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www.adconsilia.it

Verona, Scavi Scaligeri, 16 maggio - 14 giugno 2009

Young Days Tredici fotografi nell’universo giovanile a cura di Arianna Rinaldo

Eventi collaterali RENCONTRES SUR PLACE Piazza del Tribunale Vecchio 17 maggio 2009 ore 10:00 / ore 19:00 Letture di portfolio, conversazioni e incontri informali fra pubblico, fotografi e autori dei testi del catalogo.

FELICITA’, MORALE, ETICA Fondazione Centro Studi Campostrini 4 giugno 2009 ore 18.30 Relatore: Davide Assael, filosofo, ricercatore della Fondazione Centro Studi Campostrini

AVANTI, C’E’ POSTO! Biblioteca Civica 10 giugno 2009 ore 15.00

Rodolfo Hernandez Marco Ambrosi Renato Begnoni Marco Bertin Giovanna Magri Mauro Fiorese Nicola Turrini

Moderatore: Paolo Valerio, direttore del Teatro Stabile di Verona Relatori: Arianna Rinaldo, curatrice della mostra, photoeditor di D di Repubblica e di OjodePez Massimo Simonetti, direttore artistico di ArtVerona Enrico Costanza, editor di Damiani Editore Giorgia Lucchi, direttrice della galleria Boccanera, Trento Giulia Zorzi, direttrice della galleria MiCamera, Milano Paolo Mozzo, Presidente di ARTantide Mauro Fiorese, artista e Presidente dell’Associazione Larterìa Giampaolo Prearo, editore Partner

Giorgio Gelmetti Barbara Zonzin Federico Padovani Emilio Begali Sirio Magnabosco Alessandro Gloder

ACCADEMIA DI BELLE ARTI G.B. CIGNAROLI ARTANTIDE BIBLIOTECA CIVICA DI VERONA CORO GIOVANILE ALIVE FONDAZIONE CAMPOSTRINI FUORISCALA IL CIRCOLO DEI LETTORI PREARO EDITORE STORYVILLE JAZZ BAND VERONARISUONA Sponsor

CONFINDUSTRIA TENUTA S. MARIA DELLA PIEVE GRUPPO INDUSTRIALE TOSONI Sponsor tecnici

ADCONSILIA CORRIERE DI VERONA EUROPRINT TREVISO GREEN PARK NEW LAB NEON COMUNICAZIONE REPROCHIMICA 2

Catalogo disponibile in mostra. Prearo Editore, stampa Europrint - Treviso


Young Days Tredici fotografi nell’universo giovanile

Verona Scavi Scaligeri 16 maggio - 14 giugno 2009


Sindaco Flavio Tosi Assessore alle Politiche Giovanili Alberto Benetti Assessore alla Cultura Erminia Perbellini Direttore Area Cultura Gabriele Ren Dirigente CdR Politiche Giovanili Giovanni Uderzo Ideazione Progetto Assessorato alle Politiche Giovanili Associazione Larterìa Coordinamento Progetto Antonella De Martino Avolio Mostra a cura di Arianna Rinaldo Allestimento Eleonora Boaro Organizzazione Associazione Larterìa Carla Avanzini Antonella De-Martino Avolio Giusi Pasqualini Silvano Campedelli Collaboratori Valeria Nicolis Visite guidate Larterìa Ufficio Stampa Caterina Spillari Elena Guerra Sito web Roberta Bordignoni Cinzia Hoider Emanuela Placchi Roberto Vassanelli Young Days


Partner

Sponsor

Sponsor tecnici

ACCADEMIA DI BELLE ARTI G. B. CIGNAROLI SCUOLA BRENZONI - VERONA

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Sommario Sommario

Saluto di Alberto Benetti Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Verona

Pag. 7

Saluto di Erminia Perbellini Assessore alla Cultura del Comune di Verona

Pag. 7

Presentazione di Arianna Rinaldo

Pag. 8

Presentazione di Silvana Rigobon

Pag. 12

Essere umani

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Rodolfo Hernandez / Multiethnic Love Juliette Ferdinand / Il permesso

Pag. 14

Marco Ambrosi / Voci in coro Ivano Bariani / Nelle loro teste

Pag. 24

Renato Begnoni / Identità, alterità, diversità Simone Marcuzzi / D. e A.

Pag. 34

Marco Bertin / Generazioni Peppe Fiore / Padri e figli

Pag. 44

Giovanna Magri / La Presenza dell’anima Michele Morando / Tu

Pag. 54

Mauro Fiorese / Boxe in a Box Sara Clarotto / La ragazza delle balene

Pag. 64

Nicola Turrini / Crash Manuela Ardingo / Vivere da morire

Pag. 74

Giorgio Gelmetti / Obscure Giorgio Fontana / Senza luce

Pag. 84

Barbara Zonzin / Eccomi! Emmanuela Carbè / Beata gioventù

Pag. 94

Federico Padovani / Ergonauti Serena Brugnolo / Crisactiv

Pag. 104

Emilio Begali / Birth reports Gabriele Dadati / Maternità una sacra rappresentazione

Pag. 114

Sirio Magnabosco / Dodici luoghi in cui ho dormito il mese scorso ed un capello abbandonato Beatrice Zucchelli / Il letto

Pag. 124

Alessandro Gloder / Deep impact Cristina Ali Farah / Punt rap

Pag. 134

I fotografi / biografie

Pag. 144

Gli scrittori / biografie

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English version

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Young Days

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Young Days


Young Days,13 fotografi nell’universo giovanile La volontà di organizzare eventi culturali rivolti ai giovani della nostra città ha spinto l’Assessorato alle Politiche Giovanili di Verona a sostenere la realizzazione di Young Days – 13 fotografi nell’universo giovanile, progetto realizzato in collaborazione con l’associazione culturale Larterìa, nata per promuovere le arti visive quale strumento di indagine e diffusione di cultura e formata da giovani artisti promettenti, supportati da alcuni fra i più interessanti professionisti attivi sulla scena italiana e internazionale. Un progetto durato più di un anno e che ha visto coinvolti tredici artisti insieme a diverse realtà locali, tra cui il Circolo dei Lettori di Verona che ha coordinato un originale lavoro di redazione di testi inediti, scritti per l’occasione da giovani autori contemporanei. Gli interventi scritti accompagnano il lavoro di ogni fotografo, a cui si sono ispirati, facendo di questo volume ben più di un semplice catalogo e rendendolo un riferimento interessante per l’analisi del mondo giovanile. Questa campagna fotografica diventa allo stesso tempo uno strumento di analisi antropologica per approfondire lo sfaccettato universo giovanile e per dare voce ai tanti ragazzi che vivono un periodo della loro vita in rapida evoluzione, scontrandosi con una società spesso troppo frenetica e poco attenta verso ciò di cui hanno veramente bisogno. Giovani come motori di energia e come risorsa, capaci anche di ricordarci che i problemi della nostra infanzia non erano poi così diversi da quelli che ogni giorno i nostri bambini, adolescenti e ragazzi si trovano ad affrontare. Giovani con i quali dialogare in maniera aperta e costruttiva e condividere un percorso di crescita. Auguro, quindi, a questa iniziativa tutto il successo che merita a conferma di quanto l’Arte e la Fotografia siano strumenti ad alto impatto comunicativo e occasione unica e originale di coinvolgimento e riflessione personale e collettiva. Alberto Benetti Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Verona

Cultura e giovani: giovani culture Cultura e Giovani è un binomio in cui la Città di Verona crede e che da tempo persegue con svariate iniziative culturali per e con le nuove generazioni: dal teatro ai giochi di strada, dalla musica all’Arte contemporanea. Anche con il Progetto Young Days - 13 fotografi nell’universo giovanile la nostra Città vuole continuare a dare impulso a nuove idee e a nuove associazioni culturali come Larterìa. Essa racchiude nella propria identità una grande attenzione per l’Arte e per i giovani in quanto più della metà dei fondatori è costituita da giovani artisti entro i 35 anni di età, attenti alle tematiche che li riguardano sia nel presente in cui vivono sia rispetto al futuro che li attende. L’assessorato alla Cultura collabora alla realizzazione dell’evento ospitandone la mostra nella prestigiosa cornice del Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, sede espositiva ricavata all’interno dell’omonimo sito archeologico e centro d’eccellenza per l’arte contemporanea attraverso le numerose esposizioni di autori noti a livello nazionale e internazionale realizzate nei tredici anni di intensa attività. I soggetti trattati nelle fotografie di questi tredici autori toccano argomenti d’interesse universale come l’amore, il lavoro, lo sport, la creatività: tutti aspetti, questi, di vitale importanza per la crescita dei giovani e per l’intera cittadinanza. Visitando la mostra e sfogliando questo catalogo ognuno di noi potrà osservare il mondo giovanile attraverso chiavi di lettura tanto inaspettate quanto dirette e trarne una crescita personale che non si limiti solo ai propri interessi personali ma anche a quelli che alcuni di noi credono ormai legati a tempi passati. Auspico un successo meritato a questa mostra con la speranza che iniziative di tale livello artistico continuino a fiorire e a confermare Verona, anche nell’ambito della Fotografia, come una fra le Città a vocazione turistica e culturale più ricche e attive al Mondo. Erminia Perbellini Assessore alla Cultura del Comune di Verona

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presentazione di ARIANNA RINALDO

Sono giovane e tu? Young Days, progetto fotografico del gruppo Larterìa, si propone di esplorare a più voci il mondo dei giovani, di curiosare in una sfera dell’umano che non ha una facile definizione. Un periodo di vita fatto di crescita, apprendimento, metamorfosi, scelte, cambi di corsia, speranze, emozioni, dubbi. Un momento storico in cui ciascun essere umano, più o meno consciamente, sviluppa e definisce la propria identità. Un’epoca dell’esistenza di ognuno durante la quale vengono aggiunti piccoli pezzi al puzzle che un giorno chiameremo adulto. La mostra Young Days, di cui questo catalogo raccoglie una selezione dei lavori, è frutto del lavoro di tredici fotografi appartenenti al mondo artistico veronese. Ogni progetto è stato creato ad hoc, dopo attente e condivise riflessioni, per creare un’insieme di opere in dialogo tra loro. Il punto di partenza, la tematica del mondo giovanile, è stata sviscerata da ciascuno secondo una visione personale e originale. Senza finalità esaustive, le opere proposte, fatte di linguaggi, stili e visioni molto diverse tra loro, danno voce e luce ad una realtà giovanile, italiana ma con riflesso “globale”, che è in continua evoluzione e in perenne ricerca di identità. La sfida maggiore di queste realizzazioni artistiche credo sia stata proprio questa: partire da una realtà locale, quale quella geografica in cui i lavori sono stati portati a termine e tradurre lo stato d’animo di una generazione che possa parlare oltre i confini nazionali. Ecco il viaggio percorso attraverso lo sguardo e l’interpretazione di ciascun autore.

Young Days


Rodolfo Hernandez

tradite o i successi agognati, identificati da una semplice uniforme,

Multiethnic Love è una cartina geografica dell’amore in Italia. Uno spesso rimangono in silenzio. specchio del nostro mondo che cresce e si sviluppa in maniera sempre più multirazziale. Anche i sentimenti, come l’amore Giovanna Magri appunto, pur manifestandosi nei confini nazionali non hanno in Non c’è dubbio, sin dal titolo La presenza dell’anima, dove sia punrealtà limiti. E quale migliore rappresentazione del progredire e tato l’obiettivo di Giovanna Magri. Va diritto al cuore, non quello dell’apertura di un popolo che l’incontro sentimental-amoroso tra pulsante e passionale, ma quello interiore, invisibile, nascosto che due persone nate in paesi diversi e cresciute con un background solo alcuni riescono a percepire. Come questi giovani, suore, frati non sempre a prima vista compatibile? Le coppie ritratte da Ro- e preti appartenenti al mondo cattolico italiano, che lo hanno afdolfo Hernandez non ci lasciano indifferenti: le differenze etniche frontato questo cuore, pulsante di dubbi, paure e bisogni. Hanno sono evidenti così come anche l’amore che lega i due protago- fatto una scelta, contraria alla maggior parte dei loro coetanei, di nisti. Il ritratto in studio, preparato, posato con la luce studiata ad dedicarsi alla vita interiore e a quella dell’aldilà. I ritratti di Giovanhoc, rende ancora più iconiche queste immagini che ci offrono na Magri sono evanescenti, lontani, ma allo stesso tempo densi e un’indagine ottimista, uno sguardo positivo che getta una bella pieni di testura. Rivelano e nascondono, e con forza ci dipingono luce sui pregiudizi che purtroppo ancora riempiono le bocche di un mistero e un’emozione difficilmente riconoscibile da chi non molti italiani quando si parla di “stranieri”.

ha condiviso una scelta così profonda e radicale.

Marco Ambrosi

Mauro Fiorese

Con Voci in Coro, Marco Ambrosi ci mostra un mondo che spa- La luce al neon di una palestra raccoglie storie e sogni di un zia dal tradizionale al contemporaneo: un luogo in cui i giovani, gruppo di giovani dediti al pugilato. Boxe in a box è una realtà al bambini e adolescenti, prestano le loro energie ad un arte d’altri cubo. La palestra, la sala, il ring sono scatole cinesi che rivelano un tempi. Compiono i primi passi nel mondo della musica, guidati da mondo fatto di sudore e obbiettivi, di miti e leggende, di sfogo e insegnanti esperti, e, tra il gioco e la passione, sviluppano disciplina, fatica. Il documentario visivo di Mauro Fiorese scopre solo alcuni senso del bello, talenti e amicizie. Passando svariato tempo con momenti, i più intimi, di questo mondo palpabile e fisico. Pochi questi giovani performer, e seguendoli nei vari aspetti dell’attività, dettagli ma significativi. Qualche gesto in cui le persone coinvolte dalla preparazione alle prove, dalle pause alle fatiche, dall’entrata non hanno una propria identità, se non quella del sogno che cerin scena agli applausi, Ambrosi ci offre sguardi timidi e disinvolti, cano di realizzare. E al quale non rinunciano. attenti e nervosi, orgogliosi e insicuri. Il tutto misto alla gioia del lavoro di squadra, le tensioni di gruppo, la sintonia e la ricerca di Nicola Turrini un risultato armonico e melodioso che non è evidente solo dallo Uno sguardo simbolico e astratto sulla fine della vita. Crash è un sguardo orgoglioso dei genitori in platea, ma dai gesti d’amicizia e lavoro estremamente delicato e sensibile nella sua estetica astradagli sguardi complici delle giovani promesse.

zione che ci riporta alla cruda realtà delle tragedie stradali, delle stragi del sabato sera, della folle corsa adrenalinica che spesso

Renato Begnoni

caratterizza le menti giovani alla ricerca di nuove emozioni. A

All’anagrafe il nome dei soggetti ritratti non sempre risulta italia- differenza delle immagini di cronaca che purtroppo giornalmente no e i tratti del viso ricordano venti lontani, ma la residenza è qui, riempiono i telegiornali e le pagine dei quotidiani, Turrini lavora nel nostro paese. Identità, alterità, diversità è una radiografia dei con precisione e cura scegliendo dettagli di macchine incidentate giovani di una scuola superiore italiana, una per tutte in questo in via di rottamazione. Senza apportare cambiamenti o aggiunpaese che cambia. Giocando sull’identità di un documento uffi- gere dettagli, compone un’immagine che congela il momento e ciale, Renato Begnoni crea dei quadri fatti di innumerevoli strati. suggerisce un grande impatto, un incidente, un forte rumore di Un viso rivolto allo spettatore si sovrappone allo stesso in movi- metallo e vetro. Seguito da un silenzio quasi irreale. La quasi tomento, e si affianca ad una foto (nella foto) che reitera il bisogno tale scomparsa del colore, rende la scena senza tempo. Meno di identificarsi pur essendo diversi. Come un artista pittorico, Be- sanguinolenta ma non per questo meno toccante. gnoni ritocca le immagini a mano, facendo l’occhiolino alla manipolazione digitale e aggiungendo colori e profondità a questi volti Giorgio Gelmetti dall’identità a tutto tondo.

Il rumore assordante della musica Death Metal anima i ritratti silenziosi di Obscure. Vari protagonisti di un mondo musicale

Marco Bertin

oscuro e dai gusti estremi sono ripresi mentre ascoltano alcuni

Come un sintetico albero genealogico delle aspirazioni, la serie pezzi preferiti o canzoni composte da loro stessi. Si muovono, si Generazioni ci porta dentro ad ogni famiglia, come fosse la nostra, scatenano, e quando diventano la musica stessa vengono colti e ci rivela in maniera scenografica e spesso ironica la realtà dei dallo scatto di Giorgio Gelmetti. Smorfie mute ma urlate, fiumi di desideri e delle realizzazioni professionali. Con orgoglio e dignità, capelli dionisiaci, sguardi in trance, corpi tatuati e nudi, un’esploogni protagonista mette a nudo la propria identità lavorativa sen- sione di energia avvolta dal nero dello sfondo, e da una luce che za rivelare la propria idea nei confronti dell’altro, genitore o figlio. I assorbe quasi tutto. Queste immagini non vanno solo osservate, quadri domestici di Marco Bertin, all’apparenza casuali, ma studiati ma ascoltate. A tutto volume. fin nei minimi dettagli, non esprimono critiche o commenti, ma documentano una realtà fin troppo comune, dove le aspettative Barbara Zonzin 89


Eccomi! Sono qui. Faccio parte di questo mondo. E mi faccio sen- marchio dell’io. tire. Mi faccio vedere. I giovani di successo ritratti da Barbara Alessandro Gloder Zonzin sono abituati ad essere riconosciuti, se non per strada per Un colore giallo impattante, un fil-jaune che percorre le mosse, lo meno per il loro talento. Premiati nel loro campo, quale l’arte, unisce i gesti, lega gli sguardi di questo gruppo di giovani ballelo sport, la musica, il teatro, si offrono all’obiettivo con ironia e rini che Alessandro Gloder ci fa conoscere da vicino. Come in lasciano spazio all’interpretazione del loro talento. Ed è con cre- un film, nella serie Deep Impact li vediamo muoversi con gesti atività e tecnica elaborata che Barbara Zonzin arricchisce questi atletici, a volte scattanti, mai annoiati. Sono ballerini in versione personaggi di una vita da super eroi. Sottolinea, enfatizza ciò che contemporanea, che alle forme aggraziate della danza classica li ha portati al successo e ce lo rivela con toni forti e contrasti di hanno preferito il linguaggio diretto, deciso, forte del Hip Hop. luce che non lasciano nulla di inspiegato.

Dietro questo racconto in giallo, che possiamo leggere in maniera lineare, ci immaginiamo sudore, risate, urla, passi, ripetizioni e

Federico Padovani

chiacchiere. Lo sguardo di Alessandro Gloder è intimo e curioso,

Come rendere le incertezze, le speranze, le aspettative, le delu- attento e rispettoso, e ci porta dentro un mondo fatto di ritmo e sioni dei giovani d’oggi? Con gli ERGONauti Federico Padovani di emozioni, percepibili anche nel silenzio della carta fotografica. ricorre ad un metodo che può considerarsi anacronistico e futuristico allo stesso tempo: l’immagine 3D. La visione tridimensionale ci permette di vedere la persona ritratta non più piatta, come Ogni autore è partito dal proprio stile, nuovo e fresco o matusuggerirebbe il supporto fotografico, bensì come se avesse una ro e esperto che fosse, e dal proprio sguardo sul mondo, unico propria fisicità collocabile nello spazio. La tecnica stereoscopica, e soggettivo. Interpretare uno scenario umano così vasto non che di per sé appare semplicemente come un’immagine sdoppia- è impresa facile. Il campo d’azione è ampio e le scelte tematita, grazie ad appositi occhialini (a tutti ci è capitato da piccoli di che variegate. Ed è così che inevitabilmente ritroviamo un forte averne un paio e sperimentare questo “miracolo”) si trasforma accento sul tema dell’identità, la definizione e la ricerca della in una scena viva, realistica. Ed è così che Padovani, sdoppiando propria, che sia sociale o intima, come nei lavori di Begnoni, immagini di suoi coetanei nel loro ambiente di lavoro, ci racconta Magri e Zonzin. Tema che si intreccia con quello delle passioni in maniera originale, le problematiche dei giovani d’oggi: la possi- attorno alle quali spesso si forma un senso di appartenenza che bilità di un lavoro ideale, la ricerca di una identità professionale, il a sua volta ci offre un’altra identità, visibile nelle opere di Gedesiderio di realizzarsi sul piano personale.

metti e Gloder. Elementi dell’io che sfociano nella ricerca di un senso sociale e professionale della definizione di una persona,

Emilio Begali

a confronto con se stessa, come in Padovani e in relazione alla

Il titolo scientifico Birth Reports non ci deve ingannare. L’occhio di propria famiglia, come ci suggerisce Bertin. Senza dimenticare Emilio Begali non ci offre un semplice registro delle nascite, ma lo spirito di gruppo e il bisogno di aggregazione come ci riveun analisi sensoriale dell’arrivo di una nuova vita all’interno di una lano i racconti di Ambrosi e Fiorese. Dal progetto, infine, non famiglia, e del suo impatto sugli altri componenti “giovani”. Un rimangono fuori i sentimenti e le emozioni: dai momenti dramnuovo fratellino o una nuova sorellina scompigliano tutti i ritmi, le matici di Turrini alla solitudine vagabonda di Magnabosco, senza priorità e le esigenze di tutti, non solo il sonno dei genitori. Emilio tralasciare il cuore caloroso della famiglia nelle foto di Begali e Begali immortala alcuni momenti iconici che vogliono uscire dalla l’amore senza confini di Rodolfo Hernandez. situazione specifica e dal contesto realistico delle famiglie ritratte Ad ogni lavoro fotografico si è poi associata l’opera di giovani per portarci dentro a quella gestualità naturale che scaturisce scrittori italiani. Ogni artista ha affidato il proprio progetto ad dall’amore puro per un neonato. La carezza di una sorella, il sor- un artefice della parola, affidandogli completamente non l’inriso di un fratello, la ninna nanna sussurrata, l’abbraccio giocoso: terpretazione del proprio lavoro, ma una creazione puramente tutto nasce spontaneo per celebrare la nuova vita “giovane” ap- libera, in qualche modo ispirata e complementare al racconto pena apparsa.

visivo. Ed ecco che alle immagini si affiancano poesie, racconti, pseudo-saggi, bugiardini, e altro ancora. Un’operazione originale

Sirio Magnabosco

e ben riuscita che stimola il dialogo tra fonti creative differenti

Un vagabondo del XXI secolo, un nomade ma non senzatetto. e unite dallo sguardo “giovane”. Sirio Magnabosco è tra i giovani talenti italiani che ha lasciato La sfida credo sia stata vinta trasformando questi micro-mondi l’Italia per esprimersi altrove. Dodici luoghi in cui ho dormito il mese in macro-scene. Sfuggendo dal contesto specifico e illustrando scorso e un capello abbandonato è il titolo cacofonico di questo con vedute ampie quel arco di vita che precede l’entrata nel racconto silenzioso ma fortemente significativo. Il silenzio di un mondo dei grandi. letto sfatto, l’odore di un cuscino con la forma fresca di una testa E’ stimolante porsi di fronte a questi lavori e mettersi in gioappesantita dal sonno, la comodità di un divano accogliente sono co. Ritrovare, riscoprire questi valori “giovani”. Rinfrescarsi lo l’autobiografia del fotografo e delle sue peregrinazioni giovanili. sguardo. Mettersi a confronto con noi stessi e ricercare il moEmblematica di una gioventù alla ricerca di un luogo compati- mento, chissà forse dimenticato o abbandonato, delle speranze, bile con i proprio desideri e ambizioni, questa serie di ritratti di delle aspirazioni, del non arrendersi mai, della passione, del dealcove spontanee e temporanee tradisce una famigliarità con il siderio, delle domande, e del sogno. movimento e la non appartenenza. Ma allo stesso tempo riflette Arianna Rinaldo un forte bisogno di esserci, e di lasciare una propria traccia, un Milano, 21 marzo 2009 Young Days


Arianna Rinaldo Arianna Rinaldo è una libera professionista che si occupa di fotografia a tutto campo. Attualmente è consulente photo editor presso D-La Repubblica delle Donne, il supplemento del quotidiano La Repubblica. Dal 2008, è inoltre capo redattore della rivista spagnola Ojodepez, trimestrale dedicato alla fotografia documentaristica, pubblicato da LaFabrica, Madrid, ove è responsabile della selezione e della supervisione del lavoro svolto dai diversi photo editor che di volta in volta sono invitati a collaborare. La relazione con la fotografia è iniziata nel 1998, quando a New York divenne direttore dell’archivio dell’agenzia Magnum Photos in un periodo di forti cambiamenti e dei primi stravolgimenti nel campo della fotografia dovuti all’avvento del digitale e al diffondersi del mondo online. Tornata in Italia nel 2001, fu dapprima photo editor della rivista Colors, sostenuta dal gruppo Benetton, per la quale commissionò progetti di documentazione e di ricerca a numerosi fotografi internazionali secondo la linea editoriale della pubblicazione. Stabilitasi a Milano dal 2004, è stata curatrice freelance di mostre e libri, oltre a photo editor, consulente d’immagine e agente per diversi professionisti. Ha collaborato con le maggiori case editrici a progetti speciali, restyling, numeri zero, offrendo consulenze editoriali di ricerca. Al momento sta seguendo la serie di volumi A Better Project pubblicata da Cartiere del Garda. Negli anni è stata invitata innumerevoli volte come reviewer alle letture di portfoli dei più importanti festival fotografici in Europa e nel mondo, come Fotofest a Houston, Fotobild a Berlino, Rhubarb a Birmingham, PhotoEspaña a Madrid, Les Rencontres de la Photographie a Arles, e Visa pour l’Image in Perpignan. Nel febbraio 2009 è stata invitata a far parte della giuria del World Press Photo, il prestigioso premio di fotogiornalismo organizzato da 28 anni dall’omonima fondazione a Amsterdam.

