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Ăˆ una musica dolce quella che raggiunge le nostre orecchie. Mario Monti ha dichiarato che la politica fiscale del Governo cambierĂ : sarĂ  forte con i forti e debole con i deboli. Sincero, ma esagerato.


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UNA STORIA

CARTOLINE PER LA PADANIA

L’ORGOGLIO DEL BRIGANTE GALERA uggero Calvano aveva troppe cose contro per poter vivere a lungo: era nato nel 1850, faceva l’attore di strada, gli piacevano le donne ed era anarchico. Ma quello che lo perse veramente fu l’orgoglio, il peggiore dei suoi vizi. A recitare commedie nelle strade non ci guadagnava poi tanto, così mise su una banda e prese a rapinare le case dei nobili. Assunse il nome di brigante Galera e fece razzie fra le aristocratiche magioni. Divenne famigerato e spavaldo e arrivò a derubare il più potente dei signori che per lavare l’affronto sborsò oro a fiumi al fine di individuare il colpevole. Ruggero finì in catene fra le fila dei sospettati e sottoposto, come gli altri, all’interrogatorio di garanzia che si usava ai tempi. Una raffica di legnate e poi la domanda: “sei tu il brigante Galera che ha fatto razzia nella casa di sua signoria? Ti dichiari tu, servo di sua signoria?”. Ruggero, come i compagni di sventura, negò la colpevolezza e assicurò la sua sottomissione. Poi, proprio quando i torturatori si stavano per arrendere, il petto gli si gonfiò e l’orgoglio gli spinse fuori le parole di bocca. “Non sono un servo di tua signoria. Sono il brigante Galera che in casa tua ha fatto razzia..”. Le legnate, a queste parole caddero con violenza maggiore e cessarono quando Ruggero era ormai in agonia. E ancora l’orgoglio vinse il dolore e tirò fuori l’ultimo fiato prima della morte. “Sono il brigante Galera e il bene più prezioso ho rubato in casa tua, il cuore di tua figlia è roba mia..”. Il bastone spezzò la vita e le ultime parole di Ruggero, ma il nobile riuscì a sentirle. Mandò i servi in casa. Vittoria, la più giovane delle sue figlie non si trovò. La ragazza ricomparve a padre morto, dopo lungo tempo, con un figlio ormai grande al seguito. Ruggero Calvano in tutto uguale al padre, anche nell’orgoglio.

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di Antonio Calabrò

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LE COLONNE DI ERCOLE

Le notizie più lette della settimana su larivieraonline.com 1) CARLO CELADON, UN PECCATO ORIGINALE 2) SIDERNO: ARRIVA LA COMMISSIONE D’ACCESSO 3) LOMBARDO: UN’IMBROGLIONE POLITICO 4) “LEI NON SA CHI SONO IO” 5) FESTA DELLA MUSICA EUROPEA: SIDERNO C’È 6) UNA STORIA: L’ALITO DI CATERINA 7) ASSEMBLEA DEI SINDACI: IMPERITURA PRESIDENTE

CAPO SPARTIVENTO

SIDERNO TRA

erre bianche arroventate dal sole. Paesaggi da Far-West all’italiana, con piante spinose di capperi e ulivi profumati e saggi, e poi ancora canyon, e cime scoscese e dirupi e valloni insidiosi. Terra selvaggia e forte, splendente di luce, a pochi passi dal mare, poco oltre quel Capo che s’insinua nello Jonio e che provvede a tener divisi i venti e aperti i cuori.

OSTRICHE E COZZE

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Dati larivieraonline.com

Mimmo Gangemi al Calabria-Wolfsburg

Festa dell’emigrazione Calabro -Tedesca: I primi 50 anni nella città della Volswagen

A Wolfsburg è stato presentato il Premio letterario Calabria-Wolfsburg. I promotori dell’evento, Maria Lia Ciconte, architetto, e Gilberto Floriani, direttore del Sistema bibliotecario Vibonese, hanno scelto la settimana dei festeggiamenti del 50° anniversario dell’emigrazione italiana nella città della Volkswagen. Gli scrittori selezionati sono stati: Vito Teti con Pietre di Pane; Mauro Minervino con Statale 18; Angelo Bubba con MaliNati; Francesca Viscone con Concerto a Berlino; Mimmo Gangemi con La signora di Ellis Island. Tutti scrittori affermati, ma dalla prossima edizione questo premio mirerà a far emergere giovani autori calabresi che vivono in Germania.

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n un periodo storico in cui la vita umana dei sidernesi è disprezzata, le ostriche sono già tornate sui tappeti rossi e col doppio petto e gemelli si blindano nei loro G8. Da qualche settimana fanno finta di non conoscere più quelle cozze che le hanno ospitate nella fogna. «Riccardo Ritorto ha fallito…parla alla pancia del popolo e non alla testa, a don Pepè e non più a don Simuni. Guarda i brocchi e non vede le razze», bisbigliano ritirati nei loro circoli antiatomici. Se Siderno crolla, loro sanno come spostarsi di lato. Per eredità hanno la via di fuga nel pedigree e l’Excelsior nel sangue. E oggi si affrettano a pagare felici la tassa di successione: la tramanderanno ai loro figli che vivranno puliti il the day after. La borghesia di provincia vince sempre, perché gioca sul sicuro. Nelle bische e nelle regge. I coloni questa volta si sono tirati da soli la zappa sui piedi e impotenti lasceranno spazio a quegli intoccabili che hanno già distribuito gli inviti per il gran galà. Intanto qualcuno spera ancora nel gran finale.

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ATTUALITÀ NORDICI & SUDICI DI GIOACCHINO CRIACO

Non vi sentite colpevoli se avete rubato le caramelle da bambini arma migliore per garantirsi la sopravvivenza di un sistema di potere corrotto è il costruirsi intorno una società colpevole. Questo è avvenuto in generale in Italia, in particolar modo si è realizzato in Calabria dove l’assenza colpevole di un potere statuale in grado di dare pari opportunità e condizioni di vita normale ha infettato l’intero tessuto sociale. Per decenni il “fare senza” è stato il principio guida dei calabresi. Trovarsi un lavoro, curarsi, studiare... anziché un diritto lo si è interpretato come l’elargizione di un potere, un favore e non una legittima aspirazione. La gara fra la gente è stata quella a chi era più furbo, a chi aveva l’amico più importante. Anche l’avere giustizia è stata una lotta fra la propria forza e quella di un amico abbastanza forte da sanare i torti. L’assenza di un potere statuale che fosse padre e non patrigno, di un potere centrale debole ha contribuito alla creazione di una società colpevole. E un consesso sociale pervaso dal senso di colpa è diventato il covo ideale di un groviglio di poteri, grandi e piccoli. Una casa dalle mura solide che solo un terremoto potrebbe

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spazzare via. Un edificio di cemento armato che dovrebbe essere distrutto da chi comunque ha contribuito a costruirlo. Usciamo fuori dall’ipocrisia dell’essere in maggior parte onesti perché è, appunto, una finzione. Diciamo piuttosto che non siamo geneticamente inclini al malaffare, ma abbiamo ceduto spesso alle facilitazioni che ci si presentavano davanti. Non tutti, c’è gente che si è sempre sottoposta a ogni genere di sacrifici, che non ha mai chiesto col cappello in mano. A questi ultimi altro non si potrebbe fare se non costruirgli un piedistallo e chinarsi ai suoi piedi. Ma tanti di noi hanno chiesto, per se, per i figli, per gli amici. Tanti di noi davanti a ripetuti schiaffi si sono stancati di porgere l’altra guancia. Parecchia gente le caramelle da piccoli le ha fregate. Il sistema di potere corrotto che regge la Calabria punta su questo per vivere, a ogni protesta tira le orecchie ai più esagitati, ricordandogli anche il più antico dei favori. A questo ricatto non bisogna più soggiacere, non per se stessi ma per i propri figli, ai quali da subito bisogna insegnare che le caramelle si pagano.

Note Europee a Siderno Da giovedì a ieri sera la Locride ha ballato in piazza Portosalvo Il 21 Giugno Piazza Porto Salvo ha ballato dalle 19.00 fino alle 2 di notte. La passione, la vivacità e il calore della tarantella nostrana hanno animato la prima delle tre serate della Festa Europea della Musica. La manifestazione si è aperta con un apericena con prodotti tipici offerti dalle Cantine Pichilli. Alle 20.30 è iniziato lo spettacolo. I Gioia Popolare, Taran Quartet, i Lisarusa, gli Etnosound, Francesco Loccisano, Mimmo Cavallaro, Cosimo Papandrea e i TaranProject hanno portato tutta la loro energia e il loro talento nella città di Siderno. E la città ha risposto con calore e affetto. La serata è stata presentata con ironia e simpatia da Alberto Gatto e Michele Macrì. I due showman non si sono risparmiati tra gags al rum e tagli di capelli improvvisati sul palco. A fare da spalla allo spettacolo il salotto stampa de “la Riviera” ha intrattenuto il pubblico tra un’artista e l’altro. A condurre questo

Mentre le stelle non stanno a guardare...

SALVATORE COSTARELLA, UN CHIRURGO PASQUINO CRUPI

orse aveva ragione il discepolo fedele di Lenin quando affermava che i comunisti sono fatti d’una pasta speciale, uomini non comuni, cioè. Ma è certo che il dr. Salvatore Maria Costarella, quarantasettenne, primario del reparto di

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spazio le nostre giornaliste, Antonella Italiano e Eleonora Aragona. L’ospite più atteso e seguito è stato il sindaco Ritorto accompagnato da Oreste Romeo, coordinatore provinciale della lista Scopelliti. La PiGreco Communication, organizzatrice delle serate, ha fatto delle scelte coraggiose, ma è stata ripagata dalla partecipazione della gente e dal sostegno degli imprenditori e della Cisl che hanno supportato la manifestazione. Il messaggio della Festa è stato chiaro.

Nonostante tutte le difficoltà Siderno c’è, vuole resistere e vuole riuscire a superare questo momento. Lo vuole fare come comunità, unita e compatta. Anche la scelta di fare tre serate, e non limitarsi ad un’unica data, è stato un modo per creare qualcosa per una città che se lo merita. L’evento è stato anche trasmesso in diretta su Telemia e su Studio 54 Network. Eleonora Aragona

Chirurgia d’urgenza degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, è un chirurgo, fatto d’una pasta speciale, cioè un chirurgo così come nel campo degli studi Benedetto Croce è un maestro. Gli uomini elevati non hanno bisogno di aggettivi, che, lungi dal qualificarli, piuttoso li delimitano e li rendono confrontabili. Tale il giovane, già maestro, dr. Salvavore Maria Costarella, che con il suo bisturi, sensibile alle sue dolci mani, come un termometro, toglie tenebre al corpo e gli restituisce la luce, scerpando il male oscuro dal bene intrappolato. Così è avvenuto a me, con un piede già nella fossa, essendo arrivato nel denso reparto del dr. Salvatore Maria Costarella quando ormai l’o-

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DIAVOLO NERO

POLAROID

CONFINDUSTRIA: CUZZOCREA NUOVO PRESIDENTE Andrea Cuzzocrea è il nuovo presidente di Confindustria Reggio Calabria.Vice presidente vicario è stato eletto Valerio Berti. Componenti elettivi sono Tommaso Aquino, Antonino Buonafede, Francesco Carnovale e Rosario Condarcuri.

IL PREMIO

Terrolivo duemila12 trionfa la Calabria Trenta assaggiatori professionisti provenienti da 11 differenti nazioni si sono cimentati, a Gerusalemme (Israele), per giudicare gli oltre quattrocento oli partecipanti al concorso, che ha visto la partecipazione di sedici nazioni in gara per contendersi il Gran Prix di TerraOlivo 2012. Non è casuale la scelta dei luoghi

del concorso, che si è svolto a poca distanza dall’Orto degli Ulivi e dal Santo Sepolcro. Ma la vera “sorpresa”, ampiamente annunciata, è stata la grande affermazione delle aziende olivicole calabresi. La Calabria puo’ vantare ben due aziende (Azienda Agricola Librandi Pasquale e Fattoria San Sebastiano) vin-

struzione del colon era quasi totale. Ora, grazie a lui, al suo coraggio scientifico, alla sua passione per la vita degli altri, sono ancora tra i

citrici della categoria “assoluta” Gran Prestige Gold. L’affermazione continua con altre 8 medaglie “Prestige Gold” ad altettante Aziende Calabresi. In definitiva, i numeri ottenuti convincono le aziende calabresi della qualita’ a continuare nella strada intrapresa.

educato i loro figli, come se l’ufficio loro fosse quello di trasformarli da cavalli incipienti in asini compiuti. Ed ho sempre provato fastidio per quegli

rurgico, imponente e importante. È stato capace d’un capolavoro, che nell’ordine mistico si chiama miracolo. Anche uno come me, che possiede solo la fede nella fede della sua vecchia madre Il primario Salvatore Costarella toglie tenebre al corpo e gli defunta, alla fine è costretrestituisce la luce, scerpando il male oscuro dal bene intrappolato. to a crederci. Senza grande stridore, però. Poiché il Così è avvenuto a me, con un piede già nella fossa... capolavoro e il miracolo sono sinonimi: dissomiglinviventi. ammalati guariti, che levano incensi ti nella parola, ma somiglianti nella Ho sempre provato fastidio nei conai camici bianchi per il loro ritorno realtà della loro sfuggente comprenfronti della torma umana che ringraalla vita e alla salute, come se si addisione. Di fronte all’uno e all’altro si zia i carabinieri per aver messo dencesse loro d’aumentare gli introiti resta estasiati. tro gli assassini, come se il loro comdelle pompe funebri. Eppure, io Salvatore Maria Costarella, un chipito volgesse al contrario. debbo e voglio ringraziare il dr. rurgo, il chirurgo. Un artista che sofHo sempre provato fastidio nei conSalvatore Maria Costarella. Sul mio fia la vita dove la vita tende a non fronti di non pochi genitori che rincorpo egli non ha operato puramente poter essere più. graziano i docenti per avere bene e semplicemente un intervento chi-

Fuori il curriculum «Sono orgoglioso di essere stato ritenuto idoneo (alla nomina di Presidente del Parco), sulla base del mio curriculum, dal Ministro Clini», così ha tentato di tapparci la bocca l’avv. Sergio Laganà. Deve trattarsi - non c’è dubbio- d’un curriculum formidabile e imbattibile, se un ministro tecnico, come Clini, ne è rimasto favorevolmente impressionato. Siccome l’avv. Sergio Laganà è un uomo d’onore come lo era Bruto, il Diavolo nero ha l’obbligo di credergli sulla parola. E gli crede. E, tuttavia, la curiosità lo muove a volerne sapere di più. Fuori il curriculum, che stranamente è rimasto nascosto come una malattia vergognosa. Quali titoli culturali e scientifici vi sono elencati e squadernati? Un’opera grande che prolunga e conclude la fatica storica di Luigi Parpagliolo, primo ambientalista in Italia e costruttore della “geografia estetica” della Calabria? Un monumentale lavoro, che rifà, completa, oltrepassa il classico saggio di Emilio Sereni, Storia del paesaggio agrario italiano? Un’antologia degli scritti di Corrado Alvaro, Francesco Perri, Saverio Strati e Totò Delfino sui luoghi e la gente in Aspromonte? O anche, vista la sua professione forense, un Codice per la difesa delle bellezze naturali dell’Aspromonte, secondo le linee d’un romanticismo giuridico, di cui non si ha più traccia? Noi così vorremmo che fosse. E, se così fosse, l’avv. Sergio Laganà riuscirebbe a soddisfare finalmente il desiderio di Giustino Fortunato: morire senza più vedere in Italia la scienza della raccomandazione. Che bello pensare che il prestante giovane pervenga in cima per altezza d’ingegno. Ma purtroppo la bomba atomica ha meno segreti del curriculum dell’avv. Sergio Laganà.

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PAGINA ROSA Il pilota l lametino Claudio Gullo pluri campione italiano di cronoscalate

RAGAZZI usate il casco siete BELLI lo stesso Cintura e casco sono stati lasciati in soffitta. I “Giovani per la Locride” ci hanno detto cosa pensano dell'argomento sicurezza. Abbiamo chiesto anche al campione di cronoscalate, Claudio Gullo, di darvi qualche consiglio sulla sicurezza in auto.

con quel braccio ingessato e vinsi. Avevo 8 anni e a fine gara ricordo che mi dissero ridendo: «Se sapevamo che vincevi pure con un braccio solo non ti facevamo correre». Immagino non sia stato un problema da adolescente farsi comprare un motorino. Che tipo di pilota era? Non ho mai avuto problemi a farmene comprare uno (sinceramente ne ho avuti parecchi). Mio papà è un grande appassionato di motori e quindi per me è stato facile. Magari sarebbe stato più difficile farmi comprare un pallone, visto che a lui non piace il calcio. Da piccolo ero un pilota molto aggressivo in pista, ma l’esperienza fatta da giovane sui campi di gara ti permette di capire cosa fare e cosa non fare. Su strada invece è giusto che un adolescente usi sempre il casco, dato che è l’unico accessorio che, in caso di caduta o incidente, ti può salvare la vita. Di solito infatti quando sei in motorino, o su una motocicletta, quando cadi la prima cosa che

ELEONORA ARAGONA l caldo estivo ha iniziato a farsi sentire. I motorini sono stati recuperati dai garage, ma a quanto pare i caschi sono stati lasciati in soffitta. Per le vie della città gli indomiti centauri sfidano la sorte e le pattuglie della polizia e dei carabinieri. Quale potrebbe essere un buon motivo per non rispettare la legge e rischiare, per essere ottimisti, di rovinarsi l’estate? Per quanto riguarda il discorso cintura abbiamo i pigri. O quelli che non la mettono perché è scomoda, gli impedisce di muoversi liberamente. Certo non è facile capire quali spostamenti si debbano fare su un sedile di 60 cm mentre si è al volante di una macchina. Il casco sembra essere legato ad un problema d’immagine. Dopo aver passato delle ore davanti allo specchio per aggiustare al millimetro il ciuffo, i ragazzi e le ragazze non vogliono rischiare di rovinare tutto questo duro lavoro. Oppure ce chi lo porta come se fosse un bracciale. Effettivamente è un accessorio molto elegante. Ma forse sarebbe più utile metterselo in testa. C’è anche chi non lo mette per noia. Ci vorrebbe troppa fatica a infilare il casco. Abbiamo chiesto al gruppo “Giovani per la Locride” cosa pensano dell’uso di casco e perché lo usano o meno. Inaspettatamente ci hanno risposto quasi all’unanimità che loro il casco lo usano. Un commento che vogliamo condividere con voi è quello di S.P.: «Certo! Ma solo perché il 98% dei cittadini non rispetta gli stop, i semafori e le varie precedenze. In poche parole: Il casco ti salva da un incredibile numero di idioti ;)». La sensazione di libertà che possono dare una corsa in moto o in macchina sono pura fantasia. Per dimostrarvi come anche i professionisti di questo sport, in cui la velocità e il pericolo sembrano farla da padrone, in realtà rispettino tutte le norme di sicurezza, anzi forse anche qualcuna in più, abbiamo intervistato Claudio Gullo. Claudio è un pilota di Lamezia Terme, classe 1980, pluricampione nazionale di cronoscalate. Figlio d’arte

