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ANNO XXXVIII - N. 6 GIUGNO 2011 MENSILE D’INFORMAZIONE

RELIGIOSA, CULTURALE, SOCIALE

Direzione, Amministrazione, Redazione: SPELLO, Via dell’Ospedale, 11 - Autor. trib. di Perugia n. 431 del 15/1/1973 - Le Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1, DCB Perugia - stampa Tip. Recchioni - Foto di testata: Marco Ronchetti

Attingerete alle sorgenti della salvezza L’Italia che invecchia si affida alle famiglie Da qualche tempo donne e uomini di famiglia si stanno facendo totalmente carico della cura e del sostegno delle persone anziane a cura del Direttore Mario Manini L’Istat (l’Istituto Nazionale di Statistica) ultimamente ha elaborato alcuni importanti dati riguardanti l’assistenza agli anziani, in particolar modo quelli non più autosufficienti. Ed il quadro che ne è uscito fuori ha aperto su questo fronte uno spaccato sociale nuovo e significativo. Infatti solo il 6’6% della popolazione anziana è assistita da 800 mila badanti, il resto, due milioni di non autosufficienti, è affidato alla gestione delle donne ed in alcuni casi anche di uomini delle proprie famiglie. Sì, perché, in un momento di ristrettezze economiche, l’italiano si è riscoperto in grado di operare in alcuni ambiti dove fino a qualche tempo fa non voleva intervenire, avvalendosi di badanti, spesse volte straniere, per godere della propria libertà ed indipendenza. Oggi il discorso sta cambiando direzione e, secondo me, giustamente si sta incanalando su opportuni binari, poiché il lavoro dei congiunti potrebbe far sentire le persone bisognose molto più a proprio agio, moralmente e materialmente, nella propria quotidianità. Sono valutazioni, queste, che bisogna tenere in assoluta considerazione, dato che, precisa ancora l’Istat, ci sono attualmente 144 anziani ogni 100 giovani, una percentuale di ultra 65enni pari al 20,3% che si prevede aumentare al 23,9% nel 2021 ed al 34,3% nel 2051. L’Italia, come tutti saprete, è il secondo paese d’Europa che ha il più alto numero di persone anziane, superata soltanto dalla Germania. Questo vuol dire che, fortunatamente, la vita si sta allungando e non di poco, ma allo stesso tempo si stanno evidenziando alcune naturali conseguenze quali le inderogabili esigenze assistenziali per la popolazione invecchiata. Quindi la necessità di individuare idonei ed adeguati canali di supporto e sussidio. Ma su questo versante, indica ancora l’Istat, il Servizio Sanitario Nazionale non viene troppo incontro, in quanto la spesa di ogni famiglia per le assistenti è pari allo 0,59% del PIL (Prodotto Interno Lordo), il doppio delle risorse pubbliche (0,26%) stanziate per l’assistenza a domicilio delle persone ultra sessantacinquenni bisognose di cura. Lo Stato preferisce monetizzare: le indennità di accompagnamento. Infatti i percettori di indennità di accompagnamento, che rappresenta un incentivo all’assunzione in forma privata di assistenti familiari, sopravanzano di gran lunga il complesso degli utenti dei servizi pubblici, domiciliari e residenziali.

Dolce Cuore del mio Gesù, fa ch’io t’ami sempre più! Sacro Cuore di Gesù, confido in Te! O Gesù di amore acceso, non Ti avessi mai offeso! Quante volte abbiamo sentito sulle labbra dei nostri nonni queste giaculatorie, e magari le avremo anche ripetute! Semplicissime espressioni che nei secoli sono state e sono pronunciate dai cristiani cattolici in onore del Sacro Cuore di Gesù a mo’ di verso poetico, a volte anche in rima; con esse il credente esprime profonda riconoscenza per quell’amore infinito che Cristo nutre da sempre per la sua Chiesa e per l’umanità al contempo sono l’espressione di coloro che, ardenti di amore per Cristo, desiderano ricambiare il Suo infinito Amore. Il mese di giugno, come sappiamo, è il mese dedicato al Cuore Sacratissimo di Gesù: la liturgia ce lo fa festeggiare il venerdì che segue la Solennità del “Corpus Domini”; è da notare che quest’anno, come accade ogni tanto, troviamo la ricorrenza in luglio a motivo della Pasqua che è caduta alla fine di Aprile, quasi al limite massimo! La Chiesa Cattolica insegna che al Sacro Cuore di Gesù è dovuto lo stesso culto che si offre a Dio, a Gesù Cristo, all’Eucaristia: l’adorazione. Lungi dall’essere un culto idolatrico, quello del Cuore di Gesù vuole essere un culto nei confronti di uno degli organi che richiamano la sua umanità, che, a motivo dell’intima unione con la Divinità, ha diritto all’adorazione; inoltre tale culto vuole esprimere l’amore del Salvatore per gli uomini. Questa devozione già esistente e praticata nell’antichità cristiana e nel Medioevo, si diffuse nel secolo XVII ad opera di San Giovanni Eudes (1601-1680) e soprattutto di S. Margherita Maria Alacoque (16471690). La festa del Sacro Cuore fu celebrata per la prima volta in Francia, probabilmente nel 1685. Alla singolare esperienza mistica di Santa Margherita Maria Alacoque, suora francese, entrata il 20 giugno 1671 nel convento delle Visitandine di Paray-le-Monial (Saone-et-Loire), e morta il 17 ottobre 1690 ad appena 43 anni, è legato il culto del Cuore di Gesù. Lei è stata la messaggera del Cuore di Gesù in epoca moderna. Dotata di doni mistici che si accentuarono vivendo la vita religiosa, ebbe numerose manifestazioni mistiche, ma nel 1673 cominciarono le grandi visioni che resero famoso il suo nome; esse furono quattro rivelazioni principali, oltre numerose altre di minore importanza.

La prima visione avvenne il 27 dicembre 1673, festa di san Giovanni Evangelista. Gesù le apparve e Margherita si sentì “tutta investita della divina presenza”; la invitò a prendere il posto che san Giovanni aveva occupato durante l’Ultima Cena e le disse: “Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”. Una seconda visione le apparve agli inizi del 1674, probabilmente un venerdì; il divin Cuore si manifestò su un trono di fiamme, più raggiante del sole e trasparente come cristallo, circondato da una corona di spine simboleggianti le ferite inferte dai nostri peccati e sormontato da una croce perché, dal primo istante che era stato formato, era già pieno d’ogni amarezza. Sempre nel 1674 le apparve la terza visione, anche questa volta un venerdì dopo la festa del Corpus Domini; Gesù si presentò alla santa tutto sfolgorante di gloria, con le sue cinque piaghe, brillanti come il sole e da quella sacra umanità uscivano fiamme da ogni parte, ma soprattutto dal suo mirabile petto che rassomigliava ad una fornace e essendosi aperto, ella scoprì l’amabile e amante Cuore: vera sorgente di quelle fiamme. Lamentando l’ingratitudine degli uomini e la noncuranza rispetto ai suoi sforzi per far loro del bene, Gesù le chiese di supplire a queste mancanze dell’uomo. Il Cristo la sollecitò a fare la Comunione al primo venerdì di ogni mese e di prostrarsi con la faccia a terra dalle undici a mezzanotte, nella notte tra il giovedì e il venerdì. Vennero così indicate le due principali devozioni riguardanti il culto del Sacro Cuore, ovvero la Comunione al primo venerdì di ogni mese e l’ora santa di adorazione. Il 16 giugno 1675, durante l’ottava del Corpus Domini, ebbe luogo la quarta visione, più meravigliosa delle altre. Nostro Signore le disse che si sentiva ferito dalle irriverenze dei fedeli e dai sacrilegi degli empi, aggiungendo: “Ciò che mi è ancor più sensibile è che sono i cuori a me consacrati che fanno questo”. Gesù chiese ancora che il venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini fosse dedicato a una festa particolare per onorare il suo Cuore e con Comunioni per riparare alle offese da lui ricevute. Diversi interventi del Magistero della Chiesa ebbero come oggetto la devozione del Sacro Cuore. Nel 1765 la Sa-

Concorso Fotografico “L’Attimo Fermato” è Il tema del settimo concorso fotografico organizzato da “La Squilla” in collaborazione con il Circolo Fotografico “Hispellum”. Il termine per la consegna delle foto è il 10 settembre 2011. La Redazione

cra Congregazione dei Riti affermò che è il cuore di carne simbolo dell’amore. Papa Pio VI (1775-1799) nella bolla “Auctorem fidei”, confermava la suddetta espressione della Congregazione notando che si adora il cuore “inseparabilmente unito con la Persona del Verbo”. Il 6 febbraio 1765 papa Clemente XIII (1758-1769) accordò alla Polonia e all’Arciconfraternita romana del Sacro Cuore la festa del Sacro Cuore di Gesù; nel pensiero del papa questa nuova festa doveva diffondere nella Chiesa i passi principali del messaggio di santa Margherita, la quale era stata lo strumento privilegiato della diffusione di un culto, che era sempre esistito nella Chiesa sotto diverse forme dandogli tuttavia un nuovo orientamento. Non più soltanto una amorosa contemplazione e un’adorazione di quel “Cuore che ha tanto amato”, ma anche una riparazione per le offese e ingratitudini ricevute, tramite il perfezionamento delle nostre esistenze. Nel 1856 con papa Pio IX la festa del Sacro Cuore divenne universale per tutta la Chiesa Cattolica. Sull’onda della devozione, che ormai coinvolgeva tutto il mondo cattolico, sorsero dappertutto cappelle, oratori, chiese, basiliche e santuari dedicati al Sacro Cuore di Gesù; ricordiamo uno fra tutti il Santuario “Sacro Cuore” a Montmartre a Parigi, iniziato nel 1876 e terminato di costruire dopo 40 anni, per il quale tutte le categorie sociali e militari della Francia segue a pag. 3

Solennità del Corpus Domini CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE Giovedì 23 giugno - ore 18.30 Celebrazione Eucaristica “degli Infioratori” presieduta dal Vescovo di Foligno, Mons. Gualtiero Sigismondi CHIESA DI SANTA MARIA MADDALENA Sabato 25 giugno dalle 23.30 Adorazione Eucaristica notturna CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE Domenica 26 giugno - ore 10.30 Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo di Foligno, Mons. Gualtiero Sigismondi. A seguire Processione con il SS. Sacramento

Info: 075 57 36 645

Sommario - pag. - pag. - pag. - pag. - pag. - pag. - pag.

