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I colori dell’autunno • 2017


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AUTUNNO 2017 INDICE CASA E GIARDINO Quando la casa diventa intelligente Il bagno: un’oasi in casa Le piante, tra arredo e difesa LED, la luce col minimo sforzo Il parquet attraverso i millenni Stracci e detersivi: obiettivo indoor

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SALUTE E BENESSERE Il “Facial”, la chirurgia estetica mini invasiva 15 Evviva, si cambia! 17 MODA E TENDENZE Guardaroba in trenta tendenze Quando anche l’occhio vuole la sua parte

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TECNOLOGIA Non parlate al conducente (tanto non c’è)

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DELIZIE DI STAGIONE La stagione più ricca dell’anno

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APPROFONDIMENTI E CURIOSITÀ Da regione a regione, da vetta a parco

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Edizione Giacomo Salvioni, editore Responsabile inserto Susanne Messerli Redazione Chiara Andreocchi, Beppe Donadio, Cristina Ferrari Coordinamento e produzione Peter Menzato, Corinne Petrimpol, Luca Sardina, Claudia von Mentlen Pubblicità Publicitas, Tel. 058 680 91 80, lugano@publicitas.ch Concetto grafico e impaginazione Salvioni arti grafiche, Bellinzona Fotografie Ti-press, iStockphoto Tiratura 36’000 esemplari Direzione, amministrazione e redazione centrale Via Ghiringhelli 9, 6500 Bellinzona Tel. 091 821 11 21, info@laregione.ch 2017 – Tutti i diritti riservati Questo inserto è consultabile sul sito www.laregione.ch

Care lettrici, cari lettori, vi sarà certamente capitato, chiacchierando con vicini di casa, amici o parenti, di parlare delle stagioni, delle loro peculiarità, del “non si sa più come vestirsi” passando per il più classico “non sono più quelle di una volta”. Dietro questo discorrere apparentemente distratto si cela forse il bisogno profondo di esprimere il proprio sentire in relazione al passare del tempo, ai cambiamenti e alle sfumature della vita. In ogni caso le stagioni e il loro alternarsi sono uno spunto ideale per riflettere, condividere, confrontarsi e comunicare. Una bella opportunità da cogliere per me e per il team de laRegione, che ogni giorno poniamo la riflessione e la condivisione con i nostri lettori al primo posto. E allora eccomi qui, nei panni per me inusuali della redattrice, a presentare con gioia (e a dirla tutta anche un po’ di emozione) la prima delle quattro uscite previste per questo nuovo prodotto editoriale, quella dedicata all’autunno, stagione di raccolta dei frutti della terra, ricca di colori e di deliziosi spunti culinari, ma anche il periodo in cui ci prepariamo ad affrontare l’in-

verno. Parleremo quindi di casa e giardino, salute e benessere, moda e tendenze, tecnologia e qualche curiosità. È stato appassionante scrivere dell’autunno ancora lontano durante le calde giornate di quest’estate 2017 e ci auguriamo di riuscire a trasmettervi un po’ del piacere che abbiamo provato nell’immaginare le fresche giornate e l’aria limpida settembrina o i caldi colori di ottobre. Buona lettura! Susanne Messerli Resp. Marketing e Vendita


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Casa e giardino

DOMOTICA, QUANDO LA CASA DIVENTA INTELLIGENTE

Comfort, risparmio energetico, semplificazione. La casa moderna risponde ai messaggi del nostro smartphone e diventa ‘virtuosa’. Per pigri e parsimoniosi, una rivoluzione. Per tutti, il futuro.

In un passato non lontanissimo, c’era un solo modo per non perdersi un film in televisione: mettercisi davanti. Poi venne il videoregistratore programmabile, temporaneo punto d’arrivo della tecnologia domestica (i nativi digitali potranno chiedere lumi ai genitori). Immaginate adesso di fare la stessa cosa con altri apparecchi della vostra casa, come il condizionatore, l’impianto d’irrigazione, quello d’illuminazione. Compresi il forno e la lavatrice. Immaginate di poter annaffiare le piante di casa mentre siete in vacanza, senza scomodare il vicino (sperando che se ne ricordi). Immaginate di tornare a casa e trovare un bagno caldo, anche se siete single e nessuno l’ha preparato per voi. Per dirla tutta, immaginate di poter dire alla vostra casa come comportarsi e immaginate, soprattutto, che la casa vi risponda. Ma senza usare il telecomando. O, meglio, usando il più efficiente dei telecomandi presenti sul mercato: il vostro smartphone. La disciplina che si occupa di questo è la domotica. Domotica è la gestione virtuosa di tutto quanto di tecnologico è contenuto all’interno delle quattro mura di casa, o subito fuori, come giardini, parcheggi, garage. Domotica è, passando all’azione, la messa in rete – con l’intento di farli interagire – di tutti quegli elementi che nella casa tradizionale sono di solito entità indipendenti, ovvero interruttori, regolatori, termostati, timer, citofoni, videocitofoni, apparecchi audio e video. Ogni apparecchio, per concludere, la cui azione si limiti all’esecuzione di un’unica funzione. Così come l’auto, anche la casa sta diventando intelligente. La casa ‘pensante’ ha un impianto elettrico ‘pensante’, capace di assicurarsi che gli elettrodomestici accesi in contemporanea

non producano sovraccarichi; allo stesso modo, televisori e affini (decoder, lettori) si spengono in modo completo di notte, o quando inutilizzati per lungo tempo. Lo stesso fa il sistema di sicurezza intelligente, collegato con i principali servizi di pronto intervento in caso di incendio, allagamento, intrusione di estranei. Domotica è armonizzazione dei sistemi, è un campo nel quale confluiscono molte professionalità, come l’ingegneria edile, l’informatica, il design, l’elettronica, l’architettura, tutte integrabili. L’effetto forse meno evidente per i più pigri è il risparmio energetico derivante dall’uso responsabile degli impianti. Effetto ancor più decisivo in grandi strutture come alberghi, ospedali, navi, condomini, tutti dalla grande dispersione energetica. La domotica, grazie al progresso tecnologico, ha potuto spingere il concetto di casa intelligente sempre più verso quello di ‘edificio’. L’effetto forse più immediato, invece, è il comfort, trionfo della semplificazione. Un aspetto che per i portatori di handicap significa qualità di vita. Lasciando da parte per un attimo il relax derivante da quel bagno caldo pronto, concentriamoci sulle singole apparecchiature che nella casa tradizionale dispongono di centraline diverse tra loro. La circostanza ci crea non poco impaccio (più libretti d’istruzione, più funzioni da memorizzare). Punto di arrivo della casa intelligente è affidare l’operatività a un centro di comando unico: lo smartphone, appunto, unico ‘libretto d’istruzioni’ dal quale programmare l’automazione di un intero appartamento. Con il vantaggio della tecnologia wireless, che – oltre a permetterci di operare a qualsiasi distanza – consente di risparmiare sui lavori di muratura (niente più cavi!).

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Casa e giardino

IL BAGNO: UN’OASI IN CASA Per il locale più intimo della casa, oltre al lato puramente funzionale, adesso si pone l’accento anche sul lato estetico, che deve racchiudere in sé glamour e praticità.

Se una volta la sala da bagno era unicamente un luogo funzionale, senza alcuna pretensione se non quella di essere utile, oggigiorno è diventata una vera e propria oasi in casa propria, un posto dove trovare pace e benessere che può essere personalizzato a seconda dei propri gusti. Sono tanti gli aspetti da considerare per la creazione di un bagno, il principale risiede nella scelta dei materiali dove di fatto si deve trovare il giusto compromesso tra esteticità, funzionalità, duratura, manutenzione con un occhio anche al budget. In un’epoca dove tutto diventa sintetico assistiamo, nel design del bagno moderno, ad un ritorno ai materiali naturali che portano calore ed energia, come la pietra e il legno e la riscoperta dell’argilla. Materiali all’apparenza grezzi ma rielaborati in chiave moderna affinché la carica energetica della materia prima non vada persa nei meandri della lavorazione industriale portando ad avere un prodotto finito naturale ma di facile utilizzo.

