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Il fresco senatore dr. Giovanni Bilardi vede un luminoso avvenire come consigliere regionale per il locrese Giovanni Calabrese, e a ciò gli ha manifestato il suo appoggio per quando sarà. Per ora, però, Giovanni Calabrese è impegnato nella conquista della poltrona di sindaco, già sgusciata in precedenza. Un passo alla volta, per la miseria.


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Parlando

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CONTROCOPERTINA

AD AFRICO In una mattinata di maggio

Dietro la processione mutilata di San Leo C' è odore di caserma, non d'incenso nella monocolore processione, che ora si spegne sul sagrato della chiesa. C'è rumore di manette e sembra più forte del suono delle campane. San Leo si chiude le orecchie per non sentire. RODERIGO DI CASTIGLIA uesta mattina, 12 maggio, intonata a San Leo, non sembra che sia festa. Non c’è nell’aria il profumo del sugo di capra e maccheroni, che riempiva tutte le vie del paese, sloggiato nel 1951 dalla pioggia rovinosa che lo trascinò in riva al mare Jonio , e che offrì solo il suo azzurro, e non pure pane e lavoro. Non c’è il via-vai delle nonne con i nipotini scalpitanti lungo le bancarelle di ceci, noccioline, zucchero filato, stomatico e ‘nzudde: queste ultime ardue ad addentare, ma buone per ricordare il tempo che fu. Non c’è più il vociare, che si inseguiva di bettola in bettola, dove il vino gorgogliava felice in onore del santo, e i compari dei paesi vicini venivano a incontrare i compari d’Africo. Non ci sono in piazza i ragazzi, che saltavano e gridavano e si rincorrevano, e s’aspettavano regali. E il poema epico dell’organetto e del tamburello, muti nella mattinata, resa inutilmente piacevole dal sole di maggio, sembra avere esalato l’ultimo respiro, quasi estrema reverenza al pensiero militarizzato che lo rende vacuo, impedendone il prolungamento nel ballo della tarantella. Il paese è come rintanato, vestito a lutto per i suoi morti e con il cuore nero per i suoi carcerati pure nel giorno della Festa di San Leo, che ormai non fa più miracoli. Anche i Santi hanno nostalgia, e vivono solo del passato quando fecero cose potenti e impressionanti. San Leo non fa eccezione. Il presente è infelice. Ha dell’infelicità la stessa processione, aperta da una Congrega appena visibile, e disertata dal vescovo

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mons. Morosini e dai curiali. Il Santo operaio lascia la Chiesa del San Salvatore, issato sulle spalle dei giovani portatori, salutato dagli spari e dalle note della banda musicale, e dietro a cantare le litanie gli si mette una moltitudine di giovani ragazze. Ragazze, ragazze, ragazze. Le loro madri, nella stragrande parte, sono rimaste a casa. Così come le loro nonne. Il loro cuore è triste. Quando il cuore del popolo è triste, non c’è festa. È la prima volta che mi accade d’assistere ad una processione mutilata. Privata, cioè, della generazione degli adulti e degli anziani, delle madri e delle nonne senza la cui fede nessuna Chiesa può sopravvivere. Ma ad Africo è accaduto. La processione, che ha qualcosa di mesto ed ascolta preghiere ammaccate dalla lunga speranza delusa, ha lungo il suo giro per le vie del paese, i rioni, le case che, tutte eguali, non espongono tappeti, arazzi, lenzuola in onore e per il rispetto del Santo. Quando dopo più d’una ora di cammino, cadenzato da preghiere, note musicali, evviva, la processione ritorna da dove s’era mossa, alla chiesa del San Salvatore, un breve gioco di spari saluta il Santo Operaio che con la sua scure ha potuto abbattere i pini, ma non l’ingiustizia su Africo dove continua a vivere tra la gente che non è perduta. C’è odore di caserma, non d’incenso nella monocolore processione, che ora si spegne sul sagrato della Chiesa. C’è rumore di manette, che fanno balzare il cuore delle vecchie madri, e sembra più forte del suono delle campane. San Leo si chiude le orecchie per non sentire.

Portatori con la statua di San Leo DOMENICA 19 MAGGIO

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LA SETTIMANA SAN LUCA / ANTONIO PELLE SIDERNO

Il raglio degli asini contro l’indifeso Michele Bonavita

Ragliano come asini, ma non ci sono più i vecchi maestri a mettergli le orecchie. Hanno dagli otto ai quindici anni, e i più accaniti raggiungono pure i 17. E perpetuano senza sosta un accanimento contro un unico e indifeso obiettivo. Michele Bonavita è un bersaglio facile che frotte di potenziali bulli sconquassano ogni giorno abbondando di risa inflazionate e di vanto. Si appostano quando sentono il rumore del suo motorino e lo aspettano al passo sparandogli addosso la vecchia nomea. Lo feriscono con l’antico sfottò che molto probabilmente è stato tramandato dai padri ai figli. Piccoli esseri ripugnanti figli di un comportamento che nasce dai falliti laboratori familiari. E ogni giorno le lacrime di Michele, che fanno godere i piccoli mostri, allagano le vie di un paese dove la pietà è morta.

“La Mamma”condannato a 14 anni, ancora latitante Quando fu arrestato, nell'ottobre del 2008, scovato in un bunker, tutta l'Italia esultò. Lui, Antonio Pelle, 49 anni, detto "la mamma" per la sua importanza tra i vertici della 'ndrangheta, era senz'altro tra le prede più ambite dalla DDA reggina. Non solo è un capoclan, ma ebbe anche un ruolo da protagonista della faida culminata con la strage di Duisburg. Per lui una condanna a 13 anni per associazione mafiosa e il regime carcerario duro, il 41 bis, che fu poi revocato per questioni di salute. Era stato proprio per questo ricoverato nell'ospedale di Locri, anoressia, precisamente: il boss non mangiava più e si era ridotto ad uno scheletro. Ma il vero scandalo è che in ospedale Pelle non era

sorvegliato: le forze dell'ordine si recavano solo a fare controlli saltuari. Il boss non ha quindi avuto problemi a scappare. La DDA ha subito aperto un'inchiesta, per capire se abbia avuto degli aiuti. Certo è che l'ospedale di Locri è stato più volte al centro di polemiche, per la facilità di poter entrare ed uscire senza alcun controllo. E nell'ospedale non c'è neanche un posto fisso di polizia, dismesso per la razionalizzazione dei costi imposta al Dipartimento della Pubblica Sicurezza dai tagli governativi. Si tratta del nosocomio che fa parte dell'azienda sanitaria che è stata più volte al centro di inchieste della magistratura per infiltrazioni della 'ndrangheta.

SPROPOLI

Sbarcati 71 immigrati palestinesi e siriani a Palizzi Sono 71 gli migranti sbarcati nella scorsa notte sulla spiaggia di Spropoli, frazione del comune di Palizzi, in provincia di Reggio Calabria. Le forze dell'ordine, e in particolare i carabinieri della Compagnia di Bianco diretta dal capitano Francesco Donvito, sono state allertate da cittadini intorno alla mezzanotte. I migranti dicono di essere di nazionalità siriana e

palestinese e tra loro vi sono undici minori accompagnati e una decina di donne, due delle quali in stato di gravidan-

za e che sono state ricoverate in via precauzionale all'ospedale di Locri, così come due minori affetti da influenza.

BENESTARE

Atti di solidarietà per don Rigaubert Elangui Dopo l'attentato subito nella notte di venerdì 10 maggio, quando ignoti hanno incendiato la sua automobile, il rev.do don Rigo, ha ricevuto tantissimi attestati di solidarietà. Primo fra tutti il vice Ministro dell'Interno Filippo Bubbico, il quale, si è recato di persona presso l'Episcopio di Locri per incontrare il Vescovo, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini e don Rigaubert. L'on. Bubbico è stato accompagnato dal Prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli. All'incontro hanno partecipato anche i Presidenti dell'Assemblea e del Comitato dei Sindaci della Locride. Durante l'incontro, il vice Ministro ha

ascoltato il Vescovo in merito ai problemi della Locride. Il Presule, ha spiegato tra l'altro che questo territorio si sente abbandonato dallo Stato: basta guardare le condizioni precarie in cui vige il nostro paese. Le manifestazioni d'affetto verso Don Rigo sono proseguite in serata a Benestare, con una fiaccolata di solidarietà. Monsignor Fiorini Morosini, nel suo intervento ha voluto ringraziare tutti e si è chiesto: «Quando matureremo una vera coscienza civile?» In modo chiaro ha detto che questo è un atto vile, compiuto magari da qualcuno che si ritiene anche credente.

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la Riviera

CARTOLINE MERIDIONALI Antonio Calabrò

Le notizie più lette della settimana su larivieraonline.com

Daniela Fazzolari a “la Francese” di Gaeta per festeggiare il terzo compleanno

Saline jonica, così vicina eppure così lontana Questa terra così a picco sul mare, così vicina eppure così lontana, così guardinga nei confronti del gigante azzurro, così spaventata e così attratta. Calabria, sospesa tra monti e mare, quello stesso mare dal quale sorgeva il pericolo, quelli stessi monti che riparavano e sfamavano. Il mare Calabrese ha sempre portato flotte nemiche, e guai e disastri. E restava la montagna, e la collina, sotto un sole beato, a gustarsi il mare da lassù, tra vigneti e zagara profumata.

1) SIDERNO, IL RAGLIO DEGLI ASINI CONTRO L’INDIFESO MICHELE BONAVITA (U SCIABOLA)

2)

MEDICO CALABRESE ACCUSATO DI FALSA PERIZIA A BOSS, MA DIAGNOSI SALVA DETENUTO

3) LOCRI DIVIETO D’ACCESSO ALLE PORTE DELL’OSPEDALE 4) MARINA DI GIOIOSA IONICA TUTTO È MAFIA

Daniela Fazzolari, attrice e conduttrice sarà la madrina del terzo compleanno del locale “La Francese” di Gaeta. Una scelta non casuale quella di coinvolgere il volto noto di Canale 5. L'attrice Daniela Fazzolari ha lavorato a lungo come conduttrice di diversi programmi televisivi prodotti da Siscom che hanno come intento quello della valorizzazione del territorio, soprattutto quello del basso Lazio. Durante la serata de “La Francese” sarà inoltre festeggiata la messa in onda della programmazione Siscom in Cina. Grazie a un accordo strategico ed esclusivo siglato dal Gruppo Giglio, editore italiano di canali digitali, in partnership con Siscom, e la CIBN-China International Broadcasting N e t w o r k (Gruppo CRI), uno dei maggiori broadcaster radio-televisivi cinesi di proprietà del Governo, tutto il made in Italy «dalla cultura all'enogastronomico, dall'hospitality all'industriale» avrà visibilità nei palinsesti della televisione cinese. L'intento di Siscom è di implementare le produzioni di format che possano dare visibilità in particolare all'area del basso Lazio in tutti gli aspetti, che non riguardano solamente le attività ricettive, ma anche quelle enogastronomiche, paesaggistiche e storico culturali. Siscom, inoltre, si occupa, assieme ad altri broadcaster, della diffusione di format televisivi in ambito turistico ed enogastronomico.

IL DIAVOLO NERO

Le signore Mazzarò e due ex deputate, signora Maria Grazia Laganà e signora Angela Napoli, la scorta se l'erano conquistata, con l'esposizione, dalla mattina alla sera, a rischio e pericolo della loro vita, divulgando su e giù per l'Italia il verbo antimafia, lanciando parole di solidarietà per le forze dell'ordine in prima fila nella lotta contro la 'ndrangheta, che adesso Saviano colora solo del bianco-cocaina, esprimendo apprezzamento per le retate giudiziarie e orrore per i magistrati minacciati. Quando le persone son fatte così, vuol dire che son fatte per la scorta, ed anche la scorta era fatta per loro,

L 5) ATTENTATO BENESTARE: ATTESO NEL POMERIGGIO IL VICEMINISTRO ALL’INTERNO BUBBICO

6) SAN LUCA, SEQUESTRATI BENI PER 300 MILA EURO ALLA FAMIGLIA GIORGI 7) SCORTA RIDIMENSIONATA PER MARIA GRAZIA LAGANÀ

8) TERREMOTO IN CALABRIA, PAURA TRA LA GENTE

che pareva ci avesse la calamita, perché la scorta vuol stare con chi sa tenerla, e non la sciupa tenendola sotto casa. Lo Stato in persona dei prefetti, che si sono succeduti nella provincia infetta di Reggio Calabria, s'è limitato

a riconoscere questa situazione di fatto, commettendo, però, l'errore di legare l'accordata scorta al ruolo istituzionale delle due Signore - e per la Laganà anche alla sua condizione di vedova dell'incolpevole Franco Fortugno e quindi di parte civile nel

processo contro i suoi uccisori. E l'errore genera errore. Sicché il prefetto Piscitelli, naturalmente in consonanza con il Ministro degli Interni, ha deciso di ridurre - non d'abolire - la macedonica scorta delle due Signore, che, poiché come loro natura crea, lo Stato deve conservare, hanno manifestato sorpresa, indignazione e brutti segni premonitori di vita strozzata. Ad evitare la quale, dalla notizia ferale della ridotta scorta che le obbliga a spendere del proprio per pranzi e benzina, prudenza vuole che si facciano monache di clausura. Tanto più che le predicatrici antimafia non mancano.

Dati Google.com

GIOIOSA IONICA

L’appello di DomenicoLoccisano Elettrici ed elettori di Gioiosa Jonica, viviamo un momento di grave crisi, sia economica che sociale, e tutti ci aspettiamo una crescita e un cambiamento per gioiosa. I problemi che quotidianamente rendono la vita complicata al cittadino sono tanti, ci impegneremo ad affrontarli con intelligenza e decisione, dal più facile al più complicato, ci impegneremo a trovare le soluzioni adeguate. Il cittadino vuole vedere pulito davanti casa, non vuole vedere erbacce, spazzatura. Il cittadino vuole vedere le strade senza buche, vuole un minimo di illuminazione davanti casa. Il cittadino vuole l'acqua, in molti punti del paese c'è carenza specialmente nei mesi caldi, tutti devono poter godere di questo bene prezioso e non e' giusto che una parte del paese ne abbia i abbondanza ed un'altra non ne abbia per niente. Il cittadino vuole andare a trovare i propri defunti e vuole vedere il cimitero pulito, dobbiamo quindi ridare dignità a questo sacro luogo. Il cittadino vuole andare a fare una raccomandata o ritirare la pensione e non vuole essere costretto a passare nell'ufficio postale buona

parte della giornata. Soprattutto il cittadino vuole andare negli uffici comunali e vuole trovare assistenza, cortesia, servizio. Siamo l'unica lista che ha in programma di eliminare gli orari di accesso al pubblico, gli uffici resteranno sempre aperti da quando si apre a quando si chiude. Il nostro programma oltre ad individuare i problemi, indica, con le sue linee guida, il modo per giungere alla soluzione del problema stesso. Tutto il “progetto-programma” è studiato intorno al binomio “aumentare-diminuire”, aumentare la qualità dei servizi, diminuire i costi. Su questo binomio abbiamo lavorato per renderci presentabili a voi elettori e offrirvi una proposta davvero sostenibile. Ci accorgiamo invece che gli altri programmi per mantenere (e non migliorare) i servizi prevedono di “individuare nuove entrate che i cittadini dovranno sopportare” (proposta 11 progetto grande gioiosa). Vi prego quindi di riflettere. Sulla base dei nostri presupposti, invece, avvieremo a soluzione il problema spazzatura con la raccolta differenziata e il problema acqua con nuove fonti di approvvigionamento. Ci

impegniamo ad intervenire inoltre sul cimitero comunale, sul mercato domenicale con la copertura del Gallizzi per i parcheggi, sulla redazione del piano urbanistico. Un'attenzione particolare sarà rivolta al centro storico. Elettrici ed elettori, il nostro programma prevede la massima trasparenza amministrativa attraverso la partecipazione diretta dei cittadini, nelle assemblee a cadenza mensile che si terranno ognuno sarà messo a conoscenza dell'azione amministrativa ed ognuno potrà esprimere le proprie idee, offrire i propri suggerimenti e, se lo desidera, partecipare all'azione amministrativa stessa attraverso gli organismi di azione popolare elencati in programma che saranno al più presto istituiti.Elettrici ed elettori votiamo quindi chi intende difendere gli interessi di gioiosa ionica, gli interessi dei lavoratori; votiamo per chi s'impegna ad attuare nuove strategie, legali ed intelligenti, che tendono a fornire servizi di qualità e che tendono ad alleggerire i tributi. Noi vogliamo pagare i tributi ma dobbiamo pagare tutti, pagare il giusto e, soprattutto, vogliamo vedere il risultato.

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APPROFONDIMENTI

Svilupp

&

ripresa

Un provvedimento sblocca crediti, ispirato ad un’iniziativa di Piemonte e Lombardia, è stato proposto da Confindustria Reggio per cercare di uscire dallo stallo economico in cui ci troviamo. La Camera di Commercio di Reggio dovrebbe istituire un fondo che possa rappresentare una garanzia per le banche, così da fare riaprire i rubinetti per gli imprenditori, mentre gli enti si dovrebbero impegnare a rientrare dei crediti accumulati.

Imprese disperate, ma c’è una speranza ELEONORA ARAGONA iecimila euro, questo l’importo di un certificato di credito che un imprenditore della Locride ha presentato alla banca in cui è cliente da una vita. Fino a qualche tempo fa non avrebbe avuto nessuna difficoltà. Entrare in banca con una certificazione di credito emessa da un ente pubblico era una garanzia sufficiente. Oggi non più. Piccole e medie imprese nel reggino, ma un po’ in tutto il paese, falliscono o sono in estrema difficoltà e per buona parte l’insolvenza di comuni e pubbliche amministrazioni è una delle cause. Pagamenti, forse, a sei mesi e gli imprenditori spesso devono anticipare di tasca propria, senza alcuna certezza di rientrare del credito. Come se non bastasse la sempre più preoccupante situazione economica e i mancati pagamenti da parte dei comuni stanno spingendo un numero crescente di banche a rifiutarsi di coprire i certificati di credito e a concedere prestiti agli imprenditori che lavorano con gli enti pubblici. Questo circolo vizioso sta bloccando qualsiasi iniziativa e sta portando al collasso il sistema delle piccole e medie imprese. La Lombardia, come il Piemonte, ha messo a punto un’iniziativa Sblocca Crediti. In sintesi data l’insolvenza di molti comuni e le crescenti difficoltà incontrate dagli imprenditori che avanzano crediti dalle

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Le banche ormai non si fidano più dei certificati di credito delle pubbliche amministrazioni, le imprese che falliscono o sono in gravi difficoltà sono sempre di più pubbliche amministrazione, le Camere di Commercio delle rispettive regioni hanno stipulato accordi con imprenditori, banche e comuni. Attingendo alle casse della Camera di Commercio è stato creato un fondo di alcuni milioni che sarà usato come garanzia con le banche che riapriranno i rubinetti per gli imprenditori che si presenteranno con un certificato di credito di enti pubblici. E contemporaneamente i comuni si impegneranno a restituire gli anticipi della Camera di Commercio e coprire i propri debiti. Il Presidente della sezione Turismo di Confindustria Reggio, Giuseppe Nucera, vorrebbe proporre la stessa idea alla Camera di Commercio di Reggio Calabria. Tra l’altro secondo quanto dichiarato da Nucera la Camera di Commercio reggina dovrebbe avere a disposizione circa 20 milioni di euro e per sostenere questa proposta basterebbe metterne a disposizione 4/5 milioni. Tra l’altro la cassa della Camera di Commercio dovrebbe solo fare da garanzia per le banche fino a che le pubbliche amministrazioni non saranno in grado di coprire i debiti. e poi quelle risorse non sono altro che il frutto dei versamenti degli imprenditori e sarebbe quindi logico che in questo momento di crisi fossero usate per dare un po’ di respiro alle imprese.