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Capitan Loreto nel Tricolore Comitato di Capitan Loreto L’Unità della Repubblica oggi A. Bucci Dalla Scrivania G. Sozi L’Aquila in moto C. Cruciati Beato Andrea Caccioli G. Chiucchi Polvere di stelle F. Fratini La natura nostra alleata A. Mengarelli


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n. 6 GIUGNO 2011

XXII Trofeo Infiorate 2011 Omaggio all’Unità d’Italia

Giorni lieti segnalati dai lettori a cura di Giuseppe Del Dottore (tel. 0742.301992)

Battesimo

Lorenzo Felicetti

Il circolo Cine Foto Amatori “Hispellum”, in occasione della Festa del Corpus Domini, indice il XXII Concorso Nazionale di Arte Fotografica “Infiorate 2011”, che si terrà a Spello il 25 e 26 giugno. Il concorso, patrocinato dal Comune di Spello, è inserito nel programma delle iniziative organizzate dal Comune e dall’Associazione “Le Infiorate di Spello”. Due sono i temi del concorso: uno fisso “Le Infiorate di Spello (stampe colore) ed uno libero (stampe colore e bianco/nero). Le opere devono essere inviate al Circolo

Cinefoto Amatori “Hispellum”, via Poeta n. 2, entro il termine massimo del 27 luglio 2011. La premiazione avverrà nel Palazzo Comunale, dove saranno esposte tutte le opere premiate. Ulteriori informazioni ed aggiornamenti: • www.infioratedispello.it • cinefotohispellum@libero.it 347 5813929 • informagiovanispello@libero.it 0742 302287

Capitan Loreto nel tricolore Il bellissimo Lorenzo ha ricevuto il Sacramento del Battesimo nella Chiesa di S. Maria Maggiore per la gioia dei genitori Giacomo ed Alessia e dei nonni Claudio, Maria Laura, Bruno e Assunta. A Lorenzo l’augurio di crescere in salute e cristianamente sull’esempio dei genitori, assidui cristiani.

Battesimo

Maria Elena Sensi

I bambini intorno al tavolo con il dolce a forma d’Italia

Nella chiesa di Santa Maria Maggiore il 23 aprile, nella Solennità della Veglia Pasquale, la piccola Maria Elena ha ricevuto il Sacramento del Battesimo. Grande gioia e commozione per la mamma Barbara e il papà Fabio. Maria Elena, il Signore ti faccia crescere in salute e con Spirito Cristiano, protegga te e la tua famiglia.

Matrimonio

Luca Palmieri Palmili Carol Buyolo Garcia

Anche la frazione spellana di Capitan Loreto ha voluto festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia con una briosa e simpatica manifestazione svoltasi nel suo Centro Ricreativo, alla quale hanno partecipato oltre trecento persone tra cui tantissimi bambini che, con il fazzolettone tricolore al collo, si sono molto divertiti tra esibizioni nel pattinaggio ed altre attività ludiche. La Nuova Filarmonica Properzio, alla presenza della giunta comunale guidata dal sindaco Sandro Vitali, ha deliziato il palato musicale degli spettatori con un’esibizione di alta scuola. Il taglio del dolce, a forma di stivale, ha fatto scendere il sipario su questa accattivante iniziativa che, senza ombra di dubbio, ha avuto un alto valore culturale e sociale tra le nuove generazioni, avendo marcatamente sensibilizzato il valore dell’attaccamento al

tricolore e a tutti i martiri che nel passato donarono la vita per raggiungere l’unità del nostro paese. Il Presidente del Comitato di Capitan Loreto, Gabriele Peppoloni, coglie l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita della manifestazione, tra cui Anna Marchesini, Ersilia Castellini ed Emilia Catanossi che hanno realizzato, con tanto amore e dedizione, il dolce raffigurante l’Italia con tutte le sue regioni. “A tutti coloro che amano divertirsi e vogliono gustare le nostre specialità gastronomiche – spiega Gabriele - do appuntamento alla nostra manifestazione più significativa dell’anno, vale a dire la XXIII^ Rassegna del Grechetto, che si svolgerà dal 7 al 17 luglio prossimo. Il Comitato di Capitan Loreto

Consigli e Segreti

di Nonna Lalletta

Lo sapevate che le foglie di alloro sono un ottimo antitarme? Cospargete cassetti e armadi con queste foglie, sicuramente il loro odore sarà migliore della naftalina. Luca e Carol hanno consacrato il loro amore nella chiesa di S. Maria Maggiore. Lietissimi i genitori Enrico, Adele e tutti i parenti. A Luca e Carol il Signore conceda tutte le grazie necessarie alla loro unione.

AVVISO AI LETTORI Si comunica che per la pubblicazione di foto ed articoli inerenti questa rubrica è necessario essere abbonati al nostro giornale. La Direzione

Cosa fare per togliere gli odori del cibo presenti nel vostro frigorifero? Alcune bucce di limone in un piattino sul ripiano del frigorifero sono sufficienti per assorbire gli odori del cibo. Inoltre le bucce emanano un gradevole profumo fresco e di pulito.

l’Arte di Vivere Il desiderio di Dio Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo e soltanto in Dio l’uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa: “la ragione più alta della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio: non esiste, infatti, se non perché creato per amore da Dio, da lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo la verità se non lo riconosce liberamente e se non si affida al suo Creatore.” Nel corso della loro storia e fino ai giorni nostri gli uomini in molteplici modi hanno espresso la loro ricerca di Dio attraverso le loro credenze ed i loro comportamenti religiosi (preghiere, sacrifici, culti, meditazioni, ecc.). Malgrado le ambiguità, che possono presentare, tali forme d’espressione sono così universali che l’uomo può essere definito un essere religioso. (brano tratto dal Catechismo della Chiesa Cattolica, 1992)

Mi piace dedicare questa rubrica a Giovanni Paolo II, beatificato il 1° maggio. “Karol il Grande” così come viene considerato è autore del Catechismo della Chiesa Cattolica pubblicato il 10 ottobre 1992. Dal suo catechismo ho attinto la riflessione fondamentale per ogni cristiano: il desiderio di Dio è inscritto nel cuore di ogni uomo. L’uomo è chiamato alla comunione con Dio. L’uomo è definito un essere religioso. Giuseppe Del Dottore

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n. 6 GIUGNO 2011

Gli Stuzzichini di Giuliano Sozi

Umbria isola felice?!... Il rapporto “Osservasalute” rivela cose sconvolgenti. In Umbria il consumo degli psicofarmaci è fra i più alti d’Italia. L’Umbria è al primo posto (a pari merito con altre tre regioni) per l’obesità (11,4 persone ogni 100 abitanti), per eccessi a tavola e per la scarsissima attività fisica. È al terzo posto per frequenza di incidenti domestici. L’obesità, in particolare per l’età infantile, presenta vari pericoli (difficoltà respiratorie, problemi articolari, disturbi della digestione e psicologici, ipertensione, malattie coronariche, diabete e ipercolesterolemia). (“Messaggero”, 27.4.2011) Umbria cuore

Pagina 3 verde e isola felice? Lo slogan è una barzelletta.

Vento e sole?... Sprecati! In Italia un megawattora di energia eolica (prodotta cioè dal vento) costa quasi il doppio che in Germania (113 euro contro 65). Anche per il fotovoltaico (cioè per la forza elettromotrice generata dalle radiazioni luminose ossia dal sole) abbiamo problemi: un progetto ci costa in media 285 euro, contro la media europea di 270 euro. Perché questi prezzi così alti? Almeno per l’eolico è presto detto: abbiamo minori incentivi, tecnologie dai prezzi più alti, prestiti bancari troppo cari, tempi di autorizzazione incerti, Comuni che impongono opere compensative assai onerose. (“Messaggero”, 17.4.2011) Insomma è una congiura contro il vento e contro il sole: tutta a favore di che cosa? Del nucleare? O delle tasche dei furbi?...

“Mario Lodi maestro” È il titolo di un libro dedicato da Carla Ida Salviati al celebre autore dell’importante esperienza scolastica di Vho. Nessuno come Mario Lodi ha saputo dar voce ai suoi scolari. “Loro sono qui, a stupirci con l’incantata alterità del loro discorso”. (“Tuttolibri” della “Stampa”, 26.3.2011) A questo proposito, chi scrive queste righe ricorda una sua felice corrispondenza con il famoso maestro. Era il 1991. Aveva da poco pubblicato il suo volume “Leggere in noi.

