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La Locride ha avuto, fin dal secondo dopoguerra, senatori e deputati. L'anno 2013 s'annuncia veramente nuovo. La novità assoluta è che tra le primarie di Pier Bersani, le non primarie del Cavaliere errante, l'aristocratica agenda di Mario Monti questo territorio rimarrà per la prima volta senza rappresentanti in Parlamento. Colpa anche della mafia che odia versare sangue.


“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perchè la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'invettiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere "superato". Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni”. (A. Einstein, 1930)

Dagli anni 20-30 agli anni 60-70 dall'istruzione di pratiche di atti di richiamo e assistenza al nostri emigranti

Esempio di metamorfosi Quando il viaggio era considerato, dai più, solo un modo per passare da un paese ad un altro, prima di munirsi di spago e cartone, si passava dall'agenzia MACRI' VIAGGI; è qui che ci si perde nella memoria storica di un paese, dove con un soffio è possibile far riemergere pratiche di assistenza agli emigranti verso le Americhe e l'Australia per imbarchi su vapori di passeggeri e di merci. Si perchè la MACRI' VIAGGI, che non ha mai cambiato sede, iniziò la sua attività come rappresentanza di vettori marittimi quali "Cosulich" Società Triestina di Navigazione, "Italia" Flotte Riunite Genova, dagli anni 30, "Giacomo Costa fu Andrea" Genova e "Flotta Lauro" Napoli dagli anni 50. Oggi l'attività continua, come agenzia viaggi e turismo, con l'attuale responsabile, direttore tecnico CARMELO MACRI'. Sono state attivate svariate biglietterie, da quella aerea IATA Accreditation, alle marittime, con "Costa"e "MSC Crociere", per finire alla ferroviaria con Trenitalia. La MACRI' VIAGGI, punto di riferimento sulla Costa Ionica calabrese, viene classificata nel contesto la migliore agenzia viaggi per professionalità ed esperienza. La mission dell'agenzia è che il viaggio sia, oltre ad essere semplice spostamento, momento di vero relax, assolvendo a tutte quelle incombenze burocratiche che ti fanno arrivare alla partenza trafilato e stressato. Attualmente l'agenzia esplica l'attività prevalentemente nel turismo out-going. Dalla prossima stagione : "CALABRIA AMICA" Programma d'incoming firmato MACRI' VIAGGI Vi aspettiamo, nella nostra storica sede, caratterizzata da un'impostazione giovane e dinamica, con il sorriso e la competenza di chi, da sempre, è viaggiatore per passione.

Dagli anni 70 agli anni 80-90 visti, voli passaporti Anni 90 fino al nostri giorni, viaggi, soggiorni ogni tipo

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CONTROCOPERTINA: IL DIRETTORE RISPONDE A AURELIO PELLE E ALLA POLEMICA SANLUCHESE CONTRO LA RIVIERA ED ERCOLE MACRÌ

San Lucanon ha bisogno d’incenso llustre Direttore, un grave episodio di delinquenza giovanile ha offerto a Ercole Macrì una nuova occasione per mettersi davanti a uno specchio deformante. Così si è ritrovato gigante: grande giornalista, grande sociologo, grandissimo moralista. Nessun equivoco: Il gesto dei giovani santulucoti merita la condanna di tutti, in primis della popolazione di San Luca. È stata un’azione grave, allarmante, esecrabile. Tuttavia, il tuo passato culturale e professionale, caro Pasquino, avrebbero dovuto suggerire la trattazione del deprecabile episodio come fatto di cronaca e l’uso di termini linguistici meno offensivi e volgari. Quindi, un maggiore senso della misura editoriale da parte della redazione. L’età degli autori, della quale si è tenuto conto non specificandone per intero i nomi, avrebbe richiesto collocazione e caratteri editoriali più adeguati e sobri. L’autore della nota non ha un bagaglio culturale storico-sociologico, neanche nozioni minime di scienza dell’economia, di psicologia e di pedagogia delle masse, indispensabili per analizzare in modo critico, scientifico, oggettivo le vicende buone o cattive della popolazione di San Luca, data la complessità storica, demografica, in uno, sociologica dell’argomento. Purtroppo, però, i suoi commenti aggravano vecchie ferite sociali. Mi riferisco alla Locride, non soltanto al vituperato centro aspromontano. Non è necessario soffermarsi diffusamente sul reportage in questione. È denso di luoghi comuni sui sanluchesi; è pregno di sciocchezze rancorose; cela bugie freudiane laddove confessa “grande, grandissima colpa” non definire mafiosi tutti i sanluchesi. Nell’ insieme lo scritto in questione è un atto di disinformazione massmediatica e di violenza giornalistica gratuita. Lo scoop in questione denota gravi lacune etiche e giuridiche anche da parte della proprietà del giornale, la quale non si è resa conto del rischio di essere portata in Tribunale da più di mille famiglie ingiustamente calunniate e diffamate. È falsità pseudo-giornalistica, una

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balla cretina l’affermazione che “A San Luca… in ogni famiglia… c’è... almeno un’indennità d’accompagnamento, una Audi A3, un Rolex Daytona comprato a rate e un anello con pietra nera al mignolo. E ancora: aragoste a Natale, Dom Perignon a Capodanno...”. Idiozie irresponsabili, affermazioni false, calunniose e diffamatorie facilmente confutabili in sede giudiziaria. A “la Riviera”, purtroppo, in molti ignorano la morigeratezza dei consumi e la frugalità alimentare di gran parte della popolazione di San Luca; non sono in grado di valutare e ammirare la dedizione affettiva e lo spirito di sacrificio dei sanluchesi anziani a favore di figli e nipoti. Che alcuni ragazzi indossino vestiti e scarpe

Movimenti civili di essere stati assenti e di non svolgere in modo efficace il compito di promuovere iniziative educative idonee. Le accuse mosse alle Istituzioni religiose e culturali comprovano ulteriormente che il cronista non conosce la realtà demografica e territoriale di San Luca e dintorni, scansa il fenomeno del disagio giovanile di cui dovrebbe conoscere la vastità geografica e la pervasività patologica all’interno delle società in molti Paesi europei e occidentali. Non tiene in conto la circostanza che, nella società attuale, la funzione educativa viene svolta da più soggetti: Famiglia, Scuola, Istituzioni religiose, Mass-media, lo Stato nelle sue articolazioni istituzionali, la Società civile

giudizi collettivi e l’emarginazione sociale patiti dai giovani di San Luca, o di Africo, o di Platì? In merito al bilancio tra quanto dato e quanto tolto dai sanluchesi alla Locride , non è agevole quantificarlo. Nessuno può negare che in tanti abbiano contribuito a deturpare l’immagine della locride nel mondo. Purtroppo, negli ultimi decenni gravissime vicende di cronaca nera , tra le quali - epilogo di una faida sanguinosa - la strage di Duisburg, hanno avuto protagonisti cittadini sanluchesi. Il cronista sembra dimenticare i numerosi delitti che hanno turbato le popolazioni di gran parte dei paesi del comprensorio, da Monasterace a Melito di Porto Salvo, e le faide barbariche che hanno insanguinato Locri,

Questo l’articolo in questione, apparso su la Riviera n.52 il 23 dicembre 2012 griffati non autorizza alcuno a generalizzare, tanto più che, tra le righe dello scritto, si coglie, implicita, l’affermazione dell’illiceità delle nostre risorse economiche. Quanto riportato sul tenore di vita lussuoso, da telefilm americano, è grossolano e volgare per cui non è opportuno soffermarvisi oltre. Maggiore attenzione richiedono invece la chiamata in causa di alcune istituzioni attive in San Luca, le quali, in questa circostanza, sarebbero state assenti, colpevolmente silenti, e l’affermazione ( San Luca, ndr), “ paese che possiede tutti gli elementi per dare, ma che invece ha spesso tolto a questo territorio”. Il settimanale ha rinfacciato alla Chiesa, alla Fondazione Corrado Alvaro, alle Associazioni culturali e ai

nella misura in cui promuove gli scambi interculturali e interetnici, agevola e sollecita le relazioni individuali, aiuta l’integrazione tra le sue varie componenti. Per intenderci, la società tutta intesa come tessuto di base dal quale ricavare i filtri osmotici idonei a mescolare ed amalgamare le componenti antropiche sane, a scartare quelle infette e contagiose. L’azione svolta dalle famiglie, dalla Chiesa Cattolica, e dalla Scuola locale ( Elementari e Media Inferiore) sarà stata pure inadeguata ed insufficiente. Ci si è domandati, però, in quale misura agiscono sulla psicologia e nel comportamento dei giovani, i giornali, la televisione, le Scuole Superiori – frequentate in altri paesi della Locride da centinaia di ragazzi santulucoti -, i pre-

Ciminà, Monasterace, Caraffa e Sant’Agata del Bianco, Africo e Bruzzano Zeffirio, Canolo e Sant’Ilario, e , non ultimo, Siderno la Città jonica più sviluppata. Ha messo una pietra sopra vicende di mafia accadute a Marina di Gioiosa Jonica, dai delitti di stampo gangsteristico degli anno ’60 all’omicidio Gatto. Ricordare qui altre vicende di violenza inaudita, dannose per la Calabria intera, non vuole essere cancellazione delle colpe di taluni sanluchesi, nè negazione del ruolo che alcuni di loro hanno svolto nel contesto delinquenziale calabrese; tantomeno un j’accuse rivolto ad altre cittadinanze della provincia reggina. Esprime l’urgenza, improcrastinabile per noi santulucoti, necessaria e doverosa per tutta la Locride, di fare fronte

al fenomeno ‘ndrangheta senza perimetrazioni territoriali riduttive e comode, e con la consapevolezza che la mafia vegeta, cresce e si irrobustisce laddove il terreno in cui ha messo radici è reso permeabile da paure collettive indistinte, laddove l’humus vitale le viene fornito attraverso coltri impalpabili di nebbia che nascondono diffuse situazioni di illegalità ignorata e tollerata con malcelata ipocrisia. Servono catarsi civica e risveglio civile. L’una e l’altro saranno fittizi e strumentali fin quando i fari delle nostre coscienze non illumineranno le pieghe e le imbastiture della tunica apparentemente immacolata indossata da molti. Un processo di liberazione catartica collettiva non può svilupparsi se non ci liberiamo dai pregiudizi e dalle paure irrazionali, se prima non sciogliamo le nostre coscienze dalla colpa di ritenere fuorilegge ed incivili soltanto i fatti che possiamo qualificare di origine ‘ndranghetistica e non tutto ciò che si discosti dalla legge, se non acquisiamo consapevolezza dell’ inefficienza, delle omissioni , degli arbitri e delle prevaricazioni amministrative pubbliche, se non discutiamo degli abusi quotidiani commessi o subiti nei settori più importanti dell’economia del comprensorio locale. Dobbiamo sentirci equilibrati e giusti con gli altri, in pace con noi stessi, decisi a lottare contro tutte le dittature. Dobbiamo rianimare la democrazia. Dobbiamo far risorgere dalle ceneri il coraggio della libertà. In conclusione, ignoriamo quali risultati si proponesse il commentatore de La Riviera, definendo San Luca con un termine profondamente offensivo: zoo. Gli facciamo notare,comunque, che le contumelie pronunciate con la bocca piena di bava, e gli steccati costruiti con inchiostro avvelenato sono effimeri e controproducenti. Auguro ai lettori de “La Riviera”, a Te e alla Redazione un felice 2013. Aurelio Pelle ( Sindaco di San Luca dal 1980 al 1985 )

ubblico integralmente la lunghissima lettera di Aurelio Pelle per evitare che “la Riviera” sia accusata di censurare il libro pensiero e per non privare le nostre lettrici e i nostri lettori d’un grammo soltanto di tutto l’oro colato della smisurata rampogna, che abbraccia cielo e terra: Ercole Macrì, l’editore Condarcuri, il direttore, la Locride taciturna, la scuola non educatrice. Mi sorprende che nello “smisurato” di Aurelio Pelle, che è stato grande sindaco di San Luca, non abbia trovato posto la responsabilità non di chi governa, ma di chi governa la vita morale della comunità locale cui egli appartiene. Responsabilità, del resto, annacquata e diluita nella geografia del malessere dei paesi limitrofi. Ma il punto vero ed effettivo dell’articolo di Ercole Macrì era ed è questo: ci può essere un’omertà di massa su un episodio di criminalità giovanile, che va compreso, ma non giustificato? E se questa omertà s’è manifestata, è “la Riviera” per la penna di Ercole Macrì ad adagiare su un lenzuolo funebre San Luca o sono i dominanti, che dovevano parlare e hanno taciuto? Parliamoci chiaro. Con la religione del municipalismo, che tende a soffocare con l’incenso d’un malinteso sentimento d’amore per il luogo natìo, ci scaviamo la fossa, rimaniamo nella civiltà dello stato d’assedio. E, invece, proprio chi ci sta nella civiltà dello stato d’assedio - a San Luca, che è il paese di Aurelio Pelle, a Siderno, che è il paese di Ercole Macrì, a Bova Marina, che è il mio - deve essere primo nella denuncia dei vizi e delle storture, come hanno saputo fare i grandi meridionalisti che non hanno taciuto nessuna piaga del Mezzogiorno. La strada è questa, ma la corsia preferenziale di Aurelio Pelle è quella, veramente eccessiva e sovrabbondante, dell’invettiva e dell’ingiuria gratuita nei confronti di Ercole Macrì cui fanno scudo le nostre lettrici e i nostri lettori per l’altezza e soprattutto la probità del suo pensiero e della sua parola. E con il quale voglio condividere il crucifige dell’ex sindaco, sottoscrivendo a pieno il suo articolo: non accettabile solo se deformato, come lo deforma Aurelio Pelle. Dimenticando, peraltro, che quando su San Luca fu calata la cappa del “Ab uno omnes disce”, da “Uno conosci tutti gli altri”, come uno tutti gli altri, fummo noi soli de “la Riviera” a opporci alla criminalizzazione di tutta l’intera popolazione. E quando anche il vescovo Morosini tentennò sulla Madonna di Polsi, fummo noi soli a portarla sulle nostre spalle. Dove erano i chiassosi protestatari di questi giorni? E per i due giovani assassinati a Luino, avevano forse perso la lingua? Capisco che essere leoni tutti giorni è arduo, quasi impossibile. Ma, quando si ha lana di pecora, è meglio non ruggire mai. E naturalmente non mi riferisco ad Aurelio Pelle, che continuo ad avere amico nel mio cuore. Pasquino Crupi

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Parlando

di...

LA SETTIMANA

ANNO SABATICO

GRAZIE PLATINÌ

RIACE SU REPUBBLICA

Per Gianni Mura Mimmo Lucano vale Francois Hollande e Cristiano Ronaldo

Incroci amorosi in Parlamento ei, lui e l'altra. Politica e amore, sinistra e passione, sangue e primarie in L terra calabra. Adamo ed Eva sono tornati. E con loro Enza, moglie di lui, che rischia di trovarsi Eva, l'altra, la rivale, vicina di scranno in Parlamento. Fosse una fiction avrebbe un successo pazzesco: due cuori e una lista. La coalizione dell'amore. Ma qui è tutto vero. Nicola Adamo ed Eva Catizone non sono più la coppia di un tempo; la storia ha Eva Catizone (Sel), prodotto un bambino, Filippo, poi lui è tornacon la legittima consorte e i figli nati dall'ul'ex Nicola Adamo to nione coniugale. Anche il sodalizio politico è e sua moglie venuto meno e alla complicità da amanti sono i veleni. Al punto che lui, allora Bruno Bossio (Pd) subentrati segretario regionale diessino e vice di Agazio Loiero, ha contribuito a sfiduciare l'ex fidanzata allora sindaco di Cosenza, che poi ha cambiato perfino partito: dal Pd a Sinistra e Libertà di Vendola, con cui si è appena candidata alle primarie nello stesso seggio dell'altra. Alleati sì, ma sotto un altro cappello. Intanto nel Pd è cresciuto il potere della consorte tradita, Vincenza Bruno Bossio, detta Enza ma anche «l'immarcescibile zarina», come la definisce Mauro Francesco Minervino, professore di Antropologia Culturale ed Etnologia all'Aba di Catanzaro. Tratto da: www.liberoquotidiano.it

“Lucano Domenico (sindaco di Riace).I Bronzi, sì, ma anche un paese che dal dopoguerra a oggi passa da 4mila a 600 abitanti, quasi tutti anziani. Il sindaco gli ridà vita accogliendo i migranti nelle case del centro storico, aiutandoli a trovare un lavoro dignitoso. E Riace diventa “un villaggio globale nell’angolo più povero di una delle regioni più povere dell’Italia, una terra di sogni in frantumi”, scrive Der Spiegel. Volendo, dimostra Lucano (9,5), i cocci si rimettono insieme”.

Ecco quello che scrive Repubblica. Lucano tra i 100 nomi dell’anno, in un elenco che contiene gente del calibro di Francois Hollande, Ray Bradbury e Cristiano Ronaldo. E pensare (sigh!) che la minoranza di Riace dice che da quando è sindaco Lucano “Riace non la conosce più nessuno”. E propongono, “per rilanciare il paese” di puntare sulla festa di S. Cosimo e Damiano… con tutto il rispetto, ma fateci il piacere! Giovanni Maiolo

Pausa di riflessione e altri impegni. Da questa settimana Gioacchino Criaco ci lascia. Con lui la Riviera sarà vedova di un immenso patrimonio, di una banca dati anticonformista e seria. Il vuoto è di quelli incolmabili, un abisso dalla prima all'ultima pagina del nostro settimanale: dalla “Storia di Le Chevalier” a La verità dell'Iride di Benjamin Bowson, passando le intuizioni di Ruggero Calvano e i preziosismi di Fernado Sagado. La perdita per i nostri lettori è paragonabile a quella registrata da tifosi juventini con Platinì. “Non ho più stimoli: da domani smetto!”, comunicò le Roy. La Juve ha voltato pagina. Noi non lo faremo. (la Riviera)

ADDIOPIZZO

La Sicilia cambia musica con Roy Paci l cantante siciliano Roy Paci presta voce, faccia e solgan alla campagna contro il racket e le estorsioni. Come nella sua «Sicilia bedda», che è anche il nome di un celebre brano del cantante, sogna una Sicilia libera dal pizzo. Il testimonial scelto da Addiopizzo di Catania è di quelli di sicuro effetto. La città è stata riempita da cartelloni su cui troneggia il cantante ska-jazz più popolare della Sicilia. «Una Sicilia senza racket suona bene», questo il messaggio che compèare accanto all’immagine di Roy Paci. Quindi l'invito ad imprenditori e commercianti a «fare rete» per combattere la mafia delle estorsioni «abbassare il volume alla mafia» e «cambiare musica».Si spera che il tutto il carisma e il seguito che il cantante ha durante i suoi concerti si possa bissare anche per quest’iniziativa.