Convegno per discutere di apertura del credito È il momento di fare rete e affrontare insieme questo momento di crisi. Il convegno organizzato per il 25 maggio metterà insieme banche, imprese e pubbliche amministrazioni. In particolare si cercheranno rassicurazioni sull’affidabilità degli enti insolventi.

e imprese della Locride A.L.I., Confindustria Reggio Calabria e il Corsecom insieme all’Associazione dei Sindaci, non ci stanno ad abbandonarsi alla crisi e alla chiusura del credito da parte delle banche. Proprio per parlare di ripresa e soluzioni è stato organizzato un convegno sabato 25 maggio all’hotel President di Siderno. Sono stati invitati a partecipare anche gli istituti di credito attivi sul territorio. È il momento di fare rete e cercare insieme di capire come uscire dallo stallo in cui si trova la Locride. Gli imprenditori avranno modo di esporre le difficoltà che devono affrontare giornalmente e di ricevere risposte immediate e dirette alle loro lamentele. Si cercherà in questo modo di individuare gli strumenti finanziari necessari a sostenere la ripresa dell’economia del territorio.

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Si parlerà di problemi reali, di cifre, tassi d’interesse e scoperto, di copertura finanziaria e burocrazia. Sarà importante trovare un punto d’accordo e aprire un dialogo tra le parti dato che da questo dipende la sopravvivenza del sistema produttivo reggino. L’appello dovrà essere recepito da entrambe le parti in gioco, banche e imprenditori, e sarà anche necessario un forte impegno da parte delle pubbliche amministrazioni ed è per questo che uno degli interventi più attesi sarà quello dei responsabili delle banche del territorio. Obiettivo del tavolo è quindi quello di far avvicinare le banche agli imprenditori e vorrebbe anche essere solo il primo di tanti appuntamenti. In modo da poter contribuire a superare alcuni ostacoli che contribuiscono a rendere ancora più drammatica questa fase di crisi economica.

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Noi accu Accusiamo Scopelliti e Minniti di viltà interessata di fronte agli apparati repressivi dello stato, che negano alla Calabria la possibilità di liberi e sovrani comuni. Tirannide, sofismi, ipocrisia sono il miele di chi regola il voto e ci governa.

PASQUINO CRUPI I nomi dei comuni sciolti per infiltrazione mafiosa e dei comuni in via di scioglimento dopo l’occupazione delle commissioni d’accesso li conoscete, e non li rifaremo. Ripetere non giova mentre l’incontrastata scure del Ministero degli Interni s’abbatte sul Basso Jonio, e il rinnovo dei consigli comunali di San Luca, Locri, Gioiosa Jonica - più farsa

democratica che sovranità popolare - con ogni probabilità di certezza, è di preludio ad altre commissioni d’accesso e ad altri scioglimenti. Se fossimo danarosi, scommetteremmo che così sarà. Ecco, noi qui vogliamo sottolineare che i sindaci dei disciolti comuni non sono figli di nessuno. Sono figli dei partiti, in gran parte, del Pdl e del Pd, che vanno per la maggiore in Italia, nel Mezzogiorno in Calabria e nella

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Stilo

paese di

cusiamo provincia reggina ove già coccolarono gli Iaria e i Costantino di Melito, i Figliomeni e i Ritorto di Siderno , i Femia di Gioiosa Marina , i Crinò di Casignana, i Brizzi di Sant’Ilario del Jonio, i Campisi d’Ardore, gli Giorgi di San Luca, e via seguitando. Tutti ora sfregiati e resi spaventevoli, come i lebbrosi, dai decreti del Ministro e dalle disposizioni del Prefetto. Tutti ora accompagnati dal misconoscimento di paternità. Il che affibbia alla classe politica calabrese e reggina il titolo infame, di cui nessun altro è maggiore, di classe politica Snaturata. Noi accusiamo. Noi accusiamo Giuseppe Scopelliti nella sua doppia veste di governatore e di coordinatore regionale del Pdl. Noi accusiamo Alfredo D’Attorre, commissario regionale del Pd. Noi accusiamo i deputati e i senatori del Pdl.

Noi accusiamo i deputati e i senatori del Pd. Noi accusiamo i deputati e i senatori del Movimento 5stelle. Noi accusiamo, se ne vale la pena, il Presidente dell’Assemblea dei Sindaci della Locride. Noi accusiamo gli intellettuali superstiti della Calabria, che speculano sull’ingiustizia nei libri e non la denunciano nella realtà. Li accusiamo tutt’insieme, senza graduare responsabilità, di viltà interessata di fronte agli apparati repressivi dello Stato, che negano alla Calabria la possibilità di liberi e sovrani comuni, e, che, protagonisti di altra viltà, non hanno il coraggio di proclamare la sospensione a data da destinarsi dell’esercizio del voto nei territori meridionali e specialmente nella Locride. Tirannide, sofismi, ipocrisia sono il miele di chi regola il voto e ci governa.

Mafia?

Storicamente no! In questa nostra terra non c’è una società civile capace di reagire né alla mafia, né alla mentalità mafiosa, né all’antimafia di professione, né all’umiliazione dell’altrui libertà. L’antica e civilissima città di Stilo non merita l’onta di essere governata da commissari antimafia. ILARIO AMMENDOLIA Stilo è una delle cittadine più belle della Calabria. Ovviamente il pensiero corre alla Cattolica, un gioiello di armonia e di grazia. Ogni angolo, ogni Chiesa, ogni palazzo, ogni convento, ogni scorcio della vecchia Stilo è un grido di bellezza. In queste Chiese predicò e su queste strade camminò fra Tommaso Campanella, imponente filosofo della nostra Terra, anche se la sua abbondante semina ha prodotto raccolti altrove, e trovò invece terra ostile e sterile in Calabria. In anni lontani ho insegnato nelle scuole di Stilo ed ebbi come autorevole collega il professore Miriello, padre dell’attuale sindaco, fine musicista, ed una delle persone più buone e sensibili che abbia conosciuto. Non sempre la bontà porta fortuna, infatti il professor Miriello fu costretto ad assistere alla esecuzione del proprio figlio per mano mafiosa. Esperienza che lo distrusse e lo portò alla morte. Pur non esprimendo alcun giudizio fu quei drammatici fatti di tanti anni fa, dinanzi alla commissione di accesso nominata al Comune di Stilo mi domando “può una persona che ha avuto una esecuzione barbara e feroce del proprio fratello accettare una qualunque collusione con la ‘ndrangheta?” La risposta spontanea sarebbe: certamente no! Stilo è paese di mafia? Storicamente no! Sono queste le risposte che mi ha dato Gian Carlo Miriello, sindaco di Stilo. Egli avrà certamente letto le parole del Quasimodo “ognuno è solo nel cuore della terra” In questa nostra terra non c’è una società civile capace di reagire né alla mafia, né alla mentalità mafiosa, né all’antimafia di professione, né all’umiliazione della democrazia e dell’al-

trui libertà. Dopo Siderno, Sant’Ilario e Casignana, Samo, Platì, Melito, Ardore, S. Luca, è toccato a Stilo. Se potessi parlare ai cittadini di Stilo, comunque schierati politicamente, non avrei dubbi nel chiedere loro di difendere l’onore della Città.

Avranno tempi e modi per affermare la loro egemonia culturale e politica sul Paese. Adesso è tempo di unità! L’antica e civilissima città di Stilo non merita l’onta di essere governata da commissari antimafia.

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Parlando

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MIX

La storia di una bomba ecologica che minaccia la città di Palizzi, e non solo.

Da fabbrica di pipe a fabbrica di morte In principio era “sartulavecchia”, un toponimo che non lascia dubbi, quasi fosse onomatopeico. Un fonosimbolismo delle origini della frazione Marina di San Lorenzo. Poi, la necessaria omologazione in lingua l’ha fatto necessariamente virare in “Salto della Vecchia”. Siamo agli inizi del 1800 e questa frazione marina di San Lorenzo ebbe gli albori grazie al rigoglioso allevamento del baco da seta. I dintorni, densamente ombreggiati da gelsi, erano foglie fresche, per i famelici bachi, preziosi per l’economia contadina, specializzata nella produzione di seta, la cui fiorente produzione ebbe ulteriore impulso nel 1868, con l’avanzamento della ferrovia da Lazzaro fino a Bianco Nuova, innervando, così, la prima via di comunicazione Reggio-Taranto di una jonica desolata, interamente completata nel 1875. Già dal 1879, il prof. Pio Mantovani, nel suo “Bullettino di Paleontologia” riportava la presenza di una fabbrica nei pressi dell’abitato di Salto della Vecchia. Questa fabbrica, che con una politica industriale ante litteram, ha proceduto a varie riconversioni, così da produrre, fino al 1949, laterizi e, subito dopo, alla lavorazione del ciocco d’erica e del noce. I proprietari, i fratelli Crea, si rifornivano di ciocco d’erica, per la produzione di pipe, nell’alta collina tra San Lorenzo, Bagaladi e Roccaforte del Greco. Mentre i tronchi di castagno venivano portati da Gambarie d’Aspromonte e servivano per la produzione di cassette per ortaggi. La diversificazione delle produzioni ha permesso di mantenere sempre i livelli occupazionali, fino a quando, alla fine degli anni ’60, la fabbrica non fu chiusa. Erano, appunto, gli anni ’60, in pieno boom economico, con grandi masse di operai d’esportazione al Nord ed erano pure gli anni di grande uso di “rivoluzionarie” soluzioni tecnologiche,

come il famigerato eternit, il fibrocemento che ha causato migliaia di morti per mesotelioma pleurico, un terribile ed inesorabile cancro. La Legge n. 257 del 27 marzo 1992, detta “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”, riconosce i rischi per la salute e mette al bando tutti i prodotti contenenti amianto, vietandone l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione di manufatti contenenti amianto. Anche la fabbrica di “sartulavecchia” ha utilizzato eternit in abbondanza per le coperture dei quasi 4.000mq. di capannoni e, dopo 45 anni dalla chiusura ad oggi, le lastre d’amianto, su tetti in parte sfondati ed in parte crollati, mostrano tutto il loro tetro ghigno del terribile pericolo, che contengono e disperdono con le polveri nell’ambiente circostante. Tuttavia, un ambientalismo strabico e georeferenziato non riesce ad andare oltre i laghetti di Saline, ne presidia i palmipedi che vi risiedono e stende ampie lenzuola contro il carbone, futuro prossimo responsabile di esiziali rischi per la salute, ma non per l’occupazione. E non ha mai preso in considerazione quanto è succede ogni giorno a Marina di San Lorenzo, dove solo all’iniziativa, portata avanti negli anni passati, dagli avvocati Maria Rosaria Falcone e Luciano Calabrò, oggi si aggiunge l’impegno e la lotta di don Giovanni Zampaglione, battagliero parroco, che insieme a Nino Mangiola dell’associazione Laurentianum, ha ridato forza e voce alla battaglia contro l’indifferenza verso questa bomba ecologica, che i suoi effetti, silenti e mortali, li rilascia quotidianamente, sotto gli occhi di tutti e principalmente sotto il naso di chi ne respira le polveri venefiche, disperse nell’aria di “sartulavecchia”. Walter Scerbo

Melito di Porto Salvo

12,4 milioni di euro di buco nel bilancio comunale Un buco del bilancio comunale pari a 12,4 milioni di euro. È questo l’ultimo dato stilato dalla terna commissariale, composta da Antonio Giannelli, Giuseppa Di Raimondo e Rosanna Pennestrì, durante i primi due mesi del loro mandato. Totò Minniti vedeva lontano quando veniva tacciato per “pazzo” dal Sindaco Iaria e dall’assessore alle finanze Latella ma oggi, la sua presunta “follia” si trasforma in verità, certificata dalla Commissione Straordinaria che approva un consuntivo di “disavanzo di amministrazione” che supera i 12 milioni di euro. Una delle possibilità all’orizzonte, per diminuire il debito comunale, sarebbe quella di accedere ad un mutuo triennale con la Cassa depositi e prestiti, sfruttando la cosiddetta legge “salva comuni” che permetterà

di dare ossigeno alle casse dell’ente. Questa mossa, favorirebbe il pagamento degli stipendi dei dipendenti aiutando, al contempo, anche le aziende che vantano dei crediti da parte del palazzo comunale. La terna prefettizia ha provveduto dunque ad approvare un bilancio consuntivo facendo una scrematura di debiti in modo da rendere più reale i dati. Una situazione, quindi, difficile che mette in luce, la cattiva gestione delle casse comunali che è stata effettuata negli anni passati e che, adesso, si ripercuoterà sulle spese dei cittadini.Il rischio del dissesto finanziario è dietro l’angolo e soltanto un lavoro certosino come quello compiuto dai commissari potrebbe portare il comune di Melito Porto Salvo fuori da tale empasse. Altro problema al quale stanno lavorando i

commissari è quello della raccolta dei rifiuti. Melito Futura a tal riguardo ha avanzato due proposte importanti: individuare un’area di stoccaggio fuori dal centro urbano e adottare la raccolta porta a porta. A tal proposito, il movimento politico ha informato che entro la fine del mese di maggio organizzeranno un’iniziativa con esperti del settore e qualche amministratore proveniente dai comuni virtuosi in fatto di raccolta differenziata. Al momento, oltre agli interventi tampone concordati con l’azienda Ased, per liberare dalla spazzatura le zone “sensibili” come scuole, chiese ed ospedale, si sta cercando di capire se esiste una soluzione alternativa da attuare. Maria Cristina Condello

ROCCAFORTE DEL GRECO

Campagna elettorale tra proposte e proteste Sebbene secondo alcuni candidati sia stata molto partecipata, la prima assemblea pubblica promossa, sabato 11 maggio, dalla lista “Roccaforte Rinasci”, nei fatti, non ha riscosso la grande partecipazione collettiva sperata: includendo i candidati, erano molto meno di trenta le persone ad aver preso parte all’evento. Ancora tanti, pare, siano i dubbi, mossi dai residenti e non, anche sui social network, sui candidati alla guida del Comune di Roccaforte del Greco, rei, a loro avviso, di avere presentato un programma poco contestualizzato e documentato, o ancora di non conoscere bene il paese che, una volta vinte le elezioni, andrebbero ad amministrare. C’è chi, tra sospetti e diffidenza, ritiene difficile credere a tutto questo slancio d’amore nei confronti di un paese che, magari, fino a qualche mese fa neanche i candidati conoscevano. Cosa c’è dietro? Chi c’è dietro? Qual’è il vostro scopo?

Queste e altre le domane che si rincorrono per le vie del paese. Non manca loro, altresì, il sostegno di altri cittadini che, di fatto, molto sfiduciati rispetto alla politica che li ha abbandonati ai commissari, si affiderebbero volentieri nelle mani degli “stranieri”, come sono soliti definirsi gli stessi candidati, in terra grecanica. Tuttavia, nonostante dubbi e diffi-

denze, dall’incontro sono emerse alcune problematiche e alcune proposte messe al vaglio e discusse dai partecipanti, sopratutto donne, accorse ad ascoltare i giovani aspiranti amministratori: la difficoltosa viabilità stradale per raggiungere il paese, la mancanza di servizi essenziali, soprattutto per gli anziani, le prospettive future per i giovani, la tutela del territorio, il bisogno di un servizio ambulanza per le emergenze, la necessità di formare cooperative utili per la creazione di B&B e agriturismi; «Rifare strade, marciapiedi, raccolta dei rifiuti porta a porta per gli anziani non deambulanti, pensilina coperta per attendere l’autobus in inverno, fare arrivare il pullman fino in piazza, avere l’acqua d’estate! Questi sono - sostiene il candidato a sindaco Giuseppe Minnella - i bisogni primari semplici e possibili da soddisfare a Roccaforte». Gli sprechi pianificati nel piano delle opere DOMENICA

triennali sono stati, poi, oggetto di un acceso dibattito, condiviso da tutti presenti. A tal proposito riportiamo le dichiarazione del Minnella, relative ai previsti 337 mila euro per l’annualità 2014 mirati alla ristrutturazione del campo sportivo: «Mi sembra veramente ridicolo destinare la metà del budget di spesa per il rifacimento del campo sportivo quando la gente lamenta tantissimi problemi più urgenti e da tanto tempo pure. Sicuramente il campo dovrebbe essere curato ma 340 mila euro, manco si fosse stati promossi in serie C! Un’altra perla dei Commissari […]; se non si raggiunge il quorum continua Minnella - a Roccaforte rimarranno i commissari e non mi pare che siano entrati nella storia per il loro modo di governare». Condivisa, dunque, unanimemente la negatività dei commissariamenti. M.Valentina Attinà

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Eppure “lo Scrigno”, ben mimetizzato, riesce a nascondersi agli occhi indiscreti da oltre un ventennio. Un club dove donne e uomini si incontrano nella massima discrezione. È un luogo di erotismo ma non è una casa di appuntamenti.

Curiosità

qualche giorno di vacanza recandomi da mia cugina. Furono giorni indimenticabili. Rigorosamente proibito parlare del futuro o del passato. Questa è la prima regola del nostro club. Niente nomi, niente ricordi, niente problemi! Tutto è presente! Non c’è notte, né giorno. Ogni attimo è buono per vivere. Sette giorni diventano un attimo ed una eternità! Rientrai in città rigenerata, nuova, con tanta voglia di vivere. Tuttavia avevo uno scrupolo di aver tradito la memoria di mio marito. Un venerdì sera il “canonico” ci propose di partecipare al tavolo parlante. I colpi sul tavolo li ho sentiti con assoluta certezza, poi voci confuse e lontane. Comunque le ho sentite... Io ho chiesto di parlare con mio marito. Mi diedi forza bevendo tre cognac senza prendere fiato. Fui sorpresa quando il “canonico” mi aiutò a comprendere le parole pronunciate da mio marito. Tra i tanti segni, egli mi rivelò di essere assolutamente contento per la mia vita. Mi sono liberata da un grande peso! Io lavoro, vado a messa, frequento molte amiche e qualche parente. Lo “Scrigno” però è stata una esperienza unica! Non ci vado da un anno, dal giorno in cui ho scoperto che stavo per innamorarmi. Questo è contro le regole, perché porta alla infelicità. Tuttavia le storie che ho vissuto direttamente o in forma indiretta non è giusto che vadano perdute. Il club è coordinato dall’Olimpo. Sono i soci fondatori e coloro che via via sono stati ammessi alla suprema istanza. Poi v’è il tempio e quindi l’agorà. Ognuno si presente con un suo

Avventur

&

amici Eleonora di

De Fonseca

a Locride sembra una terra sonnolenta. Tutto scorre piano, tutto sembra scontato, il colore dominante appare il grigio. Eppure “lo Scrigno”, ben mimetizzato, riesce a nascondersi agli occhi indiscreti da oltre un ventennio. Un club dove donne e uomini si incontrano nella massima discrezione. È un luogo di erotismo ma non è una casa di appuntamenti. Non ci sono orge, né droga, né prostituzione. Tutto è elegante, niente rimanda alla cafonaggine dei luoghi in cui ci si prostituisce. Eppure, tra le tante attività, l’erotismo è sempre sullo sfondo. Si consuma lontano dal club. A volte in una delle dependance per chi lo desidera, oppure nella programmazione di crociere, viaggi, visite in paesi e città fuori del nostro comprensorio. Lo “Scrigno” accende i motori, dà il via, fa venire meno la timidezza, stimola l’audacia. Chi entra per la prima volta non nota niente di eccezionale. Potrebbe essere una sede del Rotary della Fidapa, insomma un qualsiasi circolo ricreativo. Una pianola, due salottini ben arredati, una saletta proiezioni, tre tavoli da gioco, il giardino nascosto agli occhi indiscreti, al centro una saletta con un tavolo rotondo o meglio “il tavolo parlante”. Infine una sala per l’aperitivo. Tanta musica di sottofondo!

