianza di affetto resa possibile grazie alla disponibilità della comunità di Volperino. Alcuni di essi si sono impegnati nella predisposizione dello spazio sul luogo dell’accaduto, altri hanno provveduto

La cerimonia di posa della stele a Volperino

alla scelta della pietra, altri ancora hanno sistemato manualmente il piano d’appoggio e piastrellato la base. Tutto questo per ricordare un amico che, aldilà della divisa, era un punto di riferimento per tutti loro; sempre ascoltato per la sua autorevolezza e per il suo carisma, nonostante fosse riservato, discreto e non volesse stare al centro dell’attenzione. L’Arma dei carabinieri ha voluto a Roma i familiari di Andrea, insieme ad altre famiglie colpite dallo stesso lutto, e hanno trovato grande conforto nel sentirsi

circondati da tanta solidarietà, come stretti nell’abbraccio di una grande famiglia. Il 4 giugno al padre di Andrea è stata consegnata la medaglia d’oro alla memoria del figlio: quel figlio che nel fiore degli anni ha dato il bene più prezioso, la vita, nel compimento del suo dovere. Siamo tutti orgogliosi che la nostra terra di santi e di eroi abbia prodotto un’altra luminosa stella da ammirare e imitare. Angela Nocchi

L’Angolo fiorito di Viale Poeta

lizzato il progetto “Angolo fiorito” cercando di interpretare il tema della programmazione annuale “Io e gli altri”. Il giardino della scuola ha ospitato dei personaggi un po’ particolari: dei vasi di coccio, dipinti dai bambini insieme alle loro mamme e ai loro papà, dopo essere stati assemblati, si sono trasformati in persone, ovvero adulti e bambini che, al posto dei capelli, hanno vari tipi di fiori, che indossano vestiti disegnati ed accessori realizzati con vari materiali. I bambini sono rimasti incantati dalla veduta d’insieme di tutti i personaggi, una volta posizionati nel giardino; tutto ciò ci auguriamo sia servito, oltre al divertimento in sé, a stimolare ancora di più la loro fantasia e a formare il gusto estetico.

Anche quest’anno le insegnanti della scuola dell’Infanzia di “Viale Poeta”, grazie alla collaborazione dei genitori, all’impegno e all’entusiasmo di tutti i bambini, hanno rea-

Le insegnanti della scuola dell’Infanzia di Viale Poeta

FOLIGNO ASSISI

SPOLETO

BASTIA VALNERINA

Via Fiamenga, 55 - FOLIGNO Tel. 0742.321892


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n. 7/8 LUGLIO AGOSTO 2010

Lo spirito di squadra è la chiave del successo Nella parrocchia di S. Lucia numerose le iniziative con lo scopo di richiamare l’attenzione dei giovani

In alto e a destra alcuni giovani della parrocchia di S. Lucia

Il lavoro di squadra è molto impegnativo, più di quanto si possa pensare; è per questo che al giorno d’oggi tutti cercano di emergere rispetto agli altri, di trovare quell’opportunità in più che li renda superiori alla massa e li faccia divenire speciali. Ognuno si prefissa degli obiettivi che comunque hanno come termine ultimo il raggiungimento di uno status al di sopra della mischia. Agire soli però è facile, non comporta problemi di confronto con opinioni contrastanti e ti permette di realizzare al meglio gli obiettivi prefissati senza che nessuno ostacoli il tuo operare cercando di farti cambiare intenzioni imponendo le sue teorie sulle tue idee. Si tratta in parte di voler fuggire dalla realtà e dal confronto per evitare critiche negative che possano distruggere il tuo ego e demoralizzarti. La vera virtù sta nella capacità di sapersi relazionare con il prossimo, saper condividere con gli altri opinioni, idee e punti di vista, collaborare insieme per raggiungere degli scopi finali. Si ha maggiore soddisfazione quando al termine di un progetto i risultati ottenuti rispecchiano le aspettative che tu e la tua squadra vi siete prefissati e per le quali avete lottato insieme, adoperandovi con ogni mezzo e molto impegno per arrivare alla meta. La collaborazione non è affatto semplice, ma non è nemmeno impossibile; la creazione di uno spirito di squadra è il vero obiettivo, tutti gli altri passano in secondo piano, poiché una volta raggiunto tale scopo, i rimanenti verranno da sé e il loro raggiungimento non avrà poi così tanta rilevanza dato che il fine più importante è stato già raggiunto durante il percorso della formazione di uno spirito di squadra. Non a caso ho deciso di trattare questo tema: sono molte le occasioni nella parrocchia di Santa Lucia che pretendono la formazione di un gruppo che lavori insieme per organizzare degli eventi e rag-

Ristorante

“I Tree Consoli” à Pesce t i l a i c Spe & tradizione ella Piatti d

giungere degli obiettivi. Situazioni di contrasto sono all’ordine del giorno, confronti di opinioni inevitabili che portano spesso al litigio e alle discussioni, ma lo spirito di squadra e di collaborazione e soprattutto il sapere che si lavora insieme per raggiungere dei fini utili per far crescere positivamente la nostra realtà locale, ci permettono poi di superare le difficoltà. In occasione dell’arrivo dell’estate abbiamo organizzato alcune manifestazioni con lo scopo di richiamare l’attenzione di tutti e rendere la gente partecipe della vita in parrocchia. Durante l’ultima settimana di giugno abbiamo organizzato un campus estivo per i bambini, con giochi e divertimento, ma anche ore di formazione e conoscenza per unire l’utile al dilettevole. Durante i mesi di luglio e agosto non mancheranno sicuramente occasioni per stare insieme come uscite di un giorno, gite e serate a tema, sia per adulti che per i più giovani. Ogni evento avrà un suo programma che verrà divulgato tempo prima tramite volantini appesi per le strade e nei negozi in modo che tutti possano venire a conoscenza in anticipo di ciò che viene organizzato e delle modalità del suo svolgimento. Quest’anno per la seconda volta è stato realizzato il”Memorial Don Sergio Tassi”. La festa, tenutasi dal 27 maggio al 2 giugno, ha riscosso grande successo e le persone hanno partecipato numerose ogni sera. Il gruppo di collaboratori più adulti ha ideato una pesca ricca di premi ed un ristorante stile sagra usufruendo della cucina della chiesa ed allestendo un tendone nel piazzale sotto cui poter mangiare. Grazie all’inventiva e all’esperienza del cuoco eccezionale e alla collaborazione di tutte le cuoche che con la loro simpatia rendevano le serate faticose in cucina dei momenti di allegria e spensieratezza, sono venuti in tanti permettendo il successo della festa. Inoltre

