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Nel 2009 con la legge 77, all’indomani del terremoto dell’Aquila, la cui ricostruzione è ancora in corso viene istituito il Fondo Nazionale per la Prevenzione del Rischio Sismico: e da quella data al 2016 vengono messi a disposizione 963 milioni di euro, ripartito tra le regioni a maggiore sismicità.


CONTROCOPERTINA

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DALLA LOCRIDE AL MONDO

Martone aVienna

Il martonese Giorgio Marrapodi, ambasciatore italiano in Austria, in visita al salone dell'auto di Vienna insieme a Luigi Pennella, Responsabile di tutte le operazioni automobilistiche Fiat Chrysler Austria.

Da Marina di Gioiosa a NewYork: Rocco Commisso acquista il Cosmos di Pelè

La più illustre società calcistica Usa, la Cosmos era a un passo dall'appendere le scarpette al chiodo: aveva smesso di pagare gli stipendi, liquidato dipendenti e calciatori e sospeso l'attività. Ma in suo soccorso è arrivato Rocco Commisso, originario calabrese. Ad appena 12 anni, Rocco lascia la sua Marina di Gioiosa per gli Stati Uniti; oggi è uno degli uomini più ricchi d'America: possiede il 100% di MediaCom, quinto colosso delle tv via cavo negli Usa con un fatturato di 1.7 miliardi di dollari nel 2015. Cresciuto con il pallone fra i piedi sulle spiagge della Locride, Rocco ha sempre avuto un'inossidabile fede juventina. Per lealtà alla sua Juve nel 2010 preferì non entrare

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nella cordata di DiBenedetto che avrebbe acquistato la Roma. Riceve spesso proposte dal calcio italiano, come anche inglese e svizzero, ma non ci sono mai state le condizioni ideali. Oggi il suo calcio si chiama Cosmos: "Ho acquistato il brand più celebre di tutti gli Usa - dichiara alla Gazzetta dello Sport - Sono stato co-capitano della Columbia University (che gli ha intitolato lo stadio) ed è venuto il momento di dare qualcosa in cambio al pallone. "Vincere la prima partita non sarà una priorità. Ma quando Rocco si mette in testa una cosa, vuole avere successo", promette Commisso che ama parlare in terza persona.

Mattarella al polo cardiovascolaredi Bologna, reso grande da un sidernese Giovedì scorso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto visita alla città di Bologna, presso la quale è stato insignito del Sigillum Magnum dai professori dell’Università e ha effettuato una visita privata al polo cardio-toraco-vascolare del Policlinico Sant’Orsola, presso il quale ha trovato ad accoglierlo il direttore Gaetano Gargiulo. Calabrese di nascita, Gargiulo ha contribuito a rendere il reparto uno dei più efficienti della nazione, potendo vantare l’assistenza di mille bambini di 400 interventi, tra trapianti e l’installazione di cuori artificiali, ogni anno. «Per noi è importante aver ricevuto la visita del Presidente della Repubblica - ha affermato Gargiulo - che arriva dopo quella del ministro Lorenzin in agosto. È stato importante avere l'impressione di Mattarella sul nostro operato».

Basket: Due calabresi sono i protagonisti assoluti del derby Cantù-Milano Marco Laganà, nato il 5 gennaio 1993, e Matteo Laganà, 17 anni compiuti il 10 gennaio, un classe 2000 del quale si prospetta un gran bene, sono i figli del grande Lucio, che ha dato lustro ai floridi anni della Viola Reggio Calabria dettando legge al Pala Botteghelle, e di Katia Romeo, un’altra che per quanto riguarda la pallacanestro, ha dato i geni giusti a una famiglia con una tradizione immutabile. Non è un caso, infatti, se Marco Laganà ha rivestito il ruolo di capitano di quella nazionale Under Campione d’Europa nel 2013, e se Matteo, con l’Olimpia Milano, sta già facendo parlare di sé. I due fratelli calabresi, che stanno dando lustro alla nostra regione nell’ambito del basket lombardo e nazionale, sono stati protagonisti assoluti del derby Cantù-Milano svoltosi proprio nel giorno del compleanno di Matteo, una partita che ha visto il rientro in campo di Marco dopo uno stop per la rottura del crociato e che è entrata nella storia non tanto per il risultato, quanto per il solo fatto che due fratelli destinati a fare la storia della pallacanestro italiana, hanno avuto la possibilità unica di confrontare i propri talenti direttamente sul campo.


ATTUALITÀ

GIUDIZIARIA

Indagine“Luna” Sono passati più di 20 anni da quanto i carabinieri del Ros di Milano individuano un soggetto originario di Gioiosa Jonica che avrebbe operato su Milano nel settore del narcotraffico. Il “gioiosano” risultava di fatto domiciliato a Los Angeles, la “Città degli Angeli”. Fin dalle prime battute delle indagini tale “americano” è risultato non svolgere alcuna lecita attività lavorativa e costantemente e assiduamente avrebbe incontrato numerosi soggetti di interesse investigativo in Lombardia. Gli operanti nel corso dei servizi di osservazione avevano avuto modo di osservare consegne di borse, buste, valigie non ricollegabili ad alcuna attività lavorativa delle persone osservate e che, per i l contesto e le modalità, facevano pensare ad un illecito traffico. A partire quindi dall’ottobre 1995 sono iniziate indagini di registrazione delle conversazioni che avvenivano negli appartamenti sopra indicati nonché (continuavano) i servizi di osservazione, parecchi dei quali video filmati, delle persone gravitanti attorno a degli appartamenti ritenute delle basi operative del sodalizio. Dal 26 maggio 96 all’interno di un appartamento di Milano è stato possibile predisporre un sistema che consentiva di documentare con filmati ciò, che avveniva all’interno, in tal modo è stato possibile riprendere compiutamente, con documentazione difficilmente contestabile, la preparazione di sostanza stupefacente, il deposito, i l suo occultamento in valigie e borse, la vendita nonché i movimenti delle persone ivi gravitanti. Il modus operandi ha consentito di individuare con sufficiente certezza delle consegne di consistenti quantitativi di cocaina, che, in alcuni casi sono state bloccate dalle forze dell’ordine con relativo sequestro della droga e arresto dei trasportatori, in altri, per non pregiudicare l’esito delle indagini, si è proceduto con provvedimento di ritardato sequestro della sostanza stupefacente e dell’arresto dei protagonisti, in particolare si segnalano: il sequestro di una confezione contenente 991,48 grammi circa di cocaina nonché, un ritardato sequestro di altre quattro confezioni contenenti cocaina per un peso complessivo di 4 chili. Il minimo comune denominatore delle conversazione è il riferimento a quantità, pesi, numeri con ordini di grandezze che perfettamente collimano con i discorsi aventi ad oggetto stupefacenti tanto più, che, a prescindere da tutto quanto osservato e ripreso dagli operanti, non è emersa alcuna attività lavorativa svolta dagli indagati che possa conciliarsi con l’oggetto delle conversazioni. Numerose conversazioni fanno di contro riferimento a somme di denaro in quantità considerevoli (centinaia di milioni di lire, migliaia di dollari) nonché a conteggi e suddivisioni di danaro. Sono numerose le conversazioni il cui oggetto si coniugava perfettamente con le questioni concernenti il profilo, l’aspetto del reimpiego dei proventi delle cessioni di droga. Il tenore ed i riferimenti sono stati talmente espliciti ed univoci da non consentire alternative di sorta tanto più, che numerose consegne di banconote (mazzette), avvenute all’interno di un’altra abitazione del milanese. Tra le intercettazioni intercorse all’epoca vi erano numerose che trattavano tematiche riconducibili a investimenti finanziari finalizzati al traffico di cocaina, traffico il cui rifornimento e trasporto sono stati gestiti ed organizzati da soggetti gioiosani “che dispongono di una organizzazione di persone abitanti a Los Angeles e in Canada”. Tali persone che regolarmente svolgevano attività lavorativa per il trasporto di sostanze stupefacenti prendono periodi di ferie e fra costoro viene elogiato un tale J.B. per la sua “freddezza”. Nel corso di una conversazione uno dei gioiosani ammetteva di avere esportato cocaina in passato inviandola all’interno di plichi via posta all’indirizzo di caselle postali; aggiungeva di essere il riferimento del traffico di cocaina che si svolge in California dove è stato più volte controllato dalla polizia americana mentre era in possesso di ingenti quantità, di danaro, anche nell’ordine di 200.000 dollari, ma di essere sempre riuscito, grazie alla sua prontezza di spirito, ad evitare conseguenze non piacevoli. Facendo riferimento a cambi di valuta operati in favore del gioiosano di Los Angeles avvalendosi in Svizzera della collaborazione di tale Jean, tre soggetti “calabresi” sono stati interessati a franchi svizzeri posto che le ridotte dimensioni di tale banconote agevolavano l’occultamento per il trasporto negli Stati Uniti; facevano quindi precisi riferimenti a perdite di guadagno che subivano nei cambi della valuta in relazione ai tassi stabiliti dagli istituti di credito; infine parlavano degli inevitabili rallentamenti che avrebbero potuto subire qualora si rivolgevano ai leciti canali finanziari posto che il cambio doveva avvenire nell’ordine di 20 milioni di lire al giorno.

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AMBIENTE

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Salvatore Condarcuri e Serena Tozzi hanno un sogno: effettuare una traversata da Locri a Marina di Gioiosa su una zattera fatta di bottiglie di plastica. Per realizzare entro agosto questa impresa, me soprattutto per avviare una campagna di marketing che sensibilizzi la Locride sulla tutela del nostro mare, questi due giovani hanno avviato una raccolta fondi che serve a sostenere una causa comune.

Una zattera di plastica per salvare il nostro mare Credendo ciecamente nella massima secondo la quale non ereditiamo la Terra dai nostri antenati ma la prendiamo in prestito dai nostri figli, Salvatore Condarcuri e Serena Tozzi sono gli impensabili autori di un progetto di sensibilizzazione alla salvaguardia dell’ambiente e alla tutela del nostro mare. Il primo laureato in Gestione del Turismo e Valorizzazione del Territorio, la seconda studentessa in lingue e letterature straniere con la (ahinoi sempre più inusuale) passione per l’ambiente, questi due giovanissimi hanno avviato una raccolta fondi sul sito gofundme.com utile a realizzare una zattera 2.0 ribattezzata Rosetta che, composta da 500 bottiglie di plastica e una vela, permetterà loro di salpare da Locri alla volta di Marina di Gioiosa Ionica per una traversata di circa 20 km. L’obiettivo? Realizzare una piccola grande impresa che, grazie a un’adeguata diffusione mediatica, possa ricordare al nostro comprensorio, ancora troppo indietro nelle politiche ambientali, l’importanza del riciclo e della salvaguardia di flora e fauna marina, tanto invisibile quanto indispensabile per la nostra cresci-

Ospedale di Locri: forze fresche per sopperire alla mancanza di personale

ta. Nel loro manifesto, reperibile sul sito zattera20.blogspot.it e sulla pagina Facebook Zattera 2.0 “Rosetta”, Salvatore e Serena sottolineano quali e quanti danni stiano creando per l’habitat delle tartarughe Caretta-Caretta e dei Cavallucci Marini, ormai prossimi all’estinzione, la pesca a strascico e la mancanza di un capillare sistema di differenziazione dei rifiuti nel nostro territorio. Sostenendo il loro progetto, per il quale i due giovani sono alla ricerca di sponsor, si potrà invece contribuire attivamente non solo alla realizzazione del sogno di questi due ragazzi, ma anche a una campagna di sensibilizzazione promossa attraverso la realizzazione di gadget, filmati da pubblicare sui social e servizi giornalistici. L’augurio, naturalmente, è che questo lavoro possa convincere chi di competenza ad avviare programmi di tutela ambientale che preservino le meraviglie uniche della nostra costa e del nostro mare, che Salvatore e Serena ci permetteranno presto di osservare da un punto di vista inedito. Jacopo Giuca

Lunedì mattina, in prefettura, si è tenuto il Tavolo Sanità Locride indetto dal prefetto Michele Di Bari. Alla presenza del commissario regionale per il Piano di rientro Massimo Scura e di quello dell’Azienda Sanitaria Provinciale Giacomo Brancati, la delegazione dei sindaci della Locride composta dal presidente dell’Assemblea Giorgio Imperitura e dai sindaci di Locri e Siderno Giovanni Calabrese e Pietro Fuda, è stata informata che l’iter di assunzione dei primari di Ortopedia, Radiologia e Ostetricia presso l’Ospedale di Locri è concluso e che si attende solo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Gli ingressi in servizio dovrebbero avvenire entro aprile. Per quanto riguarda invece gli altri reparti ancora privi di guida e le assunzioni di nuovi medici, infermieri e O.S.S., gli iter sarebbero già stati avviati ma, per la formalizzazione, si starebbe attendendo l’incontro tra manager e commissari delle ASP calabresi che si terrà il prossimo 17 gennaio a Lamezia Terme, durante il quale verrà predisposto un programma (che dovrebbe concretizzarsi al più tardi a giugno) utile a quantificare la necessità di personale presso gli ospedali spoke della regione. Nonostante nulla sia stato detto circa l’acquisto di nuove attrezzature, a cominciare da quella per la risonanza magnetica, il bilancio di questo incontro lascia ben sperare circa la risoluzione delle gravi criticità che da tempo immemore stanno affossando la sanità ospedaliera della Locride.


COPERTINA

La fabbrica de “

CRESCONO E SI DIFFONDONO I LEADER POPULISTI, I DIVI ANTIMAFIA. PANNA MONTATA VERO, CHE DI NDRANGHETE VIVE E SULLE NDRANGHETE CRESCE, NON GLIENE FREGA PAURA CONTRO L’IMMIGRATO, IL PICCOLO CRIMINALE, IL “MOSTRO”. TUTTO SERVE PER Una società che non rimuove privilegi e le ingiustizie deve catalogare e marchiare le persone quando è incapace di scavare, scoprire, curare le proprie piaghe infette in cui nidifica e si nutre quella parte di umanità smarrita che, per comodità burocratica, definiamo come“devianza criminale”!

