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N. 55 NOVEMBRE

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Cento domande al sindaco Cinquanta impertinenti di Giuseppe Guin

Supplemento al numero odierno de La Provincia - Non acquistabile separatamente - € 1,50 (La Provincia € 1,20 + Mag € 0,30)

Le hanno mai offerto una tangente? …almeno una cena per ingraziarsela! Le donne della sua giunta. Ci poteva essere di meglio? Ma quante idiozie e parole inutili si dicono in Consiglio comunale? Lei qualche ceffone l’ha preso di sicuro, ai suoi figli l’ha mai dato? Camminando per strada mai nessuno le ha detto “Vergognati!”? A Messa ci va tutte le domeniche … non dirà anche le preghiere della sera! Ma di lavativi negli uffici comunali ce ne sono quanto in una tessitura o di più? Che cosa pensa vedendo un barbone dormire davanti al portone del Crocefisso?


L’editoriale di Diego Minonzio

Di cento in cento e i birignao Il Mag è un successo perché parla della nostra città, del nostro lago, del nostro territorio. E, all’interno di questo canovaccio ormai sperimentato, la cosa più intrigante consiste nell’andare a pescare tutti i comaschi che grazie al loro ruolo e alla loro personalità cercano di dare risposte agli interrogativi degli abitanti e dei lettori. Alcuni di questi personaggi sono più personaggi degli altri. Nel marzo scorso, ad esempio, abbiamo dedicato la nostra copertina al vescovo Diego Coletti, non tanto per celebrarlo con il solito servizio d’occasione quanto invece per pungolarlo, attraverso cento domande di Giuseppe Guin, sugli aspetti più privati e sorprendenti di una personalità che ha sulle spalle un carico così pesante e faticoso. Il riscontro in edicola di quel numero è stato davvero straordinario, dimostrazione del fatto che c’è sempre fame di notizie e che per leggere un articolo o un’intervista coi fiocchi il tempo lo si trova sempre. E allora abbiamo deciso di replicare. Mettendo sulla copertina del Mag di novembre l’uomo nuovo della politica comasca, il sindaco Mario Lucini, leader del centrosinistra in una delle città più moderate d’Italia. Il trattamento, come vedrete leggendo il servizio di apertura, sempre curato da Giuseppe, è lo stesso riservato al vescovo. Cento domande. E di queste, cinquanta, e forse qualcuna in più, davvero impertinenti. Naturalmente, non vi anticipiamo nulla dei contenuti dell’intervista. Possiamo solo dire che quello che si sa già del sindaco di Como - e cioè essere una persona seria, perbene e di assoluta trasparenza - viene confermato in modo esemplare. Certo, la prima obiezione che può essere sollevata è che questa sia una condizione pre-politica, propedeutica all’esercizio della funzione pubblica, ma non decisiva, visto che uno può essere un signore integerrimo e al contempo rivelarsi un primo cittadino non impeccabile. Obiezione accolta. Soprattutto da noi, che in questi mesi non abbiamo risparmiato forti critiche ad alcuni provvedimenti della giunta. Ma visto lo sfascio delle istituzioni nazionali e locali, i ceffi che in larga parte le popolano al centro e in provincia e i disastri lasciati in eredità anche a Como, possiamo azzardarci a dire che questo sia già un grande passo avanti. Ma la cosa non si esaurisce qui, naturalmente. Il sindaco Lucini ci ha confidato i crucci che lo hanno inquietato in questi mesi e che continuano ad angustiarlo, le delusioni che ha già dovuto incassare a fronte dell’entusiasmo donato da una sfida così difficile e poi tanti piccoli segreti su mille temi, dall’etica alla famiglia, dalla politica alla letteratura, dalla durezza della vita pubblica allo sport, ai sogni più riposti fino a quelli per un futuro da protagonista per la città. Soprattutto, ha rimarcato la sua distanza più assoluta da tutto quel sottobosco un po’ melmoso che si aggira nel mondo delle relazioni privilegiate, delle terrazze, dei salotti, del gossip. Meglio una cena con gli amici dopo una giornata di duro lavoro che i birignao della gente che conta. Su questo punto, per quel che vale, il direttore della Provincia la pensa esattamente allo stesso modo.

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Cento domande al sindaco Cinquanta impertinenti

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di Giuseppe Guin

Supplemento al numero odierno de La Provincia - Non acquistabile separatamente - € 1,50 (La Provincia € 1,20 + Mag € 0,30)

Le hanno mai offerto una tangente? …almeno una cena per ingraziarsela! Le donne della sua giunta. Ci poteva essere di meglio? Ma quante idiozie e parole inutili si dicono in Consiglio comunale? Lei qualche ceffone l’ha preso di sicuro, ai suoi figli l’ha mai dato? Camminando per strada mai nessuno le ha detto “Vergognati!”?

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A Messa ci va tutte le domeniche … non dirà anche le preghiere della sera! Ma di lavativi negli uffici comunali ce ne sono quanto in una tessitura o di più? Che cosa pensa vedendo un barbone dormire davanti al portone del Crocefisso?

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MAG - NOVEMBRE 2013

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L’EDITORIALE

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DIECI BELLE NOTIZIE

di Diego Minonzio

di Maria Castelli

LE OPINIONI 19

«Donna di picche»

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«Pubbliche virtù»

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«La borsa & la vita»

23

«Occhi sul mondo»

di Milène Sicca

40 UN COMASCO ALL’ONU Fontana da sei anni alle nazioni Unite di Michele Sada

46 COSI’ È RINATO IL MARCHIO FUNKY L’impresa e la sfida di Isacco Mantegazza

di Umberto Montin

di Nicola Nenci

di Ricky Monti

di Federico Pennestrì

di Gerardo Monizza

60 NOI VENDIAMO EMOZIONI Da zero a trecento In barca moto e auto

52 QUI I TALENTI TROVANO CASA Giornate di ComOn Idee e ceratività

68 L’ASSAGGIATORE DI PROPFUMI Il lavoro di Rimoldi che crea essenze

di Simona Facchini

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di Stefania Briccola

100 DOMANDE AL SINDACO

di Giuseppe Guin Due crucci della città riescono persino a rovinargli il sonno. Qualche successo l’ha già ottenuto, ma non sono mancate le delusioni. Dice di non aver mai visto bustarelle e di avere una vita a prova di gossip. Preferisce le case degli amici ai salotti buoni e meglio una cena con la Bindi piuttosto che con la Santanchè. “Angeli e demoni” di Dan Brown per lui è una vera ciofeca. Il sindaco Mario Lucini si confida su politica, etica, famiglia, sogni… e una Como che di strada ne deve fare ancora tanta.

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DIRETTORE RESPONSABILE

Diego Minonzio

RESPONSABILE di REDAZIONE

Giuseppe Guin

tel. 031.582342 - 335.7550315 fax 031.582421 g.guin@laprovincia.it redmag@laprovincia.it

88 74 QUESTA COMO NON È BUIA I preziosi reparti del dopo Costantino

OPINIONI Milène Sicca, Federico Pemnnestrì, Gerardo Monizza, Umberto Montin

103 Colpo di spugna di Elisabetta Broli

di Antonio Marino

105 Le parole che non tornano

80 È LA NAVE DEL PRODIGIO Viaggio nel sacrario degli sport nautici

di Emilio Magni

106 Eventi 113 (S)fashion

di Serena Brivio

di Mario Chiodetti

114 Navigazioni Lariane

88 PAZZA VOGLIA DI HULA HOOP Danza con il cerchio Dilaga la passione

di Luca Meneghel

115 Grande schermo

di Bernardino Marinoni

117 Scaffale

di Annalisa Testa

di Carla Colmegna

95 CON EMMAUS NULLA VA PERSO L’impegno dei volontari dell’associazione Trapeiros di Laura D’Incalci

119 Animali

di Marinella Meroni

RUBRICHE Maria Castelli,Carla Colmegna, Marinella Meroni, Eugenio Gandolfi, Emilio Magni, Elisabetta Broli, Bernardino Marinoni. Franco Brenna, Federico Roncoroni, Francesco Angelini, Tiziano Testori, Luca Meneghel, Alessandra Uboldi Alberto Paolo Schieppati TENDENZE E MODA Serena Brivio FOTOSERVIZI Carlo Pozzoni, Stefano M. Bartesaghi REALIZZAZIONE GRAFICA