quest’anno per la prima volta noi ragazzi abbiamo deciso di organizzare un pub per i più giovani presso gli impianti sportivi: lo STAR PUB. Devo ammettere che non è stato per niente facile andare tutti d’accordo: mettere insieme opinioni contrastanti che non ne vogliono sapere di adeguarsi le une alle altre è un’ impresa ardua, ma alla fine

sapevamo di avere comunque tutti gli stessi obiettivi, ossia la riuscita della festa con ogni mezzo e soprattutto il divertimento!!! Perciò ci siamo dati da fare. Impiegando tempo ed energie abbiamo realizzato una maglietta che distinguesse noi dello staff dagli altri. Ogni sera era caratterizzata da un tema diverso: nutella party, sangria, calcio balilla, serata disco, bruschetta gratis e altre iniziative … In molti hanno partecipato e vedere che tutti si divertivano ci riempiva il cuore di gioia, perché ci siamo resi conto che i nostri sforzi non sono stati inutili, ma sono serviti per far divertire gli altri e i risultati ottenuti sono stati possibili grazie alla nostra volontà e alle nostre idee che unite hanno permesso il raggiungimento di una meta comune ossia la creazione di un qualcosa di nuovo che attirasse l’interesse dei giovani. Abbiamo dato l’opportunità a loro e a noi stessi di trascorrere delle serate in allegria e divertirci nella normalità senza andare alla ricerca dell’eccesso, ma semplicemente stando insieme come una vera e propria squadra! Sara Pilli

8 - 18 luglio 2010 Come tradizione, anche quest’anno si svolge la “Festa del Grechetto” presso il Centro Sociale di Capitan Loreto, con inizio giovedì 8 fino a domenica 18 luglio. La manifestazione si svolge tutte le sere con il seguente orario: • ore 19,30 apertura bar ristoro e pesca di beneficenza • ore 20,00 apertura stand gastronomico con servizio al tavolo • ore 21,00 serata danzante con orchestra, gara di briscola La serata di lunedì 12 luglio sarà destinata agli sponsor della manifestazione.

Udite, udite buongustai Rubrica di gastronomia a cura di Adriana Mengarelli

Salame di mascarpone

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Concorso Fotografico Continua l’iscrizione al sesto concorso fotografico organizzato da “La Squilla” in collaborazione con il Circolo Fotografico “Hispellum”. Il tema del concorso è: “Entriamo nelle case” (Foto di interni domesti“Di recente in occasione dell’inagurazione del centro regionale umbro di protezione civile a Foligno, il cordinatore Ennio Angelucci posa con l’agente del corpo forestale dello stato Sara Gregori di Foligno, prima donna elicotterista d’Italia.”

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n. 7/8 LUGLIO AGOSTO 2010

La salute

a cura di Mariarita Crisanti

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Qualche riflessione sulle nostre ✻✻✻ Infiorate ✻✻✻

di Giuliano Sozi*

La pelle al sole con cautela L’invecchiamento cutaneo dipende da due fattori principali. Il primo è rappresentato dall’invecchiamento biologico (connesso con il passare degli anni), il secondo al photoaging cioè all’esposizione solare. La cute fotoesposta invecchia infatti più precocemente e con danni più gravi rispetto a quella protetta dagli abiti. In particolare si osserva riduzione dello spessore dell’epidermide, riduzione delle cellule del derma e conseguentemente delle fibre e della sostanza fondamentale. La cute perde elasticità e diventa rugosa, macchiata con superficie irregolare, disidratata ed alipidica. Gli UVA sono responsabili del fotoinvecchiamento, perché il loro effetto, poco o nulla evidente nell’immediato, si manifesta a distanza di molti anni. La luce solare è fondamentale per l’esistenza umana, oltre ai documentati effetti positivi sull’umore, è necessaria per i processi biologici che portano alla sintesi della vitamina D, responsabile della salute delle ossa e dei denti. Allo stesso tempo, è causa di numerosi danni: scottature, macchie, invecchiamento cutaneo prematuro e non ultimo melanoma. Si può considerevolmente limitare il danno solare alla pelle adottando appropriate misure di fotoprotezione, inclusi i fotoprotettori topici e sistemici. Ci sono due tipi di radiazioni UV che sono pericolose per la pelle: • UVB, responsabili dell’abbronzatura e delle scottature. Sono molto intensi durante i mesi estivi e durante le ore centrali della giornata (11.00 – 15.00). • UVA, costanti durante tutto l’anno, la loro intensità è direttamente proporzionale all’intensità della luce del sole. Sono responsabili del danno a lungo termine della pelle, quali: invecchiamento prematuro della pelle, diminuzione delle difese immunitarie contro le aggressioni esterne, danno al DNA cellulare cutaneo. Il sole non fa comparire i nei, ma può alterare il loro DNA cellulare e quindi favorire l’insorgenza del terribile melanoma, neoplasia cutanea maligna. Le protezioni solari (con fattore di protezione 40/50) dovrebbero essere applicate uniformemente su tutte le aree del corpo esposte alla luce almeno trenta minuti prime dell’esposizione. Dovrebbero essere riapplicate ogni due ore, specialmente dopo aver nuotato, fatto attività fisica e aver sudato. L’abbronzatura è data dai melanociti, che producono in seguito ad esposizione solare o a raggi ultravioletti la melanina, che colora i cheratinociti che sono le cellule più superficiali della pelle. La melanina quindi è come un “inchiostro” che pigmenta la pelle. Giovanni Portuese Resp. Servizio Dermatologia Foligno