ABBINAMENTO BICROMATICO Il bagno deve avere tonalità tenue o pastello, colori che riposano la mente, che calmano l’indole dopo giornate intense. Il bagno moderno segue cromaticamente tendenze bicolor come beige e marroni, bianco e tortora con quest’ultimo diventato il colore neutro di tendenza, non solo per la sala da bagno. I colori chiari portano intrinseca una sensazione di freschezza e di pulito e gli specchi retroilluminati a LED enfatizzano questa purezza dei colori donando alla sala da bagno una nuova luce. La scelta degli arredi è un momento importante, considerando che alla

vasca da bagno non si può rinunciare, neanche in mancanza di spazio. Nuove soluzioni si inscrivono in questa nuova visione del bagno affinché tutte le esigenze siano soddisfatte. Si possono trovare vasche da bagno più piccole da inserire in spazi ristretti riprendendo sempre uno stile sobrio fatto da linee sottili in lucido o opaco. La doccia dev’essere a filo pavimento con vetro lucido non temperato che porta luce e brillantezza e grazie alle nuove tecnologie avere un vetro sempre perfetto senza ombra di goccia è una realtà per tutti anche in mancanza di tempo da dedicare alla sua lucidatura. Il vantaggio di una doccia a filo pavimento è che non ha limiti di formati, non deve sottostare a nessuna misura imposta. Via libera quindi a creare una doccia su misura, in altezza, larghezza e lunghezza. Non sottovalutare lo scarico: ora si deve nascondere, deve scomparire integrato nel pavimento, ridotto ad una semplice scanalatura. Lo scarico diventa così un elemento di design, un valore aggiunto che dona esteticità oltre che funzionalità. E l’erogazione dell’acqua non ha mai avuto tante possibilità, dalla semplice doccia, all’effetto pioggia, tantissime soluzioni per arrivare persino ad avere un box doccia vapore con idromassaggio. Nella creazione di un bagno anche le piastrelle giocano un ruolo fondamentale: queste devono essere di gran formato, possono avere un gioco geometrico o possono essere ad effetto legno. Per i più audaci si può pensare ad un parquet di vero legno che rende l’ambiente in bagno ancor più caldo e vivo. Per quel che concerne i sanitari, la scelta è molto vasta e la tendenza attuale dice di optare per una rubinetteria dal design sottile e deciso o anche dall’effetto rétro in ottone, di grande charme. Squadrati e tonici, gli elementi metallici vanno in controtendenza con la sinuosità e la morbidezza degli elementi in pietra naturale o legno così da valorizzare tutti gli aspetti intrinseci dell’arredamento. Infine, un bagno moderno contempla elementi nuovi che abbelliscono l’ambiente e donano un aspetto ancor più caldo e pieno. Non si può fare a meno dunque di inserire piante o fiori che rendono l’ambiente vivo e approfittando dell’ambiente umido che si crea in bagno si può optare, oltre che per le piante tipiche d’appartamento come la yucca, anche per le stupende orchidee che necessitano di ambiente umido e caldo. Ad ognuno il suo quindi, così da avere una sala da bagno ricca di calore che dà benessere a tutti i sensi.

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Casa e giardino

LE PIANTE, TRA ARREDO E DIFESA

Dalla carta igienica al computer, dai cosmetici ai detergenti, in casa oppure in ufficio. Siamo quotidianamente sotto l’attacco degli agenti chimici. Lasciate perdere gli spray, e scegliete la pianta giusta.

Le dinamiche della vita quotidiana ci portano a trascorrere molto tempo al chiuso. L’idea che le quattro mura siano uno spazio nel quale difendersi dall’inquinamento esterno è solo una mezza verità. Siamo noi, infatti, i primi portatori di agenti chimici esterni, semplicemente rincasando. Esiste un altro inquinamento invisibile, interno, provocato da sostanze e oggetti di uso comune, a partire dalla carta igienica – contenente formaldeide, classificata come cancerogena, se inalata – fino al nostro computer, fonte di inquinamento elettromagnetico. Le piante possono essere il migliore dei collaboratori domestici perché filtri naturali di sostanze nocive. Una proprietà, questa, ufficializzata nel 1980 quando la Nasa studiò in una ‘biocasa’ la relazione tra le piante e i principali composti chimici. Gli scienziati raccolsero dati sullo stato di salute delle persone entrate nella casa-laboratorio in assenza di piante, confrontandoli con i risultati della permanenza delle stesse all’interno della struttura arredata con le piante. Da qui la constatazione della scomparsa di molte sintomatologie dovute agli agenti chimici. Lo status di filtro anti-inquinanti include le più comuni piante d’arredamento come il Clorofito (o Falangio) e la Sansevieria (o Lingua di suocera), valide antagoniste delle sostanze rilasciate dai prodotti per la pulizia. È il caso, appunto, della formaldeide, contenuta in carta igienica, solventi, detergenti di uso quotidiano, compresi i cosmetici, per i quali è sempre necessario controllare sulle confezioni le specifiche garanzie di fabbrica. La Sanseveria, visto l’ambito d’azione, trova utile collocazione nel bagno.

Nei confronti della formaldeide, buone capacità di ‘combattenti’ hanno l’Azalea, il Filodendro, la Palma di bamboo e il Poto (o Pothos aureo), utile contro il fumo da sigaretta, oppure, collocato sui nostri davanzali, quale prima barriera contro lo smog esterno. Il Biancospino, appartenente alla famiglia delle rose, è un altro efficace antagonista delle polveri sottili. La delicata e bisognosa d’attenzioni Orchidea è efficace contro lo xilene, un inquinante presente nelle pitture. Nei suo confronti, agiscono altrettanto bene la Dracena e la Crassula ovata (nota anche come Albero di giada). La Felce, invece, ha proprietà anti-toluene, una sostanza presente nella colla vinilica. Il Giglio della pace è un valido combattente dell’acetone e dell’ammoniaca, mentre il Ficus (o Ficus benjamina) agisce su più elementi inquinanti, in primis il benzene, presente in collanti, vernici, plastiche e detersivi. Fanno altrettanto il Crisantemo e l’Aloe, già nota per le applicazioni nel campo della cosmesi. Alla lotta contro il benzene si unisce anche la Stella di Natale. La Gerbera agisce contro la trielina, spesso contenuta nei capi lavati a secco. Per questo motivo può essere collocazione intelligente quella della lavanderia, una volta assicurata la giusta luce. La comune Edera può tornare di utilità per chi vive con gli animali, fronteggiando le sostanze inquinanti prodotte dalle loro feci. Lo Spatifillo e l’Aglaonema sono piante ‘multifunzione’, raccogliendo molte delle proprietà delle piante cui sopra. Un ultimo cenno all’inquinamento elettromagnetico: la Tillandsia cyanea, così come il Cactus peruviano, sono consigliati in prossimità di forni a microonde, televisori e computer, o accanto ai relativi cavi elettrici.

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LED, LA LUCE COL MINIMO SFORZO

In casa, non c’è alogena che tenga: la tecnologia a LED ha soppiantato vecchie e nuove lampadine. E illuminare le grandi bellezze delle nostre città costa poco. Anzi, possiamo trasformarle in “Città dell’Energia”.

Durata. È il dato che stupisce sulle confezioni delle moderne lampadine a LED. Il loro costo, invece, è la constatazione immediatamente successiva. Ma davanti a prospettive di vita decennali, nessun messaggio pubblicitario potrebbe farci tornare ad amare le vecchie lampadine a incandescenza, sei volte più dispendiose. Men che meno potremmo amare le alogene, che nei Paesi dell’Unione europea saranno eliminate dal prossimo anno, per lo stesso motivo. È il LED, dunque, la luce del presente, e anche quella di un prospero futuro, perché ragionando in termini di tempi commerciali – se applicati a lampade e lampadari delle quattro mura di casa – il successo si è appena consacrato, o è in stato avanzato di consacrazione. Le statistiche parlano di 50mila ore di durata per i LED ad alta emissione. Considerato che questo tipo di lampadina non si spegne improvvisamente come quelle tradizionali, ma con decadimento continuo (affievolendosi lentamente), per ogni esemplare ci sarebbe luce per almeno un altro paio di decine di migliaia di ore, seppur più fioca. I produttori, dunque, possono permettersi di garantire luce quasi ‘eterna’ sino a 20 anni, con un minimo più certo di 5. Sempre che i circuiti di controllo presenti all’interno del bulbo, che spesso sono alla base di qualche flop, siano efficienti. Usata all’inizio principalmente per motivi decorativi – a contatto con altri materiali, all’interno di insegne e sagome luminose, senza alcun rischio di bruciatura – la tecnologia a LED ha avuto ed ha un ruolo esclusivo nell’illuminazione degli esterni, garantendo a costi contenutissimi la visibilità dell’architettura di molte città d’arte nelle ore notturne. Progressivamente, il criterio economico e l’elasticità di applicazione si sono

estesi agli interni di uffici e abitazioni. Meno pigre di altre luci a risparmio energetico, per le quali è necessario attendere la completa accensione, le lampadine a LED si accendono all’istante, anche in condizioni climatiche estreme (dai -40 °C in su). Possono inoltre essere ‘dimmerabili’, ovvero gestite con un regolatore che ne stabilisca la potenza senza che esse varino per temperatura di colore. Per l’assenza di mercurio, prerogativa dei vecchi bulbi, e soprattutto per l’assenza di componenti UV (luce ultravioletta), la luce a LED garantisce sicurezza fotobiologica, ovvero include radiazioni emesse con lunghezze d’onda ‘gentili’, quindi non dannose. L’argomento LED torna in Svizzera ogni qualvolta l’Ufficio federale dell’energia decide di premiare con l’etichetta “Città dell’Energia” le località più virtuose in ambito di utilizzo ragionato e responsabile delle risorse, LED inclusi. Tra le 6 città premiate nel 2017, un posto tutto ticinese lo occupa Gambarogno, ma è da ricordare la ‘rottamazione’ del parco luci di Locarno – riconfermatasi città energetica lo scorso anno – con i suoi settecento punti d’illuminazione sostituiti, mantenendo però la struttura esistente. Migliaia di LED che hanno preso il posto delle vecchie lampade, sugli stessi pali della luce e senza rivoluzionare gli impianti di base. Oggi, la città di Locarno risparmia un terzo dell’energia elettrica di sempre, senza stravolgimenti. Rimane intatta pure l’armonia della Piazza Grande, e quella rete di fili tirati da parete a parete dei suoi centenari edifici. Così, quando la luce del grande schermo del Festival si spegne – o semplicemente quando il sole cala – sono lampade LED quelle che tornano a illuminarne la notte e l’alba.