L’Unità della Repubblica oggi La Costituzione Italiana, dopo il fascismo, traccia un percorso fondamentale nell’unità della nazione nel segno della libertà. Interessante relazione del prof. Gatti, al XXXI° Convegno Bachelet di Roma “La Costituzione e l’ethos della comunità nazionale” è stato il tema della relazione introduttiva con cui Roberto Gatti, dell’Università di Perugia, ha aperto i lavori del XXXI° Convegno Bachelet svoltosi a Roma nei giorni 11 e 12 febbraio scorso e dedicato al tema “L’unità della Repubblica oggi”. Il prof. Gatti ha esordito affrontando in primo luogo il rapporto tra il processo unitario e la Costituzione del 1948 ed ha subito sottolineato come la Costituzione realizzi “un passo cruciale del processo unitario della nazione italiana nella misura in cui, dopo la fase dell’autoritarismo fascista, riprende il cammino dell’unità nel segno della libertà”. E questo – ha proseguito Gatti – lo fa portando a compimento la transizione dalla fase del costituzionalismo liberale tipico delle costituzioni dell’800 (in Italia rappresentato dallo Statuto albertino del 4 marzo 1848) alla fase del costituzionalismo sostanzialmente aperta da Weimer con il progetto di istituire una cittadinanza liberale, democratica, sociale, secondo la ben nota impostazione della Carta tedesca adottata il 6 febbraio 1919. Il prof. Gatti ha proseguito analizzando come il nostro progetto costituzionale sia ancora inattuato, senza comunque sottovalutare quello che di attuato c’è. Il punto è che quanto pesa come non realizzato è il disegno complessivo della Carta, “quella Costituzione che si fa storia e prassi vissuta, di cui a tutt’oggi manchiamo”. Ed ha portato ad esempio lo stato sociale di diritto come una delle strutture portanti della nostra convivenza che non esiste ancora. Lo si è infatti attuato in parte, in parte poi lo si è drasti-

camente rimesso in discussione e sostanzialmente smantellato. Non ha mancato quindi di evidenziare “l’attacco di parte consistente delle forze politiche” a quel progetto di società, a quel modo della convivenza, a quella forma della vita collettiva che la Costituzione disegna. Nell’ultima parte della sua relazione il prof. Gatti, prendendo in esame il dettato di alcuni articoli della Costituzione, ha espresso la necessità di “ripartire dalle virtù civiche” evocate proprio da tali articoli. Ha ricordato innanzitutto l’art.2, in cui si fa menzione dei “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Ed ha proseguito riferendosi anche all’art. 4 in cui si enuncia il principio secondo cui ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità, un’attività o una funzione “che concorra al progresso materiale o spirituale della società” e quindi all’art. 54 che richiama tutti i cittadini al “dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi” e conclude affermando che “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. È legittimo quindi, secondo Gatti, parlare di virtù civiche come la risultante del “nesso tra diritti e doveri inerenti all’appartenenza alla nostra repubblica”. Queste virtù ben definiscono lo spazio di un’etica minima, l’etica della cittadinanza democratica, che consente di leggere anche in chiave morale il dettato costituzionale, svincolandolo da un’interpretazione solo giuridica e/o politica. Alvaro Bucci

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Tre anni di scuola a Spello”. Lo volle inviare a Mario Lodi. La risposta fu un entusiastico articolo sulla rivista “Riforma della scuola”. Disse tra l’altro Lodi: “La narrazione è soprattutto quella dei ragazzi, che risulta da un montaggio meticoloso e sapiente, direi cinematografico, che attraverso gli episodi e le riflessioni dei ragazzi ci fa entrare nel mondo pressoché sconosciuto (anche ai genitori) degli adolescenti. [...] Tutto ciò collocato in un progetto di riesame delle basi stesse su cui poggia la nostra società, per edificare ‘una convivenza umana non basata più soltanto sul parametro del profitto, del successo, della comodità e dell’indiscriminato sfruttamento economico di ogni patrimonio (fisico, culturale, morale), ma su quello della giustizia, della tolleranza, della libertà, della vera democrazia, fatta di rispetto della dignità umana, della minoranza, della diversità...’.”

Chi è il più ricco del reame?... Il messicano Carlos Slim è l’uomo più ricco del pianeta. Secondo è Bill Gates, terzo Warren Buffet. E in Italia? Al primo posto c’è la famiglia Ferrero, al secondo Leonardo Del Vecchio, al terzo Silvio Berlusconi (che però a livello mondiale scende al centodiciottesimo posto, dal settantaquattresimo che aveva l’anno precedente). Curiosità: l’Asia, la “Fabbrica dei paperoni”, ha 332 miliardari contro i 300 dell’Europa. (“Messaggero”, 10.3.2011)

San Giovanni in festa Il piccolo borgo si veste a festa in occasione delle celebrazioni del Santo Patrono Il “paradiso di pietra rosa” si sta preparando ad accogliere alla Festa tutti coloro che desiderano trascorrere dei momenti di allegria in un ambiente ricco di tradizione e amicizia. SABATO 2 E DOMENICA 3 LUGLIO si svolgerà la 30° Festa di San Giovanni SABATO 2 LUGLIO Ore 18 Apertura della festa Ore 21 Subasio in …………. canti 2° Rassegna di suoni e canti popolari DOMENICA 3 LUGLIO Ore 9 Partenza da San Giovanni per escursione lungo le pendici del Monte Subasio. Al ritorno pranzo presso l’area verde Ore 17 S. Messa e processione del Santo Patrono, San Giovanni Battista Ore 18 Musica tra i vicoli Per l’occasione il Paese si vestirà a festa con mostre espositive di quadri e fotografie e sarà rallegrato da giochi popolari e animazione per bambini “Sogni e giochi nel bosco”. L’Associazione invita tutti gli “Amici di San Giovanni” a partecipare. Moreno Landrini

segue da pag. 1

Attingerete alle sorgenta della salvezza contribuirono. Numerosi i quadri e le stampe raffiguranti il Sacro Cuore fiammeggiante, quasi sempre posto sul petto di Gesù che lo indica agli uomini; si organizzò la pia pratica del 1° venerdì del mese; si composero le meravigliose “Litanie del Sacro Cuore”; si dedicò il mese di giugno al suo culto. Affinché il culto del Cuore di Gesù non restasse nella vita mistica delle anime da dove era nato ma potesse raggiungere la vita sociale dei popoli, iniziò, su esortazione di papa Pio IX del 1876, un movimento di “Atti di consacrazione al Cuore di Gesù”, a partire dalla famiglia a quella di intere Nazioni ad opera di Conferenze Episcopali, ma anche di illuminati e devoti governanti; basti ricordare il presidente dell’Ecuador, Gabriel Garcia Moreno (1821-1875). Per tutto l’Ottocento e primi decenni del Novecento, grande fervore ruotava intorno al culto del Sacro Cuore tanto che sorsero numerose congregazioni religiose, sia maschili che femminili, tra le principali vi sono: “Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore” fondata nel 1874 dal beato Leone Dehon (Dehoniani); “Figli del Sacro Cuore di Gesù” o Missioni africane di Verona, congregazione fondata nel 1867 da san Daniele Comboni (Comboniani); “Dame del Sacro Cuore” fondate nel 1800 da santa Maddalena Sofia Barat; “Ancelle del Sacro Cuore di Gesù” fondate nel 1865 dalla beata Caterina Volpicelli; inoltre diversi istituti femminili portano la stessa denominazione. Ad oggi la festa del Sacro Cuore di Gesù viene celebrata, come ho già ricordato, il venerdì dopo la solennità del Corpus Domini; il sabato che segue è dedicato al Cuore Immacolato di Maria, quale segno di comune devozione ai Sacri Cuori di Gesù e Maria, inscindibili per il grande amore donato all’umanità. In un papiro egiziano, di circa 4000 anni fa, troviamo l’espressione della comune nostalgia d’amore: “Cerco un cuore su cui appoggiare la mia testa e non lo trovo, non ci sono più amici!”. L’anonimo poeta egiziano era dolente per ciò, ma noi abbiamo la grazia di avere questo cuore e questo amico; così come san Giovanni Evangelista anche noi possiamo poggiare il capo sul petto di Gesù e quindi sul suo Cuore! Riprendiamo, fratelli e sorelle cari, la devozione al Sacro Cuore, semmai l’avessimo tralasciata! Abbiamo bisogno più che mai di sperimentare l’Amore per conoscere l’Amore e così viverlo. Lasciamoci “catturare” dallo sguardo di Cristo che ci attira al Suo Sacratissimo Cuore per farci sperimentare, ancora una volta, quel suo infinito Amore, che ha avvolto, coinvolto e stravolto l’esistenza dei Santi, i quali, con la loro esperienza di vita hanno cantato e tutt’ora cantano, le meraviglie di questo immenso Amore. Don Diego Casini, Priore-Parroco


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n. 6 GIUGNO 2011

Sui sentieri delle parole FORCA Questa parola (dal latino “furca”) si presenta in una imbarazzante coppia di significati: è un attrezzo agricolo a due, tre o quattro punte, ma è anche uno strumento di tortura e di morte. La vediamo da una parte carica di un bel mannello di fieno (e perciò apportatrice di carne bovina, di latte, di formaggio...) e dall’altra carica invece di un impiccato. Per fortuna abbiamo molte forme alterate: il “forcone” (sinonimo dell’originale), la “forcella” (fermacapelli femminile, ma anche parte della bicicletta che regge la ruota), la “forchetta” (che ci permette di gustare saporiti cibi, per cui il buongustaio viene detto anche “una buona forchetta”, ma d’altro canto il sussiegoso signore “parla in punta di forchetta”...), la “forcina” (anch’essa fermacapelli). C’è anche il “forcaiolo” (il feroce reazionario), l’ ”avanzo di forca” (il delinquente, il pregiudicato), l’ “arnese da forca” (come sopra). La “forca” è anche uno stretto valico di montagna tra due cime aguzze. Si dice “forca” anche un ragazzo discolo... o meglio si diceva, perché oggi si dice “bullo” (e, se non è tale, vuol dire che è “babbeo”...).