Può sembrare scontato sottolineare la bellezza delle Infiorate di Spello. Ma non lo è, perché solo tenendo presente la loro importanza artistica e devozionale, solo riconoscendone il ruolo di centralità nel complesso delle nostre tradizioni popolari, si possono accettare alcune riflessioni il cui unico scopo è quello di contribuire al miglioramento della nostra già splendida festa del Corpus Domini. Dunque, le Infiorate di Spello sono incontestabilmente affascinanti ed entusiasmanti, con i loro colori vivaci, le invenzioni figurative, i superbi tappeti, i profumi di verdure e fiori freschi. Cos’è allora che non va? Rispondiamo: qualcosa che potrebbe andare meglio. Due sono i principali punti interrogativi che ci turbano, dopo l’ultima spettacolare, attraente esibizione. Il primo riguarda il problema della continuità. Siamo d’accordo, Spello non ha più una Infiorata (c’era una volta, ora non c’è più e nessuno vuole resuscitarla), ma ha tante Infiorate, tutte (o quasi tutte) belle. Tuttavia non si potrà nascondere il disagio di chi, salendo lungo le vie principali, trova per lunghi tratti (troppi e troppo lunghi) il vuoto sul piano stradale (a parte la folla e, qua e là, bancarelle stonate e ancor più stonati ragazzi che chiedono “contributi”). Perché tanti spazi vuoti? Qualcuno potrebbe rispondere: è una fortuna che ci siano, così la gente può defluire liberamente. Ma questo è un altro discorso, non si può cancellare metà delle Infiorate per far passare i turisti: che facciamo, ci diamo la zappa sui piedi? Esistono luoghi (vie, piazzette, sagrati) incantevoli, ricchi di storia, e perciò meritevoli dell’onore dei fiori. Persino Piazza della Repubblica aveva quest’anno un ampio spazio vuoto. Il secondo punto interrogativo (il lettore noterà, per ora, l’assenza di risposte a tali domande) è alquanto difficile da spiegare. Proviamo a formularlo con la massima semplicità possibile. È proprio proibito capire e quindi gustare un’infiorata se non si sale su uno di quei trabiccoli (piccoli ponteggi, passerelle, scale a libretto) che i gruppi di infioratori mettono a disposizione dei visitatori, soprattutto per fotografare o riprendere? Pare di sì: infatti la maggior parte delle infiorate, soprattutto dei quadri, sono impostate su una prospettiva dall’alto. Dal basso invece è molto difficile capirle. Gli autori dei bozzetti, del resto, lavorano a tavolino e vedono il loro disegno con uno sguardo perpendicolare al foglio. Solo tanti anni fa il disegnatore tracciava col gesso, direttamente sul pavimento stradale, i profili da riempire poi di petali. Così le figure erano viste dal basso, da chi sta a terra, e i visitatori non erano co-

stretti a “volare” per vedere e capire ciò che era rappresentato. Ecco, la domanda potrebbe essere formulata, in tono tra lo scientifico e l’ironico, così: perché dobbiamo rinunciare alla leggibilità processional-pedestre delle nostre Infiorate? (Ma prima di tentare ipotetiche risposte ad ambedue gli interrogativi, vogliamo sottolineare due eccezionali, meravigliose soluzioni di quest’anno: l’aggraziata, chiara, originale “narrazione” figurativa dell’infiorata di Giuseppe Salari in via Giulia, perfettamente leggibile da terra, e l’altrettanto leggibile, moderna, vivacissima soluzione del tappeto di Graziella Nieri, che passa sotto il piccolo arco di piazzetta Gramsci e sfocia in piazza Vallegloria). Allora, tentiamo le risposte. Secondo noi, l’unica ipotesi di risposta al problema della continuità è strettamente dipendente dal disciplinamento del flusso turistico lungo le strette vie cittadine. Finché non si sarà realizzato un articolato e chiaro sistema di viabilità pedonale, munito di evidenti cartelli indicatori di senso unico e senso vietato, fatto rispettare da persone la cui funzione è quella di farsi rispettare oltre che di venire incontro alle esigenze degli ignari visitatori (non possiamo dare indicazioni, ma forse l’Amministrazione comunale ne potrebbe dare); finché, cioè, tutta la folla convenuta per le Infiorate non sarà tranquillamente incanalata in due serpentoni, uno di andata l’altro di ritorno, il problema della continuità non potrà essere affrontato. Solo così, con uno scorrere lento ma costante di gente che sale da una parte e scende dall’altra, senza intoppi per strettoie impreviste, senza ingombri non indispensabili, si potrà cominciare a discutere sul concetto di continuità. La discussione sarà necessaria, perché le idee potranno essere diametralmente opposte. Qualche nostalgico potrebbe dire: “Torniamo all’antico, all’unica infiorata degli anni ’30 e ’40”, ma direbbe una cosa insensata, oltre che irrealizzabile. Altri potrebbero sostenere che la personalità dei singoli gruppi di infioratori deve rimanere del tutto libera di esprimersi nelle proprie forme e dimensioni, senza alcuna costrizione, in spazi liberamente scelti e lontani gli uni dagli altri; ma costoro dimenticherebbero la funzione di guida alla processione dell’infiorata, la sua necessaria subordinazione alla solennità del Corpus Domini. Noi invece vorremmo tentare una terza ipotesi: data per scontata la necessità sia di lasciare agli infioratori l’attuale libertà di scelta di luoghi, dimensioni e stili (entro i limiti del regolamento), sia di trovare un elemento unificatore che dia maggior risalto al tracciato processionale e maggiore

Estate: tempo di abbandoni L’abbandono dei cani è un fenomeno in crescita, soprattutto nella stagione estiva Ogni medaglia ha due facce, e per quanto questa possa sembrare una delle tante frasi fatte che costellano la nostra lingua, è una verità di cui abbiamo costantemente sotto gli occhi le riprove. L’estate in primis porta allo scoperto numerose di queste contraddizioni di cui alcune raggiungono, nel loro lato oscuro, picchi di ferocia.Tutti aspettiamo, per esempio, l’arrivo delle vacanze estive ma l’esercito italiano degli animali da affezione, detti altresì domestici, non la pensa esattamente come noi. Nei primi mesi estivi, senza contare il periodo di ferragosto, il numero di cani abbandonati cresce esponenzialmen-

te fino ad arrivare a 50.000 in 2 mesi, con un aumento annuale del 10% e una ripartizione sul territorio nazionale che vede il sud assicurarsi un pessimo primo posto; secondo un sommario censimento delle strutture preposte, ci sono nella nostra nazione circa 1.900.000 gatti randagi. Numeri, questi, impressionanti per qualsiasi persona dotata di un minimo di sensibilità, eppure i provvedimenti tardano ancora ad arrivare e non solo le cifre, ma anche l’ignoranza comune sull’argomento fanno da testimoni impietosi alla situazione generale. Spesso ci si lamenta dei branchi assassini facendo ricadere la colpa, di essere malati e affamati, sugli animali, ma pochi sanno che è un dovere, spesso ignorato, dei comuni curare questi cani e metterli in condizione di vivere una vita dignitosa e salutare sia per loro che per gli uomini. Le uniche denunce arrivano costantemente dalla televisione e solo attraverso questo mezzo si riesce a venire a conoscenza di realtà come quelle dei canili lager, mentre i cittadini coscienziosi che nelle loro realtà tentano di denunciare il tutto vengono snobbati e, a volte, anche derisi tanto che solo piccole voci isolate riescono a far salire alla cronaca gli orrori di maltrattamenti che non augureremmo