120 I consigli dello chef 122 Il bello della Salute

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SERVIZI Michele Sada,Laura D’Incalci. Simona Facchini, Ricky Monti, Antonio Marino,Mario Chiodetti Stefania Briccola, Annalisa Testa, Nicola Nenci

di Tiziano Testori di Franco Brenna di Eugenio Gandolfi

126 L’oroscopo 129 Gli aforismi del mese di Federico Roncoroni

130 Last minute

di Francesco Angelini

DIREZIONE CREATIVA Monica Seminati IMPAGINAZIONE Barbara Grena PUBBLICITÀ Sesaab servizi - Divisione Spm Tel. 031.582211 STAMPA Litostampa - Bergamo Numero chiuso in tipografia il 5 NOVEMBRE

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Dieci belle notizie di Maria Castelli

LA NUOVA FABBRICA DEL TURISMO Anche le aziende rappresentano un’attrazione turistica. «Esistono nuove tipologie di turismo che sarebbe interessante potenziare: una, è quella industriale, che collega territorio ed industria. Dobbiamo mettere a punto un’offerta che preveda visite alle imprese della nostra provincia» : l’ha detto Maria Brovelli, pro rettrice del Politecnico di Como. «Si è notato che se un imprenditore raggiunge la nostra zona, visita un’azienda, osserva la produzione e l’organizzazione - ha spiegato Maria Brovelli - si ricorderà con affetto di Como, perché non solo ha fatto affari, ma ha conosciuto gli aspetti sociali, culturali ed economici di un territorio». Turismo ed attività produttive sul lago di Como: a questo tema, a LarioFiere di Erba è stato dedicato un convegno organizzato dal Politecnico di Como e di Lecco, dalle rispettive Camere di Commercio, amministrazioni provinciali, Comune di Lecco, LagodiComo, SistemaComo2015 e LarioFiere. L’iniziativa è scaturita dalla ricerca “Prin Itatour” che ha coinvolto cinque università.

I FRATELLI IN PRESTITO

A Carugo, tredici studenti delle ultime classi delle scuole superiori si sono assunti l’impegno per tutto l’anno di aiutare nei compiti trenta bambini delle elementari. Come fratelli maggiori che aiutano i fratelli minori: la proposta dell’assessorato comunale ai servizi sociali di un servizio educativo pomeridiano ha registrato un’alta adesione da parte dei giovani che acquisiranno crediti formativi, ma si prestano gratuitamente. Anche quattro insegnanti e due genitori volontari partecipano al servizio. «Grazie alla disponibilità di queste persone, possiamo assicurare un servizio gratuito alle famiglie», afferma l’assessore Antonella Ballabio e sottolinea che il punto di forza non è solo l’affiancamento per lo svolgimento dei compiti. «Ma piuttosto il tipo di rapporto che s’instaura con i bambini - soggiunge - I più piccoli vedono fratelli maggiori negli studenti perché li aiutano, li ascoltano e conquistano la loro fiducia».

ANZIANI BEN SERVITI

LA SFIDA DEL SIGNOR ALBERTO

Da una lettera di Luisa Longoni Baserga al giornale “La Provincia”. «Desidero esprimere stima ed affetto alla Società di Mutuo Soccorso di Brunate e a tutti i componenti, dal presidente signor Dario ai volontari che con grande impegno e dedizione accompagnano gli ammalati anziani e i bisognosi ai vari istituti ospedalieri. Io usufruisco di questo servizio da parecchi anni e mi commuovo ancora per la puntualità e la cordialità con cui viene svolto. Un grazie particolare ad Egidio e Paolo, accompagnatori abituali. Colgo anche l’occasione per segnalare che ogni domenica alle 8,45, l’associazione mette a disposizione una vettura per accompagnare gli anziani a Messa. Una splendida opportunità».

«Contrariamente a tutte le polemiche in atto e a tutta la confusione che si sta creando intorno all’impresa, ho deciso di investire e di farlo ancora in Italia» : è la sfida di Alberto Croci, che onora da oltre cinquant’anni il lavoro e per questa motivazione è stato premiato da Unindustria Como. «Voglio andare avanti», dichiara Croci, 69 anni. Ha deciso di ingrandire la sede della sua “ Tèchne Srl “, produttrice di valvole petrolifere, 30 dipendenti, per «crescere e rafforzarsi - spiega - c’è bisogno di internazionalizzare, di garantire qualità e di diversificare le attività». L’imprenditore aveva cominciato a lavorare dopo gli studi professionali come garzone in una vetreria. Poi, un successo dopo l’altro. «Le aziende che stanno bene sono ancora tante – è il suo messaggio - anche se non è possibile che siano continuamente nell’occhio del ciclone. Gli industriali devono assumersi il compito di far riflettere la politica e di riportarla a capire i problemi reali della nostra economia. E così facendo, a cercare i giusti correttivi».

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OSSA DURE Sanità, tempi di tagli, ma anche di iniziative per la salute della popolazione. Una è stata concepita dall’ospedale Fatebenefratelli di Erba che ha predisposto un nuovo servizio per gli anziani. Si tratta di un ambulatorio dedicato all’osteoporosi e alla fragilità ossea, aperto ogni martedì, accesso con richiesta mutualistica. Lo scopo: fornire indicazioni sulla prevenzione delle fratture originate dalla fragilità ossea e proporre diagnosi e cura di un problema che interessa il 40% degli ultra65enni. Ancora maggiore la quota di soggetti a rischio. Alla terapia farmacologica, l’ambulatorio affiancherà un’adeguata informazione dietetica e uno specifico programma riabilitativo, in una rete di collaborazione tra specialisti. «Una rete di valido supporto ai pazienti - precisa il direttore sanitario, Enrico Cabrini - Credo che l’ambulatorio sarà molto richiesto».

IL RITORNO DI SANT’ANDREA Dopo 250 anni di lontananza, torna in Duomo la statua di Sant’Andrea e sono solenni festeggiamenti. Fino al 1741, si trovava all’interno della Cattedrale e fu rimossa quando fu costruito il pulpito; le carte attestano che fu prestata nel 1853 all’ospedale allora in via Cadorna per abbellire un reparto, ma sarebbe dovuta tornare in Duomo. Invece, fu trasferita in via Napoleona, quando l’ospedale lasciò la convalle e se ne persero le tracce. Ma quattro anni fa, Don Andrea Straffi, direttore dell’Ufficio diocesano di Arte Sacra, notò una statua di Sant’Andrea sul piazzale vicino al reparto di Radioterapia del vecchio ospedale Sant’Anna. Alta due metri, in pregiato marmo di Musso, una mano rovinata dal tempo e dalle intemperie, non sfuggì agli occhi e al cuore di Don Andrea. «Fui colpito dalla sua bellezza - racconta il direttore dell’ufficio diocesano - e associai la statua a quella che era sparita dal Duomo». Sono stati necessari quattro anni per attestare la proprietà, per restaurare la statua e benedire il ritorno a casa.

LA SORPRESA DI SARA «Le persone che mettono il prossimo al primo posto svolgendo il proprio lavoro sono più di quelle che crediamo»: lo scrive Sara Mason, in una lettera a “La Provincia”, raccontando la propria esperienza con l’Associazione Onlus Punto Famiglia di via Volta a Cantù. «Accoglienza, gentilezza e cortesia si respirano non appena messo piede - sottolinea la giovane madre - Mi è parso incredibile essere trattata con un atteggiamento empatico da parte di chiunque venisse in contatto con me». E sottolinea che al ritorno a casa, si sentiva meno stanca e più rinfrancata. «Mi sono proprio sentita bene - conclude - e non posso che ringraziare un’èquipe così».