Il pensiero nel cassetto BEH, TIRIAMOLO FUORI Sì, questo pensiero non deve restare dentro il cassetto: deve esser proclamato a voce alta, perché tutti lo sentano (anche se non so se ci riuscirò). -- Partiamo dall’articolo del “Messaggero” drammaticamente intitolato “Il Comune durissimo contro chi abbandona i rifiuti in strada” (11 maggio 2011): “Multati i cittadini che hanno abbandonato i rifiuti fuori i cassonetti che si trovano lungo via Mausoleo”. Il mio cuore dà un balzo di gioia: finalmente! dico. Bene, è qualcosa. Ma poi, dato il mio carattere pignolo e piuttosto maligno, penso anche ad altre cose contro cui occorrerebbe essere “durissimi”. E quelle che mi vengono in mente sono un bel mucchietto. Mi conviene stilare un piccolo elenco, vediamo. 1) Non c’è solo via Mausoleo, o via Tommaso Corbo “ornata” di multicolori rifiuti ai bordi. Direi che è impossibile fare una scelta, perché tutte le vie della nostra periferia offrono questo “pittoresco” spettacolo. 2) Altro argomento. C’è una stradetta simpati-

ca che unisce via Centrale Umbra (nei pressi del “Superconti”) a via Vitale Rosi. Tale stradetta è contrassegnata da una evidentissima segnalazione verticale di divieto di transito. Ci si aspetterebbe che solo i residenti di questa via (precisamente via Bocci) abbiano il diritto di percorrerla, con la dovuta prudenza. Invece siamo in errore. Chiunque voglia andare da quelle parti (o uscirne), naturalmente non residente, lo fa con somma noncuranza, strafottenza e anche indispettita insofferenza se un misero pedone tarda a scansarsi (infatti questi signori e queste signore vanno veloci con i loro macchinoni). 3) Una noterella sui “marciapiedi” di piazza della Pace: meritano le virgolette perché non sono marciapiedi, ma corsie appena emergenti (3 centimetri) dal piano stradale, fatte apposta perché chiunque possa parcheggiarvi costringendo il solito rompiscatole pedone a passare in mezzo alla strada, dove gli automobilisti sfrecciano perché la considerano una scorciatoia per accedere a via Pinturicchio. 4) Naturalmente i clienti dei due bancomat ai lati di via Pinturicchio se ne guardano bene dal parcheggiare le loro auto entro gli appositi spazi, e le lasciano bellamente in mezzo alla strada o sul “marciapiede” famoso. 5) Ma ci sono altri marciapiedi (questi senza virgolette, con bei mattoncini rossi) che dànno piacevoli spettacoli. Sono sempre in periferia, e mettono in mostra auto, moto e motorini di tutti i tipi e di tutte le marche: insomma sono diventati parcheggi a pieno titolo. E chi si azzarda a fare qualche osservazione? Ché, vogliamo guadagnarci anche qualche bell’insulto, per soprammercato? 6) A piazza Kennedy c’è un altro “parcheggio” fitto fitto, che allieta turisti disorientati e ragazzi in vena di commenti sportivi. 8) E infine, arrivata ormai l’estate, c’è il solito “spettacolo musicale” dei motorini che ovunque, a qualunque ora, ronzano, urlano, spernacchiano a milioni di decibel. --Il piccolo elenco finisce qui (almeno per ora). Non mi rimane che salutare con una domanda: ci potrà mai essere un qualcuno o un qualcosa (persona, ente, potenza ultraterrena) disposto e capace almeno di frenare se non di eliminare la indecente, avvilente gazzarra del menefreghismo universale?

Omaggio al pittore Norberto Il giorno 14 aprile, presso la sala conferenze della Biblioteca Jacobilli, promossa dall’Associazione Convegni Culturali M. Cristina di Savoia, si è tenuta una conferenza sull’arte naif ed i suoi principali interpreti: Rousseau e Ligabue. Relatrice la prof.ssa Mary Zavagnini, docente di storia dell’arte, particolarmente nota ed apprezzata. La prof.ssa Zavagnini, durante l’esposizione del tema, ha ribadito come da sempre la pittura testimoni l’urgenza creativa dell’umanità. “Se i canoni di bellezza e i linguaggi cambiano nel corso del tempo – ha detto – la pittura rimane uno dei mezzi di espressione principali e universali. Tutto ciò è importante perché testimonia fedelmente la vicenda umana che si riflette strettamente sul terri-

torio dal quale trae alimento ispiratore. Così è accaduto all’anima e alla sensibilità del pittore Norberto Proietti. A lui si vuole rendere omaggio, al suo genio e alla sua arte da tutti apprezzata e riconosciuta anche fuori dei confini della nostra regione, della nostra nazione e oltre l’Europa. Norberto cattura le bellezze naturali e quelle create dall’uomo in uno stile limpido, gioioso, pieno di armonia cromatica, mettendo in risalto i rosa vivaci, i gialli tenui su uno sfondo di cobalto. La sua arte quieta e raffinata oggi ha una valenza storica particolare, perché documenta l’essenza della nostra regione, il suo fascino inviolato, la sua serenità e sensibilità aleggianti sulla ondulazione delle dolci colline degradanti di argentei uliveti.

L’angolo del pensionato

(a cura di Alvaro Bucci per FNP/CISL)

“Transizione università, lavoro e occupazione giovanile” è il titolo del libro presentato il 31 marzo scorso presso l’Università degli Studi di Perugia, nel corso di un incontro organizzato dalla CISL dell’Umbria e dalla Facoltà di Economia e Scienze Politiche. Si tratta di un interessante volume, curato da Pierluigi Grasselli e Marcello Signorelli, dell’ateneo perugino, avente per oggetto un’analisi dei molteplici aspetti riguardanti il processo di transizione dei neolaureati verso l’inserimento nel mercato del lavoro. Con un’attenzione particolare alla condizione dei neolaureati dell’Università di Perugia. “Come risulta dagli studi inclusi nel volume - spiega il prof. Grasselli - le dinamiche e le caratteristiche dei processi di transizione università-lavoro sono sottoposte all’influsso di una molteplicità di determinanti, appartenenti per lo più al complesso istruzione-formazionemondo delle imprese-mondo del lavoro, a loro volta espressioni di più generali tendenze di natura economica e sociale”. Ed evidenzia, tra l’altro, che nel periodo 2004-2009, una quota pari al 33% dei laureati ha avuto almeno un periodo di occupazione nella provincia di Perugia. Quanto ai tempi della transizione, si può andare da un anno e tre mesi, nei casi migliori, a cinque anni e sei mesi, in quelli peggiori. E quanto all’esito contrattuale, per i laureati triennali esso è rappresentato per circa tre quarti da forme atipiche e flessibili. Per gli specialistici, tali forme riguardano i quattro quinti degli occupati. E solo il 20% dei contratti a tempo determinato ha una durata superiore a 180 giorni. Si tratta di tematiche che non potevano non avere il massimo interesse per la CISL dell’Umbria che ha chiamato un segretario nazionale della Confederazione, Giorgio Santini, a svolgere una delle due relazioni principali del Convegno. Offrendo un’ampia riflessione sull’occupazione giovanile a margine della presentazione del Rapporto Almalaurea, il segretario nazionale della CISL ha subito evidenziato come il quadro di riferimento occupazionale veda, nel nostro paese, una disoccupazione giovanile che ha raggiunto livelli vicini al 30% con la presenza di aree di rischio per molti giovani che non riescono nemmeno ad assolvere l’obbligo formativo e rimangono in un limbo di inattività senza studiare, né lavorare. “E’ pertanto fondamentale – ha pre-

cisato ancora Santini - non sottovalutare e affrontare, senza eccessi ideologici, ma con l’urgenza di raggiungere risultati concreti, la questione giovanile nel nostro paese” misurandoci innanzitutto con la criticità storica della lunghezza di transizione tra percorsi di istruzione e formazione e lavoro. Dopo aver confutato il luogo comune che l’Italia sforni troppi laureati, ha rammentato che il vero problema, evidenziato dall’indagine Almalaurea anche quest’anno, è che, nonostante i giovani con una preparazione universitaria siano una quota piuttosto modesta, essi risultano ancora poco appetibili per il nostro mercato del lavoro. Entrando nel dettaglio dell’indagine, Santini ha tra l’altro evidenziato che aumenta ulteriormente la disoccupazione fra i laureati triennali (anche se in misura inferiore rispetto all’anno passato), dal 15 al 16%, e che cresce anche fra i laureati specialistici biennali, dal 16 al 18% (la precedente rilevazione aveva evidenziato una crescita di oltre 5 punti percentuali). Ma cresce anche fra gli specialistici a ciclo unico: dal 14 al 16,5% (rispetto all’aumento di 5 punti percentuali registrato dall’indagine precedente). Ma i dati che ci preoccupano di più come Cisl – ha concluso - sono quelli che registrano che, ad un anno dall’acquisizione del titolo, diminuisce il lavoro stabile in misura superiore alla contrazione registrata l’anno precedente per i laureati di ogni livello. Contemporaneamente si dilata anche la consistenza del lavoro atipico. La stabilità riguarda così il 46% dei laureati occupati di primo livello e il 35% dei laureati magistrali (con una riduzione, in entrambi i casi, di 3 punti percentuali rispetto all’indagine 2009). Non è mancato, alla fine del convegno, l’affondo del segretario generale della CISL dell’Umbria, Ulderico Sbarra, che, rilevato come l’ateneo di Perugia non abbia finora portato innovazioni ed idee e che ora debba guardare oltre l’attuale sistema produttivo in declino, considerato che i problemi del lavoro, e con essi della transizione, sono legati ormai al modello di sviluppo regionale, ha concluso osservando che “occorre qualcosa di nuovo che consenta di creare ricchezza all’interno dell’Umbria perché risorse da fuori non ne arriveranno più. E l’unico modo per reperirle è ridurre sprechi e privilegi e contrastare l’evasione”.

Esiste sensazione più rasserenante di quella suscitata dalla visione del cielo terso, del prato odoroso di erba tenera, delle foglie di cui, ascoltando attentamente, pare sentire il fruscio? Tutto questo evoca ricordi dolci di giorni forse lontani, ma fermi intensamente nella memoria e comunque sempre nutrimento profondo all’interiorità. Norberto è capace di catturare la forte espressività della luce attraverso il più semplice degli strumenti: il suo pennello raffinato. Sia nella forma che nel contenuto dei suoi dipinti numerose e sottili sono le sue tensioni: all’immobilità della terra si oppone il movimento dei suoi fraticelli; la preghiera di alcuni e l’operosità di altri; l’intima vita mentale che tutto dirige e la vita “divertente” all’aria

aperta. Il sole sembra sempre sconfiggere la nebbia mattutina con il colore intenso che dà lucentezza a tutto ciò che lo circonda. Il suo è sognante lirismo poetico che sembra trarre linfa dall’amore per il mondo naturale e dalla bellezza, creando perciò un’atmosfera di pace rasserenante, lontana dalla vita tumultuosa di oggi. Norberto ci lascia un messaggio di luce e di pace che conserveremo gelosamente nei nostri cuori e che ci aiuterà a fugare le ombre che molto spesso ci appaiono” (Mary Zavagnini). Questo in effetti è il miracolo che solo l’opera d’arte è capace di generare.