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Le notizie più lette dell’anno su larivieraonline.com

IL VIDEO DI NATALE

CARTOLINE MERIDIONALI Antonio Calabrò

Pietro Diano, un eretico

Alba sul Mar Jonio, il fuoco a testa in giù

1)OPERAZIONE CRIMINE: IL GRANDE SHOW

aurora dalle dita rosa, per dirla con Omero, il fuoco a testa in giù, un mare di cristallo, la solidificazione delle emozioni, le primadonna Etna e il suo fumo spettinato, il verde vivo dell’Aspromonte, e qui l’aria è così tersa che anche morire non fa male, come scriveva Esenin e cantava Branduardi. Lo scenario della costa Jonica, l’incanto delle albe e l’amore sconfinato per la vita, a dispetto di tutto. L’eternità ? Il mare che s’incontra col cielo, scriveva un ragazzo di Charlerville tanti anni fa. E aveva ragione.

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2)PEPPE BURRACCIA E IL REDDITTO DI PROVINCIA

3)AFRICO SENSAZIONALE SCOPERTA ARCHEOLOGICA

4)CINZIA SARACO, UNA CAULONIESE A UOMINI E DONNE

POLEMICA TRA LUCIO MUSOLINO E IL GOVERNATORE SCOPELLITI

Tritolo a mezzo stampa ucio Musolino dalla pagine de Il Fatto quotidiano il 27 dicembre attacca senza riserve il governatore Scopelliti e il suo modello Reggio. Quasi nello stesso momento in cui Scopelliti ha annunciato di volersi candidare al Senato come capolista Pdl ecco che viene emessa la delibera 309 dai giudici contabili il 21 dicembre. Quest'ultima insieme alla situazione finanziaria di Palazzo San Giorgio rappresentano secondo quanto scritto dal giornalisra «un macigno che pesa su un'intera generazione di politici in riva allo Stretto». Sarebbero a rischio le carriere politiche del governatore Scopelliti e dei suoi fedeli Peppe boys. Se sarà dichiarato lo stato di dissesto per il

L 5)IL PONTE DI BIANCO: UN KILLER SULLA 106 6)ENZO INGO, L’INNOCENZA DI UN BAMBINO

7) CHIWAWA CHE SCONVOLSE L’ESTATE SIDERNESE 8)GLI OCCHI DI ANNA MULTARI E L’ESEMPIO DI ALFREDO PISOLINO

Dati Google.com

Comune di Reggio il tracollo della classe politica che ha guidato Reggio per 10 anni per Musolino sarà inesorabile. Non ci voleva per Scopelliti e proprio ora che aveva deciso di candidarsi. I progetti del Presidente si scontrano con i dati relativi al rendiconto 2010 «che evidenziano la presenza di residui passivi (obbligazioni a carico del Comune) per un ammontare di euro 679.244.753». Ma non finisce qui. Il giornalista calabrese specifica che nella relazione della Corte dei Conti «l'amministrazione Scopelliti prima e quella del sindaco Demetrio Arena dopo sono state caratterizzate da “una gestione arbitraria e pervicacemente impegnata ad aggirare ogni controllo di legittimità”».

a Locride è già spenta nonostante Pietro Diano l'abbia illuminata con il suo video di Natale. È durato poco ore, solo il tempo di un pandoro e di qualche risolino di scherno soffiato sul caminetto e la griglia di stocco alla sidernese. Poi la sfumata di salmoriglio ha annebbiato la vista, Last Christmas e You Tube: «U vidistuvu a chigliu, ma è fora i testa, si senti George Micheal?» punzecchiavano i figli. «Nu scandalu totali, fora gabbu e fora meravigghia» ribattevano genitori, suoceri e sumpesseri. Riuniti dal cenone della vigilia hanno spalancato tutta la loro miopia e dinanzi alla visione proibita hanno stappato giudizi universali, tracannando arretratezza. Quella fatta di luce fioca, di uomini veri, di mogli incinte, di liquidi seminali potenti, di buoi e di paesi tuoi, dove i gatti sono gatti e i colombi colombi. Qui, dove oltre Santo Stefano è Apartheid e da Martedì Grasso a Pasqua è Quaresima, in questa Locride spigolosa, che guarda dai buchi della serratura e che somiglia sempre a tutta la tristezza del mondo, bisogna pagaiare a vista smentendo Copernico e Galileo Galilei: in un mondo quadrato, Pietro Diano è un eretico.(E.M.)

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PRIMO PIANO

LE PRIMARIE NATALIZIE DEL PD

Rivoluzione noi vogliamo fare RODERIGO DI CASTIGLIA

ale l’annuncio de “l’Unità”, quotidiano fondato nel 1924 da Antonio Gramsci (chi era costui?) e affondato dai circoli dirigenti del Pd, il 2 gennaio: le primarie-parlamentarie, alle quali peraltro Pier Luigi Bersani era stato costretto dal giovane Matteo Renzi, non stagionato come il grana di Parma, sono state “una rivoluzione”. L’illusione ottica è l’ultima a morire, ma io sono ben lieto che la parola, che fece tremare, sobbalzare, rinnegare e tutti mutare in riformisti, sia rientrata nel vocabolario politico, mentre malinconicamente già m’avviavo a pensare che l’ultima rivoluzione, rimastaci, della quale menare lode per la vita che ci assicura perpetua, fosse quella del Terra che gira attorno al Sole. Ma no! La Rivoluzione ha sette vite come i gatti e sette teste come l’idra. Torna in circolazione grazie al democratico Bersani e alla signorina Rosy Bindi, che non rispettano le regole da loro stessi fissate insieme a un ristretto numero di altolocati dirigenti. Che senso ha stabilire la non ricandidabilità di parlamentari, che hanno consumato 3 legislature, quando la deroga è richiesta dagli stessi che questo gran principio di rinnovamento hanno codificato? E che senso hanno le primarie-parlamentarie quando nelle liste elettorali sono catapultati i carri armati pesanti, cioè segretari di federazione, consiglieri

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regionali, commissari straordinari, piccioni viaggiatori, come Anna Finocchiaro, custodita nello scrigno di D’Alema a Taranto, e Rosy Bindi, dirottata a Reggio Calabria? Un dirigente politico intelligente, come lo è Mario Oliverio, in proposito della Casta Diva, nell’intervista a “Calabriaora” ( 2 gennaio), ha spiegato che la sua congegnata candidatura a Reggio Calabria non rappresenta per nulla una ferita alla dignità politica del gruppo dirigente calabrese, semmai conferma che «un partito che ha un grande respiro nazionale deve s a p e r coniugare esperienze nazio-

IN EVIDENZA

“Un partito che ha un grande respiro nazionale deve saper coniugare esperienze nazionali e regionali”, dice Mario Oliverio. Ma deve spiegarci perché tale “coniugazione” viene effettuata non in Lombardia e in Emilia, ma nel Mezzogiorno, in terra di Puglia e in terra di Calabria. Dai cani dalmati ai cani di macelleria.

nali e regionali». Una bella trovata. Ma incombe a Mario Oliverio l’onere di spiegare perché tale coniugazione vien sperimentata non in Lombardia e in Emilia, ma nel Mezzogiorno, in terra di Puglia e in terra di Calabria? Perché è luogo di ascari? Di ambiziosi sterili, che servono tacendo, e al regno pensando? Talché a me sovviene il dubbio atroce che l’omertà, categoria ristretta ai mafiosi e ai loro dintorni, sia diventata la categoria allargata del ceto politico. Che tuttalpiù allena ad abbaiare, cioè, a festeggiare i dominanti. Né è un caso che di recente, a 8 e mezzo

della signora Lilli Gruber, Beppe Severgnini, per dare idea della qualità dei politici di serie segugia, abbia ricordato i cani dalmati che accompagnano fieri con i loro latrati le carrozze dei vincitori. Cose del Nord. Noi dobbiamo accontentarci d’una razza canina d’un calibro inferiore che può vantare sui dalmati solo una maggiore antichità. Ossia, i cani di macelleria. Né adatti alla guardia per cui si corrono pericoli né adatti alla caccia per cui bisogna correre e sudare. E sempre sdraiati di fronte alla beccheria, in attesa d’un osso, sporchi di sangue e digiuni. Così come si sono ritrovati dopo le primarie-parlamentarie specialmente in Calabria dove il voto che sbalza in cima alla classifica due consiglieri regionali, Demetrio Battaglia a Reggio e Bruno Censore a Vibo, il commissario Alfredo D’Attorre a Catanzaro, il deputato Nicodemo Oliverio a Crotone, e a Cosenza la signora Enza Bruno Bossio, tostata, come il caffè, che non passa mai di moda. Né m’aspetto novità dal cilindro di Bersani. Vi potrà estrarre solo conigli, che temono persino il voto pilotato e organizzato per il loro passaggio o reingresso al Parlamento, ma contrabbandati come gli eccelsi di cui nessuna democrazia parlamentare può fare a meno. Sarebbe veramente un miracolo che fuoriescano da cilindro leoni. Forse i leoni di San Marco. Non Marco. Non Marco Minniti.

IL DIAVOLO NERO

LA CAMPAGNA D’INVERNO er la prima volta nella storia della Repubblica italiana, che assegna la sovranità al popolo, si andrà a votare a febbraio, in pieno inverno, nel gelo, nel freddo, nel vento. E pare cosa ottima contro la realtà dell'astensionismo e la tentazione di un suo ulteriore ingrandimento. In primavera non si poteva, perché le elettrici e gli elettori sarebbero stati invogliati ad andare per campi a raccogliere “ violette e gigli/ fra l'erba verde, e vaghi fior novelli/ azzurri, gialli, candidi e ver-

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migli”. Né si poteva in estate. Le elettrici e gli elettori avrebbero preferito alla chiusa aria delle cabine un bagno al mare o nei laghi. È l'inverno, dunque, la stagione che concilia di più urne ed elettori. Non avremo una campagna elettorale, ma una campagna teatrale, nel senso che avrà svolgimento nei teatri, che Bersani, Berlusconi, Monti potranno utilizzare, sborsando fior di euro. Ciò che non sono in grado di fare i movimenti e i partiti minori la cui propaganda elet-

torale sarà ridotta al minimo. Un vulnus, una ferita alla democrazia? Per nulla. Più si parla e più si sbaglia, la migliore parola è quella che non si dice, e Giorgio Napolitano, Mario Monti, Silvio Berlusconi, Pier Luigi Bersani hanno fatto di tutto per toglierla ai veri progressisti. I quali, essendo nullatenenti, non hanno diritti, come sosteneva Ugo Foscolo. I nullafacenti, quelli che sono vissuti sempre di politica e non per la politica, i diritti ce li hanno e come, dove la democrazia si trasforma in plutocrazia.

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COPERTINA

di Eleonora ARAGONA

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«Non è possibile. È una vergogna. Ma come si può andare avanti così». Queste le lamentele di una signora esasperata che aveva appena buttato un sacchetto di rifiuti. Anche andare a gettare la spazzatura ormai è un'impresa e la gente è stufa. Il cassonetto era stracolmo e già un discreto numero di altri sacchetti ingombravano il marciapiede intorno. La signora, dopo aver esitato un attimo, era stata costretta ad aumentare ulteriormente quel cumulo. Ma cos'altro poteva fare. Ci sono zone in cui la spazzatura ha invaso persino le strade, limitando il traffico e rendendo la strada ad una corsia di marcia. Per poter passare gli automobilisti sono costretti ad alternarsi e a dribblare le buste di rifiuti. Questa la situazione a Siderno, ma potrebbe benissimo essere successo a Lamezia Terme, a Reggio Calabria, a ioia Tauro, a Locri, ecc. Da quest'estate casa nostra è invasa dalla spazzatura. Il servizio di raccolta funziona a singhiozzo. I dipendenti delle ditte di raccolta sono in protesta una settimana sì e una no, ma è anche comprensibile visto che non gli vengono pagati mesi e mesi di arretrati. Intanto i cumuli di immondizia si accatastano per essere rimossi (forse) a protesta conclusa. I dipendenti non sono però gli unici a lamentarsi per l'assenza di entrate. Anche le aziende avanzano arretrati dai comuni. Nell'intervista apparsa sul nostro settimanale il 4 novembre 2012 il presidente di Locride Ambiente, Giovanni Gerace, dichiarava «I comuni della Locride sono debitori per milioni di euro nei confronti d e l l a società». Già nell'ag o s t o l'Ufficio del

CASA NOSTRA INVASA DAI RIFIUTI

Ecobomba

I dipendenti delle ditte di raccolta protestano perché non ricevono lo stipendio da mesi. I comuni non pagano. Le discariche sono colme. E i finanziamenti dell’UE non si sa come siano stati spesi. Ma noi siamo stanchi e commissariati dal 1997. Èora di trovare una soluzione.

Commissario Delegato per il definitivo superamento del contesto di criticità nel settore dei rifiuti urbani nel territorio della Regione Calabria aveva diffuso una nota stampa in cui «invita i parecchi Comuni inadempienti a pagare le rate inerenti alla tariffa di smaltimento RSU, anche perché il sistema, potrebbe andare in tilt». Uomo avvisato mezzo salvato? Non sembrerebbe proprio. La situazione è preci-

pitata in tutta la Regione e in particolare nei comuni reggini. Quello che è più strano è che la Calabria è stata commissariata per “il definitivo superamento del contesto di criticità nel settore dei rifiuti urbani” nel 1997. I finanziamenti ricevuti per l'emergenza non hanno portato a niente visti i risultati. Si sarebbe dovuto studiare un piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti ma non è stato fatto. Si sarebbe dovuta implementare la raccolta differenziata, ma spesso anche questa soluzione è stata una farsa. I cittadini separavano carta, vetro, plastica e orga-

nico e i raccoglitori venivano svuotati tutti nello stesso camion che li portava nella medesima discarica. Idem per il “compost”, un fertilizzante che potrebbe essere prodotto con i rifiuti. Un altro buco nell'acqua. Nel dicembre 2012 doveva concludersi il commissariamento, ma vista la situazione il dott. Vincenzo Speranza si è visto prorogare il mandato. Già il suo mandato è stato molto criticato e le sue decisioni definite come dei «tamponamenti provvisori», ma la prima azione del suo nuovo incarico è stata al centro di proteste e polemiche. Il commissa-

DOMENICA

rio ha infatti richiesto l'entrata in funzione della discarica di Melicuccà definendo il sito «basso tasso di inquinamento ma fondamentale per assicurare un'uscita dall'emergenza». Di pare ben diverso Legambiente: «Già un anno fa, nel settembre 2011 dichiara Francesco Falcone, presidente di Legambiente Calabria - abbiamo presentato una circostanziata denuncia al procuratore di Palmi, segnalando una serie di evidenti anomalie relative al sito “La Zingara”. Una discarica che viola palesemente le normative, una bomba ecologica che è una vera e propria minaccia

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Elogio alla pazzia?

LA PROTESTA

ILARIO AMMENDOLIA

isogna essere un po’ pazzi per accettare supinamente molte delle cose che avvengono intorno a noi senza reagire. Bisogna essere ancora più pazzi per reagire pagando di persona. Percorrendo in lungo e largo il comprensorio Jonico un senso di smarrimento ti soffoca: la Locride è sommersa dai rifiuti. Ce ne sono tanti da costruire le “torri gemelli” dell’immondizia. Strade di campagna, centri interni, comunità costiere, periferie urbane e centri storici, luoghi vicino agli Istituti di ogni ordine e grado, alle scuole materne, alle guardie mediche, all’ospedale ovunque rifiuti anzi: una, dieci, cento, mille discariche! Non c’è differenza tra i Comuni amministrati da sindaci normalmente eletti, commissari prefettizi, commissari antimafia. Almeno per una volta la Locride è unita: nella sporcizia! Eppure sono appena passati i giorni di Natale e di Capodanno. Probabilmente in qualche albergo arriva qualche turista, in alcuni paesi ci sono gli insediamenti dei cosiddetti “inglesi”, ma noi diamo questa immagine devastante. Di quale decollo turistico si può parlare? Quale tour operator investirebbe soldi in Calabria? Questa è solo una parte del dramma! Le ripercussioni più serie si riverberano sui nostri ragazzi che si abitueranno a convivere con la spazzatura, che non avranno modo di gustare le

B per i cittadini. A pensarla così anche i sindaci del comprensorio, le associazioni, i sindacati e soprattutto la gente del territorio». La preoccupazione principale degli ambientalisti è la compromissione delle falde acquifere della Piana. Sotto il sito su cui sorge la discarica scorre il torrente Arena, che è un affluente del torrente Vina, fonte di approvvigionamento per l'acquedotto che serve la fascia tirrenica reggina. In ogni caso le discariche sono stracolme e non sono la soluzione al problema. È dal 2010 che il presidente del FAI Ilaria Borletti Buitoni, « Una raccolta differenziata “fatta sul serio” e una cintura di micro-impianti che evitino di “trasformare piccoli centri in metropoli dei rifiuti altrui e che rispettino le aree verdi”. Due soluzioni semplici e praticabili. Esattamente quelle che servono, secondo per far fronte all'emergenza rifiuti al Sud, un problema ormai insostenibile per gli abitanti, il territorio e l'economia locale».

La Lorcride è finalmnte unita: nella spazzatura !Le foto che pubblichiamo mortificano noi come giornalisti e voi come cittadini di questo nosro comprensorio.. Proviamo tanta amarezza perchè il tentativo di risolvere il problema è stato abbandonato ad opera di una classe dirigete regionale e di zona che non sa anadre oltre le faide paesane

bellezza e la freschezza della pulizia, di pretendere un ambiente più curato e più pulito. Infine i rischi per la salute. Ho consultato un medico specialista e mi ha sinteticamente illustrato quanti miliardi di batteri, e quindi quanti ratti, insetti, parassiti, trovano rifugio negli accumuli di immondizia. Lo stesso terreno su cui giacciono, per giorni e giorni, i rifiuti rischia un inquinamento permanente non solo superficiale, ma anche nelle falde sottostanti. Pericoli elevatissimi soprattutto per la salute dei bambini che vi giocano nelle vicinanze, per gli anziani, per gli ammalati. Eppure questa è la Locride in questo momento. Questa è l’intera Calabria. Quanto accade non è frutto del destino, ma la conseguenza di precise responsabilità di una classe dirigente. Nell’estate del 2011 mi sono trovato, quale presidente del comitato dei sindaci, al centro di uno scontro con il Commissario per l’emergenza ambientale. Scontro aperto e senza quartiere che mi ha portato a chiederne con forza, e pubblicamente, le dimissioni. Inoltre ho supplicato, inutilmente, l’intervento delle Autorità competenti. Non si può essere indifferenti, non si può non essere indignati, dinanzi a una montagna di denaro spesa dall’Ufficio del Commissario per l’emergenza con risultati pari a zero. Inoltre un’emergenza non può durare venti

anni con un costante spreco di fondi. Tuttavia noi non ci siamo limitati a protestare abbiamo fatto molto di più. Nel “progetto d’urto” per la Locride, non a caso, si partiva proprio dai rifiuti cercando di trasformare un problema in una risorsa. Lo si faceva con competenza e forza. Inoltre veniva evitata la classica furbizia paesana di trovare la scorciatoia per un singolo comune ,ma ben 42 consigli comunali, insieme, approvavano una piattaforma strategica che partiva proprio dalla emergenza rifiuti. Inoltre, anche grazie al senatore De Sena, era in stato avanzato, l’ ipotesi di un finanziamento finalizzato all’emergenza rifiuti da parte della fondazione Carlo Borgomeo, decisione presa alla presenza del presidente Borgomeo in una riunione congiunta presso il Comune di Locri. Sorprende negativamente il fatto che il bando odierno escluda la Locride e l’intera provincia di Reggio. Segno di un immobilismo non più sopportabile. I tavoli che si sono allora costituiti mi sembrano fermi e questo mi amareggia e mi mortifica. Infine, una annotazione di carattere personale. Si sono sprecati una montagna di soldi, ci troviamo sommersi da analoga montagna di rifiuti. Una, una sola, persona è sotto processo: il sottoscritto. Io ho avuto la responsabilità d i

scontrarmi con i responsabili del disastro. Con i potenti non ci si può scontrare senza pagarne le conseguenze. Così si sono alzati in volo gli elicotteri dei noe ma non hanno visto il disatro ambientale che sta sconvolgendo la Calabria. Inoltre, reato ancora più grave, nel pieno rispetto della legge, ho tenuto pulito il mio paese. Questo è il crimine che ho commesso. Siederò serenamente sul banco degli imputati. Serenamente, dal momento che quel banco è libero dai responsabili di tanto degrado e tanto spreco. Ho salvaguardato la salute dei miei concittadini, tutelando l’ambiente, evitando sperperi, cercando di dare una immagine dignitosa del Paese di cui ero sindaco e della Locride. Ancora una volta sarò imputato ma con dignità, assolutamente consapevole di aver rispettato il giuramento sulla Costituzione della Repubblica, anteponendo gli interessi collettivi a quelli personali. Non mi sento né eroe, né vittima. È il prezzo che si paga alla “follia” quando si vuole cambiare una realtà così amara e sfidare poteri così perversi.

