Issuu on Google+


SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

02


CONTROCOPERTINA “Non c’è cosa peggiore al mondo che avere quattro giornali contro” Napoleone Bonaparte

Braccia sottratte alla pallacanestro il Governatore Scopelliti, con il modello Reggio ha saputo offrire gioventù, energia l Medioevo è assai lontano da noi -solo e forza di governo ad un centrodestra cronologicamente, però-. Né il sindaco calabrese che ha trovato in lui un riferidr. Demetrio Arena, messo nella vigna mento importante”. a far da palo, né il Governatore dr. Comunque, fa di peggio il Governatore, Giuseppe Scopelliti, che lì ce l’ha messo, quando abbandonato il turpiloquio, si esipossono colmare tale fratturanbisce nell’illustrazione della sua opera te distanza e ascoltare dagli politica di coordinatore intellettuali dell’evo di regionale al quale va dato mezzo che impropreria vanto di aver costruito un non sunt argumenta, che PDL saldo, robusto in gli improperi non sono crescita. Ma davvero? argomenti. Infatti, alla Sotto la guida illuminata riunione del Gran del dr. Giuseppe Consiglio del Pdl a Scopelliti sono usciti dal Reggio il pulcino ha PDL e dal gruppo parlaqualificato come “cialmentare del PDL troni” i lievi oppositori Versace e il catanzarese, del centrosinistra e la Michele Traversa si dimetchioccia ha rincarato la te da sindaco, alle elezioni dose, dicendoli “straccioni”. amministrative di Catanzaro Sono questi “cialtroni” e sono l’Udc decide di lasciare il questi “straccioni”, queste pallilaboratorio Calabria e adare de ombre con il sole dietro le per suo conto alla conquista spalle, che tramano e complottadel Comune, e, per avere un no contro il modello Reggio e candidato sopportabile, deve contro il modello Calabria, l’uno e andare a trovarlo in Abramo: l’altro usciti dalle mani del dr. ma fuori dal Gran Consiglio Giuseppe Scopelliti, che da buon del PDL. E peggio fa ancora cattolico avrà voluto imitare il quando esalta la sua opera di Padre Eterno, creandoli dal Governatore, che ha acceso un fango. Desidererei sapere dal lume sulla Calabria tutta al Governatore e dal sindaco buio. Grazie a cui viene illuDemetrio Arena, vittime della minata una scena che più sindrome di Fort Apache, se tra spietatta non poteva essere: i “cialtroni” e gli “straccioni” ci una famiglia su tre versa in siano anche i magistrati, che, povertà, un giovane su due è chiedendone il rinvio a giudizio, disoccupato. Perché elencare oggettivamente complottano ancora? contro le magnifiche sorti e proGuardatelo il dr. Giuseppe gressive di Reggio e della Scopelliti quanto è alto. La Calabria, e se, una natura lo aveva fatto volta di più, tra i “cialper giocare alla pallatroni” e gli “straccioni” canestro, e ciò fece vi sia anche il Ministro per qualche tempo. IN EVIDENZA degli Interni, che ha Ma in Calabria la inviato al Comune la nostra vita è un erroGuardatelo il dr. Giuseppe Commissione d’accesre di calcolo. E così so, anticamera formigli accadde, andando Scopelliti quanto è alto. La dabile dello scioglicontro natura, di fare natura lo aveva fatto per mento per infiltrazioni prima il sindaco, poi giocare alla pallacanestro, e mafiose. Sono sicuro il governatore. Le sue ciò fece per qualche tempo. che questa mia sete di braccia per quanto sapere non sarà soddisiano lunghe sono Ma in Calabria la nostra vita è sfatta. Pazienza. Ma fa troppo corte per un errore di calcolo. E così gli specie che al complotto abbracciare la accadde, andando contro sembra prestare fede il Calabria. E avendo natura, di fare prima il sindaco, un cuore si consola, segretario del PDL Angelino Alfano. Il abbracciando i suoi poi il governatore. quale non ha dubbi che famigli politici.

PASQUINO CRUPI

I

Buon Giorno, Catanzaro enza squilli di tromba ma con precisa determinazione questo giornale gratuito, presente ormai da parecchi anni nella provincia di Reggio e da più di dieci nella Locride con una sua non irrilevante storia, per una domenica sarà anche nelle edicole di Catanzaro. Solo un esperimento? Toccata e fuga? Non è detto, nella vita non si sa mai. Libertà, autonomia, distanza dalla politica intesa come fazione, schieramento, partito e al tempo stesso vicinanza alla politica quando essa è luogo delle scelte e del servizio alla collettività nella sua aspirazione di progresso, di crescita economica, di nascita di posti di lavoro, sono le nostre collaudate linee guida. Se un giorno ci stabiliremo a Catanzaro saranno questi gli elementi che muoveranno le tastiere de la Riviera. Intanto Buon Giorno Catanzaro, con la speranza di essere interessanti per chi ci legge.

S

Registrazione Tribunale di Locri (RC) n. 1 del 19/06/1998 R.O.C. n°11602 del 02/11/98

Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana Direttore responsabile P ASQUINO C RUPI Direttore Editoriale E RCOLE M ACRÌ In redazione: M ARIA E LENA F ILIPPONE, DOMENICO M ACRÌ, MARIA G IOVANNA C OGLIANDRO, ANTONELLA I TALIANO Editorialista: G IOACCHINO C RIACO Art Director: P AOLA D’ORSA Impaginazione: E UGENIO F IMOGNARI COLLABORATORI Anna Laura Tringali, Mara Rechichi, Ruggero Brizzi, Benjamin Boson, Nik Spatari, Angelo Letizia, Marilene Bonavita, Francesca Rappoccio, Mario Labate, Franco Crinò, Isabella Galimi ,Maria Teresa D’Agostino, Giovanna Mangano, Francesco Laddarina, Ian Zimirri, Giuseppe Patamia, Alessandra Bevilacqua, Bruno Gemelli, Carmelo Carabetta, Antonio Cormaci, Giulio Romeo, Ilario Ammendolia, Sara Caccamo, Giuseppe Fiorenza, Daniele Mangiola, Sara Caccamo.

PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ Per richieste di pubblicità rivolgersi a: PI GRECO Comunication srl info 0964342679 G LI INSERZIONISTI sono responsabili dei marchi e dei loghi pubblicitari nei loro spazi, l’Editore non risponde per eventuali dichiarazioni, violazioni di diritti, malintesi, ecc... Tutti i marchi riportati sono registrati dai legittimi proprietari. STAMPA: Master Printing S.r.l. - Modugno (BA)

DIFFUSIONE S.P. servizi - Gioiosa J. EDITORE - La Riviera S.r.l. Sede legale - Via dei Tigli, 27 - 89048 Siderno (RC) 0964383478 ASSOCIATO- Unione Stampa Periodica Italiana, Croanache Italiane

EDITORE - La Riviera S.r.l. Sede legale Via dei Tigli, 27 - 89048 Siderno (RC) AmministratoreUnico ROSARIO VLADIMIR CONDARCURI

SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

03


PRIMO PIANO IL PUNTO DI RODERIGO DI CASTIGLIA

Lo manda Tallini S ergio Abramo non è un industriale, come si suole dire con frase fritta, prestato alla politica. È un industriale che vede l’avvenire di sé e della città di Catanzaro nel raccordo discorde tra imprenditoria e politica. Non sappiamo stabilire su scala geografica calabrese se il rischio è quello della dipendenza dell’economia dalla politica o della dipendenza della politica dall’economia. Il dato oggettivo, comunque, è questo come oggettivo è il dato che un imprenditore ambrosiano alla guida del governo, fin l’altro ieri, ha portato non le sue aziende, ma l’Italia sull’orlo della bancarotta. Sergio Abramo- i calabresi hanno il primato dell’equilibrio- spera di fare meglio, di più e il contrario. Spera, insomma, di potere fare il bene della città di Catanzaro e il bene delle sue aziende, anche se per ora sembra che non si occupi più delle sue aziende almeno a livello manageriale, essendo in atto presidente di Sorical. E trova forza a questa sua speranza nella leva Tallini. Il suo Archimede che costringe ad aggiornare la famosa frase: datemi un Tallini e vi solleverò Catanzaro. È stato accontentato. Tallini è tutto, Sergio Abramo, candidato a sindaco del Pdl, è quasi nulla, e sicuramente non è da dimenticare che Abramo è stato sindaco per due consiliature. Domenico Tallini è un ex pic-

chiatore fascista, ma vogliamo passare sopra a questo peccato di gioventù. Se non il contraltare, non reggendo il paragone, è sicuramente l’opposto di Michele Traversa, le cui dimissioni da sindaco portano il segno del sottile lavoro di logoramento di Tallini per conto terzi. Ossia, per conto del Governatore, che inutilmente aspira a diventare il padrone della Calabria. Da assessore regionale con delega al personale non sembra che abbia lasciato traccia e che lascerà traccia. Il suo piccolo mondo antico è Catanzaro e nel consiglio comunale della Città siede da 25 anni in nome del rinnovamento. E qui, in questa città, è riuscito ad un’impresa che appariva impossibile: la saldatura nella sua persona di popolo minuto e lobbisti. Si capisce che, quando si mescolano pecore e lupi, sono le pecore a rimetterci la lana e la carne. Ancorché lo spietato populismo di Domenico Tallini tenda a mascherare questo imbroglio da tanti anni ormai. Lo manda Tallini. È Tallini, l’anima nera della politica catanzarese, che manda avanti Sergio Abramo. Non c’è bisogno di grattare per trovare l’ex picchiatore fascista. Sergio Abramo è già nel registro della liquidazione come uomo politico autonomo. Non vincerà. Ma se ciò dovesse accadere, più prima che poi sarà liquidato da Domenico Tallini.

SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

04


VISTA DA FUORI. Catanzaro è un grosso centro urbano di collina e di mare, ma non è una grande città; vanta grossi personaggi, ma non grandi personalità. Si chieda d’improvviso ai calabresi reggini chi sia Sergio Abramo? Forse si ricorderanno il tipografo

Catanzaro? Un buco nero per i calabresi FABRIZIO SPINELLA on c’è buco nero per i calabresi, soprattutto per i reggini, più buco e più nero di Catanzaro. Si chieda d’improvviso ai reggini, di città o di paese, di litorale o di monte, una informazione o una qualche opinione su Catanzaro, che è anche il loro capoluogo, imposto nella geografia istituzionale da quarantadue anni. I più risponderanno con la citazione generica degli uffici della Regione; gli sportivi penseranno alla squadra di calcio caduta in basso; qualche artista o letterato parlerà vagamente del Marca, l’eccellente Museo delle Arti che con l’annesso Parco internazionale della scultura è un richiamo inascoltato dai paesani delle altre provincie a causa forse di una comunicazione elitaria o di una promozione sbagliata; il solito smaliziato ricorderà le lauree fasulle in quell’università; quasi nessuno spenderà una sillaba sulle prossime elezioni amministrative in questa città.

N

Non viene in mente altro di significativo, o forse sì, l’ospedale per cerebrolesi. Catanzaro è vissuta dai non catanzaresi come una oscura vicina di casa ma lontana di idee. Di origini facoltose, ma chiusa in sé. Catanzaro è una piccola città che spesso la grande informazione rifugge perché noiosa come una tiritera, pedante come una formula chimica, scontata come una ombrella nera. Catanzaro è un grosso centro urbano di collina e di mare, ma non è una grande città; vanta grossi personaggi, ma non grandi personalità; ha antiche radici aristocratiche che persistono nella architettura di palazzi ben restaurati, ma emette fogliazioni meschine di ceti dirigenti che danno il peggio di sé, facendo rullare a cicli i tamburi della giudiziaria. Rullano pure a Reggio, è vero, ma volete mettere i rataplan con vista panoramica sullo Stretto, anziché su un viadotto… Si chieda d’improvviso ai calabresi reggini chi sia Sergio Abramo, e forse ricorderanno una visita elettorale di questo imprenditore-tipografo can-

didato a presidente della Regione dal centrodestra (che vuol dire anche PdL, partito da cui lo stesso Abramo era uscito, alla stregua del boxeur Pittelli, entrambi utilizzatori delle porte girevoli). Alle elezioni post-Chiaravalloti (un paesano immaginifico di Satriano, domiciliato in Città), si assistette alla gita fuoriporta di un mesto Abramo, votato alla sconfitta sin dalla effigie e dallo slogan sui manifesti. Non che il destinato a vincere Loiero fosse più attraente di lui: ma fatto è che Abramo è un nativo catanzarese mentre Loiero un paesano di Santa Severina domiciliato in Città, e dunque gli elettori calabresi in maggioranza si fidarono di quest’ultimo provinciale. Ciò per dire: Abramo scassa solamente nella sua officina di Catanzaro, non in Calabria. Adesso se la deve battere in casa con un giovane Scalzo, baffetto brancatiano e perfetto nomen omen per il centrosinistra decurtato, e con una pletora di ignoti o ignari candidati di tutte le taglie, per non dire wanted. Ma si appassionano soltanto loro a questa contesa, in una città che per i non catan-

zaresi resta un buco nero che più buco e più nero non si può. Se Abramo sarà scalzato, o se Scalzo (a)bramerà per l’insuccesso, e con quali percentuali, non lo sa forse nemmeno il Mago Hellas, il sensitivo di vicinato, uso a leggere nelle palle. Catanzaro, dopo il sindaco nativo Rosario Olivo, insediò a Palazzo de Nobili il provinciale di Botricello domiciliato in città Michele Traversa, il destro presto fuggito con autodichiarazione di fallimento, nonostante avesse diffuso la notizia di essere settimo tra i sindaci più amati d’Italia. Hanno dovuto richiamare in servizio Abramo, che non è di destra, ma si serve della destra. Perché non hanno candidato al suo posto la missina storica Maria Grazia Caporale? Forse perché l’autodichiarazione di fallimento di Traversa coinvolgeva anche la sua vice? Oppure, perché la destra catanzarese, e calabrese tutta, se ancora non è fallita, certo appare inadeguata, salvo Scopelliti per mancanza di prove? Che senso trarre da questi appunti? Lo stesso che trarreste da un buco nero.

UdC, Abramo e quello strano “ teepee” di Toro Seduto RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO C’è un aspetto per niente insignificante che pesa come un macigno sulla famigerata delibera n. 586 del 10 novembre 1999 firmata all’epoca in cui Sergio Abramo era sindaco di Catanzaro, e con la quale si concedeva un’area comunale molto ampia (circa 600 metri quadrati) per la costruzione di un’abitazione destinata ad una famiglia nomade, precisamente quella del cosiddetto Toro Seduto, pluripregiudicato e noto per essere uno dei capi della criminalità cittadina. Atteso che tutto sia avvenuto tramite un iter inappuntabile e a norma di legge – così come Abramo tiene a sottolineare – davvero vogliamo far finta di niente? Davvero vogliamo cre-

dere alle favole? La questione merita delle riflessioni poiché l’ex sindaco, nonché attuale candidato sindaco, difende quel suo operato lasciando quasi intendere di essere stato obbligato a fare ciò che ha fatto. In realtà la storia ci dice che la Regione Calabria ha elargito un contributo economico allo scopo di realizzare alloggi per nomadi residenti in città: in seguito a ciò l’allora Giunta Abramo acquista dei prefabbricati che installa in Via Stretto Antico e li consegna ad alcune famiglie nomadi ma, per Toro Seduto, la famigerata delibera riserva uno strano “privilegio” consistente nella identificazione di un’area di 600 metri quadrati in località Aranceto, con realizzazione della condotta idrica, fognante e chi più ne ha più ne metta!

Sicuramente un trattamento di favore che le altre famiglie nomadi – destinatarie dei prefabbricati – non hanno ottenuto. Tant’è che Toro Seduto si è fatto costruire dall’amministrazione comunale il suo “teepee” in stile hollywoodiano. Uno standard abitativo assai diverso da quello utilizzato per le altre famiglie ROM, frutto sicuramente di un “occhio di riguardo”! E perché quell’area è stata assegnata proprio al pregiudicato Toro Seduto e non ad una delle altre normali famiglie nomadi? E ancora: il fatto che sia stata posta in essere questa differenziazione a vantaggio di un capo della criminalità cittadina, davvero lascia tranquilli quanti hanno firmato quella delibera nel 2009? Noi crediamo che chi amministra non possa

prescindere dall’etica delle scelte e, qualche volta, dal pudore politico. Quella delibera offende i cittadini catanzaresi al punto che Sergio Abramo dovrebbe compiere un gesto di buon senso: ritirare la propria candidatura a sindaco. Infatti, al di là dei tecnicismi procedurali, pur corretti che siano, resta un fatto gravissimo: il “teepee” di Toro Seduto è ancora lì a ricordarci che una bruttissima scelta politica ha legittimato il ruolo di un criminale attraverso la consegna di uno spazio specifico, garantendo di fatto lo status di capo e ponendolo in posizione di differenza e preminenza. Se quella delibera è “corretta” dal punto di vista procedurale, come Abramo precisa, siamo sicuri che essa sia limpida anche sotto il profilo morale?

SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

05


SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

06


EDITORIALE Identità

Una città in cerca

«Cha cha cha, capoluogo e seria A. Catanzaro vuole conservare il vecchio pennacchio del capoluogo di regione. Ma il processo di demolizione è già avviato

L’handicap di essere capoluogo di regione N BRUNO GEMELLI

el 1971, l’anno in cui il Catanzaro, la prima squadra calabrese a raggiungere la serie A, i tifosi coniarono uno slogan goliardico e dozzinale. “Cha cha cha, capoluogo e serie A”. Con quella vittoria le Calabrie diventarono per una volta, forse per la prima o ultima volta, la Calabria. Eppure il tempo non era tra i più adatti per manifestare uno spirito unitario, di gioia, di soddisfazione, di riscatto. L’anno prima era nata la Regione Calabria nella bufera dei moti di Reggio. Una ferita aperta e sanguinante. Che non era facile rimarginare e che non fu facile rimarginare. L’istituto regionale fece fatica a stabilizzarsi quantunque si entrasse in una condivisione di comune appartenenza. Eppure quell’evento contribuì non poco, anche se non se coglievano del tutto i segni, a stemperare gli animi, a spostare l’attenzione sulla novità. E che novità! C’era stato un precedente storico. Quando ci fu l’attentato a Palmiro Togliatti, leader del Pci, avvenuto il 14 luglio 1948, da parte di Antonio Pallante. Si temette la rivoluzione, la guerra civile. Ma la vittoria di Gino Bartali al Tour de France contribuì a placare gli animi con un effetto indotto. Il paragone regge? Certo è che i calabresi si ritrovarono, uniti nell’orgoglio, in quella vittoria che era vissuta anche come una rivalsa sociale, carica di sentimenti senza nulla concedere alla retorica. A partire da quel tempo è iniziato il declino della città. Una discesa inarrestabile a cui le elezioni del 6 e 7 maggio cercheranno di porre parziale rimedio dopo la bufera a valle delle dimissioni di Michele Traversa. Catanzaro ebbe la sua nemesi. Ed espia ancora quel “Cha cha cha”. Rinchiusa sui Tre Colli, sviluppata sui dirupi, sparsa dalla Sila al mare, da Est a Ovest

in tanti insediamenti urbani venuti su selvaggiamente e scollegati tra di loro, la città votante cerca di trovare il bandolo della matassa. Un disastro urbanistico che affonda le sue radici nei ciclici rinvii della costruzione dell’allora nuovo piano regolatore generale che doveva sostituire il vecchio piano Marconi. L’arroccarsi sull’acrocoro è stato un danno storico di cui ancor’oggi si pagano le conseguenze. Una città che appare agli occhi del visitatore neutrale destrutturata. Una città che allontana le persone, le respinge per i suoi spazi angusti. Una città senz’identità. Una città che si affaccia sul mare e che odia il mare. Quando sappiamo che la civiltà viene dal mare. La realizzazione del porto - se ne parla da 50 anni -, la valorizzazione sostenibile della pineta di Giovino e più in generale la rinascita del quartiere Lido, sono passaggi vitali per l’in-