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n. 6 GIUGNO 2011

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L’aquila in moto

Spello - Camposampiero

Accattivante iniziativa promossa a favore della città de L’Aquila

Ulteriore rinsaldo del patto d’Amicizia

a questa città distrutta a seguito del terremoto. Emerge dal loro intervento la volontà di combattere per far tornare a splendere una città quasi morta; suscita desolazione e tristezza vedere che oggi i ragazzi non si ritrovano più in piazza, ma nei centri commerciali. Si deve diffidare da quanto viene detto da tv e giornali perché la situazione Ennio Angelucci consegna omaggi all’amministrazione comunale ancora è molto grave e de L’Aquila poco è stato fatto dal Governo. Sono intervenuti Si è svolta il 15 maggio la manifestazione anche l’Assessore di Umbertide Federico “L’Aquila in moto manet” con il patrocinio delCiarabelli, Osvaldo Pedana e Gabriele Lisetti la Provincia de L’Aquila, il Comune de L’Aquidel Moto-Club che hanno voluto esprimere la la e il Comune di Umbertide, l’Associazione loro gioia nel ritrovarsi lì e la volontà di conMotociclisti Non Agitati, il Moto-Club di Umtinuare a sostenere la popolazione, magari bertide, il Moto-Club dei VVFF di Perugia, il continuando ad organizzare eventi simili. Al Motor-Day di Assisi, il Gruppo Comunale di termine sono stati scambiati vari doni tra UmVolontariato di Protezione Civile di Umbertide bertide e L’Aquila. Per ultimo è intervenuto il e infine l’associazione L’impronta de L’Aquicoordinatore del Gruppo Comunale di Spella. La partecipazione all’evento è stata davlo, Ennio Angelucci che, dopo aver portato vero calorosa: si sono uniti, infatti, molti altri i saluti della città per conto del Sindaco, ha motociclisti e gruppi di volontariato; Spello, lasciato alcuni omaggi per l’amministrazione per esempio, ha aderito immediatamencomunale: un dvd con le foto risalenti ad un te all’iniziativa con 5 volontari di Protezione incontro a L’Aquila, una guida turistica e un Civile (Angelucci, Buccioli, Cruciati, Marani baiocco della città. Nel pomeriggio il gruppo e Ciaramellari). Nelle prime ore della mattidi Spello, dopo aver pranzato insieme ai monata si sono ritrovati volontari e motociclisti tociclisti spellani, è voluto tornare nei luoghi per partire insieme verso L’Aquila, dove ad del disastro, constatando che la situazione accoglierli c’era il Vice Sindaco Giampaolo è rimasta completamente invariata da due Arduini, la scrittrice aquilana Patrizia Tocci e anni. Numerosi eventi hanno visto attivi i voil deputato Giovanni Lolli. Dopo l’inno di Malontari di Protezione Civile, tra questi l’inaugumeli eseguito dall’Orchestra del posto, le tre razione della Caserma dei Carabinieri di Coautorità civili hanno sottolineato l’importanza rinaldo intitolata al Maresciallo Capo Andrea dell’evento: già dal nome “L’Aquila in moto” Angelucci. si percepisce il significato di questa manifeClaudia Cruciati stazione, che si propone di voler ridare vita

60 squadre in campo per tutto il mese di maggio Il torneo è iniziato con una Santa Messa celebrata da Don Diego

Grande successo di pubblico ha riscosso il torneo calcistico svoltosi allo stadio comunale di Spello, con grande soddisfazione per i ragazzi e naturalmente per la società ASD Spello. 60 squadre, provenienti da tutto il territorio umbro, hanno aderito all’invito dell’ASD Spello. Quest’anno si è ritornati alla tradizione; prima di iniziare la sfida calcistica, sul campo si è celebrata la Santa

Messa, ufficiata dal parroco Don Diego in memoria dei nostri concittadini cui sono intitolati i tornei “Antonio Felicioni” per la categoria Juniores, il “Memorial Angelo Ciancaleoni” per la categoria allievi, il “Memorial Marco Antonelli” per la categoria giovanissimi ed il “I Torneo Infiorata” per le categorie esordienti, pulcini e piccoli amici. Un ringraziamento particolare va a tutti coloro che si sono impegnati per la riuscita della manifestazione e soprattutto a tre instancabili cuochi, Francesco Cappelletti, Massimo Ragnotti e Rolando Bellani che, con le loro specialità culinarie, hanno deliziato il grande pubblico e grazie anche alle aiutanti Doriana e Yara. ASD Spello

A destra l’assessore Landrini in rappresentanza della delegazione spellana Sono sempre più frequenti le occasioni di incontro tra Spello e Camposampiero, Comuni che dal 2007 sono legati da un Patto d’Amicizia. È un’amicizia che è nata 30 anni fa nell’Eremo di San Girolamo quando molti di noi sceglievano di trascorrere alcuni giorni nella Comunità dei Piccoli Fratelli. L’amicizia tra la nostra parrocchia, S.S. Pietro e Paolo, e Fratel Carlo è diventata sempre più forte e significativa tanto da favorire l’ acquisto dell’ Eremo della Pace e l’Eremo della Speranza in quel” paradiso di pietra rosa “che è San Giovanni. Ci sentiamo noi “padovani” in parte radicati tra le “colline della speranza” essendo anche sempre più frequenti i momenti di piacevole aggregazione con gli “spellani”. E proprio in questo clima di scambi domenica 8 maggio, in occasione della “39 Festa della Fragola”, che si svolge ogni anno a Camposampiero, una delegazione spellana è stata presente con la vendita di olio e tartufo. È bello ed importante ritrovarsi per “festeggiare” i prodotti della terra- così ha esordito

l’Assessore Moreno Landrini, presente alla manifestazione come rappresentante del comune di Spello - e riconoscere l’importanza fondamentale delle attività agricole spesso oggi in difficoltà. L’Assessore Landrini ha inoltre ricordato la visita effettuata a Spello dal sindaco di Camposampiero Domenico Zanon lo scorso 29 aprile, quando alla presenza dei Sindaci rappresentanti dei Comuni uniti a Spello da un Gemellaggio o da un Patto d’Amicizia, si sono festeggiati i 150 anni dell’Unità d’Italia. La manifestazione si è conclusa, oltre che con gli scambievoli saluti, anche con la premiazione dei migliori espositori locali di prodotti di orto-frutta. Tutto si è svolto nella piazza di Camposampiero, trasformata per l’occasione in un grande giardino fiorito, in cui è risuonato un caloroso applauso con “Evviva Spello…….Evviva Camposampiero……………ma in particolare Evviva l’Italia”.

Salute e Benessere

a rischio la riduzione di alcune attività quotidiane, come spostarsi in casa, vestirsi, mangiare, andare regolarmente in bagno, lavarsi, può significare un peggioramento dello stato di salute. È quindi preferibile rivolgersi al medico curante per un eventuale controllo delle condizioni cliniche. È consigliabile mantenere fresco l’ambiente domestico e quello di lavoro aprendo le finestre al mattino presto o la sera tardi. Se si usano condizionatori la temperatura ideale per il benessere fisiologico è di 24-26°C, facendo attenzione a sottoporre a regolare manutenzione i filtri dell’impianto. Bere molti liquidi, non bere alcolici e bevande troppo fredde, bevande gassate o zuccherate e bevande che contengono caffeina. È necessario bere anche in assenza dello stimolo della sete. Evitare, al contempo, pasti pesanti e abbondanti, preferendo piccoli pasti durante la giornata, ricchi soprattutto di verdura e frutta fresca. Con le ondate di caldo occorre anche conservare correttamente i farmaci, facendo attenzione alle indicazioni riportate sulle confezioni. Durante la stagione estiva riporre in frigorifero i farmaci che prevedono una temperatura di conservazione non superiore ai 25-30°C e non lasciare farmaci in auto. Quando si viaggia, evitare di riporre i farmaci nella valigia che potrebbe restare esposta al sole, ma preferire il trasporto con bagaglio a mano.

(a cura di Mariarita Crisanti)

Estate, arriva il caldo Arriva l’estate e con essa il caldo quasi insostenibile che si fa sentire sin dalle prime ore della giornata. Non uscire di casa nelle ore più calde, bere acqua e vestirsi con abiti leggeri e comodi: questi sembrano i soliti consigli di sempre, ma quando arrivano le ondate di caldo per le persone più a rischio, come bambini molti piccoli, anziani, persone non autosufficienti o malati cronici, si possono evitare problemi di salute anche gravi. Ecco una serie di semplici raccomandazioni e precauzioni da adottare per prevenire i rischi per la salute dovuti al caldo eccessivo. Consigli validi per tutti, anche per le persone giovani e in buona salute. Evitare di uscire di casa nelle ore più calde, dalle 11 alle 18, in particolare i bambini molti piccoli, gli anziani, le persone non autosufficienti o i malati cronici ma anche i giovani e le persone in buona salute devono evitare l’attività fisica intensa all’aria aperta negli orari più caldi della giornata. Indossare un abbigliamento leggero e comodo sia in casa che all’aperto, preferibilmente di cotone o lino. Inoltre per i soggetti

