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Gennaio 2012

LA SCINTILLA Periodico degli studenti del Liceo Scientifico G. Marconi

PRIMO PIANO: niente pi첫 fascismo, grazie! Pag. 2

SCUOLA: intervista a uno dei ragazzi australiani Pag. 4

MUSICA: artisti di strada e intervista ai Nightland Da pag. 8


Editoriale

scintilla

Editoriale

È

con questo numero che concludo il mio impegno per il giornale studentesco del Liceo Scientifico “La Scintilla”. Nell’illusione di aver trasmesso ai nuovi, futuri e già presenti trascinatori del giornale quel briciolo di carica, entusiasmo verso le questioni sociali e interesse per la collettività, che mi hanno spinto e che mi spingono tutt’ora a introdurmi nel mondo circostante per agire in esso, senza rimanere un inconsapevole spettatore. Soprattutto, nell’idea che ho sviluppato riguardo al giornalismo, credo sia di estrema importanza una ferrea determinazione nel bisogno di far luce sulle diverse realtà che ci travolgono e che si aggrappano l’una all’altra formando la perfetta intelaiatura del mondo che ci appartiene tutti, in un modo o nell’altro. Perché fare chiarezza sul presente è di gran lunga più arduo del fare ordine nel passato, al quale si guarda attraverso l’occhio freddo del tempo trascorso; il punto è che non ci si può guardare da fuori, non ci si può estrarre dalla propria vita e quindi dalla propria realtà, ma si può agire cercando di capire. L’azione, perché la donna e l’uomo non sono altro che energia, e da tale quale è si trasforma, si trasferisce, si evolve nel movimento. Agire per dare risposta alle proprie domande, ecco cosa, almeno per me, significa fare del giornalismo, e sempre per questa ragione credo che un giornale debba avere delle opinioni contrastanti, debba essere di per sé contraddittorio, come lo è la stessa realtà. Non credo debba esistere una linea politica o ideologica che dia forma a un giornale, occorrono solo le persone che attraverso di esso si esprimono e il resto verrà da sé. Non c’è un capo, non c’è un direttore che dice quali articoli si devono scrivere e come si devono scrivere, ognuno segue ciò che lo attrae, perciò gli interessi cambiano,

“occorrono solo le persone che attraverso il giornale si esprimano e il resto verrà da sé...”

Le opinioni cambiano proprio perché le persone cambiano, grazie a questo, il giornale diventa come un flusso, come un “fiume nel quale non si può scendere due volte”, perché in continua mutazione, crescita ed evoluzione. Ognuno fa giornalismo a modo proprio, e nella mia opinione, per questa ragione si deve rivelare l’eterogeneità dei pensieri, delle azioni e delle caratteristiche intrinseche della società. Mettere a nudo la complessità e l’inequivocabile non risolvibilità delle questioni che ci poniamo vuole dire dare spazio a tutti per esprimersi, ecco perché non c’è un unico filo conduttore; e quello che emerge, nonostante le diverse e incompatibili opinioni, è il documento dell’età in cui viviamo, ed è organico perché appunto comprende tutti, ecco perché secondo me è anche arte, perché esso rivela i misteri e gli interrogativi e le contraddizioni dell’uomo e della donna in una certa epoca. È il fascino del genere umano e del mondo in cui è inserito che scaturisce in noi lo stupore, la meraviglia, e che di seguito ci spinge alla ricerca. Ovviamente questa è la mia idea di giornalismo, non è detto che in questo modo è stato portato avanti il giornale e non è detto che sarà la maniera in cui verrà guidato in futuro, ma è la mia opinione. Perciò mi auguro che i redattori del giornale creeranno sempre nuovi, diversi, controversi metodi per condurre un giornale che, nonostante il trascorrere del tempo, mantiene uguale solo il nome. E infine, cadendo banalmente nella retorica, dico che è l’entusiasmo collettivo, il piacere di associarsi insieme, l’istinto di rivolgersi reciprocamente e di farsi solidarietà a vicenda che ha caratterizzato la splendida redazione della Scintilla.

Cecilia Iovino

I segni: il disconoscimento della solidarietà umana, l’indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l’abdicazione dell’intelletto e del senso morale davanti al principio d’autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un’idea”. Primo Levi da “L’asimmetria e la vita”

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scintilla

PRIMO PIANO

NO more fascism, please... Sono le 7 e mezza, la cena è quasi pronta e la televisione ormai si sintonizza da s o l a sul telegiornale. Silenziosa, ambigua e strisciante, tra l’ ennesimo delitto e la strana esultanza di De Sanctis, capto la notizia: 100.000 in piazza per la democrazia, l’ Ungheria perde la dicitura di Repubblica. E’ questione di pochi secondi, abbastanza per lavarsene la coscienza, per poi tornare a inquadrare lo sgradevole volto plastificato della Santanchè. Vedere quelle braccia tese, quelle mani aperte, le uniformi, le teste rasate è pugno dritto sul naso. Il partito conservatore di destra “Fidesz”, al governo con i due terzi del parlamento, si è guadagnato la possibilità di modificare la carta suprema e di approvare leggi senza il consenso delle altre parti politiche. Spalleggiato dal partito neo-fascista “Jobbik”, il leader Viktor Orbán, attraverso una nuova costituzione e leggi pesantissime, sta’ mettendo in serio pericolo la democrazia ungherese. La ricetta è familiare: prendete una legge bavaglio con la quale è stato possibile scegliere il direttivo della televisione locale e imporre il controllo sulla principale agenzia di stampa, prevedendo inoltre la soppressione delle agenzie non governative. Aggiungete un forte tono nazionalistico, la definizione di matrimonio come unione di un uomo e una donna, la messa in discussione delle leggi sull’ aborto. Mescolate con arresti di deputati dell’opposizione e manifestazioni vietate. Riscaldate togliendo l’ autonomia alla banca centrale e alla magistratura e otterrete sempre la solita, schifosa, nera minestra. Mentre l’ unione Europea valuta l’ effettiva situazione di pericolo per la libertà in Ungheria, i mas media tacciono un po’ troppo. L’ estrema destra sta’ prendendo sempre più campo in Europa; cavalcando il facile destriero della paura, xenofobia e violenza stanno tornando a solcare le strade. Anche nel nostro paese, ultimamente sento pronunciare parole che dovrebbero essere sconfitte dalla coscienza storica di ogni individuo pensante. Colgo l’ occasione per esprimere solidarietà alle vittime recenti dell’ odio e del razzismo: Samb Modou e Diop Mor, a quelle del campo nomadi di Torino e alle altre infinite da ricordare. La scuola dovrebbe servire a insegnare a vivere, prima di spiegare la matematica, la geografia e la fisica. Che il pensiero di tutti maturi in maniera consapevole e critica. Questo è il mio desiderio da affidare al nuovo anno. Sinceramente antifascista, Edoardo Amadori

Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano” Italo Calvino, “Il sentiero dei nidi di ragno”

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società

scintilla

Cosa ci vogliono dire i telegiornali? Pensiamo un attimo a quei telegiornali di cui magari abbiamo distrattamente ascoltato qualche parola mentre nostro padre era lì davanti al televisore col suo fido giornale per sapere cosa stesse succedendo al di fuori della nostra casa. Io non so bene cosa voi vi aspettiate di sentire da un tg ma molto spesso quello che ci dicono dalla tv riguarda casi di cronaca nera, come ad esempio il solito delitto di Garlasco o l'omicidio di Meredith, e sempre meno invece siamo informati su notizie che veramente ci riguardano. Certi TG ci riempiono la testa di notizie inutili, come la nuova scimmia dello zoo di Berlino o la nuova fidanzata di Borriello, trascurando le vere notizie che vogliamo sentire e per le quali stiamo guardando il telegiornale, ma puntualmente sono messe in secondo piano. Lo spazio lasciato alla politica e alle manovre di governo risulta essere minore in confronto a notizie di cronaca nera e società, le quali avranno anche la loro importanza, ma è inammissibile che questo tipo di notizie prevalga. Ciò è dovuto al fatto che i mass media hanno nelle loro mani un potere pressoché enorme poiché sono in grado di praticare una sorta di manipolazione su di noi in quanto è indiscutibile la nostra dipendenza da chi ci fornisce l’informazione di attualità. Questo potere è appunto utilizzato attra-

il potere è appunto utilizzato attraverso i mass media che sono quindi uno strumento di chi sta sopra, di chi ci vuole controllare

verso i mass media che sono quindi uno strumento di chi sta sopra, di chi ci vuole controllare. I nostri pensieri e comportamenti sono cioè influenzati da ciò che i mass media ci vogliono comunicare e ciò avviene anche senza che noi ce ne accorgiamo. Di questo naturalmente i giornalisti e i telegiornali ne sono a conoscenza e le loro decisioni a riguardo di scalette e servizi non è casuale; penso che non rimarrete sconvolti o sorpresi se vi dico che nel 2009 il telegiornale che ha aperto il maggior numero di volte con una notizia di cronaca nera è stato Studio Aperto, e la situazione, da tre anni a questa parte non sembra affatto essere cambiata... Noi tutti vorremmo telegiornali meno di parte e che si limitassero ad esporre notizie serie come da loro dovere, senza farsi auto-propaganda evitando di parlare di politica. Anche se è noto e scontato dire che i tg, ma anche i giornali, non sono affatto autonomi ma dipendono dai loro finanziatori, e quindi è normale che le notizie che ci arrivano sono influenzate sotto questo aspetto, non è comunque giustificabile che l'informazione di massa sia diventata ciò e inoltre penso che non sia di questo che i cittadini italiani hanno bisogno, ma di chiarezza e trasparenza.

Andrea Gasperini

Quel che ora penso veramente è che il male non è mai ‘radicale’, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. Esso ’sfida’ come ho detto,

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scuola

scintilla

A testa in giù: Voci dall’Australia! Durante quest'anno scolastico alcuni ragazzi della nostra scuola stanno partecipando a un progetto interculturale che consiste nell'ospitare per tre mesi uno studente australiano, per dargli modo di imparare la lingua e di approcciarsi con la nostra cultura. Per saperne di più abbiamo intervistato uno dei ragazzi in questione: Tom McLeod. • Quali erano le tue aspettative riguardo questa esperienza? Pensavo che tutto sarebbe stato difficile. Mi spaventava un po’ venire in un posto completamente diverso, con una cultura diversa, non conoscere nessuno.. avevo un po’ di paura. • E ora che stai vivendo questa esperienza, le tue idee sono cambiate? È tutto difficile, è molto diverso, come immaginavo! Però è una bella esperienza! •

Come funziona la scuola in Australia?

È molto diversa da qui. Non ci sono le classi, sono i ragazzi a spostarsi ogni ora. Abbiamo solo cinque materie e le possiamo cambiare ogni anno. 

Pratichi qualche sport?

