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Né ministro né viceministro né sottosegretario. E neppure presidente di una delle tante commissioni parlamentari. Stiamo discorrendo del subcomandante Marco, esploratore di fondi marini, che meritava alto onore e greche per aver sfidato e superato tutti i più superbi ossimori della letteratura occidentale, inventando la guerra umanitaria, ben degna del Kosovo. Si decade, tuttavia. Ora dell'antico splendore gli rimane soltanto la scorta contro la reazione che è sempre in agguato e la mafia che a giusta ragione lo considera un suo nemico mortale.


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Parlando

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CONTROCOPERTINA

L’intervista

con Eufemia Valeri

Una “lotta” per far comprendere molti settori nuovi dato che a prevalere è ancora l’incomprensione verso le idee che vanno oltre il solito. L’individualismo la fa da padrone “uccidendo” ogni tentativo di fare rete.

Nella Locride a “trainare” tutto la voglia di provarci! L’imprenditrice confessa che con la famiglia alcune volte si è pensato di andare via, ma a prevalere sulla scelta finale è stata la voglia di rimettersi in gioco EMANUELA ALVARO omunicazioni difficili, tanto quanto la reperibilità dei materiali, e, se non bastasse, i giovani che, piuttosto che provare a rimanere, decidono di trasferirsi in altre regioni se non addirittura in altri Stati. Con Eufemia Valeri, imprenditrice di Marina d i

C

Gioiosa Ionica, si è parlato di quello che significa lavorare in un territorio in cui i risultati arrivano se a trainare tutto c’è la voglia di provarci. L’azienda paterna, nella quale ha iniziato a lavorare dopo il diploma, è stata avviata nel 1983, quando il padre ha deciso di tornare da Torino e investire nel suo paese di origine, si occupa della produzione e distribuzione nazionale ed internazionale di abiti per gli sposi e da cerimonia. A questa attività Eufemia ha aggiunto, nel 2008, l’organizzazione di eventi, principalmente matrimoni, fondando con le socie, Stefania e Chiara, un’agenzia di wedding planner. «La difficoltà principale, riferendomi all’azienda di mio padre, è l’approvvigionamento della materie prime. Tutte le aziende di questo settore si trovano da Roma in su, quindi le difficoltà sono tante! Negli anni con internet la situazione è migliorata e adesso riusciamo a contenere i costi. In Calabria le poche aziende che ci sono non riescono a rispettare i tempi stabiliti per la consegna del materiale e spesso accade che tutto diventa approssimativo. Mentre per l’organizzazione di eventi, già di per s e

un’attività non molto facile, cercare di svilupparla in un territorio un po’ più lento a recepire le novità è un lavoro ancora più complicato». E poi ce il problema dei collegamenti con il resto di Italia e del Mondo. «Per arrivare a Roma o in un’altra città, soprattutto noi della Locride, dobbiamo prevedere un’ora in più per raggiungere una stazione o un aeroporto. In termini di costi e di tempo questo ci penalizza molto». Confessa che con la famiglia alcune volte si è pensato di andare via da qui, ma a prevalere sulla scelta finale è stata la voglia di rimettersi in gioco. Per l’imprenditrice una dinamica che proprio non ha un senso è quella che porta i giovani, che si formano in università di altre regioni italiane, a voler rimanere lontano dalla propria terra investendo, magari, altrove. «Pur nella consapevolezza delle tante difficoltà nel rimanere qui a lavorare, credo comunque che ne valga la pena. Mi sento di dire che se fossimo in tanti le difficoltà diminuirebbero. I fondi ci sono, ovviamente utilizzabili per il lavoro, non certo per destinarli ad altro». In questa situazione di crisi globale inevitabile soffermarsi sul rapporto con le banche, rapporto che, anche per Eufemia, è cambiato. «Ho avuto sempre la fiducia degli istituti bancari, ma ora cerco di utilizzarli i l meno possibile, proprio perché c’è meno elasticità. Negli ultimi anni tutto è stato ridimensionato ed anche l’accesso al

credito non avviene più negli stessi termini. Credo che, con maggiore oculatezza, le banche dovrebbero essere dei canali in grado di agevolare lo sviluppo delle “idee buone”, facendo crescere il territorio, dando una chance soprattutto alle persone oneste, che sono la maggior parte». Idee buone, idee di sviluppo che, in un territorio come questo, dovrebbero essere sicuramente maggiori. Molti sono i settori su cui investire ma che, in tanti anni, non hanno invece ottenuto la giusta espansione. «Tra tutti il turismo che qui di fatto non c’è. Abbiamo solo, permettetemi il termine, il “turismo della soppressata”! Persone originarie del territorio che abitano altrove, le quali, in estate, vengono ospitate dai parenti, senza quindi nella sostanza apportare nulla di buono alla zona». Un turismo che, per l’imprenditrice potrebbe essere tanto altro, valorizzando il patrimonio storico-culturale. Obiettivo ancora non raggiunto nonostante le scuole che potrebbero preparare i ragazzi a questo lavoro. «Ed è proprio ai ragazzi che forse manca la voglia anche di inventarselo un lavoro, mi sembra che sia più di moda attendere il “piatto pronto”, piuttosto che impegnarsi in qualcosa. Dopo diplomata ho superato l’esame di ammissione all’istituto di moda Marangoni, poi parlando con mio padre abbiamo deciso di rimanere qui. Lavoro da quando ho diciannove anni, ne ho quasi quaranta e non mi sono mai pentita della scelta che ho fatto. Siamo stati anche fortunati ottenendo dei finanziamenti tanti anni fa. Finanziamenti che non abbiamo avuto per l’apertura dell’agenzia, perché il progetto non ha convinto. Ma abbiamo proceduto lo stesso e, con le mie socie, abbiamo avviato l’attività, per la quale ancora tanto si deve fare». Un lavoro da incrementare per il quale il vero blocco sono i fornitori che spesso non capiscono il senso stesso dell’agenzia. Una “lotta” che accomuna molti settori nuovi. A prevalere è ancora l’incomprensione verso le idee che vanno oltre il solito. L’individualismo la fa da padrone “uccidendo” ogni tentativo di fare rete. «Ci guardano come un ulteriore ostacolo alla riuscita di un evento. I nostri clienti tipo sono sposi di origine calabrese che vivono altrove, ma che si sposano in zona. La gente di qui non ci contatta, perché forse non si è capito bene il valore aggiunto che possiamo dare».

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LA SETTIMANA SANITÀ LOCRIDEA

Appello di Vumbaca perché 28 milioni non vadano persi “Il Direttore generale del Dipartimento della Sanità della Regione Calabria sta dimostrando interesse per la sanità della Locride ha di fatto visitato le strutture prendendo atto delle inefficienze. Per questo e per quello che farà non posso che ringraziarlo pubblicamente”. Mettere in campo tutto l’impegno possibile per raggiungere l’obiettivo, far sì che i fondi destinati alla sanità della Locride, circa 28 milioni di euro, non vengano persi, ma al contrario investiti per realizzare i progetti in campo e dare, quindi, nuovo volto al Presidio ospedaliero di Locri e all’ex struttura ospedaliera di Siderno che dovrebbe diventare, come in previsione, Casa della salute. Argomento sul quale si ritorna a discutere, prima di tutto per mantenere alta l’attenzione e pressare affinché si arrivi a qualcosa di concreto, con Michele Vumbaca, componente del Direttivo nazionale dell’Associazione “Fare Salute”, con il quale alcune settimane fa, si è posto l’accento sul perché non si spendano questi fondi che rischiano, di fatto, di andare persi. Sembra che i progetti per le due strutture sanitarie, in passato non a norma, dopo anche le sollecitazioni dell’articolo precedente, siano stati ripresentati e, a giorni, il Dipartimento della salute regionale dovrebbe procedere con l’approvazione. Progetti che, se approvati, daranno una boccata d’ossigeno per strutture che devono dare risposte sanitarie e circa 172 mila abitanti dei quarantadue comuni della Locride. «Sono francamente rimasto sorpreso del fatto che i vari sindaci del comprensorio, le associazioni con differenti fina-

Michele Vumbaca lità e i partiti politici non si siano espressi in alcun modo sollecitando e collaborando in sinergia affinché questi 28 milioni di euro vengano finalmente spesi». La preoccupazione di Vumbaca è che, se le istituzioni a qualsiasi livello coinvolte, non si daranno da fare nel brevissimo periodo, il rischio concreto è di perdere questi soldi. «Invito le autorità territoriali e locali a non sottovalutare

Antonino Orlando

Dopo essere stati ripresentati perché non a norma, sembra che a giorni, i progetti per le due strutture sanitarie di Locri e di Siderno, dovrebbero essere approvati dal Dipartimento della salute regionale.

la questione, non ce lo possiamo più permettere di perdere fondi con la leggerezza del passato. Mi chiedo come altrimenti si potranno attivare i vari reparti previsti per la prevenzione, fino a raggiungere l’obiettivo, a Siderno, della Casa della salute e dell’Hospice». Quindi maggiore interesse per quello che sarà il futuro di queste strutture sanitarie del comprensorio. «Interesse per la sanità della Locride che sta dimo-

strando Antonino Orlando, Direttore generale del Dipartimento della Sanità della Regione Calabria. In qualità di componente del Direttivo nazionale dell’Associazione “Fare Salute” sto monitorando la questione e Orlando ha di fatto visitato le strutture prendendo atto delle inefficienze. Per questo e per quello che farà non posso che ringraziarlo pubblicamente». Da una preoccupazione alle altre, tutto quello che porta la Locride in uno stato di degrado. La lista di quello che non va è facile da stilare. «Prima di tutto la grave situazione ambientale, per non dimenticare che la Locride non può contare su infrastrutture, investimenti e attualmente non può contare neanche su presidi ospedalieri che possano fornire servizi validi. A questo degrado si è giunti perché nessun politico regionale di maggioranza o d’opposizione è del territorio e ne curi gli interessi. Un grosso problema per tutti noi. La crisi è palpabile, ma la comunità sana della Locride deve svegliarsi, la primavera è già arrivata! Ho ancora tanta speranza nelle istituzioni, ma ancora di più nei giovani propositivi, negli operatori dei vari settori e nelle persone sane che quanto prima si sveglieranno e proporranno democraticamente una nuova fase per questo territorio da cui la cultura è nata». (Em. Al)

GIOIOSA IONICA

L’appello di DomenicoLoccisano Elettrici ed elettori di Gioiosa Ionica, sono l’ing. Loccisano, già Sindaco dal 1999 al 2004, ora candidato nelle prossime elezioni amministrative del 26 e 27 maggio per la lista “PATTO CITTADINO”. Viviamo un momento di grave crisi, sia economica che sociale, e tutti ci aspettiamo una crescita e un cambiamento per Gioiosa. Vorrei dire a tutti voi di non sciupare il voto, andiamo a votare per cambiare pagina e votiamo per un progetto innovativo e dinamico, per un progetto al passo con i tempi. Il nostro progetto si prefigge di raggiungere due grandi obiettivi: massima qualità dei servizi, massima riduzione dei tributi. Altri programmi si prefiggono addirittura di individuare nuove entrate che i cittadini dovranno sopportare. Avvieremo subito a soluzione i due problemi più dolenti: spazzatura e acqua. Sarà avviato il sistema di raccolta differenziata porta a porta, sarà istituita un’isola ecologica per lo stoccaggio dei rifiuti differenziati, non vedremo più cassonetti per le strade, si verranno a creare di certo 15/20 posti

di lavoro e vendendo i prodotti riciclati avremo la possibilità di abbassare il costo del servizio. Per quanto riguarda l’acqua puntiamo anche qui ad una migliore qualità e ad un minor costo. Intendiamo realizzare una nuova fonte di approvvigionamento attraverso il progetto di una condotta che faccia giungere l’acqua dalle montagne di Gioiosa direttamente nei rubinetti delle case. Il costo dell’acqua sarà limitato a quello di manutenzione della rete idrica. Elettrici ed elettori, interverremo, subito, sul Cimitero comunale e sul Mercato domenicale, sulla copertura del Gallizzi, saranno avviati a soluzione tanti altri problemi. Un’attenzione particolare sarà rivolta al Centro Storico. Vorrei dire agli elettori del borgo antico: “Avete subìto molte ingiustizie, il centro storico è stato abbandonato mentre invece deve essere e sarà un polo di attrazione turistica insieme alla Villa Romana del Naniglio”. E vorrei anche dire agli elettori del mondo dell’edilizia: “L’azione amministrativa sarà decisa nel sostenere questo settore trainante dell’economia gioiosana, si darà un forte

impulso sia ai lavori privati che ai lavori pubblici. Da sette anni non si ha a Gioiosa il Piano Strutturale previsto dalla legge, farò di tutto per dotare la nostra cittadina di un Piano Strutturale adeguato per un armonico sviluppo urbanistico nel pieno rispetto delle norme vigenti.” Vorrei dire infine a tutti gli elettori : “Abbiate fiducia nel nostro progetto, esso è l’unico che prevede la piena trasparenza amministrativa con la partecipazione diretta dei cittadini. Abbiamo fatto un patto con voi, un patto che ha dato il nome alla nostra lista, PATTO CITTADINO, votiamo quindi per chi intende difendere gli interessi di Gioiosa Ionica, gli interessi dei lavoratori; votiamo per chi s’impegna ad attuare nuove strategie, legali ed intelligenti, strategie che tendono a fornire servizi validi e di qualità, strategie che tendono, soprattutto, ad alleggerire i tributi. Noi vogliamo pagare i tributi ma dobbiamo pagare tutti, pagare il giusto e, soprattutto, vogliamo vedere il risultato”. Cari elettrici ed elettori di Gioiosa Ionica, grazie per la vostra attenzione e buon voto a tutti.

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la Riviera

CARTOLINE MERIDIONALI Antonio Calabrò

Le notizie più lette della settimana su larivieraonline.com

DE LIBERA STAMPA

Costa Jonica a Maggio Tempo di Falchi Pecchiaioli, alti in cielo librati su correnti d'aria, attenti ai solchi e agli anfratti di questa Calabria arzigogolata e antica e rugosa e possente, e nascondiglio per il sole di anime e di prede. Tempo di rapaci, per questa Calabria in eterno pericolo, tra monti rabbiosi e mare di lapislazzuli fusi e fiumare carogne. Tempo di Falchi autentici, belli come giovani innamorati nella loro cruda e selvaggia corsa. E tempo di predoni rapaci, pronti a sottomettere la nostra terra ai loro letamai, siano di carbone, o di gas, o di altre mortali vendette. Difendiamola, e difendiamo i falchi, quelli veri.

1) SIDERNO, AIUTATE LOREDANA 2) IERI A CONDOFURI, OGGI A PALIZZI. IL DRAMMA DEI SUICIDI 3) SANTUARIO DELLA MADONNA DELLO SCOGLIO. TUTTO PRONTO PER 11 MAGGIO

4) SIDERNO, È ALLARME TOPI

IL DIAVOLO NERO

Letta e sottoscritta da Cantone e Gratteri

5) SS. JONIO-TIRRENO: DAL 6 MAGGIO SENSO UNICO ALTERNATO

6) INCENDIATO AUTOBUS SOCIETÀ FEDERICO 7) LOTTA ALLA CRIMINALITÀ:

LETTA CHIEDE AIUTO A GRATTERI E CANTONE

8) OPERAZIONE EL DORADO, SEQUESTRATI 20 MILIONI DI EURO AI 22 PRESUNTI AFFILIATI

Dati Google.com

Calabria e Campania sono nel sacro cuore di Enrico Letta. Tutte e due queste regioni sono afflitte dalla criminalità organizzata e non già dalla povertà, che sublima e rende operativo lo spirito di carità cristiana. E, perciò, interpellato dall'annuente Fabio Fazio a “Che tempo che fa” sul dolente tasto ha dichiarato: «La lotta alla mafia è un tema che mi sta molto a cuore. Ho intenzione di intervenire soprattutto sull'articolo 416-ter, quello che si occupa del tema dello scambio tra politici e mafiosi. Chiederò a Raffaele Cantone e a Nicola Gratteri di aiutare la presidenza del Consiglio per l’elaborazione complessiva di questi temi».

Cantone è napoletano, Gratteri calabrese. Né l’uno né l’altro sono giuristi. Ma questo non vuol dire che non possano essere dei dottrinari in grado d'escogitare una legge che acchiappi gli scambisti. Enrico Letta è pisano, e Dante gli dovrebbe essere familiare, se non altro il Dante che rimbrotta: “Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?” Non so Cantone, ma so che Gratteri considera inadeguate tutte le innumeri leggi promulgate per combattere - e non vincere - la mafia. E trovo stupefacente che Enrico Letta si disponga ad affrontare la questione mafiosa come questione

legislativa. Il che null'altro vuol dire se non che la questione calabrese e la questione napoletana sono una

questione criminale. Letta e sottoscritta da Raffaele Cantone e Nicola Gratteri.

Talarico è uomo di parola ROSARIO VLADIMIR CONDARCURI Il dr. Alessandro Manganaro ha presentato, qualche giorno fa, a Palazzo Campanella, il congruo bilancio dell’attività del Corecom, da lui presieduto con imparziale visione. Rimandiamo ad altro tempo il nostro giudizio sull’efficacia del Corecom, a prescindere dalle lodevoli e buone azioni del suo Presidente. Quel che interessa adesso - ed è un tuono a ciel sereno - è l’accenno del Presidente Franco Talarico, a conclusione della Conferenza stampa, alla necessità di dotare la Calabria d’una legge sull’editoria, che giocoforza definiamo minore. E che, nel quadro della vita regionale, è la leva maggiore per sottrarre media ed editori dall’abbraccio mortale delle forze al governo e persino delle forze all’opposizione. Senza una legge sull’editoria che dia a ciascuno il suo secondo norme e regole, giornali quotidiani, settimanali, editori locali – e cerchiamo di non essere ipocriti – o instaurano un rapporto di genuflessione trasformistica con i governanti o rimangono a bocca asciutta e nella pubblicità istituzionale e nell’acquisto di libri, i quali ultimi con carità cristiana sono destinati a cibare i topi. De serva stampa. Il Presidente Franco Talarico con la sua proposta enuncia un principio di emancipazione dei media e degli editori dal trasformismo e dall’opportunismo. Non è cosa da poco. È una battaglia epocale che s’avvia ad affrontare. Al tempo della giunta Chiaravalloti Saverio Zavettieri, che è stato il migliore tra tutti gli assessori regionali alla cultura, s’era mosso in questa direzione. Aveva elaborato, non solitariamente, un progetto di legge sull’editoria minore. Ma non riuscì a portarlo a realizzazione. Da lì bisognerebbe ripartire. E tanti auguri al Presidente Talarico che entra nella gabbia dei leoni dove i conti non li deve fare solo con i suoi alleati, ma anche con gli editori e i direttori che hanno più muscoli.

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Rocco Femia

Giulio Commisso

Francesco Macrì

Rocco Romeo

Gioiosa Marina?

Tutto è mafia Se dal dopoguerra al 2008, ovvero in 55 anni di storia amministrativa, per la prima volta, una sola volta, interviene lo scioglimento per mafia, ciò vuol dire che il rimproverato e addossato malaffare mafioso-politico rappresenta una sorta di foruncolo su un corpo sano

PASQUINO CRUPI Se andate su Internet e cliccate alla voce Marina di Gioiosa Jonica o, che fa un po’ campanilisticamente diverso, Gioiosa Marina, potete leggere : “Marina di Gioiosa Ionica (‘a Marina in calabrese) è un comune italiano di 6.548 abitanti in provincia di Reggio Calabria. È situata nel territorio della Locride, sulla costa del Mar Jonio, detta costa dei gelsomini, a sinistra della foce del Fiume Torbido […]. Ha un’economia prevalentemente commerciale e risulta un’apprezzata località turistica estiva, per il suo mare cristallino e la sua spiaggia ampia e sabbiosa (Bandiera Blu dal 1999 al 2004, e ancora dal 2008 al 2012) […].Le sue origini risalgono alle colonizzazioni greche del VI secolo a.C. della Magna Grecia”. Baciata dalla natura e glorificata dalla civiltà greca, questa è la deduzione che ognuno può facilmente dedurre. Qui a Gioiosa fu confinato negli anni cinquanta Michele Navarra. Ma non sembra che abbia avuto voglia di condizionare, inquinare, infiltrare l’Amministrazione locale. Dopo la caduta del fascismo, la liquidazione dei podestà, il ritorno alla democrazia, la vita amministrativa a Gioiosa Marina scorre placida con la sola tempesta assicurata dalla dialettica dei Partiti, che stanno al governo del paese e dei partiti che stanno all’opposizione. Dal 1949 al 1954 le amministrazioni durano non più d’un anno per contrati intestini. Poi, dal 1954 al 1988 le consiliature si concludono normalmente. Cioè, durano cinque anni. Nel 1967 gli amministratori dotano la cittadina di Piano Regolatore Generale redatto dal grande urbanista Leonardo Benevolo. Nel 1992 cade l’Amministrazione comunale, capeggiata da Francesco Stirparo, e s’insedia in quello stesso anno il commissario prefettizio , dott.ssa Luisa Latella, viceprefetto aggiunto- ancora splendente per il suo equilibrio-, che nell’anno successivo lascia la cura del Comune al dr. Paolo Morisani, consigliere di Prefettura. Altro scioglimento si ha nel 1999 , e arriva come commissario il dr. Attilio Battaglia, spirito franco e libero.