I rischi per la salute sono elevatissimi. Miliardi i batteri,e quindi ratti, insetti, parassiti trovano rifugio negli accumuli di immondizia. Lo stesso terreno su cui giacciono i rifiuti rischia un inquinamento permanente, anche per le falde profonde DOMENICA

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Parlando

di...

Approfondimenti UNA STORIA

Inps MARIA BOETI Ha aperto i lavori, introducendo il Direttore generale, il giornalista dell’Ufficio Stampa Consalvo Cordova che nella sua brevissima disquisizione ha annunciato che la parte più consistente della Conferenza stampa sarebbe stata dedicata al Bilancio, oltre all’illustrazione del lavoro svolto fin ora dalla dott.ssa Squillacioti. Dunque, offrire un’informazione corretta agli utenti attraverso gli organi di stampa, questo lo scopo dell’incontro che si è svolto nella mattinata di ieri a Palazzo Tibi fra i quali relatori erano presente anche il dott. Francesco Cananzi e il Direttore amministrativo Scali. Per lumeggiare il discorso fin dalle prime battute, dopo i ringraziamenti di rito - a giornalisti, sindacalisti e sindaci - la dott.ssa Squillacioti si è affidata alla sua personale positività dichiarando «Desidero guardare con positività il futuro e con dati di fatto in mano desiderando essere in sinergia con gli stakeholder che ruotano intorno all’azienda». Rimarcando quanto sia importante fare squadra. Ha sollevato delle obiezioni riguardo notizie distorte riportate da un quotidiano che in passate pubblicazione attestava il caos dei Bilanci dell’Azienda sanitaria. «Nulla di ciò è vero, quelli del 2008 e del 2009, antecedenti la mia presenza in Direzione ma approvati successivamente con un disavanzo rispettivamente di circa 58 milioni di euro per il primo anno citato e di circa 31 milioni per il secondo». La manager si riferiva alla rendicontazione della Commissione straordinaria delle Aziende Palmi e Reggio. Quindi, documenti contabili di anni precedenti (2008-2009) rimarcando con forza che sono stati bocciati per elevato disavanzo. «È indispensabile tenere in considerazione che si è provveduto all’accorpamento contabile e alla sua unificazione» ha prose-

ASP DI REGGIO CALABRIA

Si parla di bilancio, riconversione e miglioramento dei servizi guito. «Inoltre, in Regione ci sono state grosse difficoltà a pagare i debitori e ripianare i debiti sempre del periodo 2008-2009». Ha parlato inoltre di strascichi che devono ancora essere ridefiniti. Ha distinto inoltre con la massima precisione il Bilancio respinto del 2010, approvato - sì - con un avanzo di un milione di euro, ma ugualmente bocciato per alcune deficienze amministrative precedenti. Riguardo il Bilancio del 2011, ha chia-

rito che è già stato approvato con un utile di quasi 500mila euro, e ha annunciato l’impegno per il bilancio 2012 e per quello di previsione del 2013. Fra gli argomenti da esporre c’era tra l’ altro la riconversione di Scilla dove è stato fatto – a suo dire - un gran lavoro per riconvertirla in Casa della salute, così come per Siderno ci sono dei progetti - a gennaio partirà la gara d’appalto per ristrutturare le vecchie strutture riconvertirle e riutilizzarle. Ha esposto, altresì, del Centro di assistenza territoriale a Siderno e più in generale della rete ospedaliera, di quella privata e di quella di emergenza-urgenza. Ha avuto un notevole impatto - soprattutto su qualche giornalista che alla fine ha polemizzato sui fondi - lo scenario degli Hospices, quello di Siderno e di Melicucco. In chiusura d’argomento è stata posta la domanda, alla Dirigente, se ci sarà la massima attenzione per l’Hospice infantile. Anche il risparmio degli affitti e del trasferimento dell’intero corpo B di Palazzo Tibi sul Corso Garibaldi è stato motivo d’orgoglio per la dottoressa. I l

presidio ospedaliero di Polistena, invece, è stato schematizzato per sponsorizzare la ristrutturazione del Reparto di Psichiatria e la Rianimazione con l’aggiunta di posti letto. Così come il dipartimento Materno-Infantile polistenese è stato segnalato con entusiasmo nell’ampio discorso, dove negli obiettivi di Piano rientrerebbero anche quattro ambulanze materno- infantili. Con scrupolosa esattezza ha parlato dei tagli - trentatre strutture in meno - del Piano di rientro, del Tavolo Massicci e delle normative che vengono imposte dal Ministero della Salute. I contratti con le Case di cura che ultimamente sono stati pagati in anticipo e delle farmacie, tenendo sempre d’occhio gli sprechi; dei farmaci salvavita, del loro alto costo, del modo giusto nello scambio razionale per le farmacie ospedaliere di Locri e Polistena. Un miglioramento quello descritto dalla Dirigente che potrebbe essere riassunto a ciclo continuo e passi graduali. Lo scenario sul personale è stato illustrato sulla pesante situazione fin ora vissuta in quanto si lavorava senza contratti e senza basi

legali. «È giusto dare, riguardo il personale, dopo l’assegnazione dei buget, obiettivi di responsabilità a dirigenti di strutture ospedaliere semplici e complesse. Con il nuovo anno convocherò un tavolo di concertazione da cui mi aspetto venga fuori un lavoro d’intesa proficuo. Daremo la massima attenzione al personale e ai precari. È nell’interesse di tutti che l’Azienda funzioni. Il Direttore della Regione Orlandi ha prorogato fino a Luglio il contratto dei precari. Continuerò su questa strada, il mio motto è sempre stato mani pulite e fronte scoperta. Ci sarà una ricognizione di tutti gli uffici del personale, degli uffici direttivi e amministrativi, di tutta la struttura dirigenziale completa». Alla domanda sul nome del nuovo Direttore Sanitario la dottoressa ha taciuto assicurando che a giorni lo comunicherà. Sul ridimensionamento del Reparto di Otorino a Polistena il dott. Cananzi ha risposto dichiarando che i casi urgenti e di eccezionalità si appoggeranno ai Reparti di chirurgia; mentre sui casi di personale impiegatizio - che pare - occupi posti di rilievo con titoli accademici di scuola media inferiore non ho ricevuto rispota. DOMENICA

L’INPS, che da un anno è diventato SuperINPS, avendo inglobato INPDAP ed ENPALS, forte dei provvedimenti governativi in tema di tagli alla spesa pubblica, sta tirando fuori il peggio di sé arrivando a fare terrorismo nei confronti dei pensionati che rappresentano le fasce più deboli dei cittadini italiani. Già nel mese di settembre, l’INPS aveva annunciato che 200mila pensionati sarebbero stati chiamati a restituire la 14° ricevuta “indebitamente” per alcuni anni, dopo l’introduzione voluta dal governo Prodi per i pensionati con più di 64 anni e appartenenti alla fascia di reddito più bassa. Dall’analisi dei redditi del 2009 erano emerse alcune irregolarità e quindi l’INPS aveva annunciato di procedere al recupero coatto di dette somme in rate mensili, a partire da novembre, per 12 mesi, poi corretti in 24. Da qualche giorno, adesso proprio sotto feste, un’altra trovata: molti pensionati stanno ricevendo una lettera raccomandata dall’INPS che intima loro di presentare entro il 28 febbraio una domanda di ricostituzione della pensione per ovviare alla mancata presentazione degli ulteriori redditi per il 2010, pena la sospensione e successiva revoca della pensione. Il panico è entrato nelle case di molti pensionati al minimo, i quali alla ricezione della raccomandata hanno temuto di aver già perso i “quattro soldi” che gli consentono di vivere al limite della sopravvivenza. Un provvedimento, questo dell’INPS che, seppur supportato da una legge che prevede la procedura della sospensione, si inserisce in un generale comportamento che l’Istituto sta tenendo, che tende più a gettare il pensionato nello scoramento, piuttosto che nella tranquillità e l’incoraggiamento a fidarsi di uno Stato amico che i cittadini italiani meriterebbero.

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PRIMO PIANO La lettera

Un invito ai movimenti meridionalisti, intendendo le numerose Associazioni e i liberi cittadini, a voler indirizzare il loro proprio voto verso quelle forze disponibili ad accogliere le tesi meridionaliste

di Leo Autelitano

I meridionalisti al voto! Caro Direttore incombono le elezioni e torna il tempo dei trasformisti! Uomini di istituzioni, di governo e sottogoverno, gente che magari fin quando si è trovata nell’esercizio del ruolo, non si è mai sognata di abbracciare battaglie dure e nel caso anche ardite a favore della causa del mezzogiorno, oggi in campagna elettorale rischiamo di trovarcela, impossessata del marchio, impegnata a cavalcare il cavallo comodo della causa meridionalista, causa ripara-

trice di ataviche ingiustizie e al tempo stesso fautrice dell’agognato sviluppo liberatore dovuto al Mezzogiorno! Rifiutiamo soprattutto in tali momenti l’ipotesi che quanti impegnati nella vita di ogni giorno a far camminare l’idea di un Mezzogiorno libero, protagonista, non più subalterno rispetto all’azione di governo del Paese, si trovino improvvisamente nella semplice condizione di dover scegliere fra i nemici del mezzogiorno e quanti impossessatisi del marchio, si ergono a

L’intervista di Giuseppe Gangemi

soli esclusivi rappresentanti della causa meridionalista. Sarebbe davvero un assurdo! Per evitare ciò, si invitano tutti i movimenti di ispirazione meridionalista e con questo intendiamo non solo i movimenti politici, ma anche le numerose Associazioni e financo i liberi cittadini, a voler indirizzare il proprio voto verso quelle forze, perfino verso quelle di estrazione parolaia lontana dal gergo meridionalista, disponibili ad accogliere le tesi meridionaliste all’interno dei propri

programmi politico-elettorali. Sarebbe questa una lezione di alto profilo culturale oltre che di maturità manifesta in tempi in cui tutto è ridotto a contrattazione finalizzata alla garanzia di spazi elettorali in cambio del voto. Per dare corpo ad una simile idea e per articolare nel merito una proposta, sarebbe opportuno organizzare un incontro fra i vari soggetti interessati, magari utilizzando la data del tredici gennaio, una data abbastanza utile per

far seguire alla stessa, una proficua battaglia elettorale! Al vostro giornale, guidato da autentici meridionalisti, chiediamo un contributo in questo senso, patrocinando magari l’iniziativa dell’incontro. Grazie per l’ospitalità ed auguri di buon lavoro. Leo Autelitano Movimento Sud per l’Autonomia

Un ingegnere laureato al Politecnico di Torino che è stato tra i fondatori di un’azienda leader nel settore dei programmi per la progettazione di impianti. Decide di tornare in Calabria e dedicarsi al problema ambientale proponendo idee innovative

Energie alternative tilizzare gli scarti vegetali (biomasse forestali) per produrre corrente e per climatizzare gli edifici. Realizzare, al posto del ponte sullo Stretto, un tunnel collegato a dei generatori che producono elettricità grazie alle correnti marine. Ecco alcune idee innovative dell’ingegnere elettronico reggino Diego Quattrone, 52 anni, esperto di energie rinnovabili e di software, agricoltore a tempo perso, la cui amicizia mi consente di conoscere le potenzialità delle tecnologie che non inquinano. Diego propone e pratica uno stile di vita sobrio e sostenibile in contrasto con coloro che perseguono unicamente la crescita economica. Laureato al Politecnico di Torino, è stato tra i fondatori di una azienda leader nel settore dei programmi per la progettazione di impianti e per il calcolo energetico degli edifici. Avvertendo l’urgenza del problema ambientale, è tornato in Calabria dove svolge ricerche nel campo delle energie alternative. Si interessa in particolare dello sfruttamento dell’energia solare e della cogenerazione per la climatizzazione estiva. Produce inoltre software per la certificazione energetica. Ingegnere, che cosa sono le biomasse forestali? Sono tutti i prodotti destinati alla combu-

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stione per produrre energia derivati dalla potatura, dal decespugliamento e dallo sfrondamento. Alcune aziende trasformano in combustibile l’intero albero. La combustione produce anidride carbonica. Anche se produce anidride carbonica, la quantità di CO2 prodotta verrà assorbita dalla ricrescita della vegetazione. Occorre precisare che le organizzazioni ambientaliste raccomandano l’utilizzo di terreni scarsamente produttivi o di foreste, di cui la Calabria è ricca, per la produzione di energie rinnovabili, evitando l’utilizzo dei terreni che possono essere destinati alla produzione di alimenti. Perché impiegare in questi terreni improduttivi le biomasse invece che installare impianti fotovoltaici? Perché gli impianti fotovoltaici richiedono notevoli investimenti economici e richiedono energia (e quindi inquinamento) per la loro costruzione, mentre le biomasse forestali possono essere sfruttate con modeste risorse economiche e producono molta occupazione. Come avviene la raccolta e il trattamento delle biomasse? Dopo una prima essiccazione sul terreno di raccolta che serve a eliminare gran parte dell’acqua, i vegetali vengono trasportati in un sito dove subiscono la triturazione ed un ulteriore essiccamento naturale. Infine vengono trasportati presso le centrali. Per la raccolta, in una prima fase, potrebbero essere utilizzati gli operai forestali. Se la tecnologia si diffonderà richiederà altra manodopera. Quali investimenti occorrono? Si potrebbe pensare che sia necessario costruire grandi centrali termoelettriche,

IN EVIDENZA Energie alternative per rpodurre corrente e climatizzare gli edifici. Realizzare un tunnel sotto lo Stretto. L’ingegnere/scrittore di Palmi discute di idee innovative e soluzioni ecosostenibili per il nostro territorio con Diego Quattrone, ingegnere elettronico reggino e agricoltore a tempo perso

in realtà per ottenere la massima resa è più conveniente realizzare piccole centrali che effettuano la cogenerazione. Cos’è la cogenerazione? Quando si produce energia elettrica, viene prodotta una rilevante quantità di calore che normalmente si disperde nell’aria o nell’acqua. Se si costruiscono le minicentrali nelle vicinanze di edifici, questo calore può essere utilizzato per il riscaldamento e per la produzione di acqua calda sanitaria. Nel nostro clima non c’è una grande esigenza di riscaldamento. Tramite apparecchi che si chiamano assorbitori si può utilizzare il calore per la climatizzazione estiva, producendo acqua e quindi aria fredde. Hai esperienza diretta di questo tipo di impianti? Si, ne ho realizzato uno a Torino. In che cosa consiste? Si tratta di un impianto di produzione di energia elettrica e di freddo, per le esigenze di una fabbrica di gomma e di plastica, tramite un gruppo elettrogeno alimentato a gas ricavato dal motore di un autotreno. Proponi qualcosa del genere anche qui in Calabria? Si potrebbe realizzare un impianto pilota di cogenerazione alimentato da una piccola centrale a biomasse, destinato a fungere da laboratorio formativo per l’università e a fornire energia elettrica e calore al Cedir. Recentemente le aziende che rappresentano la filiera della biomassa in Calabria hanno formulato un appello al Governo perché sono allarmate per la possibile riduzione degli incentivi statali. Questo appello denuncia la precarietà

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degli investimenti basati su leggi incentivanti. Per questo motivo propongo progetti che si sostengono senza intervento dello Stato. Come si può realizzare questo obiettivo? Occorre che l’efficienza dei processi sia alta, la cogenerazione consente di sfruttare al massimo la potenzialità termica delle biomasse rendendo l’investimento conveniente anche in assenza di incentivi. Parlami della tua idea di collegamento dello Stretto. Propongo di realizzare un attraversamento sottomarino che serva anche come supporto di generatori idrodinamici in grado di sfruttare le correnti. Il tunnel, otre al trasporto di persone e di merci, consentirebbe la manutenzione degli idrogeneratori. Sarebbe un progetto molto costoso. Anche il ponte lo è. Per ovviare a questo problema ho pensato a un sistema modulare, ogni modulo è costituito da un tratto di tunnel e da un idrogeneratore. Fin dall’applicazione dei primi moduli il sistema sarebbe produttivo e potrebbe finanziarsi con l’energia prodotta. Oltre a tali vantaggi, quali problemi potrebbero crearsi? Occorre verificare l’impatto che tale struttura potrebbe avere sulla fauna ittica e sulla navigazione sottomarina.

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Polaroid

Fare il proprio dovere il motto a Locri

Si rischia il balck-out a Reggio Calabria

Città Balneare della Locride Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell'amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere. Giovanni Falcone

Nessuna profezia da fine del mondo, bensì il mancato pagamento delle bollette arretrate. È questo il motivo per cui il comune di Reggio Calabria rischia di rimanere al buio. Si vociferava già dal settembre 2011 ma adesso non si può più far finta di niente. 9.433.853,63 questo sarebbe l’ammontare del debito.

