ENRICO PEDROTTI. PRESENZE. | ENRICO PEDROTTI. PRÄSENZEN.

Page 1

ENRICO PEDROTTI. PRESENZE. di Valentina Cramerotti

Enrico Pedrotti (Trento, 1905 – Bolzano, 1965) è attivo come fotografo in Trentino Alto Adige tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta del Novecento. La sua formazione professionale, nonché il primo legame con la montagna, appartengono agli anni trentini. Nel 1929 apre lo studio fotografico e nel 1935 la “Enrico Pedrotti film”, assieme ai fratelli, con i quali la sua carriera e le sue passioni si intrecciano – nel 1926 fondano il coro della SOSAT. Nel 1937 si sposta a Bolzano dove il suo studio diventa uno dei più importanti della città. Parallelamente rafforza la produzione artistica entrando a far parte di quel clima di rinnovamento in atto in Italia e all’estero negli anni Trenta. La prima segnalazione di rilievo è del 1934 sulla rivista internazionale “Galleria”, seguita da quella in Luci ed ombre – Annuario della fotografia artistica italiana e la riaffermazione con l’inserimento nell’annuario Fotografia. Prima rassegna dell’attività fotografica in Italia, edito da “Domus” nel ’43 e manifesto della moderna fotografia italiana. La selezione di opere in mostra, tutte provenienti dall’archivio privato di Luca Pedrotti, invita ad osservare la produzione fotografica dell’artista da un punto di vista inedito. Per la prima volta non una retrospettiva complessiva ma il tentativo di rileggerne una parte del lavoro, composto da fotografie, fotomontaggi, fotocollage e film, all’interno di un unico motivo, quasi come si trattasse di un’esposizione contemporanea al momento della sua effettiva produzione - mai avvenuta in effetti - che inevitabilmente ora riflette anche il suo tempo. Si é volutamente scelto di indagare il mondo introspettivo, quello sperimentale e d’avanguardia, da lui percorso in maniera più o meno consapevole. Dove si posiziona la figura umana? Sia che si parli dell’artista e del suo operare con e sulle immagini che del soggetto scelto – spesso il paesaggio montano invernale incontaminato dell’epoca -, la presenza dell’uomo è evidente ma nello stesso tempo in costante ricerca di trovare un suo spazio, uno degli elementi in gioco. É l’ambiente, sia esso naturale o urbano, reale o costruito, il vero soggetto o forse la figura umana al suo cospetto. Le persone non ci sono, lasciano tracce, ombre, segni. Sfuggono al fuoco dell’obiettivo attraverso un movimento potente, sono solo una sagoma, ritagliata e posizionata in un contesto altro e allo stesso tempo sono un tutt’uno con ciò che li circonda. Sono presenze ma non protagoniste, in cerca di uno spazio diverso. Questo apre a più scenari ed è anche metafora della carriera e della vicenda umana di Enrico Pedrotti.

Pensando all’oggi l’argomento si ripresenta, siamo costantemente alla ricerca – sicuramente con una consapevolezza diversa – di un rapporto umano nei confronti della montagna. L’arrampicata e la codificazione dello sport alpino sono un tema nato attorno al 1930 e Pedrotti segue da vicino questo progresso documentandolo non solo con la fotografia, ma anche con la pellicola cinematografica. Il punto di partenza per i film in mostra ma anche per gli scatti fotografici è dato dalle pellicole di Arnold Fanck e Luis Trenker. La fotografia di montagna riunisce in sé molti stimoli differenti, da quello estetico dello studio delle forme, a quello fisico e naturale. Negli scatti di Pedrotti la montagna è bianca, abbagliante, sublime. L’high key – il tono alto – è protagonista: l’uso esasperato della luce, le immagini bianchissime e senza ombre, quasi accecanti e con i contorni appena accennati compaiono quasi da subito nella sua esperienza fotografica, fino a diventare tipici, stile personale, anche nella produzione più commerciale. Le ombre lunghe sono spesso unica presenza nel paesaggio innevato, eliminando totalmente l’elemento corporeo e materiale. E di nuovo, come per la figura umana e la montagna, così per Enrico Pedrotti e il suo essere artista, l’aggiornamento nella produzione è costante ed esplorato in solitaria. Non aver aderito con convinzione a una corrente ufficiale gli permette di percorrere in maniera personale le innovazioni e i linguaggi che quegli anni affrontano in Italia e all’estero, rielaborandole in un codice riconoscibile. Anche nelle immagini più sperimentali ritorna l’osservazione sugli elementi della composizione, la natura lascia in qualche caso spazio ai segni della contemporaneità ma si scorgono sempre delle presenze - siano esse coloratissime e disegnate da Fortunato Depero o sagome scure ritagliate e giustapposte dallo stesso Pedrotti - in cerca di uno spazio “umano”. In queste opere, si possono cogliere alcune fra le principali tecniche e tematiche trattate dal gruppo futurista: movimento, giochi di ombre, fotomontaggio e fotocollage. Emerge inoltre la particolare tecnica adottata da Pedrotti che consiste nella giustapposizione di ritagli fotografici e rivela possibili influenze dadaiste e surrealiste. Non ultima e unica nota di colore della mostra, la collaborazione con Depero per i fotocollage della rivista “Enrosadira”.

