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ESORTAZIONE APOSTOLICA FAMILIARIS CONSORTIO L'esortazione apostolica “Familiaris Consortio” di Giovanni paolo II sui compiti della famiglia cristiana, pubblicata nel 1981, contiene una summa dell'insegnamento magisteriale sul sacramento del matrimonio con particolare approfondimento della famiglia, quale comunità di vita e di amore voluta da Dio con il sacramento. L'esortazione si compone di 4 parti, rispettivamente dedicate a: − prima parte mette in rilievo le luci e ombre della famiglia nel mondo di oggi − la seconda parte presenta il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia − la terza parte approfondisce i compiti della famiglia cristiana − la quarta parte si occupa di illustrare la pastorale familiare PRIMA PARTE: LUCI E OMBRE DELLA FAMIGLIA OGGI Nella prima parte dell'esortazione Giovanni Paolo II analizza gli aspetti positivi e negativi in cui versa la famiglia di oggi. Se da una parte ,infatti, vi è sicuramente una coscienza più viva della libertà personale e una maggiore attenzione alle relazioni interpersonali nel matrimonio, alla promozione della dignità della donna, alla procreazione responsabile, all'educazione dei figli, dall'altra parte tuttavia non mancano segni di preoccupante degradazione di valori fondamentali, quali un'errata concezione teorica e pratica dell'indipendenza dei coniugi, il numero crescente dei divorzi, le difficoltà che la famiglia ha nella trasmissione dei valori, la piaga dell'aborto, l'instaurarsi di una vera e propria mentalità contraccettiva. Alla radice di questi fenomeni negativi è presente molto spesso una distorsione dell'idea di libertà, concepita non come la capacità di realizzare la verità del progetto di Dio sul matrimonio e la famiglia, ma come autonoma forza di affermazione. Di fronte a questa realtà si pone, quindi, per la Chiesa l'urgente compito di una riflessione e un impegno profondo per la costruzione del nuovo umanesimo familiare che recuperi la coscienza del primato dei valori morali e del senso ultimo della vita. Per questo il Sinodo ha voluto partire analizzando a fondo del progetto originario di Dio circa il matrimonio e la famiglia. SECONDA PARTE: IL DISEGNO DI DIO SUL MATRIMONIO E SULLA FAMIGLIA Nella seconda parte Giovanni Paolo II approfondisce il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia partendo dal concetto che Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza. Essendo Dio amore Dio ha quindi inscritto nell'umanità dell'uomo e della donna la vocazione dell'amore e della comunione. La Rivelazione Cristiana conosce 2 modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana all'amore: il matrimonio e la verginità. Entrambi sono una concretizzazione della verità più profonda dell'uomo dell'essere ad immagine di Dio. La comunione d'amore tra Dio e gli uomini trova la sua significativa espressione nel matrimonio tra l'uomo e la donna. Il matrimonio, infatti, è il patto d'amore con il quale l'uomo e la donna accolgono l'intima comunità di vita e di amore voluta da Dio stesso e si caratterizza come donazione totale della persona in tutti i suoi aspetti. L'esortazione apostolica prosegue poi sottolineando che la comunione tra Dio e gli uomini si compie definitivamente in Gesù Cristo , lo Sposo che ama e si dona come Salvatore dell'umanità. Egli rivela la verità originaria del matrimonio, quel disegno che Dio ha impresso nell'umanità dell'uomo e della donna fin dalla loro creazione. Il matrimonio dei battezzati diventa così il simbolo reale della nuova ed eterna Alleanza tra Dio e la Chiesa, sancita nel sangue di Cristo. Lo Spirito che il Signore effonde rende l'uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amati e l'amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato. Dov'è l'origine, la causa di tutto questo? Con il battesimo i coniugi sono inseriti nella nuova Alleanza per cui la loro unione viene elevata ed assunta nella carità sponsale del Cristo, sostenuta ed arricchita dalla sua forza redentrice. Gli sposi sono pertanto il richiamo permanente di ciò che è accaduto sulla croce. Di questo evento di salvezza il matrimonio, come ogni sacraento, è memoriale, attualizzazione e profezia. Secondo il disegno di Dio il matrimonio è il fondamento dell'umana società, poiché è ordinato alla procreazione e all'educazione della prole, ed è la sua prima e vitale cellula.