Si, faccio football australiano! È lo sport nazionale. È diverso da quello americano, ci sono regole e schemi diversi. Si gioca in un campo ovale, 18 per squadra. •

Cosa porteresti da qui con te in Australia?

Il cibo e il vino! •

Did you know? Quando gli inglesi sbarcarono per la prima volta in Australia si trovarono faccia a faccia con un canguro. Non avendone mai visto uno chiesero a un aborigeno il nome di quell’animale così strano. L’uomo, non sapendo di che cosa si trattasse, rispose: “Kanguru” che nella sua lingua significava appunto: “Non lo so!”. Da quel momento gli inglesi lo chiamarono kangaroo!!

Se dico Australia, cosa ti viene in mente? Canguri, ragni e surf! Sono i tre classici stereotipi con cui si identifica l’Australia, ma è proprio vero? Ebbene sì! Aggirandosi per le periferie delle città non è raro incontrare canguri! Eh sì, anche i ragni non mancano, ma in città non ce ne sono di pericolosi. Il surf è fra gli sport più praticati sulla costa, infatti è difficile trovare un ragazzo che non sappia surfare!

Per saperne di più! L’Australia è famosa per la presenza di molte culture perfettamente in armonia fra loro. Per questo il linguaggio colloquiale è un Inglese semplificato: lo “strine”, ovvero l’unione di diverse lingue, partendo da suoni di origine aborigena, fino a proverbi irlandesi. Proprio per la presenza di tutte queste culture anche la gastronomia è varia. Non c’è un piatto tipico Australiano, possiamo trovare la pasta così come cibi cinesi. Anche l’arte e la musica, che interessano e coinvolgono gran parte degli australiani, sono una fusione di stili diversi.

E per finire, Tom, descrivi l’Italia con tre parole!

Pasta, Piazza, Roma!

Helena Fabi Susanna Tinti Letizia Bartolucci

il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua ‘banalità’. Solo il bene è profondo e può essere radicale”. Hannah Arendt (1906-1975), “La banalità del male”

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scuola

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KIT DI SOPRAVVIVENZA Per sedare almeno un po’ gli animi irrequieti e ansiosi di tutte le ragazze e i ragazzi delle sezioni quinte, ho deciso di intervistare due ex studenti della sezione 5°A dell’anno scolastico 2010/2011, e i due ragazzi in questioni sono Marco Berrettini, il mio figo vicino di casa, e Joele Canapeti, l'altro figo che mi ha sopportata e supportata durante la rappresentanza. Buona lettura!

Le domande... 1)

2) 3)

4) 5) 6)

Che università frequenti (anche città)? Con quale criterio avete deciso la facoltà? Avete dei ripensamenti o siete sicuri di quello che avete scelto? La più grossa differenza tra l'università e il liceo scientifico “G. Marconi”? Cosa ne pensate della convivenza? Migliore quella con gli uomini oppure con le donne? Con amici che già si conoscono oppure allo sbaraglio cambiando completamente ambiente? Beh, adesso che ormai ci siete fuori, qual è la più bella cazzata che avete fatto a scuola? …E all'università? Cosa ti offre in più l'università?

7) 8) 9) 10) 11) 12) 13) 14) 15)

Dell'ambiente universitario: Pregi? Difetti? Cosa vi manca di più del liceo? Qual era il vostro professore preferito? Cosa diresti ora al tuo professore preferito? E a quello più odiato? Cosa ne pensi dell'esame di stato? Per consolare i poveri e stressati studenti dell'ultimo anno che consiglio ci dai? Cosa ne pensi della Scintilla? Con quale frase a effetto descriveresti il liceo scientifico? Senti di aver portato onore al nome del liceo scientifico?

MARCO BERRETTINI

JOELE CANAPETI

1) Ingegneria meccanica (Bologna). L’ho scelta perché sono sempre stato curioso di capire “come funzionino le cose”. Ripensamenti? No, a parte quei due o tre momenti di debolezza che prendono all’inizio, in cui dici “non ce la posso fare”, ma poi passa. 2) Beh, direi che con le scuole superiori in generale la differenza più grossa è il rapporto molto più distaccato con i docenti: tu non sai niente di loro a parte il nome, e loro di te non sanno neanche quello. 3) Meglio convivere con il minor numero di persone possibile, magari gente che già conoscete e meglio ancora se fa la vostra stessa facoltà. E soprattutto è importante che ognuno abbia il proprio spazio. Ah, per esperienza…è più facile convivere coi maschi. 4) Una volta dai gradoni ho centrato (per sbaglio) con un pallone la finestra aperta dell’aula di informatica (ovviamente c’era lezione), con tanto di professore di turno che si affaccia sbraitando, ma me l'ero già svignata…Roba che se ci provo 20 volte non ci riesco.

1) Scienze biologiche a Bologna. Diciamo che è stata una scelta quasi forzata, un ripiego temporaneo alla mia vera scelta che, non mi vergogno a dirlo, non mi è stato permesso frequentare (ma non mi arrendo). 2) La più grossa differenza è la libertà...all'università sei solo con te stesso, devi organizzarti come credi e devi cavartela in ogni aspetto da solo (nel bene e nel male) soprattutto in una città nuova. 3) La convivenza può essere una bellissima esperienza o la peggiore della tua vita, dipende con che criterio ti scegli gli inquilini e che persona sei (in ogni caso è un'esperienza). 4) È impossibile trovarne una più bella delle altre…nella mia classe (15 ragazzi, 0 ragazze) le boiate atomiche erano all'ordine del giorno...ma le migliori sono di certo state fatte nelle varie gite. 5) All'università di tempo per le cazzate non ce n'é…Senza voler spaventare nessuno, ma in classi da 100 persone con lezioni che durano anche 8 ore al giorno, le cazzate le risparmi per altri momenti...(convivenza). 6) L'università ti offre finalmente l'opportunità di crearti un futuro come lo desideri veramente e secondo i tuoi personalissimi interessi, a differenza del liceo dove dovevi farti piacere

La verità è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta. Dal Diario di Anna Frank

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scuola

scintilla

PER FUTURE MATRICOLE 5) Per ora niente. 6) Ovviamente le lezioni sono molto approfondite. A livello “extrascolastico” lo scientifico offre veramente tanto. Anche l’università sotto quest’aspetto non è male, per esempio nel mio corso sono state proposte visite alla Ducati e al Motor Show. 7) Pregi: se si sceglie la facoltà giusta, lo studio, anche se più pesante, può risultare anche piacevole…Vabè, piacevole, diciamo non da addormentarsi sui libri. Difetti: bisogna adattarsi agli orari delle lezioni, in certi casi quasi improponibili. 8) Il clima che si era creato all’interno della classe nel corso dei cinque anni. Alla fine era come se la mattina uscissi di casa per entrare in una seconda casa. 9) Quello che mi dava i voti più alti, ovviamente. 10) Eh, non fa… 11) È una serie di compiti un po’ più grossi del solito, a distanza abbastanza ravvicinata l’uno dall’altro, che ti dice, grosso modo, cos’hai combinato in 5 anni. 12) Vivetela con serenità e come una sfida con voi stessi. Se poi andrà bene, vi toglierete una bella soddisfazione, se andrà male, pazienza, finite le superiori si riparte tutti da zero e avrete modo di rifarvi. 13) Un passatempo divertente per chi legge (soprattutto durante quelle lezioni che non si sfangano…) e un’esperienza formativa importante per chi scrive. 14) A effetto? No vabè, posso solo dire di essere convinto di aver fatto la scelta giusta, scegliendo lo scientifico. 15) Prima do un paio di esami poi ti dico…

un po' tutto... 7) Pregi: ti permette di crescere veramente e di imparare a vivere nel mondo dei "grandi", soprattutto se vivi fuori Difetti: i rapporti con i professori non esistono, e l'orario di studio aumenta alla terza rispetto a quello del liceo. 8) Tutto, tranne il latino. (sorride) 9) La Marisa Bartolucci, anche se avevo buonissimi rapporti con tutti. 10) Che è grazie a lei se mi sono tanto appassionato a questo settore di studi; che doveva cercare di sfogare la propria frustrazione in un altro modo. (sorride) 11) Ragazzi, state veramente tranquilli…Basta un filo di gas e se si prende con l'importanza che merita è anche divertente! 12) Che il peggio non deve ancora venire, il peggio è passato…L'ultimo anno è di certo il più spettacolare e dovreste godervi ogni attimo senza pensare troppo al maledettissimo esame, anche perché il voto della maturità nella vita conta 0 soprattutto in un liceo! 13) La leggevo sempre volentieri e vorrei continuare a farlo! 14) Straficooo! (detta con tono alla Ace Ventura) 15) Si fa quel che si può. (sorride)

“la differenza più grossa con il liceo è il rapporto con i docenti: tu non sai niente di loro a parte il nome, loro di te non sanno nemmeno quello!”

Cecilia Iovino

...Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga. Primo Levi

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alimentazione

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Liberate la mente e… Mangiate delle mandorle! È universalmente noto che per vivere bene è essenziale preservare la propria salute…ma non solo quella fisica! L'aspetto spirituale di ognuno di noi dovrebbe essere salvaguardato tanto quanto quello corporeo, non a caso infatti esiste una stretta relazione tra le due scienze, quella dell'alimentazione e della meditazione. Molti di voi sicuramente non sapranno che le mandorle, ad esempio, sono uno scrigno di vitamina E, fibre e acidi grassi polinsaturi (benefici), preziosi per la giovinezza delle cellule della pelle. Inoltre grazie al loro contenuto di polifenoli svolgono anche un'azione antinfiammatoria e sono un'ottima fonte vegetale di calcio, importante per il metabolismo della pelle o delle ossa. Per mantenere uno stile di vita sano ed equilibrato è necessario dunque cibarsi non solo in modo corretto, ma anche intelligente! Fare attenzione alle piccole cose è importante, oltre che semplicemente attuabile. Per iniziare la giornata con la giusta energia è essenziale una ricca colazione, includente latte, cereali, frutta (ottima una spremuta d'arancia) e dolciumi, senza esagerare. Altri frutti prelibati sono i mirtilli, freschi o surgelati, che sono fra le fonti più complete di antiossidanti, quelle sostanze che riparano ai danni arrecati dai radicali liberi e limitano i processi di invecchiamento dell'organismo, perché ricchi di vitamina C. Ma come fare per mantenere la salute e la serenità procurataci dal mangiare sano per tutta la giornata? Meditate. No, non si tratta di un invito a ponderare sul quesito, bensì di un'esortazione a dedicarsi all'arte della meditazione vera e propria! Nella medicina cinese infatti essa ha notevoli benefici sullo spirito, che monitora il flusso energetico di tutto il corpo, spiega il Professor. Maurizio Corradini, medico scientifico. Nel mondo occidentale invece è considerata un'ottima pratica antistress, che