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presentazione di SILVANA RIGOBON

Aboliamo i giovani scrittori «Aboliamo i giovani scrittori», ha scritto Tiziano Scarpa sulla rivista Il primo amore, qualche anno fa. Non era mosso da una sorta d’invidia generazionale, ma da una constatazione oggettiva: «“Giovane scrittore”, “giovane scrittrice” sono marchi paternalistici che relegano le parole dei cosiddetti “giovani” in una specie di sacca secondaria, una serie B della letteratura e della società.» E continuava con una lista di opere fondamentali che oggi «nessuno si sognerebbe di etichettare come libri di “giovani scrittori” o “giovani scrittrici”»: dallo Zibaldone iniziato nel 1817 da un Leopardi all’epoca diciannovenne, a I dolori del giovane Werther, scritto da Goethe a venticinque anni (nel 1774). Pasolini aveva vent’anni quando, nel 1942 scriveva le sue Poesie a Casarsa; Moravia scrisse Gli indifferenti a ventidue anni, nel 1929. E la lista continua, includendo la prima versione dell’Educazione sentimentale di Flaubert, completata a ventiquattro anni (nel 1845), la stessa età di Calvino de Il Sentiero dei nidi di Ragno (del 1947). A ventinove anni la Bronte scriveva Cime tempestose (nel 1847), la stessa età di Dante quando terminò la Vita nuova (nel 1294). E’ da questa prospettiva che vanno letti i testi dei tredici scrittori under 35 che accompagnano le fotografie del progetto Young Days: il dato anagrafico nulla toglie alla maturità dei testi. Al contrario, la scelta di affidare a scrittori più vicini in età ai temi trattati dai tredici fotografi della mostra aumenta l’intensità delle storie ritratte. Gli autori presenti in questo catalogo e in questa mostra sono stati scelti per la qualità della loro scrittura, la padronanza della lingua e per il percorso che hanno alle spalle. Molti di loro hanno già pubblicato romanzi e racconti con successo di pubblico e critica: l’ultimo romanzo di Peppe Fiore è fresco di stampa, quello di Simone Marcuzzi uscirà a breve. Emmanuela Carbè ha già al suo attivo il Campiello Giovani per un racconto, Gabriele Dadati è stato finalista come “Libro dell’anno” per Fahrenheit di Rai 3, Manuela Ardingo ha vinto un concorso alla Scuola Holden di Torino per la scrittura di un monologo teatrale. Molti di loro si sono fatti le ossa sul web, scrivendo regolarmente sul proprio blog (Manuela Ardingo è più conosciuta forse con il suo nick Mardin. Sara Clarotto ha curato per quattro anni il blog Frieda) o pubblicando racconti, poesie e articoli su riviste on line. Fra questi “giovani scrittori” c’è anche chi ha creato riviste letterarie in rete: è il caso di Ivano Bariani con FaM - Frenulo a Mano (www.famlibri.it). E di Giorgio Fontana, condirettore del pamphlet letterario www.eleanorerigby.com, l’una e l’altro punto di riferimento per scrittori emergenti. Cristina Ali Farah, italo-somala e voce importante della letteratura migrante in lingua italiana, collabora, fra le altre, con la rivista di letteratura della migrazione El Ghibli (www.el-ghibli.provincia.bologna.it). Gabriele Dadati è tra gli autori di Booksweb.tv, la televisione on line dei libri. C’è chi si occupa di scrittura cinematografica, come Serena Brugnolo. Chi sperimenta i vari mezzi espressivi, come Michele Morando, che spazia dalla poesia alla pittura, alla realizzazione di cortometraggi. E chi coltiva le tradizioni, come Beatrice Zucchelli. Molti di loro, oltre a scrivere, sono attivi anche nell’organizzazione di eventi culturali: la francese Juliette Ferdinand ha organizzato mostre di scultura e concorsi fotografici, Simone Marcuzzi collabora con il festival letterario PordenoneLegge.it. A completare questo quadro eterogeneo, le provenienze dei vari autori, che coprono il territorio della penisola e si inoltrano oltralpe e a sud del Mediterraneo. I testi raccolti in questa mostra rispecchiano la varietà degli stili di ogni autore (dal racconto, alla poesia, alla composizione rap, al bugiardino di un medicinale). Se fotografare significa scrivere con la luce, la parola scritta arricchisce ciascuna di queste narrazioni visive: ventisei sguardi sull’universo giovanile, che si incrociano e interagiscono in un rapporto stimolante, dove fotografia e parola scritta si nutrono a vicenda. Silvana Rigobon curatrice indipendente di eventi culturali, collabora con il Circolo dei Lettori di Verona

Young Days


Essere umani Dal 2007 l’intera città di Verona è il teatro in cui va in scena VeronaRisuona, un sistema di eventi artistici patrocinato dal Comune di Verona, promosso dal Conservatorio dall’Abaco in collaborazione con l’Associazione Fuoriscala, con l’Accademia d’Arte Cignaroli di Verona e con l’Accademia di Musica e Teatro di Göteborg. Si tratta di una serie di concerti e performance in spazi aperti o nonconvenzionali del centro storico, ideati ed eseguiti da decine tra musicisti, attori e cittadini, sotto la direzione artistica del noto compositore e sound-artist svedese Staffan Mossenmark. Il progetto si propone di ridefinire le frontiere tra compositori, esecutori e pubblico, di portare la musica di ricerca e d’avanguardia ad una platea più vasta facendola uscire dalle sale da concerto per rimodellare sonoramente la città. Per l’edizione 2009 VeronaRisuona si impegna su due fronti. Assieme alle forze locali del progetto, lavoreranno gli artisti internazionali selezionati per S.A.C.S., Sound Art in City Spaces, progetto culturale finanziato dalla Comunità Europea, che vedrà impegnate sette scuole superiori di Arti, Musica, Spettacolo, New Media di cinque città:Verona, una città italiana, Berlino, Porto, Göteborg e Vilnius. Tra gli ospiti internazionali: Staffan Mossenmark, Mantautas Krukauskas, Alex Arteaga, Kirsten Reese, Thomas Kusitzky, Claudia Marisa Silva, Gilberto Bernardes. Invitato dall’associazione culturale Larterìa a interagire con la mostra Young Days, Staffan Mossemmark ha ideato “BE A HUMAN BEING - ESSERE UMANI”, una serie di performances vocali da produrre nelle diverse sale della mostra durante la visita inaugurale. Protagonisti dell’evento il gruppo Porno Antonellino, un ensemble vocale eterogeneo ed informale la cui missione artistica “restituire solennità al quotidiano”, si realizza in luoghi pubblici come autobus, supermercati, piazze, uffici. Il loro canto di ringraziamento vive di sole voci e suoni gutturali, prendendo la forma di litanie primitive, commenti collettivi, spontanei, emotivi. Diretti da Staffan Mossenmark, hanno sorpreso il pubblico rivisitando le sale del Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri con happening sviluppati a partire dalle tematiche affrontate dai singoli fotografi.

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RODOLFO HERNANDEZ

Multiethnic love Sempre più spesso si parla di società in cui convivono ceppi etnici differenti per lingua, religione e usanze. Così l’Italia, che si trasforma con i flussi migratori, cambia il colore della sua pelle, le religioni da professare, il modo di mangiare, e perfino di innamorarsi. È in questo magma che le coppie miste sono fondamentali nel processo di trasformazione interculturale del nostro Paese, ed è una realtà che riguarda soprattutto i giovani, perchè in loro è presente una maggiore apertura al diverso e al nuovo. Si tratta di una forte sfida alle nostre regole. Una coppia mista trasforma le istituzioni, rende normale lo scambio tra culture, e i figli che ne nascono conoscono due mondi. La società si trasforma dunque, ma positivamente. Le culture si fondono e creano una comunità unica. Il progetto vuole gettare luce sull’esistenza dell’amore misto, ritraendo giovani coppie disposte a mettere da parte abitudini acquisite, usanze e costumi per un sentimento che attenua le barriere.

Young Days


“Laura & Ramses” 14 15


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Rodolfo Hernandez


Rodolfo Hernandez “Lorenza & Omar” 16 17


Young Days

Rodolfo Hernandez


Rodolfo Hernandez “Mihai & Carlotta� 18 19


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Rodolfo Hernandez


Rodolfo Hernandez “Khuu &Tommaso” 20 21


Rodolfo Hernandez

“Silvia & Briato” Young Days


Il permesso Una stazione come tutte le altre, sul binario, presto al mattino.

JULIETTE FERDINAND

riesce a trattenere un piccolo sorriso che è tutto per lui, senza che nessuno lo sappia.

Lei, guarda in lontananza se il treno appare. Lui, fa finta di guardare in lontananza se il treno appare... ma Un giorno, il treno non arriva. La stazione si svuota poco a guarda lei.

poco, nel rumore delle lamentele dei viaggiatori. E restano soli,

Ogni mattina la vede, la guarda, e non riesce più a staccarne lo loro due. Per la prima volta scambiano uno sguardo. Lei gli fa sguardo. Si chiede come si chiama, da dove viene, dove va. Si un grande sorriso, generoso, solare, che lo sorprende. chiede come mai lei, che irradia di sole e di calore, la cui pelle “Puoi smettere di guardare la ferrovia sai, il treno non arriverà dorata contrasta col grigio del binario, si trova qui, nel freddo, più” gli dice lei. ad aspettare il treno per Vicenza, con la pubblicità della Barilla “Non guardo la ferrovia, ma la ragazza davanti alla ferrovia.” alle spalle.

Tace un attimo e chiede “Vuoi bere un caffè?”

“ Che storia può averla portata qui?” pensa. “E perché ha que- Lei esita, e poi decide di fidarsi degli occhi sinceri. sto mezzo sorriso sempre sulle labbra? »

Vanno nel bar della stazione e iniziano a parlare, piano, parola

Lui di solito non li guarda gli extra comunitari. Non ha mai dopo parola, con prudenza, sotto gli occhi dei clienti increduli. parlato con uno che non sia italiano o bianco di pelle. A casa Al tavolo accanto ci sono due poliziotti. Li guardano con insisua dicono solo male di loro. Nei giornali sono sempre loro stenza. Uno finisce per alzarsi e chiede alla ragazza i suoi docui colpevoli. Allora ha sempre pensato che sono buoni a nulla, menti. In un attimo l’atmosfera cambia. Non ha documenti. ladri, maniaci, sporchi. Pero da un mese, ogni mattina, si tro- “Se non hai documenti vieni con noi al posto di polizia.” va ad aspettare il treno con la creatura più affascinante e più Stupito, li guarda allontanarsi. Gli viene in mente una strana estranea che abbia mai visto. E ormai la pensa senza sosta, vive frase. “Anche per amare ci vuole un permesso.” solo per quei pochi minuti passati assieme sul binario. Non I giorni successivi l’ha aspettata sul binario, ma non ha mai più puo’ dirlo a nessuno, lo prenderebbero per un pazzo. Per loro visto la ragazza. è inconcepibile voler tanto bene ad una “extracomunitaria”. Si sente perso, non sa più cosa deve pensare. E intanto la guarda. Alta, slanciata, i capelli fino alla vita, occhi neri profondi, e questo sorrisino incomprensibile, indirizzato a nessuno. Forse sorride a se stessa, e perché nessuno le sorride? Ogni mattina immagina di parlarle: « Sei bella. Nonostante quello che dicono loro. E’ una rivelazione per me che la tua pelle scura possa essere cosi luminosa. Ti amo e ti odio. Ti odio perché mi obblighi a farmi delle domande sulle mie certezze, sulla mia educazione. Ti amo perché sei tu, unica, perché con te sento che potrò allargare il mio orizzonte, avere un pezzo di terra lontana nel cuore, capire meglio il mondo. » La ragazza ha ben notato questo ragazzo che fa finta di non guardarla ma sembra incapace di togliere gli occhi da lei. E gli fa piacere, perché non ha lo stesso sguardo dei bianchi che la guardano di solito. Per la prima volta da quando è arrivata sente che si potrebbe fidare di un uomo, perché i suoi occhi sono ingenui e pieni di benevolenza. Vorrebbe consolarlo perché lo vede in difficoltà, pieno di domande interiori. Giorno dopo giorno lo aspetta e quando lo vede comparire sul binario non 22 23


MARCO AMBROSI

Voci in coro Nelle grandi e talvolta disadorne stanze di un centro culturale, accompagnato da adulti che ne guidano gli entusiasmi, si riunisce un gruppo sempre più numeroso di giovani fra i cinque e i vent’anni. Sono appassionati di musica e di vita: cantano, suonano, ballano. Ma soprattutto crescono insieme, assimilando con la musica l’amore per il bello, per la fatica condivisa e premiata. Seguendone le attività, quotidiane e straordinarie, Marco Ambrosi documenta con partecipazione il lavoro di questa piccola/ grande comunità, riportandone odori e sapori, raccontandone fatiche e successi, condividendone attese e disillusioni.

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Nelle loro teste

IVANO BARIANI

Io sono grasso, ma non importa a nessuno. Mi danno da fare le A me in realtà piace la Francesca, mica il teatro. parti del grasso, e nessuno se ne accorge mai che sono grasso C’è così tanta energia in queste aule, che potremmo illumiper davvero. Ci sono poi insegnanti duri e insegnanti molli. Ci narci tutta quanta l’Arena. Io sono come un supereroe, ho una sono quelli che riducono la classe a un gruppo di ragazzi che doppia vita. Di mattina sono un insegnante alle scuole medie, si ritrova per fare quello che vuole. Con questi insegnanti le di pomeriggio vengo alle prove e insegno coro. A volte si fa la prove sembrano sempre una specie di doposcuola. Ma ci sono notte. Una doppia vita, e lo stipendio è per campare, le prove anche quelli che sembrano usciti dalla scuola sergenti di Full per vivere. In verità, le mie due vite non sono slegate. Come Metal Jacket. Se lo ricorda?

per quei giornalisti, che scrivono i libri. Sono come Superman,

Mi piacciono questi costumi, li ha cuciti la signora Verzan che è l’Uomo-ragno, Bruno Vespa. anche la mamma di una mia compagna di scuola che si chiama Ho scritto un musical originale, per la compagnia. Si chiama Mariuccia. La signora Verzan di mestiere quando non cuce i “Romeo e Giulietta”. nostri vestiti di scena va in una scuola materna a badare ai Abbiamo tre gruppi, dai 5 ai 18 anni. Sono tutti fortissimi. La mebambini. Infatti lei è una maestra d’asilo. Mariuccia qui alle pro- dia sono i tredicenni. L’anno prossimo inizia il primo corso tenuve non è mai venuta. Infatti lei fa karatè.

to da un ex-allievo. È il nostro ricambio generazionale. Facciamo

Io non ho figli, ma non importa. Almeno, qui dentro non impor- le lezioni il mercoledì, il giovedì e il venerdì. Un altro spettacolo ta. A volte, mi sembra, sono questi i miei figli. All’inizio erano sarà su Parigi. Si chiamerà “Parigi”. Oppure “Parigi mon amour”. in 10, adesso sono 300 allievi. Sono i 300 bambini che non ho E personalmente preferisco questo secondo titolo. mai avuto. Il maestro di ballo urla tantissimo e dice tantissime Non ho capito come mai mi piace. Anche perché non ascolto volte le parolacce. Se non fai bene e soprattutto non impari a nessuna delle musiche che facciamo. Il mio gruppo preferito PRETENDERE DA TE STESSO di fare bene.

sono i Tokyo Hotel, ma mi piace cantare la lirica con i miei

Francesca ha già le tette e io no.

amici alle prove.

Si impara a stare seduti. Si impara a stare dritti. Ci insegnano Facciamo spettacoli soprattutto in Liguria; una volta a Roma. che il modo come canti cambia per come stai seduto. Ci inse- Qualche trasferta ci scappa. Infatti abbiamo dovuto prendere gnano a muovere bene le labbra quando cantiamo. Si impara a un aereo intero, per andarci, a Roma. E una volta a l’anno facstare dritti anche quando si sta seduti.

ciamo anche un ritiro in montagna. Un training, lo chiamiamo.

Io sono stronzo, è un fatto. La maggior parte delle persone che Siamo a metà fra un coro e una scuola di ballo. L’anno prossifrequento, non mi piace. Ma qui dentro non importa, comando mo facciamo 10 anni. io. Questi bambocci fanno quello che gli dico io.

I ragazzini, i ragazzi soprattutto, sono così molli, mi permetta.

Se ti piace ballare e cantare, ma a tempo, se ti piace muoverti La scuola manca, non insegna più nulla di utile. Non fa che aptutti insieme, se ti piace suonare uno strumento e fare lo spet- pianare le differenze, se mi capisce. Importa solo che i ragazzi tacolo, se ti piacciono queste cose allora non c’è bisogno che ti siano facili da gestire, e che siano utili alla scuola stessa, per piace il teatro. Uno può venire alle prove anche se non gli pia- continuare a funzionare esattamente come funziona da semce. Io le prime volte ci venivo senza piacere, perché mia mam- pre. La scuola in Italia è un dinosauro. Ma non si estingue. E ma è nel coro della parrocchia e diceva che mi faceva crescere non insegna ai ragazzi a stare al mondo. Allora tocca prenderli bene questa esperienza. Allora dopo un po’ mi è incominciato di petto, insegnargli a mettersi in discussione, a pretendere di a piacere. Forse dopo sono anche cresciuto bene.

più da sé stessi, essere esigenti. Soprattutto, pretendere di più

Ci insegnano a usare le mani. Ma bene, non come a scuola du- da sé stessi. rante l’ora di educazione fisica. Che infatti non mi piace tanto Però soprattutto c’è tantissima energia. come venire alle prove.

Il nome della nostra associazione è “Spettacoli Teatro e Arti di

A me piace vestirmi da donna. In questo posto mi fanno vestire Genova”, STAGE. È anche un gioco di parole perché lo stage è da donna molto spesso. Però io non sono frocio. Anche se mi il palco, in inglese. Ma qualcuno ci ha fatto notare che lo stage piace vestirmi da donna. Una volta mi è scappata una scoreggia oggigiorno è sempre più spesso una cosa che si usa per farti durante un salto. Un’altra volta invece ho saltato e scoreggiato, lavorare gratis. Infatti noi preferiamo dirlo come si legge in e nessuno se n’è accorto.

italiano, stage. 32 33


RENATO BEGNONI

Identità, alterità, diversità Dieci ritratti fotografici eseguiti all’Istituto superiore Carlo Anti di Villafranca di Verona. Sono opere uniche create con la manipolazione di matite colorate (tecnica mista, formato 60x80 cm). Un viso dinamico e intenso viene a contrapporsi alla foto identificativa di un documento personale. Un viaggio interiore dove l’identità e l’alterità sono unite dalla nostra assoluta diversità. Un confronto che invita a riflettere sulla distanza che intercorre fra essenza e rappresentazione di essere visibili al mondo contemporaneo.

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D. e A.

SIMONE MARCUZZI

Il giorno dopo, i giornalisti – giunti su segnalazione di un ignoto ma quasi nobile, che li definiva e li poneva dolorosamente a e già in possesso della versione ufficiale dei fatti – formavano confronto. Quest’interpretazione però non ha trovato conferun arcigno posto di blocco all’uscita della scuola superiore. me, non è entrata nel servizio tv. Ci sono entrati invece dei Con differenti gradi di entusiasmo, studenti e professori han- frammenti di altri filmati dei ragazzi scovati su Youtube. In uno no borbottato nei microfoni giri di frase pieni di incisi che s’intuisce un aereo di carta planare dalle retrovie di un’aula potessero in qualche modo soddisfare le domande universali sopra le schiene curve dei compagni e fallire un atterraggio di che gli rotolavano addosso e allo stesso tempo li svincolassero fortuna sulla cattedra mentre un insegnante scrive alla lavagna. dal prosieguo dell’interrogatorio. I giornalisti hanno ascoltato, In un altro i due, travestiti da Obama e Hitler, inscenano la telehanno ripreso, hanno scritto, e alla fine sul TGR si è parlato vendita di una delle più scadenti birre sul mercato da dietro un soprattutto di droga, alcol e video su Youtube.

tavolo con il piano ricoperto di bottiglie vuote, tutte rigorosa-

Dunque, i due ragazzi di terza che si sono pestati in aula, du- mente disposte in modo che lo spettatore possa apprezzare la rante un cambio d’ora, sotto gli occhi di compagni esaltati o sinfonia di etichette con il marchio. Eccovi serviti D. e A., pareattoniti, che stavano in disparte o aizzavano riprendendo tutto vano affermare quelle sequenze sgranatissime e senza colori, con il videofonino, i due ragazzi di terza divenuti nel servizio poste vigliaccamente in fondo al servizio, un attimo prima che D. e A. – iniziali convenzionali, senza identità –, fanno uso re- la parola tornasse allo studio: tirate da soli le conclusioni. golare di alcolici e sostanze stupefacenti. Birra il sabato sera Ekezie e Manuel quindi verranno sospesi, impareranno la lee canne appena possibile. E filmano e diffondono passatempi zione e la prossima volta avranno almeno l’accortezza di prendiscutibili. Qualcuno deve averlo detto ai giornalisti. Sarà vero? dersi a cazzotti fuori dal perimetro della scuola. Il professore E fino a che punto? Gli interessati, reclusi in casa in attesa della di inglese, dopo la corsa d’urgenza al pronto soccorso e un condanna del consiglio di classe, non hanno avuto possibilità intervento leggero, dovrà portare per un paio di settimane una di replica.

benda da pirata davanti all’occhio offeso, ma non avrà danni

C’è chi dice sia stata soltanto sfiga. E in effetti, stando alla cro- permanenti alla vista. E allora, tra qualche settimana, ciò che renaca, poteva essere niente. Se il professore dell’ora entrante sterà nella memoria di questa giornata sarà proprio il ricordo non avesse sorpreso Ekezie e Manuel nell’attimo di massi- della fugace e indesiderata notorietà del servizio televisivo. Un mo ingaggio, ad esempio, i corpi avvinghiati che menano gan- servizio che bolla come vergognoso peccato una rissa andata ci scomposti alle costole, e non si fosse lanciato nella stoica un po’ oltre, che attribuisce intenti pseudo-terroristici ai voliniziativa di dividerli finendo con il prendersi una gomitata – teggi miracolosi di un aereo di carta e a una telepromozione fortuita o no, difficile stabilirlo – che gli spacca gli occhiali e amatoriale, e non spende una frase, una riga, per interrogarsi di proietta alcune schegge di una lente sulla pupilla. O se i due cosa si nutra o venga nutrita la vita di questi ragazzi così poco ragazzi non fossero stati un italiano e un extracomunitario, un virtuosi, e soprassiede con leggerezza sugli abissi imperscrutabianco e un nero che si picchiano e picchiano un professore. O bili che si dispiegano tra i loro silenzi spavaldi e bisognosi, le se non ci fosse stato il genio di turno con il videofonino acceso manifestazioni rumorose del loro stare al mondo, e gli occhi a generare la più suggestiva delle prove. Ma così no, è troppo. consapevoli di chi guarda. Impensabile soprassedere e risolvere tutto con un richiamo. Dalla poltrona del suo ufficio e dagli schermi di tutta la regione il preside ha promesso una punizione esemplare. L’odio razziale però non c’entra. Questo l’hanno detto tutti, e non con il piglio smaccato di chi deve giustificare per forza le tragedie dei conoscenti. Ekezie e Manuel girano assieme anche fuori dalla scuola, allungano la panchina della stessa squadretta di calcio, si prestano a vicenda il motorino. Lottavano per una ragazza, ha spifferato un’amica, il loro era uno scontro per valutare la grandezza di un amore comune, per stabilire la precedenza sul tentativo di approccio. Un gesto virile, certo animale 42 43


MARCO BERTIN

Generazioni Sacrifici e speranze, ambizioni o forse solamente idealizzazioni. Questi alcuni dei sentimenti che animano la vita di molti genitori verso il futuro dei propri figli. Aspettative a volte confermate e a volte disattese ritratte attraverso immagini di nuclei famigliari di padri o madri con i rispettivi figli, che per passione, professione o necessitĂ indossano un costume o una divisa: dottori o avvocati, ballerini o sportivi, operai o impiegati statali. Tutti invariabilmente ripresi nel loro ambiente domestico.

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Giorgio Leaso con i figli Alessandro e Alberto 44 45


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Piergiorgio Vecchia con il figlio Roberto Young Days


Marco Bertin Mariagrazia Peretti con la figlia Giulia 46 47


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Vanessa Begali con la madre Stefania 48 49


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Lisa Zuccato Biondan con le figlie Matilde e Maddalena Young Days


Marco Bertin Mariano Fain Binda con i figli Elena Silvio e Federico 50 51


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Gianluca Cavedo con il padre Giancarlo Young Days


Padri e figli

PEPPE FIORE

Il papà di Fabio era un uomo alto estremamente silenzioso, automatismo con cui papà presupponeva che Bric a Brac si atletico, con gli occhiali a specchio e una coppia di manone trovasse pure a Roma (e probabilmente pure a Helsinki) perenormi, calvo, con un’andatura vagamente beccheggiante, e una ché era l’unico giornale di inserzioni che conosceva, allo stesso spessa ruga che gli segava in due orizzontalmente la fronte. In modo trovava del tutto naturale che io davvero stessi cercanvita mia l’avrò incontrato un paio di volte, una delle quali fu do un appartamento da comprare. Papà ha sempre affrontato quando andammo a vedere assieme – io Fabio e lui – un’altra la vita frontalmente, come una cosa che si emana direttamente casa in vendita. Era un grumo di palazzine nuove verso la fine dalle sue convinzioni, questa è la verità. Per cui se il figlio lauredella Trionfale, ci si arrivava dopo due chilometri di strado- ato ha a disposizione dei soldi per accasarsi, è nell’ordine delle ne nell’elegia del cemento che è la periferia di Roma Nord. cose che si attivi a cercare un appartamento a Roma: le evenMi ricordo che era un pomeriggio di gennaio ancora gelido, tualità che questo figlio non abbia uno stipendio, e odi Roma, via Trionfale terminava direttamente in un’uniforme colata di e che l’unico sentimento che il futuro gli ispira è una colica sperma aereo senza una nuvola. Bisognava attraversare una se- emotiva, non rientrano nel piano quindi non esistono. quenza di ponti simbolici, sottopassaggi, stazioncine ferroviarie di linee regionali di pura scenografia. Ci eravamo dati appun- Scoprimmo allora, io e Fabio, di trovarci nella stessa situazione tamento a piazzale Clodio: all’epoca facevo lo stagista gratis a nei confronti delle rispettive famiglie. Al cospetto delle brutte Uno Mattina: le mie giornate cominciavano alle cinque di mat- palazzine di calcestruzzo ammassate quasi una addosso all’altra tina per affrontare la tangenziale deserta alla volta dell’avampo- in una specie di grande conca fangosa, io e Fabio guardammo sto marziano di Saxa Rubra e si concludevano alle sei del pome- suo padre gesticolare lungamente con un signore tarchiato in riggio quando riguadagnavo casa con la testa che mi scoppiava completo di lino color sabbia. Un agente immobiliare forse, o sotto la pressione dell’ego di Luca Giurato che avevo inalato, forse il costruttore in persona. In quel momento io e Fabio direttamente o indirettamente, per dieci ore di fila.

non avevamo bisogno di dirci niente per capire che eravamo la stessa cosa: due funzioni problematiche in due famiglie diverse.

La mia repulsione per il sistema Roma, era una delle poche Quattro adulti sopra i cinquantacinque anni e sotto i sessanta cose che mi sembrava di aver maturato per certo. Quest’uni- erano in azione a trecento chilometri di distanza per perpetuaca certezza che credevo di essermi guadagnato anche con un re attraverso i figli, i medesimi automatismi: la casa era il modo certo sacrificio personale fu polverizzata dalla decisione con- più conveniente e più socialmente presentabile per reincarnagiuntamente materna e paterna di comprarmi casa, guarda un re loro stessi nelle nostre vite – la mia e quella di Fabio cioè – po’, a Roma. Decisione che mi fu comunicata telegraficamente per trasformarsi fisicamente in muri soffitti elementi d’arredo via telefono da papà in persona, un mercoledì di novembre. Da e sconfiggere così la biologia. quella telefonata (“Ciao. Guardati in giro. Controlla i cartelli Anche i genitori di Fabio, come i miei, non avevano deciso Vendesi. Chiedi agli amici, tu che a Roma conosci tutti. Compra niente. Avevano trovato la decisione già deposta in una zona Bric a Brac. Abbiamo una discreta sommetta e dobbiamo muo- del preconscio collettivo della borghesia: precisamente quello verci presto. I soldi in banca non valgono un cazzo. E mangia. strato di materia decisionale indistinta in cui non esiste ancora E copriti. Ti saluta mamma. Ciao. Clic”) al giorno della gita in nessuna dialettica oppositiva. Non esistono eventualità altermacchina con Fabio e suo padre sulla Trionfale passarono due native, come dicevo prima: per esempio che il figlio non voglia mesi. Due mesi in cui io mi facevo sodomizzare senza lubrifi- la casa perché gli fa cacare la città in cui questa casa è ubicata cante dalla televisione di servizio: non chiamai nessun cartello o che decida da un mese all’altro di lasciare un contratto a vendesi perché non mi fidavo e non chiesi informazioni a nes- tempo indeterminato per andare a vivere in Giappone – come suno dei miei inesistenti amici e conoscenze perché, appunto, avrebbe fatto Fabio appena poche settimane dopo – senza alnon esistevano.

cuna ragione apparente e senza avere un lavoro.