L

Non è facile essere ammessi. La selezione è severa e non sono ammesse raccomandazioni. Io vi entrai tredici anni fa. Mio marito era morto da tre anni! Ero caduta in una forma di depressione. Avevo smarrito il senso della vita. Fui introdotta allo “Scrigno” grazie alla mia amica del cuore a cui sarò eternamente grata. Tre mesi dopo ero in crociera sul Mediterraneo insieme ad un amico. Non era nato un nuovo amore. Non poteva nascere. Non poteva volerlo lui, felicemente sposato e con figli, ma non lo volevo neanche io. Lui parlò alla moglie di un convegno medico al quale non poteva mancare ed io del bisogno di prendere

nome diverso da quello dell’anagrafe. Il Vescovo, il canonico, la bella Elena, la Valchiria, il notaio, Pompea, Teodolinda, Carlo il Grande, ecc. Vi parlerò di tante piccole grandi storie. Chiedo scusa agli aderenti al club ma non credo di fare niente di male. Lo faccio per dimostrare che si può vivere felici e che il merito è di tutti voi. Una sola preghiera. Col passare degli anni sono diventata assolutamente pigra. Da quando sono andata in pensione la mia pigrizia è cresciuta in maniera esponenziale. Apprezzo “la Riviera” che grida nel deserto come noi nello “Scrigno” cercavamo qualche anima viva. Perciò ho deciso di affidare a questo giornale le mie memorie a due condizioni: l’assoluto anonimato; e che scriverò solo quando avrò voglia e voi pubblicherete solo quando vorrete e potrete. Un caro saluto al direttore che stimo da una vita. Alla prossima puntata. DOMENICA

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PROVINCIA MARINA DI GIOIOSA

Alternative alle brutte periferie Immaginate di attraversare la ss.106 e che nei pressi del palazzetto dello sport (zona Agip) di Marina di Gioiosa vediate un campo da tennis e una piazza circondate dal verde. Un luogo accogliente, pulito e popolato dai gioiosani. Sarebbe un bel colpo d'occhio, un biglietto da visita per la città. Chi percorrendo la statale jonica si trovasse a passare di lì resterebbe stupito. La ss.106 ci ha infatti abituati a scorci da periferie degradate non appena superati i centro città. Ma basterebbe veramente poco per rendere più ammiccanti i centri per cui si snoda la jonica. Una dimostrazione la offre la stessa Marina di Gioiosa Jonica che con il rifacimento della pavimentazione di Piazza Zaleuco sembra aver cambiato volto. E potrebbe ancora migliorare il proprio aspetto. L'architetto Giuseppe Jeraci, 40 anni, ha regalato alla città un progetto per rivalorizzare e sistemare l'area intorno al campo sportivo. Un progetto come quello donato alla città da Jeraci di soltio viene a costare ai comuni intorno ai 15.000 . Ma lui lo ha realizzato e ragalto alla sua città perché ha sentito la necessità di migliorare in qualche modo il proprio paese. Il giovane gioiosano sapendo che a Marina mancano i luoghi di aggregazione adatti ad ospitare manifestazioni all'aperto ha ripensato lo spazio antistante il campo sportivo. Già nel 2006 quando il suo progetto di restrutturazione del campet-

to da tennis vinse e fu finanziato aveva proposto questa integrazione per migliorare l'area e metterla al servizio del territorio. Ci anche confessato come sia scoraggiante vedere finanziati progetti “politici” che non hanno nessun riscontro economico per la popolazione. Anche il campetto da tennis è un esempio di come la politica finanzia progetti ma senza tenere conto delle reali esigenze dei gioiosani. Il campetto ristrutturato, grazie ad un finanzia-

mento di 70.000 , non appena ultimati i lavori è stato abbandonato e non è stato mai affidato a nessuno. Adesso a distanza di anni sarebbero necessari almeno 2.000 per rimettere a posto le recinzioni e per comprare le reti. Iniziative come quello di Jeraci fanno sperare che non ci si sia ancora del tutto rassegnati alla brutta periferia in cui ci stiamo trasfromando, alla trascuratezza che ci sta intorno e alla immobilità che sembra avvolgere la Locride. Eleonora Aragona

Ma se non ci fosse stata la Riviera, qualcuno avrebbe continuato a parlare dell’happening geracese? Caro Direttore, tra i più grandi battutisti del XX secolo, i due «nani di strapaese» Mino Maccari e Leo Longanesi erano capaci di fulminare con feroci motteggi anche i loro amici, col risultato di ritrovarseli nemici; appena scemato l’affronto, ricominciavano a sfotterli fino alla successiva levata di scudi. Meglio perdere un amico che una battuta, sosteneva l’antico Quintiliano, copiato dal novecentesco Ennio Flaiano. Perfino il poeta Cardarelli, che era un ipocondriaco (tanto da indossare un soprabito anche d’estate, come Proust che non si toglieva il pellicciotto nemmeno al ristorante), ogni tanto dai tavolini di un celebre caffè romano o dalla poltroncina di una libreria lanciava varie lepidezze, consegnate alla storia del costume letterario. Ma ne dovette subire a sua volta, soffrendone non poco: nei più lontani anni il giovane Piero Gobetti lo sfotteva e lui di rimando lo chiamava «stercoraro», cioè mangiatore di m…a. Flaiano più tardi ricordò che il pittore Amerigo Bartoli aveva definito Cardarelli «il più grande poeta morente», per le sue fisime di eterno malato. E Cardarelli dal canto suo, ad una signora che gli domandava notizie di Bartoli,

Il controcanto di Orfeo aveva risposto alludendo alla piccola statura del pittore: «La notte non può dormire e passeggia nervosamente sotto il letto». Ed eran tutti uomini di mondo, amici colti e ben educati. Per rendersi antipatico in società è necessaria una adeguata preparazione di stile e di pensiero; soltanto la simpatia s’improvvisa ma è roba di dilettanti. Le battute non devono indurre al pentimento chi le pronuncia. Orfeo giustifica talvolta la reazione delle vittime: il suo alter ego conobbe l’anziano Mino Doletti, precursore e decano della critica cinematografica italiana, e ne ebbe una lunga intervista, in cui il vegliardo narrò le sue straordinarie vicissitudini sotto il regime fascista. Doletti aveva l’abitudine di farsi servire a tavola acqua con molto ghiaccio; seduto poco distante l’alter ego di Orfeo non si tenne e sibilò ad un commensale: «Così si conserva meglio…». Lui vecchio sì, ma di udito lungo, gli tolse il saluto. Però, qualche mese dopo, Doletti chiamò il direttore del giornale

che aveva pubblicato l’intervista complimentando il redattore per aver riportato fedelmente il suo racconto. Una battuta sulle «salme che parlano con le salme» ha spinto il simpatico campanelliano Arcidiaco ad assimilare Orfeo (un semplice nome di penna, invece certi altri scolaretti sùbito si son precipitati a cercarlo agli Inferi con sfoggio di mitologia da wikipedia) a un decadente o a un crepuscolare, definendolo per giunta un «intellettuale fascista» (oggidì bisognerebbe adombrarsi soprattutto per la parola «intellettuale», il resto essendo metempsicosi incomprensibile ai nativi post-ideologici. Peraltro, Arcidiaco sbaglia ad evocare le vere Erinni: infatti esse si commossero per le melodie del vero Orfeo). Ma quella battuta di Orfeo sulle salme, per quanto paradossale, non può essere scambiata per metonimia, altrimenti non si potrebbe più parlare tra viventi e resterebbero sul campo solamente i fuochi fatui e i lumini votivi, giusto per rimanere in argomento. E poi, suvvia,

rimproverare Orfeo-Giuda per una effusione di cortesia, pare molto azzardato, a meno che non ci si senta come il Maestro nell’Orto degli Ulivi. Conoscendo le inclinazioni culturali di Arcidiaco, più pertinente sarebbe stato il richiamo al piccone che colpì Trotsky. Ma Orfeo non ha mai mirato alla sua testa, sulla cui guancia invece riposiziona un sincero bacio di commiato. Riguardo invece alle unghiette di una giovane pedestre, non è proprio il caso che Orfeo si acconci a fare il manicure alle bambole, come direbbe Bersani. Il motto mordace è un esercizio di critica libero dal galateo che nel giornalismo è il vestito di cerimonia dell’ipocrisia; è un urto di compiacenza, come una pacca di passaggio, fa barcollare senza abbattere (anche Paola Bottero ha ben distinto polemicamente tra stampatori ed editori calabresi, e nessuno in piazza ha fiatato, perché non è una ingiuria essere impressori; ma non ci si può definire tutti editori e tutti scrittori solo perché la Costituzione riconosce la libertà di pen-

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siero, di stampa e d’impresa). Si può essere cattivi senza cattiveria, perfidi senza perfidia, come un vaccino che contiene i principi depotenziati del virus: serve a rendere immuni da autodafé e a saper distinguere il proprio peso sulla stadera delle discussioni, delle scritture e delle letture. La critica a volte è un atto di misericordia, a cui per principio non si risponde con una bestemmia. Infine, tornando a bomba, qui Orfeo conferma che la fiera editoriale di Gerace andrebbe migliorata e vivacizzata (non si può pretendere che la divulgazione culturale, o la produzione libraria, debba essere noiosa e lamentosa e intraducibile e casuale, o che alla vergine cuccia de le Grazie alunna – aita aita un Parini redivivo non possa ridare un sonoro calcio). Anche il controcanto di Orfeo è dunque una esortazione alla vita e a continuare nell’impresa meritoria (detto senza ironia) per tutti gli amanti dei libri. Del resto, diceva Mino Maccari, «l’unico modo di incoraggiare l’arte è quello di scoraggiarla». P.S. Ma se non ci fosse stata La Riviera, qualcuno avrebbe continuato a parlare dell’happening geracese? Orfeo

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“Il Pianeta dei Bimbi” in visita dai pompieri

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La scuola materna paritaria “Il Pianeta dei Bimbi” di Siderno si è reso protagonista di una visita guidata alla sezione dei Vigili del Fuoco. Sono trenta i bambini che hanno allietato la Compagnia con la loro ingenuità e spontaneità. I pompieri li hanno accolti con gioia e umiltà, insieme hanno creato delle simulazioni per far divertire i bambini e alcuni di loro hanno anche indossato le divise. Infine hanno organizzato tutti quanti insieme un picnic regalando una torta che con grande sorpresa, i vigili hanno accettato entusiasti. Risultato finale: “È stata una bellissima esperienza” afferma la maestra Capone Teresa esprimendo tutta la sua stima e salutandoli aggiunge “grazie ai Signori Vigili del fuoco per la bellissima accoglienza e soprattutto grazie del vostro operato. Ha inoltre sottolineato che il loro lavoro svolto non sempre viene apprezzato come dovrebbe! I pompieri contenti li hanno invitati a tornare.

L’INTERVISTA

a Michaela Diano

Un progetto per promuovere le attività giovanile e per incentivare la legalità. L’obiettivo è formare i ragazzie tra i 18 e i 25 anni e renderli un punto di riferimento per i coetani.

Un centro per i giovani Promuovere la partecipazione attiva dei giovani e la legalità. Favorire l’incontro ed il dialogo tra giovani ed istituzioni e la costruzione di modelli condivisi di politiche giovanili frutto di approcci partecipativi. È questo l’obiettivo generale del progetto “Giovani, Legalità, Cittadinanza e Partecipazione”. La dott.ssa Michaela Diano referente territoriale del progetto, insieme alla dott.ssa Teresa Tallarita e la dott.ssa Maria Greco hanno condotto sul territorio un’indagine attraverso questionari tesi a conoscere la domanda di laboratorio secondo le aspirazioni dei singoli giovani. I questionari sono stati distribuiti in diversi istituti di scuola superiore del territorio locrideo. Il riscontro è stato sorprendente. La maggior parte dei giovani non ha idea di cosa sia un Centro di Aggregazione, anche se i giovani sono interessati a conoscerlo. I laboratori che gli piacerebbe seguire sono in prevalenza quelli sulla mondialità e interculturalità ma anche uscite sul territorio. Da qualche giorno il progetto ha una propria sede “Centro You&Me di

Marina di Gioiosa Ionica”. Di fatti è stato ristrutturato un locale di proprietà comunale sito in via F.lli Rossetti adiacente alla sede del Comune di Marina di Gioiosa Ionica, con entrata indipendente. Il recupero dell’immobile nasce

dall’accordo siglato tra il Comune di Marina di Gioiosa Ionica e il Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha reso disponibili le risorse per la ristrutturazione. Ora i docenti potranno procedere ad organizzare un corso di formazione rivolta ai giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Al termine del corso di formazione i tutors saranno in grado di individuare due ragazzi che per carisma e capacità risulteranno i più adeguati a rivestire il ruolo di peer-educator: docente/allievo. La Peer education andrà, quindi, ad attivare le risorse interne al giovane per favorirne la progettualità e renderlo punto di riferimento per i coetanei, innescando un processo a cascata che permetta una maggiore diffusione delle informazioni e una valorizzazione delle risorse del gruppo dei pari. Il primo incontro diretto con i giovani sarà giovedì 24 maggio alle ore 18 al “centro You&Me” dove avranno inizio le attività di formazione. I. A.

ALTO JONIO REGGINO

Manutenzione, prevenzione, sinergie, istituzionali

La testimonianza dell’attività del Consorzio di Bonifica Manutenzione ed usi del territorio sono un binomio inscindibile cui è subordinata in gran parte la sicurezza territoriale. Con queste premesse, e su tali principi, il Consorzio di Bonifica Alto Jonio Reggino, con interventi mirati è fortemente impegnato come si evince dagli interventi svolti che si riportano di seguito a costruire una nuova politica territoriale avente l’obiettivo della riduzione del rischio idraulico a garanzia della sicurezza fisica del territorio che è indispensabile a qualunque processo di crescita. In questa direzione, il Consorzio, con una azione costante e sinergica con le Istituzioni e d in particolare con i comuni, ha dato prova, pur in presenza di risorse nazionali e regionali, sempre di più esigue, di particolare impegno, come testimoniano non solo i progetti realizzati ma anche di ammodernamento costante della rete irrigua. Altrettanto impegnativa e connessa agli interventi realizzati, è stata l’attività volta a far meglio conoscere l’efficacia dell’azione dei Consorzi sul territorio per la dife-

sa del suolo e la gestione delle acque. Tale linea operativa, ha consentito risultati estremamente confortanti con un decisivo salto di qualità e cambio di passo che ha altresì legittimato anche l’imposizione contributiva con una diretta percezione da parte dei consorzia ti e dei cittadini. Gli interventi e l’attività svolta, attesta la straordinaria attività ed il costante lavoro svolto da parte dell’Amministrazione tutta e dai collaboratori ad ogni livello di attività e di funzione svolta., che hanno dimostrato di impegnarsi con professionalità e costanza operativa nello svolgimento di un quotidiano lavoro per offrire ai Consorziati una efficace e proficua collaborazione finalizzata al sostegno della bonifica e del Consorzio. Tutto questo, conferma la validità dell’Istituto consortile sotto l’aspetto Istituzionale e questo, si aggiunge ad una valutazione positiva sull’innegabile proficua azione del Consorzio sul territorio, come – si ribadisce- attestano gli interventi costantemente e diffusamente realizzati.

Un viaggio nella piccola editoria degli autori che si autofinanziano le pubblicazioni Orfeo merita di essere preso a calci nel fondoschiena anche quando, per avventura, gli capiti di dire cose esatte, poiché le esprime in forma malevola, offensiva e di cattivo gusto. Dare della salma ad un essere grazie a Dio vivente è da necrofori iettatori e “vizio solipsistico” o “onanismo letterario”, sa di esibizionismo da erudito, peraltro autolesionista poiché anch’egli scrive e non credo a quattro mani. Ne ho condiviso, però, il contenuto e, non impunemente: pur avendolo fatto in termini generali, senza specifici riferimenti a mie personali vicende, sono stato sommerso da non lusinghieri epiteti, giacché la portabandiera dell’antimafia locale al tempo del corifeo dal cognome ovino si è sentita ribollire nelle vene il rosso sangue paterno. Per la verità, avevo convenuto con Orfeo che i piccoli editori meritano di essere definiti “stampatori” perchè non fanno più che stampare il libro, appropriarsene come fosse cosa loro, venderlo e intascare senza dar conto di nulla all’autore, il quale per di più si sobbarca cura e spese delle varie presentazioni

Gli egregi stampatori che danno loro occasione di vendere altre copie. Guai a chiedere notizie sul numero di copie stampate, diffuse, vendute e sulla diffusione: a me è stato risposto più o meno che “ vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare”; e quando ho “dimandato” sono stato scoraggiato dal continuare a farlo dalle geremiadi sulle condizioni della piccola editoria. Per non deprimermi, ho desistito e avrei considerato chiuso il discorso se la figlia dell’ editore, scendendo dall’ universale al particolare, non mi avesse stimolato a riaprirlo, ricordandomi, fra l’ altro, che è merito dell’ antifascismo dei padri costituenti avermi concesso il diritto di esprimermi liberamente; merito che, però – questo lo aggiungo io – è ampiamente bilanciato dal demerito di averlo concesso a tanti altri. Senonchè, Geremia era evidentemente un profeta antifascista ante-

marcia che ha epigoni, ovviamente antifascisti anch’essi, non solo a Locri, giacchè un editore di Reggio Calabria, aduso anch’egli alle lamentazioni, si è sentito chiamato a dirne quattro a Orfeo “fascista colto in mezzo ad una genia di ignoranti” dalle “sbagliate scelte ideologiche”. Il mio ipertrofico “io fascista” se ne sente, se non offeso (figuriamoci, ce ne hanno detto e ce ne dicono tante!), certamente stuzzicato; e mettici anche la vanità di non ritenermi del tutto incolto, avendo attinto, oltre che ai testi sacri per tutti, anche a quelli ritenuti di destra, benchè io creda che la cultura, quando sia tale, non soffra di distinzioni ideologiche; e allora mi punge vaghezza di conoscere perchè ogni tanto questi censori dell’ ignoranza altrui, cui intellettuali, autori e lettori sarebbero debitori di tanto, lamentino di non riscuotere il corrispettivo economico e

finanzario del loro sforzo e si appellino alle istituzioni perchè li soccorrano coi soldi nostri. Le regole del mercato sono quelle che sono: se sai fare il tuo lavoro guadagni, altrimenti chiudi. In una società sana tertium non datur. Viceversa, ognuno può mettere su una stamperia e proclamarsi editore, pretendendo poi il soccorso “alla Bottai” (guarda tu il paradosso!) rivelato dal buon Bettino. E allora se stampi a spese dell’autore (a onor del vero non è il mio caso, Pancallo non ha preteso un euro ed ha stampato egregiamente), gli fai carico della pubblicità e della promozione, gestisci la faccenda come se il libro sia tuo, non riveli quante copie stampi e distribuisci, vendi senza dar conto di quel che incassi, è difficile dire che tu sia un editore, piccolo o medio o grande. Sei, appunto, un più o meno egregio stampatore; e quan-

do minacci di chiudere, senza crederci ma sperando che lo credano gli altri, ricordi il vecchio venditore ambulante di paese che ad un certo punto, per sollecitare gli acquirenti, minacciava “me ne vadoooo !”, ma stava sempre lì. L’anno scorso s’era sparsa la voce che l’ editore antifascista reggino stesse per chiudere ed è, appunto, ancora lì. Pur non essendo un intellettuale “ progressista e resistente” e, quindi, un diversamente intellettuale diversamente colto (come si deve, con un linguaggio politicamente corretto, indicare chi non sia né l’uno, né l’altro) me ne compiaccio; ma gli ricordo che la presunzione di ritenersi culturalmente e moralmente superiori ha portato quelli che la pensano come lui alla miseria politica attuale, sulla quale non resta che piangere anche ad un fascista che, si licet parva, si trova come Cesare davanti alla testa recisa di Pompeo: felice che sia morto ma addolorato di aver perduto un antagonista degno. Francesco E. Nirta

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Siderno Sviluppo Legalità e Sicurezza

La legalità è bella, e rende migliore la nostra collettività, ma occorre insegnarla e praticarla e trasmetterla quotidianamente, da parte di tutti, cittadini e istituzioni. La legalità, come la partecipazione e il senso civico, non sono valori che si trasmettono con il DNA.. Occorre impegnarsi a trasmettere questi valori ai nostri figli alle nuove generazioni. Anche nella quotidianità, occorre spiegare gesti di illegalità, come parcheggiare sul marciapiede, circolare con le moto in piazza o buttare le carte per terra. Gesti che possono sembrare piccoli ma che sicuramente deturpano la nostra città.