LOCRIDE

GIOVANNI MAIOLO I cauloniesi hanno spento il cervello. Ora, dicendo cauloniesi so di generalizzare e so anche che generalizzare è tanto comodo quanto sbagliato. Ma adesso ho bisogno di generalizzare, e quindi al diavolo, generalizzo. Volete la prova che i cauloniesi hanno smesso di pensare? Ve la presento subito: ammirate la composizione del consiglio comunale. Sarà che Ilario Ammendolia ci aveva abituati troppo bene… e qui mi tocca aprirla una piccola parentesi su Ammendolia, del quale sono stato avversario ed estimatore. E ancora oggi sono entrambe le cose, perché continuo ad apprezzare molte sue posizioni e continuo a non condividerne altre, come per esempio quelle che spesso esprime su questo giornale. Ma, tornando al ragionamento, anche questo è difficile spiegare in un paese dove “o sei con me o sei contro di me”, dove si vede solo il bianco e il nero, dove non c’è spazio per l’intelligenza delle sfumature, dove l’onestà intellettuale è andata a cercare la “gurna nigra” e non è più tornata. Per cui se esprimi un apprezzamento per Ammendolia (visto che ormai lo abbiamo citato) sei un alleato per qualcuno e un traditore per qualcun altro. Se poi ti permetti di esprimergli una critica diventi un traditore per quelli che ti consideravano alleato e viceversa. Bianco o nero. Idioti. Volevi esprimere un’opinione politica libera da appartenenze? A Caulonia non puoi, non è previsto dalle regole dell’attuale gioco politico. Ma torniamo al consiglio comunale e alla qualità politica dei nostri rappresentanti. A me l’attuale consiglio sembra la giusta espressione di una comunità che vota per appartenenza, per amicizia, per parentela. E poi finisce che a rappresentare tutti noi (perchè è nostro rappresentante tutto il consiglio, mica solo quelli che abbiamo votato) ci ritroviamo gente che non riesce a sviluppare una mezza idea

I cauloniesi hanno spento il cervello IN EVIDENZA

«A me l’attuale consiglio sembra la giusta espressione di una comunità che vota per appartenenza, per amicizia, per parentela. E poi finisce che a rappresentare tutti noi ci ritroviamo gente che non riesce a sviluppare una mezza idea»

politica (quanto vale certa gente che pur non avendo mai studiato e non conoscendo bene l’italiano mantiene una visione lucida degli interessi in gioco!) e ci ritroviamo gente che sta lì a fare numero, incapace di esprimere (e prima ancora di formarsi) un’opinione. E se loro non provano imbarazzo vi assicuro che è imbarazzante osservarli. Non me ne vogliano i consiglieri tutti, sto volutamente facendo di tutta l’erba un fascio, è chiaro che ci sono importanti eccezioni e che io sto evidenziando solo gli aspetti gli negativi. E comunque, si potrebbe dire, ormai il danno e fatto, e adesso? E adesso, volendo, potremmo rimediare avviando nel

paese discussioni critiche e costruttive, non importa da dove queste partano, se dalla maggioranza o dalla minoranza, ma che si discuta responsabilmente e si avanzino proposte concrete e ragionate finalizzate alla soluzione dei problemi. Ma non si fa, perché i cauloniesi hanno spento il cervello. Discutere discutono, ma senza cognizione di causa. Tutti parlano di cose che non conoscono, assumono posizioni basate sul sentito dire, sul pettegolezzo, il più delle volte nell’incapacità di essere propositivi ci si limita all’insulto. Un dibattito che fa vergognare di vivere in questo paese. Eppure Caulonia, nonostante tutto, è piena di risorse ed intelligenze, sia tra chi sostiene l’amministrazione che tra chi la contrasta. Sia nella destra che nella sinistra (ammesso che in questo paese senza idealità politica queste definizioni abbiano un senso). Si trovano persino nel consiglio comunale che poche righe più sopra ho così esageratamente maltrattato. Ora, per concludere la riflessione, citerò delle persone (più o meno a caso) in egual numero per la maggioranza e la minoranza (adattandomi per un attimo alla dannosa logica dei due campi). Attilio Tucci, Mimmo Mercuro, Franco Cagliuso, Ninni Riccio. Con Mercuri e Cagliuso ho in comune l’essere di sinistra (seppur in modi mooolto diversi), con Tucci credo di non condividere praticamente nulla e Riccio, a dire il vero, poli-

ticamente non l’ho mica capito da che parte sta. Ma queste quattro persone (e molte altre che non sto a citare per non dilungarmi) hanno in comune tra loro una cosa: l’intelligenza. Lo stesso se vogliamo citare altri che non siedono in consiglio (sempre rispettando la logica dei due campi), per esempio Bruno Grenci (credo proprio che mi odi e la cosa mi crea dispiacere, ma quando non si lascia accecare da certe passioni sono consapevole che il suo irrefrenabile attivismo costituisca una risorsa), Stefano Amato, Gloria Petrolo, Franco Portaro e come loro tanti che potrebbero dare un contributo importante se il dibattito politico (ammesso che di politico abbia qualcosa) non fosse così polarizzato, così vomitevole ma soprattutto così infinitamente stupido e deleterio. I cauloniesi hanno spento il cervello, ma un cervello ce l’hanno. Possono decidere di continuare a dormire il sonno della ragione coi mostri che ne conseguono o possono scegliere di riattivare le funzioni cerebrali. Che significa non inquadrare tutto nel bianco e nel nero. Che in parole povere vuol dire che non tutto quello che fa l’amministrazione comunale è sbagliato, così come non tutte le critiche che muove la minoranza sono cazzate. Che c’è del buono (e del marcio), delle capacità (e delle incapacità) in entrambi gli schieramenti. E che bisognerebbe prendere a calci in culo il marcio e tenersi il buono. Speriamo…

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L’Enel se la prende con i più deboli

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Reggio in attesa della Befana

Il consultorio di Siderno non è ancora tornato alla sua normale attività. Permane una situazione insostenibile, gli operatori sono costretti, da un mese a lavorare senza corrente elettrica e senza riscaldamento. La bolletta contestata è stata pagata. Adesso qual è il problema?

La provincia tenta di distrarre Reggio dalle sue recenti disgrazie. Tra dissesto finanziario e spazzatura è sommersa dai problemi. “Animare la città aspettando la Befana” è questo il nome della manifestazione di sabato 5 gennaio, nel centro storico di Reggio.

ROGO DI MONASTERACE

La testimonianza del titolare La befana questa notte era triste: ha indugiato a lungo su Monasterace bilanciandosi nell'aria come un nastro nero. Nel Mega Toys, la grande piazza di giocattoli dello Stilaro, non è rimasto nient'altro. Solo giocattoli incendiati che ancora bruciano. E' bruciata Minni la cantastorie, Nancy la parrucchiera, la pista Spiderman Simba. E ancora, Cicciobello, la casa di Barbie a Mlaibù, Charry Gatta e tutto quello che fa sorridere i cuori dei bambini. Simbolicamente un colpo brutto per vive di queste piccole gioie. « Non appena abbiamo aperto la porta io e un carabiniere, una ventata di fumo nero ci ha colpiti in faccia, siamo stati costretti ad allontanarci immediatamente. I carabinieri della compagnia di Roccella - che mi sono stati molto vicini - hanno usato degli estintori che erano nel ristorante la Terrazza, di cui è proprietario mio zio. Hanno buttato giù il vetro della porta e hanno spento il rogo contando anche sull'aiuto di parenti e amici della mia famiglia. Uno dei carabinieri si è fatto molto male alla gamba con il vetro della porta. Il fuoco è stato domato solo per pochi minuti, ma poi le fiamme sono rispuntate come coltelli. Ognuna produceva una ferita diversa. Ognuna divampava contro

SUPERCAZZOLE di Vincenzo Carrozza

Imbecilli

tutto. Contro ogni singolo dettaglio, contro i progetti contro il futuro della mia attività. L'abbiamo spento nuovamente, ma “lui” come un animale impaziente ripartiva tutte le volte. I cavi elettrici sembravano micce, scintillavano, facevano paura. Dieci estintori non sono bastati, il fuoco saliva sempre più in alto, fino a raggiungere il piano di sopra dove erano presenti delle bombole di gas. Questo il motivo che ha costretto le forze dell'ordine ad allontanarci da un luogo che si stava trasformando in una bomba. Poi l'arrivo dei pompieri delle compagnie di Siderno e Bianco. Che hanno raggiunto Monasterace in pochissimo tempo. Hanno domato le fiamme ed hanno messo in sicurezza l'intera zona. Alle 21,30 era tutto sotto controllo. Approfitto per ringraziare tantissimo i due valorosi carabinieri che mi sono stati accanto come dei fratelli, ringraziamento che estendo dei vigili del fuoco. Professionisti seri. E per finire, il debito che ho con parenti e amici, a cui per adesso posso dire solo grazie. Questa la testimonianza di Giuseppe Pilato, dopo l'incendio che ha sconvolto Monasterace la sera del 1 gennaio 2013. Per la cronaca: le fiamme non sarebbero di natura dolosa, ma dovute a un corto circuito.

Don Piero Corsi da Lerici: “Le donne e il femminicidio, facciamo una sana autocritica: quante volte provocano con i loro abiti succinti?”. Gli imbecilli trovano casa ovunque. Spesso dove non dovrebbero.

I petardi del giorno dopo CROTONE Nella tarda mattinata di ieri a Crotone in località Tufolo-S. Paolo un bambino di 11 anni è stato vittima di un petardo inesploso. Soccorso dal padre e da alcuni vicini di casa al

nosocomio cittadino è stato prontamente sottoposto alle cure mediche che il caso richiedeva. Ha perso tre dita della mano sinistra. L’ordigno, una “cipolla” costruita in modo rudimentale, era in strada quando il piccolo avvicinan-

dosi incuriosito l’ha lievemente toccata, ma tanto è bastato, da farla scoppiare. La polvere da sparo gli ha disintegrato anche una parte di mandibola. D’urgenza è stato trasportato all’ Ospedale di Potenza in elicottero per essere assistito più

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approfonditamente dagli specialisti. Tragedie prodotte dalla fatalità quanto dall’ incuria degli uomini tanto trascurati e incoscienti da produrre artigianalmente bombe pericolose quanto distruttive. Maria Baoeti

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Parlando

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L’APPROFONDIMENTO

GIUSEPPE ROMEO dicembre 2012.Poche idee per un’Italia nuova? Poche parole o pochi pensieri per elaborare delle proposte per un Paese che naviga a vista, che ha una percezione nebulosa e miope della sua collocazione in Europa e del ruolo mancato che non gioca nella comunità internazionale? Un Paese dove il provincialismo campanilistico mascheratosi con uno pseudofederalismo dozzinale ed egoistico ha fatto emergere lo scarso senso di identità e di rispetto dei valori comuni di nazione sacrificati dall’orda dei distruttori – o approfittatori – del patrimonio pubblico? O per affermare un’identità mancata che non si è consolidata per effetto di una deriva politica delle vecchie burocrazie di partito che sono naufragate nell’incapacità di governare i cambiamenti perché più propense a sbarcare un quotidiano personale? Poche idee o poche riflessioni, o alcuni contenuti se si vuole per riempire il vuoto di valori e principi che si è man mano affermato oggi nella nostra classe politica e in ognuno di noi. La nostra politica, come le nostre istituzioni, sopravvive ormai in un clima di autoreferenzialità e di distacco dalla realtà quotidiana evidenziando l’esistenza di due o più Italie, divise tra furbi e potenti e lavoratori e cittadini di ogni giorno. Politica e istituzioni sopravvivono grazie a una singolare concezione affermatasi nel tempo e tendente a capovolgere strumentalmente - per servire al meglio gli interessi di partito e dei leader di sempre - la responsabilità e il merito in deresponsabilizzazione e mediocrità considerate quali virtù elette a necessità di potere. Così come nel rapporto tra Stato e Regioni il decentramento reale e funzionale è mancato per l’incapacità di gestire in molti casi con efficacia ed efficienza le comunità locali sublimatosi nella volontà di applicare un modello federale pro domo propria – in tutti i sensi – senza essere stati capaci dal 1977 (anno di attuazione del decentramento amministrativo con il DpR 616) a oggi di far maturare una cosciente, consapevole e onesta capacità amministrativa locale già prevista e riconosciuta dalla Costituzione del 1948 agli artt. 5 e 117. In questa strana percezione del nostro essere Stato, e del come esserlo, la crescita civile stenta a maturare dal momento che proprio responsabilità e

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L’ITALIA merito vengono abbattuti dal disincanto di una necessità clientelare che domina ancora oggi ogni aspetto della vita civile del Paese e che si manifesta secondo proprie forme in ogni angolo del Paese, nel privato come in ogni corporativa espressione istituzionale. Favorire la crescita civile di una comunità, prim’ancora che economica, significa auspicare, promuovere e difendere lo spirito di cittadinanza attiva che non solo avvicina chi amministra al cittadino/elettore, ma restituisce a quest’ultimo il potere di controllo sull’azione politicoamministrativa espressa. Difendere i meno fortunati e premiare i meritevoli e i più capaci significa restituire credibilità alle istituzioni che si occupano di formazione, scuole ed università, ma significa, altrettanto porre dei controlli efficaci soprattutto nelle carriere pubbliche sulle promozioni, sulle attribuzioni di incarichi specifici a chi ha meritato e non a chi si è distinto nello stesso controsviluppo istituzionale della clientela di favore o di favori. Crescita civile significa, oggi più di ieri, per il Paese superare una concezione vanagloriosa di una politica divisa tra una concezione affaristico-liberale e quanto ancora rimane di un socialismo senza cuore erede di un vecchio compromesso catto-comunistra. Significa superare una politica costruita, modellata sull’essere il risultato di

un incontro fra interessi d’élites e partitocrazia rivisitata. Sull’essere il prodotto di un’incerta, dilatata dimensione neocentrista dotata di una trasversale capacità di creare e “imperare” sulla confusione ma non di una reale, e responsabile, capacità di sintesi di programma e di scelte. Una miscela di idee sparse all’interno delle anime di ciò che rimane dei due ex poli, consunti dall’incoerenza e dalle contraddizioni ideologiche ben supportate da una magmatica ottica centrista postdemocristiana. Una politica virtuale, giocatasi tra federalismi di pochi, sterili antifascismi di ieri e politiche sociali di destra e di sinistra privatizzatesi alla fine nella leadership del singolo attraverso la teatralità di primarie vere o presunte. Una politica espressione di finalità aziendalistiche, bancarie, ma non sociali e popolari che non sono compatibili con il significato stesso delle istituzioni pubbliche e con le finalità di queste ultime assolutamente non privatizzabili a interessi di lobbies. Una politica stantia il cui unico risultato ottenuto in questi ultimi anni, da destra a sinistra è la subordinazione della partecipazione collettiva e condivisa alle decisioni e agli obiettivi delle oligarchie di partito. Crescita civile significa, ad esempio, anche una sanità efficiente, pubblica, che afferma nella sua peculiarità non solo il diritto costituzionale alla salute

ma il diritto del cittadino a essere curato. Significa rispettare il senso deontologico dell’impegno sociale che qualunque professione – soprattutto nella sanità – richiede e che ristabilisca una fiducia tra utente e strutture. Ma crescita civile significa anche una giustizia non corporativa, che non si sovrappone ai poteri e che esercita la propria azione coerentemente con i codici di rito rimodulando il proprio assetto ordinamentale coerentemente con la riforma del 1989 del processo penale che rende del tutto incompatibile con un rito accusatorio un ordinamento giudiziario antecedente, vetusto e che non concretizza l’ultimo – e mai voluto – aspetto che la riforma stessa del codice di rito richiedeva: la separazione della carriere e la terzietà giuridica e di fatto del ruolo giudicante. Significa affermare un giusto senso di legalità che vada di pari passo con la crescita di uno Stato di diritto e non di polizia dove il garantismo sia un patrimonio che prescinde dal colore politico abbandonando comode posizioni giustizialistiche di parte, evitando che reati a forma libera si trasformino in reati a forma anarchica solo perché più remunerativi da un punto di vista di vetrina mediatica distinguendo, in questo modo, la scelta investigativa tra reati di serie A e reati di serie B. Crescita civile significa non solo evitare

distorsioni della libertà che si trasformano in arbitrio, ma anche distorsioni della legalità che si tramutano in sopraffazione attraverso processi mediatici celebrati spesso da improvvisati sacerdoti del diritto, ma non sempre tali, che non pagano mai gli errori compiuti sulla pelle dei cittadini. Crescere individui, come comunità culturalmente definita nella sua progressiva trasformazione in una società multiculturale e multirazziale significa disporre di un senso e di un sentimento di cittadinanza che si afferma attraverso una nuova cultura politica. Una cultura che ci faccia sentire tutti italiani anche proponendo un federalismo economico che non alieni però il Paese nelle ragioni di un mercato per pochi, ma che miri a valorizzare le diversità per realizzare un vantaggio competitivo di tutta l’economia nazionale. Una nuova cultura politica capace di affermare una tolleranza fondata sulla reciprocità e su un quadro culturale di confronto e di condivisione concepito nell’interesse laico della nazione. Nelle opportunità laiche di crescita e di accesso ai servizi. Nelle possibilità di permettere una formazione completa, paritaria, parificata nei titoli e nei finanziamenti. Dove lo Stato e i suoi servizi non si trasformino in un affare, ma restino l’ancora politica di un’individualità di nazione. Dove siano garantite quelle conquiste sociali tutelate dall’unica architettura giuridica fondamentale e garantista per il futuro di cui oggi ancora disponiamo, al di là delle riforme possibili, condivisa e allargata nel consenso: la Costituzione. L’unico documento in cui possiamo trovare, ancora oggi, le garanzie e le risposte per un modello sociale condivisibile in un’ottica di alternanza fondata sul programma migliore. Sul miglior governo possibile secondo i cittadini. Se l’Italia è un Paese fondato sull’economia reale allora anche in economia crescita civile significa che non ci sono altre possibilità se non quelle di ricostruire un tessuto produttivo per un sistema delocalizzatosi per convenienza favorendo il trasferimento di know how ai nostri concorrenti di oggi. Significa superare un’imprenditorialità miope, in verità, un capitalismo industriale che ha rinnegato se stesso - complice l’assenza di uno Stato poco incline a valutare una guida efficace degli investimenti e dei mercati - che ha preferito deindustrializzare per assumere il ruolo di finanzieri d’occasione trasferendo gli utili in investimenti su titoli demoltiplicati nella loro offerta da parte delle banche – oltre la copertura reale espressa nella liquidità disponibile realizzando una corsa speculativa al rendimento virtuale che ha bruciato, a vario titolo e con… vari titoli/prodotti milioni di euro.