ILARIO AMMENDOLIA Quando entriamo nel cortile del carcere, i reclusi sospendono la loro passeggiata che si svolge a uno strano ritmo di quadriglia. Sanno già che siamo una delegazione del partito radicale che è in visita nelle carceri della provincia di Reggio Calabria. Ci vedono entrare e si collocano in semicerchio intorno a noi. Sappiamo di trovarci nella sezione di massima sicurezza dove quasi tutti i detenuti sono accusati di associazione mafiosa. Catalogare gli uomini è stato sempre una fissazione della burocrazia umana. Anteporre la parola “mafioso” serve per espellere la parola uomo da un corpo umano. I nazisti ne avevano fatto una scienza! Una società che non rimuove privilegi e le ingiustizie deve catalogare e marchiare le persone quando non è interessata a guardarsi dentro. Quando è incapace di scavare, scoprire, curare le proprie piaghe infette in cui nidifica e si nutre quella parte di umanità smarrita che, per comodità burocratica, definiamo come “devianza criminale”! Nei casi estremi, la catalogazione degli uomini è servita a cancellare con un tratto di penna la persona umana. Penso agli “ebrei”. Penso all’uso distorto che si fa oggi di parole come “musulmano”, “immigrato”

con le quali ci ripuliamo la coscienza, rimuovendo in questi giorni di freddo intenso, le inumane sofferenze di coloro che abitano nella tendopoli di San Ferdinando. Ritorniamo al cortile, forse è meglio! Adesso, ci guardiamo lungamente negli occhi, ci scrutiamo, iniziamo a dialogare. Da una pesante coppola di lana nera vengono fuori due occhi da “bambino”. Copre la fronte di un ragazzo appena maggiorenne, cresciuto quanto basta per essere rinchiuso in carcere. La persona che gli sta accanto invece ha la scorza dura: è un ergastolano. Un “fine pena mai”! Quando il “ragazzino” è nato, il suo vicino era già in carcere da anni. Che ci fanno insieme? Non avresti bisogno d’altro per capire la stupidità del carcere ma non possiamo dirlo altrimenti il divo antimafia si alza dalla sua soffice poltrona con l’indice di accusa puntato contro di noi! Allora dovremmo restare in silenzio. Si pretende omertà per non dire che quel “ragazzino” e quell’ergastolano insieme costano a voi circa cinquecento euro al giorno. Soldi spesi inutilmente, anzi utilizzati per creare danni. Uso criminale e distorto del pubblico denaro! Il giovane presumibilmente lascerà presto il carcere e gli unici momenti di “socializzazione”, di “rieducazione”, di “recupero”

che ha vissuto sono quelli trasmessi da detenuti di lungo corso. C’è da scommettere che ne farà “buon uso”! Eppure c’è chi ha fato le proprie fortune scaricando materiale di scarto in questa discarica indifferenziata. Il personale del carcere, la polizia penitenziaria fa il possibile per rendere più umane queste mura ma il carcere è un’istituzione medioevale e barbarica e il “potere” vuole che resti tale e ne vedremo le ragioni. In questi luoghi lugubri, lo Stato perde ogni autorità morale e si legittima l’uso della violenza. Un ragazzo, ammalato di tumore, aspetta la visita oncologica da due mesi. In carcere la burocrazia è esasperante e il tempo sembra fermarsi ma il tumore non si ferma. Morire di malattia può essere naturale, morire di burocrazia è criminale. La maggioranza dei detenuti sono da anni in attesa di giudizio! Questo carcere non è fatto per combattere il crimine e, meno che mai, per combattere le mafie. Il carcere è fatto contro di voi. Così come nel medioevo erano contro il popolo – e non contro i criminali – le forche e gli strumenti di tortura a disposizione del potere medievale. Tommaso Campanella lo aveva capito qualche secolo addietro e per questo lo rin-

chiusero in prigione. Queste carceri sono la fabbrica della paura. Un orrendo spettro per spaventare gli indifesi. Riteniamo che il pericolo sia sempre in agguato e, pur vivendo, in un ambiente permanentemente illuminato da una luce artificiale, il nostro animo piomba nella lunga notte medioevale. Costruiamo le forche e le catene che saranno usate contro di noi. Pensiamo di perdere la nostra sicurezza, la nostra vita, i nostri beni. E, infatti, il “ceto medio” non esiste più! Milioni di famiglie vivono sotto la soglia minima di povertà e molte altre rischiano di finirci dentro. Quanto succede non è colpa della peste o delle carestie. Le responsabilità sono altre. In questi ultimi trenta anni un mare di soldi si è spostato dai salari e dagli stipendi alle rendite, alle mafie, al parassitismo. Banchieri e grandi operatori finanziari operano come Robin Hood all’incontrario! I giovani alienati e frustrati fanno uso di droga alla ricerca di una felicità artificiale e il potere ha appaltato alla mafia il monopolio della droga. Le fabbriche si spostano dove trovano nuovi schiavi da sfruttare. Lo Stato sociale, che avevamo costruito con tanta fatica e tante lotte, viene smantellato pezzo per pezzo. Questa è la vera grande rapina. Questa è la mamma di tutte le violenze! La


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L’OPINIONE

Il moralismo contro il bene comune ella sua lunga, valorosa e tormentata storia la Calabria ha conosciuto tanti flagelli. Violenze della natura che con cadenza ciclica hanno segnato la vita dei calabresi; violenze di eserciti che hanno trattato da conquistatori la nostra terra. Non si sentiva proprio la mancanza dell'ultimo flagello: il moralista! Anche in questo caso la Storia non insegna nulla: le vicende dei "moralizzatori", dei comitati di salute pubblica, dei "puri" che sono puntualmente epurati da altri "più puri" con tutte le conseguenze violente sulla maggioranza di quel popolo che pure si voleva aiutare, sono vicende ben note che hanno interessato, a volte in modo nefasto, gli ultimi secoli di storia europea. Interessante notare che la figura del moralista si impone quando la morale langue. Infatti, le logiche moraliste sono decisamente immorali. Coloro che fanno proprie queste logiche vedono imbrogli in qualunque situazione: di fatto sfiorano la paranoia. Tutto è sporco e il pessimismo trionfa, peraltro non c'è verso di convincerli della bontà di qualsivoglia comportamento, infatti anche quando non si evidenzia nulla di scorretto c'è da fare i conti con la dietrologia che condanna senza appello anche i comportamenti più corretti. In questo mondo immerso nel male assoluto c'è una sola luce: il moralista stesso. Può capitare che i moralisti facciano gruppo, magari seguendo la logica del "partito degli onesti": la vita di queste aggregazioni è sempre tormentata e di breve durata: per il moralista è sempre difficile considerare gli altri al suo livello di purezza. Quando il moralismo entra in politica assume la forma del peggior populismo che prepara la fine delle libertà; quando entra nella giustizia diviene giustizialismo che può stritolare qualunque cittadino, salvo a dargli ragione dopo anni di carcere; quando entra nei media diviene campagna violenta di delegittimazione di tutto e di tutti: il bene comune non esiste più perché tutto è male e pochi si rendono disponibili a impegnarsi, visto il clima persecutorio. Il rischio è che a farsi avanti sono solo coloro che non hanno nulla da perdere, ma anche questo è un colpo al bene comune. Infine, il moralista non applica a se stesso la rigidità che applica agli altri: lo stesso comportamento è giudicato in modo diverso in funzione di chi ne è responsabile: la morale è almeno doppia! Forse che la politica o l'economia dovrebbero fare a meno della morale? È esattamente il contrario: abbiamo bisogno di etica come non mai! È anche una questione di sopravvivenza: la crisi generale che viviamo da anni con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti disoccupazione, malasanità, malascuola, impoverimento, denatalità - è innanzitutto una crisi morale che, ovviamente, non riguarda solo la Calabria e il resto del Paese, ma il mondo intero. Per quanto ci riguarda, considerando le nostre condizioni già precarie, l'assenza di vera moralità ci sta devastando e la Calabria va verso la desertificazione. Con frequenza si invitano i calabresi a ribellarsi alla mafia, come se fossimo l'unica realtà a vivere questo problema, a volte, l'invito è un modo di accusare in modo generalizzato secondo stereotipi consolidati, altre volte è un modo per giustificare l'inettitudine di chi governa e che si spende per il Sud solo con qualche parola priva, ormai, di significato. Si, abbiamo molti motivi per ribellarci: potremmo cominciare a mandare a quel paese i moralisti e tutti coloro che continuano a presentare la Calabria sempre e solo allo stesso modo, nella speranza di farsi notare, di restare a galla nel mondo dell'informazione. Tornare a considerare il valore della morale in politica e nell'amministrazione della cosa pubblica è urgente! Giuseppe Giarmoleo

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ella paura “

A A VOLONTÀ! MA DELLA LOTTA ALLA ‘NDRANGHETA, AL POTERE A PROPRIO NULLA. MOLTO PIÙ INTERESSATO A INCANALARE LA ER NASCONDERE IL VENTRE IMMONDO CHE GENERA COSTORO. gran madre di tutte le mafie! Ma bisogna far in modo che la gente non lo capisca! Bisogna incanalare la paura contro l’immigrato, il piccolo criminale (che va combattuto con severità), il “mostro”. Tutto serve per nascondere il ventre immondo che genera costoro. Bisogna costruire delle discariche umane, prigioni, campi profughi, ghetti urbani, da riempire con i reietti delle Terra per costruire il potere e l’immensa fortuna dei pochi. Bisogna indicare il falso nemico per nascondere quello vero. Trump ha trovato i poveri messicani, sfruttati da generazioni, e li agita dinanzi agli occhi del popolo credulone e in perenne ricerca di un “capo”, come il nemico da circondare con un muro. Crescono e si diffondono i leader populisti, i divi antimafia, (accanto a tante persone serie che le mafie le combattono davvero e ne sopportano le conseguenze). Panna montata a volontà! Non pensate neanche per un attimo che io sia indulgente verso chi usa la violenza. Ho sempre dinanzi agli occhi la foto del piccolo “Coco’” assassinato ad appena tre anni dalla manovalanza mafiosa. Conservo nella mia mente l’immagine dei balordi che, qualche girono fa, nel-

l’ospedale di Catania sono andati all’assalto di un medico. Ho visto in tv la scena dei camorristi che a Napoli hanno sparato contro gli ambulanti di colore che si rifiutavano di pagare il pizzo e hanno colpito una bambina di dieci anni. Ed è appunto perché sono contro la violenza – a qualunque livello e sotto qualunque forma – che sono decisamente contro il nuovo “ordine” che si va imponendo. Sono contro questo concentrato di miseria umana e di violenza che sono le galere. Ci sarebbero mille altri modi, e tutti più sicuri, per punire, neutralizzare, recuperare (quando è possibile) i “criminali”. So altrettanto bene che in carcere si entra anche da perfetti innocenti. Sabato scorso la Rai ha mandato in onda una trasmissione sconvolgente: “Sono Innocente”. Sono state raccontate le storie infami di persone perfettamente innocenti – al di là di ogni ragionevole dubbio – estranei a ogni condotta illecita e finiti in carcere per errori giudiziari. Io direi per colpa grave che nessuno pagherà mai. Bisogna mostrare i muscoli, soprattutto quando non si corre pericolo, per incutere paura ai deboli e così il “braccio violento della legge” si abbatte sugli innocenti.

Concludo: Durante la visita al carcere di San Pietro di Reggio, abbiamo visto un bel laboratorio “inaugurato” una decina di anni fa dall’ex ministro Mastella: un moderno capannone, macchinari di avanguardia, attrezzi da lavoro. Mai entrato in funzione, tutto è in rovina. Qualora l’avessero fatto funzionare, avrebbe tolto dall’ozio forzato, dai cattivi pensieri, dall’abbiezione centinaia di detenuti che sono passati in questi dieci anni da quel carcere. Avrebbe dato loro un mestiere, una possibilità di riscatto. Avremmo avuto un centinaio di delinquenti in meno e molti lavoratori in più! Sarebbero bastati qualche migliaio di euro per farlo funzionare. Probabilmente quanto ci costa una sola ora di scorta destinata a qualche personaggio che la deve esibire come segno distintivo della propria autorità. Perché nessuno se ne è mai curato? Perché della lotta alla ‘ndrangheta al “potere” vero – che di “ndranghete” vive e sulle “ndranghet" cresce – non gliene fotte proprio nulla. Molto più interessato a inscenare costose fiction o, meglio, lunghe telenovele che possono andare avanti all’infinito.

Lo Stato sociale, costruito con tanta fatica e tante lotte, viene smantellato pezzo per pezzo. Questa è la vera grande rapina. La gran madre di tutte le mafie che mira a costruire discariche umane, prigioni, campi profughi, ghetti urbani, da riempire con i reietti delle Terra per costruire il potere e l’immensa fortuna dei pochi.


IN BREVE

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Si è svolta domenica scorsa la celebrazione del battesimo della piccola Patricia, la più piccola ospite del progetto Sprar di Gioiosa Jonica. A celebrare la funzione, simultaneamente tradotta in lingua inglese per agevolare la comprensione dei genitori della bambina che ancora non praticano a pieno la lingua italiana e per la comunità nigeriana presente, accorsa dai paesi limitrofi, padre Michele Ceravolo. Presente anche il sindaco di Gioiosa Jonica Salvatore Fuda, unitosi agli ospiti per festeggiare un momento di tale culturale ed emotiva.

Gioiosa Jonica: Il battesimo di Patricia diventa occasione di scambio culturale L’ANGOLO DI PARRELLO

Giuseppe Anzalone dirigerà il commissariato di Siderno

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A Platì una gigantografia per ricordare il vigile Nazareno Garreffa

Locri: AIGA dona un defibrillatore alTribunale civile

L'amministrazione comunale di Platì ha voluto ricordare con una gigantografia il vigile urbano Nazareno Garreffa, scomparso prematuramente il mese scorso all'età di 51 anni, dopo essere stato colto da infarto. Una dolce e gradita sorpresa per i familiari di un uomo sempre ligio al dovere, che ha svolto con diligenza e zelo il prezioso ruolo che ricopriva all'interno del piccolo comune aspromontano. In questi giorni una rotazione dei vertici degli uffici della Polizia sta interessando la provincia di Reggio Calabria secondo quanto prescritto dal progetto complessivo di rinforzo organico che il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministro dell’Interno ha previsto su tutto il territorio. Nell’ambito della suddetta riorganizzazione interna degli uffici della Questura, ai nuovi incaricati preso i commissariati di Reggio Calabria, Gioia Tauro e Lamezia Terme si aggiungerà anche il neo Primo Dirigente della Polizia di Stato Giuseppe Anzalone, già Dirigente della Squadra Mobile di Messina e da oggi capo del Commissariato di Polizia di Stato di Siderno.

Casanova, plesso scolastico con la vocazione del teatro. Con Civitas Solis un 2016 di progetti d'eccellenza E così, anche quest'anno gli alunni della scuola primaria e dell'infanzia del plesso di Casanova hanno realizzato un "Recital Natalizio" con canti e momenti di riflessione; il tema, questa volta, è stato quello della solidarietà. Si cerca, anche così, di sensibilizzare tutti quanti ad assumere un impegno concreto per aiutare chi in questo momento soffre. Far recitare i piccoli significa, soprattutto nella scuola, armonizzare cultura e sentimento. Un elogio, dunque, al Dirigente Scolastico, agli Insegnanti ed a tutto il Personale. Bravissimi anche tutti gli alunni e chissà che qualcuno di loro da grande non possa intraprendere la carriera teatrale - cinematografica regalandoci un "Romeo e Giulietta " in chiave moderna. Franco Parrello

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Si è svolta mercoledì mattina, presso il Tribunale Civile di Locri, la conferenza stampa indetta dal Presidente Rodolfo Palermo per la consegna, da parte dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati di Locri, di un defibrillatore per la sede degli uffici giudiziari. Palermo ha espresso il proprio ringraziamento all’AIGA, che con l’impegno dei propri iscritti ha effettuato una donazione che il presidente considera indispensabile e che si augura possa essere fatta al più presto anche presso la sezione penale, considerato che la delicatezza delle questioni affrontate presso i tribunali di Locri, purtroppo, sono spesso causa di situazioni di emergenza.