E – inutile dirlo – non comprai Bric a Brac. Naturalmente perché Bric a Brac, come tutti sanno, anche i cani, anche i sassi lo sanno, Bric a Brac è il giornale di inserzioni di Napoli. Bric a Brac si compra solo a Napoli. E con lo stesso 52 53


GIOVANNA MAGRI

[…] La società, la solitudine nel caos del nostro tempo e la standardizzazione dell’individuo influenzano la crescita di un giovane che spesso trova risposta alla ricerca della propria strada nel non-scegliere e quindi nell’adeguarsi alle situazioni più facili e meno impegnative. La realtà mostrata in questo ciclo di opere è la preziosa testimonianza di qualcosa di diverso. I giovani ritratti da Giovanna Magri non hanno solo scelto ma l’hanno fatto in modo cosciente e maturo. L’artista ha vissuto e discusso con i protagonisti e ha potuto in questo modo percepire su se stessa il linguaggio di quel mondo. Le immagini riescono così a sottolineare l’elaborazione individuale di pensieri e bisogni universali, il personale cammino compiuto nella profondità di un’anima pronta a dedicarsi totalmente ad una causa. Questi giovani sono esempi positivi di profonda spiritualità e integrità morale. Tratto dal testo di Michela Danzi

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Tu

MICHELE MORANDO

Tu che hai la fortuna di vedermi da fuori raccontami ciò che da sempre mi confonde diffondi questa preghiera ai lati dei miei confini sussurrami di quello che incontro svelami i particolari inesatti di questa forma terrestre e di questo continuo mutare regalami accanto alle disgrazie del pensiero quell che esiste di più vero

Un sentito Ringraziamento: All’Istituto Campostrini di Verona, in particolare alla Superiora Generale Maria Fernanda Verzé per la sua attenzione e disponibilità, a tutte le Suore della Casa di Formazione Campostrini a Montorio di Verona per la loro generosa ospitalità e comprensione, specialmente a Suor Beatris Vatamanelu, a Suor Loredana Iacob. Un ringraziamento alla Presidente della Fondazione Campostrini Dottoressa Rosa Meri Palvarini . Ai Frati Minori del Convento di San Bernardino a Verona, in particolare al Superiore Frate Aldo Zerbinati e al Maestro Frate Claudio Battagion per la loro squisita attenzione. Per la loro disponibilità ai Frati: Gabriele Dall’Acqua, Samuele Tiso, Marino Kuzminski e Mariusz First . Alla Casa di Spiritualità San Fidenzio di Verona, in particolare al Vicario Generale della diocesi Monsignor Giuseppe Pellegrini e a Don Roberto Campostrini per la loro sensibilità e il loro vivo interessamento; a Don Alberto Malaffo Vicario Parrocchiale del Gesù Divino Lavoratore di Verona, per la sua cortese disponibilità. 62 63


MAURO FIORESE

Boxe in a box Una palestra di Boxe come luogo di aggregazione, competizione e speranza. Giovani che faticano nella vita e nello sport per cercare una valvola di sfogo e, spesso, un riscatto personale sia nell’ambito sportivo che nella propria condizione sociale. L’aiuto dei veterani, le urla del coach, i suggerimenti degli ex campioni ma anche di chi non ce l’ha mai fatta e ha portato a casa solo botte e cappaò creano un contesto di complicità capace di motivare questi giovani sportivi facendoli sentire come all’interno di una grande famiglia. Una palestra con poche e piccole finestre come una scatola piena di energia e voglia di scoppiare. Metafora di un mondo duro e silenzioso ma capace di grandi prove di coraggio e lealtà, dove chi cade non perde mai e, poi, si rialza sempre per continuare a combattere.

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La ragazza delle balene

SARA CLAROTTO

Non sapeva spiegarsi perché era voluta tornare lì. Era un po- fosse implicito nel concetto dello stare su. Le diceva che la sua meriggio incerto: una luce fioca filtrava dal cielo carico di nu- idea di libertà era muovere ogni arto, e infilarsi sotto le copervole e c’era una sottile tensione nell’aria - come prima dello te con quella stanchezza travolgente che viene dall’aver dato scoppio di un temporale; ma non sarebbe piovuto. Il ring se lo tutto senza risparmiarsi. Che l’odio in qualche modo lo si deve ricordava più grande. Era adolescente l’ultima volta che aveva provare, per poterlo esorcizzare davvero. Per non rischiare di messo piede in quella palestra.

riversarlo nelle strade, nei locali, negli affetti.

Suo padre ogni tanto la portava agli allenamenti, ma non amava Quando ci si svuota di tutta la forza in eccesso, quello che che lei fosse presente durante gli incontri. Però, alla fine, le rimane è equilibrio perché ci si libera dal superfluo: resta l’esvittorie le dedicava sempre a lei. Quando tornava a casa, dopo senza cruda – onesta e svincolata da ogni compromesso. Le un trionfo, la prendeva in braccio con gli occhi che brillavano.

diceva così.

Il naso, visto così da vicino, le sembrava ancora più grande e si Ripensando a quelle parole, mentre i campi medi delle balene sentiva fiera di avere un papà imponente e diverso dagli altri.

arenate sulla spiaggia si alternano ai primi piani degli abitanti

Oggi, invece, i lineamenti dei pugili li trova volgari. Pensa siano del villaggio che tentano di salvarle – e quanta esotica bellezza degli stronzi che si fracassano a vicenda senza motivo. Uomini c’è in quei volti arcaici e incavati – prova risentimento. che nella vita non sarebbero capaci di fare altro fuorché aggre- Oggi, che è donna, crede che la vera onestà sia restare accanto dire – soprattutto se stessi.

alla propria moglie e alla propria figlia; veder crescere la seconda, invecchiando con la prima.

Qualche pomeriggio prima Luca le aveva mandato una mail – Lui non ci era riuscito. Anche se l’aveva sempre cercata, dopo, una delle sue mail asettiche e igienicamente corrette – dicen- senza che lei gli avesse mai dato una chance.Talvolta le sembradole che non sarebbe rientrato per il week-end; l’avrebbe rag- va di vederlo in qualche bar, o camminare per strada. giunta quello successivo. Poi le consigliava un film, “La ragazza Eppure le balene arenate sulla spiaggia non davano cenno di delle balene”. Guardalo, è davvero bello le aveva scritto.

trarre giovamento dagli sforzi degli abitanti del villaggio.

Mi ricorda te. Il film racconta la storia di Pai, una ragazzina Maori che desi- Sale sul ring con le scarpe. Hanno i tacchi alti, si guarda attorno dera apprendere le tecniche di combattimento per diventare ma la palestra è quasi vuota. un capo villaggio ma, penalizzata dal fatto di essere donna, si Chiude gli occhi e vede Pai avvicinarsi alla balena, salirci sopra. scontra con i pregiudizi di chi non la reputa predestinata. Se- Lui le sembra invincibile, sul ring. La tensione nervosa si articondo la tradizione, gli antenati dei Maori sbarcarono sull’isola cola attraverso le braccia, per poi scendere lentamente nelle viaggiando sul dorso di enormi balene e la leggenda vuole che gambe. Con gli occhi chiusi avverte un brusio eccitato, spail capo della stirpe discenda direttamente da Paikea, ovvero smodico, rotto. colei che viaggia sul dorso della balena.

Il corpo sudato di suo padre è vivido e tangibile, vorrebbe poterlo toccare ma la potenza che ogni suo gesto emana la

La sera precedente, mentre guardava il film bevendo Cointre- atterrisce. La balena rallenta, va sott’acqua. Pai le rimane saldaau, seduta sul tappeto in salotto, si era chiesta quali analogie mente ancorata, ma l’ossigeno inizia a mancarle. trovasse, Luca, tra lei e la protagonista del film. Erano entram- Anche a terra, schiacciato dall’avversario, circondato dall’odobe magre, mascoline nei modi e androgine in certi tratti fisici, re di sudore misto a gomma e da una luce opaca e polverosa, è ma tutto terminava lì. Poi, senza motivo, le era venuto in mente sempre più in alto rispetto al pubblico, riesce ad avvertirne la suo padre. Ripensò alla sua fisicità dirompente, così distante presenza, a tradurla in forza. dall’esile sottigliezza che apparteneva a lei. Quando era adole- I secondi passano, vorrebbe urlare. Poi accade qualcosa: suo scente pensava che le sue ossa fossero un’armatura e che suo padre si solleva sui gomiti, il volto contratto ma gli occhi accesi, padre, mettendole a repentaglio, volesse in realtà evidenziare il attenti. E’ questione di un attimo: la balena riemerge dall’acqua, rispetto che nutriva per loro, e per la vita in senso più ampio.

con Pai sempre avvinghiata al suo dorso.

Lui le diceva sempre che scontrarsi sul ring era l’unico modo L’ultima inquadratura mostra la bambina di schiena tra le onde che aveva per proteggersi; come se il fatto stesso di cadere frementi, leggera e sfuggente, quasi fosse di cartapesta. 72 73


NICOLA TURRINI

Crash I giovani che muoiono in incidenti stradali sono in continuo aumento, statistiche da brivido che compaiono ormai sui notiziari di ogni giorno. Le auto distrutte portano con sè la memoria di questi drammatici eventi, con le loro lamiere contorte, i loro vetri rotti, gli airbag esplosi; alla stregua di animali morenti, richiamano il nostro occhio e la nostra mente al senso di eventi che ormai sembrano fare parte dell’ordine del giorno. Eventi proposti dai media con un macabro realismo, che cavalca di volta in volta l’ideologia del momento, la voglia di fare notizia e di ricostruire la realtà di un mondo giovanile che gli adulti non riescono mai a comprendere fino in fondo. L’immagine può testimoniare questa tragedia solo fino ad un certo punto senza rischiare di cadere nella spettacolarizzazione della morte. Può però tentare di ricoprire la dura realtà con un sottile e delicato velo che possa indirizzare lo sguardo senza già dire cosa c’è da vedere.

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Vivere da morire

MANUELA ARDINGO

Io voglio bruciare di vita, voglio morire di caldo. Non sono sarà. Mentre mi vestivo ho immaginato la mia gonna piena di un’illuminata, non prendetemi ad esempio, io odio la luce. Am- sangue. Così mi sono concessa un unico vezzo, le scarpe rosse. mazzerei per morire al buio. Il rossetto mi piace sbavato, il Chi mi ha visto salire in macchina avrà pensato a un inutile caffè amaro, la sabbia bollente, gli occhi gonfi, la doccia fredda. eccesso. Ma solo chi vedrà potrà capire, fino in fondo, la mia Amo le occhiaie, il degrado urbano, i silenzi difficili, le mani grandiosa visione: tutto quel rosso sparso intorno al bianco del impacciate. Le scosse elettriche e le scorie radioattive. Amo la mio tailleur, farà di me la regina della morte. Non c’è niente, a violenza, la bellezza aggressiva, quella che ti fa male per quanto questo punto, che possa farmi smettere di accelerare. La voglia è viva. Quella inconfessabile degli aerei lanciati contro le torri: di tremare di paura è l’unica cosa che mi tenga in vita. E la vita velocità, sublime perfezione. Io voglio vivere fino a perdere i è proprio come questa autostrada. Andare in macchina all’inisensi, vivere da morire. Morire nel pieno della vita. Come un zio ti serve, poi comincia a piacerti. E allora vai in macchina vaso pieno di fiori distrutto, senza motivo, contro un muro. anche senza motivo. E arriva il giorno, di corsa anche lui, che Quello che conta, per me, è che i fiori nel vaso siano freschi. andare solo per andare non ti basta più. Vuoi andare ma andaChe l’acqua sia pulita. E che il colore delle pareti non stoni col re forte, più forte, sempre più forte. Come questa sera. Non verde delle foglie. Non mi serve un motivo per morire, così importa dove. Correre, ormai, non ha più niente a che vedere come non mi è servito per nascere. La morte da vecchia non con l’arrivare prima. Con l’arrivare da qualche parte. Corriamo m’interessa, non voglio appassire in un vaso. Voglio consegnare perché ci piace e dimentichiamo che alla fine della strada c’è al mio compleanno, ogni anno, un corpo più esausto. Consu- la tua fine. Ma non è che se vai piano la fine arriva più lentamato dalla vita, divorato dalla bellezza, mangiato dal mondo. mente, anche lei non fa che accelerare nella nostra direzione. Guido su questa autostrada e non succede niente. La vita è un E non ci sono certezze. Tranne che morire correndo incontro bene di consumo e noi non la consumiamo. La buttiamo, la vita, alla morte è molto più eccitante che stare ferma aspettando la sprechiamo, come tutto. E io corro, accelero, e tutto resta che arrivi lei. Io voglio solo schiacciare l’acceleratore e cordietro. Davanti c’è solo un sole arancione che non si arrende, rere fino a dove non esisto più. Le facce spaventate di quelli che non si fa da parte, che non capisce che vogliamo il buio noi. che sorpasso a tutta velocità mi indicano la strada giusta, di Io. Solo io voglio il buio. Ho le ginocchia piene di tagli. Ieri sera là, lontana da loro. Io non resto ad aspettare. Lo decido io a al telefono mi annoiavo ed ho cominciato a giocare con una che velocità andare, a che velocità andarmene all’inferno, a che lametta. Devo fermarmi al prossimo autogrill e comperare del velocità andarmene dall’inferno. Io l’inferno ce l’ho dentro, e trucco per coprirli. Sarebbe intollerabile farmi trovare così. Io devo correre velocissima per cercare di seminarlo. Ma io non sono una esigente, attenta al dettaglio. Per la corsa di stasera sono diversa dagli altri, sono solo più lucida. L’inferno, dentro, volevo un incarnato perfetto e capelli nerissimi. Un tailleur ce l’hanno tutti. Anche quelli bravi dietro le scrivanie. Perciò bianco, perché si vedesse al buio. Sfreccio lungo l’autostrada e non mi giudicate, datemi il sogno di una morte in cui credere lascio la luce dell’abitacolo accesa.Voglio che da fuori si capisca e questo acceleratore da premere fino a quando non arriva che non mi accontento dell’orizzonte. Io voglio andare oltre, io al fondo. Perché questa vita, quella coi limiti di velocità, mi sta rilancio a partire dal rossetto. Rosso. E proseguo col bianco del uccidendo. Io voglio una vita senza limiti, una vita bianca e smamio tailleur, fondamentale: il sangue sul bianco è davvero tutta gliante nella notte. Come il mio tailleur, come il mio sorriso. un’altra cosa. Quando ero dark non lo capivo. Niente deve Una vita senza limiti, una vita senza limiti, una vita senza li_ essere per caso. C’è chi si prepara alla vita e passa tutta la vita a prepararsi e poi arriva la morte e non ha vissuto mai. Io mi preparo alla morte e passo la vita a prepararmi per qualcosa che arriverà di certo e quando arriverà mi troverà preparata. Morire in tuta. O, peggio ancora, morire naturalmente, sarebbe ai miei occhi un’imperdonabile caduta di stile. Io voglio una morte romantica, estetica, invitante. Immagino i miei capelli neri scomposti in ciocche. Immagino le mie lenti a contatto scintillare vitree davanti agli occhi dei poliziotti o di chi sarà 82 83


GIORGIO GELMETTI

GIORGIO GELMETTI Nomi Immagini catalogo della mostra Young Days. Foto in prima di copertina: Myrnir ll Pagina 42 di 81 della proposta catalogo Foto a destra:   Jack Fear ll Pagina 43 di 81 della proposta catalogo Foto a sinistra:   Al Hard Foto a destra:   Al Hard ll Pagina 44 di 81 della proposta catalogo Foto a sinistra:   Myrnir Foto a destra:   Phonz Pagina 45 di 81 della proposta catalogo Foto a sinistra:   Blood ll Foto a destra:   Giaro Pagina 46 di 81 della proposta catalogo Foto a sinistra:   Blood

Obscure Una realtà parallela fatta di giovani che si identificano in un movimento musicale al punto da renderlo uno stile di vita. Il riferimento è alla scena Death Metal e ai ragazzi che frequentano questo ambiente. L’autore è affascinato dalla loro fragilità, dal vigore dei movimenti ossessivi delle loro teste che muovono folte chiome al ritmo di chitarre elettriche distorte dall’inesorabile e duro impatto melodico. Le immagini sono lo strumento attraverso il quale indagare motivazioni e circostanze che spingono alcuni di essi a vivere questa scelta, lontana dal conformismo della massa.

Young Days


Jack Fear ll 84 85


Giorgio Gelmetti

Al Hard Young Days


Al Hard ll

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Giorgio Gelmetti

Myrnir Young Days


Phonz

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Giorgio Gelmetti

Blood ll Young Days


Giaro

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Blood

Young Days

Giorgio Gelmetti


Senza luce

GIORGIO FONTANA

— il tempo non va seguito, ma cavalcato: rotto come grani di rosa- mente. La guardavamo brillare di luci e vita, dall’alto, fermi ad rio nei minimi particolari: i colpi di crash sopra ogni ottavo, l’uragano uno spiazzo della tangenziale, l’aria calda e umida dell’estate di blast beat, la muraglia eretta dalla doppia cassa: e non c’è niente che ci mangiava dentro. Da lontano era così bella, come una di bello in questo, nessuna motivazione precisa: eppure —

donna che conosci e non avrai mai. Per questo, forse anche per questo, siamo qui.

Siamo in cinque. Prima eravamo solo cinque vite separate. Facevamo quel che potevamo, ma era sempre troppo poco: era — il momento esatto in cui un assolo si stacca dalla canzone: oh, come se la provincia ci avesse avvelenato nella culla: l’orizzonte non è tanto diverso da una lama estratta all’improvviso — non è punteggiato di industrie, le baracche fuori dal cerchio del pae- tanto diverso da un blocco di ghiaccio che affiora nell’oceano — se, i fuochi di barboni in campagna aperta. Non c’erano parole. C’era sola questa musica: e noi l’ascoltavamo notte e giorno, La prima volta che vidi un chitarrista davvero dotato avevo da soli, nel walkman o in una stanza chiusa, mimandola, repli- quindici anni. Lui era uno dei tanti relitti della provincia, un candola nota per nota nelle nostre teste.

quarantenne semialcolizzato con i capelli lunghi fino al culo.

Eravamo cinque vite. Sempre un passo indietro rispetto a quel- Era bravissimo, ma aveva sempre la faccia triste: restava imlo che la realtà chiedeva.

mobile a piedi uniti sul bordo del palco e faceva partire una

Ora siamo in cinque e saliamo sul palco. Abbiamo preso quella scarica di note, e anche quando i ragazzini si facevano sotto musica dall’altra parte, e l’abbiamo fatta nostra.

per adorarlo lui teneva questa faccia triste e distante, come se vedesse sempre oltre, sempre diritto al cuore delle cose. Morì

— voglio che sia come i passi di un uomo perduto in una caverna, sei mesi dopo. questo voglio: la linea di basso immersa sotto ogni cosa: i passi di Ogni volta che faccio partire un feedback, o scendo una scala un uomo che avanza, corre, poi si ferma, gira su se stesso, studia più veloce che posso, è a lui che penso. Come lui, io suono la volta della sua caverna: ma tutto quello che può fare è perdersi perché voglio mordere e inghiottire la realtà, per quanto brutnuovamente, secondo un disegno più grande di lui —

ta sia. Non suono per chiudere gli occhi. Né per trovare una consolazione, o sentire la gente che suda ai miei piedi. Suono

Forse cerchiamo solo un codice. Un indizio che ci porti diritto perché voglio vedere il cuore delle cose. al fondo, dove nessuno vuole guardare. Lo facciamo suonando, così come altri lo fanno con mille altri mezzi, ognuno insuffi- — qui non si canta, si grida, ma è allora che capisci come il grido ciente a modo suo. Noi lo facciamo suonando una musica che sia il canto essenziale — non ha niente a che vedere con il resto: lo facciamo in queste notti dove nessuno sembra avere il diritto di gridare quello che Mi piace terminare ogni concerto con una sola linea di growl, gridiamo. Ma siamo saliti sul palco.

la mia sola voce deviata, un basso a cappella che si stende per

E qui rimarremo.

la sala e riempie gli angoli. Mi piace dire addio così alla nostra musica. Perché dopo è soltanto il vuoto. Il palco alla fine di un

— c’è chi lo riduce alla sola velocità, o alla sola potenza della concerto è qualcosa di simile a un campo bruciato in autunno, distorsione, come se un riff non fosse anche una cosa a sé stante un campo pieno di stoppie: e diomio, fra poco sarà di nuovo — una cosa fisica, concreta, un’emanazione del mio corpo: eppure l’alba: e dovrò tornare al cantiere, essere nuovamente una vita è questo il solo modo giusto di pensarlo, il solo modo giusto di perduta su cinque. Avvolgo il cavo sul gomito. Hanno detto che suonarlo —

questa è una musica nera, che cresce e si sviluppa in orizzontale, come un verme sottoterra. Una musica senza luce. E noi

La città ci attirava, aveva la pulsazione di una stella sporca: ma siamo cinque persone, insieme su un palco, che stringono gli non riuscivamo a sentirla davvero nostra. Ne frequentavamo occhi per vedere dove il buio esattamente comincia. Sulla pori locali più malfamati, sempre pieni di eccitazione, come se ta ho trovato una lumaca appiccicata. Niente di più facile qui in all’angolo successivo avremmo trovato il senso delle nostre campagna. L’ho guardata un po’. Era immobile e quasi invisibile. vite. Ma la città era un miraggio: si allontanava da noi costante- Poi l’ho schiacciata e sono uscito. 92 93


BARBARA ZONZIN

Eccomi!! Una carrellata di ritratti ironici e un po’ irriverenti. I protagonisti sono dei giovani veronesi di successo. Persone volenterose, capaci, intelligenti! Non li abbiamo mai visti in tv solamente perché non sono dei calciatori (maschi). Nella ricerca che ho condotto per questo lavoro ho avuto la fortuna di conoscere delle persone veramente speciali. Avvicinandomi a loro ho potuto cogliere la disponibilità, l’umiltà, l’impegno e la serietà professionale e umana. Queste sono caratteristiche che probabilmente non “bucano” lo schermo, ma che si possono percepire solo attraverso i loro sguardi impegnati, geniali, determinati, spontanei e sereni. Questo è lo specchio dell’eccellenza che ognuno di loro porta dentro di sé. Una grande lezione, un grande esempio per tutti.

Young Days


Il filo del racconto_Stefania Vianello - illustratrice Selezione al Festival del fumetto Torino Comics 2003 The Thread of the Story_Stefania Vianello - illustrator Selected at the Torino Comics 2003 festival 94 95


Young Days

Barbara Zonzin


Uscire dall’ombra_Valeria Raimondi e Luca Castellani – (Babilonia Teatri) - Vincitori del Premio Scenario 2007 con lo spettacolo “Made In Italy” Out of the Shadows_Valeria Raimondi and Luca Castellani – (Babilonia Teatri) - Winners of the Premio Scenario 2007 award for the show “Made In Italy” 96 97


Barbara Zonzin

Lock me_Paola Manghisi - coreografa e ballerina di hip hop, Vincitrice del concorso Street Jam 2007 col gruppo Oxygen Lock me_Paola Manghisi - choreographer and hip hop dancer, Winner of the Street Jam 2007 competition with the group Oxygen Young Days


Barbara Zonzin Prendimi se ci riesci_Lara Cordioli – pilota Vice-campionessa Europea Femminile 2008 Catch Me if You Can_Lara Cordioli – motorcycle racer - European Women’s Runner-Up 2008 98 99


Young Days

Barbara Zonzin


Sedici impunite_Bardolino Calcio - Campione d’Italia dal 2004/05 al 2007/08 Lucky Sixteen_Bardolino Calcio - Italian women’s football champions from 2004/05 to 2007/08

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Barbara Zonzin

Mare d’inchiosto_Emmanuela Carbè - scrittrice - Vincitrice del Premio Campiello Giovani 2002 Sea of Ink_Emmanuela Carbè - writer - Winner of the Premio Campiello Giovani 2002 award Young Days


Beata gioventù 1. Un primo approccio alla giovinezza.

EMMANUELA CARBÈ

schiera dei g.s. con un racconto d’amore dolorosissimo, che vi

Sulla gioventù io sono sempre stata scettica. Vorrei che qual- spiego masticando una big babol rosa ormai senza sapore: lui cuno mi spiegasse chi è giovane e chi non è più giovane. Se mi chiamava bipede, io lo chiamavo yogurt bianco acido cento per essere giovani bisogna avere una particolare data di nasci- per cento. L’ho amato per tre giorni, ma yogurt è già fidanzato ta sulla carta d’identità, allora qualcuno segni subito un limite e quindi mi ha lasciato. Segue scoppio di palloncino big babol. concreto, un termine post quem, e togliamoci il pensiero. Se In alto i cuori. è una questione di rughe, iniziamo con il vietare il botulino e la cremina per la notte, che non permettono più quella tradi- 4. Eppure c’è una novità. zionale e quanto mai necessaria suddivisione di ruoli (oltre a Dopo aver disprezzato per anni la gioventù, dopo aver dichiacostare decisamente troppo l’uno e a puzzare tremendamente rato che le mie cellule sono giovani ma tutto il resto è anziano, l’altra). Se è una questione di spirito, di sentirsi giovani dico, ecco che allo specchio un giorno mi ritrovo per davvero, maallora siano creati degli appositi modulia da compilare a casa e terialmente, invecchiata. In particolare: spedire comodamente via posta.

Il totale dei capelli bianchi è maggiore o uguale a quello

Che sia fatto, con decreto legge urgente, un disegno di gioven-

dei capelli nerid.

tù chiaro e definitivo. Che sia segnato un limite entro il quale •

Ho delle rughe sotto gli occhi: non sono pieghe di espres-

tu non sei più giovane, tu non sei più adolescente, tu non hai

sione, sono piaghe del lento e inesorabile invecchiamento

più l’acne sulla faccia. Sei vecchio, brutto, stanco e affossato

cellulare.

dagli impegni. Con rimpianto guardi al di là di quella linea di •

Tutte le imperfezioni della pelle sono scomparsee. Anche

confine, alla beata gioventù sempre in corsa. E ti dici: signora

quell’odore di eterna adolescente: non lo ritrovo piùf.

mia, amico Peter Pan, fratello Mago di Oz, è proprio vero che

Sono definitivamente invecchiata.

si stava meglio quando si stava peggio. E io, giovane o no, sto decisamente peggio.