TERZA PARTE: I COMPITI DELLA FAMIGLIA CRISTIANA Nella terza parte Giovanni Paolo II espone i 4 compiti fondamentali della famiglia, sottolineando che nel disegno di Dio la famiglia non solo scopre la sua identità, ciò che essa è, ma anche la sua missione, ciò che essa può e deve fare. I 4 compiti generali della famiglia sono dunque: 1) la formazione di una comunità di persone 2) il servizio alla vita 3) la partecipazione allo sviluppo della società 4) la partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa. 1) la famiglia è una comunità di persone (gli sposi, i figli, i parenti) e il suo primo compito è di vivere fedelmente la realtà della comunione. Il principio interiore, la forza permanente e la meta ultima di questo compito è l'amore. Senza l'amore la famiglia non può vivere, crescere e perfezionarsi come comunità di persone. La prima comunione è quella che si instaura tra i coniugi. La comunione coniugale non solo si caratterizza per la sua unità (in forza del patto coniugale l'uomo e la donna non sono più due ma una carne sola) ma anche per la sua indissolubilità. L'indissolubilità del matrimonio trova la sua verità nel disegno che Dio ha manifestato nella sua Rivelazione: Egli vuole e dona l'indissolubilità matrimoniale come frutto e segno dell'amore assolutamente fedele che Dio ha per l'uomo e che il Signore Gesù vive verso la sua Chiesa. Il dono del sacramento poi è nello stesso tempo vocazione e comandamento per gli sposi cristiani perchè rimangano tra loro fedeli per sempre in generosa obbedienza alla santa volontà del Signore “Quello che Dio ha congiunto l'uomo non lo separi”. La comunione coniugale costituisce inoltre il fondamento sul quale si edifica la più ampia comunione della famiglia stessa in cui ogni membro ha la responsabilità, ciascuno secondo il proprio dono, di costruire la comunione delle persone facendo della famiglia una scuola di umanità più ricca e più completa. La comunione familiare può essere conservata e perfezionata solo con grande spirito di sacrificio. 2) Il compito fondamentale della famiglia è il servizio alla vita, l'uomo e la donna sono infatti chiamati, mediante la loro libera e responsabile cooperazione, a trasmettere la vita. La fecondità è il frutto e il segno dell'amore coniugale, la testimonianza viva della piena donazione reciproca degli sposi. La Chiesa crede fermamente che la vita umana, anche se debole e sofferente, è sempre uno splendido dono del Dio della bontà. Per questo la Chiesa condanna come grave offesa della dignità umana e della giustizia tutte quelle attività che tentano di limitare in qualsiasi modo la libertà dei coniugi nel decidere dei figli (contraccezione, sterilizzazione,aborto...). A questo proposito Giovanni Paolo II sottolinea che quando i coniugi, mediante il ricorso alla contraccezione, scindono i 2 significati, unitivo e procreativo dell'atto coniugale, si comportano come arbitri del disegno divino e manipolano e avviliscono la sessualità umana e con essa la persona propria e del coniuge, alterandone il valore di donazione totale. Quando, invece, i coniugi, mediante il ricorso a periodi di infecondità, rispettano la connessione imprescindibile dei significati unitivo e procreativo della sessualità umana si comportano come ministri del disegno di Dio ed usufruiscono della sessualità secondo l'originario dinamismo della donazione totale senza manipolazioni ed alterazioni. Il secondo compito dei genitori è l'obbligo di educare la prole. La famiglia è dunque la prima scuola di virtù sociali: in quanto comunità d'amore essa trova nel dono di sé la legge che la guida e la fa crescere. Dal sacramento del matrimonio il compito educativo riceve la dignità e la vocazione di essere un vero e proprio ministero della Chiesa al servizio della edificazione dei suoi membri per mezzo del quale viene trasmesso e irradiato il Vangelo al punto che la stessa vita di famiglia diventa itinerario di fede e in qualche modo iniziazione cristiana e scuola della sequela di Cristo. Nella famiglia, cosciente di tale dono, tutti i membri evangelizzano e sono evangelizzati. La missione dell'educazione esige che i genitori cristiani propongano ai figli tutti quei contenuti che sono necessari per la graduale maturazione della loro personalità da un punto di vista cristiano ed ecclesiale. In questo modo i genitori diventano pienamente genitori, ossia generatori non solo della vita carnale, ma anche di quella che, mediante lo spirito, scaturisce dalla croce e