ENRICO PEDROTTI. PResenze. ENRICO PEDROTTI. PRÄSENZEN.

Sala Espositiva ENRICO PEDROTTI. PResenze. viaENRICO Pietralba 29,PRÄSENZEN. Laives PEDROTTI.

22.04.2022 - 14.05.2022 Enrico Pedrotti

22.04.2022 - 14.05.2022 Orari di apertura: Pedrottia sabato daEnrico martedì 10 - 12 e 16 – 19 lunedì e domenica chiuso

Sala Espositiva via Pietralba 29, Laives martedì - giovedì 16 - 19 venerdì e sabato 10 - 12 e 16 - 19 lunedì e domenica chiuso

Ausstellungsraum Weißensteinerstraße 29, Leifers von Dienstag bis Donnerstag 16 - 19 Uhr Freitag und Samstag 10 - 12 Uhr und 16 - 19 Uhr Montag und Sonntag geschlossen

www.lasecondaluna.eu

Ausstellungsraum Weißensteinerstraße 29, Leifers Öffnungszeiten: von Dienstag bis Samstag 10 - 12 Uhr und 16 - 19 Uhr Montag und Sonntag geschlossen “Salto triplo”, Enrico Pedrotti, fotomontaggio, stampa alla gelatina al bromuro d’argento, 1936


Enrico Pedrotti (Trient, 1905 - Bozen, 1965) ist zwischen den 20er und 50er Jahren im Trentino und in Südtirol als Fotograf tätig. Im Trentino erhält er in dieser Zeit seine Ausbildung und entwickelt ein besonderes Interesse für die Bergwelt. 1929 eröffnet er sein Fotografie-Studio und 1935 „Enrico Pedrotti film“, zusammen mit seinen Brüdern, die in seiner Karriere eine wichtige Rolle spielen und seine Leidenschaft teilen. 1926 gründen sie den Chor der SOSAT (Sezione Operaia Società degli Alpinisti Tridentini). 1937 zieht Enrico Pedrotti nach Bozen, sein Studio wird eines der wichtigsten der Stadt. Gleichzeitig intensiviert er seine künstlerische Tätigkeit und schließt sich der Aufbruchstimmung an, die in den 30er Jahren in Italien und im Ausland herrscht. Eine erste wichtige Erwähnung des Namens Enrico Pedrotti findet man im Jahr 1934, in der internationalen Zeitschrift „Galleria“. Es folgt eine weitere in „Luci ed ombre – Annuario della fotografia artistica italiana“, sowie in der Jahresschrift „Fotografia. Prima rassegna dell’attività fotografica in Italia“, die von „Domus” 1943 herausgegeben wurde und das Manifest der modernen italienischen Fotografie ist. Die hier ausgestellten Werke stammen aus dem Privatarchiv von Luca Pedrotti. Sie laden dazu ein, die Tätigkeit des Künstlers aus einem neuen Blickwinkel zu betrachten. Zum ersten Mal handelt es sich nicht um eine umfassende Retrospektive, sondern um den Versuch, einen Teil seiner Arbeit neu aufzuarbeiten. Fotos, Fotomontagen, Fotocollagen und Filme, vereint in einem einzigen Motiv, fast als handle es sich um eine zeitgenössische Ausstellung, die gerade erst entstanden ist – auch wenn es sie nie gegeben hat – und die jetzt unweigerlich auch ihre Zeit reflektiert. Als Fokus wurde die introspektive, experimentelle, avantgardistische Welt gewählt, der der Fotograf mehr oder weniger bewusst begegnete. Wo befindet sich die menschliche Figur? Egal ob es um den Künstler und seine Arbeit mit den Bildern geht oder um den Bildgegenstand (oft die winterliche unberührte Berglandschaft jener Jahre), die Präsenz des Menschen ist klar bemerkbar. Gleichzeitig wird deutlich, dass der Mensch seinen Platz in dem Gefüge sucht. Das eigentliche Thema ist die Umwelt, ob natürlich oder urban, real oder konstruiert; oder vielleicht ist es die menschliche Figur, die sie betrachtet. Die Menschen sind nicht zu sehen, sie hinterlassen Spuren, Schatten, Zeichen. Sie entziehen sich dem Objektiv mit einer mächtigen Bewegung und sind nur eine Silhouette, die ausgeschnitten und in einen anderen