Catanzaro cerca di trovare il bandolo della matassa, per arrestare un declino che viene da troppo lontano

tera città. Per il suo futuro. Una città che oggi sembra data in leasing agli ascari di turno. La domanda cruciale oggi è questa: Catanzaro vuole conservare intatto il pennacchio del capoluogo regione? Un minimo di raziocinio consiglierebbe ai catanzaresi di offrire una contropartita ai corregionali. Quindi, una città al servizio della regione, e non il contrario. Altrimenti, prima o poi, qualcuno smonterà a pezzi il suo ruolo. Il processo di demolizione è già avviato. Il centro storico ha problemi di lento, progressivo e inevitabile svuotamento. Per via degli spazi ristretti, della scarsa vocazione commerciale. Tanti medici e apprendisti stregoni hanno cercato, quasi sempre con approcci ideologici, di risolvere il problema della viabilità e vivibilità del centro. Ma ancora non è stato individuato un vasto parcheggio

DOMENICA

da ubicare in una posizione strategica. Tipo: all’interno della rotatoria Gualtieri. Poi c’è il centro direzionale di Germaneto dove sono stati collocati funzioni vitali e di grande impatto regionale. Su tutti il Campus universitario e la Cittadella regionale che aspetta da 42 anni la sua costruzione. Ed ancora: la ricucitura dei quartieri, l’esigenza di dargli un senso, una prospettiva, una speranza. I cittadini sono demoralizzati, ed aspettano che i nuovi amministratori siano capaci; ovvero non mediocri. Ma forse il problema principale di Catanzaro è immateriale. Riguarda la sua immagine. Che oggi appare pessima anche al più indulgente osservatore. L’80 % degli italiani non sa che è il capoluogo di regione. L’80 % dei calabresi lo sa ma la evita. Una città inospitale, nel senso che è inaccessibile. Il giornalista economico del Corriere della sera, Federico Fubini, in un suo recente libro, ha paragonato Catanzaro a Bangalore, città del Sud dell’India. Il capitolo finale l’autore l’ha dedicato appunto a Catanzaro, città depressa che è divenuta capitale italiana dei call center, per la sua alta concentrazione. Attualmente ce ne sono, al netto di quelli sotto le 50 unità, una decina che occupano, tra contratti diversificati e contratti a progetto, oltre 4 mila addetti. Tenendo presente che altri duemila precari sono stati licenziati lo scorso anno. Perché tanto addensamento? A Catanzaro si è creata una sorta di distretto customer care alimentato dalle sovvenzioni pubbliche e favorito dal basso costo della vita. Ma siccome c’è sempre una delocalizzazione che costa meno si teme che questi call center possano essere trasferiti in Albania. O in qualche altro sud del mondo. E’ questo il futuro di Catanzaro?

22 APRILE 2012

LA RIVIERA

07


CINQUE CANDIDATI A SINDACO

Tutto pronto per il dopo

Traversa inque candidati sindaco, 23 liste con oltre 700 persone in lizza per uno dei 32 posti in Consiglio comunale. Il centrodestra si e’ affidato all’ex sindaco e consigliere regionale Sergio Abramo, attuale presidente della Sorical, la società che gestisce il servizio idrico integrato in Calabria. Già alla guida del Comune. senza infamia e senza lode, per due legislature, dal 1990 al 1999, il centrosinistra gli ha fatto mordere la polvere come candidato a presidente della Regione nel 2005. Sergio Abramo potrà contare sul sostegno di otto liste (Pdl, Api, Adc, un’aggregazione tra Pri e Nuovo Psi, Lista Scopelliti, oltre ad alcune civiche Catanzaro da vivere, Per Catanzaro, Catanzaro con Abramo). Se l’attende ancora

C

IN BREVE

Si profila una lotta dura per cinque competitori: Sergio Abramo, Salvatore Scalzo, Giuseppe Celi, Antonio Carpino, Elio Mauro. 23liste con oltre 700 persone per 32 posti in consiglio comunale una sconfitta, ci sarà ancora una poltrona per consolarlo. L’imprenditore avrà come suo concorrente diretto il giovane candidato del centrosinistra Salvatore Scalzo, 28 anni, pronto a tornare in campo dopoes-

sere stato sconfitto da Traversa lo scorso anno. Otto le liste che compongono la coalizione: Pd, Sel, Rifondazione comunista, Socialisti con rappresentanti degli ecologisti, Idv e liste civiche Il bene in comune e Primavera a Catanzaro. Non è detto che non possa farcela. Un altro imprenditore. Infatti, il Terzo polo, una novità per la Calabria visto che corre compatto per la prima volta, sarà guidato dall’imprenditore Giuseppe Celi, che sarà appoggiato da cinque liste: Udc, Fli, Mpa, e le civiche Polo di centro e La città di tutti. In campo anche il candidato sindaco del Partito comunista deilavoratori, il medico Antonio Carpino. Ma Catanzaro non è terra rossa. Infine, alla guida di una lista civica, l’agente di commercio Elio Mauro.

PINO CELLI, 67 ANNI Nel 1985 candidato al comune nelle liste DC viene eletto e nominato Presidente della Commissione Turismo. Nel 1990 ricandidato nella DC viene eletto consigliere fino al 1992. Nel 2005 entra nel CDA del Comalca di Catanzaro e ne viene eletto presidente. Presidente dell'Ance dal febbraio 2012.

SERGIO ABRAMO , 54 ANNI Nel 2005 entra a far parte del Consiglio Regionale della Calabria nel quale ricopre gli incarichi di presidente del Gruppo Misto e di componente della Seconda Commissione Consiliare Bilancio e Programmazione. Atuale presidente della SORICAL.

SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

08


la Riviera

ANTONIO CARPINO, 50 ANNI

SALVATORE SCALZO , 29 ANNI

Medico chirurgo in servizio al policlinico universitario della citta'.Con lui, un candidato sindaco autonomo, il Partito Comunista dei lavoratori, concorre alle elezioni comunali di Catanzaro.

Nel 2011, è il più giovane candidato a Sindaco di un Capoluogo di Regione in Italia, in due mesi di campagna elettorale ottiene un grande risultato, tanto che l'Economist e El Pais ne parlano. Da consigliere comunale diventa Consigliere Nazionale ANCI. Oggi è candidato per la coalizione di centro-sinistra.

MICHELE TRAVERSA Nel maggio 2011, è stato eletto sindaco di Catanzaro con una percentuale di poco superiore al 62%. Il 19 dicembre 2011 si è dimesso dall'incarico di Sindaco.

ELIO MAURO, 43 ANNI Presidente della Commissione Lavori Pubblici e componente Commissione Sport e Turismo nell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Gualtieri. Consigliere Comunale nel Nuovo PSI dell'On. Saverio Zavettieri, ricopre la carica di presidente della commissione Lavori Pubblici.

SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

09


SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

10


SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

11


EDITORIALE

POCO APPEAL P

UNA CITTÀ NEL LIMBO. Catanzaro, quando l’apparenza è anche sostanza GIACCHINO CRIACO

rovate a chiedere in giro qual è la città capoluogo della Calabria. Tanti vi risponderanno Reggio, qualcuno Cosenza. Molti fuori dalla regione sono confusi, qualcuno anche al suo interno. La questione non è, come potrebbe sembrare, peregrina. Il problema è sostanziale. Laddove accade significa che il centro propulsivo di un contesto territoriale è rappresentato da una città diversa da quella che logicamente ne dovrebbe avere la preminenza. Per Catanzaro succede proprio questo, il capoluogo di regione vive da troppo tempo una fase anonima. Non ha o non si conosce, o non gli viene riconosciuta, alcuna eccellenza e questo è un fatto anormale. La città vive in un limbo dal quale obbligatoriamente deve uscire per ritagliarsi un futuro e costruire opportunità ai propri cittadini. Perché se è vero che Catanzaro emani poco appeal nell’immaginario collettivo, nella sostanza la città ha, o avrebbe, le risorse per diventare un centro propulsivo per la sua area provinciale e

partenza basilare per un futuro, possibile, sviluppo. Catanzaro ha le risorse per essere il centro culturale, istruttivo e sanitario del centro della regione, ne ha le strutture che necessitano un potenziamento e una riconoscibilità che al momento non c’è. Università, ospedali, teatro, iniziative culturali ci sono, e di pregio anche, ma sono valorizzati al minimo delle loro potenzialità e poco conosciuti. La città ha un tessuto di operatori nel sociale di assoluto valore ma si scontra anche con una sofferenza economica che oggi conta 15.000 cittadini costretti a far ricorso al banco alimentare per la soddisfazione di bisogni primari. Vive immersa nel ricordo di un passato che non le darà un futuro e avrebbe bisogno di essere svecchiata. La

necessità vera di Catanzaro è quella di una forza propulsiva giovane, al passo con i tempi, in grado di mettere in campo energie dinamiche che la facciano uscire dall’angolo provinciale nel quale una politica ammuffita l’ha rinchiusa anno dopo anno. E non ci saranno alternative se non si uscirà fuori dalle logiche politiche che fin qui l’hanno dominata. Non ci sarà futuro se gli schemi non verranno rotti e i cittadini si rassegneranno a una strategia da ragnatela in grado solo di imbrigliare la città e coprirla di una cipria obsoleta che potrà solo isolare Catanzaro. Senza novità tanti continueranno a rispondere che è Reggio il capoluogo di regione, qualcuno sosterrà sia Cosenza e nei fatti Catanzaro resterà una piccola e anonima realtà di provincia.