Riscoprire “l’orgoglio sidernese” ANTONIO TASSONE " La Città di Siderno per la valenza della sua classe politica gode di un primato, unanimemente riconosciuto, per qualità, efficienza e funzionalità. Siderno negli anni ha espresso senatori, deputati, consiglieri ed assessori e perfino presidenti provinciali. La crisi politico-amministrativa, ha portato dritto all'arrivo della triade commissariale , che gestirà la città, sino alle nuove elezioni amministrative, previste tra due anni. Negli anni il primato della politica ha consentito l'alternanza democratica senza troppi traumi ma anche l'incapacità di individuare nuove figure in grado di portare una ventata di novità nel sistema politico. L'elettorato, però, nel corso degli anni ha maturato esperienza e competenza e saprà bene chi scegliere per farsi governare. I nuclei fondanti di ogni progresso civile sono costituiti dal ruolo dell'Educazione, della Giustizia e dell'Economia; soltanto intervenendo in maniera profonda, incisiva e partecipata in questi ambiti si potrà garantire ai cittadini una società realmente equilibrata e sicura con il pieno godimento dei diritti

civili. Sul finire di questa prima decade del terzo millennio, la città di Siderno, come tutto il territorio provinciale, torna a soffrire una crisi civile che si manifesta nell'assenza di spazi e momenti di aggregazione e nella comparsa , direi meglio nella ricomparsa, di allarmanti fenomeni malavitosi. Inquietanti segnali di questa crisi ancora prima che sulle pagine economiche dei giornali si leggono sulle cronache nere con tutto ciò che ne consegue. I citta-

dini tutti, ma soprattutto le nuove generazioni, paiono marginalizzate e mortificate dall'impossibilità di manifestare e soddisfare bisogni elementari come quelli dell'occupazione lavorativa e di spazi di aggregazione sociale alternativi ai classici luoghi di ritrovo. La legalità è bella, e rende migliore la nostra collettività, ma occorre insegnarla e praticarla e trasmetterla quotidianamente, da parte di tutti, cittadini e istituzioni. La legalità, come la partecipazione e il senso civico, non sono valori che si trasmettono con il DNA. Occorre impegnarsi a trasmettere questi valori ai nostri figli alle nuove generazioni. Anche nella quotidianità, occorre spiegare gesti di illegalità, come parcheggiare sul marciapiede, circolare con le moto in piazza o buttare le carte per terra. Gesti che possono sembrare piccoli ma che sicuramente deturpano la nostra città. Siderno, come ogni città in cui viviamo, è nostra, ci appartiene, ci teniamo e la vogliamo difendere e migliorare. Sono certo che qui questo sentire è condiviso, ed è questa la nostra forza. Per governare occorre avere progetti idee orizzonti di sviluppo. Essere “perbene" è una condizione

necessaria ma non sufficiente per essere un pubblico amministratore. Chi ci amministra deve appartenere a quei famosi concittadini-brava gente, onesti, seri, operosi e a anche e in particolar modo capaci, di qualunque parte politica siano espressione. Recentemente il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi ha dichiarato che il Mezzogiorno presenta «scarti allarmanti» rispetto al centro-nord nei servizi essenziali quali istruzione, giustizia civile, assistenza sociale, trasporti e Sanità. I responsabili siamo noi tutti in prima persona. Lo ripeto da anni, a Siderno serve avere al più presto una scuola di formazione politica. Occorrono persone che siano disposte a donare gratuitamente il loro sapere ai loro discenti. Occorre sentire il dovere dell'essere “maestri”. Occorre avere un orizzonte politico culturale e provare a trasmetterlo alle nuove generazioni. Se le forze politiche, tutte indistintamente, non intraprenderanno questo percorso, saranno destinate ad essere sempre più una sintesi di interessi particolari e non una sintesi di progetti collettivi. Sta a noi fare in modo che tutto ciò non accada di nuovo.

Sul passaggio dei camion che trasportano rifiuti in pieno centro cittadino

Gara deserta: si allungano i tempi per l'attivazione della differenziata Altro che tempi brevi per l'attuazione della raccolta differenziata ! Giunge a sorpresa la notizia che la gara d'appalto per l'affidamento del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti per il raggruppamento di comuni di Siderno, Locri, Antonimina, Ciminà, Portigliola, Placanica, San Luca, Samo e Sant'Ilario dello Jonio è andata deserta. Con buona pace delle speranze dei cittadini di risolvere a breve il problema dell'emergenza rifiuti di tanti Comuni della locride. Quanto sopra è ufficializzato in un verbale della Stazione Unica Appaltante Provinciale firmato dalal Dirigente Suap Maria Teresa Scolaro di pochi giorni addietro . Il termine fissato per la presentazione delle offerte era il 29 aprile scorso . La gara , per un importo complessivo dell'appalto di 910.507,02 euro, oltre Iva aveva come criterio “l'aggiudicazione al prezzo piu' basso, inferiore a quello posto a base di gara, mediante ribasso sull'importo del servizio”. L'esito ben definito nel verbale riporta “ proce-

dura di gara deserta non essendo pervenute offerte entro il termine fissato nel bando di gara”. Questo è quanto, con tutti i risvolti che, adesso, questo inconveniente si porta appresso con la delicata situazione che stanno vivendo i Comuni interessati ancora alle prese con i postumi dell'emergenza rifiuti che ha oppresso l'intero territorio dopo i disservizi dei mesi scorsi. L'appalto prevedeva l'esecuzione e la gestione dei servizi su tutto il territorio dei Comuni soprarichiamati, per la raccolta differenziata con il sistema tradizionale ( cassonetti sulle vie pubbliche), nonchè il trasporto ed avvio al recupero degli stessi. La notizia non è di quelle che fara piacere ai cittadini della locride anche perchè - è bene ricordarlo - la gara in questione è già stata oggetto di un precedente poco felice lo scorso anno. L' appalto, già oggetto di una precedente gara era stato bloccato perché l' aggiudicazione era stata fatta ad una ditta che poi non è risultata in regola con le norme prevista

dalla legge. Tale gara aveva avuto luogo nel settembre del 2012. Sono passati,adesso, da allora, ben otto mesi e bisogna ripartire da zero. Non è certo una bella cosa, soprattutto in un settore tanto delicato qual è, in questo periodo, la raccolta dei rifiuti solido urbani. Resta da chieder-

ANTONIO TASSONE

si, a questo punto, il perchè nessuna ditta ha partecipato alla gara d'appalto. A cominciare da Locride Ambiente, struttura a partecipazione pubblica che già sta curando la raccolta dei rifiuti a Siderno e Locri e che, probabilmente, ha trovato poco confacente, dal punto di vista economico, il capitolato d'appalto. Resta la notizia negativa della gara andata deserta e la logica conseguenza che i tempi per l'avvio della raccolta differenziata si allungano ulteriormente. Con una spada di Damocle anche sul cospicuo finanziamento che rimarrà ancora inutilizzato al pari di tante altre somme stanziate per la Locride e ferme, come da tempo associazioni e cittadini vanno denunciando, per intoppi burocratici di ogni genere. Il tutto mentre alcune zone del territorio sono ancora in piena emergenza rifiuti malgrado il superlavoro fatto nelle ultime settimane da Locride Ambiente. Aristide Bava DOMENICA

"Intervengo sulla questione relativa al passaggio indiscriminato dei camion che trasportano la spazzatura e la frazione organica separata in pieno centro cittadino” . “E' grave che ad oggi enormi e puzzolenti camion (neanche dotati di copertura telonata) continuino a passare tranquillamente sul Corso della Repubblica di Siderno incuranti del fatto che così facendo si possa recare pregiudizio e nocumento al decoro urbano”. “La segnalazione è stata dal sottoscritto reiterata nel tempo, adesso, al limite della sopportazione, sarebbe ora che le autorità preposte al controllo ed alla circolazione stradale del territorio si rendessero finalmente conto della situazione ed intervenissero concretamente per porre fine ad una vicenda anomala che induce i cittadini a pensare che le regole di civile convivenza possano essere continuamente ed impunemente violate”.

23 SETTEMBRE 2012

LA RIVIERA

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ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Gioiosa Ionica: a colloquio con gli altri tre candidati delle Liste Civiche

Basta con gli sprechi! KATIA CANDIDO L’intervista odierna ha come ospiti il signor Domenico De Pino, proprietario di un’azienda, candidato nella Lista Civica “Patto Cittadino”; la signora Maria Emilia Laura Crimeni, impiegata, can-

didata nella Lista Civica “Gioiosa Bene Comune” e il dott. Manlio Satriano, commercialista, candidato nella Lista Civica “Progetto Grande Gioiosa”. Il colloquio verte sul tema della spesa dei cittadini circa la fornitura e lo smaltimento delle acque. Ai tre rappresentanti politici viene chiesto di esprimere la loro strategia per la

L’EDITORIALE

di Vincenzo Carrozza

Locri: meglio visionari Da lontano vedo l’interesse di tanti nel proporre liste politiche per le prossime amministrative che si terranno nei comuni della locride. La cosa mi dà pensiero. Eppure vedo impegnate sensibilità diverse e valorose, nei paesi. Passatemi il termine paesi e non città, anche se si tratta di Locri, di Siderno. Non basta un diverso sostantivo per rendere diversa la realtà. Sono paesi di cui l’intera Nazione si è dimenticata ormai da anni, e se si ricorda sapete voi in quali casi e termini. Ridicolo insistere ancora nel chiedere che sia la Nazione a sollevare le sorti dei nostri luoghi. Luoghi che ormai non esistono più realmente. Sono territori della memoria, buoni per favole e nostalgia. La guerra condotta dall’intero “ghe pens mi” culturale della Nazione per abbattere ciò che di buono e di bello è esistito da noi, ha raso al suolo case, strade, virtù, memorie e speranze. Le varie crisi, da noi subentranti e mai spente, hanno fatto il resto.I giovani stanno pagando il prezzo più alto di questo processo distruttivo. Non hanno più dove andare a costruirsi un’esistenza, infatti dicono che vogliono restare a casa loro e campare con i soldi di mamma e papà o con la pensione dei nonni. Non sono mica scemi. Da lontano vedo l’interesse di tanti cittadini seri, a proporsi come affidabili amministratori di territori di cui non si può essere affidabili amministratori. Non ci sono le condizioni sufficienti per gestire decorosamente una nostra comunità. Il taglio dei trasferimenti statali agli enti comunali, unito alla difficoltà di esigere il pagamento delle tasse locali rende impossibile il governo della cosa pubblica. Come chiedere, per altro, il pagamento di acqua, spazzatura, IMU e altre tasse locali a famiglie che hanno difficoltà evidenti ad arrivare a fine mese. Chi pretende di

governare realtà come le nostre, promettendo anche solo un’amministrazione normale, fa un grave torto all’intelligenza dei cittadini che intende governare. Direi che, semplicemente, li prende in giro, oppure è ottimista a qualunque costo. Eppure si tratta di professionisti valorosi. Non mi capacito proprio. Quale sarebbe la novità mi chiedo. Fare le liste? Chiedere il voto entrando/disturbando ogni casa? Per promettere e dire cosa? Da lontano non vedo proposte che spingano in avanti l’orologio della storia dei nostri territori. Le comunità nei momenti difficili si uniscono, si mettono insieme, abbandonano particolarità e recriminazioni, per meglio difendersi dalle avversità e rendere la propria voce più forte. Da noi la realtà è talmente atomizzata che tentare riunire i cocci è inutile fatica. Locri e Siderno, il nucleo centrale della locride sono le più atomizzate. Niente liste politiche locali, sono inefficaci, dannose, vecchie. Un retaggio antico e, ormai, inutile, oltre che buffo. Puntare ad un unico grande ente per riprogettare il futuro e far sopravvivere i propri cittadini con dignità. Salvare così le scuole, il cuore culturale ed economico di un popolo, dare una buona sanità conservando quella che già esiste. Puntare sull’acqua, la raccolta differenziata, l’energia alternativa, la vera ricchezza presente dei territori. E’ necessaria questa visione. Non si possono fare passi in avanti scavando differenze e pensando al passato. Rinunciate alle liste nei vari comuni, per uno scopo più grande: dare lavoro ai giovani, salvare le famiglie e, in definitiva salvare i nostri territori. Essere visionari non è un male, è una necessità per raggiungere un bene superiore. E’ megliere visionari che niente. Non credete?

risoluzione del problema. Maria Emilia Laura Crimeni, parte dalla premessa, forse ovvia ma non scontata che l’acqua sia un bene comune, che è un diritto per il cittadino poterne usufruire e quindi forte della sua esperienza nel sociale afferma di combattere, in primis, la privatizzazione del servizio. Dopo aver fornito alcuni dati

a proposito del disavanzo di circa 1.200 metri cubi tra l’acqua erogata e quella realmente fatturata, evidenzia l’inevitabile conseguenza che molti soggetti usufruiscono del servizio ma senza contatore. Per cui, oltre ad essere contraria al dovere pagare l’acqua in quanto tale, lei punta molto sulla “riduzione dei costi all’essenziale” “ridurre perdite e sprechi”. Non meno importante risulta essere il problema della dispersione. Altro punto cardine della politica del suo schieramento è il controllo chimico, in special modo circa sui metalli pesanti, oggi vige il sistema di depurazione consortile, che secondo la sig. Crimeni andrebbe meglio gestito come andrebbero ridotte all’essenziale le spese onde evitare di gravare sul cittadino. Il secondo intervento è a cura del dott. Manlio Satriano, il quale partendo da una pressa storica inerente alla precedente legislatura, che lo aveva già visto parte attiva sul problema della fornitura dell’acqua, si sofferma molto sul duplice aspetto del problema: evasione e spreco. Necessitano a suo dire delle riforme leali e dei

“In un paese normale, che non è Locri, a quest’ora ci sarebbe stata massima attenzione anche dai Media. Non è possibile che all’interno di un comune spariscano i documenti e che gli unici a denunciare il fatto siamo solo noi, che abbiamo subito il danno”.

La lista “Obiettivo Locri” valuta le prossime mosse

1 2 EMANUELA ALVARO

In attesa che le indagini avviate dopo la denuncia penale, all’indomani dell’’esclusione dalla competizione elettorale, arrivino a conclusione, costituitesi

in associazione, la lista “Obiettivo Locri” valuta i prossimi passi da compiere. In piena campagna elettorale loro stabiliranno a quale delle due liste dare il proprio supporto, sottolineando che, il loro non sarà un voto “personale”,

ma collettivo. Con Dario Marando, Tommaso Raschellà, Eliseo Sorbara, Ettore Muscolo, Camillo Bruzzì e Livio Ravanese, impegnati a vario titolo nell’associazione, dopo aver ribadito ciò che li ha esclusi dalla competizione, si è parlato di futuro e

LE DOMANDE

Quali gli errori del passato che hanno condotto Locri in questa situazione di empasse?

Quale il primo “intervento” da intraprendere, se eletti, per ovviare alla difficile situazione economica dell’Ente?

MARIA ANTONELLA GOZZI

L’operazione verità base da cui ripartire «Da cittadina mi sento di dover porre l’attenzione su quelli che sono stati gli errori fatti a danno della dignità del cittadino stesso. Avverto la sfiducia e la consapevolezza che, lottare per sostenere la propria città, diventa sempre più arduo, quasi utopistico, nello stesso momento in cui puntualmente viene disattesa la soddisfazione di quelli che sono gli interessi minimi di una comunità. Mi soffermo sull’abuso fatto negli anni passati nel generare nel cittadino la convinzione che tutto si sarebbe risolto o quanto meno, ci sarebbe stata la propensione verso la soluzione dei problemi relativi ai servizi essenziali per un paese come Locri. Riferendomi al mondo giovanile senza, però, abusarne, perché i giovani non possono essere “convocati” all’occorrenza e strumentalizzati, penso si debba avere maggiore riguardo, perché ci si trova di fronte a persone in fase di formazione, prima di tutto della coscienza sociale e poi di quella politica. Da giovane avvocato ho cognizione delle difficoltà che si incontrano nel mondo del lavoro. Credo che sia importante aprirsi con loro con formule di dialogo fattivo, rafforzandoli per non cadere in quelle facili logiche del do ut des, è affermo questo come se parlassi di me». «Parlo ancora una volta da cittadina.

Affinché la situazione possa migliorare, i punti fondamentali da cui partire sono la serietà e la presa d’atto della condizione attuale che, però, non può esimerci dal prendere in considerazione le istanze dei cittadini. La situazione del Comune di Locri è al collasso, l’operazione verità compiuta dalla precedente amministrazione non è che la base dalla quale procedere. Per la prima volta almeno vi è chiarezza. Il Piano di rientro se approvato ci imporrà di procedere con coscienza e in modo scrupoloso, cercando comunque di non dimenticare che, per il bene di Locri, è importante dare segnale della presenza con una pur minima attività programmatica, corredata da idee concrete e realizzabili».

DOMENIICA

19 MAGGIO 2013

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sistemi drastici per risolvere il problema alla radice ossia “lotta ai furbi e agli evasori”. Una politica di informazione e di moralizzazione verso i cittadini che , a suo dire , nel passato già aveva dato i suoi frutti. I dati che Manlio Satriano ci ha descritto è di un pagatore contro quattro evasori e ovviamente il carico economico si riversa sui pochi che continuano a pagare. Questi ladri, che spesso passano per furbi, sono il risultato di una cattiva condotta morale, per cui l’obiettivo, secondo Lui, è quello di educare il cittadino all’idea del pagare questo servizio , riducendo a zero i costi per risanare la situazione. Ove possibile bisognerebbe ricercare una produzione di acqua dalle sorgenti del paese stesso, tanto da pagare solo il servizio di distribuzione. Molto realisticamente egli crede che sia impossibile creare una nuova rete idrica o in pompe di sollevamento. Bisogna quindi insistere sulla autoproduzione di acqua da parte del comune onde pagare solo i servizi. Infine il signor Domenico De Pino, conferisce un’importanza prioritaria al problema delle risorse idriche. Considerando tutto il siste-

Dopo la denuncia penale, in attesa di capire come si concluderanno le indagini, con la speranza della riammissione alle elezioni o meglio l’annullamento delle stesse. del peso che la loro compagine in qualche modo avrà negli equilibri politici ed amministrativi locresi. «In attesa di capire come andrà a finire, noi intanto ci siamo costituiti in associazione, “Obiettivo Locri”. Non nascondiamo che il risultato più importante sarebbe arrivare all’annullamento delle elezioni. In un paese normale, che non è Locri, a quest’ora ci sarebbe stata massima attenzione anche dai Media. Non è possibile che all’interno di un comune spariscano i documenti e che gli unici a denunciare il fatto siamo solo noi, che abbiamo subito il danno. Gli uffici in autotutela avrebbero dovuto procedere con una denuncia. E poi no riusciamo a capire come una vicenda così sia stata sminuita. Locri è un paese anormale, non ci sono altre spiegazioni, perché per molto meno si vedono “articoloni” su tutti i giornali. Per la vicenda gli articoli ci sono stati, ma solo quelli sollecitati da noi. Non si sarebbe proceduto con una denuncia penale se non fossimo stati convinti di ciò che è accaduto. La nostra lista ha fatto paura a qualcuno, una lista fatta bene, molto rappresentativa per la città». I componenti dell’associazione continueranno la battaglia legale per la riammissione della lista alla competizione, o per far invalidare le elezioni. «Stando alla situazione odierna, con la partecipazione esclusiva delle due liste, la nostra associazione sceglierà chi appoggiare all’unanimità, un voto condiviso a favore di

una piuttosto che l’atra lista, se non addirittura verso un unico o massimo due candidati». Ribadiscono la loro compattezza, nonostante l’eterogeneità politica, esponenti del circolo del Pd, esponenti del Pdl, dell’Udc, fino ad alcuni di estrema destra. «Ci arrivano avance dal punto di vista personale, ma stanno facendo un errore. Non hanno capito che noi in questo momento non pensiamo come singoli, ma come associazione. Quello che notiamo non una lotta tra le due liste, ma all’interno delle liste per la preferenza, per noi un modo sbagliato di procedere. A questo punto non hanno senso i cento voti che gli può dare uno di noi, ma quelli complessivi». Il loro voto dipenderà anche dalla validità dei programmi proposti che, ad ogni riunione, minuziosamente analizzano e più in generale la loro intenzione è quella di dare risposte alle persone, arrivando a proporre soluzioni valide per i problemi della città. «Conosciamo bene la situazione economico – finanziaria ed è importante che ci sia massima collaborazione, quello che avverrà da qui a breve, sarà un problema di tutti». In conclusione Dario Marando, ricorda che «se la lista fosse stata in corsa io sarei stato l’unico a non essere parte in causa tra quelli che hanno già amministrato e, di fatto, fallito. Una chance in più per poter essere credibile».

ma non idoneo dal punto di vista strutturale, facilita l’insorgenza di guasti e determina il paradosso di bollette salate da un lato e scarsi servizi dall’altro. La risoluzione potrebbe trovarsi nella “raccolta d’acqua a caduta”, operazione complessa ma fattibile a detta del candidato e dei tecnici che sono stati consultati i quali avrebbero individuato falde acquifere e acqua di raccolta a cui aggiungere un nuovo sistema di tubature nuova. Oggi ci si rifà a pozzi di pompaggio delle acque del torrente Torbido, controllate certamente dall’ASL, ma che hanno di certo una qualità minore di quelle provenienti dall’eventuale acqua di montagna. In questo modo, egli sostiene, non si escluderebbe il servizio della SORICAL , comunque essenziale nei periodi estivi ove cala la disponibilità idrica ma aumentano i consumi. Alla fine si potrebbero abbassare i costi divenendo, dopo la fase di ammortizzamento delle spese per i lavori, a costo zero. Si giungerebbe così in tempi relativamente brevi ad aumentare il servizio e migliorare la qualità.