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Crescita civile in economia significa superare uno Stato assente, una mancata defiscalizzazione degli utili reinvestiti per affermare anche una politica del lavoro flessibile, ma dotata di ammortizzatori sociali tali da favorire non istituti come la cassa integrazione, ma il ricondizionamento in itinere delle capacità del lavoratore per reinserirlo in processi produttivi più favorevoli. Di fronte ad una crisi annunciata, quasi da tempesta perfetta tendente ad indebolire le economie dello spazio euro c’è chi ha proposto l’uscita dall’euro. Anche in questo crescita civile significa far si che altri esperti di economia dell’ultima ora evitino di segnare il tempo con follie da effetto pensando che un ritorno alla lira possa rappresentare la panacea di un male da loro stessi creato. Un ritorno alla lira potrebbe essere giustificato solo da una volontà di svalutazione della moneta stessa per favorire le esportazioni. Ma viste le condizioni in cui versa il modello produttivo italiano, per un Paese che non produce più come un tempo, che non esporta e che dipende in larga parte dall’estero e da Paesi non-Ue per l’offerta di materie prime, semilavorati ed energia, ciò sarebbe devastante, un cataclisma economico-finanziario senza precedenti non potendo più contare, ovviamente, sull’ombrello Ue. La soluzione? L’acquisto in proporzione alle capacità contributive e di spesa di ogni famiglia di una quota-parte del debito pubblico e, immediatamente dopo, la rinegoziazione del cambio euro vs lira in attesa di una concreta trasformazione dell’Unione Europea in un modello a sovranità politica matura e stabilizzata. Ma crescita civile in economia significa anche disporre di una politica dei trasporti integrata, un modello sinergico e interdipendente di mobilità delle persone e delle merci che renda complementari mobilità nazionale e mobilità locale assicurando tempi rapidi di percorrenza e qualità dei servizi, favorendo l’interconnessione anche tra Nord e Sud nell’ambito del quadro complessivo dei programmi TEN dell’Unione Europea (Trans – Euro – Networks); un programma che non guardi solo alle rotte verso Nord e verso Est ma anche verso il Mediterraneo. Significa disporre di una reale politica energetica e delle fonti alternative che non distribuisca fondi a pioggia ai soliti noti, ma che crei una cultura e accessi agevolati alle tecnologie alle singole famiglie. Significa creare un modello di riciclo dei rifiuti che non si dissolva nelle spire di una gestione approssimativa da parte delle amministrazioni locali prim’ancora che finire, per completare l’opera dell’inutile raccolta, nel gioco delle mafie mosse da un utile condiviso con compiacenze legali. Crescita civile vuol dire far si che il Mezzogiorno non sia più valutato in

Un Paese da ripensare. Riflessioni per una crescita civile e nel breve periodo rapporto a se stesso, ovvero parte marginale se non addirittura esclusa o dimenticata di un disegno complessivo di sviluppo del sistema Italia in un’ottica di difesa di abilità produttive e di offerta verso l’Europa e il Mediterraneo, oltre che nell’internazionalizzazione. Crescita civile significa reinterpretare il ruolo del Mezzogiorno considerandolo a pieno titolo, e dignità, uno degli attori capaci di produrre culture, istituzioni, classi dirigenti, modelli alternativi a quelli dominanti da sempre, mutando le classi dirigenti locali, coinvolgendo le popolazioni e riducendo l’aspetto clientelare che è il primo vero responsabile di un ritardoevidente e di una dimensione neofeudale della politica a Sud. Così, crescita civile in politica estera significa un maggior protagonismo del nostro Paese, una credibilità conquistata nel conoscere, interpretare e se possibile dirigere le transizioni soprattutto nel Mediterraneo senza cadere nelle spire di un edonismo provinciale che ci relega a essere cenerentola di sempre nel nostro mare. Significa affermare e difendere nei fatti una vera e sincera capacità di dialogo nel rispetto delle diverse culture e nell’affermazione di un principio giuridico di reciprocità al quale ispirare ogni transazione perseguita o voluta su temi economici, politici e sociali. Crescita civile significa pro-

muovere un’immagine internazionale del Paese e dei suoi cittadini che rimuova luoghi comuni e “pacche sulle spalle” o colbacchi d’occasione e ridisegni una volontà di porsi nella comunità degli Stati o nelle organizzazioni internazionali in termini di parità attraverso una serietà tra interlocutori e dell’Italia come interlocutrice. Perché la credibilità in politica estera si trasforma non solo nella possibilità di partecipare alla vita di una comunità allargata, com’è quella internazionale, ma si trasferisce, nelle sue azioni e negli effetti, anche sull’economia del Paese, sulla sua competitività, sulla possibilità di poter analizzare gli scenari migliori sui quali operare in termini vantaggiosi nell’interesse del Paese. Crescere come Paese oggi vuol dire per i giovani eliminare la prospettiva di una dilatazione dei tempi di ingresso nel mercato del lavoro, di abbattere il senso di incertezza che demotiva le nuove generazioni perché angosciate dal voler dare un senso alla propria esistenza. Crescita civile significa eliminare qualunque ragione del distacco generazionale che caratterizza il nostro tempo. Un distacco dovuto all’incapacità di guardare alle masse degli studenti e delle giovani risorse umane come al futuro di una comunità, e non come un peso da trascinarsi mantenendo ferme le possibilità di potere

appannaggio di classi politiche non rinnovate e non rinnovabili. Crescita civile significa ridurre al minimo essenziale ogni forma di contrattazione provvisoria nel mercato del lavoro per non far cronicizzare un incubo da futuro o la paura dei giovani di non riuscire a trovare un’identità propria nella comunità, costretti a far trasmigrare capacità e abilità altrove senza ottimizzare le proprie attitudini a vantaggio del modello produttivo che si vuole difendere, senza renderlo originale, in Patria. Crescita civile significa investire nel mercato del lavoro facendo sì che un modello produttivo costruito sulla flessibilità delle risorse più giovani possa solo soddisfare ragioni di competitività nel breve periodo senza perdere di vista, però, l’affermazione di una capacità di potersi strutturare per diventare competitivo nel medio-lungo termine e assicurare livelli di occupazione tali da assorbire risorse che si disperdono, soprattutto, qualitativamente. Crescita civile per i giovani significa, in altre parole, evitare la provvisorietà che determina incertezza, paura del futuro, che favorisce la disoccupazione ideologica e culturale. E, crescere civilmente, last but not list, significa far sì che la formula libera Chiesa in libero Stato non rappresenti solo uno slogan o un pensiero. Diritti civili riconosciuti alle copDOMENICA

pie di fatto, il diritto di curarsi con le cellule staminali, l’affidamento dei figli ai padri, le adozioni, il diritto di tutelare una dimensione laica della vita lasciando ad ogni singolo credente la scelta sul come comportarsi secondo le sue intenzioni di fede sono aspetti di crescita civile e laica per uno Stato la cui multiconfessionalità, anche all’interno della stessa dimensione cristiana, non può essere trascurata o dimenticata per ragioni di opportunità politica ma va difesa, e può essere difesa, soltanto attraverso la laicità di uno stato la cui cultura e tradizione religiosa è difesa non da norme ma dal sentimento di ogni singolo fedele e cittadino che si confronta con la propria coscienza. Crescita civile significa, in altre parole, evitare il paradosso, nella corsa alla capitalizzazione di valori politici, oltre che morali, che sia la Chiesa Cattolica che lo Stato si assumano molto spesso la responsabilità di confondere la vera natura – e significato – della frase libera Chiesa in libero Stato. Una confusione che sembra nascere da un’esasperazione del confronto dialettico su temi di valore civile che non possono avere un unico credo, ma che nella loro laicità devono tutelare chiunque, coscienze comprese. Una confusione sul senso laico dello Stato di diritto che rischia di favorire, al contrario, un concetto di libertà di culto, ovvero di libertà di chiedere parità di diritti e riconoscimento di valori religiosi in termini civili da parte di altre confessioni, che non necessariamente si identificano in quelli difesi e tutelati per tutti i cittadini dalla Costituzione. Crescere civilmente significa tutto questo, perché nel nostro domani, nella realizzazione di una nuova offerta politica non si potrà non tenere conto – per onestà intellettuale – dei propri e degli altrui errori, così come la stessa vittoria di un qualsiasi progetto politico riformatore non potrà che essere il seguito di una precedente sconfitta metabolizzata con il senso di chi non è stato in grado di assicurare sicurezza e certezze al Paese. Per questo, la forza e la longevità futura di un’idea vincente potranno essere solo e soltanto il risultato della consapevolezza degli errori del passato e la conseguenza dei rimedi posti nel presente… ammesso che i rimedi ci siano e, se ci sono, qualcuno abbia finalmente e disinteressatamente interesse a ricorrervi.

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la Riviera Registrazione Tribunale di Locri (RC) n. 1 del 19/06/1998 R.O.C. n°11602 del 02/11/98 Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana AmministratoreUnico Rosario Vladimir Condarcuri

RUBRICHE

Nordici e sudici di Gioacchino Criaco Brizzolato di Ruggero Brizzi, Cronache dal nord di Vincenzo Carrozza Loqui e sproloqui di Filomena Cataldo, COLLABORATORI Anna Laura Tringali, Mara Rechichi, Benjamin Boson, Nik Spatari, Angelo Letizia, Marilene Bonavita, Franco Crinò, Isabella Galimi ,Maria Teresa D’Agostino.

Direttore responsabile: PASQUINO CRUPI In redazione: ERCOLE MACRÌ, ELEONORA ARAGONA, DOMENICO MACRÌ, NINO SIGILLI, ILARIO AMMENDOLIA, GIOVANNI LAROSA, ANTONIO TASSONE(SPORT), MASSIMO PETRUNGARO. Editorialista: GIOACCHINO CRIACO Art Director: PAOLA D’ORSA Impaginazione: EUGENIO FIMOGNARI

Note e schermaglie RISPONDE il direttore

Ammendolia cavaliere del Pd Egr. Direttore Pasquino Crupi, mi rivolgo a lei per fare delle osservazioni a carattere generale sul contenuto dell'Editoriale, a firma Ilario Ammendolia, apparso nella 3° pagina del suo settimanale la Riviera di dom. 30 dic. col titolo Un patto di Popolo per la Locride. Sono anch'io di Caulonia come l'autore, suo amico e “compagno” da anni lontani, ci stimiamo (credo!), impegnati dalla parte della gente comune che lui chiama, romanticamente e religiosamente, gli ultimi, i più deboli, e io, più propriamente credo, popolo. Amiamo entrambi la Calabria, la sua storia, la sua cultura. A questo punto credo che a lei scappi da dire: perché non si è rivolto direttamente a lui? Le rispondo: perché mi interesserebbe coinvolgere altri, molti altri (spero), sull'argomento del riscatto della Locride. L'assunto dell'Editoriale è in queste righe: “Dobbiamo stringere i denti e individuare una forza che, pur tra mille contraddizioni e limiti, si può fare carico del nostro progetto. Per quanto mi riguarda: il Partito Democratico. Se ci fosse stata una alternativa l'avremmo percorsa, ma purtroppo oggi non c'è! A questo punto, credo che noi dobbiamo trasformare ciò che potrebbe rappresentare un problema, in una risorsa. Rosy Bindi è la presidente del Pd. La sua voce potrebbe essere forte ed autorevole se solo lo volesse. Noi non dobbiamo limitarci a dare un voto ma dobbiamo stipulare un patto. Un patto di onore, un patto politico. La presidente del Pd, ovviamente a nome e per conto del partito, dovrà farsi carico del progetto Locride, nel Parlamento della Repubblica. (e se lei non lo volesse? Il dubbio viene anche al proponente visto che aggiunge: capisco bene lo scetticismo, frutto di mille illusioni… , per poi concludere: non ci sono altre alternative… ). Si richiede a noi (solo a noi?) un salto di qualità. Sviluppo, solidarietà, rispetto assoluto di tutte le garanzie costituzionali, giustizia sociale, accoglienza, cultura, lotta non demagogica alla 'ndrangheta, sono i capisaldi del nostro Progetto”. Al termine di questa perorazione Ilario ha un sussulto: è in grado il Pd e la sua presidente di stringere questo patto? Ciò dovrà essere pubblicamente verificato nei prossimi giorni! (dove, davanti a un notaio?). Quindi Ilario pensa che la soluzione di tutti i nostri mali sarebbe di affidarci (se lo volesse) alla novella Giovanna d'Arco che è Rosy Bindi (che lui ha sostenuto nella votazione per la scelta dei parlamentari; io ho votato la Cannizzaro, perché donna,

perché giovane, perché desiderosa di innovare, perché cauloniese). Siamo al nocciolo di questo mio intervento, al discrimine politico tra me e Ammendolia: lui si è sempre legato, pur con qualche distinguo e qualche bastonatura patita, al Partito (che immeritatamente l'ha accantonato in questo ultimo atto delle “primarie” per favorire altri) e quindi trova naturale dire che la Bindi, cioè il partito, possa essere l'attore di un patto ideale con i calabresi. Senza voler negare che il Pd abbia fatto, in Italia e anche in Calabria, uno sforzo di riaggiustamento della sua linea politica e dalla sua organizzazione, non mi sembra ancora tempo di dargli in Calabria piena e incondizionata fiducia. Rispetto a questa tesi io sostengo che i calabresi, in prima persona, debbano essere gli artefici del loro riscatto, i costruttori di un movimento politico capillare, sostenuto da una piattaforma politica di loro elaborazione, che si proponga di tagliare i nodi secolari del nostro sottosviluppo economico e sociale e si ponga come stimolo ed esempio alle altre regioni del Sud: chiunque vinca le elezioni dobbiamo sapere che, lo voglia o no, si troverà contro i centri mondiali della grande (nel senso di onnivora) finanza, i grandi monopoli e le consorterie ad essi legate, l'anonima mondiale di mafie e fuorilegge. Soltanto il coinvolgimento diretto dei popoli potrà evitarci la discesa nell'inferno della povertà e dell'isolamento sociale. È partendo da questa nera prospettiva, che si è già in parte materializzata negli ultimi anni, che faccio appello ai numerosi intellettuali che compongono il corpo redazionale del settimanale, ai valenti collaboratori, ai lettori, ai calabresi che non si rassegnano, che hanno testa e cuore che solo devono sintonizzare sulle giuste frequenze , perché si passi dalle descrizioni e lamentele sul nostro stato catalettico, alla aggregazione per elaborare una piattaforma politica e un modello di lotta di massa: sono le avanguardie, gli intellettuali, che stimolano, organizzano e dirigono le rivendicazioni popolari. E dovrebbe essere chiaro: si prospetta un ritorno alla guerra per bande, al mors tua vita mea! Chi resta solo, soccomberà! Prego di non cestinarmi, non ho altri modi efficaci per veicolare questi propositi! Grazie. Cordiali saluti e buon anno. Domenico Gallo

Egregio signor Gallo, la sua lettera non è assolutmnte da cestinare tanto per la correttezza, quanto per la serietà dei problemi posti.Concordo con Lei sul fatto che la convinzione di Ilario Ammendolia di ritenere, nonostante tutto, il Pd ancora possibile fulcro di un cambiamento , sia il frutto della sua lunga militanza , e di una sofferenza che segna, con lettere di fuoco sulla pelle, quanti hanno creduto in una società più giusta e più umana e a questo obbiettivo hanno dedicato la loro vita. Neanche io avrei votato Rosy Bindi perchè non credo si possa fare garante di un “patto di popolo” come invece ritiene Ilario Ammendolia. La differenza di posizioni è la dimostrazione della libertà con cui lavoriamo nel nostro giornale. Intanto La ringrazio e mi auguro che nei prosssimi giorni sull’argomento i possa aprire un proficuo dibattito.

OPINIONI

La qualità della vita Gentile Direttore, è apprezzabile che La Riviera sia attenta e sensibile alle statistiche nazionali sulla "qualità della vita", e i vari collaboratori che trattano l'argomento non mancano di evidenziare che le province del Sud Italia siano sempre in coda, con una larvata accusa di congiura contro la "Terronia". A parte i soggetti rilevatori e i parametri applicati per stilare queste statistiche, in realtà chi avesse tempo, voglia e risorse per una ricognizione di verifica sull'attendibilità di questi rilevamenti, non potrebbe non ammettere che i dati sono obiettivi e credibili. Certo, se nelle voci positive della qualità della vita si include il clima, le giornate di sole, le medie delle temperature, la meraviglia del mare, la vegetazione sempre verde, il cielo blu, il profumo delle fioriture di primavera e tutte le specificità della fascia mediterranea, e se ad esse si aggiunge il ridotto tasso di suicidi

(senza aggiungere il numero degli omicidi), e magari anche il senso dell'ospitalità, forse la situazione si capovolge, ma il clima non dipende dalla vita umana, ma piuttosto il contrario e, dunque, la "qualità della vita" è un fattore dei comportamenti umani, della produttività non dipendente, delle risorse di lavoro, del reddito medio, della cura dell'ambiente, della stabilità delle amministrazioni locali, della tempestività ed efficienza dei servizi socio-sanitari, del basso indice di evasione o elusione fiscale, del tasso di criminalità (micro e macro), del rapporto numerico tra soggetti produttivi e numero della popolazione, e di altri importanti e innumerevoli fattori. Basti un esempio: si visiti un camposanto del Sud (basta quello di Siderno) e poi si visiti un camposanto di una qualsiasi località del Nord (il NordEst è esemplare) e si traggano le evidenti e semplici deduzioni. Ecco: la differenza

tra la qualità della vita si evidenzia proprio nella morte! E non è il caso di aggiungere altro, se non che nel Sud è necessario un serio esame di coscienza e domandarsi il perché quelle statistiche penalizzano sempre il 38° parallelo: da chi o da cosa dipende? C'è davvero una congiura contro il Sud? O non è il caso di ricordare quanto affermava Aurelio Cassiodoro al suo ritorno nella Terra dei Bruzi, dopo l'anno 535, quando rimproverava ai suoi corregionali un'infingardaggine perpetuata ancora per 1500 anni? Non me ne vogliano i miei conterranei, ma un po’ di obiettività giova a scuotere le coscienze e forse a soffrire di meno per la disperante situazione di una regione del Pianeta che ha dato la civiltà a tutto il mondo occidentale. Con simpatia ed ammirazione per il Vostro lavoro. Vincenzo Papa

MESSAGGI NEL TEMPO di Daniela Ferraro

É arrivata la befana Ecco ancora che Befana, dalla casa sua lontana, sulla scopa è andata in groppa e nel cielo su galoppa. Si lamenta per l'artrite, rumoreggia la gastrite, anche il mezzo è mal conciato con il manico tarlato. Cade neve a fiocchi uguali

sui capelli e sui regali mentre i piedi infreddoliti di geloni son conditi. " Guarda che mi tocca fare per gli umani accontentare, pur con lor tecnologia non sto in pace a casa mia!" Eh, si sa, bello è il progresso ma non spiace poi il regresso

nelle vecchie tradizioni che ci fan sentire buoni e puliti d'ogni scoria che su noi tinge la storia. Benvenuta alla vecchietta

che al sorriso ora ci alletta, tutti candidi e sornioni aspettiamo pure i doni che il domani, al suo arrivare, ci farà poi vomitare!

LOQUI E SPROLOQUI di Filomena Cataldo

Saremo costretti a Votare nuovamente Berlusconi. O votare il ridente partito della Signora Cicciolina, DNA. Spiace ma vero. Le nuove alleanze, a meno di due mesi dal voto, non fanno presagire altro. Monti, cosparso di cenere, si è alleato ( lui con loro o loro con lui, ancora non è chiaro) con i tre moschettieri, Casini, Fini, Montezemolo. Felicemente appoggiati dalla Chiesa. Intanto Bersani, oramai illuminato dalla stella di Nazaret, chiama a sé Profumo, l'uomo della settimana enigmistica. D'altra parte

se ne fa tanta a Montecitorio che è giusto selezionare uomini in grado di risolvere più quiz possibili entro i tempi delle sedute. Piuttosto che parlare del popolo e dei suoi bisogni, meglio quizzare, taggare o tweettare. Di Grillo e Di Pietro se ne parla poco, ma l'uno non si concede facilmente e l'altro si concede troppo poco tempo per pensare. Renzi è ritornato tra i Medici, resosi finalmente conto che il suo posto è lì. Ora, data la platea povera di aspettative, quale decisione potremmo mai prendere noi elettori? Di non votare, assolutamente no. Il voto è diritto e dovere. Dove riversarlo, invece, è una questione di coscienza. Badate bene, coscienza. Pensate che qualcuno la stia esercitando? Temo di no. Fare politica equivale a fare il proprio interesse. E questo - coscientemente - dobbiamo ammetterlo. Che poi qualcuno possa sembrare più altruista di altri, trattasi di atteggiamento non di spirito politico. La sfiducia dilaga e con essa anche la rabbia. Ma si sa ridere è sempre meglio che crucciarsi, lo dicono fior fiore di studi americani. Continuiamo a farlo. Su di noi, non prendendoci mai sul serio. E sui politici, comprendendone l'infima finitezza. Saremo costretti, rifletteteci, a rivotare il cavaliere o la Signora Cicciolina.

