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A Lamezia non ci sono stati spettatori per il dramma teatrale, Per non morire di mafia, tratto dall'omonimo libro di Pietro Grasso. L'attore, chiamato a interpretarlo, Sebastiano Lo Monaco s'è stupito. Noi di meno. Non è il contenuto che determina la qualità dell'opera, e finalmente non si fa cassetta sul sangue dei calabresi.


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CONTROCOPERTINA

CARTA D’IDENTITÀ Nella foto in basso la copertina de “la Riviera Reggio” del 29 marzo 2009. Emblematico il titolo: “Laura Pausini, steccano gli organizzatori”

Il decenne Gustino Fortunato e il quasi novantenne Eugenio Scalfari u «Repubblica» del 5 marzo Eugenio Scalfari, che ormai tocca il cielo con il dito, impartisce una assennata lezione pedagogica ai giovani calabresi, esortandoli a interessarsi dei problemi della loro infausta terra e non già del Piemonte, a noi ora ravvicinato dalla protesta dei contrari all'Alta Velocità in Val di Susa. Ché se vogliono migliorare la Calabria, questa deve essere la direttrice di marcia. Ma, si sa, i giovani sono idealisti, anche i giovani calabresi sono idealisti, e corrono dovunque intravedono minacce alla libertà, alla democrazia e, nel nostro caso, all'ambiente. Non importa se vicino o lontano. Uno spirito pragmatico, come lo è Eugenio Scalfari, rifugge dagli ideali, che son sempre portatori di grande delusioni e perciò si domanda che senso abbia mobilitarsi contro l'Alta velocità quando la Calabria si sporge ancora come uno «sfasciume pendulo» segnalato - sostiene Scalfari- da Giustino Fortunato 150 anni fa”, cioè nel 1858. Dove Eugenio Scalari abbia trovato la detta indicazione temporale, io non saprei dire, ed è una di quelle arditezze che solo un giornalista sapiente, come il fondatore di «Repubblica», può concedersi. Mi spiego. Giustino Fortunato nacque a Rionero in Vulture nel 1848. Nel 1858, cioè 150 anni fa, aveva dieci anni . E, per quanto prodigioso fosse il suo cervello, non fu in grado, dai banchi delle elementari, di segnalare la Calabria come uno “sfasciume pendolo”, non pendulo, sul mare. L'espressione fortunatiana, riportata da Eugenio Scalfari ad ammonimento dei giovani calabresi, si trova viceversa nel saggio “La questione meridionale e la riforma tributaria” pubblicato nel 1904.

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Laura Pausini a Reggio C'e' un precedente che fa riflettere aura Pausini a Reggio, steccano «L gli organizzatori». Ecco cosa scrivevamo noi de “la Riviera”, non oggi, ma nel marzo 2009, dedicando addirittura la copertina al dilettantismo palese che aveva ammantato il precedente concerto della grande pop star italiana in riva allo Stretto . Con gli equilibrismi degli organizzatori, per evitare fraintendimenti, Laura Pausini non centrava niente allora, come non c’entra nulla oggi dinanzi all’immensa tragedia che ha portato alla morte, al Palapemtimele di Reggio Calabria, del giovane Matteo Armelini. Allora gli organizzatori del concerto pensarono bene di fare il pienone, sempre al Palapentimele, vendendo regolari biglietti numerati in numero maggiore rispetto ai reali posti a sedere. Un sovraffollamento (overcrowding)

Morto a 111 anni l'uomo piu' anziano d'Italia. Era originario di Palizzi

nella nostra stima che non tenne conto di quelli fatti entrare per amicizie varie ed eventuali. Diciamo all’uso nostrano. Diciamo una massiccia inefficienza: molti di quelli che si erano recati al proprio posto a sedere, regolarmente pagato 46 euro, lo trovarono occupato. Gli addetti ai lavori, la security e le forze dell’ordine diedero prova di essere lì per caso. Lì per caso, Appunto. Alcuni sedettero nei corridoi, altri sulle scale, molti in piedi. Finì bene: solo una brutta figura. È sempre così fino a quando non ci casca il morto. Del resto una situazione di sovraffolamento di fronte a un’emergenza, che può sempre capitare, è un elemento tragico, confermato da tanti precedenti .

Giovanni Ligato, calabrese e comunista iovanni Ligato, originario di Palizzi, rondine fuggitiva, viveva a Ventimiglia ( Imperia) dal 1957. Qui è morto, lunedì 2 marzo, all’imbattibile età di 111 anni, che gli ha conquistato il primato dell’uomo piu' anziano d'Italia. Era nato il 18 febbraio del

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1901 a Palizzi. In più d’un secolo d’esistenza si traversano eventi importanti e il Novecento, in maniera particolare, ha occupato la scena con il comunismo, il fascismo, il nazismo. Giovanni Ligato fu un militante di base del Partito comunista.

PREMIO DEL MUSEO

Il vino di Picchilli conquista la capitale ’azienda vitivinicola Pichilli di Palizzi sarà insiL gnita, il 21 marzo presso il teatro “Il bagaglino” di Roma, del “Premio del Museo” XVII edizione per la sezione mercato “Azienda”. “u vinu i Ninu” echeggia con la sua bontà ben oltre i terrazzi magnogreci di palizzi e conquista la capitale grazie anche alle instancabili «Sister & Sister», quattro vitivinicoltrici che stanno ottenendo grandissimi risultati.

ANDATA E RITORNO

Reggio, un aereo per Venezia Da aprile un nuovo volo diretto collegherà l’aeroporto di Reggio Calabria a quello di Venezia. Merito della Volotea, la nuova compagnia aerea low cost che, dal 6 aprile per tre volte la settimana, collegherà le due città. Nel salone della Provincia di Reggio è stata Loredana Tramontano, rappresentante dell’azienda, a illustrare le linee guida del progetto. La compagnia è dotata di aerei Boeing 717 con 125 posti a sedere, comfort, qualità di servizio e posti assegnati. Partenza alle ore 6.45 da Venezia e ritorno alle ore 8.40 da Reggio Calabria. I biglietti costeranno 19 euro, tasse incluse, e potranno essere acquistati sul web dal sito www.volotea.com, attraverso il call center, nelle agenzie di viaggio e direttamente in aeroporto. Afferma il sindaco di Reggio, Demetrio Arena, che saluta con ottimismo questa nuova soluzione: «Mi adopererò perche possa esserci un incontro tra il Governatore Scopelliti e il Governatore della Sicilia Lombardo, il sistema di trasporto tra le due aree di Reggio e Messina. ULTIME NUOVE: il Governatore Scopelliti resta “a piedi”, lo scorso giovedì, grazie alla Alitalia, in un volo di rientro a Reggio. Anche gli aerei bucano!

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PRIMO PIANO PUNTI DI SVISTA

NORDICI & SUDICI DI GIOACCHINO CRIACO

Montanari valsusini e aspromontani on vi parlerò delle proteste della TAV, di quanto sia composito il movimento che si è condensato in Val di Susa, di cosa accade e cosa accadrà. Vorrei mettere in parallelo i due popoli, entrambi della montagna, quello dell’Aspromonte e quello della Val Susa. Aldilà di quello che l’informazione e la disinformazione ogni giorno ci dicono, in Val Susa c’è una comunità montanara che lotta per sopravvivere ai tempi e per andare avanti secondo regole sue, peculiari. Vedete, la lotta che si sta sostenendo non è, banalmente, legata a un si o un no riguardo a una ferrovia. Va ben oltre. Significa la centralizzazione delle scelte, lo spodestamento della possibilità per ognuno del sentirsi radicato a un posto a delle regole consuetudinarie, a una visione particolare del mondo. Vuol dire che un burocrate pigia un bottone e cambia un luogo, un ecosistema, un patrimonio inestimabile di natura e valori per sacrificarlo a esigenze meramente economiche o pseudo progressuali o addirittura di puro potere. A questo i montanari della valle non ci stanno. Non ci stanno a vedersi cambiato un mondo che si sono passati di generazione in generazione, e lo Stato si accanisce proprio in virtù di questa resistenza, non tanto perché l’opera gli appare essenziale quanto perché è esiziale per esso la resistenza al suo potere da parte di una minoranza.

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Questa resistenza, lo Stato, proverà a fiaccarla in ogni modo, con la forza ma anche con altro. Si cercherà di sporcare la protesta, denigrandola, facendola apparire violenta, egoistica, disturbatrice. Capite bene perché tutto questo discorso riguarda l’Aspromonte e la sua popolazione, perché in Aspromonte il processo di annullamento della sua identità va avanti da decenni. E’ iniziato col suo spopolamento per emigrazione o abbandono alluvionale, subito o voluto. E’ continuato con la denigrazione dei suoi abitanti, dei suoi costumi, delle sue regole, dei suoi valori e in questo i complici sono stati tanti, i nemici sono stati soprattutto interni anche se sempre hanno obbedito a ordini che venivano da fuori. Nonostante questo la parte migliore dell’Aspromonte è sopravvissuta, la sua natura è rimasta pressoché integra, incontaminata. Sotto la cenere dei falsi e sporchi valori, sopravvivono concetti sani. Fortunatamente abbiamo ancora un Monte nostro, servirebbe solo un popolo, simile ai montanari della Val di Susa, che avesse la voglia e il coraggio di combattere per esso. Qua non ci sarà mai una TAV da contrastare, ma c’è da troppo tempo una politica di massificazione che più che portarci in fabbrica, e in galera, altro non ha mai fatto. Combattete per l’Aspromonte, combatterete per voi stessi.

MODELLO RIACE contro MODELLO REGGIO GIOVANNI MAIOLO arissimo Peppino, la mia azione poli«C tica è legata a due sindaci, al professor Modafferi e a te». Questo il testo di un sms. Destinatario Peppino Lavorato, ex sindaco di Rosarno. Mittente Domenico Lucano, attuale sindaco di Riace. “L’esperienza in atto nel mio comune è legata ad un’idealità politica che ha una matrice di sinistra. Sono un sindaco che viene da Lotta Continua” precisa Lucano. Per questo tiene a contrapporsi al famoso modello Reggio, quello inaugu-

rato da Scopelliti al comune di Reggio Calabria, sprofondato nei debiti, e ora importato alla Regione Calabria, con nostro sommo orrore. E non si tratta di una contrapposizione ideale ma profondamente pratica. Il consiglio comunale di Riace ha infatti approvato un regolamento che, in coerenza col programma amministrativo di Lucano, punta a promuovere la cooperazione sociale come strumento di sviluppo locale grazie agli affidamenti diretti alle cooperative sociali di tipo b, quelle cioè che devono assumere personale “svantaggiato”. “E’ una differenza netta col metodo Scopelliti – sostiene Lucano – che affida i servizi alle municipalizzate, alle multiservizi, alle società miste che non sono altro che sanguisughe degli enti locali che occupano zone grigie tra affari e politica. Infatti ha prodotto più debiti il modello Reggio che la malandata sanità calabrese”. Una domanda sorge spontanea: ma le gare d’appalto non sono

più limpide e trasparenti di qualsiasi affidamento diretto, pur indirizzato alla cooperazione sociale? Per il sindaco di Riace, che non abita il mondo dei sogni dei finti paladini antimafia ma che conosce la realtà nuda e cruda della sua terra “le dinamiche del territorio sono tali che le ditte delle cosche possono imporre alle altre aziende di non partecipare alle gare d’appalto garantendosi la vittoria. La nostra scelta non serve ad abbattere le procedure ma ad annullare quella permeabilità mafiosa delle organizzazioni che controllano l’economia criminale”. E la stazione unica appaltante? Secondo Lucano “non ha risolto nulla”. Nella sua scelta radicale Lucano è supportato dal responsabile dell’ufficio tecnico, geometra Domenico Zappia, e da tutta la maggioranza amministrativa. La minoranza invece ha boicottato il consiglio in cui si è votata l’ennesima “invenzione riacese” che di sicuro farà discutere. hi l'acqua la paga sa che i costi sono salati. Lo sanno i cittadini, soprattutto lo sanno i comuni locridei. Le amministrazioni del comprensorio versano annualmente una media di tre-quattrocentomila euro alla SORICAL per la fornitura del servizio idrico. La Sorical sfrutta gli acquedotti e le reti comunali, ma investe poco nella manutenzione e negli approvvigiona-

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Acqua a basso prezzo

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RIZZICONI È NELLA LOCRIDE?

successo che la federazione gli eroi li aveva mandati a spese soprattutto del Comune della Piana, e quei soldi, tanti, sarebbero stati una manna per i bisogni del territorio. Molti, tra i quali noi, avevano sollevato dei dubbi sull'opportunità che fossero una ventina di miliardari a rappresentare lo Stato in Calabria, tanto più se si pensa che il calcio italiano, purtroppo, non sia l'esempio massimo di pulizia e trasparenza, ne da atto persino il capo della polizia Manganelli che ha indetto una conferenza stampa per annunciare provvedimenti clamorosi in campo calcistico, e i sussurri che danno per coinvolto nello scandalo scommesse qualcuno degli alfieri della Nazionale di Rizziconi sono tanti. A giocare si sarebbero potuti portare atleti di fatica e non di soldi, di esempio e non di lusso. Comunque, è successo e acqua passata non macina più. Due piccoli errori di

Quando la superficialità è un torto asta digitare Rizziconi sulla tastiera del pc B e il motore di ricerca, già nella prima schermata, alla voce wikipedia vi svelerà tutto in ordine all'altitudine, al numero degli abitanti, alla posizione. Scoprire dove si trova è semplicissimo per tanti ma non per tutti. Non lo è stato, ad esempio, relativamente al libro la Nazionale contro le mafie scritto da Francesco Ceniti e pubblicato dal Gruppo Abele Edizioni. Per l'autore e l'editore, Rizziconi è un piccolo villaggio della Locride. Noi che siamo calabresi e non sapremo nulla del mondo, la nostra terra la conosciamo.

menti. Nella Locride ci viviamo, quindi tutti sappiamo che una delle più grandi ricchezze dell'Aspromonte sia l'acqua. Basterebbe investire il costo annuo di ogni comune per avere un servizio efficiente e a basso costo. Come? Mettete che cinque comuni vicini si consorzino per costruire un unico acquedotto che li serva tutti. Avrebbero a disposizione qualcosa come due milioni di euro, quelli versati alla Sorical, per farlo. Potrebbero portare nelle case l'acqua migliore. Potrebbero farlo a costi bassissimi e utilizzare i ricavi per produrre servizi. Creerebbero addirittura lavoro.

Sappiamo che Rizziconi guarda il mare opposto a quello della Locride, perché si trova nella Piana di Gioia Tauro. Un errore, nulla di drammatico, niente per cui farne un caso nazionale. Solo un piccolo torto a Rizziconi e ai suoi abitanti. Un torto che si aggiunge a quello di aver portato la Nazionale a giocare nel piccolo comune pianigiano, non perché il fatto in se avesse connotazioni negative, anzi l'intento degli organizzatori, di Libera, era meritorio. Affermare la presenza dello Stato, portando la sua squadra ufficiale a giocare in un campetto sottratto alle cosche. Però era

Inutile dirvi che l'acqua incanalata alla fonte non presenta il pericolo di inquinamento potenzialmente esistente nell'acqua pompata dai pozzi scavati a livello del mare. Inutile dirvi che l'acqua dai monti arriva a valle per caduta senza necessità di pompaggio e costi elettrici, e quindi ambientali, aggiuntivi. Qualcuno dovrebbe spiegare, se ci riesce, perché progetti del genere non possano essere perseguiti dalle amministrazioni comunali. Dovrebbe spiegare perché sia preferibile comprare piuttosto che utilizzare quello che invece si possiede, che ha qualità e prezzo migliore.

superficialità, capitano a tutti. A noi dispiace soprattutto che siano capitati a Libera, perché quello che ha prodotto in decenni di impegno nel campo dell'accoglienza, della solidarietà, dell'impegno antimafia, è troppo importante, è un patrimonio collettivo che bisogna custodire con cura. Per questo segnaliamo anche i più piccoli e banali errori in cui incorrono quelli che la rappresentano. Lo avevamo fatto con don Luigi Ciotti in occasione di un convegno a Milano, organizzato da Libera. Sul palco erano saliti insieme Mario Draghi e don Ciotti, a denunciare l'illegalità della mafia, dilagante in Lombardia. Anche lì, per noi, c'era stata superficialità, perché, con tutto il rispetto per l'onestà personale di Draghi, il governatore era ed è il massimo rappresentante delle banche, e che il sistema bancario con le sua storture abbia contribuito a produrre illegalità non è un'eresia. L'ultimo appunto che ci permettiamo di fare a don Ciotti. Visto che Libera è un bene prezioso, e che don Ciotti ne è l'anima, bisognerebbe stare attenti anche nella spesa del nome. Ad esempio, magari sarebbe stato meglio aspettare che Aldo Pecora chiarisse la sua posizione con riguardo alla sua casa di residenza, prima di firmare appelli in suo nome. Peccatucci, mere distrazioni che non mutano la nostra stima nei confronti di Libera e di don Luigi Ciotti, ma che è bene segnalare per tempo. CR

DIAVOLO NERO

UNA LEZIONE DI MORALITÀ POLITICA Rivendico innanzitutto di essere amico di Paolo Romeo. Ciò che non oserebbe dire il deputato Valentino che da lui ebbe grandi aiuti elettorali. Non so se anche per farlo innalzare a sottosegretario. Giacomo Mancini, che non nascose mai le sue antipatie per Paolo Romeo, ebbe a dichiarare quando il politico reggino fu al centro di una terribile aggressione giudiziaria: “Giudico assai riduttivo indicare nel Psdi, che resta un partitino, e in Romeo, l’emblema del rapporto mafia-politica[…]. Romeo, non me ne voglia, era un pigmeo rispetto ai veri referenti politici da me chiamati in causa” (in E. Paolini, Agguato a Mancini, Rubbettino 2011, pp. 285- 286). Eppure, Paolo Romeo fu condannato con una sentenza che grida ancora vendetta. Poiché non solo un politico attento fu tolto dalla circolazione, ma soprattuto perché è stato allontanato dal foro un avvocato che non scendeva a patto con i magistrati, come ora usano le toghe indegne. Lo misero in carcere, vissuto a testa alta. Come nella storia, tal quale concepita nel Medioevo, si torna al punto di partenza. Sempre questo uomo solo al comando e in compagnia dell’avv. Giorgio De Stefano. I giornali, solo perché non vogliono sprecare carta è chiaro - si limitano a dire: Giorgio De Stefano. Evocando ambiguamente l’altro Giorgio, capo del locale di Archi. Che ha, però, il difetto d’essere morto e sepolto. Tutte chiacchiere, come vien fuori dall’intervista dell’imprenditore Labate a Calabriaora (2 marzo). UN PO’ DI BIOGRAFIA. L’avv. Paolo Romeo è stato consigliere regionale e anche assessore regionale. È stato deputato dal 1992 al 1994. Si discute, con argomenti pietosi, dei vitalizi dei consiglieri regionali, di deputati e senatori. Si fanno smorfie e dichiarazioni di intenti. Per tutti da ieri a oggi l’avv. Paolo Romeo ha dato una lezione di morale e di politica, cioè di moralità politica: ha rinunciato al vitalizio. Che ne dicono gli acrobati del Parlamento e gli acrobati del Consiglio regionale? E i Catoni stercorari?