IN EVIDENZA

Rocco Femia ha commesso il rovinoso errore di non proclamarsi sindaco antimafia e di non sbandierare la costituzione di parte civile nei processi di mafia. Due antidoti efficaci contro sospetti, rinvii giudizi, condanne come lo fu il ddt americano contro le mosche. Comprese quelle cocchiere dell'antimafia. Indi, la vita democratica riprende il suo corso regolare con le elezioni amministrative del 2000, vinte dall’avv. Francesco Macrì che succedette a Rocco Romeo. Nel 2005 le urne sbalzano a sindaco Giulio Commisso, e nel 2008 il prof Rocco Femia. Nel 2011 il Consiglio comunale viene sciolto per mafia, e Rocco Femia con altri

amministratori finisce in carcere, dove ancora giace. Prima di procedere, giudico necessario una considerazione. Se dal dopoguerra al 2008, ovvero in 55 anni di storia amministrativa, interviene per la prima volta, una sola volta, lo scioglimento per mafia, ciò vuole direparafrasando una nota affermazione di Benedetto Croce – che il rimproverato e addossato malaffare mafioso-politico rappresenta una parentesi, una sorta di foruncolo su un corpo sano. Non è possibile fare di Gioiosa Marina il resuscitato corpo del malato di cui diceva Dante. Talmente piagato quel corpo, che dovunque si volgesse nel letto, non riceveva pace. Non invano hanno amministrato questo Comune, dove adesso tace il “sì” e tace il “no”, i Rodinò, i Malgeri, i Bombardieri, i Macrì, che tutti hanno avuto un’idea alta delle democrazia. Non invano c’è in questo Comune – per dirlo con Antonio Gramsci- una organizzazione media di intellettuali: i preti, gli insegnanti elementari, i docenti delle scuole mede, i medici umanisti, gli avvocati, e da loro, staccandosi come una cometa, qui diffuse il suo magistero morale, il più probo degli intellettuali calabresi, Gaetano

Briguglio che, nei primi anni 2000, fu Predente della Pro Loco. Ci sono studentistudiosi. Lavoratori del braccio, che ricavano i mezzi di vita esclusivamente dal sudore della loro fronte. Ci sono ristoratori, come i proprietari del Gambero rosso, che hanno fatto trionfare in tutta Italia la loro perizia gastronomica, per ora prima alla meta. Ci sono associazioni culturali il cui nome splende, come i “Presidi del libro” ed effervescenti Comitati giovanili pluralisti come “Ostrakon” . E ci sono pure i mafiosi, che lo Stato deve debellare e non limitarsi a fare fotografare quando irrompe qualche inchiesta giudiziaria. Ma che ci siano i mafiosi, questo significa che sono tutti mafiosi, che tutti reclinano il capo, che la domenica, andando alla messa, sapendo di poter godere del perdono di Dio che tutto perdona, uomini, donne, bambini si segnano non nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, ma nel nome di Osso, Mastrosso e Carcagnosso? Tale è la sconfortante conclusione che mi pare di potere trarre dalla lettura della sentenza stesa dal giudice Tommasina Cotroneo – il cui compianto padre alle elezioni regionali del 1990 alla Marina fu il più

votato della lista socialista con ben 494 voti di preferenza - ove vengono motivati i 50 anni di carcere comminati agli imputati del processo “Circolo formato”, concluso da quindici condanne e tre assoluzioni. Hanno il loro destino anche i processi. Per il momento, siamo al primo grado. Né io ho voglia di fare il processo al processo. Il mio spaesamento nasce dalla visione della dott.ssa Tommasina Cotroneo, che pure so essere nutrita di grande dottrina giuridica e di grande serenità di giudizio, mai vincolato a preconcetti. Ella, dunque, sostiene che a Gioiosa Marina ci sono due cosche occupanti: I Mazzaferro e gli Aquino. Queste due cosche, che non vogliono mollare l’osso, sono in lotta tra loro per il primato e hanno scelto come terreno per la supremazia lo sviluppo controllato dei partiti e dell’amministrazione locale. Per cui se gli Aquino si mettono a disposizione della lista A, i Mazzaferro allietano la loro protezione alla lista B. E viceversa. Un viceversa che non lascia scampo. Con il 2008- e perché non anche prima, data l’antichità delle due stirpi ndranghetiste? - non c’è centimetro quadrato di spazio politico-amministrativo che non sia controllato dall’uno e dall’altro locale di mafia con i suoi referenti. Uno dei quali, fresco nel tempo, il sindaco disciolto, arrestato e non ancora giudicato, Rocco Femia. Che, secondo me, ha commesso il rovinoso errore di non proclamarsi, all’atto dell’insediamento, sindaco antimafia, e non sbandierando l’immediata adesione alla SUAP, la costante costituzione di parte civile in tutti i processi penali nei quali il Comune di Marina era parte offesa, non pubblicizzando l’aver denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri comportamenti poco chiari tenuti da funzionari comunali e l’avere espresso piena solidarietà a tutte le vittime del malaffare ‘ndranghetistico-mafiosocamorrista. Antidoti efficaci contro sospetti, rinvii a giudizio, condanne, come lo era, negli anni del secondo dopoguerra, il DDT americano contro le mosche. Comprese quelle cocchiere dell’Antimafia.

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Turismo russo nella Locride

Dopo quasi vent'anni di post comunismo i figli della nuova finanza russa, del gas, del petrolio, gli eredi degli oligarchi moscoviti, centinaia di nuovi Dimitrij Karamazov capaci di scialacquare in una sola sera cifre spropositate, chiedono il mito. Sognano di solcare lo Jonio delle vele achee con yacht da un milione di cavalli; vogliono rivisitare Pitagora con un 21 al blackjack. No, i conti non tornano.

Perestroika o Balalaika? ELEONORA ARAGONA

IMMAGINI

A fianco a sinistra Peppe Voltarelli, cantautore calabrese. *Turismo in qunatità è un suo brano del 2007. In alto e di lato a destra, vedute da sogno dei luoghi più frequentati dai nuvoi ricchi russi. Al centro,tre squarci della Locride.

40 tour operator russi in Calabria. Turismo in quantità/Sogno di civiltà/Turisti a volontà/Sviluppo e onestà*. Queste le frasi che si susseguono dopo l'annuncio dell'arrivo dei bolscevichi. Toni entusiastici che da qualche settimana sono divenuti un tormentone ancor più assillante di quello che anni fa echeggiava con giapponesi, tedeschi e inglesi. Il messia ortodosso, che negli ultimi anni ha miracolato Emilia Romagna, Puglia e Sardegna, vorrebbe incensare di gasdollari anche la Locride? Krugg d'annata stappati da esperti somelier attorno ai mosaici romani della Villa di Casignana? Piramidi di caviale servite da schiere di camerieri sulla bellavista di Gerace? A sentire politici e faccendieri, dopo quasi vent'anni di post comunismo i figli della nuova finanza russa, del gas, del petrolio, gli eredi degli oligarchi moscoviti, centinaia di nuovi Dimitrij Karamazov capaci di scialacquare in una sola sera cifre spropositate, chiedono il mito. Sognano di solcare lo Jonio delle vele achee con yacht da un milione di cavalli; vogliono rivisitare Pitagora con un 21 al blackjack. No, i conti non tornano. Ai nuovi russi piace affacciarsi, quando il sole scompare, sulla notte della Locride, alla ricerca di quello che amano

veramente e che probabilmente qui da noi non troveranno mai: una festa mobile che contenga in un unico interminabile party, Dolce Vita, Movida post-Franchista, Shangay di Marlene Dietricht, Parigi di Hemingway. Vogliono evasione. No, i conti non tornano veramente. Qui da noi il piatto forte è il modello Scopelliti che è riuscito, nel periodo di maggior ispirazione, a regalare i Duran Duran a Reggio e Fiorella Mannoia a Locri. Non dimenticando il contorno a base di sagre: Gemelli Diversi dopo le melanzane ripiene. Solo Mimmo Cavallaro potrebbe attrarre questi russi danarosi, tra i 30 e 40 anni, in abito scuro che magari farebbero qualche passo di tarantella, che sa un minimo di Balalaika. Lungo le chicanes pericolose della ss 106, tra Epizhefiri e Kaulon, questo è quello che si offre. Che importa se poi manca tutto il resto. Gli alberghi, i depuratori, i locali notturni, centri benessere. La Puglia e la Sardegna hanno capito che questi giovani rampanti, spendono e spandono. Voglio sun, fun and beach, masserie e casolari da trasformare in agriturismi e spa esclusivi. E investono su di loro, costruiscono campi da golf, mentre qui si pensa alle due ruote. L'Emilia Romagna, che è la loro meta preferita nazionale, finora ha risposto bene. Del resto

Rimini se non fosse stato per Fellini non aveva neppure il mare. Quel popolo sa sempre come sorprendere. Ogni anno prima dell'inizio della stagione balneare fanno la loro magia ed ecco che la spiaggia, d'inverno sparita, ricompare. Noi invece come dovremmo competere? Perché le agenzie di viaggio russe dovrebbero proporre a questi facoltosi vacanzieri la Riviera dei Gelsomini con i suoi depuratori patacca, senza strutture, e con al massimo solo la vecchie stroboscopiche del Rebus di Copanello? La Locride per attrarre i capitali del popolo, dopo quello cinese, con più miliardari deve affrontare una ricostruzione. Radere al suolo pre-concetti e retorica. C'è bisogno di una sorta di Perestroika dovrà premettere sempre le vele achee allo Yacht, Pitagora alle Rolls Royce. Senza un strategia di sviluppo turistico, senza una scelta politica della regione, senza un investimento che faccia capire che la risorsa più importante per la Calabria è il turismo, tutto diventa inutile. C’è da costruire un sistema efficiente. Non si può pensare che una magnate russa venga e risollevi le sorti di una costa solo per ammirare un mito sbiadito. Bisogna offrirgli qualcosa, altrimenti addio Costa dei Gelsomini e benvenuta Costa Smeralda.

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Arrivano i russi

Daniela Mangiola

Arrivano i Russi. Dagli estremi e freddi confini del nostro continente arrivano dei tour operators ad esplorare le bellezze della nostra terra. Verranno anche nella Locride. È fatta. Con le bellezze naturali e le ricchezze storiche che ci ritroviamo siamo a posto. Saremo invasi da orde di turisti. I nostri amministratori ad ogni livello sono giustamente fieri. Hanno lavorato tanto e queste sono soddisfazioni. Accoglieranno a braccia aperte questi esploratori. Mi viene in mente Aspettando i barbari di Costantino Kavafis

Che aspettiamo, raccolti nella piazza? Oggi arrivano i barbari. Perché mai tanta inerzia nel Senato? E perché i senatori siedono e non fan leggi? Oggi arrivano i barbari. Che leggi devon fare i senatori? Quando verranno le faranno i barbari. Perché l’imperatore s’è levato così per tempo e sta, solenne, in trono, alla porta maggiore, incoronato? Oggi arrivano i barbari L’imperatore aspetta di ricevere il loro capo. E anzi ha già disposto l’offerta d’una pergamena. E là gli ha scritto molti titoli ed epiteti. Bella, la nostra terra. Forse un tantino sprovvista di servizi adeguati, strutture funzionanti. È che questi russi cercano un turismo di alto livello. Quanti alberghi a quattro e cinque stelle ci sono sulla costa jonica? Non si possono contare. E con i collegamenti come siamo messi? Piuttosto bene, mi pare. Dalle nostre parti è ancora possibile spostarsi facendo autostop, qualcuno si ferma. E comunque andare a piedi fa bene. E se alle pro loco non troviamo mappe almeno la gente è disponibile a dare indicazioni. Conoscono tutti almeno un paio di dialetti, oltre l’italiano. Beh, certo, il russo è una lingua difficile. Per l’inglese e il francese ci stiamo attrezzando.

Perché d’un tratto questo smarrimento ansioso? (I volti come si son fatti serii) Perché rapidamente le strade e piazze si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi? S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti. Taluni sono giunti dai confini, han detto che di barbari non ce ne sono più. E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi? Era una soluzione, quella gente. (Tratto da Poesie, Oscar Mondadori editori, Milano, 1961. A cura di Filippo Maria Pantani.) DOMENICA 12 MAGGIO 2013

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“LA VERITÀ STA ALLA DEMOCRAZIA COME LA MENZOGNA STA ALLA SUA ASSENZA...”

Roberto Saviano parla della Calabria

Attraverso Saviano tantissime persone, in ogni parte del pianeta, “conosceranno” la Calabria e la zona che si stringe intorno all’Aspromonte. “si nasconde anche così la ndrangheta che in Calabria raggiunge circa il 30% di affiliati con punte più che doppie nei paesi dell’Aspromonte”. L’impostura ha vinto la sua battaglia ! Un falso storico diventa verità.

Quando i Calabresi si batteranno per la verità? ILARIO AMMENDOLIA Zero Zero Zero con questo ultimo lavoro la penna di Saviano s’è trasformata in una punta acuminata che scolpisce i prepotenti muscoli della ndrangheta innervati da un diffuso consenso di massa che coinvolge tutta la Calabria ed in particolare il comprensorio Aspromontano. “La verità sta alla democrazia come la menzogna alla sua assenza”. Così scrive Luciano Violante nella suo ultimo libro Politica e menzogna. Un Terra che accetta rassegnata le menzogne altrui non ha speranza. Ho ricordato queste parole di Violante mentre leggevo il libro di Roberto Saviano. Non ho alcun titolo per criticare l’opera del giovane autore di Gomorra che, tra l’altro, apprezzo come scrittore e stimo come uomo. Zero Zero Zero viene pubblicato contemporaneamente in diciotto paesi, tradotto in tantissime lingue, con milioni di lettori Questo significa che attraverso Saviano tantissime persone, in ogni parte del pianeta, “conosceranno” la Calabria e la zona che si stringe intorno all’Aspromonte. Riporto testualmente le parole che

Saviano dedica alla Calabria ed in particolare al nostro comprensorio “si nasconde anche così la ndrangheta che in Calabria raggiunge circa il 30% di affiliati con punte più che doppie nei paesi dell’Aspromonte”. Saviano costruisce il suo libro su due pilastri: ndrangheta e cocaina. Descrive la violenza che circonda il traffico di coca, parla di mani mozzate, di corpi decapitati, di massacri di innocenti, di stragi. Si sofferma sui cartelli colombiani o messicani, descrive la violenza cieca dei trafficanti del Guatemala, gli uffici eleganti dei trafficanti olandesi, i mercanti dell’Asia o dell’Australia. In nessun posto però esiste intorno ai trafficanti un sostegno che va dal 30% al 60% della popolazione. Solo la Calabria, secondo Saviano, ha questo privilegio. L’impostura ha vinto la sua battaglia . Un falso storico diventa verità. La cifra è lievitata. Non siamo più il 27% di ndranghetisti ma il 30%. In molti dei nostri Paesi la cifra è doppia. Significa che al netto di vecchi decrepiti e bambini siamo tutti ndranghetisti. “Sono semplicemente troppi” dice Saviano. Infatti se le cifre fossero real-

Un Terra che accetta rassegnata le menzogne altrui non ha speranza ore n o o r lo il e i t a i sono n u c in a r r e T la lio per g o g r o l’ o t a b u iene r Ai nostri figli v Il seminario di Oscar di Montigny in Confindustria:

«Comunicazione segreto per il successo»

Nel periodo che stiamo vivendo le aziende devono saper interpretare i cambiamenti del mondo per guardare con ottimismo al futuro. Un concetto semplice e al tempo stesso impegnativo è il motivo di fondo del seminario di studi dal titolo “La tua impresa nel futuro”, organizzato da Confindustria Reggio Calabria in collaborazione con l'Ucid Calabria e l'università Mediterranea. L'evento ha registrato una grande partecipazione di professionisti, imprenditori e politici, che hanno ascoltato la relazione sul tema di

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uno dei massimi esperti presenti in Italia: Oscar di Montigny, amministratore delegato di Mediolanum Corporate University e direttore Marketing e Comunicazione di Banca Mediolanum. Andrea Cuzzocrea, presidente di Confindustria Reggio Calabria, ha sottolineato come il convegno sintetizzi il progetto che l'associazione di via Torrione sta portando avanti, ovvero la costruzione di una “rete dei saperi” che possa fornire le coordinate giuste per affrontare il “mare in tempesta”

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La cifra è lievitata. Non siamo più il 27 % di ndranghetisti ma il 30%. Se le cifre fossero realmente queste bisognerebbe riflettere e non poco. So che Saviano non è né un impostore, né un bugiardo. So altrettanto bene che noi non siamo ndranghetisti. Mi mortifica il fatto che nessuno reagisca. È possibile che tra tanti calabresi, solo in pochissimi senta il dovere di battersi per ristabilire la verità?

mente queste bisognerebbe riflettere e non poco. In questo caso in Calabria non si sta combattendo contro una minoranza ndranghetista bensì una guerra civile. Quando in una zona una percentuale altissima dei cittadini non riconosce lo Stato sino al punto da organizzarsi con le armi non si tratta più di criminalità ma di lotta armata. La ndrangheta, secondo queste cifre, sarebbe di gran lunga il primo partito ma si tratterebbe di un partito armato. Per fortuna credo che non sia così!

in cui sta navigando l'attuale sistema economico. «Come istituzione - ha affermato - vogliamo fornire a tutte le imprese del territorio le informazioni necessarie per continuare a credere in un futuro più florido. Sono convinto che unire esperti di varie branche possa creare un unicum spendibile in ogni settore». Antonella Freno, segretario generale dell' Ucid Calabria, ha dichiarato «utile - per raccogliere idee e metodologie capaci di dar vita ad una nuova economia. Quest'ultima deve rispondere alle

So che Saviano non è né un impostore, né un bugiardo. Forse i “professionisti dell’antimafia” che gli hanno fornito questi dati non hanno la stesa buonafede. So altrettanto bene che noi non siamo ndranghetisti. So per certo che il popolo calabrese non è ndranghetista. Non ho bisogno di leggere le statiche. Mi guardo intorno e vedo tanta bravissima gente. Lo è il parroco e il farmacista, il disoccupato o il medico, il raccoglitore di arance e l’insegnante. Lo sono gli iscritti al Pd e gli esponenti del PDL, quelli che hanno votato Grillo ed i tanti che non sono andati a votare. I cattolici, gli evangelici e gli atei. Quindi, la ndrangheta non c’è? Certo che c’è! Anzi, secondo me, va crescendo per mille motivi che abbiamo ripetutamente detto e scritto. Sta vincendo perché dove vince la menzogna trionfa la ndrangheta. So che ci sono calabresi che trafficano in coca e fanno anche cose peggiori e non bisogna accordare nessuna indulgenza alla conterraneità! So altrettanto bene che il 99% dei calabresi che vivono in Calabria o che l’hanno lasciata in cerca di lavoro non ha mai toccato un grammo di coca e nulla ha a che fare con qualsiasi forma di criminalità di singoli o organizzata. Mi mortifica il fatto che nessuno reagisca. Mi verrebbe da dire alle tante persone che incontro: che senso ha lasciare ai vostri figli patrimoni ragguardevoli quando viene rubato loro l’orgoglio per la Terra in cui sono nati e il loro onore ancor prima di diventare uomini? Onore ed orgoglio che ci vengono rubati in primo luogo dalla ndrangheta Contemporaneamente ogni giorno c’è chi utilizza questa oscura setta per distruggere la nostra terra tanto nel suo presente che nel sua avvenire. È possibile che tra tanti intellettuali preparati, tanti politici loquaci, avvocati di grido, magistrati impegnati, giornalisti, associazioni di varia natura, non sentano il dovere di battersi per ristabilire la verità? Mi ritornano in mente le parole di Alvaro: «la disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile». Forse non solo “vivere onestamente” ma anche pensare con la propria testa ed esprimersi liberamente può diventare non solo inutile ma anche pericoloso.