funzionalità devozionale all’insieme delle Infiorate, si potrebbe proporre all’Associazione “Le Infiorate di Spello”, in collaborazione con l’Amministrazione comunale e con la Pro Loco IAT Spello, la creazione di un Comitato incaricato di disegnare la mappa del percorso processionale della città. Tale mappa, da fotocopiare e distribuire a tutti i gruppi di infioratori in tempo utile per essere rispettata (quindi almeno due mesi prima della ricorrenza del Corpus Domini), dovrebbe rispondere ai seguenti criteri: 1) lasciare intatti gli spazi tradizionalmente assegnati ai gruppi; 2) tracciare i percorsi di collegamento tra un gruppo e l’altro, colmando i vuoti esistenti con un semplice profilo indicante la larghezza del tappeto da realizzare liberamente, ma che in alcuni tratti stradali dovrà risultare necessariamente ridotta. L’aspetto più difficile di questo procedimento consiste nella difficoltà che il Comitato incontrerebbe per trovare gli infioratori disposti a creare un tappeto di collegamento invece che una grande infiorata col suo spazio predisposto. Ma si dovrebbe contare sulla buona volontà dei vari gruppi disposti a sensibilizzare le nuove leve, i giovanissimi. In questo senso secondo noi il singolo gruppo rimarrebbe libero di esprimersi ma nello stesso tempo dovrebbe tener d’occhio gli spazi vuoti confinanti con il proprio spazio prenotato, e stimolare alla collaborazione chiunque sia adatto a questo scopo, dai giovanissimi reperibili tra parenti e amici ad alcuni componenti del gruppo stesso più sensibili a questo problema. Non ci nascondiamo le difficoltà che incontrerebbe una soluzione di questo tipo, ma pensiamo che la proposta andrebbe discussa, al fine di migliorarla. Per quanto riguarda la risposta all’altro interrogativo, quello della leggibilità “pedestre”, pensiamo che essa sia affidata completamente alla sensibilità dei singoli autori dei bozzetti, alle loro scelte stilistiche. Ci è capitato alcune volte di ammirare figurazioni a grandezza naturale che abbiamo seguito durante il lento tragitto come se fossero delle narrazioni; o scorci simbolici in proiezione “da terra”, chiarissimi senza l’aiuto di alcun ponteggio. E pensiamo che la giuria farebbe bene a premiare con la maggiore evidenza possibile tali soluzioni. Del resto le presenti riflessioni non hanno alcuna pretesa di essere incontestabili. Ci basta che i lettori, e soprattutto gli infioratori, prendano atto di un’opinione. Sarebbe tuttavia auspicabile l’apertura di un libero dibattito su un argomento a nostro avviso molto importante. -------------------------------------* Autore del volume di grande formato “Le Infiorate di Spello” (Pro Spello, 1989), monografia comprendente gli aspetti semiologici, storici, artistici, religiosi, antropologici della nostra manifestazione.

nemmeno ai nostri peggiori nemici. L’Italia si vanta di essere un paese civile, ma allora perché si giustifica tutto questo dicendo che ‘sono solo animali’? Il non avere il dono della parola rende forse queste creature meno figlie del nostro stesso Creatore, meno degne del nostro amore? Gatti bruciati, cani fatti morire di sete, cavalli lasciati a vivere in una stanza che non permette loro nemmeno i movimenti minimi per accucciarsi quando la loro natura è quella di correre e risate sciocche quando un bambino tira i sassi ad un cucciolo: non c’è bisogno certamente di essere animalisti per capire che in un panorama che permette episodi del genere c’è qualcosa che non va. Il cambiamento necessario, ancora una volta, va apportato a partire dal nostro modo di pensare e di concepire la quotidianità. E’ necessario capire, come San Francesco insegna, che una vita in comunione con gli animali è una vita migliore e che questi piccoli esseri non sono pesi per la società, ma creature che hanno il diritto di fruire liberamente del pianeta terra nella modalità che più si adatta alla loro natura, e che è sicuramente migliore di quella con la quale l’uomo tratta il suolo su cui cammina. Il mondo è di tutte le creature: noi dobbiamo curarle, non sopprimerle. Rendercene conto è importante, e l’estate è il momento giusto per iniziare a cambiare. Lara De Luna


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Il Perdono di Assisi Un’indulgenza plenaria che può essere ottenuta dal mezzogiorno del 1 agosto alla mezzanotte del 2 agosto Dal lontano 1216 un’antica tradizione narra la nascita dell’indulgenza plenaria, che va sotto il nome di “Perdono di Assisi”, la cui ricorrenza cade il 2 agosto. Fino a qualche decennio fa era solito vedere decine e decine di pellegrini scalzi con zaini alle spalle, percorrere le nostre strade fino ad arrivare alla basilica di S. M. degli Angeli, per ottenere l’indulgenza plenaria e goderne tutti i benefici che la chiesa concede, sotto certe condizioni, a chi è in grazia di Dio. Una notte san Francesco stava in preghiera ed in contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando uno squarcio di luce lo distolse; alzando gli occhi sopra l’altare vide Gesù rivestito di luce, alla sua destra la Vergine Santissima, e intorno ad essi migliaia di Angeli. Francesco, sbalordito con il viso a terra, adorò in silenzio il Signore. Il Signore e la Vergine gli chiesero che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. Senza alcuna esitazione esclamò: “Santissimo Padre benché io sia un misero peccatore, ti prego di concedere a tutti coloro che visiteranno questa chiesa, pentiti e confessati, un generoso perdono con la completa remissione di

tutti i peccati”. Il Signore senza esitare ritenne Francesco degno di tale favore ed esclamò: “Accolgo la tua preghiera, a patto che tu domandi da parte mia al vicario in terra (il Papa), questa indulgenza”. Francesco si presentò subito dal Papa Onorio III che in quel periodo si trovava a Perugia e raccontò il fatto. Il Papa approvò e chiese per quanti anni voleva questa indulgenza, Francesco rispose: Padre non domando anni ma anime da redimere. Francesco se ne tornò al suo paese senza pretendere nessun documento dalle mani del Papa, confidando nella sua parola. Se questa indulgenza è opera di Dio penserà Lui a manifestare la sua opera, nessun documento avrà più valore della Santissima Vergine Maria e degli Angeli testimoni. Da quel lontano 1216 ancora oggi si può lucrare l’indulgenza plenaria della Porziuncola o “Perdono di Assisi”, dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del giorno seguente, con le seguenti condizioni: visita entro il tempo prescritto ad una chiesa parrocchiale o ad una chiesa francescana e recita del Padre nostro e del Credo; Confessione sacramentale; Comunione Eucaristica; Preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre (Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre); disposizione d’animo che escluda ogni peccato, anche veniale. L’indulgenza può essere applicata anche in suffragio dei defunti. Adriana Mengarelli

