Forze d'attrazione | Anziehungskräfte

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FORZE D’ATTRAZIONE

Opere dall’Istituto per la Grafica d’Arte Merano «Un’arte per mezzo del disegno e dei tratti delineati e incavati su materie dure, che imita le forme, le ombre, i lumi degli oggetti visibili, e può moltiplicare le impronte per mezzo dell’impressione» Francesco Milizia, “Della Incisione delle Stampe” in “Dizionario delle belle arti del disegno”, Bassano, 1797

Dalla penna di Francesco Milizia, l’algido teorico del Neoclassicismo, si sprigiona alla stregua di un lapsus freudiano il fondo perturbante e perennemente contemporaneo delle arti grafiche. È racchiuso nella triade di termini «moltiplicare», «impressione» ed «impronta», che ne sanciscono il nesso con la pressione di un torchio (o di una pressa) su una matrice trattata, in cavo, in piano o a rilievo (ad essere im-pressa è la carta). Dobbiamo agli antropologi l’aver scandagliato il fondo della questione, che l’incontro con opere scelte dell’Istituto per la Grafica d’Arte di Merano - protagoniste di Forze d’attrazione - ci sprona a rivisitare, muovendo da undici singolarità irriducibili. È un fondo non racchiudibile nella profusione di tecniche facenti capo alla storia moderna e in buona parte anticlassica della grafica d’arte, intesa come opera bidimensionale stampata a base di una matrice che ne determina la serialità potenziale. Il termine calcografia - sotteso alle arti a cui allude Milizia - eccede difatti la sua prima definizione come frutto di un processo incisorio, emerso in Europa come atto artistico fondato sul disegno all’alba del XV secolo. “Collografia”, “monotipo”, “xilografia asiatica”, “tecnica sperimentale” o “mista” sono solo alcuni dei termini che qui raccontano di modalità operative espanse, sovente combinate dentro la stessa opera o eccedenti l’atto di incidere il legno e il metallo; e che si affiancano, quando non sovrappongono, a tecniche storicizzate - acquaforte, puntasecca, acquatinta, vernice molle tra altre - , la cui integrità già vacilla non appena si scorge l’eterogeneità delle matrici impiegate funzionali ad intenti diversi: dal linoleum al plexiglas al cartone, fino alla nozione concettualmente influente di “lastra a perdere”. Ma torniamo all’impronta. Gilbert Simondon ha evidenziato come il reale modo di esistere di un «oggetto tecnico» non risieda nella perfezione interna alla macchina che porta l’oggetto al suo stadio finale, ma nel suo margine di indeterminazione: nella sua facoltà di «restare aperto». Più euristico (frutto di ipotesi di lavoro) che assiomatico (disceso da autoevidenza), l’oggetto tecnico che ha alla base l’impron-

ta dischiude il suo paradosso filosofico: l’impronta non l’ha fabbricato (l’artista ha agito prima e sotto di essa) bensì pro-dotto (letteralmente “condotto in avanti”), convalidando in anticipo come sostanza un insieme di processi e tracciati invisibili (tattili e chimici), i quali, per definizione, comportano attese tradite, orizzonti imprevisti e accidenti. Ora l’impronta, da Leroi-Gourhan adombrata tra i «mezzi elementari di azione sulla materia» presiedenti all’ominazione, salda il proprio carattere operazionale ad uno fantasmatico: è lo statuto di posteriorità - il Nachleben - dell’opera grafica rispetto alla propria forma negativa a marcare lo iato fra l’oggetto visibile e l’è stato dell’intero complesso di relazioni soggiacenti al suo emergere da un substrato improntato. È questo «centro attivo dell’operazione tecnica che resta nascosto» (Simondon) ad incorporare quell’insieme di forze - repulsive, attrattive - che, al proprio farsi, annunciano la divaricazione di due vere e proprie scritture, interna ed esterna: pronte ad innervarsi a vicenda nel contatto tra la matrice trattata e la carta, ma votate a procedere come tracciati paralleli quasi alla maniera del Wunderblock freudiano (che delle scritture di inconscio e coscienza incarnava la capacità di affacciarsi l’uno sull’altra, non di abitare perennemente nello stesso topos). In questo scriversi della grafica lontano dal proprio fondo generativo, su una memoria esterna che esclude il meme diretto, ritroviamo le intuizioni di Marcel Mauss e Claude Lévi-Strauss, che hanno enucleato il legame originario fra certi «atti tradizionali raggruppati in vista di un effetto meccanico, chimico o fisico» (il Mauss di Tecniche del corpo) e il loro innervarsi di e altrimenti inverare credenze religiose e magiche, miti, fantasmi; con il Lévi-Strauss de Il pensiero selvaggio, il loro essere «un riflesso sul piano pratico dell’attività mitopoietica». I tracciati in mostra sono emersioni di altrettanti complessi di Forze d’attrazione: portatori di intere esistenze, protocolli sperimentali, immaginari e apprensioni sul mondo; altre ab origine dalla pittura, che assorbe e riunisce nel topos del quadro tempi e processi costitutivi, al limite manifestandoli o ponendoli a oggetto di analisi. Usciti dalle loro matrici improntate, si danno come esperienze e temporalità aperte. Non la loro visione ci basterà ad attraversarli. Servirà il loro e nostro contatto con l’invisibile altro di sé.