resurrezione di Cristo. 3) La famiglia possiede vincoli vitali e organici con la società perchè ne costituisce il fondamento e l'alimento continuo mediante il suo compito di servizio alla vita: dalla famiglia infatti nascono i cittadini che trovano nella famiglia la prima scuola di quelle virtù sociali che sono l'anima della vita e dello sviluppo della società. Quindi la famiglia, essendo il luogo e lo strumento più efficace di umanizzazione e personalizzazione della società, collabora in modo originale e profondo alla costruzione del mondo custodendo e trasmettendo in modo particolare le virtù e i valori. Le famiglie devono pertanto dedicarsi a molteplici opere di servizio sociale, specialmente a vantaggio dei poveri e comunque di tutte quelle persone o situazioni che le pubbliche autorità non riescono a raggiungere. Dall'altra parte le autorità pubbliche devono fare il possibile per assicurare alle famiglie tutti quegli aiuti di cui hanno bisogno. La Santa Sede avrà cura di elaborare una “carta dei diritti della famiglia” da proporre agli ambienti e alle autorità interessate. 4) Tra i compiti fondamentali della famiglia cristiana si pone il compito ecclesiale, essa infatti è posta al servizio dell'edificazione del Regno di Dio nella storia mediante la partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa. E' nell'amore coniugale e familiare che si esprime e si realizza la partecipazione della famiglia cristiana alla missione profetica, sacerdotale e regale di Gesù Cristo e della sua Chiesa: l'amore e la vita costituiscono pertanto il nucleo della missione salvifica della famiglia cristiana nella Chiesa e per la Chiesa. Pertanto la famiglia cristiana renderà manifesta a tutti la viva presenza del Salvatore e la genuina natura della Chiesa sia con l'amore, la fecondità generosa, l'unità e la fedeltà degli sposi, l'amorevole cooperazione di tutti suoi membri. La famiglia cristiana dunque, nel triplice e unitario riferimento a Gesù Profeta, Sacerdote e Re, sarà 1) comunità credente ed evangelizzante, 2) comunità in dialogo con Dio, 3) comunità al servizio dell'uomo. A proposito del primo punto la famiglia cristiana, come comunità credente d evangelizzante, vive il suo compito profetico accogliendo e annunciando la Parola di Dio e nella misura in cui accoglie il Vangelo e matura nella fede diventa comunità evangelizzante. Il Sinodo ha posto molto in evidenza come la futura evangelizzazione dipenda in gran parte dalla Chiesa domestica. A proposito del secondo punto la famiglia cristiana, come comunità in dialogo con Dio, vive il compito sacerdotale mediante la vita sacramentale, l'offerta della propria esistenza e la preghiera. Non bisogna dimenticare che il sacramento del matrimonio è fonte propria e mezzo originale di santificazione per i coniugi e per la famiglia cristiana. Il dono di Gesù, infatti, non si esaurisce nella celebrazione del sacramento del matrimonio, ma accompagna i coniugi lungo tutta la loro esistenza, i quali, in forza di tale sacramento, compiono il loro dovere coniugale e familiare e tendono a raggiungere sempre più la propria perfezione e la mutua santificazione partecipando così alla glorificazione di Dio. Il compito di santificazione della famiglia cristiana ha la sua prima radice nel battesimo e la sua massima espressione nell'Eucaristia, alla quale il matrimonio cristiano è intimamente legato. L'Eucaristia è sorgente di carità ed è nel dono eucaristico della carità che la famiglia cristiana trova il fondamento e l'anima della sua comunione e della sua missione. E' anche bene che la famiglia ricorra di frequente al sacramento della penitenza al fine di ricostruire e perfezionare l'alleanza coniugale e la comunione familiare. Di vitale importanza per la famiglia cristiana è poi la preghiera familiare che ha la caratteristica specifica di essere una preghiera fatta in comune. A questo proposito i genitori cristiani hanno il compito specifico di educare i figli alla preghiera e di introdurli alla progressiva scoperta del mistero di Dio e