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CRIMINE ABBREVIATO IL PUNTO DI RCOLE MACRÌ

Sotto la coppola/2 iciamoci la verità. Che la ‘ndrangheta c’è lo sapevano. Ma che fosse poco regale non osavamo pensarlo. In una terra dove la mediocrità è un’epidemia, la prima sentenza del processo “Crimine” non ci ha mostrato sicuramente dei giganti in manette. Vecchie immagini in bianco e nero, nessuna in 3D. Una sorta di C’era una volta dell’indimenticabile Gigi Malafarina. Il giorno dopo “spicca” una cupola mafiosa molto bassa, assemblata verticisticamente da “onori” nani, da valle fin su la vetta annebbiata di don Mico Oppedisano. Proprio di colui che, fatto superuomo dai giornali e dall’inchiesta giudiziaria, discendeva da Rosarno tra i suoi santisti con dimensioni propedeutiche più a prove antropologiche che di altra natura. La ‘ndrangheta intesa come “provincia” non è l’associazione a delinquere più potente d’Europa. Lo ammetta Pignatone e lo sottoscrivano di getto i suoi procuratori. Sarebbe un gesto serio che aiuterebbe la Calabria a pensare in un modo diverso il proprio futuro. Proseguiamo. Se poi qualche ‘ndrina reggina, dotata di talento criminale, sta nel ghota del male, come potrebbe starci una del Brenta, della Brianza o di Santander, allora sì, ma parleremmo, con responsabilità, di un’altra storia. «Sotto la coppola niente?» avevamo scritto in copertina nel luglio 2010, subito dopo l’opera-

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Il crimine e la regola del 27% Un’indagine “Crimine” definita, dagli inquirenti e dalla stampa, storica. 92 condanne, moltissime delle quali a pene lievi. Massicce le assoluzioni

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ESSENZIALE

Domenico Oppedisano, presunto padrino

zione “Crimine”. «Sotto la coppola cosa?», chiediamo invece oggi, dopo le assoluzioni e le pene lievi per chi s’è af-fidato alla sentenza abbreviata. Lo chiediamo partendo da una premessa: non confondiamo più il veliero con il vapore, il romanticismo (commedia nel nostro caso) del rito, con le cellule d’acciaio del reato. In questi mesi abbiamo registrato testimonianze di alcuni parenti di detenuti in attesa di giudizio sui loro nuclei famigliari ridotti alla fame. Ma in questi mesi abbiamo anche registrato qualcuno che, dotato di parole d’ordine, ci ha definito il giornale della ‘ndrangheta. Volgare e contagioso. Ci dispiacerebbe una volta scoperto un fronte della medaglia, trovassimo stampato di tanta mediocrità anche il retro. Confezionerremmo un’altra sentenza così così a breve termine.

che per accedervi, in cambio della riduzione di pena, l’imputato rinuncia volontariamente alle guarentigie del processo ordinario. Il giudice dell’udienza preliminare ha letto e depositato solo il dispositivo della sentenza e per commentarla sarà necessario attenderne le motivazioni. I pubblici ministeri si dicono soddisfatti perché secondo loro sarebbe stata riconosciuta l’unitarietà decisionale della ndrangheta, ma anche con riguardo a questo pasMARIO LABATE saggio i dubbi potranno essere 26 imputati, 92 condanne, 34 fugati solo dalla lettura integrale assoluzioni. Questo l’esito del della motivazione. Certo, una conp r i m o danna a 10 anni round giudiziaper il capo dei rio della mega capi, Domenico operazione Oppedisano, solC r i m i n e . leva perplessità, Un’indagine le numeroCi attendono ora due come definita, dagli se assoluzioni e inquirenti e le tante condangradi di giudizio. dalla stampa, ne miti. Noi vorstorica. 92 conremmo che non Se il quoziente delle danne, moltissiesistessero i me delle quali a assoluzioni reati, qualora ci pene lievi. Un fossero vorremaumenterà, forse impianto accumo la condanna satorio amputasoli colpevodovrà essere rivisto dei to di un terzo li. E’ un’ovvietà. dei suoi imputaPerò veniamo al ribasso anche ti. Seguirà il giudall’apertura di dizio d’appello, un anno giudil’indice di mafiosità e il terzo grado ziario in cui è in Cassazione. dei calabresi strllato stato affermato Solo allora il dato clamoroal 27%all’apertura potrà essere so del 27% di espressa un’opimafiosa dell’anno giudiziario densità nione definitiva del popolo reggisulle condanne, no. Ci ritroviale assoluzioni e i mo con una senrisultati dell’operazione antimafia. tenza che, vendetta dei numeri, Al momento è lecito limitarsi solo assolve esattamente il 27% di perad alcune considerazioni. Il proce- sone tutte, all’inizio, ritenute dimento si è concluso mafiose. Ci attendono nelle forme del giudi- LA COPERTINA ora due gradi di giudizio zio abbreviato, che che dando fiducia al comporta una riduzione dei tempi dato statistico, dovrebbero abbatprocessuali, una riduzione di un tere ancora le condanne. E se il terzo di pena per i condannati, e si quoziente delle assoluzioni aumensostanzia in un giudizio allo stato terà, forse dovrà essere rivisto al degli atti basato, in gran parte, solo ribasso anche l’indice di mafiosità sugli elementi dell’accusa, posto dei calabresi.

Giuseppe Pignatone, procuratore

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PRIMO PIANO C’è chi fa le valige e batte l’Italia assumendo il testimone di un male tutto e solo nostro e c’è invece chi, restando nella nostra terra, lungo le nostre strade, fa di tutto affinché la sua (e nostra) Calabria non muoia, attraverso il difficile tentativo di regalarle un minimo di normalità

La Calabria facile di Aldo Pecora e quella difficile di Ruggero Brizzi L LA DOMANDA

Quale Calabria vogliamo? Quella di Ruggero Brizzi trentenne di Bovalino o quella del suo coetaneo di Polistena Aldo Pecora. Normalità è legalità o legalità è nornalità. Due filosofie diverse, due concezioni agli antipodi, per unico obiettivo: far allungare alla Calabria lo sguardo oltre il basso orizzonte a cui è stata abituata da moltissimo tempo.

da una serie di anelli tutti parimenti politica, nella scuola, negli ospedali, letali, tutti stretti al collo della gente nella giustizia, nella viabilità. a Calabria difficile resiste, onesta e la ndrangheta rappresenta Normalità nelle condizioni di vita. resta nella nostra terra a solo uno di questi anelli. La catena è Ruggero Brizzi è figlio della combattere, batte giorno illegalità, disoccupazioCalabria difficile, quella per giorno le nostre strade ne, mala politica, mala che vuole diventare norANTIMAFIA in cerca di lavoro, libertà, informazione, male. mala opportunità. Lotta per la normalità, sanità, mala giustizia, ingiustizia La Calabria facile fa le valige, lascia lo fa dal basso restando fra la gente. sociale, assenza di strutture e infra- la nostra terra in cerca di lavoro, Non è contro nessuno, ma per qual- strutture, viltà del popolo. E l’anti- opportunità e libertà altrove. Batte cuno, per tutti, per un’idea. Vuole il doto ai mali è la normalità, norma- l’Italia assumendo il ruolo di testisole non il posto al sole. E’ convinta lità nel lavoro, nell’economia, nella mone di un male tutto e solo nostro. che il male sia una catena composta Lotta per denunciare, è contro la ndrangheta convinta che sia il male assoluto e unico della Calabria. Cerca il posto al sole e per questo va sui giornali, in tv, davanti ai microfoni con un cartello al collo che testimonia la cattiveria della nostra terra. Chiede sempre e solo legalità, tralasciando il concetto più grande che la comprende ma non si esaurisce con essa che si chiama normalità. Sta nei cortei, nelle adunate organizzate, calca le passerelle. Condanna ma non riesce a comprendere la Calabria profonda, rinnega chi sbaglia e non ammette i propri errori. E’ figlia di un’antimafia che da decenni sfila senza riuscire a produrre cambiamenti reali, e da vita a paladini che prima o poi trovano sempre uno scranno sul quale sedersi, lasciando la nostra terre nella solita, immutata e infame condizione. Non diamo nomi ai figli di questa Calabria, ognuno ci metta LETTERE E POLEMICHE chi vuole, anche noi stessi, perché La lettera che Ruggero Brizzi ha destinato speriamo che tutti prima o poi passiad Aldo Pecora attraverso le pagine de la Riviera del 26 febbraio scorso no nella Calabria difficile. ROSARIO V. CONDARCURI

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la Riviera A PROPOSITO DI... DI RUGGERO CALVANO

Quel fetente di Brizzi si rifiuta di belare S

IL LEADER DI “AMMAZZATECI TUTTI” ALDO PECORA, ESPERTO DI ‘NDRANGHETA

IL RADIOFONISTA E OPINIONISTA DE “LA RIVIERA” RUGGERO BRIZZI, ESPERTO DI MUSICA

ono un esperto di fetenti, per esserlo personalmente e per il fatto di gestire da anni un centro di recupero. Nel cuore dell’Aspromonte, a Kampusa city, emendo i cattivi facendoli lavorare duro, zappa e falce queste le medicine che gli propino per fargli scontare una vita di vizi passata a fregare il prossimo. Di cattivi me ne intendo, è l’unica medaglia che fregia il mio petto. Ho i titoli per parlare del male e nessuno lo può contestare. Ruggero Brizzi a guardarlo un cattivo lo potrebbe essere, con quella barba incolta, il riccio ribelle e il sorriso beffardo. Ha un aspetto medio orientale, ma è un calabrese fin nel suo profondo. E purtroppo per me e per chi lo vorrebbe un fetente non lo è. E’ uno di quei ragazzi che ha scelto di rimanere in Calabria e lo fa senza rimpianti e senza lacrime. E’ uno che non frigna, strilla. Dice sempre quello che pensa, piaccia o no. Non ha santi, non ha amici potenti e non imbocca facili e ipocriti sentieri. Al contrario di tanti altri non sputa sulla propria terra per un vantaggio qualunque. Lavora, scrive, fa musica, fa radio, discute, si informa. Negli ultimi anni insieme ad altri ha innescato un movimento di rinascita che ha ridato vita a una Bovalino per troppi anni ingiustamente spenta, da tante cose ingiuste. E’ una delle voci giovani più interessante e originale della regione, capace di fare rete e coagulare tante energie intorno a se. Non è attaccabile da nessun punto di vista, non ha cose sbagliate dietro e non ce l’ha in prospettiva. E’ un sano ragazzo calabrese

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con il vizio della parola. Però lo attaccano. Lo attaccano perché ha espresso il suo pensiero su Aldo Pecora. Lo ha fatto in modo limpido, sincero, senza esagerazioni o provocazioni. Ha detto di non sentirsi rappresentato da Aldo Pecora, e la sua storia personale gli permette di farlo. Apriti cielo, la sua presa di posizione non è piaciuta e ha ricevuto delle critiche che definire esagerate è un eufemismo. Chi le ha fatte aveva il diritto di non gradire le sue parole, però a lui bisogna dire che Ruggero rappresenta quel tipo di antimafia del fare le cose, dello stare sul territorio, in mezzo alla gente, dell’impegnarsi ogni giorno per piccole e grandi cose. Quell’antimafia che va oltre la vuota richiesta di legalità e chiede una normalità che significa doveri e diritti, sacrifici e opportunità. Che non vuole ribalte, passerelle, telecamere e medaglie, ma condizioni di convivenza civile e si impegna in prima persona per averle. Ruggero rappresenta quell’antimafia che inizia a piacere a tanti, stanchi degli effetti speciali e bisognosi di persone normali e concrete. Ruggero non è un fetente e da noi lo sanno tutti. Però è uno che non bela, non l’ha mai fatto e speriamo non lo faccia mai. E mi dispiace per quelli che amerebbero avere solo greggi di pecore irreggimentate, ma comprendano che Brizzi e tanti altri hanno scelto di sfilare sotto le bandiere dell’interesse generale e non del proprio o di quello altrui. E se proprio lo vogliono un fetente, prendano me a bersaglio che avranno vita più facile.

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Processo per truffa all’ospedale di Locri

Maria Grazia tacita e muta PASQUINO CRUPI

li impegni istituzionali dei parlamentari sono senza requie. E non danno requie alla deputata Maria Grazia Laganà, impegnata sul fronte della lotta antimafia e sul fronte dell’inchiesta sugli errori sanitari. Appare normale, perciò, che ella non si sia presentata il 6 marzo di fronte alla corte d’appello di Locri dove deve rispondere insieme all’imprenditore Pasquale Rappoccio della Medinex e ad altri del rimproverato reato di truffa nei confronti dell’Asl di cui era vicedirettore sanitario. L’accusa è questa: nel 2005 fu ordinata alla Medinex una commessa di 135mila euro. Che, eccedendo il tetto dei

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L’ imputata deputata si avvale della facoltà di non rispondere. Ma la Laganà non si è avvalsa sempre della facoltà di parlare su tutto e su tutti? 100 mila euro, avrebbe richiesto una procedura a bando pubblico. La norma fu aggirata, secondo il Pm, con un falso ideologico ascrivibile alla deputata, che, nella sua qualità di vicedirettore sanitario, scrisse che si trattava di beni “infungibili e unici”. Che, però, tali non sono. Il biografo autorizzato

della deputata Laganà, nel fare il resoconto dell’udienza, ci avvisa che le accuse sono tutte ancora da dimostrare. E di questo non abbiamo dubbi non solo per la parlamentare del Pd, ma per tutti gli imputati. Ciò che normalmente il biografo autorizzato dimentica. La questione per come l’abbiamo sommariamente riassunta è chiara. Siccome non è questione del male misterioso del cancro, la domanda che si pone è: quei beni commissionati sono infungibili e unici, o non lo sono? Anche un infermiere sarebbe in grado di rispondere. E, invece, con nostra sorpresa, la deputata si avvale della facoltà di non rispondere, per come dichiarano nella memoria scritta, consegnata alla Corte dei suoi avvocati. Il che non è una novità, avendo già la Laganà manifestata la volontà d’avvalersi della facoltà di non rispondere di fronte ai magistrati di Reggio Calabria. In punto di diritto il comportamento della deputata Laganà non è scandaloso, non rapresentando uno scandalo ciò che è previsto dal Codice penale a difesa dell’imputato. Ma facoltà non è obbligo. Ed è stupefacente che non un imputato da quattro soldi o da 24 carati, come lo sono i giudicati per mafia, ma una parlamentare imputata, per di più disloca-

ta prima nella Commissione antimafia e poi nella Commissione sugli errori sanitari, faccia ricorso alla facoltà di non rispondere. Dando netta l’impressione di non volersi difendere nel processo. Se è così, vuol dire che Silvio Berlusconi ha fatto scuola. Fosse solo questo. Io non ho la memoria corta e ciò mi obbliga a ricordare che non ci sono state vicende giudiziare e non ci sono stati arresti - gli ultimi quelli di “Bellu lavuru 2” - in cui la deputata Maria Grazia Laganà non si sia avvalsa della facoltà di parlare. A vanvera, sotto il profilo giuridico. E debbo osservare sul piano politico. Hanno o non hanno i vertici del Pd, quindi anche la Laganà - al vertice del Pd calabrese - sostenuto che i rinviati a giudizio devono dimettersi dagli incarichi elettivi? E che intanto vanno sospesi dal Partito? Sono domande che mi permetto di porgere al giovane commissario del PD, D’Attorre, ai sensibili custodi della legalità, come Marco Minniti e l’ex superfretto De Sena. Al Presidente della Commissione di garanzia del Pd, Luigi Berlinguer. Se la deputata Laganà fa eccezione, ce lo dicano, e ci spieghino perché.