Forze d’attrazione Anziehungskräfte

Sala Espositiva Forze d’attrazione viaAnziehungskräfte Pietralba 29, Laives

13.05.2022 - 29.05.2022

13.05.2022 - 29.05.2022 Orari di apertura: da martedì a sabato 10 - 12 e 16 – 19 lunedì e domenica chiuso

Sala Mostre Vadena Centro 111, Vadena

Opere dall’Istituto per la Grafica d’Arte Merano

da mercoledì a sabato 15:30 – 19:30 domenica 10:00 – 12:30 lunedì e martedì chiuso

Werke aus dem Institut für Kunstgrafik Meran

Ausstellungsraum Pfatten Dorf 111, Pfatten von Mittwoch bis Samstag 15:30 – 19:30 Sonntag: 10:00 – 12:30 Montag und Dienstag geschlossen

www.lasecondaluna.eu

Artisti/Künstler: Ambrogio Dessì, Reinhold Ebner, Monika Fiechter Rossi, Renate Hausbrandt, Hilde Kljun, Osvaldo Martinelli, Margaretha Pertoll, Reinhold Steiner, Anke Stampfer, Eva Maria Thaler, Martha Unterholzner.

Ausstellungsraum Weißensteinerstraße 29, Leifers Öffnungszeiten: von Dienstag bis Samstag 10 - 12 Uhr und 16 - 19 Uhr Montag und Sonntag geschlossen Hilde Kljun, Wachstum, 2021


«Un’arte per mezzo del disegno e dei tratti delineati e incavati su materie dure, che imita le forme, le ombre, i lumi degli oggetti visibili, e può moltiplicare le impronte per mezzo dell’impressione» Francesco Milizia, “Della Incisione delle Stampe” in “Dizionario delle belle arti del disegno”, Bassano, 1797

Francesco Milizia, der distanzierte Theoretiker des Neoklassizismus, formuliert wie in einem Lapsus den unheimlichen und immerzu zeitgenössischen Grund der Kunstgrafik. Dieser ist enthalten in den drei Begriffen „vervielfältigen“(moltiplicare), „Eindruck“ (impressione) und „Abdruck“ (impronta). Sie verweisen auf den Druck einer Presse auf eine Matrize, die für ein Hoch-, Flach- oder Tiefdruckverfahren vorbereitet wurde (das Papier wird be-druckt). Wir verdanken es den Anthropologen, dass sie dieser Technik auf den Grund gegangen sind. Die Ausstellung mit Werken des Instituts für Kunstgrafik in Meran lädt dazu ein, sich anhand der einzigartigen Arbeiten von elf Künstlerinnen und Künstlern mit diesem Thema zu beschäftigen. Dieser Grund lässt sich nicht begrenzen auf die vielfältigen Techniken der Moderne oder der antiklassischen Kunstgrafik - wenn man letztere als ein zweidimensionales, gedrucktes Werk versteht, das durch eine Matrize entsteht, die dessen potenziellen Seriencharakter bestimmt. Der Kupferstich - der zu den Kunstformen gehört, auf die sich Milizia bezieht und der in Europa zu Beginn des 15. Jahrhunderts aus der Zeichenkunst hervorging - geht tatsächlich über seine erste Definition hinaus, die ihn als das Ergebnis einer Gravur beschreibt. Begriffe wie „Collagrafie“, „Monotypie“, „asiatische Xylografie“, „experimentelle Technik“ oder „Mischtechnik“ bezeichnen die vielfältigen Techniken, die oft in einem Werk kombiniert werden oder über das Eingravieren in Holz oder Metall hinausgehen. Sie bestehen neben und überschneiden sich mit historischen Techniken - Radierung, Kaltnadelradierung, Aquatinta, Weichgrundätzung - deren Integrität sich bereits auflöst, wenn man sich der Heterogenität der Matrizen bewusst wird, die für unterschiedliche Zwecke benutzt werden: Vom Linoleum über das Plexiglas bis zum Karton und zur „verlorenen Platte“. Aber zurück zum Abdruck. Gilbert Simondon betonte, dass die Existenzweise eines „technischen Objekts“ nicht in der internen Perfektion der Maschine liegt, durch die es realisiert wird, sondern in seinem Unbestimmtheitsgrad, in seiner Fähigkeit, „offen zu bleiben“. Eher heuristisch (Ergebnis einer Arbeitshypothese) als axiomatisch (von der Evidenz hergeleitet),