ANNA SOFIA

Capire gli errori e riparare per tempo «Io credo che la politica non sia mai immune da errori. Un’azione amministrativa può avere momenti di incertezza. E’ fisiologico. L’importante è capire e riparare per tempo. Francamente e lealmente dico che mi sono decisa a candidarmi, quando ho ritenuto di poter offrire il mio contributo con idee dirette alla individuazione di concrete prospettive di crescita, evitando parallelismi e, soprattutto, giudizi contro. Si rischia di entrare in personalismi che non fanno bene e che impediscono serenità in un impegno che io spero vivamente di poter svolgere. Non penso, quindi, al passato, ma a ciò che io posso fare. Non mi candido contro qualcuno,ma per un progetto che deve guardare al futuro prossimo e lontano. La mia e’ una precisa assunzione di responsabilità. Desidero specificarlo». «Il problema è serio ed è comune, anche se ciò non mi consola, a tante amministrazioni. Credo che sul punto non ci possano essere visioni distanti tra tutti noi competitori. Per quanto ci riguarda, serve sicuramente un impegno il più’ possibile immediato e incisivo, che non può prescindere da valutazioni

tecnico- contabili, che faremo non appena avremo,come spero e penso, la legittimazione popolare. Non a caso il programma del nostro candidato a Sindaco Giovanni Calabrese, che tutti noi condividiamo, prevede la realizzazione di una task - force che affronti subito il problema . Io sono assolutamente certa che si possa realizza un tavolo permanente di valutazione e di monitoraggio costante delle dinamiche finanziarie e sociali, al fine di scegliere il metodo più utile e più indolore possibile. I sacrifici siamo pronti a farli, ma c’e’ modo e modo».

PINO MAMMOLITI

ALFONSO PASSAFARO

Un errore nel 2006 votare Macrì /Calabrese

Programmare per rendere Locri vivibile

«L’errore più grande del passato l’hanno fatto i cittadini di Locri quando nel 2006 decisero di votare Francesco Macrì e Giovanni Calabrese. Ora hanno la possibilità di redimersi, evitando di rifare lo stesso errore. L’accusa strumentalmente ricorrente nei confronti dell’amministrazione Lombardo di aver abbandonato la città è solo una bassezza. Lombardo ha analizzato consapevolmente all’atto della candidatura, la situazione dell’Ente, per la quale si aspettava di trovare dei “buchi” a livello finanziario, ma non una voragine provocata dalla scellerata gestione di Macrì e Calabrese. L’amministrazione Lombardo non ha avuto fortuna, perché alla legge relativa al Fondo di rotazione città come Locri hanno potuto aderire solo dopo un mese dalle dimissioni, cosa che avrebbe favorito la permanenza dell’amministrazione guidata da Lombardo. Della situazione finanziaria ancora, secondo me, non si ha una visione globale, c’è molto sommerso che, con accertamenti da parte della magistratura, la quale mi auguro sia solerte e non subisca il fascino della politica, deve ancora venire fuori». «Noi ci auguriamo di poter lavorare per Locri dai banchi della maggioranza, ma in generale quello che possiamo fare per la nostra città, indipendentemente dal percorso tracciato dalla Corte dei conti e dal commissario prefettizio

Crea, è un progetto di ricostruzione economico - finanziario, predisponendo tutto il necessario per allargare la platea dei contribuenti. C’è un’enorme evasione fiscale che colpisce chi i tributi li paga regolarmente. Per la questione del call center, anche questa strumentalizzata, ma di fatto centrale, il candidato a sindaco Calabrese, nell’ipotesi in cui dovesse essere scelto dai cittadini, inevitabilmente ad un certo punto si troverà a doversi costituire parte civile contro se stesso. Su questo è bene che i cittadini riflettano. E’ chiaro che si dovrà anche innescare un processo di defiscalizzazione a favore dei commercianti, così come vorrei che la parte nuova del cimitero venisse realizzata con tombe tutte uguali».

«Io non parlerei di errori del passato perché era un altro modo di gestire gli Enti pubblici, c’era la disponibilità di molti più fondi. Negli ultimi anni tutto è stato rivoluzionato e ancora degli altri ce ne vorranno per assestarsi. Oggi le amministrazioni si devono gestire con quello che sostanzialmente ricavano dai propri bilanci. Un tempo la prassi era diversa, hanno ed abbiamo gestito per come ti consentiva la legge. Un esempio è la gestione dei bilanci nei quali, per farli quadrare, si inserivano residui passivi quando già si sapeva che molti di quei debiti non si sarebbero mai incassati, questo la dice lunga sul differente approccio. Alla fine credo che non si siano fatti grandi errori e i soldi sono stati spesi per costruire strade e fornire servizi a Locri. Tutto oggi è cambiato come nel privato così nel pubblico e con quello che si riesce ad incassare ci si deve gestire. Io ritengo che Locri ce la possa fare tranquillamente con il Piano di rientro e con quanto incasserà dai tributi, senza, però, tartassare i cittadini. Sono della teoria che con le persone ci deve essere un continuo confronto e accordo su ciò che si decide di fare per il bene della Città». «Programmare e rendere Locri vivibile da tutti i punti di vista, dare la possibilità ai cittadini di dilazionare l’eventuale debito, in considerazione della crisi che stiamo vivendo. Certo la prima cosa è quella di ridare decoro alla città. Ci dovremmo

occupare dell’ordinario, ma poi questo dovrà camminare in modo autonomo e l’attenzione politica dovrà concentrarsi sul futuro, portando la città ad alti livelli. Abbiamo dentro e fuori la lista persone che hanno voglia di dare una mano per Locri, professionisti che, indipendentemente dal ruolo faranno la propria parte. Un ringraziamento va a tutti perché sono vicini a questa lista civica, molto equilibrata, donne e uomini che vanno oltre il possibile assessorato. Anche da consigliere si può dare una grande mano e di questo ne siamo consapevoli tutti. L’obiettivo è quello di risanare le finanze, ma non ci piangeremo addosso e le feste a Locri, tanto criticate in passato, nonostante tutto e con l’aiuto di imprenditori locali si faranno, se possibile anche di più».

DOMENICA

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la Riviera Registrazione Tribunale di Locri (RC) n. 1 del 19/06/1998 R.O.C. n°11602 del 02/11/98 Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana AmministratoreUnico Rosario Vladimir Condarcuri

Direttore responsabile: PASQUINO CRUPI In redazione: ELEONORA ARAGONA, DOMENICO MACRÌ, ILARIA AMMENDOLIA, MASSIMO P ETRUNGARO,

KATIA CANDIDO, NINO SIGILLI.

Editorialista: ILARIO AMMENDOLIA Responsabile sport: ANTONIO TASSONE Art Director: PAOLA D’ORSA Grafica: EUGENIO FIMOGNARI RUBRICHE Loqui e sproloqui di Filomena Cataldo

Messagi nel tempo di Daniela Ferraro

COLLABORATORI Anna Laura Tringali, Mara Rechichi, Franco Crinò, Nicodemo Barillaro, Giuseppe Gangemi, Mimmo Romeo, Giuseppe Fiorenza, Franco Parrello, Franco Blefari,

NOTE E SCHERMAGLIE ROCCAFORTE/1 Risponde il direttore

Le anime morte seppelliranno le anime rosse? Caro Direttore, Finalmente qualcosa che mi ha fatto venire la pelle d’oca. I festeggiamenti del I Maggio a Bova, che meraviglia! Vedere sventolare le Bandiere Rosse sotto le note musicali dell’Internazionale Socialista, che poesia! Tornare a sentire l’inno dei lavoratori, finalmente in qualcuno si è svegliato quel pensiero ideologico della lotta per la speranza e al riscatto ha ricordato i lavoratori in lotta a braccetto Comunisti e Socialisti Uniti per vincere la bestia feroce che si è instaurata in Calabria e nell’Italia tutta. La parola “Politica” una volta significava ideale, fede, sacrificio e soprattutto onestà e trasparenza. Oggi c’è la politica del malaffare del chi ruba di più senza vergogna. Non è vero che non ci sono anime in fermento compreso un settantenne come me oppure giovani che vorrebbero cambiare questo

stato di cose. Manca l’organizzazione, il richiamo di un campanello che ci indica che è l’ora di svegliarsi e riprendere la lotta contro i nemici di sempre: la Destra retriva, ladri e faccendieri che si nascondono dietro lo scudo di tanti partiti. Speriamo che rinasca l’orgoglio di gridare ancora una volta W il Comunismo di Gramsci

e di Berlinguer, W il Socialismo di Matteotti, S. Pertini e G. Mancini. Grazie direttore per questo momento magico che hai voluto e saputo regalarci; grazie alla Sez. del P.C.I. di Bova che ha organizzato la festa del I Maggio. Corrado Armocida Gioiosa Ionica

Conosco da tantissimi anni Corrado Armocida, pittore del popolo. Grande pittore, ancorché privo di quella notorietà che è il criterio sgangherato per riconoscere grandezza. Ma lo conosco soprattutto non come il tesserato d'un partito, ma come il fedele d'una idea d'uguaglianza per la quale valeva e vale ancora la pena di battersi. Bova Marina, che non ammaina le bandiere del Primo Maggio, ha fatto balzare il suo cuore e anche il mio. Sicuro, sempre più sicuro, nonostante l'oggi immondo, che il futuro ha un cuore antico.

La democrazia in America di Alexis de Tocqueville Gli Stati Uniti oggi sono un modello politico-istituzionale e dai molti sono visti come la reincarnazione della democrazia ateniese dell’età di Pericle, in forma più elevata. In questo contesto il capolavoro di A. De Tocqueville, La democrazia in America, scritto tra gli anni 18311832, riacquista una importanza senza precedenti. Questo classico della letteratura politica dell’Ottocento rimane una pietra miliare per comprendere lo spirito dei pellegrini fondatori del Nuovo mondo. Di quelle ricche riflessioni redatte tra il 1831-1832 riportiamo qualche concetto da applicare alla nostra realtà. Per esempio la politica come servizio oppure una burocrazia efficiente. Vediamo che cosa ci dice in merito Tocqueville: «[Burocrazia, n.d.r.] in America poiché gli uomini restano al potere pochissimo tempo, […]per tornare subito a confondersi con la folla anonima che cambia anch’essa ogni giorno di aspetto, gli atti che la società lasciano spesso tracce minori degli atti di famiglia. L’amministrazione pubblica è orale e tradizionale. […] i soli documenti storici sono i giornali». Vero è che l’amministrazione senza nesso tra passato e presente non diviene mai una scienza, altrettanto vero però è che da noi un impiegato dello Stato molto spesso ha preso il posto padre, figuriamoci per le professioni liberali: notai, medici, avvocati,magistrati, professori universitari, giornalisti. Tutti convengono che bisogna liberalizzarle ma nessuno (vuole) riesce a riformarle. Staremo a vedere… Noi vorremmo inol-

tre che il sistema di cooptazione dei quadri della burocrazia fosse concorsuale e meritocratico piuttosto che assistere ad un feudalesimo restio a morire: spintarella o segnalazione (forma più pudica della raccomandazione). Vorremmo inoltre che le nomine dei superburocrati oppure dei managers di Stato oppure dei direttori sanitari non ricalcassero la logica della spartizione (manuale Cencelli), e si prendesse come esempio gli Stati uniti oppure altre realtà europee avanzate. Vorremmo infine vedere uno staff amministrativo che non sia appannaggio dei parenti diretti. Per quanto riguarda la politica nel vero senso del termine vorrei ricordare che siamo nati con Andreotti, qualche giorno ha reso l’anima a Dio, ci sono venuti i capelli bianchi ed è uscito dalla scena per morte naturale. Lo abbiamo visto in tutte le stagioni e in tutte le salse. Pace all’anima sua. Sarà stato un grande statista; sarà stato sicuramente un protagonista indiscusso della prima Repubblica; un uomo che ha incarnato il potere nelle sue accezioni più crude facendo da maestro persino a Machiavelli, tuttavia, ed è la cosa più incresciosa, è che Giulio lo è stato unitamente ad altri: E. Berlinguer, G. Paietta, B. Craxi, Ugo la Malfa, Fanfani, M. d’Alema, G. Fini, W. Veltroni. Li abbiamo sempre visti nell’agone politico, mentre personalità come Kennedy, Johnson, Nixon, Ford, Carter, Reagan, Bush una volta espletato il loro mandato sono ritornati alle loro professioni. Queste realtà le riscontriamo

anche altrove ma non Italia. È un difetto di sistema? Può darsi, perché al di là dell’Oceano “la democrazia porta continuamente uomini nuovi nella direzione dello stato anche se vi si riscontra poco ordine e poca continuità nell’azione governativa”. Comunque oggi qualche segnale in questa direzione c’è, anche se c’è molto da fare. Ci dobbiamo accontentare del dell’ottogenario Giorgio con l’augurio che la vecchiezza porti la saggezza.Due ultime note sulla democrazia: 1) la tirannia della maggioranza. 2) l’invidia: «non bisogna nascondere che le istituzioni democratiche sviluppano in altissimo grado negli uomini il sentimento dell’invidia e non tanto perché offrono ad ognuno i mezzi per eguagliarsi agli altri, ma perché vengono continuamente meno a chi l’impiega». Le istituzioni democratiche risvegliano e lusingano il desiderio di eguaglianza senza poterla mai soddisfare del tutto. E chiudiamo questo nostro discorso con Pascal: «L’eguaglianza che si vuole raggiungere sfugge sempre in quanto è abbastanza vicina per farsi conoscere ed abbastanza lontana per non farsi raggiungere». È questa l’invidia di cui parla Silvio? E ancora: se fossimo negli Stati Uniti avremmo risolto da tempo il conflitto d’interesse, (rimosso?) ed avremmo sicuramente risolto il più che ventennale conflitto tra i più rilevanti poteri dello Stato(Silvio e magistratura) per lasciare spazio ai veri problemi che attanagliano la nostra società. Domenico Angilleta

Scioglimento senza mafia ERCOLE NUCERA Poco più di due anni fa, il comune di Roccaforte del Greco è stato sciolto ed il Ministero degli Interni ha inviato dei Commissari prefettizi per amministrare il Comune. Pur tuttavia, le ragioni, poste a base dello scioglimento, non hanno per nulla convinto il Paese e gli hanno fatto sorgere la domanda del perché di tante fasi commissariali. Difatti, l’Amministrazione che ho avuto l’onore di guidare, pur avendo conti in ordine (al momento l’insediamento dei Commissari il bilancio era in attivo), pur essendo stata un’ottima amministrazione, che ha realizzato varie opere pubbliche e ha portato importanti iniziative culturali ed era rappresentata da persone competenti e oneste è stata sciolta. Di rilevante importanza, non risulta alcun atto Amministrativo del Comune di Roccaforte del Greco che sia stato oggetto di inchieste giudiziarie oppure dichiarato illegittimo. Ciò nonostante, il Comune di Roccaforte del Greco è stato sciolto per condizionamento mafioso. L’elemento politico sconvolgente è che il tutto sia avvenuto nella totale indifferenza della classe politica reggina e calabrese, che ha usufruito sempre di consensi elettorali da parte dei cittadini di Roccaforte del Greco. Infatti, nessun rappresentante politico si è interessato al feno-

meno che ha colpito, non solo Roccaforte del Greco, ma l’intera area Grecanica, reso evidente con lo scioglimento di quasi tutti i comuni ricadenti in questa area. Sbaglia, chi sottovaluta il fenomeno, perché in quell’area, con tutti gli scioglimenti, si è determinata un’emergenza istituzionale che non è di poco conto e che va discussa in sede di parlamentare con urgenza. In quell’area, c’è in atto una sospensione della democrazia. La democrazia ha abdicato alla tecnocrazia, ma così ha abdicato la politica. Credo sia opportuno che le forze politiche riflettano a fondo sulle ragioni effettive e profonde che giustificano quello che è avvenuto in quell’area. E soprattutto riflettano se non è arrivata

POLISTENA

Assegno di sopravvivenza per i giovani disoccupati. Se 250 euro vi sembrano pochi. O sono sempre meglio di niente? Non solo pubblichiamo- quasi integralmente - il documento della segreteria del Partito dei Comunisti italiani di Polistena, ma plaudiamo all’iniziativa dell’Amministrazione comunale che concretamente, cioè nei limiti consentiti dal bilancio, va incontro con fatti e non con parole a frammenti dei bisogni generali dei giovani polistenesi. I quali per primi

respingeranno le logomachie dei dottori sapienti all’opposizione verde che giocano al poker dove il rilancio è di moda e d’azzardo. Ma la serietà in politica è la proporzione tra la realtà e le cose possibili da farsi per diminuirne la pesantezza. Disoccupazione a livelli record, esodati, mancanza di fondi per la

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HANNO COLLABORATO Francesco Laddarina, Giuseppe Patamia, ,Bruno Gemelli, Carmelo Carabetta, Antonio Cormaci, Giulio Romeo, Sara Caccamo, Giuseppe Fiorenza, Daniele Mangiola.