A inizio settimana si è tenuta la conferenza stampa dall’associazione Civitas Solis, tra le principali realtà del terzo settore attive nel territorio, per discutere del bilancio delle attività sociali svolte nel 2016 e presentare le iniziative previste per il 2017. Nella conferenza, cui hanno preso parte il vescovo Mons Francesco Oliva, il Presidente della Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria, Bruno Muscolo e il Presidente del consiglio comunale di Locri, Avv. Maio, sono stati illustrati i progetti ritenuti «d'eccellenza» e svolti sia a livello locale che internazionale dall'associazione locrese e rivolte principalmente alle giovani generazioni.

CALABRESE PER CASO * di Giuseppe Romeo

Città e area (poco) metropolitana Ci sono alcune novità che il Sud ogni tanto prova a sperimentare e, quando lo fa, ci rendiamo conto che novità non sono perché siamo solo i soliti ritardatari. Il 2016 ci ha lasciati con una nuova eredità burocraticoamministrativa che in nome di un efficientismo non ben chiarito, e di una razionalizzazione non certo di teutonica intenzione, si è concretizzata nell’istituzione della città metropolitana di Reggio Calabria e della relativa area metropolitana. Un istituto non nuovo in verità, che si muove su due parole chiave: conurbazione e interazione. La prima giustifica una sorta di prossimità diffusa di aspetti che avvicinano gli spazi suburbani e le comunità che fanno da contorno alla città metropolitana secondo un’idea di governance che dovrebbe essere più aderente alle esigenze di popolazioni che vivono simbioticamente al capoluogo, soprattutto per l’accesso ai servizi. La seconda forse è quella più interessante: interazione. Ovvero, il ritenere che ogni aspetto della vita politica, economica e sociale sia caratterizzato da un’interdipendenza tale da sommare i destini delle diverse comunità e le loro aspettative. Ora, al di là di nascondersi dietro un funzionalismo di circostanza, diventa poco corretto non tener conto che l’istituto delle aree metropolitane, introdotte più di vent’anni fa con la legge n.142 del 1990, non doveva rispondere solo ad un criterio politico, ma organizzativo. Un criterio di definizione di progetti comuni che non periferizzassero le comunità distanti dal centro, realizzando migliori performances di governance amministrativa. Cioè, per dirla con una frase più semplice, l’istituto della città metropolitana e della relativa area metropolitana avrebbe dovuto migliorare l’azione amministrativa e di indirizzo politico diretto verso collettività territoriali di diverso livello. Ebbene, in quest’ottica di sviluppo di un’idea interessante, ma non nuova, forse è proprio lo scopo della città

metropolitana, e della sua area, che si è già perso dietro le cortine del gioco politico volto a redistribuire cariche e nomine. In questo gioco tipicamente nostrano, ma di verghiana memoria, ci si è dimenticati, forse, di considerare che la città metropolitana è soprattutto un’idea di governo di un’area metropolitana che, superando il limite della provincia, si approssima ad essere una formula di autonomia che richiede capacità di progetto e organizzative di non poco conto. Disporre di una realtà metropolitana che si presenta come articolata suddivisione solo di cariche e non di idee e soluzioni non è certo molto coerente con lo scopo e rischia di trasformarsi, nuovamente, nell’ennesima occasione persa. D’altra parte i biglietti da visita presentati, o meglio non presentati, non sono da poco conto. Una realtà imprenditoriale non ricondotta a sistema. Trasporti che tutto lasciano intendere salvo di essere infrastrutture a sostegno di una realtà allargata, poiché non sinergicamente parte di un progetto di mobilità integrata che comprende persone e beni in un modello di trasporto che crea efficienze. Una sanità che va per conto proprio e che non si interfaccia con le comunità periferiche. Aeroporti in procinto di chiudere. Ferrovie senza futuro. Progetti di urbanizzazione che vanno da soli, inseguendo la cementificazione del possibile piuttosto che il recupero del suolo. Porti che rischiano di essere decontestualizzati dal loro mercato di riferimento e rilocalizzati in posizioni di marginalità economica. Insomma, l’unica novità è che in questo nuovo anno parole come interconnessione, intermodalità, interoperabilità, riorganizzazione, infrastrutturazione sono termini che non hanno trovato un loro significato…proprio come le due parole iniziali sulle quali si sarebbe dovuta giustificare e realizzare un’idea metropolitana: conurbazione e interazione.


SOCIETÀ

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DOMENICA 15 GENNAIO 10

La Calabria non vuole salvarsi dal terremoto La nostra Regione ha ricevuto 130 milioni di euro dal Fondo Nazionale per la Prevenzione del Rischio Sisimico, la percentuale più alta, ma non riesce a usarli Nel 2009 con la legge 77, all’indomani del terremoto dell’Aquila, la cui ricostruzione è ancora in corso viene istituito il Fondo Nazionale per la Prevenzione del Rischio Sismico: e da quella data al 2016 vengono messi a disposizione 963 milioni di euro, ripartito tra le regioni a maggiore sismicità. I comuni possono individuare interventi strutturali di rafforzamento locale o di miglioramento sismico o, eventualmente, di demolizione e ricostruzione, degli edifici pubblici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali essenziali per le finalità di protezione civile, e sono consentiti interventi strutturali di rafforzamento locale o di miglioramento sismico o, di demolizione e ricostruzione di edifici privati, nonché le opere urgenti e indifferibili per la mitigazione del rischio sismico oltre gli studi di micro-zonazione sismica

utili per determinare la presenza dei materiali sul sito che causano l’amplificazione dell’onda sismica: un modo per contenere i danni delle scosse. Certo quel miliardo è una cifra insufficiente per l’entità del problema, una goccia in mezzo a un oceano e i due terremoti del 2016 ci hanno drammaticamente ricordato di quanto siamo fragili senza prevenzione. Tuttavia le Regioni e i comuni hanno speso in piccola parte quello che era a disposizione. In Italia dal 2010 al 2016, su 4000 interventi finanziati, ne hanno concluso appena 660. La Calabria ha ricevuto 130 milioni di euro dei 963 del fondo, la percentuale più elevata, ma non riesce a usare i fondi per la prevenzione del rischio pur avendo tutto il suo territorio a elevato rischio sismico. Alla data odierna sembrerebbe che dei 152 interventi pubblici finanziati 6 sono

stati definanziati, 40 risultano in corso da cinque anni, 75 in cerca di progetto, 12 non pervenuti perché i comuni hanno dimenticato di fornire la documentazione e solo 19 i completati. Il comune di Catanzaro ha il progetto del ponte nel cassetto ma i lavori non partono. Forse in queste settimane si avvierà la gara per trovare la ditta. Tempo stimato per la ricostruzione? Non pervenuto. E per i privati? Il 90% delle richieste sono irregolari ma non si è ancora riaperta la graduatoria. Su un totale di 1932 domande finanziate, i lavori sono conclusi solo in 41 casi. Per la Protezione Civile regionale, la legge 77 è troppo complicata e i Comuni non possono farcela. In realtà i comuni non pubblicano i bandi e lo fanno in ritardo. Locri lo ha fatto per l’ultima volta nel 2013. Pasquale Giurleo

Il lungomare più bello d'Italia diventerà ancora più bello Nel solco degli obiettivi dell'Amministrazione Falcomatà, che ha decisamente puntato su un restyling urbanistico della città come cavallo di battaglia della sua azione politica, viene posta un'altra pietra, la riqualificazione di quel tratto di terra compresa tra il Lungomare Falcomatà e la zona Porto e che tanto ha dato alle generazioni di giovani che negli anni d'oro della balneazione reggina, usavano passare lì parte delle vacanze estive. Laddove l'antica Rada dei Giunchi abbraccia, in un contesto unico di venti che si mescolano, un Porto forse mai pienamente realizzato. Il progetto, ambizioso e determinante in una zona da troppi anni abbandonata al degrado, costerà 11 milioni di euro, soldi finanziati con i fondi P.I.S.U, progetto integrato di sviluppo urbano e riguarderà la riqualificazione di una storica via reggina, quella di Porto Andiloro, la riqualificazione della storica pineta Zerbi e la realizzazione di una passeggiata, con numerose aree verdi, dei parcheggi con pensiline fotovoltaiche ed un nuovo termi-

nal bus. L'opera pubblica in analisi sarà certamente d'impatto e non solo per mere considerazioni estetiche. Considerata la mole giornaliera di pendolari che

lavorano a Messina e dintorni, la nuova passeggiata rappresenterà anche un nuovo mezzo per raggiungere, più velocemente e non rischiando l'incolumità camminando ai bordi

della fine della strada sopraelevata del Porto, il centro cittadino. La fine della passeggiata sarà infatti il piazzale della storica stazione ferroviaria marittima, ove è presente l'attracco degli aliscafi,

utilizzati da centinaia di cittadini ogni giorno. I padri fondatori della Grande Reggio post terremoto del 1908 - la cui idea originale abbiam visto parzialmente concretizzata solo sulla carta, sul finire degli anni '20 - partorirono l'idea di un tessuto urbano unito, un tessuto che potesse rendere una vasta omogeneità di quartieri e frazioni come corpo fondante di un'unica città. Questo progetto di integrazione, lungimirante per i tempi in cui fu concepito, non ha mai visto pienamente la luce, portando all'attuale Reggio, ossia un vasto insieme di quartieri e frazioni, ancora non perfettamente collegati. Il progetto in esame, se si considerano anche i lavori in atto sulla parte sud della città, in prossimità del "templietto", altro non è che la manifestazione della volontà di fare un unico tratto percorribile, sul lato marittimo, che colleghi Bocale fino all'ultima frazione della città, Catona. La volontà di fare un'unica grande città. Antonio Cormaci


SERVIZIO DI INFORMAZIONE PER I CITTADINI, numero verde:

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Tutti i bandi sono disponibili sul sito dell’Unione Europea e della Commissione Europea Rappresentanza in Italia: www.europa.eu.int www.europa.eu.in/italia - Per maggiori informazioni è possibile contattare i nostri uffici: Centro di informazione dell’UE - Europe Direct “Calabria&Europa”

info: Palazzo Ameduri, piazza dei Martiri 89046 Gioiosa Ionica

Tel: 00 39 0964 412400 - fax 0964 342022 email associazioneeurokom@tiscali. it

Prende il via“l’Europa delle Opportunità” Un’azione di comunicazione per far conoscere il Fondo Europeo per gli investimenti Immediato l’avvio della nuova azione di comunicazione sul Fondo Europeo per gli investimenti pensata da Eurokom come Edic “Calabria&Europa” per il territorio calabrese e della Locride. Si tratta del progetto annuale “L’Europa delle Opportunità” approvato dalla Commissione Europea in Italia e rientrante tra le azioni di comunicazione del Piano Junker. Giovedì 12 gennaio si è tenuto a Roma il primo coordinamento nazionale presso la sede della Commissione Europea, cui hanno partecipato il direttore dell’EDIC Calabria&Europa Alessandra Tuzza e il Vice Presidente Eurokom Loredana Panetta. L’azione, che ha segnalato un’ottima valutazione per la qualità progettuale, entrerà pienamente nel piano Nazionale ed Europeo per la divulgazione del Piano Junker per le piccole e medie imprese e prevede la realizzazione di un campagna di comunicazione con meeting regionali e locali attivazione di pagine web dedicate e continua interconnessione con i media regionali e nazionali. L’obiettivo generale dell’azione è quello di contribuire alla campagna di sensibilizzazione in atto condotta dall’Unione Europea al fine di promuovere la conoscenza del Fondo Europeo per gli investimenti strategici, gestito insieme alla Banca Europea degli Investimenti (BEI) e finalizzato a sostenere azioni per le piccole e medie imprese, nonché azioni finanziate dai programmi dell’UE a favore dell’occupazione della crescita e degli investimenti. Nello specifico in Calabria si realizzeranno nei prossimi mesi due conferenze destinate a promuovere il piano di investimenti e altri programmi UE a favore della crescita, dell'occupazione e degli investimenti ed i loro risultati. Le azioni si realizzeranno in cooperazione con gli enti locali, i partner della rete Enterprise Europe Network, le organizzazioni di categoria a livello locale, i media locali e regionali, le commissioni regionali ABI. Gli eventi serviranno anche a far conoscere anche le storie di successo di piccole e medie imprese operative in ambito nazionale ed europeo che hanno beneficiato di finanziamenti messi a disposizione dall'UE. L’Europa delle Opportunità intende promuovere, a livello locale e regionale in Calabria la conoscenza di quanto l’Europa fa per promuovere gli investimenti e la crescita in un periodo di crisi econo-

Cos’è l’EFSI in Breve Il Piano degli investimenti per l'Europa: rafforzare l'occupazione e la crescita (EFSI) è un'iniziativa lanciata congiuntamente dal Gruppo BEI - Banca Europea degli Investimenti (BEI) e il Fondo Europeo per gli investimenti (FEI) e la Commissione europea per aiutare le regioni d’Europa a superare il divario degli investimenti in corso nella UE attraverso la mobilitazione di finanzia-menti privati per gli investimenti strategici. EFSI è uno dei tre pila-stri del piano di investimenti per l'Europa che mira a rilanciare gli investimenti in progetti strategici in tutta Europa al fine di garanti-re che il denaro raggiunga l'economia reale. L’EFSI dovrebbe sbloccare ulteriori investimenti dall’importo di almeno EUR 315bn nel corso di un periodo di tre anni. È finanziato congiuntamente dall'UE e dalla BEI (Banca Europea per gli investimenti). Si potrà beneficiare di una garanzia finanziata dal bilancio UE di 16 miliardi di euro; la BEI contribuisce un ulteriore 5 miliardi di euro per EFSI in contanti. L’EFSI ha due componenti volte a sostenere progetti con ampia ammissibilità di settore: La finestra delle PMI attuata attraverso il FEI e le infrastrutture con la finestra dell’Innovazione sostenuta attraverso la BEI. Gli strumenti finanziari utilizzati ai fini della Finestra EFSI PMI sono principalmente costituiti da garanzie e partecipa-zioni. Maggiori info su http://www.eib.org/efsi/howdoes-a-project-get-efsi-financing/ex.htm

mica dilagante ed in contesti particolarmente complessi. Il Piano Junker con lo strumento per le piccole e medie imprese parte dalla consapevolezza che a causa della crisi economica, a partire dal 2007 gli investimenti in Europa hanno subito una significativa riduzione di circa il 15% , ciò ha portato ad una riduzione della crescita, della competitività e quindi dell’occupazione. Il piano per la crescita e l’occupazione lanciato dal Commissione Europea ha come obiettivo di mobilitare risorse sia pubbliche che private finalizzate a supportare investimenti per 315 miliardi di Euro in tre anni, sostenere gli investimenti nell’economia reale e quelli finalizzati a creare un ambiente favorevole a nuovi investimenti. Al maggio 2016, l'Efsi (European Fund for Strategic Investments) ha approvato 64 progetti infrastrutturali e di innovazione, con finanziamenti per 9,3 mld di euro, e 185 accordi di finanziamento per piccole e medie imprese, a beneficio di 141.800 start-up, piccole e medie imprese e aziende a media capitalizzazione (mid cap), per altri 3,5 mld; il totale dei finanziamenti erogati dall'Efsi è di 12,8 mld di euro, che si prevede inneschino investi-

menti per un totale di 100 mld, grazie all'effetto leva, con la mobilitazione degli investimenti privati. Proprio l’Italia risulta essere a giugno del 2016 il maggiore beneficiario del piano Juncker (tallonata dalla Francia; seguono, più distanziate, Regno Unito e Germania), con quasi un terzo (44.840) delle piccole e medie imprese finanziate. Al momento ci sono 28 accordi approvati con banche, che fanno da intermediari, per 353 mln, che si prevede inneschino 7,8 mld di investimenti. Tra le banche coinvolte figurano Credem, Bper, Creval, Mediocredito Trentino Alto Adige, Banco Popolare, Banca Popolare di Bari. Nello specifico l’Edic “Calabria&Europa” con il supporto di un ampio partenariato punterà a: far conoscere alle PMI della Calabria ed in particolare della Locride (area con forti problemi di ritardo