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LA SCOMMESSA DEL LAVORO Gianluca Totaro, 39 anni e Alessandro Babbo, 28 anni, hanno perso il lavoro e se ne sono inventati uno dedicandosi al cabaret. Hanno fondato un duo che fa spettacoli e riscuote successo. Si chiama “LigAdri” che deriva dall’unione dei nomi dei loro artisti preferiti, Luciano Ligabue e Adriano Celentano; portano musica e divertimento nei locali e riescono a far quadrare i conti dispiegando le proprie passioni. «Ma bisogna essere professionali - spiega Totaro - studiare ed applicarsi tanto: improvvisazione non equivale a superficialità. Quest’avventura non è un gioco. E’ una scommessa seria».

UN VICINO DA MEDAGLIA

I COMUNI AIUTANO LE FAMIGLIE

A Rovello Porro, in centro al paese, un pensionato di 73 anni, malfermo e in evidenti difficoltà di movimento, è stato avvicinato da una donna proveniente da un campo nomadi dell’hinterland milanese. Una facile preda per la donna che, con un pretesto, ha cominciato a rovistare nelle tasche del pensionato e ha trovato una busta con 900 euro in contanti prelevati per far fronte ad alcuni pagamenti. Per la vittima, non sarebbe stato possibile impedire il furto, ma un vicino di casa, particolarmente attento e sensibile, non ha esitato. S’è lanciato all’inseguimento della donna, l’ha bloccata, ha atteso l’arrivo dei carabinieri che hanno proceduto all’arresto. Il maltolto è stato restituito.

Un piano straordinario a sostegno delle famiglie alle prese con la crisi è stato messo a punto dai Comuni aderenti al Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese. Le aree di intervento riguardano gli asili nido, i servizi scolastici integrativi, le famiglie numerose e con figli disabili. Dapprima, sono stati riorganizzati i servizi sul territorio, sotto il segno dell’efficienza e dell’efficacia, come spiega Giulio Colombo, sindaco di Solbiate Comasco e presidente del Consorzio, in modo da ridurre i costi e reperire risorse. Poi, la scelta del piano per le famiglie. Non saranno erogati contributi diretti, ma voucher per l’accesso ai servizi, valore diverso in base all’Isee e al numero dei figli.

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Donna di picche di Milène Sicca Amministratore Gibitalia Presidente Gruppo Terziario Unindustria Como

Gli insoluti uccidono le imprese Fino a qualche anno fa, fare impresa voleva dire prevalentemente conoscere un mestiere e organizzare persone (dipendenti, collaboratori) e cose (capannoni, uffici, macchinari, mezzi, materie prime ecc) finalizzandole al raggiungimento di un attività produttiva di beni o di servizi. Il ciclo attivo infatti era ed è costituito da tutto ciò che l’impresa progetta costruisce e vende. Oggi più che mai però se all’ultima parola “vende”, non segue la parolina magica “incassa”, si genera un problema, perché tutta la filiera precedente viene travolta dal mancato raggiungimento dello scopo finale che è l’ingresso di quella “liquidità”, che rappresenta la linfa vitale dell’azienda. Il denaro incassato col pagamento delle fatture serve infatti per far fronte a tutti i bisogni dell’azienda dal pagare gli stipendi, le tasse, le materie prime, i servizi, i finanziamenti fino a raggiungere quel margine di profitto che è l’indicatore di salute e di stabilità dell’impresa. Senza trattenerci sui molteplici fattori fatali alla sopravvivenza di un ‘impresa, si può senz’altro dire che quando si sbilancia il rapporto entrate uscite e quando il patrimonio non è più sufficiente per far fronte alle perdite si innesca un meccanismo di crisi che può essere transitoria o irreversibile. Quando diventa irreversibile, all’agonia segue il fallimento che decreta l’ultimo respiro dell’impresa. Ogni impresa che chiude o che fallisce riverbera i suoi effetti sul territorio in termini di perdita di posti di lavoro, di mancati investimenti, di mancati versamenti fiscali e contributivi, in breve diventa un danno per la collettività. Ciò premesso gli imprenditori che vogliono garantire la continuità e la stabilità aziendale non possono in alcun modo concentrarsi sul solo oggetto sociale, ma devono presidiare in modo trasversale ogni aspetto del fare impresa. Per ritornare al tema in attenzione, l’imprenditore deve controllare e presidiare anche il così detto “post vendita” laddove il pagamento delle fatture è differito rispetto alla prestazione effettuata, in poche parole il rischio di genera dal momento in

cui si concede credito al cliente che non paga alla consegna. Noti Istituti statistici deputati a rilevare le patologie d’impresa ( ritardo nei pagamenti, liquidazioni/cessazioni, concordati, fallimenti) raccontano che ormai “l’81,4% delle imprese, dichiara di aver avuto almeno un insoluto nell’ultimo anno, in aumento di 6 punti percentuali rispetto all’anno precedente e oltre un terzo delle imprese italiane ha avuto un insoluto da parte di clienti storici, con i quali intrattenevano rapporti di business da più di 5 anni”. Fuori dal paradiso dei pochi fortunati che hanno ricevuto zero insoluti o un solo insoluto, si può dire che in media le imprese nel 50% dei casi ricevono pagamenti oltre termine con un 10% di ritardo molto grave, se non con l’insolvenza definitiva. Spesso l’imprenditore, preso dal panico da insoluti, invece di attivarsi per recuperare i crediti direttamente o tramite società specializzate e studi legali, ricorre in modo incontrollato a quegli strumenti di contrasto che non solo non risolvono il problema, ma lo appesantiscono ulteriormente andandosi per esempio a finanziare in modo oneroso sul sistema bancario e/o in ultimis su quello usurario, trovandosi così alla mercé della criminalità organizzata sempre più forte e radicata anche sul nostro territorio lombardo. A monte di ogni problema, la regola aurea è ben descritta da una massima popolare che recita : è sempre meglio prevenire che curare”. E’ quindi opinione della scrivente che un imprenditore oculato, specie allo stato attuale, non possa prescindere dal fornire i propri clienti con la dovuta prudenza, informandosi adeguatamente su chi c’è dietro ad un ordine : un’azienda vera o fittizia, un’azienda affidabile o inaffidabile e se affidabile per quanto e fino a quando?. Il fido cliente non deve essere una fortunosa probabilità di successo, ma deve essere il risultato dell’incrocio di criteri qualitativi e quantitativi tanto più raffinati ed approfonditi quanto è maggiore il rischio cui si va incontro.

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Pubbliche virtù di Federico Pennestrì Autore del libro “Ritorno al mondo. Storia e filosofia di un incidente”

Il coraggio di reagire Sono tempi di crisi e lo sentiamo ripetere almeno dieci volte al giorno. La parola chiave è reagire. Reagire è segno di vitalità, di coraggio, di amore per la vita. La reazione è il fuoco che anima una vita attiva, una vita che – nei limiti dell’umano – è padrona e non vittima di sé stessa. Ecco perché reagire è la parola che unisce la crisi che stiamo vivendo alla storia che vi voglio raccontare. Il 20 Giugno 2012 ho fatto un incidente stradale in motorino e sono arrivato molto vicino a rischiare la vita. Per fortuna o volere di Dio, e grazie all’eccezionale competenza dei medici, sono riuscito a scamparla. Mi sono risvegliato dopo qualche giorno di coma farmacologico e mi sono ritrovato in una stanza del reparto di rianimazione, praticamente immobile, con solo mezzo occhio aperto, senza poter parlare e con il viso sbriciolato. Ebbene, è passato ormai un anno e mezzo da quel brusco risveglio, e intravedo finalmente il traguardo della completa guarigione. Con il senno di poi posso vedere questa storia come qualcosa di formativo, costruttivo, se non, addirittura, positivo. Sperimentare il buio mi ha permesso di conoscere il valore della luce, e mi ha svelato la bellezza della vita come qualcosa di fine a sé stesso, come qualcosa di prezioso che difficilmente riusciamo a scorgere e assaporare, distratti come siamo da tutte quelle sirene che pretendono di dirci in che cosa consiste una vita realizzata. Io non sono un eroe. Prima di sbattere la faccia contro un automobile e spegnere il cervello per una decina di giorni, ero una persona come tutte le altre. Con le sue insicurezze, i suoi alti e i suoi bassi. Ora, un anno e mezzo dopo, sono ancora una persona come tutte le altre. Ma con una preziosa arma in più: il coraggio. Il coraggio è l’arma che permette di affrontare il nemico più pericoloso della vita, la paura che è ciò che ci impedisce di reagire. C’è chi dice che il coraggio o lo si ha o non lo si ha. Io credo che il coraggio emerga dalla consapevolezza di aver superato 20