5. Perciò mi chiedo Cosa vuol dire essere giovani oggi? Posso dirmi davvero gio-

2. Breve divagazione.

vane? Cosa ce ne facciamo di tutta questa giovinezza dilagante

Sui giovani scrittori, poi, non ne parliamo. Per anni ho usato e dei problemi con gli yogurt bianchi acidi cento per cento? l’etichetta giovane scrittoreb per insultare le persone: sei pro- Accetto il mio status di giovane solo ad una condizione: che prio un g.s.; ti stai comportando come un g.s.; smettila di fare mi si lasci soffrire per tutto il resto della vita tranne oggi. Che oggi la mia giovinezza significhi pensare ancora a tutto quello

il g.s.c

Fonti certe attestano che ogni g.s. ha scritto almeno una volta che posso senza alcuna limitazione. In questo senso sì, voglio sull’amore. In genere si tratta di racconti logorroici che indu- rimanere giovane per sempre: voglio che ad ogni porta chiusa giano decisamente troppo su particolari assolutamente inutili se ne aprano cento altre nuove, e voglio il perenne movimento, e su presunte sofferenze fisiche e psicologiche causate da un l’instabilità e la molteplicità, voglio tutte le possibilità di queamore finito. Anche io, nel mio piccolo, vorrei entrare nella sto mondo. Si fa così per essere giovani? Non lo so, ma tanto 1. Ascolti musica emo? 2. Quante sere a settimana esci con gli amici? 3. Ti droghi

basta.

o bevi come una spugna il sabato sera? 4. Ti piacciono le discoteche? 5. Hai più di 10 amici? 6. Non sei sposato? 7. Usi via sms le faccine, i xké e i xkome, i scs ma nn c sn stase? 8. Hai almeno due account su facebook, quattro mail di cui una con il nome “teneryssima96”, un profilo msn e uno su myspace? b. D’ora in avanti “g.s.”.

d. Il mio parrucchiere, Tony, è decisamente il migliore sulla piazza. Vorrei scrivere

3.Vorrei proporre un concorso nazionale per diventare g.s., per titoli (pubbli-

un’ode a Tony, perché lui è molto più di un parrucchiere: è un dispositivo esi-

cazioni in volume, saggi, articoli...) ed esami: tre prove scritte (narratologia, sto-

stenziale, un Michelangelo del XXI secolo che sa estrarre dalla materia grezza

ria della letteratura, quiz di cultura generale), una prova orale. In commissione

esteriore uno spirito interiore. Il tutto alla pur sempre modica cifra – modica se

suggerirei tre anziani scrittori, un giovane scrittore già diplomato da tre anni

paragonata all’operazione filosofica – di sessantasei euro colore incluso

in giovane scrittura, due professori universitari e una valletta delle televendite

e. Chanel, Teint innocence natural, 30 ml, 35 euro.

mediaset.

f. Chanel, Chance, 50 ml, 64 euro.

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FEDERICO PADOVANI

ERGOnauti Era metà dello scorso anno. Lavoravo come apprendista, convinto che avrei avuto tempo per decidere che fare. E sono stato licenziato. Avevo amici che facevano un lavoro che non sopportavano, una donna capace che non riusciva a fare ciò che le sarebbe piaciuto, ed altri che neanche pensavano a quel che facevano. Mi sono focalizzato sul lavoro perché lì ogni giorno prende forma la nostra esistenza. Ho conosciuto chi ha inventato di fare un lavoro interessante, chi il lavoro è una lotta, chi pensa a pagare le bollette, chi il lavoro è lavoro, ma poi la vita è altro. Di tante teorie, rimangono i fatti nudi e crudi: e sono i volti di queste persone. Per ogni faccia una sola storia, una traiettoria descritta dai desideri, dalle delusioni, dalle gioie. Ed una traiettoria diventa un punto, che è un ritratto semplice. Tridimensionale come la realtà. Queste foto mi servono per passare parola, per chiedere a me stesso, chiedendolo un po’ a tutti, come stanno, come stiamo, come sto.

Young Days


Stefano 104 105


Federico Padovani

Gessica Young Days


Chiara

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Giulio

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Federico Padovani


Nadir

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Federico Padovani

Umberto Young Days


Elisa

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Andrea

Young Days

Federico Padovani


Crisactiv Prima dell’uso leggere con attenzione tutte le informazioni contenute nel foglio illustrativo

SERENA BRUGNOLO cienza epatica, simpatica, assenza di gusto per la sperimentazione

CRISACTIV - è un medicinale di AUTOMEDICAZIONE che attiva delle infinite possibilità del creato, evitare l’uso dello spray. potete usare per curare disturbi lievi e transitori facilmente ri- In quei casi, la crisi non è una crisi, ma un fatto esistenziale conconoscibili e risolvibili senza ricorrere all’aiuto del medico. Può genito. essere acquistato senza ricetta, ma va usato correttamente per QUALI MEDICINALI O ALIMENTI POSSONO MODIassicurarne l’efficacia e ridurre gli effetti indesiderati. Per mag- FICARE L’EFFETTO DEL FARMACO - Se state assumendo giori informazioni rivolgersi al farmacista. Se il disturbo persiste, altri farmaci per combattere la crisi, consultate il medico. A magconsultare il medico.

gior ragione fatelo se non si tratta di farmaci, ma di altra roba.

COMPOSIZIONE - CRISACTIV NASO spray. 100 ml di so- COME USARE IL MEDICINALE - Non somministrare ai luzione contengono: Principio Attivo positiveprofenolo 250 mg. bambini. Adulti e ragazzi al di sopra dei 18 anni: 2 spruzzi 3 volte Eccipienti: glicerolo, alcol etilico, pathos, olio di ricino, idrogenato- al giorno. Non superare la dose di 24 spruzzi in 24 ore. A forza 40-poliossetilenato, cioccolato, taleggio per chi non ama i dolci, di spruzzi, il naso si mummifica e ci sarà assuefazione al farmaco. sodio saccarinato, metil-p-idrossibenzoato, afflato, qualche sospi- In quel caso, chi verrà poi a sollevarvi dalla crisi con solo una ro mormorato, pepe q.b.

spruzzatina? Anche le risorse del Crisactiv sono limitate, come

COME SI PRESENTA - CRISACTIV SPRAY si presenta in for- quelle del pianeta. ma di soluzione. Il flaconcino è munito di valvola spray e beccuc- COSA FARE SE AVETE PRESO UNA DOSE ECCEScio lungo diversi centimetri per i nasi più capienti e ostinati.

SIVA DI MEDICINALE - Nelle situazioni di sovradosaggio, i

CHE COSA È - CRISACTIV è un antinfiammatorio/antireuma- sintomi possono essere: euforia immotivata, commozione eccestico/antidepressivo, a seconda del momento che si attraversa.

siva, irritazione gastrointestinale, nervosismo, insonnia. In tal caso,

PERCHÈ SI USA CRISACTIV si usa per il trattamento degli avvertite il medico o rivolgetevi all’ospedale più vicino. Ricordate stati sintomatici irritativo-infiammatori derivati dalla condizione che anche vostra nonna saprà darvi dei validi consigli: ha visto di disoccupato, insoddisfatto dell’occupazione, senza occupazio- crisi ben peggiori della vostra. ne ma gli amici non lo sanno, con l’occupazione del padre ma per EFFETTI INDESIDERATI - L’impiego prolungato del prodotla/il fidanzata/o faccio il PR per Dolce e Gabbana.

to può dare origine a fenomeni di sensibilizzazione e irritazione

QUANDO NON DEV’ESSERE USATO - Ipersensibilità locale, con conseguente desiderio di fuga, che di rado è la soalle convenzioni sociali, incapacità a prendere delle decisioni. Non luzione, ma può anche esserlo: solo voi avete la risposta. Mete usare nel caso di pazienti adulti che sognano di fare la rock star, gettonate: Santo Domingo e Nuova Zelanda, per motivi diversi. Il la/il mantenuta/o, la/il casalinga/o disperata/o o di partecipare agli desiderio di fuga è tendenzialmente transitorio. Se non lo fosse, show televisivi. Non usare in pazienti affetti da vittimismo cronico, fate le valigie e partite. Non perdete tempo: è bene mettersi alla rinite allergica, sinusite emotiva, ansia da prestazione. È opportu- prova. Il rispetto delle istruzioni contenute nel foglio illustrativo no consultare un medico, tibetano o della mutua, quando anche aiuta a contenere o evitare tali effetti indesiderati, o desiderati uno solo dei sintomi sopra elencati si è manifestato in passato. dalla/dal vostra/o compagna/o se negli ultimi tempi siete partiCosa fare durante gravidanza e allattamento: tramite l’esito di colarmente intrattabili per via della crisi. Ricordate che una cosa studi preclinici su animali quali il topo di biblioteca, il leone da è andare a quel paese, un’altra che ti ci mandino gli altri. Anche discoteca, il cacciatore di teste, la mamma gatta, due piccoli ser- nel secondo caso, è bene consultare il medico o il farmacista: se penti e l’aquila reale, l’impiego del prodotto dev’essere evitato proprio avete deciso di mollare tutto e partire, fatelo col medico durante la gravidanza in quanto potrebbe avere conseguenze o con la/il farmacista. La condivisione è la vera chiave per uscire sulla formazione del nascituro. La gravidanza, di per sé, dovrebbe dalla crisi. a contenere o evitare tali effetti indesiderati, o desiessere uno stato di grazia e non richiedere l’utilizzo di eccipienti, derati dalla/dal vostra/o compagna/o se negli ultimi tempi siete ma questa è teoria: la pratica è un’altra storia. In ogni caso, è particolarmente intrattabili per via della crisi. Ricordate che una stata rilevata la presenza di componenti del farmaco nel latte cosa è andare a quel paese, un’altra che ti ci mandino gli altri. materno: i neonati non hanno bisogno di venire al mondo con Anche nel secondo caso, è bene consultare il medico o il farmaun antidepressivo nelle vene, quindi evitarne l’uso sia durante la cista: se proprio avete deciso di mollare tutto e partire, fatelo col gravidanza che dopo.

medico o con la/il farmacista. La condivisione è la vera chiave per

PRECAUZIONI PRIMA DELL’USO - In pazienti con insuffi- uscire dalla crisi. 112 113


EMILIO BEGALI

Birth reports Per quanto sia naturale concepire la fitta rete di relazioni che accompagna l’arrivo di una nuova vita, indagare su ciò che le genera e dove esse possono portare, è stato, per Emilio Begali, difficile ed inaspettato. Analizzando l’approccio al “lieto evento”dei protagonisti più giovani, che si trovano ad accogliere il neonato e a gestire sentimenti spesso contrastanti, questo esordiente fotografo mette in evidenza quanto le dinamiche familiari siano importanti e necessarie alla formazione dell’individuo e della sua capacità di relazionarsi al mondo esterno, rendendo quindi la dimensione privata degli affetti determinante e costruttiva per la sfera pubblica.

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Maternità una sacra rappresentazione Cara mamma,

GABRIELE DADATI

cui la madre pronunciava l’italiano – non te l’ho ancora detto,

è l’una e mezza e io ho finalmente messo piede a Roma. Sono ma sarà stata slava, non so di dove – mentre alla bambina parsceso con l’intercity che parte da Piacenza dieci alle otto: m’è lare risultava facile. Così non ci ho messo molto a immaginare toccato scarpinare da casa fino in stazione per prenderlo per- la vicenda di un’immigrazione avvenuta quando la bimba era ché non mi fido degli autobus e come sai a quell’ora in pratica appena nata, o forse neanche quello, per sfuggire a una qualche non girano taxi. Però l’ho fatto volentieri, come volentieri mi miseria, per accedere a una speranza di nuova vita. trovo qui, e adesso raggiungerò la camera che ho prenotato Ho pensato questo, e ancora lo penso: la madre che avevo a per appoggiare lo zaino e fare una doccia.

fianco si sforzava di parlare nella lingua che era venuta ad abita-

Nel frattempo la luce color pesca che invade gli spazi di Ter- re, ma la parlava meno bene di quanto non facesse la sua bimba mini sembra attutire i rumori e il vociare della gente. Eppure di quattro anni. La donna aveva scelto per sé e per la piccola (ci c’è pieno di persone e ognuna è intenta ad andare da qualche sarà stato anche un padre da qualche parte?, magari a Roma?, parte o a fare qualcosa, per cui un po’ di chiasso sarebbe ra- ancora in patria?) di evadere dalla lingua d’origine, di lasciarsela gionevole che ci fosse. Invece niente. Così ne approfitto per alle spalle, per cercare di proiettare una speranza sul futuro. rimanere imbambolato sulla banchina a guardare un distribu- Allora quel che mi angosciava era: ma questa madre che non tore automatico di snack che non vuole avere niente a che parla bene italiano saprà dire a sua figlia quanto la ama? Troverà fare con me. Non risponde al mio sguardo. Pazienza, comincio le parole segrete dell’amore che di certo conosceva un tempo a transitare lungo i binari per guadagnare l’uscita.

e che forse non ha ancora scoperto qui, che non è il suo pa-

Sul treno accanto a me c’erano una madre e sua figlia. La donna ese e chissà quando lo sarà? Una questione sciocca, mi rendo avrà avuto ventotto anni, la figlia ne avrà avuti quattro. La don- conto, perché poi l’amore passa soprattutto attraverso i gesti, na aveva di nuovo il pancione e ci sarà tra non molto l’arrivo i baci e le carezze, ma forse per come sono fatto, forse per di una sorellina o di un fratellino. Io mi sforzavo di leggere il la lettura dell’Henry James che fa sempre pensare alla realtà libro che avevo con me, l’Henry James coi racconti sui pittori, come a un posto in apparenza pacato ma sotto sotto pieno ma non potevo trattenere le periferie dei miei sensi (la coda di interrogativi, quello che mi chiedevo riguardava le parole dell’occhio, e l’orecchio che in continuazione prestava il fianco dell’amore all’interno della famiglia. alle due) dall’occuparsi di quello che mi accadeva accanto. La Questa madre coraggiosa – un’altra cosa decisa da me, si tratbambina è stata gran parte della durata del viaggio a fare la tava di una madre piena di coraggio perché questo era coerenbambina. Si muoveva sulla seduta, irrequieta faceva domande te con lo scenario che avevo composto – un paio di volte s’è o lanciava strilli. La madre è stata per gran parte della durata accarezzata il pancione. Una vita non più segreta, ormai in ramdel viaggio e redarguirla, a cercare di fermarla, a tentare di pa di lancio, attendeva il suo momento per venire al mondo a incantarla.

ridere, a combattere, a piangere, a viaggiare. Così io che non

Volevo concentrarmi sulla vicenda narrata nel racconto La trovo il mio posto nel mondo, io che ho saputo volere bene cosa reale, in cui i Monarch, coppia di nobili decaduti, trovano come figlio solo per vampe e che per il resto ho amato troppo lavoro come modelli presso un pittore che sta illustrando sce- poco, mi trovavo a sentire tenerezza per quella famigliola che ne di vita aristocratica tratte dal romanzo di uno scrittore ce- non smetteva più di fare confusione impedendomi di leggere lebre che presto sarà ristampato. All’inizio sembra un colpo di l’Henry James. Poi siamo arrivati, la bambina s’era addormentafortuna (“La cosa reale! Due veri nobili che posano imperso- ta da una mezzora, e quando sono sceso dal treno la luce color nando nobili!”), ma poi si rivela una fregatura: i due, per quanto pesca presidiava Termini imponendole un silenzio accorto. volenterosi e manifestamente umili, non hanno attitudine alla Adesso sono fuori dalla stazione, m’avvio verso la camera che posa, non sanno variare l’espressione, e insomma il lavoro non ho prenotato. Non è molto distante. Credo che mi farà bene decolla. E, be’, mentre cercavo di concentrarmi sugli interni sgranchirmi dopo cinque ore e mezza di treno. vittoriani e l’elegante tratteggio delle psicologie che è proprio Torno la settimana prossima. Ciao mamma, di Henry James, intanto ascoltavo le voci della bambina e della Gabriele. giovane donna. La cosa che mi colpiva più di tutte era l’affanno costante con 122 123


SIRIO MAGNABOSCO

Dodici luoghi in cui ho dormito il mese scorso ed un capello abbandonato Dodici Luoghi in cui ho Dormito il Mese Scorso ed un Capello Abbandonato parla di una parte della mia vita. Ad ogni viaggio trovo e lascio qualcosa di me. Ma tutto cambia, il mondo e io stesso, ogni traccia si perde o si intreccia con altre; un momento prima che accada metto un punto fermo. Qui ero io.

Young Days


Olanda / The Netherlands 124 125


Sirio Magnabosco

Italia, III / Italy

Mali / Mali Young Days


Sirio Magnabosco Grecia, ii / Greece

Grecia, I / Greece 126 127


Sirio Magnabosco

Ruanda / Rwanda Young Days


Sirio Magnabosco Italia, I / Italy 128 129


Sirio Magnabosco

Portogallo, II / Portugal Young Days


Sirio Magnabosco Giappone / Japan 130 131


Sirio Magnabosco

Italia, II / Italy Young Days


Il letto

BEATRICE ZUCCHELLI

l letto è un oggetto a tutti noi molto familiare. È il luogo dove ci / non abbia tirato via le lenzuola dal letto / nessuno dei due quella si riposa, dove si è costretti a stare quando si è ammalati, dove notte sarebbe stato riconosciuto colpevole, / se fosse stata accorta si transita per poche ore o per qualche giorno quando ci si tro- / avrebbe ben difeso il suo onore.] va in viaggio o in vacanza, è il luogo dell’intimità dove il corpo si È il letto dei giovani innamorati, Romeo e Giulietta che fingono abbandona e si mostra nella sua fragilità.

non sia ancora giorno per poter gustare ancora il loro amore.

È simbolo dell’amore coniugale per eccellenza nel letto di Pe- Si tratta di un letto preso in prestito, i loro sono attimi rubati nelope ed Ulisse.

d’intimità prima che venga consumata la tragedia.

Costruito dallo stesso Odisseo, ottenuto sgrossando e piallan- Atto III, scena V do il tronco di un rigoglioso ulivo e decorandolo infine d’oro, ROMEO d’argento e d’avorio, con l’intenzione di creare così un letto che Mi prendano pure, mi mettano a morte, fosse ben saldo grazie alle sue radici profonde.

sono contento se è questo che vuoi.

Il letto di Ulisse è solido e stabile, l’unico modo per spostarlo è Dirò che quel barlume grigio non è l’occhio del mattino, tagliare il tronco dell’ulivo alla base.

ma il pallido riflesso del viso di Cinzia;

È il simbolo del loro profondo amore coniugale e della fedeltà che non è l’allodola a percuotere con le sue note la volta del cielo, senza riserve che Penelope dimostra e mantiene durante tutta la così alta sulle nostre teste. lunga assenza del marito, destinato a peregrinare per molti anni.

Ho più desiderio di restare che voglia d’andarmene.

Quello stesso letto vuoto e freddo è il simbolo della solitudine Vieni pure morte, sii la benvenuta, Giulietta vuole così. di una moglie, delle sue angosce per i pericoli che il suo uomo Che c’è, anima mia? Parliamo. Non è ancora giorno. corre per terra e per mare, di una donna che cova paure sull’in- ROMEO fedeltà del suo uomo.

Let me be ta’en, let me be put to death

Ulisse invece è un viaggiatore che s’imbatte in mille avventure, I am content, so thou wilt have it so. giace con numerose donne in luoghi differenti, ma resta col I’ll say yon grey is not the morning’s eye, pensiero fisso alla sua isola, a sua moglie e al suo talamo che lui ‘Tis but the pale reflex of Cynthia’s brow. stesso ha intagliato.

Nor that is not the lark whose notes do beat

È il letto degli amanti, del tradimento, dell’amore inesorabile The vaulty heaven so high above our heads. causato dal potere di un filtro magico. Quello di Tristano e Isot- I have more care to stay than will to go. ta in Béroul, scoperti colpevoli per una traccia lasciata sulle len- Come death, and welcome. Juliet wills it so. zuola. Gli amanti vengono presi in trappola dalla malvagità del How is’t, my soul? Let’s talk. It is not day. nano Froncino che escogita un piano affinché re Marco possa Sono numerosi ancora i letti che racchiudono in sé grandi e sorprenderli in flagrante. Tristano dorme nel letto a fianco del piccole storie, che hanno come protagonisti personaggi illustri re e della regina. Il re si alza a mezzanotte ed esce dalla stanza, o persone semplici, letti che ci narrano di vicende tragiche o il nano ha cosparso di farina il pavimento che divide i due letti comiche, che ci permettono di scoprire un mondo ogni volta in modo da imprimere le impronte degli amanti nel caso in cui diverso fatto di corpi che s’intrecciano, si scambiano, restano qualcuno dei due tentasse di avvicinarsi all’altro.Tristano decide immobili e a volte si dissolvono senza lasciare tracce permacosì di fare un balzo dal suo letto su quello di Isotta. Egli però nenti del loro passaggio. non si accorge che dallo sforzo del salto gli si riapre una ferita Questo nostro sipario si chiude, un altro si aprirà, proprio come sulla gamba infertagli il giorno prima da un grosso cinghiale. un letto che viene fatto e disfatto, puntando lo sguardo su un Troppo preso dal desiderio non si accorge che macchia di san- luogo intimo e pubblico insieme, su quel letto che si trasforma gue le lenzuola della regina. Il re e il suo malvagio alleato sono in palcoscenico di emozioni, sensazioni, ricordi, di tracce che pronti a sorprenderli. Il re rientra nella stanza. Tristano salta non sempre si riesce a cancellare fino in fondo, di sogni che al nuovamente sul suo letto e finge di russare.

risveglio del mattino si rifugiano in un cantuccio nell’oblio del

vv. 750-754 Ha Deus, qel duel que la röine / n’avot les dras du lit sognatore oppure che con i raggi dell’alba prenderanno forma ostez! / Ne fust la nuit nus d’eus provez ; / se ele s’en fust apensee, e realtà, un palcoscenico sul quale si muove interprete soprat/ molt eüst bien s’anor tensee. [Ah ! Dio! Che peccato che le regina tutto la vita e qualche volta anche la morte. 132 133


ALESSANDRO GLODER

Deep impact L’incontro con i Deep Impact Dancers di Olivia Lucchini è stata una folgorazione. La gioia e la passione per la danza di questa grande famiglia sono presenti in maniera fortemente percepibile nella loro sala prove. Ad ogni incontro ho potuto leggere negli sguardi nuove e differenti storie, capire chi sono e la loro personalità. Le loro figure, magistralmente dirette dalla coreografa, danzando, si fondono con il giallo delle pareti lasciandone traccia nel mio lavoro. I distinti caratteri, le relazioni, i sentimenti e le tensioni sono il fulcro di questa indagine fotografica volta a restituire un reportage sul costume di una generazione accomunata dalla passione per la danza hip-hop. Le immagini sono fortemente decontestualizzate per dare forza e risalto all’aspetto più intimo dei soggetti ritratti.

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Alessandro Gloder


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Alessandro Gloder


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Alessandro Gloder


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Young Days

Alessandro Gloder


Punt rap

CRISTINA ALI FARAH

Aspetto seduta sulla panchina

Da di Punt la terra persino i faraoni

arrivare il mio amore di prima mattina

si facevano arrivare tanti odori buoni

Tra le due ginocchia ferma una lattina

Da di Punt la terra persino i faraoni

l’ho riempita d’acqua e di aspirina

si facevano arrivare tanti odori buoni.”

Sono fiori gialli che ho raccolto oggi camminando svelta tra quei tristi alloggi

Il mio amore freme, i fiori gialli in mano non andremo oggi al giardino invano

Li volevo vivi fino a che arrivavi Li ho tenuti in acqua così li trovavi

Nella vecchia serra, chiuso custodito tengono l’incenso, alberello ardito

Li volevo vivi fino a che arrivavi Li ho tenuti in acqua così li trovavi

“Non deve più crescere come un carcerato tra quattro pareti strette condannato.”

Mi racconti ora di quel vecchio saggio

Butta i fiori gialli col respiro denso

incontrato ieri sotto un vecchio faggio

c’è quel vaso raro con dentro l’incenso

Ti guardava in faccia senza discostare

“Seguimi mio amore, in mezzo alla contrada

quei suoi strani occhi verdi come il mare

piantiamo le radici fuori nella strada

“Lo conosci il posto dove tu sei nato

Seguimi mio amore, in mezzo alla contrada

e del re gigante ti hanno raccontato?

piantiamo le radici fuori nella strada”

Due bracciali aveva d’oro e di diamanti dieci valli verdi che portava avanti.” “Come puoi sapere tu così sbiadito della nostra storia tutto a menadito?” “Nella tua regione giovane soldato mi ha mandato il Duce come deportato. Ora tu sei qui, non guardarmi storto lasciami parlare, riparare il torto. C’è una pianta bella verde cinerina laggiù nella terra di Saba la regina Piange resina d’incenso, il profumo sacro non c’è paese al mondo per cui non sia lavacro.

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Rodolfo Hernandez Nasce a Cuba nel 1982. Studia arte per cinque anni all’Habana, dedicandosi alle istallazioni minimaliste e coltivando un grande interesse per la fotografia. Dopo numerose esposizioni locali riceve una borsa di studio, grazie alla quale arriva in Italia nel 2004, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti Cignaroli di Verona. I suoi primi lavori fotografici sono esposti in mostre collettive, tra cui Fuori registro al Palazzo della Gran Guardia a Verona, Traffic Zone a Trento e La notte è bianca a Palazzo Fogazzaro a Schio. È un fotografo di formazione artistica e il suo approccio con la fotografia è sempre stato caratterizzato da una base concettuale, supportata da una buona conoscenza tecnica. Crea immagini complesse e ricche di sfumature.