Sala Espositiva via Pietralba 29, Laives Orari di apertura: da martedì a sabato 10 - 12 e 16 – 19 lunedì e domenica chiuso Ausstellungsraum Weißensteinerstraße 29, Leifers Öffnungszeiten: von Dienstag bis Samstag 10 - 12 Uhr und 16 - 19 Uhr Montag und Sonntag geschlossen

Kontext gesetzt wurde. Gleichzeitig verschmelzen sie mit all dem, was sie umgibt. Sie sind zwar präsent, aber nicht die Hauptdarsteller, sie suchen nach einem anderen Raum. Dies eröffnet mehrere Szenarien und ist auch eine Metapher für Enrico Pedrottis Karriere und Leben. Auch heute sind wir ständig auf der Suche – wenn auch mit einem anderen Bewusstsein – nach einer menschlichen Beziehung zur Bergwelt. Das Bergsteigen und der Wintersport erfreuen sich um 1930 zunehmender Beliebtheit. Pedrotti dokumentiert diesen Prozess aus der Nähe, nicht nur durch die Fotografie, sondern auch mit Filmen. Der Ausgangspunkt für die Filme, aber auch für die Fotos der Ausstellung sind die Arbeiten von Arnold Franck und Luis Trenker. Das Fotografieren der Bergwelt liefert viele verschiedene Anregungen, von der Ästhetik zum Studium der Formen, zu den physischen und natürlichen Aspekten. Auf Pedrottis Bildern sind die Berge blendend weiß und erhaben. Die High-Key-Technik steht im Mittelpunkt: Der übermäßige Einsatz des Lichts, die blendend weißen, schattenlosen Bilder, in denen die Konturen nur angedeutet sind, sind fast von Anfang an in seiner Fotografie präsent. Sie werden dann Teil seines persönlichen Stils, auch in der kommerziell ausgerichteten Produktion. Die langen Schatten sind oft die einzige Präsenz in der verschneiten Landschaft, das Körperliche und Materielle wird völlig ausgeklammert. Und auch hier ist, für den Menschen und den Berg, für Enrico Pedrotti und sein Künstlerdasein, die Aktualisierung der Produktion eine Konstante, und wird im Alleingang durchgeführt. Da er keiner offiziellen Strömung angehört, kann er auf seine Art die Innovation und die Sprache jener Zeit in Italien und im Ausland erforschen, indem er sie auf eine wiedererkennbare Art aufbereitet. Auch in den experimentellen Bildern fallen die Elemente der Komposition auf. Die Natur weicht hie und da den Spuren des Zeitgenössischen, aber es sind immer Präsenzen erkennbar, die nach einem „menschlichen“ Raum suchen: Die bunten Figuren von Fortunato Depero oder die dunklen Umrisse, die von Pedrotti selbst ausgeschnitten wurden. In diesen Werken lassen sich einige Haupttechniken und –themen der Futuristen erkennen: Bewegung, Schattenspiele, Fotomontage und Fotocollage. Außerdem findet man eine Technik wieder, die Pedrotti selbst entwickelte: Das Aneinanderreihen von Foto-Ausschnitten, das mögliche dadaistische und surrealisitsche Einflüsse zeigt. Eine farbige Note verleihen u. a. die Fotocollagen, die in Zusammenarbeit mit Depero für die Zeitschrift „Enrosadira“ entstanden.

“Sciatore”, Enrico Pedrotti, fotografia, stampa alla gelatina al bromuro d’argento, 1927

von Valentina Cramerotti

Illustrazione per la rivista Enrosadira, Enrico Pedrotti e Fortunato Depero, stampa litografica, 1939

ENRICO PEDROTTI. PRÄSENZEN.