GLI ALTRI

REGGIO CALABRIA

IL CAPOLUOGO COSENZA

Il capoluogo vive da troppo tempo una fase anonima. Non ha o non gli viene riconosvciuta alcuna eccellenza

per l’intera regione. Per farlo non si ha altra scelta che operare sinergicamente con le realtà a essa circostanti. Un comune benché entità singola non può vivere da monade in astrusione col suo circondario e Catanzaro non può progettare il suo futuro senza una stretta collaborazione con Lamezia e Soverato, l’uno snodo essenziale delle comunicazione e l’altro fiore all’occhiello del turismo calabrese. Essere il centro e il trait d’union di questa trasversale che unisce i due mari calabresi sarebbe un punto di

CROTONE CROTONE

VIBO VALENTIA VALENTIA

SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

11


SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

12


SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

13


SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

14


ESTATE

«Gli ultimi saranno i primi» OLIVIERO TOSCANI TOSCANI 2007

«Noi ci mettiamo il cuore» RINO GATTUSO GATTUSO 2009

«Pari montagna dispari mare» FACCE DI BRONZO 2011 2011

LE QUATTRO MOSCHETTIERE TURISMO, SPOT 2012. Scopelliti punta tutto sulla bellezza calabrese, ma incalzano i tabù ERCOLE MACRÌ

Colpi di fulmine e non più messaggi subliminali. Finalmente quattro moschettiere per un'estate incinta. Made in Calabria. Da “Mediterraneo da scoprire” a Mediterraneo scoperto. Ma senza veli incalza feroce la protesta delle comari di sinistra. Come sempre. Forever: «Scelta che offende la dignità e la coscienza femminile delle donne calabresi». Tabù. Elisabetta Gregoraci più le miss Italia Roberta Morise, Stefania Bivone e Maria Perrusi, protagoniste dello spot voluto della Regione di Scopelliti per l'estate 2012 “La Calabria che vince è la Calabria che sorride”, offenderebbero, secondo le donne della CGIL, la parte donna della nostra regione più di quanto non l'abbiano fatto la rapina di Oliviero Toscani, i guasconi ringhiati di Gattuso e i bronzi ridico-

educazione lascia solo briciole alla Calabria. E avrei preferito quattro ragazze disoccupate e belle al posto delle miss che da noi ci vengono solo di striscio e per strascico. Ci sono questioni serie per cui arrabbiarsi (servizi da terzo mondo, trasporti inesistenti in un periodo che si arriva dappertutto con 20 euro) a cui dovremmo far fronte tutti senza la distinzione di sesso che purtroppo alberga in molte donne e non solo in tanti uomini. Per una

volta care donne smettetela di sentirvi vittime, perchè in questo caso non lo siete o lo siete al pari dei maschi e di tutti i calabresi. Godetevi l'estate e risparmiatevi le rivendicazioni per l'inverno, che il prossimo sarà più duro di quello appena trascorso. E infine, per essere al 100% the original, nello spot avrei calato Don Micu Oppedisano, con la coppola sullo sfondo, a tirare reti dentro le le lampare. Anche questo fa un po' Romagna.

LE ALTRE

LA PRIMA DONNA ROBERTA ROBERTA MORISE, 26 anni di Cirò Marina

Dopo la rapina di Oliviero Toscani e i bronzi ridicolizzati, finalmente Mediterraneo autentico lizzati, aggiungo io? L'estate, quella balneare, la più gettonata, se lo mettano bene in testa dignità e coscienza, è più un' impepata di cozze e mojito che non un te verde e biscuits scozzesi; è tintarella più che teatro o tragedie greche. Pancia e non testa; cale e non piscine; Juke box e sacche a spalla più che Mozart e la Kelly di Hermes. L'estate quella che attrae e sorride, quella svelta dei sorsi e non delle degustazioni è figlia di Brigitte Bardot in tanga e non di Colazione da Tiffany in tailleur. Avrei preferito registrare contro l'iniziativa istituzionale dell'assessorato al turismo calabrese un altro tipo di critica. Per esempio: la Elisabetta Gregoraci che si palpa i nostri soldi ha un marito che investe bilioni dappertutto e per

STEFANIA STEFANIA BIVONE, 19 anni di Sinopoli

ELISABETTA ELISABETTA GREGORACI, 32 anni di Soverato

MARIA PERRUSI, 21 anni di Cosenza

SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

15


SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

16


CALCIO

COZZA E COSENTINO

IL FATTORE C

MATCH POINT. A Catanzaro finalmente si ritorna nel calcio con la C maiscola MASSIMO PETRUNGARO n punto, un solo punto, e il Catanzaro finalmente dopo un purgatorio durato ben sei anni, potrà oggi ritornare nei ranghi calcistici che più gli competono. I cinque punti di lunghezza sulla Vigor Lamezia permettono agli uomini di Cozza di gestire al meglio questo doppio match point. Basta non perdere oggi a Fondi contro una squadra che non ha più nulla da chiedere a questo campionato e per i giallorossi la Prima Divisione sarà realtà. Tanti i protagonisti di questa fantastica cavalcata, dal presidente Cosentino, che è stato il primo a credere nella squadra investendo tempo e denaro al pubblico, il classico dodicesimo uomo in campo. Ma forse l'uomo da prima pagina, il vero artefice di questa promozione è l'allenatore Ciccio Cozza. Il mister calabrese ha saputo ridare verve e fiducia ad un ambiente che pareva aver perso il mordente. Abile nel gestire al meglio la squadra, ha avuto il grande merito di creare un gruppo granitico. E non è cosa da poco. Sappiamo quanto sia importante per poter accedere a traguardi prestigiosi avere un leader capace di essere riconosciuto da tutti. Lo ha fatto Mourinho quando era alla guida dell'Inter, lo sta facendo Antonio Conte sulla panchina della Juventus e per l'appunto lo sta facendo Cozza sulla panchina giallorossa. Se premiamo il tasto rew e riavvolgiamo il nastro, ci sono alcune sequenze del film Catanzaro che restano indelebili nella mente del tifoso giallorosso. Dopo l'esordio con pareggio sul campo del Melfi, il Catanzaro infila una striscia positiva di tredici punti in cinque gare piazzandosi

U

immediatamente in zona play off. All'ottava giornata c'è il primo stop per i calabresi che vengono sconfitti di misura ad Aversa, ma subito dopo c'è il pronto riscatto contro il Celano sconfitto per uno a zero al Ceravolo. La prima vera perla della stagione però va di scena al Renato Curi dove le aquile si impongono sul Perugia, diretto concorrente, per due a zero con un uno due terrificante nei minuti finali grazie alle marcature di Accursi e Gigliotti. E' il 16 ottobre dello scorso anno, è il giorno in cui a Catanzaro ci si rende conto che qualcosa di strabiliante si può creare, a patto di restare uniti e lavorare tutti insieme nel segno della doppia C, Cosentino e Cozza. Eppure dopo la bella vittoria di Perugia qualcosa si inceppa nel meccanismo giallorosso: una vittoria e ben quattro pareggi consecutivi tra cui quello nel derby contro la Vibonese. E' un mese nero il Novembre nella città dei Tre Colli, che fa registrare la seconda sconfitta della stagione sul campo dell'Arzanese. L'anno si chiude con la dolorosa sconfitta maturata nel derby contro la Vigor Lamezia in una gara tirata fino al triplice fischio. Sono le cinque vittorie consecutive di inizio duemiladodici a ridare smalto alla formazione catanzarese. I quindici punti proiettano i calabresi nei quartieri alti a lottare per la promozione col Perugia, L'Aquila e Vigor Lamezia. Finalmente sembra mutare il vento a Catanzaro che inizia a racimolare

vittoria su vittoria. Altro frame dai incorniciare nella cavalcata giallorossa la vittoria casalinga contro il Perugia, in un Ceravolo gremito e festante: è il 4marzo, sono sei punti su sei contro gli umbri, cifre da capogiro, cifre da promozione. E' Masini a regalare gol e vittoria, è lui l'eroe della giornata. Gli ultimi risultati sono storia recente: dal doppio derby vinto contro Vibonese e Vigor, all'ultimo successo di mercoledì scorso contro l'Arzanese, antipasto della festa promozion e .

Ottantuno punti realizzati, solo tre in meno della capolista Perugia, venticinque gol subiti che ne fanno la miglio difesa del torneo, zero sconfitte casalinghe, sono questi i numeri della macchina giallorossa con alla guida Ciccio Cozza. Mancano novanta minuti alla festa e a Catanzaro c'è voglia di esorcizzare il novanta. Ma fidatevi, con Cozza in panchina non c'è smorfia che tenga. Perché se oggi nel capoluogo calabrese inizia a respirarsi un calcio diverso, il merito è anche di quest'uomo, di un leader come ce ne sono pochi. A Catanzaro lo hanno capito, a Catanzaro si può (ri)iniziare a fare calcio con la C maiuscola.

SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

17


MIX

GLI INTOCCABILI Don Ciotti, Musella e gli altri utto è criticabile al mondo e molti lo fanno mettendo in discussione persino l’Onnipotente. E tutto è passibile di censura in Italia, terra di zelanti e San Tommaso. Qualche anno fa, dopo sette titoli mondiali, i suoi tifosi avevano mollato Valentino Rossi, colpevole solo di non avere una moto alla sua altezza. Qualche settimana fa Celentano ha traballato sotto i fischi dell’Ariston a Sanremo. Napolitano, incredulo, si è visto contestare in Sardegna. Caselli, quasi in lacrime, si è sentito dare del mafioso dai No-Tav in Val di Susa. Al capo della polizia Manganelli è stato rinfacciato uno stipendio da nababbo, vicino ai 700.000 euro e pari al guadagno di un centinaio di precari. In giro non ci sono più idoli intoccabili e nessuno può vivere di rendita o di medaglie conquistate sul campo. Sarà colpa della crisi, ma il popolo, quando ha le tasche vuote, freme e non fa sconti a nessuno. Dappertutto e per tutti è così di questi tempi. Tranne che da noi e per alcune categorie di persone. In Calabria i totem sopravvivono e, se si toccano alcuni fili, si rischia la folgorazione. Guai a discutere di associazioni antimafia, attenti a parlare di persone impegnate nel campo della criminalità, orde di seguaci del verbo si leveranno a zittirvi. E, in effetti, il tema è delicato e non va affrontato con pressapochismo o presunzione.