Il castagno della ‘ndrangheta che copre il mondo intero Un grande albero in Trentino o sui Colli Euganei solitamente ci dà una sensazione di frescura e di pace. Un castagno in Aspromonte riporta alla memoria di Roberto Saviano l’albero della ndrangheta. che “copre il mondo intero” È un albero cavo che lo scrittore campano immagina come antico rifugio di animali e di pastori, di antichi briganti e di moderni ndranghetisti. Metaforicamente è un albero secolare perché, secondo Saviano, sarebbe stato piantato oltre cento anni fa, e “da tempi ancora più remoti” raffigura la ndrangheta dalla ndrina singola all’onorata società”. Così questo albero è cresciuto, ha messo radici ovunque, ha esteso i rami come braccia assassine in tutto il mondo, ed allargato la chioma come una testa che elabora una strategia criminale su scala planetaria. Saviano entra fisicamente nella cavità dell’albero, vuole provare il brio di un contatto fisico con il mondo criminale che quel castagno gli richiama alla memoria e non ha alcun dubbio di trovarsi tra un popolo incline alla criminalità. Infatti, trasportato dalla brezza che soffia in Aspromonte, raggiunge la certezza che tra questi monti “si nasconde la ndrangheta: ..... Dove sono e cosa fanno? La struttura del’albero è coperta da rigoglio del fogliame che cresce intorno a una ramificazione troppo sottile ed intricata” “le regole d’Aspromonte, le regole di sangue e di terra, continuano ad essere le coordinate morali, la guida nell’azione “

ESSENZIALE

È un albero cavo che lo scrittore campano immagina come antico rifugio di animali e di pastori, di antichi briganti e di moderni ndranghetisti. degli uomini che nel mondo controllano il mercato della coca“. Puoi operare “nel centro di Wall Street ma non abbandonare le regole del tuo paese. Regole antiche che aiutano a stare nel mondo moderno senza perdersi”. Sdegnarsi non serve! Gridare che non è vero è inutile! Vorresti esclamare: «Mio Dio!» ma ti manca la voce. Tutti i morti ammazzati dallla mafia erano mafiosi nche loro? Le persone sequestrate? Il mugnaio comunista Rocco Gatto? L’operaio Vincenzo Scuteri che votava MSI? Il sindaco democristiano Demaio, l’ex sindaco comunista Michele Prestia? E centinaia di persone, senza scorta, senza alcuna protezione che il loro coraggio e che ogni giorno sanno dire no alla ndrangheta tenendo la testa alta e la schiena dritta sono mafiosi? Unici non mafiosi in “manipolo di eroi” che opera in una terra ostile

esigenze delle persone che oggi appaiono mutate a causa della crisi. Unire esperti di vari settori e metterli a confronto è lo spirito con cui abbiamo organizzato questo seminario». «La nostra regione - ha dichiarato Francesco Manganaro, coordinatore del corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza dell'università Mediterranea- può esprimere intelligenze, professionalità e competenze. È necessario puntare sulla ricerca e sulla didattica e, in questa direzione, la nostra collaborazione Oscar di

Montigny continuerà con l'accordo mirato che vedrà protagoniste il nostro ateneo e Mediolanum Corporate University». Un vibrante invito all'ottimismo, indispensabile per uscire dalla depressione economica e sociale che stiamo vivendo, ha rappresentato il fulcro dell'intervento di Oscar di Montigny. «Oggi non basta più essere una buona azienda per superare la crisi - ha esordito l'amministratore delegato di MCU -. Le imprese devono aspirare all'eccellenza, cercando di esprimere qualcosa di utile per la

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e tra gente nemica? Saviano non ha bisogno di adulazione. Egli è costretto a vivere sotto scorta. Non conosce la gente che abita i nostri paesi se non attraverso gli “esperti” che Lui ringrazia a conclusione del suo lavoro. Così una bugia autorevolmente ripetuta dieci, cento, mille volte diventa la verità! Nel secondo capitolo di “Zero Zero Zero” Saviano riporta la registrazione di un vecchio capo ndrangheta che espone la sua filosofia di vita in poche parole: al mondo non esiste giustizia, né amicizia, né leggi, né solidarietà e neppure la famiglia. Ovunque è lotta per il potere. Tutti vogliono il potere. Se hai il potere ti puoi accoppiare con belle donne, sei rispettato, vivi nell’agiatezza e nel lusso. Senza potere sei nessuno! L’organizzazione ndranghetista non ti insegna principi morali. Non ti insegna la lealtà né la verità Non esistono! In questa lotta ognuno è solo. Al mondo tutto è menzogna, tutto è falsità. La ndrangheta ti insegna a comandare! Quindi scatenatevi! Così parlò il vecchio capo bastone. E non ha detto il vero! La ndrangheta si fonda sulla dissimulazione e sulla menzogna, la cultura sulla verità! A noi la scelta! Tollerare la menzogna significa accettare i codici di ndrangheta. Oggi è in pericolo l’onore e lo stesso futuro del popolo calabrese domani, la sconfitta della verità, potrebbe mettere in serio pericolo la Democrazia italiana. I.A.

società. Come? Iniziando a vedere il mondo da un'altra prospettiva. Tutto è relazione - ha continuato di Montigny - e quindi è necessario curare la capacità di comunicare in ogni contesto. Se pensiamo alle idee che hanno trasformato il mondo, capiamo che quelle realmente rivoluzionarie sono state tre: la ruota, il fuoco e il web» ha poi aggiunto «L'intelligenza si misura dalla capacità di comunicare. L'impresa deve sapersi proporre alla clientela, tenendo in mente l’opinione pubblica.

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INTERVISTA A FRANCESCO TARRICONE / PRESIDENTE DELLA TRIADE COMMISSARIALE DI SIDERNO

Dare voce alla maggioranza silenziosa dei cittadini onesti ARISTIDE BAVA E' una città dove è necessario dare voce alla maggioranza silenziosa di cittadini onesti che hanno lasciato troppo spazo ad una minoranza vociante. Francesco Tarricone, presidente della triade commissariale che dovrà gestire Siderno per 18 mesi dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose in questa intervista rilasciata a qualche settimana dal suo insediamento, con gli altri due commissari Eugenio Pitaro e Maria Cacciola, da buon conoscitore di cose e persone grazie anche alle sue precedenti esperienze come commissario di altri comuni, del nostro Paese, dimostra di avere già le idee chiare sulla città e sui suoi cittadini. “Credo di poter dire - dice ancora stimolato ad esprimere le suae prime impressioni dopo l'arrivo a Siderno - che c'è molta voglia di riscossa per cancellare quanto è accaduto e far emergere le forze sane”. Ma quale differenza puo' evidenziare tra la situazione di Siderno e quella degli altri Comuni in cui è stato commissario prefettizio. “Non credo - risponde Francesco Tarricone che ricopre l'incarico di vice prefetto vicario a Viterbo - che ci sino grandi differenze. Lo scioglimento di un consiglio comunale sia che avvenga per fatti di ordinaria amministrazione sia che avvenga per motivi legati alla criminalità è una conseguenza di vicende nel

primo caso derivanti da dimissioni, decadenza o decessi del sindaco e nel secondo caso frutto delle conseguenze di una relazione, come è avvenuto a Siderno, della commissione d'accesso le cui risultanze sono verificate negativamente, a torto o a ragione, dalle gerarchie superiori, ma, poi, nella sostanza il lavoro di noi commissari non cambia. Forse la differenza sta nel fatto ce lo scioglimento per infiltrazione mafiosa provoca una gestione maggiormente collegiale con la nomina di tre commissari mentre nell'altro caso il commissario prefettizio nominato agisce da

Presso Municipio,via Cesare Battisti

solo e, quindi, ha maggiore autonomia”. Questo è un fatto positivo o negativo ? Non credo si possano dare risposte generalizzate. Ogni caso si porta appresso note positive e note negative. Sia per il tipo di lavoro che il commissario deve fare quando agisce da solo, sia per la necessità di tener conto della volontà operativa degli altri, quando deve essere una triade a gestire la cosa pubblica del comune interessato. Anche perchè bisogna rispettare attitudini e visione complessiva delle cose degl altri. Nel caso di Siderno mi pare di poter subito dire che la “terna” è abbastanza ben amalgamata. Con i colleghi Eugenio Pitaro e Maria Cacciola abbiamo da subito trovato una intesa perfetta e penso che si possa fare un buon lavoro per rendere giustizia ad una città di cui abbiamo avuto, tutti insieme, un primo impatto molto positivo, sia per l'accoglienza che abbiamo registrato, sia per la collaborazione che stiamo trovando nella gente e nelle associazioni locali”. Tra le sue precedenti esperienze cè è stata la gestione di qualche altro comune sciolto per mafia e se si, quale la differenza con Siderno ? Ho fatto parte della triade che è stata nominata a Marcianise, comune anch'esso sciolto per mafia. Non ho registrato una grande differenza fatto salvo il fatto che qui a Siderno ho potuto subito notare una maggiore apertura della cittadinanza e un'accoglienza sin

Bivio, contrada SanLeo

dall'inizio piu' favorevole rispetto a Marcianise. Ma, ripeto, le differenze sono poche perchè alla fine i problemi sono simili in tutte le città. Anche a Marcianise alla fine ho vissuto una esperienza positiva al pari degli altri comuni in cui sono stato. D'altra parte io sono napoletano e conosco bene le necessità della gente meridionale. La spazzatura esiste a Siderno ma esiste anche in tanti altri comuni della Calabria, della Campania e di molte altre regioni del nostro Paese. Le difficoltà economiche e la disoccupazione sono temi simili. La necessità e la richiesta di servizi migliori è una costante per tutti i comuni del Sud. Si tratta alla fine di riuscire a dare quanto piu' possibile risposte positive”. Ha parlato di Comuni del Sud, ma lei opera a Viterbo ed ha operato anche in comuni del Nord. In questo caso ci sono differenze ? Rispetto ai problemi, certamente no. Ormai sono simili. Quanto ai servizi il discorso è diverso. Al nord si viaggia con qualche marcia in piu'. Ma questo non ci deve condizionare. I meridionali hanno certamente, grandi capacità e soprattutto quella che a Napoli chiamiamo l'arte di arrangiarsi. Quindi credo di poter dire che quando c'è la volonta e la capacità le distanze si accorciano”. Pensa di poter dare delle risposte positive alla città di Siderno ? “Ritengo di si. Le ripeto, l'impatto, con la

città e con i suoi cittadini, è stato positivo e la comunione di intenti con gli altri miei due colleghi mi porta a pensare che riusciremo a fare anche qualcosa di importante per questa città. D'altra parte diciotto mesi non sono pochi e certamente non ci limiteremo alla normale amministrazione. Sappiamo che le necessità di Siderno sono molte e sappiamo anche che è una città alla quale guardano con attenzione tutti gli altri comuni della Locride. Ci siamo già mossi per affronatre i problemi piu' attuali del momento come questo gravoso della spazzatura e quello della depurazione. Ma abbiamo già pensato anche a come far fronte alla precarietà economica e a come migliorare i servizi piu' impellenti e le situazioni maggiomernte precarie. Superata l'emergenza penseremo anche a programmi sostanziosi a medio e lungo termine”. Per concludere ? “un invito alla cittadinanza di esserci vicina e di collaborare per contribuire a migliorare la situazione. Abbiamo registrato , soprattutto nei continui contatti con la Consulta comunale la grande volontà di riscossa che esiste tra i vari componenti delle associazioni locali. Sappiamo che ci sono a Siderno grandi risorse sane che possono e devono essere valorizzate. Muoviamoci tutti in questa direzione”. nella foto - Francesco Tarricone con la fascia tricolore del Comune di Siderno

ASSOCIAZIONE CULTURALE L’ECO DI SIDERNO

Rinuncia adesione “Consulta delle Associazioni” Comune di Siderno Metto a conoscenza dei lettori quanto segue: 1) Al Comune di Siderno C.A Commissario Straordinario Dott. Luca Rotondi e.p.c 2) Responsabile Area Istruzione e Cultura Dott.. Chiara Stalteri 3) Presidente Consulta delle Associazioni

SIDERNO

Due pesi e due misure. Ora basta! Agli abitanti di Contrada San Leo di Siderno era stato garantito che l'impianto di separazione dei rifiuti non avrebbe provocato nessun tipo di problema ambientale . Si è sempre detto che anche città come Amsterdam o Londra ospitano degli impianti similari a non più di qualche centinaio di metri dal “centro storico” e che gli stessi non abbiano mai dato nessun tipo di fastidio ambientale. Falso. La “puzza” c'è e si sente pure. Non c'è dubbio che con l'aumento della temperatura climatica, la situazione non potrà che peggiorare E così, al “danno” della presenza di un impianto di separazione di alto profilo tecnologico che emana odori “inebrianti” ci si ritrova la “beffa” di dover

vedere ammassate a non più di cinquecento metri dall'impianto ( come si vede nella foto) tonnellate e tonnellate di rifiuti senza che nessuno, da più di due mesi, senta il “dovere” di rimuoverle anche solo come una forma di “ringraziamento morale” verso quelle famiglie che con grande senso di responsabilità si sono fatte carico di un problema comprensoriale. Per la verità dovremmo occuparci anche delle pietose condizioni in cui versa la strada che conduce in questa popolosa frazione di Siderno ma ci riserviamo di farlo, documentandolo fotograficamente, nei prossimi numeri. Antonio Tassone

Oggetto: rinuncia adesione Consulta delle Associazioni Comune di Siderno La presente per informarvi che, dalla data odierna, l'Associazione culturale in epigrafe non intende più far parte della “ CONSULTA DELLE ASSOCIAZIONI” istituita da codesto Ente. Alla base della decisione dei soci, il fatto che, nonostante si sapesse con largo anticipo della programmata manifestazione relativa alla presentazione del libro “Dire e non dire” del magistrato Nicola Gratteri e del giornalista Antonio Nicaso svoltasi con grande successo lo scorso sabato 17/11/2012, è stata organizzata, alla stessa ora del medesimo giorno e finanche promozionata e diffusa da codesta Consulta , un'altra manifestazione orga-

nizzata da altra associazione facente parte della Consulta (AMMI) . Pertanto, mancando il necessario raccordo organizzativo e venendo a mancare i necessari requisiti fiduciari posti alla base della serietà che, ogni organismo collegiale rappresentativo di ogni comunità, dovrebbe avere, con la presente, vi preghiamo di voler prendere atto della decisione di rinunciare a far parte di codesto organismo. Siderno 22-11-2012 Il Presidente Antonio Tassone DOMENICA

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Polaroid

PROVINCIA PALIZZI

Un viaggio tra le incompiute FRANCO PLUTINO I costi del fare sono ancora i soli a essere iscritti nelle voci di bilancio, da quello privato agli enti pubblici, Stato compreso. Quelli del non fare, invece, si occupano dell’impatto economico e sociale delle infrastrutture ritenute necessarie, ma non realizzate. Chi si sofferma sull’analisi dei flussi finanziari pubblici in Calabria scopre un dato incontrovertibile: siamo esportatori di energia elettrica e discutiamo se accettare investimenti privati in centrali a carbone (vedi Saline Joniche), in controtendenza rispetto al piano energetico regionale, mentre il grosso dei finanziamenti, di dodici anni di Por Calabria, era destinato ad un maggior bilanciamento, con fonti alternative di energia rinnovabile. Però, prima di avere l’energia prodotta dall’eolico e dal fotovoltaico, dovremo attendere i risultati delle inchieste giudiziarie. Così, anche l’ammodernamento delle grandi infrastrutture. La ss. 106, tanto per citare la più eclatante opera ancora incompiuta, o il Porto di Gioia Tauro, ricordato come snodo del narcotraffico e delle armi. Sul Ponte dello Stretto è meglio stendere un velo pietoso. C’era una volta la ferrovia, ma non viene ancora smantellata anche materialmente per ragioni militari. Dai Comuni, con in testa i sindaci in fascia tricolore, si grida allo scandalo. Se andiamo, però, a guardare la capacità di programmazione e di realizzazione delle opere finanziate si rimane perplessi di fronte allo sperpero delle risorse, che vanno a gonfiare il faldone del cimitero delle opere pubbliche. Piccole realtà demografiche, come quella del comune di Palizzi, con meno di 2.400 residenti, sono state destinatarie di quasi 10 milioni di euro, negli ultimi dieci anni. Il risultato finale si può sintetizzare con la parola fallimento. La mancanza di una seria programmazione degli interventi e la pessima gestione in fase di realizzazione delle opere hanno lasciato una ferita nel tessuto sociale, un aumento della conflittualità politica, una calcificazione dei vizi della burocrazia comunale, un’esposizione finanziaria insopportabile per le magre risorse dell’Ente e un senso di sfiducia nelle istituzioni, che non riescono a monitorare, controllare e sanzionare, se necessario, le macroscopiche inadempienze. A Palizzi Marina si è cercato di recuperare l’immobile dell’ex macello con un primo intervento abbozzato, costato qualche centinaio di migliaia di euro, e lasciato incompleto a marcire sotto le intemperie. Si utilizzano anni dopo risorse finanziarie della Provincia per il completamento finalizzato a museo del mare, ma nessuno riesce a spiegare il perché, a distanza di qualche anno, non ci sono tracce dell’attuazione, manco come sede del progetto TartaNet. Proseguendo sulla stessa linea orizzontale ideale, perché la strada che doveva collegare l’isolato allo spazio costiero fino all’argine sinistro della foce della fiumara di Palizzi è stata chiusa dai privati, possessori delle villette costruite a ridosso della spiaggia, troviamo l’opera pubblica identificata come “anfiteatro”. Posta sotto sequestro dall’autorità giudiziaria per la mancanza dei requisiti di sicurezza, ancora aspetta una strada di accesso, la costruzione dei

A colloquio con Federica Dieni, deputata del Movimento 5 Stelle

«Punteremo su agricoltura e turismo» ELEONORA ARAGONA

servizi igienici, l’area ideata come parcheggio, la pista ciclabile e il parco giochi per bambini. Al costo iniziale di circa 300mila euro, oggi, ci vorrebbero altri 600mila euro per costruire un sottopasso d’accesso, a ridosso della stazione ferroviaria. Superando la fiumara, troviamo la progettazione di una pista ciclabile, non finanziata dai Pisl, e arriviamo al centro storico di Murrotto. Altri 600mila euro per riqualificare il centro storico, ma spesi per asfaltare le strade, costruire piccoli marciapiedi e, anche qui, gradoni di cemento a semicerchio, che dovrebbero attirare il turista per l’avvenieristica intuizione architettonica. Intanto, il centro storico è stato lasciato tale e quale, qualche bitumazione stradale, una spruzzata di cemento, per coprire le buche. Sempre a Murrotto c’è lo stabile adibito, una volta, a poliambulatorio. Chiuso dai Nas per motivi igienici, dopo anni è in uno stato di totale abbandono. Qualche metro dopo, di fronte c’è l’edificio scolastico che raggruppa il plesso scolastico palizzese. Un altro quarto di milione in pannelli fotovoltaici, mai entrati in funzione e regolarmente pagati, parcelle dei tecnici comprese. La palestra a fianco, altra opera concepita per affiancare l’impianto sportivo, dopo anni di tira e molla, con le immancabili varianti in corso d’opera, ci si accorge che non ci sono né spazi né l’altezza di norma. La sicurezza dell’impianto ha creato molti problemi all’istituzione scolastica, ancora non risolti. Il piccolo parco giochi per bambini è costato circa 70mila euro di spesa e più di quattro anni di tribolazioni burocratiche, per piccoli contenziosi e, alla fine, da meno di un mese è stato aperto al pubblico. Però, in uno stato di manutenzione al limite della accettazione. Delle opere realizzate a Palizzi Superiore, destinatario di molti milioni di euro di investimenti pubblici, che fanno tremare i polsi agli amministratori, alla burocrazia, ai tecnici e agli appaltatori, scriveremo in seguito.

In che direzione dovrà orientarsi lo sviluppo della Calabria? Noi del Movimento 5 Stelle siamo convinti che l’unico sviluppo possibile sia quello legato al turismo e all’agricoltura. Dovremmo sfruttare le risorse naturali presenti sul nostro territorio e creare occupazione e conseguentemente crescita sociale. Si dovrebbe agire migliorando i servizi agli utenti, in particolare quelli dei trasporti. Noi siamo contrari alla costruzione del rigassificatore di

costruzione. Quali sono le misure più urgenti da portare avanti in Parlamento? In Parlamento ci stiamo già occupando di tematiche legate al lavoro quali il reddito di cittadinanza; stiamo cercando di dare ossigeno alle piccole e medie imprese con proposte di detassazione che consentano loro di poter investire e creare occupazione. Abbiamo presentato diverse proposte di legge che vanno nella direzione dello sviluppo dell’agricoltura. Qual è stato il più grande erro-

Gioia Tauro e alla centrale a carbone di Saline e riteniamo che queste opere non soltanto non contribuiscano a creare sviluppo, al contrario riteniamo che siano dannose per la salute dei cittadini e, essendo costruiti in zone sismiche, creano numerosi rischi per la popolazione. Per tali ragioni abbiamo già presentato due interrogazioni parlamentari, incontreremo presto il Ministro delle Attività Produttive e continueremo a porre in essere tutte quelle azioni parlamentari che riterremo utili al fine di impedirne la

La Locride scientifica batte un “sonoro” colpo Il 3 e 4 maggio a Locri il gastroenterologo Rinaldo Nicita ha riunito le eccellenze italiane del settore per discutere di gastroenterologia ed epatologia, organizzando il Congresso Regionale della Società Italiana Di Endoscopia Digestiva (SIED). Di solito questi eventi societari vengono celebrati nei centri sedi di Provincia, come mai questa variazione? Vorrei ringraziare la SIED regionale nella persona del presidente Cardona e del consiglio direttivo che hanno voluto concedere alla mia persona, una così ampia fiducia da considerarmi, un punto fermo regionale della gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Perché ha scelto di dedicare una sessione esclusivamente agli infermieri? Questa figura ha assunto negli anni un’importanza preponderante nell’amDOMENIICA

bito delle risorse umane in sanità. Ancora alle nostre latitudini vi sono dei retaggi che li considerano delle figure di secondo piano. Sono contento di come

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CACIO CAVALLO

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Quest’anno il I Concorso Gastronomico Nazionale ha visto protagonista il Comune di Ciminà con la presentazione di due prodotti tipici del paese: il Caciocavallo e il Buccularo. Il concorso è stato organizzato dallo stesso Comune in collaborazione Con l’Istituto Alberghiero di Locri, l’Associazione Provinciale “Cuochi Reggini”, l’Ente Parco Nazionale d’Aspromonte e l’Assessorato all’Agricoltura dalla prov. di Reggio Calabria. A partecipare sono stati dodici allievi degli Istituti Alberghieri Calabria, Sicilia e Campania.