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ATTUALITÀ

La pubblicità ingannevole di Scopelliti, i rei - confessi e la novella via alla lotta contro il Pdl MARIA GIOVANNA COGLIANDRO “Qualcuno ha la memoria corta. Noi no. Neanche i reggini”. Si conclude così lo spot auto celebrativo della lista Scopelliti, spot che secondo il segretario provinciale del Pdci, Lorenzo Fascì, conterrebbe un’elencazione di opere, realizzate dal 2002 al 2010 dall’allora Primo Cittadino Giuseppe Scopelliti, non corrispondente alla realtà. Pertanto il segretario ha presentato un esposto direttamente all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in cui configura tale spot nell’ambito della pubblicità ingannevole. False le affermazioni sui presunti 350 milioni di euro di finanziamenti straordinari che avrebbero permesso di costruire o migliorare infrastrutture, quali il Castello Aragonese, il Centro Direzionale, la Via Marina intitolata al Sindaco Italo Falcomatà, il Teatro Cilea, il Tapis Roulant e, infine, il Palazzo di Giustizia. False le affermazioni secondo cui, sempre grazie a questi 350 milioni, sarebbero stati migliorati i servizi, sostenuta la cultura, incrementato il turismo. Questa esorbitante cifra a sette zeri corrisponderebbe, semmai, secondo Fascì, all’ammontare dei debiti del Comune di Reggio Calabria. False anche le affermazioni sui 500 posti di lavoro creati dall’ex Sindaco Giuseppe Scopelliti, posti che riguarderebbero soltanto le assunzioni fatte a tempo determinato tramite agenzie di lavoro. Da ricordare, ad esempio, l’assunzione di 110 vigili urbani attraverso le agenzie interinali “Obiettivo lavoro” e “Ali spa”, un’assunzione avvenuta senza un bando di selezione, né un pubblico concorso, di cui in pochi sapevano, giusto quei 110, assunti poco prima delle elezioni della primavera 2007. “Se poi lo spot – continua Fascì – fa riferimento a quell’ormai famoso bando che prevedeva un incentivo alle imprese che avessero assunto dei lavoratori, in realtà si è dimostrato una grande bufala. Assunzioni non ce ne sono state ed il bando ha

LA GELOSIA È CALABRESE. UNA BALLA

e che è più sensibile al richiamo delle novità. Che, poi, si voglia rovesciare il Governatore con esposti sulla “pubblicità ingannevole”, è un’altra faccenda. E toccherebbe ai comunisti italiani illustrare questa via maestra. Ma, quando si fa pubblicità politica bisognerebbe adottare lo stesso accorgimento grafico presente, per esempio, in una confezione di invitanti e succulenti cornetti alla crema. La dicitura in basso a destra “l’immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto” adattandola alla pubblicità politica potrebbe diventare: “le affermazioni del candidato hanno un puro valore illustrativo”. fatto discutere e fa discutere ancora sull’aspetto della legalità e legittimità oltre che giustizia”. Lo spot fa, inoltre, riferimento a un fantomatico sviluppo e a una presunta crescita in questi ultimi anni che solo chi è “in mala fede” non riesce a riconoscere. Anche questo naturalmente è falso. I cittadini pagano le conseguenze di anni di cattiva amministrazione che ha svuotato completamente le casse comunali. Un elenco di fandonie, dunque, quello proposto dallo spot della lista Scopelliti, che appresa la notizia dell’esposto presentato da Fascì, lo definisce “fantasioso e pittoresco”, e lancia un siluro giuridico, richiamando che la comunicazione politica non è assimilabile alla comunicazione commerciale, che la pubblicità ingannevole è ascrivibile a logiche di mercato, e con la politica non c’entra. Che cos’altro c’è da aggiungere? Se non questo: che gli uomini di Scopelliti non entrano nel merito delle questioni sollevate dal Partito dei comunisti italiani. Gli uomini di Scopelliti non comunicano, reclamizzano. La differenza tra un comunicatore e un pubblicitario è enorme. Purtroppo, però, la pubblicità fa presa immediata sull’elettorato pigro, poco informato, che compie le proprie scelte in modo intuitivo più che razionale,

CAPITANERIA DI PORTO GIOIA TAURO

Contrasto alla pesca illegale

Si un altro dei tanti luoghi comuni che gravano sulla Calabria. Lo dimostrano tragicamente gli efferati omicidi degli ultimi giorni. La strage di Brescia, la donna uccisa a Piacenza e la moglie strangolata a Verona dal marito. In nessun caso l’assassino era un calabrese. Eppure lo stereotipo vuole che la nostra sia la terra della gelosia per eccellenza. Purtroppo è vero che la Calabria sia terra di soprusi nei confronti delle donne, però, malauguratamente lo è nella stessa misura in cui lo è il mondo. Lo è quanto lo sono le società moderne o arretrate che siano, maledettamente ancora maschiliste.

ontinua il contrasto alla pesca illegale e il controllo sulla filiera della pesca a tutela del consumatore da parte della Capitaneria di Porto di Gioia Tauro. Dall'inizio dell'anno gli uomini della Guardia Costiera di Gioia Tauro guidati dal Comandante Diego Tomat effettuano incessantemente sia da mare, con l'ausilio della motovedetta CP 546, che con pattuglie da terra, sulla filiera della pesca, con particolare riguardo al contrasto del fenomeno della pesca abusiva e vendita ambulante del prodotto ittico ed hanno sequestrato oltre 1.300 metri di reti “da posta” e “sciabica”. L'attività di prevenzione di questi giorni ha consentito di porre sotto sequestro 40 kg. circa di novellame di sarda illegalmente pescata che, una volta acquisito il parere positivo del medico veterinario della ASL, è stato devoluta a Istituti di beneficenza. Una serie di operazioni di controllo che impegna la Capitaneria di Porto di Gioia Tauro in controlli sulla filiera, tracciabilità e rintracciabilità del prodotto ittico, e sulla sua regolare commercializzazione. Sulla base della vigente normativa, oltre alla pesca ed alla commercializzazione del novellame, è vietata anche la sola detenzione. Pasquale Patamia

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OPERE PUBBLICHE

GIOIOSA JONICA Proponiamo questa settimana il percorso del Progetto di riqualificazione ambientale della Piazza Vittorio Veneto, perchè in una terra come la locride il normale spesso diventa speciale, molti sono i lavori che iniziano e pochi sono quelli che vedono la luce. In questo caso le cose sono andate come dovevano ... appunto, un miracolo.

Progetto di riqualificazione ambientale della Piazza Vittorio Veneto con "fontana artistica monumentale” dalle particolari caratteristiche costruttive, che richiamano quella preesistente poi abbattuta.

Locride La sanità non è di destra nè di sinistra, ma del popolo FOSSE ACCADUTO IN CALABRIA, I MEDIA AVREBBERO GRIDATO: « ALLA ‘NDRANGHETA» NATALINA MISOGANO Se è vero che da Nord a Sud diverse amministrazioni pubbliche sono state negli ultimi anni al centro della cronaca, viene da chiedersi come mai le vicende del Mezzogiorno riscuotano maggiore interesse a livello nazionale. A volte sembra quasi che la risonanza di un evento sia inversamente proporzionale alla sua distanza dall’equatore. Non si tratta del solito e vittimistico ‘ilmondointerocelhaconnoi’, anche perché, lo sappiamo, in sede di stampa non ci si può occupare di tutto. Ma se una massima delle scuole di giornalismo recita: «Un cane che morde un uomo non fa notizia, un uomo che morde un cane, sì», non si capisce perché lo sguardo dei media è rivolto, sovente, agli scandali meridionali. Questi ultimi, infatti, se paragonati al cane che morde l’uomo (essendo ormai, purtroppo, all’ordine del giorno casi di commissariamenti e indagini su strutture e amministrazioni locali), dovrebbero fare meno notizia di quelli di altri territori notoriamente degni di lode. La vicenda cui faccio riferimento riguarda La Dotta Bologna. In un articolo pubblicato il 24 febbraio scorso su “Affaritaliani.it”, l’ex assessore comunale bolognese Antonio Amorosi pronostica 21 probabili vincitori di un bando della Fondazione Cineteca di Bologna. Si tratta della selezione di 26 figure professionali a tempo indeterminato. Nell’elenco di Amorosi sono menzionate persone «che per anni gli ex dipendenti della Cineteca hanno formato nelle posizioni» richieste. Il bando, quasi per nulla pubblicizzato, resta aperto solo pochi giorni, dal 6 al 16 febbraio, ma le opportunità di lavoro sono talmente scarse nell’attuale congiuntura che la “monotonia” di un posto fisso fa gola a tutti. In 10 giorni arrivano 1.511 curricula, che la commissione esamina in appena 3 giorni. Stacanovisti, penserete voi. Paranormali, dico io: i commissari sono solo 3 e nonostante ciò riescono a leggere e valutare una media di 503,6 curricula al giorno, e a selezionare 78 candidati per il colloquio individuale. Quando il 29 febbraio vengono resi noti i 26 vincitori, su 21 nomi da lui pronosticati, Amorosi ne ha centrati 20. Non siamo in grado di pronunciarci sulla correttezza o meno dell’esito della selezione, ma la vicenda qualche dubbio nei più maliziosi lo potrebbe destare. Certo è che della storia se ne sono occupati veramente in pochi, i quotidiani locali, qualche sito internet e l’Ordine dei Giornalisti (espressosi negativamente riguardo all’assunzione presso l’ufficio stampa della Cineteca di candidati non giornalisti). Comprendo che negli ultimi giorni l’attenzione di tutti sia rivolta a fatti più dolorosi - la morte di Lucio Dalla, il processo Concordia -, o preoccupanti - la protesta dei No Tav, la vicenda dei Marò –, ma data la poca risonanza della notizia, viene da chiedersi quale impatto essa avrebbe avuto se il tutto si fosse svolto a Locri o a Catanzaro. Viene da chiedersi se non siano veri i sospetti di quanti denunciano una sorta di discriminazione mediatica nei confronti della nostra terra. Non si tratta di campanilismo da comari, né di puntare il dito altrove per nascondere le malefatte autoctone, ma dell’amara consapevolezza di essere - a ragione o a torto - con più frequenza di altri nell’occhio del ciclone. Ecco il vero scandalo, fosse accaduta in Calabria una cosa del genere, i media nazionali avrebbero immediatamente gridato: «Alla ‘ndrangheta!».

Occupare l’ospedale? ILARIO AMMENDOLIA Se dovesse essere necessario dobbiamo esser pronti ad occupare la direzione dell’ospedale di Locri. La sanità non è di destra, né di sinistra ma riguarda il popolo in quanto tale. Sicuramente, nella Locride, appartiene più alle classi sociali medio-basse che alle classi agiate. Se di politica si può parlare è solo nel senso che la violenza che si consuma nel nostro ospedale, negli ambulatori, nelle guardie mediche, è anche violenza di classe in quanto ormai coloro che hanno la possibilità si spostano altrove per essere curati. Occupazione simbolica e pacifica che veda i sindaci, accanto ai sindacati, al mondo delle associazioni, ai cittadini che vi vorranno partecipare. In uno degli ultimi incontri sindaci-governatore si era stabilito che la dottoressa Squillacioti sarebbe stata presente a Locri almeno una volta alla settimana, e comunque Locri avrebbe conservato una direzione strategica in modo non burocratizzare ulteriormente quel che resta della sanità nella Locride. Oggi la Locride appare sempre più marginale, sempre più rilegata in un cono di ombra senza futuro. Non c’è dubbio alcuno che la decisione, avanzata da Nicola Adamo, improvvisa, non concordata, non democratica, ed approvata dal vec-

chio consiglio regionale, ha avuto effetti devastanti e ricadute tanto sull’efficienza che sulla democrazia. Siamo stati deboli nel non contrastare quella decisione. Proprio per questo la nostra protesta non può essere contro una parte politica ma deve essere solo e soltanto per l’ospedale e per la sanità nella Locride.. Non bisogna essere degli esperti per capire arrivando al pronto soccorso di Locri che quei bravi, a volte eroici, medici ed infermieri, non possono lavorare con serenità. Arriva di tutto, arrivano delinquenti con atteggiamenti mafiosi, violenti e di prevaricazione. La cosa strana è che in una zona definita ad altissima densità mafiosa e dove si svolgono un migliaio di convegni ogni anno per parlare di ndrangheta; in un comprensorio dove una scorta non si nega a nessuno, poi non si trovano le risorse umane e finanziarie per un posto di polizia all’ospedale. Non abbiamo bisogno di risorse imponenti che in questo momento lo Stato non ha. Abbiamo bisogno di poche risorse che consentano di

SIDERNO * VIABILITÀ

Per l'insegnamento della lingua italiana agli immigrati l'Amministrazione sceglie l'inadatta Unical di Cosenza

I misteri di Siderno RODERIGO DI CASTIGLIA acciamo un po' di storia. L'Università per Stranieri Dante Alighieri è sorta più di 20 anni fa per iniziativa dell’on. Peppino Reale, che aveva capito con grande anticipo il necessario e inevitabile avverarsi dell’odierna società multietnica, multietica, multireligiosa. Dagli anni novanta questa Università, unica nel Mezzogiorno, ha come rettore il prof. Salvatore Berlingò, il cui spessore dottrinario nel campo del diritto canonico è ricononosciuto, oltre che in Italia, in Europa, e a lui va dato merito di avere traghettato l'Università verso il traguardo del riconoscimento statale. L’ Università per Stranieri nasce come istituto superiore di sapere indirizzato in maniera specifica all'insegnamento della lingua italiana agli stranieri. Ed è questo che la distingue dalle altre Università italiane e dalle Università calabresi, la fa diversa, originale, imbattibile sul terreno dell'insegnamento della lingua italiana agli stranieri. Ciò è noto, ma, purtroppo, anche il noto può essere ignorato. Che cosa è accaduto? È accaduto che qualche settimana fa, la Giunta comunale di Siderno ha riproposto, ereditando acriticamente dalla commissaria Scialla, e approvato un protocollo di intesa con l’Unical di Cosenza, inteso a integrare linguisti-

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valorizzare ciò che già abbiamo. Se entri nel reparto di Pediatria ti accorge subito che non esistono soltanto alte professionalità, ma anche tanto amore verso i piccoli degenti; in tantissimi reparti, esiste una professionalità avanzata. Poi ti guardi intorno a vedi degrado, incuria, disordine. Frutto certo di mali antichi come il clientelismo, l’imboscamento, la devastante presenza della ndrangheta all’interno dell’ospedale. Questo è il passato ma oggi dobbiamo guardare al presente ed al futuro e i responsabili della sanità non possono limitarsi a visite fugaci. Nessuno ha la bacchetta magica e non la possiedono neanche gli attuali dirigenti della sanità , né gli amministratori regionali. Nessuna fuga in avanti, ma nessuna convivenza con quanti ritengono che della sanità ci si può occupare solo al momento delle elezioni. Indignarsi è giusto se mettiamo al centro la salute dei nostri cittadini!

camente gli immigrati. Lodevole iniziativa. Solo, però, nelle intenzioni, dal momento che la Giunta e il suo Sindaco replicano il gesto della Scialla e confermano come partner l'Unical di Cosenza, università generalista, senza storia nel campo dell'insegnamento dell'italiano agli stranieri, priva di competenze e di professionalità sul punto. Ciò che avrebbe dovuto indurre il rettore Giovanni La Torre a declinare la offerta dell'Amministrazione comunale di Siderno. Ma figurarsi. Il Magnifico Rettore dell'Unical non è Celestino V, e rimarrà nella storia dell' università italiana non per questo negato gran rifiuto, ma per avere modificato lo Statuto onde gli fosse consentito il terzo mandato rettoriale. Come nei fatti. Ma può una Aministrazione comunale della provincia di Reggio Calabria ignorare quello che c'è sul territorio, e cioè che nel Capoluogo esiste una Università Dante Alighieri, che da più da decenni, con i suoi formati e formidabili docenti, svolge il compito di insegnare, e bene l'insegna, la lingua italiana agli stranieri? E se la scelta dell'Unical non fu dettata da ignoranza, da che cosa? Vorrei una risposta dal sindaco Riccardo Ritorto, che ha assegnato a sè la delega di assessore alla cultura. Come chi sa di greco e di latino, cioé di come vanno le cose della cultura in Calabria.

Bagno di fango in via Portosalvo

Più volte si era segnalato al comune di Siderno il dannato problema della buca, in via Portosalvo civico 42. La famiglia, che abitava proprio lì davanti, lo aveva fatto in tempi non sospetti, quando ancora il sole splendeva, sia fuori che dentro la casa. Ma poi il diavolo ci ha messo lo zampino, combinando un mix di tristi avvenimenti. E ben coordinati! La pioggia, com'era prevedibile, peggiora la già grave situazione della strada, l'asfalto viene lavato via come carta pesta. Poi la perdita in famiglia, il funerale, altra pioggia. E quello che doveva essere un momento di conforto cristiano, si è trasformato in un triste bagno di fango. Proprio nei giorni di lutto. Dolore e disagio per familiari e visitatori, e tanta, tanta indignazione. (A.I.)

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Inizio lavori di installazione della fontana artistica monumentale.

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Il 1° marzo 2012 alle ore 17,00 è stato azionato l'impianto idrico della Fontana Monumentale in Piazza Vittorio Veneto

IL DITO NELL’OCCHIO

Allarme radioattivo... o solo allarme?

Placanica: a caccia del tesoro ANTONELLA ITALIANO i è parlato molto di rifiuti tossici a Placanica in questi giorni, ma per ora di tossico c'è solo tanta preoccupazione. È così, se da un lato si cercano nel mare di Cetraro le navi radioattive della ndrangheta, nei pressi della statale 106 continua la caccia ai famosi fusti, e racconti misteriosi si fanno strada. I tanti perché di 15 anni di Locride trovano in essi valida risposta: malattie, aridità, raccolti andati male. Un capro espiatore d'eccellenza. Piove, mafioso ladro! È stato un abitante della zona a dare il via all'allarme radioattivo, riferendo agli inquirenti che, nel lontano 1997, mentre percorreva di notte la contrada Titi, tra i monti alle spalle di Placanica, fu incuriosito da delle luci, si fermò, chiese: «Quando scesi dall'auto, vidi degli uomini, un escavatore e una buca immensa. I fusti verdi - afferma - erano ancora ai bordi della buca. Uno sconosciuto mi disse che lavoravano per portare a termine un'opera pubblica». Gli inquirenti, preso atto delle dichiarazioni del cittadino, inviano sul sito incriminato gli esperti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che così scrivono nel rapporto: «A seguito del rilievo magnetometri-

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co è stata individuata nell'area in esame un'anomalia magnetica piuttosto intensa e ben localizzata, di forma particolare, sulla cui natura è difficile formulare delle ipotesi». Ricevuta la relazione la Procura della Repubblica di Locri, a capo dell'inchiesta, dà il via ai lavori di scavo. Inizia la caccia. E, dopo aver scavato sei ore

ininterrottamente, gli agenti del Corpo forestale e i vigili del fuoco si arrendono: nel sottosuolo sospetto, solo ferro arrugginito e pezzi di traliccio, dei fusti tossici neppure l'ombra. Una buca profonda sette metri, larga dieci e lunga quindici, ma niente tesoro. La partita resta senza vincitori né vinti. Il sindaco di Placanica, Rocco Mario Clemeno, dichiara alla nostra redazione: «Vorrei tranquillizzare la popolazione, da parte del Comune c'è il massimo impegno a fare luce sulla questione. Placanica ha 30 kmq di territorio, di cui ben 14 kmq in montagna, che in effetti potrebbero sfuggire al controllo delle forze dell'ordine. Ma lo stesso si potrebbe dire per l'intero territorio calabrese, non solo per questa cittadina della Locride. Sono rimasto otto ore sul sito indicato e non è emerso niente di radioattivo. Il testimone ha indicato agli inquirenti un altro possibile sito. Scaviamo allora, e facciamolo con celerità, affinché si possa chiudere l'intera vicenda ed evitare ulteriori preoccupazioni». Una storia che, in effetti, ha sconvolto la comunità della Locride, già sconvolta di suo da figli che su quotidiani e televisioni ne rinnegano l'appartenenza. E chissà se in queste terre che furono Magna Graecia…scavando…scavando…