COPERTINE Dal 2003 a cura di Paola D’Orsa

Le COLLABORAZIONI non precedute dalla sottoscrizione di preventivi accordi tra l’editore e gli autori sono da intendersi gratuite. FOTOGRAFIE e ARTICOLI inviati alla redazione, anche se non pubblicati, non verranno restituiti. I SERVIZI sono coperti da copyright diritto esclusivo di “la Riviera Editore” per tutto il territorio nazionale ed estero. GLI AUTORI delle rubriche in cui si esprimono giudizi o riflessioni personali, sono da ritenersi direttamente responsabili.

l’ora di ritornare ad esercitare il ruolo che la Costituzione attribuisce alle Organizzazioni Politiche. Ma è anche giusto che rifletta il paese di Roccaforte sulle cause di tanti scioglimenti e dopo mesi di Commissariamento che non ha ancora indicato una strada e non ha dato un indirizzo su quale deve essere l’ipotesi di governo del paese. Tanto è vero che i rappresentanti dello Stato non hanno mai presentato un bilancio sociale del loro lavoro e soprattutto a conclusione del loro mandato non hanno fornito una linea politica e amministrativa quale modello educativo per un’azione di trasparenza che era l’obiettivo della loro iniziale azione straordinaria. Ancora più grave, recentemente, un collaboratore integrato e nominato dalla Commissione Straordinaria su indicazione della Prefettura di Reggio Calabria per adempimenti funzionali, è stato oggetto di una procedura penale di natura mafiosa. È bene che il paese si domandi se è opportuno andare a votare e soprattutto si domandi se è opportuno andare a votare per una lista composta tutta da persone sconosciute che vorrebbero proporsi come amministratori e non si sa quali siano le vere ragioni che hanno suggerito l’idea di questa lista al governo del paese. È possibile che il paese di Roccaforte non possa esprimere liberamente i suoi amministratori, non possa scegliere all’interno del paese il nome del Sindaco e dei consiglieri comunali? È giusto fare di tutta l’erba un fascio? Se ci sono dei pochi alberi ammalati è giusto che sia tagliato l’intero bosco? La democrazia, non si ristabilisce, buttando via insieme con l’acqua putrida anche il bambino. La democrazia si difende con il principio della responsabilità personale e con l’allargamento delle possibilità di scelta da parte dell’elettore. Da venti anni stiamo agendo all’opposto. Siamo arrivati all’oligarchia. Stiamo attenti perché l’oligarchia è l’anticamera della tirannide. Chi è stato l’ispiratore della lista presentata per le prossime elezioni? È possibile che a Roccaforte il paese del partigiano Marco Perpiglia si debba votare per una lista del Movimento Sociale (MSI)?

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ROCCAFORTE/2

POSTA PER GIUSEPPE RAFFA

Le vestali del silenzio

Le necessità di Caulonia perse tra demagogia e parole

PASQUINO CRUPI Ercole Nucera la cui famiglia era povera e onesta, prima ancora di conquistare un quasi impossibile diploma - scendeva dalla montagna di Roccaforte - s’era fatto notare per il suo impegno nella lotta politica paesana nelle fila del Partito Socialista Italiano di cui in questi ultimi anni incresciosi e indecenti era divenuto segretario regionale. Ma aveva già avuto modo di dare il suo contributo d’intelligenza e d’azione nella CGIL dove aveva ricoperto ruoli importanti. Nel 2006, dopo la elezione dell’avv. Giuseppe Morabito a Presidente della Provincia, Caro m’è ’l sonno, e più l’esser di sasso, mentre che ’l danno e la vergogna dura; non veder, non sentir m’è gran ventura; però non mi destar, deh, parla basso. Ercole Nucera viene nominato assessore alla P.I. con delega per le minoranze linguistiche. Si torna a votare a Roccaforte, suo paese natale, dopo due scioglimenti per mafia e, per togliergli la maschera di ferro, lui, che è un meridionalista convinto e pervicace, si candida a sindaco. Vince la battaglia elettorale. Nomina una giunta ragguardevole sotto il profilo dell’etica e della certezza professionale. Nel febbraio del 2011, dando grande risonanza il quotidiano della Lega, “la Padania”, il Consiglio comunale è sciolto per mafia. L’unico giornale a insorgere fu “la Riviera”. Da qualche giorno Ercole Nucera è ritornato con la lettera che pubblichiamo sull’affaire Roccaforte, sottolineando un punto davvero cruciale, e cioè che lo scioglimento “ sia avvenuto nella totale indifferenza della classe poli-

cassa integrazione, sono questi i problemi principali degli Italiani, mentre Berlusconi ed i suoi amici si preoccupano solamente di togliere una tassa iniqua, l’IMU, che loro stessi hanno inserito. In una tale condizione difficile c’è chi, ancora una volta si distingue. L’Amministrazione Comunale Popolare di Polistena, a guida comunista, dopo aver abbattuto l’IMU sulla prima casa, si schiera ancora una volta dalla parte delle persone meno abbienti istituendo l’assegno di sopravvivenza. I giovani Polistenesi, tra i 18 ed i 29 anni, senza occupazione, senza reddito e che vivono in un nucleo familiare dove tutti risultano disoccupati, potranno accedere ad un sostegno mensile, fino alla fine del 2015, tra i 50 ed i 250 euro. Un altro risultato eccezionale, raggiunto da questa Amministrazione, se si pensa ai numerosi tagli che i comuni hanno subito in questi anni. Con tutti i tagli subiti, l’Amministrazione Comunale Popolare di Polistena continua, non solo mantiene i servizi sociali sugli stessi livelli del periodo precedente alla crisi economica ma, come in questo caso, cerca di venire incontro ai nostri giovani concittadini più sfortunati dando loro un aiuto economico concreto.

tica reggina e calabrese, che ha usufruito sempre di consensi elettorali da parte dei cittadini di Roccaforte del Greco”. La denuncia è tardiva, ma non gliene faccio carico. Gli rimprovero, però, di lasciare nel vago e nel generico la sua denuncia che, chiamando in causa la classe politica in quanto tale, finisce con il sottrarla ad ogni responsabilità e ad ogni identificazione. E, dunque, nel caso di Roccaforte, Ercole Nucera avrebbe dovuto dire che il primo a tacere- e tacere non doveva- è stato l’ex presidente avv. Giuseppe Morabito. Il quale, come ha taciuto su Ercole Nucera, ha poi taciuto su Rocco Agrippo, suo assessore provinciale, e su Costantino, suo vicepresidente: tutt’e due finiti in carcere. Son queste vestali del silenzio, che corrodono l’albero della democrazia sotto le cui ombre continuano a riposare e a mietere, se non allori, posti di comando. Tersite a fronte di questi perdenti parola, ove non si tratti d’alzare l’elogio sperticato delle toghe e delle divise, è un esempio altissimo di sovrumano coraggio.

Dobbiamo altresì evidenziare, ancora una volta, come le forze politiche all’opposizione, invece di appoggiare questo straordinario provvedimento voluto dall’Amministrazione Comunale, stiano facendo di tutto per smontare l’iniziativa. I farraginosi ragionamenti che, in questi giorni, stiamo leggendo su pubblici manifesti e che abbiamo ascoltato nell’ultimo Consiglio Comunale, dove l’opposizione non ha votato, testimoniano l’inconsistenza e la pochezza del ragionamento politico di queste “forze” politiche di pseudo-sinistra. Il Partito dei Comunisti Italiani di Polistena saluta e appoggia con orgoglio questa ennesima iniziativa promossa dall’Amministrazione Comunale Popolare di Polistena atta a salvaguardare i giovani e le classi più disagiate della nostra città. I giovani sono il futuro del nostro paese e, le forze politiche serie e lungimiranti, non possono che cercare in tutti i modi dare delle prospettive ai giovani. Avanti con i Comunisti Italiani e avanti con l’Amministrazione Comunale di Polistena a difesa dei diritti fondamentali dei cittadini. Partito dei Comunisti Italiani Sezione “A.Gramsci” - Polistena

Gentile Presidente, Ella mi perdonerà il modo informale di rivolgermi a Lei. Certamente ricorderà che tra il dicembre 2008 e gennaio 2009 Caulonia è stata sconvolta da un alluvione che ha colpito - in misura minore - altri paesi della Calabria. In seguito a numerosi e documentati incontri con la Regione Calabria e con i responsabili della protezione civile nazionale, tra cui il dottor Bertolaso, Caulonia ha avuto stanziati circa un milione di euro per la costruzione delle barriere soffolte che avrebbero dovuto proteggere la spiaggia. Ente attuatore avrebbe dovuto essere la Provincia di Reggio Calabria. Come forse Ella sa, da circa un anno non sono più sindaco e delle barriere soffolte non ho sentito più parlare. Sarebbe un vero peccato che la somma stanziata si smarrisse nei meandri della burocrazia regionale. Sono sicuro che Ella non lo consentirà. In una lettera a parte Le vorrei parlare della necessità di dar corso alla costruzione dell’Istituto agrario, così come sarà necessaria una discussione sui lavori fatti sul greto del torrente Allaro. Non ora, non vorrei approfittare della sua pazienza. Caulonia in questo momento ha problemi seri. Penso all’acqua arsenico. Non è mia abitudine rendere note le cose fatte. Per esempio pochi sanno che nel decreto “mille proroghe”, approntato nel dicembre scorso dal governo Monti, era inclusa la somma necessaria per risolvere il problema dell’acqua all’arsenico di Caulonia. Decreto che non è stato approvato solo perché è caduto quel governo. Avrò modo di dire chi ha proposto tale intervento e come si è arrivati a tale proposta al governo nazionale. Anche in politica i muli da lavoro si distinguono dai cavalli da parata. Mi mortifica, come cittadino di Caulonia, il fatto che su un problema serio come l’acqua all’arsenico il mio Paese dimostri l’assoluta pochezza di tanta parte della sua “classe politica” che utilizza un fiume di parole e una valanga di demagogia per nascondere l’incapacità di produrre fatti concreti. L’ amministrazione comunale che ho presieDOMENICA

duto ha impostato il progetto dell’acqua per caduta e aveva ricevuto, nel mese di marzo del 2010, un primo decreto regionale per novecentomila euro. Decreto mai perfezionato dal successivo governo regionale. Signor Presidente, io ho un bel ricordo del Consiglio Provinciale di Reggio dove fui eletto non ancora trentenne. Pur essendo stato rigorosamente all’opposizione, non potrò ma dimenticare la disponibilità degli amministratori del tempo che hanno consentito che si realizzassero nel mio Paese parecchie opere anche estranee ai compiti di Istituto. Penso all’asfalto della strada per Strano, al primo asfalto della strada Amusa, la zona verde di Caulona Marina, alla strada per Popelli, al campetto da palla a volo. Né potrò mai dimenticare il sostegno avuto alla mia proposta tesa ad ottenere l’ardua provincializzazione della strada per Campoli. Altri tempi, signor Presidente. Tempi di duri scontri ideali e di intensa amicizia e rispetto personale tra uomini leali che avevano una concezione alta della politica e del Paese. Era piuttosto difficile allora che emergessero come “protagonisti” della vita politica persone che dopo più di qualche decennio di impegno “politico” non hanno realizzato nulla di materiale o immateriale né per il loro Paese, né per la loro gente. Nulla, anzi zero assoluto! Signor Presidente, io non l’ho votata, ho votato il candidato del mio partito perché la lealtà e la coerenza sono valori importanti che distinguono il politico dal politicante d’accatto. Pur non avendola votata sono sicuro che Ella sarà all’altezza delle migliori tradizione della nostra Provincia e questo che auguro a Lei e a tutti noi. Come Ella sa, io non ricopro alcun incarico né istituzionale, né di partito. Cerco di restare appartato ed in silenzio per quanto riguarda la vita amministrativa di Caulonia. Sono sorpreso del timore che suscita la mia silenziosa presenza in alcuni politicanti di paese. In fondo hanno la mia comprensione perché i polli non possono aspirare a diventare aquile. Mi scusi le trasgressioni, un caro saluto Ilario Ammendolia

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SPORT

SERIE A

Valzer di panchine MASSIMO PETRUNGARO Mai come quest’anno, il vero mercato sarà quello riguardante gli allenatori. Da Stramaccioni a Mancini, da Mourinho ad Ancelotti, passando per Conte e Mazzarri, oggi nessuno può dire con certezza chi allenerà chi, tranne forse per lo Special One, che pare essersi accordato con la sua ex squadra, il Chelsea del patron russo Abramovich. Le settimane che seguiranno saranno farcite di dichiarazioni in cui sentiremo e leggeremo tutto e il contrario di tutto. Ma proviamo a fare il punto della situazione. La trama è abbastanza ingarbugliata, sia per quanto riguarda la nostra serie A che il resto d’Europa. Chi non è certo di restare al proprio posto il prossimo anno, ma per motivi diametralmente opposti, sono Stramaccioni e Mazzarri. Il tecnico romano di San Giovanni in più di un’occasione è stato pubblicamente confermato da Moratti. Bisogna capire, naturalmente, quanto di vero c’è nelle parole del numero uno nerazzurro. Credo che il presidente dell’Inter sia con due cuori: da una parte c’è la voglia di continuare con la scelta dello scorso marzo, da lui fortemente voluta. Si tratterrebbe di dar segui-

to ad un progetto di ringiovanimento auspicato dallo stesso Moratti e soprattutto continuare con la politica di austerity in linea col far play finanziario. Ad oggi in corso Vittorio Emanuele, c’è una forte componente che vuol dare una seconda chance a Stramaccioni, troppo funesta questo campionato - senza tralasciare gli errori del tecnico – per poterlo giudicare. Una cosa è certa, dovesse restare sulla panchina nerazzurra, Strama a Natale, considerando che

non giocherà le coppe, dovrà almeno lottare per il terzo posto,altrimenti sarà esonero. D’altro canto, Moratti vorrebbe dare un ennesimo scossone all’ambiente e puntare su Mazzarri, o su uomini Inter stile Mihajlovic o Zenga. Detto di Mazzarri, il tecnico livornese è sul punto di lasciare Napoli. La sua esperienza sulla panchina partenopea pare essersi chiusa. L’allenatore ha bisogno di nuovi stimoli e forse non saranno i ponti d’oro di De Laurentis a convincerlo. Per lui ci sono l’Inter appunto, ma soprattutto la Roma, anche se non è da escludere la pista che porta all’estero, al Malaga. A proposito di Malaga, l’attuale tecnico Pellegrini, prenderà il posto di Mancini al Manchester City. L’esonero del tecnico jesino era nell’aria, fatale gli è stata la sconfitta in FA Cup contro il Wigan. A questo punto, per l’ex tecnico nerazzurro si aprirebbero le porte del Paris Saint Germain. Niente male per il Mancio, dai milioni dello sceicco di Manchester a quelli dello sceicco parigino. E il buon Carletto Ancelotti? A Madrid, per il dopo Mourinho e puntare con decisione alla decima Coppa Campioni, impresa fallita dal tecnico portoghese. Ma ci sono ancora alcune tessere da sistemare.

L’asse portante è sulla linea Napoli – Inghilterra. Perché se è quasi certo che Mazzarri lascerà la panchina partenopea a fine anno, chi al suo posto? È delle ultime ore l’indiscrezione secondo la quale, Mourinho che si accaserà come detto al Chelsea, spingerebbe l’attuale tecnico dei Blues, Rafa Benitez proprio all’ombra del Vesuvio. E Antonio Conte e Massimiliano Allegri possono dormire sonni tranquilli? Dipende. Il tecnico salentino potrebbe parti-

re, anche se sarebbe un suicidio per l’ambiente bianconero. L’allenatore fresco campione d’Italia ha chiesto garanzie per il futuro, che tradotto, significa forti investimenti per puntare con forza alla prossima Champions league. Conte vorrebbe una punta da venti gol con esperienza internazionale, un paio di esterni e un difensore. Qualcosa certo arriverà, bisogna vedere se soddisferanno l’appetito del mister, ma ritengo che al di là di tutto, Antonio Conte resterà alla guida della Juventus, salvo clamorosi colpi di scena (Paris Saint Germain). La situazione di Allegri è diversa. Tutto sicuramente dipende dalla conquista del terzo posto. Se fallisce va via, se centra l’obiettivo al 99% resta. Tengo uno spiraglio aperto all’addio, perché bisogna sempre fare i conti con gli umori calcistici di Berlusconi. Il Cavaliere, mai convinto appieno dell’attuale tecnico, vorrebbe come allenatore un grande ex rossonero: Van Basten, Rijkaard o Seedorf. E a questo punto Allegri? Alla Roma, se Mazzarri non dovesse sposare la causa giallorossa. E per non farci/farvi mancare nulla, occhio a Guidolin, in orbita Inter e Napoli. E che si aprano le danze.

Fossa dei Leoni: stage con Micarelli Nella splendida cornice del "Meditteraneo Sporting Club" di Siderno, moderna struttura polivalente realizzata dai fratelli Recupero, sabato 11 e domenica 12 maggio si è svolto uno stage di aggiornamento dal titolo "Allenamento ed organizzazione tattica nel calcio moderno", rivolto agli allenatori, sia di prima squadra sia di settore giovanile organizzato dall'A.S. Fossa dei Leoni in collaborazione con l'AIAC Calabria e la Delegazione Distrettuale LND di Locri. Relatore di eccezione è stato Mister Fabio Micarelli, allenatore in seconda di Mister Marco Giampaolo in Serie A con Ascoli, Cagliari, Catania e Siena. Alla manifestazione sono intervenuti Carmelo

Marina di Gioiosa epicentro della festa juventina

I tifosi juventini hanno festeggiato lo scudetto riversandosi per le strade di Gioiosa e di Marina di Gioiosa dando vita a caroselli di clacson, colorando di bianconero le principali arterie del comprensorio. I festeggiamenti hanno avuto come epicentro Piazza Zaleuco di Marina di Gioiosa Jonica, laddove lo Juventus Club cittadino ha organizzato una serata di festa con musica e animazione fino a tarda sera. Una manifestazione che corona l'ottimo lavoro dello Juventus club di Gioiosa Marina, divenuto da tempo il più attivo di tutto il comprensorio, con i suoi soci che hanno preso parte alle più importanti trasferte della squadra bianconera, sia in campionato che in Champions League.

Barbaro, delegato distrettuale della LND di Locri, Raffaele Pilato Presidente AIAC Calabria, Mimmo Romeo Presidente A.S. Fossa dei Leoni, Francesco Romeo Istruttore A.S. Fossa dei Leoni e Martino Recupero responsabile della struttura che ha ospitato l'evento. Trenta sono stati i corsisti venuti dalle diverse Province calabresi che hanno preso parte alle tre sessioni di lavoro distribuite tra parte teorica in aula ed esercitazioni pratiche sul campo. Per le esercitazioni sul campo Mister Micarelli si è avvalso della collaborazione dei giovani atleti della Fossa dei Leoni complimentandosi per la loro preparazione e capacità tecniche

Mammola: intervista al portiere Daniele Prestia Daniele Prestia portiere di sicura affidabilità ed esperienza, è stato uno dei protagonisti della salvezza del Mammola nella stagione appena conclusasi di seconda categoria. Prestia alla sua terza stagione nella compagine viola non nasconde la sua amarezza per non avere raggiunto in questa stagione l'obbiettivo che la società si era prefissato quello di un pronto ritorno in prima categoria. Il numero uno del Mammola calcio è molto legato all'ambiente mammolese ed è pronto a rimanerci anche per il prossimo campionato. “ Ringrazio tutta la società del Mammola per avermi sempre dato fiducia in questi anni ho cercato di ricambiarla impegnandomi fino in fondo. Sono molto dispiaciuto che in questa stagione tante cose non sono girate per il verso giusto, troppi alti e bassi e tanti gli errori commessi che non ci hanno

permesso di ottenere un piazzamento utile per poter ritornare subito in prima categoria perché credo che Mammola lo meriti ampiamente. A Mammola mi sono trovato veramente bene spero tanto rimanerci anche per il prossimo campionato al momento

non conosco quali siano le idee della società per il futuro”. Cosa secondo lei e' mancato in questa stagione al mammola calcio ? “Siamo partiti veramente molto bene siamo stati in testa per diverse settimana , poi non siamo riu-

sciti a fare gruppo e ci siamo completamente disuniti . Questo è stato uno dei motivi del nostro crollo, anche se è mancato l'impegno di diversi giocatori che avrebbero dovuto fare in questa categoria la differenza Mi dispiace tanto per il la società che ha investito tantissimo per cercare di raggiungere l'obbiettivo del pronto ritorno in prima categoria mi auguro che il tutto avvenga il prossimo anno”. Il futuro di Prestia ? “Spero sia ancora nel Mammola io sono a disposizione della società. In questi anni ho conosciuto gente veramente straordinaria che mi è stata molto vicina, mi auguro che il Progetto avviato dalla nuova società continui e che io possa dare il mio contributo affinché la squadra raggiunga grandi obbiettivi” Nicodemo Barillaro

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Parlando

di...