CRISI re fatto finora nell’amministrazione della Regione e come intendete risolverlo? Purtroppo di errori in passato ne sono stati fatti tanti ma quello che è più rilevante è che non sono stati fatti investimenti su trasporti e infrastrutture e ciò ha comportato che la Calabria non ha potuto sfruttare le sue potenzialità nel turismo, non potendo fare apprezzare le sue bellezze. Il nostro obbiettivo è quello di investire sul turismo e sfruttare le risorse naturali e artistiche che sono presenti nel nostro territorio; vorremmo inoltre intensificare i trasporti locali soprattutto quelli su rotaia. Il sistema ferroviario calabrese è lo stesso dagli anni ‘70 e spostarsi da Reggio Calabria in treno verso un’altra località calabrese è difficoltoso. Bisogna ripensare a un sistema di trasporti efficiente, rinnovare la linea ferroviaria ionica ed intensificare i collegamenti nazionali che in questi anni sono stati ridotti notevolmente. Quale sarà la battaglia che i parlamentari e i senatori calabresi non potranno perdere per il nostro futuro? Noi parlamentari del movimento 5 stelle siamo espressione del territorio e come tali non possiamo che lottare per lo sviluppo della nostra terra. Lo faremo attraverso azioni concrete per dare un fututo ai giovani calabresi e sfruttare al meglio le loro intelligenze. Ci batteremo per creare occupazione dando risposte a coloro che purtroppo in questi anni sono stati costretti ad abbandonare il nostro Paese, lasciando gli affetti più cari per realizzarsi professionalmente.

hanno esposto le varie relazioni assegnatigli e sono felice di aver spinto a farle, anche a persone che non avevano mai calcato il podio di un congresso. Nel discorso preliminare di questa sessione, ha elogiato, spronato, ma anche sferzato gli infermieri; per quale motivo? Dal momento in cui si è saputo che stavo per organizzare una sessione tutta infermieristica, cosa molto rara in un convegno medico da Roma in giù, sono stato sommerso dalle domande di iscrizioni anche da fuori provincia. La cosa che mi ha ferito è stata la richiesta spasmodica, non già degli argomenti o delle professionalità scientifiche presenti, quanto il numero di crediti formativi e se ce ne fossero ancora disponibili. Atteggiamento che denota una scarsa professionalità, ponendoli fuori dai circuiti di crescita professionale. Il presidente della SIED Italia, Emilio Di Giulio, ha definito questo evento di portata Nazione. Quale l’impegno per raggiungere questo importante obiettivo? Il riconoscimento assegnato alla mia persona da parte della SIED Calabria è frutto di circa 18 anni di lavoro sul territorio, partito con la fondazione di una struttura privata

Sostenere imprese e famiglie per crescere Come ben sappiamo, la situazione in Italia sotto il profilo socio-economico è molto complessa. Il peggioramento della prospettiva di crescita economica, le tasse al 52%, la disoccupazione reale al 34% e i due mesi di paralisi o di stallo politico hanno influenzato negativamente la fiducia delle famiglie e delle imprese. Il peggioramento delle disponibilità di prestiti bancari è una conseguenza di fatto, per non dire una scelta naturale di stretta creditizia: credit crunch. Questa fragilità però porta oltre 250.000 mila imprese nel 2013 a rischio chiusura. Eppure l’offerta monetaria e le promesse di liquidità che di continuo sentiamo arrivare dall’Europa crescono in modo esagerato. Sarà perché siamo alla fine moderato, ma crescono. In questi giorni il tasso d’interesse di riferimento scende al minimo storico in Europa. La Banca Centrale Europea ha tagliato di 25 punti base, dallo 0,75 allo 0,50% e si

tratta del quarto taglio consecutivo. Si tratta della più importante offerta monetaria della storia europea, come se si volesse dire alle banche abbiate coraggio, intervenite, assumetevi le responsabilità. Ma nonostante ciò i prestiti a imprese e famiglie continuano a mostrarsi deboli.

Si discute di disabilità visiva non convenzionata, Gastrostudio GNR, censita dalla SIED tra le strutture di endoscopia in Calabria, nata con l’intento di fornire dei servizi medici di prevenzione che, crescendo negli anni, ha cercato di reinvestire gli utili in strumentazioni all’avanguardia e sulla formazione del personale medico e paramedico. Tutto questo lavoro effettuato con serietà ha portato ad riconoscimento sfociato nella richiesta da parte dalla maggiore società che si occupa di gastroenterologia ed endoscopia a livello nazionale dell’organizzazione di un congresso. Nel suo discorso di apertura lavori ha tracciato alcune linee programmatiche da proporre alla SIED ed ha manifestato la sua volontà su cosa le piacerebbe che rimanesse da questa esperienza per Lei e per la Locride. Dopo aver ringraziato le autorità nelle persone e nelle istituzioni che esse rappresentano, ho sottolineato che, un congresso come altre manifestazioni in cui si prevede anche un cerimoniale, può rappresentare una bella vetrina che purtroppo spesso rischia di rimanere vuota. Ho cercato e voluto fortemente, per questo, che essa fosse riempita di contenuti e di messaggi, quali:

Se le banche avessero più coraggio a visitare le aziende, creare start-up o almeno incoraggiare i giovani e in particolare le donne a nuove iniziative o a puntare alla formazione diretta a Bruxelles dei più bravi neo-laureati e alle eccellenze che il nostro territorio esprime ed è fiero di avere le cose potrebbero cambiare, Fare ciò, creerebbe freschezza di idee e coesione tra le aree. Sostegno ad imprese alle famiglie e di conseguenza rimette in movimento il lavoro e i lavoratori. È attraverso questo spiraglio, si vedranno benefici utili per cambiare il “passo” e far riprendere la buona economia reale in una visione del resto condivisa. Del resto, anche il presidente Draghi chiede alle banche “coraggio di investire con tassi ragionevoli”. In senso generale, le banche non possono esistere solo per alta finanza o per gli affari economici e finanziari devono essere il polmone sicuro dell’impresa e questo oggi si rende necessario. In questo quadro economico difficile, un

ruolo importante e strategico potrebbe svolgerlo la BCC di Cittanova che si ritaglia uno spazio ben definito con le sue 8 filiali. Essendo l’unica banca mutualistica e quindi a favore dello sviluppo sociale economico e morale della comunità in cui opera, diventa di fatto, la più importante risorsa, il più importante punto di riferimento. Può sembrare paradossale, ma per la proporzione degli interventi e per il territorio che rappresenta, se così posso dire, la BCC di Cittanova fa più dello Stato. È un concetto molto forte, ma credo che va ribadito a chiare lettere sia alla Banca d’Italia che al ministro dello sviluppo economico. Del resto, se aiutare le imprese è cruciale per l’intero Paese, per il nostro territorio diventa vitale.Vedremo cosa succederà il 25 maggio nell’importante tavolo di lavoro tra banche imprese ed istituzioni, per il nostro territorio. Marcello Attisano - Responsabile attività produttive Corsecom

Domenica 26 maggio si terrà, nel Convegno dei Minimi di Roccella Jonica, Disabilità visiva Io non vedo, ma tu mi vedi. Si parlerà con esperti dei problemi che i non vedenti si trovano ogni giorno a dover fronteggiare. Particolare attenzione sarà riservata al rapporto tra scuola e disabilità visive cercando di capire insieme agli operatori quali possono essere gli strumenti da dottare per facilitare l’apprendimento degli alunni con handicap visivi. è previsto anche l’intervento di una mamma al fine di aiutare altri genitori ad affrontare le difficoltà legate a questo delicato problema.

spronare i nostri amministratori e colleghi alla restaurazione della cultura dei maestri. Secondo me, il vero maestro è colui che è stato discepolo di un grande maestro e che forma a sua volta discepoli che saranno i futuri maestri. Lo studio e la formazione sul campo fa il buon discepolo. Investire sulle risorse umane, incentivando professionalità esterne a venire a far scuola in Calabria o far si che, professionisti disposti a spostarsi per ottimizzare la loro formazione, possano frequentare per periodi medio - lunghi realtà di eccellenza. Investire sugli screening e cer-

care di spiegare ai vari tavoli regionali che a loro volta insistano su quelli romani, che la sanità calabrese per potersi risollevare ha bisogno di investire e verificare nel medio lungo termine. Quali gli argomenti scientifici analizzati nei due giorni di congresso? Il tema è stato l’appropriatezza in epatogastroenterologia. Ci si è confrontati sul modo di approcciarsi e trattare le varie patologie in questo campo. Uniformare le nostre linee-guida con quelle di centri di eccellenza quali il Policlinico Universitario

Sant’Andrea di Roma, l’Istituto Clinico Humanitas di Milano, il Policlinico Universitario di Ancona, il Centro Trapianti di Fegato dell’Ospedale Riuniti di Bergamo, il Policlinico Universitario Tor Vergata di Roma, il Policlinico Umberto I di Roma. Tanti i complimenti ricevuti per quello che è stato definito un congresso nazionale di alto valore scientifico, attraverso il quale che tipo di messaggio si è voluto trasmettere? Oggi il paziente non può accontentarsi, sol perché si trova nel sud del paese, di effettuare degli esami endoscopici che rispondano a scarsi criteri di qualità. Un esame non può essere considerato buono solo se il paziente ha percepito poco o molto fastidio, perché gli esami diagnostici devono rispondere anche a dei parametri di qualità precisi, come l’appropriata preparazione, sedazione, diagnosi, gli appropriati strumenti che permettano una visione più accurata delle eventuali lesioni, l’appropriata refertazione che permetta, dovunque esso si trovi o si rivolga nel mondo, per un supplemento di diagnosi o trattamento, di poter dare l’esatta diagnosi al medico a cui si è rivolto.

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ELEZIONI AMMINISTRATIVE 26-27 MAGGIO 2013

Riflessioni sulle proposte per Gioiosa Jonica ALESSANDRA BUTTIGLIERI Democrazia è una di quelle parole che vengono da lontano, direttamente dall’antica Grecia, presuppone, per chi l’avesse dimenticato, l’unione tra governo e popolo, o anche meglio, un governo fatto dal popolo stesso, come materia viva e non come voce passiva e dimenticata?La lista che se ne fa odierno portavoce è quella del “Progetto Grande Gioiosa”, che appare pregna di ambizione, e perché mai criticarla tale ambiziosità, se serve da motore immobile per il cambiamento, per uscire dall’atroce staticità della quale sembriamo schiavi?Nell’accurato programma, che tocca ogni aspetto della vita sociale e culturale con mirabile attenzione, si specifica che non si è lì per fare miracoli, proprio perché prometterne apparirebbe falso e soprattutto demagogico, se vogliamo proprio sceglier bene i termini da utilizzare? Il già citato programma, spazia dall’interesse al problema ecologico e bonifica dei territori su suolo storico lasciati all’abbandono, al risanamento delle aree scolastiche, alla creazione di nuovi stimoli per i giovani che spesso non trovano nulla di soddisfacente con cui spendere il proprio tempo fuori casa: dal teatro, al cinema, alle passeggiate solidali, all’educazione stradale e soprattutto civica, per vivere ancora gli spazi del nostro paese, per abbattere barriere architettoniche ma anche e soprattutto mentali, oltre le discriminazioni sessuali, oltre il polveroso falso impegno stantio degli scorsi mandati, per riprendere possesso reale di luoghi, terre, zone che ci appartengono, che esistono per essere assaporate e forse (cosa ancora più drammatica) ancora scoperte, come se fossimo all’oscuro di quanto brulicante sia la nostra storia paesana, di quanto abbia da offrir(ci), dei miti, i culti, le leggende, gli antichissimi fermenti e perché no, anche i sapori, i mercati domenicali, i resti di Ville Romane agli altri sconosciuti.

Parlando con tre candidati delle tre liste

Proposte di inclusione e partecipazione KATIA CANDIDO Le tre liste civiche hanno proposto di coinvolgere i cittadini nelle attività del comune. Abbiamo chiesto ad un candidato per ogni lista come intendono realizzare questo progetto. I tre candidati intervistati sono stati Rocco Mazzaferro, ragioniere, candidato nella lista Civica “Patto Cittadino”; Erika Demartino, avvocato, candidata nella Lista Civica “Progetto Grande Gioiosa”; Maurizio Zavaglia, giornalista, candidato nella lista Civica “Gioiosa Bene Comune”. Mazzaferro nell’affrontare le problematiche della vita politica a Gioiosa Ionica si sofferma sulla crisi economica e più che altro sul “solco divisorio” venutosi a creare negli anni tra i cittadini e la vita politica stessa. Egli critica in prima istanza i “soliti rituali della politica”. E per una risoluzione al problema, allunga lo sguardo oltreoceano, agli Stati Uniti d’America e ad un sistema che renda sempre più partecipi i cittadini ovvero l’inclusione di quattro organismi che costituiranno il vero supporto della futura azione amministrativa. Il TownMeeting; i Vigilantes; le Commissioni e le Squadre di Mutuo Soccorso. Ha parlato anche di una assemblea popolare, che tratti i problemi più spinosi della vita politica, e della divisione in quartieri. E ancora le figure dei “Vigilantes” che possono essere definiti come una sorta di delegati a segnalare i problemi vari della cittadinanza e riportarli all’attenzione della stessa Assemblea.

IN EVIDENZA

I candidati al colloquio sono: Mazzaferro Rocco Giuseppe, ragioniere, candidato nella lista Civica “Patto Cittadino”; Erika Demartino, avvocato, candidata nella Lista Civica ”Progetto Grande Gioiosa”; Zavaglia Maurizio, giornalista, candidato nella lista Civica “Gioiosa Bene Comune”. Seguono le “Commissioni” ci spiega, che analizzi i singoli problemi per poi porli al vaglio degli Amministratori. A questo punto, riporta un esempio: la costruzione del parco gioco per bambini da parte della Pro Loco, le attrezzature che vengono acquistate con delle donazioni e la mano d’opera offerta come volontariato dagli artigiani del posto, ecco le squadre di Mutuo Soccorso. L’obiettivo finale è quello di coinvolgere da vicino i cittadini per non assistere più a consigli comunali senza la presenza di un solo cittadino che partecipi . Maurizio Zavaglia, apre il suo discorso con

due concetti centrali alla sua politica: «inclusione e partecipazione» dove si vada a ricercare la fiducia dei cittadini contro una crisi che si fonda sul collasso economico e su dinamiche politiche inidonee. L’obiettivo principe è quindi “ricostruire il senso di appartenenza” conferendo più e nuovi stimoli, conferendo stabilità a un tessuto sociale ormai alla deriva. Uno strumento essenziale è, a suo parere, il rilancio della consulta delle associazioni. Perché la cittadinanza ha mostrato di avere sete di associazionismo. Altro punto focale è la capacità di propagandare l’informazione, affinché aumenta la consapevolezza e quindi l’interesse del cittadino. Ben vengano nella vita politica le formule moderne di comunicazione sociale: streaming, web, ecc. Un’altra necessità è quella di garantire qualità dei servizi, senza gravare sulle tasse dei cittadini e senza renderli troppo implicati, ragion per cui spiega il potenziamento dell’interattività con il portale del comune. Così da rendere più diretta la comunicazione tra cittadino e Pubblica Amministrazione. Egli è fiducioso sulle assemblee di quartiere, sul rapporto con la scuola mediante il consiglio di istituito le diverse assemblee sul territorio. Pone poi l’accento sulla necessità di lavorare su punti concreti, praticabili e reali. Ecco perché fare consigli comunali all’aperto o in ambiente diverso dalla sede comunale. Erika Demartino, ci parla invece di una proposta di democrazia diretta. Una forma

sperimentale, in alternativa alla presente democrazia rappresentativa. Per un comune come Gioiosa, la dottoressa spiega come sia possibile un intervento attivo del cittadino. Come nel caso del bilancio si potrebbe auspicare una forma “partecipativa” dove i cittadini possano decidere, attraverso varie assemblee, sul bilancio comunale. Un altro punto è il maggior potere alle associazioni, come nel caso della consulta giovanile, che andrebbe potenziata e coinvolta. L’obiettivo è di creare un albo e una consulta delle associazioni. Anche gli stranieri del nostro paese avrebbero più voce in capitolo mediante due organi: consulta migranti e consiglieri comunali aggiunti. In campo operativo si propone una Banca comunale del tempo, per creare una nuova forma di solidarietà basata sulle conoscenze e le abilità. I “correntisti” infatti si scambierebbero le loro prestazioni e i loro saperi in una sorta di baratto, senza l’uso del denaro. Sul campo dell’informazione viene dato un potere maggiore alle forme, moderne, di trasmissione delle informazioni. La conoscenza di ciò che avviene in comune sarebbe garantita dalla trasmissione in streaming dei consigli comunali, andrebbero poi pubblicate on line le delibere comunali. In ultimo si andrebbe a instaurare un rete WiFi che consenta ovunque e sempre l’accesso alla rete in modo tale da poter sempre essere informati sulla vita del comune.

LE PROPOSTE DEL MOVIMENTO LAVORO SVILUPPO ECOLOGIA

Daremo un volto nuovo a San Luca I criteri sui quali si fonda la Campagna Elettorale del candidato a Sindaco Giuseppe Trimboli della Lista Civica “Lavoro Sviluppo Ecologia” sono rappresentati dalle sette spighe le quali esplicitano le tematiche specifiche realizzate in collaborazione con gli altri esponenti del gruppo mediante l'analisi della realtà locale. Essi sono:il Lavoro; la scuola; le strade; la gestione dei rifiuti; la sostenibilità ambientale; la gestione attenta del denaro pubblico; la trasparenza dell'azione amministrativa. L'occupazione è oggi il problema più rilevante che investe non solo la nostra comunità ma tutta Europa. L'amministrazione comunale si attiverà

per realizzare azioni di politiche attive del lavoro con l'obiettivo di incrementare il numero degli occupati attraverso l'incentivazione dei settori produttivi del territorio seguendo un percorso che favorisca non solo la stabilizzazione dei precari esistenti ma anche l'occupazione giovanile e femminile, la creazione di nuovi posti di lavoro e nuove figure professionali, attraverso la ristrutturazione della gestione dell'energia e dei rifiuti, la realizzazione di una zona industriale senza trascurare l'artigianato. Cercheremo di salvaguardare l'ambiente. L'azione politica della nostra lista è orientata al miglioramento di molti degli indici che misurano la qualità della

vita e dell'ambiente. L' intenzione è quella di potenziare gli interventi mirati alla tutela del territorio e valorizzare le aree verdi del comune dando priorità alla creazione di spazi ludico-ricreativi all'aperto dedicati ai bambini. Inoltre, vorremmo eseguire una serie di azioni di sensibilizzazione e educazione ambientale nelle scuole per esaltare il valore di un corretto comportamento nei confronti della natura e del territorio, favorire la raccolta differenziata e dei rifiuti domestici porta a porta, intensificare il contrasto verso i comportamenti contrari alla pulizia ed al decoro con particolare attenzione al fenomeno delle discariche abusive, bonificare le

fiumare; realizzare utilizzando fonti rinnovabili, un piano per la riconversione energetica degli edifici e dell'illuminazione pubblica ottenendo così un notevole risparmio in termini economici e d'impatto ambientale. La nostra convinzione è che sia necessario un impulso che ci conduca verso una città a più attenta all'ambiente ed alla qualità della vita dei suoi abitanti. La gestione del denaro pubblico deve avvenire utilizzando criteri oggettivi, di merito e pari opportunità; l'obiettivo degli amministratori nelle decisioni di carattere economico deve essere orientato verso il massimo vantaggio collettivo e non personale o di appartenenza

partitica. L'amministrazione comunale non deve quindi finanziare progetti non necessari, pianificando in anticipo le future esigenze, dando maggior peso ai pareri dei cittadini. Le proposte sono ridurre le consulenze e le esternalizzazioni clientelari che gravano sul bilancio; valorizzare le risorse umane interne aumentandone la produttività con percorsi di formazione dedicati e processi di riorganizzazione informativa interna, coinvolgere anche consiglieri comunali e/o comitati disponibili presenti nel comune che hanno competenze specifiche e utili, utilizzare il patrimonio immobiliare inutilizzato, razionalizzare le risorse. (K.C.)

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A COLLOQUIO

“Dichiarando il dissesto non ci sarebbero stati all’interno dell’Ente professionalità necessarie per farvi fronte. Con le nostre dimissioni il commissario prefettizio ha potuto traghettare l’amministrazione fino alle elezioni”

con Antonio Cavo

Continuare l’opera di risanamento EMANUELA ALVARO

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Una candidatura allo scranno più importante, quello da sindaco, per Antonio Cavo ha sicuramente una valenza differente rispetto a quella dell’altro candidato. Questo perché, inevitabilmente, è accompagnata da una domanda che, se non tutti, buona parte dei cittadini si sono posti. Perché riprovarci dopo aver deciso di dimettersi? «La decisione di candidarmi nasce dal voler proseguire un percorso politico iniziato e che non poteva essere interrotto. Con gli altri amici che avevano partecipato alla precedente competizione avevamo pensato di non farlo, ma alla fine è prevalsa la linea di mantenere questa intenzione solo per chi aveva assunto un ruolo di governo. Il mio è stato un ruolo istituzionale e da qui mi sono convinto a candidarmi, soprattutto per continuare l’opera di risanamento della finanza comunale iniziata con l’amministrazione Lombardo e proseguita con il commissario prefettizio Francesca Crea». Cavo sintetizza quello che ha portato l’amministrazione, nella quale lui ha ricoperto il ruolo di presidente del Consiglio Comunale, a dimettersi e come la situazione sia cambiata poco dopo. «Nel documento politico che ha accompagnato le nostre dimissioni sono stati chiariti alcuni punti. Intanto il problema imminente di approvare il bilancio. Alla vigilia della scadenza per l’approvazione, il 30 ottobre, dal responsabile dei servizi finanziari del comune era stato certificato uno squilibrio di 1 milione e 200 mila euro, con l’esclusione del fondo per la svalutazione crediti riguardante la garanzia dei residui antichi. Non approvare il bilancio in equilibrio significava o le dimissioni, o lo scioglimento da parte del Prefetto, o la dichiarazione di dissesto. Eravamo consapevoli del fatto che dichiarando il dissesto non ci sarebbero stati all’interno dell’Ente professionalità necessarie per farvi fronte. Sono state scelte le dimissioni perché così facendo

“Alla gente dico di leggere gli atti, perché solo li si trovano tutte le risposte alle domande. Ognuno può dare la propria versione, ma solo i documenti parlano chiaro, evidenziando che Locri è sull’orlo del baratro” il commissario prefettizio avrebbe traghettato l’amministrazione alla prossime elezioni, avvalendosi di professionalità che noi non avremmo potuto avere». Cavo ricorda anche che il Comune non poteva e non può assumere, neanche per un giorno, nessun tipo di figura professionale, facendo l’esempio dell’unico elettricista, il quale, in caso di assenza dal lavoro, non potrà essere sostituito. «Mi piace fare questo esempio perché così la gente capisce meglio. Quindi non si sarebbe potuto assumere nessuno esperto in finanza locale e tributi, perché il bilancio non lo consentiva. In più il decreto legge che ha permesso a Comuni come Locri di fare richiesta per accedere al Fondo di rotazione è del 7 dicembre 2012, mentre il 2 novembre, giorno in cui abbiamo rassegnato le dimissioni, questa possibilità non c’era. I cittadini non devono dimenticare che la difficoltà della situazione è testimoniata dal necessario innalzamento delle tariffe di tutti i tributi. Le difficoltà continuano e infatti i dipendenti non sono stati pagati regolarmente e sembra che dovrà essere rimodulata la pianta organica, si parla di un esubero di venti unità.