Bovalino * Consiglio comunale per ridare sicurezza ai commercianti e ai cittadini n consiglio comunale all'insegna della compattezza e della solidarietà, quello che si è tenuto sabato 3 marzo a Bovalino. Una sessione straordinaria per discutere e deliberare sull'unico punto all'ordine del giorno: esame dell'ordine pubblico. Il sindaco, Tommaso Mittiga, ha riunito per l'occasione i membri del Consiglio e i massimi esponenti delle forze dell'ordine. Un modo per fronteggiare i gravi atti di delinquenza, registrati in questi mesi, ai danni dei commercianti bovalinesi. I consiglieri comunali, Vincenzo Maesano e Antonio Muscari, ne chiedono una breve sospensione per predisporre un documento comune contenente delle proposte da approvare all'unanimità. Sindaco, assessori e capigruppo si mettono subito all'opera. La seduta riprende e il sindaco Mittiga legge il documento stilato a più mani: “(…) Tali comportamenti sono da ritenersi offensivi della sensibilità civile, della dignità e dell'alto senso di giustizia e legalità che ha sempre caratterizzato la comunità bovalinese. Ai commercianti e alle loro famiglie manifestiamo piena solidarietà e sostegno, condannando con forza e determinazione i vili gesti e riponendo al tempo stesso fiducia e speranza nel lavoro delle Forze dell'Ordine, alle quali va il nostro incondizionato apprezzamento per il quotidiano impegno profuso, affinché i responsabili e chiunque operi nell'illegalità e nell'ingiustizia a danno della comunità venga prontamente assicurato alla giustizia. Il Consiglio Comunale, all'unanimità, impegna il Sindaco a fissare un appuntamento con S.E. il Prefetto di Reggio Calabria, per ricevere una delegazione formata da consiglieri comunali e da rappresentanti delle categorie produttive della nostra comunità, al fine di dare contenuto e seguito all'iniziativa fortemente voluta da questo civico consesso”. Il documento viene approvato da maggioranza e minoranza all'unanimità. Bovalino, finalmente, abbandona gli scon-

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DONISI DI SIDERNO: PER QUESTO PRETE NON CI FAREMO TURCHI Questa storia, che stiamo per raccontare, ha dell’incredibile. È la storia d’una messa in suffragio a Donisi (Siderno). Lei, Carmela Carnevale, prenota per il 28 gennaio 2012 - e con alcuni mesi d’anticipo una messa in memoria del marito defunto l’anno prima. Vorrebbe che venisse celebrata nel Capannone, che solitamente viene utilizzato in occasione di matrimoni, funerali, altri eventi, avendo una capacità di ricezione superiore a quello della chiesetta, che è angusta. Ma al parroco don Malius la richiesta appare eccessiva. Manco se si fosse trattato d’un duca. Il morto è nnuddu, è nessuno. Basta e avanza la chiesetta. E se alla vedova l’angusta chiesa non va bene, vuol dire che lui, don Malius, la messa non la celebrerà. La vedova s’acquieta. La messa viene celebrata – ripetiamo- nell’angusta chiesa. È messa pagata. Carmela Carnevale non ha molti soldi in tasca. Dà secondo quel che può, non sicuramente quello che s’aspetta il prete. Mette in busta 10 euro per il prete e 50 per il coro. Passano alcuni giorni e in casa della vedova si precipita una giovane parrocchiana, che a nome e per conto di don Malius le riconsegna i 10 euro d’offerta, dicendole che il parroco non ha bisogno d’elemosina. Insomma, 10 euro sono pochi. Camela Carnevale, che è vedova ed è anche povera, si reca da don Malius per spiegarsi, ma viene malamente cacciata via. Noi rimaniamo stupefatti. E vorremmo che don Malius ci dicesse che cosa sia la carità cristiana. Forse il dir messa in suffragio, piena e commossa, larga di canti, solo quando i parenti del morto pagano l’obolo pesante agli eredi del tempio? Un prete, come questo don Malius, è troppo poco per farci perdere la fede. Ma è uno scandalo che ci siano preti della sua fatta. Solo, per non dargli soddisfazione, non ci faremo turchi.

CAULONIA * Osservatorio copernico

Tutti uniti contro la criminalità Bovalino abbandona gli scontri politici, per affrontare a testa alta la criminalità. Il Consiglio approva all’unanimità il documento da presentare al Prefetto di Reggio Calabria

tri politici, per affrontare a testa alta la criminalità. Precisa Maesano, in una nota immediatamente successiva al consiglio: «Questi episodi sono atti vili ed inqualificabili che turbano, in quanto tali, tutta la comunità bovalinese che con molti sacrifici e grande onestà sta cercando di uscire da un lungo periodo di difficoltà sociali ed economiche. In simili vicende la politica e le istituzioni, quali strumenti di esercizio della democrazia e della volontà popolare, hanno il compito fondamentale di promuovere e rendere agevole, in tutti i modi possibili, la civile convivenza nel rispetto delle regole, con la consapevolezza che, senza l'osservanza di queste, non può esistere nessun tipo di società o di pacifica relazione umana». A.I.

Ancora una volta il patrimonio artistico di Caulonia è stato deturpato Questa volta è toccato al Romitorio di Sant'Ilarione. Uno dei monumenti più importanti del nostro territorio si è presentato ai nostri occhi, orrendamente sfregiato da un intervento edilizio di pessimo gusto. Una canna fumaria in acciaio cromato scintillante fuoriesce da un foro praticato.. DOMENICA

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Dei tanti viaggi fatti con il Wedding Time questo è di certo il più “dolce”. Lo sono gli argomenti, per gusto e profumo, lo sono gli amici pasticceri di Delizie, che raggiungiamo sulla statale 106 a Siderno. La torta, come ci viene gentilmente spiegato, è una delle ultime cose ed essere ordinata, e di solito la scelta coinvolge futuri sposi e famiglie. I preparativi sono già tutti ultimati, e sul tema, ed eventuali colori di riferimento, le idee sono abbastanza chiare. Ma ciò non dispensa i festeggiati dal lavoro e dalla pianificazione “dolciaria”, indispensabile per la buona riuscita della cerimonia. Tanti sono, infatti, i dettagli da curare. E così, anche i pasticceri di Delizie si alzano di buon mattino… Dolci a casa degli sposi, come vuole la tradizione! Le nostre famiglie usano ricevere a casa parenti ed amici, soprattutto quelli più intimi, in occasione dei primi scatti fotografici e della preparazione della sposa. Si offre loro, per tradizione, una grande varietà di pasticcini secchi alla mandorla, amaretti, confetti e cioccolatini. Questi ultimi, infatti, sono il simbolo per eccellenza del matrimonio: accattivante contrasto tra il candore dello zucchero e la tentazione del cioccolato. E non mancano i liquori. Cognac, whisky, spumante; oltre a bottiglie “speciali” conservate per anni da papà premurosi. Il consiglio di Delizie: curare la preparazione del tavolo per il buffet di dolci. Quindi sistemare i fiori, esporre le bottiglie, adagiare pasticcini e confetti in vassoi di acciaio o argento. Non dovranno mancare calici e bicchieri particolari per i vari tipi di liquori offerti. La torta nuziale, roba da architetti Da un piano…a tre piani o più, da fontanelle con acqua corrente…a fiori colorati. Non siamo un’agenzia immobiliare, tranquilli! Stiamo “progettando” la vostra torta nuziale. Le torte americane arrivano ad averne quattro di piani, quelle classiche ne hanno uno ma con sotto una bella base di legno decorato. E gli stili sono tanti: azzurro e conchiglie per quello marino, fiori freschi per quello tradizionale, con le composizioni fornite dal fioraio e in sintonia con il tema del matrimonio e della sala. Fiori di pasta di mandorle o zucchero, invece, per i più esigenti. Grazie alle nuove tecniche di colorazione, le torte sono una vera opera d’arte; le più fotografate in assoluto (dopo gli sposi, naturalmente). Le tonalità di grigio, blu, viola non hanno più segreti per i pasticceri,

e non mancano quelle metallizzate come argento, oro, bronzo. E per chi non ama il gusto di pasta di mandorle o zucchero, c’è sempre la cara vecchia panna. Il consiglio di Delizie: l’uso della pasta di mandorle o di zucchero è più indicato per la decorazione della torta. Non solo la renderà elegante e perfetta nei suoi particolari, ma le permetterà di restare molto tempo all’esterno, per via dei tempi tecnici delle foto, lasciandone inalterata la freschezza. Cioccolato, frutti di bosco o macedonia? Questione di gusti! Molte coppie scelgono il gusto della torta in base a quello personale, altri optano per gusti che, da generazioni, riscuotono grosso successo, come crema chantilly e macedonia, indicata soprattutto nei mesi estivi o in primavera. Scelta democratica e “fresca”. Ma i più golosi non rinunceranno mai ai variegati di nutella, amarene e lamponi, o ai classici di gianduia cioccolato e nocciola. Una sola indicazione: il gusto della crema va abbinata agli sciroppi e al pan di spagna, che può essere bianco o al cioccolato. Quest’ultimo, in particolare, si sposa bene con gusti alla crema, mentre per la frutta è indicato quello bianco. Il consiglio di Delizie: scegliere per la torta nuziale un mix di crema, sciroppi e pan di spagna, che si adatti al gusto dei più. Il gusto personale, soprattutto se particolare, potrebbe non essere indicato. Buffet di dolci al ristorante: occhio alla parete! Alla torta nuziale si affianca sempre un buffet: amaretti e dolci alla mandorla in bella mostra, simboli della nostra tradizione. Sono i prediletti, e di certo i più attesi. I dolci alla crema non sono un’usanza italiana, arrivano dall’America. E noi apriamo le nostre porte volentieri (giusto?) alle novità: spazio dunque all’innovazione senza scordare la tradizione! Il consiglio di Delizie: accertarsi che la location che ospita il buffet sia fotogenica, ben illuminata e con uno bello sfondo per le foto. Molti ristoranti hanno pareti decorate destinate proprio a questo momento. I pasticceri di Delizie non dimenticano la tradizione e, pur essendo un’azienda in continua evoluzione, affermata e rinomata nel settore dolciario, abbinano benissimo storia e innovazione, incontrando il gusto di tutti. “Dulcis in fundo” direbbe qualcuno…ci starebbe, è vero. Ma con il Wedding non abbiamo ancora finito. Ultimo appuntamento tra sette giorni.

Il momento finale di un matrimonio è sempre scandito dal famoso taglio della torta! Per questo motivo, la Signora torta (o anche detta Wedding Cake) deve essere all’altezza dell’occasione. Mai dire al catering o ristorante che sia: “fate voi”! La torta deve essere la cosiddetta “ciliegina sulla torta” (permetteteci il gioco di parole). Per tanto una volta che avete deciso tutto, la torta deve essere scelta con cura e in base ai vostri gusti naturalmente e ad alcune variabili, quali tipologia di evento, tipo di allestimento e contesto, tipologia di lavorazione, ect… Arrivata direttamente dall’America, la famosa Wedding Cake a più piani, ha dato uno spintone alla classica e tristissima torta su più alzate che ci ricorda tanto gli anni '80. Potete scegliere dai tre, quattro e cinque piani, con fiori veri o lavorati a mano, quest’ultimi solo se vi affidate ad un professionista. Tanti gli accessori che si possono applicare per renderla ancora più bella, pietre preziose,

gioielli finemente lavorati a mano, perle ed i famosi topper, i simpatici sposini che a volte completano la torta ma altre volte la rovinano, quindi attenti quando fate questa scelta. Consigliamo di fare sempre una degustazione prima di scegliere il gusto, avrete così modo di essere sicuri di aver deciso bene. Pensate al menù che state proponendo e optate per una torta leggera, magari crema chantilly aromatizzata al limone; un gusto fresco e delicato, perfetto dopo aver mangiato di tutto. Non è carino vedere i vostri ospiti saltare l’assaggio perché stanno per scoppiare. Un gusto semplice eviterà tutto ciò e i vostri invitati sapranno apprezzare anche questo momento. DOMENICA

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A proposito MARINA DI GIOIOSA

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E I SUOI VANDALI Questo è il lavoro di qualche imbecille che scambia una supposta lotta al potere con puro vandalismo stupido come lo sanno essere solo gli imbecilli. Preghiamo il commissario di Marina di Gioiosa almeno di cancellarequesto sgarbo alla città.

ATTUALITÀ

L’8 marzo delle calabresi, dalle favole alla realtà

Donne di Calabria di Mara Rechichi Tante e nuove, diverse dal solito, iniziative a macchia d’olio, fuori finalmente dai canoni del consumismo: la celebrazione, il ricordo, il momento di riflessione cui arrivare e da cui ripartire. Questo l’8 marzo calabrese, questo l’8 marzo reggino- locrideo. Bronzo mimosato. Avevamo cominciato con il Bronzo magicamente di nuovo in piedi che offriva le mimose a tutte le italiane, invitandole ad andare al Museo gratis, mettendole di fronte alla scelta: recarsi al lavoro oppure “marinare” e andare al museo? Non è il caso delle donne calabresi, che pure conservano il Bronzo: le nostre si sono ritrovate, invece, a dover scegliere tra andare al museo o chiedere un giorno di ferie all’Azienda Disoccupazione. Conciliazione in Consiglio Regionale. Sollecitate da più punti a riflettere sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, la frase potrebbe fermarsi alla parola vita. Ci dicono che siamo le più laureate, le più titolate, le più istruite, le più in gamba, le più delle più, ma intanto eravamo e siamo le più disoccupate. Il tasso di disoccupazione femminile in Italia è altissimo, in Calabria lo è ancora di più. Quindi, cosa conciliare? Conciliare i tempi di vita e di ricerca del lavoro, finchè vita ci sostiene. Fortunate le signore impiegate al Consiglio Regionale, doppiamente: uno perché lavorano, due perché potranno portare i propri figli negli asili vicinissimi a Palazzo Campanella, in virtù di quattro convenzioni siglate tra la Regione e altrettanti asili ubicati nei pressi del Palazzo. Così negli annunci del Presidente del

Consiglio regionale, Francesco Talarico insieme alla presidente della Commissione regionale Pari Opportunità, Giovanna Cusumano. Sicuramente un bell’esempio di azioni positive di un datore di lavoro nei confronti delle proprie dipendenti, da emulare. Esempio anche di come sia vera l’affermazione degli economisti della Banca d’Italia secondo cui “le donne che lavorano fanno crescere il Pil del 9,2%”. Certamente, il lavoro di cura deve essere delegato e immesso nel mercato, così crescono gli affari degli asili, delle collaboratrici familiari, delle ludoteche, delle lavanderie, magari dei negozi di gastronomia pronta. Circolo virtuoso di domandaofferta-domanda. Ma prima, il lavoro. Melicucco con Simona. Un consiglio comunale aperto e Anna Carabetta (calabrese di Locri, attrice regista e membro di Se Non Ora Quando nazionale) insieme a Maria Marino (calabrese di Reggio, attrice) in scena con “Storie di ragazze interrotte” è stata la risposta dell’Ammistrazione Comunale, guidata da Francesco Nicolaci, solidale con Simona che ha denunciato i propri padre e fratello per aver ucciso l’uomo di cui si era innamorata, il carrozziere di Gioia Tauro Fabrizio Pioli di cui ancora non si hanno notizie e per il quale Melicucco era scesa in piazza la scorsa settimana in una fiaccolata sotto lo slogan “io sono Fabrizio”, a testimonianza del ripudio di una cultura ancora legata a riti arcaici che mostrano tutta l’insita brutalità. Caulonia va oltre le mimose. Serata di reading, musica, testimonianze sulla donna che non si sofferma alle mimo-

se, nella manifestazione organizzata dalle associazioni “Alto Jonio Reggino” ed “Estia”, in collaborazione con SeNonOraQuando Locride. Particolare attenzione a quanto sta accadendo attorno a noi: nei primi quattro giorni di marzo ben sei donne sono state ammazzate, in una carneficina che si vorrebbe far passare come delitti passionali mentre altro non sono che femminicidi. Anche Reggio Calabria ci prova, ancora acido, stavolta lanciato sul volto di una ragazza seychellese mentre attendeva l’autobus per andare a lavorare. La Calabria del Quotidiano con Lea, Maria Concetta e Giuseppina. Infine le numerose adesioni all’iniziativa del quotidiano e del suo Direttore Matteo Cosenza, più rituali che convinte, di dedicare la giornata dell’8 marzo alle tre donne simbolo della ribellione alla ‘ndrangheta. Prova ne è che a Radio2, i conduttori della trasmissione Caterpillar AM, Solibello, Tobagi e Ardemagni, dalle 6 alle 7,30, non sono riusciti a dire che l’iniziativa era del Quotidiano, gli è venuto il costante lapsus spontaneo ed hanno affermato che era del Giornale di Calabria. Di chi se no?

Auguri a Carlo Parisi Gli auguri della nostra redazione vanno a Carlo Parisi, presidente del sindacato dei giornalisti, eletto per la terza volta nel Consiglio generale dell’Inpgi. Un risultato che premia il suo lavoro, e che premia soprattutto noi, suoi colleghi e conterranei. E la storia continua, a dimostrazione di quanto poco possano le voci maligne dei dannati.