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Marco Ambrosi Nasce nel 1959 e a vent’anni comincia a lavorare come fotografo di architettura, per poi specializzarsi in still-life. È subito affascinato dalle potenzialità dei programmi di fotoritocco e ha legato il suo nome agli “effetti speciali”. È richiesto soprattutto da committenti dei grandi centri dell’economia, ma preferisce lavorare nella sua città, Verona, dove ha dato vita anche ad Officina delle Nuvole. Da questa combinazione sono scaturite contaminazioni con altre discipline, come la calligrafia, il suono e la musica, l’animazione e il montaggio, la danza. Con il tempo l’amore per le immagini patinate si è stemperato, per trasformarsi in un vivo interesse per l’uomo e per le sue culture. Suoi lavori sono esposti e pubblicati in tutta Europa. Ha prodotto due libri con l’Editore Prearo: La Serra Oscura con testi di Luca Beatrice, e Da ogni Contrada vicina e lontana…, con testi di Giuliana Scimè. È rappresentato dall’Agenzia Grazia Neri. www.marcoambrosi.it

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Renato Begnoni È un artista impegnato da diversi anni nella fotografia di ricerca, ha esposto in qualificati spazi in Italia, Francia, Polonia, Argentina, Canada, Stati Uniti, Germania e nel 1995 è stato invitato alla XLVI Biennale di Venezia. Le sue opere sono pubblicate su riviste d’arte e di fotografia e alcuni lavori sono conservati al Museo Ca’ Pesaro-Bevilacqua la Masa di Venezia, al Museo Alinari di Firenze, alla Bibliothèque Nationale de France di Parigi, al Museum of Modern Art di San Francisco (USA). Si possono trovare riferimenti alla sua opera in vari Dossier di Progresso Fotografico. Nel 1997 a Vancouver rappresenta l’Italia in una mostra sulla giovane fotografia contemporanea, nel 2002 riceve il premio nazionale di fotografia Friuli Venezia Giulia e nel 2009 partecipa a un tour di esposizioni in Russia, da San Pietroburgo a Mosca, con la mostra fotografica Italia 1946 - 2006, dalla ricostruzione al nuovo millennio. www.renatobegnoni.it

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Marco Bertin Fotografo veronese, figlio d’arte, ha studiato arte, antropologia culturale e giornalismo. Ha insegnato all’Accademia di Belle Arti “Buonarroti” e tenuto lezioni presso l’Università degli Studi di Verona. Collabora con l’Unicef e altre associazioni umanitarie. Ha pubblicato sette libri, tre sull’Africa, uno sulla Sardegna e tre sul Carnevale. Ha realizzato mostre personali in Francia (Parigi), Germania (Amburgo, Francoforte, Berlino), Austria (Innsbruch, Imst), Portogallo (Lisbona, Evora), Belgio (Binche-Bruxelles) e Olanda (Eindhoven). In Italia a Verona, Padova, Venezia, Bologna, Mantova, Milano, San Remo, Firenze e Roma. Ha partecipato a numerose esposizioni collettive in Italia e all’estero. Le sue immagini sono state pubblicate dalle più autorevoli riviste di fotografia. Portfoli sul paesaggio e sul ritratto sono stati editi in varie soluzioni. Predilige l’aspetto estremizzante e trasgressivo che il mezzo fotografico può offrire.

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Giovanna Magri Occupa una posizione di rilievo nel mondo della fotografia nazionale ed internazionale. Affermatasi come fotografa pubblicitaria, specializzata nello still-life, nel portrait, nel food e nell’architettura. Ha tenuto conferenze all’Istituto Europeo del Design di Torino e all’Istituto della fotografia di Milano. Insegna fotografia alla Libera Accademia di belle arti di Brescia. Come autrice e ricercatrice ha portato a termine numerosi progetti fra i quali: Ground, Hot, Red, No Colour, Bright end Spiritual. Ha all’attivo numerose mostre, personali e collettive, in Italia ed all’estero (Repubblica ceka, Argentina, Germania, Stati Uniti e Francia). I suoi lavori fanno parte di importanti collezioni nazionali ed Internazionali , fra le quali: la collezione di Claude Avril ,socio onorario del Guggenheim Museum di New York, del collezionista Philippe De Tristan di Bordeaux, Museo Tadini di Bergamo, la Fundaction Museo del Parque, Salta, Argentina.

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Mauro Fiorese È da sempre attivo nel modo della fotografia d’autore. Le sue immagini sono presenti in diverse pubblicazioni, tra cui Twospirits e Dream of A PLACE of Dreams con Keith Carter, VERONA nel cuore di Vicenzi con Carl De Keyzer e Stefano De Luigi e Aula Dei. Nel 1997 il progetto corpolibero, un’indagine sul mondo dell’handicap, è stato inserito nella TOP 100 World Photographers’ list dell’Ernst Haas/Golden Light Award. È docente di fotografia presso l’Accademia di Belle Arti “Cignaroli” e l’Università degli Studi di Verona, presso la University of Illinois Urbana Champaign e ha tenuto conferenze, workshop e letture di Portfolio presso diverse istituzioni anche all’estero. Le sue fotografie fanno parte di diverse collezioni come quelle del Museum of Fine Art di Houston, della Bibliothèque Nationale de France e della Dancing Bear – W. Hunt collection di New York. Il suo lavoro è stato battuto da Sotheby’s ed esposto in Europa, Giappone, Canada e Stati Uniti. www.maurofiorese.it

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Nicola Turrini Nasce a Verona nel 1978. Laureato in Estetica e Filosofia del Linguaggio all’Università degli Studi di Verona, si è avvicinato alla fotografia dapprima attraverso lo studio teorico del suo linguaggio e della sua storia in relazione all’arte contemporanea e poi praticamente come fotografo. Ha collaborato con Mauro Fiorese all’allestimento della mostra retrospettiva Meditation... Navigation. Jerry Uelsmann 1961-2006 presso il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona. Ha curato i testi e il montaggio del progetto multimediale di Marco Ambrosi intitolato Genius Loci che è stato esposto in varie sedi in Italia e all’estero. Attivo nel panorama associazionistico Veronese attraverso l’associazione culturale Scalacolore, che si occupa della diffusione e dell’integrazione nel panorama culturale cittadino del design e comunicazione visiva, attualmente è attivo come fotografo freelance a Verona.

I fotografi

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Young Days


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Giorgio Gelmetti Nasce a Verona nel 1966. Autore e Art Director, si forma come fotografo attraverso workshops in Italia e all’estero, collaborando con fotografi di moda, principalmente a Verona e Milano. Nei suoi frequenti soggiorni all’estero ha sviluppato l’attitudine all’osservazione dei soggetti e delle situazioni, che ispirano il suo lavoro di ricerca, incentrato sul ritratto e sull’indagine della realtà. Ha esposto in alcune mostre personali: Living Plastics (2000), It is Happening Again (2005), Subway Studio (2008) e ha partecipato a mostre collettive quali Arte Presente-Arte Futura (2006), Italian Renaissance (2007), Attraversamenti (2007) e Iter (2008). www.giorgiogelmetti.com

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Barbara Zonzin Nasce nel 1970 a Verona. Dopo tre anni di studi sulla fotografia a Milano, nel 1993 inizia ad affiancare diversi professionisti del settore, tra cui Ferdinando Scianna, col quale condivide un’esperienza formativa importantissima di quasi tre anni ed inizia ad occuparsi di produzione di immagini. La sua esperienza professionale cresce grazie all’incontro con personaggi come Guido Harari, Giancarlo Maiocchi, Mario Cresci e Maurizio Rebuzzini, i quali l’aiutano a stimolare l’occhio e la curiosità per le diverse specialità di cui ancora attualmente si occupa. La sua predilezione è il ritratto creativo. Attualmente lavora come fotografa nel settore commerciale e si sta interessando di fotografia espositiva, in collaborazione con l’associazione Larteria. Ha esposto il suo progetto Angeli in una galleria di Verona nell’anno 2006. www.barbarazonzin.com

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Federico Padovani Nasce a Verona nel 1978. Dopo gli studi classici intraprende la carriera universitaria in ambito architettonico e l’attività di fotografo, anche come assistente di produzione per l’Agenzia Contrasto. Ha collaborato con Vinicio Capossela nel 2006-2007. Attualmente lavora come fotografo freelance, privilegiando i settori di advertising, still-life, e musicale. Gli ambiti di ricerca personale sono il ritratto ed il reportage, con una predilezione per l’uso della pellicola e di macchine fotografiche analogiche obsolete. È socio fondatore di Scalacolore, associazione culturale nata a Verona e collegata alle più interessanti realtà associative nazionali nel settore della comunicazione, per cui si occupa di progetti fotografici e di allestimento. Ha esposto in mostre collettive tra cui: Musae, PremioCeleste, Fnac In Love, Hype Gallery Milan+Berlin, Myst, Italian Renaissance. www.fedebarebone.com

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Emilio Begali Nasce nel 1985 e, interessato dalle opportunità offerte dal linguaggio fotografico, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brescia (LABA). Durante questo periodo partecipa ad un’esposizione collettiva presso la galleria fotografica MR Gallery a Brescia, insieme ad altre quattro giovani promesse. Durante il suo breve percorso partecipa anche ad Extempore, il Simposio delle Accademie di Belle Arti, a Suvereto (Livorno): nella prima edizione contribuisce come assistente dell’artista Chiara Gatta e nell’edizione successiva partecipa come artista, ricevendo una menzione speciale per il suo lavoro Coelum. Nel 2008 i suoi lavori vengono esposti ad una collettiva di cinque artisti presso la Galleria Prkno a Olomouc in Repubblica Ceca. Inizia quindi a lavorare come assistente per il fotografo veronese Marco Ambrosi, affinando le sue capacità tecniche ed il suo linguaggio inerente allo still-life commerciale.

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Sirio Magnabosco Nasce a Verona nel 1980, studia fotografia a Milano e per amore della birra si trasferisce successivamente a Berlino. Ha lavorato per riviste come Newsweek, The NYTimes, Vanity Fair, Wired, Mare, IoDonna e Sportweek ed ha esposto in Italia, Germania e Grecia. Nel 2007 è stato scelto per partecipare al World Press Photo Joop Swart Masterclass e al gruppo di fotografi Reflexion, diretto da Giorgia Fiorio e Gabriel Bauret. Sta finalmente concludendo un progetto di tre anni dal titolo Solo: In Between Reality, che nel 2009 verrà esposto in India, Giappone e Spagna. Ha molte idee per il futuro. www.siriomagnabosco.com

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Alessandro Gloder Nasce a Verona nel 1976. Frequenta la facoltà di Architettura a Venezia dove si laurea nel 2004. Inizia come fotografo autodidatta, accostandosi al professionismo nell’anno successivo. Lavora per diverse agenzie pubblicitarie nel territorio veronese e per aziende private in Italia. Si occupa principalmente di fotografia di architettura industriale e still-life, ma è sempre alla ricerca di nuovi progetti e collaborazioni. È un appassionato viaggiatore, con la preferenza per itinerari inesplorati dalla massa. La passione per il reportage lo porta a pubblicare per Nigrizia una serie di ritratti realizzati in Senegal e Guinea Bissau. Recentemente sta affiancando alla fotografia commerciale diversi progetti creativi legati al paesaggio, al ritratto e alla danza. www.alessandrogloder.it

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Juliette Ferdinand Nasce in Francia nel 1983. Laureata in Spagnolo e in Storia dell’arte alla Sorbona, si trasferisce a Verona, dove sta finendo la laurea magistrale con una tesi sull’arte rinascimentale. È caporedattrice del giornale universitario PASS, traduttrice (Le discours colonial français, Dino Costantini, ed. La Découverte, 2008) e interprete. Nel 2006 partecipa all’organizzazione della mostra di scultura Moirignot, une rétrospective al Senato di Parigi, e nel 2008 organizza all’Università di Verona il concorso fotografico Fuori dal Clichè, presieduto da Mauro Fiorese, e rivolto agli studenti. Attualmente sta organizzando un altro concorso, Image in action, che mette in parallelo la letteratura e l’arte visiva sul tema del sogno, sempre nel contesto universitario.

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Ivano Bariani Nasce nel 1981. Nel 2002 pubblica la novella Pico (Edizioni Clandestine) e nel 2004 produce e cura, insieme a Mattia Walker, la prima raccolta di narrativa dalla rivista letteraria “FaM - Frenulo a Mano”. Nel 2005 pubblica il suo primo romanzo 16 vitamine (Minimum Fax). Successivamente partecipa con alcuni suoi racconti a numerose antologie e nel 2007 cura, per Zandegù Editore, Posa ‘sto libro e baciami, una raccolta di cover di 39 famose scene d’amore e scrive la prefazione di Bianca neve di Donald Barthelme (Minimum Fax). Del 2007 è il suo secondo romanzo Il Precursore. Manuale del supereroe scolastico (Sironi Editore).

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Simone Marcuzzi Nasce a Pordenone nel 1981. Si laurea in Ingegneria e successivamente lavora in un’azienda di pressofusione e lavorazioni meccaniche. Oltre a vari racconti su riviste e antologie collettive, ha pubblicato la raccolta Cosa faccio quando vengo scaricato e altre storie d’amore crudele (Zandegù, 2006) e il romanzo Vorrei star fermo mentre il mondo va (Mondadori, 2009). Collabora all’organizzazione del festival letterario Pordenonelegge.

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Peppe Fiore Nasce a Napoli nel 1981. Vive e lavora a Roma. Ha pubblicato racconti in varie raccolte, antologie e riviste. Il suo ultimo libro è il romanzo La futura classe dirigente (Minimum Fax).

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Michele Morando Nasce a Verona nel 1978. È impegnato in un percorso eterogeneo in cui l’unico filo conduttore è la sua esperienza di essere umano. Per sviluppare un’idea sceglie di volta in volta gli strumenti tecnici ed espressivi più adatti. Vive la relazione con la tecnica fino alla soddisfazione di quella necessità che lo aveva messo in moto all’inizio. Non si propone temi ma cerca di rappresentare le sue emozioni con i mezzi che conosce. Ha esposto le sue opere in diverse occasioni: Arte presente-Arte futura e Lucignolo Lab (2003), O’curt (Napoli, 2005), Festival di Cannes (2005), Milano Film Festival (2005), Xmaslam (Torino, 2007), Poco Moderno (Verona, 2008). Ha vinto il primo premio Garcia Lorca 2009 (Torino) con la raccolta inedita Non avrei mai pensato di diventare (Editore Ibiskos-Ulivieri). Disegna e dipinge quotidianamente. Ha realizzato dei cortometraggi: Panta Rei (2000), Il continente sommerso (2005) e il videoclip Emiliy Bronte (2005).

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Sara Clarotto Nasce nel 1976 e vive a Pordenone. Si laurea all’Università di Trieste in Lettere Moderne, con una tesi in Storia del cinema sui documentari di Pier Paolo Pasolini. Ha curato per quattro anni il blog Frieda - grazie al quale ha avuto conferma del fatto che l’immaginario è reale quanto il reale stesso - affezionandovisi in maniera davvero inaspettata… anche se, alla fine, ha deciso di mandarlo precocemente in pensione. Passa la maggior parte del tempo libero a leggere e ha una predilezione per le poesie di Mariangela Gualtieri, i racconti ed i reportage di Annemarie Schwarzenbach e i romanzi di Magda Szabò. Le hanno detto che nella sua passata incarnazione era un uomo conoscitore del futuro: a lei oggi basterebbe essere

Gli scrittori

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sufficientemente donna e magari riuscire ad aprire una coffee-libreria. Da circa un anno tenta – con risultati disperatamente altalenanti – di imparare a suonare il violoncello. Ama il rock e l’elettronica, l’inverno e la sua gatta Mia.

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Young Days

Manuela Ardingo Ha trantadue anni e vive a Roma. Dal 2003 scrive quasi quotidianamente sul suo blog, mardin.blogs.com. Cura rubriche e approfondimenti su diverse riviste giornalistiche. Ha collaborato con la testata di arte Exibart e con quella di cultura libera Bazar. Ha vinto un concorso alla Scuola Holden di Torino per la scrittura di un monologo teatrale, ha partecipato a Pordenonelegge, ha recensito film d’essai per la rivista CineWema. Estratti dai suoi scritti sono stati letti e recitati in tutta Italia. Molti suoi scritti sono stati pubblicati su riviste di settore e da alcuni di essi sono stati tratti piccoli spettacoli teatrali. Ha partecipato all’organizzazione della giornata sulle nuove scritture del Festival delle Letterature di Pescara. Ha vinto un concorso di critica cinematografica per la rivista Duellanti. Ha scritto un saggio sui nuovi scenari delle tecniche di comunicazione, edito da RaiEri e tenuto lezioni sullo stesso argomento.


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Giorgio Fontana Nasce a Saronno nel 1981. È condirettore del pamphlet letterario Eleanore Rigby, e ha pubblicato racconti e interventi per numerose riviste, fra cui Linus, Nazioneindiana.com e Lo Straniero. Ha pubblicato i romanzi Buoni propositi per l’anno nuovo (Mondadori, 2007), Novalis (Marsilio, 2008) e il reportage narrativo Babele 56 (Terre di Mezzo, 2008). Vive a Milano.

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Emmanuela Carbè Nasce nel 1983 e vive tra Verona e Pavia, dove ha studiato Lettere Moderne e collabora con l’editrice copyleft OMP. Nel 2002 ha vinto il Premio Campiello Giovani con il racconto Sconcerto in quattro tempi, pubblicato nell’antologia I ragazzi del Campiello (Marsilio). Negli ultimi anni ha lavorato per alcune giurie letterarie e ha curato un volume in occasione del trentennale del Collegio Nuovo di Pavia. Suoi scritti sono apparsi su riviste, tra cui Sud e Inchiostro, e su Nazione Indiana. Dal 2005 scrive su internet le storie di un salmone domestico.

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Serena Brugnolo Nasce a Pordenone, ma ormai è romana naturalizzata. Le piace scrivere e lo fa in diversi settori: come sceneggiatrice di televisione e di cinema – Saimir di F. Munzi, Apnea di R. Dordit - e nella narrativa. Dedica il suo primo romanzo, Che Ci Faccio in Cina, alla passione per i viaggi e al suo trascorso di orientalista. Laureata in Lingua e Letteratura Cinese, ha vissuto e viaggiato molto nel Regno di Mezzo. Scrive reportage per la rivista Gente Viaggi e parte quando può, non solo per la Cina.

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Gabriele Dadati Nasce a Piacenza nel 1982. Ha pubblicato il libro di racconti Sorvegliato dai fantasmi (peQuod, 2006 e poi Barbera Editore, 2008), il quale ha vinto il premio Dante Graziosi ed è stato finalista come “Libro dell’anno” per Fahrenheit di Radio 3 Rai. Scrive sulla terza pagina del quotidiano Libertà, dirige insieme a Stefano Fugazza la rivista di letteratura e arte Ore piccole e da solo la collana di narrativa italiana “Armi da taglio” per Barbera Editore. Si occupa di arte e ha collaborato a mostre importanti, tra cui Da Corot a Picasso, da Fattori a De Pisis (Perugia, Palazzo Baldeschi al Corso, 2008-2009) e Canova: l’ideale classico tra scultura e pittura (Forlì, Musei di San Domenico, 2009). È tra gli autori di Booksweb.tv, la televisione on line dei libri ideata da Alessandra Casella. Il suo prossimo libro è un romanzo che si chiama Il libro nero del mondo.

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Beatrice Zucchelli Nasce a Verona nel 1980. Da sempre è interessata alle materie letterarie: successivamente alla maturità scientifica si laurea in Lettere e Filosofia, indirizzo filologico-romanzo, nell’Ateneo veronese. Coltiva la passione per la natura e gli animali e ben presto affianca agli studi il lavoro nell’azienda agricola di famiglia. Da un anno gestisce con i fratelli un agriturismo portando avanti un mondo culinario in via d’estinzione che risale ai nonni e ai bisnonni, fatto di cose semplici e naturali. Crede nella capacità di poter unire la cultura alle tradizioni.

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Cristina Ali Farah Nata da padre somalo e madre italiana, ha vissuto a Mogadiscio dall’età di tre anni fino al 1991, anno dello scoppio della guerra civile, in seguito alla quale scappa dal paese con il suo primogenito. Rientra in Italia nella sua città natale e in seguito si trasferisce definitivamente a Roma, dove ha altri due figli e si laurea in Lettere. In Italia suoi racconti e poesie sono stati pubblicati in diverse antologie e riviste. Collabora con numerose riviste e testate, tra cui la Cronaca di Roma di Repubblica, Internazionale. Nel 2008 ha iniziato un progetto di ricerca con la Fondazione Lettera 27, per raccogliere ed elaborare testi originali, materiali di studio, componimenti poetici e testimonianze di vite provenienti dalla diaspora somala. Nel 2006 ha vinto il Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre alla Fiera Internazionale del Libro di Torino. Nella primavera 2007 è uscito Madre piccola il suo primo romanzo, edito da Frassinelli (Premio Vittorini 2008).

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Multiethnic love Increasingly often we talk about a society where ethnic groups with different languages, religions and traditions live together. And so it is in Italy, which is being transformed by migratory flows, changing the colour of its skin, the faiths it professes, the things people eat, and even the way they fall in love. In this magma, mixed couples are fundamental to the intercultural transformation of this country, and this phenomenon affects mainly the young, because they are the ones with the greatest openness towards all that is different and new. This creates a strong challenge to our rules. A mixed couple transforms institutions, makes intercultural exchange a normality, and the children that are born of this exchange are familiar with two different worlds. Thus society is transformed, but for the better. Cultures blend to create a single community. This project seeks to cast light on the existence of mixed love, portraying young couples who are willing to set aside their acquired habits, traditions and customs for a sentiment that overcomes barriers.

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The permit A station like any other, on the platform, early morning. She looks into the distance to see if the train is coming. He pretends to look into the distance to see if the train is coming... but he’s looking at her. Every morning he sees her, looks at her, and can’t take his eyes off her. He wonders what her name is, where she comes from, where she’s going. He wonders how come she, who radiates sun and warmth, with her golden skin that contrasts the grey platform, how come she is here, in the cold, waiting for the train to Vicenza, with the advert for Barilla pasta behind her. “What story can have brought her here?” he thinks. “And why does she always have this half smile on her lips?” He doesn’t usually give coloured people a second glance. He’s never spoken to anyone who wasn’t Italian or white-skinned. At home they always speak ill of them. According to the newspapers they’re always to blame. And so he’s always considered them to be good-for-nothings, thieves, nutters and filth. But for the last month, every morning, he has found himself waiting for the train with the most enchanting and exotic creature that he has ever seen. By now he thinks about her continuously, living just for those few minutes spent with her on the platform. He can’t tell anyone, they’d think he was crazy. For them it’s inconceivable to love a foreigner so much. He feels lost, he doesn’t know what to think anymore. But in the meantime, he looks at her. Tall, slim, hair down to her waist, deep black eyes, and this enigmatic smile, at no-one in particular. Perhaps she’s smiling to herself, because no-one else smiles at her? Every morning he imagines speaking to her: “You’re beautiful. Never mind what they say. It’s a revelation for me that your dark skin can be so radiant. I love you and I hate you. I hate you because you make me question my certainties, my upbringing. I love you because you’re you, unique, because with you I feel like I can broaden my horizons, have a distant piece of this planet in my heart, understand the world better.” The girl has noticed this guy who pretends not to look at her but seems incapable of keeping his eyes off her. And she’s glad, because he doesn’t look at her the way most whites do. For the first time since she got here, she feels the she could trust a man, because his eyes are candid and full of kindness. She would like to console him because she can see he’s in difficulty, full of inner questions. Day after day she waits for him, and when she sees him appearing on the platform she can’t help giving a little smile, which is all for him, although nobody knows it. One day the train doesn’t come. The station gradually empties amidst the sound of grumbling commuters. And they remain alone, the two of them. For the first time they exchange glances. She gives him a big smile, generous, sunny, which surprises him. “You can stop looking at the tracks you know, the train’s not coming” she tells him. “I’m not looking at the tracks, I’m looking at the girl in front of the tracks.” He is quiet for a moment, then he asks, “Do you want to go for a coffee?” She hesitates, then decides to trust his honest eyes. They go to the station bar and start talking, slowly, word by word, with caution, watched by the incredulous customers. Two policemen are sitting at the next table. They look at her insistently. In the end, one gets up and asks the girl to see her papers. In a flash the atmosphere changes. She has no papers. “If you haven’t got any documents you’ll have to come with us to the police station.” He watches dumbstruck as they walk away. A strange sentence comes to his mind. “You need a permit for love too.” The following days he waits for her on the platform, but he never sees the girl again. Rodolfo Hernandez Born in Cuba in 1982. He studied art for five years in Havana, devoting himself to minimalist installations and cultivating a great interest in photography. Following numerous local exhibitions he received a study grant, enabling him to come to Italy in 2004, and he now attends the Accademia di Belle Arti Cignaroli in Verona. His first photographs were displayed in collective exhibitions including Fuori registro at the Palazzo della Gran Guardia in Verona, Traffic zone in Trento and La notte è bianca at Palazzo Fogazzaro in Schio. His artistic training is visible in his approach to photography, which has always had a conceptual basis, supported by his good technical knowledge. He creates complex pictures, rich in nuance. Juliette Ferdinand Born in France in 1983. She graduated in Spanish and Art History at the Sorbonne, before moving to Verona, where she is currently finishing her master’s degree with a thesis on renaissance art. She is editor-in-chief of the university newspaper PASS, translator (Le discours colonial français, Dino Costantini, published by La Découverte, 2008) and interpreter. In 2006 she took part in the organisation of the sculpture exhibition Moirignot, une rétrospective at the Senate in Paris, and in 2008 she organised the student photography competition Fuori dal Clichè at the University of Verona, chaired by Mauro Fiorese. She is currently organising another competition, again within the context of the university, entitled Image in Action, bringing together literature and the visual arts on the topic of dreams.

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Voices in chorus In the large and often bare-walled rooms of a community centre, accompanied by adults to guide their enthusiasm, a growing group of youngsters, aged between five and twenty, meet together. They have a passion for music, and for life: they sing, play and dance. But above all they grow together, and together with the music, they drink in a love for beauty, and for hard work, shared and rewarded. By following their activities, both everyday and exceptional, Marco Ambrosi is drawn in as he documents the work of this great little community, conveying smells and flavours, asperities and accomplishments, sharing in their hopes and disappointments.