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Come è nata la passione per le auto e la velocità? Mi è stata trasmessa da mio papà Francesco, anche lui pilota di kart e auto, in pista e nelle cronoscalate. Ho sempre respirato, da quando sono nato, l’aria delle competizioni... A 3 anni mio papà mi comprò il mio primo quad di appena 40cc di cilindrata. Ancora ricordo il colore, era giallo e aveva delle gomme larghissime. In quel periodo non era come ora, non tutti avevano il motorino. Poi a 5 anni mi ha comprato il mini cross con cui andavo a girare vicino casa mia, e nello stesso periodo ho iniziato a guidare un go kart da 60cc. Col passare del tempo mi sono reso conto che la moto mi piaceva, ma che le quattro ruote erano la mia vera passione. Ho partecipato alle gare di go kart, in Calabria e nel resto d’Italia, ho corso ed ho vinto molte volte, battendo anche piloti che poi nel corso della loro carriera sportiva sono arrivati in Formula uno, ad esempio Vitantonio Liuzzi. Ci siamo incontrati/scontrati nel 1992 quando me lo ritrovai come avversario al

Campionato italiano mini kart ai Giochi della gioventù a Savona. Nonostante i limiti che ho incontrato vivendo in Calabria, soprattutto la mancanza di sponsor, mi sono sempre tolto le mie soddisfazioni. Ho vinto nelle cronoscalate 6 titoli nazionali nelle varie categorie in cui ho corso (2 Coppe Italia assolute, 2 Trofei d’Italia, 1 Campionato italiano di categoria prototipi, 1 Campionato italiano assoluto prototipi internazionali e 2b). Nel 2009 il Coni mi ha assegnato la “Stella dell Sport” al merito per le vittorie nelle cronoscalate. Un aneddoto? Nel 1988 in Calabria in un circuito cittadino a Maida dovevo disputare una gara di go kart a cui tenevo tanto. Pochi giorni prima sono caduto e mi sono spezzato un braccio, quindi fui ingessato. Avevo rinunciato all’idea di correre, però decisi di andare a vedere comunque la gara. Quando arrivai lì, un amico mi disse che potevo correre anche in quelle condizioni. Mi prestarono un kart insieme a tutto l’abbigliamento tecnico, corsi

sbatti è la testa. Quale consiglio si sente di dare agli adolescenti imprudenti? Consiglio di utilizzare sempre caschi integrali in materiali compositi, anche se costano un po’ di più. È meglio spendere qualche euro in meno per comprare la moto, e qualche euro in più per un ottimo casco. Il casco e le cinture al 90% ti salvano la vita. Io in gara indosso un casco Suomy F1 con omologazione Fia, in linea con gli standard di sicurezza di Formula uno, abbinato a un collare Hans in fibra di carbonio, che protegge la cervicale in caso di impatto frontale. Usiamo le cinture di sicurezza con 6 punti di attacco e con sgancio rapido aeronautico. Quando vado in moto utilizzo un casco Arai che è tra i migliori in commercio. Su strada in auto conviene sempre utilizzare la cintura e camminare a velocità adeguate. Perché il problema principale non siamo noi, ma gli imprevisti che possono succedere ovunque.

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I corvi volano a Siderno Ciò che di alto, di elevato, di duraturo è stato costruito nel passato non crolla dall’oggi al domani. E non è crollato a Siderno la cui storia non può essere ridotta, contro ogni vera storia, a storia giudiziaria

PASQUINO CRUPI ella Locride nessuno sa stare al proprio posto. Ad ogni minimo movimento di foglia tutti scappano dalle loro responsabilità. Senza distinzione alcuna tra chi governa e chi sta come in agguato all’opposizione. Siamo al suicidio della politica, che finisce d’essere tale quando cancella dal suo modo d’essere il principio dell’autonomia . Nella Locride- ma penso soprattutto la fatal Siderno- i politici non sono autonomi, ma automi. Non c’è decisione che non sia contrattata con il Prefetto di fronte al cui ufficio sfilano più processioni di quante ne contempla il calendario ecclesiastico. Non c’è decisione che non sia influenzata e dettata dalla magistratura inquirente le cui iniziative vengono accolte, interiorizzando l’accusa che deve essere ancora provata. Il 4 giugno il sindaco dr. Riccardo Ritorto viene raggiunto da un avviso di garanzia, che non è né un rinvio a giudizio- e se lo fosse?- né una sentenza di condanna- e seppure? E voglio subito aggiungere che l’avviso di garanziastrumento giuridico tutto pendente da parte dell’indagato- a tale esagerazione indecorosamente antigiuridica è stato elevato dalla pattuglia impaziente degli aversari politici del sindaco Riccardo Ritorto. I quali, messi fuori dal Comune dal voto popolare, cercano ora di saltarvi dentro per la via giudiziaria. Anche questo a riprova ulteriore della fine dell’autonomia della politica. Più che una vergogna, una colossale confessione di impotenza politica. Ma ciò che scoccia e infastidisce di più è che lo stesso sindaco dr. Riccardo Ritorto abbia esagerato la portata dell’avviso di garanzia che lo ha raggiunto, rassegnando sic et immediate le dimissioni dalla carica, destinate ad essere confermate. E confermate, pur dopo dopo

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IN EVIDENZA I forcaioli restano forcaioli. Possono alzare patiboli. Ma non possono spiantare Siderno come faro di illuminata cultura demcratica cui concorsero con la loro intelligenza, con la loro passione, con il loro disinteresse, con grande spirito di sacrificio e di abnegazione comunisti elevati e socialisti elevati , non fuori, ma dentro il cosiddetto regno di Antonio Macrì. il giusto appello del vescovo Morosini il quale sa bene quanto vale la giustizia divina e quanto quella dei tribunali. Starò a vedere. Qualcosa d’orripilante l’ho già vista. Alla notizia dell’avviso di garanzia dove si parla per il sindaco Riccardo Ritorto del non giuridicamente saldato concorso esterno in associazione mafiosa , i consiglieri comunali del PD sidernese hanno manifestato l’intenzione di dimettersi dalla carica, non esistendo le condizioni minime di agibilià democratica. Ma, per dimettersi, hanno chiesto prima il permesso al prefetto Piscitelli che, in presenza di Marco Minniti e del sen. Luigi De Sena li ha invitati a restare al loro posto. Ciò che han fatto. Ne ho viste tante in vita mia, ma un partito, come quello Pd, ridottosi a succursale della Prefettura, questo è un inedito inaspettabile. Chissà se ci ha pensato l’ing. Domenico Panetta, cui poter falla e desiderio avanza, e che solo adesso s’accorge che una caligine molesta avvolge Siderno, levandosi vapori acquei da una lavanderia onnivora , una sorta di Isola della Tortuga, gran porto di mare dove approdano uomini d’onore e politici senza onore. E prima perché no?

Perché, insomma, nel corso della campagna elettorale per le amministrative, vinte da Riccardo Ritorto, la squadra capeggiatta da Domenico Panetta non ha detto una sola parola sulla presenza della ‘ndrangheta sullo svogimento dei ludi elettorali? Forse perché Mimmo Panetta e i suoi compagni di viaggio son dei gattini ciechi che vedono solo con gli occhi dei giudici? Ancora una volta, a rimorchio, loro i liquidazionisti compassati dell’autonomia della politica. I forcaioli restano forcaioli. Possono alzare patiboli. Ma non possono spiantare Siderno come faro di illuminata cultura demcratica cui concorsero con la loro intelligenza, con la loro passione, con il loro disinteresse, con grande spirito di sacrificio e di abnegazione comunisti della tempra di Cecino Albanese, di Giuseppe Gentile, di Benito Amore, di Giuseppe Fragomeni, di Virgilio Condarcuri, Peppino Reale , Giusepe Errigo, e socialisti della elevatezza di Peppino Brugnano, Giovanino Riccio, Cosimo Iannopollo, Oreste Sorace, Rocco Ritorto, Paolo Catalano e Cesare Racco, dentro il cosiddetto regno di Antonio Macrì. Ciò che di alto, di elevato, di duraturo è stato costruito nel passato non crolla dall’oggi al domani. E non è crollato a Siderno la cui storia non può essere ridotta, contro ogni vera storia, a storia giudiziaria. Volano i corvi a Siderno e, purtroppo, con indicibile masochismo istituzionale, offre le carni ai loro becchi il dimissionario Riccardo Ritorto. Avendo dimenticato la lezione garantista di Giacomo Mancii, che rimase al suo posto di sindaco di Cosenza quando gli vene mossa limputazione di concorso esterno in associazione mafiosa e quando addirittura fu condannato.

Recupeare la dignità

fresca. A Siderno si è insediata la commissione di accesso. Siderno, paese più importante del comprensorio Jonico, non avrà il sindaco eletto. Non entro nel merito, ma non è fisiologica questa sospensione della democrazia nella Jonica ? E’ normale che su 40 comuni, sei vengano sciolti per infiltrazioni della ndrangheta ? ILARIO AMMENDOLIA Noi non abbiamo poteri di assoluzione o di condanna. Possiamo al massimo tentaer responsabilità verso la nostra re qualche pacata riflessione. terra abbiamo il dovere della com- Siamo sicuri che sospendendo la demopostezza e della sobrietà. Gli insul- crazia si sconfigge la ndrangheta ? Faccio ti, la rozzezza, lo scontro persona- un esempio classico di valenza storica . le, sono sintomo di impotenza e di confu- Ntoni Macrì inizia la sua carriera griffata sione mentale. Se dovessi tracciare una nel 1929 in pieno regime fascista. . Infatti linea di separazione tra la vecchia e logo- la sua prima condanna risale proprio a ra politica e la “bella Politica” di cui si quell’anno, ed è inflitta dal pretore di sente un gran bisogno, non punterei Siderno perché trovato in possesso di una all’età dei protagonisti quanto piuttosto pistola a tamburo e di un pugnale. Nonostante la condanna viene alla capacità di spersonalizzare messo subito in libertà in seguiL’EDITORIALE lo scontro confrontandosi, in to alla amnistia del 1930 ( amniavanti. sui problemi. L’attacco di Vanity alla Locride non viene stia ed indulto non nascono con la dal nulla. Le insinuazioni riportate Repubblica). Il 25 luglio del 1941, viene mandato a dall’Espresso sulla zona grigia, frutto di una elucubrazione degna del museo della Siderno in licenza “per lavori agricoli” in ndrangheta , non vanno prese come acqua considerazione “all’ottima condotta ed all’attaccamento al lavoro”.

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Nessuno può essere costretto a fare l’eroe, ma ci sono tempi in cui bisogna essere uomini. E di uomini, quelli veri e non pseudo tali, la Calabria ha necessità in questo momento

Sindaco Ritorto resista per tutti GIOACCHINO CRIACO

prove alla mano. A chi non ha commesso nulla non gli si debbono impuon sono di Siderno, quindi tare reati ambientali e un popolo non non ho votato per lui. Sono di lo si può escludere dalla vita civile in sinistra e in ogni caso non l’a- base al sospetto. Le abitudini calabrevrei votato. Ho letto delle si vengono, a volte in buona fede altre accuse che gli vengono mosse, mi sono meno, scambiate per colpe come le fatto una mia idea e sarà un provvedi- frequentazioni, le parentele. Questo è mento giudiziario definitivo a chiude- chiaramente un gioco al massacro, dal re la vicenda. Intanto c’è una comunità quale nessuno teoricamente può sotche ha scelto di essere amministrata trarsi. Un gioco che se portato in da lui, e se una parte di essa fondo impedirebbe a molti, se non lo ha fatto volontariamen- L’APPELLO non a tutti, di stare in divisa, in te andrà provato nelle sedi toga e in fascia tricolore. Una competenti. Riccardo Ritorto farà le logica che travolgerebbe ogni amminisue scelte, andarsene o no. Se si ritie- strazione locale. Una teoria che cela le ne estraneo alle accuse che gli vengo- eccezioni. A questa logica bisogna no mosse non deve mollare. Se è inno- opporsi, il che non significa opporsi ai cente deve restare al suo posto, per se giudici, vuol dire resistere alle gogne stesso, per chi lo ha votato e anche per mediatiche, alle speculazioni politiche. tutti i calabresi. Nessuno vede nel suo Rappresenta la resistenza a una discriavviso di garanzia un complotto o un minazione interessata che tende a sopruso giudiziario, i magistrati legitti- marginalizzare ogni tipo di rappresenmamente sono convinti della bontà tanza calabrese, sia politica che cultudelle loro investigazioni. Ognuno svol- rale. gerà il proprio compito nell’ambito dei Se, come afferma, lei è innocente. ruoli definiti dalla Legge e quando il Sindaco Ritorno, resista a tutto. Lo giudice di ultima istanza si sarà pro- faccia per noi più che per lei. E se è nunciato, la Legge e tutti noi trarremo vero che nessuno può essere costretto le conseguenze. Da qui ad allora non a fare l’eroe, ci sono tempi in cui bisoci può essere un vuoto e non deve gna essere uomini. E di uomini, quelli esserci nei casi analoghi. Non può per- veri e non pseudo tali, la Calabria ha durare la barbarie di una mafia che si necessità in questo momento per ritroinsinua nelle istituzioni ma nemmeno vare unione, identità e appartenenza. si può correre dietro all’inciviltà del E, un appunto, quando noi abbiamo sospetto, non si può soggiacere al con- criticato la costituzione automatica di dizionamento di un’accusa sino a parte civile nei processi di mafia l’abquando non sia sentenza immodifica- biamo fatto nella convinzione che l’abile. E, in Calabria, non si può più sog- desione apodittica nella ragiona di una giacere alla logica delle apparenze, la parte significa abdicazione della scelta colpevolezza è sostanza che diventa che persino Dio, puro spirito dogmatidensa con azioni e omissioni che defi- co, ha rifiutato concedendo agli uominiscono il reato. Chi sbaglia paga, con ni il libero arbitrio.

N

Considerazioni analoghe faranno i carabinieri di Siderno che lo definiscono “irreprensibile e laborioso” La democrazia non c’era, la libertà neanche. La ndrangheta, e la sua connivenza con il regime, però c’era tutta, e questo consentì a Ntoni Macrì di presentarsi come punto di riferimento agli occhi del dottor Navarra, capo della mafia siciliana, nel 1946, appena usciti dal regime. Ho delineato questo lontano contesto storico per dimostrare che la dittatura, non è incompatibile con la ndrangheta, anzi rappresenta il naturale humus in cui questa si sviluppa e progredisce. Semmai v’è un rapporto concorrenziale tra la dittatura e le associazioni criminali perché entrambe tendono all’oppressione. Solo la politica, la buona politica, può cambiare la società. Solo la libertà, una vera libertà, che nulla ha a che fare né con quella reclamata dai delinquenti, né con i forcaioli di regime, può contrastare i fenomeni antisociali. C’è un tentativo evidente di far sprofondare la Calabria, e la Locride, nei fondali del Mediterraneo, al pari dei disperati che scappano dalle guerre, dal terrore e dalla fame. Noi dobbiamo sconfiggere questo tentati-

vo. Tanto più ci vogliono ndranghetisti, vili, rissosi, impauriti, tanto più dobbiamo recuperare la nostra dignità, il nostro orgoglio, la nostra fierezza, il nostro coraggio, la nostra radicale e profonda avversione al sistema di potere di cui la ndrangheta è solo parte. Nel 1847 in uno dei nostri comuni, in seguito ad una rivolta popolare fu insediato un “consiglio comunale” che comprendeva, per la prima volta nella nostra storia, massari, capi mastri ed un inserviente. Ho citato questo episodio per ricordare che noi siamo un popolo maturo, democratico, ma sconfitto. Una sola cosa non si può e non si deve fare: abbassare la testa e recitare, ancora una volta, sul copione scritto da altri. A volte andare controcorrente non è necessario ma fondamentale. Voltaire usò il “caso Calas” per una grande battaglia di civiltà. Analizzò le reazioni della folla, il fanatismo, l’ondata colpevolista, l’impotenza dei pochi, l’opportunismo dei giudici, la rabbia popolare. Denunciò come in nome di tutto ciò furono sterminati degli innocenti. Concluse poi con inno alla razionalità ed alla tolleranza. Una preghiera laica di cui sentiamo, oggi più che mai, soprattutto nella nostra terra, un grande bisogno.

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SOCIETÀ

Palio La festa dei rioni

Il paese si è diviso in sei rioni, ma la “guerra” è solo un gioco di squadra. Feste, stendardi, canti e colori; cittadini finalmente uniti che si preparano a vivere un’estate diversa. Tutto merito di padre Giuseppe Castelli. Persino il vescovo Morosini non vuole mancare al primo appuntamento!

Bovalino in piazza O ggi l’antico e il passato ci attraggono in modo più forte rispetto ad altre occasioni e le rievocazioni storiche sono il modo migliore per estraniarsi dal mondo e rivivere periodi che sono assolutamente affascinanti. Domenica 17 giugno la piazza centrale di Bovalino ci ha fatto riflettere e immaginare come la rievocazione della storia e delle tradizioni popolari e culturali di un paese non è un gioco, un ruolo da ricoprire e riscoprire per l’occasione o che ancora nulla ha a che fare con il mondo virtuale e della fantasia a cui oggi siamo abituati. Così vedendo tanta partecipazione, entusiasmo, orgoglio e sana rivalità abbiamo pensato che il tutto poteva e doveva essere differente e più reale. Abbiamo, in tal senso, immaginato che la suddivisione del territorio comunale non dovesse prescindere dalla storia e della realtà, ma proprio a questa rifarsi. Sarebbe stato ancora più bello che accanto ai vari stendardi e colori che rappresentavano i sei rioni in gara, ci fossero stati anche i rioni o borghi storici di Bovalino – non solo quelli territorialmente ben definiti, quali Bosco S.Ippolito e Pozzo – ma anche e soprattutto Bovalino Superiore, ossia la storia stessa del nostro paese! Lo spettacolo è stato straordinario e toccante, la storia a braccetto con la goliardia. L’arrivo di tutti i rioni è stato un arcobaleno di ricordi che ha impregnano di luce le vie del paese e i cuori e la mente della

gente e, per oltre quattro ore, ha intriso tutto di un sapore antico, che si mescolava al sudore ed alla passione dei partecipanti e degli spettatori. Ogni rione ha interpretato a proprio modo la presentazione ufficiale proponendosi in modo variegato, così dagli eleganti e passionali amici del Borgo si è passati agli allegri e nobili amici della Cavalera, ancora dagli stravaganti di Malochia ai romantici di Sant’Elena ed ai coloratissimi di Rosa fino ai nostalgici del Centro. Momenti davvero da contemplare e custodire per il nostro paese, da troppo rassegnato al proprio destino che lo vuole lontano dalle proprie radici storiche e poco attento alla propria immagine e poco avvezzo a volersi bene. Per noi è stato un sogno, e può continuare ad esserlo, se l’unica cosa che ci può far aprire gli occhi e riportare alla moderna e apatica realtà, ossia la gara e i vari giochi, non prenderanno il sopravvento sulle emozioni ed i sentimenti. Infine, artefice di questo meraviglioso momento storico per Bovalino, non poteva che essere la Parrocchia - unica realtà che, sempre, si è dimostrata attenta alle tradizioni ed alle radici storiche del paese - e Padre Giuseppe Castelli, il quale ha presentato, elogiato e mitigato la passione e il calore dei partecipanti e degli spettatori, con sapienza, carattere e la bontà francescana, dispensando consigli e rimbrotti come solo un padre sa e deve fare. ELPIDOS

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Parlando

di...