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COLLABORATORI

Registrazione Tribunale di Locri (RC) n. 1 del 19/06/1998 R.O.C. n°11602 del 02/11/98 Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana AmministratoreUnico Rosario Vladimir Condarcuri

Direttore responsabile P ASQUINO C RUPI Direttore Editoriale E RCOLE M ACRÌ In redazione: M ARIA E LENA F ILIPPONE, MATTEO R ASCHELLÀ, DOMENICO M ACRÌ, ANTONIO T ASSONE, MARIA G IOVANNA C OGLIANDRO, A NTONELLA I TALIANO Editorialista: G IOACCHINO C RIACO Art Director: P AOLA D ’ ORSA Impaginazione: E UGENIO F IMOGNARI

Anna Laura Tringali, Mara Rechichi, Ruggero Brizzi, Benjamin Boson, Nik Spatari, Angelo Letizia, Marilene Bonavita, Francesca Rappoccio, Mario Labate, Franco Crinò, Marco Andronaco, Isabella Galimi ,Maria Teresa D’Agostino, Giovanna Mangano,

Lettere, note e schermaglie RISPONDE il direttore

SI SCOMODA L’UFFICIO STAMPA DI SIDERNO

Jolanda è stata eletta dalle associazioni

PRONTO SOCCORDO DI LOCRI

Ma dove sono il direttore generale i sindaci ed politici di riferimento ? VINCENZO LOGOZZO Quindici mesi fa, esattamente il 7 dicembre 2010 -uno tra i tanti- segnalavo i disagi che i medici, gli infermieri ed i pazienti vivevano al pronto soccorso di Locri per le carenze di organico, per l'organizzazione, per la limitatezza dei locali e delle dotazioni strumentali. Pochi giorni fa, esattamente pomeriggio di giorno 5, ho ulteriormente constatato che non è cambiato nulla rispetto a quindici mesi fa, anzi la situazione è peggiorata. Ma dove siete direttore generale, sindaci e politici di riferimento ? Ma perché il Primario del Pronto Soccorso non si fa valere ? Tra gente che si sentiva male e famigliari, c'erano in sosta nello strettissimo corridoio del pronto soccorso almeno una trentina di persone. E con il passare del tempo vi sono stati altri arrivi di pazienti. Ad aspettare il loro turno c'erano anziani sofferenti; c'era una bambina che piangeva dal dolore; una mamma arrivata di corsa con un neonato infagottato ha visto quel caos ed è scappata via disperata verso l'interno dell'ospedale. C'era il pienone di ricoverati nelle due anguste stanze che compongono il pronto soccorso. E chi si lamentava da una parte e chi dall'altra. E come al solito c'erano solo due superaffollati medici e tre infermieri che si facevano a quattro per dare la dovuta assistenza ai ricoverati. La situazione era così pesante che è stato necessario l'intervento del vigilantes della sicurezza, che bontà sua -pur non avendo tale compito- si è messo davanti alla porta per dare ordine alle entrate ed allo stesso tempo portare conforto ai pazienti in attesa e calmare gli animi di chi giustamente protestava per l'insufficienza del pronto soccorso. Ma è mai possibile che questa direzione aziendale sia talmente sorda e cieca ai bisogni della gente? La gente -ma anche i medici e gli infermieri del Pronto Soccorso- non possono continuare a soffrire in questo modo. Medici ed infermieri non possono lavorare con la dovuta serenità e con la dovuta concentrazione sui malati in simili condizioni di difficoltà. La gente ha diritto di essere assistita e l'azienda ospedaliera ha l'obbligo di mettere in condizioni medici e paramedici di dare la migliore assistenza possibile a tutte le persone che si rivolgono al pronto soccorso. Iniziando dall'organizzazione del sistema di accettazione e di classificazione delle priorità secondo la gravità delle condizioni di arrivo del paziente, assegnando il bollino colorato secondo la gravità del caso. Non si può abbandonare il pronto soccorso al suo destino: il vertice aziendale deve prestare tutela e le dovute garanzie ai medici, agli infermieri ed agli ammalati. I sindaci ed i politici -visto che nel caso di specie non devono spendere soldi per farsi sentire- hanno l'obbligo di intervenire fino in fondo -con forza e con convinzioneper far porre rimedio a questa nefandezza, a questo stato disumano ed incivile, che colpisce soprattutto i bisogni della gente comune, quella più debole e quella meno protetta. Ma anche il primario del settore deve continuare- come ha già fatto- a pretendere ed a costringere il direttore generale o chi di competenza a dare dignità al reparto, ai medici, agli infermieri facendo aumentare l'organico, almeno nei momenti di maggior affollamento, pressando per l'ampliamento dei locali e per la dotazione di mezzi strumentali indispensabili per un adeguato servizio di pronto soccorso.

irigismo e affini, evidentemente, non sono stati digeriti a sufficienza nel tempo e sono rimasti ben impressi nella struttura mentale dell’estensore, nonché editore, dell’articolo “E, pensate, spunta Jolanda Diano” (pag. 14/15 della Riviera della settimana scorsa). Al punto da riapparire ed emergere, come autentici fantasmi, là dove non esistono. Non si spiega altrimenti l’accusa che è stata mossa al Sindaco della città, reo, secondo lo stesso articolo, di avere pilotato, addirittura diretto l’elezione dell’avvocato Jolanda Diano a presidente della Commissione Pari Opportunità. Elezione che apprezziamo perché

D

conosciamo le non comuni doti umane e professionali della professionista. Premesso che l’Amministrazione Comunale non ha alcun peso e non entra per nulla nella elezione degli organi dirigenti della stessa Commissione, non si capisce una accusa così gratuita, quando è noto che a determinare l’elezione dell’avvocato Jolanda Diano a dirigere la Commissione (vice presidente è stata eletta proprio la sorella dell’articolista) è stato il voto libero di ben 10 Associazioni (di cui una espressione della “Consulta” che a sua volta rappresenta ben altri 50 sodalizi cittadini) che democraticamente hanno espresso le proprie

volontà. A meno che non la si inquadri in un non ben precisato atteggiamento di estremo e immotivato ostracismo nei confronti di questa Amministrazione, sicura-

COMMISSARIAMENTO ATC

I lamenti di Bruno Zema che sbaglia indirizzo L' Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria con il suo presidente dott. RAFFA, nel commissariare gli Ambiti Territoriali di Caccia certamente non ha seguito un iter di legalità, ha fatto quindi un uso improprio e spropositato del “ potere” compiendo atti illegittimi in violazione della legge. E veniamo ai punti salienti di questa incredibile vicenda, (che per ragioni di spazio troverete su http://www.larivieraonline.com/Notizi e.php?ID_News=7862) Oggi si sente dire in giro che i ripopolamenti non vengono effettuati perché i rappresentanti dei comitati di gestione hanno rubato i soldi. Proprio stamattina ( 04/03/2012) sul settimanale “La Riviera” un professore di “ bilanci”, un certo em (così si firma), afferma tra l'altro che << l'ATC RC2 che doveva essere uno strumento per i cacciatori, è divenuto un covo di volpi…… dove si va a caccia con la certezza di un bottino e senza doppietta.>> Accuse gravissime che ledono la rispettabilità e l'onestà di

tanti professionisti che hanno operato sempre con la massima trasparenza. Il signor em certamente non conosce i fatti e quando afferma che << sull'argomento si registra calma piatta>> dimostra di non leggere i giornali che quotidianamente riportano articoli sull'accaduto. Quanto sta accadendo è molto grave,

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Presidente Raffa , e questa storia sarà chiarita dalla Magistratura, per cui ognuno, nel bene e nel male , sarà chiamato ad assumersi le proprie responsabilità. Il Presidente Regionale ANUU-Migratoristi Bruno Zema Nella parte conclusiva della sua lunga lettera, che abbiamo dovuto tagliare in parte il presidente Bruno Zema scrive che “questa storia sarà chiarita dalla Magistrtura”. Se così ha da essere, non comprendo perché lo schifato Presidente ci abbia scritto. Perché in vena di trattarci come ignoranti? Di lanciare accuse ( o sguardi?) al presidente Giuseppe Raffa, che è persona sagace e onestà? O perché ha tempo da perdere? Noi di tempo da perdere non ne abbiamo. Altrimenti, lo accompagneremmo negli uffici del giudice dove pare voglia inoltrare la su adenuncia. Manco a dirlo: circostanziata. Quando tutto manca, è la magistratura che deve mettere il timbro sulla nostra virginea purezza.

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HANNO COLLABORATO Francesco Laddarina, Ian Zimirri, Giuseppe Patamia, Alessandra Bevilacqua,Bruno Gemelli, Carmelo Carabetta, Valentina Elia, Antonio Cormaci, Mario Labate, Antonio Tassone, Giulio Romeo, Ilario Ammendolia, Sara Caccamo, Giuseppe Fiorenza, Daniele Mangiola, Sara Caccamo.

Le COLLABORAZIONI non precedute dalla sottoscrizione di preventivi accordi tra l’editore e gli autori sono da intendersi gratuite. FOTOGRAFIE e ARTICOLI inviati alla redazione, anche se non pubblicati, non verranno restituiti. I SERVIZI sono coperti da copyright diritto esclusivo di “la Riviera Editore” per tutto il territorio nazionale ed estero. GLI AUTORI delle rubriche in cui si esprimono giudizi o riflessioni personali, sono da ritenersi direttamente responsabili.

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DIFFUSIONE S.P. servizi - Gioiosa J. EDITORE - La Riviera S.r.l. Sede legale - Via dei Tigli, 27 - 89048 Siderno (RC) 0964383478 ASSOCIATO- Unione Stampa Periodica Italiana, Croanache Italiane

Ci chiedono: dove eravate? Certamente, non nell’ufficio stampa a fare i ventriloqui del sindaco di turno.

mente acuito in queste ultime settimane, tale da insinuare che il Sindaco abbia addirittura dei miraggi. A proposito poi della “storia passa-

ta e presente delle visibili associazioni culturali di Siderno”, crediamo sia stata svilita e offesa proprio dalla supposizione arbitraria dell’articolista in questione che le vedrebbe succube del presunto dirigismo del Sindaco e prone ai suoi piedi, quando invece, le stesse, proprio memori del loro glorioso passato, hanno inteso esprimere liberamente le proprie determinazioni. E dov’era la Riviera negli anni passati quando altri candidati, non eletti alle elezioni amministrative, hanno poi ricoperto incarichi di rilievo in organi e commissioni comunali? Bernissimo, Jolanda Diano è stata

sopporto un “ Non certo tipo di serietà

eletta Presidente dalle Associzioni, ma nella Commissione Pari opportunità ci è arrivata con il voto del Consiglio comunale. Indicata da chi? Il tremebondo Uffico Stampa dovrebbe dircelo. Quanto, poi, alla vicepresidenza della sorella del nostro editore, questo è motivo per noi di fierezza. Il familismo non ci accieca e la nostra critica non si ferma se qualcuno dei nostri viene chiamato a posti di responsabilità. Dove la signora Diano perviene ad opera di una associazione-fantasma. I miraggi sono più onesti. Ci chiedono: dove eravate? Certamente, non nell’ufficio stampa a fare i ventriloqui del sindaco di turno.

di Diego Cataldo

di Filomena Cataldo

GIORNALISTA SAGGISTA xCRITICO LETTERARIO

A tutta birra

Cari precari della scuola, verso l’agognato posto fisso!Nel decreto semplificazioni compariva, come per incanto, una proposta stupefacente: assunzione di 10.000 docenti grazie alle risorse in arrivo con l’aumento della birra e degli alcolici. E subito il “oh oh oh oh oh …” di tanti aspiranti docenti, ormai assopiti da anni di promesse e false aspettative.” Che nessuno si svegli, per Bacco” – mi è venuto da sogghignare, essendo io stessa onorevolmente precaria. A ragione, appunto. Perché con il solito candore, tipico della nostra Italia, la proposta, nel giro di una nottata, si è già trasformata in un falso d’autore. Marcia indietro, colleghi!A tutto gas, di nuovo, verso casa di mamma e papà. Per fare satira, in Italia, non è necessario contraffare la notizia, basta semplicemente darla (la notizia, of course).

IL BRIZZOLATO di RUGGERO BRIZZI

Ritratti *

LOQUI E SPROLOQUI

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Appartiene alla storia luminosa di Siderno, che nel socialismo ebbe il suo faro. Cresciuto alla scuola di Giacomo Debenedetti, ha popolato il Novecento di studi importanti e ha portato nella spesso greve critica letteraria il tono elevante dell’ironia. Splendido il suo ruolo di critivo militante al tempo del quotidiano socialista “Avanti!”.

Mi inibisce al dialogo, al confronto. Non riesco a parlare con un mio simile che giustifica le sue frustrazioni assumendo atteggiamenti seri e distinti, passando prima dalla sua segretaria. Odio quell'approccio professionale alle cose che di professionale ha solo l'approccio. Nel nostro territorio ancora di più. Dovremmo cazzeggiare ed essere molto più umani. Prendere come arte per i nostri rapporti la coglionetta, anche nel lavoro. Non badare alla propria glorificazione per la macchina che si guida, ma riflettere sul fatto che sia di seconda mano. Mi scontro con “produttori” vicini di caritas, che non comprendono che per uscire dal turpiloquio culturale auto-celebrativo locrideo bisognerebbe iniziare a riconoscersi l'uno con l'altro e a metter da parte le proprie glorie individuali che diventano miserie

sociali di fronte ai potentati. Detesto la supponenza di chi disconosce ma vuole avere ragione. Avvenimento ripetitivo che legittima a pieno il famoso detto sui fessacchiotti e la ragione. Disprezzo le chiacchiere e la convinzione degli strateghi politici locali, da domenica mattina, che affermano verità assolute, slinguazzano il deretano a un qualsiasi superiore che abbia un posto in qualche poltrona politica e restano, sistematicamente, fregati. C'è ne uno così in ogni paese. Trovate il vostro. Ritengo il cazzeggio una terapia contro tutto ciò. Prendetela così, non ci si può far nulla. Si è nobili anche nel non prendersi troppo sul serio. Non abbiate ossessione competitiva, almeno qui, rimaniamo territorio franco dall'efficienza e diamoci un po' di più alla deficienza. Magari ci aiuta a produrre.

Politicanti senza politica DI ILARIO AMMENDOLIA

Il Comune di Caulonia ha riportato ragione nel contenzioso che lo vedeva contrapposto alla curatela Mazzà, salvando le finanze comunali dal dissesto e dalla bancarotta. Si tratta della terza causa importante in cui il Comune fa ben valere le proprie ragioni, segnando una svolta, verso il periodo in cui gli amministratori sono stati passivi o complici. Con decreto del 12 gennaio 2012 la Regione ha finanziato, dopo una sentenza del consiglio di Stato, il recupero di nove alloggi abbandonati nel centro storico;Somma 763 milioni. Caulonia è stato tra i Comuni della Provincia ad ottenere con decreto del 16 febbraio firmato dal ministro degli interni, il finanziamento sul Pon sicurezza, di una struttura di aggregazione per 467 mila euro; Il Comune di Caulonia ha superato la prima selezione sui psli,(piano di sviluppo locale integrati) tra cui quello dei

“borghi di eccellenza” di cui è capofila Tutti fatti importanti che segneranno la vita politica del Paese per i prossimi anni. Da questi fatti bisognerebbe partire mettendo al centro del dibattito il “Progetto Caulonia” che noi abbiamo portato avanti con fatti e non con chiacchiere. Esiste invece una attività frenetica di politicanti senza politica. Si affannano, si scontrano, litigano, confabulano, tramano, ai alleano, si abbracciano, ma con un solo obiettivo: loro stessi, Noi amiamo e pratichiamo la bella politica che si nutre di valori, di progetti, di trasparenza e che ha una sua limpida bellezza. Noi abbiamo messo in campo un progetto Caulonia che però non appartiene solo a noi ma a tutti i cittadini che dovranno esserne i custodi. Spetta a loro difendere questo progetto dai politicanti senza politica. DOMENICA

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Sport

Ai piedi

di Ibra

Ogni maledetta domenica: è il titolo di un famoso film di Oliver Stone, ma con il suo copione, con le voci, con i suoni e i “rumori” che lo scandiscono, potrebbe senza dubbio diventare pure il leitmotiv del campionato, in una trasposizione ipotetica tra i personaggi reali del campo e quelli di cellulosa della pellicola. In attesa che Milan e Juve diano conclusione alla corsa a due per “l'oscar” del campionato, il resto del “cast” continua l'affannosa ricerca della felicità chiamata Europa o, a seconda dei casi, salvezza, non dai peccati (sarebbe troppo comodo così) ma dalla retrocessione in quell'inferno che appare adesso la Serie B per chi la sta intravedendo. La priorità va allo scudetto e dunque si parte da Milan-Lecce e Genoa-Juventus: gli impegni per coefficiente di difficoltà si differenziano poco, perché se è un dato che il Genoa sia messo meglio in classifica rispetto ai pugliesi e giocando in casa potrà affidarsi al fattore campo “Marassi“, è altrettanto vero che il Lecce dell'ultimo periodo sembra passarsela meglio dei rossoblu in generale, non solo per condizione psicofisica. Certo lo spettro della retrocessione accompagna il gruppo giallorosso e questo potrà creare qualche condizionamento, Serse Cosmi però è un ghostbuster e le proverà tutte per imbrigliare i fantasmi “cattivi” rossoneri, i quali magari saranno ancora intontiti dalle tre fragorose bombe sganciate loro dall'Arsenal a Londra, ma non lasceranno nulla d'intentato per far salire il bottino di punti annuale e mantenere o, in caso di notizie positive da Genova, aumentare il vantaggio sulla Juventus, sceso in settimana da 3 a 2 punti per via del pareggio nel recupero tra il Bologna e I bianconeri. Diversamente, il Genoa si opporrà alla Juventus con minore disequilibrio nei valori assoluti, ma dopo gli ultimi risultati poco soddisfacenti forse pure con più timore e tensione di quanto faranno i leccesi con il Milan. Alla piazza servirebbe una scossa, Marino proverà a dargliela al cospetto della Juventus, tenendo però ben presente un concetto: quest'anno davanti alla Vecchia Signora la vittoria è sfuggita a tutti, sarà Marino allora il primo a “fregare” Conte? La quota scommessa è molto alta, ma lo sarebbe pure la vincita e allora per tecnico del grifone l'all-in è in cima ai pensieri. Proseguendo nell'analisi della giornata, un occhio, o anche due,

di riguardo vanno rivolti a Lazio-Bologna e a Novara-Udinese: entrambe le sfide opporranno squadre d'alta classifica a delle pericolanti o già in pieno allarme rosso, come nel caso del Novara, che in settimana ha richiamato Tesser dando il ben servito a un “signore” del calcio di nome Emiliano Mondonico, la cui unica colpa è stata quella di rimettersi in gioco in un mondo che non gli appartiene più, soprattutto nella gestione e nel rispetto dei valori umani e morali in quel teatrino degli orrori che è il calcio attuale. Ora si riparte da dove si era cominciato, con lo storico allenatore della promozione in A, ma ad attendere Attilio Tesser e il resto della combriccola cioè Totò Di Natale: buona fortuna ai piemontesi. La Lazio, cavalcando l'onda positiva post derby, dovrà misurarsi con un Bologna reduce dal buonissimo pareggio casalingo con la Juventus, che però potrebbe essere pagato caro in termini di risorse fisiche proprio al cospetto di una Lazio che vuole continuare a viaggiare a pieno regime. In sintesi, i biancocelesti partono con il favore del pronostico, ma se il Bologna si ripeterà sui livelli di mercoledì nel recupero o dello splendido 0-3 all'Inter, la partita sarà tutta da giocare. Il programma delle sfide odierne si chiude con CataniaFiorentina, Atalanta-Parma e Cesena-Siena: ad accomunare questi tre match, ancora una volta è il duello per la permanenza in A; Catania e Fiorentina con i buoni risultati di domenica scorsa hanno fatto un deciso passo avanti e ora viaggiano con un discreto margine sul resto del gruppo, proveranno quindi a giocarsela ad armi pari con la consapevolezza che vincendo la pratica sarebbe lì lì per essere archiviata. Molte certezze in meno avranno invece Parma, Siena e, ancor più, Cesena, per le quali una sconfitta equivarrebbe a un baratro sempre più profondo. Per gli emiliani l'ostacolo da superare sarà l'Atalanta, mentre Cesena e Siena si sfideranno nello scontro diretto, con i padroni di casa all'ultima chiamata e con i toscani più che coscienti che un successo in terra romagnola varrebbe doppio, se non triplo. Buon campionato a tutti.