Bandi e programmi in scadenza Bando comunitario: "Strumento Pmi/Fase I^ - III^ data intermedia 2017/Horizon 2020” E’ attivo l’Invito a presentare proposte per lo Strumento per le Piccole e Medie Imprese, reso pubblico nell’ambito dell’Azione ‘Leadership industriale’ del Programma Horizon 2020 per la Ricerca e l’Innovazione. Lo Strumento Pmi è uno schema di finanziamento per le Aziende che sviluppano innovazione al fine di guadagnare competitività sui mercati nazionali e internazionali. Obiettivo dello stesso è quello di sviluppare e sfruttare il potenziale innovativo delle Pmi colmando le lacune nel finanziamento della fase iniziale ad alto rischio della ricerca e dell'innovazione, secondo una logica bottom-up. Per il biennio 2016-2017, il bando coprirà i seguenti topic: *SMEInst-01-2016-2017:”Open Disruptive Innovation Scheme”; *SMEInst-02-2016-2017:”Accelerating the uptake of nanotechnologies advanced mate-

rials or advanced manufacturing and processing technologies by SMEs”; *SMEInst-03-2016-2017:”Dedicated support to biotechnology SMEs closing the gap from lab to market”; *SMEInst-04-2016-2017:”Engaging SMEs in space research and development”; *SMEInst-05-2016-2017:”Supporting innovative SMEs in the healthcare biotechnology sector”; *SMEInst-06-2016-2017:”Accelerating market introduction of ICT solutions for Health, Well-Being and Ageing Well”; *SMEInst-07-2016-2017:”Stimulating the innovation potential of SMEs for sustainable and competitive agriculture, forestry, agrifood and bio-based sectors”; *SMEInst-08-2016-2017:”Supporting SMEs efforts for the development - deployment and market replication of innovative solutions for blue growth”; *SMEInst-09-2016-2017:”Stimulating the innovation potential of SMEs for a low carbon and efficient energy system”; *SMEInst-10-2016-2017:”Small business innovation research for Transport and Smart Cities Mobility”; *SMEInst-11-2016-2017:”Boosting the potential of small businesses in the areas of climate action, environment, resource efficiency and raw materials”; *SMEInst-12-2016-2017:”New business models for inclusive, innovative and reflective societies”; *SMEInst-13-2016-2017:”Engaging SMEs in security research and development”.

di sviluppo e alti tassi di disoccupazione e inoccupazione ), esempi positivi di progetti d’investimento le opportunità offerte dal Piano europeo degli investimenti e dai sui strumenti di attuazione tramite la presentazione di casi pratici e testimoni privilegiati; far conoscere al grande pubblico, tramite l’azione di disseminazione degli eventi, cosa l’Unione Europea sta facendo per rafforzare l’Economia reale, sostenere la crescita e creare nuovi posti di lavoro in una regione come la Calabria ed in particolare nei suoi territori marginali dove si registrano alti tassi di disoccupazione e la chiusura di diverse PMI; Informare direttamente le PMI, i comuni, i policy maker ed indirettamente i cittadini, tramite la presentazione di esperienze positive, sulle opportunità di sviluppo, crescita e creazione di nuovi posti di lavoro che possono derivare dagli strumenti del Piano Europeo e dall’integrazione di questi strumenti con i fondi a gestione indiretta e diretta come i programmi operativi regionali e nazionali, i programmi Horizon 2020 ecc.; Creare momenti di ascolto attivo, dialogo e interazione tra esperti, PMI, rappresentanti di Istituti di credito locali, politici e tecnici degli enti locali sul tema della crescita economica tramite i fondi e gli strumenti messi a disposizione dalla Commissione Europea. “Si ritiene così, come Edic Calabria&Europa, di fornire un supporto di primo piano al comparto produttivo calabrese - sostiene il direttore dell’Edic Calabria&Europa Alessandra Tuzza, responsabile del nuovo progetto - riuscendo ancora una volta dal cuore della provincia Reggina a parlare un linguaggio europeo premiato da riconoscimenti di ambito nazionale e comunitario grazie al quale si moltiplicano le azioni a disposizione delle crescita del nostro territorio. Presto sul sito www.eurokomonline sarà attivo un link di riferimento ed una pagina dedicata al progetto e inizierà la campagna sui social media gestiti dall’Edic”.

Per il 2017 si prevedono scadenze trimestrali per la Fase I a partire dal 15 febbraio, quindi il 3 Maggio; il 6 settembre l’otto Novembre; Per la fase II il 18 Gennaio, il sei Aprile; il primo Giugno; e il 18 Ottobre. Link: http://ec.europa.eu/research/participants/portal/desktop/en/opportunities/h2020/ calls/h2020-smeinst-20162017.html#c,topics=callIdentifier/t/H2020SMEInst-20162017/1/1/1&callStatus/t/Forthcoming/1/1/0&c allStatus/t/Open/1/1/0&callStatus/t/Closed/1 Invito a presentare proposte sul programma ‘Exascale HPC ecosystem development’ Horizon 2020" Scadrà il 26 Settembre 2017 il termine ultimo per poter presentare proposte ‘Exascale HPC ecosystem development’ nell'azione ‘FET Proactive – High Performance Computing’, nell'ambito del Pilastro Excellent Science di Horizon 2020. Attraverso la prensete call si intende creare le condizioni ottimali per collaborazioni multidisciplinari su tecnologie future ed emergenti e l'avvio di nuovi ecosistemi di ricerca e innovazione europei. In particolare, le Azioni ‘FET Proactive’ saranno focalizzate su progetti di ricerca in ambiti emergenti. Stanziamento: Il budget a disposizione per questa linea sarà di 44 milioni di Euro, per il 2017.


ATTUALITÀ

Aldo De Le

Impronta di g

el Novecento sidernese, tra tanti personaggi da conservare nella memoria collettiva, si distinguono due nomi che in diversi periodi del secolo diressero a lungo l’Ufficio del lavoro (istituito nel 1927 col nome di Ufficio di collocamento, oggi chiamato Centro per l’impiego), con una dedizione verso le necessità dei disoccupati che superava i normali doveri burocratici. Si tratta di Amedeo Puntura, che si occupò dell’Ufficio nel periodo fascista, e di Aldo De Leo che svolse la stessa funzione negli anni della Prima Repubblica. Nel racconto popolare che si tramanda, queste due persone hanno rappresentato un esempio di servizio pubblico e di galantomismo (per usare un termine che un tempo designava la dignità, l’impegno e la disponibilità delle persone perbene nelle istituzioni e nella comunità). Dei due amici cogliemmo, per vaghe confidenze, un aspetto peculiare, che ci ha suggerito l’abbinamento. Puntura, fiero anziano nostalgico che perdette il suo unico figlio in guerra, ci raccontava di una fase eroica della sua attività, quando egli s’era imposto, col suo carattere più che col suo grado di funzionario, sulla autorità federale provinciale del PNF per non far discriminare alcuni compaesani avversi al regime, ai quali veniva preclusa l’assunzione. Mutati i tempi, anche De Leo, nel rispetto della legalità repubblicana e del buon senso civico, si adoperò da collocatore per dare indicazioni e trovare soluzioni a numerosi richiedenti, senza badare alle tessere dei partiti: molti lavoratori che ebbero sistemazio-

D

ne, ormai pensionati, gliene sono ancora grati. Aldo De Leo, che fu anche consigliere comunale della Democrazia Cristiana, ebbe per zio paterno il primo sindaco di Siderno nominato nel 1943 dopo la caduta del fascismo su designazione di tutti i partiti del CLN e in carica fino al 1946, Antonio De Leo; ed ebbe per fratello Domenico, che a lungo presiedette la Pro Loco (tempo dopo la sua morte Aldo subentrò nell’incarico, tenendolo a sua volta per molti anni). Aldo, che ha concluso la sua esistenza terrena a 85 anni, era l’ultimo esponente novecentesco di una prestigiosa famiglia di cattolici sidernesi impegnati nell’industria e nelle professioni. I De Leo avevano eretto sui loro terreni collinari di Zammariti (in prossimità della cava di argilla, del frantoio e della clinica di loro proprietà) una chiesetta rurale, dove fino ai primi anni Settanta i viandanti e i contadini del luogo sostavano per una preghiera. La piccola costruzione di mattoni e tegole è ancora visibile in un recinto nella contrada ormai urbanizzata. Aldo era orgoglioso di aver ideato iniziative culturali (Premio letterario, da lui presieduto per tredici edizioni), di aver contribuito alla fondazione di strutture sportive (Tennis Club) e di aver promosso attraverso la Pro Loco eventi che diedero vitalità e lustro al paese accompagnandone l’evoluzione. Difendeva le sue “creature” da ogni critica che egli ritenesse ingiusta, come capitò anche su questo giornale. Adesso queste brevi righe servano a onorare la sua impronta di cittadino fieramente affezionato al proprio paese. F.D.C.

È stata consegnata nei giorni scorsi in Piazza Portosalvo a Siderno una delle 5 Smart Forfour messe in palio dal concorso Assicurati & Premiati indetto dalla Società Cattolica Assicurazioni. Ogni due mesi, infatti, tra tutti i partecipanti che avranno sottoscritto, tra la data di compilazione del coupon di gioco e il termine del bimestre di riferimento, una nuova polizza Cattolica tra quelle in promozione* verrà estratto il fortunato vincitore di una delle 5 Smart Forfour in palio. Il concorso della Società Cattolica Assicurazioni prevede anche estrazioni instant win: alla compilazione del coupon, il partecipante potrà vincere subito uno dei 120 premi in palio tra 10 Apple Watch, 40 Bose Soundlink Mini, 70 Kobo eReader. Inoltre, tutti i partecipanti che avranno compilato il coupon di gioco e

che risulteranno clienti sottoscrittori delle polizze Cattolica tra quelle in promozione*, con sottoscrizione effettuata nel periodo di validità del concorso compreso tra l’8 aprile 2016 e il 31 gennaio 2017, parteciperanno automaticamente alla super estrazione finale con in palio una BMW Serie 1. Non farti sfuggire questa occasione: sottoscrivi una nuova polizza con Cattolica Assicurazioni presso l’Agenzia Generale di Siderno Battisti in via Cesare Battisti a Siderno e prova a iniziare un anno da premiato. *Elenco prodotti nel regolamento, disponibile presso le Agenzie Cattolica o richiedendolo al proprio Consulente Previdenziale di fiducia. **Le immagini dei premi sono indicative. Concorso valido dal 08/04/2016 al 31/01/2017. Totale montepremi presunto: euro 111.270.


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DOMENICA 15 GENNAIO 13

LA SCOMPARSA n questa gelida giornata d’inverno, intrisa di tristezza, ci ha lasciato in nostro caro “Presidente ALDO DE LEO”, Chi lo ha conosciuto come me, ha avuto modo di apprezzarne le qualità, io lo conobbi, quando ero ancora ragazzo, Lui all’epoca era dirigente dell’ufficio del lavoro, e per noi ragazzi disoccupati che andavamo a timbrare il cartellino, rappresentava una Autorità, e per questo lo chiamavamo comunemente “Don Aldo”. Da allora, la mia conoscenza e la mia stima, ma il vero rapporto di amicizia, inizia nel momento in cui Lui assume la Guida della Proloco, nell’anno 1995. Allora, notai, che c’era qualcosa che ci univa, che in un certo senso ci legava. Dopo una intensa attività di volontariato con la Proloco, piena di soddisfazioni, ma anche di momenti di sconforto, di difficoltà, Scoprii, questo suo desiderio di dare di dare qualcosa alla Città, alla Comunità, di dare senza ricevere nulla a livello personale, e che ciò lo gratificava, anzi ci gratificava entrambi. Mi ricordo quando nelle circostanze di sconforto, Lui diceva, Io lascio ragazzi !!!. Poi rientrava nella sua idea, ma non ha mai, dico mai!! Detto “non ne vale la pena”. Questo è il senso del suo amore verso la Città. E’ allora, che nasce questo rapporto di amicizia vera, la forte condivisione di un idea di Città possibile e la consapevolezza che bisognava fare qualcosa per la Comunità era la prospettiva che ci legava in questo sincero rapporto di amicizia. Tanto era forte il suo amore per questa Città, che lo assunse come impegno; infatti si prodigo in uno scritto, e pubblico’ un libro intitolato “UN IMPEGNO PER LA CITTA’”. Questo era Aldo DeLeo, un uomo di sani prncipi, di una elevata dirittura morale e di alto spessore culturale, animato da un forte sentimento di amore verso la sua Città. Non mi dilungo più, anche se avrei tante cose di dire, Esprimo la mia vicinanza ai familiari e Porgo il mio Cordoglio . Da Cittadino dico Grazie Aldo Deleo per quello che ci hai dato; Da Amico dico Grazie Aldo Deleo per gli insegnamenti dei quali faro Tesoro. ADDIO!!! Mimmo Catalano

I

eo

a grave notizia della scomparsa del caro amico Aldo De Leo mi ha indotto grande tristezza e profonda commozione. Sento forte il desiderio di esprimere alla signora Graziella, amorevole compagna di una vita, e alle famiglie De Leo e Multari, sentimenti di grande solidarietà e commossa partecipazione al loro dolore. Con la scomparsa di Aldo De Leo, la città di Siderno, perde un altro dei suoi figli illustri, che hanno segnato positivamente il percorso di crescita della Comunità, dalla seconda metà del secolo scorso ai giorni nostri.

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La Città gli sarà sempre grata per l'impegno profuso nelle tantissime attività svolte al servizio della crescita e dello sviluppo socio-culturale. Nella sua lunga attività è stato encomiabile dirigente dell'Ufficio del lavoro, Presidente della Proloco, consigliere comunale, fondatore del circolo del tennis e Presidente del premio letterario "Città di Siderno", che sotto la sua spinta è assurto a notorietà nazionale. In riconoscimento dei suoi grandi meriti, la Città, nell'anno 2016 gli ha attribuito il premio "Gelsomino d'Oro". Alessandro Figliomeni

galantuomo CONCIATI PER LE FESTE

Natale di eccessi? È il momento di rimettersi in forma! e anche quest’anno siete riusciti a sopravvivere al cenone di Natale ma vi sentite leggermente appesantiti dal crudele susseguirsi di festività che vi ha moralmente obbligati a consumare una quantità di cibo pari al fabbisogno mensile dell’intero Ruanda; se vostra nonna, che vi considera in peso forma solo se superate i 125 kg domenica scorsa vi ha preparato appena cinque polpette e i colleghi, al rientro in ufficio, vi hanno scambiato per “quello nuovo”, forse dovreste prendere in considerazione la possibilità di rimettervi in forma. In confidenza, il vostro cuore che vi da del pazzo dopo aver salito una sola rampa di scale non è sintomo da sottovalutare, così come non lo è il risultato delle ultime analisi del sangue, che vi ha rivelato di avere il colesterolo a 750. La vostra perenne stanchezza e il fatto che i vostri glutei comincino a essere contenuti a fatica nella comoda poltrona vintage che avete strategicamente posizionato accanto al camino, inoltre, dovrebbero

S

dimostrarvi che una cura a base di Danacol e verdure bollite potrebbe non essere la soluzione ideale. Dovreste cominciare a pensare, piuttosto, di rimettervi in forma andando in palestra, di diventare il vostro amico che, fresco come una rosa, vi mostra il suo fisico statuario affermando di avere appena concluso una sessione da 6 km di tapis roulant e 200 addominali, non il capodoglio che ciclicamente afferma di volersi iscrivere finendo per non farlo mai! Poi, le palestre, in questo periodo, vi vengono incontro come non accadrà più durante tutto il resto dell’anno, con un pacchetto di offerte che ingolosirebbe chiunque! La palestra è benessere, salute e persino un’occasione per socializzare! Con la vostra iscrizione, infatti, non solo avrete la possibilità unica di conoscere i tanti appassionati che quotidianamente affollano la palestra, ma anche quella di diventarne parte integrante! Davvero non vi ingolosisce la possibilità di perdere tre o quattro chili al mese da qui alla prossima estate?