agisce proprio sull'asse IpotalamoIpofisi, e in particolare sul surrene che abbassa il livello di cortisolo e di ormoni che fanno trattenere i liquidi, causare nervosismo e rispondere eccessivamente agli stimoli. Quindi una pratica regolare della meditazione ha un effetto positivo sia sul sistema immunitario che sul cuore perché diminuisce la pressione arteriosa e rallenta la frequenza cardiaca. E come se non bastasse è possibile meditare non solo in seiza, posizione di riposo assunta dagli aikidoka (coloro che praticano l'arte dell'aikido), ma in ogni momento della giornata. È sufficiente sgomberare la mente da ogni pensiero, creare il vuoto mentale (anjodaza, come dicono i giapponesi), inspirare ed espirare profondamente, chiudere gli occhi e immaginare davanti a sé una visualizzazione gradevole. Pensate: una bella spiaggia, il mare, una foresta… pluviale! Quando si fa la doccia le circostanze sono ideali per alienarsi; è noto che una cascata d'acqua può avere effetti positivi sul cervello, poiché stimolando le terminazioni nervose della schiena vengono rilasciate sostanze simili all'oppio che favorirebbero la nascita di nuovi pensieri. Tutto intorno a noi deve diventare come un comodo bozzolo che ci protegge, mentre un raggio di luce bianca e calda inizia a calare dall'alto insieme all'acqua, infondendoci energia dalla testa ai piedi. Seguendo questi piccoli consigli con accuratezza, e ricercando la propria tecnica di meditazione, spero di avervi aiuto ad affrontare con più serenità tutte le situazione che la vita ci presenta. E non dimenticate…ridete! Una bella risata rilascia le endorfine che allontanano lo stress, odioso nemico del nostro cervello! D'altronde, come ci ricorda Charlie Chaplin: "Un giorno senza un sorriso è un giorno perso". Giulia Galeazzi

Se dall’interno dei Lager un messaggio avesse potuto trapelare agli uomini liberi, sarebbe stato questo: fate di non subire nelle vostre case ciò che a noi viene inflitto qui. Primo Levi, Se questo è un uomo

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musica

scintilla

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BOULEVAD ARTISTS

uante volte vi è capitato di imbattervi in artisti di strada che suonano con tutto il fiato che hanno in corpo per un paio di spicci? Certo, il più delle volte non si fa attenzione a ciò che cantano o come lo fanno ma si tira dritto per la propria strada. E se provassimo a fermarci? In Inghilterra e nelle grandi capitali europee le rock band che sfondano partono proprio da qui: esibendosi sui marciapiedi per ore ed ore davanti a migliaia di persone che passano li davanti o che rimangono a guardare, i cosiddetti “buskers” (cantanti di strada) creano, suonano e trasmettono il loro stile musicale ed allo stesso tempo ciò che provano al pubblico che può apprezzare o meno. I Nirvana o i Pink Floyd che, pur senza l’aiuto di Internet, hanno fondato le loro radici principalmente sull’underground, sono stati premiati dal loro

“girovagare per strada” e, nel giro di pochi anni, hanno venduto e vendono tuttora milioni di dischi. Forse il particolare stile psichedelico della band londinese e dei loro testi simbolici è nato dal contatto con la gente, unito al genio di Roger Waters. Sta di fatto che nelle città italiane la mentalità è diversa: ogni amministrazione comunale, infatti, il più delle volte vieta le esibizioni di questi artisti che sì, sfondano in un rapporto di uno su centomila, ma cercano nel loro piccolo di creare nuova musica che in un’era di globalizzazione come questa non farebbe certo male.

...grandi band del passato, pur senza l’aiuto di Internet, hanno fondato le loro radici principalmente sull’underground

Stefano M. Morelli

Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo. Primo Levi

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musica

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Il Metal di Pesaro

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Intervista ai Nightland

ella nostra piccola e ospitale città si annidano, in angoli più o meno remoti, moltissimi gruppi musicali che vogliono farsi avanti e esprimere la loro enorme passione tramite concerti, EP e quant’altro. Non sempre è facile esporsi al pubblico, infatti molte di queste band se ne stanno rintanate nella loro sala prove e aspettano il momento adatto per uscire alla luce del sole. Ma per fortuna non sempre funziona così: esempio eclatante di questi eroici gruppi sono i Nightland, band Epic Death Metal composta da 5 validi elementi, che ha appena pubblicato il proprio primo EP, “Knights of the Dark Empire”. Per l’intervista sono potuti venire solamente Filippo e Ludovico, chitarristi e cantanti del gruppo, in quanto la stessa sera avrebbero dovuto suonare altrove. Ormai è da parecchio tempo che suonate insieme. Come vi siete conosciuti, da che esperienze musicali venite e a quali gruppi vi ispirate, sempre che ci siano? L: Il gruppo come lo conoscete adesso è insieme solamente da un anno, in quanto questo progetto è partito nel 2006 da un’idea mia, con ragazzi che frequentavo a quei tempi. Inizialmente era una cosa per divertirsi, senza troppe aspettative: in testa avevamo giusto quelle due o tre cover dei Metallica, anche se ci siamo fin da subito impegnati nella composizione di brani nostri. Poi però, a mano a mano che il progetto diventava più serio, si scelsero i componenti che volevano studiare bene il proprio strumento. Così siamo finalmente arrivati alla formazione attuale, composta da buoni musicisti e buoni amici, soprattutto. Abbiamo degli ispiratori sicuramente, specialmente dal nord Europa: Ensiferum, Children of Bodom e HammerFall. Ma si tratta appunto solo di ispirazioni, perché quello che dobbiamo comporre deve essere opera nostra. Da quanto tempo studiate il vostro strumento? F: Io da 10, lui non so. O meglio, lo so ma non mi ricordo. Comunque sono passato per diverse fasi: sono partito dall’acustica, poi sono passato all’Alternative, ho suonato in Chiesa… E mi ha aiutato tantissimo. Poi ho rincontrato Ludo e con i Nightland ho imparato a suonare metal. L: Io da 6 anni. Biagio (il batterista) suona da quando era più piccolo: faceva percussioni al conservatorio. Ambro è ancora più tempo che suona la tastiera, mentre Tobi, il nostro bassista, suona da 3 anni, però è più bravo di tutti noi messi insieme. La cosa buffa è che veniamo tutti da generi diversi: dal blues al rock, dall’elettronica al metal e persino al jazz. Tutti gli altri componenti del gruppo suonano poi in altre band: Tobi arriva addirittura alle 4 band! Tempo fa suonavate un genere un po’ diverso: come mai avete deciso di cambiarlo? L: Allora, noi abbiamo avuto un grosso problema con i cantanti, perché un cantante bravo, disponibile e che si applichi è praticamente introvabile. Quindi, un po’ per esigenze di tempo, un po’ per costrizione, sono passato io alla voce, anche se doveva

essere una situazione momentanea. Provando diversi stili e imitando quelli che sono i nostri ispiratori, mi sono avvicinato allo “screaming”, che sicuramente mi viene meglio ed più credibile di come cantavo prima. Alla fine questa direzione ci ha convinti molto e quindi abbiamo continuato. L’EP ha avuto una lunga gestazione, ma finalmente è uscito. Siete soddisfatti del lavoro finale? Lo studio di registrazione si è mostrato disponibile? L: Sicuramente siamo soddisfatti perché ci siamo stati molto dietro e non vedevamo l’ora che uscisse. Doveva richiedere pochi mesi ma alla fine ha richiesto un anno, anche perché Mattia è andato via e Ambro (l’attuale tastierista) era esterno al gruppo. Lo studio di registrazione è di un nostro amico, che si è mostrato molto disponibile e ha tenuto molto che noi andassimo da lui a registrare perché gli piaceva il nostro progetto: ci siamo trovati molto bene, insomma. È difficile, per un gruppo emergente di una città come quella di Pesaro, far uscire un EP? F: Il nostro è un genere particolare, anche perché è difficile persino da registrare. Sicuramente incidere un EP non è semplice per nessuno. Perché non avete registrato “Ride to the Forsaken Lands”, brano molto coinvolgente e amato dal pubblico, in “Knights of the Dark Empire”? L: Quando siamo andati in sala registrazione, avevamo altre idee: un componente del gruppo aveva le sue e avendo voce in capitolo pure lui, abbiamo trovato qualche compromesso. Quindi il lavoro finale è stato frutto di diversi pensieri. F: Io l’avrei messa, anche perché è tra le più semplici da registrare. Il 3 gennaio avete aperto l’anno musicale con il vostro concerto in Piazza del Popolo e tra i vari brani mi ha colpito quello in lingua italiana: “Il cantico dei Re”. Come mai questa scelta e di cosa parla esattamente questa canzone? L: “Il cantico dei Re” è una canzone molto particolare perché, oltre ad essere in italiano, e ha dei toni molto soft e dolci. F: Beh, c’era chi pogava sotto.

Avevamo deciso di trovarci, noi italiani, ogni domenica sera in un angolo del Lager; ma abbiamo subito smesso, perché era troppo triste contarci, e trovarci ogni volta più pochi, e più deformi, più squallidi.

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L: Chiaramente l’interpretazione è sempre libera (ride). Questo è un brano che ho composto io, sia per quanto riguarda la musica che per il testo. Sentendo e risentendo questa musica, mi sono reso conto che avrebbe funzionato molto meglio con un testo in italiano, facilmente comprensibile a tutti. A differenza di tanti altri brani, non parla di situazioni belliche, ma di ricordi, virtù da riscoprire e tematiche molto tranquille. Ormai avete tutti ultimato le superiori. Per voi è impegnativo riuscire a combinare lo studio universitario o il lavoro con la vostra passione? L: Abbastanza. C’è chi lavora solo la mattina, chi lavora alternando pomeriggi e sere, chi non lavora e chi lavora in proprio. Quindi riusciamo ad esercitarci duramente, cosa che anche molti altri gruppi non riescono a fare per impegni di varia natura. Non ci limitiamo alle due prove a settimana, in quanto abbiamo diversi impegni da portare avanti tutti insieme, come per esempio lavori con le basi e con le scenografie. Quando ciascuno di noi finisce di lavorare, si può dire che cominci a lavorare per i Nightland. Opinioni flash su X-Factor. L: X-Factor è un programma in stile americano che, come tutti quelli del suo genere, va bene nel suo contesto perché funge da rampa di lancio per cantanti che altrimenti non riuscirebbero a sfondare. Però in Italia ciò che è al di fuori di questo genere di programma non è considerato: sono programmi che hanno il monopolio della scena musicale. Ormai esiste solo il commerciale, praticamente. Se qualcosa non è commerciale è underground: non ci sono vie di mezzo. La figura del “metallaro” è sovente associata a Satana, spesso ingiustamente. Cosa ne pensate voi? L: Ci sono dei motivi per cui questa figura è associata al diavolo, però le due cose non vanno sempre di pari passo e soprattut-