PAGINA ROSA

Il Corriere Canadese e Paola: una donna al comando del famoso quotidiano di Domenico Logozzo Il “Corriere Canadese” si conferma una voce essenziale per il rafforzamento dei rapporti tra l’Italia ed il Canada. Unita’ vincente. Da tenere salda e da irrobustire con iniziatie e linee operative molto importanti in campo economico ,occupazionale,sociale e culturale. L’Istituto Italiano per la Cultura sta facendo apprezzabilissime azioni,cosi’ come le validissime associazioni del volontariato,guidate da uomini umili e generosi,come il cav.Giuseppe Simonetta,da sempre al fianco dei piu’ deboli,soprattutto degli anziani,come ho potuto constare in questi giorni di permanenza a Toronto.Ho avuto il piacere di conoscere il cav.Simonetta ed anche l’attivissima Paola Bernardini,che dirige il “Corriere” . Un giornale voluto 58 anni fa da Dan Iannuzzi,che ora si rivolge a tre generazioni di italiani ,guidato da una giornalista che ha varcato l’Oceano portando con se’ un grande bagaglio umano e professionale:l’esperienza,la cultura e la passione per l’informazione di qualita’. Dall’Italia al Canada.Paola Bernardini, ha fatto alcuni anni fa una scelta molto importante per lei e per la comunita’ italiana in Canada.Una conferma che l’apporto delle donne ha un ruolo determinan-

te nel mondo dell’informazione per l’integrazione,la pratica attuazione della politica del multiculturalismo ,la crescita moderna della societa’ civile,lo sviluppo dell’economia e dell’occupazione.Con quel tocco in piu’ di sensibilta’ e intuito femminile

che tanto hnno contribuito al rinnovamento dell’ informazione,laddove sono state chiamate a ricoprire ruoli di vertice .Paola Bernardini e’ questo che sta facendo in maniera coraggiosa da quando guida il Corriere Canadese. Guarda avanti in maniera moderna,nel rispetto delle radici e con il lodevole intento di promuovere e rafforzare iniziative editoriali come Tandem,l’inserto del sabato che si rivolge ai giovani.Per rafforzare i legami tra italiani e canadesi e per dare soprattutto alle nuove generazioni uno strumento culturale molto valido per capire i punti che uniscono le due comunita’ e per allargare il confronto costruttivo.”Un impegno molto serio,come quello ben riuscito dei corsi di giornalismo all’universita’ di Toronto che hanno ottenuto un grande successo.Ripeterli e’ necessario ,si aprono nuove strade per

fare bene il mestiere giornalista”.Cosi’ parla con orgoglio Paola Bernardini, che ha iniziato tanti anni fa nelle Marche a scrivere sul Corriere Adriatico e che oggi e’ alla guida dell’unico quotidiano in lingua italiana del Canada. Donne al comando,nuovi spazi,riconosci-

mento della meritocrazia.In Italia ancora c’e’ molta strada da fare.In Canada l’editore del “Corriere Canadese”,molto radicato nella realta’, ha fatto una scelta compiuta anche da grandi quotidiani mondiali ,come viene ricordato da Vittorio

POLAROID

PREMIO “IO DONNA” A MIETTA CAMINITI Mietta Caminiti è stata insignita del premio Io donna. La manifestazione, giunta alla sua terza edizione, vuole essere un riconoscimento per le donne che si adoperano per lo sviluppo della Calabria. L’imprenditrice ha portato avanti con impegno l’attività del marito Renato ed è diventata direttrice della Casa di cura Caminiti, fondata quasi cento anni fa. La manifestazione è stata organizzata dal comune di Campo Calabro e dal Club Inner Wheel di Reggio Calabria.

Viterbo sul prestigioso mensile GQ Italia, diretto da Gabriele Romagnoli.Scriveva un anno fa:”Per cambiare volto, e adeguarsi al mondo contemporaneo, l’editoria americana si affida alle donne. Dopo i casi di Tina Brown - ex direttrice di Vanity Fair e New Yorker, fondatrice del sito The Daily Beast che ha acquisito Newsweek - e Arianna Huffington - la blogger il cui sito, HuffingtonPost, è stato acquisito da AOL per 315 milioni di dollari - anche il New York Times ha al suo vertice una giornalista, Jill Abramson. E’ la prima volta in 160 anni di vita del quotidiano più prestigioso del mondo”. Un bell’esempio.Che puo’ aprire nuove vie e riconscere la meritocrazia delle giornaliste colte e capaci di costruire un modello informativo diverso,sgancIIiato dalle vecchie logiche,senza rinnegare completanente il passato,ma guardano con piu’ attenzione al presente per un futuro migliiore.Srive ancora Vittorio Viterbo:”Il caso della 57enne Abramson è certo il più eclatante di una donna al vertice di un quotidiano. Ma anche in Italia non mancano i casi di direttori donna.Ricordiamo Concita de Gregorio, gia’ direttore de L’Unità . Flavia Perina è stata direttrice del Secolo d’Italia , mentre tornando più indietro nel tempo si trovano i casi di Norma Rangeri, Rossana Rossanda, Mariuccia Ciotta e Rina Gagliardi (alla direzione de Il Manifesto). Sandra Bonsanti è stata la direttrice de Il Tirreno, ma le due pioniere di una direzione al femminile di un quotidiano sono state Matilde Serao, fondatrice (nel 1892) e direttrice (fino al 1900) de Il Mattino, e Pia Luisa Bianco, che nel 1994 assunse la direzione de L’Indipendente dopo l’abbandono di Vittorio Feltri, diventando così la seconda donna italiana direttore di un quotidiano a diffusione nazionale”. Il giornale cesso’ poi le pubblicazioni.Ironia della sorte,oggi la rotativa dell’Indipendente e’ di nuovo in funzione e stampa a Toronto il Corriere Canadese con la Repubblica Al comando una donna,appunto Paola Bernardini.

DALLA TV AL DIGITALE

E’ nata, ed è Fimmina Spegnete la tv, dice qualcuno. E torto non ha, visti i palinsesti esistenti. Da pochi giorni, peró, la Calabria è passata al digitale terrestre, ampliando l'offerta. Si può sperare di trovare qualcosa di veramente nuovo? La risposta è: si! Ed é un si che arriva proprio dalla Calabria, dal nostro territorio della Locride. È nata qui Fimmina TV. Dalla prossima settimana, infatti, sará attivato lo swit-

ch on sul canale 684 per dar concreta visibilità all'idea della giornalista Raffaella Rinaldis che, con un gruppo di giovani giornaliste, under 40 al 95%, vogliono mostrare come proprio in Calabria la donna stia vivendo un momento di consapevolezza più forte del solito, legata alla propria identità ed all'immagine di sè nel

mondo, nell'obiettivo di appropriarsi della libera espressione di sè. Impresa ardua se sei donna ma, evidentemente, non impossibile. Sarà questo Fimmina Tv, uno stimolo alla coesione tra le donne calabresi, per una visione comune, nella battaglia contro le discriminazioni culturali, DOMENICA

soprattutto quelle che toccano le nuove generazioni. E se Fimmina è un termine usato in senso quasi dispregiativo, Fimmina TV è il primo passo verso una ridefinizione culturale della Fimmina, con l'esempio della donna calabrese, forte, testarda, dura e determinata. E allora, accendiamo la tv, chè finalmente è nata ed é Fimmina!

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La Redazione LA RIVIERA

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Informazione Pubblicitaria

Città di Locri

“Gruppo Consiliare Leali alla Città”

Il consigliere comunale Giovanni Calabrese replica alla faziosa e fantasiosa ricostruzione dell’ultimo consiglio comunale fatta dal Circolo Locrinasce. Ancora una volta mi sento obbligato a ribadire che il Sindaco Giuseppe Lombardo ha vinto le elezioni comunali ed è giusto che governi dimostrando alla città capacità, competenza ed esperienza che sono stati gli slogan della campagna elettorale della propria coalizione, anche se dopo un anno sembra che tanta capacità, competenza ed esperienza non hanno portato niente di positivo e di utile per la città e per i cittadini locresi, anzi tutt’altro. Però, nella qualità di consigliere di minoranza, non posso non esprimere le mie perplessità in merito alla affermazioni a mezzo stampa del Circolo Locrinasce intervenuto in relazione a quanto verificatosi durante i lavori dell’ultimo consiglio comunale e, pertanto, mi vedo costretto a replicare alle svariate inesattezze riportate dal comunicato a firma Francesco Mammì, Raffaele Ferraro e Pietro Parrotta al quale approfitto per formulare sinceri ed affettuosi auguri per aver brillantemente superato il concorso per legale dell’Ente dopo la lunga ed estenuante telenovela relativa a tale concorso che tra l’altro vede oggi il legale di fiducia del Comune, Elisa Sansalone, sporgere formale reclamo contro lo stesso Ente che nei mesi scorsi lo aveva individuato quale legale di fiducia dell’Ente. Tornando alla difesa d’ufficio del Movimento Locrinasce in riferimento alle affermazioni del sottoscritto nei confronti del Sindaco Lombardo, mi tocca evidenziare che nessuno dei tre firmatari del documento era presente in consiglio comunale al momento della discussione quindi, probabilmente, si riferiscono a cose loro riportate e quasi certamente riportate male. L’educazione impartitami dai miei genitori, persone serie e perbene, ritengo essere stata una buona educazione dove, alla base di tutto vi è il rispetto per gli altri e, soprattutto, il rispetto massimo per gli anziani e per le persone deboli. Proprio per questo non avrei mai potuto offendere il Prof. Lombardo e se in un momento di foga, nell’ambito sempre di un sano ed acceso confronto politico, lo avessi fatto, gli avrei chiesto pubblicamente scusa. Ma non essendo ciò verificatosi non posso chiedere scusa. Contrariamente a quanto riportato dal comunicato diffuso a mezzo stampa dai tre paladini del Circolo Locrinasce – movimento di evidente matrice settaria dove non si può ragionare ma si adula il “santone” indipendentemente da quello che afferma e da quello che fa – il sottoscritto non ha assolutamente definito “imbroglione” il Prof. Lombardo, ma lo ha definito “il più grande imbroglione politico della storia politica di Locri degli ultimi trent’anni”. Tale affermazione è ben diversa da quella riportata dal definire semplicemente “imbroglione” – per come riportato dagli adepti del Movimento Locrinasce – che altrimenti sarebbe stata offensiva e lesiva nei confronti di un qualunque soggetto e nel caso specifico del Prof. Lombardo. Il Sindaco Lomberdo “imbroglione politico”, riferito tra l’altro ad un arco temporale, è cosa assolutamente ben diversa. Infatti, nel caso specifico, si può definire “imbroglione politico” chi abilmente cerca di scaricare su altri attori politici ed altri enti le proprie responsabilità politiche omnicomprensive quando i fatti le evidenziano in modo chiaro ed incontrovertibile. E’ “imbroglione politico” , a mio modesto avviso, chi impone ripetutamente ad una assuefatta maggioranza un voto negativo, senza plausibile motivazione, alle proposte concrete avanzate dai consiglieri di opposizione democraticamente eletti. E’ “imbroglione politico” , a mio modesto avviso, chi dichiara di volersi “costituire parte civile in tutti i processi contro la criminalità organizzata” omettendo di dire che tutte le amministrazioni della città di Locri, indipendentemente dalla propria appartenenza politica, si sono sempre costituite parte civile nei procedimenti che hanno interessato la città, ed inoltre con la complicità del Presidente del Consiglio, alias “la volpe”, non ha dato seguito alla proposta dell’opposizione di prevedere la costituzione di parte civile in tali procedimenti nello Statuto Comunale pur essendoci stato, anche se con qualche mal di pancia, il voto unanime di tutto il consiglio comunale. E’ “imbroglione politico” , a mio modesto avviso, chi sostiene che la bitumazione “gratuita” della via Cosmano derivi da una propria azione politica, salvo non suffragarla con i giusti e fondamentali atti amministrativi e soprattutto farla dissestare dopo appena dieci giorni dell’avvenuta bitumazione. E’ “imbroglione politico” , a mio modesto avviso, chi sostiene di aver eliminato le “spese superflue ed in alcuni casi quelle obbligatorie” salvo poi utilizzare risorse di bilancio per recarsi a Roma per “disbrigo pratiche”. E’ “imbroglione politico” , a mio modesto avviso, chi critica gratuitamente il Presidente della Provincia, Giuseppe Raffa, omettendo di dire ai cittadini che l’Ente guidato dal Presidente Raffa nel primo anno di mandato amministrativo ha rivolto grande attenzione nei confronti della Città di Locri realizzando la riqualificazione della via Garibaldi che è una delle principale arterie della città e che collega il centro della stessa con l’Ospedale Civile allocato nella zona alta della città (50.000 euro), completato l’iter per l’appalto dell’Istituto Professionale, promosso il bando per la realizzazione dell’Istituto Alberghiero, previsti i lavori per il completamento e ammodernamento del Palazzetto dello Sport, provveduto alla manutenzione di numerose strade e torrenti delle contrade cittadine, dato la disponibilità per cofinanziare un centro di aggregazione giovanile per un importo di 210 mila euro, agevolato l’iter per la realizzazione del “piano spiagge”, dato disponibilità per facilitare l’iter burocratico per la realizzazione del “Porto Turistico di Locri” ed avviato un confronto con la Soprintendenza ai Beni Archeologici e Culturali per una maggiore fruizione dell’area archeologica della città di Locri e del Comune di Portigliola, aver garantito l’utilizzo gratuito del Palazzetto dello sport alle numerose Associazioni sportive cittadine ed infine l’impegno per garantire la settima edizione estiva del “Torneo Internazionale Femminile di Tennis Anno 2012” (unica tappa federale del centro sud) che rischiava di andare persa a causa dei noti problemi economici del Comune di Locri. E venendo all’ultimo consiglio comunale ed al contesto dove è stato definito il Sindaco Lombardo, “imbroglione politico” , e non “imbroglione”, si ritiene inaccettabile ed offensivo nei confronti di un’intera comunità il voto contrario alla proposta dei gruppi di opposizione che prevedeva di rimodulare il “protocollo d’intesa” stornando 2.200.000,00 destinati alla realizzazione di una “piscina coperta e struttura polivalente”, i 2.000.000,00 destinato ad un Centro Servizi per l’Artigianato artistico della Locride e 750.000,00 euro per la messa a norma della sede dell’Università destinando tali importanti risorse economiche al completamento del Palazzo della Cultura e dell’Auditorium (ex area mattatoio), per la riqualificazione del lungomare cittadino che in una città a vocazione turistica rappresenta il volano di un possibile sviluppo turistico, economico, culturale e sociale ed infine per la realizzazione di due campi di calcio a otto in contrada Licino traslando il previsto finanziamento di 500.000,00 allo stadio comunale dove sono necessari ed improcrastinabili importanti lavori di ammodernamento con la reale possibilità di sostituire il manto erboso in con un terreno in erba sintetica con notevole risparmio per l’Ente in termini di manutenzione. Nella stessa richiesta dei gruppi di opposizione si richiedeva di modificare in tale direzione il protocollo di intesa “dando in ogni caso priorità alla realizzazione delle strutture scolastiche” e, soprattutto, “non andando assolutamente ad incidere sulle risorse economiche già destinate all’edilizia scolastica”. Il sindaco Lombardo, al momento azionista unico della coalizione di maggioranza, nel rigettare le proposte dell’opposizione con voto contrario del consiglio comunale giustificava tale voto negativo “essendo a suo avviso opere non prioritarie rispetto alle strutture scolastiche. Nessuno dei gruppi di opposizione però aveva sostenuto il contrario. Strano però che il primo appalto del protocollo d’intesa, portato avanti dall’attuale maggioranza del Comune di Locri, non è una scuola ma il Teatro all’aperto in contrada Moschetta, opera molto importante per la città, ma non sembra essere una scuola e quindi lo stesso sindaco si contraddice dimostrando per l’ennesima volta di mistificare la realtà e di meritarsi l’appellativo del “più grande imbroglione della storia politica di Locri degli ultimi trent’anni. Infine, in merito ad una maggiore richiesta di dialogo ed alla speranza che si abbassino i toni del confronto politico “rispettando le scelte dell’amministrazione” si evince che il Movimento Locrinasce, probabilmente impegnato nel nuovo e più confacente ruolo di organizzatore di eventi canori, non si è reso conto della grande disponibilità politica manifestata in tutte le sedi istituzionali nei confronti del Sindaco Lombardo e dei suoi supporters, disponibilità ad un confronto sulle problematiche della città che non può essere scambiata per una disponibilità a sottomettersi alle decisioni di un “uomo solo” che pretende di decidere per tutti. E’ chiaro, che dopo un anno, il sottoscritto e gli altri consiglieri comunali congiuntamente ad i rispettivi gruppi politici non essendo riusciti ad avere il giusto dialogo e confronto politico e non essendo disponibili a subire il “Lombardo pensiero” continueranno ad esercitare il giusto ruolo di consiglieri comunali con proposte concrete per il rilancio della città e continuando a denunciare l’attuale pessima Amministrazione della città di Locri dove, giorno dopo giorno, aumentano i problemi e la città, a causa di tale pessima amministrazione ed inconcludente amministrazione, sembra purtroppo essere caduta in una sorta di stato di abbandono con evidente disagio e preoccupazione da parte dei cittadini locresi ************** PS. Alla luce della recente difesa d’ufficio al Sindaco Lombardo, avanzata a mezzo stampa da tale Mammoliti Giuseppe (classe 1965), soggetto noto a tutti quale principale corresponsabile del fallimento economico finanziario della città di Locri e per le folkloristiche e cabarettistiche iniziative politiche degli ultimi anni, devo aggiungere che l’unico imbroglio politico fatto dal Prof. Lombardo, che mi tocca condividere, è stato quello di aver sempre utilizzato elettoralmente il Mammoliti promettendogli che prima o poi avrebbe fatto il Sindaco di Locri. Il Mammoliti Giuseppe (classe1965), detto Pino, da trent’anni aspetta e…… spera!!!