La sua pelle... come toccar la seta! cchi intensi e piccoli, pelle chiara, morbida, come toccar la seta, viso tondo e paffuto. Angelo, o meglio, Angelino, per il suo aspetto minuto e dolce, era affetto da quella che tutti chiamano sindrome di down. Un modo diverso per dire che era unico! Da sempre insieme a lui, la sorella Franca, donna intelligente, autoritaria, premurosa. Lo sosteneva, lo curava, tanto che la chiamava mamma. Non mollava mai, non si perdeva d'animo nemmeno quando per Angelino l'avanzare dell'età si faceva sentire. Viveva con lui e per lui. Un giorno, poi, arriva il vuoto. Angelino non c'é più. Ed il cuore aumenta i battiti, il respiro diventa più pesante, vibra tutto in mezzo all'anima. Presenza nell'assenza, quell'assenza che si fa sentire, quella presenza che rimane nel cuore. A chi come Angelino ha sofferto, a chi non riesce a dare voce al proprio dolore, a chi dà un senso a questo mondo. A chi, come Angelino, ha accanto una donna che è sorella, è mamma, è vita.

O


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Proponiamo di seguito un ricordo di Cosimo Iannopollo, storico sindaco di Siderno che per più di vent’anni, con il sostegno di socialisti e comunisti, contribuì alla crescita del suo Comune.

Cosimo Iannopollo con alcuni compagni socialisti

Cosimo Iannopollo

La prima volta che Alle amministrative dell’anno millenovecentosettantacinque fui eletto consigliere comunale nelle liste del Partito Comunista Italiano, e alla prima riunione del consiglio rividi un signore, che avevo visto per la prima volta alla fine degli anni cinquanta. Era Cosimo Iannopollo, per tanti anni Sindaco di Siderno. Ritornai con la mente ai miei ricordi e mi rividi ragazzino, una sera di un mite pomeriggio sidernese. Ricostruii tutto l’evento mettendo ordine agli scampoli d’immagini ed ebbi un fremito di emozioni, che turbarono non poco la mia prima giornata quale rappresentante del popolo sidernese. Credo di essere stato assente con la mente quella sera, che mi vedeva seduto fisicamente ma immerso in quella giornata di tanti anni prima. E mi vidi mentre tornavo da scuola con la mia cartella di cartone, il mio grembiule nero e l’ampio fiocco azzurro sotto il bianco girocollo. Frequentavo in quegli anni la scuola elementare di Donisi, quella costruita dal Servizio Civile Internazionale e che in quel decennio ha visto passare la gioventù di quelle vaste contrade, prima di prendere la via dell’emigrazione. L’edificio, benché ubicato nel centro della contrada, era immerso e circondato da ampi prati verdi, pieni di frutti e di ortaggi. Non c’era, in quegli anni, niente di abbandonato e ogni angolo di terra era utilizzato dal proprietario e nelle vicinanze della scuola potevi trovare di tutto. Quasi di fronte alla stessa vi era una casa signorile, abitata da gente che si faceva viva solo in alcuni periodi dell’anno ma tenuta con cura dai suoi contadini. La villa era immersa nel giardino, dal quale era possibile scorgere la variegata quantità di fiori e inebriarsi del loro intenso profumo, perché sempre rigogliosi anche durante il cambio di stagione. Ritorna nella mia mente l’odore intenso del gelsomino giallo e la vastità delle rose, che rubavamo per la nostra maestra, e le pere, le mele, che venivano coltivate dentro queste grandi aree, circondate quasi a

mo’ di un decoroso nascondiglio, dai fiori e dagli ornamenti vari. Ancora più sotto un vasto agrumeto dove trovavi di tutto: arance, clementine, limoni e limoncello, oggi quasi scomparso benché sia un albero di grande pregio e di notevoli particolarità gastronomiche. Un grande impianto d’irrigazione attingeva a un profondo pozzo e funzionava con la forza del traino paziente di un asino. In quel campo trovavi ogni ben di ortaggio, dai cavoli ai finocchi, dalle lattughe, ai pomodori, dalle cipolle alle patate. Insomma trovavi la vita d’intere famiglie, perché gran parte del raccolto era destinata al mercato cittadino o venduta direttamente sul posto. Proprio a ridosso di questo giardino era il ponte, costruito anni prima sempre dal servizio civile internazionale, struttura che abbatté definitivamente l’isolamento di Donisi che, durante l’inverno, doveva ingegnarsi, per attraversare il torrente San Filippo, con una rudimentale passarella in legno. Mi appoggiavo al parapetto del ponte e a mala pena riuscivo a stendere il capo sopra il muretto per guardare l’asino nel suo interminabile girare e ammirare l’acqua spruzzata a intermittenza regolare da un tubo indirizzato a riempire un’enorme vasca, dalla quale partivano diversi canali, fatti da mano esperta, con solchi di terra funzionali a distribuire il prezioso liquido sulla totale superficie coltivata. Appena più sotto, una distesa di gelsomini lungo filari di limoni intervallati da alberi di ulivo: era una florida azienda dedita alla produzione di questi importanti e pregiati fiori, che per secoli hanno reso florida la Calabria intera. Centinaia di alberi di bergamotto rappresentavano altresì una speciale ricchezza per il proprietario di queste terre che non viveva nella nostra città, bensì nella capitale d’Italia. Centinaia di donne e decine di uomini trovavano lavoro in quest’azienda; lavoro duro, che poteva dischiudere prospettive di sviluppo ed invece, sul finire degli anni settanta la desolazione avvolse

“Era una gioia vivere quegli anni d’intensa formazione a ridosso della liberazione del Paese dalla dittatura fascista e sulla strada della costruzione di un sistema democratico. Persino noi bambini, eravamo portati ad ascoltare frammenti di travagli sociali. In famiglia come a scuola”. l’intera area e quel profumo che caratterizzava quei luoghi, e che raccontava di futuro, scomparve e la gente ha visto svanire anche quel sogno. Sentivo parlare le donne quando si riunivano, e ciò capitava spesso, e l’incontro avveniva dai miei nonni o anche a casa mia; sentivo raccontare delle promesse di realizzare fabbriche di profumo e di lavoro per tutte, perché la qualità del gelsomino era tale che lo rendeva unico nella sua tipicità. Svanirono quei sogni e di quei tempi rimane il ricordo di quelle schiere vocianti di donne, che nel buio della notte si dirigevano verso quel posto profumato per raccogliere il bianco fiore. La raccolta doveva avvenire prima che nascesse il sole, perché i raggi caldi avrebbero quasi distrutto la genuinità del prodotto e pertanto generalmente alle

otto del mattino, già tutte le raccoglitrici avevano svuotato il loro sacco che tenevano appeso alla cinta, con la bocca aperta all’insù perché mani veloci lo riempissero in appena due tre ore di rapido e abile stacco dalla pianta di quel pregiato prodotto. In media due chilogrammi di raccolto, ma c’era anche chi ne raccoglieva quattro. Comunque riuscivano a portare un aiuto alla propria famiglia e ad assicurarsi un contributo per la pensione. La strada, che facevo ogni giorno per andare a scuola, d’inverno era un vero torrente e d’estate, a causa del continuo camminare di animali e abitanti, diveniva un’ottima pista per organizzare una gara particolare, quella del formaggio, oppure, come avveniva spesso, sfrecciavamo, noi ragazzi, spingendo un cerchione di bicicletta liberato dalla raggiera, servendoci di un asta di comando fatta di un tronchetto di ramo di ulivo dello spessore di un centimetro di diametro, che avevamo ben pulito dalle imperfezioni e ben levigato. Quella del formaggio vedeva impegnati, invece, i grandi durante qualche bella giornata di primavera o verso il finire dell’estate. Tanti erano i concorrenti e si capiva che bisognava essere abili nel lancio, se non si voleva essere destinati alla sconfitta sicura. Alcuni erano talmente abili che riuscivano con un lancio a far fare alla ruota di formaggio ben stagionato, anche due curve della strada. L’abilità stava appunto nella capacità di superare le curve con il minor numero di lanci possibili e chi arrivava prima al traguardo, si portava a casa quella “Pezzotta” di formaggio che, per il tempo di cui si parla, poteva essere considerata una vincita di buon rispetto. Anche gli spettatori, generalmente noi ragazzi e chi magari non lavorava, dovevano avere l’accortezza a posizionarsi in luoghi sicuri, e per questo si faceva a gara per chi occupava la postazione con una più vasta visione per potersi sentire partecipi alla competizione. Lungo quella strada, ancora priva del tocco della modernità,

non solo si camminava ma si faceva qualsiasi attività che interessasse più persone. Pertanto il ritorno da scuola o anche l’andata la mattina, poteva sortire sorprese tali da attirare l’attenzione di un curiosone come me. Se la sera durante le riunioni attorno al braciere, il racconto diceva di “magarie” e di iettatore, la mattina seguente, non di rado, si dava attenzione a quello che c’era dentro una tegola scorta lungo la strada. Si diceva, infatti, che, se dentro la tegola ci fosse qualcosa di bruciacchiato, o completamente bruciato, era il segno che qualcuno stava scacciando da lui il malocchio ed il primo ad incontrarlo avrebbe dovuto vedersela con la malasorte. Fin troppe sono state le volte che mi sono imbattuto in questo simbolo di atavici segni e mai mi sono fermato per far passare qualche altro, come prescriveva la vecchia e credula usanza. Attraversavo “il segno del demonio” e quasi a mo’ di vanto sfoggiavo il coraggio della noncuranza e della libertà di essere poco incline a tali credenze. Rare erano le volte che arrivavo a casa in orario compatibile con l’uscita della scuola e di solito ero attratto da accadimenti lungo il tragitto di ritorno che avveniva percorrendo questa strada oggi, denominata via Toronto. Il bidello della scuola suonava la campanella, utilizzando proprio una campana che muoveva velocemente a mano e poi, dopo qualche anno, una campana appesa al soffitto del corridoio della scuola con una cordicella penzolone, che abilmente muoveva per diffondere il suono che ci chiamava ad entrare o ci avvertiva di uscire. Quando si entrava in classe, ci ponevamo nei nostri banchi, in attesa che il maestro arrivasse in aula dopo aver preso il caffè, diligentemente preparato dal bidello, e incominciasse la sua lezione, che partiva, spesso con l’abile tentativo di creare l’atmosfera adatta al coinvolgimento della scolaresca. Ricordo con tanta simpatia quel grande maestro, che ha saputo rendere i suoi inse-


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DOMENICA 15 GENNAIO 15

Fu in una delle animate discussioni tra i miei maestri di scuola, che udì per la prima volta la parola Sindaco. Ricordo che mi rimase talmente impressa, che appena arrivai a casa, chiesi che cosa significasse e nessuno dei miei familiari mi seppe dare una spiegazione più convincente del fatto che “era uno sopra al comune, persona importante se hai bisogno di qualche certificato”.

Visita a Siderno di Giacomo Mancini e Oreste Sorace

Cosimo Iannopollo con Peppino Brugnano e Sandro Pertini

e vidi un Sindaco gnamenti efficaci e con risultati sorprendenti per quegli anni, se è vero che la maggior parte di quei ragazzi ha conseguito o il diploma secondario o la laurea. La scuola, costruita da poco, era ancora orgoglio di tutta la popolazione, che appellava questo plesso” la scuola nuova”. Era una gioia vivere quegli anni d’intensa formazione a ridosso della liberazione del Paese dalla dittatura fascista e sulla strada della costruzione di un sistema democratico. Persino noi bambini, eravamo portati ad ascoltare frammenti di travagli sociali. In famiglia come a scuola. Quasi tutti i maestri erano schierati politicamente, chi con la DC chi con la Sinistra, e li sentivamo discutere, a volte anche animatamente, e senza capire molto ci schieravamo col nostro maestro, solo per spirito di “classe”. Fu in una di quelle animate discussioni tra maestri, che udì per la prima volta la parola “Sindaco”. Ricordo che mi rimase talmente impressa, che appena arrivai a casa, chiesi che cosa significasse e nessuno dei miei familiari mi seppe dare una spiegazione più convincente del fatto che “era uno sopra al comune, persona importante se hai bisogno di qualche certificato”. Quella mia interrogazione non aveva colto di sorpresa i miei, però, perché erano a conoscenza della visita del Sindaco, che ci sarebbe stata proprio quel giorno. Sul calare della sera, di un fresco pomeriggio di aprile, i preparativi per accogliere il Sindaco di Siderno avevano preso d’impegno l’intera comunità e soprattutto gli uomini già discutevano dell’incontro che avrebbero avuto, e li sentivo parlare di acqua, di corrente elettrica e di come migliorare la vita nei campi. Se di corrente elettrica non avevo nemmeno la pallida idea di che cosa fosse, mi sembrava molto strano, invece, che si dovesse parlare degli altri due argomenti. L’acqua, è vero che era un continuo litigare tra i miei zii per chi dovesse andare a prenderla con l’asino, attingendo a un pozzo che si trovava quasi vicino la spiaggia a ridosso della strada nazionale, ma di acqua ce n’era a quan-

tità. Quello dell’approvvigionamento era sempre un’avventura e una litigata per chi doveva provvedere. Si andava con l’asino e tante volte mi è capitato di andarci io. Avevo con quest’animale un rapporto di affetto e di “vera amicizia”. Lo cavalcavo a trotto e a volte anche in piedi riuscivo a farmi gran parte del tragitto. All’andata, con i barili vuoti, si andava veloci e appena arrivati si aspettava il nostro turno prima di riempirli tirando, secchio dopo secchio, l’acqua da una profondità di almeno trenta metri. Appena tirato l’ultimo secchio, ero sfinito e cercavo un sospirato sollievo, ma ero ben intenzionato a ritornare subito a casa per incominciare i compiti di scuola. Forse non avevo nemmeno finito di mettere ordine in questi buoni propositi che, arrivato all’altezza di un vasto campo pianeggiante e con alberi alquanto radi da poter consentire sgroppate dietro un pallone, il più delle volte rudimentale, mi bloccavo con la ferma intenzione di tirare solo qualche calcio. L’asino lì fermo, sotto il pesante carico non resisteva molto e piano piano s’incamminava solo verso casa. Sudato e malconcio per i graffi provocati dalle zolle o dai resti della trebbiatura, mi accorgevo che l’animale non c’era più, e moscio mi avvicinavo anch’io verso casa, certo della giusta ramanzina che mi aspettava. L’asino era già da un pezzo a casa e qualcuno lo aveva liberato dai barili e il più delle volte io scampavo al rimbrotto infilandomi subito un libro tra le mani, gesto in grado di bloccare chiunque avesse avuto cattive intenzioni. Era un’acqua ottima, fresca e di qualità, a detta di tutti, e tranne la litigata per la fornitura, non capivo cosa potesse interessare a uno che faceva i certificati necessari per andare in Canada o per iscriversi a scuola. Inoltre, la vita nei campi mi sembrava il massimo della felicità e quindi anche per questo mi rodeva la curiosità di apprendere di questi miglioramenti. La riunione si svolse nell’ampio spiazzo di fronte alla bottega di vino e tanti erano arrivati per l’occasione. Non ricordo