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n. 6 GIUGNO 2011

In ricordo di

Marcellina Lanna

Novant’anni, mi piace sottolinearlo, proprio quando alcuni ritengono che indicare l’età sia un fatto puramente superfluo o mera gratificazione della curiosità popolare. Un’ esistenza di novant’anni racchiude in sé molti giorni. Giorni lieti, tristi, degni di essere ricordati o forse dimenticati: è la realtà per ciascuno di noi. Per Marcellina come sono stati? Descrivere la sua vita in poche righe è alquanto difficile: molti infatti sono gli eventi e le numerose prove che l’ hanno caratterizzata. Una vita apparentemente normale ma, non appena si scava oltre il livello di una banalità evidente, vengono alla luce gemme preziose gelosamente custodite nello scrigno del suo cuore. Quali sono queste gemme che Marcellina ha conservato scrupolosamente e valorizzato per tutti questi anni? E quanto valgono per i suoi cari e per tutti noi? Premesso che non si può avere qualcosa se prima non lo si è cercato, pazientemente atteso e faticosamente conquistato, i suoi tesori erano molti ma mirabilmente contenuti in uno soltanto: l’Amore per Dio! Nata in una famiglia in cui la fede cristiana animava ogni azione, edificata dall’esempio di due splendide figure sacerdotali, Mons. Bernardo Angelini, suo zio, e Mons. Angelo Lanna, suo fratello, Marcellina ha quotidianamente testimoniato con la sua vita la bellezza e la gioia di essere cristiani. Dopo la sua morte è venuto alla luce un piccolo blocchetto per gli appunti sul quale erano annotati, in maniera pressoché quotidiana, i suoi scritti spirituali. Lasciando da parte la veridicità di rivelazioni mistiche, materia questa riservata a specialisti del settore, colpisce la semplicità del suo linguaggio, la profondità di alcune osservazioni, ma più di tutto l’intima e profonda unione che lei ha con Gesù. La quotidiana frequenza alla S. Messa fino agli ultimi mesi è stata l’unica sorgente alla quale ha trovato ristoro dalle umane fatiche, che per lei non sono mai venute meno. La dedizione totale alla famiglia, il dolore per la vedovanza e la prematura scomparsa del genero Orlando, l’amore che ha riversato copiosamente sui suoi figli, sui suoi nipoti, in special modo sui due che abitavano con lei, Stefano e Gabriele. Il servizio disinteressato verso il prossimo, celato volutamente per modestia, iniziato nella sua amata Parrocchia di San Lorenzo, rivolto o verso gli ammalati o ad alleviare difficoltà di natura economica di persone a lei note: ecco i tesori preziosi che Marcellina lascia a tutti noi, tesori che dopo tutti questi anni hanno acquisito un incalcolabile valore e tale resterà in eterno! Domenica 20 marzo ti sei congedata da questo mondo. Non potrò mai dimenticare, essendo presente, le ultime ore prima della tua morte: sorridevi serena rimproverando amabilmente i tuoi cari. Nel tuo grande dolore hai trovato perfino la voglia di scherzare! Poi alcune ore più tardi la triste notizia. Sembrava che tutto volgesse al meglio, ma si sà i piani di Dio sono diversi dai nostri. Fiat voluntas tua! Ti ringraziamo mamma, nonna, sorella nostra! La Famiglia

Beato Andrea Caccioli Nel calendario dei Santi la ricorrenza si festeggia il 3 giugno

Il 30 novembre 1194, nella casa nobiliare dei Caccioli, nasceva un bambino che al fonte battesimale fu chiamato Andrea, riprendendo il nome dell’apostolo di cui si faceva memoria in quel giorno. Il bambino era frutto dell’amore di due giovani sposi, appartenenti all’antica e nobile famiglia Caccioli di Spello, che godeva di grande stima e prestigio fra il popolo. Secondo la tradizione la stanza dove nacque il piccolo Andrea corrisponde all’attuale Cappella sita in via Torri di Properzio, che viene aperta annualmente per le visite il 3 di giugno. Gli antichi biografi non riportano traccia dell’età

infantile dell’Andrea Caccioli. Dalla famiglia ricevette una educazione sana, aperta ai valori umani e cristiani, forte di buona formazione culturale. Crescendo insieme ai compagni di pari grado, frequentò lezioni di scherma e di equitazione, di caccia non sottraendosi alla suggestione dello spirito di avventura e alla ricerca di nuove emozioni. Tuttavia una vaga inquietudine cominciò ad accompagnarlo nei giorni della sua giovinezza: i giochi, le feste, le parate perdevano via via il loro fascino, il giovane rampollo di casa Caccioli diventava sempre più maliconico anzi i suoi interessi mutavano; dedicava sempre maggiore tempo ad ammirare il paesaggio, l’aurora, la serenità dei tramonti, ascoltava il canto degli uccelli, guardava tutto con occhi nuovi, diversi, nel suo cuore cresceva un forte desiderio di rimanere solo con se stesso e con Dio. Decise di recarsi diverse volte dai monaci di San Silvestro e di Vallegloria, per avere consigli ed essere illuminato su cosa fare della sua vita. I monaci lo accolsero e lo esortarono a non preoccuparsi di sapere subito quale fosse la volontà di Dio, infondendogli la certezza che, prima o dopo, Dio gliela avrebbe manifestata se fosse rimasto in ascolto della sua Parola. Incoraggiato da questi incontri, Andrea prese a seguire la via della contemplazione, della

Angolo del Cittadino Commenti, curiosità, segnalazioni e consigli sulla nostra città per questa rubrica scrivici a: lasquilla@smariamaggiore.com

Sull’area verde di Vallegloria In qualità di legale rappresentante del Condominio Garage Vallegloria, mi vedo costretto a replicare ad alcune affermazioni dell’assessore Moreno Landrini che, in un suo intervento su “La Squilla”, ha sostenuto che i giardini di Piazza Vallegloria sarebbero ancora “in carico” al Condominio. Evidentemente, nel tentativo di distogliere da sé dalla amministrazione comunale responsabilità del tutto evidenti, egli finge di non sapere, ma in realtà sa benissimo, che il possesso di quell’area è stato riconsegnato al legittimo proprietario, il Comune di Spello, con una mia comunicazione del 2 Aprile 2010. La verità, quindi, è che l’amministrazione comunale, dopo aver scaricato la patata bollente della realizzazione dell’edificio ai privati, (pur spacciandola come “opera pubblica” nel notiziario comunale…) e soprattutto dopo aver preteso dal Condominio tutta una serie di lavorazioni originariamente non incluse nel progetto che lei stessa aveva fatto redigere, ha lasciato in completo stato di abbandono un’area che invece, nella primavera dello scorso anno, si presentava pronta per la riapertura al pubblico. Occorre sottolineare, inoltre, che a dispetto della consegna di tutta la documentazione necessaria, contravvenendo ad un preciso impegno preso dal Sindaco durante l’assemblea del 2 Ottobre 2009, e nonostante una diffida del sottoscritto, il Comune non ha ancora rilasciato l’agibilità all’edificio, né ha trovato il tempo per emendare la convenzione nei termini promessi. L’unica attività posta in essere dall’ente dopo la consegna è stata il posizionamento di un corrimano, di un faretto, e di alcune fioriere (vuote) oltre all’invio dei bollettini per le imposte locali, giunti, (quelli sì…) con una puntualità sorprendente. Oggi il prato, che era già stato rifatto una seconda volta con materiali acquistati dai condomini e con la mano d’opera dei giardinieri del Comune, è nuovamente tutto da rifare , ma questo non pare aver minimamente scosso il Sindaco: dopo qualche mese di riflessione ci ha fatto sapere di pretendere che il Condominio lo ripianti un’altra volta. Scopriamo così, che la parte alta della città “particolarmente cara” all’assessore Landrini ed al Sindaco, non ha diritto ad un giardino pubblico: se qualcuno

di Vallegloria vuol vedere l’erba verde deve andarsela a piantare, o magari fare un salto a Ca’ Rapillo, che, per una sorta di richiamo rurale dei nostri amministratori, sta diventando il fulcro della vita sociale di Spello. Laggiù, in quella sorta di paese dei balocchi, i bambini possono godere persino di uno scivolo e di un’area attrezzata lontana dalle auto; laggiù si può fare la raccolta differenziata perché non mancano i raccoglitori; laggiù le strade ed i vicoli hanno addirittura i lampioni (anche se mai come a San Giovanni, che, di sera, è visibile da Saturno). A Vallegloria, invece, o forse sarebbe meglio dire in tutto il centro storico, bisogna imparare ad adattarsi: devi fare l’infiorata? Compri il cemento e chiudi le buche. Vuoi vedere la tua via o il tuo vicolo puliti? Prendi la scopa e ti metti a spazzare. Purtroppo non tutto si riesce a fare da soli e allora succede, ad esempio, che la nostra sia rimasta forse l’unica cittadina a non limitare il traffico e la sosta ai soli residenti, con evidenti ricadute in termini di smog, di rumore e di scarsità di parcheggi, impunemente occupati, specialmente di sera, da chi non ha alcun permesso. Dell’incredibile ritardo per l’avvio del PIR nel centro storico (13 anni…)non voglio neppure parlare: di fronte ad un tale naufragio c’è solo da sperare che qualcuno ricominci a sentire il senso dell’imbarazzo, ma, visti i precedenti, non ci farei troppo affidamento. Avv. Paolo Salari

riflessione e della preghiera: le risposte che Andrea andava cercando non tardarono ad arrivare, la voce di Dio si fece udire “vivere per Cristo e seguirlo nel ministero sacerdotale”. Un giorno Andrea si recò dal vescovo di Spoleto chiedendogli di accoglierlo come candidato al sacerdozio; il prelato, comprese le buone qualità di Andrea, diede subito il suo assenso, così nel 1216 fu ordinato sacerdote. La gente di Spello rimase subito colpita da questo giovane prete, colto, brillante e dai modi affabili, dalla profondità della sua vita interiore e dalla sua serenità. Passato circa un anno dalla sua ordinazione, morì il parroco di San Severino; il popolo di Spello e il clero supplicarono il vescovo di Spoleto affinché nominasse Andrea parroco della chiesa di San Severino. In poco tempo, benché giovane, le persone notarono in Andrea lo stile pastorale improntato all’accoglienza e all’ascolto; la chiesa si riempiva di fedeli, le sue omelie conquistavano il cuore della gente, cresceva sempre più lo spessore della vita spirituale e morale del popolo fedele in legame con la vita di pietà e penitenza del loro pastore. In quegli anni ad Assisi un evento straordinario sconvolse le coscienze di molti: Francesco, il Vangelo vivo fra gli uomini. Il vento dello Spirito riempì l’anima di Andrea, sentì crescere il desiderio di seguire l’insegnamento di Francesco, chiese consiglio a frate Morico. (segue nel numero di luglio)

a cura di Giuliana Chiucchi

Santuario Nostra Signora di Fatima La chiesa si trova nella zona San Vittorino, nel comune di Roma San Vittorino, pur facendo parte del comune di Roma, è sotto la giurisdizione della Diocesi di Tivoli e situato nella zona est di Roma, nei pressi di Villa Adriana. In questo luogo della campagna romana sorge il Santuario di “Nostra Signora di Fatima”. La costruzione iniziò nel 1971 per terminare il 13 maggio 1979; il Santuario, che è curato dalla comunità “Oblati di Maria Vergine” in collaborazione con le suore dell’ordine “Oblate di Maria Vergine di Fatima”, vuole offrire alla chiesa particolari servizi, ispirati al carisma del Venerabile Padre Pio Bruno Lanteri, loro fondatore. È sempre stata tradizione nella congregazione, sorta nel 1826, avere una speciale devozione al segue a pag. 8