T

La piccola borghesia nemica della Calabria quanto la mafia

Però non è più accettabile l’impossibilità di trattare il tema, di affrontare la questione senza tabù. Ci hanno provato in pochi fin’ora. Ad esempio l’assessore provinciale Lamberti Castronovo ha rilevato la necessità di fare attenzione all’utilizzo delle risorse. Agostino Pantano, sul Corriere della Calabria ha, in sostanza, chiesto delle delucidazioni ad Aldo Pecora, leader di Ammazzateci Tutti. Noi ci siamo interrogati sul caso Tizian e peccato dei peccati abbiamo toccato l’intangibile, don Ciotti. E’ inutile girarci intorno, ci siamo trovati sommersi dalle critiche. Non è in discussione se noi diciamo delle cose giuste o sbagliate. Ma possiamo parlare di certe persone, possiamo farlo liberamente, o certi argomenti sono pregiudizialmente off-limits? Non pensiamo, ovviamente, di aver sempre ragione, ma se la presenza a un convegno di don Ciotti unitamente al presidente di BCE Mario Draghi ci turba, possiamo dirlo o no? Se il sistema che produce eroi antimafia non ci convince, lo possiamo criticare o no? E’ possibile interrogarsi su cosa in concreto l’associazionismo antimafia abbia prodotto in Calabria da che è sorto o è lesa maestà, o addirittura connivenza con la ndrangheta? Non siamo pericolosi reazionari né paramafiosi, ma vogliamo liberamente parlare di tutto senza essere affissi su una croce. Poi vorremmo che gli eroi fossero veramente senza macchie, ma pretendere di esserlo indiscutibilmente ci sembra un atteggiamento arrogante. Per questo continueremo a trattare l’argomento e da miscredenti e peccatori non faremo sconti nemmeno ai santi.

CARTA D’IDENTITÀ

Il decenne Gustino Fortunato e il quasi novantenne Eugenio Scalfari u «Repubblica» del 5 marzo Eugenio Scalfari, che ormai tocca il cielo con il dito, impartisce una assennata lezione pedagogica ai giovani calabresi, esortandoli a interessarsi dei problemi della loro infausta terra e non già del Piemonte, a noi ora ravvicinato dalla protesta dei contrari all'Alta Velocità in Val di Susa. Ché se vogliono migliorare la Calabria, questa deve essere la direttrice di marcia. Ma, si sa, i giovani sono idealisti, anche i giovani calabresi sono idealisti, e corrono dovunque intravedono minacce alla libertà, alla democrazia e, nel nostro caso, all'ambiente. Non importa se vicino o lontano. Uno spirito pragmatico, come lo è Eugenio Scalfari, rifugge dagli ideali, che son sempre portatori di grande delusioni e perciò si domanda che senso abbia mobilitarsi contro l'Alta velocità quando la Calabria si sporge ancora come uno «sfasciume pendulo» segnalato - sostiene Scalfari- da Giustino Fortunato 150 anni fa”, cioè nel 1858. Dove Eugenio Scalari abbia trovato la detta indicazione temporale, io non saprei dire, ed è una di quelle arditezze che solo un giornalista sapiente, come il fondatore di «Repubblica», può concedersi. Mi spiego. Giustino Fortunato nacque a Rionero in Vulture nel 1848. Nel 1858, cioè 150 anni fa, aveva dieci anni . E, per quanto prodigioso fosse il suo cervello, non fu in grado, dai banchi delle elementari, di segnalare la Calabria come uno “sfasciume pendolo”, non pendulo, sul mare. L'espressione fortunatiana, riportata da Eugenio Scalfari ad ammonimento dei giovani calabresi, si trova viceversa nel saggio “La questione meridionale e la riforma tributaria” pubblicato nel 1904.

S

AFFAIRE MAGNA GRAECIA: IL GOVERNATORE HA CHIUSO IL CERCHIO

L colonne di Scopelliti Arlacchi e Freno gestiranno il patrimonio archeologico della Calabria

ette la nuova società, Progetto Magna Graecia srl, è nata sotto la stella del Governatore della Calabria Peppe Scopelliti. La nomina a direttore generale del progetto di Antonella Freno chiude il cerchio e sarà in parte targata Scopelliti la squadra che gestirà il patrimonio archeologico culturale della Calabria. Il patto era stato sottoscritto a Gennaio 2012, presso il Notaio dott. Luigi Desantis a Cosenza con l’atto costitutivo della società “Progetto Magna Graecia” Srl. Nel Consiglio di Amministrazione si metteva l’on. Pino Arlacchi in qualità di Presidente. Sette erano i comuni aderenti alla società e componenti l’assemblea dei soci fondatori insieme alla Regione: il Comune di Crotone, il Comune di Vibo, il Comune di Gioia Tauro, il Comune di Cutro, il Comune di Santa Maria del Cedro, il Comune di Spezzano Albanese, il Comune di Cotronei. Al momento della firma dell’atto costitutivo erano presenti gli assessori alla cultura di Vibo Valentia, Marcello De Vita, di Crotone, Piero Cotronei, e l’assessore ai servizi sociali di Spezzano Albanese, Gianni Bruno, i consulenti e responsabili organizzativi, Massimo Cedolia e Maria Rosaria Punzo. Il collegio sindacale era costituito da Biagio Farace, Ruggero De Medici e Patamia Salvatore, sindaci effettivi, Carmen Giorgia Manfredi e Lamarca Antonio, sindaci supplenti. La società che ha sede a Cosenza e la sua durata è stabilita sino al 31 Dicembre 2061 ha per oggetto, tra l’altro, la valorizzazione del patrimonio archeologico La borghesia calabrese è sempre stata di dimendella Calabria secondo gli accordi da stipulare con il Ministero dei Beni Culturali su base regionale, la gestione integrata ed unitaria delsioni ristrette, si è sempre messa dalla parte di qual’intero sistema del patrimonio archeologico, la predisposizione e realunque potere statuale abbia dominato questa lizzazione di attività didattiche fruibili da scuole di ogni ordine e regione ed è riuscita a sopravvivere per secoli sino grado su tematiche storico-archeologico-culturale, la formazione proai giorni nostri. La mafia ha sempre tradito il fessionale. La società Magna Graecia potrà inoltre progettare, coorpopolo vessandolo giornalmente con la sua dinare e realizzare, gestire in proprio o per conto della Regione, prosopraffazione, la gente non ha mai avuto il tempo grammi, attività, iniziative di vario genere rientranti nei propri scopi, di pensare, di operare e le qualità dei singoli sono anche attraverso l’utilizzazione dei fondi europei, statali e regionali, sempre state conculcate dalla violenza di pochi. La può essere soggetto attuatore per la realizzazione di specifici progetcriminalità è sempre stata attenta a non toccare i ti, azioni, linee di intervento previste dai Programmi Operativi potenti, per quanto piccoli, e la borghesia ha semComunitari, Nazionali e Regionali. Il capitale sociale, interamente pre prodotto la classe dirigente locale dando i pubblico, è di 120.000 euro diviso in 1200 quote del valore nominale di 100 euro, di cui il 51% pari a 612 quote societarie è sottoscritto natali a giudici professionisti e politici. L’una ha dalla Regione Calabria mentre il rimanente 49% pari a 588 quote è sempre sostenuto l’altra tenendo schiacciato in suddiviso tra gli altri soci e quindi così ripartito: 69426 euro versati mezzo il popolo. La borghesia da collaborazionidalla Regione e 8429 euro versati da ciascuno dei 7 comuni. La società sta si è alleata, via via, con i borbone, i savoia, i sarà chiamata a gestire un patrimonio importante, occorrerà vigilare fascisti e nel dopoguerra con la partitocrazia. per accertarsi su quali saranno le logiche che ne animeranno l’agire. L’azione sinergica ha impedito ogni cambiamento Vedremo se la gioia incontenibile espressa dalla le ribellioni quando non si sono potute stroncare Lista Scopelliti per la nomina di Antonella sul nascere sono state assorbite ora dalla mafia, se Freno corrisponderà alla gioia dei calabresi di natura violenta, ora dalla borghesia se di matriper come la gestione si attuerà. Certo non è ce intellettuale. Mafia è borghesia hanno costituidifficile ipotizzare che la to un golem granitico che ha stretto la Calabria in società godrà di ingenti risorse finanziarie, una cui un immobilismo cosmico. La mafia ha prodotto il parte speriamo possa male e i nostri piccoli borghesucci si sono presenfinire nelle amene e tati come gli unici buoni, gli acculturati, gli intelletpovere contrade locrituali in grado di produrre un cambiamento in dee. Ma c’è da solennerealtà non voluto perché mortale per i sepolcri mente dubitare. Questa imbiancati che proclamano il bene e traggono è zona infetta, e la linfa vitale dal male. Ecco perché da noi non cam‘ndrangheta si mangebia nulla, perché male e bene presunto sono le due rebbe tutto.

S

Gli uomini senza qualità E’

FERNANDO SAGADO

regola generale che gli uomini senza qualità per emergere abbiano bisogno di eliminare le doti altrui, e che gli individui che in una società normale non rivestirebbero ruoli di preminenza abbiano tutto l’interesse ad alterare le regole di convivenza sociale. Una società confusa, sotto pressione apre gli spazi ai furbi non alle persone migliori. Esempio tipico di questo assunto è il criminale. In una società normale chi ha come unica arma di affermazione la violenza non avrebbe un ruolo. L’esplicazione della violenza sancisce l’esistenza di un soggetto e annulla le intelligenze. So che il ragionamento può sembrare assurdo, ma senza un’attività violenta i violenti non esisterebbero, sarebbero irrimediabilmente senza ruolo. Quindi più i violenti praticano la loro virtù maggiore sarà il loro peso sociale. Il loro male è il loro bene e il dramma della società che lo subisce sancisce la loro affermazione. Una società pervasa di violenza premia gli uomini senza qualità, un boss non sarebbe un boss ma come tutti dovrebbe affrontare i problemi che la quotidianità riserva. Causa e vita per un clan è la violenza che riesce a mettere in campo. Niente sopraffazione equivale a nessun boss e a nessun clan. Della violenza non godono però solo i violenti, grande e maggiore vantaggio rispetto a loro ne riporta una piccola e subdola classe borghese che insidia la nostra società come la tenia nel ventre di un suino. Il mio non è un discorso classista, né vetero comunista. Rappresenta un dato di fatto.

facce di un’unica medaglia e la gente normalmente vile continua a essere il cibo di due mostri.

SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

18


la Riviera

Misiti smarrito e ritrovato sulle pagine del Secolo XIX

c… di personaggio». Caldani: «Ah mizziga…è una persona losca, non ha proprio dignità». Raffaele: «Prima è stato con Chiaravalloti (ex presidente della regione Calabria di Forza italia, ndr), poi con Loiero (suo successore di centrosinistra, ndr), poi con di Pietro e l’Idv…». Caldani: «Non ha dignità, ma chi lo prende ne ha meno di lui». Raffaele: «E’ un uomo indicibile, un cangia-bandiera, un professionista dell’opportunismo. Mi dicevi che quando c’era Di Pietro ministro dei lavori pubblici era lui (cioè il loro ex collega) che comandava?». caldani: «Comandava sì, la commissione del concorso mio l’ha pilotata lui…sono riuscito anche a farlo contattare, ma sai cosa mi hanno detto di quest’uomo?». Raffaele: «Eh…». Caldani: «Mi hanno detto: “Senti, ma tu cosa gli puoi dare? Puoi fare un lavoro per lui? [io gli ho detto] no…e [l’altro mi ha risposto]: “Allora scordatelo, chistu non fa niente per niente». Raffaele: «Mizziga…» Caldani: «[Devi] ricambiare i favori, fare qualcosa…Figurati che un altro collega nostro, all’Autoirtà portuale di Gioia Tauro, ce l’ha messo lui perché gli serviva lì». Caldani, che pure è indagato, si definisce schifato. «Io sto provando ad arrivare direttamente al ministro, cercando di farmi dare una mano pe’ diventà dirigente, ma alla fine non ce la farò nemmeno. Non ti dico schifezze che sto vedendo». I nostri colleghi maggiori nel pezzo di commento alla trascrizione del dialogo intercettato si domandano: “A chi si fa riferimento?”. Li aiutiamo noi: Aurelio Misiti. A prescindere dalla certezza dei fatti attribuitigli.

Ritratti *

di Diego Cataldo

RENATO DULBECCO

SCIENZIATO

vevamo perso di vista il deputato Aurelio Misiti. La fortuna, però, ci assiste e l’abbiamo ritrovato sulle pagine de “Il Secolo XIX” di Genova del 20 marzo. I nostri colleghi maggiori riferiscono di una intercettazione in possesso della Procura di Genova nella quale un Raffaele, non identificato, e il dr. Francesco Caldani, importantissimo tecnico del Provveditorato genovese, discorrono di come si impastano affari e promozioni. Questo il dialogo, che trascriviamo paro paro dal “Secolo XIX”. Raffaele: «Hai visto quel nostro collega [fanno con ogni probabilità riferimento a un ex presidente del Consiglio nazionale dei lavori pubblici che non viene mai nominato, ndr)? Che

A

A Cortina si multa a Platì si sequestra el nord si scuda e nel sud si preleva. Sembra il conto della N serva, ma a volte i ragionamenti banali risultano i migliori. E se il requisire il provento di un'attività illecita rappresenta un giusto principio di diritto, non si comprende come al sud il guadagno turpe sia sottratto a chi lo produce e al nord venga semplicemente multato. Non si capisce perché se chi ruba è del nord sia un furbo e, viceversa, assuma le normali vesti del ladro il mariuolo meridionale. Scene drammatiche, come quelle viste a Platì, di gente messa in strada a norma di legge saranno mai visibili oltre l'Arno? Sicuramente si a patto che i ladri siano ricollegabili alla mafia, altrimenti un modo per conservare il maltolto, tra scudi e sanatorie, lo si troverà sempre. E questa non vuol essere la solita polemica nord sud, però è certo che se un calabrese gira su di un bolide del quale non potrà dimostrare la provenienza lecita prima o poi se lo vedrà sequestrato, se lo fa un genovese ha la quasi certezza che nessuno andrà mai a ficcare il naso nei suoi affari. Sia beninteso, non abbiamo alcuna intenzione di difendere i ladri, tutt'altro. Vorremmo che i ladri fossero considerati tali a ogni latitudine e così non è. Si è mai visto un maxi sequestro di beni in Veneto su un patrimonio fraudolentemente accumulato? No. Salvo qualcuno che fosse riconducibile alla mafia. Ora, ben venga il depauperamento della mafia ma giunga pure l'impoverimento di chi ruba in nome proprio senza aver fatto giuramenti di sangue. Però attenzione, togliere i beni a una famiglia è un atto di una gravità estrema, perché significa

rinnegarne la costituzione economica. Le regole per farlo devono essere estremamente garantiste, sbattere qualcuno fuori di casa va fatto solo in presenza di prove incontrovertibili e in base a un sistema di regole che mira solo a stabilire che rubare sia ingiusto. E che rubare sia ingiusto deve essere ben chiaro a tutti i ladri e non ad alcuni si e a molti no. Se un terzo dell'economia italiana è sommersa, per dati uniformi di ogni ente preposto a darli, vuol dire che un terzo della ricchezza prodotta nel paese è illecita e andrebbe sequestrata, e parliamo di centinaia di miliardi di euro. Cosa vogliamo sostenere che solo quel paio di miliardi sequestrati a mafia, camorra e ndrangheta puzzano? Non puzzano uguale i soldi della corruzione, dell'evasione, del lavoro nero, delle frodi alimentari, delle truffe allo Stato, alla Comunità europea, delle false pensioni, delle frodi assicurative, delle truffe bancarie e borsistiche? Suvvia non facciamo gli ipocriti. Chi ruba è ladro mafioso o no, e fuori di casa ci dovrebbero andare tutti i ladri, non solo i presunti mariuoli della provincia di Reggio, sempreché, beninteso, il furto sia certificato e non semplicemente presunto da relazioni parentali, amicali o ambientali. Il conto sui propri beni dovrebbe essere chiesto a tutti, sia che si indossi la coppola, il frac, la tonaca, la toga o la divisa. E sia a chi abbia la coscienza sporca o il colletto coperto di bianco. Un monolocale a Cernobbio lo vendi in attimo e sono soldi per lo Stato, un palazzo a Natile di Careri lo puoi mandare solo in rovina.

CRISI

COME SI STA CON LA DISPENSA VUOTA mmettetelo almeno a denti stretti. Quanti girate, nordici e sudici, senza l’assicurazione, quanti avete continuato a non pagare il canone rai, a nascondere in famiglia le multe per divieto di sosta? Quanti avete il conto in rosso, le rate del mutuo della casa o dell’auto in arretrato? Quanti siete con le spalle al muro di fronte a Equitalia? Dite di si almeno a voi stessi. E ditemi quante visite e quanti regali avete ricevuto per Pasqua, pochi eh? Si molti meno dell’anno scorso, come minori sono stati i presenti che avete fatto. Avete razionato persino le telefonate. Fatevi forza, la povertà non è una vergogna. Vergognoso è essersi dilapidato tutto nei tempi di vacche grasse, aver fatto le cicale convinti che l’inverno fosse sparito dalla penisola. Da stupidi è stato il non costruire qualcosa per il futuro dei propri figli. Si, in questo senso siete messi male. Voi ve la siete cavata non perché siete stati bravi, ma solo grazie a un sistema di prebende che adesso il conto lo presenterà ai vostri figli e il procreare benché sia un dovere cristiano potrà salvarvi l’anima per non aver disperso il seme, ma non vi lascerà indenne dalla condanna morale di non essere stati buoni padri. La dispensa è stata vuota per Pasqua, niente colombe da riciclare nelle colazioni dei mesi a venire. Nulla di nulla messo da parte e ora avete sentito della Grecia: quattrocentomila bambini denutriti, il tutto certificato negli asili e nelle scuole, mica le frottole che vi racconto io da due anni sulle quali vi siete fatti un sacco di risate. Adesso sapete che i sorrisi sono finiti. E qualche consiglio ve lo do ancora, tornate a fare i padri e insegnate ai vostri figli un mestiere. Vivete per come potete, ai matrimoni, ai battesimi, alle comunioni non ci andate se non avete la possibilità. Smettetela di vivere di apparenze e tornate alla sostanza che di questi periodi è terribilmente poca. Vi ripeto che la povertà non è una vergogna e finitela di andare ai mercatini del falso per dimostrare al mondo quanto siete fighi, tornate ai mercati paese e portate un po’ di companatico in dispensa.