“Sul calare della sera, di un fresco pomeriggio di aprile, i preparativi per accogliere il Sindaco di Siderno avevano preso d’impegno l’intera comunità. Disse tante cose a me sconosciute e incomprensibili e dopo un lungo applaudire di tutti, bevvero vino e mangiammo pane e salame”. esattamente se si trattasse di qualche ricorrenza elettorale, ma sta di fatto che la partecipazione fu massiccia ed io mi sono intrufolato tra gli astanti ad ascoltare il discutere e quello che ebbe a dire questo signore, che tutti trattavano con deferenza, cui tutti avevano da porgere un problema. Non era venuto da solo e un codazzo di altre persone lo accompagnava e solo qualcuno di loro prendeva la parola. La presentazione breve, riferendo il titolo del personaggio ed i ringraziamenti per la visita, fu fatta da un anziano signore del posto che vagamente ricordo. Questo signore alto, austero, dopo frasi a me incomprensibili perché parlavano di società e di cambiamenti e di cose che avevo sentito dalla bocca dei contadini e dei braccianti, iniziò anch’egli a parlare di acqua, di corrente

elettrica. Disse che avrebbe portato lui l’acqua, e la cosa, prima che me la spiegasse mio nonno, credevo fosse per mettere pace tra i miei zii; disse che presto avremmo buttato il lume a olio perché ci avrebbe illuminato le case a giorno, con la corrente elettrica, che il buon saggio di mio nonno mi spiegò cosa fosse. In quegli anni cinquanta, ancora le case di quelle realtà, facevano uso del lume il più delle volte alimentato a olio o, quelli più efficienti, a petrolio. Era quasi consono al calore familiare di quei tempi e l’atmosfera notturna si presentava alquanto raccolta, come se la vita dovesse essere confinata nel recinto di quella casa. Ricordo che da una stanza a un’altra si doveva andare aiutati da questo lume che riusciva a squarciare il buio, riempiendo la stanza di un volteggiare di ombre, che comunque non c’impedivano di destreggiare con estrema padronanza questi spazi, così pieni di noi. (le nostre abitazioni potevano avere massimo due o tre stanze: quella dei miei nonni era più grande e si sviluppava su due piani, d'altronde la famiglia era composta da dieci figli, oltre i genitori e, man mano, tanti nipoti) Disse tante cose a me sconosciute ed incomprensibili e dopo un lungo applaudire di tutti, bevvero vino e mangiammo pane e salame. Ci salutò il Sindaco. Dopo qualche mese vedemmo arrivare gli operai, nella vicinanza di casa di mio nonno, che incominciarono i lavori per realizzare un grande serbatoio che si reggeva su quattro pilastri e una schiera di altri operai a scassare la strada, luogo dei tanti giochi, per alloggiare il tubo della condotta idrica che avrebbe dovuto alimentare il serbatoio e servire una fontana dove la cittadinanza sarebbe andata ad attingere l’acqua. Lunghe e interminabili code occorrevano prima di riempire i diversi recipienti che ognuno portava con sé, ma non si andava più con l’asino con i barili per l’acqua. Avevo ricollegato questo precario servizio con quella riunione cui l’anno prima partecipai, benché ancora ragazzino e quasi di

nascosto. E un giorno vidi arrivare una squadra di operai, che incominciarono a fare i fori nel suolo per immettere dei pali e tra questi stendere delle corde metalliche che avrebbero modernizzato la nostra contrada. Tutti attendevano con gioia l’arrivo della luce, come se appunto un nuovo giorno dovesse iniziare da lì a poco, e un nuovo modo di vivere dovesse prendere il sopravvento. In parte fu subito così e ci fu una corsa, per molti versi irrazionale, a liberarsi di alcuni segni di quel presente per renderlo subito passato. Il primo oggetto a essere immolato fu il lume e a casa mia, inconsapevolmente, fu distrutto un pezzo che i miei ricordi me lo presentano ancora come veramente unico e bello. Un lume, che mio padre aveva comprato a Napoli, che certamente sarebbe divenuto un pezzo d’antiquariato. Ma allora poco valore si attribuiva alle cose che datavano epoche e tempi di cui alcuni si volevano facilmente liberare. Lo stupore venne una sera quando ci accorgemmo che era molto più facile leggere e studiare rispetto a prima. Ma vedemmo arrivare la prima stufa elettrica l’anno successivo e vedemmo ridursi anche, anno dopo anno, la propensione a preparare il braciere, e tante altre modifiche del costume, presero il sopravvento, benché non sempre siano state un passo in avanti, quanto meno sotto il profilo del calore umano che da queste l’uomo, come soggetto sociale, deve o dovrebbe trarre. Mentre il consiglio comunale stancamente continuava, io rividi accendere la prima volta la lampadina nella stanza di casa mia e mi ridestai da quel sogno, che non so dire se fosse solo di ricordi e non invece di reminiscenze piene di nostalgia. Il sindaco Cosimo Iannopollo intanto aveva terminato il suo lungo intervento aprendo il dibattito della prima seduta del consiglio comunale di Siderno della tornata elettorale del giugno dell’anno 1975. Domenico Panetta


LET IT SNOW

Anzichè carbone la Befana ha riservato a quasi tutta la Locride un dono celeste bianco come lo zucchero filato. È stato uno spettacolo del tutto inaspettato vedere il cortile di casa imbiancato come nel più classico natale hollywoodiano. Ecco una selezione delle immagini più belle della nevicata del secolo.

AFRICO

CASIGNANA

Una spruzzata di neve ha emozionato la Calabria come una bambina che vede il mare per la prima volta.A noi, popolo di mare, sabbia, estati arse e incendi, è parso come se la Grazia di Dio si fosse posata sulle nostre teste. Forse come ricompensa per aver troppo sofferto.

CANOLO

ROCCELLA

BENESTARE

BOVAL

FERRUZZANO

Una fatata neve per poveracci Per una spruzzata di neve la Calabria si emoziona come una bambina che vede il mare per la prima volta. Proprio nei giorni dell’Epifania, come un dono celeste per tutti. Non nero come il carbone ma bianco come lo zucchero filato. A noi, popolo di mare, sabbia, estati arse e incendi, è parso come se la Grazia di Dio si fosse posata sulle nostre teste. Forse come ricompensa per aver troppo sofferto, come popolo e come individui, come conforto per i nostri cuori, chiusi nella morsa della solitudine, dell’incapacità di provare gioia in quel modo semplice e autentico che è solo dei bambini. Appena toccava terra si scioglieva, ma tanto è bastato per farli correre in strada a gridare e tentare di giocare a palle di neve, come hanno visto forse in “Heidi”, o magari qualche volta in vacanza. Inevitabilmente il pensiero è corso a tutte quelle storie legate ai pupazzi di neve e alle regine di ghiaccio. A me ricordava la prima volta che vidi la neve scendere dal cielo, a Domodossola, in via Marconi, nel 1981, nel cortile di uno stabile a forma di “u”, dove

mia madre parcheggiava una Cinquecento nera. Veniva giù, inarrestabile, da un fondo scuro e infinito, con un moto a spirale che ti seguiva ovunque andassi, se tenevi lo sguardo fisso in verticale. Ipnotica. Questa era diversa, neve per “poveracci”, grossa, sfaldata, disorganizzata. A raffiche e spruzzi laterali. Neve ignorante. Un gran caos, di sicuro, in mezzo a quei cristalli. Sono bastate un paio d’ore a spegnere l’illusione che una coltre di pochi centimetri cancellasse tutto il brutto e lo sbagliato, le ammaccature delle auto, gli errori in giardino, il grigio dell’asfalto, e lasciasse una coltre soffice, come una coperta di pulizia e ordine, che ottundesse i suoni striduli per un silenzio pacificante. È durata una sola notte, non riuscendo neanche a coprire le erbacce del giardino, lasciando tutto come fatto a metà, mezzo pulito e mezzo vecchio. Quanto sarebbe stato bello se sciogliendosi la neve avesse rivelato cose nuove, e non le solite vecchie erbacce o le buche in strada? Troppo chic per me la neve in spiaggia, fortuita casualità accaduta un paio di volte – che io ricordi

– e che porta verso una nordicità tutta british come quella di “Rebecca, la prima moglie”, di giardini boscosi che si spingono fino a fredde spiagge private, immersi in una nebbia densa di odore salmastro e rododendri. Ne hanno beneficiato i palazzi e i bei castelli della nostra zona, le strade di sanpietrini, i muretti a secco, le figure apotropaiche di pietra grigia, le fontane antiche, i lampioni di ferro, su cui la neve si è posata come un cappello bianco, i cactus colonnari, che parevano fioriti in cima, i cespugli di rose, che nella semioscurità sembravano rifioriti in massa, tutti di bianco. Ne ha goduto la notte di shopping, più bianca che mai, i giovani eleganti fuori a far festa senza nessun disturbo per i tacchi alti, che come in un quadro di Vettriano, si muovevano agili nella neve acquosa. Le plumerie stanno tutte bene, comunque. E questo ti fa capire quanto delicata e gentile sia stata questa polvere fatata, che per due giorni ci ha fatto sentire bambini. Lidia Zitara

MARINA DI GIOIOSA

MAMMOLA

SANT’ILARIO

SIDERNO - PONTILE

GERA

LOC

SANT’A


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LINO

DOMENICA 15 GENNAIO 17

SAN LUCA - CASA DI CORRADO ALVARO

PLATÌ

Sono bastate un paio d’ore a spegnere l’illusione che una coltre di pochi centimetri cancellasse tutto il brutto e lo sbagliato, come una coperta di pulizia e ordine che ottundesse i suoni striduli per un silenzio pacificante.

ACE

GIOIOSA JONICA

Il Musaba spalanca le sue porte a chi ha freddo

CRI

Nel 1947 Nik Spatari ha realizzato "Il dramma dei profughi: Morte sulla neve". Un'opera significativa anche per oggi, in tempo di emergenza immigrazione. A distanza di 70 anni, l'opera è stata esposta al MUSABA e per 15 giorni la foresteria della Fondazione ospiterà, su richiesta dell’Ente Parco d’Aspromonte - senza percepire alcun contributo 14 immigrati ventenni dell’Africa e del Pakistan per fare accoglienza in questo periodo di freddo.

AGATA DEL BIANCO

SIDERNO - PIAZZA PORTOSALVO

SIDERNO SUPERIORE

STAITI


CULTURA

Il Navigante del 3000 Sabato 4 febbraio a Siderno la presentazione dell’album di Paolo Sofia Un viaggio nel tempo e nello spazio che vede protagonista assoluta la musica. Originale e raffinato il progetto musicale solista di Paolo Sofia, “Il Navigante del 3000” è stato presentato, la scorsa settimana, in prima assoluta, al Caffè Letterario “Mario La Cava” di Bovalino (RC). Un album, uno spettacolo, che tra narrazione, contributi video e canzoni ha la veste del musical, e un mediometraggio che sarà realizzato a breve. Il disco, appena uscito (coprodotto da Paolo Sofia e “Tanto di cappello production”), è composto da undici brani inediti. Testi romantici e impegnati per sonorità poprock dal sapore mediterraneo: l’amore, la passione, l’amicizia, il lavoro, le inquietudini dei nostri tempi, i danni all’ambiente. E la voce calda di Paolo Sofia, applaudito a lungo dal numeroso pubblico presente. “Mani”, “Murales”, “Sei tutto quello che voglio”, “La saga degli avvelenati”, “Bevo per non dimenticare”, “Portami con te”, brani che arrivano densi di poesia, dolci e lenti o

dal ritmo avvolgente, sempre capaci di catturare le corde del sentire. Per la presentazione del disco, con Paolo Sofia, elegante viaggiatore del tempo, c’erano i musicisti Salvatore Gullace, Dario Zema, Vincenzo Oppedisano. Alla regia Maurizio Albanese. (Qui le foto di Mario Varano) Fondatore e frontman dei QuartAumentata, interprete raffinato di pop e world music, artista a trecentosessanta gradi, Paolo Sofia ha firmato, negli anni, esperienze di alto profilo a livello internazionale. Intensa anche l'attività teatrale con due spettacoli che lo vedono protagonista insieme all'attore Enzo de Liguoro, "La storia di Slavoj Slavik", tratto da un libro di Mario La Cava, e "Avvelenati", tratto dal libro inchiesta di Manuela Iatì e Peppe Baldessarro sul tema scottante dei rifiuti tossici. L’album sarà presentato alla Libreria Calliope Mondadori di Siderno (RC), sabato 4 febbraio, alle 18.30.