Musica to non tutti i metallari sono associabili a Satana, in quanto la parte filo-satanica è ben definita: se la escludessimo ci sarebbe comunque tantissimo altro metal che non ha nulla a che vedere con questo. L’associazione non è quindi sbagliata, ma lo è fare di tutta l’erba un fascio. Avete già in programma altre date? Vi siete trovati bene qui a Pesaro, musicalmente parlando? L: Oggi, a Morciola, il 14 Gennaio a Fossombrone, il 3 febbraio a Fano, il 25 febbraio a Marotta e tante altre date da confermare. Il problema di Pesaro è che non ha molti spazi per il nostro genere in particolare. In questa città ci sono tantissimi gruppi, di svariati generi, molti anche validi, che devono convivere in pochissimo spazio. Diciamo che nel resto dell’Europa, specialmente quella del nord, c’è più cultura per il nostro genere. Un altro problema sorge nei gruppi stessi, che nonostante il livello raggiunto da alcuni di questi, si ostinano a riproporre cover di gruppi già noti: questo distrugge il mercato dell’inedito. Comporre nuova musica è l’unica soluzione per far crescere la musica e farla evolvere. Si rivolgono poi a tutti coloro che avranno il piacere o il dispiacere di leggere questo articolo: L: L’unico consiglio che posso darvi è di avvicinarvi tutti alla musica, di qualsiasi genere essa sia. F: (Scherzando) Tranne la dance. (ride) L: Se, una volta avvicinati alla musica, noterete che vi piace tantissimo, il passo successivo è quello di interessarsi ad uno strumento e cominciare a studiarlo, perché è bellissimo, ti completa e fa bene all’anima. Questo funziona con la musica o qualsiasi altra forma d’arte. Per chi fosse interessato, potete trovare l’EP dei Nightland (Knights of the Dark Empire) online e in-store presso il “Dischi & Soda” di Pesaro, al modico prezzo di 7 €. Per ulteriori informazioni li trovate su Facebook sotto il nome di "Nightland Metalband" e su www.nightland.it Matteo Mazzanti

Ed era così faticoso fare quei pochi passi: e poi, a ritrovarsi, accadeva di ricordare e di pensare, ed era meglio non farlo. Primo Levi

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“La vita davanti a sé” di Romain Gary

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l pomeriggio del 3 dicembre del 1980 Romain Gary acquistò una vestaglia di seta rossa. Aveva deciso di ammazzarsi con un colpo di pistola alla testa e, per delicatezza verso il prossimo, aveva pensato di indossare una vestaglia di quel colore perché il sangue non si notasse troppo. Nella sua casa in rue du Bac sistemò tutto con cura, gli oggetti personali, la pistola, la vestaglia. Poi prese un biglietto e vi scrisse: ”Nessun rapporto con Jean Seberg. I patiti dei cuori infranti sono pregati di rivolgersi altrove”; la donna era la sua ex moglie, l’anno prima era stata trovata nuda, sbronza e morta dentro una macchina. Queste poche righe di cronaca dovrebbero bastare a farsi una vaga idea della personalità dell’autore, così egocentrico ed autoironico da prendere per il culo e dissacrare la morte stessa ma, soprattutto, quelli che rimarranno dopo di lui, e per intuire che il suo straordinario romanzo "La vita davanti a sé" non può in alcun modo raccontare una storia banale. Narra la vita di un bambino, Momò, cresciuto insieme a tanti altri nella casa di Madame Rosà, ex prostituta ebrea, sopravvissuta ad Auschwitz, anziana e malata che, una volta uscita dal “mercato”, ha deciso di aprire una pensione a pagamento per i figli delle prostitute, quelli nati per errore ed a rischio orfanotrofio,

nel caso in cui la polizia scoprisse la loro origine e togliesse la potestà parentale alle madri. È una storia che parla d’amore: in particolare quello tra Momò e Madame Rosà, legati dalla consapevolezza di non avere nessun altro al mondo e di

essere gli ultimi scarti della società. L’amore tenace che può nascere soltanto tra chi condivide la stessa solitudine e lo stesso dolore, puro perché totalmente incondizionato, insondabile e terribilmente senza prezzo. E’ difficile descrivere come questo romanzo sia in grado di infilarsi sotto la pelle, emozionandoti tanto da fare male, ciò che sconvolge è il modo in cui l’autore riesce a creare il protagoni-

sta: Momò, arabo, età non ben definita, figlio di una prostituta, attraverso le sue stesse parole, creandogli una voce straordinaria, la voce di un bambino cresciuto troppo in fretta, o forse nato già adulto. Le parole sgrammaticate, le espressioni della strada, i termini usati per sentito dire dagli adulti, non capiti e riutilizzati a sproposito, ma in modo terribilmente chiaro e tagliente. La voce di Momò è la voce di chi ha visto e capito così tanto da essere uscito dal tempo, lo sguardo vissuto e disilluso di un anziano negli occhi di un bambino, la testimonianza di chi è cresciuto di nascosto, non desiderato, fuori dalla legge ed ai margini della società, pagando il prezzo di una vita non ancora vissuta; nella ricerca disperata di affetto e attenzioni, attraversa la Parigi dei bassifondi, popolata da strani personaggi tutti accomunati da una tremenda condizione di emarginazione fisica e mentale. Eppure il modo in cui Momò racconta la sua storia la rende straordinaria, bella di una bellezza strana e disarmante: la bellezza delle dissonanze, la meraviglia che produce un particolare che a prima vista può infastidire per la sua mancanza di armonia, equilibrio, ma che se colto attraverso una emozione diventa disarmante. Ciò che sentiamo attraverso questo libro è la compassione, nel racconto straziante della vita dei “figli di puttana”, delle prostitute, di una donna che sta per morire e che la medicina vorrebbe tenere in vita attaccata ad una flebo, nella misera condizione di vegetale, nella rassegna-

Con il termine Shoah venne ufficialmente indicato lo sterminio degli ebrei operato dai nazisti. Questo vocabolo venne usato per la prima volta nel 1938 nella Palestina sottoposta al mandato britannico durante una riunione del Comitato Centrale del Partito Socialista, in riferimento al pogrom della cosiddetta “Notte dei Cristalli”.

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zione di chi è abituato a dare per sconta- re l’essenza delle cose, il sentimento ta ogni fregatura ed ha le difese talmente che le rende grandi. Leggendo ognuno alte da diffidare soprattutto da ciò che si farà le sue considerazioni etiche, più o presenta come buono e bello, la sola cosa che si salva è l’amore, il suo grido so"Il signor Hamil dice che l’umanità non è vrasta le convenzioni di una società ipoche una virgola nel grande Libro della crita e sorda, dove il bello si nasconde vita e quando un vecchio dice una stronsotto le forme meno scontate, e l’amore zata simile non vedo cosa posso aggiunè più puro. Questo romanzo si focalizza gerci io. L’umanità non è una virgola, nei particolari più fragili delle persone, perché quando Madame Rosà mi guars’infila nei punti deboli che ciascuno vorda con i suoi occhi ebrei non è una virrebbe nascondere e che invece ci fanno gola, è anzi il grande Libro tutto quanto “Avevamo paura tutti e due perché non innamorare l’uno dell’altro, quelli che ci è mica vero che la natura fa le cose per e io non la voglio vedere." bene. La natura fa quello che le capita a Essi hanno detto: chi capita e non sa nemmeno quello che “Sei diventato pazzo per colui che ami” meno condivisibili, ma ciascuno do- fa, certe volte sono fiori e uccelli, certe Io ho detto: vrà scontrarsi con le proprie chiusu- altre una vecchia ebrea al sesto piano “La vita ha sapore solo per i pazzi” re mentali e constatare che nella che non può più scendere.” Yafi’i Randh al Rayahin vita non è tutto bianco o tutto nero, che l’amore non ha forma, ma è rendono tutti simili nella sofferenza e che energia che fugge ogni definizione, e la andare in contro alla vita che hai davanti ci ispirano compassione e comprensione. compassione, nella comprensione dell’al- con speranza. Ma non c’è moralismo, nessuna verità scontata, il suo bello sta nella semplicità “I vecchi valgono come tutti gli altri anche se calano. Sendisarmante in cui viene scritto, nella totono quello che sentiamo voi e io e certe volte questo li fa tale mancanza di aspettative riformatrici, soffrire ancora più di noi perché non si possono più difeni fatti stessi sono manifesto di una critica dere. Ma sono attaccati dalla natura, che sa essere una feroce all’ipocrisia della società, ma ad bella schifosa e li fa crepare a fuoco lento. Da noi è ancoognuno è lasciata la libertà di scegliere ra più terribile che nella natura, perché è proibito abortire cosa pensare. Gli spunti per una riflessioi vecchi quando la natura li soffoca lentamente e gli scapne sono tantissimi e si affrontano tematipan fuori gli occhi dalla testa.” che molto complesse: dall’eutanasia all’ipocrisia dei conflitti fra religioni (in particolare quello arabo/palestinese), dalla “La vita fa vivere la gente prostituzione alla protezione dell’infan- tro, è forse l’unico sentimento che ha senza fare una grande zia, per concludere che non è la forma a conservato ancora un po’ di dignità in stabilire la sostanza delle cose, anzi essa questo mondo ipocrita. È un libro che ti attenzione a quello che è spesso la cosa più ipocrita che possa sbatte in faccia tutto quello che non vorsuccede.” esserci, le convenzioni di una società sor- resti vedere, che ti fa scoprire il valore da al dolore delle persone ed incapace di delle gioie semplici, degli affetti che penaiutare i più deboli. L’amore sta nel saper siamo scontati, che ti fa pensare che la Natalia Benedetti vedere al di là dell’apparenza, nel coglie- felicità è solo un modo di guardare, è Nella Giornata della memoria che cade il 27 Gennaio di ogni anno si ricorda lo Sterminio degli Ebrei. Il 27 gennaio del 1945 i soldati dell’Armata Rossa giunsero ad Auschwitz abbatterono i cancelli e liberarono i prigionieri…

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I ragazzi che si amano — Jacques Prévert I ragazzi che si amano si baciano in piedi Contro le porte della notte E i passanti che passano li segnano a dito Ma i ragazzi che si amano Non ci sono per nessuno Ed è la loro ombra soltanto

SIAMO LIBERI

Che trema nella notte Stimolando la rabbia dei passanti La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno Essi sono altrove molto più lontano della notte Molto più in alto del giorno Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

Il poeta, in questa lirica, descrive una scena che a mio avviso celebra il trionfo della gioventù, della passione e dell’amore ad essa indissolubilmente legati nell’eterno conflitto con la vecchiaia, i rigidi costumi e l’invidia di coloro che sono vecchi nelle idee e nel profondo di loro stessi. I ragazzi descritti nella poesia sono trasportati dalla loro passione in un altro mondo, come se fossero in una dimensione mistica dove non c’è altro che le loro due persone

legate da un sentimento profondo (“Non ci sono per nessuno” v. 5). Coloro che passano, invece, giovani o vecchi che siano, puntano il dito verso di loro, come per accusarli di chissà quale reato, li scherniscono, li rimproverano, si indignano. I vv. 4 e 5 fanno comprendere che non è possibile instaurare alcun tipo di comunicazione tra i passanti e i due ragazzi.