Giovanni Calabrese

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Questa Azienda ha contribuito alla realizzazione della

Locride

Darsena a Bovalino, e il porto? A Locri! Polimeno: «L'incontro sulla portualità ha come obiettivo la continuità con il percorso già intrapreso negli anni scorsi per lo sviluppo del turismo da diporto, attraverso la realizzazione di una darsena a Bovalino e di un porto a Locri. La localizzazione dei porti a Monasterace, Locri, Bovalino e Palizzi, sulla fascia ionica reggina, rappresenta una proposta estremamente sensata ed in grado di assecondare il più opportuno orientamento di un territorio naturalmente votato al turismo, questo contribuirà ad inserire definitivamente la Locride nel fiorente circuito internazionale della navigazione da diporto, con tutte le ricadute positive connesse». Progetti confermati nel Piano regionale per le nuove strutture da diporto in Calabria,

ANTONELLA ITALIANO Le “buone intenzioni” hanno portato nella Locride: darsene, eliporti, impianti di depurazione e aree per lo smaltimento dei rifiuti ingombranti, e poi strade e infrastrutture, persino l'arteria di grande comunicazione Bovalino-Bagnara, che sembrava un progetto reale e non un miraggio, è rientrata oggi tra le “buone intenzioni” degli amministratori. La nostra atavica rassegnazione ha messo poi il sigillo su tutto. E, di campagna elettorale in campagna elettorale, si è andato avanti così. Uomini colti ci hanno insegnato che per sottomettere un popolo è necessario eliminarne la cultura. Così un popolo, privato di tale linfa, senza teste pensanti (ma mani votanti) resterà impotente e incapace di reagire ai soprusi. Per rinascere, quindi, necessita di conoscenza e di un coraggioso pensare; dal pensare all'agire sarà veloce il passo. L'informazione è fondamentale per la crescita delle nostre terre, ce lo insegna il consigliere provinciale, e presidente della commissione Beni culturali e servizi sociali della Provincia di Reggio Calabria, Alessandra Polimeno. Una reale figura di collegamento tra i cittadini e gli organi decisionali al governo, capace di creare occasioni di confronto concrete (e non passerelle) con le massime autorità politiche della Calabria. Per questo sostiene, dall'inizio del suo mandato, una campagna mediatica tesa a spiegare il senso e la potenzialità delle infrastrutture in programma, l'iter procedurale da seguire nella loro progettazione ed esecuzione, il modo in cui l'economia delle coste e dell'entroterra potrebbe migliorare. Come ha fatto, del resto, nel suo ultimo convegno, ospitato dal Parco commerciale Center Gross di Bovalino. Un confronto a più voci organizzato dal Movimento dei Popolari e Liberali nel Pdl, cui hanno partecipato anche il presidente della Provincia Giuseppe Raffa e il segretario-questore consigliere regionale Giovanni Nucera. E, finalmente, sulla darsena di Bovalino e sul porto di Locri abbiamo iniziato a capirci qualcosa. Il primo, in particolare, sarà un porticciolo turistico da realizzare tra il torrente Malachia e il torrente Careri, nella zona sud della cittadina. Spiega Alessandra

LA STORIA DI SAVERIO BARILLARO

Fu un attimo, un raptus Novembre era appena iniziato, ma il freddo, puntualmente, veniva attenuato dallo Scirocco. Un vento umido, che soffiava dal mare, e che appesantiva l'aria di salsedine e di un insolito tepore. Un mese un po' triste, in realtà, ma non per il giorno dei santi o per quello dei defunti che, al contrario, animavano le strade, di Ardore e Bovalino, di gente affaccendata tra chiese e cimiteri. Per la solitudine, piuttosto, che restava sospesa, attendendo che la festa passasse. Ormai neanche il braciere riscaldava più Saverio Barillaro, o Montalto che dir si voglia, e restava ore a fissarlo, ma quel gelo, così profondo e latente, continuò a mangiargli l'anima. Saverio era un medico veterinario, laureatosi a Napoli al tempo della seconda guer-

come annunciato, qualche mese fa, dal governatore Giuseppe Scopelliti. Sarà una convenzione tra la Provincia e l'Università Mediterranea di Reggio Calabria a segnare il primo passo della darsena bovalinese. Un passo che servirà a verificare, dopo più di trent'anni di congetture, le reali condizioni meteo marine dell'area che la andrà ad ospitare. «Gli approfondimenti relativi alla fattibilità dell'opera - aggiunge il consigliere provinciale Polimeno - sono indispensabili per localizzare le zone naturalmente favorevoli all'insediamento del piccolo porto, assieme alle valutazioni di impatto ambientale e alla riqualificazione turistica attraverso azioni sinergiche che realizzino una rete che sia un vero attrattore per il turismo da diporto. Così come sarà importante avviare al più presto una procedura più decisa per la realizzazione della strada di grande comunicazione BovalinoBagnara. Il potenziamento della portualità, oltre a garantire l'incremento dei posti barca, renderà la navigazione lungo la costa ionica sicura, considerate le miglia di distanza tra il porto di Reggio Calabria e quello di Roccella». Di fatto il progetto della darsena nasce dalle richieste dei cittadini stessi. E la presenza di un pubblico numeroso e attento, nonostante il periodo denso di appuntamenti, lo dimostra. Una presenza che è rimasta costante fino alla fine del convegno. Conclude Alessandra Polimeno: «Tutte le volte che ci fermiamo a fare polemiche sottraiamo tempo alla crescita del territorio e alla costruzione di qualcosa di nuovo. Il convegno è stato un momento in cui i cittadini hanno potuto conoscere lo stato di fatto. Su tutte le iniziative ci dovrebbe essere il coinvolgimento della cittadinanza perché sia essa a portare nuove idee e suggerimenti». Perché un popolo istruito è quanto di più prezioso possa esistere.

ra mondiale, ed era tornato ad Ardore, nella sua cittadina, per esercitare la professione nei paesi calabresi. Onesto, lavoratore, dall'animo mite e dai pensieri colti e raffinati. Il dottore godeva della stima di tutti, godeva di salute, e di una situazione economica agiata. Neanche questo, però, riuscì più a quietarlo. La sorella? la sentiva piangere ogni giorno, che destino strano. Un doppio legame con la famiglia di suo cognato, due fratelli andati sposi ad altri due fratelli. Qualsiasi suo intervento avrebbe mandato a monte, non uno, ma due matrimoni. Restò in silenzio mentre le urla gli gelavano il sangue. Si rifugiava così nel suo lavoro di veterinario. Ma per quanto spingesse lontano i pensieri, le lacrime della sorella lo perseguitavano. La ricordava bambina, sulle strade di San Nicola d'Ardore, tra i loro terreni, la casa, i genitori. Lui e la sua carriera universitaria, lei e quel suo amore, poi marito. E divenne donna tra la biancheria di lino e la violenza costante. Ma era la sua donna, prima che di ogni altro. Era il suo sangue. L'impotenza lasciò spazio, una sera, ad una strana consapevolezza, si svegliò dal torpore e tutto, finalmente, gli apparve chiaro. Ora, che percorreva il corridoio a passi lenti e si avvicinava alla cucina, il gelo era sparito dal suo cuore. Solo il freddo dell'acciaio del revolver gli restò impresso. E l'odore della polvere da sparo, subito dopo. Ma la sua amata sorella, finalmente, aveva smesso di soffrire. Fu un attimo, un raptus. A.I.

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Questa Azienda ha contribuito alla realizzazione della

LA PROPOSTA DI LEGGE DEL CONSIGLIERE REGIONALE

Nucera si batte per la Locride Dalla parte della Locride lo è tutta la Regione. Nessun dubbio, quindi, sulla proposta di legge avanzata dal consigliere regionale Giovanni Nucera qualche tempo fa. Soddisfazione più che altro, per noi che in queste terre ci viviamo, se verrà approvata, naturalmente. Così, senza veli, i 42 Comuni, dispersi tra lo Ionio e l'Aspromonte, saranno sottoposti al vaglio della Giunta regionale. E saran dolenti note. Ma non si scampa, perché solo accettando il grave stato di bisogno che affligge i cittadini si può operare nel modo più giusto. Un progetto ambizioso, dunque, quello redatto dal segretario-questore Nucera, un progetto che riconosce, in primo luogo, il disagio sociale che vessa la Locride. Proprio per questo andrebbe trattata come “area violentata”; con più riguardo e con più dedizioni di molte altre. I media ci fanno, ogni giorno, fin troppo danno, ed è compito dei nostri rappresentanti al governo, e della nostra caparbietà, fermare il vortice dannoso che ci vorrebbe abissati e servitori. Un abisso da cui sorgono stimati “anti qualcosa”, che difficilmente, comunque, si leveranno dalle loro comode poltrone e, ancor peggio, leveranno il volto dalle gratificanti telecamere dietro cui sentenziano. Piangono, ma con lacrime di coccodrillo. E poi ri-piangono, ma alla puntata successiva. Dalla relazione che accompagna la proposta di legge riportiamo le parole dell'onorevole Nucera: “Questo progetto di legge si affianca, come iniziativa regionale, alle attività messe in atto dal Governo Centrale nella programmazione delle Politiche per il Sud. Nella consapevolezza che la sicurezza è condizione necessaria ma non sufficiente per vincere la battaglia contro la 'ndrangheta e che la cultura della rassegnazione all'illegalità non si sconfigge con le leggi specia-

li, sono stati elaborati un piano operativo, funzionale allo sviluppo e all'occupazione, e un piano straordinario, che contempla misure urgenti per rafforzare il controllo del territorio, una intensificazione dell'attività investigativa e dei provvedimenti di sequestro e di confisca dei patrimoni delle organizzazioni criminali e interventi di più lungo termine, con il coinvolgimento delle istituzioni locali e delle associazioni dei cittadini, per l'affermazione di una cultura della legalità”. Linea dura dunque contro il secolare cancro, ma non solo. Gli interventi saranno rivolti soprattutto al problema della disoccupazione giovanile, mentre i progetti ammessi al finanziamento si estenderanno a numerosi settori. Dalle opere di riqualificazione dell'area urbana degradata e dei rioni attraverso la realizzazione di aree attrezzate, ai centri di aggregazione, biblioteche, ludoteche, palestre, interventi alle scuole, alla realizzazione di aree verdi e percorsi pedonali e ciclabili. Gli interventi sui centri storici, con la creazione o il ripristino di locali da adibire a laboratori di artigiani per il recupero dei vecchi mestieri, ci fa già pensare alle cittadine suggestive dell'entroterra. Perché, a parte la 'ndrangheta, che ormai è chic, vantiamo di spettacoli paesaggistici, beni culturali e coste da far invidia a chiunque. A volte persino a noi stessi. Questo è il paradosso! A.I.

PENTEDATTILO

POLAROID

Inaugurazione Mutrap

ASSEMBLEA DEI SINDACI DELLA LOCRIDE

Venerdì 22 giugno è stato inaugurato il Museo delle tradizioni popolari, realizzato dall’Associazione Pro-Pentedattilo onlus, in sinergia con l'Agenzia dei Borghi Solidali. Attrezzi agricoli e oggetti d’uso domestico reperiti nell’Area Grecanica e principalmente realizzati in ferro o legno. Un pomeriggio ricco di appuntamenti: seminario “Tradizioni Pop Folk” e promozione della rete dei piccoli musei di Reggio Calabria, mostre fotografiche e tanta musica.

Passaggio di testimone tra l’ex presidente dell’assemblea dei sindaci, Ilario Amendolia, e il presidente neo eletto Giorgio Imperitura, attuale sindaco di Martone. 37 Comuni (e altrettanti Primi cittadini) per il nuovo condottiero! Auguri di buon lavoro.

X EDIZIONE DEL PREMIO “OLIO AWARD 2012”

L'Ottobratico dei Fazari conquista Amburgo Una giuria internazionale di 12 esperti assaggiatori provenienti da Germania, Italia, Spagna, Grecia, Stati Uniti, ha valutato gli oltre 700 campioni di olio d'oliva provenienti da tutto il mondo, nella decima edizione del premio “Olio Award 2012”, organizzato dal celebre magazine tedesco Der Feinschmeker, un concorso che ogni anno si svolge ad Amburgo in Germania. La giuria, ancora una volta, ha premiato una delle nostre eccellenze regionali. Infatti, ad occupare una delle piazze d'onore nella categoria fruttato leggero e l'olio extra vergine d'oliva "l'Ottobratico” dell'Azienda Agricola Fazari, al quale è stato assegnato il premio “Award 2012”. Il prodotto, che si caratterizza per il suo fruttato molto piacevole ed aggressivo, con odori e sapori che sanno di pomodoro verde, mandorle dolci e sentori di banana, mela gialla ed erba di prato, esprime tutta la sua armonicità al gusto, completandosi con una equilibrata e persistente nota di amaro e piccan-

te. Soddisfatto l'amministratore delegato dell'Azienda Domenco Fazari il quale ha dichiarato: «Questa nuova affermazione consolida il percorso ormai portato avanti dalla nostra azienda da moltissimo tempo, fatto di duro lavoro e sacrifici continui. Per una famiglia come la nostra, che vive da sempre coltivando nel migliore dei modi la terra, questa nuova affermazione ci rende immensamente felici per il risultato raggiunto, ma mai appagati. Ci fa piacere anche che i nostri consumatori - ha concluso Fazari - si stiano abituando ad una cultura alimentare evoluta e sensibile che fa apprezzare le nostre produzioni tipiche e di qualità. Per questo motivo, hanno sviluppato una grande capacità di comprendere le caratteristiche organolettiche, salutistiche, di rispetto dell'ambiente e di valore storico culturale, che sono la base dei nostri prodotti e che noi da sempre esortiamo». Rosario Franco

SIDERNO: 5X1000

Sostieni la Pro loco Ancora un servizio in più per i soci della Pro Loco di Siderno. Dal 5 maggio, infatti, tutti i soci in possesso della Unplicard possono usufruire di appositi sconti negli esercizi convenzionati della città. Le aziende che, ad oggi, hanno aderito all’iniziativa sono 25, e operano nei più svariati settori e sono facilmente individuabili grazie a degli adesivi affissi in vetrina. Anche se possiamo ritenerci soddisfatti per il numero e la qualità delle convenzioni fin qui sottoscritte, stiamo ancora lavorando per offrire ai soci, nel più breve tempo possibile, un’offerta ancora più completa. Sostenere la Pro Loco non costa nulla: con la dichiarazione dei Redditi 2012, Cud, 730 e Unico persone fisiche, sarà possibile destinare il 5 per mille dell’Irpef alla Pro Loco di Siderno. Firmando nell’apposito spazio della tua dichiarazione dei redditi e indicando nei riquadri del codice fiscale del beneficiario 81004190807, puoi sostenere Storia, Cultura, Sapori e Tradizioni della tua Città. I fondi raccolti saranno utilizzati per progetti di promozione del territorio sidernese e di tutela delle tradizioni e del patrimonio culturale. Grazie per quello che riusciremo a fare insieme.

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SOCIETÀ: CALABRESI BRAVA GENTE

Calabria in gita Toscana Nel convegno di Vicchio, dedicato all’incontro fra Calabria e Toscana, c’erano croci da abbattere: gli stereotipi ROSARIO V. CONDARCURI “Meridionali? Si. Emigranti? No, turisti”. Massimo Troisi, in Ricomincio da Tre, rispondeva imperterrito alla domanda su cosa ci facesse un napoletano a Firenze. Domanda scontata poiché la risposta doveva essere obbligata: i meridionali si spostano solo per lavoro, non essendo consentito loro il turismo di svago e di cultura. Uno stereotipo come tanti, che colpisce al nord al sud e al centro. Un luogo comunismo che non risparmia nessuno, popolo o singolo. Tutti ne soffrono e ne portano la croce, nordici o sudici che siano. Anche di questo si è parlato nel convegno di Vicchio, dedicato all’incontro fra la Calabria e la Toscana. Il consigliere regionale toscano Enzo Brogi ha esordito dicendo che non sa dire coca cola con la c aspirata, che anzi nemmeno la beve e in più è vegetariano e di bistecca fiorentina non ne vuol sentire parlare. Poi ha continuato dicendo che quello è uno stereotipo, ma uno di quelli che si può portare con leggerezza. Si sono succeduti quindi gli interventi degli ospiti calabresi: Mario Caligiuri, Giuseppe Magarò, Biagio Simonetta, Peppe Voltarelli, Florindo Rubbettino, Rosario Condarcuri, Gioacchino Criaco. Tutti hanno spiegato, seppur con accenti diversi, che in Calabria esistono numerosi pro-

blemi che vanno affrontati e risolti, ma un problema lo è diventato pure la rappresentazione che si da della Calabria. Uno stereotipo che si è trasformato esso stesso in dramma e che obbliga i calabresi a una lotta per uscire dall’angolo visuale nel quale sono stati costretti. Se si scrive si tratta di mafia, così se si discute se si fa musica, cucina arte. Tutto il mondo che gira intorno alla Calabria, ruota intorno alla ndrangheta. Francamente non se ne può più. In Calabria c’è la mafia, la disoccupazione, la mala sanità. Ci sono cose negative, come problemi ci sono in ogni contesto sociale e a qualunque latitudine. Ma i calabresi sono persone normali, non fanno colazione con nduja e peperoncino. Leggono, lavorano e sognano come tutti gli altri. Devono uscire dal guscio e debbono farlo senza sentirsi vittime di un complotto, anzi dovrebbero recitare un mea culpa per aver perso un elemento identitario proprio, per aver rinunciato a una propria cultura ed essere diventati sub cultura. A Vicchio si è passata una giornata a discutere fra gente normale. Si è mangiato, riso. A sera quando sul palco sono saliti Peppe Voltarelli e i Quarta Aumentata, sono volate via in un soffio due ore. Le note che hanno inondato la piazza di Giotto erano musica, di quella che non ha bisogno di aggettivi.

L’equivoco: “In Calabria ci sono anche brave persone”. Personalmente preferisco dire che “in Calabria ci sono anche i mafiosi”

Parlare bene della Calabria? Un miracolo BIAGIO SIMONETTA

olitamente mi invitano per parlar male della Calabria. Per raccontarne il suo volto più triste, quello legato alle organizzazioni criminali. Ed è sempre una gran fatica far capire che il modello calabrese poco si differenzia (anzi, per niente) da quello emiliano, lombardo, o magari tedesco. Questa volta, invece, Peppe Voltarelli ha fatto in modo che potessi parlare di “Calabresi brava gente”. Un miracolo. A Vicchio, appennino toscano che leva il fiato, si è riusciti a portare l’immagine di una Calabria terra difficile, che però vuole farcela. Che vuole ripartire. A iniziare dalla partita di calcio fra i ragazzi

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del posto e quelli di Mirto Crosia (Cosenza), fino al concerto di Peppe, al film di Giuseppe Gagliardi e al convegno in teatro. L’equivoco di fondo che ci portiamo dietro parte dalla considerazione svenduta che “in Calabria ci sono anche brave persone”. Personalmente preferisco dire che “in Calabria ci sono anche i mafiosi”, perché la gente perbene, per fortuna, è maggioranza. Dirlo a Vicchio ha avuto il sapore intenso del primo gelato dell’anno, quando arriva la primavera. Un’ottima esperienza, di là dai facili ottimismi. La Calabria la conosciamo bene, coi suoi problemi, le sue difficoltà, i suoi disastri. Ma ripartire da una speranza è già un buon punto di partenza.