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massime espressioni del calcio nazionale. E comunque una cosa è certa, ovunque ha giocato ha lasciato la sua impronta. Roberto segue le orme di Pompilio e Alceo che militarono nelle fila dello Spello, poi la prima esperienza fuori dalle mura di Spello alla Juventina di Perugia (era il 1955) insieme “Luna footbal dynasty” ad un altro spellano Gioacchino Cruciani. Dalla Juventina allo Spoleto (1956) che militava nel campionato di promozione. Nel 57 Roma in ritiro a Spoleto, che lo acquistò lasciandolo in prestito a Spoleto che dopo la promozione disputa la IV serie. Poi il suo trasferimento nella capitale, dove assapora le emozioni di giocare con grandi campioni come Nordal, Da Costa, Ghiggia, Corsini, Losi ecc., e con il prestigioso clan giallorosso partecipa con profitto ai tornei Di Martino, Cadetti ed al Viareggio. È convocato nella nazionale Roberto Luna (secondo da sinistra) con la maglia della Nagiovanile e contribuisce alla zionale Italiana a Dublino contro l’EIRE vittoria al torneo giovanile in Lussemburgo (in quella squaAlceo, Pompilio e Roberto Luna, tre frateldra c’era anche Mario Corso!!). Con la Rapli, vite parallele con l’unico denominatore presentativa regionale del Lazio, al Flamicomune, il calcio la loro grande passione. nio disputa amichevoli con l’Italia di Buffon, I primi calci a Spello, il loro stadio l’oratorio Petris, Brighenti e con l’Argentina. E qui si parrocchiale di San Lorenzo e l’anfiteatro registra il primo episodio negativo della sua romano. Ad un certo punto addirittura le carriera, gli allenatori Stok e Busini (che fu strade di Roberto e Alceo si sono incrociaanche il CT della nazionale italiana) che lo te. Tre personaggi, tre storie diverse, cerstimavano e lo seguivano con attenzione chiamo di raccontarle con brevità ma anche vennero esonerati e Roberto finì in prestito a con dovizia di particolari per far capire ciò Chieti in serie C. Dopo la parentesi di Chieche hanno rappresentato per la Spello calti approdò, per volontà di Alceo, a Lecce. cistica. Ma cominciamo dall’inizio, da PomIntanto studiava e conseguì il diploma. La pilio il più grande dei tre fratelli, un centrosocietà pugliese avrebbe voluto riscattare il mediano dalle grandi potenzialità che però suo cartellino, ma si fece avanti l’Ascoli e ha visto sfumare sul nascere il suo progetto per Roberto si trattava anche di avvicinarsi calcistico: qualche guaio fisico di natura alla sua città d’origine. L’anno trascorso ad muscolare ma soprattutto il difficile periodo Ascoli fu un anno straordinario, giocò insiestorico del post guerra, la necessità di dare me a Carletto Mazzone e trovò la nazionale certezze al proprio futuro ed a quello della di serie C. Con la nazionale, sotto la guida famiglia con il lavoro. Altra storia quella di di Artemio Franchi, partecipò alle trasferte Alceo, un attaccante di razza, che giovanisin Eire e Irlanda del Nord, a Dublino l’Italia simo approda prima a Perugia e poi ad una si impose sull’Eire per 3 a 0 con una grande società di prestigio come la Fiorentina, una prestazione di Roberto a cui diede grande squadra con grandi campioni come Ghigrisalto la stampa sportiva. Poi alla Lucchese gia e Virgili. Ma per lui non c’è molto spazio in B, ma un guaio muscolare lo mise ko per e così va in prestito alla squadra del Lardeun anno, si riprese ma il momento imporrello. Intanto Roberto è a Chieti e convintante era sfumato (altro episodio non certo ce i dirigenti di quella società a far arrivare fortunato). A Lucca Roberto si distinse molAlceo nella città abruzzese e così avviene. to disputando anche gare di Coppa Italia. Dopo Chieti per Alceo si apre la strada per Dopo Lucca arrivò l’esperienza a l’Aquila, un’altra importante squadra, il Lecce, e qui gran campionato; e venne successivamensi adopera per far arrivare Roberto in quella te acquistato dal Taranto, che mirava alla società ed ecco quindi che i due fratelli si ripromozione, dove restò per due anni. Dopo trovano a giocare insieme. Dopo Lecce arriTaranto il trasferimento a Siracusa, fu richieva per Alceo la destinazione Siracusa dove sto dall’Anconitana ma la società siciliana resterà per due anni prima dell’abbandono non lo lasciò andare e così Roberto, che ed il ritorno a Spello. Alceo Luna, calciatore nel frattempo era stato chiamato per l’asdalle grandi potenzialità, ma forse non supsunzione alla Cassa Rurale di Spello, se ne portato in parte dalla componente fortuna scappò nottetempo rinunciando definitivaed in parte dalla necessaria determinazione mente alla carriera calcistica anche con la e perseveranza. Chi invece di grinta, deterconsapevolezza di non essere più giovanisminazione e voglia di emergere ne ha avuta simo e che i treni del successo erano ormai nella giusta misura è stato Roberto Luna. irrimediabilmente passati. A Spello continuò Storia di una quasi carriera (lo ha detto Rol’attività agonistica con grande passione e berto con un malcelato velo di tristezza) e professionalità e con Pompilio ricostruì la quel “quasi” ha un preciso significato, lo nuova Julia di cui divennero allenatori. leggiamo nella sua storia laddove emerge con chiarezza che soltanto sfortunati epiFausto Fratini sodi gli hanno impedito di raggiungere le

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Le nuvole in persona Immaginatevi di essere distesi su un prato ricoperto di papaveri con lo sguardo rivolto verso l’alto: non vi sembra di vedere un popolo in cammino, che ogni giorno modifica il suo modo di essere per migliorare la ricerca del raggiungimento di un qualcosa di ignoto?... In meteorologia una nuvola è un’idrometeora costituita da minute particelle d’acqua e cristalli di ghiaccio, sospese nell’atmosfera e solitamente non a contatto con il suolo. Le nuvole sono causate da fenomeni meteorologici come pioggia, neve e grandine. Esse sono costituite da vapore acqueo generato dall’evaporazione dell’acqua sulla superficie terrestre a causa del riscaldamento solare. Il vapore, condensandosi, forma piccole goccioline o cristalli di ghiaccio. Il loro aspetto è determinato da natura, grandezza, numero e distribuzione nello spazio delle particelle che le costituiscono, ma anche dall’intensità e dal colore della luce ricevuta dalla singola nuvola, dalla posizione relativa dell’osservatore e della sorgente di luce. A causa dell’elevata dispersione della luce nelle goccioline che compongono la nube, essa può apparire di diverso colore. Maggiore sarà la densità della nube e maggiore il suo spessore, più scura essa apparirà. All’alba ed al tramonto, le nuvole posso avere un colore simile a quello del cielo, soprattutto arancione e rosa. Le nubi posso assumere differenti forme: i cirri, dall’aspetto lungo e bianco, permettono di sapere la direzione del vento; i cumuli appaiono come globuli o grumi, isolati o a gruppi; gli strati dalle dimensioni notevoli ed i nembi dalla base grigio scura portatori di pioggia. Le nuvole possono poi trovarsi ad altezze diverse nell’atmosfera: vi sono infatti nubi alte (tra gli 8000 e i 14000 m), che sono le più fredde, composte essenzialmente da cristalli di ghiaccio; nubi medie (tra gli 8000 e i 2000 m), un misto di gocce d’acqua e cristalli di ghiaccio; nubi basse (sotto i 2000 m), composte da gocce di acqua, quando queste giungono a contatto con il terreno si parla allora di nebbia; nubi a sviluppo verticale, che possono raggiungere dimensioni enormi, coprendo intere regioni e portando violente precipitazioni e temporali. Le nuvole sono fonte di ispirazione per proverbi popolari, storie, poesie, favole e leggende. Molto famoso è il detto “Avere la testa fra le nuvole” che indica una persona deconcentrata, pensierosa, disattenta, che rivolge la mente altrove e si estranea dalla circostanza reale che sta vivendo. Le nuvole possono rappresentare nel concreto, a seconda del colore, i nostri problemi, errori, ostacoli, se grigio scure, dubbi, debolezze ed incertezze nelle circostanze quotidiane se grigio chiare, serenità, pace e tranquillità se bianche ed infine eventi positivi che influenzano la nostra vita, circostanze di gioia piena occasionali e fatti significativi importanti felici se rosa, rosse o arancio. A tal proposito ho deciso di raccontarvi la storia del “Bambino Piccino”di Caroline Sedwick, intitolata “Il Sole, le Nuvole e le Stelle”. C’era una volta, in una terra mol-