A

SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

19


Varie

LE ESPERIDI

Doppia tessera per Tallini DAL SITO BRIGANTI E mentre la Lega Nord affonda, coperta di vergogna, l'on. Domenico Tallini, Assessore alla Regione Calabria nonchè Capogruppo del Pdl al Comune di Catanzaro scrive una lettera di stima a Bossi per la sua opposizione al governo Monti. Ecco il testo della lettera aperta inviata dall'assessore calabrese a Bossi e ad Alfano: «On. Bossi, chi Le scrive è Assessore della Regione Calabria e Capogruppo del Pdl al Comune di Catanzaro. Sento il bisogno e il dovere di esprimerle tutta la mia ammirazione per la coerenza, la lealtà, il coraggio con cui la Lega Nord ha detto no a quello che molti osservatori hanno definito un autentico golpe contro la democrazia italiana. Debbo dare atto, da meridionale, che solo Lega Nord ha assunto una posizione netta contro il commissariamento della politica e della democrazia da parte dei poteri forti. Cancellando con un colpo di spugna il voto popolare del 2008 e negando agli italiani il diritto di tornare alle urne, il Governo Monti consegna le chiavi dell'Italia democratica alle banche e ai Paesi

europei che non fanno mistero della loro anti-italianità. Solo la Lega Nord si è posta come baluardo contro lo strapotere delle borse e dei loro alleati, unica a difendere la sovranità italiana e gli interessi reali dei cittadini del nostro Paese. Troppo supinamente il PdL ha accettato l'ipotesi Monti ed subìto la gogna mediatica a cui è stato sottoposto il Presidente Berlusconi. Pertanto, nel confermare la mia adesione al PdL, sperando che il Segretario Angelino Alfano assuma un'iniziativa forte per risollevare quello che resta il primo partito italiano in Parlamento, sento il dovere di rendere onore al merito alla Lega Nord e al suo Segretario politico. Anche se le norme statutarie dei due partiti forse non lo consentono, chiedo ugualmente la doppia tessera, quella del PdL e quella della Lega Nord, invitando tutti gli iscritti del Popolo della Libertà a fare altrettanto, allo scopo di saldare l'unico baluardo democratico in un'Italia in cui la sinistra arriva al Governo sempre allo stesso modo, cioè evitando il ricorso alle urne: abbattendo gli avversari grazie ai poteri oscuri e mai con le armi della democrazia. Grazie on. Bossi».

«Nella mia geografia ancora sta scritto che tra Catanzaro e il mare si trovano i Giardini delle Esperidi». George Gissing ("Sulle rive dello Jonio", 1901)

Questione meridionale come questione giovanile*

opo gli anni dell'esodo biblico che

D

ha investito il mezzogiorno (si calOggi la nuova questione cola che dal 1875 al 1985 oltre 28 milioni di persone abbiano preso meridionale si intreccia con una la strada dell'emigrazione), oggi questo fenodrammatica “questione meno ha ripreso forza e consistenza, ma ad emigrare non sono più le braccia, ma i cervelgiovanile”. Si tratta di un tema li. Protagonisti di questa nuova ondata migrasono i giovani diplomati e laureati, i cerche riguarda proprio le risorse toria velli del Sud. La fuga dei cervelli abruzzesi, campani, lucani, molisani, pugliesi, umane, le intelligenze, le forze di calabresi, sardi e siciliani, è divenuta vera e propria diacui dispone il Mezzogiorno e che spora, bloccando qualsiasi possibilità di e trasformare il Sud. possono essere messe a migliorare Oggi la nuova questione meridionale si con una drammatica “questione disposizione di un progetto intreccia giovanile”. Si tratta di un tema che riguarda le risorse umane, le intelligenze, le nuovo di rilancio e di futuro del proprio forze di cui dispone il Mezzogiorno e che nostro Paese, ma soprattutto di possono essere messe a disposizione di un nuovo di rilancio e di futuro del futuro per i giovani. progetto nostro Paese, ma soprattutto di futuro per i

giovani. In tal senso, innanzitutto, riteniamo che occorre lanciare il progetto ambizioso di interrompere il drammatico fenomeno dell'emigrazione giovanile e della fuga dei cervelli, assumendo misure e provvedimenti capaci di incentivare e promuovere nuove forme di lavoro e di occupazione nel Sud per valorizzare lo straordinario capitale umano del Sud. Proponiamo di istituire borse di studio per gli studenti che decidono di studiare lontano dal luogo dove risiede la propria famiglia di provenienza e che garantiscono attraverso un apposito piano programmatico di approfondire lo studio universitario su tematiche d'interesse legate allo sviluppo del proprio luogo di origine e voucher d'inserimento nel mondo del lavoro pubblico e privato se gli studenti rientrano nella propria Regione d'origine al termine degli studi. Come è ovvio si tratterebbe di una misura transitoria, l'obiettivo finale, la grande speranza, per la quale intendiamo spendere l'impegno e la lotta del PdCI, è quella che i giovani possano crescere, formarsi, studiare, nelle scuole e nelle università del Sud e in seguito avere la possibilità concreta di incontrarsi con una opportunità occupazionale, con un lavoro adatto alle loro possibilità, ai loro studi, alle loro capacità e competenze in questa terra. Questa è una

grande speranza che va alimentata con una lotta politica coerente ed incessante. In questo senso sembra maturo il tempo di una grande battaglia generale per conquistare il diritto al reddito di cittadinanza per i giovani del Sud. Per questo diciamo questione meridionale come ineludibile questione giovanile. Come questione di difesa della nostra gioventù dalle trame mafiose, che esercitano sempre un'influenza negativa dove manca il lavoro, dove manca il sapere, dove manca la speranza d'un tempo migliore. Il futuro del Sud è legato ai suoi giovani: se questi vanno via allora fra 20 anni avremo un Sud invecchiato e degradato, a cui è stata sottratta qualsiasi speranza di futuro. * Dall’ampio documento conclusivo, approvato all’unanimità dal 3° Congresso regionale , celebrato a Vibo il 22 aprile, pubblichiamo la parte, assai interessante, che punta a definire la questione meridionale come questione giovanile. Noi intenderemmo aprire un dibattito. E intanto ci fa piacere che i comunisti italiani di Calabria non definiscano la questione meridionale come questione criminale.

SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

20


STORIA MERIDIONALISTA DELLA LETTERATURA CALABESE- FINE

Dove va la letteratura calabrese mentre è spirato il Novecento?

A

PASQUINO CRUPI

vvio a conclusione la Storia meridionalista della letteratura calabrese con le dovute scuse ai lettori de <<la Riviera>> per la non organicità delle puntate pubblicate. E soprattutto per la lunga interruzione, determinata dal dover cedere il passo a notizie, sempre letterarie, di cogente attualità. E facciamo punto come di seguito. La letteratura italiana del XX secolo inaugura la “diserzione” dalla questione sociale con Italo Svevo e Luigi Pirandello. Per la letteratura calabrese non è così. Dalla questione sociale non si dilacera. Mantiene un fervido rapporto con la società storicamente determinata, pur avendo l’occhio attento alla mutazione del romanzo in Europa e in Italia. Il Novecento calabrese è binario. Abbiamo degli scrittori, come Corrado Alvaro, Mario La Cava, Raoul Maria De Angelis, Antonio Altomonte, Domenico Zappone, che innestano le inquietudini dell’uomo del Novecento su uno sfondo regionale. E abbiamo degli scrittori, che ancora lavorano e operano sul terreno del romanzo sociale, come Francesco Perri, Leonida Rèpaci, Fortunato Seminara, Saverio Montalto, Saverio Strati. Su nessuno dei grandi problemi calabresi taciturni: la lotta per la conquista delle terre incolte, l’emigrazione transoceanica ed europea, lo spopolamento, la ‘ndrangheta. E capaci di segnare svolte nel cammino della letteratura italiana. Primo ad emergere con tal passo è Francesco Perri con il romanzo Emigranti (Mondadori, Milano 1928). La rivoluzione letteraria Nella letteratura calabrese del Novecento ci sono due nomi

GIOACCHINO CRIACO * MIMMO GANGEMI

inconfondibili: Corrado Alvaro e Francesco Perri. La verità di questo giudizio è provata dal fatto che Alvaro e Perri sono gli unici tra gli scrittori calabresi, che abbiano legato il loro nome ad opere memorabili, proverbiali, cioè universalmente note. Alvaro con Gente in Aspromonte, Perri con Emigranti. Romanzo che segna una svolta epocale nella storia della letteratura italiana. Perché? Perché con questo romanzo Francesco Perri dà alla letteratura italiana l’anello mancante, cioè il romanzo, mai prima di lui scritto, dell’emigrazione come trama totale. È un nuovo ceto sociale che entra in questo modo nella letteratura italiana. Una svolta epocale che ricorda quella di Alessandro Manzoni e degli umili, protagonisti di un’opera letteraria. Questione da non dimenticare. E dalla quale si trae la persuasiva convinzione del contributo che i letterati calabresi, nel nostro caso Perri, danno all’ elevazione della letteratura nazionale, che finalmente può camminare su tutte e due le gambe.

POLAROID

GLI SPOSINI

Il 28 novembre del 1946 Giuditta Levato di Calabricata, paesino della Calabria, fu sparata dal barone Pietro Mazza. Fu colpita nel suo ventre gravido, senza pietà. Il barone assassino le sparò per dimostrare alle donne che erano con lei che solo lui era il padrone e il dominatore di quelle terre e che la cooperativa, che era sorta per fare grano, pane e gioia di vivere si doveva stroncare. Fu uccisa Giuditta perché era “nuova”, era moderna ed era simbolo di coscienza e serenità di spirito. Lei si trovò di fronte al suo assassino perché riteneva di avere diritto al lavoro suo e quello delle altre donne della cooperativa di Calabricata. Come viene riportato, nelle sue ultime parole c'è ancora la speranza di un possibile avvenire migliore. “Dite ai miei figli che sono partita per un viaggio lungo, lungo e tornerò quando suoneranno ancora le campane a stormo per tutto il villaggio, allora vedrete che torno”.