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La partita: Della legalità e della lealtà? Trentacinque gradi all’ombra alle quattro del pomeriggio. Poi il festival dedicato alla Calabria

‘Ndrangheta? No, una giornata undimenticabile, insieme a grandi calabresi. Una rara lezione di cultura e di orgoglio di appartenenza

Cos’è la passione Nonteregghepiù PEPPE VOLTARELLI

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un viaggio di dodici ore in autobus per accompagnare undici adolescenti ad una partita un allenatore e due genitori fanno tre entusiasti oggi l'entusiasmo è raro e chi lo possiede è ricco si gioca a Vicchio nel Mugello la gara tra la Us Vicchio e la Società Sportiva Mirto-Crosia categoria giovanissimi la chiusura della quindicesima edizione del Festival Etnica è dedicata alla Calabria con un concerto un convegno e la proiezione di un film prima di tutto questo alle quattro di pomeriggio trentacinque gradi all'ombra c'è la partita la partità della legalità o della lealtà si suda da fermi gli spalti sono semivuoti le casacche bianche e amaranto dei toscani e le maglie rosse dei mirtesi spiccano sull'erba appena tagliata dello stadio come se fosse una vera finale europea le formazioni entrano sul terreno di gioco con orgoglio A che serve una partita oggi la domanda è legittima la risposta è semplice non si tratta semplicemente di una partita questa è un opportunità un pretesto per fare un viaggio per incontrarsi per conoscere altri ragazzi e per condividere una giornata all'insegna dello sport senza trucchi una fuga dalla provincia una incursione in direzione nord un occasione per vedere in Toscana una Calabria lontana dallo stereotipo con la faccia pulita di un dribbling sincero in palio non c'è nulla solo il gioco la corsa e il palleggio il senso della squadra Dopo venti minuti il Vicchio è avanti di due reti a zero i ragazzi toscani sembrano più freschi e più abituati a questo tipo di campo alla palla che schizza sull'erba e non la prendi i tecnici si sbracciano dalle panchine e chiedono acqua c'è troppo caldo. Il Mirto non demorde si difende mancano alcuni uomini chiave del centrocampo lunedi ci sono gli esami di terza media e non tutti sono potuti venire ci sono delle difficoltà nel palleggio forse il campo è troppo liscio? fra me e me penso che quando una persona è abituata alla difficoltà ci mette un po ad orientarsi succede anche alla guida se sei abituato nel traffico a violenti stop and go alle voragini nell'a-

sfalto e a quelli che sbucano senza guardare quando arrivi nella tre corsie ti senti a disagio e per tutto il primo tempo ho pensato che stesse accadendo questo ai calabresi quegli attimi di sconforto misto a rabbia che non ti raccapezzi.... Ma nella ripresa la musica cambia dopo l'intervallo il mister del Mirto urla ai ragazzi - state giocando in quattro solo quattro e vi dico anche i nomi...tizio caio e sempronio invece dobbiamo giocare tutti e impegnarci tutti allo stesso modo se vogliamo recuperare - il monito all'unità aveva cominciato a fare il suo effetto arrivavano i primi tiri in porta le discese dei terzini un calcio di punizione dal limite una rete 2-1 Olè grida un tifoso isolato dalle tribune - Forza Mirto Forza - ma il Vicchio reagisce e si porta in avanti riprende il pallino e fa un altro gol 3-1 questa non ci voleva la compagine toscana sembra più organizzata ma i calabri riprendono a correre mischie a centrocampo contrasti in area palloni di testa una volata sulla fascia e il Mirto ne fa un altro 3-2 Olè La partita diventa avvincente ci sono dei fuorigioco un fallo entrano i soccorsi niente di grave affiora la stanchezza la corsa si rallenta sono le sei l'arbitro fischia la fine un applauso unanime sale dalla tribuna i giocatori di entrambe le squadre si abbracciano e vanno a fare la doccia Un giro al convegno poi il film e alle dieci inizia il concerto i ragazzi sembra si siano ambientati alla perfezione per le stradine del paese Il Mister calabro si aggira per i tavoli con un occhio vigile a controllare le mosse dei piccoli sguardo disteso lo incontro alla transenna del palco e gli chiedo - sei contento? distaccato come se fossimo alla Domenica Sportiva mi dice - la squadra ha giocato bene potevamo pareggiare ma è lo stesso ... - la professionalità prima di tutto....grazie Mister Riccardo

ENZO BROGI

uri ha gli occhi azzurri e capelli biondi arruffati. Turi suda e fuma, fuma e suda. Non sembra calabrese. Ma anche lui quando viene al Nord spesso si scoccia. Se si siede ad un ristorante e sentono il suo accento calabro ecco che si comincia con la ‘nduja e il peperoncino piccante. Glielo dicono magari per cortesia, oppure per fare un po’ i simpatici, ma comprendo il suo disappunto. Accade pure a me appena apro bocca e la mia c, un po’ strascicata, mi identifica come toscano. Anche a me non piace sentirmi fare il verso per la ‘ohahola ‘on la ‘annuccia ‘orta ‘orta e coloraha. Io che la coca cola non lo mai bevuta e che l’associavo sempre “ad un proiettile americano al vietcong”. O ancor di più quando mi chiedono se voglio la fiorentina. Sono vegetariano e l’unica fiorentina che ho gradito è stata mia moglie, che appunto è nata a Firenze. E’ così che accade, una specie di fisico del ruolo che ci viene cucito addosso, anche contro la nostra volontà, la nostra cultura. E’ l’identità percepita, quella che ci ha affidato la tradizione, le vicissitudini della nostra terra, la storia. Diverse opportunità. Chi si porta dietro il Rinascimento e chi il

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fardello, la zavorra dell’illegalità, insopportabile come un cappotto di pelliccia d’agosto. Un fardello che non vorresti avere e che spesso non sai neppure perché sei costretto a portare. Certo per colpa di pochi. Allora sì che ti arrabbi, e vorresti ricordare a tutti, come hanno fatto i ragazzi di Locri, che sei la culla della Magna Grecia. Vorresti raccontare come era raffinato Tommaso Campanella nel vedere il potere, quello temporale e quello divino. Ti piacerebbe leggere a voce alta Corrado Alvaro e far sognare ed incrudire per come disegnava l’Aspromonte. Pretendi di inorgoglirti per il Nobel a Renato Dulbecco o magari gridare in faccia Rino Gaetano ed il suo impareggiabile nonteregghepiù. Invece no, devi difenderti dalla ‘ndrangheta, da ciò che è accadduto a Duisburg, dalle famiglie, dai Nitto, dai Macrì. Devi difenderti da una politica che non si rinnova, che occulta che corrompe e si fa corrompere. Aria, vento e mare puliti, che si diffondano e si spalmino ovunque. Proprio come accadde domenica scorsa a Vicchio del Mugello. Una giornata indimenticabile, almeno per me. Una rara lezione di cultura e di orgoglio di appartenenza. Difficile dimenticare le parole di Gioacchino Criaco e Biagio Simonetta, e le loro opere. Il prezioso lavoro editoriale di Rubbettino ed il film di Gagliardi. L’orgoglio di una rivista libera, ma libera veramente come quella sventolata da Vladimir Condarcuri. Ma ci faccia il piacere signor Cetto La Qualunque, l’onda calabra ce la facciamo cantare da Peppe Voltarelli, perché racconta una Calabria che ci piace di più “quella che descrive le sofferenza di una terra martoriata ma che sa farlo in maniera sorridente, positiva allegra e giocosa con quel pizzico di ironia amara, che non si piange addosso.” Quella che vuole intrecciare parole forti come cultura, legalità, accoglienza e farle divenire azione di governo come ha promesso il prof. Mario Caligiuri. Grazie.

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Registrazione Tribunale di Locri (RC) n. 1 del 19/06/1998 R.O.C. n°11602 del 02/11/98 Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana AmministratoreUnico Rosario Vladimir Condarcuri

Direttore responsabile P ASQUINO C RUPI Direttore Editoriale E RCOLE M ACRÌ Coordinatrice di redazione: M ARIA E LENA F ILIPPONE, In redazione: ANTONELLA ITALIANO, DOMENICO MACRÌ, MARIA GIOVANNA COGLIANDRO, ELEONORA ARAGONA, NINO SIGILLI, ILARIO AMMENDOLIA. Editorialista: G IOACCHINO C RIACO Art Director: P AOLA D ’ ORSA

Ritratti di Diego Cataldo, Brizzolato di Ruggero Brizzi, Loqui e sproloqui di Filomena Cataldo,

COLLABORATORI Anna Laura Tringali, Mara Rechichi, Benjamin Boson, Nik Spatari, Angelo Letizia, Marilene Bonavita, Francesca Rappoccio, Mario Labate, Franco Crinò, Isabella Galimi ,Maria Teresa D’Agostino.

Lettere, note e schermaglie L’OPINIONE di Ilario Ammendolia

LA VILLEGGIATURA “[...] testimone della presenza di un altro tempo all’interno del nostro tempo, ambasciatore d’un altro mondo all’interno del nostro mondo” Quella mattina il mulo era nervoso, infastidito dai due maiali neri che gli stavano intorno costretti dalle nostre verghe. Certamente non gradiva sentire sulle sue spalle lo strano movimento proveniente dai due cesti, una con i conigli e l’altra con le galline. Era agosto si partiva per la “mutazione d’aria”. Un viaggio, un lungo viaggio, nel tempo. Partivamo da un paese sonnolento nel suo lungo medioevo, e andavamo verso l’antichità più remota. Su quel mulo c’era la nostra sopravvivenza per quasi due mesi. Le galline per le uova, i conigli per la carne. I maiali sarebbero ingrassati mangiando ghiande e castagne. Noi avremmo mangiato loro durante l’inverno. Poi tanta farina nei sacchi bianchi, e infine un cugnetto di argilla smaltata pieno di sarde salate. Partivano le piccole tribù. La mia era la più numerosa, una quindicina di persone tra nonni, zia ed una nidiata di figlioli. Andavamo verso la nostra piccola casa di creta e di pietre. Si arrivava attraverso una mulattiera ripida che, in più punti, scivolava a picco su alti burroni che il torrente aveva scavato nella pietra. Noi, l’acqua l’avremmo trovata nella grotta, a poca distanza da casa, opera di mastri gruttari, con all’interno tre foglie di aloe incastrate nella roccia. Dalla foglia centrale scendeva un sottile, quanto prezioso, filo d’acqua, dalle due foglie laterali scivolavano le gocce che, nei periodi secchi, cadevano sempre più lente. La sera mettevamo sotto quelle foglie delle grandi brocche di argilla, simili alle anfore greche, che avremmo ritirate piene la mattina successiva, collocandone altre da ritirare la sera. Tutto intorno il silenzio. Silenzio umano perchè parlava la natura: il belare delle capre, il ragliare degli asini, il muggito dei buoi. Soprattutto il canto degli uccelli. Poi cadenzate, dolorosi, secchi i colpi di zappa colpivano la terra. Non la ferivano, la fecondavano!. Sparsi nella campagna, zappatori pastori, braccianti, agricoltori. Gente che pesava le parole, abituata al lavoro duro ed ingrato ma custodi di sapienza, di gesta, di ricordi, di leggende, di codici, di saggezza. Reduci di guerre sanguinose, custodivano una grande volontà di pace. Accanto a loro donne - matriarche , contadine, massare - espressione, spesso inconsapevole, di una grande civiltà che volgeva alla fine. La mattina della partenza ci svegliavamo presto. Si partiva con tanta allegria, lasciando alle spalle un paese che ad agosto diventava maleodorante, inospitale, con l’aria stagnante, la case di pietra infuocate. La siccità dell’estate non consentiva alla pioggia di

pulire le strade. Noi andavamo gioiosamente incontro ai fichi, i fichi d’India, alle mele calabresi con la faccia rossa, all’uva, alla castagne, alle mandorle,alle more di rovo. Andavamo in un posto dove l’orologio del campanile non avrebbe segnalato lo scorrere delle ore. Il tempo era fermo. Noi passavamo dolcemente accanto al tempo, lo attraversavamo carezzandolo. La sera, la nostra casa, sperduta nel punto in cui collina e montagna si stringevano la mano, era rischiarata dalla lumera ad olio. Così era mille anni prima e così era per noi. Tutto intorno il buio e nella notte in cui le montagne assumevano strane forme, e gli alberi sembravano giganti che si muovevano ma mano che la luna sfiorava le loro chiome. Verso sera il canto degli uccelli cedeva il posto ai grilli nascosti chissà dove, ed infine quando calavano le tenebre la civetta iniziava il suo cchiù che raggiungeva il picco intorno a mezzanotte per poi diradarsi e spegnersi verso l’alba. Quando qualcuno era ammalato quel cchiù ci faceva paura, perché , si credeva, annunciasse morte. Ogni sera ci riunivamo sull’aia antistante la casa. Si spegneva la lumera e le stelle brillavano. Mio nonno ci faceva da guida, indicandoci i segni del grande libro del cielo. Segni pieni di magia e di mistero. identici a quelli usati dai nostri antenati greci per attraversare il mare: la stella polare, il piccolo carro, la via lattea, il grande carro, l’orsa. Come brillavano le stelle incollate sulla volta celeste! Spesso mi è capitato di ritornare con la mente a quei segni del cielo. Quando ci si abitua ad osservare per ore le stelle, a navigare nel cielo, si trova difficoltà a misurare le terra in centimetri ed il tempo in denaro. La via lattea andava verso qualche angolo lontano dell’Universo. Dove? Cosa c’è oltre quel cielo stellato? Certamente Gesù, Maria e Giuseppe, i santi, gli arcangeli, i serafini, gli angeli. E poi, tutti i morti, i nostri bisnonni e anche gli zii che la guerra si era portati via prima del tempo. Anche noi siamo stati oltre quelle stelle prima di venire al mondo e lì saremmo ritornati dopo la nostra morte. Nessun dubbio. Così era! Così era stato detto da chi ci aveva preceduto; dai nonni e dai nonni dei nonni. Io ho rotto quella lunga catena di certezze. La presunzione mi ha indotto a questo passo e, non sono sicuro di aver fatto la scelta giusta. Quante volte ho provato a sfondare il muro del tempo e ricordarmi della mia permanenza in Cielo. Niente! I miei ricordi si fermano ai momenti in cui mia madre mi stringeva la petto. Un atto di amore immenso che ti innalza dalla terra sino a farti toccare il Cielo. Oltre non puoi andare! continua

RISPONDE il direttore

ANCORA SULLA SIGNORA DI “VANITY FAIR” E SULLA SIGNORA DI MONASTERACE Caro direttore, devo unirmi al coro delle critiche suscitate dal servizio dedicato dalla signora Imma Vitelli alla nota vicenda del comune di Monasterace per due ragioni. La prima è di carattere personale. La mia conversazione con la giornalista è durata quaranta minuti durante i quali ho avuto modo di rispondere alla sue domande manifestando il mio pensiero sulla vicenda. Nel resoconto giornalistico vengono riportate pochissimi riferimenti, alcuni virgolettati, che non corrispondono a quello che ho detto, e, pertanto, si prestano ad interpretazioni maliziose e arbitrarie. Le espressioni «E una montatura politica del PD. La ‘ndrangheta non c’entra» non le ho pronunciate. Ho espresso l’opinione che è stato dato un clamore eccessivo alla vicenda tanto da farla assurgere a caso nazionale per una strumentalizzazione del PD, che ha cavalcato l’episodio, e ho fatto riferimento ad altri casi altrettanto gravi di sindaci calabresi, oggetto di intimidazioni, che non hanno avuto la stessa eco. Attribuirmi l’affermazione che «la ‘ndrangheta non c’entra», frase che non ho pronunciato (ne ho la piena certezza dopo avere ascoltato la registrazione del-

l’intervista), è molto grave ed è lesivo della mia dignità e prestigio. Alle insistenti domande della giornalista su quale fosse la matrice delle intimidazioni ho risposto che non sono in grado di stabilire se siano o meno di natura mafiosa, non spettando a me il compito di scoprirne l’origine. Ho aggiunto che ritengo di avere subito la violenza di Stato a causa delle mie vicende giudiziarie, di cui la giornalista era informata, che si sono concluse tutte, ribadisco tutte, o con l’archiviazione o con assoluzioni piene davanti al GIP, con la più ampia delle formule. Passando ad esaminare il resto dell’articolo, non si può non restare sgomenti nel leggere che la giornalista ha provato «la sensazione di non essere in Calabria, Italia, ma in un qualche luogo remoto dell'Afghanistan…». Questa descrizione è smentita da lei stessa, laddove afferma di avere sentito molte voci e dal fatto che molte persone le hanno espresso il desiderio di dialogare con lei, tanto che era stato organizzato per il pomeriggio un incontro ad hoc, saltato a causa di suoi sopraggiunti impegni. Il sindaco, che ha manifestato vergogna per la deturpazione del vec-

chio convento, si è guardata bene dal farle osservare e “gustare” il recupero di antiche piazzette del centro storico, realizzato durante la sua amministrazione, con colate di cemento e intonaci moderni su antiche mura, oppure lo scempio della piazza più bella della Frazione Marina demolita proprio dal sindaco Lanzetta e rimasta in quello stato ormai da più di due anni con una motivazione, a dir poco esilarante, che autorizza a ritenere che sia stata decisa non certo nell’interesse pubblico. La signora Vitelli, alla quale ho illustrato quest’ultimo argomento con dovizia di particolari, non ne ha fatto cenno, non rientrando nella sua missione parlare della mala gestio del sindaco Lanzetta, bensi farne l’apoteosi con l’illustrazione delle sue memorabili gesta, per riportare ordine e legalità in un comune «a lungo eden dei socialisti, degli appalti dell'edilizia selvaggia,del lungomare con le villette dei notabili al di fuori di ogni piano. Combatte il malaffare». Si lege ancora: «Non esiste il protocollo degli uffici e si mandano avanti solo le pratiche degli amici. Si prende il caffè a tutte le ore e i cittadini entrano e si siedono sulle sedie degli impiegati. Il Far West. Lei blocca gli

CRONACHE DAL NORD di Vincenzo Carrozza IL SUD PRIMA DELL’UNITÀ/ CONTINUA….. Il SUD e i SUDICI furono dunque salvati dai fratelli Piemontesi dalla fame, dall’ignoranza, dalla sporcizia, dalla disoccupazione e dai vili Borboni? Continua l’elenco dei primati del Regno delle Due Sicilie. Continuate a meditare gente. PRIMATI DEL REGNO DELLE DUE SICILIE 1. Produzione del 100% di agrumi e cotone d'Italia 2. Produzione del 40% della seta e della lana d'Italia 3. Produzione dell' 80% del tabacco d’Italia 4. Primo ponte sospeso in ferro d’Italia (sul Garigliano, fatto saltare dai tedeschi nel 1943) 5. Primo telegrafo elettrico d'Italia 6. Prima ferrovia e prima stazione d’talia 7. Prima illuminazione a gas di una città d’Italia 8. Prima istituzione del corpo dei pompieri in Italia 9. Prima istituzione dei collegi militari (Nunziatella)

LOQUI SPOLOQUI di Filomena Cataldo

10. Più antica banca d'Italia (banco dell’Annunziata 1487) 11. Primi assegni bancari della storia d'Europa 12. Maggior rendita dello stato quotata alla borsa di Parigi (120%) 13. Minor tasso di sconto (5%) 14. Miglior finanza pubblica in Italia (445,2 milioni di lire, rispetto al Piemonte che ne aveva 27 e allo stato di Toscana che ne aveva 85) 15. Maggior numero di Società Per Azioni in Italia 16. Prima crociera turistica nel mediterraneo 17. Primo codice marittimo Italiano 18. Primo codice militare 19. Primo istituto di motivazione delle sentenze 20. Prima cattedra universitaria al mondo di Economia politica (Antonio Genovesi) 21. Istituzione delle cattedre di psichiatria, ostetricia e chirurgi …..continua

La «fine della politica» L’esperienza del “Diario” di Piergiorgio Bellocchio risulta ancora attuale Piergiorgio Bellocchio, critico letterario piacentino, è stato anche un giornalista inusuale. Ha anticipato i tempi della satira politica e li ha oltrepassati nella sua “classicità”, esorcizzando gli avanzi di un atteggiamento non meritorio della stessa e di un senso del contrario imperante. A partire dal 1985 sulla rivista “Diario”, fondata e diretta con Alfonso Berardinelli, Bellocchio scrive, con tono doloroso e comico, di una «vita offesa» in un contesto culturale e sociale postmoderno. Questo termine, pur non usato esplicitamente dall’autore, è il filo che lega tutti i saggi della rivista in un’ottica di ironico verso ad una cultura di “professori” divenuta quanto mai infida. Ieri come oggi, potremmo osare di dire. Nonostante la rivista riprendesse un progetto di «critica dell’ideologia” di anni precedenti all’uscita del “Diario”, ciò che fu d’impatto allora, la forma stilistica, si ripropone ancora oggi con forte attualità. Quel punto di vista così personale, diaristico appunto, divincola totalmente l’esercizio della critica da alcuna prospettiva di trasformazione sociale. Si tratta di mera satira. Avviene anche

oggi nei salotti televisivi. E nulla ci fa pensare ad un progetto evolutivo e migliorativo dello stato attuale nella finalità di chi “satireggia”. Ebbene, dunque, i saggi pubblicati da Bellocchio negli anni Ottanta hanno il merito di descrivere un’Italia grottesca, dissociata, deformata da una modernizzazione che nasconde antichi vizi, senza responsabilità civile e senza la guida di una vera classe dirigente. L’attualità della lezione di Bellocchio sta in un convincimento critico di «fine della politica». Fine, questa, (rivelata anche da Pier Paolo Pasolini negli ultimi scritti) che viviamo acremente ogni dì e contro la quale non possiamo nulla, almeno in termini di dialogo. Essa è diventata sempre più cancerogena negli anni della «partitocrazia», della telecrazia, della pubblicità dominante. L’individuo rimane schiacciato dalla pressione delle necessità di potere. I saggi del “Diario” di Bellocchio sono, ancora oggi, la fotografia di una Italia che, se possibile, è anche peggiorata rispetto agli anni Ottanta e della quale non ci resta che ridere. Essendosi perso, ormai, il senso del confronto. DOMENICA

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HANNO COLLABORATO Francesco Laddarina, Giuseppe Patamia, ,Bruno Gemelli, Carmelo Carabetta, Antonio Cormaci, Giulio Romeo, Ilario Ammendolia, Sara Caccamo, Giuseppe Fiorenza, Daniele Mangiola.