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to, molto lontana, un paese dove pioveva sempre, pioveva e pioveva; con piogge torrenziali tutto il giorno, tutti i giorni, per anni ed anni. E proprio lì viveva un bambino piccino, in una casetta di montagna, con il suo papà ed il suo cagnolino. Aveva nove anni e tutti i giorni della sua vita aveva piovuto e piovuto, per tutto il giorno e per tutta la notte. Ti potresti immaginare di veder continuamente piovere e di essere sempre bagnato? La gente gli diceva sempre che, prima che lui nascesse, c’era stata una cosa strana chiamata Sole. Il sole era una cosa grande, rotonda e gialla, che dava calore e luce a tutto e a tutti. Ed aveva sempre un sorriso sul suo grande volto, rotondo e giallo. E, vedendo il sorriso del sole, la gente lo guardava e gli restituiva il sorriso. Il bambino piccino non poteva neanche immaginarsi l’idea di una cosa grande, rotonda, gialla e sorridente. E non poteva credere che la gente potesse guardarlo e sorridere, perché nel suo paesino nessuno sorrideva, sembravano tutti così tristi. Un giorno, la gente incominciò a dire che il cielo sembrava un po’ più chiaro. Stava ancora piovendo e le nuvole nere erano ancora appese al cielo, però sembrava davvero più chiaro. Il giorno dopo, la gente incominciò a mormorare di più, dicendo che quel giorno stava piovendo di meno. Il giorno dopo, piovve solo la metà. Quello dopo ancora, piovigginò un po’ e le finestre gocciolavano di tanto in tanto. E quello dopo, smise di piovere; il giorno dopo ancora tutte le nuvole erano bianche. Ancora un giorno e apparvero macchie di cielo azzurro. All’improvviso non c’era neanche una nuvola e una cosa grande, rotonda e gialla aleggiava in cielo, regalando calore e luce a tutti. E la gente guardava in alto e sorrideva al vederla, perché aveva un sorriso enorme e raggiante. Il bambino piccino si sedette sul suo letto e vide, attraverso la finestra, una cosa della quale aveva solo sentito parlare, nelle storie che potevano essere fiabe: una cosa grande, rotonda e gialla in cielo con un gran sorriso sul volto. Dev’essere il sole! Disse il bambino, restituendo il sorriso. Corse in strada e vide che tutti stavano sorridendo. Credo che questo racconto rappresenti proprio la nostra realtà, in cui tutti abbiamo smesso di sorridere di fronte agli umili gesti e siamo alla continua ricerca della felicità altrove. Le nuvole e la pioggia rappresentano appunto tutto ciò che vi è di negativo nella quotidianità: gli errori commessi, i desideri impossibili, le ambizioni non raggiunte, le sofferenze fisiche, la mancanza di amore, l’incapacità di essere felici e sereni con le piccole cose. Solo gli occhi semplici di un bambino riescono a cacciare via le nubi e a far venire il sole, che con il suo calore riporta il sorriso sperato e dapprima sconosciuto al mondo o dimenticato. In realtà però lo spirito bambino è in ognuno di noi, dobbiamo solo farlo venir fuori riscoprendo il lato giocoso, buono, innocente e umile del nostro essere .… Bene: quel popolo che corre siamo noi! Sara Pilli


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per ricordare ✿ ✿ ✿ ✿ ✿ ✿ ✿

Santina Buono ved. Menghinella Santina, per tutti Santinella, ci ha lasciato la mattina del 13 ottobre 2010, così in punta di piedi; l’abbiamo trovata, come se ancora dormisse, con il viso sereno. Non avevamo mai pensato che anche la nostra mamma, prima o poi, dovesse morire, per noi era eterna, allegra, brillante, spiritosa, sempre pronta, con la sua battuta scherzosa: era la nostra guida, la nostra memoria. Quando non ci ricordavamo qualcosa o avevamo bisogno di un consiglio, le telefonavamo o parlavamo con lei ed eccola sempre pronta a darti la risposta con qualche battuta spiritosa. Sempre interessata ad aiutare il prossimo; se i vicini o gli amici stavano male o avevano bisogno di compagnia, ecco Santinella pronta a fare la sua visitina con le sue leccornie, con i suoi ineguagliabili “tozzetti”. Tutti ci dicono: “Coraggio, ha fatto una bella morte anche perché aveva la sua bella età”. Ma per noi non aveva età, era la nostra meravigliosa mamma Santina. I figli

Lina Tanara in Tassi a nonna Lina Il bene che tu ci hai voluto, solo Dio lo può saper. Ed ora che mi hai lasciato, solo tre cose mi restan di te. La tua generosità verso il prossimo, la tua grande fede verso Dio, mai avessi detto una bestemmia, e l’ultima, ma non meno importante, il tuo grande amore verso la famiglia, la quale amavi più della tua stessa vita. Quanto tempo passato insieme, e adesso che non ci sei più chiedo a Dio se puoi vegliar su di me da lassù. Un giorno ti raggiungerò, e in quel momento le lacrime di gioia non tratterrò. Ti voglio bene e te ne vorrò per sempre mia dolce e cara nonna. Giacomo Tassi

Numeri Utili

Il 9 Aprile è ricorso il primo anniversario della scomparsa di Antonia Antonelli, per tutti Antonietta. Una donna piena di virtù: onesta, sincera, forte e laboriosa, amica degli amici. Nella sua vita ha saputo gestire una famiglia numerosa ed è stata una mamma che ha dato tutto per amore ai suoi figli: Franco, Katia, Omero e Francesco che la ricordano con affetto e la ringraziano per avergli dato molto nella vita. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile nei loro cuori. Omero Caroli

Santuario Nostra Signora di Fatima Cuore Immacolato di Maria. Sul luogo dal 1962 sorgeva il seminario ed una piccola cappella dedicata alla Madonna di Fatima; in seguito alla devozione che si andava diffondendo, con la presenza di numerosi pellegrini, fu costruito l’attuale Santuario. Fu progettato dall’architetto Lorenzo Monardo, che immaginò la nuova costruzione come una grande tenda distesa sui fedeli e proiettata verso l’alto. Lo spazio interno, modellato ed avvolgente, quasi a voler avvicinare l’uomo al Divino, è caratterizzato da una soffusa luminosità policroma determinata dalle vetrate, opera di Padre Ugolino dell’Ordine dei frati Cappuccini. Al centro del Santuario, sul Presbiterio, spicca un Tabernacolo dorato, raffigurante l’Angelo apparso ai tre pastorelli che porge l’Euca-

(a cura di Adriana Mengarelli)

L’Ananas

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Il frutto dell’ananas tonifica reni e milza, calma la sete e migliora la digestione.

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L’Ananas, in fisioterapia ed in cosmetica, trova applicazione grazie al succo estratto dal gambo, con proprietà dimagranti. La sua azione antinfiammatoria lo rende utile nel trattamento della cellulite, delle malattie dell’apparato respiratorio e nelle artriti.

Cucinare con gusto

• SPORTELLO DEL CITTADINO

restia. Ai suoi piedi, in attenta contemplazione, i tre Pastorelli: Giacinta, Francesco e Lucia. Sul lato destro del Presbiterio, a fianco dell’Ambone, il grande Crocifisso abbraccia i fedeli, mentre sulla sinistra, su piedistallo di bronzo, la candida immagine di “Nostra Signora di Fatima” invita i fedeli alla preghiera. Prima di salire al Santuario si incontra la “Cappella dell’Adorazione,” dedicata ai piccoli Beati di Fatima, Francesco e Giacinta. L’ampio piazzale antistante il Santuario è circondato da 15 edicole, raffiguranti i misteri del rosario, con al centro la statua del Cristo Risorto. Presso il Santuario, curato dalla Comunità dei Padri Oblati di Maria Vergine, è sorta la comunità delle suore Oblate di Maria Vergine di Fatima, diffuse in varie parti del mondo; vivono testimoniando con la loro vita e l’apostolato il messaggio della Vergine a Fatima, un accorato e materno richiamo alla “Conversione”. a cura di Adriana Mengarelli

La natura nostra alleata

• CHIESA DI S. MARIA MAGGIORE

Antonia Antonelli Caroli

segue da pag. 6

0742/300050 - fax 0742/300070 PRO-LOCO IAT www.prospello.it - 0742/301009 CARABINIERI 0742/651115 POLIZIA MUNICIPALE 0742/300028 CROCE ROSSA ITALIANA DI SPELLO 0742/301050 ASL-DISTRETTO SANITARIO 0742/302016 GUARDIA MEDICA 0742/302016 - 0742/339010 FARMACIA BARTOLI 0742/301488 FARMACIA SOZI 0742/651148 V.U.S. - PRONTO INTERVENTO ACQUA 800-663036 V.U.S. - PRONTO INTERVENTO GAS 800-904366 PROTEZIONE CIVILE DI SPELLO 334/6050102 UFFICIO POSTALE DI SPELLO 0742/300842 TAXI 334/5704218

Coppe di yogurt e fragole di Adriana Mengarelli

Ingredienti per 4 persone: 350 g. di fragole, 250 g. di yogurt bianco magro, 8 amaretti, 2 cucchiai di mandorle in scaglie, 1 cucchiaio di zucchero, succo di limone.

Esecuzione: lavare le fragole, tagliarle e condirle con un cucchiaio di zucchero e una spruzzata di limone. Prendere 4 coppette e mettere sul fondo di ognuna un amaretto sbriciolato e un cucchiaio di fragole. Versare sopra lo yogurt e coprire il tutto con altre fragole. Mettere in frigo per 2 ore circa, al momento di servire guarnire con i rimanenti amaretti sbriciolati e con scaglie di mandorle.

Crespelle ai funghi de La Pasta Julia

Ingredienti per 4 persone: 500 g. di crespelle ai funghi Pasta Julia, 300 g. circa di besciamella, formaggio grana. Esecuzione: ver-

sare in una pirofila da forno un leggero strato di besciamella, adagiarvi le crespelle senza sovrapporle, ricoprirle con un sottile strato di besciamella, spolverarle con il formaggio grana, infornare a forno caldo a 200° e gratinare per 10/15 minuti; sfornare e servirle calde con scaglie di grana e un trito di prezzemolo fresco.

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La Squilla - Anno XXXVIII - n° 6 Giugno 2011  

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