Un viaggio nell’affascinante mondo circense Recentemente Spello ha potuto vivere momenti di vita circense con i bellissimi spettacoli del circo acquatico Sandy Bellucci, del teatro della famiglia Mortara e del grande circo Errani. Grazie al rapporto di amicizia che si è instaurato, ho potuto documentare con migliaia di scatti, insieme a Giovanni, Achille e Giuseppe, alcuni soci del circolo “Hispellum”, i vari spettacoli. Quello che maggiormente mi ha colpito è stata la grande accoglienza e professionalità che Nevio Errani, Sabrina, El-

ver ed altri collaboratori di più settori ci hanno riservato. Proprio per questo motivo lo scorso 19 giugno, alle ore 23, presso i locali della protezione civile si è tenuto un brindisi tra il circolo “Hispellum” e tutto lo staff Errani a cui ha partecipato anche il sindaco Sandro Vitali che ha portato il saluto della città di Spello. E’ seguita poi la proiezione del video con le immagini dei vari spettacoli. Ennio Angelucci

La raccomandata cartacea va in pensione? Scatta l’ora della Posta Elettronica Certificata, che porterà vantaggi nei rapporti tra consumatori e pubbliche amministrazioni Nasce nel 2005 la Posta Elettronica Certificata (Pec) che rappresenta una tipologia di posta elettronica mediante la quale è possibile inviare e ricevere documentazione elettronica, con valenza legale, che attesta l’invio e la consegna di documenti informatici, avendo così le medesime caratteristiche di una raccomandata con avviso di ricevimento. La Pec rappresenta un’evoluzione in termini di garanzie per la classica posta elettronica che di per sé non ha assolutamente nessun valore legale, fin dai suoi albori infatti ha rappresentato un semplice nonché rapido mezzo di comunicazione, che ha rivoluzionato l’uso della “posta classica” fino a quel momento utilizzata. Grazie all’utilizzo della Pec è possibile accelerare i contatti tra Pubbliche Amministrazioni e imprese rendendo più sicura ed economica la trasmissione dei documenti, infatti si riescono ad avere le stesse caratteristiche di un messaggio di posta raccomandata classica, con tutti i vantaggi derivanti dall’uso

della posta elettronica. È importante sottolineare che la posta elettronica certificata offre la garanzia della consegna del messaggio e non della sua lettura da parte del destinatario. In altre parole nulla è detto sul fatto che il destinatario abbia letto o meno il messaggio Pec, ma si hanno solo garanzie sull’avvenuto recapito. Il che, in termini legali, equivale alla raccomandata con ricevuta di ritorno, ma con in più la prova certa del contenuto che viene fornita servizio Pec. I gestori a cui è data la possibilità di fornire il servizio Pec, devono rispettare tutte le regole stabilite per legge al fine di garantire un servizio affidabile secondo le specifiche e tali gestori con i relativi domini Pec in virtù del quadro normativo di riferimento, sono tutti censiti all’interno di una apposita struttura. Pertanto viene istituito un sistema di fiducia fondamentale per offrire all’utente tutte le garanzie di sicurezza che contraddistinguono questo servizio. Effettivamente la posta elettronica certificata riesce a forni-

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(a cura di Alvaro Bucci per FNP/CISL)

Novità per la Carta Acquisti a consegna differita Sono operative le nuove modalità di consegna della Carta Acquisti previste le cui novità prevedono che “la consegna della Carta Acquisti viene effettuata con disponibilità finanziaria successivamente all’ammissione al beneficio”. Questo il nuovo iter per il rilascio della Carta: 1) la domanda deve essere presentata dai richiedenti presso un ufficio postale che invia all’INPS un flusso con i dati delle nuove domande;

2) l’INPS elabora le richieste pervenute e verifica, sulla base dei criteri definiti nelle norme di attuazione, la rispondenza ai requisiti e trasmette a Poste Italiane gli esiti delle verifiche eseguite. 3) se l’esito della verifica è positivo, verrà indicato anche l’importo da accreditare sulla Carta e verrà data disposizione all’ufficio postale che ha ricevuto la domanda di consegnare all’interessato una Carta attiva e carica.

Il Consiglio Direttivo della FNP-CISL sulla manovra economica Il Consiglio Direttivo della FNP-CISL del Territorio di Assisi, Bastia Umbra, Foligno, Nocera Umbra, Spoleto e Valnerina, riunitosi a Norcia 18 giugno u.s., così si è espresso con un documento finale sulla manovra economica presentata dal Governo: “Apprezza gli esiti del confronto sindacale con il Governo raggiunti in ordine: 1) alla lotta all’evasione fiscale, 2)ai tagli dei costi istituzionali e degli sprechi della politica, 3) alla esclusione di tagli alla sanità, 4) alla limitazione degli interventi sulla previdenza. Ritiene comunque che: • gli strumenti messi in campo per la lotta all’evasione, che abbisognerebbero di un rafforzamento (come per la tracciabilità dei pagamenti il cui limite inferiore di 5.000,00 euro appare ancora troppo alto) raggiungano concretamente lo scopo in modo da “far fare la loro parte ai ricchi, i cui redditi, se continuassero a sfuggire, come ora, al sistema tributario, non sarebbero colpiti neppure da inasprimenti fiscali”; • i tagli agli eccessivi costi istituzionali e della politica siano rafforzati (non può bastare il 10 per cento di riduzione di alcune parti dello stipendio dei ministri e sottosegretari) e risultino consistentemente incidenti in ordine ai privilegi ed agli sprechi già in atto ben individuabili, con particolare

riguardo al sottobosco degli enti derivati; • i minori trasferimenti di risorse a Regioni, Comuni e Province potrebbero rischiare di incidere negativamente sui servizi sociali e sanitari rivolti ai cittadini e provocare aumenti tariffari. E ciò nonostante le necessarie azioni di responsabilizzazione rivolte alle amministrazioni locali in ordine al rigore della spesa pubblica, alla sua razionalizzazione ed ai tagli ai costi istituzionali ed agli sprechi della politica. Considera lesivi del principio di equità che dovrebbe caratterizzare la manovra: • l’innalzamento della percentuale di invalidità necessaria per accedere ai benefici economici (dal 74% all’85%), con conseguente esclusione di alcune patologie psichiatriche (schizofrenia, autismo, ecc.), demenze, sordomutismo, cecità monoculare e sindrome di Down; • la riduzione del 50 % della spesa per il personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, di formazione lavoro ed altri rapporti formativi e di somministrazione di lavoro, colpendo così i rapporti di lavoro più precari che caratterizza la stragrande maggioranza dell’occupazione giovanile”.