Le COLLABORAZIONI non precedute dalla sottoscrizione di preventivi accordi tra l’editore e gli autori sono da intendersi gratuite. FOTOGRAFIE e ARTICOLI inviati alla redazione, anche se non pubblicati, non verranno restituiti. I SERVIZI sono coperti da copyright diritto esclusivo di “la Riviera Editore” per tutto il territorio nazionale ed estero. GLI AUTORI delle rubriche in cui si esprimono giudizi o riflessioni personali, sono da ritenersi direttamente responsabili.

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KAPPADUE di RUGGERO CALVANO

abusi edilizi, chiama all'ufficio tecnico, che controlla gli appalti, persone esterne, insomma combatte». Non possiamo immaginare che altri, al di fuori del sindaco, abbiano fornito questo quadro sconfortante alla dott.ssa Vitelli. È una tonnellata di fango buttata senza ritegno sui suoi predecessori e su tutti i dipendenti comunali, tramortiti da tanta cattiveria e da tanta menzogna. I permessi a costruire non li rilascia il sindaco ma il responsabile dell’Ufficio tecnico, che emette anche le ordinanze di demolizione. Gli appalti sono affidati alla stazione unica appaltante. La girandola di tecnici esterni ha provocato in passato disguidi, perdite di finanziamenti , condanne del TAR per provvedimenti abnormi. Insomma, una serie di guai per il Comune. Quali sono le villette costruite fuori da ogni piano, al di fuori delle modeste abitazioni sorte su suolo demaniale negli anni 50/60? I socialisti hanno reso Monasterace un eden, si con gli appalti, tantissimi, realizzando moltissime opere che adesso vengono distrutte o deperiscono per abbandono. Questo è il quadro veritiero di Monasterace che i cittadini sgomenti

osservano e nel quale vivono. Un sindaco che si esalta denigrando e disprezzando tutto quello che gli sta intorno, non si rende conto che per conquistarsi la stima e l'affetto dei suoi cittadini deve amministrare bene, con umiltà, con equilibrio, con umana comprensione, accettando le critiche e ammettendo i propri errori. Vuole combattere la criminalità, criminalizzando un intero paese, i precedenti amministratori, i dipendenti comunali, dicendo che lei ha portato la legalità dopo lo scioglimento per mafia del Consiglio comunale, affermazione falsa, di cui abbiamo sentito l'eco su giornali nazionali e in trasmissioni televisive? Non è questo un modo per fare nascere nell’opinione pubblica sentimenti di riprovazione, di umiliazione e di indignazione? Quando, invece, è necessario che l’indignazione e il disprezzo siano tutti concentrati sui responsabili degli atti criminosi, siano essi mafiosi o delinquenti comuni, a danno del sindaco e di altri cittadini. Bisogna difendere l’orgoglio e la dignità del nostro popolo, nel quale la presenza criminale è una piccola minoranza, che la deve smettere di compiere atti intimidatori, che deve abbandonare la strada

del crimine, che ha sfregiato l'immagine del paese, diventato tristemente famoso per atti criminali, nei confronti dei quali la condanna deve essere insistente, unanime, corale. È umiliante vedere un sindaco scortato. Il primo cittadino deve essere protetto dalla stima e dall’affetto dei suoi amministrati, in mezzo ai quali deve operare e vivere la sua vita serena e libera, sapendo che chi amministra è soggetto a critiche, che sono il sale della democrazia e non fonte di odio. È la politica, bellezza! LA RISPOSTA

Caro Avvocato, la gloria d’una citazione sulle pagine delle riviste patinate si paga cara. La Lanzetta in questo ha precedetuto tutti. Del resto, concedendosi a Vanity, come può accadere che il risultato non sia vanitas vanitarum?

Ritratti *

U DDÙ GIUGNU BRUNO S. LUCISANO

di Diego Cataldo

NINO RACCO Cantastorie.

Passunu i jorna chjanu, a unu a unu, Comu coccia i rosariu nta nu pugnu Mmanca ormai nu pocu i mi bandunu E nommi sugnu cchjù, chijju chi sugnu.

Sul finire degli anni Ottanta sposta la sua ricerca verso le radici della teatralità meridionale, e in particolar modo sull’antica tradizione dei cantastorie siciliani. Tra gli spettacoli di maggiore successo troviamo: Storia di Salvatore Giuliano,1989 – “‘Ntricata storia di Peppe Musolino, 2001” – tra gli ultimi spettacoli (2004) troviamo Ciao Amore Ciao uno spettacolo dedicato a Luigi Tenco. Nino Racco è tra gli attori più conosciuti in Calabria.

Attri maceri, munzejji i povertà, Niri disgrazi telecumandati Vana ricerca di santa libertà Sana dignità, cchjappata a petrati. Rroba puru cu non ndavi bisognu Rroba u riccu, m'è cchjù riccu ancora, Leju i giornali e quasi mi virgognu Domani ncigna n'attra tristi urora. Nta ssi capannuni sunnu nterrati Gamb'e brazza d'operai, fatti a cruci, L'onori i chista terra, l'umiliati, Chi nghiuttinu velenu, senza vuci. E sutta si munzejji, ndavi puru, Nu previti chi cerca u Crucifissu, N'attru poviru, senza cori duru, N'attra lavagna nira senza gissu. Jjà ssutta tutti nui, simu nterrati, I nostri sogni fatti purverata Traduti, umiliati, maltrattati, Di na casta ndegna e disonorata! U ddù giugnu, po' nsemi, festeggiati, E jiti a pranzu, mangiati e mbiviti, Di carni e pisci siti foraggiati, Mbriachi, faciti finta ca ciangiti.

In Aspromonte per costruire non per fuggire Sono nato e cresciuto in Val padana, ci ho vissuto abbastanza per capire che il sistema di vita occidentale non era adatto alle mie attitudini. Il benessere, una rete funzionante di servizi e di opportunità purché appaganti non rappresentano il meglio per l’uomo o, almeno, per quelli come me. La ricchezza più grande è il tempo, avere a disposizione spazi da condividere con chi si ama, stare con gli altri. Godersi la vita significa lavorare il meno possibile, ossia quel tanto che basta per soddisfare le esigenze primarie. Vivendo a Milano ho visto troppe esistenze spendersi in lavori e pratiche sociali totalmente padroni del tempo per poi andarsi a spegnere sopra le panchine di un parco cittadino una volta spremuta l’ultima energia lavorativa utilizzabile. Nelle società economicamente avanzate si vive per morire, nelle società culturalmente avanzate si vive e quando la morte arriva non lascia rimpianti. Fermatevi un attimo a pensare, ci fanno correre appena nati, ci imbrigliano in asili, scuole, corsi,

palestre, file, pratiche documenti, lavori, multe, mutui, sentenze, schermi, tastiere, ecc... una vita a correre senza mai tirare il fiato. Il tempo ci passa addosso e ci ritroviamo a farcela dentro i pannoloni tirati per il braccio da una badante dell’Est. Confondiamo il benessere con la macchina, la tv, il cellulare, la vacanza low cost. E il benessere in realtà è una cosa sola, il tempo. In Aspromonte non ci sono soldi, comodità, niente Hogan o borse di Vuitton. Ti sveglia il sole e ti mette a letto la luna. I ritmi vanno da soli, secondo natura. Al Sud per mangiare ma non fai file, non le fai davanti agli sportelli, non le fai nel traffico per il lavoro e per le vacanze. In montagna non aspetti con ansia il passaggio del postino che ti rifila l’ennesima cartella esattoriale. Nessuno ti intercetta perché i telefoni non funzionano, nessuno analizza la tua mente attraverso il tuo profilo facebook. In Aspromonte non si viene per sfuggire alla vita, ma per vivere. Da noi c’è la ricchezza vera, il tempo.

IL BRIZZOLATO di Ruggero Brizzi

LA GENTE DI CALABRIA È COSÌ Domani, entro la settimana prossima, a fine mese sicuro, tempu du tri jorna, nu pocu i pazienza, massimo massimo entro il 15, domani nel pomeriggio, appena il ragioniere fa i conti, tempo che arrivi l’assegno, devo solo fare il bonifico, ti richiamo io giovedì e ti dico, ma non ci sono problemi, stai tranquillo. È così, lo so per certo, per tanta gente. Per tante persone che lavorano e pur di rimanere dietro una scrivania, un banco, una cassa, sono pronte a rinunciare anche agli stipendi, a subire ritardi abissali. La gente di

Calabria è così. Non ci si può far nulla. Non conosce gli scioperi, non rinuncia mai alla speranza, non urla; confida nella bontà di chi gli ha dato un lavoro. È rispettosa di chi ha dato da mangiare ai propri figli, accetta subordinata e silente le meccaniche di un capitalismo sballato ed esasperato, lo fa a testa bassa, logorandosi dentro senza darlo a vedere. Non sciopera perchè non sa, perché è meno acculturato o perché non capisce che il sopruso subito è un diritto non rispettato. Il lavoratore calabrese attende perché, nel proprio background culturale, sa cosa

sono la fiducia e la riconoscenza e li individua negli occhi prima che nei codici civili. L’arretratezza calabra è anche un simbolo di bontà, di trasparenza, di fiducia. La gente di Calabria è buona, forse la più buona di questa Italia carica di disperazione. La gente di Calabria meriterebbe rispetto solo per il silenzio che continua a coltivare. La gente di Calabria si ama, ma ha paura di confessarselo. I soldi non gli servono per sorridere, ma per non morire.

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Cesare, do you speak english? MASSIMO PETRUNGARO ronia della sorte, dopo Cesare (Caio Giulio), un altro è chiamato, duemila anni dopo, alla conquista della Britannia. Tocca a Prandelli, Cesare per l’appunto, il compito di guidare la propria legione contro l’Inghilterra di una vecchia conoscenza del calcio italiano come Roy Hodgson. Italia Inghilterra è l’ultimo quarto di finale di Euro 2012. Che avversario dobbiamo aspettarci stasera? E soprattutto, è congeniale al nostro sistema di gioco e ai nostri giocatori? Non è sicuramente la miglior Inghilterra che ricordiamo, ma i Leoni sono sempre un osso duro. Arrivati quasi in sordina a questa fase finale e ancor più nei quarti, rischiano, senza troppi giri di parole, di essere la vera sorpresa del torneo. Non vincono una competizione internazionale dai mondiali giocati in casa nel '66, un’eternità. Speriamo, certo, che i loro sogni di gloria si infrangano stasera contro Buffon e compagni. Nei giorni scorsi De Rossi ha analizzato con piglio autorevole la formazione inglese. «È una squadra con un’impronta italiana visto che fino a poco

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tempo fa è stata guidata da un tecnico italiano ed ora in panchina siede un mister che conosce bene il nostro calcio. E poi c’è gente di caratura internazionale come Gerard, il mio idolo, Terry, Lampard, Rooney. E non dimentichiamoci che sulle fasce hanno giovani validi tecnicamente in grado di saltare l’uomo. Dovremmo stare attenti, di certo l’Inghilterra non la scopriamo adesso». Lo stesso tono è stato usato da Josè Mourinho, uno che ha vinto sia da noi che Oltremanica. Ha il cuore diviso a metà Fabio Capello, per quattro anni sulla panchina inglese. Per quanto riguarda le formazioni, Prandelli dovrebbe confermare nove undicesimi della squadra vista contro l’Eire. Fuori Chiellini per infortunio, il tecnico di Orzinuovi ha due possibilità: o dentro Bonucci, oppure arretrare nuovamente capitan Futuro. In quest’ultimo caso ci potrebbe essere l’inserimento di Nocerino in mediana per dare dinamismo ad un centrocampo forse troppo compassato. Rischiano anche Thiago Motta e Di Natale con le quotazioni di Diamanti e Balotelli in crescita. Probabilmente si partirà con una formazione più coperta e più “fisica” per poter contrastare al meglio le folate inglesi e la loro pericolosità sul gioco aereo. Anche oggi

sarà fondamentale l’apporto di Pirlo, che se riuscirà a non farsi ingabbiare e al contempo a liberare al meglio le punte allora potremmo dire la nostra. Balzaretti, dopo la bella prova offerta contro gli irlandesi, dovrà ripetersi in fase propulsiva stando però ben attento alle chiusure. ‘'assenza di Chiellini è pesante, da chi verrà sopperita capiremo allora le vere intenzioni di Prandelli. Per l’Inghilterra solito 4-4-1 che diventa 4-3-3 in fase di attacco. Le speranze della qualificazione sono affidate al bomber del Manchester United, Wayne Rooney. La sua rete contro l’Ucraina nell’ultima partita del girone D è risultata fondamentale non solo per la vittoria quanto per il passaggio del turno come prima. Non due ma quattro occhi quindi sull’attaccante inglese che fa della rapidità e di una tecnica sopraffina le sue armi migliori. Rooney ci rispetta e forse un po’ ci teme. Lo si capisce dalle dichiarazioni della vigilia definendoci una nazionale temibile e ben organizzata. Dello stesso avviso l’estremo difensore Hurt, che mette in guardia i propri compagni su Balotelli, suo compagno al Manchester City. E dopo duemila anni oggi assisteremo ad un’altra battaglia campale, sperando di poter riscrivere un'altra pagina del De bello Gallico. DOMENICA

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A proposito di...

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«Apriamo alla città» Acd Siderno, azzerate le cariche sociali i è riunita l'assemblea dei soci dell'ACD Siderno 1911 che ha provveduto ad azzerare le cariche, per cercare di pianificare il futuro della squadra che il prossimo anno parteciperà nuovamente al massimo campionato dilettantistico regionale d'Eccellenza. Dalla riunione è emerso che per il futuro della squadra serve un necessario coinvolgimento della città affinchè tutte le forze sociali diano il loro determinante e prezioso contributo. La società ha manifestato la sua apertura alla Città e nei prossimi giorni alcuni importanti imprenditori saranno invitati a farne parte. Un invito alla partecipazione verrà fatto anche a tutti coloro i quali si sentiranno in grado di mettere energie a disposizione. Sono stati programmati, infatti, anche degli incontri nei quali ognuno potrà esporre le sue idee e successivamente stilare un progetto “concreto” per "rilanciare” ai vertici dell'Eccellenza la squadra del Siderno. Con l'azzeramento delle cariche e la costituzione della nuova società si vedrà se effettivamente esiste la volontà a Siderno di"fare una squadra “forte”. Nel corso della riunione è stato ribadito che il Siderno calcio “è” la squadra della Città e non di questo o quel gruppo di dirigenti. E' chiaro che bisognerà mettere sul piatto della bilancia quello che si ha come risorse economiche e si è sottolineato che per il futuro occorrono notevoli investimenti , volontà ed idee. Occorre, in sostanza, creare un “progetto”. Solo quando sarà

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fatto ciò, si potrà parlare di programmi ed obiettivi per il futuro coinvolgendo anche delle istituzioni cittadine. Quelle persone che avranno “intenzione” di impegnarsi per "riportare entusiasmo” e soprattutto la disputa di campionati consoni al blasone calcistico della squadra saranno invitati a partecipare alla riunione della società ed a sentire quello che ognuno di loro avrà da dire. In altre parole, è necessario un programma, è necessaria una struttura, e solo dopo il confronto con il futuro tecnico

della squadra si provvederà a tracciare il percorso stagionale. I tempi per le iscrizioni sono molto stretti, quindi, banditi gli inutili formalismi, si convocherà velocemente una riunione con tutti gli interessati e si andrà direttamente al sodo. Una stagione che potrebbe rivelarsi anche importante per la Città di Siderno, perché almeno potenzialmente, c'è la possibilità di formare una rosa molto competitiva. Tutti i soci sono stati d'accordo nell'individuare Pippo La Face come il tecnico giusto al

posto giusto , apprezzandone le straordinarie qualità umane e morali e soprattutto come doveroso atto di riconoscenza dopo lo straordinario girone di ritorno del Siderno, che, dopo l'arrivo del tecnico di Melito Porto Salvo , ha viaggiato a medie stratosferiche consentendo al team jonico di raggiungere la salvezza anticipata. Bisognerà vedere se mister La Face intenderà o meno sposare i progetti della società che nei prossimi giorni dovrebbero essere più chiari.