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IL PARQUET ATTRAVERSO I MILLENNI

Storia e curiosità del pavimento più amato, ‘caldo’ e resistente, liscio al tatto e di grande arredo. Sempre più scelto nelle case dei ticinesi per la sua multiforme versatilità.

Fu proprio in questo periodo che gli artigiani iniziarono a sviluppare la tecnica dell’intarsio, impiegando sia i legnami europei sia le essenze portate dai primi esploratori per creare originali arabeschi e fregi. I listelli erano fissati con colle naturali, come l’uovo o la colla di pesce, e gli splendidi risultati ottenuti rimangono ancora oggi di esempio. Durante l’epoca fascista, con l’uso di italianizzare le parole straniere, il parquet fu tradotto in tassellato, ritornando poi al nome classico dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Oggi i pavimenti lignei hanno sempre più preso il posto di marmo e moquette. Quando non trattati con olii sintetici, vernici o cere, che ne ostruiscono i pori, o quando lavorati con prodotti che salvaguardano le proprietà, oltre a essere molto facili da pulire, assicurano un buon isolamento termico, mantenendo gli ambienti caldi in inverno e freschi d’estate. Il parquet è peraltro un Attraverso i secoli e i popoli la storia del parquet. ottimo isolante acustico, per cui ben attutisce i Materiale naturale e molto resistente, “caldo” fastidiosi rumori da calpestio. alla vista e al tatto, il “parc” ovvero parco (termi- Oltre che bello da vedere e comodo da solcare, ne che deriva dai luoghi dove si tenevano con- il parquet è un pavimento facile da pulire. Se, in vegni e incontri, fra questi la sala in cui l’allora re passato, l’acqua è sempre stata il nemico nudi Francia, Luigi XIV, organizzava le sue riunioni), mero uno del pavimento in legno, con le nuove il parquet, caratterizzato dall’uso di listelli di le- tecnologie, sempre più di frequente lo si sceglie gno, è entrato a pieno titolo fra i pavimenti più anche per ambienti più “umidi” come bagni e cucine. È importante ricordare che il parquet utilizzati in case e luoghi pubblici. Si dice che il primo “vero” parquet risalga al non presenta particolari problemi anche nella 1534, quando, alla corte di Francesco I, l’archi- posa su pavimenti in ceramica, marmo o pietra, tetto Jules Menard fece costruire l’archetipo del purché solidamente fissati al sottofondo. pavimento in legno. Un utilizzo il suo che risale però agli egizi e ai vichinghi, che lo impiegavano MOLTI I LEGNI NOBILI UTILIZZATI per difendersi dal freddo e dagli insetti già nel 3000 avanti Cristo. Con i tempi moderni, oltre ai pavimenti tradizioSe, dunque, la terminologia è quella transalpina nali in legno massiccio monostrato, sono sul mer(nel XII-XIII secolo in Francia si posavano legni di cato i cosiddetti pavimenti multistrato prefiniti rovere e di ulivo), nel Trecento si cominciava ad composti da uno strato superiore in legno nobile, impiegare la tecnica a due strati, uno di suppor- il cui spessore può variare, a seconda del prodotto e uno per il rivestimento, per le pavimenta- to, da 6 mm a meno di 1 mm (detti comunemente zioni di abitazioni e chalet. Nel XVII secolo il par- impiallacciati). Di spessore attorno ai 3-5 mm, i quet sfondò, diventando “di moda”, soprattutto legni nobili più usati oggi sono: rovere, doussié, negli appartamenti di lusso: rovere, faggio, ace- wengé, olivo, noce, iroko, teak, merbau, afrormoro, noce, castagno e ciliegio, i legni più utilizzati. sia, faggio, cabreuva, panga panga e padouk.

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Casa e giardino

STRACCI E DETERSIVI: OBIETTIVO INDOOR Si parla spesso di pulizie di primavera, ma c’è una stagione, in particolare, che vede nel riordino di casa e annessi un momento privilegiato. Non solo per casalinghe e massaie. È l’autunno. Se, infatti, con marzo ci si prepara alla bella stagione, alleggerendo guardaroba e abbellendo soprattutto gli esterni con flora e sdraio, con settembre l’obiettivo diventa quello di rendere più accogliente l’indoor, anticipando i mesi freddi e la voglia di accucciarsi su divani e poltrone. Ma da dove cominciare? I lavori domestici dell’autunno non si limitano a una spolverata e a un passaggio di cera sul pavimento. Con le pulizie autunnali chiudiamo simbolicamente giardini, terrazzi, balconi e verande. Per questo la prima cosa a cui dedicarsi è l’outdoor. Gli esperti dell’ABC della casa invitano Anche nella stagione che porta a spolverare e pulire gli arredi esterni, riponenai freddi invernali l’olio di… gomito doli, quando possibile, in cantina o in soffitta. è chiamato a far risplendere Se sprovvisti, andranno coperti con un telo imcamere e terrazzi: ruolino di marcia permeabile per ripararli dalle intemperie del che vi aiuta a intervenire su sporco maltempo. Per gli amanti del barbecue poi, attenzione a pulirlo bene e a sistemarlo in un luogo e sugli stravizi estivi. sicuro. Così i giochi dei bambini, laddove ci sono. Fra i “detergenti”, immancabile l’olio... di gomito, fondamentale per ravvivare serrande, porte, tapparelle e persiane. Prodotti specifici potranno contribuire a rimuovere insetti, pollini, sporcizia accumulati nei mesi estivi. Un occhio speciale va dato anche alle piante: “libere” all’aperto in estate, con l’autunno cominciano ad avvertire le prime brezze. Per questo va valutata la loro nuova disposizione; quelle che stanno su terrazzi, finestre e balconi vanno riparate o spostate all’interno, magari su un pianerottolo (laddove il regolamento del condominio lo permette). Alcune possono comunque adattarsi al clima nordico, ma in generale quasi tutte avranno bisogno di una temperatura più mite.

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Immancabile, ma è un compito che andrebbe assolto in ogni cambio di stagione, è la pulizia di armadi e scarpiere. Un momento di particolare “fatica”, spesso soprattutto mentale, ma che una volta concluso solleva il peso, oltre che delle mensole, anche della coscienza (abbiamo sempre troppo...).

FRA LAVAGGI E PULIZIE Continuando nei compiti domestici autunnali, quando si dice pulizie, non si può non parlare di bagni e cucine. I primi, fra gli ambienti più sollecitati dell’estate, esigono un ripasso di fondo, comprendendo il lavaggio delle piastrelle delle pareti e del corredo fatto di asciugamani e accappatoi, utilizzati sicuramente anche in spiaggia o nei lidi cittadini. Le seconde, appiccicaticce, dopo l’umidità di Ferragosto, e prese d’assalto dalle fastidiose e onnipresenti “farfalline della dispensa”. Qui c’è anche da sbrinare freezer e svuotare il frigorifero da prodotti freschi dimenticati fra una vacanza e un long weekend. Non possiamo a questo punto dimenticare la camera da letto, matrimoniale e dei pargoli. È, infatti, questo il momento giusto per tirar fuori dalle cassapanche piumoni e coperte pesanti. L’alternativa è: lavarli a mano, se abbiamo una vasca abbastanza capiente, o portarli in lavanderia. Vanno rinfrescati anche i plaid che saranno poi i capi più ricercati da tutta la famiglia nelle fredde serate invernali, una volta aggiudicatasi la meta privilegiata: l’angolo del divano. Per completare la “zona notte”: arieggiare il materasso e ricordarsi di posizionarlo sul lato invernale; cambiare, infine, laddove lo sentite moscio e vuoto, il cuscino. Tutto servirà per prepararvi un’alcova o un giaciglio dove rintanarvi in previsione del “letargo” invernale.

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Salute e benessere

IL “FACIAL”, LA CHIRURGIA ESTETICA MINI INVASIVA “Nella continua ricerca di bellezza e armonia delle forme, nasce la visione moderna della Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica e della Medicina estetica avanzata”: parole del dottor medico Matteo Malacco, specialista FMH in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica che si è prestato per presentare la disciplina del “facial”. Lo scopo è quello di valorizzare quello che c’è e non di inventarsi cose nuove.