nel colloquio personale con lui. Nell'educazione alla preghiera un elemento assolutamente fondamentale ed insostituibile è l'esempio concreto, la testimonianza viva dei genitori. Una finalità importante della preghiera domestica è di costituire per i figli la naturale introduzione alla preghiera liturgica propria dell'intera Chiesa. Di qui la necessità di una progressiva partecipazione di tutti i membri della famiglia cristiana alla Eucarista, soprattutto domenicale, e agli altri sacramenti, in particolare quelli dell'iniziazione cristiana dei figli. Inoltre si sottolinea che le direttive conciliari hanno inserito la famiglia tra i gruppi


ai quali si raccomanda la celebrazione comunitaria dell'Ufficio divino. E' anche importante che le famiglie cristiane celebrino i tempi e le festività dell'anno liturgico. A proposito del terzo punto la famiglia cristiana, come comunità al servizio dell'uomo, partecipa alla regalità del Signore nel condividerne lo spirito e il comportamento di servizio nei confronti dell'uomo attraverso la concretizzazione nella vita quotidiana del comandamento nuovo dell'amore. QUARTA PARTE: LA PASTORALE FAMILIARE La quarta parte dell'esortazione apostolica approfondisce l'urgenza della pastorale della Chiesa a sostegno della famiglia in quanto è proprio dalla chiesa domestica che dipende in gran parte il futuro della nuova evangelizzazione. L'azione pastorale della Chiesa deve prima di tutto essere progressiva, nel senso che deve seguire e accompagnare la famiglia accompagnandola passo passo nelle diverse tappe della sua formazione e del suo sviluppo. A questo proposito Giovanni Paolo II sottolinea l'importanza e la necessità di una evangelizzazione e catechesi pre e post matrimoniale affinchè ogni uomo ed ogni donna che si sposino celebrino il sacramento del matrimonio non solo validamente ma anche fruttuosamente. Poi, in modo particolare, la cura pastorale della famiglia regolarmente costituita deve essere orientata ad aiutare la coppia a scoprire e a vivere la sua nuova vocazione e missione. A proposito delle strutture della pastorale familiare la parrocchia ha senz'altro un ruolo rilevante nell'impegno e nella promozione della pastorale della famiglia. Il primo responsabile della pastorale familiare nella diocesi è il vescovo che si avvale della collaborazione dei presbiteri e dei diaconi. Anche il contributo dei religiosi e delle religiose e delle anime consacrate in generale è molto prezioso nell'apostolato della famiglia. La quarta parte della pastorale della famiglia si conclude con uno sguardo alla pastorale familiare nei casi difficili. Uno di questi è la situazione dei matrimoni misti tra cattolici ed altri battezzati che richiede una peculiare attenzione pastorale, essendo presenti in questi casi alcune esigenze specifiche, quali gli obblighi della parte cattolica derivanti dalla fede di poter professare liberamente la fede cattolica e di educare i figli nella fede cattolica. Un'altra situazione particolare è il numero crescente di cattolici che, per motivi ideologici e pratici, preferiscono contrarre solo il matrimonio civile. Anche se questa situazione non può equipararsi a quella dei semplici conviventi senza alcun vincolo questa situazione non è accettabile da parte della Chiesa per cui l'azione pastorale, in questo caso, tenderà a far comprendere la necessità della coerenza tra la scelta di vita e la fede che si professa e tenderà per quanto possibile a spingere queste persone a regolare la propria posizione alla luce dei principi cristiani. Nelle situazioni, invece, dei separati e dei divorziati risposati è importante distinguere la situazione in cui il coniuge che ha subito il divorzio non si coinvolge in una nuova relazione rimanendo così fedele e coerente al vincolo del matrimonio. In questo caso non c'è nessun ostacolo all'ammissione ai sacramenti. Nel caso invece dei divorziati risposati l'azione della pastorale deve essere soprattutto orientata ad aiutare i divorziati a comprendere di non sentirsi separati dalla Chiesa ma di partecipare, in forza del battesimo ricevuto, alla sua vita. La Chiesa tuttavia ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere i divorziati risposati alla comunione eucaristica.

Relazione familiaris consortio