Le guerre negano la memoria dissuadendoci dall’indagare sulle loro radici, finchè non si è spenta la voce di chi può raccontarle. Allora ritornano, con un altro nome e un altro volto, a distruggere quel poco che avevano risparmiato. L’ombra del vento – Carlos Ruiz Zafón

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scintilla Questi ultimi, però, sembra vogliano, con il loro bacio in pubblico, lanciare un grido fortissimo, un messaggio profondo ma esplicito: siamo felici; siamo innamorati; viviamo il nostro sentimento a pieno per sentirci veramente soddisfatti; SIAMO LIBERI. Come è consueto nella poesia lirica, l’autore utilizza delle figure retoriche per enfatizzare e rendere al meglio ciò che vuole esprimere nei suoi versi. Possiamo infatti notare ai versi 2 e 13 due metafore: la prima, ovvero “in piedi contro le porte della notte” a mio parere vuole sottolineare la posizione ribelle dei giovani (“contro”) che si oppone alle “porte della notte”, cioè alle idee retrograde e conservatrici di chi li denigra per il loro gesto d’amore in un luogo pubblico; la seconda, cioè “nella luce accecante del loro primo amore” vuole secondo me rimarcare l’esclusività dell’amore: emette una luce accecante che non permette al ragazzo/a di vedere nient’altro che l’amata/o. Inoltre Prévert, con la contrapposizione buio/luce, sembra voglia far trasparire ciò che secondo lui è bene o male, luce o buio, amore o odio. Egli si schiera, dunque, dalla parte dei ragazzi, in loro difesa, in difesa dell’amore e dell’espressione di questo, in difesa della libertà di ognuno. L’autore sceglie, inoltre, di omettere la punteggiatura nei versi della lirica. A mio avviso la scelta è dettata dalla volontà di rendere la poesia ancora più intensa, diretta, senza pause e senza fronzoli, in modo che colpisca il lettore come una freccia vigorosa. Certamente al giorno d’oggi non ci sono più così tante persone che si indignano di fronte a una coppia che si scambia effusioni in strada, in un parco o al cinema, come poteva essere nel 1946, quando la lirica è stata scritta. Fortunatamente la mentalità è cambiata, grazie anche a gesti di ribellione e protesta come quello descritto da Prévert ma, purtroppo, ancora c’è chi pensa che un bacio rubato a ricreazione al proprio/a lui o lei sia un comportamento da “atti osceni in luogo pubblico”. Io, invece, riten-

poesia go che in un ambiente come quello scolastico dove noi studenti dobbiamo abituarci alla vita, crescere

Egli si schiera, dunque, dalla parte dei ragazzi, in loro difesa, in difesa dell’amore e dell’espressione di questo, in difesa della libertà di ognuno. ed essere educati, dobbiamo anche essere liberi di esprimere le nostre gioie, le nostre emozioni, il nostro amore verso qualcuno, specialmente se è ricambiato. Penso, inoltre, che “quelli che benpensano”, come li chiama un famoso rapper italiano, abbiano problemi molto più grandi di una coppia che si bacia ai quali pensare. È colpa di queste idee vecchie ed inique se ancora nel 2011 gli omosessuali vengono discriminati e derisi, se le donne vengono sfruttate e sottopagate, se la nazione non è pronta ad avere un presidente del Consiglio con l’orecchino, se qualcuno si indigna quando il Capo dello Stato propone di dare la cittadinanza a tutti coloro che sono nati sul territorio italiano. Se non tolleriamo due giovani che si baciano, come possiamo tollerare il diverso? Pensieri di uno studente indignato.

Considerate se questa è una donna / senza capelli e senza nome / Senza più forza di ricordare /Vuoti gli occhi e freddo il grembo / Come una rana d’inverno. (Incipit di “Se questo è un uomo” di Primo Levi)

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poesia

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Il gusto dei contemporanei Bisognerebbe avere rispetto per i poveri – i ricchi non dovrebbero girare con quei berretti di lana cenciosi e le giacche vissute per finta – l’affronto più grande è comprarsi per 200 € un paio di scarpe già sporche – ce ne sono, nei negozi. Le spruzzano apposta di macchie gialle e grigiastre, per fare l’effetto grungettone-bohemien fiero di camminare fra strade grondanti di urina – ma il prezzo (200 €) tradisce: colui che le indossa i soldi ce li ha (spillati da mamma e papà), non vive per strada ma in una casa e non si droga né si deprime e non scrive come Kurt Cobain. Nel 2011, vestirsi come Sid Vicious – che assurdità! Dichiararsi a gran voce un Anarchico e – magari – mangiare lasagne dalla nonna la Domenica, dopo la messa.

Ci vorrebbe coerenza: chi è benestante, si mostri pulito, ordinato, possibilmente senza mutande di fuori. Gli “Anarchici”, che attentino ogni tanto il potere! Chi ama le scarpe vissute, abbia almeno la decenza di calpestare, qualche volta, qualche cacca di cane.

Letizia Zaffini È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare. Eppure me li tengo stretti perché, malgrado tutto, credo ancora che la gente sia veramente buona di cuore. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione.

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Rachel Corrie: Combattere le ingiustizie anche a costo della propria vita Rachel Corrie nacque a Washington nel 1979, bulldozer morì a soli 23 anni a Rafah nel 2003. e le Nella sua città natale fu attivista per movimen- case dei civili (con o senza civili all’interno) o ti a favore di pace e giustizia finché non decise i pozzi rimasti. In una e-mail alla madre scrisdi passare dalla teoria alla pratica recandosi se: “Sinceramente, la grande gentilezza della nella striscia di Gaza diventando membro del- gente qui, assieme ai tremendi segni di delibela ISM (International Solidarity Movement), rata distruzione delle loro vite, mi fa sembrare un’associazione per la difesa dei diritti umani tutto così irreale. Non riesco a credere che nei territori occupati dove documentò molte- qualcosa di questo genere possa succedere nel plici violazioni compiute dalle autorità israe- mondo senza che ci siano più proteste. Mi colliane, come la demolizione di 25 serre, lo pisce davvero, di nuovo, come già mi era sucsmantellamento della strada e la sparatoria cesso in passato, vedere come possiamo far contro gli operai andati a ricostruire l’acque- diventare così orribile questo mondo.” Il 16 dotto distrutto dai bulldozer dei militari israe- marzo 2003 questa ragazza, il suo coraggio e liani. Faceva parte di un progetto per mettere la sua speranza in un mondo migliore vennero in contatto attraverso corrispondenza i bambi- calpestati da una ruspa mentre cercava di dini della striscia di Gaza e quelli degli Stati fendere la casa di un suo amico palestinese. Uniti per iniziarli fin da piccoli alla conoscen- Secondo la versione ufficiale dell’esercito za di una cultura diversa. Le iniziative a cui israeliano l’autista la calpestò accidentalmente prese parte consistevano nell’interporsi tra i non essendosi accorto della sua presenza. I testimoni però hanno una versione diversa per la quale il bulldozer dopo averla coperta di terra abbia fatto marcia indietro e le sia passato sopra una seconda volta. Margherita Valentini Eugenia Tarini

Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ci ucciderà, partecipo al dolore di migliaia di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno la pace e la serenità. Diario di Anna Frank

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LO SAPEVATE CHE... DIFFERENZE FRA UOMO E DONNA Anche se non è facile distinguere tra biologia e condizionamenti sociali si è cercato, attraverso le ricerche scientifiche, di stabilire delle differenze probabili: PESO E ALTEZZA: Gli uomini sono in media più bassi e più pesanti delle donne. MUSCOLATURA: l'uomo ha una maggiore massa muscolare rispetto al peso totale. RESISTENZA: gli uomini sono più vulnerabili delle donne. AGGRESSIVITA': ne ha di più l'uomo; la donna si rivela più adattabile alle circostanze. APRENDIMENTO: i maschi imparano a parlare, leggere e a scrivere più lentamente delle donne e incontrano maggiori problemi nella vita scolastica. EMOTIVITA': apparentemente è più emotiva la donna, anche se l'uomo trova maggiori difficoltà nel risolvere i problemi emozionali. GLI SPERMATOZOI Negli ultimi 50 anni il numero degli spermatozoi contenuti nel liquido seminale si è pressoché dimezzato. Si è passati, infatti, da una media di 113 milioni per millilitro a circa 66 milioni. Tra i fattori di questo cambiamento si ipotizzano fattori ambientali, responsabili anche del generale calo di fertilità. UN ESORDIO NON SEMPRE FELICE Chi ha avuto il beneficio della prima esperienza sessuale non è rimasto poi molto soddisfatto, infatti solo per il 30% è stato piacevole; deluso il 35%; indifferente il 17%; il 16% ne è rimasto addirittura traumatizzato. L’ETA’ DELLA PRIMA VOLTA Secondo una ricerca portata avanti dal Dipartimento di Demografia dell’Università Bocconi di Milano nel corso del 2005, la “prima volta” avviene in media, in Italia, a 18-19 anni per i maschi e 20-21 per le femmine. Negli ultimi 15 anni, l’età del primo rapporto sessuale si è notevolmente innalzata (nel 1993 era di 14-16 anni per i maschi e di 16-18 per le femmine). IL MASCHIO DI OGGI Dagli ultimi vent’anni gli uomini stanno diventando sempre più insicuri, infatti le statistiche affermano che sono aumentate le ansie da prestazione, le crisi di impotenza, l’eiaculazione precoce o, addirittura una drastica caduta del desiderio sessuale. Che l’ origine del problema sia che il “sesso forte” si sia trovato spiazzato di fronte a donne più emancipate e disinibite? Nell’opinione di alcuni questa crisi si sarebbe innescata a partire dagli anni ’70, altri invece dicono che questi problemi sono sempre esistiti con l’unica differenza che ora se ne parla più apertamente.