Una notte per rivivere i grandi del passato UN’ONESTA E FEDELE DIVULGAZIONE È ALLA BASE DI OGNI SERIA CULTURA, SOPRATTUTTO SE A FARLO SONO GLI STESSI RAGAZZI. Sta per partire la III edizione della Notte Nazionale dei Licei Classici, iniziativa promossa dal Liceo Gulli e Pennisi di Acireale che quest’anno coinvolge ben 367 licei di tutta Italia. Bovalino non può mancare e venerdì 13 Gennaio, a partire dalle ore 18.00, l’I.I.S “Francesco La Cava” aprirà le porte ai visitatori per rivivere la storia e il sapere delle grandi civiltà antiche. Gli studenti del Liceo Classico insieme ai loro insegnanti saranno promotori di diversi eventi culturali e, attraverso rappresentazioni teatrali, lavori di AScuoladiOpenCoesione, scene di simposio, letture e caffè letterari, Sofocle, Aristotele, Cicerone, Platone ritorneranno a vivere per il pubblico in una serata che si prospetta senza

ombra di dubbio affascinante. Gli incontri verteranno non solo sulla filosofia e sulla storia, ma tratteranno anche temi quali società, economia e diritto. Il tutto si concluderà con un banchetto magno-greco-romano durante il quale il coro classico canterà l’inno greco. Continua a sorprendere l’entusiasmo del dirigente Caterina Autelitano sempre pronta a spingere i ragazzi verso nuove “avventure culturali” atte ad arricchire le menti del futuro. Merito anche degli insegnanti che ponendosi dall’altra parte della cattedra e, dunque, accanto ai propri studenti, li incoraggiano ad imparare sperimentando e toccando con mano la materia attraverso progetti di questo tipo. Non è solo studio, non è solo scuola. Si tratta di novità che pongono lo studente in una posizione in grado di attivarsi e incuriosirsi alle grandi materie, sensibilizzandolo alle tematiche attuali tramite domande, contestando o approvando e perché no, anche insegnando. Si apre il dialogo con l’altro e si confrontano idee, pensieri e teorie come nei simposi dei grandi intellettuali e filosofi del passato. Finalmente la storia si confronta con il presente. Oggi più che mai necessitiamo di cultura per poter vivere in una società civile. La mente di un giovane avvia progetti sconfinati, novità senza limiti, ma tutto ciò è possibile solo se tale mente è alimentata dalla conoscenza e capace di sperimentare per comprendere ciò che va oltre il quotidiano. M. Cristina Caminiti

Simboli mistici ed esoterici pe in dall’antichità gli uomini utilizzavano simboli ai quali attribuivano particolari proprietà e che, talvolta, indossavano o dipingevano sul corpo o sulle proprie abitazioni, allo scopo di proteggersi da influssi negati-

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vi. Oggi come ieri, l’uomo vive in un mondo costellato di simboli con i più disparati significati che, puntualmente, sfuggono al nostro senso primario, ovvero la vista: basta però una visione più attenta e curiosa per scoprire magicamente che anche le nostre città nascondono disegni dal significato criptico e intrigato e che affondano la propria origine nello strabiliante percorso evolutivo della nostra specie. È il caso di Stilo, in Calabria, l’antica città abbarbicata sulle falde calcaree del monte Consolino, patria dell’illustre filosofo Tommaso Campanella, libero pensatore e massone del pensiero. In ogni luogo della “illustrissima et fidelissima Civitas Styli” sono tantissimi i simboli religiosi, simboli massonici, simboli magici conservati sulle pareti delle abitazioni, in alcuni dipinti, nella tradizione leggendaria, e ognuno di essi ha uno o più significati ben precisi, proprietà e caratteristiche originarie che magari col passare dei secoli sono state modificate o travisate del tutto dall’uso che gli uomini ne hanno fatto. A tal proposito è utile ricordare che già a partire dal

1806, fino all’Unità, esisteva a Stilo una società segreta denominata “Colonia Venetria”, probabilmente costituita da nobili e da carbonari cittadini. Non è difficile intuire come in una città fiorente come quella stilese fossero attive e culturalmente elevate, le logge massoniche, che annoveravano nei loro elenchi, una moltitudine di nobili e di intellettuali. Un timido elemento potrebbe essere fornito osservando attentamente lo stemma della potente famiglia dei Capialbi presente in Stilo dal 1808 al 1886 circa. Lo stemma: «d’azzurro alla fascia abbassata e cucita di rosso, sostenente un busto di uomo calvo al naturale, sormontato da un compasso aperto di oro con le punte d’argento poggiate su gli estremi della fascia ed accompagnato da 3 stelle d’oro a otto raggi, due ai cantoni dello scudo, una in punta». In araldica il compasso è simbolo di giustizia, profondità di senno e conoscenza del mondo. Nella sua posizione araldica ordinaria è collocato aperto e con le punte rivolte in basso. In massoneria uno dei simboli principali oltre alla squadra è il compasso. La squadra è talora detta rappresentare la materia, ed il compasso lo spirito o la mente. Ancora, la squadra può esser detta rappresentare il mondo del concreto, o la misura della realtà oggettiva, mentre il compasso rappresenta


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Apre la biblioteca“M.Bello” A Siderno si apre il sipario su una nuova stagione culturale Una nuova stagione culturale ha preso il via a Siderno. Ieri, 14 gennaio, in Via Filippo Turati n. 4, alla presenza del preside Vito Pirruccio, dell’assessore alla Cultura di Siderno Ercole Macrì, dell presidente del consiglio d’istituto Maria Torre e del presidente dell’associazione “Amici del Libro” Cosimo Pellegrino, è stata inaugurata la biblioteca scolastica Michele Bello – Gesumino Pedullà. In occasione dell'inaugurazione è stato proiettato il film “Marina” del regista belga Stijn Conin, basato sulla vita del cantante italiano Rocco Granata. “Si tratta di un’azione concreta ed elevata che dà ossigeno a una scuola viva, vivace e illuminata – commenta l’assessore Ercole Macrì. – Accolgo con gioia questo nuovo avamposto culturale che deve acquisire dinamismo moderno, oltre i muri e le barriere del nozionismo accademico, e divenire punto di riferimento alto per un’utenza non solo sidernese”. “La biblioteca va considerata come un punto luce sempre pronto a irradiare

cultura – gli fa eco Cosimo Pellegrino. – Un luogo strategico per rimanere ancorati alla società e poterne comprendere ogni sua trasformazione. Le biblioteche oggi devono entrare a far parte a pieno titolo del mondo della formazione continua che va al di là dei luoghi formativi tradizionali, che non riescono più a stare dietro a una realtà così insaziabilmente mutevole. Le biblioteche – prosegue Pellegrino – sono luoghi in cui confermarsi cittadini analizzando quanto avviene quotidianamente con una luce critica; qualora dovessero mancare, il rischio di rimanere isolati è molto alto. Pertanto sono convinto che oggi, più che mai, all’interno di una comunità, una biblioteca sia necessaria come è necessario il pronto soccorso”. Per dare seguito a questa nuova stagione culturale, la biblioteca scolastica Michele Bello – Gesumino Pedullà ha in programma per venerdì 27 gennaio, Giornata della Memoria, la proiezione del film “La tregua” diretto da Francesco Rosi, tratto dal romanzo omonimo del 1963 di Primo Levi.

SIDERNO SUPERIORE

A Palazzo De Mojà "Facimu Rota" per riscoprire la cultura popolare

È andata in scena, lo scorso 2 gennaio, nella splendida cornice di Palazzo De Mojà a Siderno Superiore, una bellissima serata improntata sulla Riscoperta & Tutela della Cultura Popolare. Organizzatori dell'evento, denominato Facimu rota, la bravissima Rosella Garreffa e Salvatore Mazzitelli che, coadiuvati e supportati dall'Assessore Ercole Macrì e dal Consigliere Giuseppe Figliomeni, hanno voluto porre l'accento sull'importanza delle tradizioni e della cultura popolare, elementi fondamentali per poter valorizzare il nostro territorio e soprattutto per imparare a conoscerlo. La manifestazione ha visto la partecipazione di Poeti Dialettali e Musicisti Popolari di spessore di tutto il comprensorio. Tra i poeti, Franco Blefari, Totò Mediati, Giovanni Favasuli, Pasquale Favasuli, Mimmo Fabiano, Bruno Versace, Enzo Cordì, Caterina Zappia (recitata da Rita Commisso), Salvatore Mazzitelli, Michele Bruzzese, Giuseppe Futia, Valentina Coniglio. Tra i musicisti, Angelo Laganà e Franco Strangio e Gabriele Trimboli. Hanno preso parte alla serata Iolanda Filocamo, figlia del celebre poeta calabrese Salvatore Filocamo, e i sindaci Rosario Roccadi Benestare, Sandro Taverniti di Pazzano, Marisa Romeo di Ferruzzano.

Il musicista Angelo Laganà omaggia Papa Francesco e Donald Trump Il tanto noto e poliedrico artista calabrese, Angelo Laganà di Roccella Jonica (RC), ha scritto una lettera a Donald Trump che dal 20 gennaio 2017 sarà il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. E, formulando i migliori auguri per la sua troppo impegnativa Presidenza, gli ha fatto omaggio di un CD con nove brani che portano il titolo di altrettante città americane: New York, Los Angeles, San Francisco, Boston, Dallas, Chicago, Washington, Orlando e Detroit. Brani composti in parte da maestro e in parte dalla figlia Francesca Laganà, che nel CD suona pure il pianoforte. In precedenza, un mesetto fa, il 20 dicembre 2016, lo stesso Angelo Laganà ha omaggiato Papa Francesco, in occasione del suo ottantesimo compleanno, di un CD contenente 13 brani, in gran parte di ispirazione argentina e sud-americana. L’omaggio musicale è stato accompagnato da una lettera assai affettuosa di augurio. Ma non sono mancate pure canzoni come “O sole mio” (inno universale alla gioia), “Capo Sud” (nuovo inno della Calabria) e altre assai evocative e celebri in tutto il mondo. Entrambi i CD sono personalizzati con le belle foto di Papa Francesco e di Trump e la dedica stampata sulla copertina. Adesso il musicista calabrese, non nuovo a simili omaggi solenni, è in attesa di una risposta.

r i vicoli dell’antica città di Stilo l’astrazione, o giudizio soggettivo, e così via. Nella tradizione orale popolare, alcuni anziani ricordano come nei primi anni del Novecento, nei palazzi Sersale, Capialbi, Bono, era attiva la pratica di riunirsi in loggia. E spesso vengono tramandati racconti legati ai famosi “tavolini parlanti”. Altri elementi sono riscontrabili, a Stilo, su diverse antiche residenze. Per citarne alcuni, basti notare la pietra angolare di un palazzo ubicato in via G. Giusti, su cui è scalfito un compasso capovolto, nella zona dell’antica “forgia”. Poi, in via Riccardo Citarelli (che si accede da piazza V. Emanuele), sulla parete angolare della prima casa ubicata nel vico primo, esiste un simbolo molto antico, talora chiamato “il fiore della vita”, “rosa celtica” o “rosa dei pastori”, legato al concetto di “ruota solare” e di vita, ed era diffuso con le sue varianti, a sei o otto steli, nelle culture più svariate: dall’Italia (almeno dal VII secolo a.C.) all’India, dall’Assiria al Messico. E ancora, un misterioso simbolismo cristiano ci è offerto dalle croci dipinte sull’affresco del Pantocratore, all’interno della Cattolica di Stilo. Sul ginocchio destro e su quello sinistro del Cristo, si notano, infatti, due piccole e bianche croci greche, a coda di rondine, (quella di sinistra, poco visibile,

segue il movimento della veste) mentre ai lati campeggiano alcune epigrafi in greco. Senza dubbio questa simbologia potrebbe avere un nesso iconografico con la presenza di Cavalieri gerosolomitani nel territorio della Vallata dello Stilaro. Un ulteriore ornamento decorativo è collocato al di sotto di un balcone, sito nella zona sovrastante l’ex villa delle suore. Si tratta di una maschera apotropaica raffigurante Bacco, il dio del vino e della vendemmia, della licenziosità e dell’allegria. Queste maschere apotropaiche (dal verbo greco apotropein: allontanare) avevano la funzione di allontanare mali spiriti e malocchio. La figura di Bacco è presente, però, anche in massoneria, e la sua vita e significato appartengono allo stesso gruppo di altre divinità solari, tutti “sopportano il peccato del mondo”, tutti sono uccisi e risorgono. Altri elementi mistici sono incastonati nella parete frontale della chiesa matrice (duomo o chiesa d’Ognissanti). Si tratta di una croce, sbalzata sul un capitello a stampella (reimpiego) accantonata da motivi floreali con foglie di acanto. La croce, per la maggior parte dei cristiani, è il simbolo dell’amore di Dio che ha mandato suo figlio Gesù a soffrire e morire in Croce per la salvezza degli uomini. La croce è un simbolo fondamentale che regola lo

“spazio” e sintetizza nella maniera più semplice il “centro” in quanto la dimensione verticale (cielo) si incontra con quella orizzontale (terra). Sempre sulla parte alta della medesima parete campeggia una piccola lastra calcarea su cui sono scolpiti due pavoni contrapposti nell’atto di bere dalla coppa eucaristica. I pavoni in questo caso rivestono il carattere di doppio emblema di incorruttibilità e di immortalità. Il pavone è l’uccello che aprendo la coda mostra gli occhi di Dio e abbeverandosi al calice eucaristico rappresenta la vita dopo la morte e, quindi, la resurrezione. Un simbolo frequentissimo, questo, nel periodo dell’arte paleocristiana e bizantina. Per concludere, abbiamo visto sempre gli stessi simboli: croci, rose, divinità, uccelli, squadra e compasso, e in ogni occasione quel famoso simbolo della conoscenza superiore. Li abbiamo rivisti sempre in elementi architettonici di un certo livello, e si possono trovare gli stessi simboli negli edifici di tutto il mondo. Le mani che li hanno disegnati sono sempre le stesse; sono stati disegnati così perché potessero essere riconoscibili, sono stati disegnati in quei luoghi perché potessero essere trovati da chi di dovere. Elia Fiorenza


CULTURA E SOCIETÀ

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I FRUTTI DIMENTICATI

A CURA DI ORLANDO SCULLI E ANTONINO SIGILLI

Pyrus Communis L. Fam. Rosacee

Basilicuzzu Tale varietà di pero evidenzia con il suo termine ellenico, la sua origine quantomeno bizantina, in quanto alla base c’è basileus, “re” in greco classico oppure basilicòs che significa reale, mentre con il suffisso italiano uzzo dal valore diminutivo e nello stesso tempo vezzeggiativo, il suo significato equivale a “reuccio” oppure a figlio di re o principino. Effettivamente i frutti di tale varietà sono degni di un re sia per la loro graziosità che per il loro gusto gradevolissimo che sa un po' di moscato misto a cannella; sono minuscoli, dal peduncolo una volta e mezza più lungo del frutto, carnoso per una parte, e che a maturazione assume la colorazione dell’oro. Di fatto esse non venivano consumate dalla povera gente che coltivava i terreni dei benestanti, a cui venivano esclusivamente destinati. Sebbene i coltivatori non omettessero di assaggiarli o di portarne pochi ai propri bambini, nei propositi di colui che organizzava un campo coltivato,

costoro venivano esclusi. I contadini non ricchi che possedevano qualche piccolo campo, badavano a innestare, generalmente sui resistenti e spinosi perastri, le varietà poco appetibili, tra cui la varietà Muntagnisi, la Filipparica, la Lisciandruni, in quanto con i frutti di essi bisognava nutrire i maiali e semmai ricavarne le pere secche, che al pari dei fichi secchi, costituivano le riserve di sopravvivenza per l’inverno, che era duro da superare. Infatti a partire dalla metà di novembre fino a maggio la natura era avara con i poveri e non offriva ad essi nessun dono in frutta, per cui giustamente le riserve invernali in pere secche, in fichi secchi, in pere invernali, in mele invernali, in uva passa, in sorbe e principalmente in castagne secche (“pastille”) e le noci, che però venivano raccolte al tempo della vendemmia in ottobre o poco dopo, costituivano una riserva strategica di cibo fondamentale. Grazie a tale scorta era agevole superare la prima parte

dell’inverno e in riferimento ad essa esisteva un proverbio che ricordava: “prima Natali, non friddu e non fami, doppu Natali, friddu e fami”. Naturalmente la frutta tutta, quando non erano a portata di mano i dolci o altre leccornie così banali al tempo d’oggi, costituivano una forte attrattiva per i bambini grandicelli che, in gruppi, d’estate organizzavano delle vere e proprie scorrerie nei campi dei benestanti, riveriti e serviti dagli adulti, che nel loro ruolo di coloni, portavano le prelibatezze in frutta ai loro padroni. Gli obiettivi più importanti dei monelli erano costituiti a maggio dalle nespole, a giugno dalle pesche precoci, dalle pere precoci – tra cui le basilicuzze – e dalle albicocche, a luglio dalle more di gelso tardive, e alla fine di agosto dall’uva zibibbo. I basilicuzzi rappresentavano uno dei simboli del germoplasma della Chora della Grecìa (ossia il territorio abitato dai greci di Calabria) e specialmente della Chora tu

Vua, il territorio di Bova, che era il centro più rappresentativo dei greci di Calabria, sede arcivescovile, dove il rito greco ortodosso fu abolito per imposizione della chiesa latina alla fine del 500 ed esattamente il 20 gennaio del 1573, per iniziativa di Giulio Stauriano, armeno. Ci fu allora una forte opposizione da parte del popolo, sia per difendere la propria lingua, straordinariamente dolce e musicale, sia per il fatto che capiva solo il greco, mentre il latino con cui veniva officiata la messa, non era capito. La resistenza dei papas, i preti greco-ortodossi fu notevole, ma dura fu la decisione di Roma che privò la chiesa greca di Bova dei redditi dei campi appartenenti a essa, che furono assegnati alla chiesa latina. La chiesa ortodossa non fu vinta subito, in quanto si continuò in assoluta povertà ad officiare secondo il rito ortodosso, ma alla fine si dovette cedere, anche se ancora nel 1625 si cercò di organizzare una comunità di religiosi di rito greco. La chiesa latina ebbe l’appoggio più consistente dai ricchi che subito ripudiarono la loro nobile lingua, che era invece la Catereusa, la lingua degli aristocratici greci fuggiti dalla madrepatria davanti alle invasioni islamiche, definendo la loro “glossa” (lingua), la lingua dei “rambali” e dei “tamarri”. Da allora in poi la “Magni glossa” (la bella e grande lingua) trovò rifugio tra i pastori, nelle contrade più isolate della Bovesia. Tornando ai basilicuzzi, l’area della loro diffusione attualmente è limitata al territorio di Bova e di Bova Marina, quindi al cuore dell’area grecanica, ma probabilmente prima era estesa ai paesi circonvicini e la loro scarsa diffusione dimostra ancor di più come essi fossero appannaggio solo dei ricchi e interdetti di fatto ai poveri che li consideravano frutti poco utili rispetto alle enormi pere della varietà Muntagnisi da cui ricavavano le pere secche (cottè – Gallicianò; costea – Bova; cottea – Roghudi) per l’inverno.