Questo è un grosso problema ma è la testimonianza dello stato di gravissima difficoltà dell’ente. Continuano a dire che noi, o meglio il sindaco Lombardo, abbia suggerito al commissario di rimodulare la dotazione organica per far fuori dei dipendenti. Queste sono dichiarazioni assurde, perché forse chi non si è avvicinato al commissario per far presente qualche situazione, siamo stati proprio noi». Una candidatura quella di Cavo supportata da una lista composta da rappresentanti di Locrinasce, dall’ala renziana del Partito democratico e da Generazione Locri, tentando, senza riuscirci, di costituirne una con il Pd cittadino compatto. «Abbiamo tentato fino quasi alla fine di stimolare il circolo, rinunciando ad ogni tipo di pretesa che, noi di Locrinasce, non abbiamo mai avuto. Tanto che abbiamo espresso la nostra soddisfazione per quel documento che manifestava l’apparente, a questo punto, unità del partito intorno al progetto politico. La segreteria cittadina ha deciso di percorrere una strada che allargasse indistintamente a qualunque forza politica la possibilità di comporre una lista, noi non siamo stati d’accordo su questo e quindi la trattativa poi è fallita. Anche perché abbiamo posto come principio fondante di questa coalizione la condivisione di quello che era stato il percorso di risanamento, portato avanti dall’amministrazione precedente, e quindi ci è sembrato non fosse tanto coerente ricomprendere nella coalizione chi aveva partecipato alle amministrazioni precedenti e non aveva dato segno di rinnegare quello che era stato l’operato che, secondo noi, ha determinato la grave situazione dei conti comunali». Il programma che la lista “Impegno e trasparenza” propone punta più che al rigore, alla tutela delle casse comunali, finché la situazione finanziaria non verrà risanata. «Noi non siamo contrari, come tanti vogliono far credere a festeggiamenti ed opere che possono cambiare il volto della città. Pensiamo che qualsiasi inizia-

tiva, finché il bilancio del comune non sarà risanato, non dovrà gravare sulle casse. Siamo alla ricerca di progetti a costo zero e siamo convinti di poterli portare avanti. Due le opere che verranno realizzate in città, nate grazie all’impegno dell’amministrazione Lombardo, il centro di aggregazione giovanile che sorgerà in piazza De Gasperi e l’ostello per la gioventù che si realizzerà in un immobile confiscato in via Garibaldi, finanziate con il Pon sicurezza. In merito alle opere faraoniche promesse dalla controparte, sicuramente apprezzabili e alle quali noi non siamo contrari, non possiamo non rilevare che, per esempio, il porto turistico anche se importante per Locri, oggi non ha un finanziamento certo, non sappiamo se l’opera verrà realizzata, ma il Comune è già gravato da un decreto ingiuntivo per circa 20 mila euro da parte di una società che ha effettuato sondaggi nei fondali marini e che deve essere pagata». Cavo rimarca il fatto che questo tipo di

progetti non possono essere sopportati dalle casse dell’Ente. Inevitabile un accenno alla terza lista che, per motivi ancora da chiarire, non competerà alle prossime amministrative. Il candidato a sindaco esprimendo il dispiacere per l’accaduto si è detto convinto che la presenza di più persone che vogliono impegnarsi per Locri non può che essere considerato un fatto positivo. E alla richiesta di ciò che dirà ai cittadini per farsi votare, lui ha risposto: «credo che, per convincere i cittadini, più che le parole mie o dell’altro candidato, contano i documenti. Ancora oggi sento dire che questa città è ridotta male, che in diciassette mesi non è stato fatto nulla e che prima era tutto rose e fiori. In realtà alla gente dico di leggere gli atti, perché li si trovano tutte le risposte alle domande. Ognuno può dare la propria versione, ma solo i documenti parlano chiaro, evidenziando che Locri è sull’orlo del baratro».

ROCCAFORTE DEL GRECO

Intervista al candidato a sindaco Giuseppe Minnella Commissiario provinciale per l'MSI della città dello stretto, unico candidato a Sindaco, il reggino Giuseppe Minnella, nella giornata di sabato 4 Maggio, alla presenza di alcuni membri della sua lista, ha risposto alle nostre domande, in attesa dell'assemblea pubblica che si terrà sabato, 11 maggio, nell'anfiteatro sottostante Piazza Sgrò.1)Nei mesi scorsi ha scoperto il paese di Roccaforte del Greco: cosa ha determinato la sua scelta di candidarsi a sindaco?«Roccaforte del Greco rappresenta l'emblema dei borghi di Calabria, borghi bellissimi che potrebbero attrarre moltissima gente invece sono totalmente abbandonati:sicuramente la colpa è da imputare alla politica e alla cattiva amministrazione».2)Come pensa di risolvere concretamente le sorti del paese che sempre più si spopo-

la, e che come tutti i centri montani è sempre più isolato? «Innanzitutto ascoltando la popolazione […]. Dire che cosa noi abbiamo in mente adesso non te lo posso dire perché dobbiamo sentire quello di cui ha realmente bisogno».3)Quali sono i punti forti e i punti critici di Roccaforte del Greco? «Per i punti forti basta guardarsi in giro[…] portare i turisti a Roccaforte non è impossibile».4)Con quali punti del suo programma inizierà una volta vinte le elezioni? «E' chiaro che il comune di Roccaforte rientra all'interno del Parco Nazionale dell'Aspromonte quindi la prima cosa è innanzitutto dialogare con questa istituzione;[…]sarà tutto un programma in divenire[…]».5)Secondo lei il suo ideale politico, il partito da cui proviene potrebbero influire sull'esito dell'elezio-

ne? Lei saprà sicuramente chi è stato per Roccaforte Marco “Pietro” Perpiglia: vorremmo capire come lei possa essere il direttore de “il Duce. Net” e l'amministratore di un comune famoso anche perché ha dato i natali ad un antifascista. «In questo momento ci presentiamo a prescindere dall'ideale politico, ci presentiamo con le nostre facce pulite, con la nostra onestà, con le nostre capacità; quando si parla di amministrazione, l'ideologia centra ben poco. Se guardiamo alle passate amministrazioni di Roccaforte del Greco non mi pare che siano entrate nella storia per aver amministrato bene il paese e tutto ciò è sotto gli occhi di tutti quanti. Credo sinceramente che questi siano stati dei pretesti sollevati da chi a Roccaforte non c'è venuto, di chi di Roccaforte se n'è fregato. Per me è un

vanto non appartenere l'ideologia di queste persone che fanno soltanto dell'interesse il solo scopo di far politica».6)Lei vive e lavora a Napoli: diventare sindaco significherebbe rientrare definitivamente in Calabria; si trasferirebbe a Roccaforte del Greco?«Si, io vivo e lavoro a Napoli per 5 giorni alla settimana però ho concluso il mio periodo di istanza nel capoluogo partenopeo e a giugno mi sposerò e quindi avrò il trasferimento qui in Calabria; prenderò residenza a Roccaforte[…]».7)Cosa pensa del fatto che la sua sia l'unica lista? «Mi dispiace sicuramente, sono rimasto trasecolato».8)Perché si dovrebbe votare la sua lista? «Perché è una lista di persone perbene, una lista che ascolterà la gente». M. Valentina Attinà

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Direttore responsabile: PASQUINO CRUPI In redazione: ELEONORA ARAGONA, DOMENICO MACRÌ, ILARIA AMMENDOLIA,

Registrazione Tribunale di Locri (RC) n. 1 del 19/06/1998 R.O.C. n°11602 del 02/11/98 Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana AmministratoreUnico Rosario Vladimir Condarcuri

MASSIMO P ETRUNGARO,

KATIA CANDIDO, NINO SIGILLI.

Editorialista: ILARIO AMMENDOLIA Responsabile sport: ANTONIO TASSONE Art Director: PAOLA D’ORSA Grafica: EUGENIO FIMOGNARI RUBRICHE Loqui e sproloqui di Filomena Cataldo

Messagi nel tempo di Daniela Ferraro

COLLABORATORI Anna Laura Tringali, Mara Rechichi, Franco Crinò, Nicodemo Barillaro, Giuseppe Gangemi, Mimmo Romeo, Giuseppe Fiorenza, Franco Parrello, Franco Blefari,

NOTE E SCHERMAGLIE Risponde il direttore

Due repliche all’articolo di Orfeo su “Gerace libroAperto” Caro Orfeo, neanche io credo che mio padre sia così giovane. L'anagrafe conta 67 primavere, non sono poche. Ma la sua pelle non è rugosa, il suo cuore si nutre di passione, coraggio e speranza. Si commuove, pensa un po', se una delle sue figlie gli dedica per telefono una canzone. Il suo sangue è più rosso di prima. Definirlo una salma mi pare un po' eccessivo. Anche mia madre se l'è presa, ci tiene a precisare che non dorme al fianco di un cadavere. Tu, come tutti sappiamo, sei un assiduo frequentatore del regno degli Inferi. E' altrettanto vero, però, che da quelle parti ti sei perso Euridice. Forse, da quel momento, vedi zombie ovunque? Non si sta girando un videoclip di Michael Jackson. Prova a stare tranquillo, la tua amata è persa e non tornerà più, non ti ossessionare. Puoi aggiungere una “M” al tuo nome e fare tanti bei sogni. Dormire profondamente aiuta il cervello a rigenerarsi (a patto che lo si usi, il cervello). Il Capolavoro di mio padre siamo io e mia sorella. Sia ben chiaro. Ma da piccola, Federica, rientrando a casa dopo una giornata trascorsa insieme a papà in libreria, era solita salutare affettuosamente i “fratellini”. Perché nostro padre ha sempre avuto solo due figlie femmine ma un numero considerevole di maschietti: i libri, le sue creazioni. A cui ha dedicato infinite gocce di sudore, intere giornate sospese tra stampanti e taglierine, due operazioni agli occhi perché, instancabilmente, siede di fronte al pc anche 10 o 12 ore di seguito. Quando i testi sono estremamente datati deve emulare il lavoro degli amanuensi e, tramite Photoshop, ricostruire ogni singola lettera. A lui, chiunque, riconosce il merito di aver riportato alla luce opere che il tempo e, soprattutto, l'incuria umana, avevano ricoperto di una patina difficile da eliminare: la “trascuranza”. Autori dimenticati, testi antichi anche 600 anni. Ha dato spazio a giovani e promettenti autori (senza chiedere oboli in cambio, come tu impropriamente affermi) che se non fosse stato per la FPE forse, difficilmente, sarebbero riusciti a vedere le loro parole impresse nero su bianco (anzi, su giallo tenue, è il colo-

re della carta che utilizziamo). Non per demerito degli scrittori, sia chiaro, ma perché il mercato impone delle regole alle quali mio padre ha deciso di non piegarsi. Parli di “onanismo letterario” e di scrittura infeconda, sappi che ho sempre trovato il tuo periodare un esercizio di stile fine a se stesso. Ostenti una cultura che, magari, neppure possiedi. Perché non fa la differenza ciò che hai letto, ma cosa hai capito. Ti ha annoiato il racconto che l'Avv. Pellegrino fa della vita di Zaleuco? Hai sbadigliato sfogliando le pagine del Dott. Papandrea che raccontano dei Bronzi di Riace o del Risorgimento Italiano? E i miti e leggende dell'antica Grecia e della Magna Grecia narrati dal Prof. Guidace? L'elenco potrebbe continuare a lungo. Ma preferisco porti una domanda. Pensi davvero che l'opera di mio padre, e di tutti i più o meno piccoli editori, non dia lustro alla Calabria? Trovi che faccia cultura solo chi utilizza termini come “vizio solipsistico”? Pensi che sia un gesto da “salotto borghese”

puntare il dito contro tutti e tutto, criticare per il solo di gusto di assaporare sulla punta della lingua un po' di livore? Ma fatti un goccio di liquore! Meglio un caffè? Meglio di no, con la tua filippica (Demostene mi perdonerà per l'accostamento improprio) ne hai rifiutato uno prima ancora che ti venisse offerto. Credi sia semplice resistere, non abbassare la serranda nonostante la crisi economica che, di certo, si abbatte ferocemente nei confronti di ogni attività imprenditoriale, ma lo fa con maggiore violenza nei confronti di chi produce gioia e felicità, ergo sapere e civiltà? Mio padre non hai mai “questuato” di fronte alla mutua, ha rivendicato la propria libertà con orgoglio e dignità, nonostante un'alluvione, tre incendi e un numero cospicuo di commesse (pubbliche e private) mai pagate. Io, mia sorella e mia madre siamo, da sempre, fiere di lui, perché ha dato forma al suo pensiero, ai suoi principi, giorno dopo giorno. Ti lascio con alcuni tra i suoi versi più belli

UN CAPPIO ATTORNO A “GERACE LIBRO APERTO” Non c’è dramma peggiore di quello che vive un fascista colto. Si macera nell’astio e in un rancoroso livore, maledicendo la mala sorte che l’ha voluto acculturato in mezzo a una genìa di ignoranti. Come un Cappio, il desiderio di essere diverso lo stringe alla gola e reagisce belluinamente quando si trova al cospetto di iniziative culturali provenienti da uomini liberi e consapevoli. Sto parlando di Orfeo (lo pseudonimo, francamente poco originale, che utilizza un noto intellettuale fascista sidernese, che sapevo decadente ma oggi scopro frustrato) il quale, dalle pagine de “La Riviera”, non trova niente di meglio da fare che gettare fango su una delle manifestazioni culturali più libere e pure (nel senso più ampio del termine) che si siano mai viste a queste latitudini. Il nostro Orfeo in un, peraltro dotto, corsivetto di 20 righe, infarcisce il suo discorso (e questo la dice

(perché scrive, pure) tratti dal libro nel quale racconta la storia di Locri (a proposito, a quando il tuo su Siderno? Così poi li mettiamo a confronto). “Come tutte le cose forti e pure, Locri (e la Calabria tutta) ha bisogno di spiriti profondi per essere governata e amata. Terra di meditazione, si apre tutta con i suoi bagliori e le sue cupe ombre ai visitatori silenziosi e pensosi della bellezza. Il suo fascino è lento e duraturo. E' come quei profumi che sembra debbano subito svanire eppure resistono al tempo e penetrano di sé ogni cosa.” Sappi che più d' uno (non io) queste parole le ha appese al muro. Mentre io, tra qualche giorno, utilizzerò la pag. 28 della Riviera per incartare piatti e bicchieri in vista dell'imminente trasloco. P.S.: ora, finalmente, te lo posso dire. Non mi sei mai stato molto simpatico; quando ero piccola e non era ancora andata in fiamme la libreria, tu ti presentavi (puntualmente) alle 19.30 per chiacchierare con mio padre

lunga sul suo stato d’animo) di termini a dir poco crepuscolari, tra i quali la parola “salme” ricorre addirittura tre volte. Ora, che il nostro buon Orfeo risulti contrariato per non essere mai riuscito a trovare un editore disposto a pubblicarlo, lo posso anche capire; sulla Rete risulta infatti un unico libro a suo nome, ma è pateticamente “autopubblicato” (a proposito di onanismo letterario). Quello che non capisco è come Orfeo, a cui non ho difficoltà ad accreditare una grande levatura culturale, possa aver fatto, in una visita durata pochi minuti (tra i quali ha anche trovato il tempo di gratificarmi di un bacio che ora, e solo col senno di poi, devo definire giudesco), a stabilire che tutti gli editori (ben 12) presenti a “Gerace Libro Aperto” fossero in realtà “stampatori a spese degli autori” e produttori di “operette arrangiate” , nei cui cataloghi non ci sarebbe traccia di “testi portatori di alcuna evoluzione del linguaggio, senza spunti narrativi o saggistici innovativi”. Francamente tutto questo non fa onore alla sua intelligenza, avrebbe fatto meglio ad accostarsi all’evento con l’umiltà e la feconda curiosità, che sono l’humus sul quale dovrebbe rigogliosamente vegetare il vero intellettuale; avrebbe così scoperto che in quei giorni a Gerace (e per il secondo anno consecutivo) si era riunito il fior fiore della cultura calabrese. Una moltitudine di arti-

(come si cambia). L'orario della chiusura, così come quello della cena, veniva posticipato, e io mi perdevo il “Fatto” di Enzo Biagi. Non te lo perdonerò mai. Anche se sono stata ristorata del danno subito nel momento in cui, lo stesso Enzo Biagi, ha deciso di dedicarmi diverse pagine nel suo libro “Quello che non si doveva dire”. Ancora un appunto, abbi il coraggio di firmare i tuoi pezzi. Anna Maria Pancallo Che rispondere ad una figliola che mostra tanta passione nel difendere il lavoro di un padre del resto mai citato da Orfeo (ma chi incontrava in libreria?) e tanta inverecondia sconfinando nell’insulto? Che usi la carta velina per imballare le stoviglie. (Biagi dedicò diverse pagine anche alle ciprie). Ma è poi possibile che la giovane ragazza, già portabandiera dell’antimafia locale, ignori che gli pseudonimi sono il lievito satirico di tutti i giornali?

sti e intellettuali di ogni età i quali, nel segno della totale gratuità, hanno tentato di dimostrare che la Calabria non è solo quell’inferno (che Orfeo è abituato a frequentare) descritto dai media nazionali, diventato anche terreno di coltura per guastatori e disfattisti di ogni tipo, ma una fucina di intellettuali progressisti e resistenti che non hanno paura a mettersi in gioco in ogni istante della propria vita. Capisco, caro Orfeo, che tutto ciò finisca con l’apparirti un po’ troppo “di Sinistra”, ma sarebbe forse ora che cominciassi a renderti conto di quanto sia scorretto addossare agli altri le colpe delle tue, evidentemente, sbagliate scelte ideologiche. Sai sicuramente, caro Orfeo, come è finito il personaggio che incautamente emuli, voglio sperare per te che le direttrici artistiche di “Gerace Libro Aperto”, Maria Teresa D’Agostino e Margherita Catanzariti, non abbiano a loro volta il desiderio di emulare le Baccanti, che già una volta ti hanno straziato. Franco Arcidiaco Orfeo è uno spirito mordace e sagace. Spirito bizzarro e controcorrente. A Maria Teresa D’Agostino e a Margherita Catanzariti noi vogliamo bene. E questo dovrebbe bastare.

VIVERE PER LA POLITICA

Qualche esempio estrapolato dalla nostra storia nazionale Domenico Angiletta La nascita dello Stato moderno comporta, come abbiamo visto, l’accentramento amministrativo e la creazione di un esercito permanente che ne assicuri la sua integrità territoriale. Ovviamente la prima operazione che un monarca deve attuare è la creazione di una burocrazia la cui formazione è affidata alla

scuola pubblica e la cui selezione avviene attraverso un meccanismo impersonale meritocratico. Le leve di comando dell’esercito permanente invece sono fornite dalla vecchia aristocrazia. L’esempio prussiano è emblematico dal momento che la vecchia aristocrazia fondiaria, i Junkers, ha fatto la fortuna degli Hohenzollern fornendogli, per l’appunto, una classe diri-

gente di primordine e degli ufficiali dell’esercito che non hanno avuto eguali nella storia. Da quanto si può notare questa volta la nobiltà piuttosto che ricevere feudi per le sue prestazioni militari riceve incarichi nella macchina dello stato. A grandi linee questo è il processo che si riscontra in tutte le realtà europee ed ovviamente anche in Italia meridionale. In tutte le

contrade d’Europa è la nobiltà che offre prevalentemente al nuovo stato burocrazia ed esercito. Va da sé a questo punto che la politica sia quasi monopolio di questa classe sociale oppure del nuovo ceto borghese che si affaccia alla sua conquista. Se a questo punto andiamo ad analizzare la storia notiamo come i protagonisti che troviamo coinvolti nell’agone politico in tutta

la storia europea ed italiana dell’Ottocento provengono prevalentemente da questi strati sociali e si può dire senza ombra di esagerazione che molti sono vissuti per la politica..La nostra storia nazionale è ricca di esempi. Il conte Federico Confalonieri (1785–1846), Santorre di Santarosa (17851821) e Silvio Pellico nell’area lombardo- veneta provenienti DOMENICA

tutti da ambienti sociali elevati hanno pagato di persona con lunghe prigionie il loro impegni politico che ha tradotto nei fatti i loro ideali. Altri esempi molto simili si riscontrano nel nostro Meridione. Michele Morelli e Giuseppe Salvati sono due autentici protagonisti della rivolta di Nola che unitamente a Guglielmo Pepe (Squillace 1783-1855) oppure i fratelli

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HANNO COLLABORATO Francesco Laddarina, Giuseppe Patamia, ,Bruno Gemelli, Carmelo Carabetta, Antonio Cormaci, Giulio Romeo, Sara Caccamo, Giuseppe Fiorenza, Daniele Mangiola.