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Coni: “Villaggio Globale” cala il sipario … per sempre? Si conclude con enorme nostalgia l'8° “Villaggio Globale”, che potrebbe essere alla sua ultima edizione. La cerimonia di chiusura celebrata all'interno dell'anfiteatro del villaggio “Faro Punta Stilo” di Guardavalle marina, infatti, ha lasciato tutti i presenti con un velo di tristezza, quando il presidente del Coni provinciale di Catanzaro, Antonio Sgromo, ha annunciato la chiusura del comitato, per decisione della sede centrale, mettendo in forse l'edizione 2013 del progetto punta di diamante per Catanzaro. <<È una manifestazione unica in Italia specifica Antonio Sgromo - che, malgrado la decisione di chiudere i comitati provinciali, merita di essere portata avanti. Negli anni le soddisfazioni relative a questo progetto sono state moltissime. La più grande è quella di vedere i bambini lontani, molti per la prima volta, dalla loro famiglia e nonostante tutto allegri e felici perché aggregati non solo ai loro compagni ma

anche ad altre centinaia di atleti della stessa età>>. Una tre giorni di confronto e di socializzazione, dunque, quella che propone il “Villaggio Globale” da ormai otto anni che non può e non deve chiudere con

Giampiero Mellace si conferma agli Internazionali di Wushu Il 9 e 10 giugno scorsi, in Spagna, si è svolto “XI INTERNATIONAL WUSHU CHAMPIONSHIPS CIDADE DE OURENSE”, dove la Fiwuk è stata presente con la sua nazionale, della quale ha fatto parte anche la Calabria, rappresentata da Giampiero Mellace, allievo del maestro Grillo. Ormai avvezzo ai podi iridati, Mellace va a conquistare un 2° posto nella sciabola, ed un 3° posto nelle mani nude, a conferma del suo continuo impegno in questa difficile disciplina che è il wushu kung-fu, ed in una com-

petizione che richiama tra i migliori atleti in campo internazionale. Mellace, ha ricevuto i complimenti del delegato regionale calabrese Fiwuk, Enrico Ciaccio, in quanto anche quest'anno ha dimostrato di essere uno degli atleti di maggior spicco in Calabria, vincendo un oro ed un argento ai Campionati Italiani Fiwuk ed in seguito anche un argento ed un bronzo in Spagna, che vanno ad aggiungersi al nutrito medagliere che Giampiero ha è conquistato negli anni

il comitato di Catanzaro. <<Quello che noi cercheremo di ottenere - spiega Demetrio Praticò, presidente Regionale del Coni - è di continuare a portare avanti la manifestazione, unica nella sua specie, e di replicarla in tutte le altre province calabresi. Dispiace per la chiusura dei comitati provinciali, venendo meno loro il rischio è quello di far morire lo sport in tutta Italia!>>. Identiche parole del presidente regionale della Figc Saverio Mirarchi, presente al villaggio in duplice veste quella di presidente Figc e di segretario del Coni provinciale <<Naturalmente la chiusura in tutta Italia dei comitati provinciali del Coni potrebbe svilire il vivaio sportivo che da questi viene nutrito e fortificato, ma la decisione arriva dall'alto. Come presidente della Figc Calabria, che è la federazione più rappresentativa qui al villaggio sono molto soddisfatto, perché i mister dimostrano quella sensibilità che è necessaria per far crescere i più piccoli nel rispetto dei valori sportivi e di socializzazione!>>. È proprio il caso di dirlo “ubi maior minor cessat”, come se in questi anni i comitati non avessero avuto un ruolo centrale nella crescita del Coni. In Calabria, poi, ed in altre regioni dove il ter-

ritorio è vasto, la presenza dei comitati era un punto di riferimento per tutti. Operare sul territorio, come dimostra il “Villaggio Globale”, è necessario per promuovere una cultura sportiva <<il rischio - sottolinea l'assessore alla Provincia Nicola Montepaone, di casa a Guardavalle e in rappresentanza del presidente Wanda Ferro - è proprio quello che i ragazzi restino maggiormente davanti alla tv e non facciano più sport perché non supportati. Nelle località piccole come la nostra e come molte altre, dove c'è carenza di strutture, la presenza del Coni è sempre stata molto importante perché ha portato a conoscenza dei giovani l'esistenza di altri sport oltre al calcio!>>. Importante, in questi casi, anche il supporto degli enti locali che per quanto riguarda il “Villaggio Globale” sono sempre stati presenti. <<Quello che possiamo fare noi che riteniamo lo sport molto importante - afferma Salvatore Garito, assessore allo sport della Provincia di Catanzaro - è cercare con i nostri mezzi e per quanto possibile, di supportare queste manifestazioni, per evitare che lo sport, in centri come quelli della nostra provincia, possa avere un declino>>. Un declino che se la squadra del Coni di Catanzaro, diretta dal professore Francesco Fratto, pietra miliare dello sport catanzarese, potesse continuare ad operare, non ci sarebbe. Un team ben organizzato che da anni promuove e supporta ogni genere di manifestazione senza riserve, senza risparmiarsi, e composto da: Fabio Lo Prete, Giuseppe Senese, Andrea Ferragina, Tiziana Mazzei, Giorgio Scarfone, Paolo Rosi, Vincenzo Failla, Pino Luciano, Antonio Badolato, Giuseppe Pipicelli, Raffaele Lo Prete, Angela Senese, Alessandra Parentela, Federica Silipo, Giuseppe Nigro, Stefano Fulciniti e la dottoressa Lidia Fratto. Oltre naturalmente a tutti i membri della giunta e ad i collaboratori.

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BIBLIOTECA MERIDIONALISTA

PANTALEONE SERGI È in libreria da qualche settimana il bel libro di Angela Costanzo, Luigi Pellegrini. Un pioniere dell’editoria in Calabria (Pellegrini 2012). Per gentile concessione dell’Editore e della sagace autrice pubblichiamo qui, di seguito, la Prefazione al saggio di Pantaleone Sergi. Luigi Pellegrini ha creato se stesso. Con intelligenza, operosità, spirito d’impresa. E quel tratto di galantuomo d’altri tempi, sempre disponibile all’ascolto, sempre pronto a valutare dattiloscritti nell’intento di proporli ai lettori con la veste di un bel libro. L’editore, infatti, è i suoi libri. E senza libri è difficile immaginarlo questo pioniere dell’editoria calabrese contemporanea. Prendo in prestito parole e concetti di qualcuno che più di un secolo fa parlava dei fratelli Morano, editori librai a Napoli, i quali a metà dell’Ottocento s’erano trasferiti da Cosenza nella capitale borbonica e lì avevano avviato un’attività nota al cattedratico universitario, al maestro di scuola elementare e a una quantità indefinita e indistinta di lettori. Come i Morano [...] anche Luigi Pellegrini ha diffuso cultura. E per i tempi in cui ha avviato la propria attività, anche la sua è stata, senza ombra di dubbio, un’impresa ardita […]. Vincenzo Morano, fondatore della Fratelli Morano, tanto per tornare a una storia parallela, nel 1849 era partito da Cosenza, dov’era professore nel Regio Liceo, per un empito di fede risorgimentale, ritenendo che la sua opera per la causa unitaria fosse più utile a Napoli. Un secolo dopo Luigi Pellegrini lasciò la Cleto dell’infanzia per Cosenza, per dare corpo alla sua vocazione e ai suoi sogni. Partì da lì e da quel momento una grande storia di cultura, quella di Luigi Pellegrini Editore, amico di meridionalisti, scrittori e giornalisti che in quegli anni tormentati volevano cambiare, se non il mondo, almeno l’Italia afflitta ancora da fame e miseria. A ognuno di loro il giovane editore offrì un’opportunità. Alcuni di loro, anche grazie a Luigi Pellegrini, sono passati alla Storia, e non solo della cultura italiana del secondo Novecento, altri sono stati inghiottiti dal silenzio, a volte, in verità, anche senza lasciare rimpianto alcuno. I sogni per Luigi Pellegrini che all’inizio degli anni Cinquanta avviava a Cosenza la sua nuova attività - e questo lavoro di Angela Costanza che ora vede la luce è puntuale testimonianza di quegli esordi - sapevano di parole, di carta, d’inchiostro, dell’odore di piombo in tipografia e avevano la forma di un libro o di una rivista. Non è stato semplice realizzarli questi sogni e, umanamente, non li ha sempre realizzati come aveva...sognato. La Calabria non è la Lombardia. E Cosenza non è Milano. Quel che al Nord era possibile anche a due «martinitt», come Arnoldo Mondadori o Angelo Rizzoli, perché operarono in una realtà economicamente e socialmente evoluta dando avvio a imperi editoriali, al Sud diventava obiettivamente irraggiungibile e anche i traguardi eccezionali raggiunti da Luigi Pellegrini sono stati condizionati da diseconomie strutturali, distanze dai luoghi di produzione della cultura, mancanze di capitali. Qualcosa di analogo era accaduta, per esempio, nel 1876. Nell’anno in cui a Milano nacque il “Corriere della Sera”, la cui affermazione fu facilitata dalla presenza di una borghesia industriale e agraria, a Reggio Calabria apparve anche il primo quotidiano calabrese, “L’Eco d’Aspromonte”, fondato dal garibaldino Domenico Carbone Grio che non aveva fatto i

Luigi Pellegrini, l’editore galantuomo ESSENZIALE

Luigi Pellegrini. Un pioniere dell’editoria in Calabria racconta la realizzazione di un sogno a Cosenza. Tra aneddoti e richiami storici la Costanzo ci fa conoscere un uomo d’altri tempi. conti con il deserto socio-economico in cui avviava l’impresa che per questo cessò subito. Di certo, pur trovandosi a operare in un contesto particolarmente difficile, andò meglio a Luigi Pellegrini, per sua e nostra fortuna, perché altrimenti non sarebbe passata dalle stanze della sua casa editrice gran parte della cultura calabrese degli ultimi sessant’anni. Quanti autori si sono seduti di fronte a lui, quanti libri ha letto, quanto tormentate sono state le scelte, quanti libri ha pubblicato e quanti incontri culturali ha promosso? A questi interrogativi l’autrice di questo libro, che ha avuto accesso a carte, documenti e memorie dirette del protagonista, fornisce ampie risposte, illuminando una figura d’intellettuale prima ancora che di operatore di cultura. Perché, anche se spesso, per questioni di vil danaro ci sono editori che si limitano a un ruolo di trattino di congiunzione tra autore e tipografia, abbandonando il libro, una volta stampato, a un destino da macero, Pellegrini ha dato “nobiltà” a una professione che in Calabria ha inventato ma che è a volte è finita in mano ad avventurieri. Pur nella difficoltà di un mercato poco trofico come quello calabrese, dove gli indici di lettura continuano a essere bassi, nemmeno sorretti da una rete di librerie degne di tale nome salvo rare e sempre più ridotte eccezioni, Luigi Pellegrini ha ritenuto che un libro vive ed è tale se va in molte mani. [...] Pellegrini s’è inventato una sorta di “sistema integrato” che ha coinvolto l’autore facendolo investire su se stesso, puntando su diversi canali distributivi e di vendita, dalle affollate e coinvolgenti presentazioni in ambienti selezionati (ora sublimati con il “Terrazzo Pellegrini”, inventato come

cenacolo di cultura dal figlio-erede Walter), al circuito classico della libreria per quello che poteva comunque significare, alla vendita diretta e perfino al porta a porta. La storia di Luigi Pellegrini Editore, tuttavia, è la storia di un giovane intellettuale, ondivago tra la poesia e il giornalismo che lo tentavano, produttore pur sempre di parole a cui bisognava dare forma e corpo. Per cui, partendo da una rivista letteraria che ha fatto epoca, “Il letterato”, [...] mise a disposizione di altri giovani intellettuali meridionali uno strumento capace di soddisfare bisogni altrimenti inesprimibili. Alla prima rivista ne seguirono altre. Al primo libro altri libri. La Calabria usciva, finalmente, da uno storico cono d’ombra culturale e non era più subalterna ad altri centri di produzione. Luigi Pellegrini, così, toccava con mano il suo sogno. Cleto, il piccolo mondo dell’infanzia, è diventato il luogo della memoria, Cosenza quello di partenza per un’avventura che dura ancora e che ha contribuito a rafforzare la cultura calabrese e meridionale del dopoguerra. Fondare una casa editrice soprattutto in quegli anni di grandi mutamenti anche nella struttura sociale (era il tempo della Riforma agraria, della Cassa per il Mezzogiorno ma anche del boom al Nord e della nuova emigrazione nei bacini carboniferi d’Europa) non era un’impresa di poco conto. Non lo era soprattutto in Calabria, dove non esisteva una tradizione d’impresa editoriale né libraria né, rantomeno, di stampa periodica (è nota la congeniale debolezza dei giornali che si stampavano nella regione fin dall’Ottocento), Ora è vero che la figura dell’editore come pro-

fessione autonoma è relativamente recente e che, almeno fino all’Ottocento, essa era confusa e confondibile con quella del tipografo o del libraio. Specialmente in Calabria un’editoria “indipendente”, in effetti, prima di Pellegrini non era mai esistita. Nella regione, la produzione libraria aveva una sua tradizione perché i torchi hanno funzionato fin dal quindicesimo secolo producendo libri di qualità anche per un mercato extraregionale e figure di tipografi-editori ce ne sono pure state. Da Giovan Battista Russo che nel 1636 a Monteleone, l’odierna Vibo Valentia, stampò La Cilla una favola pastorale del poeta ascolano Marcelle Giovannetti, a Giovan Battista Moio e Francesco Rodella, che nel 1647 a Cosenza stamparono l’Adamo caduto del lucano padre Serafino della Calandra, per continuare fino ai nostri giorni. Ci sono stari pure librai-editori, tra i quali citiamo quel Guido Mauro Editore di Catanzaro che negli anni del fascismo aveva acquisito una buona visibilità anche al di fuori della Calabria. Ci sono state, infine, anche figure miste (intellettuali-tipografi) come, per esempio quel canonico Agostino Laruffa che nel 1890 fondò a Polistena la Tipografia Editrice Cristoforo Colombo, avviando un’interessante produzione editoriale, ancora viva all’inizio del Novecento. Con Luigi Pellegrini l’editoria è entrata in una fase nuova e moderna per cui a buona ragione egli può essere considerato il patriarca di un’attività che, dopo di lui, anche in Calabria ha visto altri protagonisti. Per tale motivo trovo che il volume di Angela Costanza, frutto di ricerca approfondita e scritto con una sorta di coinvolgente e ragionata passione che non guasta, non costituisca tanto un monumento a un uomo che già di per sé lo merita, ma rappresenti - contestualizzato com’è nelle vicende culturali del Mezzogiorno d’Italia dal dopoguerra in poi - un contributo importante per la storia della cultura italiana e per quella dell’editoria calabrese che qualcuno dovrà prendersi cura di scrivere. Assieme al protagonista, in questo volume si muovono altri personaggi che non possono essere considerati semplici figuranti per il ruolo che essi hanno avuto nel loro campo d’interesse e che arricchiscono la vicenda umana, culturale e professionale di Luigi Pellegrini, di cui tutti noi che viviamo vendendo parole siamo in un certo senso debitori. Conosco Luigi Pellegrini - mi si scusi per questa notazione personale - da quando ho dimestichezza con le pagine stampate e posso dire di frequentarlo da quando negli anni Settanta arrivai a Cosenza. Delle mie modeste cose - stranezza della vita – non ho mai pubblicato nulla con la sua sigla, sebbene a volte sia stato tramite con lui per conto di diversi cattedratici miei amici, poi entrati nella sua «scuderia». Ne ho visti tanti, in questi anni, sulla sua scia cimentarsi in un’impresa editoriale spesso risultata effimera nonostante i buoni propositi di partenza. Non avevano, posso dirlo senza ombre di piaggeria, il suo sguardo nel futuro, la sua sensibilità e la sua solida personalità. Tutte componenti, ma non le sole, di un successo umano e professionale.

Cerimonia degli addii

A ricordo di Vincenzo Albanese...

Celestina Fimognari

...Non basterebbe un libro per imprimere tutti i ricordi dei bei momenti vissuti insieme a te... Ma rimarranno impressi nei nostri cuori tutti i tuoi preziosi insegnamenti, che ci accompagneranno per sempre nonostante la tua dolorosa assenza...

Cara Mamma Celestina, detta Zia Rosa, nel primo anniversario della Tua scomparsa. Ti ricordiamo con infinito affetto e amore. Sei sempre nel nostro cuore.

La Tua adorata Moglie, i Tuoi Figli e tutti i Nipoti.

I Tuoi figli Pino, Maria, Silvana e Letizia DOMENICA

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Parlando

di...

Cultura e società IL LIBRO

Il Film di Rocco Mesiti: Ricordi d’infanzia THE JOE BACCALA STORY e di gioventù “Ricordi d'infanzia e di gioventù” di Francesco Politanò Scorrendo le pagine del libro di Politanò mi è venuto in mente un bellissimo pensiero di Corrado Alvaro: «Molti stranieri dicono che la Calabria è una delle più belle terre d'Italia. Io non so perché la amo. Ma so che si fugge e si rimpiange con la sua pena; si torna e si vuole fuggire: come con la casa paterna dove il pane non basta…». È un interessante racconto documentato di un paese legato a valori e tradizioni. L'autore ci racconta di un mondo in cui la casa natale, piccola, ricca di voci, è il fulcro di tutto. Nella sua narrazione si percepisce chiaramente la nostalgia per quel tipo di focolare domestico. La scrittura poetica e precisa di Politanò ci conduce - con l'intelligenza delle emozioni - nel cuore di una molteplicità di associazioni, ricordi, annotazioni sul paese dell'infanzia. Un paese svuotato dall'emi-

grazione. Un paese emblema di una Calabria sconvolta in passato da terremoti, catastrofi naturali, alluvioni. Ci conduce in giro per il paese, nei vicoli un tempo densamente abitati, ora quasi vuoti. I ricordi si affollano. Ritornano i piaceri semplici, le usanze antiche, i legami profondi e duraturi. Ma anche i momenti di sconforto, di rabbia tenuta dentro: «Dovevano lavorare notte e giorno e i padroni…spesso abusavano anche delle donne», (cit. p.10-1). «Mia mamma si alzava alle due del mattino per andare a piedi alla Fiumara a piedi nudi…distava da casa 5 Km!» (cit. 12-3). Alla fine Politanò ci riporta alla triste realtà. Alla tv che diventa il simbolo di un nuovo modo di vivere, di un mondo in cui non si può più fare il sorbetto con la neve. Un mondo in cui non si percepiscono più le sfumature. B.F.

Ci scrive Rocco Mesiti, professore universitario del Massachusetts, nato in America, figlio di immigranti di Siderno. Per passione è registra di documentari e film, per un emittente “La domenica” di un programma tutto italiano, dove venerdì scorso ha presentato il film "THE JOE BACCALA STORY". La serata ha avuto inizio con le canzoni di Giuseppe Cerminara di Villa S.Giovanni RC che è anche tra gli ideatori della colonna sonora. The Joe Baccala Story è un "faux" documentario di un Americano (con bis bis nonni italiani) che si crede di essere un sapiente e vero mafioso. Ma in realtà non lo è. È un babbo americano, così definito dalla madre della fidanzata siciliana. È un baccalà che a furia di inventare storie si trova nei guai con i veri boss di New York. La storia dimostra come tanti americani hanno guardato troppi film di gangster e hanno riprodotto una personalità gangster come quella proposta dei mass media. Hanno una visione dell'Italia, ma non capiscono nulla della vera Italia. Cultura, storia, mafia, la questione meridionale ecc. Capiscono solo quello che sanno tramite culture pop cioè "pasta, pizza, e mafia". Il film e comico ma nel stesso tempo lancia un messaggio importante... Gli Italo

americani hanno lavorato e contribuito tanto per la crescita dell'America. Incuriositi dalla trama e forti della volontà del Regista di proiettare il film a Siderno ci auguriamo di poter vedere presto “The Joe Baccala Story”.