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un ostacolo, e cresca dalla consapevolezza, conseguente, di poterne superare uno ancora maggiore. La paura di ciò che può accaderci infetta la nostra capacità di reagire davanti alle difficoltà. E la nostra incapacità di reagire alimenta la paura, creando un circolo vizioso che ci costringe a rabbuiarci, ad incurvarci, a cercare gli alibi e ad auto-convincerci che “non è colpa nostra e dunque non possiamo farci niente”. A dimenticare che abbiamo in noi, potenzialmente, tutta la forza necessaria ad illuminarci, ad aprire le spalle, a prevenire le scuse più meschine con nuove idee e tanto olio di gomito. E allora diamoci da fare, soprattutto noi giovani, se vogliamo che il circolo vizioso non ci stritoli. Come? Con l’entusiasmo, il coraggio, l’orgoglio, l’intraprendenza, la voglia di riscatto che sono fondamentali per affrontare la situazione in cui ci ha cacciato chi, probabilmente, ha mancato proprio di queste preziose virtù. Obbietteranno: la crisi in cui viviamo è una crisi economica, finanziaria e istituzionale, prima ancora che culturale e spirituale. Certo. Ma non sono proprio stati i (sedicenti) grandi cervelloni di economia, finanza e delle istituzioni a cacciarci in questo guaio? E scommettiamo che se siamo in grado di dare un taglio netto ai fantasmi del nostro cervello, che peraltro buona parte dei media contribuisce costantemente ad alimentare, avremo più energie per affrontare i piccoli grandi problemi della vita quotidiana? Cambiare sé stessi è un passo prioritario perché cambino le cose. Ed è altrettanto fondamentale che lo si faccia fin da subito. Comincia adesso. Dobbiamo essere pronti, diceva qualcuno, ad essere sin da oggi quello che vorremmo diventare domani. Proviamoci. Se ci riusciremo, cambieremo le nostre vite e avremo qualcosa di bello da insegnare alle prossime generazioni. Reagiamo fino allo sfinimento, poi, esattamente come è successo a me, la fortuna ci aiuterà: aiutati, che il ciel ti aiuta. E secondo me ci riusciremo.


La borsa o la vita di Gerardo Monizza

Una Como tra idee e sogni Idee o sogni? La differenza non è da poco. L’idea è qualcosa che rappresenta una visione, un concetto, un pensiero: come un disegno invisibile, mentale. Il sogno è – invece – la percezione di qualcosa di reale che tuttavia non esiste. Idee e sogni si alimentano d’immaginazione che è nu-trimento capace di raffigurare cose non vere, per-sino non verosimili. E siccome a Como “siam fatti della stessa sostanza dei sogni” (Shakespeare, La tempesta atto IV) bisognerà pur credere che si abbia qualche idea. L’elenco è vario: un teatro alla malora (Polite-ama), un’area che fu industriale (Ticosa); un’ex sede di uffici per ditta di trasporti (Danzas), un lungolago (paratie, paratoie, paranoie), un mani-comio chiuso (San Martino OPP), un ospedale svuotato (Sant’Anna), un’ex casa di partito (del Fascio), un ex albergo (San Gottardo), un’ex ca-serma (De Cristoforis), un’ex chiesa anzi due (San Francesco, San Lazzaro) e la lagna è lunga e dura dalla Liberazione in qua. Le idee crescono come funghi e i sogni sono legittimi anche se a furia di accumulare immagini si finisce con realizzare poco. Soprattutto a perdere del tempo. Il Politeama è davvero una priorità per la cul-tura della città? Abbiamo idee per restituirlo inte-gro e funzionante? Sappiamo davvero quanto co-sterebbe un restauro del genere e con quali soggetti finanziatori? Tuttavia, a giorni alterni, alla domanda dei media locali, il Palazzo risponde con grande entusiasmo. Si farà si farà! Sebbene la pro-prietà non sia ancora tutta del Comune e ciò im-pedisca l’accesso ai finanziamenti pubblici, ma è un dettaglio. L’Ospedale Psichiatrico è un ex da tanti anni: una trentina ovvero dal tempo della legge Basaglia (1978). È un sistema architettonico complesso (anche quello in multiproprietà tra differenti enti pubblici), difficile da ristrutturare perché eran

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cameroni e ambulatori e uffici e perché dentro quei luoghi resta – come dire – un alone di pazzia e di morte. Litigando tra volerne fare un Campus u-niversitario (Politecnico e Insubria?) insieme a un Parco urbano (aperto alla città) è stato adattato a far di tutto (un poco Asl, un poco Uffici, un poco Aggregazione giovanile) ovvero niente, spendendo soldi per la messa in sicurezza e non realizzando alcun vero progetto. Ma il sogno più grande è quello che racconta di come trasformare la (ex) Casa del Fascio, poi Palazzo Terragni. Dalla vergognosa memoria del fascismo alla splendida realtà dell’arte: architettu-ra e arti visive dentro la cattedrale del Novecento comasco. La ex Casa del Fascio quante volte s’è so-gnato di farla diventare Museo: il Museo di se stessa, del Razionalismo, dell’Astrattismo, della Contemporaneità… Alt! Con che soldi? E inoltre: troppa immaginazione, troppe fantasie che svapo-rano dopo una settimana dal loro pronunciamento non consentono una valutazione serena del progetto (ma chi lo sta pensando davvero?). Manca una vera idea e gli esperti, chiamati al giudizio un mese sì e l’altro pure, vagano nelle paludi dell’utopia. La Guardia di Finanza, mai ve-ramente sfrattata dal palazzo che occupa legitti-mamente e che mantiene con cura, sorride e ac-consente per visite guidate al vuoto spazio del co-siddetto cortile interno e null’altro. Tanto, di tali sogni e idee non se ne farà nulla. Dunque: si potrebbe rilevare che i sogni siano necessari, ma che per capirli e realizzarli occorrano buone proposte, progetti concreti e molti soldi. Al-trimenti restano immagini impalpabili e parole senza alcun senso che fanno perdere il rapporto con il mondo reale. Inutili. Come ricorda Prospero nella Tempesta: “Nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.”


Occhi sul mondo di Umberto Montin

L’ascensore della povertà Sono quattro per 875 alloggi. Ogni giorno percorrono centinaia e centinaia di scalini con borse della spesa, scatoloni, ogni altra merce che può servire alla vita quotidiana di chi abita in un appartamento ai margini di una metropoli. Quattro uomini robusti che indossano gilet gialli fluorescenti e in certe giornate si trovano a dover salire anche venti volte fino al decimo e undicesimo piano di una serie di palazzi di Chêne-Pointu, a Clichy-sous-Bois nel dipartimento Seine-Saint-Denis, ad est di Parigi, una delle zone più difficili della capitale francese. Ma perché costoro si sobbarcano una fatica del genere? La spiegazione ha dell’incredibile: perché senza di loro decine e decine di famiglie non riuscirebbero neppure a portare in casa la spesa, visto che i sedici ascensori dei loro palazzi sono fermi da un paio d’anni. Ora il lavoro di questi “portatori” potrebbe essere alla fine, fra dicembre e gennaio - dopo altri mesi di ritardo a causa di intoppi nei finanziamenti e al ritrovamento di amianto - gli ascensori saranno riparati. Questo è almeno l’annuncio, ma altri scivolamenti in avanti sono in agguato. La storia, per quanto assurda, altro non è che il paradigma della discesa verso la povertà di ceti medi un tempo abbienti e il segnale del degrado delle periferie delle metropoli. Ad aggravare la situazione, nella paradossale storia di Chêne-Pointu, è il fatto che le abitazioni appartengono a centinaia di comproprietari, tanti, troppi per riuscire