COPERTINE Dal 2003 a cura di Paola D’Orsa

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PALIZZI/ CADE PEZZO A PEZZO LA GIUNTA

ANDREOTTI

Peggio che la lebbra Pace all’anima sua È stato un uomo di Stato. Il giudizio sulla sua attività politica e di governo lo darà la storia. In questi giorni di Andreotti hanno parlato i giornali più autorevoli del Paese . Non avrei niente da aggiungere se non avanzare un dubbio. Andreotti è stato accusato, tra tanti crimini, di essere stato un uomo di mafia, di aver ordinato l’assassinio del giornalista Pecorelli e di altri gravissimi reati . Oggi abbiamo il dovere di considerarlo non colpevole in alcuni casi, innocente in altri. Andreotti è stato l’uomo più potente d’Italia. Ha avuto rapporti stretti con uomini di stato, ministri, presidente della Repubblica, generali, responsabili dei servizi segreti, magistrati, cardinali, ambasciatori, banchieri.. Nessuno come Lui avrebbe potuto inquinare le prove ! Eppure per reati gravissimi , tra cui l’omicidio e l’associazione a delinquere di stampo mafioso, mai nessuna procura della Repubblica ha chiesto l’emissione di un mandato di cattura e neanche gli arresti domiciliari. Se dovessi dare un modesto parere direi che hanno fatto bene! Hanno rispettato la Costituzione così Andreotti si è difeso nel processo ed è stato assolto. Non saprei dire invece se una persona normale sarebbe uscita indenne da una tempesta di

L’impettito Sandro Autolitano, ora che tutti gli assessori si sono dimessi, s’è trasformato in un fra Ginepro che va alla cerca. Un sindaco elemosinante Palizzi non l’aveva mai avuto.

ETIMO VERO

accuse di tale portata. Probabilmente se l’imputato non si fosse chiamato Giulio Andreotti altre sarebbero state le conseguenze La domanda : la legge è uguale per tutti? Quante sono le persone che pur non essendo mai state coinvolte in episodi di violenza, si trovano in carcere da tre o quattro anni. C’è un vecchio adagio calabrese che dice “ a leggi è uguali ppe tutti ma u potenti si nda futti…” I vecchi proverbi spesso sono sbagliati, ma qualche volta aiutano a riflettere!

BENESTARE / UN FATTO DEL PASSATO VISSUTO

Raccoglitore di sterco La crisi economica dell’anno 1929, che si prolungò per diversi anni trenta, fu terribile. Allora non esistevano pensioni. L’attuale crisi, paragonata a quella, è poca cosa anche se la recessione è stata più alta. Ora stiamo perdendo quel tenore di vita agiata a cui eravamo abituati da diversi anni. Allora il tenore di vita era già basso e con la crisi, per la gran parte degli Italiani, si arrivò nell’orlo della morte per mancanza di cibo. Beati coloro che avevano un pezzo di terra per coltivarla! Si andava nei campi a raccogliere erbetta che si cucinava e si mangiava spesso scondita. Di quel periodo mi è rimasta impresso nella memoria un pover’uomo il quale, per guadagnarsi da vivere,

Bandiera (Attilio ed Emlio) preparano la grande stagione del nostro Risorgimento. Non affato fuori luogo infatti ricordare che gli ultimi due, catturati a San Giovanni in Fiore vennero fucilati a Cosenza nel 1844(25 luglio) insieme con altri sette compagni: Giovanni Venerucci, Anacardi Nardi, Nicola Ricciotti, Giacomo Rocca, Domenico Lupatelli Domenico Moro, Francesco Berti. Ed in questo contesto come non ricordare i martiri di Gerace (Michele Bello, Pietro Mazzone, Gaetano Ruffo, Salvadori ed i fratelli Verduci che per i loro ideali liberali , sacrificarono la loro vita. Ed ancora: i fratelli

andava per le strade di campagna a raccogliere lo sterco di animali. Lo vendeva agli agricoltori e lo barattava con generi alimentari. Lo sterco che allora abbondava nelle strade era quello di asini i quali a quei tempi erano unico mezzo di trasporto in uso nelle campagne. Il raccoglitore di sterco si chiamava Vincenzo. Sembrava vecchio a causa degli stracci con cui si vestiva, ma non lo era. Si fermava dove c’era qualche casa abitata e ripeteva : «Con l’erba, la vita si perde, con frittole e ova la vita rinnova». Era felice se gli si regalava qualcosa da mangiare. Se ne andava a completare, riempiendo il sacco, il suo umile lavoro.Ergo Antonio Scopacasa

Palermo (Nicola e Nicodemo) di Grotteria passarono diversi anni nelle galere napoletane per affermare quegli ideali di libertà ed eguaglianza che dalla Francia avevano conquistato tutte le province del vecchio continente. Infine Carlo Pisacane trucidato dai contadini lucani nella infelice spedizione di Sapri qualche anno prima di quella garibaldina. Le altre realtà politiche della nostra Penisola ci offrono ulteriori esempi e noi solo per economia non li riportiamo perché altrimenti la nostra trattazione diverrebbe molto lunga. Tuttavia prima chiudere questo nostro piccolo excursus è doveroso menzionare altri due grandi pro-

tagonisti del nostro Risorgimento: G. Mazzini e Carlo Cattaneo, che meriterebbero una trattazione a parte. Il tratto comunque che accomuna tutti questi personaggi è che essi provengono da classi sociali elevate e per loro la politica ha rappresentato la “scelta” della loro vita e che questa scelta è stata condotta in fondo con coerenza ed i risultati sono stati o l’esilio oppure la morte. Certo sto parlando di eroi, di personalità che la mia generazione ha emulato e che sovente sono sconosciuti ai molti. Ci assale spesso il dubbio: non è stato sacrificio inutile ? (segue).

Gli assessori Lello Nocera, che era anche vicesindaco, Ettore Ferrara, Angelo Nucera, insomma tutta la giunta- e in aggiunta il capogruppo Nino D’Aguì- prendono congedo dal sindaco Autolitano, l’intellettuale di tipo nuovo, che aveva promesso Umanesimo Umiltà Umorismo. Per strada, l’Umanesimo, che è così vasto da non entrare in una una piccola testa, s’è perso, l’Umiltà ha preso la piega della superbia, e l’Umorismo è diventato una smorfia di dolore. Le dimissioni dell’Autolitano, Mister Tre U, sono nei fatti, ma non nelle sue intenzioni. Infatti, le voci che circolano nel piccolo ambiente politico di Palizzi è che il sindaco, lo psicologo Sandro Autolitano, non intende dimettersi, non è capace di mettere mano e di proporre una soluzione ai problemi sollevati da tutta la sua maggioranza ( e da molto tempo dall’opposizione). Non ha i numeri per ripristinare l’equilibrio politico interno, e ha dovuto prendere atto che, aldilà delle dichiarazioni di facciata, è rimasto solo a decidere come sopravvivere, con il solito Ettore Ferraro, un esempio da manuale di come nello straordinario laboratorio politico di Palizzi i funghi non nascono sotto gli alberi, ma sono gli alberi- ovviamente nani- a nascere dai funghi. Ma questo è il paese del vino e, tra fantasie e allucinazioni, un Gulliver è sempre all’orizzonte. Per giustificare l’innaturale alleanza tra gli amministratori dell’ultimo decennio, ovvero il “matrimonio sociale” con centro destra e centro sinistra, si è fatto ricorso alla risciacquatura della trippa napoletana del “Vogliamoci bene”, e sbarrare il passo allo “straniero” diventava il compito supremo della patriottica compagnia, che, come ogni patriottica compagnia, recuperava i veterani, come Franco Lucianò, e arruolava all’arduo combattimento giovani reclute. Nel caso in specie bisognava fermare

alle porte di Palizzi, democratica e proletaria, , Walter Scerbo e le sue truppe cammellate. Ma sono i tempi che non coincidono. L’attuale alleanza è nata prima della discesa in campo di Walter Scerbo ed è stata concepita, nei fatti, contro la riproposizione all’amministrazione di Giovanni Nocera, sindaco uscente, che si è accorto, suo malgrado, di non avere più argomenti da spendere in sua difesa. Il suo vice, Ettore Ferraro, i suoi assessori e consiglieri, si erano dati armi e bagagli, alla nuova “santa alleanza”, arditamente costruita dall’avvocato Nino Palermiti. La “voglia di sinistra”, intesa come riscatto di un quindicennio di sindaci di estrazione democristiana, ha saldato sole le ripicche interne agli schieramenti classici. Nessuno, oggi, è in condizione di spiegare su quale piattaforma programmatica avrebbero potuto convivere ex missini, poi Alleanza Nazionale di Fini, nuovi pretoriani berlusconiani, ex comunisti e le terze file dei democristiani confluiti nei Popolari e nella successiva Margherita. Dei socialisti è meglio non parlare. La candidatura di Sandro Autolitano è stata solo il cappello messo sulla testa di chi aveva un conto politico da regolare o una storia da dimenticare. Qualunque sia il finale di questa storia, fatta di disastri finanziari per il bilancio del Comune, di conflitti sociali innescati da una concezione del potere come riscatto sociale e dispregio delle regole anche giuridiche, oltre che politiche, che sono culminate nell’attacco alla diligenza del “bene comune”, rimarrà scolpita nella storia come il fallimento dei “figli del popolo”. Come nel Faust di Goethe, la classe operaia e contadina, artigianale e piccola imprenditoria autonoma, è rimasta vittima dei figli che ha generato. Ci si può sempre consolare. L’impettito Sandro Autolitano, ora che tutti gli assessori si sono dimessi, s’è trasformato in un fra Ginepro che va alla cerca. Un sindaco elemosinante Palizzi non l’aveva mai avuto. .

L’ANGOLO DI PARRELLO

La maestra Giuseppina Malafarina non c’è più La maestra Giuseppina Malafarina, dopo breve malattia, ha lasciato la vita terrena. Ha insegnato nelle scuole di Siderno con impegno e serietà, conseguendo eccellenti risultati da tutti riconosciuti. Alla famiglia e ai parenti va il nostro pensiero. La bandiera della scuola si è abbassata, ricordandola con amore e rimpianto. Franco Parrello DOMENICA

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SPORT

Ultimi verdetti

SERIE A

Gioie e dolori Tra domenica scorsa e mercoledì (complice il turno infrasettimanale), il Campionato ha emesso alcuni verdetti, tutti più o meno prevedibili, non tanto nella tempistica, quanto nella sostanza. Juventus campione d'Italia, Pescara in serie B e quasi certamente anche Siena e Palermo - le lacrime di Miccoli dopo la partita persa in casa contro l'Udinese sono più di un'ammissione - Inter fuori dall' Europa dopo quattordici anni. Su quest'ultimo verdetto poi, i giudizi sono abbastanza contrastanti: c'è chi lo reputa positivo non avere “fastidi” settimanali e concentrare sforzi psicofisici solo alla domenica, c'è chi invece considera un'onta non avere un palcoscenico europeo sui cui confrontarsi. Per quanto possa valere il mio giudizio, propendo per la seconda versione. A proposito d'Europa, Napoli sicuro al secondo posto e quindi niente preliminari Champions, mentre il Milan che ha blindato il terzo posto a discapito della Fiorentina, vede premiata la sua rincorsa. L' Europa league resta quindi un affare aperto ai Viola, all'Udinese che anno dopo anno non smette di stupire, e alle due romane. Restano ancora centottanta minuti che servono per delineare la classifica definitiva e vedere effettivamente chi giocherà la prossima Europa league. Il calendario non sorride alla Roma che gioca a San Siro oggi contro il Milan e poi chiude in casa contro il Napoli. È vero, la classifica non è un assillo

per rossoneri e partenopei, ma l'onore forse vale più di un piazzamento. La penultima giornata si apre con tre anticipi, Fiorentina Palermo, Chievo - Torino e Genoa - Inter. Tutte e tre le partite giocheranno in contemporanea alle 12:30 in modo tale da assicurare regolarità alla lotta salvezza. Il Genoa cerca il punto della matematica salvezza e vista la situazione grottesca in cui si trovano i nerazzurri (altri due infortunati, Ranocchia e Jonathan) non dovrebbe essere impresa proibitiva. Se aggiungiamo poi la squalifica di Juan Jesus e Pereira, sarà un vero rebus per Stramaccioni schierarne undici. Genoa invece col collaudato 3-5-1-1 con Borriello unica punta, anche se Ballardini potrebbe optare per il duo Borriello - Floro Flores. L'unica speranza del Palermo si chiama miracolo, vincere le ultime due partite rimaste e sperare che il Genoa le perda entrambe. Sfida al limite dell'impossibile quella di oggi, dove appunto il Palermo va di scena a Firenze. Il Napoli col secondo posto assicurato dopo il tre a zero di mercoledì a Bologna, saluta il proprio pubblico ospitando il Siena. Potrebbe ricorrere al turnover Mazzarri, decidendo di schierare titolare Insigne e far accomodare almeno inizialmente in panchina Pandev. E' l'ultima partita al San Paolo con la maglia azzurra di Cavani? Le sirene milionarie degli sceicchi di Manchester sono assor-

danti così come il richiamo della camiseta blanca. Una cosa è certa, se El Matador non chiarisce il suo futuro a fine campionato, ci porteremo dietro il tormentone Cavani fino al prossimo 31 agosto. La Lazio, che con la vittoria sull'Inter ha fatto un bel passo in avanti nella rincorsa all'Europa, ha il calendario dalla propria parte, oggi in casa contro la Sampdoria che ormai non ha più nulla da chiedere a questo campionato, e domenica prossima a Cagliari, contro un'altra formazione che non ha particolari assilli. Analogo discorso per l'Udinese che in casa si congeda dal “Friuli” contro l'Atalanta. Detto di Milan - Roma che è il posticipo delle 20:45, la giornata si chiude con derby emiliano tra Parma e Bologna. Stimoli doppi per i felsinei: vincere il derby, e riscattare i nove gol subiti nelle ultime due uscite senza farne uno. Potrebbe essere, complici alcuni risultati, l'ultima vera giornata della stagione 2012/2013. È un torneo dove forse sono state più le sorprese negative (Palermo e Inter ) che quelle positive, dalla serie “tutto come previsto” Voto ampiamente sopra la sufficienza per Udinese, Fiorentina e Catania, le altre hanno fatto quello che era nelle loro corde. Altri centottanta minuti e poi ci si ferma fino a fine agosto Massimo Petrungaro

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Parlando

di...

Le ginnaste della Restart conquistano il podio nella gara del Sincrogym e nel Trofeo giovani

Le giovani ginnaste della ritmica Restart hanno partecipato con grande successo alla gara di Sincrogym e al Trofeo giovani, svoltosi a Catanzaro presso la Palestra Coni (17/03/2013). Ventisei atlete, suddivise in 4 categorie, si sono succedute in pedana, alternando esercizi in collettivo a esecuzioni in coppia, con e senza l'ausilio dei piccoli attrezzi della ritmica. Per il Trofeo giovani, le giovanissime Bevilacqua Noemi, Giglio Ilaria,Iamonte

Maria Teresa, Laganà Paola Andrea, Meduri Valeria, Megale Noemi, Minniti Greta,Ventura Samantha,hanno conseguito un ottimo tempo nell'esecuzione dei percorsi motori, rivelando un eccellente preparazione atletica soprattutto in termini di velocità e di coordinazione. Anche nella gara del Sincrogym, la squadra della Restart con grinta e determinazione ha conquistato i 3 primi posti in tutte le tre fasce di età. Le giovani atlete

SPORT

PROMOZIONE

Poco fair-play a Gallico "Gentile direttore, scrivo questa lettera solo con l'obiettivo di mettere a conoscenza dell'opinione pubblica, quanto è accaduto domenica scorsa in occasione della partita play-off del campionato di Promozione, Gallicese- Gioiosa Jonica. Chi di competenza dovrebbe sapere cosa è accaduto anche perchè ci sono persone che oltre a seguire personalmente la squadra ci mettono anche il loro capitale, ci sono i calciatori e lo staff tecnico che mettono al servizio della società di calcio tutta la loro preparazione e la loro dedizione, (con allenamenti costanti) ed avere un pubblico numeroso al seguito come quello del Gioiosa Jonica è uno dei pochi “ritorni” che si posso-

no avere in queste categorie. Quanto accaduto a Gallico, domenica scorsa, con i continui e ripetuti errori arbitrali mi hanno sfiduciato e come me è rimasta sfiduciata tutta la tifoseria gioiosana. Ma vado nei dettagli. Come i giornali riportano le espulsioni sono state numerose e in parte ingiustificate, soprattutto la prima; vi dico solo che durante i tempi supplementari il guardalinee ha alzato la bandierina per un fuori gioco e l'arbitro ha dato una punizione dal limite dell'area. Questo è stato uno degli episodi più sconcertanti di tutta la partita. Un direttore di gara che richiamava continuamente mister Silvano a stare entro la linea tratteggiata mentre il mister

della Gallicese ripetutamente entrava in campo e non veniva mai invitato a fare lo stesso, persone di Gallico presenti in campo come staff, ma non si è capito a che titolo stavano lì. Più di due minuti di seguito non si riusciva a giocare, il protagonista in assoluto è stato il direttore di gara. Inevitabile ciò che si è verificato in tribuna che con il calcio e la sportività non hanno niente a che fare, perchè è bastata una parola di troppo, data dalla persecuzione del direttore di gara verso i giocatori del Gioiosa, per provocare una rissa tra tifosi con momenti, vi garantisco, di panico vista la presenza anche di bambini. Al designatore arbitrale sig. Archinà era stato chie-

sto pubblicamente da parte di un dirigente del US Gioiosa un direttore di gara preparato a dirigere una gara importante come quella di ieri. Chi gestisce i corsi per gli arbitri dovrebbe rivedere gli esami da fare e valutare meglio chi è effettivamente preparato non solo per la conoscenza del regolamento, ma anche e soprattutto valutare chi ha abbastanza carattere e competenza per gestire incontri di calcio delicati. Alla società Gallicese, al mister ed ai suoi dirigenti l'invito per il futuro ad essere maggiormente sportivi e possibilmente vincere denotando il tanto "invocato" ma sempre poco applicato "fair-play". lettera firmata

Marina di Gioiosa: tempo di bilanci E' tempo di bilanci in casa giallorossa dopo la fine del campionato di promozione. Il dirigente storico Carmelo Carbone parla a nome dell'intera società, lanciando segnali di grande ottimismo per il futuro del Marina di gioiosa. Il dirigente Carbone coglie l'occasione per ringraziare tutto lo staff tecnico e i calciatori per l'ottimo piazzamento raggiunto in campionato e a quanti si sono spesi per aiutare il Marina calcio dai sponsor ai tanti tifosi che sono stati sempre molto vicini alla squadra in questa stagione. La compagine cara al presidente Vincenzo Tavernese vuole ripartire di slancio riconfermando gran parte della squadra per la prossima stagione. Tra qualche giorno il sodalizio si riunirà per fare il punto della situazione. Intanto Carmelo Carbone si sofferma i nostri taccuini affermando “ Tra qualche giorno ci ritroveremo con tutta la società per incominciare a gettare le basi per il futuro. E' stato un campionato molto positivo per la nostra squadra per cui non vogliamo disperdere l'ottimo lavoro fatto da tutti in questo campionato molto difficile , cercando di migliorare ulteriormente la prossima stagione . Intanto il nostro obbiettivo rimane quello di allargare ulteriormente la società per potere affrontare meglio un campionato di promozione che è molto dispendioso dal punto di vista economico. Nella stagione appena conclusasi con gran-

Roccella: assalto al Rende per le finali nazionali de soddisfazione (abbiamo puntato e siamo una delle poche squadre ad averlo fatto ) sui numerosi giocatori e under del posto oltre dieci undicesimi , che comunque hanno ben figurato e che per il futuro costituiranno un vero patrimonio della nostra società. Volevo ricordare che in questo campionato dove abbiamo sfiora rato per un soffio i play off tranne qualche squadra, nessuna ci ha messo in difficoltà; infatti, numerosi punti, soprattutto in casa, li abbiamo persi quando siamo stati incompleti e senza Matteo Carbone. Siamo riusciti a battere formazioni blasonate che hanno raggiunto i play off la nostra forza è stato il gruppo Come società punteremo

anche a riorganizzare meglio il settore giovanile, continuando così a fare crescere il calcio e a rappresentare nel modo più positivo la città di Marina di Gioiosa nei vari paesi della Calabria. Del resto parleremo più approfonditamente tra qualche settimana: credo che ci siano tutti i presupposti per riconfermare gran parte dei calciatori staff tecnico compreso ”. Nel frattempo in casa Marina si susseguono le voci sulle possibili partenze di Pasquale Patrizio e Matteo Carbone che risultano in cima ai desideri del nuovo Siderno che punta al pronto ritorno in Eccellenza. Nicodemo Barillaro

Il Roccella, reduce dalla roboante vittoria di Guardavalle, si accinge ad affrontare la delicata trasferta di Rende per cercare di entrare nelle fasi finali nazionali play-off che potrebbero consentire l’accesso al campionato di serie D, vero obiettivo stagionale della compagine di Achille Giannitti. A Guardavalle, domenica scorsa, si è vista una squadra molto determinata che, soprattutto nel secondo tempo, è scesa in campo con grande carattere chiudendo la sfida in appena sei minuti con le marcature di Saffioti e del giovane Marco Sorgiovanni. Un 5-2 finale per gli amaranto che non lascio spazio ad ulteriori commenti. Oggi, al “Marco Lorenzon”di Rende, il Roccella sarà seguito dai suoi fedelissimi tifosi che ormai credono nelle possibilità che gli amaranto possano superare la fase regionale. Del resto, il Rende è stato già battuto nella finale regionale di Coppa Italia in quel di Vibo Valentia lo scorso 6 gennaio e la storia potrebbe ripetersi nuovamente oggi. Il Rende, dal canto suo, avrà il vantaggio di giocare la sfida in casa e con il vantaggio di due risultati a favore voli su tre. In caso di parità, alla fine dei 120 minuti di gioco, il team di mister De Angelis passerebbe alla fase successiva essendosi classificata al secondo posto in campionato. DOMENICA