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HANNO COLLABORATO Francesco Laddarina, Giuseppe Patamia, ,Bruno Gemelli, Carmelo Carabetta, Antonio Cormaci, Giulio Romeo, Sara Caccamo, Giuseppe Fiorenza, Daniele Mangiola.

COPERTINE Dal 2003 a cura di Paola D’Orsa

Le COLLABORAZIONI non precedute dalla sottoscrizione di preventivi accordi tra l’editore e gli autori sono da intendersi gratuite. FOTOGRAFIE e ARTICOLI inviati alla redazione, anche se non pubblicati, non verranno restituiti. I SERVIZI sono coperti da copyright diritto esclusivo di “la Riviera Editore” per tutto il territorio nazionale ed estero. GLI AUTORI delle rubriche in cui si esprimono giudizi o riflessioni personali, sono da ritenersi direttamente responsabili.

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I dubbi di una lettrice nei confronti del sindaco Lucano contro/in difesa di mons. Giuseppe Morosini Alla Redazione de La Riviera A pagina 12 della vostra edizione del 23 dicembre è pubblicato un articolo dal titolo “Riace, il Cristianesimo diventa progetto politico”. A parere di Ilario Ammendolia, che ha firmato il pezzo, l'attuatore del cristianesimo in questione sarebbe il sindaco di Riace, Mimmo Lucano. Mi astengo volutamente, in questa sede, da ogni chiosa in relazione ai progetti di accoglienza, cosa che risulterebbe fin troppo facile e scontata visto che ormai il velo è stato sollevato e se ne stanno sentendo delle belle. Vi chiedo invece di dare spazio a questa mia in relazione alle stupefacenti affermazioni di Ammendolia, che era sindaco di Caulonia quando il vescovo Fiorini Morosini si è insediato in Diocesi, e che mostra di non ricordare o, addirittura, di ignorare il comportamento tenuto al tempo dal primo cittadino di Riace e per il quale un consigliere di minoranza chiese pubblicamente scusa. È noto che Mimmo Lucano è stato l'unico sindaco a non aver presenziato, neanche con un delegato, al passaggio del presule: una man-

canza gravissima non relativa ovviamente al sig. Lucano in quanto persona, ma al suo ruolo istituzionale. Nell'affermazione assolutamente cristiana dell'amore verso tutti, più volte inserita dal nostro vescovo nei suoi discorsi, non vi è quella sdolcinatezza di cui gli atei, che per imbarazzo lessicale si definiscono laici, accusano i credenti. È vero che una certa corrente di pensiero definiva il Cristianesimo come l'oppio dei popoli, ma non era e non è così! Nell'amore cristiano vi è impegno e anche la capacità di dire di no, quando è necessario. Nostro Signore Gesù Cristo ha detto: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Come te stesso, appunto, perché vi è un sano rispetto che è dovuto da ognuno di noi innanzi tutto a sé stessi ed è frutto soltanto del tornaconto di alcuni, sempre pronti a torto o a ragione a puntare il dito verso la Chiesa, il pregiudizio che se sei cristiano devi essere un perdente sottomesso, che chiunque può disprezzare quando ne ha voglia e tirare dalla giacca quando gli conviene.È vero - ahinoi - che chi fa politica spesso strumentaliz-

za tutto, per cui si è “laici” quando si vuole affermare la propria modernità e il proprio anticonformismo, e ci si accosta alle istituzioni contestate quando comunque fa comodo. È invece molto evangelico affermare che non si possono servire due padroni e che vi è molta dignità tra coloro che, anche se non credenti, agiscono coerentemente con i valori umani. Un sindaco appartenente al nostro sistema democratico diviene sindaco di tutti gli amministrati e, al di là del proprio credo personale, non può disdegnare con un gesto plateale l'insediamento del vescovo e rifiutare di porgergli il saluto istituzionale. Un grande esempio di dignità, invece, è venuto in quell'occasione dal nostro vescovo, vicario di Pietro nel nostro territorio, che non si è lamentato, che non ha puntato il dito, ma anzi sono certa che in cuor suo attende a braccia aperte ogni pecorella smarrita - e più o meno lo siamo tutti - che chieda di essere accolta. Nessuna dignità vi sarebbe in un comportamento acquiescente nei confronti di persone - che ad onor del vero a volte sembrano protese piuttosto a dive-

nire personaggi - pronte a dissacrare in nome delle loro non credenze ed altrettanto pronte a 'fare la predica' ai cristiani definendoli poco attuatori del Vangelo. L'intelligenza dovrebbe porre a ognuno di noi dei limiti in nome della decenza. La parabola del figliol prodigo narrata dall'evangelista Luca presuppone che venga espressa la volontà, da parte di chi ha sbagliato, di riconoscere l'errore e chiedere perdono. Questo è un passaggio che nella nostra società viene spesso dimenticato e si pretende che chi è stato offeso faccia il primo passo. Altrettanto basilare nel cristianesi-

mo è il concetto di libero arbitrio, dote di ogni essere vivente, che comporta che ognuno sia responsabile delle proprie scelte e ne assuma le conseguenze. Ovviamente non mi è dato conoscere le motivazioni per le quali il vescovo non ha incontrato Lucano, ma se l'ipotesi da me posta fosse giusta, plaudirei al vescovo Morosini che ancora una volta, senza sensazionalismi, ha mostrato il suo coraggio di essere al di fuori del coro e di agire come padre che accoglie tutti, anche coloro che lo hanno rifiutato, ma in coerenza col Vangelo solo quan-

IL RICORDO

Ci sono momenti nei quali non è possibile trovare le parole... Grande, professionale, straordinario... Ti porteremo sempre nel cuore! Cino Pi!!!

Natale Natale è una festività, ma non solo. È venuto in Pronto Soccorso proprio il 25 dicembre. Natale Natale, nome e cognome, o cognome e nome, come volete.

Nessuno ci credeva, ma la carta d’identità non mentiva, e non era falsa. Così ha certificato il comandante dei vigili urbani sollecitato sulla questione. Alto, biondo, un poco di pancia, sui quaranta, con tre assistenti accanto. Gli assistenti erano indefinibili. Non uomini certi, non donne certe, forse bambini o nani. Un azzardo definirli. Sì! Siamo stati tutti d’accordo su questo: medici, infermieri, amministrativi. Dicevo, è venuto

dichiarando che portava regali per tutti. Ai cattivi, però solo cenere e carbone, ha proferito con voce seria. Penne, agendine, calendari, matite. Tre scatole pieni di regali, e ogni pacchetto col nome del destinatario. Io ho ricevuto una penna a sfera con la seguente dicitura: l’inchiostro non finisce mai. Non mi è parso un buon augurio. Qualcuno ha ricevuto una gomma per cancellare tutti i propri errori, altri una da

Ho riletto l’articolo di ilario Ammendolia è non ho visto neanche l’ombra di una accusa nei confronti del vescovo di Locri a cui, anzi , ribadisce la propria stima e grande rispetto.Ci sembra invece che , aldilà di singole responsabilità, si ritienga una occasione perduta in quanto tanto il vescovo che il sindaco Lucano siano persone di spessore che possono contribuire al progresso della Locride.

Perchè non costruire gli asili... senili?

CIAO PI!!!

STORIE DA PRONTO SOCCORSO di Vincenzo Carrozza

do questi mostrano di riconoscere l'errore e chiedono perdono. Anna Ferraro Caulonia, 28 dicembre 2012

masticare garantita per un anno e riutilizzabile anche dai colleghi. Altri, quelli del triage, una pastiglia contro il mal di testa il cui effetto dura a vita. Per tutti un telecomando monouso che annulla il tempo e ci consente di tornare indietro. Non abbiamo deciso ancora come usarlo. Ci ha lasciato con un sorriso sibillino, dicendo che aveva ancora molto da fare prima dell’arrivo della mezzanotte.

Franco Blefari Il dramma della vecchiaia non è ancora recepito dalle istituzioni, che non si pongono il problema di quella età quando sei un peso nella tua famiglia e vedi scorrere gli ultimi anni della tua vita in solitudine, o sballottato da una casa all'altra, aspettando che qualcuno ti rivolga la parola almeno all'ora di pranzo (se ti vede...) e di cena. Il giorno di capodanno ho visto sei o sette vecchiette in una casa di riposo, che vivono in una stanza di pochi medri quadrati, e si sono illuminate quando ho rivolto loro un semplice sorriso. Chissà che fine faremo tutti, domani, quando saremo da buttare via, non avremo una pensione (se l'avremo!) sufficiente per essere accolti in una casa di riposo, e la classe politica avrà ancora più fame e porterà la gente ad essere come il conte Ugolino? Lo

so che è un paragone molto forte, ma mi aspetto tempi apocalittici, lontani da Dio come siamo e abituati a convivere con la politica corrotta che, ignorando i veri bisogni della gente, spende i nostri soldi per scopi personali ed elettorali. Perché i nostri Comuni non hanno mai pensato ad una struttura, (anche di poche stanze, magari adottando qualche vecchio edificio) capace di garantire, in ogni paese, come si fa con l'asilo per i più piccoli, una vecchiaia per tutti quelli che rimangono soli? Un asilo senile... dove lasciare i vecchi. Di questo c'è bisogno oggi, non di opere pubbliche che devono essere fatte solo per accontentare le bramosie della mafia che garantisce i voti necessari per ottenere un posto alla Provincia, alla Regione o in Parlamento. È utopia?

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Sport / responsabile Antonio Tassone Serie A

Nel segno della Juve

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Può apparire strano, ma c'è il serio rischio che la lotta scudetto vada già archiviata con un girone di anticipo. Questa Juventus è un rullo compressore, sta macinando record su record, è la squadra in assoluto che ha fatto più punti in un anno solare, ben 94 nell'anno appena trascorso. Guida la classifica con otto punti di vantaggio sulla prima inseguitrice, la Lazio, nove sull'Inter e via discorrendo, insomma, ha creato un solco con le inseguitrici. E noi qui ancora a chiederci chi è l'anti Juve; sarebbe meglio chiederci

se esiste un'anti - Juve. Perché se ne scova una ogni domenica, che puntualmente viene sostituita la domenica successiva. La squadra di Conte sta facendo un campionato a parte, le altre a lottare come iene sulle piccole briciole che di tanto in tanto i bianconeri lasciano per strada, ma è poca cosa. E' ovvio che in un campionato del genere i meriti della capolista vanno suddivisi con i demeriti delle altre, e con fattori quanto meno discutibili, ma la continuità della Vecchia Signora è sotto gli occhi di tutti. E da che se ne dica il merito è tutto di Antonio Conte. Non sarà simpaticissimo agli anti juventini, ma è uno che per mentalità, oggi in Europa non ha eguali. E' un vincente? Ce lo dirà il tempo e quindi i risultati che otterrà, ma è giusto annoverarlo tra i maggiori artefici dei successi bianconeri. La cattiveria agonistica e la determinazione con cui la Juventus scende in campo sono un facile deterrente per chiunque avversario, almeno in Italia. Il banco di

prova ora è la Champions, lo scontro a eliminazione diretta, e sulla carta non è certo il Celtic - che incontrerà a febbraio per gli ottavi - l'avversario che ti toglie il sonno. Se passi il turno, tutto può succedere, e non è facile retorica. Perché due tra Manchester United, Real Madrid, Milan e Barcellona andranno fuori, e quindi, scongiuri permettendo, sognare è lecito. C'è chi dice, forse giustamente, che a questa Juventus manca un centravanti da Champions, chi possa risolverti la partita con un'intuizione. In campionato la squadra ha ovviato a tale mancanza con un super collettivo, perché non può essere la stessa cosa in Europa? La linea mediana con Vidal, Pirlo, Marchisio e con gli esterni Asamoah e Lichsteiner può giocarsela con qualunque centrocampo e poi Vucinic in attacco e Buffon in porta non ce li ha nessuno. Poi la Champions è una competizione a parte, non sempre vince la più forte: solo per restare all'ultimo decennio, Porto,

Liverpool e Chelsea non erano certo le candidate numero uno, eppure hanno alzato la coppa dalle grandi orecchie. Conterà vedere in che stato di forma si arriva a febbraio, quali infortuni rischiano di minare l'undici titolare, questa è la vera incognita, cui non solo la Juventus dovrà fare i conti. Poi se da qui all'andata col Celtic aumenti il vantaggio sulle dirette inseguitrici in campionato, puoi permetterti un massiccio turnover. E proprio per restare in tema campionato, la capolista chiude il girone d'andata in casa contro la Sampdoria con cui sta intavolando alcune trattative di mercato che potrebbero concretizzarsi a giugno: è forte l'interesse dei bianconeri verso Poli, Obiang e Icardi, con Ziegler che potrebbe far ritorno a Genova. Intanto a Torino è giunto il ventinovenne Federico Peluso dall'Atalanta, che può giocare sia esterno di sinistra al posto di Asamoah impegnato nella Coppa d'Africa, che sia al centro in difesa in sostituzione dell'infortunato Chiellini e per giugno è prenotato Llorente, attaccante basco dell'Athletic Bilbao. Questo mese e mezzo che ci separa dall'andata degli ottavi di Champions è fondamentale per la zona alta e di conseguenza per tutto l'interesse che può ancora calamitare la stagione. Perché se il gap tra la Vecchia Signora e chi le sta dietro si assottiglia, allora ci sarà una pressione tale sui campioni d'Italia che renderà vivo il campionato; ma se tale gap dovesse restare tale o addirittura aumentare, Conte si potrà concentrare con più energie mentali e fisiche all'impegno europeo. E poi non dimentichiamoci che c'è sempre la lotta per la Champions, per l'Europa league, per non retrocedere. In fin dei conti ne abbiamo motivi per guardare ancora questo campionato Massimo Petrungaro

Reggina, prevista per l'8 gennaio la ripresa degli allenamenti Chiuso il 2012 con la pesante sconfitta interna con l’Empoli, Dionigi ha concesso il rompete le righe ai suoi giocatori. Il campionato cadetto, dopo le tre gare ravvicinate giocate a cavallo delle festività natalizie, è atteso adesso da una lunga pausa. Si ritorna in campo il 26 gennaio, la Reggina affronterà la Pro Vercelli in trasferta. Davide Dionigi inizierà a preparare la trasferta piemontese l’8 gennaio. Per quel pomeriggio infatti è prevista la ripresa degli allenamenti, anche se il tecnico amaranto è indeciso se concedere un ulteriore mezza giornata di riposo. In quel caso Rizzato e compagni si ritroveranno al S.Agata la mattina del 9 gennaio. p.r. - rnp DOMENICA

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Sport CALCIO DILETTANTI / SI GIOCA A VIBO VALENTIA

Coppa Italia Dilettanti: oggi la finale tra il Roccella ed il Rende Tutto è pronto per l'atto finale. Oggi pomeriggio con inizio alle ore 14:15 a Vibo Valentia allo stadio Comunale “L. Razza. si assegna la Coppa Italia Dilettanti 2012/2013. A contendersi il titolo ci saranno il Roccella alla sua prima finale ed il già detentrice di tre titoli Rende. Nel doppio confronto di semifinale i biancorossi hanno avuto la meglio sul Sersale mentre la squadra jonica ha superato la Nuova Gioiese. Per l'assegnazione del titolo, se dovesse persistere il risultato di parità al termine dei 90' di gioco verranno effettuati i tempi supplementari con eventuali tiri di rigore. Il costo del biglietto è fissato in 5,00 ed è consentito l'ingresso gratuito ai bambini di età inferiore a 12 anni ed ai possessori di tessera FIGC/CONI. In vista di questa sfida la S.S. Rende ha ufficializzato l'ingaggio del giovane Valerio Copponi classe 95. La società gra-

IN EVIDENZA

Per l'assegnazione del titolo, se dovesse persistere il risultato di parità al termine dei 90' di gioco verranno effettuati i tempi supplementari con eventuali tiri di rigore.

zie ai buoni rapporti instaurati con la società del città di Marino ha messo a segno un altro colpo in prospettiva assicurandosi le prestazioni del giovane centrocampista. Valerio Copponi alto 1,86 cm con presenza già in serie D è andato ad aumentare il gruppo di giovani provenienti dalla squadra romana già allenata da mister De Angelis. La società A.S. Roccella ha comunicato che in occasione delle finale sono stati organizzati dei pullman per permettere a tutti coloro che volessero assistere alla partita di raggiungere lo stadio “Luigi Razza” di Vibo Valentia. I pullman per la partita partiranno da Piazza San Vittorio alle ore 12:15. Ci auguriamo che possa essere un bella giornata di sport e che alla fine possa vincere chi sul campo dimostrerà di essere più forte. Chi vince la fase nazionale può puntare all’acquisizione del diritto per il salto di categoria proprio come

fece l’Hinterreggio che alcuni anni fa riuscì, unica squadra calabrese, a conquistare sia il campionato che la Coppa Italia nazionale dilettanti. La nostra speranza è che il Roccella possa effettivamente centrare questo ambizioso traguardo che potrebbe dare un senso alle ultime deludenti stagioni almeno in quanto a risultati ottenuti. Nuova Gioiese a parte, ricordiamo che se il Roccella ha raggiunto la finale regionale di questo prestigioso torneo gran parte del merito va ascritta a mister Tonino Figliomeni. E’ stato lui il brillante condottiero di una squadra che ora il neo tecnico Ferraro ha preso per mano al fine di condurla, come ha dichiarato lui stesso in sede di conferenza stampa di presentazione, verso prestigiosi traguardi. Oggi a Vibo Valentia c’è il primo enon bisognerà farselo sfuggire. lr

Bivongi: festivita' natalizie all'insegna anche dello sport Nel contesto di un ricco carnet di manifestazioni natalizie che hanno visti protagonisti L'Amministrazione Comunale, la Parrocchia e le molte Associazioni ricreative, culturali e sportive del piccolo paese della Vallata dello Stilaro, Bivongi, non poteva mancare una partita dell'amicizia tra la compagine di Guardavalle guidata dal bivongese DOC Mister Gesualdo Calabrese. E l'U,S. Bivongi - Pazzano di Mister Vittorio Leotta. E' stato un incontro combattuto e leale che ha visto la compagine guardavallese militante nel girone di eccellenza prevalere per a 0 sulla squadra locale che sta disputando il campionato di prima categoria.Abbiamo approfittato del ritorno sul campo che lo vide bambino tirare i primi calci al pallone per incontrare il carissimo amico e paesano Gesualdo Calabrese e lui ha risposto cosi' alle notre confidenziali domande. D.- Gesualdo, tu che hai portato sempre piu' in alto il nome del nostro paese con i tuoi ambiziosi ed invidiabili traguardi e successi calcistici, avendo militato per tanti anni in serie C, ti senti emozionato e contento di essere qui oggi, in veste di allenatore di una squadra amica,

quella della vicina Guardavalle,su terreno di gioco che ti vide bambino fare i primi passi e tirare i primi calci di pallone: R.- Certo che mi sento molto emozionato ed arci contento di ritornare tra le mura amiche e tra i miei paesani e sostenitori che hanno seguito con grande orgoglio e soddisfazione la mia splendida carriera che mi ha visto decollare dal Bivongi, prima a Locri e poi definitivamente all'apice della mia ambiziosa e fortunata car-

riera in sere C. Mi ricordo, in particolare, quando proprio tu, Mario, mio appassionato amico e ammiratore organizzasti un pulman strapieno di tifosi di Bivongi in occasione dell'incontro Reggina - Siracusa. Siete stati sempre meravigliosi e lo siete tutt'ora quando vi incontro nelle mie consuete e frequenti visite a mia madre, al nostro paese a cui sono molto legato dove amo incontrare sempre gioioso gli amici di sempre.