a metterli d’accordo nel deliberare e gestire la spesa di ripristino degli elevatori. Anche perché il conto delle spese ordinarie complessive era già elevato, circa 400 euro al mese. Nel 2011, quando il caso esplose, anche con l’aiuto del comune e per andare incontro alle famiglie dei piani più alti che non riuscivano ad approvvigionarsi, l’unica soluzione che si trovò fu quella dei “portatori”: 630 euro al mese per 20 ore alla settimana e una capacità media per ciascuno di questi addetti, di 800 interventi al mese. Oggi, nonostante fossero stati assunti per l’emergenza, sono ancora in attività e il riavvio degli ascensori ancora rinviato. Del resto, con la crisi economica generale, l’incapacità dei proprietari di coprire le spese, la situazione invece di migliorare, è andata peggiorando: il 70% degli inquilini è considerato vicino se non sotto, la soglia di povertà. «Queste persone - ha detto il sindaco di Clichysous-Bois, Olivier Klein - dovrebbero vivere in alloggi popolari e certo le finanze pubbliche non possono caricarsi l’onere di intervenire a sostegno di lavori che competono ai privati». «Tuttavia - ha replicato un ex primo cittadino di Clichy, Claude Dilian - il potere pubblico non può rimanere indifferente di fronte a certe situazioni». Intanto, in attesa che lo Stato e le amministrazioni locali riescano a trovare una via d’uscita salvando i condomini e la loro vita quotidiana, i “portatori” continuano a salire e scendere le scale con le borse della spesa. Del resto questi uomini costano meno, molto meno di un ascensore.

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100 domande al sindaco 50 impertinenti di Giuseppe Guin

DUE CRUCCI DELLA CITTÀ RIESCONO PERSINO A ROVINARGLI IL SONNO, QUALCHE SUCCESSO L’HA GIÀ OTTENUTO MA NON SONO MANCATE LE DELUSIONI. DICE DI NON AVER MAI VISTO BUSTARELLE E DI AVERE UNA VITA A PROVA DI GOSSIP. PREFERISCE LE CASE DI AMICI AI SALOTTI E MEGLIO UNA CENA CON LA BINDI PIUTTOSTO CHE CON LA SANTANCHÈ. “ANGELI E DEMONI” DI DAN BROWN PER LUI È UNA VERA “CIOFECA”. IL SINDACO MARIO LUCINI SI CONFIDA SU POLITICA, ETICA, FAMIGLIA, SOGNI, ...E UNA COMO CHE DI STRADA NE DEVE FARE ANCORA TANTA. mag

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100 domande al sindaco impertinenti 50 Sindaco Lucini, qualche mese fa, 100 domande erano state rivolte al vescovo Coletti. Nelle risposte, lui aveva fatto un figurone... Lei pensa di fare altrettanto? Non voglio certo entrare in competizione con il vescovo. Non mi sembra il caso. Penso solo ad essere sincero con voi e con me stesso. È vero che si è già pentito di essersi presa la rogna di amministrare questa città? Non mi sono pentito, perché è stata

una scelta di disponibilità consapevole. Certo è un compito ancora più impegnativo di quanto potessi immaginare. Lo ammetta... pensava fosse molto più semplice riuscire a far meglio dei suoi predecessori! Non mi sono mai posto il tema del confronto con il passato. Non credo abbia senso. Tempi diversi, caratteri diversi, stili diversi. Penso solo a dare il meglio di quanto è nelle mie capacità.

Che cosa immaginava di poter fare molto tempo prima? Sui grandi temi della città (lungolago, ticosa ecc.) ero consapevole delle difficoltà e della necessità di tempi lunghi. Speravo invece di poter incidere in modo più immediato sulle piccole cose, sulla cura della città. Ora qualcosa comincia a vedersi, ma c’è ancora molta strada da fare. La poltrona da sindaco le toglie più il sonno o l’appetito? Qui non ho dubbi. Il sonno ha subito

LA SQUADRA ll sindaco Mario Lucini con la Giunta. Da sinistra: Luigi Cavadini, Lorenzo Spallino, Daniela Gerosa, Gisella Introzzi, Silvia Magni, Bruno Magatti, Giulia Pusterla, Marcello Iantorno.


Con Luca Gaffuri e Nicola Molteni.

un tracollo, sia in termini di quantità che di qualità: poche ore e in genere piuttosto agitate. L’appetito invece non ne ha risentito.

mi spiaceva, ma che doveva seguire le procedure del caso e che non è mia intenzione intervenire in alcun modo su questioni di questo tipo.

E la sente l’avversione dei cittadini Le hanno mai offerto una tangenverso tutto ciò che è “il palazzo”? te o qualche bastarella? Per ora non mi è mai capitato. Mi piace L’avversione è direttamente proporanche credere che a nessuno venga in zionale alla “distanza” che il cittadino mente che possa valerne la pena. percepisce tra sé e il palazzo. Quando i cittadini si rendono conto che il Qualche cena per ingraziarsela? sindaco è un cittadino come loro, Inviti a cena ne ho ricevuti molti, ma molto cambia. Se si è disponibili come occasioni di incontro e dialogo all’incontro, all’ascolto e al dialogo, con realtà ed associazioni del territorio. possono rimanere, anche legittimaNon li interpreterei in mente, le critiche, ma modo diverso. l’astio generalmente L’arroganza del potere scompare. è una tentazione Mica pagherà sempre che l’ha mai sfiorata? Le è arrivato un grazie il conto ovunque! Dico di no, con convinzione, da un cittadino che In occasioni particolari, anche se ritengo che questo l’ha commossa? qualche consumazione giudizio spetti più agli altri Qualche mese fa una mi è stata offerta, ma che a me . persona in gravi diffinon è la regola. coltà economiche mi ha chiesto un piccolo Ma facendo il sindaco aiuto per far fronte ad un’emergenza quanto si risparmia sul bilancio sanitaria. Dopo dieci giorni, risolta privato? l’emergenza sanitaria, ma non certo la Risparmio? Viste le mie precedenti condizione di difficoltà economica, è abitudini di vita, in un anno ho speso tornata a ringraziarmi ed ha voluto a in vestiario più di quanto avessi fatto tutti i costi rifondere il piccolo debito. nei precedenti trent’anni. Qualcuno non le ha mai chiesto una raccomandazione? Raccomandazioni vere e proprie no. Qualcuno mi ha sottoposto il problema di contravvenzioni a suo parere ingiuste. Ho spiegato con garbo, che

Etica e politica sono proprio due mondi paralleli e antitetici? Vedo già i sorrisini ironici, ma lo dico lo stesso perché ci credo. Non esiste impegno politico vero, se non come conseguenza di una spinta etica forte. >>

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E gli esempi che vanno in questa direzione sono più numerosi di quanto si pensi. Purtroppo sono molto più visibili gli esempi negativi. E politica e competenza coincidono? L’impegno politico non si improvvisa. È necessario un recupero dei percorsi formativi seri che qualche decennio fa erano la norma e che in questi tempi sono troppo spesso bypassati.

IN MUNICIPIO «Non è vero che ci siano più lavativi in Municipio che in una tessitura, certo dove si produce qualcosa di tangibile è più difficile nascondersi».

Perché il pubblico è quasi sempre peggio del privato? Non sono convinto sia così vero. Non è che il “privato”, in questi anni, abbia combinato pochi disastri, anzi! Facendo l’amministratore, quanto detesta la politica? Non si può amministrare senza la politica, quindi non la detesto. È deleteria quando indulge nei particolarismi e quando è più interessata a piantare le proprie bandierine ideologiche o di clan, che al raggiungimento di un risultato positivo per la comunità. Però, quante parole inutili, discorsi vuoti e anche alcune idiozie, si dicono in Consiglio comunale! Lei delle

Le hanno mai offerto una tangente? Per ora no. Mi piace anche credere che a nessuno venga in mente che possa valerne la pena.