Dr. Matteo Malacco, specialista FMH in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica

Dr. Matteo Malacco, cosa s’intende per “facial”? Il facial è una disciplina che utilizza strumenti che conosciamo da tempo, quelle che vengono chiamate punturine, con dispositivi che usiamo per ottenere un ringiovanimento del volto in una maniera molto poco invasiva. È terapia medica ambulatoriale che si esegue in un tempo che può variare tra i 15 e i 45 minuti. Si tratta di prodotti riassorbibili e tali devono essere, ripetibili più volte sull’arco dell’anno. Un po’ come quando si tagliano i capelli, ci deve essere una continuità. Ci sono tre punti assolutamente importanti da considerare: 1) Ci si deve affidare a specialisti. Il viso è una parte del corpo dove in ogni millimetro c’è qualcosa di importante, vasi, nervi, muscoli, è una cosa seria! Bisogna rivolgersi a medici FMH con la specializzazione in chirurgia plastica, ricostruttiva o estetica, non a medici improvvisati o con altre specializzazioni. 2) Lo specialista deve utilizzare materiale di qualità, devono essere dosi sterili e monouso. Si deve pretendere di vedere le targhette identificative dei materiali utilizzati, la tracciabilità del prodotto dev’essere possibile. 3) Il trattamento deve essere fatto in ambienti sterili, in strutture adeguate, a norma e non nello stanzino di qualche palestra o centro estetico. Quali prodotti vengono usati per il “facial”? Sintetizzando, parlando degli iniettabili partiamo dal botulino che è vero che è una tossina, ma se utilizzato in mani esperte ha scarse complicanze e serve ad “addormentare” il muscolo responsabile con la sua contrazione della formazione delle rughe. Il risultato è quindi un aspetto più rilassato alla parte superiore del volto. I filler (riempitivi), che per me è solo l’acido ialuronico. È una componente della pelle, sintetizzato in laboratorio e iniettato per riempire dei volumi che possono essere delle piccole rughe superficiali o anche per esempio su una persona che dimagrendo o invecchiando ha perso volume. Dà l’effetto che c’era in precedenza, niente di

più. Mentre si riassorbe poi, lo ialuronico idrata la pelle e fa del bene. Inoltre, esiste anche un enzima che lo scioglie, annullando il filler che è stato fatto e quindi se dovesse esserci una complicanza, si può tornare al punto di partenza. Le vitamine, che sono simili a quelle che mangiamo ma vengono iniettate nel derma e si ha un giovamento importante a livello di luminosità e tono. Idratano la pelle in superficie e la preparano per esempio quando abbiamo degli “stress” come il freddo o il sole e possono essere utilizzate dai giovani a titolo di prevenzione. Infine abbiamo i peeling, che fanno parte del facial ma che non sono un prodotto iniettabile. Il peeling esfolia la pelle. Parliamo di peeling medici, che possono essere chimici con degli acidi o anche energetici con dei laser. Noi trattiamo soprattutto quelli chimici che nella loro azione portano a formare un collagene più strutturato, ad appianare le rughe più superficiali e a rinnovare quelli che sono gli strati più superficiali della pelle. I quattro dispositivi hanno quindi tutti un’azione differente. L’azione combinata va ad agire su vari lati dell’invecchiamento di una persona. È l’approccio metodologico di questa tecnica che è innovativo, ovvero il fatto di usare in contemporanea i prodotti: si fa tutto in una seduta e non solo si ha un risparmio di tempo ma il risultato è più naturale perché questi prodotti si combinano tra di loro, creando una sorta di sinergia che portano a rallentare l’invecchiamento e a far regredire notevolmente i segni del tempo. Aggiungerei infine ancora una cosa al discorso degli iniettabili che facciamo a volte in compendio e a volte isolatamente ed è la medicina rigenerativa, una tecnologia svizzera. Si chiama PRP e in modo semplice vuole dire che da un prelievo di sangue possiamo estrapolare centrifugando i fattori di crescita piastrinici del nostro sangue che hanno un’azione performante a livello rigenerativo. In poche parole, abbiamo in noi stessi la possibilità di rigenerarci e di rallentare i segni del tempo.

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Salute e benessere

EVVIVA, SI CAMBIA! Cominciamo a combattere il cambio di stagione con l’umore giusto. Fare ordine negli armadi, rispolverare il divano, rimetterci sopra coperte di pile e cuscini, fare scorta di tè e tisane.

L’arrivo dell’autunno serve anche a valorizzare noi stessi, prendiamoci del tempo per coccolarci. Iniziamo col far tesoro dell’abbronzatura acquisita sotto i caldi raggi del sole: ci abbiamo impiegato settimane ad ottenere un bel color dorato, non perdiamolo una volta rituffati nella quotidianità. L’importante è mantenere la pelle il più idratata possibile: compriamo quindi una crema idratante nutriente, o un olio come quello di mandorle o di karité, meglio ancora se prodotti con ingredienti naturali o biologici. Va evitata l’aria condizionata che porta a seccare la pelle. Evitiamola dove possiamo come in auto e in ufficio. La nostra pelle ringrazia commossa. Evitiamo anche bagni caldi prolungati e i profumi: fanno seccare la pelle. Via libera invece a frutta e verdura, ottimi in questa stagione sono la zucca e tutti i frutti colorati, e importante è bere tanta tanta acqua. E uscire: cogliere tutti i raggi di sole possibili, che ridanno vitalità alla nostra abbronzatura.

sce energia di immediato utilizzo, il fruttosio viene metabolizzato a livello epatico e costituisce una riserva energetica. Usiamolo per dolcificare tè e tisane: oltre che a far “risparmiare” calorie (vista la sua “dolcezza” ne serve pochissimo), apporta moltissime vitamine, proteine e minerali. Ottimo anche come rimedio contro tosse e mal di gola.

INFANGHIAMOCI D’ARGILLA

L’argilla è una delle sostanze curative più antiche e ne esistono diverse varietà. Le sue proprietà sono note e corredate da numerosi studi: sia dal punto di vista estetico dato che è un ottimo snellente naturale ma anche dal punto di vista medico, visto che può essere utilizzata anche come antidolorifico e antinfiammatorio per legamenti e articolazioni. Se applicato per almeno un’ora e con costanza, un impacco di argilla aiuta a perdere qualche centimetro in punti mirati come cosce e glutei. Un impiastro base si prepara con due cucchiai di argilla, un LA VITAMINA C cucchiaio abbondante di acqua e un cucchiaino Prima che sia troppo tardi procuriamoci degli in- di olio d’oliva. Una volta preparato va spalmato tegratori di vitamine e sali minerali: con l’arrivo sulla zona da “curare”, coperto con delle garze dell’autunno spesso alzarsi dal letto e affrontare e fasciato con della pellicola da cucina. Lasciar una giornata può essere faticoso, colpa del cli- agire almeno un’ora e ripetere l’operazione per ma più mite che fa sì che il nostro corpo preferi- almeno 30 giorni. I risultati sono strabilianti. Per sca il tepore del sonno. Fare il pieno di vitamina i meno audaci, in commercio ci sono dei prepaC aiuta a prevenire (e non a curare!) stanchez- rati di argilla già pronti da applicare! za, raffreddore e influenza. Per coloro che sono soggetti a forti influenze e a dolori probabilmente non basta fare il pieno di vitamine e integraAIUTO, I PIDOCCHI tori: questo è il momento giusto per informarsi dal proprio medico o da un farmacista di fiducia Il rientro a scuola coincide puntualmente con sul vaccino dell’influenza, tra pro e contro per sé il ritorno di questi parassiti sulle teste di tanti stessi. bimbi. Se nella scuola di vostro figlio sentite che “stanno girando” non fatevi cogliere impreparati. In commercio, in modo preventivo, ci sono dei preparati naturali come lo shampoo alla MIELE E PAPPA REALE corteccia di salice o l’olio di neem che vanno Il nettare delle api, la pappa reale, è riconosciuto molto bene. E mettete qualche goccia di olio come ricostituente ma possiede altre virtù: uno essenziale alla lavanda sul cuoio capelluto, nei studio della Gifu University (Giappone) e pubbli- punti sensibili come dietro le orecchie o dietro cato su ‘Nutrition Journal’ dice che aiuta la con- la nuca per tenere i pidocchiosi animali lontani centrazione e aumenta la memoria. Inoltre aiuta dalla testa dei vostri bambini. Ma se vi accorgete ad assorbire meno zucchero e la sua ricchezza che la colonia di pidocchi si è insediata sui loro di vitamina B5 fa sì che rallenti l’invecchiamen- capelli, niente panico: in farmacia o anche al Reto della pelle e pare anche la crescita dei capelli formhaus ci sono dei prodotti che li eliminano bianchi. Il miele è composto principalmente da subito, basta poi aver cura per qualche giorno fruttosio, glucosio, acqua, acidi organici, sali mi- di controllare per bene i capelli per esser sicuri nerali ed enzimi e quindi è un alimento ad alto che non ci siano lendini sopravvissute e in caso valore nutritivo, facilmente assimilabile. In pic- toglierle ed eliminarle. Importante poi è ripetere cole dosi è un vero toccasana: il glucosio forni- il trattamento acquistato dopo una settimana.