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In their heads I’m fat, but no-one cares. They give me fat people’s parts to play, and nobody ever notices that I’m fat for real. And there are tough teachers and soft teachers. Some of them turn the class into just a group of kids getting together to do what they like. With them rehearsals are like a kind of after school club. But some of them seem to come straight from the sergeants’ training school for Full Metal Jacket. Do you remember? I like these costumes. Mrs Verzan sewed them. She’s my schoolfriend Mariuccia’s mum too. When she’s not sewing our stage clothes, Mrs Verzan works in a kindergarten looking after the children. She’s a nursery teacher. Mariuccia has never been to these rehearsals. She does karate instead. I haven’t got any children, but it doesn’t matter. At least, it doesn’t matter when I’m here. Sometimes I think these are my kids. There were ten of them to begin with, now there are 300 pupils. They are the 300 children I never had. The dance teacher shouts all the time and says loads of swearwords. If you don’t do your best, and especially if you don’t learn to DEMAND THE BEST FROM YOURSELF. Francesca’s got boobs already and I haven’t. We learn to sit properly. We learn to sit up straight. They teach us that how you sing changes depending on how you sit. They teach us to move our lips properly when we sing. We learn to keep really straight, even when we’re sitting down. I’m a jerk, it’s true. I don’t like most of the people I mix with. But in here it doesn’t matter, I’m in charge. These kids do what I tell them. If you like dancing and singing, but in time, if you like all moving together, if you like playing an instrument and giving shows, if you like all that stuff, you don’t have to like drama. You can come to rehearsals even if you don’t like it. At first I didn’t really like it, but I came because my mum’s in the church choir, and she said the experience would help me to grow up. And after a while I started to like it. And maybe since then I’ve grown up a bit too. They teach us to use our hands. But properly, not like in school in PE lessons. Which I don’t actually like as much as coming to rehearsals. I like dressing up as a woman. Here they let me dress as a woman all the time. But I’m not queer. Even if I like dressing up as a woman. Once I farted by accident during a jump. Another time I jumped and did a fart, and nobody noticed. It’s actually Francesca I like, not drama. There’s so much energy in these classrooms that we could light up the whole Arena. I’m like a superhero, I lead a double life. In the morning I’m a secondary school teacher, in the afternoon I come to rehearsals and teach choral singing. Sometimes we’re here till night. A double life, the salary to survive, the rehearsals to live. In fact my two lives are not unconnected. Like for journalists that write books. I’m like Superman, Spiderman, Bruno Vespa. I’ve written an original musical for the troupe. It’s called “Romeo and Juliet”. We’ve got three groups, from 5 to 18 years of age. They’re all great. The biggest group are the thirteen-year-olds. Next year an ex-pupil will be giving a course for the first time. It’s our turnover, the next generation. We have lessons on Wednesdays, Thursdays and Fridays. Another show will be about Paris. It’ll be called “Paris”. Or “Paris Mon Amour”. Personally, I prefer the second title. I don’t know why I like it. I don’t even listen to any of the music we do. My favourite group is Tokyo Hotel, but I like singing opera with my friends at rehearsals. We do shows in Liguria mostly; we went to Rome once though. We do go away sometimes. Actually, we had to take a whole plane to go to Rome. And once a year we hold a camp in the mountains. We call it a training camp. We’re halfway between a choir and a dance school. Next year we’ll be celebrating our 10th anniversary. The kids, the

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boys especially, are so soft, forgive me for saying so. School lets them down, it doesn’t teach anything useful anymore. All it does is flatten out the differences, if you see what I mean. All that matters is that the kids are easy to manage, and useful to the school itself, to keep running exactly as it always has done. Italian education is a dinosaur. But it just won’t die out. And it doesn’t teach the kids how to live in the world today. So you have to face them head-on, teach them to challenge themselves and their ideas, to raise the bar, to be demanding. Especially to demand more from themselves. But above all there’s so much energy. Our association is called “Spettacoli Teatro e Arti di GEnova”, STAGE. It’s a play on the English word stage. But in Italian stage is a kind of work experience, and someone pointed out that nowadays more often than not it’s an excuse to get you to work for free. So we prefer to pronounce it as you would read it in Italian, stah-jeh. Marco Ambrosi Born in 1959. At the age of twenty he began working as an architectural photographer, before specialising in still life. He was immediately drawn by the potentials of photo-editing programs, and his name has come to be associated with special effects. He is sought above all by clients in the major cities of business and commerce, but he prefers to work in his home town of Verona, where he has also established Officina delle Nuvole. This combination has given rise to contaminations with other disciplines, including calligraphy, sound and music, animation and montage, and dance. Over time his love for glossy pictures has faded and been replaced by a lively interest in human beings and their cultures. His works are displayed and published throughout Europe. He has produced two books with publishers Prearo: La Serra Oscura, with texts by Luca Beatrice, and Da ogni Contrada vicina e lontana…, with texts by Giuliana Scimè. He is represented by the agency Grazia Neri. www.marcoambrosi.it Ivano Bariani Born in 1981. In 2002 he published the short story Pico (Edizioni Clandestine), and in 2004, together with Mattia Walker, he produced and edited the first narrative collection for the literary magazine “FaM - Frenulo a Mano”. In 2005 he published his first novel 16 vitamine (Minimum Fax). He subsequently had stories published in numerous anthologies, and in 2007 he edited Posa ‘sto libro e baciami, a collection of cover versions of 39 famous love scenes, for Zandegù Editore, and wrote the preface to Bianca neve by Donald Barthelme (Minimum Fax). 2007 saw the publication of his second novel Il Precursore. Manuale del supereroe scolastico (Sironi Editore).

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Identity, otherness, diversity Pag. 34 Ten photographic portraits shot at the high school “Istituto Superiore Carlo Anti” in Villafranca di Verona. They are unique works, manipulated with coloured pencils (mixed media, format 60 x 80 cm). A dynamic, intense face is contrasted with the photograph from an identity document. An inner journey in which identity and otherness are united with our absolute diversity. This juxtaposition offers us an invitation to reflect on the distance between our essence and representation, the external appearance we show to the modern world.

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D. and A. Pag. 43 The day after, the journalists – here after an anonymous tip-off, and already in possession of the official version of events – formed a grim roadblock outside the high school. With varying degrees of enthusiasm, students and teachers mumbled slippery phrases into the microphones, so as to somehow satisfy the universal question being thrown at them without inviting more. The journalists listened, filmed, wrote, and then on the local news programme they talked mainly about drugs, alcohol and videos on YouTube. So the two sixteen-year-olds who beat each other up in the classroom between lessons, watched by their classmates, some elated, others astonished, some who kept well out of it, others who egged them on, filming every blow on their mobile phones, these two kids, who in the report became D. and A. – conventional, anonymous initials - make regular use of alcohol and drugs. Beer on a Saturday night, and joints whenever they can. And they film questionable practices and put them online. Someone must have told the journalists. Is it true? And how much of it is true? The pair in question, shut away at home, suspended pending the decision of the class council, had no right to reply. Some say it was sheer bad luck. Certainly, according to the reports, it could easily have gone differently. If the teacher hadn’t caught Ekezie and Manuel in their most ferocious moment, for example, their bodies grasping each other, raining messy blows on each others ribs, and hadn’t launched himself in a stoic attempt to break them apart, ending up with an elbow in his face – by accident or design, it was hard to tell – which shattered his glasses and sent shards flying into his eye. Or if the two hadn’t happened to be one an Italian and the other an immigrant, one white and the other black, hitting each other, and hitting a teacher. Or if some bright spark hadn’t switched on his phone and filmed it all, providing the most graphic evidence. But this really was too much. It was unthinkable to just let this go, to let them off with a reprimand. From behind his desk, and from TV screens around the region, the headmaster promised exemplary punishment. But racial hatred had nothing to do with it. Everyone said so, and not with the sickening manner of those who have at all costs to justify a tragedy. Ekezie and Manuel hung out together outside school too, they kept the bench of the local football team warm, they lent each other their scooters. They were fighting over a girl, a friend let slip, theirs was a battle to measure up the size of their love, to decide who had the right to chat her up first. A virile gesture, animal, maybe, but almost noble, to define themselves, to painfully measure up to each other. However, this interpretation was not confirmed, and no mention was made of it on the news. Unlike other clips of the two boys, found on YouTube. In one you could just make out a paper plane gliding from the back of a classroom over the students’ curved backs and just missing its intended crash landing destination on the teacher’s desk, whilst he was writing unawares on the board. In another, the pair, dressed as Obama and Hitler, acted out a TV sales pitch for one of the worst beers on the market, from behind a table full of empty bottles, all carefully arranged so that the viewer could appreciate the array of labels bearing the brand name. Here are D. and A. for your perusal, seemed to be the message of the blurred, colourless footage that the cowards had stuck in at the very end of the report, a second before returning to the studio: draw your own conclusions. So Ekezie and Manuel were to be suspended, they would learn their lesson, and next time they would at least have the good sense to have their punch-ups outside school. The English teacher, having been rushed to hospital and undergone a small operation, would have to wear a pirate patch over the injured eye for a couple of weeks, but there would be no permanent damage to his sight. And so, a few weeks later, all that would remain of this day would be the memory of the fleeting and undesired notoriety of the TV report. A report that branded this scrap that went a bit too far as a shameful sin, that ascribed pseudo-terrorist intentions to the miraculous swoops of a paper plane and an amateur publicity spot, without pausing even for a few seconds to wonder what feeds the lives of these virtueless boys, and glossing lightly over the unfathomable abysses that unfold amidst their defiant, needy silences, the noisy expressions of their existence, and the knowing eyes of those watching. Renato Begnoni This artist has worked for several years in the field of research photography, and has exhibited in major spaces in Italy, France, Poland, Argentina, Canada, United States and Germany. In 1995 he was invited to the 46th Venice Biennale. His work has been published in art and photography magazines, and some pieces are conserved at the Museo Ca’ Pesaro-Bevilacqua la Masa in Venice, the Museo Alinari in Florence, the Bibliothèque Nationale de France in Paris and the Museum of Modern Art in San Francisco (USA). Reference is made to his works in various Progresso Fotografico dossiers. In Vancouver in 1997 he represented Italy in an exhibition of young contemporary photography, in 2002 he was awarded the Friuli Venezia Giulia national photography prize, and 2009 sees him participating in a series of Russian exhibitions, from St Petersburg to Moscow, with the exhibition Italy 1946 - 2006, from the Reconstruction to the New Millennium. www.renatobegnoni.it Simone Marcuzzi Born in Pordenone in 1981. He graduated in Engineering before working for a die-casting and machining company. In addition to various stories in magazines and collective anthologies, he has published the collection Cosa faccio quando vengo scaricato e altre storie d’amore crudele (Zandegù, 2006) and the novel Vorrei star fermo mentre il mondo va (Mondadori, 2009). He takes part in organising the literary festival Pordenonelegge.

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Generations Sacrifices and hopes, ambitions or perhaps just idealisations: these are just some of the feelings stirring in the hearts of many parents when they think about the future of their children. Expectations that are sometimes met, sometimes dashed, are portrayed here in pictures of fathers or mothers with their sons or daughters who wear a costume or a uniform, be it for reasons of work, pleasure or necessity: doctors and lawyers, dancers and sports players, factory workers and civil servants. All invariably photographed within their home environments.

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Fathers and sons Fabio’s father was a tall, athletic, and very quiet man, with mirrored glasses and a pair of huge hands, bald, with a slightly rolling gait and a deep furrow running right across his brow. I must have met him twice in my life, once when we went together, me, him and Fabio, to see another home on sale. It was in a cluster of new apartment blocks towards the end of the Via Trionfale, reached after two kilometres of broad streets in the hymn to cement that is the northern outskirts of Rome. I remember that it was a frosty January afternoon, and the Via Trionfale stretched into a uniform, cloudless sperm-white sky. We had to cross a series of symbolic bridges, underpasses, little local railway stations - pure scenography. We had agreed to meet in Piazzale Clodio: at the time I was doing unpaid work experience for the breakfast magazine programme Uno Mattina: my days began at five in the morning setting out on the empty ring road towards that Martian outpost that is the Saxa Rubra TV centre, and ended at six in the evening when I got home, my head about to explode under the pressure of Luca Giurato’s ego, which I had been inhaling, directly or indirectly, for ten hours solid. My repulsion for Rome and all that it represented was one of the few things I felt I had fully developed. This lone certainty that I believed I had earned, not without personal sacrifice, was destroyed by my parents’ joint decision to buy me a house, you’ve guessed it, in Rome. The decision was communicated to me telegraphically by my father in person, over the phone, on a Wednesday in November. From that call (“Hi. Have a look around. Check the for sale signs. Ask your friends, seeing as you know everyone in Rome. Buy a copy of Bric a Brac. We’ve got a little nest-egg and we need to shift it quickly. Money in the bank is worth bugger all. And make sure you eat properly. And cover up against the cold. Mum sends her love. Bye. Click”) to the day of the trip in the car with Fabio and his father along the Via Trionfale, two months had gone by. Two months in which I was getting shafted with no lube by the public television service: I didn’t follow up any for sale signs because I didn’t trust them, and I didn’t ask any of my non-existent friends and acquaintances for information, precisely because they did not exist. And – needless to say – I did not buy Bric a Brac. Obviously, because Bric a Brac, as everyone knows, even dogs, even rocks know, Bric a Brac is the exchange and mart paper for Naples. Bric a Brac is on sale only in Naples. And just as automatically as my father assumed that Bric a Brac was also available in Rome (and probably in Helsinki too) because it was the only exchange and mart paper he knew, he also considered it perfectly natural that I was really looking for a flat to buy. The truth is my dad has always faced life head-on, as if it emanated straight from his own convictions. So if his graduate son has money available to set up home, it’s only natural that he should set about looking for an apartment in Rome. The possibility that this son has no income, and hates Rome, and that the only sensation inspired in him by thoughts of the future is bellyache, none of this is part of the plan, therefore it isn’t real. That was when Fabio and I discovered that we were both in the same boat with our respective families. At the sight of the ugly concrete apartment blocks clustered almost on top of each other in a kind of big muddy bowl, Fabio and I looked at his father gesticulating at length with a stocky man in a sand-coloured linen suit. An estate agent, perhaps, or even the building contractor in person. At that moment Fabio and I didn’t need to say anything to realise that we were the same: two difficult elements in two different families. Four adults between the ages of fifty-five and sixty were in action two hundred miles away to perpetuate the same automatic behaviours through their respective sons: a home was the most suitable and socially acceptable means of reincarnating themselves in our lives – mine and Fabio’s – transforming themselves into walls, ceilings and furniture so as to get around the laws of nature. Fabio’s parents, just like mine, had not actually decided anything. They had found the decision already laid out in an area of the collective middle-class preconscious: right in that layer of indistinct decision-making material in which there is as yet no form of contradictory reasoning. There are no possible alternatives, as I mentioned earlier. For example, that the son doesn’t want the apartment because the city where it is located gets right on his wick, or that he might decide from one day to the next to ditch his permanent contract and move to Japan – as Fabio did some weeks later – for no apparent reason, and without a job to go to. Marco Bertin The son of a family of photographers from Verona, he studied art, cultural anthropology and journalism. He has taught at the Accademia di Belle Arti “Buonarroti”, and given lectures at the Università degli Studi in Verona. He collaborates with humanitarian associations including Unicef. He has published seven books, three on Africa, one on Sardinia and three on Carnival. He has given personal exhibitions in France (Paris), Germany (Hamburg, Frankfurt, Berlin), Austria (Innsbruck, Imst), Portugal (Lisbon, Évora), Belgium (Binche, Brussels) and the Netherlands (Eindhoven). Also in Italy, in Verona, Padua, Venice, Bologna, Mantua, Milan, San Remo, Florence and Rome. He has participated in numerous collective exhibitions both in Italy and abroad. His pictures have been published in the most important photography magazines. His landscape and portrait portfolios have been published in various forms and formats. He is particularly interested in the way photography can draw out extremes and transgressive aspects. Peppe Fiore Born in Naples in 1981, he lives and works in Rome. He has published stories in various collections, anthologies and magazines. His latest book is the novel La futura classe dirigente (Minimum Fax).

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… Society, solitude in the chaos of our times and the standardisation of the individual: these can all influence the growth of the young, who often find the solution to their search for a path in life in the non-choice of adapting to the easiest, least demanding situations.This cycle of works bears precious witness to something different.The youngsters in Giovanna Magri’s portraits have not only made a choice, they have done so in an informed and mature way. The artist has lived and discussed with the subjects, enabling her to perceive the language of that world within herself. Thus the pictures succeed in emphasising the individual elaboration of universal thoughts and needs, the personal journey taken into the depths of a soul willing to devote itself completely to a cause. These young people are positive examples of profound spirituality and moral integrity. Extract from a text by Michela Danzi

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You you who have the good fortune to see me from the outside tell me what has always escaped me spread this prayer about my bounds whisper to me of that which I meet reveal to me the imprecise details of this earthly form

and of this constant transformation give me alongside the misfortunes of the mind the truest of that which exists

Young Days

Giovanna Magri occupies a prominent position in the world of national and international photography. She has made a name for herself as a publicity photographer, specialising in still life, portraiture, food and architecture. She has held conferences at the Istituto Europeo del Design in Turin and at the Istituto della fotografia in Milan. She teaches photography at the Libera Accademia di belle arti in Brescia. In her role as an author and researcher she has completed numerous projects, including: Ground, Hot, Red, No Colour, Bright and Spiritual. She has taken part in many personal and collective exhibitions in Italy and abroad (Czech Republic, Argentina, Germany, United States and France). Her work is included in major national and international collections, including: the collections of Claude Avril, honorary fellow of the Guggenheim Museum, New York, and of Philippe De Tristan of Bordeaux, Museo Tadini, Bergamo, and the Fundacion Museo del Parque, Salta, Argentina. Michele Morando Born in Verona in 1978. He is travelling a multifarious path in which the sole common denominator is his experience as a human being. Each time he has an idea to develop he chooses the most suitable technical and expressive tools for that specific job. His relationship with things technical extends to the point of satisfying the need that led him to use them in the first place. He does not select themes, but rather tries to represent his emotions through the means familiar to him. He has exhibited his work on several occasions: arte presente-arte futura and Lucignolo Lab (2003), O’curt (Napoli, 2005), Festival de Cannes (2005), Milan Film Festival (2005), Xmaslam (Turin, 2007), Poco Moderno (Verona, 2008). He won first prize in the Premio Garcia Lorca awards 2009 (Turin) with his new collection Non avrei mai pensato di diventare (published by Ibiskos-Ulivieri). He draws and paints on a daily basis. He has produced two short films, Panta Rei (2000) and Il continente sommerso (2005), and the videoclip Emily Bronte (2005).


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Boxing in a box A Boxing gym as a place of aggregation, competition and hope.Youngsters who put their all into life and sport, seeking an outlet, a release, and often personal redemption, be it in the sporting arena or in their social condition. The help of the old-timers, the yells from the coach, the suggestions from ex-champions, and from those who never made it and brought home no more than blows and KO’s, create an atmosphere of complicity that motivates these young boxers, giving them the feeling of being part of one big family. A gym where the tiny windows are few and far between, like a box full of energy, ready to burst. A metaphor for a hard, silent world, which nonetheless can show great courage and loyalty, where he who falls never loses, and always gets back up to continue the fight.

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Whale rider She didn’t know why she wanted to go back there. It was an uncertain afternoon: a pale light filtered through the leaden sky, and there was a subtle tension in the air - like before a thunderstorm; but there would be no rain. In her memory the ring was larger. She was a teenager the last time she had set foot in that gym. Her father sometimes took her to training sessions, but he didn’t like her to be there for matches. But still, at the end he always dedicated his victories to her. When he came home from a winning match, he would lift her up with glistening eyes. His nose, viewed from such close quarters, looked even bigger, and she felt proud that her father was so impressive, and different from the others. But now she found the boxers’ features vulgar. She thought they were jerks who beat each other up for no good reason. Men who, in real life, couldn’t do anything other than attack – above all themselves. A few afternoons previously, Luca had sent her an e-mail – one of his sterile, hygienically correct messages – saying that he would not be back for the weekend; he would join her the following weekend. The he recommended a film to her, “Whale Rider”. Watch it, it’s really good he had written. It reminds me of you. The film tells the story of Pai, a young Maori girl who wants to learn the traditional combat techniques and become a village chief, but, held back by the fact that she is a girl, she comes up against the prejudice of those who do not consider her to be preordained. According to legend, The Maoris’ ancestors landed on the island carried on the backs of enormous whales, and the tradition is that the tribal leader is a direct descendant of Paikea, he who travels on the whale’s back. The previous evening, whilst sitting on the rug in the lounge, watching the film and drinking Cointreau, she had wondered what analogies Luca had found between herself and the girl in the film. They were both slim, with tomboyish ways and a certain androgyny in their physical appearance, but that was it. Then, for no reason, she thought of her father. She thought back to his imposing physique, so different from her own slight frame. As a teenager, she thought that his bones were his armour, and that, by exposing them to such harsh treatment, he was actually trying to show how much respect he had for them, and for life in the broadest sense. He always told her that fighting in the ring was the only way he had of protecting himself; as if the very fact of falling was implicit in the concept of standing. He told her that his idea of freedom was to move every limb, and to get into bed with that sense of exhaustion that comes of giving everything without sparing yourself. That you have somehow to feel hate before you can truly exorcise it. To avoid pouring it out in the streets, in bars and restaurants, in your relationships. When you empty yourself of all your surplus strength, what is left is balance because you get rid of the excess: you are left with the naked essence – honest, and free from compromise. That’s what he told her. Thinking back to those words, as the medium-range shots of beached whales alternated with close-ups of the villagers trying to save them – and what exotic beauty lay in those ancient, sunken faces – she felt resentful. Now that she was a woman, she believed that real honesty was remaining alongside your wife and daughter; watching the latter grow, and the former age. He hadn’t managed it. Although he had always tried to get close to her, after, but she had never given him a chance. Sometimes she thought she saw him in some bar, or walking along the street. But the beached whales gave no sign of gaining any advantage from the villagers’ efforts. She climbed into the ring with her shoes on. She was wearing high heels. She looked around her, but the gym was almost empty. She closed her eyes and saw Pai drawing closer to the whale, and climbing on. He seemed invincible to her, in the ring. The nervous tension spread through her arms, then slowly moved down into her legs. With her eyes closed she could hear the excited, spasmodic, broken buzz and murmur. Her father’s sweaty body was vivid and tangible, she wanted to touch him, but the power emanated in each gesture he made terrified her. The whale slowed down and dropped beneath the water. Pai continued to hold on tight, but she was beginning to get short of oxygen. Back on land, crushed by the opponent, surrounded by the smell of sweat mingled with rubber, and by an opaque, dusty light, he was still higher than the audience, he could sense their presence, transmute it into strength. The seconds were passing, he wanted to shout. Then something happened: her father got up onto his elbows, his face was screwed up, but his eyes were alight, attentive. It took a fraction of a second: the whale rose back up from the water, with Pai still clinging to its back. The last shot showed the girl from behind, amidst the churning waves, light and fleeting, almost as if she were made of papier mâché. Mauro Fiorese He has always worked in the world of art photography. HIs pictures can be seen in various publications, including Twospirits and Dream of A PLACE of Dreams with Keith Carter, VERONA nel cuore di Vicenzi with Carl De Keyzer and Stefano De Luigi, and Aula Dei. In 1997 his project corpolibero, an investigation into the world of disabilities, was included in the TOP 100 World Photographers’ list in the Ernst Haas/Golden Light Awards. He teaches photography at the Accademia di Belle Arti “Cignaroli”, Università degli Studi di Verona, and University of Illinois Urbana Champaign, and has given conferences, workshops and portfolio readings at a number of institutions in Italy and abroad. His pictures are included in various collections, including those of the Museum of Fine Art in Houston, the Bibliothèque Nationale de France and the Dancing Bear – W. Hunt collection in New York. His work has been auctioned at Sotheby’s and exhibited in Europe, Japan, Canada and the United States. www.maurofiorese.it Sara Clarotto Born in 1976, she lives in Pordenone. She gained a Modern Literature degree from Trieste University, with a history of cinema thesis on the documentaries of Pier Paolo Pasolini. For four years she ran the blog Frieda, through which she was able to confirm her suspicion that the imaginary is just as real as reality. She grew unexpectedly fond of Frieda, but in the end she decided to send her into early retirement. She spends most of her free time reading, and has a particular penchant for the poetry of Mariangela Gualtieri, the stories and reports of Annemarie Schwarzenbach and Magda Szabò’s novels. She has been told that in a past life she was a man who could see into the future: right now she would settle for being enough of a woman, and maybe managing to open a coffee-/bookshop. For about a year she has been trying – with desperately erratic results – to learn to play the cello. She likes rock, electronics, winter and her cat Mia.

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Crash The number of youngsters dying in road accidents is constantly growing, and the chilling statistics have become everyday news. The cars destroyed bear the memory of these dramatic events, with their buckled shells, broken glass and deflated airbags; like dying animals, they draw our eyes and minds to the meaning of events that seem to have become such a normal part of life. Events portrayed by the media with macabre realism, riding on whatever the latest ideology happens to be, wanting to give striking headlines and to reconstruct the reality of a world that belongs to the young, and that adults can never really, fully understand. A picture can only bear witness to this tragedy up to a point if it wants to avoid the risk of spectacularising death. But it can try to cover the harsh reality with a thin, delicate veil, so as to direct our gaze without telling us in advance what we are likely to see.

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Living to death I want to burn with life, I want to die from the heat. I’m not enlightened, don’t take me as an example, I hate the light. I’d kill to be able to die in the dark. I like my lipstick smudged, my coffee bitter, my sand boiling hot, my eyes puffy and my showers cold. I like shadows under eyes, urban decay, awkward silences and clumsy hands. Electric shocks and radioactive waste. I like violence, aggressive beauty, the kind that’s so alive it hurts. The inconfessable kind, like the planes flying into the towers: speed, sublime perfection. I want to live till I lose my senses, live to death. Die at the peak of life. Like a vase of flowers shattered against a wall for no reason. What counts for me is that the flowers in the vase are fresh. That the water is clean, and that the colour of the walls doesn’t clash with the green of the leaves. I don’t need a reason to die, any more than I needed one to be born. I’m not interested in dying old, I don’t want to wilt away in my vase. On my birthday every year I want an even more worn out body to show for it. Consumed by life, devoured by beauty, eaten by the world. I drive along this highway and nothing happens. Life is a consumer product, and we don’t consume it. We throw life away, we waste it, like everything else. And I speed, accelerate, and leave it all behind. Ahead of me there is nothing but an orange sun that won’t give in, won’t leave the stage, won’t understand that we want darkness, us. Me. It’s only me that wants darkness. My knees are full of cuts. Last night on the phone I was bored, so I started playing with a razor. I must stop at the next service station and buy some makeup to cover them. I couldn’t bear to be found like this. I’m demanding, I care about the details. For tonight’s drive I wanted a perfect complexion and black, black hair. A white skirt suit, so that it could be seen in the dark. I race along the highway with the inside light on. I want it to be clear from the outside that the horizon isn’t enough for me. I want to go beyond that, and I up the ante, starting with my lipstick. Red. And then my white skirt suit, absolutely essential: blood on white is a totally different thing. I didn’t get that when I was a goth. Nothing should be left to chance. Some people prepare for life and spend their entire lives getting ready, and then death comes along and they’ve never lived. Me, I prepare for death, and spend my life getting ready

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English version

for something I know is coming, and when it does, I’ll be ready. Dying in jogging pants. Or, worse still, dying naturally, for me that would be an unforgivable lapse in style. I want a romantic death, aesthetic, inviting. I picture my black hair, with its dishevelled tufts. I imagine my contact lenses glinting glassily before the eyes of the policemen or whoever it is. While I was getting dressed I imagined my skirt full of blood. So I allowed myself one little whim, my red shoes. Whoever saw me getting into the car must have thought they were pointless and over the top. But only those who see will really understand my grand vision: all that red spattered around the white of my skirt suit will make me the queen of death. At this stage nothing could make me lift my foot off the accelerator. The desire to shake with fear is the only thing keeping me alive. And life is just like this highway. Initially driving is something useful, then you start to enjoy it. And so you go driving even if you’ve got nowhere to go. And the day comes, at great speed, when just driving isn’t enough any more. You want to drive, but drive faster, faster, ever faster. Like tonight. It doesn’t matter where. Speeding no longer has anything to do with getting there sooner. With getting anywhere at all. You speed because you like it, and you forget that at the end of the road lies your own end. But even if you go slow, that doesn’t mean your end will be any longer arriving, no, all it does it accelerate in your direction. And there are no certainties. Except that racing towards death is far more exciting than sitting still and waiting for it to come to you. I just want to press the accelerator and race towards the point where I am no more. The frightened faces of the people I overtake at high speed point me in the right direction, that way, far from them. I’m not hanging round waiting. I am the one to decide how fast to go, how fast to go to hell, how fast to get out of hell. Hell is inside me, and I have to go a hell of a fast to try to get away from it. But I’m no different from anyone else, I just have a clearer mind. Everyone has hell inside them. Even the good ones who sit nicely behind their desks. So don’t judge me, give me the dream of a death to believe in, and this accelerator to press until it touches the floor. Because this life, with its speed limits, is killing me. I want a life with no limits, a white, dazzling life in the night. Like my suit, like my smile. A life with no limits, a life with no limits, a life with no li_ Nicola Turrini Born in Verona in 1978. A graduate in Aesthetics and Philosophy of Language from the Università degli Studi di Verona, his first approach to photography was through the theoretical study of its language and history in the context of contemporary art, and later in practice as a photographer. He worked with Mauro Fiorese to mount the retrospective exhibition Meditation...Navigation. Jerry Uelsmann 1961-2006 at the Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri in Verona. He oversaw the texts and mounting of Marco Ambrosi’s multimedia project Genius Loci, which was exhibited in various locations around Italy and abroad. He is active amongst Verona’s associations through the cultural association Scalacolore, which deals with the diffusion and integration of visual communication and design on the city’s cultural scene, and currently works as a freelance photographer in Verona. Manuela Ardingo Manuela is thirty-two, and lives in Rome. She has been writing a blog on an almost daily basis since 2003: mardin.blogs.com. She is responsible for columns and special reports in several news magazines. She has worked with the art magazine Exibart and the free culture magazine Bazar. She won a competition at the Scuola Holden in Turin for a theatrical monologue she wrote, she has taken part in Pordenonelegge, and she reviewed the film D’essai for the magazine CineWema. Excerpts of her writing have been read and recited throughout Italy. Much of her writing has been published in specialist magazines, and some of her works have been adapted for the stage. She has helped to organise the new writing day at the Festival delle Letterature in Pescara. She has won a cinema critique competition for the magazine Duellanti. She has written a study on new scenarios in communication techniques, published by RaiEri, and given lectures on the same topic.