D.- Che ruolo hanno avuto nella tua crescita umana e calcistica il dottor domenico murdolo ed il professore Vittorio Scaramuzzino di Roccella Jonica, tra l'altro insegnante di Educazione Fisica per decenni alla nostra Scuola Media? R.- Il compianto Dottore Murdolo e' stato per me come un padre spirituale ed il connubio in perfetta sintonia e simbiosi col Professore Scaramuzzino sono stati determinanti durante la mia adolescenza

facendomi crescere nell'umilta' e nell'insegnamento del sacrificio e dello stare con i piedi per terra sia come cittadino esemplare e disponibile, sempre sereno e con il sorriso sempre presente sulla mia bocca che in campo calcistico se è vero come e' vero e' dovuto a loro, 3 anni fa il decollo nell'emisfero dell'invidiabile e difficile mondo calcistico.Ancora oggi, quando, soventemente, mi incontro col carissimo amico prof. Vittorio Scaramuzzino amiamo DOMENICA

ripercorrere assieme tutto il cammino, dai primi calci ed insegnamenti da bambino, alla cessione alla squadra del Locri, la militanza in serie C ed ora ancora mi chiede e vuole sapere riguardo alla mia attivita' di allenatore. D.- Oggi sei a Bivongi con la tua nuova squadra del Guardavalle in qualita' di trainer. Come va la tua squadra e quali sono le tue prospettive future ? R.- Intanto mi sto godendo questa esperienza da trainer nel Guardavalle: La mia squadra milita nel Girone di Eccellenza ed attualmente si trova al terzo posto in classifica e di questo sono molto soddisfatto, soprattutto nel vedere crescere calcisticamente molti giovani talenti ai quali cerco di infondere sani principi sportivi e calcistici ed ai quali auguro almeno di ottenere i successi ed i traguardi che io ho avuto la fortuna di raggiungere. Per adesso mi accontento e sono molto felice di allenare qui, anche perché a Guardavalle sono benvoluto essendo il mio paese di adozione dove vivo assieme alla mia meravigliosa famiglia. Poi si vedra'. Mario Murdolo.

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PROMOZIONE

Il Marina di Gioiosa si gode il suo momento magico Il momento magico del Marina di Gioiosa continua. Prima della sosta Natalizia anche la Nuova Rizziconese ha dovuto arrendersi dinnanzi a Carbone e compagni che hanno disputato una gara perfetta . Ancora lui Matteo Carbone capo cannoniere del campionato realizza la rete della vittoria regalando tre punti ai giallorossi che si confermano in buona salute e in piena zona play off .Gianni Scigliano si gode il grande momento della sua squadra:” Sono contento per questa bella vittoria, ma soprattutto per la prestazione dei miei ragazzi, che voglio elogiare uno per uno. Abbiamo dominato per tutti i novanta minuti, chiudendo da subito gli spazi e aggredendo l'avversario con molta caparbietà. Sapevamo che non sarebbe stato facile vincere contro la Nuova Rizziconese , perché i nostri avversari si erano rinforzati nel mercato

di riparazione. Abbiamo chiuso il 2012 con un bel bilancio positivo e in zona play off, ed alla ripresa saremo subito concentrati con la testa alla delicatissima sfida, che ci vedrà impegnati contro l'ultima della classe il Real Catanzaro che sono convinto non sarà una passeggiata. Poi ci concentreremo alla super sfida contro il Gioiosa Jonica il derby che vogliamo preparare bene per ottenere il massimo dopo la bella prova dell'andata che avremmo meritato di vincere per quello che abbiamo prodotto in campo. Colgo infime l'occasione per fare i miei più sinceri auguri di Buone feste Natalizie e Buon Anno 2013 a tutti gli sportivi, i calciatori ed i dirigenti del Marina Calcio. Ci godiamo questa pausa Natalizia consapevoli che il campionato rimane molto lungo e pieno di insidie ma finora i ragazzi si sono disimpegnati molto bene raccogliendo dei

buoni risultati ovunque. Non molleremo di un centimetro da qui fino alla fine della stagione, ma così come ripeto già da alcune settimane, l'unico obiettivo resta solo ed esclusivamente quello del raggiungimento di una tranquilla posizione in classifica giocandocela con tutti . Durante questa pausa, lavoreremo sulla testa dei ragazzi, affinché si presentino con l'atteggiamento giusto e con la più totale concentrazione sin dalla trasferta di Catanzaro, che sancirà la ripresa del torneo. Per andare lontano serve la giusta mentalità, visto che tutte le squadre ci affrontano consapevoli del blasone del Marina di Gioiosa, e quindi sono stimolate a dare qualcosa in più”. La preparazione in casa giallorossa è già iniziata per il primo impegno di questo nuovo anno domenica prossima contro il Real Catanzaro. NICODEMO BARILLARO

Angiò Pasquale: “Qui a Riccione mi sento a casa!”

MAMMOLA

Pino Neve: “si riparte con rinnovate e grandi ambizioni” Il presidente del Mammola Pino Neve insieme ai membri della società in conferenza stampa per i rituali auguri di inizio Anno ha affermato :”Queste vacanze dovranno servirci ricaricare le batterie, per poi arrivare alla ripresa carichi e determinati: sono convinto che possiamo migliorare. Spero che al ritorno dalla pausa natalizia si possa vedere solo il lato bello del Mammola calcio, squadra capace di giocare in velocità senza paura di nessuno, cercando il risultato in qualsiasi campo. Certo, speriamo di non dover più fare i conti con decisioni arbitrali completamente scellerate ei troppi infortuni che hanno caratterizzato questa prima parte di stagione. La mia squadra che, nonostante abbia deluso fino al momento le aspettative generali, ha voglia di ricominciare da zero. Di voltare pagina e lasciarsi alle spalle questo brutto avvio di stagione che comunque ci vede in buona posizione e sempre vicini a un posto play

off . I ragazzi per vari motivi non sono riusciti ad esprimersi al meglio. Poche le vittorie, tanti invece i pareggi e le sconfitte, arrivati il più delle volte con delle giocate dei singoli. La maledetta 'zona cesarini' ha tormentato per diverso tempo Galluzzo e compagni,

che per cali di concentrazione e qualche disattenzione di troppo, si son visti soffiare via punti importanti in vista di una classifica, che non rende giustizia al lavoro settimanale svolto dalla squadra e soprattutto alla qualità indiscussa dell'organico a nostra disposi-

zione soprattutto dopo i recenti rinforzi. Un gruppo importante afferma ancora il presidente Neve - è vero, ma anche quasi completamente rinnovato, e che perciò, come giusto che sia, necessita di tempo per amalgamarsi al meglio e trovare la propria dimensione con il nostro nuovo allenatore Etna che sta lavorando su questo . Mettiamoci infine anche lo zampino della dea bendata, che bisogna dire in diverse occasioni non è stata certo di grande aiuto per la mia squadra “. Questo dunque un bilancio del 2012 per il Mammola calcio, che avrà però un intero girone di ritorno a disposizione per cambiare completamente rotta. Adesso godiamoci la pausa Natalizia . A partire dal 13 gennaio ogni sfida dovrà essere interpretata come fosse l'ultima, e quindi la più importante. Solo così sarà possibile ottenere un buon piazzamento. N.B.

Il difensore calabrese Pasquale Angi_ (22), che ha rescisso il suo contratto che lo legava al Milazzo (Lega Pro), nel mese di ottobre u. s., ex-Gaeta, Pisticci, Boville, Arzachena ed Ebolitana, ha firmato con il Riccione in Serie D alla fine del mese di ottobre ed oggi si esprime così: “qui a Riccione mi trovo divinamente bene, ho trovato un gruppo di amici e di dirigenti che stanno facendo di tutto per qualificare e professionalizzare il calcio di serie D e dove spero di poter fare bene e contribuire a salvare questa squadra. Tanto per dare qualche numero… da quando sono arrivato, abbiamo fatto diverse vittorie, si era a -1 in classifica, non dico che sia merito mio, ma sicuramente credo di aver contribuito, insieme a qualche altro innesto, a dare continuità e soprattutto credibilità ad una tifoseria che se pur in minima presenza, merita rispetto e fiducia. Il mister, con il quale ho uno splendido rapporto lavorativo ed umano, persona molto dedita al lavoro, ci sta sempre più impartendo, oltre a situazioni tecnico-tattiche, quella forza psicologica per non essere secondi a nessuno. Ecco anche le vittorie fuori casa con Lucchese, Bagnolese e Virtus Pavullese. Vorrei confermare che il gruppo è solido, coeso e convinto di salvare questa squadra e rimanere nell'attuale categoria, anche se qualche elemento è andato via. Insomma Pasquale Angi_, che _ ormai divenuto un titolare inamovibile, _ convinto che la salvezza del Riccione sia fattibile senza passare dai play out.

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Biblioteca Meridionalista Una (croni)storia della Calabria attraverso i “forestieri” di Giuseppe Fiorenza

Helene Tuzet Hélène Tuzet, giovane francese appena laureata, viene inviata nel 1928 in Calabria e Sicilia per verificare la condizione delle scuole primarie create dall’Animi (Associazione nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d’Italia) nelle estreme regioni del Mezzogiorno. Innanzitutto, prima di parlare del viaggio vero e proprio dobbiamo dire che la Tuzet presenta il carattere eroico e in qualche modo “tendenzioso” dell’ANIMI, come dice Saverio Napoletano nella introduzione a “In Calabria durante il fascismo”, edito da Rubbettino, Il viaggio in Calabria della Tuzet avviene in una condizione di spaesamento, già da Reggio, le vie strette e dritte, le case basse e uguali e le strade fangose e dissestate la disorientano rispetto alla bellezza dello stretto e della Sicilia. Ecco Reggio, la città colpita dall’ira divina, come le città maledette dalla Bibbia. Ci si sente spaesati davanti a queste strane vie dritte, interminabili disposte sul pendio parallelo alla costa, fiancheggiate da costruzioni larghe e basse, che fanno pensare, in questa terra antica, a una di quelle città del nuovo mondo che si distendono liberamente, senza limiti. La realtà sociale della Calabria la sconvolge, le appare come un ghetto e capovolge l’idea degli stranieri sull’Italia rigogliosa come la Toscana e l’Umbria con le sue bellezze rinascimentali, regioni con le quali la giovane francese fa i paragoni quando descrive i luoghi della Calabria. La Calabria è un geroglifico sociale, che disorienta appunto la Tuzet, donna giovane che deve incontrare i disagi di una donna sola che si muove in quella terra dove le persone sono ostinatamente indagatrici e diffidenti. La Tuzet riconosce la grandezza storica del passato regionale, ma non in senso immobilistico, piuttosto come confronto con il presente, che si mostra tormentato e complesso, ammantato di miseria e disagio sociale. …nella sua eccezionale lunghezza, la costa, qui quasi rettilinea, fiancheggiata da un’interminabile spiaggia sabbiosa, da Capo Zeffirio alla punta di Stilo; una immensa distesa di pianura coperta d’ulivi e mandorli e che si prolunga sullo Jonio, oggi di un blu lavanda e di un grigio madreperlaceo; si riconoscono le città consorelle di Gerace, quasi tutte identiche, selvagge cittadine appollaiate e città moderne alla marina: Siderno, Gioiosa. A destra, la strada domina l’alveo di un torrente profondamente scavato, dove precipita un flutto giallo; oltre la fiumara, un paesaggio immenso, grandioso, di

IN EVIDENZA

La giovane francese restasconvolta dalla realtà sociale calabrese. Le appare come un ghetto e capovolge l’idea degli stranieri sull’Italia legata alla Toscana, all’Umbria e alle loro bellezze rinascimentali montagne disordinate, dalle forme strane e tormentate; vi si indovina il segno di sconvolgimenti cosmici, la lacerazione delle viscere della terra. Paese adatto alle inquietudini dell’aldilà, ai culti singolari e crudeli; lo sguardo cerca istintivamente, attraverso le cime nude dai profili fantastici, la caverna abitata dal demone Alybas, a cui i locresi davano ogni anno il tributo di una vergine in pasto, e che domò l’atleta Eutimio, figlio di un dio; e si vorrebbe riconoscere il posto dello splendido tempio eretto all’infera e ingannevole Persefone. E questo anche in contrasto con l’umanità e la dolcezza delle persone. La Tuzet in effetti sposa la pietas di ZanottiBianco ma non indugia a contemplare in maniera asfittica la bellezza del paesaggio, bensì a rimarcare i problemi della malaria, le condizioni di miseria e di una economia arretrata e l’isolamento totale dei paesi, il che comporta un arretramento culturale e sociale. La stessa è molto puntuale poi nel denunciare le condizioni delle scuole calabresi, le condizioni di salute dei bambini e anche l’impegno costante dei maestri dell’ANIMI, che tuttavia si trovano in una condizione quasi eroica nell’insegnare ai ragazzini, e quindi alle famiglie, alle prese con problemi molto più gravi come la miseria e il semplice sostentamento. A Luppinari, la scuola è alloggiata in una baracca di legno. È la più fiorita che finora abbia vista; in mancanza di vasi, la bacinella, la brocca, il secchio hanno dovuto accogliere tanti anemoni e narcisi! Mi devo difendere dalla prodigalità e profusione di fiori; ma, malgrado le proteste, le mie braccia si riempiono di corolle vellutate, bianche, rosa, malva, viola dal

dolce aroma di vaniglia, che si uniscono ai rami di limone. I piccoli, molto numerosi – qui come a Sant’Elia gli iscritti superano il massimo di sessanta e occorre persino rifiutarne altri – portano grembiuli neri con bordi verdi; bisogna vedere come sono i bambini in giro per le strade per comprendere il miracolo che quest’ordine e questa pulizia rappresentano… Ogni istitutrice possiede un’abilità particolare: una riesce bene in aritmetica ed è ammirevole la sicurezza degli scolari nell’eseguire i calcoli, per i quali la maestra ha messo a punto un pallottoliere con pezzi di canna e chicchi di granturco. Essendo tardi, improvvisiamo nella scuola stessa un pasto rustico e allegro: un pezzo di salsiccia dal sapore forte, col peperoncino e grani di finocchio, pane, formaggio stagionato e duro e olive nere secche. Molto intensa è la descrizione della bellezza dei bambini, in contrasto con la loro condizione sociale: … nella casa di un contadino…ospitalità calda e ristoratrice: la moglie va a cogliere dall’albero vicino delle arance gocciolanti di pioggia; arance enormi, frutti regali. Altro bicchiere di vino calabrese, pausa piacevole attorno a un grande braciere di rame, finché tre bei bambini si avvicinano a me, silenziosi e seri. In questa regione, dove è così comune da non prendersene neanche cura, la bellezza di questi fanciulli è tale da rimanerne colpiti, intimiditi: da quella dei più piccoli in particolare, due gemelli di sette anni, Salvatore e Concettina; lui ha un visino olivastro sotto una folta capigliatura riccioluta, carnagione scura e immensi occhi di un bruno verdastro; lei ha dei serici riccioli neri, un colorito da fiore, le guance di un rosa delicato di geranio, gli occhi molto neri con riflessi blu. Gerace Non solo. Anche le donne, la loro funzione a bestie da soma è citata come una condizione tormentata del presente, alla quale non sfugge nessuno, anche le bestie. San Leonardo di Cutro 1930 Niente acqua potabile: bisogna andare a cercarla alla stazione, che riceve, come tutte le stazioni sulla linea ferroviaria costiera, l’acqua fresca della Sila. Le donne, che fungono da bestie da soma come dappertutto in Calabria (è noto il proverbio calabrese «dove l’asino non passa, passa la donna»), vanno a prenderla, barile in testa, sobbarcandosi due chi-

lometri di strada, d’inverno così fangosa che non sempre la si può percorrere. Il medico è a Cutro, a dieci chilometri circa. La popolazione è devastata dalla malaria e nel paese regna la più grande miseria. Le famiglie, numerose, vivono stipate in locali dove la pulizia è pressoché impossibile; e il barone è favorevole alla costruzione di nuove case e spera

di vedere accrescersi la popolazione (gli abitanti sono 423): ciò che comporterà fatalmente un’ingerenza dello Stato. Tutti i contadini lavorano a giornata e non appartiene loro neppure la modesta casupola in cui abitano. Questo villaggio è uno dei più miserabili d’Italia ed appartiene a un grande latifondista, il barone Barracco, ricco e potente, che possiede numerosi castelli e che non si vede mai in paese. Ci sono molte occasioni per l’educatrice nel rimarcare l’ospitalità e la gentilezza dei calabresi. Al termine della lezione, seguo la maestra nel minuscolo appartamento a un solo piano a livello della strada nel quale abita col marito e vi ricevo la magnifica ospitalità calabrese sotto forma di un grande

piatto di profumate verdure cotte. La casetta possiede, dal lato del mare, un pollaio chiuso da una siepe di fichi d’India, che una simpatica capretta tenta di scalare posando le zampe sui rami torti e sulle pale spinose come farebbe su una roccia. Locri 1930 A Pirillo, paesino di montagna, l’aria è più sana, ma il borgo, fangoso e miserabile, non ha la grazia amena di Sarrottino. Nei pantani delle vie ineguali, sguazzano in tutta libertà enormi maiali, neri e selvatici come cinghiali, l’unica ricchezza degli abitanti. Sulla soglia di una casa è accovacciata una vecchia rinsecchita e rugosa: ha centotre anni e, ci dice, ha condotto una dura esistenza, vivendo di erbe e senza mai mangiare carne di macelleria. È a Pirillo che consumiamo le nostre provviste e che la generosa ospitalità calabrese ci riserva ogni sorta di doni, così abbondanti che non si possono rifiutare. Il pasto è allegro, al sole, davanti alla finestra aperta di una stanza i cui proprietari sono certamente vecchi emigranti rimpatriati dall’America: lo si desume dalla pulizia e dall’ordine, dalla presenza di un grammofono e di un solido baule adatto ai lunghi viaggi e anche, suvvia, dal cattivo gusto delle stampe alle pareti, una delle quali riproduce, segno rivelatore, un piroscafo; ricordo di una traversata che l’angoscia della partenza o l’entusiasmo del ritorno hanno reso memorabile. Pirillo 1930 Cosa che non le succede a Catanzaro, dove si ritorna allo spaesamento di cui si diceva all’inizio: La città è una delle più inospitali e in nessun posto mi sono sentita così estranea. In nessun posto come nel dedalo di viuzze – sprovviste di nome e numeri civici – le più strette, tortuose e buie che uno possa immaginare, dove mi sono smarrita dieci volte e dove, di notte, la luce è quasi inesistente. Ho avuto l’impressione di trovarmi in un Oriente molto arretrato, con gli sguardi che mi seguivano diffidenti e le persone che non mi erano affatto amiche. (25 – continua)