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FINO AL 14 OTTOBRE 2017: DEGUSTATE I NOSTRI VINI E APPROFITTATE DELLO SCONTO FINO AL 40% SU OLTRE 80 VINI Cosa succede quando quattro produttori di vino ticinesi uniscono le proprie forze? Semplice: nasce un eccellente vino, creato insieme. Il suo nome è Quattromani. È il frutto delle migliori uve selezionate nelle quattro regioni vitivinicole più soleggiate del Canton Ticino. Prodotto dall’assemblaggio perfetto tra 4 rispettivi Merlot, viene affinato in barrique nuove e in seguito viene lasciato riposare in bottiglia. Al palato è corposo, speziato e fruttato: una delizia per gli amanti del vino.

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Moda e tendenze

GUARDAROBA IN TRENTA DECLINAZIONI

Scarpe a punta, soprabito dark e qualche tocco con il colore rigorosamente a pois. È un autunno-inverno votato all’eccesso quello presentato per la stagione fredda, con i canonici sei mesi di anticipo, nelle sfilate di Milano, New York, Londra e Parigi.

Una moda che indica in trenta tendenze i “must have” che dovremo prevedere nei nostri guardaroba. Abiti, ma anche accessori, scarpe e borse che caratterizzeranno il ritorno dell’aria fresca e dei camini, dopo un’estate per alcuni tratti anche torrida. Dopo la libertà di un bikini e svolazzanti gonne sopra al ginocchio, dopo bermuda maschili e impalpabili camicie di lino, è tempo di stringerci attorno alla vita un cappotto in pelle o un completo in denim, total look. Le maggiori marche e i brand più famosi a livello internazionale hanno sfoderato i loro ultimi modelli portando in passerella una serie di capi che andranno a riempire armadi e settimanali, anche con “surrogati” di più avvicinabili catene low cost. Nella lista, riportata dalle maggiori riviste patinate, troviamo al primo posto il cappotto in pelle, meglio se nero, da sempre colore dell’eleganza e dell’alternatività. Uno stile decisamente dark per il soprabito in nappa. Secondo posto per la multi borsa: se nella passata stagione impazzavano le cosiddette “double-bag”, adesso si passa al nuovo step con la versione addirittura tripla. Chiude il podio il denim, l’amato e intramontabile jeans, proposto in diversi lavaggi e tinte, dal più chiaro al più scuro, l’importante è portarlo... dalla testa ai piedi. Nota positiva di questo nuovo corso modaiolo sta nel fatto che, guardando alle proposte dei sarti 2.0, si trovano soluzioni per ogni tipologia di donna: sensuale, mood minimal, eccentrica o incondizionatamente se stessa. Fra gli accessori, dunque, da non lasciarsi sfuggire, vi sono le scarpe a punta (rock per gli stivaletti, resi ancora più grintosi da borchie e fibbie), le calze operate

(non solo a rete, i collant regalano personalità anche ai look più semplici), la maxi bag (vincono le borse di grandi dimensioni destinate a contenere di tutto e, soprattutto, a non passare inosservate). Le stampe e i tessuti propongono i quadri capaci di giocare con i colori e i tagli sbarazzini. Non mancherà un tocco di gessato, ma marocchino con il suo design che riporta l’immaginario collettivo alle tele a righe dal sapore etnico, seppur attualizzate dalle linee rigorose. Fra i colori largheggia il nocciola, il noisette in tutte le sue sfumature, soprattutto sulla maglieria che si presenta soft e “accogliente”. Mentre il bianco, immancabile in ogni stagione, farà coppia con il blu, il nero e il rosso per proposte iperfemminili. Punta di giallo, infine, che si abbinerà al canarino, limone e zafferano. Una moda anche comoda, tanto che la tuta non è più quella di ginnastica, ma si userà come moderno completo da giorno, impreziosita da tessuti e pellami speciali. E se da una parte si opta per il maxi dall’altra – le giacche – si indosserà micro: montoni, blazer e giubbotti sono, infatti, proposti in dimensioni ridotte con lunghezze sopra i fianchi. E che dire dei gioielli? Gli orecchini non potranno che essere asimmetrici. Dimenticate la classica coppia perché dovranno essere portati spaiati. E accanto alla camicia, over (rubatela al marito o al compagno!), un tocco di rosso, sicuramente il colore della stagione autunnale 2017. E ancora: effetto pelouche, stivali stringati, laminati, cappe, dettagli di piume, baschi, tailleur minimal, fasce, marsupi e foulard. La moda che va e la moda che viene!

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Lasciarsi sedurre dal fascino unico di Melbourne, scoprire la bellissima fauna e flora dei Royal Botanical Gardens. Apprendere ad Alice Springs come si svolge la giornata tipo dei “dottori volanti” e godersi nell’Outback la bellezza del continente rosso con un tramonto nel luogo più conosciuto di tutta l’Australia: Ayers Rock, la montagna sacra degli aborigeni. Rilassarsi sulle spiagge della costa settentrionale a Palm Cove e scoprire il fantastico mondo subacqueo della Great Barrier Reef. Visiterete: • Melbourne: seconda città per dimensione. Sosta davanti ai bellissimi palazzi vittoriani che contrastano con costruzioni ultramoderne e visita dei Royal Botanical Gardens. • Great Ocean Road: affascinante panorama costiero con viste imprendibili e la possibilità di ammirare formazioni rocciose come ad esempio quella dei Dodici Apostoli. • Phillip Island: escursione sull’isola, nota per la sua “Penguin Parade”. I pinguini, puntuali al tramonto, fanno ritorno dal mare per recarsi con la loro tipica andatura barcollante nei nidi sulle dune. • Kuranda: escursione facoltativa in treno a Kuranda, situata al centro della foresta pluviale su un fresco altopiano. • Great Barrier Reef: a bordo di un catamarano a vela dal fondo trasparente si potrà osservare la meraviglia naturale delle formazioni coralline. • Ayers Rock: escursione di due giorni nell’Outback, il cuore “rosso” dell’Australia. • Sydney: visita delle spiagge orientali di Watsons Bay e Bondi Beach. A seguire il quartiere di Paddington, con l’Art Gallery of New South Wales, la St. Mary’s Cathedral, Hyde Park e “The Rocks”, il quartiere storico di Sydney.

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Moda e tendenze

QUANDO ANCHE L’OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE Un viso valorizzato da un paio di occhiali rimanda sempre un’immagine seria e interessata. Verità o facciata? Indifferente, basta mostrarsi affascinanti.

Per l’arrivo dell’autunno e dell’inverno via libera ad occhiali da vista con montature minimal, con ponti in metallo sottili, un po’ vintage, sobri e privi di ricchi dettagli. A chi il sottile non piace però può sempre andare su un occhiale con montatura dalle linee più morbide, grossa e dai colori scuri. Non necessitate di occhiali da vista? Il sole basso dei mesi invernali può dar fastidio e gli sunglasses sono un accessorio indispensabile, meglio se con una montatura oversize o squadrata o anche, per chi sa essere eccentrico, con montature stravaganti a farfalla o dal taglio rock o stile cat-eye con colori scuri: dal nero, al mora o blu intenso. Ma l’occhio vuole la sua parte anche se già valorizzato da un bel paio di occhiali. L’occhio non vuole solo mostrarsi ma vuole guardare e vuole vedere. L’occhio sarà felice allora di sapere che assisteremo quest’autunno ad un forte ritorno agli anni Ottanta in diversi ambiti, a partire dal ritorno delle fantastiche calze a rete, che sono diventante in questi mesi un punto fermo nel panorama fashion. A piccola o grande maglia, la rete può anche diventare geometrica o colorata. Tutti i formati sono ammessi: collant, autoreggente o addirittura anche gambaletto. Un accessorio importante e che va valutato bene: ognuno deve cercare il modello giusto per sé. La calza a rete la si può indossare con uno stivaletto oppure, per iniziare a far amicizia con questa moda, si può comodamente indossare un collant a rete sotto un paio di jeans strappati. Un’ottima soluzione per chi non osa troppo. Ritorno agli anni Ottanta anche per quel che concerne gioielli e bijoux con creazioni piccole e preziose. Ma attenzione: piccoli monili da

combinare fra loro e indossare tutti assieme. ‘Vogue’ in questo senso rimanda l’immagine della giovane Madonna, degli anni Ottanta, quando si presentava tempestata di anelli, girocolli e collane. Chi non ama questa tendenza “albero di Natale” può tirare un sospiro di sollievo: è sempre in voga il mono-orecchino, single earring. Un accessorio che non può mancare è l’orologio; se dal punto di vista pratico non è più indispensabile, dato che gli smartphone ci dicono costantemente che ore sono, un orologio da polso sta sempre bene e i modelli di riferimento sono molteplici. Alcuni stilisti come Ralph Laurent addirittura per enfatizzarne la bellezza suggeriscono di indossare un bel orologio sopra la camicia o il maglione... Il nostro curioso occhio quest’autunno si poserà su chi la moda la segue per bene e non può far a meno di indossare un cappello. No, non un berretto che protegge dal freddo, ma un accessorio must, il cappello. Eccentrico, vistoso e colorato. Il cappello quest’anno porta calore non solo a chi lo indossa ma anche a chi lo guarda, con colori caldi e sgargianti che lo rendono un accessorio davvero particolare.