DA OGGI, DEFINITIVAMENTE, VOGLIO CHIAMARMI ARCHITETTO TEORICO, ESATTAMENTE COME C’È IL FISICO TEORICO CHE PENSA ALLA FISICA E NON AL PROGETTO PER ANDARE SULLA LUNA, PENSA E STUDIA LE LEGGI FISICHE CHE SI INCONTRANO E SI DEVONO CONOSCERE ANDANDO SULLA LUNA.

Il desiderio di un nuovo abitare

Abstract Nel corso del secolo scorso la casa singola unifamiliare è stata la principale aspirazione abitativa della mia classe sociale. Le convenzioni del garage, dello spazio sul davanti, del soggiorno, della cucina, della sala da pranzo, del corridoio, del bagno, della camera da letto principale, di quelle secondarie, sono diventate il Locus amoenus, il luogo idealizzato e piacevole, in cui si svolge la trama dell’esistenza della famiglia. La pianta della casa cioè questa modalità di organizzazione distributiva è considerata alla stregua di un dato natura – come fatto inequivocabile sul quale si reggono l’architettura e la famiglia. Questa distinta economia delle relazioni spaziali, ha avuto inizio sul finire del XVIII secolo, per dispiegarsi ampiamente in quest’ultimo secolo. La narrazione familiare, con la sua interminabile serie di nascite e di morti, resta tatuata entro la mitica trama di questa pianta. Le dinamiche affettive, la paura, la tristezza, la felicità, sono vissute come se la famiglia fosse ancora nel paradiso terrestre. Presento una serie di disegni e modelli che esplorano le implicazioni architettoniche di programma di smontaggio della natura mitica del modello abitativo riducendo a zero qualunque riferimento tradizionale. (Disegnare non è necessariamente progettare) Si specula capacità di andare al di là di certe idee di composizione e dispositivi, e prende in esame la nozione di temporalità specifica per l’architettura. Tuttavia più di una ricerca di nuove relazioni di forma o di una trasmutazione dei concetti spazio architettonico, possono essere viste come un tentativo di alimentare il desiderio e il desiderio di un nuovo abitare.

Questo lavoro di ricerca procede con Progetto A La pianta annullata La prima abitazione rappresenta un “eroico” tentativo di salvataggio dell’architettura dall’egemonia della narrazione familiare e dalla pianta. Il cliente A vuole portare con sè nessun ricordo, nessuna memoria. Vuole un disegno completamente nuovo. Oggi l’organizzazione dello spazio domestico poggia interamente sulla pianta, quale matrice generativa. In tale processo, il materiale costruito – la sostanza stessa dell’archi-

umido. Il muro duro serve a dividere in caso di conflitti domestici. Ma tutte le pareti sono contenute entro una serra: e poi, al termine della serie pareti, proprio all’interno della serra, si trova la camera da letto. È un ottavo delle dimensioni delle abitazioni suburbane, perché il dormire è l’unico fatto che il cliente A ha in comune con la famiglia. Questa serie di pareti, il pavimento virgineo e l’essenziale rifugio, riportano l’architettura indietro alle sue fondamenta alle fondazioni dell’architettura.

tettura – assume un ruolo secondario, subordinato agli astratti principi della pianta. Le pareti sono diventate semplici definizioni spaziali e la casa si è trasformata in un involucro di comportamenti. Così la pianta è stata annullata. Sotto giace il fondamento dell’architettura – il pavimento. Sul pavimento una serie di sei pareti è stata eretta: un

muro morbido, uno asciutto, uno bollente, un muro duro, uno bagnato e un altro morbido. La pianta annullata, il pavimento, le pareti, sono ancore dell’esistenza durante un terremoto, si va a sbattere contro le pareti morbide; nel corso del temporale, con i suoi tuoni, ci si appoggia al muro asciutto; se hai freddo ti siedi presso il muro caldo; d’estate puoi rinfrescarti vicino al muro

Progetto B La pianta perturbata La narrazione familiare, con i suoi mini-discorsi e i comportamenti integrati (nutrire i bambini, fare il sonnellino, andare in bagno, consumare i pasti, dormire, ricevere e così via) logora la casa con il suo implacabile disinteresse per l’architettura. La fisicità dell’abitazione è solo il veicolo per la narrazione. La scelta distruttiva intende da un lato bloccare la narrazione, per sfasciarla e rivelarne la dinamica interna, dall’altro sviluppare la fisicità liberandola dalle funzioni istituzionalizzate. Lo scontro si svolge fra la famiglia e l’architettura. Simbolicamente, le due abitazioni in vetro, simmetriche, sono per la famiglia: costituiscono diaframmi trasparenti, contenitori, ripieni delle nostre operette quotidiane. La zolla giallo-leone fra loro simboleggia l’architettura: lo scontro fra le due case dà luogo a integrazioni, crescite, produzioni. Il tutto dovuto al potere familiare, auto affettività, qui trasformate in produzione d’architettura, rotazioni e slittamenti. In aggiunta, una serie di trappole sono state piazzate nella nuova dimora – il corrimano ormai libero, la porta inutile, la fresca finestra, le scale che non conducono in nessun luogo, e altri minori sovvertimenti. Ne risulta una casa piena di fratture, passaggi, ciechi, dislocazioni, cancellazioni, conflitti. Ma la pianta dell’abitazione unifamiliare è incisa sul pavimento d’ingresso della dimora di vetro. Se la casa per la non famiglia dovesse essere costruita, dovrebbe poi essere abitata dalla sua famiglia, e le rozze superfici dovrebbero essere collegate e sistemate. Questi interventi costituirebbero, allora, la tecnologia familiare. Pasquale Giurleo


Il capotreno delle nevi All’ombra del Antonio Calabrò, indecupolone fesso ferroviere della La punta di diamancosta Jonica e nostro te della recitazione prezioso collaboratore, made in Locride, autore della “Cartolina” Antonio Tallura, si che per tanti anni ha gode una bella aperto questa rubrica, serata in compasi scatta un innevato gnia durante il suo selfie sui binari duran- periodo di “svernate il passaggio da una mento” romano. vettura all’altra.

Memorie dorate Sergio e Rosalba Delfino e un giovanissimo Filippo Savica posano con l’attrice Marina Suma in questa estiva foto sbiadita dal tempo ma resa radiosa dai bei ricordi.

Calorosa sosta Mimmo Lizzi trova riparo dal freddo in un piccolo quanto fornitissimo e famosissimo bar di Gerace. La neve non ferma non ferma la voglia di camminare ma con un caffè nello stomaco si cammina meglio!

Momenti drammatici Nonostante gli avvertimenti della protezione civiPresi per la gola le, l’assessore Raffaele Sainato si è avventurato in strada Ha riscosso successo “La Bianca [in tutti i sensi] con tutta la famiglia attirato dal candore della neve cadubefana” organizzata a Siderno dall’amministrata su Locri. Questo drammatico selfie è l’ultimo che ritrae zione comunale. Prima di dare il via allo shopi dispersi, di cui ancora oggi non abbiamo tracce… ping, infatti, centinaia di persone si erano già radunate in piazza Portosalvo pronte ad accaparrarsi un dolcetto! …e il cannone? Buon Crupiale! Un amico ci ha I due fratelli inviato questa foto Pasquale e di molti anni fa, Domenico Crupi, quando, a Siderno, cugini di Pasquino in piazza Garibaldi, e rispettivamente venne posto dinancapo di gabinetto zi alla statua del del presidente del milite ignoto un consiglio e cannone. Ci domancomandante della diamo: che fine ha Brutte figure dal passato Polizia Provinciale fatto il tanto discusNel 2003 è venutoa Siderno queposano durante le so pezzo bellico? sto principe accolto con grande feste con la loro entusiasmo da tutta la popolaricca famiglia. zione. Come nella più classica delle favole tuttavia, si scoprì in un secondo momento che si trattava di un principe farlocco.

Passato contemporaneo In questa foto d’epoca, che viste le temperature rigide di queste settimane sembra invece più che mai attuale, un bambino della Locride cerca il tepore allungandosi sul braciere sotto lo sguardo vigile della mamma. Vi rivedete in questo scatto?

Menù quotidiani Dolci sorrisi Lo staff della Vecchia Osteria posa assieme agli Le bariste di un noto bar nei pressi del attrezzi del mestiere pronto a ripartire con i comune di Siderno affrontano la giornata menù quotidiani dopo le abbuffate delle lavorativa con un bel sorriso. Perché svolgefeste! re con amore il proprio servizio è il requisito di base per avere clienti soddisfatti!


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RICORRENZE

La Francia ricorda Dalida: la musa calabrese che divenne un’icona di stile È uscito mercoledì scorso in 550 cinema francesi il film di Lisa Azuelos dedicato a Dalida, l’icona della musica che ha venduto 120 milioni di dischi nel mondo e interpretato più di 2000 canzoni di ogni genere abbracciando tutti gli stili. Al secolo Yolanda Gigliotti, Dalida nacque in Egitto da genitori italiani e crebbe nella nostra Calabria, più precisamente a Serrastretta, nel Lametino, dalla quale partì alla ricerca di una carriera che ancora oggi, esattamente a 30 anni dalla sua scomparsa, la rende immortale agli occhi dei fan. Ci si aspetta infatti il tutto esaurito alla prima del film interpretato da Sveva Alviti e Riccardo Scamarcio così come alle kermesse organizzate a Parigi dal 27 aprile al 13 agosto per ricordale questa icona dello stile suicidatasi nella sua casa di Montmartre il 3 maggio 1987.

STAMATINA MI LEVAI CU 'NU DISIDERIU! (Ma puru si stu ssilu m''u ndavia levatu vanteri notti, 'nta 'nu paisi ccà vicinu, cu stu friddu, tornau 'n'atta vota!)

Pane di paese Ogni quartiere aveva il suo forno uguale a quello degli altri. E le donne, concordati i turni per cuocere il pane, affidavano, di solito, alla più anziana l’incarico di conservare il lievito e di regolare il traffico delle madie ciclicamente ruotanti di casa in casa. Mentre il fiume laggiù nella vallata cantava alle colline la sua eterna canzone, le donne, ancor prima dell’alba, impastavano il pane. E, come per un antico sacrificio votivo, e talora lo era, anche numerose ciambelle da regalare ai bambini che, non appena n’annusavano la fragranza, s’affrettavano a bighellonare nei pressi del forno. La proprietaria, che privilegiava prima degli altri gli orfanelli, dispensate un buon numero di ciambelle in suffragio dei “beati morti”, attendeva, insieme alle vicine, alla cottura del pane. E, almeno per il momento, la povertà era remota, dimenticata, assorbita dall’effluvio di pace e di fratellanza soffuso sul rione. E in quel pane cuocevano anche tutti i sacrifici della gente del paese che trasportava il grano sulla testa le donne, e nelle bisacce gli uomini, dai lontani monti attraverso irti sentieri che ne mettevano a repentaglio l’equilibrio e talora la vita. Ed i bambini inconsciamente capivano tutto questo. Perciò, senza nemmeno rendersi conto della sublimità del gesto, se qualche pezzetto di pane cadeva per terra, fosse anche nelle più putride pozzanghere, lo raccoglievano religiosamente, lo strofinavano in un lembo della camiciola, lo baciavano e continuavano ad addentarlo, quasi sapessero che il disprezzo del pane è la bestemmia più vicino a Dio. Mario Nirta

POVEREGLIU MIA! ‘U medicu mi dissi, stamatina, ca non mpozzu mangiari carni grassa, frittuli, mucciunati e jelatina: mancu m’’u guardu, ‘u porcu, quandu passa… “Pacchì cu’ mangia carni di maiali, puru menza cardara faci mali!” Allura m’ordinau mi mangiu in biancu, pastina e ccocchj cocciu di fasolu, virdura e frutta fin’a chi mi stancu, e l’indizioni p’’o colesterolu. Dissi ca ora mi nchjanau a triccentu, e du’ porcu l’adduri manch''i sentu. Però poc’anzi mi mandau ‘nu mbitu, ‘nu cumpari d’’i mei, Cicciu Calorcu, chi voli nommi mancu a lu cumbitu, c’’o sabatu chi vveni mmazza ‘u porcu. E mò chi fazzu, poveregliu mia! pozzu mancari 'nta sta cumpagnia? Franco Blefari

L'URTIMU TRENU (L'ultimo treno) L'urtimu trenu passau di sti ripati Supa binari lenti e scumbinati Tutti i lampiuni ad ogni vanda stutati Povira genti patuta,strati strati. Senza spiranza sunnu i cotrari, Ca di lavuru mancu a parrari Iornati i stessi tirandu a campari Mancu miraculi si ponnu n'zonnari. I l'atta parti nu cielu e nu mari, Nu Paradisu di fari meravigghia Chista bellezza cu cori scumpigghija U megghjiu pitturi non poti disegnari Mo' sulu cinnari resta n'te mani, Addubbu oji ,non penzu o domani a vita scurri , no nira e no jianca, malincunia ... chi bruscia e chi sbampa. Martin 2017



Riviera n° 03 del 15/01/2017