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della I fascia (8-10 anni), Votano Vanessa,Capria Francesca,Dalmazio Joanna,De Girolamo Chiara,Maccarone Chiara,Malara Alice,Meduri Sara, hanno infatti totalizzato il punteggio di 58,400 eseguendo brillantemente diversi esercizi con gli attrezzi. Nella Seconda fascia senza attrezzi, D'Amico Sara, Guida Martina,Meduri Maria Rosaria,Moragas Debora, Scopelliti

Evelina, hanno conquistato il podio con un punteggio totale di 69,300. Per la Terza e Quarta fascia senza attrezzi, le ginnaste Ambrogio Sara, Cirillo Cecilia, Crupi Noemi, D'Aguì Claudia, Nava Maria Pia,Sinicropi Maria,hanno regalato alla Restart una strepitosa medaglia d'oro, grazie ad un punteggio di 72,300. Nella fase regionale di Catanzaro, tutte le giovani atlete della Restart hanno

dato prova di un ottima preparazione atletica supportata da determinazione, grinta, tenacia e soprattutto grande passione per la ginnastica ritmica. Un somma di risultati positivi e di grandi soddisfazioni conquistati duramente “sul campo di gara”, che premiano l'impegno e il sacrificio quotidiano della grande famiglia Restart e in particolare della sua allenatrice Marilena D'Arrigo. (lr)

MAMMOLA

Si programma il futuro Dopo aver concluso la stagione calcistica da qualche settimana in questi giorni la società guidata dal presidente Pino Neve sta stilando un bilancio consuntivo sulla locale compagine che ha da poco concluso il campionato di Seconda Categoria ottenendo una meritata salvezza evitando i play aut . Prima di fare un riepilogo dell'intera annata calcistica è doveroso fare una premessa: la dirigenza presieduta dal sindacalista Pino Neve lo scorso mese di agosto ha scongiurato la definitiva scomparsa del calcio in quanto la dirigenza precedente aveva consegnato la squadra al Sindaco di Mammola, poiché non più intenzionata ha gestirla ( molti sportivi se pur dimostrando interesse non hanno concretamente dimostrato di volerla rilevare), da qui Pino Neve è soci si sono impegnati con sacrifici sia economici che personali ad intraprendere una nuova fase del calcio mammolese. Nel primo scorcio di campionato la

squadra è stata gestita dall'esperto allenatore Totò Logozzo che fino ai primi di dicembre è stato l'allenatore ( si è dimesso) ed al suo posto è subentrato un tecnico preparato Enrico Etna, i

quali hanno guidato l'organico della compagine della Limina durante l'intera stagione. L'ambizione della dirigenza viola era quella di poter fare ritorno subito in Prima Categoria, ma

durante la stagione una serie innumerevole di situazioni venutesi a creare con diversi giocatori , hanno creato parecchi problemi nei confronti della squadra , tant'è che in più occasioni alcuni remavano in maniera plateale contro l'attuale dirigenza che comunque tra tante difficoltà ha saputo gestire e tergiversare coloro i quali miravano allo sfascio di tutto l'ambiente calcistico", quindi nonostante il clima ostile si è riusciti ( ribadendo che l'ambizione era quello del salto in Prima Categoria) almeno ha rimanere nel campionato di Seconda Categoria facendo prevalere un immagine positiva del calcio mammolese all'insegna della trasparenza , della legalità e dello sport nella più nobile concezione del termine. Un particolare elogio va fatto alla società locale gestita da Pino Neve è composta da : Salvatore Bruzzese, Nicodemo Agostino, Francesco Agostini, Domenico Sità, Salvatore Ceretto, Don

Alfredo Valenti i quali hanno voluto ringraziare tutti gli sponsor ed i tifosi che con il loro contributo hanno collaborato affinché non morisse il calcio a Mammola , i giocatori ( tutti indistintamente anche coloro i quali hanno abbandonato il gruppo) ed infine i due allenatori che anch'egli tra tante difficoltà hanno collaborato alla permanenza in Seconda Categoria. Per quanto riguarda la prossima stagione calcistica è prematuro iniziare a fare delle prospettive anche se non si esclude qualche uscita di scena e il ritorno di qualche imprenditore locale che in passato ha già ricoperto ruoli nella società Viola regalando grandi ambizioni è sfiorando addirittura il salto nel campionato di Promozione . Sicuramente già dai primi mesi di giugno si conosceranno coloro che guideranno la squadra locale nel prossimo campionato cercando di mantenere sempre in vita il calcio a Mammola. N. B.

la Riviera

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Stadio Radio: i “migliori” dell’Eccellenza verranno premiati a Bovalino in Piazza Costanzo Conosciuto il responso del voto online ed in attesa di quello della giuria di qualità, la redazione di StadioRadio ha ufficializzato la location in cui si terrà il nuovo appuntamento con il Premio StadioRadio. Sarà infatti il Comune di Bovalino ad ospitare la manifestazione che premia i migliori del campionato di Eccellenza, un ritorno tra “le mura amiche” dopo le due edizione di successo a Gioiosa Jonica, e Sersale lo scorso anno. La manifestazione che segna la sua quinta edizione, si terrà Sabato 15 Giugno a partire dalle ore 21:00 in Piazza Camillo Costanzo e vedrà il Patrocinio della Provincia di Reggio Calabria, dell'Amministrazione Comunale di Bovalino oltre chiaramente che della Lega Nazionale Dilettanti - Comitato Regionale Calabria. Inoltre la redazione ha inteso dedicare questa quinta edizione al compianto Eugenio Cuzzocrea, Assistente capo presso il Commissariato di P.S. di Bovalino oltre che Commissario di Campo della FIGC, scomparso prematuramente a soli 46 anni lo 17 Febbraio. lr

SPORT

Coni Calabria, Praticò: "Salviamo lo sport dalla crisi" L'annuncio della mancata iscrizione della Tonno Callipo Vibo Valentia al prossimo campionato di A1 di volley preoccupa il presidente del CONI Calabria. Appresa la decisione del commendatore Callipo di porre fine all'esperienza della sua società nella massima categoria professionistica, Mimmo Praticò interviene per rinnovare innanzitutto la stima che lo lega ad uno degli imprenditori calabresi più operosi e lungimiranti. Il massimo dirigente dello sport regionale ha avuto un cordiale colloquio telefonico con Callipo, a cui ha espresso la vicinanza del CONI, auspicando anche "un intervento da parte di possibili sponsor, anche istituzionali, che possano eventualmente imprimere una svolta alla vicenda e consentire alla dirigenza vibonese di assumere una decisione diversa". "La situazione della squadra di pallavolo di Vibo - sostiene Praticò deve indurci a riflettere. Innanzitutto, ritengo che ci troviamo di fronte a una sconfitta per l'intero mondo sportivo calabrese e non certo per il gruppo Callipo, che tanto ha dato nel corso di questi anni per far sì che la Calabria fosse rappresentata ai massimi livelli; e, in secondo luogo, voglio sottolineare il grande merito che va ascritto a un presidente che ha deciso, comunque, di non disperdere il patrimonio sportivo e sociale rappresentato dal suo club: così va interpretata la sua volontà di mantenere in vita il settore gio-

vanile e la prima squadra in serie B2. Decisione che tante altre società non hanno voluto o, più spesso, potuto assumere a causa delle difficoltà finanziarie e strutturali". Tutto questo induce il presidente del CONI Calabria a compiere una valutazione più ampia, a 360 gradi, e approfondita, in merito alla più generale condizione dello sport "nella nostra regione e nel Meridione d'Italia". Una valuta-

zione che, per Mimmo Praticò, "è inevitabilmente intrisa di amarezza non solo e non tanto per quanto avviene nelle realtà professionistiche, ma anche e direi soprattutto a livello di sport giovanile e di base". In particolare, afferma il massimo rappresentante del Comitato olimpico regionale, "sono tantissimi gli esempi di società sportive, un tempo anche floride e sicura-

mente prestigiose dal punto di vista agonistico, che hanno conosciuto una parabola drammaticamente negativa. Club che, sulle ali della passione, dell'entusiasmo, della generosità dei loro dirigenti, avevano portato la Calabria a eccellere, ottenendo straordinari risultati nel corso di campionati trionfali coronati da promozioni spesso anche di portata storica. Eppure, alle volte, quelle stesse squadre

non hanno potuto neanche cominciarli, i campionati, dopo il salto di categoria, per la mancanza di fondi o per l'assenza degli impianti, per l'inadeguatezza delle strutture esistenti o per i bilanci inevitabilmente in profondo rosso pur a fronte di gestioni virtuose e ammirevoli". Ecco perché Mimmo Praticò è indotto a lanciare un grido d'allarme che, al tempo stesso, potrebbe essere una delle ultime chiamate per salvare quanto di buono c'è nel nostro territorio: "Lo sport, al Sud e soprattutto in Calabria, sta morendo. Mancano le risorse economiche indispensabili per far fronte ai gravosi impegni dei campionati, manca un tessuto di impiantistica adeguato e dignitoso, manca un rapporto sinergico con le istituzioni che pure stanno attraversando una grave crisi economica, manca soprattutto la visione di fondo dell'importanza fondamentale dello sport nella vita sociale del Paese. Oggi è da quest'ultimo aspetto che possiamo e dobbiamo ripartire. E, in questa direzione, ci conforta l'attenzione che, nel suo programma di governo, il presidente Letta ha voluto riservare allo sport. Nei momenti di difficoltà, proprio lo sport ha aiutato l'Italia a risollevarsi e a crescere. Dobbiamo far sì che, operando tutti insieme, anche questa volta esso dia un contributo importante per fare uscire la nostra Nazione dalle secche della crisi in cui ha finito per arenarsi".(lr)

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BIBLIOTECA MERIDIONALISTA

UN PAMPHLET DELLO SFERICO PASQUINO CRUPI

SAN LEO,

un santo irregolare BRUNO GEMELLI Durante il mio lungo soggiorno nella Locride ho sentito spesso ripetere il seguente calembour: «Eu, fratima Leu, fratima Micu e io cchi tu di dicu». Traduzione: «Io, mio fratello Leo, mio fratello Domenico e io che te lo dico». Il significato? Non l'ho mai saputo. Forse si vuole lanciare una sorta di “armiamoci e partite”. Insomma, un qualcosa che trasmette un senso di solitudine e d'impotenza. Per dire - azzardo ancora - che si è sempre in pochi ad affrontare un'impresa. Come nelle viscere del libro, che sto recensendo. Nello scioglilingua compaiono due nomi di battesimo molto diffusi da quelle parte. Specialmente Leo nella fascia che va da Africo a Melito Porto Salvo, entroterra compreso, dove è custodito il fuoco della devozione. San Leo è il santo protettore di Bova, cittadina di cultura grecanica, ed è povero (il san Leo ricco è co-protettore della Repubblica di San Marino insieme, appunto, a San Marino). E poiché trattasi di un santo povero l'aureola ha attirato l'attenzione di Pasquino Crupi che ha licenziato in questi giorni un pamphlet dal titolo che non lascia dubbi: “SAN LEO un santo operaio” (Ed. Città del Sole, Reggio Calabria). Pasquino Crupi, a differenza di Giuliano Ferrara che si definisce un “ateo devoto”, declina il suo status spirituale chiamandosi “cristiano senza chiesa”. I suoi rapporti con la fede e, quindi, con la pietà popolare sono stati mediati dall'affetto per sua madre che, a sua volta, era devota alla Madonna della Montagna, la Regina di Polsi. E con questo argomento l'Autore ha preso confidenza, intesa come approfondimento e conoscenza umana al di là degli archetipi, con il superiore del Santuario di Polsi, don Giosafatte Trimboli al

quale lo stesso Crupi ha dedicato il bellissimo libro, La Madonna di Polsi (Reggio Calabria 1996). Dunque, San Leo, per dirla con un linguaggio contempoaraneo, è un santo di serie C. Così come lo è tutta la Bovesia, secondo alcuni parametri sbrigativi. Che fa dire all'autore “Al di fuori della Chiesa non v'è salvezza, e non c'è neppure santità. Non c'è santità senza investitura papale. Per questo spesso le gerarchie ecclesiastiche hanno interposto i loro buoni uffici a favore della canonizzazione dei Santi, venuti dal popolo, come, infatti, monsignor Dalmazio D'Andrea, vescovo di Bova dal 1856 al 1870, che rivolge supplica al papa Pio IX perché sia data «rituale canonizzazione» a San Leo di Bova: «Genuflesso ai piedi di Vostra

Santità mi do a implorare la particolare grazia di una speciale Bolla per supplire a quanto l'andamento dei tempi non ha potuto constare e solennemente statuire sul riguardo del prode S. Leone»”. C'è anche da ricordare che la Chiesa, cioè la Santa Sede, nella Locride ha mandato quasi sempre monaci e frati a governare le anime. Da Perantoni a Tortora a Fiorini Morosini, senza citare i precedenti presuli. Forse perché il saio è il vestito più appropriato per portare pazienza. E rassegnazione. In fondo, tornando al libro, è una questione di cuore. Sicché l'Autore disegna un profilo biografico così concepito: “Nulla lasciò di scritto il monaco basiliano Leo e nulla di quel che disse e praticò fu tramandato attraverso la parola scritta.

Il suo nome passò di casolare in casolare, di tugurio in tugurio, di capanna in capanna, nella fornace ardente dell'emigrazione, nelle processioni di dolore, che ogni anno fanno tornare unito il popolo di Bova, il popolo di formiche, che la storia avversa disperse per le vie d'Italia, dell'Europa, del mondo. E vive perenne sulla bocca di tutti i diseredati, gli sventurati, gli sciagurati, gli infelici, i poveri, i quali, non sapendo che è loro il Regno dei Cieli, ne sognano il raggiungimento, mettendosi dietro il Santo operaio”. La genesi, per Pasqino Crupi, studioso sferico e gregoriano, è questa: “San Leo tra i santi italogreci è l'unico a non avere il privilegio di un Bios. Il che ne rende difficile una collocazione documentata e precisa nella storia

del basilianesimo. E gli storici stentano a raccontare San Leo. L'agiografia non è fedele, come la storiografia, del resto. C'è, dunque, chi vuole che San Leo fosse vissuto nel V secolo, chi nel corso del secolo X, chi nel corso del secolo XI. Questione inestricabile. Nacque dalla famiglia dei Rosaniti, boscaioli, in un villaggio sulle cime dei monti dell'Aspromonte orientale, situato sulla destra del torrente Aposcipo che prende inizio dai picchi di Montalto e si riversa a valle con il nome La Verde, sfociando nel mare Jonio nelle vicinanze di Africo Nuovo lungo la statale 106. La sua vita, per come emerge da un manoscritto settecentesco del 1774, sfuggente ad ogni ricognizione scientifica, Compenduium gloriosae et santissimae vitae, et mortis sancti Leonis civis et patroni civitatis Bovae , si squaderna secondo lo schema tipico delle vite dei santi: i segni premonitori della santità fin dall'infanzia; l'isolamento nella preghiera e nell' estasi mistica; il disvelamento della vocazione; il desiderio di farsi monaco e di seguire Gesù; la lotta contro il Diavolo; le autopunizioni corporali; i miracoli”. Naturalmente non c'è unanimità su tutto, altrimenti che calabresi saremmo? San Leo, che- questo lo ho già detto- è patrono di Bova e compatrono dell'arcidiocesi di Reggio, che ora comprende anche Bova, viene celebrato il 5 maggio dai bovesi, ma gli africesi (africoti), per distinguersi dai bovesi, amano solennizzarla dopo sette giorni, il 12 maggio. Guerra di San Leo non c'è. Dopo tutto, anche se è un Santo immagino che si compiaccia, unico al mondo, d'essere festeggiato due volte. E anche i bovesi e gli africesi dovrebbero andarne fieri.

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CULTURA E SOCIETÀ TRA CRISI E SEGNALI POSITIVI

ANTICIPAZIONI

Giovanni Lugaresi introduce Uno spiraglio di luce giunge da dove meno te lo aspetti un saggio di Francesco D. L'esempio di Bova, vademecum per lo sviluppo locale Caridi su Prezzolini Anticipiamo, per gentile concessione, l’introduzione del giornalista e scrittore Giovanni Lugaresi al saggio di Francesco D. Caridi La chiarezza della parola come supremo scopo –Prezzolini in un carteggio inedito (sarà edito quest’anno da una nota casa fiorentina), che racconta da una singolare visuale, grazie ad una estesa documentazione originale consultata dall’autore in due anni di lavoro, la straordinaria avventura novecentesca di Giuseppe Prezzolini, il mitico fondatore de La Voce e poi professore alla Columbia University di New York morto a cento anni nel 1982 a Lugano, che si fece mallevadore dei migliori ingegni del suo tempo (da Croce a Gobetti, da Papini a Giovanni Amendola, ed altri che fecero con lui la storia culturale della Nazione), attraversando il XX secolo, di qua e di là dell’Oceano, con una vasta produzione giornalistica e saggistica e lunghe relazioni epistolari con celebri intellettuali, a cui la storiografia conferisce ancora una grande importanza (l’archivio di Prezzolini è custodito alla Biblioteca cantonale di Lugano, i suoi vari carteggi sono pubblicati dalle romane Edizioni di Storia e Letteratura). Giovanni Lugaresi, ravennate, risiede in Veneto, giornalista professionista e saggista, per un trentennio nella redazione de Il Gazzettino, collaboratore di varie testate, tra le quali L’Osservatore Romano, Radio Vaticana, Gazzetta di Parma, Giornale di Brescia. Presidente onorario del “Club dei 23 di Roncole Verdi”, l’associazione culturale che si occupa della diffusione dell’opera di Giovannino Guareschi, ha pubblicato per Rizzoli Le lampade e la luce. Guareschi: fede e umanità. Amico di celebri figure della cultura del 900, tra i quali il poeta Marino Moretti (del quale ha curato la pubblicazione di liriche inedite nell’Almanacco dello Specchio, Mondadori) e lo scrittore Giuseppe Prezzolini (da lui ricordato ne La lezione di Prezzolini, Neri Pozza); memorialista (Lettere ruggenti di Marinetti a Francesco Balilla Pratella, Osservatore Politico Letterario; Anarchico il pensier..., Neri Pozza).

«Una prosa essenziale e limpidissima» La chiarezza della parola deriva dalla chiarezza delle idee, cioè di quel che si pensa e si vuole poi esprimere. Quella chiarezza che fu uno degli elementi caratterizzanti la vita, l’opera di Giuseppe Prezzolini, la troviamo ora precisa, puntuale, tempestiva in questo saggio di Francesco D. Caridi, il quale va ben al di là di quanto il sottotitolo del libro possa far presagire. Ha attinto sì all’archivio del Borghese per lettere (inedite) del fondatore e direttore della Voce; ha del pari attinto però a una vasta e articolata gamma di pubblicazioni: articoli di giornale, saggi critici, pagine di memorialistica varia, nonché a testimonianze dirette di personaggi vari, per imbastire un discorso che dal tempo della Voce fino alla morte di Prezzolini si presenta di vivissimo interesse. Un contributo a conoscere (e a capire), oltre al protagonista, uomini, idee, eventi della nostra storia nazionale. Per cui, ne è uscito un libro che è un vero e proprio viaggio nella lunga esistenza dell’ultracentenario scrittore (e nella storia): libro di sintesi, ma esaustivo e perciò godibilissimo per il lettore-viaggiatore accompagnato da Caridi. Il quale, poi, sa ricreare momenti, atmosfere, e approfondire psicologie, operare opportuni accostamenti fra personalità affatto diverse. Si legga al proposito il passo inerente la fede in cui a Giuseppe Prezzolini viene accostata Oriana Fallaci: passo di acuta osservazione e di toccante constatazione,

forte e delicato, in virtù anche di una prosa sempre tesa all’essenziale, e limpidissima nel suo scorrevole dipanarsi. Il lettore disinformato, ma non per questo disinteressato, resterà assai sorpreso nell’apprendere dei rapporti fra Prezzolini e uomini di cultura, pensatori, letterati, storici, artisti, politici, sì del suo tempo, ma anche della successive generazioni. Scontati i nomi di Croce, Gentile, Gramsci, Salvemini, del liberale Amendola (Giovanni); meno scontato quello, per esempio, dell’altro Amendola, Giorgio, comunista, ma, come il padre, non privo di quella intelligenza che prevale sulle passioni della militanza, di quell’umanità che sa prevalere (superare) sull’ideologia. Naturalmente non mancano i personaggi più direttamente legati al Borghese, come Claudio Quarantotto, per esempio, o Gianna Preda; naturalmente, Indro Montanelli, il fondatore Leo Longanesi e il suo successore alla guida del settimanale della destra italiana, Mario Tedeschi. Che, abituati a leggerlo a livello di interventi politici, forse si resterà meravigliati da quel caldo senso di affetto emergente in più di una sua lettera al collaboratore numero uno della rivista, cioè Prezzolini; non di meno, dall’umiltà dimostrata, sempre al suo corrispondente, per talune scelte compiute ritenute in seguito sbagliate. Ad emergere, da ultimo (ma non ultima), nella sua interezza così chiara, e priva di equivoci, è la dirittura di Prezzolini, cioè una “schiena dritta”, una fedeltà alla coscienza, uno spirito di libertà e di indipendenza che lo avrebbero portato inevitabilmente alla solitudine, vissuta, sofferta, certamente, ma nella consapevolezza che nulla ci è dato gratuitamente (soltanto la grazia divina è un dono gratuito, nella concezione prezzoliniana). Ed essere liberi, sempre, comunque, dovunque, costa un alto prezzo. Quel prezzo di incomprensioni, avversioni, denigrazioni, da parte di tanti, che Prezzolini non esitò a pagare. È questo, alla fin fine, che resta impresso nel lettore non prevenuto, non ideologicamente contaminato. Perché, se si può non concordare con le analisi, i giudizi, le opinioni dello scrittore fiorentino, si deve però riconoscergli, oltre a una spiccata intelligenza, una capacità di cogliere i fatti, i fenomeni della storia, nonché del presente, con un senso critico raro, ed una originalità di riflessione straordinaria. Veramente, in lui, la chiarezza della parola era espressione della chiarezza delle idee. Come si evince, una volta girata l’ultima pagina del testo di Caridi. Giovanni Lugaresi