« Una donna è completa solo se ha una borsa, quell’atout indispensabile che non può mancare per dare fascino » Che borsa usare? Piccole e compatte o macro e morbide? Sicuramente per tutti gli stili. Sempre molto in voga sono le pochette, a mano o a tracolla. Piccole o ancora più mini ancora, da utilizzare come porta make-up dove ci sta (forse neanche) il minimo indispensabile per una serata: trucco, cellulare e carta di credito. Agli antipodi si possono trovare le borse maxi, in particolare lo stile cartella che dà un tono maschile, molto workwear. A proposito di occhio, quest’estate a Milano ha aperto il suo primo flagship store la fashion blogger Chiara Ferragni con l’inconfondibile occhio, simbolo del suo brand. Nel negozio di via Capelli – finora la sua linea era venduta su e-commerce e in 300 punti vendita nel mondo – oltre alle sue particolari scarpe, la fidanzata di Fedez commercializza anche vestiti e t-shirt con il suo brand e diversi accessori. Tutti molto glitter ed eccentrici. Sicuramente di tendenza.

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SmartShuttle Organizziamo la mobilità del futuro

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www.autopostale.ch/smartshuttle


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Tecnologia

NON PARLATE AL CONDUCENTE (TANTO NON C’È) Per qualcuno è “la madre di tutte le intelligenze artificiali”. Ci lavorano tutti, esperti di automobili e creatori di software. Il veicolo senza pilota è la nuova frontiera, e la frontiera porta il nome di una città: Sion.

“Strade? Dove stiamo andando non abbiamo bisogno di strade”. Benvenuti nel futuro, come ve lo siete immaginato. O meglio, come se l’era immaginato Robert Zemeckis, regista della saga “Ritorno al futuro” il cui secondo capitolo mostrava un’autostrada sopra la città, solcata da taxi volanti, lungo corsie invisibili. Certo è che il nostro presente, che già annovera veicoli che si muovono senza conducente, è sufficientemente fantascientifico: l’auto che parcheggia da sola già c’è, così pure quella che frena da sé, grazie al sistema Aeb (autonomous emergency braking); il Gps è realtà da ancor prima dell’avvento dei precedenti due sistemi. Per ottenere l’auto senza conducente, per sommi capi, si possono unire le invenzioni di cui sopra con: un lidar, sorta di radar piazzato sul tetto, che interagisce con la luce (invece che con le onde radio) individuando punti di riferimento, di giorno e di notte, col sole o con la pioggia; i cari vecchi radar, che nella parte anteriore e in quella posteriore rilevano chi ci precede o ci segue; e poi una rete di videocamere, sensori, tachimetri, altimetri, giroscopi. Il lavoro di questi elementi in sinergia produce quella mappa 3D che per il ‘cervellone’ che governa la vettura è l’esatta riproduzione della realtà nella quale muoversi, una realtà dinamica alla quale adattarsi di millimetro in millimetro.

Nelle miniere australiane sono già impiegati camion a rimorchio del tutto autonomi per il trasporto di materiale. Le previsioni degli analisti dicono di un futuro davvero prossimo per l’affermazione definitiva dei veicoli senza conducente: i primi modelli completamente autosufficienti potrebbero arrivare nel 2020, con un’incubazione di 5 anni perché la nuova modalità di guida si attesti come fenomeno di massa. È la sfida del futuro. Lo si comprende da quanto detto a Cupertino dal Ceo di Apple Tim Cook, che ha definito la questione delle auto senza pilota “la madre di tutte le intelligenze artificiali”. E infatti sono molte le realtà produttive calate in questa sfida, sempre più divise tra costruttori di veicoli da una parte e i costruttori di software per la circolazione dall’altra, entrambi al lavoro – da soli, o in compagnia gli uni degli altri (più o meno dichiaratamente) – per definire i parametri dell’auto del futuro. Partiti con la ricerca di un mezzo di trasporto completo, le due parti in causa sembrano essersi attestate sul concetto “facciamo quello che sappiamo fare meglio”: alle case produttrici di veicoli la costruzione del mezzo, alla new-technology il software che le guiderà. Per l’auto del futuro è da tempo scesa in campo Google, forte di un archivio dati monumentale fornito dalla mappatura del mondo intero (da

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Google Earth, zoomando, fino a Street View). Il colosso del web è stato tra i primi a crederci, iniziando i suoi test nel 2006. Oggi, con un aggiornato progetto chiamato Waymo, Google chiede alle famiglie di Phoenix di testare una flotta di Crysler Pacifica Hybrid senza conducente, offrendo un servizio di trasporto gratuito in cambio di opinioni e suggerimenti su di esso. Gli ‘ovetti’ creati all’inizio – veicoli a due posti, scomodi e lenti – sono ormai modernariato, soprattutto grazie alla neonata joint-venture con Fca. Ma i milioni di chilometri percorsi hanno lasciato un’eredità di informazioni basilari. È in campo anche la già citata Apple, la cui idea di Apple Car (o iCar) risale ai tempi del primo iPhone, quando Steve Jobs cercò (trovandolo) il fabbricante della vettura autosufficiente. Ma nel 2008, il Visionario decise di concentrarsi sulla telefonia, rimandando ad altra data. Tornando alle parole più recenti del suo successore, Cook dichiara che Apple è concentrata “su un sistema autonomo”, lasciando intendere che il punto d’arrivo potrebbe non essere un’automobile completa, ma il perfezionamento di un software (una sorta di iTunes per l’industria dell’auto). Lo dimostrerebbe il fatto che i test siano avvenuti su una Lexus e non su prototipo. A capo del progetto Titan – avviato nel 2014 – c’è un pezzo grosso dell’hardware, Bob Mansfield, già al lavoro su iPad, MacBook e Apple Watch. Sull’auto del futuro fa progetti anche chi le auto le conosce bene da secoli, come Audi e Ford. O come Tesla, azienda tra le più innovative al mondo: i nuovi modelli in uscita saranno già equipaggiati della strumentazione necessaria per la guida senza conducente. Un adattamento inevitabile e che coinvolgerà presto o tardi tutti i produttori di auto tradizionali con volante e pedali. Chi spende i suoi sforzi nel veicolo autonomo è anche il trasporto pubblico. In prima fila Uber, che sta sperimentando a Pittsburgh alcuni taxi senza guidatore, utilizzando veicoli Volvo. A bordo, per il momento, almeno un tecnico in grado di intervenire in caso di necessità. Uber si serve della tecnologia di Otto, start-up tarata sui camion, qui adattata alle più piccole quattro ruote. Un’altra start-up, denominata nuTonomy, ha

equipaggiato quello che viene definito il primo taxi senza tassista al mondo. È accaduto a Singapore, dove gli sviluppatori del software sono certi di poter ridurre, nel tempo, il numero di automobili circolanti da 900mila a 300mila.

« A Sion, dal giugno del 2016, è iniziata la sperimentazione di un AutoPostale senza guidatore » Pittsburgh, Cupertino, Phoenix, Singapore. E la Svizzera? Senza dubbio pionieristica, proprio nel settore del trasporto pubblico con il primo autobus senza conducente. A Sion, dal giugno del 2016, è iniziata la sperimentazione di un AutoPostale senza guidatore chiamato SmartShuttle, a trazione esclusivamente elettrica. Un anno dopo la loro introduzione, le due navette gialle in circolazione nel centro città hanno trasportato più di ventimila persone. Hanno undici posti a sedere e 4 in piedi, viaggiano a una velocità media di 6 km/h e sono sorvegliate da un accompagnatore che si occupa della sicurezza. Al bisogno, l’addetto può intervenire sulla marcia del veicolo evitando gli imprevisti (l’80% degli interventi dell’accompagnatore dipendono dalla cura con la quale parcheggiamo le nostre auto). Le correzioni di rotta da parte dell’uomo accadono sempre più di rado, perché lo SmartShuttle si perfeziona ad ogni viaggio, accumulando esperienza ed informazioni vagliate progressivamente dai partner Navya (veicolo) e BestMile (software), parte integrante di questo progetto denominato Mobility Lab al quale partecipano anche la città di Sion, il Canton Vallese, l’Hes-So Valais-Wallis e la Posta. L’obiettivo futuro è quello di inserire le due navette in una mappa più ampia della città, fino all’intera catena della mobilità cittadina compresa la mobilità aziendale. Per chi, da tutto il mondo, volesse aggiungersi ai visitatori arrivati dall’estero per farsi trasportare dall’AutoPostale del futuro, c’è tempo fino alla fine di ottobre. Con riserva: l’impresa di trasporto, di concerto con la Città e il Cantone, sta valutando la possibilità di prorogare l’esperimento ben oltre il termine fissato.