SPORT ECCELLENZA

Roccella da “imitare” È finito dopo 120 minuti a Rende il sogno del Roccella di poter continuare il sogno della serie D. Una partita sfortunata nella quale gli amaranto hanno pagato a caro prezzo alcuni errori difensivi. Complimenti comunque alla compagine roccellese che soprattutto dopo l’avvento alla guida tecnica di mister Ferraro ha inanellato una serie impressionante di risultati utili consecutivi portandola alla finale regionale play-off di Rende. Il rammarico è tanto ma il Roccella è uscito dal campo a testa alta dopo aver dato tutto. Intanto, mercoledì a Gela, contro i locali

dell’Atletico, è finita con una vittoria del Roccella la partita di andata degli ottavi di finale della fase nazionale del campionato juniores. Amaranto che sono partiti subito forte ed al 3’ minuto hanno segnato il gol con Trimboli che ben servito da Ienco si è presentato solo davanti a Migliore e lo ha battuto con un perfetto tiro in diagonale. Al 43’ arriva il pareggio dei padroni di casa palla sulla sinistra per Tuccio che salta un avversario e supera Belcastro con un gran tiro. La seconda frazione vede il Roccella rendersi subito pericoloso, al 10’ arriva la rete che decide l’incontro

Belcastro serve centralmente Villella che dopo aver saltato Migliore deposita nella porta vuota. Trovata la rete del vantaggio il Roccella ha provato ad amministrare il risultato e nei minuti finali si rende pericoloso con una conclusione di Khanfri parata da Migliore. Roccella dunque che ha fatto sua la partita di andata e che ieri al “Ninetto Muscolo” ha avuto la possibilità di conquistare il passaggio alla fase successiva. Ricordiamo, infine, la composizione degli otto gironi delle squadre che partecipano alla fase finale nazionale junores:

GIRONE A Citta di Baveno 1908 – Vado – Vincente Lombardi GIRONE B Arco – Brixen - Manzanese GIRONE C Vincente Emilia Romagna – Vittorio Falmec S.M. Colle GIRONE D Firenze Ovest- San Sisto GIRONE E Nuova Tor Tre Teste – Taloro Gavai GIRONE F Grottammare 1899 – Vasto Marina – Vincente Molise GIRONE G GR Valdiano – Manduria Sport – Progreditur Marcianise GIRONE H Atletico Gela - Roccella www.asroccella.it

SPORT

PROMOZIONE

MONASTERACE: I DRAGHETTI AZZURRI CONQUISTANO LA SECONDA CATEGORIA NEL LORO PRIMO ANNO DI VITA.

Stand- by a M.di Gioiosa In attesa della riunione organizzativa, che si terra nei prossimi giorni fra tutti i componenti della società giallorossa. A Marina di Gioiosa prende ufficialmente corpo l'ipotesi di allargamento della società per la stagione 2013-2014 che vedrà la compagine locridea impegnata nel prossimo campionato di promozione. La parola d'ordine della società in queste ore è “organizzazione”, con un progetto che vedrà impegnate nuove figure societarie rispetto allo scorso anno, sia dal punto di vista economico, sia da un punto di vista prettamente organizzativo. Con la riunione inoltre, saranno delineate le figure di ogni singolo componente della società, in modo da avere appunto la massima organizzazione per affrontare un campionato che richiede prima di tutto pianificazione. Nei prossimi giorni, inoltre, la società giallorossa dovrebbe trattare l'argomento allenatore sempre in bilico la posizione di Gianni Scigliano. L 'ex allenatore del Caulonia da più parte sembra indicato a dover guidare anche per la prossima stagione la compagine giallorossa dopo l'ottimo lavoro compiuto; ma al momento la riconfer-

ma tarda ad arrivare .I prossimi giorni saranno decisive per capire se sarà ancora Scigliano a proseguire un progetto giallorosso che tanto bene ha fatto nel campionato di promozione da poco terminato sfiorando per un soffio i play off . Dopo che risolverà la grana guida tecnica la dirigenza inizierà ad intavolare le prime trattative di mercato, partendo prima di tutto dalle tante riconferme dei pezzi pregiati Carbone, Aquino, Raso ,Patrizio, Scattarreggia, Mesiti e capitan Ieraci ma anche dei tanti under che hanno ben figurato passando successivamente ai nuovi innesti, che saranno certamente un over per ogni reparto più ovviamente i fuori quota, cercando di definire in maniera ufficiale alcune trattative che sono state già avviate ed attualmente lasciate in stand-by per definire i quadri societari. Tanti i nomi altisonanti che ruotano attorno alla società giallorossa, ma l'intenzione di tutti è certamente quella di fare scelte mirate ed oculate, che possano si consentire al Marina di Gioiosa di ben figurare anche nel prossimo campionato. N. B.

Dopo una stagione sempre ai vertici della classifica del girone F di Terza Categoria calabrese, i ragazzi del Presidente Gianpiero Taverniti, guidati magistralmente dal tecnico di grande competenza e esperienza Regolo Salvatore coadiuvato nel settore atletico dal sempre preparato Gigi Baldari, nella finale playoff disputata al BoscoLombardo, s'impongono con il minimo scarto portando al sicuro l'obiettivo prefissato con la massima tranquillita', rischiando solo in un'occasione, ma avendo avuto a disposizione almeno altre tre chiare occasioni per raddoppiare. Partiti con grande concentrazione e determinazione, i ragazzi di Mister Regolo, hanno fatto subito capire che l'obiettivo doveva essere raggiunto e cosi e' stato, grande merito a questi ragazzi che hanno giocato per il gusto del calcio e per la maglia del loro paese. In questa bella festa vanno ricordati tutti i dirigenti del sodalizio biancazzurro, a partire dai due vice presidenti Andrea Siciliano e Vincenzo Leotta, che nel loro lavoro hanno dato

grande supporto, insieme alla dirigenza assortita che soggettivamente con le proprie competenze ha dato forza alla società, da Francesco Treccosti energico dirigente molto passionale verso i colori, il taciturno Ilario Ierace che ha dato molto pepe nella logistica degli spostamenti , il grande segretario cassiere Giovanni Mottola, come al solito operativo e morbosamante legato a questa squadra e a questo progetto, in tutto questo team non poteva mancare Alfonso Taverniti, sempre vicino ha dato un grande supporto morale, seguendoci anche in trasferte lontane e decisive....in questo con-

testo va citato il nostro carissimo Raco Vincenzo, l'uomo che della penna e della ricerca sul web ha dato indicazioni ed ha corrisposto informazioni sulla nostra squadra, infine non per ordine d'importanza aggiungiamo il nostro magazziniere dei record il “mitico “Salvatore Leotta. Da orgoglioso rappresentante della squadra del mio paese, Concedetemi un pensiero finale doveroso, è stata una stagione positiva che al primo anno ci ha premiati dopo tanto lavoro e abnegazione, tutti uniti nella massima coesione sportiva e sociale, vorremmo ringraziare tutti gli sponsor che ci DOMENICA

hanno fattivamente sostenuto e tutti i tifosi che ci hanno fortemente incitato, proiettandoci verso la vera unione sportiva, in una festa coindivisa di caroselli per tutto il territorio del nostro comune in una festa nella piu bella e commovente felicità di un paese che in una partita di calcio, per tre ore è tornato a gioire attraverso lo sport dei suoi grandi ragazzi....alla fine il mosaico vincente è stato conquistato ed al fianco del bel Drago c' è incastonata una bella tessera dal colore azzurro sulla quale c'è disegnato un bel 2...come SECONDA CATEGORIA. l.r.

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BIBLIOTECA MERIDIONALISTA Una (croni)storia della Calabria attraverso i “forestieri” di Giuseppe Fiorenza

François Lenormant, un poeta sulla riva dello Jonio Il Grande Viaggiatore ha individuato gli aspetti fondamentali della varia mentalità calabrese, di una gente dalla storia lunghissima e complessa: il bizantinismo della Calabria jonica, il carattere italico, bruzio, romano e napoletano di Cosenza e quello ellenico e neoellenico L’opera del Lenormant rimane, secondo uno degli autori più accreditati di viaggi in meridione, Attanasio Mozzillo, “un grandioso monumento di dottrina e di arte ed una lettura fra le più utili, anzi fra le necessarie, per chi si disponga ad un intelligente viaggio in Calabria”1. Secondo lo stesso autore, uno dei meriti di Lenormant è quello di avere individuato benissimo “gli aspetti fondamentali della varia mentalità calabrese, di una gente dalla storia lunghissima e complessa: il bizantinismo della Calabria jonica, il carattere italico, bruzio, romano e napoletano di Cosenza e quello ellenico e neoellenico, nel basilianesimo proveniente dalla Sicilia, di Reggio e di altri centri della Calabria meridionale2. Il Lenormant fu uno dei visitatori più assidui e fedeli dello spirito calabrese, studioso e storico finissimo e dottissimo, fu definito da Paolo Orsi archeologo più di biblioteca che del piccone. Egli si interessò non soltanto dell’aspetto storico e archeologico, ma anche dei problemi economici e sociali, tra i quali le lotte agrarie, la viabilità, la miseria e l’emigrazione, tanto da riuscire a dare un quadro completo delle condizioni della regione. Non solo, ma le descrizioni dei paesaggi lasciano senza fiato sia per la poesia delle rievocazioni, sia per la finezza dell’intensità letteraria che le pervade. D’altronde in un passo molto bello, lo stesso dice che: È questo il momento, pei turisti, di scoprire le bellezze naturali di quest’ammirabile regione, che gli stessi Italiani non conoscono…L’ammirazione che i paesaggi delle Calabrie sveglieranno nei loro primi visitatori, ne trarrà presto ben altri, ed io non dubito che in pochi anni questa regione, una delle più belle dell’Europa meridionale, non diventi una meta abituale di escursioni…) Ma vediamo ora nel dettaglio alcune stralci di ciò che abbiamo sinteticamente illustrato: In fondo alla vallata lasciamo sulla destra, a un centinaio di metri di distanza, una vasta chiusa di aranci e di altri alberi fruttiferi, perfettamente irrigua, di una vegetazione meravigliosa, circondata da tutti i lati da rocce a picco bruciata dal sole e coperte da cactus, di agavi e aloe. Questa chiusa passa per una delle meraviglie dei dintorni di Catanzaro; è uno

CHI È

no. Di tratto in tratto, là dove i pendii sono meno scoscesi, dove il suolo forma dei piccoli altipiani coltivabili, torme di contadini, posti in fila, scavano la terra con la zappa per prepararla alla semina, sotto la direzione di un sorvegliante a cavallo.

dei siti in cui si conducono i forestieri. La si chiama il Paradiso, e tal nome è ben dato, perché è un vero paradiso di frescura e di ridente vegetazione, una deliziosa solitudine, nella quale è possibile credersi isolato dal resto del mondo. Molto esotico appare poi la descrizione di una momento di vita, comune in Calabria spesso alle fiumare, ma qui sorpreso presso una grande fontana, dove l’accostamento delle donne calabresi a quelle turche è più un residuo intellettuale letterario che non realista: Cominciamo a salire la montagna, alta cinquecento metri sul livello del mare, sul cui altipiano è posta la città di Monteleone. A posta distanza dall’ingresso di esso incontriamo una grande fontana, dalle acque abbondanti

e limpide come cristallo. Gruppi di donne sono occupate ad attingervi dell’acqua o a raccogliere, all’approssimarsi della notte, la biancheria lavata e sciorinata durante il giorno. È una scena molto pittoresca e di un aspetto singolarmente orientale; perché le donne di Monteleone hanno il velo bianco della testa (tovaglia) molto più ampio e più lungo che non si adusi in nessun altro paese della Calabria. Dalla parte posteriore esso le avvolge completamente, e discende sino a mezza gamba; così dà loro, da tergo, le fattezze delle donne turche con lo yashmak. (p. 110). Il lirismo che pervade il viaggio di questo profondo osservatore è evidente in molte parti ma specialmente in questa: Dal punto di vista pittoresco non vi è più bella passeggiata di quella del circuito della Ipponio greca.

Nulla di più stupendo del contrasto dei due panorami di cui si gode, percorrendo le due creste, ovest e est, dell’altopiano. Da un lato vi è il mare che si estende a perdita d’occhio, e lo sguardo segue il litorale graziosamente arrotondato in emiciclo, al di là dei declivi che vi scendono coperti di giardini e sparsi di case bianche. Dall’altro lato, la rupe, che limita l’altopiano, è quasi a picco, e si distingue alla sua base, a 300 metri al di sotto del livello in cui ci troviamo, il villaggio di Stefanaconi, a partire dal quale comincia la pianura fortemente ondulata, attraversata da mille burroni, che ha al centro la valle del Mèsima col suo alveo profondo. Nessuna abitazione in vista; le stazioni delle ferrovie sono in pieno deserto, e ad una grande distanza dai paesi ch’esse servo-

Non meno colorata e profonda è la descrizione dei contadini calabresi, impegnati nel lavoro della terra. Essi hanno tutti il cappello acuminato calabrese e i pantaloni neri con grandi uose dello stesso colore; in generale hanno tolto la loro giacca per lavorare, ma la più parte portano lo schioppo con bandoliera, che noi vediamo ugualmente portato dai rari viandanti, i quali, di quando in quando, appaiono cavalcando per la via. Altri contadini, sparuti e bruciati dal sole, guidano dei bovi magri con delle grida acute, e camminano dietro un rozzo aratro.... Talvolta un branco di capre nere e macilente si riposa all’ombra delle macchie di lentischi che coprono il fondo dei burroni, o bruca sulla cresta delle colline un’erbetta rasa e mezzo bruciata. Il mandriano che le custodisce ha l’aria selvaggia come la loro: con la pelle di montone o di capra gittata sulle spalle, e la lunga verga simile a quella del pastorale dei nostri vescovi. Ma ancora più pregnanti e piene di commozioni sono le pagine dell’archeologo francese in cui esprime una forte solidarietà e partecipazione, rilevando la miseria della gente e la necessità di una riforma del regime proprietario ed agrario del latifondo Chi potrebbe mai credere che esistono in Europa, in un grande regno civilizzato, regioni in cui si può far sistemare i fossati delle praterie paludose, non avendo che dei panieri per levarne la melma, impiegando in luogo delle bestie da soma delle povere donne, delle giovinette, dei fanciulli, letteralmente affogati sotto il fango che cola dai vimini mal connessi sulle loro teste e sulle loro vesti. È uno spettacolo di miseria e di degradazione, al di là del quale non si può andare, e del quale, quando se ne è stati spettatori, non è possibile cancellare il ricordo. Giuseppe Fiorenza © 2013 (30 – continua) 1 A. Mozzillo, Stranieri e italiani in Calabria nell’’800 e nel primo ‘900, in Il Ponte, 1950 2 Ibidem

Lenormant, François. - Archeologo e assiriologo (Parigi 1837 - ivi 1883); figlio di Charles, prof. alla Biblioteca Nazionale di Parigi; si occupò anche di numismatica, e con le sue descrizioni delle antichità dell’Italia meridionale (La GrandeGrèce, 1881-83; À travers l’Apulie et la Lucanie, 2 voll., 1883) fece conoscere le ricchezze archeologiche di quelle regioni. Il suo nome è legato specialmente ai suoi studî sulle antichità mesopotamiche; pubblicò testi cuneiformi e iniziò lo studio della lingua sumerica. Nel 1866 fu in Italia allo scopo di studiare le antichità della Lucania e della Puglia. Nel 1879 visitò la Calabria partendo da Taranto; nel 1882 attraversò la Basilicata partendo da Catanzaro con destinazione Napoli. I suoi viaggi nel sud Italia sono descritti nei suoi reportage di viaggio, À travers l’Apulie et la Lucanie[1] e La Grande Grèce[2]. Quest’ultima opera ne ispirò almeno altre due: By the Ionian Sea di George Gissing[3] e Old Calabria di Norman Douglas[4]. Sia Gissing che Douglas ripercorsero infatti lo stesso itinerario di Lenormant, alla ricerca dei luoghi e dei personaggi descritti dall’archeologo francese.

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CULTURA E SOCIETÀ

“Una voce per l’autismo” Giuseppina Torregrossa insieme al sidernese Enzo Gentile

“Essere autistici è un modo di essere. Anche se non è un modo normale la vita delle persone con autismo puo’ essere felice come quella di chiunque altro. Io trovo senso e signficato nella mia vita e non desidero essere guarito da me stesso..”(Marc Segar) Queste le parole di un ragazzo con autismo che rivendica il diritto ad una vita felice e alla diversità. Tale diritto, che dovrebbe essere garantito a tutte le forme di diversità in una società moderna e culturalmente avanzata, è stato sancito dalla “Carta dei diritti delle persone con autismo” adottata dal Parlamento Europeo nel maggio del 1996. Per dar voce a tutte le persone autistiche una voce canterà per loro, quella di Vincenzo Nizzardo, accompagnato al pianoforte da Amelia Aguglia. Lo spettacolo, organizzato dall’Associazione Prometeo-onlus Sezione Locride, si terra’ il 24 Maggio alle 18.30 presso l’Aula Magna dell’Istituto G. Marconi di Siderno. L’evento ha lo scopo di diffondere la conoscenza della sindrome e, attraverso la musica, sensibilizzare alla problematica l’opinione pubblica e le istituzioni. Rappresenta inoltre un’occasione per presentare la Sezione della Locride dell’Associazione Prometeo, recentemente costituita da operatori del settore e genitori che insieme operano con l’obiettivo di dar vita nel territorio ad una ad una struttura specializzata in autismo per favorire l’integrazione scolastica e sociale e migliorare la qualità della vita dei soggetti e delle famiglie, le quali sono il più delle volte sole ad affrontare il compito educativo. Spesso vivono una situazione di estremo disagio per gli equivoci sulla natura dell’autismo e la scarsa disponibilità di servizi specializzati nel settore. L’Ass. Prometeo, costituita nel 2001 opera in Calabria e in altre regioni nel settore della formazione e del trattamento in autismo. Segue bambini, adolescenti e adulti attraverso personale specializzato e operatori ABA. Organizza stages e corsi di formazione, eroga servizi domiciliari, effettua parent-training e consulenze a strutture scolastiche e Centri in Calabria e in altre regioni. Nella Locride l’Ass intraprende il suo percorso con l’obiettivo di formare operatori e avviare un Centro che possa accogliere i bambini, adolescenti e adulti residenti nel territorio e supportare le famiglie nel difficile compito educativo. L’evento rappresenta un’occasione per presentarsi all’opinione pubblica e favorire un rapporto di proficua collaborazione con i rappresentanti delle Istituzioni scolastiche e degli Enti locali. La speranza è che la voce di Nizzardo tocchi le corde giuste e che possa veicolare la voce delle persone con autismo. Eleonora Iaria

i titolari del “Palazzo” premiati dalla Crea

La scrittice intervistata da Mara Rechichi

Torregrossa e la sua Adele ospiti a Locri Una bella serata organizzata dal commissario straordinario del comune di Locri Francesca Crea al “giardino d’inverno”. Adele è un testo teatrale, le cui emozioni, in modo diverso, sono state rese corpose e reali grazie alla bravura delle attrici protagoniste del cortometraggio realizzato da Bernardo Migliaccio Spina e, dall’attrice Maria Pia Battaglia.

Nella suggestiva tenuta de “Il Palazzo” in scena l’atto unico “Adele” scritto da Giuseppina Torregrossa. Una serata culturale organizzata dall’amministrazione comunale di Locri, guidata dal commissario straordinario, Francesca Crea, che tanto ha voluto si realizzasse. L’evento presentato da Mara Rechichi si è reso omaggio alla scrittrice, la quale ha raccontato il suo mondo fatto di storie, libri e femminismo, lo stesso che l’ha spinta a diventare ginecologa. “Adele” è un testo teatrale, vincitore di diversi premi, ispirato da una storia vera, le cui emozioni, in modo diverso, ma ugualmente intenso sono state rese corpose e reali grazie alla bravura delle attrici, Giulia Palmisano ed Ekaterina Caroleo, protagoniste del cortometraggio realizzato da Bernardo Migliaccio Spina e, nel “giardino d’inverno”, dall’attrice Maria Pia Battaglia. La tenuta messa a disposizione dai

proprietari Annalia e Nicola Capogreco ha fatto il resto, rendendo tutto più suggestivo. Tanti i presenti alla serata, molti i rappresentanti istituzionali. Nel ringraziare i presenti, l’autrice per aver accettato l’invito, il commissario straordinario ha raccontato come da un suo desiderio è nata l’idea della serata. «Posso dire che questo progetto realizzato stasera è nato dall’amore per la cultura e dall’amore per Locri, ma soprattutto è nato dal gratuito impegno, dalla generosità e dallo slancio dei proprietari della tenuta, dell’attrice Maria Pia Battaglia, del regista Bernardo Migliaccio Spina, del designer Pasquale Giurleo e grazie alla preziosa Olga Carusetta». A termine della serata il sindaco di Portigliola, Rocco Luglio ha offerto un presente al commissario straordinario, ringraziandola del lavoro svolto per la comunità. E.Al.