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Obscure Pag. 84 A parallel reality in which youngsters identify with a musical style to the extent that it becomes a way of life. A view of the Death Metal scene and the kids that frequent it. The artist is fascinated by their fragility, the vigorously obsessive movements of their heads that swing thick tresses to the distorted sound of electric guitars with their hard, relentless melodic impact. The pictures are a tool through which to explore the motivations and circumstances that drive some of them to live out this choice, set apart from the conformity of the masses.

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No light Pag. 103 – you shouldn’t follow the tempo, you should ride it: broken down like the beads of a rosary into the finest details: the crash cymbal on each quaver, the tempest of the blast beat, the wall of sound built up by the double bass drum: and there’s nothing nice about that, no specific reason: but still – There are five of us. Before we were just five separate lives. We did what we could, but it was never enough: it was as if provincial life had poisoned us in the cradle: the horizon dotted with factories, the shacks outside the town, the tramps’ fires out in the open country. There were no words. There was just this music: and we listened to it night and day, on our own, on our walkmans or in closed rooms, miming it, reproducing it note by note in our heads. We were five lives. Always a step behind what reality demanded of us. Now there are five of us and we go on stage. We’ve taken that music from the other side, we’ve made it our own. – I want it to be like the steps of a man lost in a cave, that’s what I want: the bass line submerged under everything else: the steps of a man, advancing, running, stopping, turning around, studying the walls of his cave: but all he can do is get lost again, following a schema more powerful than himself – Perhaps we’re just looking for a code. A clue that will take us right to the grassroots, where no-one wants to look. We do it by playing, others do it in thousands of other ways, each of which falls short in its own way. We do it by playing music that has nothing to do with all the rest: we do it on these nights where no-one seems to have to right to shout what we are shouting. But we got up on the stage. And here we will stay. – some people bring it down to just the speed, or the power of the distortion, as if a riff wasn’t a thing in itself – a physical, tangible thing, emitted by my body: but that’s the only right way to see it, the only right way to play it – the city attracted us, pulsating like a dirty star: but it never really felt like it belonged to us. We went to the most ill-reputed of bars and clubs, always full of excitement, as if we might find the meaning of our lives around the next corner. But the city was a mirage: it kept moving further away from us. We watched it sparkle with light and life, from above, standing in a lay-by on the ring road, the hot, humid summer air consuming us from within. From a distance it looked so lovely, like a woman you know but can never have. And this is perhaps one of the reasons why we’re here. – the precise moment when a solo splits away from a song: oh, it’s not so different from a blade pulled out suddenly – it’s not so different from a block of ice sticking up out of the ocean – The first time I saw a really gifted guitarist I was fifteen. He was just one of the many small-town derelicts, a forty-something semi-alcoholic with hair down to his butt. He was really good, but he always looked so sad: he would stand stock till with his feet together at the edge of the stage and fire off a volley of notes, and even when the kids came and stood below him to adore him he still had this sad, distant face, as if he could see beyond, right to the heart of things. He died six months later. Every time I give off some feedback, or run down a scale as quickly as I can, it’s him I think of. Like him, I play because I want to bite off and swallow reality, however ugly it may be. I don’t play to close my eyes. Or to make me feel better, or for the sensation of having people sweating at my feet. I play because I want to see right inside things. – here we don’t sing, we shout, but that’s exactly how you get to see that a shout is actually the primal song – I like to end every concert with a line of death growl, my only voice effect, an a cappella bass that spreads through the room and fills every corner. I like saying goodbye to our music like that. Because after there’s just emptiness. At the end of a concert, the stage is like a field burnt back in the autumn, a field full of stubble: and good god, it’ll soon be dawn again: and I’ll have to go back to the building site and be one lost life out of five. I wind the cable around my elbow. They’ve called this music black, said that it grows and develops horizontally, like a worm underground. A music with no light. And we are five people, together on a stage, screwing up our eyes to see exactly where the darkness begins. I found a snail sticking to the door. That’s nothing strange here in the country. I looked at it for a bit. It was perfectly still, and almost invisible. Then I squashed it and left. Giorgio Gelmetti Born in Verona in 1966. Author and art director, he developed his photographic skills through workshops in Italy and abroad, and by collaborating with fashion photographers, mainly in Verona and Milan. During his frequent periods abroad he has developed his ability to observe the people and situations that inspire his research work, which centres around portraits and the exploration of reality. He has shown his work in personal exhibitions: Living Plastics (2000), It is Happening Again (2005), Subway Studio (2008) as well as taking part in collective exhibitions such as Arte Presente - Arte Futura (2006), Italian Renaissance (2007), Attraversamenti (2007) and Iter (2008). www.giorgiogelmetti.com Giorgio Fontana Born in Saronno in 1981. He is co-editor of the literary pamphlet Eleanore Rigby, and has published stories and commentaries for numerous magazines, including Linus, Nazioneindiana.com and Lo Straniero. He has published the novels Buoni propositi per l’anno nuovo (Mondadori, 2007) and Novalis (Marsilio, 2008) and the narrative reportage Babele 56 (Terre di Mezzo, 2008). He lives in Milan.

Young Days


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Here I am!! A medley of ironic and somewhat irreverent portraits. The subjects are all young, successful citizens of Verona. Keen, capable, clever people! The only reason we have not seen them on TV is that they are not (male) footballers. It was my good fortune through the research I carried out for this work to meet some truly special people. During my time with them I was able to note their helpfulness, humility, commitment and reliability, both professional and human.These are probably not headline-grabbing qualities, and they can only be sensed by observing the commitment, ingeniousness, determination, spontaneity and serenity in their eyes. This is the mirror of excellence that each of them carries inside. A great lesson, a great example to us all.

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Blessed youth 1. A first approach to youth. I have always been skeptical about youth. I would like someone to explain to me who is young and who is no longer young. If being young means having a specific date of birth on your ID card, then would someone please specify a firm limit, a terminus post quem, so we can all get on with our lives. If it’s a matter of wrinkles, then let’s start by banning Botox and special night creams, which blur the traditional and necessary-as-ever division of roles (not to mention that Botox costs far too much, and the creams stink to high heaven). If it’s a question of spirit, of feeling young, then forms need to be prepareda to be filled in at home and returned by post at the respondent’s convenience. An urgent decree needs to be made to give a clear and definitive outline of youth. Boundaries need to be laid down beyond which you are no longer young, you are no longer an adolescent, and you no longer have acne on your face. You are old, ugly, tired and weighed down with commitments. With regret you look beyond the border at the blessed youth, always in a hurry. And you say to yourself: Oh, my ears and whiskers, we really were better off when we were worse off. And I, young or not, am decidedly worse off. 2. A brief digression. And don’t get me started on young writers. For years I used the label young writerb to insult people: you’re a real y.w.; you’re acting like a y.w.; don’t be such a y.w.c Certain sources state that every y.w. has written about love at least once. Generally in the form of excessively wordy tales that linger far too long on totally pointless details and supposed physical and psychological sufferings caused by a love that is no more. In my own way, I too would like to join the ranks of the y.w. with an excruciating love story, which I will tell you whilst chewing a red hubba bubba with the flavour all chewed out of it: he called me biped, I called him a hundred percent acidic plain yogurt. I loved him for three days, but yogurt is already in a serious relationship, so he left me. And the hubba bubble bursts. Lift up your hearts. 4. But something has changed. Having scorned youth for years, having declared that my cells are young but all the rest is old, all of a sudden one day I look in the mirror and see that I have really, physically aged. In particular: The total number of white hairs is equal to or greater than the number of black hairsd. I have wrinkles under my eyes: they are not expression lines, they are the furrows of slow and relentless cellular ageing. All the imperfections of my skin have disappearede. Likewise that smell of eternal adolescence: nowhere to be foundf. I have definitely aged. 5. And so I wonder What does it mean to be young today? Can I really call myself young? What are we to do with all this rapidly-spreading youth and the problems with 100% acidic plain yogurts? I will accept my status as young on one condition: that I should be allowed to suffer for the rest of my life, except today. That today my youth should mean still thinking about all that I can with no limits. So, yes, in that sense I want to stay forever young: I want there to be a hundred new doors opening for every one that closes, and I want perpetual motion, instability and multiplicity, I want all the possibilities in the world. Is that how to be young? I don’t know, but it’ll do. Barbara Zonzin Born in 1970 in Verona. Having studied photography for three years in Milan, in 1993 she began working alongside several professionals in the field, including Ferdinando Scianna, with whom she shared an extremely instructive experience lasting almost three years, during which time she began her work as a photographer. Her professional experience matured through encounters with personalities such as Guido Harari, Giancarlo Maiocchi, Mario Cresci and Maurizio Rebuzzini, who helped to stimulate her eye and her curiosity for the different specialisations in which she continues to work today. She has a particular penchant for creative portraiture. She is currently working as a photographer in the commercial sector, as well as exploring the world of exhibition photography, in collaboration with the Larteria association. She exhibited her project Angeli in a Veronese gallery in 2006. www.barbarazonzin.com Emmanuela Carbè Born in 1983, she divides her time between Verona and Pavia, where she studied Modern Literature, and now collaborates with copyleft publishers OMP. In 2002 she won the Premio Campiello Giovani prize for her story Sconcerto in quattro tempi, published in the anthology I ragazzi del Campiello (Marsilio). In recent years she has featured in a number of literary juries, and has edited a publication to mark the thirtieth anniversary of the Collegio Nuovo in Pavia. Her work has appeared in magazines, including Sud and Inchiostro, and in Nazione Indiana. Since 2005 she has been writing stories about a pet salmon on Internet.

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ERGONauti It was half-way through last year. I was working as an apprentice, certain that I had plenty of time to decide what I wanted to do. Then I got fired. I had friends doing jobs they hated, a capable woman who was unable to do what she would have liked, and others who didn’t even think about what they were doing. I focused on work because that’s where our existence takes shape each day. I met some who made up the fact that they had an interesting job, some for whom work is a struggle, some who think about the bills to be paid, some for whom a job is a job, but life is something else. Amidst all these theories, the bare facts remain, and they can be seen in the faces of these people. For each face, just one story, a path mapped out by desires, disappointments and joys. And a path becomes a point, a simple portrait. As three-dimensional as reality. These photos are my way of passing the word around, of asking myself, by asking everyone, how they are, how we are, how I am

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Crisactiv Before use, read all the information in the patient information leaflet carefully CRISACTIV is an over-the-counter medicine that you can use for mild, momentary conditions that are easy to recognise and resolve without a doctor’s assistance. It can be bought without prescription, but should be used correctly to maximise effectiveness and minimise side effects. For further information, speak to your pharmacist. If the problem persists, consult your doctor. COMPOSITION - CRISACTIV NASAL spray. 100 ml of solution contain: Active ingredient positiveprofenolo 250 mg. Excipients: glycerol, ethanol, pathos, polyoxyethylene (40) hydrogenated castor oil, chocolate, taleggio cheese for those who do not like sweets, sodium saccharinate, methylparaben, afflation, the odd murmured sigh, pepper to taste. PRESENTATION - CRISACTIV SPRAY is prepared as a solution. The bottle is fitted with a spray pump and a nozzle several centimetres long for larger, more obstinate noses. WHAT IT IS - CRISACTIV is an anti-inflammatory/antirheumatic/antidepressant, depending on what the patient is going through. WHAT IT IS USED FOR - CRISACTIV is used to treat irritation and inflammation caused by being unemployed, unsatisfied by one’s employment, between jobs but your friends don’t know it, or having the same job as your father, but as far as your boyfriend/girlfriend is concerned you are a PR agent for Dolce and Gabbana. WHEN IT SHOULD NOT BE USED - Not for use in case of hypersensitivity to social conventions, inability to make decisions. Not for use by adults who dream of bea 1. Do you listen to emo music? 2. How many evenings a week do you go out with your friends? 3. Do you take drugs or drink like a fish on a Saturday night? 4. Do you like clubbing? 5. Have you got more than ten friends? 6. Are you unmarried? 7. Do you send SMSs with smileys, saying Xlnt and lv U, and CU 2nite? 8. Have you got at least two accounts on Facebook, four e-mail addresses including one with the name “kutey96”, an msn profile and another on myspace? b From now on “y.w.” c I’d like to launch a national league table to qualify as a y.w., based on titles (publication of chapters in books, essays, articles...) and exams: three written tests (narratology, history of literature, and a general knowledge quiz), and one spoken test. I would have an examining board made up of three old writers, one young writer already qualified with three years of young writing, two university professors and an Italian shopping channel glamour girl. d My hairdresser, Tony, is definitely the best around. I’d like to write an ode to Tony, because he is much more than a hairdresser: he is an existential device, a 21st century Michelangelo who can draw the inner spirit from the outer raw material. And all this at the very reasonable price – reasonable when compared to this philosophical operation – of sixty-six euro, including dyeing. e Chanel, Teint innocence naturel, 30 ml, 35 euro. f Chanel, Chance, 50 ml, 64 euro.

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English version

coming a rockstar, a kept woman/man, a desperate housewife/househusband, or of appearing in TV shows. Not for use in patients suffering from a chronic victim complex, hayfever, emotional sinusitis, performance anxiety. You should consult a doctor, either Tibetan or National Health, if you have been subject to any of the above symptoms in the past. What to do during pregnancy and breastfeeding: Based on preclinical trials on animals such as the book mouse, disco lion, head hunter, mother cat, two small snakes and a royal eagle, use of this product is to be avoided during pregnancy as it could have affect the development of the unborn child. Pregnancy in itself should be a state of grace, and should not require the use of excipients, at least in theory: in practice it is a different story. Anyway, the presence of components of the drug has been found in breast milk: newborns do not need to come into the world with antidepressants in their veins, so avoid use both during pregnancy and afterwards. PRECAUTIONS BEFORE USE - In patients suffering from hepatic or dramatic insufficiency, lack of taste for active experimentation of the infinite possibilities of this universe, avoid use of this spray. In these cases, the crisis is not a crisis but a congenital existential fact. MEDICINES AND FOODS THAT CAN ALTER THE EFFECT OF THE DRUG - If you are taking other medication to combat the crisis, consult your doctor. Even more so if you are using other stuff that is not strictly medication. HOW TO USE THIS MEDICINE - Do not give to children. Adults (over the age of 18): 2 squirts 3 times a day. Do not exceed the maximum dosage of 24 squirts in 24 hours. Repeated spraying will gradually mummify the nose and lead to addiction to the drug. Then who will come and give you a crisis pick-up just with a little squirt? CRISACTIV’s resources are limited, just like those of this planet. WHAT TO DO IF YOU HAVE TAKEN AN EXCESSIVE DOSE OF THE DRUG - In case of overdose, symptoms may include: unjustified euphoria, excessive excitement, gastro-intestinal irritation, agitation, insomnia. Contact your doctor or go to your nearest hospital. Remember that your grandmother is also a source of excellent advice: she has seen crises far worse that yours. POSSIBLE SIDE EFFECTS - Prolonged use of this product may give rise to local irritation and sensitisation, and a consequent desire to run away which is rarely a solution, but then again it may be: only you have the answer. Popular destinations: Santo Domingo and New Zealand, for different reasons. The desire for escape will generally pass on its own. If not, pack your bags and go. Don’t delay: it’s good to put yourself to the test. Following the instructions given in the patient information leaflet will help to avoid or limit these undesired side effects, or perhaps desired by your partner if you have been particularly touchy of late due to the crisis. Remember that it’s one thing to go where you want to, and quite another when others tell you where to go. In the latter case, again, we recommend speaking to your doctor or pharmacist: if you are determined to jack it all in and leave, take your doctor or pharmacist with you. Sharing is the true key to getting through the crisis. Federico Padovani Born in Verona in 1978. Having specialised in classics at high school he began his university career in architecture and his work as a photographer, including assisting production for the Contrasto agency. He collaborated with Vinicio Capossela in 2006-2007. He is currently working as a freelance photographer, with a particular preference for advertising, still-life and fashion. His personal research explores the fields of portraiture and photojournalism, and he particularly loves using analogue film and obsolete cameras. He is a founding member and vice-chairman of Scalacolore, a cultural association formed in Verona that deals with photographic projects, mounting and staging, and is linked with the most interesting national associations in the communication sector. He has participated in collective exhibitions including: Musae, PremioCeleste, Fnac In Love, Hype Gallery Milan+Berlin, Myst, Italian Renaissance. www.fedebarebone.com Serena Brugnolo Born in Pordenone, but has long-since put her roots down in Rome. She enjoys writing, and does so in various sectors: as a scriptwriter for television and cinema – Saimir by F. Munzi, Apnea by R. Dordit - and in literary fiction. Her first novel, Che Ci Faccio in Cina, explores her passion for travel and her past life as an orientalist. She graduated in Chinese Language and Literature, and has lived and travelled extensively in the “Middle Kingdom”. She writes reports for the magazine Gente Viaggi, and travels herself whenever she can, to China and elsewhere.

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Birth reports Even though it is easy to imagine the complex mesh of relationships that comes with a new arrival in the family, Emilio Begali’s exploration of how they arise and where they lead proved challenging, and the results unexpected. By observing the approach of young people to this event, as they welcome the newborn and face an eddying gamut of emotions, this emerging photographer highlights the importance of family life for the child and how it shapes his or her personality and ability to relate with the outside world: with the implication that the intimate sphere of family love can have a crucial and positive effect on public life.

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Maternity a sacred representation Dear Mum, it’s half past one and I’m finally in Rome. I came on the intercity train that leaves Piacenza at ten to eight. I had to walk all the way to the station to catch it because you can’t trust the buses to run, and as you know, there are no taxis around at that time in the morning. But I was happy to walk, just as I am happy to be here, and now I will make my way to the room I’ve booked, to drop off my rucksack and have a shower. In the meantime, the peachy light that fills Termini station seems to dampen the noises and yells here. But it’s full of people, all intent on going someplace or doing something, so it would be perfectly reasonable to expect a bit of noise. But no. So I take the opportunity to stand spellbound on the platform, staring at a snack vending machine that wants nothing to do with me. It will not return my gaze. Never mind, I start making my way along the platform towards the exit. Next to me on the train was a mother with her daughter. The woman was about twenty-eight, and the daughter, maybe four. The mother was heavily pregnant, so it won’t be long before a little sister or brother comes along. I tried to read the book I’d brought with me, the Henry James with the stories about painters, but I couldn’t keep the outer edges of my senses (the corner of my eye, and my ear that kept leaning in towards the pair) from following what was going on beside me. The little girl spent most of the journey being a little girl. She fidgeted in her seat, restlessly asking questions or giving shrieks. The mother spent most of the journey telling her off, trying to stop her, trying to distract her. I wanted to concentrate on the vicissitudes narrated in the short story The Real Thing, in which the Monarchs, a couple of aristocrats who have fallen on hard times, find work as models for a painter who is illustrating life scenes of the nobility, drawn from a novel by a famous author which is soon to be reprinted. Initially it seems like a stroke of good fortune (“The Real Thing! Two real aristocrats posing as aristocrats!”), but it turns out to be a disappointment: the pair, willing and manifestly humble as they are, have no aptitude for posing, they cannot seem to vary their expression, and basically the job just doesn’t work out. So anyway, while I was trying to concentrate on the Victorian interiors and Henry James’ elegant psychological depictions, I was also listening to the voice of the girl and the young woman. What struck me most of all was the mother’s constant struggle to pronounce her words in Italian – I didn’t mention it before, but I think she was from eastern Europe, I don’t know where – whereas the girl spoke with ease. So it didn’t take me long to imagine the story of an immigration soon after the little girl was born, or perhaps even before, an escape from some misfortune or other, in hopes of a new life. This is what I thought, and still think: the mother sitting beside me tried hard to speak the language of the country she had come to live in, bu she couldn’t speak it as well as her four-year-old child. The woman had chosen for herself and her daughter (was there a father somewhere too? Maybe in Rome, or still in their homeland?) to abandon their language of origin, to leave it behind, to try to project their hopes into the future. And what troubled me was: can this mother who doesn’t speak Italian very well tell her daughter how much she loves her? Can she find the secret words of love that she surely once knew, and that she perhaps had not yet discovered here, in a place that is not her homeland, and who knows when it ever will be? I know it’s a silly question, because at the end of the day, love is shown more in gestures, kisses and caresses, but, maybe because of what I’m like, or because I’d been reading Henry James, who always makes you see reality as an apparently tranquil place, but which under the surface is full of doubts, what I was wondering about was the words of love within a family. This brave mother – another thing I’d decided, this mother was full of courage, because this fitted in with the scenario that I had made up – stroked her swollen belly a couple of times. A life that was no longer a secret, now on the launch pad, waiting for its moment to come into the world to laugh, fight, cry and travel. And so I, who have not found my place in the world, I who have been capable of loving as a son only in flashes, and the rest of the time have loved too little, my heart went out to this little family that was constantly making a racket and keeping me from my Henry James. Then we arrived. The little girl had been asleep for about half an hour, and when I got off the train the peachy light kept watch over Termini station, imposing a respectful silence. Now I am out of the station, setting off for my lodgings. It’s not very far. I think it’ll do me good to stretch my legs after five and a half hours on the train. See you next week. Bye Mum, Gabriele.

Young Days


Emilio Begali Born in 1985. His interest in the opportunities offered by the language of photography led him to enroll at the Accademia di Belle Arti di Brescia (LABA). During this period he took part in a collective exhibition at the MR Gallery in Brescia, together with four other young talents. His as-yet brief career has also included participation in Extempore, a symposium of fine arts academies, in Suvereto (Livorno): in the first edition he assisted the artist Chiara Gatta, and in the subsequent edition he took part as an artist in his own right, receiving a special mention for his work Coelum. In 2008 his work was part of a collective exhibition of five artists at the Prkno gallery in Olomouc in the Czech Republic. He then began to work as an assistant to the photographer Marco Ambrosi, honing his technical and communicative skills in the field of commercial still life. Gabriele Dadati Born in Piacenza in 1982. He published the book of tales Sorvegliato dai fantasmi (peQuod, 2006 and then Barbera Editore, 2008), which won the Dante Graziosi prize, and was a finalist for “book of the year” on RAI’s Radio 3 programme Fahrenheit. He writes for the cultural “third page” of the daily newspaper Libertà. He is also co-editor of the literature and art journal Ore piccole, together with Stefano Fugazza, and sole editor of the Italian fiction collection “Armi da taglio” for publishers Barbera Editore. He is interested in art, and has collaborated in important exhibitions, including Da Corot a Picasso, da Fattori a De Pisis (Perugia, palazzo Baldeschi al Corso, 2008-2009) and Canova: l’ideale classico tra scultura e pittura (Forlì, Musei di San Domenico, 2009). He is one of the authors of Booksweb.tv, the online television channel created by Alessandra Casella. His next book is a novel entitled Il libro nero del mondo.

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Twelve places where i slept last month and an abandoned hair Twelve Places Where I Slept Last Month and an Abandoned Hair speak of a part of my life. On each journey I find and leave a part of myself. But everything changes, the world and myself, every trace gets lost or interweaves with others; a moment before that happens, I put a full stop. I was here.

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The bed We are all familiar with beds. A bed is a place where we rest, where we have to stay when we are ill, where we pass through for a few hours or a few days when we travel for work or pleasure, a place of intimacy, where the body lets go, and reveals itself in all its fragility. It is the ultimate symbol of marital love in the case of Penelope and Ulysses. Built by Ulysses in person, hewn and planed from the trunk of a flourishing olive tree and decorated with gold, silver and ivory, with the aim of creating a bed that would be strong and steady, thanks to its deep roots. Ulysses’ bed is solid and stable, and the only way to move it is to cut through the foot of the olive trunk. It is a symbol of their deep marital love and unreserved faithfulness that Penelope shows and maintains throughout her husband’s lengthy absence, since his pilgrimage is destined to last many years. That same cold, empty bed is the symbol of a wife’s loneliness, her anguish at the dangers that her man faces on land and at sea, a woman who nurtures hidden fears about her husband’s infidelity. Ulysses, on the other hand, is a traveller who meets with a thousand adventures, lies with numerous women in different places, but his mind never leaves his island, his wife, and the marriage bed that he himself carved. It is the bed of lovers, of betrayal, of relentless love caused by the powers of a magic potion. The bed of Tristan and Iseult in Béroul, their guilt revealed by traces left on the sheets. The lovers are trapped by the evil dwarf Frocin who contrives a plan so that King Mark can catch them in the act. Tristan sleeps in the bed alongside the king and queen. The king gets up at midnight and leaves the room, the dwarf has spread flour on the floor between the two beds so that footprints will be left if the two lovers try to reach each other. So Tristan decides to jump from his bed to Eseult’s. However, he does not notice that the force of the leap has reopened a wound on his leg, inflicted the previous day by a large boar. Overcome with desire, he does not notice the bloodstains left on the queen’s sheets. The king and his evil ally are ready to catch them out. The king comes back into the room. Tristan leaps back onto his bed, and pretends to snore. vv. 750-754 Ha Deus, qel duel que la röine / N’avot les dras du lit ostez! / Ne fust la nuit nus d’eus provez; / se ele s’en fust apensee, / molt eüst bien s’anor tensee. [Oh ! God! What a pity that the queen / did not remove the sheets from the bed / neither of the two would have been found guilty that night, / if she had been careful / she would have defended her honour well.] It is the bed of the young lovers, Romeo and Juliet, who pretend that it is not yet day in order to enjoy their love a little longer. It is a borrowed bed, theirs are stolen moments of intimacy before the tragedy strikes. ACT III, SCENE V - ROMEO Let me be ta’en, let me be put to death I am content, so thou wilt have it so. I’ll say yon grey is not the morning’s eye, ‘Tis but the pale reflex of Cynthia’s brow. Nor that is not the lark whose notes do beat The vaulty heaven so high above our heads. I have more care to stay than will to go. Come death, and welcome. Juliet wills it so. How is’t, my soul? Let’s talk. It is not day. There are yet many beds that contain within them stories great and small, centred around illustrious characters or simple folk, beds that tell us of tragic or comical moments, enabling us each time to discover a different world, made of bodies that entwine, switch and swap, remain still, and at times dissolve without leaving any permanent trace of their passing. Here our curtain closes, and another shall open, just as a bed is made and unmade, fixing our gaze on a place that is both intimate and public, on that bed that becomes a stage for our emotions, sensations, memories, traces that we cannot always erase completely, dreams that upon our waking take refuge in a corner of the dreamer’s oblivion, or with the dawn’s rays take shape and become real, a stage on which above all the actor is life itself, and sometimes also death. Sirio Magnabosco Born in Verona in 1980. He studied photography in Milan, before moving to Berlin due to his love of beer. He has worked for magazines including Newsweek, The NYTimes, Vanity Fair, Wired, Mare, IoDonna and Sportweek, and has exhibited in Italy, Germany and Greece. In 2007 he was selected to take part in the World Press Photo Joop Swart Masterclass, and in the Reflexion photographers’ group, directed by Giorgia Fiorio and Gabriel Bauret. He is finally completing a three-year-long project entitled Solo: In Between Reality, which will be exhibited in India, Japan and Spain in 2009. He has many ideas for the future. www.siriomagnabosco.com Beatrice Zucchelli Born in Verona in 1980. She was always interested in the literary arts: having specialised in the sciences at high school, she graduated from Verona in Literature and Philosophy, reading Romance philological studies. She continued to nurture a passion for nature and animals, and alongside her studies she soon began working on the family farm. For the past year she and her brothers have been offering farm holidays, flying the flag for the all-too-rapidly disappearing cuisine of their grandparents and great-grandparents, nade of simple, natural things. She believes in the possibility of combining high culture with traditions.