La nostra voce, e quella dei nostri figli, devono servire a non dimenticare e a non accettare con indifferenza e rassegnazione, le rinnovate stragi di innocenti. Bisogna sollevare quel manto di indifferenza che copre il dolore dei martiri! Il mio impegno in questo senso è un dovere verso i miei genitori, mio nonno, e tutti i miei zii. E’ un dovere verso i milioni di ebrei ‘passati per il camino ‘, gli zingari, figli di mille patrie e di

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ta di filosofia della medicina presso la Northwestern University , ha sottolineato l’urgenza di dotare il protocollo sanitario di un sistema di classificazioni più esaustivo. Secondo la normativa vigente i casi di intersesIn Occidente è comune- Il mito tramandato da Platone racconta che Ermes sualità sono ridotti solo a tre: mente accettata l’idea che e Afrodite generarono un figlio con caratteristiche “ermafrodita vero”(ha sia l’umanità si divida in due tessuti ovarici che testicolari, sessuali simili sia a quelli della madre che del pa- genitali di tipo maschile o sessi e che questa divisione sia il risultato di una dre. Non sapendo quale sesso attribuirgli gli venne femminile e nella maggior legge naturale. L’ambiguiparte dei casi presenta il crodato il nome di Ermafrodite tà sessuale anatomica è mosoma XX), “ermafrodita considerata dalla medicina europea e statunitense come una maschile” (presenta due testicoli, nessun ovaia, il cromosa XX patologia dovuta a una disfunzione ormonale o una malforma- e organi genitali esterni femminili), “ermafrodita femminizione ormonale che può essere corretta con interventi chirurgici le”(due ovaie, genitali esterni femminili, genitali esterni mascoo cure di altro tipo. Quindi, una persone o è femmina o è ma- lini ambigui ed è geneticamente femmina avendo il cromosoma schio sin dalla nascita. Questa nostra abitudine di attribuire alle XX). La scoperta di un corpo ermafrodita solleva dei dubbi non cose e alle persone un genere maschile o femminile si riflette solo su quel particolare corpo, ma su tutti i corpi. Il corpo di un soprattutto nel linguaggio, che non ammette infatti un terzo ermafrodita ci obbliga infatti a chiederci cosa rende il corpo di sesso. La biologia offre diversi esempi per i quali non è possi- una femmina o di un maschio “ non questionabile”. Dunque, bile teorizzare categoricamente cosa è “naturale” e cosa non lo non è “naturale” che un individuo debba essere femmina o maè. Alcuni organismi possono cambiare sesso più di una volta schio e che non possa essere anche entrambi. Il sesso tra gli nel corso dell’esistenza (ermafroditismo e intersessualità), altri animali allora è esclusivamente funzionale alla conservazione e invece si presentano maschi da giovani per poi diventare fem- alla sopravvivenza della propria specie? Sesso e riproduzione mine da adulti o l’inverso. Nel mondo vegetale, l’ermafroditi- sono necessariamente associati al mondo animale? Non semsmo è presente anche se non in maniera così diffusa come inve- pre , tra le scimmie i rapporti sessuali regolano anche la vita ce accade per il mondo animale, nel quale è largamente presen- comunitaria in un modo più complesso. Per esempio, l’attività te tra i pesci e gli invertebrati ( come lumache e lombrichi). sessuale è, per lo scimpanzé nano, una pratica che permette di Insieme a un gruppo di ricercatori dell’Università di Brown, gestire tensione e sedare conflitti. Comportamenti sessuali di Fausto-Sterling ha condotto uno studio sistematico dei casi di questo tipo sono stati osservati anche tra i leoni, che si accopintersessualità. Secondo i dati ottenuti, su 1000 neonati 17 sono piano con individui dello stesso sesso per rafforzare legami e intersessuati. The Five Sexes di Fausto – Sterling ha sollevato consolidare alleanze (in questi casi l’accoppiamento non è innon poche polemiche, ma ha avuto il merito di porre l’attenzio- teso come espressione di dominio). L’accoppiamento tra indivine sulla naturalità dei vari sessi . Alice Domurat Dreger, esper- dui animali dello stesso sesso è molto comune nel regno animale, specie tra gli animali che vivono in branco. Altra pratica sessuale tipica degli animali è la masturbazione, osservata tra primati, cervi, orche e pinguini. L’omosessualità tra animali, non è semplicemente un tipo di attività sessuale, ma coinvolge atteggiamenti più complessi come il corteggiamento, la capacità di costruire rapporti relazionali o di prendersi cura della prole.

False abitudini: due sessi soltanto. Perché non cinque?

Lady Jane

L’ermafrodite dormiente nessuna, i Testimoni di Geova, gli omosessuali e verso i mille e mille fiori violentati, calpestati e immolati al vento dell’assurdo; è un dovere verso tutte quelle stelle dell’universo che il male del mondo ha voluto spegnere… I giovani liberi devono sapere, dobbiamo aiutarli a capire che tutto ciò che è stato storia, è la storia oggi, si sta paurosamente ripetendo. Elisa Springer, Il Silenzio dei Vivi

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Storia di una fotografa...

occhi. Io le volevo bene ancora prima di conoscerla con il suo cappottino a pois comprato nel mio negozio preferito, poi l'ho conosciuta, siamo diventate molto amiche ed ho voluto fotografarla. Raccontato 11.01.2012 - 13^ anniversario della morte di Fabri- così può sembrare anche un po' patetico, ma ci diverzio De Andrè Quando ho iniziato a fare foto sarà stato il terzo anno del liceo. Come è tipico di questa età mi sentivo ricca di contraddizioni, esplosioni di vitalità e momenti di assoluta inadeguatezza, non che ora sia cambiato molto eh. Scoprivo molte cose: l'interesse per la poesia, la mia assoluta indisposizione per i numeri e le discipline scientifiche, la musica dei cantautori italiani e americani, il blues e soprattutto l' amore, la voglia di vivere… Mi sentivo circondata da persone interessanti e le mie amiche avevano un nonsoché di retro, che a ripensarci ora eravamo proprio l'Avanguardia. Ce n'era una in particolare con un caschetto di capelli neri a cui mi sentivo molto legata per una specie di affinità elettiva. Silenziosa, affascinante, raschiata dalle delusioni dell'amore e con un qualcosa di malinconico negli

tivamo molto e facevamo un sacco di cose, le ore duravano poco e la settimana finiva in fretta. Per me il 2006 è stato un anno Rivoluzionario, in cui ho demolito la mia Bastiglia di paure e pregiudizi, l'unica cosa che rimpiango di quel periodo è di non avere scritto un diario, scrivevamo le poesie perché ci sentivamo così forti che in poche parole ci sembrava di dire un milione di cose, e forse era così (la freschezza è una cosa che non bisognerebbe perdere mai). Oltre che scrivere poesie facevamo un sacco di foto, ci fotografavamo con quelle espressioni beffarde alla Depero, e gli occhiali dalle montature spesse comprati alla fiera del Vintage di Forlì. E niente poteva ferirci davvero. Nel 2009 ho fatto la mia prima mostra, un caro amico ne scrisse l'introduzione, il quaderno delle visite contava un centinaio di firme e addirittura mi telefo-

E infine, si sa che sono qui di passaggio, e fra qualche settimana non ne rimarrà che un pugno di cenere in qualche campo non lontano, e su un registro un numero di matricola spuntato. Benché inglobati e trascinati senza requie dalla folla innumerevole dei loro consimili,

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scintilla narono per un' intervista da un giornale locale. Fu emozionante e l'inaugurazione fu un vero e proprio vernissage dove nessuno aveva più di 20 anni e tutti ridevano, qualcuno mi prendeva in giro, qualcuno si sentiva un po' come me, e c'era una grande euforia non solo perché si beveva gratis, credo. Giocavamo a fare gli artisti, i critici, i filosofi e i poeti. Questi sono alcuni episodi importanti, la mia ouverture fotografica a cui faceva da sottofondo sicuramente "Summertime" nella versione di Janis Joplin, in un certo senso sembrava sempre estate. Nel 2009 avevo una reflex, ma molte foto della mostra le avevo fatte con una compatta (perché non sapevo nemmeno cosa fosse una reflex), rappresentavano ritratti di amici, campagne limitrofe, figure di schiena e molti autoritratti. Alcune di queste foto le amo ancora molto, nonostante tutti i loro limiti di carattere tecnico. Senza che me ne accorgessi la fotografia era entrata prepotentemente nella mia vita. Sono passati così un po' di anni. La scuola è finita e io e la mia reflex siamo state impiantate a Bologna in un appartamento con altre 4 persone. Nuovi interessi sono affiorati. Il DAMS mi ha insegnato ad amare l'arte e i suoi protagonisti. Il corso di storia di fotografia mi faceva pensare che con una macchina fotografica in mano davvero fosse tutto possibile. Allora scattare ha assunto anche un'importanza nuova, una forza molto simile al desiderio, di possedere il tempo e di congelare gli istanti, conservare i volti, conservare me stessa e amarmi di più. Le atmosfere intimistiche si sono mescolate e

fotografia hanno tratto ispirazione da figure celebri ricavate anche dalla pittura moderna. Ho un debole per il movimento dei Preraffaelliti, la loro estetica mi affascina, perché attinge alle origini della cultura occidentale, ad un immaginario letterario a me caro e ad un'ideale di bellezza tra il sensuale e religioso allo stesso tempo. La figura di Ofelia, la vergine suicida è un mito per molte della mia generazione, insieme a quello di "Alice in Wonderland"… direi che noi ragazze degli anni zero siamo un compromesso tra le due, cerchiamo le meraviglie e spesso incontriamo la tragedia, l'incubo spesso si annida nel sogno. Ma non siamo poi così moderne, negli anni '70 il genio di Tim Walker aveva già esplorato molti di questi temi: l'animalità, l'inconscio, il mascheramento, la sensualità dell'infanzia, un mondo opaco, surreale e paradossale alla Carroll. Così ho coltivato l'estetica non solo fotografica, che si può tradurre in una filosofia di vita, la realtà patinata non è interessante quanto una visione seducente, in cui si insinuino elementi di disturbo, come alberi che crescono indisturbati dentro le case. Articolo e foto: Giulia Bernardi

essi soffrono e si trascinano in una opaca intima solitudine, e in solitudine muoiono o scompaiono, senza lasciar traccia nella memoria di nessuno… Primo Levi, Se questo è un uomo

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radio

scintilla

HelloDollyShow! Ecco a voi una delle più importanti web radio della provincia (e forse l’unica)!