re le stesse caratteristiche della posta raccomandata grazie all’utilizzo combinato di certificati digitali ed e-mail di ricevuta. Col l’avvento della Pec è nato un nuovo termine Cec Pac il cui acronimo significa Comunicazione Elettronica Certificata tra la Pubblica Amministrazione e il Cittadino ed è una modalità di posta certificata gratuita per il cittadino, che consente di dialogare esclusivamente con la pubblica amministrazione. Tale sistema di Posta Elettronica Certificata è riservata per lo scambio di messaggi con la pubblica amministrazione, pertanto non è possibile effettuare alcuna comunicazione che non sia esclusivamente tra il cittadino e la pubblica amministrazione. A volte la Cec Pac viene “sbandierata” come posta elettronica certificata “gratuita” per il cittadino ma si capisce chiaramente che si tratta di una casella di posta limitata ad una comunicazione con le istituzioni, che non potrà essere usata ad esempio per trasmettere documenti ufficiali tra due aziende che collaborano tra di loro, e che vogliono usare la Pec per le loro comunicazioni, essendo pertanto costrette ad acquistare comunque

una casella di Posta elettronica Certificata per le loro esigenze. Una casella di Pec è indicata soprattutto per effettuare comunicazioni ufficiali per le quali il mittente vuole avere delle evidenze con valore legale dell’invio e della consegna del messaggio; tuttavia potrà essere usata anche per comunicazioni da e verso caselle e-mail non certificate, senza ottenere però alcuna ricevuta o documento che certifichi l’avvenuto scambio di tali messaggi. Per avere un’idea del volume di traffico, i numeri ufficiali relativi al primo bimestre dell’anno 2009 parlano di circa 300.000 caselle e di 30 milioni di messaggi scambiati tra caselle Pec, il tutto dovuto anche al fatto che dal 2008 la Pec è stata resa obbligatoria per imprese, professionisti e amministrazioni. Tuttavia la Posta Elettronica certificata rappresenta uno standard solamente italiano, che non trova validità all’estero, neanche al livello europeo, pertanto in tale contesto si devono usare i corrispettivi standard europei, oppure la classica posta raccomandata. Gianni Donati

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Il Borgo di San Giovanni Storia e tradizione di questo incantevole luogo

San Giovanni di Spello, la cui configurazione urbanistica evoca l’origine dell’incasellamento di epoca alto medioevale con edifici a schiera serrati a corte, ha una collocazione ad una quota di 636 s.l.m. ai confini del parco del Monte Subasio. E’ un piccolo borgo, quasi invisibile al mondo, arroccato e compatto nel suo silenzio, in quel silenzio che sa di mistero tanto che chiunque ci arrivi, anche di passaggio, finisce per fermarsi. E’ un luogo di pace, tradizione e amicizia, un “paradiso di pietra rosa”, simbolo e crocevia di un turismo paesaggistico, ambientale e spirituale al quale mostra quel caratteristico colore rosa delle pietre del Subasio, quel monte che protegge o che è protetto da San Giovanni rendendolo così ancora più unico. E’ un borgo che dopo i gravi danni subiti dal terremoto del 1997, l’anno scorso è tornato a nuova vita in seguito ad una grande opera di recupero architettonico che ha consentito la riapertura del paese e della Chiesa dedicata a San Giovanni Battista. Il programma integrato di recupero “San Giovanni” è stato finanziato con Deliberazione di Giunta Regionale n°2030 del 22-12-2003 che ha riconosciuto alla frazione di San Giovanni particolare valenza dal punto di vista storico, ambientale ed architettonico in quanto ubicata in prossimità di parchi naturali e ricompresa in progetti di tipo turistico-recettivi attuati da enti istituzionali presenti nel territorio con utilizzo di risorse regionali, nazionali e della Comunità Europea. Ma la motivazione più forte e importante che ha permesso la ristrutturazione di questo “paradiso di pietra rosa”, è stata la decisa volontà dei proprietari delle abitazioni di recuperare le residenze lasciate in eredità dai loro padri, perché fare memoria significa andare alla ricerca delle proprie radici oltre che dare dignità ad un passato che segna il nostro futuro. E’ stato quindi costituito il Consorzio “P.I.R. San Giovanni”, la cui presidenza è stata assegnata a Moreno Landrini che ha seguito con impegno, competenza, professionalità ed entusiasmo i lavori conclusi in tempi rapidissimi. L’attuazione del” P.I.R. San Giovanni” è avvenuta in due fasi: la prima riguardante il rifacimento dei sottoservizi, la seconda il recupero degli edifici e della chiesa. Quest’ultima ha visto la sua conclusione nel maggio del 2009. Di fatto ciò rappresenta un esperimento urbanistico e paesaggistico che rientra nei progetti di quei paesaggi che si sono venuti a formare in seguito ad eventi calamitosi con l’attento intervento di recupero e di rivitalizzazione del luogo. Gli interventi hanno visto il recupero degli edifici nel rispetto dei contenuti formali originari e delle regole insediative preesistenti, oltre che degli equilibri e dei rapporti funzionali storicamente consolidatesi. San Giovanni conserva quindi tutte le caratteristiche di un