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volte fa pure certe facce!!! È vero. A volte mi capita di fare facce o sbottare e non dovrei farlo. Faccio ammenda per questo. Ma, a fronte di interventi palesemente strumentali, di una ripetitività inutilmente ossessiva di concetti già espressi e, soprattutto, di attacchi personali gratuitamente offensivi, non riesco a restare impassibile come dovrei. Sono stato per dieci anni consigliere di minoranza e credo di aver dimostrato che si può fare opposizione in modo incalzante, senza per questo mancare di rispetto alle istituzioni ed alle persone, come stanno facendo alcuni degli attuali consiglieri di minoranza. Le donne della sua giunta. Ci poteva essere di meglio? Sono molto soddisfatto delle scelte fatte e della loro disponibilità. Ma questo vale anche per gli uomini! Cosa sono queste domande sessiste? Siamo uomini... parliamo di donne! Quelle del consiglio? Quelle le hanno scelte i cittadini e penso possano essere soddisfatti anche loro. E le sue donne di casa come stanno? Mi sopportano con una certa eleganza. Sua moglie è una grande donna… perché sta dietro a un grande uomo? Che brutto modo di dire! Semmai direi a fianco del marito, ma né lei né io ci sentiamo “grandi”. Mia moglie è una donna forte, concreta,


100 domande al sindaco impertinenti 50 diretta e generosa. Abbiamo ideali di riferimento comuni, ma caratteri molto diversi. Ci completiamo bene. E non mi permette di adagiarmi sui miei difetti. A casa nostra non ci si annoia. Che cosa le rinfaccia più spesso? Di riservare poche energie, attenzioni e parole per la famiglia. Ma sua moglie... qualche consiglio giusto glielo darà immagino… Spesso mi dà consigli giusti e, in particolare quando tendo ad ingigantire i problemi, mi riporta con i piedi ben piantati a terra. A volte invece non mi

è di grande aiuto, perché soprattutto la diplomazia e la sensibilità politica non sono il suo forte.

matrimonio. Ormai da tempo questo accade solo molto raramente e in casi di emergenza.

Ma in casa chi ha i pantaloni tra lei e sua moglie? Come detto, mia moglie è una donna decisa e concreta, quindi gran parte delle decisioni di casa finiscono con il gravare sulle sue spalle, anche perché, lo confesso, a me fa pure un po’ comodo. E questo non le piace per nulla.

Ma i figli quanto tempo la vedono in casa? Non molto, ma non solo per “colpa” mia; anche loro ormai non è che ci stiano molto. Per questo cerco di fare tutto il possibile per “conservarmi” almeno la domenica per la famiglia.

Ma ai fornelli pare che ogni tanto ci vada lei! Notizia infondata. Ai fornelli ci andavo con qualche regolarità nei primi anni di

Lei qualche ceffone l’ha preso di sicuro, ai suoi figli l’ha mai dato? Non è capitato spesso, ma qualche sculacciata l’hanno presa tutti e tre. >>

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100 domande al sindaco impertinenti 50 A Messa tutte le domeniche... ma dice anche le preghiere della sera? Ebbene sì. Cerco di farlo, ma spesso mi addormento troppo “di botto” …. peraltro per poi risvegliarmi dopo poche ore.

Pensa di lasciare ai figli un mondo migliore o peggiore di quello avuto da suo padre? Migliore o peggiore è difficile dirlo; ci sono tanti elementi diversi e contrastanti. C’è però una differenza in negativo che mi spiace particolarmente. Nel mondo dei miei 18 anni c’era una forte tensione verso un futuro di speranza, ora prevale un senso

di profonda incertezza e precarietà. Sono comunque ottimista, perché l’umanità è riuscita a risollevarsi da momenti ancora più bui e i nostri giovani sapranno sicuramente trovare l’entusiasmo per gettare il cuore oltre gli ostacoli. Su Bruni qualche gossip rosa c’è stato, su di lei proprio nulla? I pettegolezzi non mi hanno mai interessato molto, quindi non so nulla di gossip su Bruni. Su di me, comunque, non ritengo sia possibile. Favorevole o contrario ai matrimoni tra omosessuali? Favorevole a una forma di riconoscimento da parte dello stato delle unioni omosessuali. Perché non favorirne la stabilità? Contrario a chiamarla matrimonio e quindi all’adozione di figli. Credo che le leggi della natura abbiano un loro senso. Pro o contro allo Ius soli? Al di là dei tecnicismi, trovo sbagliato che un bambino straniero che frequenta da noi l’intero ciclo della scuola primaria debba aspettare altri otto anni per acquisire la cittadinanza italiana. Se un’amica di sua figlia le confidasse che vorrebbe abortire? Non mi sembra francamente un evento plausibile. Al massimo lo confiderebbe a mia figlia e non credo che lei avrebbe bisogno di miei suggerimenti. Sono certo che se ci fosse uno spiraglio per

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Le quattro donne in giunta: Daniela Gerosa, Gisella Introzzi, Silvia Magni, Giulia Pusterla.

un aiuto in grado di evitare quella che considero comunque una sconfitta per tutti, saprebbe offrirglielo con la necessaria delicatezza. Ma questa città triste e da vecchi, lei la sta proprio facendo diventare un dormitorio, come dice qualcuno? Questa è una delle frasi fatte che mi fa più arrabbiare, perché è davvero frutto di un pregiudizio incomprensibile. Non credo proprio che i tanti turisti che hanno frequentato Como in questi mesi abbiano avuto questa sensazione. Camminando per strada mai nessuno le ha detto: “Vergognati!”. Per ora no.

“cascasse il mondo”. Qualche volta, in particolare in vacanza all’estero, mi è capitato di perderla. Non dirà anche le preghiere della sera! Ebbene sì. Cerco di farlo, ma spesso mi addormento troppo “di botto” … peraltro per poi risvegliarmi dopo poche ore.

Il suo esame di coscienza prima di dormire dura parecchio? Il mio esame di coscienza è frammentato in tanti momenti che si rincorrono nella giornata, in concomitanza delle E qualcuno di sincero tante decisioni, grandi che le dice: “Mario stai e piccole, che sono facendo una cazzata!”? chiamato a prendere. Sìììì. Mia moglie e mio

padre. I miei figli e mia madre sono un po’ più indulgenti.

Le è mai scappata una bestemmia? Questa è da confessionale, però! Un paio di volte, in situazioni particolarmente concitate, e me ne sono vergognato. Qualche “porcone” però sì… O non si arrabbia mai? Purtroppo mi arrabbio spesso! Non sopporto in particolare opportunismo, disonestà intellettuale e fuga dalle proprie responsabilità.

A Messa ci va tutte le domeniche, cascasse il mondo? Ci vado tutte le domeniche, ma non

Tra don Andrea Gallo e don Luigi Verzè chi passerà alla storia? Beh, alla storia forse nessuno dei due. Meglio certamente don Gallo, anche se trovavo eccessivi alcuni suoi atteggiamenti.

IN CONSIGLIO «In Consiglio la politica è deleteria quando è più interessata a piantare le proprie bandierine ideologiche e di clan, piuttosto che mirare al bene della comunità».

Meglio una serata a discutere con Vendola o con La Russa? Sicuramente più interessante con Vendola, anche se entrambi mi sembrano più inclini a parlare che ad ascoltare. E a cena… meglio con la Santanchè o con la Bindi? Beh, se non ci sono altre alternative, con la Bindi. >>

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Con Alessandro Rapinese.

Con Umberto Ambrosoli.

Anche lei sarà un fan di Papa Francesco… La sua umanità e semplicità hanno colpito tutti. È bello che il Papa sia il primo esempio di cosa significhi “farsi prossimo”.

Con Roberrto Maroni.

IN POLITICA «Non ho mai preso una tessera di partito, non ho mai rimpianto la vecchia Dc e nè Craxi nè Andreotti sono stati il mio punto di riferimento».