E un’altra rivoluzione introdurrà Saverio Montalto con il romanzo La famiglia Montalbano [Chiaravalle Centrale (Catanzaro) 1973]. Il romanzo era stato scritto e concluso negli anni 1939-40. Precede, perciò, Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia. La letteratura meridionale aveva sfiorato il tema della mafia, ma nessuno l’aveva prelevato come trama totale di un romanzo. Tale è in Saverio Montalto, nonostante sia stato lasciato sullo sfondo e il proscenio sia stato tutto di Leonardo Sciascia del quale non disconosciamo i meriti . C’è chi ha scritto meglio di Saverio Montalto nel campo della letteratura meridionale e calabrese. Ma nessuno – e solo Strati gli può stare a fianco – ha narrato come lui, omerico narratore. E di Saverio Strati, in cui l’odissea del popolo calabrese è ricompresa pienamente, qui si vuole dire che la letteratura meridionale deve a questo geniale il passaggio tematico dai poveri agli sfruttati, da una umanità vecchia ad una umanità nuova. Processo tematico, peraltro, già avviato, ma non con-

cluso da Fortunato Seminara, che va oltre il Verga e propone un mondo rurale in cui i contadini non sono il nostro prossimo da compatire e magari consolare con la categoria, vecchia come il mondo e nata con il mondo infelice, del destino. Non si capisce perché con cittadinanza esclusiva nel Mediterraneo. È un discorso che Fortunato Seminara inizia dal 1942, l’anno della pubblicazione a Milano delle Baracche, il romanzo del suo esordio. Romanzo con il quale – ha dichiarato più volte Fortunato Seminara – prende avvio il neorealismo italiano. Il neoralismo italiano no, il neorealismo meridionale assolutamente sì. Anche se pare più corretto definire il neorealismo di Fortunato Seminara come neorealismo eretico, che perde questo suo aggettivo, acciuffando la speranza ne La Masseria (Einaudi, Torino 1952), in in Vento nell’oliveto (IVI 1951), in Terra amara (Pellegrini, Cosenza 2005), ne L’Arca (IVI 1997). Di evidente importanza risulta l’opera narrativa di Leonida Répaci e di

FRANCO FERRARA Giornalista di polso, non ha fatto mai del suo mestiere di scrivere una scala per salire. Piuttosto, qualche volta s’è azzoppato, come nell’avventura del settimanale “Calabria sera”, che, avendo odore di rosa, visse lo spazio per dir così- di un mattino. Carlo Parisi ne ricorda lo spirito indomito al “Giornale di Calabria”, una creatura voluta da Giacomo Mancini, e combattuta prima e dopo dai trasformisti che indendevano fare sfoggio su altri quotidiani più assestati. Non è vero che muore giovane chi è caro agli dei, come sosteneva il greco poeta Menandro. Franco Ferrara, infine piegato dal crudo morbo, è trapassato all’età di 61 anni quando ancora poteva dare, e molto, al giornalismo calabrese che ha bisogno non solo di talenti, ma di spiriti indipendenti. Come lo era Franco Ferrara, un moschettiere. Con l’elsa senza spada.

Mario La Cava . Se si fa eccezione per Saverio Strati, i protagonisti della grande stagione narrativa del Novecento son tutti morti. La letteratura calabrese sul finire del secolo XX non era che una processione di morti. Illustri morti, ma sempre morti. E c’è ancora da aggiungere che nel Novecento l’asse letterario era tutto orientato sulla provincia di Reggio Calabria. Ricomincia da una altra geografiaquella crotonese- la nuova stagione narrativa con Carmine Abate, nativo di Carfizzi. Ricomimcia con il suo eccezionale romanzo Il ballo tondo, che pone fine all’irequieta ricerca del personaggio nel romanzo realista. Ma nel duemila l’asse geografico della narrativa piena e matura s’è spostato nuovamente verso la provincia di Reggio Calabria con i romanzi di Santo Gioffré, di Domenico Gangemi e di Gioacchino Criaco e di Francesca Chirico. Tutti autori in pieno svolgimento. Grazie a loro rinasce il romanzo meridionale, dato per scomparso. ricompare la letteratura meridionale, data per morta. Francesca Chirico con Arrovescio abbandona il brontolio intimistico di tanta letteratura al femminile e ci riporta nel cuore ardito della Calabria, Santo Gioffré svolta e racconta la Calabria, che splende con i suoi intellettuali , in Leonzio Pilato e in Artemisia Sanchez. Domenico Gangemi con La Signora di Ellis Island innova la letteratura dell’emigrazione. Gioacchino Criaco con Anime nere dà il romazo internazionale della ndrangheta. E replica verso l’alto con con American Taste dove con il polso di Tolstoi e l’occhio speleologico di Dostojevski si qualifica come scrittore oracolare. Una specie inesistente in Italia.

POLAROID

GLI SPOSINI

Antonella Grippo s’è decisa al salto, che per lei non è nel buio, ma nell’azzurro. Si sposa con la testa all’indietro. Riprendendosi Francesco La Perla, che fu il suo primo amore. Siccome il primo amore non si scorda mai, non ha potuto dimenticare. E da oggi incipit vita nova. I nostri migliori auguri e complimenti per la ferrea memoria.

SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

21

C


Lara

OROSCOPO

Le previsioni

ARIETE

TORO

Vita sociale frizzante, contatti in aumento, progetti e situazioni piacevoli in cantiere. Sarai in fermento, pronto a cambiare le carte in tavola oppure altrettanto sicuro di quello che hai scelto da volerlo confermare per l’eternità. Qualcuno di voi invece scoprirà nuovi motivi per discutere in una girandola stressante di ripicche e rancori sotterranei. Serve maggiore semplicità, maggiore leggerezza, e un pizzico di equilibrio in più.

Dunque, se ci sono tensioni ancora da chiarire in famiglia, discuti adesso, forte dell’appoggio di stelle compiacenti. Gli astri non ti garantiscono che certe persone litigiose diventino arrendevoli e morbide, ma sicuramente ti renderanno più abile a discutere e a cavartela. Quando vuoi bene, sei la persona più dolce e affettuosa di questo mondo: sei sexy, ma anche dotato di buon senso. Un tesoro di consigli e praticità, al quale ricorrere nel momento del bisogno.

GEMELLI

CANCRO

Metti in conto le contraddizioni, le sfumature, le incertezze che spesso accompagnano i sentimenti. Dovrai essere accorto, comprendere a fondo, intuire quando agire e quando rimanere in silenzio. Meglio evitare le scelte impulsive e aspettare prima di prendere una decisione importante. In famiglia, a parte le solite tensioni, potresti scoprire affinità insospettate con qualcuno. La vita sociale sarà brillante e ti divertirai come e quanto vorrai.

LEONE

Una notizia, un imprevisto, una discussione, qualcosa potrebbe offuscare la tua serenità. Non prendertela troppo a cuore: le stelle rivelano che molto presto potresti trovare una soluzione, o potrebbe subentrare un evento destinato a cambiare tutte le prospettive. La famiglia è un argomento spinoso da affrontare, ma farlo con i nervi a fiori di pelle non è mai una buona soluzione. Vita sociale più appagante nel cuore della settimana.

VERGINE

Purtroppo i problemi economici non accennano a diminuire. Anche a maggio ti toccheranno i soliti, irritanti, alti e bassi che riguardano la sfera finanziaria. Sei in coppia da moltissimo tempo? Allora nel menù principale della tua relazione questo mese dovrai inserire pietanze salate a base di battibecchi per motivi familiari ed economici, ma anche stuzzicanti antipasti a base di coccole e un dessert che sarà dolcissimo come i tuoi baci.

Sarai grintoso, passionale, sensuale e anche timido, insicuro, incerto. Un mix contraddittorio, che ti renderà sicuramente affascinante e irresistibile sia se sei un maschietto che una femminuccia. L’erotismo ti annuncia momenti molto bollenti, conditi da attimi di suspense emotiva. Le situazioni possibili sono infinite, ma una sola sarà la condizione comune: le atmosfere a luci rosse che saprai creare anche inconsapevolmente.

BILANCIA

SCORPIONE

SAGITTARIO

CAPRICORNO

Non devi litigare con nessuno, non devi importi con la forza o la prepotenza: devi soltanto acquisire consapevolezza di quali sono i tuoi desideri e agire di conseguenza. Al centro delle tue scelte, devi mettere te stesso. E gli altri? Che parlino! La vita affettiva è appena cambiata radicalmente: e adesso stai muovendo i tuoi primi passi incerti cercando di orientarti. Niente investimenti azzardati e niente prestiti, per ora. Prepara il terreno per realizzare quanto ti sta cuore.

Riposati, non stressarti e prenditela calma, soprattutto in quelle situazioni che sai ti fanno innervosire. Controlla l’alimentazione e non assumere integratori o medicinali fai da te senza chiedere il parere del medico. Non è un periodo facilissimo per l’amore, ma i transiti astrali, positivi o meno, da soli non possono nulla se tu non riesci a capire perché sei insoddisfatto, o perché capitano sempre tutte a te. Non demordere: molto presto la ruota girerà in tuo favore!

ACQUARIO

Non mancheranno i problemi, ma avrai anche numerose possibilità per risolverli e per affrontare al meglio eventuali tensioni familiari. Vita sociale al top, sarai frizzante e sempre disponibile ad organizzare qualcosa di piacevole con la tua combriccola. Niente discussioni in casa nella parte centrale del mese: sei un po’ troppo suscettibile. In amore cosa manca? Forse solo un pizzico di peperoncino in più nelle questioni intime ed erotiche.

Tieni a cuccia il tuo pungiglione velenoso e non ferire nessuno. Vedrai che passata la tempesta di rabbia potresti scoprire che, in fondo, forse anche tu hai la tua bella fetta di responsabilità nelle tensioni in corso. In amore sarai un bel peperino: passionale, irruente, geloso, e vorrai tutto dal tuo partner, dal corpo al cuore, passando per i pensieri più intimi che cercherai di indovinare. Saprai come far impazzire anche col semplice sguardo che cucinerà a fuoco lento.

Settimana ottima se sei single o per ravvivare la passione se sei in coppia. Saturno e Urano però sono sempre acidi verso di te e minacciano di destabilizzare le storie incerte, o di farti innamorare di una persona affascinante ma che non è quella giusta per te. Sul lavoro non disprezzare nessun tipo di occasione: sarà da un evento in apparenza casuale che potrebbe arrivare la tua fortuna. Fai un giro dal dentista: è meglio prevenire che curare.

PESCI

Motivi familiari, il lavoro, l’amore, di sicuro da qualche parte nella tua vita c’è qualcosa che non ti piace, un settore che non funziona come vorresti tu. Ricordati però che affrontare i problemi con nervosismo e aggressività non ti porterà a nulla. Preparati ad affrontare problemi nel passo di coppia, tensioni in famiglia o con il coniuge, incertezze se in attesa del grande amore. Sarà fondamentale avere al tuo fianco una persona fidata, un amico. SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

22


SPECIALE CATANZARO

LA RIVIERA

23



Speciale Catanzaro