S

iamo fieri di presentarvi tre ragazzi che partendo semplicemente da un’idea, spinti da voglia e passione, sono riusciti a creare qualcosa di concreto. Erco, Ugo e Peddy (per l’anagrafe Matteo Ercolani, Gianluca Ugolini e Omar Matteucci) danno vita all’"HelloDollyShow". Perché “HelloDolly”? Mah, sinceramente non c’è un motivo logico… a Erco piaceva il logo, ne ha parlato con gli altri ed è venuto fuori il nome! Che tra l’altro ricorda anche il nome dell’omonima canzone (del musical) nata negli anni ’60… Ad ogni modo, tutto è iniziato quando Erco e Peddy, parlando di radio con un amico, hanno fantasticato sulla possibilità di crearne una loro, anche se i mezzi e le conoscenze non erano dalla loro parte. Iniziano ad informarsi, cercando su google alcune cose da sapere prima di partire. Ed ecco che, a casa di Peddy, con strumenti raccattati dai loro ripostigli, ha luogo la prima puntata! Beh, la qualità non è delle migliori, ma…Work in progress! Mano a mano che proseguono con le puntate aggiungono qualche strumento comprato su internet e, di conseguenza, migliorano la qualità del suono. A questo punto si accorgono che manca qualcosa: l’ordine! Quindi decidono di chiamare qualcuno che ordini i loro pensieri e che scandisca i tempi per far combaciare canzoni e parlato: Ugo, preciso come un orologio svizzero. I miglioramenti sono evidenti, gli strumenti sono sempre più soddisfacenti. Migliorano il sito internet dove si possono ascoltare le puntate sia in diretta che registrate e tra uno show e l'altro, scherzando e scervellandosi sui vari problemi da risolvere aggiungono piccoli ma importanti cambiamenti. Poi un loro amico DJ li suggerisce ad un locale nei dintorni di Pesaro, San Tommaso, per animare aperitivi con la diretta della loro radio. Il proprietario li chiama e fanno la prima diretta…È fatta! Sono piaciuti! Ogni domenica tornano al ristorante per intrattenere la gente con la loro Radio! Lo show si guadagna sempre più l'attenzione della gente: dal ragazzino “cazzone” che in tranquillità si spoltrona davanti al proprio pc, fino a quello presente nel locale che ha la possi-

bilità di godere di un gustoso aperitivo e di divertirsi seguendo lo show. Magari poi, se trova coraggio o è veramente convinto, può vedere nell' HelloDollyShow il mezzo per poter esprimere il proprio talento, di qualsiasi tipo e genere, da quello di saper trovare a mente le cifre decimali del pi greco a quello di saper sbucciare una ananas con le dita dei piedi! Lo hanno fatto anche tantissimi gruppi locali, che hanno animato insieme al trio HelloDolly le serate al San Tommaso con interviste e canzoni proprie. Si ha la possibilità di far sentire il proprio talento agli amici, ai fans, ai parenti, di parlare con i provetti speaker Erco e Peddy che in quel momento si dedicheranno a darvi tutto lo spazio che volete! Inoltre l'infallibile regista Ugo o qualche collaboratore vi potrà filmare…Si, avete capito bene, filmare! Ma allora la radio non è solamente radio?! Ci spieghiamo meglio: i tre ragazzi hanno anche un canale su youtube: HelloDollyTv, dove mettono i “live” di tutto quello che riguarda la radio (interviste, tutorial, concerti…). Sono anche a portata di mano su facebook. E adesso cosa aspettate? Provate a sentire una loro puntata! Divertimento garantito, lo diciamo per esperienza! Sito: www.hellodolly.tk Facebook: HelloDolly Show Paolo Bartolucci Andrea Fabbri

Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo.

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opinioni

scintilla

chi vede negli immigrati un pericolo, vivendo nell’incapacità di comprendere quanto può essere positiva la multiculturalità. E senza capire cosa L’indifferenza è quella campana di vetro dentro la quale si mette chi c’è dietro questa voglia di lasciare il proprio paese per tentare un ha paura. È quella campana che ti impedisce di vedere, di sentire e di odissea verso l’ocPoi c’è la nostra indifparlare: non puoi parlare perché non sai cosa dire, i tuoi occhi non cidente. A questo ferenza: l’Indifferenza vedono e le tue orecchie non sentono. Il mondo intorno va avanti porta l’indifferenza: senza che tu gli possa dare un’impronta, senza che tu gli possa dare ad essere delle agli insulti e alle accuun segno della tua presenza: un semplice contributo. L’indifferenza ti marionette che se, perché si è spinti da fa vivere nella sicurezza dello stato delle cose, proprio perché non sei affidano il loro fuemozioni vere... in grado di accorgerti di quanto ti stai avvicinando al precipizio, di turo ad altre persoquanto lo stato delle cose intorno a te sta peggiorando e sta diven- ne, delegandole della propria persona e fregandosene dei risultati tando pericoloso. A te non importa, tanto dentro la tua campana di che ne verranno fuori. Porta a quella libertà chiamata “libertà dei vetro va tutto bene. L’indifferenza è una forza generata dalla paura: servi”, “libertà degli inconsapevoli”. Porta ad essere delle stupide la paura di provare, di fare e di partecipare. La paura di rimboccarsi bandierine mosse dal vento. Poi c’è la nostra indifferenza, quella le maniche e darsi da fare, la paura, a volte, di non sentirsi in grado; positiva, quella spinta anch’essa dalla paura, ma dalla paura proposiuna paura che immobilizza, mentre la tiva. Dalla voglia di cambiare. L’Indiffepaura dovrebbe essere emozione che renza di chi nonostante gli venga ripetuporta all’azione, che mobilita e che ti fa tamente detto di andare a studiare e di dire: ora basta! Cercare del positivo nel stare sui banchi di scuola perché manisentimento dell’indifferenza non è facile. festando si perde solo tempo, continua Tutti gli esempi che mi vengono in mena crederci e a lottare per un mondo mite rimandano a cose negative, a pigrizia gliore. L’Indifferenza agli insulti e alle e incomprensione. Mi viene in mente accuse, perché si è spinti da emozioni l’indifferenza di chi decide di non manivere, perché coscienti che il nostro futufestare e che deve ringraziare tutti i parro, ma anche quello delle future generatecipanti per farsi carico di questo impezioni è fortemente a rischio. L’Indiffegno; oppure l’indifferenza di chi vede renza di chi canta e urla, perché si sente Foto di Chiara De Notaris negli scioperi solo la “non voglia di fare” colorato e forte. L’Indifferenza del cone che non capisce che una manifestazione o uno sciopero sono mossi sapevole, l’indifferente alla parola del potente o del populista, perdal senso di indignazione che ormai ha raggiunto il suo limite. Mi ché non è servo di nessuno. Non vedo soluzioni per uscire dallo staviene in mente l’indifferenza dei politici corrotti, a cui sono legati (in tus di indifferente se non quella di volerlo. Siamo solo noi che possiaparte) i nostri destini, ma che con il loro clientelismo e la loro man- mo decidere di uscire dal banale e di metterci a coltivare la nostra canza di motivazioni reali, non sono altro che pupazzi mossi solo dal- cultura e la nostra socialità: leggendo libri, guardando film, andando la moneta e dai soldi. L’indifferenza di chi usa parole, concetti e, a teatro, impegnandoci nel sociale. Siamo solo noi stessi che possiaquindi, sentimenti svuotandoli del loro significato. L’indifferenza di mo decidere di farlo; gli altri ci possono urlare nelle orecchie, darci delle spiegazioni e delle motivazioni… Ma siamo noi, solo il nostro IO può decidere di agire e capire che dobbiamo rompere quella dannata cupola di vetro che ci siamo messi intorno per non sentire, non vedere e non parlare.

Pensiero sull’indifferenza

A te non importa, tanto dentro la tua campana di vetro va tutto bene.

Uniti si è più forti.

Matteo Gorini

Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.

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comenius

scintilla

Be – ok, al Marconi si parla di bullismo Lo scorso mese di Ottobre si è tenuto nella nostra scuola il delle proprie attività inerenti al tema del progetto Comenius. Il quarto meeting del Programma Europeo Comenius, intitolato Paese coordinatore, la Romania, ha illustrato all’assemblea il Brave Enough To Be Kind (Be – ok), incentrato sul tema del bul- sito web del Progetto nel quale stanno confluendo i materiali lismo. Dal 19 al 23 del mese abbiamo ospitato delle delegazioni elaborati da noi e dai nostri partner e presentati in questo e composte da docenti e studenti, provenienti dai seguenti Paesi nei meeting precedenti. La nostra scuola ha presentato dei europei: dalla città di Bucarest (Romania), dalla città di Filipòw grafici in cui erano esposti i risultati di un questionario sommi(Polonia), dalla città di Pavlikeni (Bulgaria) e dall’isola di Tercei- nistrato ad un campione rappresentativo di studenti del nostro ra, nell’arcipelago delle Azzorre (Portogallo). Il primo incontro istituto. Da ciò è emerso che solo una piccolissima parte degli si è svolto a Bucarest nell’Ottobre 2010, il secondo alle Isole allievi della nostra scuola ha subito (qui o altrove) qualche forAzzorre nell’Aprile 2011, mentre il terzo in Polonia nel Giugno ma – leggera, naturalmente - di prevaricazione, mentre una del 2011. L’ultimo meeting si terrà in Bulgaria il prossimo Giu- parte più consistente di essi ne è stata testimone oculare. Dugno 2012. Le classi della nostra scuola che hanno partecipato rante queste giornate gli ospiti hanno inoltre avuto modo di attivamente al progetto sono le attuali III L e IV C. Ma a questo apprezzare la nostra città e alcune note località della regione punto potreste chiedervi che cosa sia il progetto Comenius… Marche (le Grotte di Frasassi, le città di Urbino e Gradara). L’aEccovi la risposta: il suddetto progetto consiste in un program- ver partecipato al Progetto è stata una utile esperienza formama multilaterale (che coinvolge cioè più Paesi europei) di dura- tiva, perché ognuno di noi ha compreso più nel dettaglio il prota generalmente biennale, interamente finanziato dall’Unione blema del bullismo che ogni giorno ci circonda, anche se spesEuropea e finalizzato alla mobilità europea di docenti e studen- so non ce ne accorgiamo. Ma ancor di più questa esperienza è ti. Uno degli aspetti più importanti è l’incontro tra le diverse stata utilissima perché ci ha resi più uniti, ci ha permesso di culture. Ogni Comenius vede un diverso tema o argomento venire in contatto con culture nuove ed ha contribuito a creare principale sul quale i Paesi che vi prendono parte si impegnano nuove relazioni e stringere nuove amicizie con studenti provea lavorare. I lavori possono essere di varia natura, oggigiorno la nienti da realtà molto diverse - spesso radicalmente - dalla nopreferenza è per la produzione di materiali multimediali stra. Infine, last but not least, abbiamo avuto l'opportunità di (cortometraggi, website, newsletter, ecc.), ma non mancano, parlare Inglese… Particolarmente riuscita è stata la cena che ovviamente, prodotti cartacei (poster, manifesti, ecc.). La lin- noi delle classi III L e IV C, aiutati dal prof De Carolis e da alcuni gua veicolare è l’inglese, pertanto tutte le attività (meeting, ex-studenti del liceo, abbiamo organizzato presso i locali della ricerche, la produzione e la diffusione di materiali) sono da Parrocchia dei Cappuccini dove, insieme agli studenti stranieri, svolgersi in questa lingua, ragion per cui la conoscenza dell’in- ai loro e ai nostri insegnanti, abbiamo trascorso una piacevolisglese è un requisito fortemente necessario, per non dire indi- sima serata. spensabile… L’apertura del quarto meeting è stata preceduta dalla visita guidata alla nostra scuola e da un piccolo "Concerto

Leonardo Del Grande

di benvenuto" organizzato nel teatro della scuola dagli studenti Andrea Mazzoli e dai docenti della classe II M del Liceo musicale. Anche questa Luka Micheletti parentesi musicale, così come le strutture della scuola, ha ri(III L) scontrato un grande apprezzamento da parte di tutti gli ospiti. Nel corso dei lavori ogni delegazione ha presentato i risultati

Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.