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Il segreto di una qualità che si coglie al primo assaggio?

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Ingredienti davvero genuini, pasta fatta in casa, carne proveniente soltanto da Svizzera, Scozia o Irlanda, pesce crudo igienizzato tramite surgelazione a -40° in modo da offrire un sapore e una freschezza paragonabili al pescato di giornata: queste sono solo alcune delle meticolose scelte di qualità che facciamo giorno per giorno a cui si aggiungono naturalmente i piatti di rane, nostra specialità tradizionale ora rivisitata con nuove ricette ancora più accattivanti.

Al centro di ogni pranzo o cena ci siete voi. Per questo ogni nostra ricetta non comprende solo la portata, ma anche l’atmosfera e il servizio, due ingredienti che per noi devono essere sempre altrettanto autentici di quelli nel piatto. Il nostro chef è Alessandro Fumagalli, cuoco di alto livello con oltre 15 anni di esperienza maturata nelle più rinomate cucine ticinesi e internazionali.

La stagione della selvaggina è già aperta...

via Cantonale 1_6805 Mezzovico_+41 91 683 6805_6805@6805lapalazzina.ch_www.6805lapalazzina.ch


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Delizie di stagione

LA STAGIONE PIÙ RICCA DELL’ANNO Cake di castagne 70 gr di burro 100 gr di zucchero 1 bustina zucchero vanigliato 400 gr di purea di castagne 4 uova 100 gr nocciole macinate 1 cucchiaino di lievito PROCEDIMENTO 1) lavorare a crema burro e zucchero (con zucchero vanigliato) 2) aggiungere i tuorli e continuare a lavorare 3) aggiungere la purea di castagne, le nocciole e il lievito e lavorare bene 4) a parte, montare gli albumi a neve e aggiungerli al composto prestando attenzione a mantenere il composto soffice 5) versare il composto in uno stampo da cake foderato con carta da forno e cuocere in centro al forno a 200 °C per ca. 40 minuti

Con il passaggio dall’estate all’autunno c’è anche il rischio di cadere nel vortice della tristezza per il caldo e il sole ormai alle spalle. Ma archiviata l’estate, durante la quale si è fatto il pieno di freschezza, grigliate e cocktail, arriva la cucina autunnale con i suoi strepitosi gusti e colori che ci sostiene facendoci venir una gran voglia di sederci a tavola. Le leggere e croccanti insalate estive lasciano il posto a cremose e soffici minestre o zuppe dai colori sgargianti come il rosa della barbabietola o l’arancione della zucca. L’autunno ci regala squisiti frutti dai colori intensi, maturati dolcemente durante l’estate per esser gustati prima dell’inverno. La viola uva si raccoglie e si mette nei tini per farla diventar vino o grappa; mele, pere, prugne dalle tinte variopinte colorano il cesto della frutta in cucina e diventano ottime conserve, i cachi dal forte arancione colorano gli alberi e ci danno energia essendo tra l’altro una ricca fonte di potassio. L’autunno in generale ci permette di fare il pieno di vitamine e sali minerali, una manna quindi per essere pronti al meglio ad affrontare con il sorriso il grigiore e il freddo alle porte. Tutti invitati quindi alla festa del raccolto, ad entrare in cucina ed inventare nuove proposte per imbandire la tavolata.

LA CASTAGNA La castagna, simbolo dell’autunno per antonomasia, sta riscoprendo una seconda vita: dopo aver rappresentato per decenni praticamente l’unica fonte di cibo, soprattutto nelle vallate sopracenerine, si è ritagliata al giorno d’oggi un posto di prim’ordine in cucina, sia come contorno ma anche come complemento per piatti raffinati e gustosi. Le castagne sono un frutto particolarmente ricco e nutriente e si adattano a tanti piatti. Ad esempio oggigiorno è facile reperire la farina di castagne, per poter preparare gustosi primi come le tagliatelle o gli gnocchi alle castagne o sfiziosi dolci. Castagne anche come ripieno a pollame o involtini, oppure ancora in purea per confezionare dolci come i vermicelles o gustosi cake o pan dolci.

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Lasagna di zucca con ricotta: INGREDIENTI 300 gr di ricotta 50 gr di formaggio grattugiato 1 uovo erbe aromatiche (erba cipollina, prezzemolo, timo o maggiorana) sale alle erbe e pepe q.b. olio extra vergine d’oliva 1 zucca (tipo butternut) PROCEDIMENTO 1) mescolare la ricotta con l’uovo, il formaggio, le erbe aromatiche 2) sbucciare la zucca e tagliarla a rondelle fini 3) su ogni fetta, spalmare un po’ del composto di ricotta e sovrapporne 3 o 4 come delle piccole torri; fissarle con uno stuzzicadenti e appoggiarle su una teglia rivestita di carta da forno 4) procedere fino a terminare gli ingredienti e bagnare ogni torre con dell’olio d’oliva 5) cuocere a forno caldo per ca. 45 minuti, i primi 20 con teglia coperta di foglio d’alluminio

Spezzatino di selvaggina: INGREDIENTI 1 kg di carne (camoscio, cinghiale o cervo) erbe aromatiche a piacimento olio q.b. qualche verdura ma senza esagerare (carota, qualche striscia di peperone, un po’ di sedano) 30 gr. ca. di burro 1 dl di birra (lager) 2,5 dl di brodo (metà vegetale e metà manzo) 1 cucchiaino di senape *** 15 castagne già cotte e spellate (vanno bene anche quelle congelate) 0,5 dl di acqua e 0,5 dl di brodo vegetale 2 cucchiaini di zucchero PROCEDIMENTO 1) salare pepare e aromatizzare la carne con le erbe e massaggiarla con un filo d’olio 2) scaldare il burro e rosolare la carne, aggiungere la verdura mondata in precedenza 3) sfumare con la birra e lasciar asciugare 4) a parte, in una casseruola capiente, preparare la salsa con il brodo e la senape e lasciar bollire per circa 5 minuti 5) trasferire la carne e le verdure rosolate (compresi i sughi di cottura) nella casseruola con il brodo e abbassare la fiamma a fuoco lento. Coprire e far cuocere per circa 2h rimestando molto spesso (almeno ogni 15 minuti) 6) A metà cottura aggiungere le castagne precedentemente cotte nel mix di acqua, brodo e zucchero per una quindicina di minuti 7) Servire con polenta o spaetzli.

LA ZUCCA

SELVAGGINA & CO

La zucca è per forza di cose legata all’autunno. Halloween la celebra in tutte le sue salse, sia come oggetto ornamentale con le famose zucche di Jack O’Lantern sia come ingrediente base per tante gustose ricette. Di zucche ce ne sono di tanti tipi diversi, ognuna con le sue caratteristiche che la rendono un frutto variegato, multiforme e versatile da utilizzare in mille modi in cucina: osate qualsiasi ricetta con la zucca e avrete manicaretti squisiti. Meglio prestare attenzione al tipo di zucca perché la consistenza fa sì che una varietà si addica meglio ad una ricetta piuttosto che un’altra. Quando si acquistano però si trovano le indicazione circa la consistenza e l’utilizzo, facile quindi non sbagliare! Infatti alcune zucche sono ottime per risotti o in zuppa oppure per gnocchi, altre si possono utilizzare crude per carpacci o insalate, altre ancora sono ottime come contorni. Il gusto della zucca dipende ovviamente dal tipo di frutto: alcune sono dolciastre, altre piccantine, o dal gusto tenue che abbraccia in modo sublime altri ingredienti per creare gustosi ripieni di ravioli o crespelle. La zucca inoltre si abbina bene anche ai funghi e quindi largo spazio a pasta con zucca e funghi porcini o lasagne vegetariane con le verdure autunnali (molto versatili in cucina anche i porri o i numerosissimi cavoli).

La cucina autunnale non è solo per i vegetariani! L’autunno infatti è anche la stagione venatoria che porta sulle tavole tanta buona carne, che si adatta molto bene alle lunghe cotture, come brasati e spezzatini che ne esaltano il gusto e la inteneriscono. La selvaggina non è solo sella di capriolo, buonissima e da gustare con ricchi contorni, ma racchiude tanti tipi di carne che possono essere cucinati in moltissimi modi. Parliamo di carne rossa o bianca, di filetti o entrecôtes o fettine à la minute di cervo o capriolo, che la fanno da padroni, ma non dimentichiamoci del camoscio, ottimo in salmì, o dello spezzatino o brasato di cervo. Anche il cinghiale può ritagliarsi il suo spazio sulla tavola: la sua carne color rosso scuro è molto sugosa e saporita, in particolare sono i cinghiali più giovani a fornire le carni più buone ma ben cucinate sono gustose anche quelle di esemplari più vecchi come per esempio per piatti di stufati. Piatti ottimi da gustare con contorni tradizionali come la polenta o gli spaetzli ma anche con tante verdure e frutta di stagione. Chi ama i gusti forti della carne di selvaggina allora non può non provare una fondue alla chinoise mista con cinghiale, capriolo e cervo! Meno famose ma non meno saporite sono le ricette a base di carne di capra. Le si trovano soprattutto nelle valli Verzasca e Maggia e rappresentano un patrimonio culinario oltre che un’esperienza gastronomica senza eguali. Provare per credere!