Sala Espositiva via Pietralba 29, Laives Orari di apertura: da martedì a sabato 10 - 12 e 16 – 19 lunedì e domenica chiuso Ausstellungsraum Weißensteinerstraße 29, Leifers Öffnungszeiten: von Dienstag bis Samstag 10 - 12 Uhr und 16 - 19 Uhr Montag und Sonntag geschlossen

zeigt das technische Objekt, das auf dem Abdruck beruht, sein philosophisches Paradox: Es wurde nicht durch den Abdruck gefertigt (der Künstler hat vor und durch diesen gehandelt), sondern pro-duziert (wörtlich: „hervorgebracht“), indem im Voraus als Substanz mehrere Prozesse und unsichtbare (taktile und chemische) Skizzen bestimmt wurden, die per Definition unerfüllte Erwartungen, unvorhergesehene Horizonte und Vorfälle mit sich bringen. Der Abdruck, der von LerioGourhan zu den „elementaren Aktionsmitteln auf die Materie“ gezählt wurde, verbindet jetzt seinen operationalen mit dem fantastischen Charakter: Das Nachleben des grafischen Kunstwerks in Bezug auf das Negativ markiert den Abstand zwischen dem sichtbaren Objekt und dem ihm zugrunde liegenden, vergangenen Geflecht an Beziehungen, die aus dem bedruckten Substrat entstehen. Dieses „aktive Zentrum der technischen Operation bleibt verborgen“ und verkörpert die - anziehenden und abstoßenden - Kräfte, durch den sich im Prozess zwei Schriften herausbilden, eine interne und eine externe: beide stärken sich gegenseitig im Kontakt zwischen der Matrize und dem Papier, aber entwickeln sich parallel weiter, fast wie der Freud‘sche Wunderblock (der die Fähigkeit des Schreibens verkörperte, das Unbewusste und das Bewusste zusammenzubringen, und nicht immer im selben Topos zu wohnen). In diesem Einwirken der Grafik, die weit von ihrem generativen Grund entfernt ist, auf einen externen Träger, der das direkte Mem ausschließt, finden wir die Intuitionen von Marcel Mauss und Claude Lévi-Strauss wieder. Sie haben die ursprüngliche Verbindung zwischen „traditionellen Handlungen, die im Hinblick auf einen mechanischen, chemischen oder physischen Effekt unterteilt wurden“ (Mauss, Körpertechniken) und ihrer Beziehung zu religiösen oder magischen Themen, Mythen und Geistern hervorgehoben; mit Lévi-Strauss gesprochen, ihr Sein als „ein Reflex auf der praktischen Ebene der mythenbildenden Aktivität“. Die Ausstellung zeigt Werke, die aus dem Spiel von ebenso komplexen Anziehungskräften hervorgehen. Sie enthalten ganze Existenzen, experimentelle Notizen, Fantasiewelten und Gedanken über die Welt; weitere über die Malerei, von der sie sich grundlegend unterscheiden und die im Topos des Bildes Zeiten und konstitutive Prozesse aufnimmt und vereint, indem sie sie manifestiert oder zum Objekt der Analyse macht. Entstanden durch bedruckte Matrizen, zeigen sie sich als Erfahrungen und offene Zeitlichkeiten. Sie zu sehen genügt nicht, um sie zu erleben. Dazu braucht es ihren und unseren Kontakt mit dem unsichtbaren Anderen von sich selbst.

Margaretha Pertoll, Spiegelbilder, #67, 2014

Werke aus dem Institut für Kunstgrafik in Meran

Deep ocean, Renate Hausbrandt, Xilografia Holzschnitt, 2021

ANZIEHUNGSKRÄFTE