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Parlando

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CULTURA E SOCIETÀ La Cava - Sciascia

Lettere dal centro del mondo, 1951-1988 FILIPPO ROSACE E' una raccolta epistolare di straordinaria forza quella presente nel volume Lettere dal centro del mondo 1951-1988; che l'editore Rubbettino ha recentemente proposto sul mercato editoriale grazie al lavoro lucido e paziente dei due curatori dell'opera, i Professori Luigi Tassoni e Milly Curcio, e alla coinvolta partecipazione degli eredi dei due grandi scrittori ed amici. Il volume si apre con il saggio dei curatori che non è una scintillante cornice all'opera, ma un vellutato ordito che suggerisce al lettore la via per “la pancia” del carteggio. Una raccolta preziosa, che dà modo di conoscere senza mediazione quanto grande fosse lo spessore umano ed artistico dei due grandi autori. Un carteggio vero, per nulla edulcorato, tra due persone che prima di considerarsi colleghi di scrittura si consideravano due grandi amici. Traspira tra le righe di entrambi la personalità degli uomini prima ancora che degli scrittori. Uomini che per quanto la storia ci abbia consegnato grandi, si sentivano spesso stanchi, delusi, a volte emarginati. Uomini che nonostante scrivessero in forma privata tendevano, probabilmente in modo inconsapevole, alla pulizia della parola, alla nitidezza del linguaggio. Ammirevole la scelta dei vocaboli mai fuori contesto e sempre al massimo della pregnanza, per un linguaggio di cui Tassoni scrive: “netto definirsi dentro lo spazio narrativo che percorre”. Forse in un carteggio privato non ve ne era bisogno, è del resto fatto notorio che con un amico non serva molto per farsi comprendere. Ma evidentemente a loro le parole uscivano così e basta, come si può immaginare succeda ai grandi scrittori. La dimensione intimistica del carteggio è appassionante finanche commovente, quando ad esempio Mario La Cava confessa a Sciascia che la moglie non lo mette troppo in croce perché a casa non porta molti soldi. Carteggio illuminante anche da un punto di vista critico e storico-letterario. Attraverso le lettere si comprende meglio la genesi di alcune scelte stilistiche e contenutistiche di entrambi gli autori, e si segue il flusso di quel cammino letterario che li ha portati a lasciarci in eredità pezzi di letteratura che sono a buon diritto tra le più rilevanti produzioni del nostro patrimonio librario contemporaneo. Due autori che si sono scelti “al volo”, solo sulla base di un'affinità intellettuale che urgeva per entrambi di un contrappeso adeguato. Due uomini che, come si evince leggendo, si sentivano spesso emarginati dal quei centri di produzione editoriale e culturale fisicamente tanto distanti da loro. Da quegli stessi “centri” che però non poteva far a meno di recarsi poi in provincia, col cappello in mano, ad approvvigionarsi alla loro espressione poetica e al loro spirito letterario; spirito fiero di aver avuto genesi nel presunto isolamento provinciale dal quale sono nate alcune delle più grandi opere del secolo passato. Ancora qualche riga per una riflessione collaterale sul mondo editoriale odierno che la lettura del volume suscita. È arcinoto come in Italia la passione per la scrittura sia assolutamente

Vincono le feste di piazza e la tarantella. Siderno svetta sugli altri, mentre non all’altezza delle aspettative il gran finale al Parco dei Principi

A Capodanno la Locride si riscopre terra di festa IN EVIDENZA

La classifica delle feste della Locride. Nonostante la crisi e i pochi mezzi il capodanno della Riviera dei Gelsomini si è fatto notare

Quest’anno hanno vinto le piazze e la tarantella. Pochi mezzi ma una partecipazione inattesa e insperata. La crisi non ci ha demoralizzato. Una festa organizzata in due soli giorni quella di Studio 54, dei bar del Corso e di Gigi management. Ma si sono inventati una serata che è risultata vincente. Corso della Repubblica chiuso e trasformato in un locale all’aperto per il veglione di Capodanno. Si è ballato fino alle prime luci dell’alba. Siderno dopo tanto tempo si è riempita di nuovo. È tornata a essere capitale del divertimento nella Locride. A Caulonia la tarantella l’ha fatta da padrona. Cavallaro, papandrea e i Taranta Project hanno fatto ballare anche quest’altra piazza fino al mattino con il loro ritmo trascinante. E per chi voleva qualcosa di diverso c’era anche la festa dle Mojo Pin organizzata da Domenico Panetta

1) SIDERNO - STUDIO 54

e i ragazzi del Welcome. Non sono mancate anche altre iniziative di staff giovani, magari un po’ inesperti come il nostro Ruggero Brizzi, l’organizzazione Sensation e Radio Venere al Centro commerciale i Gelsomini. Bovalino grazie a loro ha riscoperto il suo spirito festaiolo, o almeno ha avuto un’alternativa. Su fb non sono mancate le critiche, ma anche i ringraziamenti. Un altro protagonista immancabile del capodanno locrideo è sato il Ricaroka di Riccardo Fazzolari. Il suo stile classico e inconfondibile, più sobrio di altri ma sempre d’effetto. Infine il Parco dei Principi, il capodanno più contetstao della Locride. Paragonata a una festa di 18 anni dalla pessima musica e dalla scarsa presenza femminile la festa di Roccella è stata la delusione di fine anno. 4) CAULONIA - MOJO PIN

Maria Stella Brancatisano.

Cartoline non finito

Una poetessa sociale È poetessa e scrittrice Maria Stella Brancatisano, che dal 1994 scrive poesie, racconti e pensieri, pur essendo approdata tardi alla scrittura, nonostante la passione letteraria che custodisce sin dall’infanzia. Ha convogliato la passione per la letteratura in un volume di poesia e narrativa, I luoghi del cuore, Samo mio piccolo mondo paesano tra storia e leggenda, edito a luglio 2012 da Laruffa editore. La scrittrice in questi anni si è cimentata con il vernacolo, la poesia in lingua, la poesia Aiku, gli aforismi, testi teatrali e religiosi. Numerosi i premi conseguiti, tra cui, nel 1999, nell’ambito del premio “Gronchi” a Pontedera (Pisa), il Premio Speciale con Medaglia d’argento della Presidenza della Repubblica, e per ben due volte, le è stato assegnato il Premio Omaggio a Carla Gronchi, per poesie ad alto contenuto

sociale, nella sezione dedicata all’infanzia. Per la poesia in vernacolo ha conseguito il premio “Regioni D’Italia”, il premio "Marinai d'Italia", il premio dedicato a Colanapoli (poeta Geracese), quello a Micu Pelle (di Antonimina), e a Salvatore Gemelli (Locri). Nel 2001 ha vinto l’Histonium d’oro alla carriera per una poesia dedicata alle Torri gemelli. Con il volume “I luoghi del cuore”, la poetessa, narra, sul filo della memoria, eventi vissuti o raccolti da chi narrava e vuole così dipingere, come in un affresco sempre vivo, figure e parole di ieri, partendo dall’infanzia. Il libro che si divide in tre parti, nella prima sviluppa la storia di Precacore, borgo antico ed abbandonato, che si intreccia con la leggenda, recuperando miti, leggende, tradizioni e canti, religiosi e non. Il libro, piacevole e interessante, si pone come un’opera di recupero del dialetto e delle tradizioni, divenendo, quasi, uno scritto antropologico-letterario e di memoria. Il bel volume è stato presentato ad agosto, a Samo, nell’ambito dei festeggiamenti per il Patrono San Giovanni Battista, al quale è anche dedicato, e, poi, a Locri, il 29 novembre, presso Palazzo Nieddu, a cura della Biblioteca Comunale di Locri, e della FIDAPA di Locri. Relatori sono stati il prof. Gianni Lucà di Samo, il prof. Ugo Mollica e Marisa Romeo, sindaco di Ferruzzano, che hanno illustrato il valore poetico e sociale e letterario del volume. Il volume può essere acquistato in libreria ed è in dotazione della biblioteca comunale di Locri, dove la scrittrice lavora come bibliotecaria.

FOTO SCATTATA IL 31 DICEMBRE 2012. NUVOLE A PARTE NON PENSO SIA CAMBIATO NIENTE NEL PAESAGGIO FOTO ANGELO MAGGIO

Nuovo disco per Adela

PRESENTAZIONE CD "SALVIAMO IL NATALE . CON ROBERTO CARIDI, ENZO ZOLEA, GIOVANNA SCARFÒ, MARINELLA RODÀ

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Luminarie CLASSIFICA

2) CAULONIA- CAVALLARO E PAPANDREA

3) BOVALINO - RADIO VENERE

1° Roccella Ha classe da vendere e giustamente la ostenta, ma la bilancia pende sempre dalla sua parte. Sia a San Lorenzo che a San Silvestro

6) ROCCELLA - PARCO DEI PRINCIPI

5) GIOIOSA MARINA - RICAROKA

Presepe a Marina di Gioiosa Giuseppe AGOSTINO giovane artista di Marina di Gioiosa Ionica da sette anni realizza, con dedizione e sapienza, un suggestivo ed imponente presepe meccanico di circa 60 mq, che rende “magica” la rappresentazione della nascita di Gesù, nella quale sono inseriti vari personaggi in movimento; sia quelli vicino alla grotta, che quelli presi a svolgere lavori artigianali, sono inseriti in un tipico paesaggio ottocentesco, che fornisce un sensibile spaccato di quella che fu la vita contadina ed urbana delle nostre genti. L'artista ha utilizzato per ogni elemento una molteplicità di materiali quali: sughero (per la realizzazione delle case); das, materiale plastico modellabile,(per la realizzazione di tegole e piccoli accessori o prodotti casarecci come frutta, pane, salumi e formaggi ecc.). E'stata utilizzata anche Juta (per la creazione delle montagne con andamenti morbidi e sinuosi); Legno ed altri svariati materiali per la realizzazione in modo fantasioso e realistico di ogni elemento che compone l'intero presepe. Giuseppe Agostino ha eseguito un duro e lungo lavoro, mesi e mesi di sudore e perfezionamenti per rendere il tutto perfetto come appare ad ogni visitatore. L'edizione 2012 conta di ben 35 movimenti meccanici. Il Presepe è esposto a Marina di Gioiosa Ionica in Via Fratelli Rosselli (a 300mt. dal palazzo Comunale) dalle ore 16,00 alle ore 20,00!

La Calabria a Uno Mattina in Famiglia

Il conservatorio di Reggio sfida quello di Catania

2° Caulonia Non ha il naso all’insù di Roccella, ma Caulonia con la sua anima popolare riesce sempre a colpire e a piacere a tutti

3° Gioiosa Marina Nel blu c’è l’anima marinara.La luminaria non è all’altezza degli addobbi privati, ma non è male. Forse già vista. Ma siamo convinti che il prossimo anno salirà nel podio

Sabato 12 gennaio dalle ore 8,00 su Rai 1, nel corso del programma "UNO MATTINA IN FAMIGLIA" il Conservatorio di Reggio Calabria, rappresentato da Vincenzo Nizzardo (baritono) e Chiara Barillà (pianista) gareggerà con il Conservatorio di Catania per l'ammissione ai quarti di finale del Concorso Nazionale tra i Conservatori di tutta Italia. Vincerà chi otterrà più preferenze tramite televoto durante il corso della trasmissione. In precedenza Vincenzo e Chiara hanno superato i colleghi del Conservatorio di Trento ottenendo l'81% delle preferenze del televoto. Vincenzo Logozzo

Ultima Siderno. Avremmo fatto bene a commentare così: «Non ci sono parole» e veramente non ce ne sono. Siderno non merita di essere offesa da chi confonde le luci di Natale con i neon dell’obitorio DOMENICA

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Le pillole di Eva I messaggi del tuo corpo

Afonia: Una forte emozione inaspettata può farti rimanere senza parole! Può trattarsi di gioia, dolore, paura o rabbia. Quando perdi la voce non puoi parlare e sei costretto ad ascoltare quello che succede dentro di te. Tosse secca : Ti è mai successo, magari durante una conferenza, di tossire? Forse non lo sai ma con un colpo di tosse secca stai esprimendo di non essere d'accordo con quanto hai ascoltato ed inconsciamente hai espresso una critica verso l'oratore che in questo caso l'avrai potuto trovare anche noioso. La tosse è quasi sempre legata alle critiche, inflitte o subite. Anche quando pretendiamo da noi stessi che tutto sia perfetto ci autocritichiamo e di conseguenza…. Tossiamo!

LOCRI

GIORNATA DELLA MEMORIA 2013

Auschwitz... Solo andata... Viaggio fotografico all'inferno

Auschwitz non può essere un racconto, ma solo una testimonianza. Il silenzio ti accompagna per tutto il viaggio, e in quello stesso sembra di udire le voci di chi, qui, ha perso la libertà, la dignità e la vita… “Perché?” questo sembravano domandarmi le migliaia di foto di deportati all'interno del blocco 6…. Domanda a cui non si riesce a dare risposta. Quel perché mi ha accompagnato per tutto il periodo che sono stato li… Tante volte avevo visto in foto, documentari, libri, il famoso cancello con la scritta “ARBEIT MACHT FREI “ ma trovarmelo davanti mi ha fatto un effetto terribile, ti toglie ogni parola… Auschwitz...ti cambia la vita, lo ha fatto per quasi due milioni di persone...vittime e carnefici….e lo fa anche per chi, dopo tanti anni, ripercorre quel luogo. Mai dimenticherò quel giorno … Mai dimenticherò quei visi fotografati … Mai dimenticherò quel silenzio … Mai dimenticherò … Con queste parole, il fotografo calabrese, di Roccella Jonica, Domenico Scali, sintetizza il senso del suo reportage fotografico di 109 scatti, realizzato nel dicembre del 2011 nel campo di Auschwitz. E la sindaca di Corsico, Maria Ferrucci, ha voluto fortemente che il reportage fosse e dovesse essere una occasione da non perdere, per riflettere; una occasione da offrire a tutta la cittadinanza ed in particolare alle nuove generazioni di studenti che frequentano gli istituti scolastici del sud ovest Milano. La mostra sarà allestita presso la sala “La Pianta”, via Leopardi 7, a Corsico, dal 12 al 27 gennaio. Sabato 12, alle ore 17:30, ci sarà l'inaugurazione con la presenza dello stesso autore, che illustrerà il suo lavoro, accompagnato dalla lettura di alcuni brani e versi, tratti dalla pubblicazione Auschwitz solo andata! ...viaggio di emozioni all'inferno, con la collaborazione della lettrice Patrizia Errante. Giovanni Certomà

Il cortometraggio di Pino Mammoliti La storia personale del «più grande produttore di dimissioni date» della politicasi intrecciata agli ultimi 45 anni di storia della sua Locri Un personaggio principale della politica locrese degli ultimi anni. Strenuo oppositore del Barone Macrì, con cui le ha «provate tutte». Ha raccontato Locri e la sua politica attraverso i suoi manifesti. «Se la strage di piazza Mercato del 1967 rappresenta l’11 settembre per Locri, lui è il Michael Moore locale». Pino Mammoliti con la presentazione del suo libro Dal bianco e nero ai colori ha riempito palazzo Nieddu. La storia personale intrecciata a quella della città e ai 45 anni di cambiamenti vissuti da Locri. La solidarietà e il rispetto per i meno fortunati è il messaggio alla base dell’esperienza di vita e condivisione che Mammoliti ha descritto in questo suo testo. Questo concetto è stato più volte ripetuto dall’autore nel corso del suo intervento. A presentare il libro/cortometraggio c’erano anche l’avvocato Nino Maio, che ha scritto la prefazione del testo, il dirigente del Pd Demetrio Naccari Carlizzi e l’editore de la Riviera, Rosario Condarcuri. «La speranza che traspare tra le pagine dell’opera e l’attenzione che ha sempre rivolto ai più deboli sono le due doti che emergono dal libro ma soprattutto dalla personalità di Pino» con queste parole Condarcuri ha iniziato la presentazione. Dando la parola all’avvocato Maio che scherzosamente confessa di aver accettato di scrivere la prefazione a Dal bianco e nero ai colori solo «per paura di finire in uno dei famosi manifesti di Pino». E poi si è lanciato in un attacco ai politici locali e alla mancanza di «figure politiche autorevoli». Dopo di lui Naccari ha sottolineato la sua amicizia con l’autore e lo ha definito un uomo di una generazione di mezzo. E continua affermando che è «Il più grande produttore di dimissioni date. […] Pino è un irrazionale, nella misura in cui appartiene a quella schiera di individui non convenzionali che sono quelli che,

alla fine, riescono a fare le rivoluzioni». Infine l’autore ha concluso gli interventi affermando «Ho realizzato questo cortometraggio per i cittadini che in questi anni mi hanno aiutato ad alimentare la speranza. Basta camminare e piangere con gli occhi chiusi». Mammoliti punta tutto su un modello di collaborazione e condivisione tra i cittadini, un sistema in cui tutti abbiamo pari opportunità. «Serve che gli abitanti di parco Mesiti si trasferiscano nelle case popolari e viceversa, così ognuno potrà comprendere meglio le ragioni e le condizioni dell’altro».

MBIVITI

Il dialetto che dà nuova forma alle parole, che riesce a rendere l'idea prima ancora di ridurla in termini precisi....il dialetto come un abito fatto su misura, una spugna che assorbe fatti, episodi, luoghi, persone e che restituisce fatti, episodi, luoghi, persone con profilo e identità precisi ma soprattutto con un’anima! E se la vita è poche volte dolce e troppo spesso amara....proviamo in ogni caso sentirne il "gusto" ridendo di noi stessi per togliere agli altri il gusto di farlo! DOMENICA

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Pari ca a matina vindu luppinu e a sira vaju e cantu gratis???

Jimmy come il “Principe di Bel-Air”

Il tenebroso onorevole Ferreri

Primo scatto del 2013 Maria Chiara e Francesco di “La 7”

Blob of the week

Strane coppie

Il secondo Cimento invernale a Locri 2 gennaio 2013

Mario e Dj Alfredino stanno progettando un nuovo evento dance

Un’Amministrazione Comunale “ballerina”… matrimonio di Vanessa Ieraci e Luigi Novembre… Auguri!

Il bel Giuseppe...qualche tempo fa

Los tres Mariachis

Il segretario comunale Domenico Di Giorgio va in pensione dopo 40 anni di carriera. L'Amministrazione di Casignana ha voluto festeggiarlo con affetto e "la massima gratitudine". Di Giorgio ha detto che lascia "con animo particolarmente commosso" questo incarico che gli ha consentito di avere un'intensa ed esaltante esperienza professionale e di vita. Alla fine del suo discorso, ha rivolto un pensiero anche ai Funzionari Prefettizi con i quali ha sempre collaborato con lealtà ed alto senso delle Istituzioni.

Pietro Origlia, lui è meglio di Corona

Jacopo, le regole della moda le detta lui DOMENICA

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La Riviera n°02 del 06-01-2013