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Approfondimenti e curiosità

DA REGIONE A REGIONE, DA VETTA A PARCO Si è parlato molto in quest’estate 2017 delle “Maldive a un’ora da Milano”. Postate su Facebook le immagini girate in Val Verzasca da quattro ragazzi brianzoli hanno ottenuto milioni di visualizzazioni, portando il Canton Ticino a un’impennata di visitatori. Ma sono molti altri, magari più sconosciuti, gli scorci e le mete che il nostro territorio offre al turismo non solo locale ma anche internazionale. Da nord a sud, dal Sopra al Sottoceneri l’escursionista di giornata o il vacanziero con famiglia appresso può godere nella Svizzera italiana di una larga fetta di offerte per il tempo libero, anche e soprattutto nella stagione autunnale, quando l’afa ha allentato la sua morsa e la natura ci offre colori bellissimi. Cominciamo dal Meridione. Nella regione del Con l’autunno non rintaniamoci Mendrisiotto e Basso Ceresio troviamo da qualsui divani ma apprezziamo i colori che mese un’interessante novità. La possibilità di una stagione che invoglia cioè di visitare un vero e proprio villaggio mealla gita fuoriporta: proposte di escursione dioevale. Lo troviamo nel Parco archeologico per tutta la famiglia, per giovani di Tremona-Castello. Qui, grazie alla tecnologia 3D, è stato prodotto un filmato per visitare vire meno giovani, per atleti e più pigri tualmente il villaggio. Nel parco si tengono pure delle rievocazioni storiche ad opera del gruppo Quod Principi Placet, con scene tra vita quotidiana e guerra, tra lavoro e gioco. Gli occhiali 3D, ultima coinvolgente iniziativa,
portano i visitatori a proiettarsi, anche “fisicamente”, direttamente nel Medioevo. Andando oltre quest’epoca e scorrendo di milioni e milioni di anni la storia della Terra le famiglie apprezzeranno sicuramente il Museo dei fossili del Monte San Giorgio, ristrutturato e ampliato qualche anno fa. La struttura presenta una raccolta

di fossili di animali e piante provenienti dagli eccezionali giacimenti del Monte San Giorgio, oggi iscritto nel Patrimonio mondiale dell’Unesco. Meta già molto nota, ma che non può non essere elencata in questo nostro itinerario autunnale per sentieri e cammini del cantone, è il Monte Generoso, dove recentemente è spuntato... un “Fiore di pietra”, la nuova struttura ricettiva opera dell’archistar ticinese Mario Botta. Un’ora e mezza di camminata, indicata dai zero a novant’anni (in buona forma), o il viaggio con il trenino a cremagliera, vi regalerà una vista impareggiabile, fino alla Madonnina di Milano, al Piz Bernina e alle Alpi del Vallese. E per chi ama l’abbinamento tempo libero e arte culinaria, in particolare enogastronomica, va citata la regione del Mendrisiotto per i suoi Sentieri tematici tra i vigneti, realizzati in occasione del centenario dell’uva Merlot, che propongono su 30 tavole temi interessanti anche per chi non si può dire intenditore, legati all’attività vitivinicola locale. Interessante rimarcare che nella regione si registra la più alta intensità di vigneti e di produzione d’uve a livello cantonale. Risalendo verso Settentrione, troviamo una proposta non di massa, ma estremamente in linea con la stagione, che ha protagonista la castagna, o meglio il suo albero. Il sentiero, che ne porta il nome, si snoda ad Arosio, nel Malcantone, e ripercorre la storia del goloso frutto, risalente a 2’000 anni fa per opera dei romani che lo portarono in Ticino. Il percorso tocca tutti i castagneti e in otto punti spiega l’attuale cultura del castagno, un tempo preziosa fonte di cibo per la popolazione rurale.

Ogni venerdì e sabato serate a tema

Ogni prima domenica del mese pranzo di stagione <wm>10CAsNsjY0MDAy0bU0MTc1MQAAOTZciQ8AAAA=</wm>

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Ferrovia Monte Generoso SA | Via Lüera 1 | CH - 6825 Capolago +41 (0)91 630 51 11 | info@montegeneroso.ch | montegeneroso.ch

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Altra novità “di montagna”, è la capanna del Monte Bar, inaugurata la scorsa primavera dal Club Alpino Svizzero (Cas) Ticino, denominata Barlume dal progetto dei giovani architetti Oliviero Piffaretti e Carlo Romano. Di facile accesso, sia per famiglie sia per ciclisti, regala una volta giunti in vetta un panorama imprendibile sul Lago Ceresio. Per chi preferisce una vacanza o una gita dedita alla visita di mostre ed esposizioni quest’autunno non può mancare, se non si è già fatta, una tappa al nuovo Lugano Arte e Cultura (Lac). Oltre alle esposizioni permanenti troviamo proposte stagionali in termini di pittura, scultura, teatro, musica e di ogni altra arte espressiva. Lasciamo il Luganese e approdiamo nel Sopraceneri. Per chi ama gli scenari alpini e i grandi spazi della montagna, la regione della Greina – come indica anche il sito Ticino Top Ten – costituisce una meta da non perdere. L’altopiano è situato a circa 2’300 metri d’altezza, al confine tra Ticino (alta Valle di Blenio) e Grigioni e si estende per sei chilometri di lunghezza e uno di larghezza. Il paesaggio di tundra alpina è di grande impatto emotivo e figura fra quelli protetti a livello nazionale anche per la ricchezza e la varietà di biotopi. La Greina rappresenta un’escursione magnifica anche per chi non è avvezzo agli itinerari in quota, con la possibilità anche di soggiornare nelle capanne Scaletta, Motterascio o Terri. A Bellinzona, oltre ai tre più famosi castelli, è possibile visitare le colline fortificate. Un facile sentiero escursionistico di montagna, che si addentra nella collina alta della capitale. Un itinerario che permette di scoprire un nucleo prezioso di storia e di arte. Prada è, infatti, per Bellinzona, come un tesoro custodito dal bosco, un nucleo appollaiato sulla montagna di Ravecchia; un luogo un po’ discosto e ancora poco conosciuto, che tuttavia è tranquillamente raggiungibile con una facile passeggiata lungo tre diversi itinerari. Con l’arte e il territorio, l’architettura e la storia, un accenno va fatto anche alla tradizione gastronomica locale. Un esempio lo troviamo nel Locarnese, a Vergeletto, in Val Onsernone, dove viene prodotta una farina “come nessun’altra!”.

Nata dall’indigenza, spiega il suo riscopritore, Ilario Garbani, ha un sapore dolce ed è fine come la seta. La Farina Bona è un prodotto ricavato dal mais, da una granella parzialmente tostata e macinata. Ogni martedì, il mugnaio accompagna i curiosi per le strade del paesino e racconta loro la storia della farina. Rimanendo nel mondo agricolo è possibile vestire i panni dei contadini della Valle Onsernone percorrendo l’antica mulattiera chiamata “Via delle Vose”, godendosi infine il paesino di Intragna e il suo campanile più alto del Ticino.

« In bicicletta o a piedi, i percorsi da scoprire e da apprezzare nel weekend, fra piante gigantesche e specchi d’acqua cristallini » Per gli amanti delle due-ruote un bel tracciato per mountain bike lo troviamo in Alta Val Verzasca, semplice ma incantevole. Il percorso, lungo 9 chilometri, da Piee presso Brione porta al pittoresco paese di Sonogno seguendo perlopiù sentieri naturali fiancheggiati da vecchi muri a secco. Al traguardo è possibile trovare ristoro in un accogliente agriturismo. E per chi preferisce l’acqua al sudore? Le isole di Brissago, sul Lago Maggiore, restano una meta da appuntarsi. Immersi in un clima mite qui crescono fiori di loto, cipressi calvi, banani ed eucalipti. Anche sequoie, che ci risparmiano così un viaggio in California... Sull’isola i bambini possono andare alla scoperta di tesori nascosti leggendo una vera mappa, proprio come i mitici pirati. Restando in tema lacustre la Svizzera italiana offre un’altra bellissima meta contraddistinta da colori che vanno dal verde smeraldo al blu, dal turchese al viola. Stiamo parlando del Lago Saoseo, posto fra sentieri e boschi, in mezzo a profumi intensi di muschio e di resina, in Val di Campo, valle laterale alla Valle di Poschiavo, nei Grigioni. Il meraviglioso specchio d’acqua si trova a 2’028 metri d’altezza e ha un’area di 2 ettari.


I colori dell'autunno 2017  
I colori dell'autunno 2017