Ormai da tempo, in provincia di Reggio e non solo, si assiste ad una situazione drammatica sul piano della rappresentanza politica, dello sviluppo locale, del coinvolgimento sociale e culturale, ma, in un contesto quasi esclusivamente negativo c'è qualche segnale confortante che giunge da dove meno te lo aspetti. I centri tra virgolette minori, quelli interni, spesso etichettati con epiteti stucchevoli e luoghi comuni di ogni sorta, si stanno invece dimostrando ultimo baluardo di una civiltà che pare voler scomparire sotto i colpi di una massificazione incolore ed insapore rilegata in una marina ormai sempre più devastata. Uno dei casi più eclatanti di esempio positivo esportato anche oltre i confini regionali è, al momento, quello rappresentato da Bova, da circa un decennio nel Club dei Borghi più Belli d'Italia e dallo scorso Febbraio tra i 21 Gioielli italiani certificati dal Ministero per gli Affari Regionali, il Turismo e lo Sport. Riconoscimenti a parte, a Bova ormai da circa due anni si sta assistendo ad un massiccio rilancio del comparto culturale, con un incalzare di iniziative legate al mondo dell'editoria, alla convegnistica ed alla cultura più in generale. Ma nell'attività di rilancio, grande spazio è riservato, e non poteva essere altrimenti, al comparto turistico che, soprattutto ultimamente ha fatto registrare un boom di presenze legate alle uscite scolastiche. L'attenzione riservata ai giovani delle scuole fa segnare un importante svolta in un percorso di crescita che evidentemente punta sulla comunicazione dell'immenso patrimonio di Bova ai più giovani, coniugando l'aspetto turistico a quello della divulgazione dei messaggi positivi all'esterno. Il successo delle iniziative messe in campo è testimoniato dall'enorme cassa di risonanza generata a livello non solo regionale, con il

nome di Bova entrato ormai nell'immaginario collettivo come sinonimo di cultura, turismo e qualità dei servizi. Attività amministrativa e lungimiranza a parte, ci sembrava doveroso evidenziare un dato importante che va certamente in controtendenza con quanto attualmente è, purtroppo, sotto gli occhi di tutti. Segnali confortanti che da un lato consegnano a Bova il testimone di portavoce di un'intera provincia, dall'altro potrebbero, ed è nella speranza di tutti, generare un positivo effetto emulazione in tante piccole realtà periferiche, dalle quali si attende la spinta per un salto di qualità ormai non più rimandabile. Eleonora Iaria

AL MIO CARO ZIO MIMMO Dovevamo essere pronti, ma non si è mai preparati per certe cose, e così quando come un angelo in silenzio hai messo le grandi ali per il tuo lungo viaggio ci siamo ritrovati persi, smarriti. Avevi un solo desiderio, uno solo, trascorrere la tua vita più a lungo insieme alla tua dolce Maria e ai fantastici Carmelo e Stefania ma lo Spirito Santo aveva altri progetti per te, progetti a cui non ci si può sottrarre. Adesso più che mai ricordo tutti i bei momenti passati insieme e il caloroso affetto con il quale sei stato vicino a tutti noi, un affetto straordinariamente grande, capace di coinvolgermi e farmi sentire davvero un nipote. Con quelle grandi ali sei volato via leggero come un soffio di vento. Sentirò per sempre la tua mancanza Giuseppe Linarello

Migliaia i pellegrini a Santa Domenica per l’undici maggio E il primo giugno verrà posata la prima pietra del santuario della Madonna dello Scoglio benedetta da papa Francesco Verrà posata sabato primo giugno, alle ore 15.00, la prima pietra, benedetta da sua santità il papa Francesco, del santuario della Madonna dello Scoglio, a Santa Domenica di Placanica. L’annuncio è stato dato martedì scorso, dopo le celebrazioni presiedute dal vescovo della diocesi di Locri – Gerace, monsignor Morosini, per l’apertura del mese mariano, avvenuta proprio allo Scoglio. L’emozionato Fratel Cosimo Fragomeni, fondatore dell’opera mariana nota in tutto il mondo, ha elevato una preghiera alla Beata Sempre Vergine Maria e ha ricordato che il santuario «Sarà degno della Madonna e di tutti i suoi devoti». Si da risposta, così, al desi-

derio della Madre di Dio e Madre nostra che, nel lontano 1968, apparendo sullo Scoglio, si rivolse a Fratel Cosimo, e gli disse: «Ti chiedo il favore di trasformare questa valle; ßqui desidero un grande centro di spiritualità, dove le anime troveranno pace e ristoro. In questo luogo, Dio vuole aprire una finestra verso il cielo; qui, per la mia mediazione, vuole manifestare la Sua misericordia!». Lo Scoglio, in questi anni, come ha espresso il vescovo Morosini, è divenuto «Un luogo di riconciliazione con il Signore». Basti, effettivamente, pensare alle migliaia di confessioni che i sacerdoti, ininterrottamente, compiono, presso il santo luogo, DOMENICA 12 MAGGIO

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INTERVISTA a Sal Albanese, candidato a sindaco di New York

La mia infanzia a Mammola RUGGERO BRIZZI Facebook, come tutti i social network, avrà migliaia di difetti, ma certamente tra gli altrettanti numerosi pregi ha, dalla sua, la grande capacità di ridurre le distanze geografiche ed entrare facilmente in contatto con importanti esponenti della scena pubblica in tutto il mondo. Letta la notizia che tra i candidati alla poltrona di sindaco di New York, vi fosse un calabrese (di Mammola (RC) per la precisione) ho cercato e trovato il suo profilo facebook e ho provato a richiedergli se fosse stato possibile scambiare qualche battuta sulle sue origini, cercando di conoscere meglio la persona di Sal Albanese. Non con poca sorpresa, dopo qualche giorno l’italoamericano Sal, mi rispose accettando tutto e dicendomi che era rimasto felicissimo per il contatto ricevuto dalla sua terra di origine.

Nato a Mammola nel 1949, Sal si trasferì con la sua famiglia a Gioiosa Ionica, dove abitò fino all’età di 8 anni. Nel 1956 il sogno americano si impossessò delle menti, delle braccia e delle capacità di molti nostri corregionali, compresa la

famiglia Albanese che emigrò verso la Grande Mela. Di seguito riportiamo l’intervista al nostro corregionale, sperando possa raggiungere una delle poltrone più ambite al mondo. Salve Dott. Albanese. Innanzitutto grazie per aver accettato la nostra richiesta d’intervista. Nella locride una notizia così alimenta sempre quel senso di affermazione personale e di “possibilità di farcela” che molto spesso manca per una sfiducia nei mezzi che sta divenendo ormai strutturale. Lei è partito da Gioiosa a 8 anni, che ricordi ha di quei luoghi? Sia Gioiosa Ionica che Mammola avevano delle meravigliose colline! Con la mia famiglia trascorrevamo parte dell’estate in una piccola villetta a Marina di Gioiosa Ionica. Non posso dimenticare il blu limpido e forte del bellissimo mar Jonio nè i tanti giochi fatti in riva ad esso.

Ha ancora dei contatti e dei collegamenti con la sua terra d’origine??? Sono tornato in Italia diverse volte. Alcuni anni fa ho portato mia madre a rivedere i suoi familiari e l’intenzione è quella di visitare nuovamente in futuro la mia terra d’origine. Presta attenzione alla politica italiana e segue le vicende che riguardano la Locride?? Sì, faccio molta attenzione alla politica italiana e per quanto riguarda la locride è chiaro che, come per tutta l’Italia meridionale, questa fetta di territorio non ha ricevuto investimenti seri e mirati da parte del governo centrale. La pessima governance centrale è certamente uno dei motivi principali del declino economico, sia in America che in Italia. Spero che entrambi i paesi riescano a governare meglio. La mancanza di investimenti in Calabria si è tradotta in mancanza di opportunità e questo, in poche parole, è stato il ritornello del sud italia per un

tempo molto lungo che purtroppo non pare essere stato ancora superato. Quale é la tua esperienza politica fino ad oggi? Sono stato un insegnante per 11 anni. Dopo sono stato eletto al Comune. Ho lavorato al comune per 15 anni e sono stato candidato nel 1997. Ho perso. Da allora, ho lavorato privatamente come avvocato e consulente finanziario. Al momento sto rientrando in politica e mi candideró come sindaco. Quale sono gli obiettivi della sua campagna elettorale? Da immigrato, sono stati i servizi che la città di New York ha offerto (scuola, programmi sportivi, biblioteche) ad aiutare la mia famiglia ad elevarsi dalla classe operaia alla classe media. Voglio diventare sindaco per dare queste stesse possibilità alle generazioni future e penso di essere il candidato più qualificato per migliorare le scuole e creare nuovi posti di lavoro per i newyorkesi.

Un movimento culturale Mario Nirta ad Africo, per la musica popolare con il suo ultimo lavoro È nato il circuito CALABRIASONA che è stato presentato ufficialmente alla stampa il giorno 11 aprile 2013 presso la sala Calipari del Palazzo Campanella, sede del CONSIGLIO REGIONALE a REGGIO CALABRIA. Il crescente successo della tarantella e della musica popolare calabrese, ha reso possibile la nascita di CALABRIASONA, movimento culturale dedicato alla musica popolare che, tra luglio e agosto, attraverserà le principali piazze della Calabria. CALABRIASONA si compone di una serie coordinata di eventi e festival. I concerti di musica popolare, nelle varie piazze della Calabria, saranno supportati da attrazioni collaterali specifiche a seconda del territorio in cui si svolgerà il singolo evento. Si passerà quindi dai corsi di ballo e strumenti

nei consueti pomeriggi di preghiera del mercoledì, del sabato e della domenica ma, anche, nelle ricorrenze particolari e/o speciali, come i primi sabati i ogni mese, il 10 e 11 febbraio e il 10 e 11 maggio. Quest’ultima data, la più speciale e importante dell’anno, allo Scoglio, ricorrendo l’anniversario della prima apparizione della Madonna, ha richiamato, mediamente, cinquantamila pellegrini. È iniziato, infatti, e si proseguirà fino ad ottobre, l’incontro giornaliero di preghiera con il Santo Rosario. Dalle ore 19.00, assieme a Fratel Cosimo, i pellegrini si ritrovano di fronte allo Scoglio benedetto, per elevare la preghiera tanto gradita alla

tipici all'etno-gastronomia, da convegni tematici a mostre fotografiche. Ogni piazza ed ogni evento saprà caratterizzarsi mettendo a fuoco una specifica attitudine e/o tradizione del luogo. Il successo della musica popolare “Made in Calabria”, è un fenomeno che coinvolgere ormai l'intera regione e rappresenta la vitalità di un SUD vincente e non subalterno. Nel corso degli ultimi anni la “musica popolare calabrese” ha conquistato spazi, acquisito credibilità, ottenuto consensi tali da trasformarsi in un vero e proprio movimento popolare e culturale. Attraverso la sua “Musica”, la Calabria si è ritagliata una importante possibilità di sviluppo economico e turistico oltre all'opportunità di ottenere “concreta e sana visibilità” in ambito nazionale.

Madonna. Ogni mercoledì, sabato e domenica, inoltre, al termine delle sacre funzioni e, in particolare, dopo la preghiera d’intercessione di Fratel Cosimo, ha sempre luogo una breve ma suggestiva fiaccolata con la statua della Madonna in processione. “Il futuro radioso che attende quest’opera mariana” – ha dichiarato uno dei tanti sacerdoti provenienti dall’Austria e da altri paesi europei ed extraeuropei – “avrà, quale momento storico, la posa della prima pietra del santuario che, sicuramente, rappresenterà un momento importante di valorizzazione anche della vostra bella terra di Calabria.” Giuseppe Cavallo

“Su e giù per la storia” Mario Nirta. Scrittore, giornalista e commentatore politico. Uno scrittore di San Luca che secondo i critici è uno dei migliori talenti tra quelli dell’ultima generazione di penne calabresi. Possiede uno stile di scrittura chiaro e spedito, non dà troppa importanza agli insegnamenti degli autori del passato, ed è proprio questa sua peculiarità che lo porta quasi a dialogare con i lettori, anche quelli che lo apprezzano in particolare per l’indipendenza intellettuale, lo spirito battagliero e laico. Non si tira mai indietro. Dopo la pubblicazione e il successo ottenuto dalle sue precedenti opere, ha dato alla stampa il suo ultimo lavoro, Su e giù per la storia. La presentazione del libro è stata organizzata giorno 18 maggio dall’associazione culturale “Nuovi Orizzonti” ad Africo presso il Centro Polifunzionale. Si tratta di una satira pungente, ma che rispecchia la realtà. Il modo in cui tratterà l’argomento è quello «di un uomo libero che non appartenendo a partiti politici, mafie, chiese, camarille e botteghe varie, e non avendo alcun interesse da difendere, propone i suoi personaggi per quello che sono e si domanda come mai imperatori come Caligola e Nerone, che furono i più amati dal popolo romano, ci siano stati tramandati come dei mostri». Naturalmente, il demerito è di quella scuola italiana che, infarcita di retorica, s’è proposta di annullare le capacità critiche dei suoi alunni, in buonissima parte riuscendoci. L’autore descrive i vari personaggi della storia, religiosi, letterati e politici. Da Caino e Abele fino a quelli della storia romana. Non aspettatevi un messaggio tradizionale di quelli tramandati dai sussidiari scolastici ma tutto l’opposto. Infatti l’auto-

re sostiene che la storia che ci è stata tramandata dai libri è inattendibile perché scritta da uomini di parte. Vi proponiamo un esempio di questa sua visione atipica del mondo. Il brevissimo estratto parla della Bibbia e di Caino: «Noi, anche se ne dubitiamo fortemente, non sappiamo se la Bibbia sia stata davvero ispirata direttamente da Dio… In ogni caso, a leggerla, il meno che se ne deduce è che l’uomo non nacque sotto buoni auspici. Anzi, ne nacque sotto pessimi per colpa d’Adamo ed Eva, che mangiarono la fatidica mela, e di Caino che, tanto per divulgare subito i futuri programmi dell’umanità, uccise il fratello. E chiaramente, con tali presupposti, c’è poco da meravigliarsi se la Terra è quella che è». Mario Nirta, Caino, in id. Su e giù per la storia, BookSprint edizioni 2013.

DOMENICA

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Parlando

di...

Non riconosco la mia Siderno

La nostra città sotto tutti i punti di vista; amministrativo, politico e sociale sta decadendo. Tutto va controcorrente, tutto peggiora anno dopo anno e nessuno si assume la responsabilità di evitare ciò, basterebbero solo un po’ d’impegno e amore per la propria città.

A spasso sul lungomare

I belli del bar Helios Infiltrati Napoletani Martone gran cuccagna

The Voice of Siderno Messaggi nel

tempo di Daniela Ferraro

Tris di re

Un saluto agli amici de la Riviera

OMAGGIO A BOVA

Dalla Calabria fuggono tutti, anche lei ci ha abbandonati

La n e alcu TIEL d

Divieto di transito

Sprazzi di azzurro tra lo stormire lussureggiante delle fronde, turchine esplosioni dove gli alberi diradano mettendo più a nudo la strada che corre, tortuosa, verso l’abbraccio del monte Vua. Ed ecco Bova, cuore pulsante dell’area grecanica, dove così sottile appare il diaframma tra il sogno e la realtà.

Una regina vide, pose i bei fianchi, sul monte Vua sue genti greche e armenti…. Sospira il tempo lungo i tuoi pii uliveti, stupisce il guardo lussureggianti amplessi. Urto di genti, normanni e saraceni, -dei basiliani indelebile l’ormaresisti greca dentro eterna favella e augusta svetti, nelle pupille il cielo.

In pieno centro e nell’orario di punta ecco che passa l’ennesimo camion dopo aver scaricato i rifiuti a Casignana. Questi mezzi non potrebbero disturbare con il loro olezzo le passeggiate su Corso della Repubblica e gli acquisti della Locride. Invece non curanti di prescrizioni e norma, che gli imporrebbero di transitare la mattina presto, ad ogni ora eccoli comparire. Si sentono a chilometri di distanza e se anche non li vedete, sicuramente ne riconoscerete l’odore. DOMENICA 12 MAGGIO

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LA RIVIERA

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I cittadini appaiono menefreghisti e alcune volte omertosi ( parola forse molto grossa). Quest’atteggiamento fa si che la città sia non unita, con poca voglia (direi ascendente)di far rinascere un ambiente che è diventato così disastroso, invidiata da tutti la villa comunale e il lungomare ormai

fatiscenti, le ville color grano, una volta verdi e il “Corso Garibaldi” abbandonato. Non dovremmo essere accomodanti e accettare in silenzio tutto questo. Che peccato! Per non andare alla deriva che quasi lo siamo, ci vorrebbe un’organizzazione più severa! Gli albe-

ri piantati della “Via Amendola” dalla precedente Amministrazione, sono tutti secchi che a vederli mi piange il cuore! La natura che muore! Carissimo Prefetto o Commissario, so che i suoi impegni sono tanti e di varia natura e sicuramente non molto semplici

ma la bella stagione è alle porte, ed io vorrei e con me altri cittadini rivivere, respirare, la città come una volta ridente, ordinata e pulita. Credo non ci voglia molto! Infine una nota rivolta ai giovani: Abbiate rispetto perché la città è soprattutto vostra! Giuseppe Belligerante

la Riviera

Dentisti Associati

La Calabria quando “conta”

nostra Daniela Ferraro uni suoi alunni della IV del professionale di Locri

Armata Terribile

L’ANGOLO DEGLI ANIMALI

Anaconde, i serpenti più grandi del mondo Le Anaconde sono i serpenti più grandi del mondo,infatti possono crescere fino a pesare quasi 230 chili. Sono carnivori e la durata media della loro vita in libertà è di 10 anni circa. Possono raggiungere una lunghezza variabile dai sei ai nove metri ed un peso che si aggira intorno ai 230 chili. Durante la riproduzione diversi maschi formano un groviglio intorno alla femmina che può durare anche 4 settimane. Appartiene alla famiglia dei boa, e l’anaconda verde del Sud America è, per categoria di peso,il più grosso rappresentante della famiglia. Può raggiungere una lunghezza di 10-12 metri, pesare più di 230 chilogrammi e avere una circonferenza di oltre 40 cm. Le femmine sono notevolmente più grosse dei maschi. Altre specie di anaconda provengono tutte dall’America Latina, sono tutte più piccole di quella verde, e sono la varietà gialla, la maculata e la boliviana. Vive nelle paludi, negli acquitrini e in lenti corsi d’acqua, principalmente nelle foreste pluviali tropicali dell’Amazzonia e dell’Orinoco. Sono pesanti e impacciate sulla terraferma,ma furtive ed agili nell’acqua. Hanno gli occhi e le cavità nasali posizionate nella parte superiore della testa, in modo da poter rimanere quasi completamente sommersi in attesa della preda. Si nutrono di maiali selvatici, capibara, cervi,uccelli, tartarughe, caimani e perfino giaguari. L’anaconda è un rettile costrittore, avvolge le prede con il proprio corpo muscoloso stritolandole fino all’asfissia. Le mascelle sono tenute insieme da legamenti elastici che gli permettono di

inghiottire la preda intera, senza curarsi delle dimensioni, e dopo un grosso pasto può rimanere settimane o mesi senza cibo. L’anaconda femmina conserva le uova nel proprio apparato, all’interno del corpo, può dare alla luce 20 o 30 piccoli vivi. Spero di essere stato esaudiente e concludo con quanto scritto dedicando queste informazioni al mio amico Sebastiano Pennisi, con l’augurio di amare non solo i serpenti, ma tutta la natura. Abbraccio Antonio Diano

Buon compleanno al piccolo Giuseppe. Tanti auguri dai Pino e Rosetta e dallo zio Marco

Tantissimi auguri, cucciola nostra, per il tuo primo compleanno, sei la nostra principessa. Dalla mamma, papà, nonni e zii e dalla tua cuginetta Gabry ti sta sempre vicino

Chiamatemi Marley, Bob Marley!!!

Loqui e Sproloqui

di Filomena Cataldo

La legge del pipistrello Con la morte di Giulio Andreotti si perde definitivamente il capro espiatorio della nostra giovane e allegra “democrazia imperfetta”. Imperfetta, ormai, da quel lontano 18 aprile 1948 quando ebbe inizio l’egemonia democristiana come elemento centrale dell’assetto politico dello Stato, cui avrebbe fatto riscontro l’egemonia del Partito comunista tra le forze di opposizione. Settanta anni di storia italiana in cui la legge del pipistrello è stata l’unica legge capace di far nascere una nazione, di provocarle dei mali e renderla, comunque, dipendente dal proprio sistema per cui mai furono importanti gli occhi quanto le orecchie. Mai la Repubblica quanto lo Stato del Vaticano. In un paese di santi laici, fa ben sperare che il diavolo abbia bevuto l’acqua santa. Nella speranza che si sia redento, intanto, si moltiplicano i minuti di silenzio. E non per onorare il lutto politico ma perché il silenzio è cosa buona e giusta. Se non moriremo democristiani, ammettiamo

pure di andarci molto vicino. Ed ammettiamo anche che, secondo gli antichi saperi, nel mezzo vi è la giusta misura.

DOMENICA

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la Riviera n°20 del 12-05-2013  

la Riviera n°20 del 12-05-2013

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