L'erba del vicino è sempre più verde

L'erba del vicino è sempre più verde? Pare proprio di sì. Ci conviene guardare oltre confine, calcisticamente parlando, per farci tornare il sorriso. Mentre infatti, in casa nostra, ogni domenica è buona per far nascere diatribe tra allenatori e arbitri, tra giocatori e società - Calciopoli è ancora sulle bocche di tutti - all'estero, in questa due giorni di Europa, Champions league per la precisione, ci hanno dato una lezione che ricorderemo per molto. Arsenal - Milan, Barcellona - Bayer Leverkusen e Apoel Nicosia - Lione sono state partite che, per varie ragioni, entreranno nella storia della massima competizione europea per club. Tutte e tre le gare erano il ritorno degli ottavi di finale. A Londra, si è sfiorato il miracolo - o la disfatta dipende dai punti di vista - nel tre a zero finale. L' Arsenal era chiamato all'impresa, a recuperare i quattro gol subiti nella partita di San Siro. Uno stadio stracolmo ha spinto fin dal fischio iniziale la squadra di Wenger verso il miracolo e il tre a zero con cui i padroni di casa hanno chiuso il primo tempo, faceva presagire qualcosa oltre ogni ottimistica previsione. Nel secondo tempo però un Milan cresciuto, e un paio di interventi strabilianti di Abbiati, hanno stroncato il sogno degli inglesi. Ma gli applausi a scena aperta a fine partita restano uno spot da incorniciare. Così come è da incorniciare la cinquina di Messi nel 7-1 contro i tedeschi. Ma ormai scrivere su Messi è diventato difficilissimo. Aggettivi, paragoni, circonlocuzioni, sono stati usati e abusati. Ma per fortuna c'è Leo, che giocata dopo giocata, gol dopo gol, ci fa capire che nonostante tutto, riesce sempre a stupirci. E a proposito di stupore, non ditemi che non siete stupefatti nel vedere la piccola squadra cipriota dell'Apoel Nicosia fra le prime otto di Europa. Quella dei ciprioti è una favola bella e buona. Partita come cenerentola nei gironi di qualificazione, si è qualificata ai quarti, vincendo ai rigori contro il Lione, squadra francese che non è certo l'ultima arrivata. E pazienza se nei quarti dovesse essere eliminata, perché la “sua” Champions, siamo sicuri, l'hanno già vinta. Mi piace chiudere con l'immagine del piccolo tifoso cipriota, che ad ogni calcio di rigore segnato dalla propria squadra, esultava liberando la tensione. Perché dopo Filippo, il bambino tifoso interista diventato famoso per lo stendardo in cui chiedeva alla propria squadra di vincere per non subire gli sfottò dei compagni a scuola, un altro bambino ci ricorda la bellezza del gioco del pallone. Scusate se è poco. Massimo Petrungaro

Angelo Letizia DOMENICA

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A proposito di...

Calcio

Il Campione del Mondo Pasculli alla guida dell'Interpiana L'Asd Cittanova Interpiana Calcio ha comunicato di aver affidato la guida tecnica della prima squadra a Pedro Pablo Pasculli, campione del mondo 1986 con l'Argentina di Maradona. Classe 1960, nato a Santa Fe, Pasculli ha debuttato nel campionato argentino con il Colòn de Santa Fé, per poi difendere i colori dell'Argentinos Juniors. In Italia, dal 1985 al 1992 ha giocato nel Lecce (serie A e serie B) e, dopo una breve esperienza nel campionato giapponese,

Sport CALCIO E VIOLENZA

Non se ne può più Tutto quanto sta accadendo sui vari campi di calcio della zona ci lascia veramente esterefatti Ancora botte da orbi nelle gare valevoli per i campionati giovanili, nei campionati di seconda e terza categoria, così come nei tornei amatoriali. Insomma, ormai si è giunti al capolinea. E consultando anche i comunicati ufficiali sembra che non sia successo nulla. Incredibile. Il calcio vive un momento molto delicato con troppa violenza e con una corruzione dilagante. Anche i settori giovanili sempre più spesso sono coinvolti in episodi poco edificanti. Viene da chiedersi se le istituzioni federali ad ogni livello vogliano effettivamente intervenire drasticamente per cercare di coinvolgere le società in un percorso di sensibilità e di rispetto dei valori etici e sportivi. In particolare vorremmo sapere se anche i Comitati Locali della FIGC siano al corrente di quanto accade nei campionati minori e soprattutto quali misure intenderanno adottare per punire severamente chi eventualmente si dovesse macchiare in futuro di queste terribili condotte antisportive. L’esempio potrebbe arrivare dal Comitato locale di Locri, guidato dall’amico Carmine Barbaro, che ha giurisdizione su 43 paesi e molte categorie e deve curare ben 21 scuole calcio. Insomma, il lavoro non manca. Ma c’è la sensazione che serva al più presto un intervento per cercare di formare le figure dirigenziali e quelle degli allenatori di calcio anche nella Locride. L’educazione sportiva dovrà essere esercizio quotidiano. La formazione dell’atleta e del dirigente deve passare necessariamente dalla famiglia, dalla scuola e dallo sport. Se non c’è un buon padre di famiglia, se non c’è una classe di bravi docenti o dei bravi allenatori di calcio è scontato che il giovane calciatore perderà di vista la sua “stella polare”, quella che dovrà orientare il suo percorso ispirato alla legalità ed al rispetto verso i suoi simili. Come diceva Thomas Bernhard: “non di ammirazione viviamo, ma è di rispetto che abbiamo bisogno”. Vincere “edulcorando” la prestazione con la violenza non ha alcun valore. Non c’è nulla di sportivo se manca il rispetto per l’avversario. Per favore, si cambi questo stato di cose, lo si faccia al più presto perchè non è più possibile che i genitori debbano aver paura nel mandare i loro figli a giocare una partita di calcio. Per questo motivo invitiamo il comitato regionale presieduto dall’attento Saverio Mirarchi e tutti i comitati locali ad organizzare “stage” di formazione per dirigenti, allenatori ed atleti(facendo partecipare anche gli arbitri) al fine di trovare una soluzione idonea a debellare episodi di violenza gratuita che quasi quotidianamente siamo costretti a registrare sui vari campi di calcio del nostro territorio. Non se ne può più. Antonio Tassone

Brancaleone- Siderno

Continua la corsa della Gallicese verso la salvezza, ancora più vicina dopo l’ultima vittoria conquistata

Roccella nella “tana” del rabbioso Sersale Settimana di lavoro intensa del Roccella in vista del big match di questo pomeriggio che vedrà gli uomini di mister Figliomeni andare a fare visita alla vice capolista Sersale. Un Sersale che ha visto in settimana il giudice sportivo infliggergli la sconfitta per 3–0 contro il Soverato, match che sul campo era terminato 0-0, e la conseguente decurtazione di un punto in classifica mentre i “cavallucci marini” si trovano con due punti in più. La seduta del giovedì è stata dedicata ad una sgambata di 50 minuti contro il Caulonia di mister Miriello, occasione per mister Figliomeni per provare la formazione da mandare in campo domenica, provate diverse soluzione per sostituire gli squalificati Curtale, Ienco e il capitano Calabrese. Il risultato finale è stato di tre a uno per la compagine amaranto con reti firmate da Panaja e Pascu, quest’ultimo autore di una doppietta, per gli ospiti l’unica marcatura porta la firma di Scuteri. La gara odierna sarà molto importante in prospettiva futura. www.asroccella.it

Domenica pomeriggio in casa del Marina di Gioiosa. Una trasferta impegnativa che non ha fermato gli uomini di mister Peppe Barillà, che hanno sfruttato con grande cinismo la giornata-no del Marina di Gioiosa, sceso in campo con diverse assenze importanti. Autore dell’impresa, assieme naturalmente al resto del gruppo, Andrea De Luca, che con un preciso pallonetto ha spiazzato il pipelet avversario mandando la sfera in rete. Secondo gol consecutivo per l’attaccante ex Promosport, che precedentemente aveva messo a segno la sua prima rete con questa maglia, nello sfortunato derby contro il Bocale tra le mura del ‘Lo Presti’, autentica disfatta per i biancorossi. Bisognava ritornare al più presto sulla strada giusta, per arrivare ad una salvezza tranquilla senza dover passare obbligatoriamente dai playout, e sembra proprio che la Gallicese abbia intrapreso il giusto cammino, ottenendo nelle ultime giornate risultati fondamentali in chiave futura. Quarto risultato utile

consecutivo infatti per la compagine reggina, che inizia a vedere i primi frutti del lavoro svolto con tanto impegno negli ultimi mesi, trovando anche maggiore fiducia nelle proprie potenzialità. Fondamentale adesso sarà continuare su questa falsariga, e magari iniziare a trovare risultati importanti con maggiore continuità anche tra le mura amiche. La prossima gara infatti sarà alla portata dei biancorossi, che ospiteranno al ‘Lo Presti’ una Cittanovese che, dopo le quattro sconfitte consecutive, vede sempre più lontana la permanenza in Promozione. Importantissimo per i biancorossi uscire dal rettangolo verde con in tasca i tre punti, soprattutto in vista delle prossime sfide che dovrà disputare, quasi tutte contro avversarie ben posizionate in classifica. Penna e compagni saranno dunque chiamati ad un’altra impresa, per ripetersi e continuare questa lunga scalata. Daniela Marino – reggionelpallone.it

Match quasi decisivo in zona salvezza ggi pomeriggio andrà in scena al Polivalente, l’atteso derby tra il Brancaleone ed il Siderno. Le due formazioni sono due neopromosse in Eccellenza e stanno lottando per cercare di evitare i play-out. L’undici di mister Brando è reduce dall’immeritata sconfitta di Roccella giunta nei secondi finali. Il Siderno, invece, è

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reduce dalla pesante vittoria casalinga contro la Palmese che ha portato ad undici i risultati utili consecutivi sotto la gestione La Face. Una partita che sarà giocata con grande concentrazione e determinazione da ambedue le compagini che cercheranno di ottenere l’intera posta in palio. Tra i locali mancherà lo squalificato Simone Galletta mentre nel

Siderno quasi tutti gli effettivi saranno a disposizione. Solo il talento locale Anthony Commisso si è allenato poco in settimana però alla fine dovrebbe essere disponibile. Sarà una grande giornata di sport con il pubblico delle grandi occasioni tra due società amiche che da anni si stanno combattendo calcisticamente ad altissimi livelli.

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ha chiuso la carriera da giocatore nella Casertana, stagione 1995/1996, contribuendo al ritorno dei campani tra i professionisti. Con la nazionale argentina (1984-1987) ha vinto il Campionato del Mondo nel 1986, realizzando la rete decisiva negli ottavi di finale contro l'Uruguay. Da allenatore ha guidato la nazionale dell'Uganda, la nazionale di beach soccer dell'Italia, la Dinamo Tirana (serie A albanese), il Verbiana (serie D), l'Horatiana Venosa (eccellenza lucana), la Toma Maglie (eccellenza pugliese), il Paternò (eccellenza siciliana). u.s.Interpiana

la Riviera

MAMMOLA

Dopo la vittoria di Motta si spera ancora Tutti soddisfatti in casa Viola dopo la bella vittoria di sabato contro il Motta San Giovanni. Il Mammola ha giocato una gara impeccabile, il gruppo si è ricompattato adesso i ragazzi di mister Isidoro Macri sono a - 4 dalla penultima posizione che significa giocarsi i play out. Ci credono tutti in casa Mammola in primis il tecnico che non ha mai buttato la spugna :” Abbiamo fatto un grosso passo in avanti, per il raggiungimento della possibile salvezza adesso ci crediamo veramente tutti e insieme ci proveremo fino alla fine lottando in tutte le partite che ci separano dal termine del campionato. Una prova di carattere della squadra, dato che vincere a Motta San Giovanni non è cosa da poco contro una buona squadra che lo scorso anno ha sfiorato la promozione. Sicuramente aver ricompattato il gruppo con il rientro di diversi giocatori è stato importante e ci agevolato, ma dal canto nostro, siamo scesi in campo con la giusta cattiveria agonistica, per portare a casa i tre punti che sono ampiamente meritati. Siamo riusciti a spuntarla grazie alle super prove di tutto il gruppo, ma il merito va anche dato al nostro portiere Mario Franco rientrato dopo una lunga squalifica, il nostro portiere ha dato sicurezza a tutto il reparto sono convinto che con la squadra al gran completo riusciremo a toglierci delle belle soddisfazioni. Ci apprestiamo ad affrontare le ultime partite che mancano, cercando di proseguire sulla buona strada intrapresa, e vogliamo anche migliorare il rendimento tra le mura amiche, a partire dalla prossima sfida contro la temibile Nuova Deliese giocheremo per vincere e prepareremo al meglio questa sfida che giocheremo ancora a Marina di Gioiosa campo neutro visto che il nostro terreno di gioco risulta ancora chiuso dopo i provvedimenti delle scorse settimane

con tanto di ordinanza perché non a norma di sicurezza che purtroppo ci penalizza tantissimo”.. La notizia della chiusura della struttura sportiva ha creato in paese diverse polemiche in quanto da oltre 40 anni la squadra di calcio nata nel 1968 che ha sempre militato in terza , seconda e prima categoria, adesso da come si evince dall' ordinanza del sindaco per il perdurante atteggiamento di vandalismo di alcuni tifosi sarà costretta a giocare in campo neutro a Marina di Jonica. Una decisione che ha lasciato l'amaro in bocca anche alle altre associazioni sportive che usufruivano dell'impianto sportivo la squadra amatori e la scuola calcio che annovera oltre 70 bambini anche loro fino a quando non sarà messo in sicurezza l'impianto sportivo mammolese dovranno emigrare in altri campi sportivi per le rispettive gare di campionato. Un tegola pesante per il calcio locale che rischia di

compromettere tutte le attività sportive avviate in questi anni. Il Sindaco Antonio Longo assicura che gli interventi saranno molto rapidi :” Si parte con la messa in sicurezza dell'impianto da parte del Comune con un intervento sugli spalti e una sulla recinzione. Il settore dedicato agli spettatori, infatti, necessitava da tempo di un intervento che potesse garantire massima sicurezza ma anche la possibilità di assistere senza problemi alle partite di calcio. Contestualmente, verrà realizzata una recinzione che aumenti ulteriormente la tranquillità di chi frequenta abitualmente il campo sportivo, sia come atleta sia come spettatore”. A mammola tutti i tifosi si augurano che questa vicenda si possa al più presto risolvere affinché tutti possano calcare di nuovo il terreno di gioco per la ripresa di tutte le attività sportive. Nicodemo Barillaro

Siderno ospiterà in estate l' "Ymca European Basket Ball Championship” I dirigenti locali dell’Ymca di Siderno (guidati dal presidente Domenico Leonardo) hanno incontrato i membri del Gruppo Sportivo Commissione europea Ymca per discutere degli aspetti logistici relativi “all’Ymca European Basket Ball Championship” che dovrebbe tenersi (per la prima volta nel Sud Europa) queste estate a Siderno. Le slides “Road to Siderno 2012” sono state illustrate agli addetti ai lavori e prevedono la realizzazione sulla spiaggia di una spettacolare “Beach Arena” dove si svolgeranno le gara di basket delle nazioni europee aderenti al circuito Ymca. Sicure le partecipazioni di nazionali quali Italia, Svezia,Germania, Finlandia e Grecia Inoltre, la settimana antecedente alla manifestazione europea, dovrebbe svolgersi l’ottava edizione del Trofeo del Mediterraneo riservato alle rappresentative di basket Under 14 delle regioni Calabria, Sicilia, Campania e Puglia. Gli obiettivi che si propone il progetto sono quelli di valorizzare la figura storica di Guido Graziani che fu il primo segretario dell’Ymca di Siderno ( fondata nel

1947) e che nel 1936 venne nominato allenatore della nazionale italiana di pallacanestro, quindi promuovere e valorizzare il territorio , intrattenere la popolazione con spettacoli sportivi d’alto livello, diffondere tra i più giovani la cultura dello sport educandoli al rispetto delle regole. L’importante evento sportivo e

sociale, godrà anche del Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri (nell’ambito della programmazione sportive per il biennio 2011-2013) di quello della Regione Calabria, della Provincia di Reggio Calabria e dell’Amministrazione Comunale di Siderno.l.r

Pino Scopelliti va in pensione. Inizia il secondo tempo col calcio Un'istituzione nell'Istituzione. Dopo 38 anni di attività lavorativa all'interno dell'Ufficio Stampa di Palazzo San Giorgio, Pino Scopelliti dal primo marzo va in pensione. Emozionato per il traguardo raggiunto e vivendo con inevitabile nostalgia questo momento di distacco da un posto occupato per così tanti anni, con serietà e abnegazione, lo stesso Scopelliti ha voluto salutare chi con lui ha condiviso nei quasi 40 anni di lavoro. “Ringrazio - dice - chi mi ha dato la possibilità di cominciare questa avventura, in primis Paolino Marra, il 'Conte' e poi Pino Barillà, gli assessori dell'epoca Gildo Dieni e Pino Gentile, i miei due dirigenti Pasqualino Fiumanò e Antonio Latella, senza dimenticare i sindaci che si sono succeduti negli anni, a cominciare da Gino Aliquò, Michele Musolino, Piero Battaglia, Francesco Gangemi e poi il “grande” Italo Falcomatà e gli ultimi due Peppe Scopelliti e Demetrio Arena che per me più che sindaci sono stati dei grandi amici. Il ringraziamento va a tutte le testate giornalistiche, le televisioni e le radio e i loro giornalisti che in questi anni si sono interfacciati con me. E poi tutti i colleghi, in particolare Giacomo Marino, scomparso prematuramente, uomo di grande sensibilità e umanità. Il rammarico rimane per non aver potuto finire, quella che definisco la mia avventura dentro l'Ente, non potendo più preparare, da diversi mesi, la rassegna stampa che tanti sacrifici mi è costata, se penso alla sveglia inesorabile che suonava alle cinque e trenta del mattino per essere puntuale alle sei al Palazzo, ma che tante soddisfazioni mi ha regalato. E' stato per tanti anni il mio orgoglio per il seguito che ha avuto, essendo stata letta in tutto il Mondo. Dispiace che il dirigente attuale dell'ufficio non sia riuscito a trovare pochi spiccioli per aggiustare un semplice scanner che avrebbe permesso di continuare ad offrire questo preziosissimo servizio, ridimensionando così l'attività complessiva dell'ufficio. Adesso il mio augurio è di poter lavorare a tempo pieno con i giovani aiutandoli, come sempre ho fatto nei ritagli di tempo che mi lasciava la mia attività al Comune, a crescere e maturare attraverso modesti insegnamenti quale allenatore di squadre di calcio della città”.