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ambiente

scintilla

Riciclarte! Intervista alla professoressa Angela Raucci Nel mese di Dicembre(20/21/22/23) a scuola vi erano banchetti che strumenti musicali “hand-made”. Da chi sono stati costruiti, perché? L’idea mi è venuta quando mi è stata affidata in incarico la 1 M del liceo musicale. Ho pensato di far aderire gli alunni di questa ed altre classi al progetto del POF “L’arte applicata al recupero eco ambientale”, che si propone di sensibilizzare i ragazzi al recupero di materiali poveri, anche in vista della possibilità di creare un gruppo musicale che suonerà gli strumenti costruiti, in collaborazione con le prof Monica Marcolini (referente per le metodologie musicali) e Eleonora Faraoni (referente per la funzione corale). Gli studenti inizialmente non avevano compreso appieno le modalità di lavoro, ma attraversando con metodo le diverse fasi di ideazione, progettazione la realizzazione del manufatto, sono pervenuti a un buon risultato finale. I ragazzi sono stati entusiasti, lavorare sullo strumento per molti di loro è stata un’esperienza gratificante. È importante sottolineare che al progetto hanno partecipato in modo attivo alcuni allievi diversamente abili grazie alla referente del GLIP Cinzia Marasca, che ha colto nel progetto un’opportunità in più di integrazione che nel nostro istituto è continuamente perseguita. Si sottolinea che parte del ricavato, detratte le spese di allestimento e materiali vari, sarà devoluto in beneficenza al “Centro di accoglienza per i bambini di strada” a Soddo, con il quale la nostra scuola collabora da diversi anni. Ci auguriamo che gli oggetti realizzati verranno poi esposti fuori dalla scuola grazie a una collaborazione futura con il Comune di Pesaro e le associazioni ambientaliste. Quali altri oggetti presenta la mostra? Alcuni manufatti hanno il marchio MegAmoRino, si tratta soprattutto di oggetti di bigiotteria: bracciali, ciondoli, gioielli realizzati con carta, legno e plastica, bottiglie di vetro rivestite con passamaneria… Fra gli strumenti c’è, ad esempio, uno xilofono costruito con i piedi di una sedia in disuso, un altro ricavato da vecchie persiane di legno, gusci di noci di cocco diventate maracas, tamburelli e persino una batteria in miniatura! E non solo… tutto all’insegna della fantasia, della creatività e… in barba allo spreco! Letizia Zaffini Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. Elie Wiesel, La notte

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videogiochi

scintilla

Il 2011 videoludico… in sintesi! No, non si tratta una definizione che potete trovare in un cruciverba, bensì è il titolo di un articolo che riassumerà tutti i giochi secondo me degni di nota di questo 2011, ma non una classifica di videogiochi, in quanto ognuno ha le proprie opinioni riguardo ad essi e non è quindi stilabile una classifica imparziale che soddisfi tutti. Ma cominciamo a parlare di questi titoli meritevoli: l’11.11.11, come molti di voi sanno, è uscito un gioco vastissimo, praticamente infinito, che è capace di coinvolgere chiunque nelle sue quest primarie e secondarie. Stiamo parlando di "The Elder Scrolls V: Skyrim", gioco di ruolo sviluppato da "Bethesda Softworks". In questo gioco impersoneremo Dovakhiin, ultimo discendente rimasto della dinastia imperiale che porta nelle sue vene il Sangue di Drago. Per la prima volta nella serie, sono stati introdotti i draghi tra le schiere dei nemici; il nostro protagonista potrà abbatterli più facilmente tramite i suoi “Urli”, delle specie di magie che avranno effetti veramente esaltanti. Rimanendo in tema di giochi di ruolo, passiamo ora a "Dark Souls", sequel spirituale di "Demon’s Souls", famosissimo per il motivo della sua creazione: fare imprecare i giocatori. Essendo un gioco sviluppato con il preciso intento di essere difficile, non è adatto a tutti, però va assolutamente lodato per le sue innovazioni. Ha uno stile molto giapponese, però è adatto anche al nostro mercato, in quanto presenta un azione serrata, dove saper agire nel momento giusto e nel modo giusto è essenziale per sopravvivere. Il level design è a dir poco eccezionale, proponendo ambientazioni sempre diverse, e anche tra i nemici è riscontrabile una decente varietà. Se però i nemici comuni si possono abbattere in qualche colpo, il problema sorge quando davanti a noi si para uno dei tantissimi boss che se la prenderà immediatamente con noi. Se possedete un PC "performante", non potete perdervi "The Witcher 2", votato da molti come miglior gioco PC del 2011. Cambiando completamente genere, passiamo agli sparatutto, genere molto amato dai videogamer contemporanei. Mi sento in dovere di mettere "Battlefield 3" come primo esponente di questo genere per il suo ottimo livello qualitativo. La grafica di questo gioco è a dir poco sbalorditiva, le sue animazioni sono sempre credibili, le sue mappe enormi e le possibilità di giocare all’interno di essere sono praticamente infinite. Anche "Call of Duty" ha fatto il

suo ritorno quest’anno, con "Modern Warfare 3", molto simile agli altri episodi della serie, anche se è stato apprezzato da tutti quelli che lo hanno giocato grazie al suo ritmo serratissimo e alla sua campagna veramente ben sviluppata. Se volete qualche informazione su questi due "FPS", vi rimando all’articolo ad essi relativo pubblicato nello scorso numero de “La Scintilla”. Altro sparatutto molto apprezzato dell’anno ormai passato è "Gears of War 3", esclusiva Xbox 360. Questo titolo continua la storia dei due precedenti episodi, facendoci tornare nei panni della squadra Delta. In questo capitolo conclusivo della trilogia, sono stati inseriti tantissimi colpi di scena, le modalità di gioco sono aumentate con l’inserimento della modalità "Bestia" e le vecchie modalità sono state migliorate notevolmente. Tra le esclusive Sony troviamo invece "Uncharted 3", che prosegue le avventure di Nathan Drake e le porta a un nuovo standard qualitativo, facendosi amare da critica e giocatori. Se vi piacciono le avventure in stile “Indiana Jones” e quantità assurde di adrenalina, questo è il titolo che fa per voi. Se invece preferite giochi in stile cyberpunk dove potete decidere come affrontare ogni missione e con una storia veramente ben studiata, dovete correre a comprare "Deus Ex: Human Revolution". Ad inizio anno è uscito anche "Portal 2", che ci porrà davanti a tanti nuovi enigmi, da affrontare anche in cooperativa. Per quanto riguarda il genere dei picchiaduro, ci sentiamo in dovere di citare "Marvel vs Capcom 3" per i casual gamer e per i video-giocatori incalliti, in quanto anche chi non sa giocare si può destreggiare con facilità in questo ultra scenico gioco; gli amanti dei picchiaduro vecchio stile, invece, si saranno già accaparrati una copia di "Mortal Kombat", gioco molto violento e gratificante. Tra gli sportivi citiamo "Fifa 12," col suo nuovo "Impact Engine" e "NBA 2K12", la migliore simulazione di basket sul mercato. Tra i giochi di corsa non possiamo far altro che nominare "DiRT 3", gioco di rally, e "TrackMania 2", che propone una guida in stile arcade. Insomma l’anno trascorso è stato veramente pieno di videogiochi per tutti i gusti: ci auguriamo che questo 2012 lo riesca a superare alla grande. Matteo Mazzanti

Mentre, liberatomi infine dalla mia lercia divisa e indossati panni civili, puliti, senza alcun contrassegno infamante, mi allontanavo da Bergen Belsen su un camion della Croce Rossa, capii che altrove, in una dimensione a me preclus…a, si era giocata una partita a scacchi la cui posta e le cui perdite erano incalcolabili.- Mi stupii che tutt’attorno la natura fosse rimasta indifferente, e che ci fosse ancora un maggio come quelli

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scintilla

eventi

CINEFORUM POMERIDIANO PER STUDENTI Il Cineforum pomeridiano sarà guidato dal prof. Umberto Spadoni, esperto di linguaggio cinematografico. Le proiezioni si effettueranno a partire da lunedì 13 febbraio 2012, alle ore 14,00, nell’aula Cinema 77 (cortile). E’ prevista la visione di dieci film, suddivisi in due cicli, uno sul genere-documentario, l’altro sull’immigrazione. Gli alunni interessati dovranno iscriversi alle singole proiezioni, consegnando la scheda con l’indicazione dei film scelti alla prof.ssa Gasperini Francesca, entro venerdì 10 febbraio 2012. La visione di almeno tre film costituirà credito formativo. Di seguito l’elenco delle pellicole proposte: Lunedì 13 febbraio: “Nanook l’eschimese” di Robert J. Flaherty (1922), dur. 58 min. b/n (documentario) Giovedì 16 febbraio: “Il cammino della speranza” di Pietro Germi (1950), dur. 100 min. b/n (immigrazione) Lunedì 20 febbraio: “Roger & me” di Michael Moore (1989), dur. 87 min. (documentario) Lunedì 27 febbraio: “Saimir” di Francesco Munzi (2004), dur. 88 min. (immigrazione) Giovedì 01 marzo: “USA vs John Lennon” di David Leaf, John Scheinfeld (2006), dur. 99 min. (documentario) Lunedì 05 marzo: “L’ospite inatteso” di Thomas McCarthy (2008), dur. 104 min. (immigrazione) Giovedì 08 marzo: “The Cove” di Louie Psihoyos (2009), dur. 92 min. (documentario) Lunedì 12 marzo: “Welcome” di Philippe Lioret (2009), dur. 110 min. (immigrazione) Giovedì 15 marzo: “Inside job” di Charles Ferguson (2010), dur. 120 min. (documentario) Lunedì 19 marzo: “Terraferma” di Emanuele Crialese (2011), dur. 88 min. (immigrazione)

Per info: prof.ssa Gasperini

LA VIGNETTA

SUDOKU

della mia infanzia.- Per la prima volta il sole non era più offuscato dal fumo dei forni crematori e, tra le basse dune di sabbia, la brezza riavviava i radi cespugli di erica della landa di Luneburg. Paolo Maurensig, “La variante di Luneburg”

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PERIODICO DI ATTUALITA’, CULTURA, INTERESSE GIOVANILE Pagina facebook: La Scintilla

REDAZIO

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STUGIORNALE DEGLI DENTI DEL LICEO SCIENTIFICO

Foto di copertina: Giulia Bernardi

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano antipatici. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché io non sono comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare”. Bertolt Brecht


La scintilla Gennaio 2012