CERIMONIA DEGLI ADDII

QUANDO SCOMPARE UNA GIOVANE MAMMA lena Bléfari è morta a 41 anni, e gli ultimi quattro di sua vita sono stati combattuti e infine vinti da un morbo, chiuso ad ogni lucore di vittoria. Nel suo delirio divino di morente-lo voglio immaginare- ella trovò consolazione alla pena estrema, sapendo di poter affidare ad altra mamma, a mamma Adriana, la sua figlioletta Arianna. Ché i bimbi e le bimbe hanno bisogno di mamme,non di nonne. Non è rimasta orfana Arianna. Avrà una mamma accanto a lei , tutta per lei. Elena era figlia, è figlia di Franco Bléfari, poeta di nostra gente, caro al mio cuore e al cuore di tutta la redazione de <<la Riviera>> e dei nostri numerosi lettori. Caro ancora alla Calabria, che lotta, spera, e pensa. È tutto il nero dell'esistenza che si dà convegno quando scompare una giovane mamma, quando trapassa una giovane figlia. Aveva scritto Corrado Alvaro: brutto non è morire, brutto è veder morire. Ma non fece in tempo ad aggiungere che è ancora assai più brutto che i genitori

E Gli EtnoSound riceveranno il premio “La Calabria che Lavora suoni della tradizione invadono ancora una volta la Capitale. Gli EtnoSound tornano a Roma, per la seconda volta durante questo mese. Questa volta la band calabrese si esibirà il 30 giugno, alle 18, in occasione de “Le Vie del Gusto”, un'iniziativa che si terrà sul viale della Grande Muraglia. Al termine dell'esibizione gli EtnoSound riceveranno il premio “La Calabria che Lavora” presso il Grand Hotel Gianicolo, in via delle mura Gianicolensi. Si tratta di un prestigioso riconoscimento,

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arrivato al termine di un periodo di lavoro culminato con il primo lavoro discografico intitolato “Amuri Appena Natu”. Il premio “La Calabria che Lavora” è organizzato dall'associazione “Nuovi Orizzonti” di Vibo Valentia che per l'ennesimo anno ha inteso promuovere quest'iniziativa, scegliendo, tra le tante “eccellenze” calabresi che riceveranno l'ambito riconoscimento, anche gli stessi EtnoSound. La band sarà premiata come “Miglior Gruppo Etnico della Tradizione Popolare Calabrese Nel Mondo 2012”.

vedano morire un loro figlio, una loro figlia, essendo in questo violato l'ordine naturale delle cose. E quando ciò accade, ed è accaduto, il dolore è assoluto e non può essere placato dalle parole.Ché le parole della consolazione non danno consolazione. C'è una sola parola, la quale dopo tutto non è parola se non nel suo segno grafico, che salva dalla rovina del dolore, che priva il pensiero di libertà e lo riporta ala scheggia da cui si generò la ferita sanguinante. È l'atto numinoso della Fede, che esclude la morte e fa incominciare dalla morte la vita che non muore più, che non muore mai. Solo la Fede ci salva. Ma bisogna avere Fede. Franco Adriana, Antonio, loro figlio, lo sventurato sposo la Fede ce l'hanno. In essa si salveranno e in essa troveranno la forza per custodire, come diamante in un scrigno, la piccola Arianna, fiorita come loro figlia al capezzale della mamma trapassata. Pasquino Crupi

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la Riviera

Laboratorio

natura Alla ricerca della presenza di Dio nella natura aspromontana. E' in corso, presso la Scuola Internazionale di Grafica - Cannaregio 1798 di Venezia, la mostra delle opere realizzate durante i workshop: “Laboratorio natura 4a edizione, Aspromonte: Carnet de voyage, da un percorso religioso un laboratorio d'arte ricordando Franco Ferrovecchio” svoltosi in Aspromonte e “Ingredienti per un miracolo” “Gli elefanti di Annibale” tenutosi a Cropani (CZ); la mostra che è stata inaugurata, Lunedì 4 Giugno 2012 si concluderà il 29 Giugno. Le esperienze ed i risultati ottenuti nelle passate edizioni ci hanno visto attivi ad organizzare, anche quest'anno, il workshop artistico “Laboratorio natura 5 a edizione: Alla ricerca della presenza di Dio nella natura aspromontana”. Il laboratorio, destinato alla realizzazione di un Graphic Diario, ha messo al centro della sua riflessione creativa il significato dell'espressione Divina nella natura del Parco Nazionale d'Aspromonte. Luogo d'ispirazione ideale per questa edizione è stato l'Aspromonte della località di Africo Antico, dove in un mix tra la natura incontaminata ed i ruderi dell'antico borgo di Africo si sono

alternate particolari ed uniche emozioni suscitate, dalle voci non ancora spente, della vissuta quotidianità. Questo è stato l'humus ispirativo dei Graphic Diari realizzati da giovani artisti, provenienti da diverse realtà culturali Italiane, dall'Accademia di Belle Arti di Urbino a quella di Reggio Calabria, alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia. Il workshop artistico ha avuto come supporto spirituale, fortemente determinante, la presenza del frate minore conventuale Francesco Maria Acquabona del Centro Sperimentale Arte Sacra di Urbino. Lo svolgimento del laboratorio ha avuto come supporto logistico i membri dell'Associazione Culturale “Santu Leu Apricus” che hanno ospitato l'iniziativa con generosa disponibilità apportando un prezioso contributo circa la storia e la cultura dei luoghi. I Graphic Diari, realizzati nel corso del Laboratorio, contengono immagini, riflessioni e sensazioni realizzate con diverse tecniche d'esecuzione, ne illustrano gli stadi emozionionali, ricavati dal diretto contatto con la natura aspromontana, espressione della grandezza di Dio. Queste opere saranno tema di alcuni eventi espositivi sul territorio nazionale: da

Bova a Reggio Calabria, da Urbino a Venezia. Il Laboratorio si è tenuto grazie alla determinante e puntuale partecipazione del Parco Nazionale d'Aspromonte, dal Presidente Dott. Leo Autellitano al Direttore Arch. Tommaso

Premio Letterario Internazionale Gaetano Cingari

ANGLO-ITALIAN CLUB

Un tributo al viaggiatore inglese Edward Lear L'anno del bicentenario della nascita di Edward Lear, scrittore, viaggiatore, paesaggista inglese, vissuto molti anni in Italia e sepolto a Sanremo, non poteva passare inosservato per le iniziative dell'AngloItalian Club. Nel corso degli oltre 40 anni di attività l'Associazione ha sempre dedicato un tributo di ricordo e di riconoscenza a tutti i Viaggiatori Inglesi che soprattutto nei secoli XVIII-XX hanno fatto conoscere al mondo la Calabria descrivendone la selvaggia bellezza in memorabili pagine dei

loro Diari con ammirato stupore. Per l'occasione i Soci del Club hanno viaggiato anche con un pullman originale londinese a due piani che li ha portati a Saline Joniche alla sala del convegno. La manifestazione, ha avuto inizio con l'introduzione del Presidente dell'AngloItalian Club Prof.ssa Luisa Catanoso Casciano. Relatori Gareth Lewis B.A., Prof. Lorenzo Lazzarino e Prof. Michael Cronin dell'Università di Cosenza, si sono soffermati sulla figura di Lear nella sua vita e nelle sue opere sottolineando il suo acume e la sua capacità nel suo “Diario di un viaggio a piedi” nel descrivere personaggi e paesaggi riproducendone l'incantevole bellezza nelle famose stampe che hanno fatto conoscere al mondo tante suggestive località del nostro territorio. La Prof.ssa Franca Evoli ha quindi presentato il premio letterario che dal prossimo Agosto verrà per la prima volta intitolato a Edward Lear.

Ancora più di un mese di tempo per gli scrittori o aspiranti tali che puntano alla pubblicazione: il Premio Letterario Internazionale Gaetano Cingari, attestato come uno dei più importanti appuntamenti con la cultura e la letteratura, si avvia alla chiusura delle iscrizioni per l'edizione 2012, la VII della sua storia. Le opere in concorso, infatti, dovranno essere inviate entro il 30 luglio 2012 per tutte e tre le sezioni previste: narrativa inedita, poesia inedita e silloge inedita. Al concorso possono partecipare autori italiani e stranieri con opere in lingua italiana, senza limitazioni di provenienza geografica, confermando il carattere internazionale dell'evento che punta a valorizzare i nuovi autori.

Tedesco. La manifestazione artistica é stata ideata ed organizzata dal “Centro di Programmazione Culturale Mediterranea” di Reggio Calabria in collaborazione con l'Associazione “Santu Leu Apricus” di Africo.

I due vincitori della sezione Narrativa inedita e Silloge inedita avranno garantito un regolare contratto di pubblicazione dell'opera premiata più una targa. Per la sezione Poesia Inedita, cui si accede inviando massimo tre poesie a tema libero, al primo classificato sarà corrisposto un premio in denaro e una targa. Il Premio dedicato al nome di Gaetano Cingari, uno dei più importanti uomini di cultura che il meridione abbia avuto, è organizzato dalla Casa Editrice Leonida che avrà cura delle selezioni e della pubblicazione finale. I lavori pervenuti saranno scrupolosamente valutati da una giuria di qualità cui spetta il compito di decidere, per le categorie in concorso, i primi tre classificati con premi e riconoscimenti differenziati. L'edizione del 2012, quindi, si promette non solo di confermare la dimensione di prestigio conquistata negli anni precedenti ma anche di allargare ulteriormente il proprio raggio d'azione che già coinvolge ogni anno centinaia di autori. Il bando integrale è scaricabile dal sito della Casa Editrice Leonida: www.editrice-leonida.com.

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CINEMA NUOVO Siderno, info: 0964/ 342776 Quella casa nel bosco/ 18.00 - 20.00 - 22.00 CINEMA VITTORIA Locri, info: 339/7153696 La bella e la bestia (3D)/ 18.00 Il dittatore/ 20.00 - 22.00 CINEMA GARIBALDI Polistena, info: 0966/ 932622 Men in black 3/ 16.30 - 19.30 - 22.00 CINEMA POLITEAMA

Parlando di

Gioia T., info: 0966/ 51498 Diaz/ 18.00 - 21.00 CINEMA ODEON Reggio C., info: 0965/ 898168 Quasi amici/ 18.00 - 20.00 - 22.00 CINEMA AURORA Reggio C., info: 0965/ 45373 Marylin/ 18.10 - 20.20 - 22.30 NUOVA PERGOLA Reggio C., info: 0965/ 21515 Chernobyl diaries/

alle 19.00 - 21.00 - 23,00 MULTISALA LUMIERE Reggio C., info: 0965/ 51036 Sala De Curtis La Bella e la Bestia (3D)/ 18.00 The blues brothers (revisionato in 2D)/ 20.30 - 23.00 Sala Sordi Rock of ages (3D)/ 18.00 - 20.10 - 22.30 Sala De Sica Il Dittatore/ 19.00 - 21.00 - 22.45 Sala Mastroianni

Lorax, il guardiano della foresta 18.00 - 19.30 Project X - una festa che spacca/ 21.00 - 23.00 ingresso unico euro 6,50 AL dal 30 giugno al 1 luglio CINEMA Cenerentola 26 giugno Bob Marley (in digitale) 3 luglio Marilyn Monroe in A qualcuno piace caldo 4 luglio The amazing spider man in 2D e in 3D

Cinema

OROSCOPO

ARIETE

...è il punto di incontro di chi lotta per il Sud. Se ami il Sud unisciti a noi.

dal 21 marzo al 20 aprile

Venere vi offre rassicurazioni affettive e stabilità sentimentale. Parecchi di voi si sentiranno più vicini alla persona amata, con la quale riusciranno a creare un'intesa erotica stuzzicante.

No alla Centrale di Carbone di Saline Joniche!

TORO dal 21 aprile al 20 maggio

Per voi, il tempo per l'amore non è mai abbastanza, però questa settimana sarete soddisfatti perchè riuscirete a stare con il partner tanto tempo. Vi godrete l'intimità con passione. GEMELLI

Centocinquant’anni di malaunità hanno regalato al Sud solo povertà e continue umiliazioni, e pare che il Governo Monti si voglia porre in assoluta continuità con questo sciagurato cammino. È notizia recente, infatti, del suo ok e di quello del Ministero dell’Ambiente al progetto della multinazionale SEI della costruzione di una Centrale termoelettrica a carbone nell’area della exLiquilchimica di Saline Joniche. La notizia non lascia sconcerto, è ben noto il vile asservimento di Monti ai poteri ed alle lobbies di Banche e di Multinazionali, ed è altrettanto ben noto che una colonia, quale è intesa la nostra terra, non deve avere possibilità di riscatto e di sviluppo affinché mantenga determinati equilibri ed il benessere degli industriali del nord Italia. L’area dove dovrebbe sorgere questa Centrale è già simbolo di scelte politiche scellerate e fallimentari che invece di valorizzare il nostro territorio hanno contribuito ancora di più ad umiliarlo, ma non è possibile tollerare questo continuo e diabolico perseverare in queste disgraziate scelte. L’area di Saline, e di tutta la zona grecanica della provincia di Reggio Calabria, è un’area di grande interesse paesaggistico e naturalistico, nonché un territorio ancora ricco di storia e tradizioni che può e deve essere valoriz-

dal 21 maggio al 21 giugno

Momenti appassionanti continuano ad addolcire le vostre giornate. Alcuni di voi vivranno una rivoluzione amorosa a cui non riusciranno a resistere. Per i single, flirt stuzzicanti. CANCRO dal 22 giugno al 22 luglio

Per molti di voi è arrivato il momento di tirare le somme della vita amorosa, dare una svolta. Per le coppie di vecchia data, si tratta di rinverdire il rapporto.

La verità dell’Iride

zato in chiave turistica. Esistono già da anni numerosi e validi progetti atti a trasformare il potenziale economico di questo territorio in reali e produttivi posti di lavoro, ed è su questi che Amministrazioni locali e Governo devono concentrarsi. Una Centrale a carbone solo illusoriamente porterebbe giovamento all’economia, già depressa, del nostro territorio ed inevitabilmente manderebbe in fumo le potenzialità di questi progetti nonché la prospettiva di avere un reale sviluppo economico ed occupazionale. Altrove mare, spiagge, colline meravigliose, tradizioni si traducono in infrastrutture ed eventi che a sua volta si traducono in soldi e lavoro. Adesso bisogna farlo anche in Calabria! L’associazione “Area Briganti”, pertanto, si schiera a favore ed a sostegno di tutte le iniziative atte a contrastare la possibilità di costruzione della Centrale a Carbone promosse dal Comitato Civico già costituito. I briganti

oricati ed esibiti, dietro una vetrata, su due lettini ortopedici, i Bronzi di Riace sono due caduti in battaglia, le magnifiche vittime dell’inadeguatezza italiana”. Ha ragione Francesco Merlo su Repubblica, i Bronzi di Riace sono di Benjamin Bowson ormai due cadaveri, ricoverati in un eterno ospedale del restauro. Disarmati da tempo da ignobili mani che avevano levato via ogni segno del loro antico mestiere. Guerrieri senza armi, scesi dai loro piedistalli e inabissatisi nelle acque dello Ionio per non vedere, profetici, la fine misera della loro terra. Lì dovevate lasciarli, gli avreste risparmiato le pene senza fine a cui da quarant’anni li sottoponete. Li hanno portato in giro come fenomeni da baraccone. Il mondo ha visto cosa eravate e cosa siete diventati oggi. Sembrano i Sioux arresisi alle giubbe blu. Dei tristi Buffalo Bill pagati per fare centro al circo. I Bronzi di Riace guerrieri indomiti che vedono figli degeneri piangersi addosso e spargersi per il mondo a elemosinare un pezzo di pane. Si, dovevate lasciarli al sonno eterno al quale si erano votati, sommersi da sabbie d’oro e acque di smeraldo. Dovevate risparmiargliela questa umiliazione di finire supini su letti d’ospedale a farsi curare la bua da intrepidi dottori. E potevate risparmiarvela l’onta di un confronto improponibile fra cosa eravate e cosa siete diventati. Un popolo lo si giudica dal rispetto che ha per i propri morti, e voi siete gente che i padri li lascia insepolti alla mercé di corvi e sciacalli. Vi fossero almeno utili a riempirvi lo stomaco con le loro esibizioni ma nemmeno un buon palco siete riusciti a costruirgli e manco il biglietto per vederli siete in grado di farvi pagare. Fate un favore a voi stessi, abbiate un moto d’orgoglio e fate un gesto pietoso. Riseppellite i cadaveri così in un futuro lontano quando di voi si sarà perso il ricordo, qualcuno ritrovando loro magari immaginerà grandi anche voi.

LEONE dal 23 luglio al 23 agosto

“C

Date degna sepoltura ai Bronzi

Serenità e momenti emozionanti vi aspettano col cielo favorevole. Godetevi le gioie dell'amore e del sesso senza inibizioni. Fortunate seduzioni per chi è single. VERGINE dal 24 agosto al 22 settembre

Continua il periodo di insoddisfazione affettiva. Invece di chiudervi in voi stessi fareste meglio a cercare di esprimere il vostro disagio. Fidatevi della persona amata. BILANCIA

SCORPIONE

SAGITTARIO

CAPRICORNO

ACQUARIO

PESCI

dal 23 settembre al 22 ottobre

dal 23 ottobre al 22 novembre

dal 23 novembre al 21 dicembre

dal 22 dicmbre al 20 gennaio

dal 21 gennaio al 19 febbraio

dal 20 febbraio al 20 marzo

La sfera affettiva va a gonfie vele con Venere amica. Vivrete un'altalena di emozioni amorose una più forte dell'altra. E' un momento adatto anche a consolidare le relazioni.

Le relazioni affettive in questo momento rivestono grande importanza. La condivisione di obiettivi e momenti di intimità con la persona amata renderà il rapporto ancora più particolare.

Periodo pieno di imprevisti irritanti per la vita affettiva. Non è ora di sollevare questioni. Cercate, invece, di essere comprensivi e adattarvi.

Settimana di alti e bassi nella temperatura del cuore. Non avete ben chiaro se vi sentite affettuosi oppure poco amorevoli. Che cosa ci vuole a rispondere?

L'eccitante aspetto di Venere apre il cuore al massimo e vi rende disponibili a vivere forti e vibranti emozioni in compagnia della persona amata. DOMENICA

La tendenza al lamento potrebbe creare contrasti con la persona amata e farle prendere il largo. Anche le storie appena nate non sembrano ingranare come desiderate.

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Amarcord “Affinity Club”

la Riviera

Rocco Coluccio il re della notte sidernese

Mentre Sergio prende pesci...

...l’ altro Sergio si infilza le dita !

Blob of the week

Quando suona la taranta lui è presente

Vacanze Romane

calabresi che fanno onore anche fuori Calabria Rocco e Maria

Il piccolo Budda

un turista “Reale” in piscina

Auguri ai “Meglia”. Dai ragazzi dello Smile

Barba o capelli ???

Fletcher style parte II

DOMENICA

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La Riviera n°26 del 24-06-2012