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L’angolo diParrello*

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PIAZZA GRANDE

Penso che la migliore canzone-poesia di Lucio Dalla sia stata “Piazza Grande”. Un bambino che non ha famiglia e passa la maggior parte del suo tempo in una piazza. Lì conosce molta gente e forma così la sua personalità, che poi lo porterà a vivere nella società, bene o male. Bene, se le conoscenze fatte in Piazza Grande sono state giuste, male se queste sono state sbagliate

Biblioteca meridionalista Una (croni) storia della Calabria attraverso i “forestieri” * di Giuseppe Fiorenza

Il Professore Todisco

C'era un signore, negli anni della nostra infanzia, c'era un signore che chiedeva ai vecchi in piazza come si chiamava una certa erba, la Pulicara, e la mostrava, con un sorriso divertito e modesto sulle labbra, certe volte chiedeva conferma, pronunciando il nome in dialetto con una lievissima inflessione che solo il più navigato degli indigeni avrebbe potuto scovare. Questo signore era il professore “todisco”, Gerard Rolfhs, che per cinquant'anni ed oltre percorse l'Italia per venire in Calabria e fare quello che lui chiamava gli scavi linguistici, come se fossero reperti dell'antichità classica, sì proprio scavare ma non nella terra per scoprire rarità archeologiche, ma nell'animo dei contadini calabresi per scoprire rarità linguistiche. Una delle più belle asserzioni, durante i suoi viaggi in Calabria, fu quella che gli fece dire che "la necessità che la Regione venisse redenta attraverso la riconquistata dignità di popolo a seguito della riscoperta dei valori culturali regionali da parte dei suoi abitanti. E lui, Gerhard Rohlfs, era felice di sentirsi il corifeo di una tale rinascita". La rinascita non c'è mai stata, diciamo noi, in compenso Rolfhs ci ha lasciato un patrimonio talmente prezioso che costituisce un repertorio unico che ha salvato letteralmente i dialetti calabresi. Crediamo di poter dire che, in questa cronistoria della Calabria vista dai non calabresi, la figura di Rolfhs è quella più alta, pervasa da un autentico amore per la regione e da una serietà profonda e un'autentica passione per il proprio lavoro, come emerge chiaramente dalle seguenti parole: "Calabria! Quali foschi e raccapriccianti ricordi non si destano in Germania al pronunziare del nome di questo estremo ed inaccessibile nido del brigantaggio! Quale ripugnanza ed orrore non persistono tuttavia, anche a Milano e a Roma, per questa terra famosa, dolorante e malnata; così miseramente ed ingiustamente dallo Stato negletta… In questa Terra infiltrata della cultura di parecchi secoli, e in cui tante nazioni si avvicendarono l'una dopo l'altra, ogni fiume, ogni pietra, ogni paesello annidato su di una rupe rappresenta qualche cosa piena di memorie storiche; e da tutta la superficie sua spira come un soffio di antico e venerabile tempo". Questo ci dà l'idea di quanto corretto fosse l'approccio del Professore alla vita misera e piena di contraddizioni della terra e delle genti calabresi. Nacque o Berlino nel 1892, diventò professore di Filologia romanza prima a Tubinga, poi a Monaco, rientrato infine a Tubinga come docente emerito, Rohlfs è autore di numerosissime opere nei campi più vari della romanistica, alcune delle quali di grande mole e di primaria importanza, come indispensabili strumenti di consultazione.

Fino dall'inizio dei suoi studi, il suo prevalente interesse è andato verso i dialetti del mezzogiorno d'Italia: a lui si devono amplissime e prolungate inchieste in tale complesso àmbito, non solo quelle a servigio dell'Atlante linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera meridionale di Jud e Jaberg, ma anche lo studio delle isole linguistiche dell'Italia meridionale. La sua tesi sull'origine di queste isole come reliquie dell'antica colonizzazione greca, anche se ha suscitato contrasti da parte di chi considera quelle isole come dovute ad una colonizzazione bizantina, resta alla base di ogni ulteriore studio sull'argomento. Prezioso frutto di anni ed anni di raccolta e di elaborazione sono i due Vocabolari dedicati dal Rohlfs l'uno alle Tre Calabrie (tre volumi, HalleMilano, 1938-1939), l'altro al Salento (tre volumi, Monaco, 1956-1961), oltre al Vocabolario etimologico della grecità meridionale ("Etymologisches Wörterbuch der unteritalienischen Gräzität", Halle 1930). Né vanno dimenticati i Saggi antroponimici e toponomastici riferiti principalmente all'Italia. Ma la più bella testimonianza della dedizione del Rohlfs agli studi linguistici italiani è la monumentale Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti ("Historische Grammatik der italienischen Sprache und ihrer Mundarten", Berna, 19491954, in tre volumi) che considera, insieme con la lingua nazionale, un'imponente mole di dati dialettologici, e che degnamente si inserisce nella linea di studi di grammatica storica iniziati dal Diez e continuati dal Meyer-Lübke. Per intendere al meglio la magia del lavoro di Rolhfs vorremmo citare uno stralcio del suo discorso all'attribuzione del premio Forte dei Marmi anno

III, sezione lingua italiana, assegnato nell'ottobre del 1964. Esso ci dà anche l'idea della profondità del lavoro svolto e delle ricerche mosse da un autentico amore per quel patrimonio culturale. “Un altro importante confine dialettale è quello che divide l'Italia Centrale dai dialetti del Mezzogiorno. Questo confine, il quale non è un confine assoluto, segue, press'a poco, una linea che si può tirare da Ancona, passando per Rieti, ai monti Albani sotto Roma. Sorpassata questa linea, entriamo in una zona di una più antica romanità. Qui, di fronte all'italiano di tipo toscano si sono conservati vecchi latinismi: frate invece di fratello, soru invece di sorella, agno (aino, auno) invece di agnello, fago invece di faggio (arbor fageus). Qui si trovano gli ultimi residui della quarta declinazione latina: la manu col plurale le manu, la ficu - le ficu. Qui solo sopravvive il neutro latino nella classe dei sostantivi, che esprimono una sostanza (materia inanimata), riconoscibile nella forma speciale dell'articolo illud, il quale produce la gemmazione della consonante iniziale: lo llatte, lo mmèle, lo ssale, lo bbino. Qui l'aggettivo possessivo si aggiunge in forma enclitica al sostantivo, come in rumeno: fràtemo, sòruta, màmmata, mugghièrema. Qui la donna è chiamata fèmmina. Qui ritroviamo in piena vita antichissimi avverbi come cras (crai) e nudiustertius (nustierzu). Solo in questa zona si è mantenuta una arcaica forma del condizionale: avèra 'io avrei', cantèra 'io canterei', putèramu 'noi potremmo', forme che corrispondono al latino potùeram, pronunziato nel lat. volg. potuèra(m), forme che noi ritroviamo in spagnolo: pudiera, vendiera. Voglio accennare ancora ad un'altra particolarità dei dialetti meridionali, la

quale colpisce chi è abituato alle forme di espressione della lingua nazionale ovvero del francese e dello spagnolo. E' la totale assenza dell'avverbio che si forma con la desinenza mente. Cito per la Calabria i seguenti esempi: sugnu veru malatu 'sono veramente malato', parlavamu segretu cioè 'in modo segreto', la figghiola era bella vestuta, la fimmina era brutta vestuta. Ma in queste terre meridionali non esistono neanche avverbi bene e male. Si dice p.e. facisti bònu 'hai fatto bene', un sacciu lèggiri bònu 'non so leggere bene', staju boniciellu 'sto benino', cántanu biellu 'cantano bene'. Il saluto 'benvenuto' diventa bomminutu, ossia bono venuto. Invece di male si usa l'aggettivo malo, p.e. fui malu cunsigghiatu, tu canti malu. Il fenomeno merita un certo interesse, perché appartiene a quel gruppo di concordanze linguistiche che esistono tra i dialetti del Mezzogiorno d'Italia e la lingua rumena. Anche il rumeno non conosce per niente la formazione dell'avverbio con la desinenza -mente. Cito i seguenti esempi: am mîncat splendid 'ho mangiato splendidamente' am suferit teribil 'ho sofferto terribilmente', soruta cânta frumos 'tua sorella canta bene' ('formoso'). Sembra che qui ci troviamo di fronte ad una fase della latinità anteriore allo sviluppo della forma avverbiale la quale vale per le altre lingue neo-latine. E continuando il nostro viaggio attraverso l'antico regno delle Due Sicilie, passata la provincia di Cosenza, all'altezza del golfo di Sant'Eufemia, ci troviamo di fronte a una nuova sorpresa. Da qui in giù la romanità dei dialetti si presenta più moderna e quasi ringiovanita. Sparisce l'antico condizionale: cantèra diventa cantaría, potèra si trasforma in putiría (putarría). Vuol dire DOMENICA

che il condizionale prende quella forma neo-latina che fu usata nella lingua aulica dei poeti trecentisti: vorría, saría, credería . Sparisce cras e nudistertius: crai diventa dumani, nustierzu diventa avantèri. E mentre ci avviciniamo al Faro di Messina, sparisce anche marìtuma, fìgghiama e sòruta, e non si sente che mè maritu, mè figghia e tò sòru. E con tali forme si presentano in questa Calabria meridionale (generalmente d'accordo con la Sicilia) molti altri vocaboli e forme dialettali che sembrano allacciarsi piuttosto alla comune lingua nazionale o addirittura alle condizioni dell'Italia settentrionale. Per determinare questa strana posizione linguistica, cioè l'intimo contatto della Calabria meridionale (e della Sicilia) col linguaggio dei settentrionali, scelgo un interessante esempio nel campo delle relazioni sociali e familiari. Nei dialetti meridionali del continente, a nord del golfo di S. Eufemia, cioè a nord di Catanzaro, l'idea di sposarsi, seguendo la antica tradizione latina, viene rispettivamente espressa con due verbi distinti, cioè 'ammogliarsi' e 'maritarsi' secondo che si tratti di uomo o di donna, cioè me nsúru = latino me inuxoro ('mi reco nella dipendenza della moglie') detto dell'uomo, e mé maritu detto della donna, distinzione osservata anche in Lucania, Campania e nelle Puglie e fino in Toscana. Viceversa nella Calabria meridionale, come anche in Sicilia, questa distinzione non è per niente conosciuta: l'òmu si marita, la fimmina si marita. La perdita di questa antica distinzione ci porta ai paesi settentrionali, tanto in Francia, dove je me marie si dice indistintamente dell'uomo e della donna, quanto nell'alta Italia, dove la formula me marido (nelle Venezie) si usa ugualmente per l'uomo e per la donna; similmente in Piemonte e in Liguria: gen. maiáse 'sposarsi' (si dice tanto dell'uomo quanto della donna). D'altra parte in questa Calabria meridionale si presentano curiosissimi fenomeni. - E' quasi sconosciuto l'uso del passato prossimo, il quale viene sostituito dal passato remoto, anche in riferimento all'ultimo passato: invece di dire: hai dormito bene? si domanda: dormisti bònu? Invece di dire come avete mangiato? si domanda: come mangiástivu?; capiscístivu?, ki ddicístivu? - Dopo certi verbi è escluso e non ammesso l'infinito. Non si dice 'voglio mangiare', ma si dice vògghiu mu (mi) mángiu, cioè 'voglio che mangio'; 'sono passato senza vederti' diventa passai senza mu (mi,) ti viju; 'andiamo a mangiare' diventa jamu mu (mi) mangiamu. - Per chi conosce il greco moderno, questi due fenomeni si rivelano come manifesti riflessi di una lunga bilinguità greco-latina. (14-continua)

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A proposito ROBERTO D'ALESSANDRO IN "TERRONI"

di... Teatro

Centocinquant’anni di menzogne, dal Bestseller di Pino Aprile uno spettacolo di Teatro - Canzone adattato diretto e interpretato da Roberto D'Alessandro. Lo spettacolo nasce esplicitamente dall’esigenza di divulgare il contenuto dell’omonimo libro di PINO APRILE. La necessità di far conoscere al maggior numero di persone la storia dell’unità d’Italia, della sua economia, di quanto fin’ora taciuto dalla storiografia ufficiale sugli eccidi compiuti durante la cosi detta “lotta al brigantaggio”, sugli squilibri tra nord e sud su cui fu basata tutta l’economia del nascente Regno D’Italia, su come di fatto l’unità d’Italia fu un atto di conquista sleale e scorretto da parte del Piemonte a danno del Regno delle due Sicilie. Se non si ristabilirà la verità su ciò che è accaduto 150 anni fa l’Italia non vivrà mai alcuna pacificazione. La creazione di una supposta e sostenuta minorità Meridionale è l’atto più grave che i fratelli del nord hanno fatto ai danni dei fratelli del sud, ancora esiste a Torino il museo Lombroso, che aveva trovato (a dir suo) il cranio del delinquente naturale vicino Catanzaro. Di come ancora oggi la differenza di trattamento tra nord e sud sia marcata, dell’assenza totale di infrastrutture nel mezzogiorno e della deliberata volontà di mantenere il Sud in una condizione coloniale, poiché questo è stata sin dall’unificazione e da colonia viene ancora trattata. Dalla presa di coscienza si spera poi un risveglio culturale e una riscossa, politica, economica, sociale.

Cultura e società

ELISEWIN A MONASTERACE LE NOTE

di MARA RECHICHI

Passata la festa "Festeggiamo le donne con un regalo speciale. Solo l'8 marzo, Telecom Italia, solo online, ADSL 7 Mega: gratis l'attivazione e gratis per cinque mesi l'abbonamento. E in regalo un bellissimo cordless." “Per la tua Festa ti offriamo trattamenti speciali: colore e taglio gratis, paghi solo la piega, 8 euro.” “Vieni a rilassarti con un bel massaggio al nostro centro benessere. Per la tua Festa, riceverai in omaggio un asciughino in microfibra.” “Celebra con Airone la Festa della Donna, vola a sole 19 euro solo andata.” E non ve le dico tutte… Solo alcune, delle migliori offerte che si trovavano su Internet per la Giornata della Donna, per molti Festa, è uguale. Devo confessarvi che ho resistito e me le son perse. Col senno di poi mi dico: peccato! A quest'ora avrei avuto un bellissimo cordless col quale telefonare alle amiche da tutti gli angoli della casa; per cinque mesi non pagavo l'ADSL e stavo connessa anche di notte. Poi, dopo i cinque mesi, avrei pagato questa, quello e qualcos'altro. A quest'ora avrei la testa color deep brown tendete al vibrant red, con taglio ultra scalato anni '80 stile Nena di 99 Luftballons, e starei piangendo da qui a luglio. Sarei anche rilassata, tonificata, rigenerata dopo il massaggio, porterei l'asciughino in bella mostra nella borsa della palestra facendo invidia a quelle che hanno il corredo all'ultima moda e dopo, davanti ad una bolletta del gas, il torcicollo con annesso torcispalla si impadronirebbe di me. Infine, con sole 19 euro, sarei volata da Lamezia a Milano solo andata e magari, a quest'ora, starei passeggiando sui navigli ad attendere l'offerta per la prossima festa per volare nel viaggio di ritorno. Così, a quest'ora non sarei qui, a parlarvi di femminicidi, di dignità, di acido, di diritti lontani, di sciocche pubblicità, di rappresentanza e toponomastica al femminile. Magari l'anno prossimo starò più attenta a cogliere le offerte. E badate, non ho fatto pubblicità, che la festa è passata e le offerte son finite.

Dalla Locride all'America latina. Un viaggio interiore alla scoperta di sentimenti profondi e un viaggio fisico verso un continente “Altro”, alla ricerca della gioia che l'ignoto può dare a chi sta bene solo in movimento. Un racconto autobiografico che mescola gioiosa ironia e pura disperazione, senso di perdita e un continuo peregrinare, da Rieti a Caracas, dall'adrenalina degli sport estremi alla tranquillità delle montagne dell'Aspromonte, dalle Madonie fino a un salto che porta direttamente alle Ande peruviane. Riflessioni in movimento, spunti, pagine di diario, momenti fissati su carta e circondati dagli splendidi testi delle canzoni di Gianluca Bernardo in un mix sperimentale estremamente dinamico e interessante. Lo sconcerto di chi si trova per la prima volta sopraffatto dall'amore e il bisogno di fuga da se stessi e da una realtà opprimente. Il mondo rinchiuso nel cuore di un uomo che esplode e libera energia. E la strada, sempre la strada, che porta in un altrove lontano e allo stesso tempo fin troppo vicino.

LOCRI * Libri

Giovedì a Locri Fuori tempo massimo di Alberto Gatto Sarà presentato giovedì 15 alle 20 al Cine Vittoria di Locri “Fuori tempo massimo”, l’ultimo cortometraggio del regista Alberto Gatto, con Lele Nucera e la partecipazione straordinaria di Rosa Pianeta. Il film, prodotto da Michele Geria per E20 in collaborazione con Bird Production, narra la vicenda di Simone, che dal carcere trova un modo per riscattare una brutta esperienza di vita e si mette a scrivere un libro di fiabe dedicato al figlio che sta per nascere. Alla presentazione di giovedì saranno presenti Nino Racco e Francesco Loccisano, autore delle musiche insieme agli Scialaruga.