Craxi e Andreotti. Cosa li accomuna e cosa li divide. Furbizia e spregiudicatezza erano caratteristiche di entrambi. Più sottile ed arguto Andreotti (che per me rimane un uomo indecifrabile), più populista ed incline all’iperbole Craxi. Devo dire, peraltro, che nessuno dei due è mai stato un mio punto di riferimento. In Municipio le crea più ansia l’impotenza del fare o gli errori possibili? La prima che ha detto. Nell’amministrazione, il fattore tempo diventa troppo spesso ansiogeno. A volte sembra di affrontare una salita in bicicletta con il cambio bloccato su un rapporto lungo, da discesa. Quanta fatica per avanzare di un solo centimetro! Speriamo di “scollinare” presto! Il suo predecessore di errori ne ha davvero fatti molti? A mio parere ne ha fatti, ma ne abbiamo già discusso a viso aperto quando era il momento. Ora non mi sembra abbia molto senso rivangare il passato.

Con Dario Franceschini.

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Lei pensa di farne qualcuno in meno? Certamente ne ho fatti e ne farò

anch’io. Spero ovviamente di farne il meno possibile. Un errore già fatto? Soprattutto nei primi tempi, mi sono passate sotto il naso, in giunta, delibere, diciamo così, “non proprio perfette”, che si sono poi dovute correggere in aula consigliare. Questo mi ha molto infastidito perché da consigliere comunale riuscivo a studiare bene tutti i provvedimenti; spesso ora non ce la faccio e questo non mi piace proprio. Berlusconi è davvero ora che vada in pensione? Quando lo farà sarà sempre troppo tardi. Senza alcuna acrimonia, ma con la sincerità che vi devo, ritengo che abbia fatto danni enormi all’humus culturale stesso del nostro Paese. Potrà anche sembrare troppo dura, ma questa è la mia opinione. Anche lei sarà un estimatore di Papa Francesco, immagino… La sua umanità e la sua semplicità penso abbiano colpito tutti. È bello che il Papa sia il primo esempio di cosa significhi “farsi prossimo”. Ma questa Chiesa va proprio rivoltata come un calzino? Va sicuramente liberata da un po’ di “incrostazioni” di potere, ma rimane un punto di riferimento vitale per questo mondo in affanno.


100 domande al sindaco impertinenti 50 In politica, lei non ha mai rimpianto la vecchia Dc dei cattolici? No. Ho qualche rimpianto per la statura, la preparazione, la sincera passione civile e l’amore per il proprio paese dei padri costituenti, delle differenti provenienze culturali. Leggere i verbali e i resoconti dell’assemblea costituente e poi guardare un talk show televisivo di oggi mette effettivamente un po’ di tristezza.

tre: in questi tempi ci vuole anche un bel po’ di coraggio.

tanti cittadini ad impegnarsi per la città. Sono novità importanti.

Un paio di soddisfazioni già avute? Lo spiraglio di luce sul cantiere del lungolago (è ancora solo uno spiraglio, però) e la disponibilità mostrata da

Un paio di crucci ancora lì? Solo un paio? Non fatemi rispondere, tanto sono in grado perfettamente di farlo tutti i comaschi. >>

Twitter e Facebook, la divertono o sono strumenti obbligati? A twitter non mi sono ancora convertito. Facebook, se non si esagera, è comunque uno strumento di comunicazione utile. Pensa di farcela ad arrivare in fondo a questa intervista? Sarà dura. La dote principale per fare il sindaco? Due, dai! Pazienza e tenacia. Facciamo

Però, quante parole inutili, discorsi vuoti e anche quante idiozie, si dicono in Consiglio comunale! Lei delle volte fa pure certe facce!!! È vero. Ma, a fronte di interventi palesemente strumentali e, soprattutto, di attacchi personali gratuitamente offensivi, non riesco a restare impassibile come dovrei.

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100 domande al sindaco impertinenti 50 Un errore che non si perdonerà mai? Gli errori sono inevitabili; inutile tornarci troppo sopra. Se sono il frutto di scelte fatte con ponderazione, in buona fede e ponendo la massima attenzione a non fare del male alle persone, penso che siano perdonabili.

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Il rimpianto per una cosa non fatta? Non ho particolari rimpianti. La vita sinora mi ha dato più di quanto potessi augurarmi. Sono cresciuto in una splendida famiglia, che mi ha insegnato quali sono le cose veramente importanti e mi ha permesso di fare gli studi che volevo. Ho (avevo?) un

lavoro che mi piace, una casa, una moglie che amo e tre figli in gamba. Più di così …. Ma qualche ammortizzatore non se l’è ancora rotto, con tutte le buche che lasciate in strada? No, mai. Se le conosci … le eviti!


Ma la storia di non avere soldi in cassa, non le pare una scusa un po’ trita? È semplicemente la triste verità, che i cittadini devono conoscere. Se non ci credete, chiedetelo ad altri sindaci, di qualsiasi connotazione politica. E lei quanto guadagna a fare il sindaco? 46.160 euro lordi all’anno (netto mensile in busta: 2691.61 euro). Ma Gaffuri, con quella faccia da oratorio, è proprio il sindaco ombra? Ma dai! Non avete notato che la sua ombra è molto diversa dalla mia? Lei ha il marchio di sinistra… probabilmente l’accuseranno di essere il sindaco delle tasse! Mi chiede se penso che se tutti pagassero il dovuto staremmo molto meglio? Questo sì. Se intende altro, invece, sottolineo che quest’anno siamo stati tra i pochissimi comuni che sono riusciti a non aumentare le tasse locali.

Ma quanti dipendenti comunali licenzierebbe? Vorrei che tutti si rendessero conto che i cittadini sono allo stesso tempo datori di lavoro e clienti.

E Como applica le aliquote Irpef più basse tra i capoluoghi lombardi; per i redditi medio-bassi, tre volte meno di Bergamo e quattro volte meno di Brescia, Cremona, Varese, Milano, Pavia e Sondrio. Ma perché non prende la tessera del Pd? Non ho mai preso una tessera di partito, non perché lo ritenga disdicevole. Tutt’altro. Semplicemente ho scelto di indirizzare il mio impegno politico in ambito amministrativo e, per il mio carattere (altri sono in grado tranquillamente di farlo), ho ritenuto che le dinamiche di partito mi avrebbero creato maggiori difficoltà a svolgere efficacemente il mio compito. Ma ce l’ha un’idea di quanto si spende per poter posteggiare in città? Certo. Ho passato più di una domenica pomeriggio ad analizzare le tariffe nelle varie zone della città. Se avesse la possibilità di farlo, di dipendenti comunali quanti ne licenzierebbe? Non è questo che mi interessa. Mi piacerebbe che tutti avessero la piena consapevolezza di una cosa importante: per il Comune, i cittadini sono allo stesso tempo datori di lavoro e clienti. Lavorare al loro servizio richiede quindi >> grande impegno e disponibilità.

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Con la moglie e, a destra, con i tre figli.

Ma di lavativi a Palazzo Cernezzi ce ne sono tanti quanti dentro una tessitura o molti di più? Non saprei. Non penso ci siano molte differenze. Certo dove si produce qualcosa di tangibile, di materiale, è più difficile nascondersi.

IN FAMIGLIA «Mia moglie mi rinfaccia spesso di riservare poche energie, attenzioni e parole per la famiglia e non mi permette di adagiarmi sui miei difetti. A casa nostra non ci si annoia mai».

E lei quando incontra i lavativi in corridoio come li saluta? Se non ci sono situazioni particolari, io cerco sempre di salutare tutti con un sorriso. Deve essere chiaro che ci dobbiamo impegnare insieme per gli stessi obiettivi. Di furbetti, ne conosce parecchi in questa città? Ce ne sono, qui come altrove. Però trovo più fastidiosi quelli che si comportano, in qualunque situazione, come se fossero gli unici abitanti del pianeta; per loro, le altre persone e le relative esigenze non esistono proprio. Sono i famosi Soli Al Mondo nell’accezione di Alessio Brunialti; mi innervosiscono molto. Ma che musica ascolta Lucini? Un po’ di tutto, anche se sono particolarmente legato alla musica degli anni ’70: progressive rock, west coast e cantautori italiani.

Con la moglie Lorella Ostinelli.