vero castello medioevale e, proprio in quel periodo storico, fu varie volte teatro di contese per la sua vicinanza con il Comune di Assisi. La prima devastazione avvenne a causa della Rocca Paida, luogo ambito sia dal comune di Spello che da quello di Assisi. Era il 24 novembre 1227, quando il conte Egidio Beccario di Spello, vendette la rocca agli Assisiati; ne nacque una lunga vertenza che fu chiusa solo nel 1295, quando il Cardinale di Santa Maria in Trastevere, rettore del Ducato di Spoleto, sentenziò a favore di Assisi e ordinò la riparazione del Castello ad un impresario di Perugia. Nel1376 il Castello di San Giovanni subì una seconda devastazione: il motivo si ignora, ma quasi sicuramente è da attribuirsi sempre alla Rocca Paida che in quell’anno tornò di proprietà del comune di Spello. E poiché non esistevano le mura castellane, il Comune fece costruire una torre di vedetta ed esentò dalle tasse, per dieci anni, quei cittadini che. a proprie spese avessero riparato le loro case. Rocca Paida si trova vicino a san Giovanni ed è costruita sopra una roccia in località detta appunto “Macchia Paida”. Il nome Paida, dal greco Paideia (fanciulla) fa pensare che la rocca sia stata fatta costruire da qualche famiglia proveniente dal Sud Italia, ma di origini greche, che si era insediata in zona per sfuggire alle invasioni da parte dell’impero romano. Di questa rocca ora sono visibili soltanto le mura delle fondamenta. I Signori di questa Rocca che nei secoli XII e XIII dominavano tutta la zona, erano molto amici di San Francesco che spesso saliva alla Rocca restandovi come ospite. Durante una sua visita a San Giovanni, nel 1213 diede la vista ad una ragazza , sorella del guardiano del castello, cieca dalla nascita. Come ringraziamento la giovane si fece suora nel monastero di Vallegloria. Religiosamente i fedeli di San Giovanni erano assistiti dai monaci camaldolesi di san Silvestro i quali nel sec XI vi edificarono una chiesetta dedicandola a San Giovanni evangelista ed apostolo dal quale anche il paese prese il nome. Precedentemente si chiamava Villa di Margiano, sotto la signoria degli Offreducci Targarini Olorini. Nel 1610, il vescovo di Spoleto, durante una visita pastorale, eresse san Giovanni parrocchia autonoma, dietro richiesta dei fedeli e per la lontananza da Collepino. La festa principale del paese era quella di san Giovanni Evangelista, ma ricorrendo il 27 dicembre, periodo poco favorevole a qualsiasi manifestazione popolare, un parroco dei primi del ‘900 la sostituì con quella di San Giovanni Battista che ricorre il 24 giugno. La piccola chiesa, pur conservando la forma originaria, fu alzata nel 1935 dal parroco don Angelo Lanna, tinteggiata e affrescata gratuitamente da un profugo danese che alloggiava nella casa parroc-

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chiale. Le campane del 1680 furono lesionate da un fulmine nel 1983 e sostituite con due nuove con obolo popolare generosamente offerto. Nel 1987 la chiesa fu ritinteggiata e la facciata abbellita con una maiolica di Deruta raffigurante San Giovanni e lo sfondo del paese. La parrocchia di San Giovanni, secondo quanto stabilito dal Concilio Vaticano II, che vuole le comunità parrocchiali con non meno di 500 fedeli, è stata soppressa il 26 maggio 1986 ed il suo territorio è stato ammesso alla comunità parrocchiale di Spello. Nel circondario di questo paesino, presso la confluenza dei torrenti Ranno ed Anna, è ancora in funzione un vecchio mulino costruito negli ultimi anni dello Stato Pontificio; gli attuali proprietari fanno ancora pane cotto nel forno a legna. Il borgo di San Giovanni, da molti anni, vede al suo interno anche la presenza di due comunità parrocchiali Resana (TV) e Camposampiero (PD) che agli inizi degli anni ’80 hanno acquistato degli immobili per poter offrire a gruppi di persone, sia giovani che adulte, la possibilità di vivere esperienze di fraterna condivisione in un ambiente di pura semplicità in cui il silenzio riesce ad esprimere la sua più profonda dimensione. L’acquisto, da parte di queste due parrocchie venete, è stato il frutto di una serie di esperienze che molti giovani avevano fatto negli anni precedenti nei vari eremi del Subasio sotto la guida spirituale di Fratel Carlo Carretto che amava chiamare queste zone “le colline della speranza”. In particolare la comunità di Camposampiero, proprietaria di due immobili “eremo della speranza” ed “eremo della pace”, dopo un rapido restauro ha potuto garantire ai suoi parrocchiani un importante punto di riferimento e formazione. La continua e costante presenza ha favorito il consolidamento di rapporti di amicizia e collaborazione con gli abitanti del borgo creando sempre più numerose occasioni di condivisione e scambi culturali e turistici che si sono ampliati tanto da coinvolgere anche i Comuni di Spello e Camposampiero con la sottoscrizione del Patto d’amicizia, ufficializzato il 2 dicembre 2007 alla presenza dei due sindaci Sandro Vitali e Marcello Volpato. Il Patto sottoscritto costituisce uno strumento di azione interculturale fra regioni diverse, favorendo lo sviluppo dei rapporti di amicizia, di collaborazione e di scambi di progetti al fine di promuovere, favorire ed incentivare l’attivazione di forme culturali e socioeconomiche tra le comunità locali per una maggiore integrazione a livello nazionale. E proprio in clima di amicizia e tradizione il Borgo di San Giovanni ha festeggiato lo scorso 26 e 27 giugno la 29° Festa del Santo Patrono “San Giovanni Battista”. Questo piccolo Borgo, data la sua particolare posizione, diventerà per il prossimo futuro un crocevia turistico favorendo uno sviluppo ampio e importante del territorio anche con collegamenti al progetto “Spello città riAperta” avviato dal Comune. Moreno Landrini

l’Arte di Vivere Crescere nell’amore Concedici, o Gesù, la forza di alzarci dopo ogni caduta, la grazia di un pentimento sincero delle nostre mancanze, il fermo proposito di chiederti perdono per le nostre ingratitudini. Allontana da noi la tentazione di considerarci giusti, senza peccati e di non avere bisogno di conversione, allorché abbiamo osservato i tuoi precetti. Fa’ che siamo costanti nell’impiego di crescere nel tuo amore, ricordando che “ la misura dell’amore è quella di essere senza misura” (san Bernardo) d. Mariano Grosso, osb La vita di ognuno deve essere una crescita continua nell’amore. In questa crescita vi è un ordine; al primo posto Dio che è il bene massimo e dunque massimo deve essere l’amore a Lui; al secondo posto l’amore di sé, avendo cura del nostro corpo e della nostra anima: non si può donare agli altri ciò che non si ha; al terzo posto l’amore del prossimo. C’è una “regola d’oro” da prendere in considerazione: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt, 7,12). E’ d’obbligo domandarci: ”quanto siamo vicini all’amare il prossimo come se stessi?”. Per crescere nell’amore dobbiamo far nostra la massima di S. Bernardo: “la misura dell’amore è quella di essere senza misura”. Giuseppe Del Dottore

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n. 7/8 LUGLIO AGOSTO 2010

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per ricordare

Luigi Fanari

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Dott. Adalberto Sozi Il 28 maggio, al tramonto, Adalberto ci ha lasciato. “Il grano indora la ciliegia arrossa l’amore ci fa piangere perché qualcosa c’è che ci lega anche là su.” Con queste sue parole, nel raccoglimento dell’anima, nell’incanto della natura e nella contemplazione dell’infinito, io lo ricorderò sempre e lo affido, come memoria viva, a tutti voi. Lea