Premiazione di Pasquale Giurleo

Premiazione di ßRocco Luglio

Presentato il Festival della Memoria L’UNLA di Bovalino è al nastro di partenza per l’organizzazione del 2° “Festival della Memoria e dell’Identità” che sarà proposto nella prima decade di agosto. “La motivazione di un progetto culturale attraverso un “festival”, è stata e continua ad essere quella di consegnare non solo ai nativi ma a tutte le persone, giovani ed anziani, raggiungibili attraverso i mezzi

di comunicazione “profili” di bovalinesi che rappresentano la “Memoria” storica di un passato nobile incentrato sul lavoro, la famiglia, l’onestà, l’impegno, il sacrificio”. Per il Presidente Nazionale dell’UNLA, Ente Morale, On.le Nino Gemelli si tratta “di un festival dove la memoria diventa “identità” carica di “valori” per la nuova generazione: uomini e donne

responsabilmente artefici della ricostruzione di borghi, paesi e città intere, dalle macerie della guerra e delle calamità naturali (terremoto, alluvioni) e che hanno lasciato soprattutto un segno tangibile della laboriosità, onestà, passione nonché l’amore per i propri figli e la propria terra, sacrificandosi per poter dare loro la possibilità di far parte della società civile. L’incontro

con i nativi diventa quindi un “festivaldedica” della riconoscenza, non come fatto di “ricordo” nostalgico di immagini bensì un insieme dinamico di appartenenza e di profonda e consapevole identità; una “festa”, insomma, che va nella direzione della riscoperta delle nostre radici e dei valori, grazie alla generazione dei nostri nonni e dei nostri padri.

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Chi nell’ultimo millenino ha mai saputo dell’esistenza di Vincent Raschellà?Nessuno. Eppure alla fine dell’800 a Caulonia era conosciuto e chiamato “Vici u Pacciu”. Spesso confiniamo nella pazzia le cose che non comprendiamo

Domenico Barbaro, psichiatra e psicoterapeuta di Platì

Se il mondo non cambia! Dalla tragica cultura dell’onnipotenza ai valori salvifici della semplicità e della speranza

Vincent Raschellà

una storia dimenticata ILARIA AMMENDOLIA Non solo braccianti e contadini con le valigie di cartone, ma anche uomini di scienza e di cultura hanno lasciato la Calabria in cerca di fortuna, in terra di fortuna. È il caso di Vincent Raschellà artista e inventore nato a Caulonia, ma emigrato e morto nel New Jersey perché “Nessuno è profeta nella propria patria”. È merito di un ricercatore e appassionato dell’emigrazione cauloniese, Enzo Di Chiera se è stata riportata a galla la clamoroso storia del pioniere del volo. Di Chiera è riuscito in questa scoperta grazie anche alla collaborazione di Pino Circosta e la disponibilità di Maria Roccisano, la quale ha dedicato molto tempo a rispolverare documenti all’ufficio anagrafe. Chi nell’ultimo millennio ha mai saputo dell’esistenza di Vincent Raschellà? Nessuno. Eppure alla fine dell’800 a Caulonia era conosciuto e chiamato “Vici u pacciu”. Spesso confiniamo nella pazzia le cose che non comprendiamo. Infatti il pioniere, dopo aver studiato a Roma presso l’Accademia delle Belle Arti, fu costretto a rifugiarsi in località Scrongi di Caulonia perché considerato dai suoi concittadini pazzo.

Fu proprio in quella collina che si dedicò ad incredibili e spericolati esperimenti di volo. Non si tratta di un visionario né di uno dei tanti dulcamara del passato, la prova più evi-

L’UNLA attraverso il Centro di Cultura per l’Educazione Permanente con il “Festival” vuole continuare perciò a privilegiare soprattutto gli umili: il contadino, la casalinga, i “mastri” dell’argilla (argagnari), ciabattini, panettieri, commercianti, ristoratori, meccanici, fabbri, sarti, muratori, pescatori, barbieri, carbonai, maniscalchi, ecc., ma anche imprenditori, artisti, intellettuali, uomini di scuola, dipendenti comunali, provinciali, statali, rappresentanti delle Forze dell’Ordine, della Marina, dell’Aviazione Civile e Militare, Esercito, tutti coloro insomma che hanno permesso alla nostra società di crescere, in un periodo storico di grande povertà ma che hanno avuto il coraggio di restare saldamente legati al territorio, anche se emigrati, con la propria famiglia e che grazie proprio a questo alto senso di cittadinanza

dente ci viene fornita da un pubblico ed autorevole riconoscimento sul primo tentativo di far volare una macchina volante che lui stesso chiamò –Falco- ufficialmente avvenuto il 25 settembre 1889. Data

memorabile. Infatti egli stesso si raccontò in un’intervista:«Il 25 settembre 1889, giorno del mio ventiseiesimo compleanno, ho fatto il primo volo con quest’apparecchio, partendo dalla sommità della balza usuale. Il volo è stato un vero successo, poiché coprii la distanza di circa duecento metri ed atterrai presso un grosso albero di albicocche. Avrei potuto volare più lontano, ma il luogo dei miei esperimenti era una collina di un fondo di mio padre, chiamato Scrongi, ed il terreno circostante era inclinato in modo tale che l’unico punto su cui si poteva atterrare era lo spazio vicino all’albicocco. Dopo questa prima prova ho fatto altri voli, alcuni dei quali riuscirono veramente ottimi. Data la limitazione dello spazio a mia disposizione, i miei voli di resistenza consistevano nel girare intorno descrivendo piccoli cerchi ed in questo modo riuscii a mantenermi in aria anche per quaranta minuti. Chiamai il mio velivolo “Il Falco”». Tutto ciò lo sappiamo con assoluta certezza grazie alla

hanno consentito ai figli di aprirsi al mondo ed affermarsi in tutti i campi in tutti i mestieri, a testa alta, nel nostro e in ogni Paese del mondo. “Il passato prossimo, ci dice il dott. Nicola La Barbera, siamo noi che ci siamo abbeverati alla loro fonte, dormito su materassi di foglie di granturco secche o di crine, mangiato pane e olive, fichi secchi. Ma siamo sempre noi, ancora a vivere il presente ed abbiamo quindi il dovere di far conoscere ai nostri figli le forti radici del passato e bere l’acqua della memoria utile a rafforzare i giovani virgulti, nati dai rami dai quali cresce la nuova generazione”. “Riteniamo che la manifestazione sia un dovere ed una necessità per quest’epoca segnata dall’individualismo e dall’apparenza, da mani che non si tendono e da voci che ricalcano quella di una televisione che

rivista scientifica “Science and Invention” che, nel 1931, si occupò del singolarissimo caso. Quindi senza nulla togliere al merito dei fratelli Wright, non è arduo affermare che fu un calabrese, il primo a sperimentare in epoca moderna un apparecchio in grado di alzarsi da terra e mantenersi sia pure per soli quaranta secondi. Come Cristoforo Colombo gli furono rifiutati i fondi dal Ministero della Guerra e successivamente dallo stesso Re Vittorio Emanuele II. Quasi un preludio che gli uomini di cultura e di scienza, soprattutto se meridionali non avrebbero avuto molta credibilità in Italia. Infatti Vincent Raschellà ha dormito nel più assoluto anonimato, anche nella sua patria d’origine per oltre un secolo. Oggi la sua memoria esce prepotentemente dall’oblio e l’illustre cauloniese reclama un suo posto nella storia della scienza e nell’albo d’oro dei calabresi di straordinario ingegno spesso dimenticati nella loro terra.

idolatra l’immagine e spesso l’annulla dopo averla sfruttata e soggiogata ai propri fini economici creando“bisogni” effimeri, inutili, distruttivi della personalità. Bovalino, ha commentato il Dirigente del Centro, ma anche tutto il Paese, deve reimparare a “chiamarsi per nome”, guardarsi, riconoscersi e non rinchiudersi nel proprio ambiente o addirittura scappare dalla propria terra diventata troppo “aspra”, troppo matrigna. Dobbiamo recuperare il tempo perduto ed in fretta. Questa seconda edizione, pertanto, servirà a cementare sentimenti di amore e di convivenza civile in un crescendo di laboriosità e legalità nel segno fondamentale della famiglia”. Domenico Agostini

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Giulio è un ragazzo molisano caduto nel tragico gioco della tossicodipendenza. La sua avventurosa adolescenza è segnata da una successione di eventi e drammi su cui domina il rassegnato monito della nonna: “Se Giulio non cambia.” Una storia che decorre parallela ad un’altra lontana storia, quella di un ragazzo calabrese che costruisce il proprio futuro in un’atmosfera profondamente diversa. In questo parallelismo c’è la ricerca non tanto celata, anzi dichiarata apertamente, di quali fattori abbiano connotato le due così diversificate culture e i loro destini. Uno sforzo, insomma, per capire i motivi di questa deriva generazionale di oggi. C’è oggi un profondo, diffuso desiderio che avvenga un cambiamento nel Mondo. C’è una crisi economica dettata da un mercato senza regole, molto attento all’esigenza di pochi e poco all’indigenza di molti. C’è una crisi di valori legata ad una cultura dell’onnipotenza entro cui l’uomo assieme alla sua fantasia di poter dominare tutto ritrova l’angoscia dei suoi effettivi limiti. In fondo la droga è semplicemente la figlia di questa cultura positivista: il piacere al di là e al di sopra degli eventi esistenziali. “Se il Mondo non cambia…” non è un’altra storia rispetto a “Se Giulio non cambia…”. Di questo tratta il libro di Domenico Barbaro, psichiatra e psicoterapeuta, ma anche impegnato anche in politica e nel sociale, in quanto si sentiva in dovere di agire di fronte al dramma di tanti giovani tossicodipendenti. Non è un caso infatti, se Barbaro considera la politica come al servizio del bene comune, e perciò valore fondante di una società più giusta e a dimensione umana. Barbaro con il suo libro non è alla ricerca di un successo editoriale, egli tenta solo di lanciare un messaggio ai tanti giovani di oggi. Una storia che apre decisamente alla speranza. Il mondo è davvero cambiato tanto in pochi decenni. Nella forza di questo cambiamento si annida forse provvidenzialmente la speranza di aprirsi a un mondo nuovo in cui la scienza ed il progresso tecnologico non rubino nulla al mondo dei sentimenti e delle emozioni. In un mondo così laico e così inquieto mi sembra davvero autentica ed attuale la disperata invocazione poetica di Giorgio Caproni: “-Dio di volontà, Dio onnipotente, cerca (sforzati), a furia d’insistere – almeno d’esistere.”

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Parlando

di...

“Tuteliamo i diritti dei nostri figli”

“Comma tre” l’Associazione costituita da Simona Coluccio prende spunto dall’articolo della legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale ed i diritti delle persone con handicap, la famosa 104 del 1992. L’articolo tre definisce le circostanze per cui un soggetto viene definito “persona handicappata”. Il comma tre, nello specifico, identifica la “connotazione di gravità”, che si ha quando “la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia per-

Mittiga vs Ammendolia

Il sindacalista occupa sempre la poltrona più grande

R

Riuniti dopo tantissimi anni...che classe 3L!!!

Moschetta forever

«Quando rivolgi lo sguardo alla tua vita, le più grandi gioie sono quelle della famiglia.»(J. Brothers)

Messaggi nel

tempo di Daniela Ferraro

Le forze dell’ordine

Il p ed al

Salavotore disse: «luce!» Da Max, Michele e Luca è tutto...a voi Striscia E la luce fu

L’artista delle A VOLTE RITORNANO navi in cartone Si pensava fosse solo una città leggendaria, accomunata al mito dell'antica Atlantide…Heracleion (Thonis per gli Egiziani), dai sontuosi palazzi e dai rilucenti edifici di culto, superba di monumenti e di altre sorprendenti bellezze da “Le mille e una notte”, centro nevralgico del commercio internazionale tra il Nilo e il Mediterraneo. E si diceva di lei che fosse sprofondata nel Mediterraneo (un maremoto?) circa 1800 anni fa, così come Ogigia ed Atlantide, ancora incerte di reale esistenza come di ubicazione…Ma ecco che, nell'anno 2000, l'Istituto europeo per l'archeologia subacquea (IEASM), sotto la direzione di Franck Goddio, opera l'incredibile scoperta. A circa 300 metri sotto

il livello del mare, in località Abukir (Alessandria d'Egitto), dal fondale sabbioso cominciano ad emergere manufatti d'ogni tipo ascrivibili all'antica città: iscrizioni scolpite nella pietra, monete d'oro, gioielli, santuari, centinaia di piccole statue di divinità egizie, un'enorme scultura in pietra. È il dio Hapi, personificazione del Nilo, benevolo nelle feconde inondazioni nel basso Egitto ma anche irascibile nelle sue piene cruente da gestire ed incanalare con enorme sudore. Il mondo moderno “sprofonda”, quello antico riemerge… Un monito per il primo? Le ricerche continuano, sempre più febbrili e paghe di ulteriori, continue scoperte, gli occhi del mondo su Abukir.

L’artista scultore dott. Franco Negrini. Nato a Castel Bolognese, Ravenna. L’artista sta lavorando ad una miniatura su cartone pressato, sta costruendo una nave. Lavora sempre con successo, ha vinto tantissimi concorsi. Espone in galleria d’arte. Lo aveva chiamato perfino Gianfranco Magalli nella sua trasmissione “I fatti vostri”. Adesso vuole farsi conoscere anche in Calabria. Tantissimi saluti a tutta la Calabria, Locri e Siderno. Saluti a tutti i parenti di Gerace e di Imola. Tony White DOMENICA 19 MAGGIO

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sonale, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente e continuativo. Inizia la sua battaglia nell’ottobre del 2011, quando gli viene notificata una circolare nella quale si leggeva che la figlia non avrebbe più goduto del diritto all’insegnante di sostegno. La lotta per Maria Pia dovrà trasformarsi in una lotta per tutti i bambini affetti da handicap che vivono sulla loro pelle, un diritto negato. Il Presidente dell’associazione ha messo a

Ricordi d’annata

ferro e fuoco l’intera regione Calabria con un grido arrivato fino in Parlamento. Stare in un gruppo di auto mutuo aiuto sollecita la scoperta della propria ricchezza: perché aiuta a scoprire abilità dimenticate o prima sconosciute, perché il gruppo scatena ed esalta la creatività, la magia del dare e la presa di coscienza dell’efficacia dello stare insieme. Ed ecco quindi che i membri dell’associazione Comma 3 hanno deciso di dar vita a

questo progetto che prevede la costituzione di un Centro Diurno autogestito in cui ognuno dà, insegna e apprende vicendevolmente, aperto a tutti e praticamente gratuito. Nel gruppo ci si sente: “come in una famiglia, dove tutti si aiutano”, perché “siamo tutti sulla stessa barca” e questo rende disponibili e caparbi nel sostenersi vicendevolmente per raggiungere gli obiettivi che, di comune accordo, ci si è prefissati.

Frattanto, è pervenuta una lettera dal presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini. Il rappresentante istituzionale, sensibilizzato dalla Coluccio sulla grave situazione di mancanza di insegnanti di sostegno, comunica che della questione è stata investita la Commissione parlamentare competente, “affinché i deputati che ne fanno parte possano assumere le iniziative che ritengano opportune”. K.C.

Saluti da Pino, Angelo e Toni Whyte, in particolare, un saluto a Mirella

Sexy Pino

presidente della Pica lcuni amici sidernesi

Quando Pietro non c’è... gli amici sciallano!!!

Che vita da cani!!!

la Riviera

Un saluto da Franci, amico di Alfonso, Maria e Francesco Passafaro

«La vera amicizia non è schiava del tempo e dello spazio, la distanza materiale non può separarci davvero dagli amici!» (R.Bach)

LA PARTITA DEL CUORE

MUSICA

Il Liceo per la beneficenza a Roccella Roberto Scarfò: un cantastorie con la chitarra studenti impegnati per il sociale Leggendo Roberto Scarfò su “Interviste Romane”ho avuto l’impressione di conoscerlo. Le canzoni e la musica che ho ascoltato mi hanno suggerito che si tratti di un grande artista e nello stesso tempo di un poeta che innaffia la sua arte con amore. È inutile tentare un’evoluzione ordinata nella sua musica, tutto però sembra un viaggio pieno di fantasia, poggiato sulle note della sua chitarra che

suonando diffonde intorno gioia per la vita ed una speranza per il domani. Roberto dichiara in un’intervista: «nel mio sangue c’è musica». Credo che sia vero. Infatti chi ascolta le sue note non può non percepirle se non come musica allo stato puro. Sappiamo che gli piace nuotare, guardare i gabbiani volare, ascoltare la voce del vento, sentire gli odori della campagna e della natura in genere. Probabilmente di tutte queste cose messe insieme lui è capace di farne una sintesi con la sua chitarra. Il suo viaggio è lungo, ma lui dice di non essere stanco. Ha iniziato il suo percorso anni fa, quando il suo desiderio era quello di fare l’insegnante di scienze motorie. Ed infatti si trasferì ad Urbino per iscriversi all’Università, ma la sua strada prese un’altra direzione. Debuttò in un locale grazie all’incoraggiamento di un caro amico, anch’egli cantante, il quale durante un suo concerto invitò sul palco Roberto. Il cantautore nell’intervista dichiara a proposito: «il mio cuore, in quel momento, si trasformò in un gelato che immediatamente si scioglieva nel vivo sole dei passi lenti verso il palco, con la gola imbrattata di birra, con l’emozione di quel mio primo concerto fuori dalla stanza: il mio debutto». Roberto è ormai in carreggiata, adesso aspettiamo con ansia le tante storie che ci dovrà far ascoltare. I. A.

Giovedi' 16, ancora una volta, a Roccella Jonica, gli studenti del liceo "Pietro Mazzone" si sono voluti impegnare per la solidarietà. Per il secondo anno consecutivo e dopo il successo dell'iniziativa dell'anno scorso, anche adesso i rappresentanti d'istituto Salvatore Cirillo, Pierluigi Gerace e Giuseppe Belcastro hanno voluto, alle prese con l'esame di maturità, organizzare, con l'appoggio della preside Maria Giuliana Fiaschè e dei compagni, un incontro sportivo di beneficienza; allo stadio comunale "Ninetto Muscolo", infatti, gli alunni dello scientifico hanno affrontato, amichevolmente, quelli dell I.T.C. "G. Marconi" di Siderno. L'obiettivo delle squadre in campo è stato, anche quest'anno, sostenuto con passione dal dirigente scolastico sempre ben disposto, come i rappresentanti, a collaborare per la riuscita di iniziative benefiche che, come questa, promuovono la collaborazione tra giovani e l'inserirsi del mondo studentesco in quello tanto importante delle persone bisognose, di raccogliere fondi che saranno devoluti alle associazioni Caritas locridee. Vivere nelle aule diventa quindi, ancora una volta, a Roccella, modo di distinguersi nella costruzione di un società migliore e che coopera, spaziando tra la gioventù per guarire le ferite della gente che ha più necessità e che verte in condizioni di vita spiacevoli e difficili, in un momento tanto difficile per l'Italia. L'occasione è di diventare migliori e crescere; innanzitutto

come persone e cittadini, accomunati da un sano amore per il calcio, che unisce. Gabriele Sabbadini

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