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English version

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Deep Impact My meeting with Olivia Lucchini’s Deep Impact Dancers was mind-blowing.The joy and passion for dance of this great family are absolutely tangible in their rehearsal room. At each meeting I could read new and different stories in their eyes, understand their identities and personalities. Under the masterly direction of the choreographer, their dancing figures blend with the yellow walls leaving their traces in my work. The distinct characters, relationships, feelings and tensions are the hub of this photographic investigation that aims to provide a report on the ways and culture of a generation drawn together by their love of hip-hop. The pictures are heavily decontextualised to give strength and prominence to the more intimate side of the individuals portrayed.

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Punt rap Sat on the bench I am waiting for my love in the early morning Between my knees I hold a tin I’ve filled it with water and aspirin I have yellow flowers I picked today as I hurried between those flats so grey I wanted to give them to you alive So I kept them in water till you arrive I wanted to give them to you alive So I kept them in water till you arrive

Now you’re telling me about the wise old dude you met yesterday in the old beech wood He looked you in the face, never once looked away with those strange deep eyes like a sea of grey “You know about the place of your own birth and they’ve told you of the giant king and all his worth? He wore two bracelets of diamonds and gold and he had ten green valleys that he controlled.” “How can you know with your pale face so much about the history of our race?” “Young soldier it was to that same locality that I was sent by Mussolini as a deportee. Now that you are here, hear me out, fair and square, don’t give me the eye, let me make repair. There’s a fine tree of a greyish green Way down in the land of Saba the queen It weeps incense resin, a perfume so blessed it cleanses souls the whole world knows, to east and west. From the land of Punt, so the legend tells even the pharaohs sent for such enticing smells From the land of Punt, so the legend tells even the pharaohs sent for such enticing smells.” My lover shudders, clutching the yellow flowers I know what we’ll be doing in the park for hours In the old greenhouse, under lock and key stands the old incense, the desired tree “It can’t keep growing there like a prisoner bound between four narrow walls with no roots in the ground.” Throw away the flowers with their scent so dense let’s go and find the pot with the rare incense “Follow me my love, let’s go back to the hood and plant its roots out in the street to grow for good follow me my love, let’s go back to the hood and plant its roots out in the street to grow for good”

Young Days

Alessandro Gloder Born in Verona in 1976. Graduated from the faculty of Architecture in Venice in 2004. He started out as a self-taught photographer, before turning professional the following year. He works for a number of publicity agencies in the Verona area, and for private companies around Italy. He mainly photographs industrial architecture and still life, but is always on the look out for new projects and partnerships. He is passionate about travel, and particularly loves to seek out itineraries unexplored by the masses. His passion for photojournalism has led him to publish a series of portraits shot in Senegal and Guinea-Bissau for Nigrizia. Alongside his commercial photography he has recently been introducing a number of creative projects involving landscape, portraiture and dance. www.alessandrogloder.it Cristina Ali Farah Born of a Somalian father and an Italian mother, she lived in Mogadishu from the age of three until 1991, when civil war broke out, and she left the country with her first-born son. She returned to Italy, to her native city, before settling in Rome, where she had two more children and gained an arts degree. In Italy her stories and poetry have been published in a number of anthologies and magazines. She collaborates with numerous newspapers and magazines, including Repubblica’s Cronaca di Roma, and Internazionale. In 2008 she began a research project with Fondazione Lettera 27, to collect and develop original texts, study materials, poetry and first-hand accounts of the lives of the Somalian diaspora. In 2006 she won the Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre competition at the Fiera Internazionale del Libro book fair in Turin. In spring 2007 her first novel, Madre piccola, was published by Frassinelli (Vittorini prize 2008).


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Young Days,13 photographers in the universe of youth The decision of the Councillor for Youth Policies to support the project Young Days - 13 photographers in the universe of youth was driven by the desire to organise cultural events of interest to our city’s young people. The project was realised in collaboration with the cultural association Larterìa, who promote the visual arts as a tool for the investigation and diffusion of culture. The group is formed of promising young artists, with the support of some of the most interesting professionals working on the Italian and international scene. The project lasted a year and involved thirteen artists, in addition to a number of local organisations, including the Circolo dei Lettori di Verona reading circle, which coordinated the preparation of a series of original writings, especially produced by young contemporary authors. Each of the texts is based on and accompanies the work of one of the photographers, so that this publication is far more than a simple catalogue, indeed it is an interesting point of reference in analysing the world of the young. This photographic campaign is both a tool for anthropological analysis, with which to explore the multi-faceted universe of youth, and a means to give voice to the many youngsters going through a period of rapid evolution in their lives, clashing with a society that is often too frenetic and inattentive to their real needs. Youngsters as a driving force and as a resource, with the added ability to remind us that the problems of our own childhood were not so very different from those that our children and young people face every day. Youngsters with whom to converse openly and constructively, and walk the path of personal growth together. I wish this initiative all the success it so greatly deserves, as a reaffirmation of the fact that art and photography are high-impact communicative tools, and offer a unique and original opportunity for personal and collective involvement and reflection. Alberto Benetti City of Verona Councillor for the Youth Policies

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Culture and the young young cultures Culture and Youth are two concepts close to the heart of the City of Verona, and it has been working towards them for a long time through a range of cultural initiatives for and with the younger generations: from theatre to street games, from music to contemporary art. With the project Young Days - 13 fotografi nell’universo giovanile the city shows it continuing commitment and support for new ideas and new cultural associations such as Larterìa. Attention to art and to the young is central to the ethos of this association, since more than half of its founding members are young artists aged 35 or less, with an eye to the issues affecting them, both in their present life and in the future that awaits them. The city’s culture office is offering its support by hosting the event in the prestigious Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri, the exhibition centre set within the archeological site of the same name, which is a centre of excellence for contemporary art, and has held numerous exhibitions by nationally and internationally renowned artists during the past thirteen years of intense activity. The themes dealt with in the work of these thirteen photographers touch upon universal matters such as love, work, sport and creativity, all of which are vitally important aspects of growth, both for the young and for the population as a whole. By visiting this exhibition and leafing through this catalogue, we are all offered an opportunity to view the world of the young from a number of angles that are both unexpected and candid, and to gain in personal growth, encompassing not only our own personal interests but also those that some of us nowadays consider to be a thing of the past. I wish this exhibition much-deserved success, with the hope that initiatives of this artistic calibre continue to flourish, confirming Verona as one of the world’s finest and most active cities of culture and tourism, in the domain of photography as in so many others. Erminia Perbellini City of Verona Councillor for the Arts

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Arianna Rinaldo Arianna Rinaldo is a freelance professional working with photography at a wide range. She is currently consultant photo editor at D-La Repubblica delle Donne, the weekend supplement of the newspaper La Repubblica in Milan. Since 2008, she has been editor in chief of Ojodepez, the Spanish documentary photography magazine published quarterly by LaFabrica, Madrid. She is in charge of selecting and supervising the work of the various photo editors invited to collaborate at every issue. Arianna’s relationship with photography started in 1998 in New York, when she became Archive Director at Magnum Photos. It was a time of important changes and great shifts in the field of photography due to the oncoming of the digital age and the spreading of the online world. Back in Italy in 2001, she worked as photo editor at Colors, the magazine supported by Benetton, where she commissioned a variety of international photographers to produce documentary and research projects according to the editorial guidelines of the magazine. Settled in Milan since 2004, Arianna has been a freelance curator for exhibits and book projects, as well as photo editor, photo consultant and agent for various professional photographers. She has been collaborating with major publishing houses for special projects, restyling and new editorial products, offering editorial consulting and research. At the moment she is responsible for the book series A Better Project by Cartiere del Garda. In these years she has been invited several times as a portfolio reviewer to the most important photo festivals in Europe and the world, like Fotofest in Houston, Fotobild in Berlino, Rhubarb in Birmingham, PhotoEspaña in Madrid, Les Rencontres de la Photographie in Arles, and Visa pour l’Image in Perpignan. In February 2009 she was invited to be part of the jury at World Press Photo, the prestigious international photojournalism award, organized for the past 28 years by the WPP Foundation in Amsterdam.

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English version

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I am young, how about you? Young Days, a photographic project by the Larterìa group, sets out to explore the world of the young from different viewpoints, to browse through a human sphere that has no easy definition. A stage of life filled with growth, learning, transformation, choices, changing lanes, hopes, feelings and doubts. A historic moment in which each human being knowingly or obliviously develops and defines their identity. A time during which little pieces are added to the puzzle that we will one day call an adult. This catalogue brings together a selection of works from the exhibition Young Days, which is the fruit of the labours of thirteen photographers from Verona’s artistic milieu. Each project was created specifically for this event, following careful, shared reflection, to create a group of interrelated works. The starting point was the topic “the world of the young”, which each artist explored according to their own original and personal vision. The works proposed comprise a vast and varied range of languages, styles and visions. They do not have any exhaustive aims, but they do give voice and light to this constantly evolving, identity-seeking reality of the young, which is clearly Italian, but has “global” resonance. I believe that this was the greatest challenge in these artworks: setting out from the local reality of the area in which the works were produced, and translating the mood of a generation in a way that can communicate beyond national borders. This is the path travelled through the viewpoint and interpretation of each artist. Rodolfo Hernandez Multiethnic Love is a map of love in Italy. A mirror of our world that is growing and developing to become increasingly multiracial. Feelings, including love itself, whilst they are expressed within national boundaries, have no real limits. And what better representation of the progress and opening of a people than the love that develops between two youngsters born in different countries, who have grown up with backgrounds that may at first seem incompatible? The couples portrayed by Rodolfo Hernandez do not leave us cold: the ethnic differences are evident, as is the love that binds the young couples together. The fact that these are studio portraits, prepared, posed, with carefully designed lighting, makes these pictures even more iconic, offering as they do an optimistic survey, a positive outlook, casting strong light on the prejudices that unfortunately still show in the words of many Italians on the subject of “foreigners”. Marco Ambrosi With Voices in Chorus, Marco Ambrosi shows us a world that sweeps from traditional through to contemporary: a place where youngsters - children and adolescents - invest their energies in an art of bygone times. They take their first steps in the world of music, guided by expert teachers, and in between the fun and the passion, they develop discipline, a sense of beauty, talent and friendship. Ambrosi spent a great deal of time with these young performers, following the different aspects of their work, from preparations to rehearsals, breaks to hard work, stage entrances to applause, to bring us their gazes: shy or unselfconscious, watchful or nervous, proud or insecure. All this is combined with the joy of teamwork, the group tensions, the chemistry and the quest for a harmonious, melodious result, which is clear not only from the proud faces of the parents in the audience, but also in the friendly gestures and knowing glances of these young talents. Renato Begnoni The names on the identity cards of those portrayed are not always Italian, and their facial features carry us on distant winds, but they are resident here, in this country. Identity, otherness, diversity looks at youngsters from an Italian high school, one amongst many in this rapidly-changing land. Playing on the identity of an official document, Renato Begnoni creates multilayered pictures. A face looking towards the viewer is overlaid on the same face seen in movement, and set alongside a photo (in a photo) reiterating the need for identification, despite the differences. As a pictorial artist, Begnoni retouches the pictures by hand, and with a wink towards digital image manipulation he adds colour and depth to these faces with their all-round identity. Marco Bertin Like a succinct family tree of aspirations, the Generations series takes us into the bosom of each family, as if it were our own, giving a theatrical and often ironic view of the reality of desires and professional realisation. With pride and dignity, each personality lays bare his or her working identity, without revealing their attitude towards the other, be it mother, father, son or daughter. Marco Bertin’s domestic scenes may appear casual at first glance, but are actually studied down to the finest detail. They express no criticism or comment, but rather document an all-too-common dynamic, in which unfulfilled expectations or longed-for successes, identified in a simple uniform, often remain silent. Giovanna Magri Right from the title, The Presence of the Soul, we are left in no doubt as to where Giovanna Magri’s lens is pointing. It goes straight to the heart, not the pulsating, passionate one, but the inner, hidden, invisible one that only few can see. Like these young adults, nuns, monks and priests from the Italian Catholic world, who have faced up to this heart, pulsating with doubts, fears and needs. They have made a choice, in contrast with most of their contemporaries, to devote themselves to the inner life and the life beyond death. Giovanna Magri’s portraits are evanescent, distant, and yet dense and full of texture. They reveal and they hide, providing us with a powerful portrait of a mystery and an emotion that are difficult to fathom for those of us who have never shared in such a deep and radical choice. Mauro Fiorese The neon lights of a gym shine on the stories and dreams of a group of young boxing enthusiasts. Boxing in a Box is a reality cubed. The gym, the hall and the ring are nested Chinese boxes revealing a world of sweat and goals, myths and legends, emotional release and hard work. Mauro Fiorese’s visual documentary uncovers just a few moments, the most intimate ones, of this tangible, physical world. A small number of details, but significant ones. Gestures in which the protagonists have no identity of their own, other than that of the dream they are trying to fulfil. And which they will not relinquish. Nicola Turrini A symbolic and abstract look at life’s end. Crash is a highly delicate and sensitive work. With aesthetic abstraction it faces us with the harsh reality of road accidents, the carnage of Saturday nights, the mad adrenalin rush that often fuels young minds in their search for new thrills. Unlike the news pictures that sadly fill our news programmes and papers on a daily basis, Turrini works with care and precision, selecting details of car wrecks on their way to be scrapped. Without making any changes or adding details, he composes a picture that freezes the moment and suggests a massive impact, a crash, a loud noise of metal and glass. Followed by an almost unreal silence. The near complete disappearance of colour renders the scene timeless. Less gory, but no less touching. Giorgio Gelmetti The deafening noise of Death Metal music animates the silent portraits in Obscure.Various characters from this dark musical world with its extreme tastes are photographed whilst listening to their favourite tracks or to songs that they have written.They move and let go, until they become the very music, and it is then that they are captured by Giorgio Gelmetti’s lens. Silent grimaces scream out, Dionysian streams of hair, trance-like stares, bare, tattooed bodies, an explosion of energy surrounded by the blackness of the background and by a light that seems to absorb almost everything. Do not just look at these pictures, listen to them. At full volume. Barbara Zonzin Here I am! I am here. I am part of this world. And I make myself heard. I get myself seen. The successful young folk portrayed by Barbara Zonzin are used to recognition, if not in the streets, at least for their talent. Award-winners in their fields, which range from art to sport, music and drama, they open up to the camera with self-irony, leaving room for interpretation of their talents. With elaborate technical skill and creativity, Barbara Zonzin adds a further dimension to these characters with a superhero life. She draws out what has brought them success, and reveals it to us with strong tones and contrasting light that explain everything we could want to be told. Federico Padovani How does one convey the uncertainties, hopes, expectations and disappointments of young people today? In ERGOnauts, Federico Padovani uses a method that may be considered both anachronistic and futuristic: 3D imaging. Three-dimensional vision allows us to view the person in the portrait as a physical being located in space, rather than flat, as the photographic medium might suggest. Stereoscopy per se looks a bit like double vision, but using the special glasses (we all had a pair at least once when we were little, we all witnessed this “miracle”) it is transformed into a vivid, realistic scene. And in this way, doubling pictures of his contemporaries in their places of work, Padovani has found an original way to illustrate the problems of today’s young generations: the possibility of an ideal job, the search for a professional identity, the desire for personal realisation. Emilio Begali We should not be deceived by the scientific-sounding title, Birth Reports. Emilio Begali’s eye offers more than a simple register of births, it gives a sensory analysis of the arrival of a new life within a family, and its impact on the other young members of the family. A new baby brother or sister disturbs more than just the parents’ sleep, it throws everybody’s rhythms, priorities and needs into disarray. Emilio Begali immortalises a number of iconic moments, leading us away from the specific situation and realistic context of the families portrayed, and into the natural gestures that spring from the pure love for a newborn child. A caress from a sister, a smile from a brother, a whispered lullaby, a playful hug: all this arises spontaneously in celebration of the new “young life” that has just entered the scene. Sirio Magnabosco A twenty-first-century vagabond, a nomad, but not homeless. Sirio Magnabosco numbers amongst the young Italian talents who have left Italy to express themselves elsewhere. Twelve places where I slept last month and an abandoned hat is the cacophonic title of this silent but highly significant tale. The silence of an unmade bed, the smell of a pillow with the fresh imprint of a sleepy head, and the comfort of a snug sofa are the autobiography of this photographer and his youthful wanderings. Symbolic of a young generation in search of a place compatible with their desires and ambitions, this series of portraits of spontaneous and temporary bedrooms reveals a familiarity with movement and non-belonging. But all the while it reflects a strong need to be there, to leave a trace, a mark of oneself. Alessandro Gloder A striking shade of yellow, a fil-jaune runs through the moves of this group of young dancers, uniting their gestures, connecting their glances, as Alessandro Gloder allows us to get to know them at close range. Like a film, the Deep Impact series shows them moving with athletic motions, often snappy, never bored. They are dancers of a contemporary variety, who opted for the direct, decisive, strong language of hip hop instead of the graceful forms of classical ballet. Behind this saffroncoloured story, which makes for a linear read, we can imagine sweat, laughter, shouts, steps, rehearsals and chatter. Alessandro Gloder’s eye is intimate and curious, attentive and respectful, and it leads us into a world of rhythm and emotions, which are easily sensed even in the silence of photographic prints.

Young Days


Each artist set out with his or her own style, some new and fresh, others mature and expert, and from his or her own unique and subjective view of the world. Interpreting such a vast human scenario is no easy task. The field of action is broad, and the topics chosen are diverse. It was thus to be expected that we would find a marked focus on the theme of identity, the definition of and quest for one’s own social or inner identity, as we see in the work of Begnoni, Magri and Zonzin. This theme is interwoven with that of creative passions, around which a sense of belonging often develops, in turn offering us another identity, visible in the work of Gelmetti and Gloder. Elements of the self that emerge in the search for a social and professional sense of definition of a person, in their relationship with themselves, as in Padovani, or with their families, as Bertin suggests. Without overlooking the team spirit and need for aggregation, as illustrated by Ambrosi and Fiorese. Finally, the project also includes the sphere of feelings and emotions: from Turrini’s dramatic moments to Magnabosco’s roving solitude, without neglecting the warm heart of the family in Begali’s photos and Rodolfo Hernandez’s love without frontiers. Each photographer’s work was then coupled with that of a young Italian writer. The artists entrusted their projects to different wordsmiths, asking not for an interpretation of their work, but rather for a purely free creation that was in some way inspired by and complementary to the tales told by the pictures. And so the images come accompanied by poems, stories, pseudo-essays, patient information leaflets and more besides. An original and highly pleasing idea that stimulates dialogue between different creative sources, united by their “young” outlook. To my mind the challenge was successfully met in the transformation of these micro-worlds into macro-scenes. Escaping the contextual specifics and giving a broader illustration of that span of life prior to entry into the grown-up world. It is stimulating to approach these works and jump right in. To rediscover these “young” values. To refresh our outlook. To stand back and see ourselves, to find that moment, perhaps abandoned or forgotten along the way, of hopes and aspirations, of never giving in, of passions and desires, of questions and of dreams. Arianna Rinaldo - Milan, 21 March 2009

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Ban young writers “Let’s ban young writers”, wrote Tiziano Scarpa in the magazine Il primo amorea a few years ago. This was not driven by some kind of generational envy, but by an objective observation: “ ‘Young writer’ is a paternalistic label that relegates the words of the so-called ‘young’ into a kind of inferior class, a second division of literature and of society.” He proceeded to reel off a list of essential works that nowadays “no-one would dream of classifying as books by ‘young writers’ ”: from the Zibaldone, begun in 1817 by the nineteenyear-old Giacomo Leopardi, to The Sorrows of Young Werther, written by Goethe at the age of twenty-five (in 1774). Pier Paolo Pasolini was twenty in 1942 when he wrote his Poesie a Casarsa; Alberto Moravia wrote Time of Indifference at the age of twenty-two, in 1929. And the list goes on, including the first version of Flaubert’s Sentimental Education, completed at age twenty-two (in 1845), the same age as Calvino when he wrote The Path to the Spiders’ Nest (1947). At twenty-nine Emily Brontë wrote Wuthering Heights (in 1847), just as Dante Alighieri at age twenty-nine finished his New Life (in 1294). This is the light in which we should read the works of the thirteen writers, all under thirty-five, that accompany the photographs in the project Young Days: their age by no means diminishes the maturity of their writing. Indeed, the decision to assign the work to writers closer in age to the topics covered by the exhibition’s thirteen photographers increases the intensity of the stories depicted. The authors found in this catalogue and in this exhibition have been chosen for the quality of their writing, their mastery of language and the commendable experience they have gathered. Many of them have already published novels and stories that have been well received by public and critics alike: Peppe Fiore’s latest novel is hot off the press, whilst that of Simone Marcuzzi will be out soon. Emmanuela Carbè can already boast the Campiello Giovani award for one story, Gabriele Dadati was a “book of the year” finalist on the RAI 3 programme Fahrenheit, and Manuela Ardingo won a competition at the Scuola Holden in Turin for writing a theatrical monologue. Many of them cut their literary teeth on the Internet, writing regularly in their blogs (Manuela Ardingo is perhaps better known by her nickname Mardin. Sara Clarotto ran the blog Frieda for four years) or publishing stories, poetry and articles in online magazines. Some of these “young writers” have even created online literary magazines: Ivano Bariani with FaM - Frenulo a Mano (www.famlibri.it), and Giorgio Fontana, co-director of the literary pamphlet Eleanore Rigby (www.eleanorerigby.com), both of which are points of reference for emerging writers. Cristina Ali Farah, a Somalian Italian, and a major voice in Italian-language migration literature, collaborates amongst others with the migration literature magazine El Ghibli (www.el-ghibli.province.bologna.it). Gabriele Dadati is one of the authors of Booksweb.tv, the online television channel about books. There are those who work in film-writing, like Serena Brugnolo. Others explore a number of different expressive media, like Michele Morando, who ranges from poetry to painting to the production of short films. And some cultivate traditions, like Beatrice Zucchelli. In addition to writing, many of them are also involved in organising cultural events: French writer Juliette Ferdinand has organised sculpture exhibitions and photography contests, whilst Simone Marcuzzi collaborates with the literary festival PordenoneLegge.it. To complete this varied picture, the geographical origins of the different authors are spread throughout Italy, as well as beyond the Alps and south of the Mediterranean. Indeed, whilst the photographic work for the project was all done in Verona, the successfully fulfilled ambition of Young Days is to represent a reality that goes beyond the bounds of the city. The writing brought together in this exhibition reflects the wide variety of the authors’ styles (from stories to poetry to rap to a patient information leaflet). It is said that photography means writing with light, but the written word enriches each one of these visual narratives. From an identity in construction to integration, from spirituality to family, from the relationship between generations to motherhood (and fatherhood): the topics explored by each photographer combine perfectly with the thirteen written compositions. The result is a collection of twenty-six different views of the universe of youth, which interweave and interact in a symbiosis that is stimulating for artist and public alike, with photography and the written word feeding into one another. Silvana Rigobon independent curator for cultural events, regular collaborator with the Circolo dei Lettori reading circle

INSERIRE TRADUZIONE

Be a human being - Essere umani Dal 2007 l’intera città di Verona è il teatro in cui va in scena VeronaRisuona, un sistema di eventi artistici patrocinato dal Comune di Verona, promosso dal Conservatorio dall’Abaco in collaborazione con l’Associazione Fuoriscala, con l’Accademia d’Arte Cignaroli di Verona e con l’Accademia di Musica e Teatro di Göteborg. Si tratta di una serie di concerti e performance in spazi aperti o non-convenzionali del centro storico, ideati ed eseguiti da decine tra musicisti, attori e cittadini, sotto la direzione artistica del noto compositore e sound-artist svedese Staffan Mossenmark. Il progetto si propone di ridefinire le frontiere tra compositori, esecutori e pubblico, di portare la musica di ricerca e d’avanguardia ad una platea più vasta facendola uscire dalle sale da concerto per rimodellare sonoramente la città. Per l’edizione 2009 VeronaRisuona si impegna su due fronti. Assieme alle forze locali del progetto, lavoreranno gli artisti internazionali selezionati per S.A.C.S., Sound Art in City Spaces, progetto culturale finanziato dalla Comunità Europea, che vedrà impegnate sette scuole superiori di Arti, Musica, Spettacolo, New Media di cinque città: Verona, una città italiana, Berlino, Porto, Göteborg e Vilnius. Tra gli ospiti internazionali: Staffan Mossenmark, Mantautas Krukauskas, Alex Arteaga, Kirsten Reese, Thomas Kusitzky, Claudia Marisa Silva, Gilberto Bernardes. Invitato dall’associazione culturale Larterìa a interagire con la mostra Young Days, Staffan Mossemmark ha ideato “BE A HUMAN BEING - ESSERE UMANI”, una serie di performances vocali da produrre nelle diverse sale della mostra durante la visita inaugurale. Protagonisti dell’evento il gruppo Porno Antonellino, un ensemble vocale eterogeneo ed informale la cui missione artistica “restituire solennità al quotidiano”, si realizza in luoghi pubblici come autobus, supermercati, piazze, uffici. Il loro canto di ringraziamento vive di sole voci e suoni gutturali, prendendo la forma di litanie primitive, commenti collettivi, spontanei, emotivi. Diretti da Staffan Mossenmark, hanno sorpreso il pubblico rivisitando le sale del Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri con happening sviluppati a partire dalle tematiche affrontate dai singoli fotografi.

a The article, entitled Aboliamo i giovani scrittori [ban young writers], was published in Il primo amore on 6 February 2006 (http://www.ilprimoamore.com/testo_45.html)

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