Giancarlo Peppoloni L’8 marzo scorso, dopo lunga malattia, confortato dalla fede cristiana ci ha lasciato il caro Giancarlo Peppoloni. Uomo semplice, modesto, laborioso ed onesto. Ha dedicato la sua vita al lavoro e alla sua cara famiglia. Il nostro giornale lo ricorda con tanto affetto e si associa al dolore della moglie, dei figli, dei nipoti e del fratello Don Venanzo, certi che in una dimensione diversa, nel Paradiso, Giancarlo continuerà ad amarli e veglierà sempre su di loro. La Redazione

Maria Azzarelli La dignità, l’onestà e l’umiltà fecero parte del suo essere. Ed il suo ultimo saluto potrebbe essere così sintetizzato: “Ricordatemi amando, poiché io ho molto amato la mia famiglia” Angela Nocchi

Salutare una persona con la quale si sono condivise tante esperienze di vita non è certamente facile e spesso, in queste circostanze, il silenzio e la riflessione sarebbero più eloquenti delle parole che permettono di dare corpo ai ricordi. Luigi è nato a Valfabbrica il 18.11. 1948 e con la famiglia si è trasferito quattro anni dopo a Spello, dove il padre Giuseppe aveva avuto il comando della locale Stazione dei Carabinieri, con il grado di maresciallo. L’asilo infantile e le scuole elementari di un piccolo paese degli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale, caratterizzati da sottili contrasti politico-sociali e segnati da un forte flusso migratorio, hanno fatto incontrare un gruppo di coetanei alle prese con i primi addestramenti scolastici. Quegli anni videro Luigi affrontare anche problemi piuttosto difficili, per un bambino, come la partenza, per motivi di studio, del fratello Rodolfo con destinazione Stati Uniti d’America e ancor più dolorosa, nel 1959, l’improvvisa morte del padre. Esperienze di vita che hanno fortemente segnato la sua personalità e al contempo lo hanno spinto alla ricerca di una sua realizzazione. Il padre Giuseppe era originario di Nuchis di Tempio Pausania, mentre la madre, Maria Baldolini era nata negli Stati Uniti da una famiglia proveniente da Ronciglione, in provincia di Viterbo. Dopo la morte del marito la signora Maria scelse Spello come residenza stabile, grazie anche all’appoggio della cognata Mariuccia Fanari, di suo fratello, padre Adolfo dei frati francescani Minori Osservanti, che con il loro affetto hanno seguito e consigliato Luigi e Rodolfo nei loro primi percorsi di vita. La scelta di risiedere in un piccolo centro rende meno difficoltosi i rapporti interpersonali e le strutture della scuola e della parrocchia creano un tessuto connettivo di grande respiro. Furono proprio le iniziative di don Angelo e le attività nell’ambito dell’Azione Cattolica che rinforzarono l’affiatamento tra tanti giovani aprendoli ad

esperienze, interessi diversi e preparandoli all’ingresso nel mondo del lavoro. Dopo aver conseguito il Diploma presso l’Istituto Tecnico Industriale di Foligno, iniziato i Corsi Universitari, prestato servizio militare nell’Arma dei Carabinieri, goduto di un breve soggiorno di studio a Washington, Luigi si è posto di fronte alla scelta di un lavoro adatto alla sua personalità e, l’opportunità di entrare nei cantieri della Saipem, del gruppo Eni, venne vista come perfettamente idonea alle sue aspettative. La sua voglia di viaggiare e di scoprire il mondo trovava in questo lavoro un’occasione certamente da non sottovalutare. Entrato come assistente di cantiere ha lavorato tra l’altro nel Golfo Persico, nei Mari del Nord, nei paesi dell’ Africa del nord, in Giappone, Cina, India, paesi Baltici. Base delle attività erano le navi Castoro, le piattaforme sulle quali operano i complessi cantieri destinati alla messa in opera dei grandi oleodotti e gasdotti che rendono più facile il trasporto del petrolio e dei gas per via di mare e di terra. Un lavoro duro e complesso che, come sanno bene coloro che lo esercitano, o lo hanno esercitato, non si pratica per oltre trentotto anni, quanto vi ha operato Luigi, se non lo si ama. Il senso del dovere, la capacità al dialogo, la grande umanità gli hanno permesso di raggiungere, all’interno dell’ambiente di lavoro, anche un ruolo di particolare rilievo che era per lui fonte di soddisfazione. Ma il suo girare per il mondo, tra genti e culture diverse, lo spingeva sempre alla ricerca della conferma della propria identità intellettuale e a rinsaldare la sua presenza a Spello, visto come luogo delle radici. Ciò è stato possibile grazie all’incontro con Simonetta con la quale nel 1981 si è legato in matrimonio e ha iniziato la sua famiglia, allietata dalla nascita del figlio Francesco. Una famiglia che ha tanto amato e dalla quale ha avuto quel forte e costante sostegno che gli ha permesso la prosecuzione del lavoro intrapreso. La passione per i motori e l’aerodinamica, che Luigi ha sempre coltivato e studiato negli anni giovanili, è stata pienamente recepita da Francesco che ha potuto realizzare molti sogni del padre come quello di vincere gare e rally in Italia e all’estero. Nella serata di lunedì 26 aprile u.s. un incidente automobilistico nei pressi di Aktay, piccolo centro della repubblica del Kazakistan che si affaccia sul Mar Caspio, dove dirigeva un cantiere di lavoro, ha fatto incontrare Luigi con sorella Morte e ci ha privato della sua cara presenza. Ora, dopo aver attraversato tante terre e vissuto tante esperienze di vita, sei tornato tra noi per esser accolto tra la tua gente che ti ringrazia, con il caldo abbraccio della sua presenza, per quanto hai saputo realizzare, assicurando a Simonetta e Francesco non soltanto amicizia, ma un sincero affetto e ti dice addio, caro Luigi, con le parole di un antico adagio: Sit tibi terra levis e con l’invocazione cristiana Requiescas in pace. Luigi Sensi

Lavori Pir “Spello capoluogo” E’ stata definitivamente aggiudicata, ai sensi dell’articolo 11 comma 5 del D. Lgs. 163/2008, la direzione, la misura, la contabilità ed assistenza al collaudato, nonché il coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione dell’intervento di realizzazione delle infrastrutture a rete e pavimentazioni del Pir “Spello capoluogo - II Stralcio”. Ad aggiudicarsi l’incarico è stata l’ associazione di prestatori di servizi composta dalle società S.A.B. srl di Perugia in qualità di capogruppo e la società OIKOS Progetti di Foligno come mandante. L’onere è finanziato con contributo regionale tra le somme a disposizione nel quadro economico dell’intervento stesso. Ufficio stampa Comune di Spello

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La Squilla - Anno XXXVII - n° 7/8 Luglio-Agosto 2010