LOCRI * Libri

Giovedì a Locri “Pietro Negroni” di Marisa Reale Giovedì 15 marzo appuntamento alle ore 17,30 al Circolo di riunione a Locri, presso la piazza stazione. Marisa Reale presenterà il suo ultimo libro “Pietro Negroni: lo zingarello di Cosenza” e la galleria nazionale di Cosenza esporrè due delle opere di questo artista meridionale del Cinquecento: “La Sacra Famiglia con San Giovannino” (del 1557) e “L'assunzione della Vergine” (del 1554). Ad aprire la serata Maria Cristina Caracciolo, presidente della Fidapa di Locri, e Angiola Infantino, vicepresidente Fidapa Distretto Sud-ovest. Introdurrà Maria Macrì, critico d'arte e dirigente Ipssar “Dea Persefone” di Locri. A moderare gli interventi il responsabile Fidapa commissione arte e cultura distretto sud ovest, Marcella Crudo, mentre ospite d'onore lo storico d'arte Attilio Spanò. A Locri anche l'editore del libro Franco Pancallo.

SIDERNO * Cultura

Conferenza stampa presentazione del Premio Letterario Si comunica che giovedì 15 marzo alle ore 17,30 presso la Sala delle Adunanze del Comune di Siderno si svolgerà la conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2012 del Premio Letterario “Città di Siderno- Armando La Torre”. La S.V. è invitata a partecipare e si prega di volerne dare adeguata comunicazione. DOMENICA

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la Riviera

SIDERNO * Solidarietà

Siglato l’accordo tra i volontari della LEOCOS e l’amministrazione comunale sidernese

L’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Ritorto, nell’ultima seduta di Giunta, su proposta dell’assessore alle politiche sociali, Ivan Bolognino, ha deliberato di aderire alla richiesta operata dalla società cooperativa Leocos di Locri, concedendo alla stessa in comodato d’uso gratuito, per un anno, un locale situato in Via F. Macrì da destinare allo stoccaggio delle derrate ed all’organizzazione del servizio di distribuzione degli alimenti ai soggetti che versano in particolare stato di disagio socio-economico residenti in ambito comunale. I volontari della Leocos operano da anni a sostegno di Enti e Istituzioni attive nel campo della solidarietà sociale. L’associazione è iscritta negli elenchi delle associazioni di volontariato che operano in collaborazione con il centro italiano di Protezione Civile. I volontari riceveranno le famiglie indigenti , residenti a Siderno, per distribuire loro gli alimenti del banco alimentare , garantendone il servizio ogni mese. “Quanto deliberatohanno dichiarato il Sindaco Ritorto e l’assessore Bolognino- si inquadra nel progetto sostenuto da questa Amministrazione Comunale finalizzato a garantire alcune attività di sostegno alle famiglie residenti sul territorio e maggiormente esposte ai rischi ed alla difficoltà dell’attuale crisi socio-economica”.

POLAROID

Nella splendida cornice della Camera dei Deputati Palazzo Marini, Sala della Mercede si è svolta la cerimonia di consegna dei Premi Internazionali “Domenico Aliquò” & “Il Bergamotto”.

Da sx: Filippo Maria Aliquò, Federico Curatola, Alessandro Nicolò, Mario Tassone, Leo Autelitano, Antonino Lazzarino De Lorenzo.

Grande successo per il corso di Sommelier dell’AIS della locride guidata dallo spumeggiante Pier Francesco Multari

CIN CIN POLAROID

Serata musicale con Manuela Cricelli, Mario Muscolo e Domenico Ammendolea Enoteca Micuicola ore 21.00

MIRAGE A TROIS Nuovi orizzonti spettacoli musicali Presenta la nuova stella che diriggerà e sarà da supporto allo staff organizzativo e la giovanissima Macri' Sarah di Brancaleone che coprira il ruolo di vice responsabile del gruppo e delle preparazioni riguardante il settore sfilate moda quest'ultima scelta dal responsabile Antonio dando pienamente fiducia e respo. A portare avanti i programmi che vedranno cm protagonisti la band dove sara di scena a siderno locri e gioiosa nei mesi di marzo e aprile con un programma musicale dedicato alla fascia dei piu' deboli “i bambini” Gli eventi che saranno battezzati con il nome “canta con noi tour 2012 saranno diretti e presentati da tony fiorello e sarah macri' anime organizzatrici dello staff grazie alla redazione la riviera che ci ha dato l'opportunita' di vedere i nosti eventi pubblicati un caloroso e inmenso abbraccio all assoc. “comma tre” diretta dall istancabile e battagliera presidente simona coluccio e ai suoi collaboratori che lavorano caldamente con i bambini della nostra “gioiosa” assoc.che sara protagonista e promoter della nostra iniziativa degli eventi citati un in bocca al

lupo alla givane sarah che sara'protagonista per il futuro della band a ttt i lettori pubblicheremo le date e le tappe dei nostri spettacoli invitando ttt i cittadini a partecipare a tale inizziativa a voi ttt un abbraccio dai nuovi orizzonti spettacoli

DOMENICA

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Parlando di

Cinema

OROSCOPO

ILOSOFIA REGGINA Eros Ramazzotti

ARIETE dal 21 marzo al 20 aprile

La vostra audacia è un'arma assolutamente vincente. Lavoro e quotidianità assorbiranno gran parte delle vostre energie. Il week-end sarà irto di incognite diplomatiche. TORO dal 21 aprile al 20 maggio

Vi cimenterete in qualche opera di creatività manuale. Sarete posati e metodici anche nel week-end, che potreste trascorrere a visitare una mostra d'arte.

esterna un pensiero che lascia al quanto perplessi: “In Italia purtroppo le cose non funzionano come dovrebbero. Gli spazi per la musica, sono inadatti. Poi, più vai a sud più la situazione peggiora: menefreghismo, mancanza di professionalità, costruzioni di 40 anni mai ammodernate. Ci sono spazi in cui è impossibile montare una struttura per un concerto, ed è per questo che da molto tempo non faccio più date al sud, nonostante io ami quel pubblico e il suo calore”. Un commento del genere ce lo saremmo aspettati da Borghezio, da Calderoli o magari da un Castelli di turno. Non certo da un'artista nazionale (il quale dice di avere origini calabresi, tra l'altro) che ha un seguito in tutta Italia e non solo da Roma in su. Perché fare di tutta un'erba un fascio è pericolosissimo: un commento del genere può essere tranquillamente accostato ai classici “al sud sono tutti mafiosi”, oppure “al sud nessuno vuole lavorare”, ancora “al sud nessuno paga le tasse”. Perché Eros Ramazzotti non disse niente quando il 12 Dicembre 2011, quindi meno di quattro mesi fa, una medesima tragedia avvenne a Trieste mentre veniva allestito il palco per il concerto di Jovanotti? Probabilmente egli pensa che anche Trieste si trovi al sud Italia! Tra l'altro, il concerto della Pausini si doveva svolgere non certo in una piazza di un paesino dell'Aspromonte, ma al Palacalafiore di Reggio Calabria, in cui si sono esibiti artisti del calibro di Sting, Vasco Rossi, De Andrè, Zucchero, Jovanotti, Biagio Antonacci, Ligabue, Renato Zero, Mark Knopfler. E la struttura è la settima in Italia come grandezza. Dobbiamo combattere queste persone, gridare il nostro sdegno e bloccare perciò questa “macchina del fango”. Caro Eros, se non te la senti di rischiare la tua “incolumità”, non tornare più a calcare i palchi del sud, ce ne faremo una ragione: ci saranno tanti altri artisti più o meno importanti di te che continueranno a farci emozionare. Magari tra essi ci sarà pure Masini, ed un pensiero lo potremmo rivolgere anche a te, proprio mentre Marco canterà la sua “vaffanculo”…

“Per questo motivo non faccio più date al sud”. E noi: “Ma cu ti voli!”

GEMELLI dal 21 maggio al 21 giugno

E' ottima la prima parte della settimana: carisma e autorevolezza assicurati. Fantastica la Luna del week-end, all'insegna di sentimento e conquista.

Ecco un altro artista che ha perso l'occasione per stare zitto e non parlare a casaccio. Si, perché non è il primo e sicuramente non sarà neanche l'ultimo. Ci pensa il famoso Eros Ramazzotti, quello della terra promessa, ad esternare un altro pensiero da classico “luogo comune”. E secondo noi la cosa lascia ancora più sbigottiti di allora, perché queste

CANCRO dal 22 giugno al 22 luglio

dichiarazioni sono arrivate proprio a seguito della morte di Matteo Armellini, tragicamente schiacciato dal crollo del palco che si stava allestendo per il concerto di Laura Pausini. Ma veniamo ai fatti. L'Eros nazionale, durante un'intervista rilasciata al giornale “La Repubblica”, dopo aver descritto il dolore provato per la perdita del giovane Matteo,

È’ nata prima la mafia o l’Unità d’Italia

Mercurio e Luna potrebbero rendervi più suscettibili del previsto: la gentilezza non va scambiata per debolezza. Venere risolutiva per l’amore.

VALERIO RIZZO DEL SITO “BRIGANTI”

Prima dell'Unità d'Italia esisteva la Mafia? Saviano, durante la trasmissione “Vieni via con me” andata in onda su Rai 3 lo scorso anno, ha narrato la leggenda dei tre cavalieri: Osso, Mastrosso e Carcagnosso, ma questa è appunto una leggenda! Partiamo dalle parole del giudice Rocco Chinnici che, negli anni '80, durante un'intervista affermò: “prima di occuparci della mafia del periodo che va dall'unificazione del Regno d'Italia alla prima guerra mondiale e all'avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente, premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell'unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l'unificazione del Regno d'Italia”. Parole pesanti, difficilmente comprensibili per i ben pensanti. Facciamo adesso un passo indietro di qualche secolo, al tempo dei Promessi Sposi. Manzoni descrive i personaggi di Don Rodrigo, i Bravi: il Griso e il Nibbio, il conte Attilio e soprattutto l'Innominato, storicamente identificabile in Francesco Bernardino Visconti, ricco feudatario e capo di una squadra di bravacci che commetteva ogni sorta di delitti. Ma i Promessi Sposi, prima ancora di essere la storia di due giovani amanti, è un romanzo storico e come tale ritrae la società milanese del 1600, i cui personaggi

LEONE dal 23 luglio al 23 agosto

Volete far vedere quanto siete unici e speciali, ma sarete più scrupolosi e professionali giovedì e venerdì. Nel week-end, farete il pieno di socialità. VERGINE dal 24 agosto al 22 settembre

Orsi nei primi tre giorni della settimana, potrete contare su Venere vincente. La forma è buona, lo stato d'animo rilassato, con charme in aumento.

potrebbero tranquillamente essere accomunati agli attuali boss. Tornando ai fatti risorgimentali ormai è nota l'alleanza tra Garibaldi e i picciotti siciliani, l'eccidio di Bronte ne è l'esempio più lampante, e lo stesso “eroe dei due mondi” scrive nel suo diario: “E Francesco Crispi arruola chiunque: ladri, assassini, e criminali di ogni sorta, 11 maggio 1860”, ma anche la decisione dei piemontesi di “istituzionalizzare” la Camorra a Napoli dandogli la gestione dell'ordine pubblico. L'artefice di tale scelleratezza fu il Prefetto Liborio Romano che scrisse a Salvatore De Crescenzo, esponente della camorra: “redimersi per diventare guardia cittadina, con quanti compagni avesse voluto, col fine di assicurare l'ordine. In cambio, i camorristi irregimentati avrebbero goduto di amnistia incondizionata e stipendio governativo”. E il dubbio sorge anche se si cita un altro protagonista indiscusso nella formazione sia dell'Unità che della Mafia: la Massoneria. Molti fonti storiche ormai sono concordi col fatto che l'impresa dei “mille” fu decisa a tavolino dalla massoneria. Non sarebbe corretto far partire la storia della criminalità organizzata dall'Unità d'Italia, in quanto già esistevano germi di prepotenze e piccole organizzazioni di derivazione feudale. Forse ciò che non si accetta è il fatto che tali germi siano stati innaffiati dal dopo-Unità, tanto da far nascere l'albero chiamato Mafia.

BILANCIA

SCORPIONE

SAGITTARIO

CAPRICORNO

ACQUARIO

PESCI

dal 23 settembre al 22 ottobre

dal 23 ottobre al 22 novembre

dal 23 novembre al 21 dicembre

dal 22 dicmbre al 20 gennaio

dal 21 gennaio al 19 febbraio

dal 20 febbraio al 20 marzo

Una Luna entusiasta e progettuale riscalderà l'atmosfera: le giornate saranno vissute con energia e calore. Qualche imprevisto, però, scombussolerà i vostri piani.

La Luna è l'antitesi del vostro modo di vivere le relazioni e vi farà desiderare una carovana nel Sahara. D'incanto sarà da metà settimana. Una domenica surreale vi aspetta.

Dedicate giovedì e venerdì ad attività di revisione e di controllo. Week-end interessante, con eccellenti occasioni di conoscere persone dinamiche come voi.

Venere, si sistemerà nella sfera affettiva e in quella della salute. Programmate un viaggio! Weekend di arte e cultura, motivi di svago e distensione.

Lavoro e bilanci economici procedeno di pari passo, con opportunità di entrate supplementari. Nel week-end, sarete iperattivi: trascinanti! DOMENICA

La Luna leonina vi rende evanescenti. Sarà meglio aspettare il week-end, per filare via lisci come l'olio nei settori che vi garberanno di più: l'arte, la moda e la psicologia.

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LA RIVIERA

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CINEMA NUOVO Siderno,info:0964/ 342776 Com’è bello far l’amore/ sabato e domenica ore 16.00 - 18.00 - 20.00 - 22.00 CINEMA GOLDEN Roccella J,info:333/ 7672151 Quasi amici/ 18.00 - 20.00 - 22.00 CINEMA VITTORIA Locri,info:339/7153696 The Iron lady / 18.00 - 20.00 Star Wars (in 3D) / 22.00

CINEMA GARIBALDI Polistena,info:0966/ 932622 The Time/ 16.00 - 19.15 - 21.30 CINEMA POLITEAMA Gioia T.,info:0966/ 51498 Hugo Cabret/ 18.00 - 21.00 CINEMA ODEON Reggio C.,info:0965/ 898168

Quasi amici/ 18.00 - 20.00 - 22.00

Blob of the week

CINEMA AURORA Reggio C.,info:0965/ 45373 Hugo Cabret (in 3D)/ dalle 18.00 NUOVA PERGOLA Reggio C.,info:0965/ 21515 Safe house, nessuno è al sicuro/ 18.10 - 20.20 - 22.30 MULTISALA LUMIERE Reggio C.,info:0965/ 51036 Sala De Curtis Ti stimo fratello/ 17.00 - 19.00 - 21.00 - 23.00

Sala Sordi John Carter (in 3D)/ 17.30 - 19.55 - 22.30

Sala De Sica Posto in piedi in paradiso/ 17.00 - 19.20 - 21.40 Sala Mastroianni Posto in piedi in paradiso/ 18.10 - 20.30 - 22.50

la Riviera AL CINEMA

Tanti Auguri alla nostra Anna Laura

Al piccolo Gabriele Adornato gli auguri di cuore dalla zia Patrizia per il suo primo compleanno e per un luminoso avvenire.

Mr. Marando o Mr. Md ?

Immortalati al rifugio Bochdi Madonna di Campiglio (2085 m)

Scuola elementare tanti anni fa sui banchi, ancora speranzosi in un futuro migliore

Il fascino del prof, erede di Pasquino Crupi, e la bellezza mediterranea

Reggio Calabria, il gruppo Fuda con in testa Gigi Giugno e alla sinistra D’Agostino promette guerra

Auguri perchè sai rendere speciale ogni singolo momento della nostra vita.auguri perchè mi sopporti ancora. Ti amo, Tonino!!!

Due persone uniche. Il loro sorriso ci riempie il cuore

Evito di usare il termine giusto per ragioni di buon gusto, vostro non mio. Ai miei tempi le passioni erano forti, talmente grandi che il sistema si era inventato la droga per sopirle. Intere generazioni di giovani sono state annichilite da fiumi di droga che scorrevano nei di Benjamin Bowson paesi occidentali. Senza l’eroina, probabilmente, le caselle in cui tutti si veniva collocati non avrebbero retto e il mondo sarebbe stato spazzato dalle proteste. Allora la droga veniva utilizzata per far dormire le persone, e le coscienze, perché ambedue erano terribilmente sveglie. Allora il Viagra non c’era, o meglio non serviva. Il sangue scorreva impetuoso nelle vene degli uomini e l’amore si faceva eccome. Il desiderio non aveva bisogno di fiamme artificiali, ardeva di suo com’era naturale che fosse. Un tempo il Viagra c’era ma veniva utilizzato solo per svegliare i cuori degli uomini intorpiditi dall’età. Vi do qualche lezione, in realtà il principio attivo della pillola blu esiste da mezzo secolo. Il sildenafil citrato veniva utilizzato da lungo tempo per curare le patologie cardiache, incidentalmente si era scoperto che aveva anche il potere di causare le erezioni. A nessuno fregava niente, perché ai tempi gli uomini non conoscevano il calo del desiderio. Furbescamente la Pfizer, multinazionale americana dei farmaci, precorrendo i tempi e preconizzandoli, pensò bene di brevettarlo, cambiando semplicemente il nome, sildenafil sali e coniando il termine Viagra. Così quando le passioni hanno abbandonato il cuore umano ha trasformato il farmaco in un pozzo d’oro. E oggi che le passioni sono quasi estinte il sistema a volte deve accenderle invece di spegnerle come faceva una volta. Ai ragazzi dà la coca o l’ecstasi. Ed è così deprimente appostarsi davanti alle farmacie per vedervi entrare dei ragazzi sempre più giovani con i corpi scolpiti dalla palestra e dagli anabolizzanti, che i muscoli più importanti non li hanno per niente tonici. Lo so che è un discorso da vecchi, ma penso che il mondo voi non lo potrete più cambiare. Dormite duro e il sonno più profondo ce lo avete nel campo delle passioni.

La verità dell’Iride

Non riuscite nemmeno ad amare

DOMENICA

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