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C’è un libro che le ha fatto perdere tempo? “Angeli e demoni” di Dan Brown. Per me una vera “ciofeca”.

Un libro che consiglierebbe? Nella mia “ormai lunga vita” ne ho letti tanti molto belli. Pensando ai fatti di questi giorni, consiglierei a tutti quelli che intendono confrontarsi seriamente con il tema dell’immigrazione dal sud del mondo di leggere “Bilal” di Fabrizio Gatti. Ma lei in Tv che cosa guarda? Un po’ di tutto. Principalmente film e sport. Ma doveva proprio tifare Inter? Per me è stato facile; era la grande Inter di Moratti senior e del mago Herrera. Avevo invece molti rimorsi per i miei figli, che, da questo punto di vista, hanno avuto un’infanzia difficile. Poi è arrivato il “triplete” e mi sono messo la coscienza in pace. E tempo per giocare a basket ne trova ancora? Dopo lunghi mesi di sosta, ultimamente sono riuscito a riprendere. Per fare il geologo immagino di no. Infatti. E questa è una delle mie più grandi sofferenze perché amo il mio lavoro e speravo di riuscire a fare ancora qualcosa. Invece non è proprio possibile. L’arroganza del potere è una tentazione che l’ha mai sfiorata? Penso di poter dire di no, con grande convinzione, anche se ritengo che questo giudizio spetti più agli altri che a me.


100 domande al sindaco impertinenti 50 E il potere che lei oggi ha, la sta logorando? Con sincerità devo dire, abbastanza. Checchè se ne pensi, fare il sindaco di questi tempi è un impegno piuttosto “usurante”. Gli uomini di potere perdono il contatto con la realtà perché attorniati solo da “yes man”. Questo deve chiederlo agli uomini di potere. Lei ce l’ha qualcuno di sincero intorno che le dice: “Mario stai facendo una cazzata!”? Sìììì. Mia moglie e mio padre. I miei figli e mia madre sono un po’ più indulgenti. Ammetta qualche volta le è scappata la frase “Lei non sa chi sono io!”. No. Questa proprio no. Mai messa l’auto in divieto di sosta? Molto raramente. Ho preso una multa per questo il mese scorso in vacanza in Sardegna, ma non l’ho fatto volontariamente. Non mi ero accorto del divieto, anche perché c’erano altre auto in sosta.

Ma doveva proprio tifare Inter? Per me è stato facile; era la grande Inter di Moratti senior e del mago Herrera. Per i miei figli invece...

Quante multe ha preso in vita sua? A parte l’ultima, ne ricordo quattro; due a seguito di tamponamenti e due per eccesso di velocità, sui rettilinei di San Fermo e Laglio nel giro di 15 giorni, una quindicina di anni fa.

A punti sulla patente come stiamo? Direi bene. Ho 30 punti. Che cosa pensa vedendo un barbone dormire davanti al portone del Crocefisso. Che la ex società del benessere lascia >>


100 domande al sindaco impertinenti 50 ai suoi margini sempre più persone. Questo mi interpella prima come uomo che come sindaco; anche perché questi problemi possono essere affrontati solo con un impegno corale della comunità, come accade anche a Como grazie all’impegno meritorio di molti. E quando un minorenne le chiede l’elemosina al semaforo? Che c’è un adulto che lo sta sfruttando. Quanto l’angosciano i giovani che, terminati gli studi, non riscono a trovare un lavoro?

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Molto. I giovani però hanno ancora il provvidenziale “ammortizzatore sociale” della famiglia e la speranza di un futuro migliore. Mi angosciano ancora di più le persone di 40-50 anni, magari con figli ancora adolescenti, che perdono il lavoro ed hanno scarse prospettive di reinserimento. Ne ho viste molte in questi mesi ed è terribile non saper dare loro risposte risolutive. E i vecchi abbandonati in casa di riposo dai figli? Non penso che la casa di riposo sia necessariamente sinonimo di abbandono.

Sa che la fila alla mensa del povero e all’Ozanam si allunga ed è gente di Como? Lo so perché ci sono stato più di una volta e perché mia figlia fa un turno settimanale in mensa. La crisi sta colpendo molto duramente anche nella nostra città. Agli imbrattatori di muri meglio un “calcio in culo”, o una strigliata ai genitori? Cosa ne dice di “un calcio in culo” da parte dei genitori? Si scherza, eh …..


Con Roberto Maroni e Viviana Beccalossi

Contano i poteri forti a Como? Ci sono, come normale, diversi soggetti portatori di legittimi interessi di settore, con i quali il Comune deve confrontarsi per recepire istanze e ricondurle all’interesse generale. Possono diventare “poteri forti”, nell’accezione comunemente data in senso negativo all’espressione, solo se l’amministrazione pubblica viene meno alle proprie responsabilità. Questo non mi sembra stia avvenendo a Como. Nei salotti buoni ci va spesso lei? Non direi; preferisco le case degli amici di sempre E nelle bettole dove c’è la gente vera? Vedi sopra. L’ha già fatto un giro dentro l’Hospice stringendo la mano ad un giovane malato terminale? Ci sono stato ed ho parlato con alcuni operatori ed ospiti. E lei della morte quanto ha paura. Certo, anche se sono credente, la morte mi fa paura. Secondo lei quali sono i tre valori essenziali di un uomo? Sincerità, responsabilità e capacità di amare. I tre pregi dei comaschi? Premesso che non mi piace molto

Con Pierluigi Bersani

generalizzare, perché anche i comaschi sono molto diversi tra loro, direi operosità, sobrietà e concretezza. I tre difetti insopportabili? Beh, insopportabili ... Non esageriamo! Sempre cedendo malvolentieri alle generalizzazioni, direi una riservatezza che sconfina talora nella scontrosità, una scarsa disponibilità al cambiamento e poi, diciamocelo, noi comaschi fatichiamo un po’ a vedere il lato positivo delle cose. Una maggiore propensione al sorriso non guasterebbe. Le tre promesse che manterrà? Veramente ne ho fatta una sola. Che avrei affrontato questa sfida con il massimo impegno, senza risparmiarmi e mettendo in gioco tutte le mie capacità e risorse. Lo sto facendo e lo farò. Ormai non potrà più di queste domande... ma se ce ne fosse una che non le ho ancora fatto... No, no, mi sembrano più che sufficienti queste.

NEI SALOTTI «Non sono un abituale frequentatore salotti, preferisco le case degli amici di sempre. I poteri forti agiscono se l’amministrazione pubblica viene meno alle proprie responsabilità».

Beh, non è andata proprio... da vescovo... ma è andata comunque bene. E, soprattutto, chi avrà la pazienza di leggersi tutta l’intervista, anche se non ha alcuna stima di Mario Lucini, scoprirà qualcosa in più del proprio sindaco... il che non guasta.

g.guin@laprovincia.it mag

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a Piazza Santo Stefano, piccola frazione di Cernobbio, alla sede dell’Onu. Ne ha fatta di strada il comasco Paolo Fontana. Tutto è iniziato con la grande passione per la storia, fin dalla prima elementare. Passo dopo passo, Paolo - che ora ha 37 anni - è arrivato a New York. E oggi nel “palazzo di vetro” lavora per la commissione che aiuta i paesi appena usciti dalla guerra a raggiungere una situazione di «pace sostenibile». Una storia da raccontare. La lunga gavetta, la sorpresa nel trovare anche all’Onu «troppa burocrazia», l’incontro con il segretario generale Ban Ki-Moon, la stretta di mano del Papa. E poi l’impatto con New York, la nostalgia degli amici e del lago, Como e l’Italia visti da oltreoceano. Un comasco all’Onu, ma cosa fa esattamente? «Entro in ufficio attorno alle 8.30 e inizio subito con un monitoraggio delle notizie che arrivano dai paesi di cui si occupa il nostro ufficio - spiega Paolo - Quindi preparo un rapporto che invio ai membri della Commissione. La mattinata prosegue con un incontro del nostro organismo, devo consigliare il presidente sia su questioni di sostanza che di procedura, e prendo nota degli interventi fatti dagli stati membri. Il pomeriggio è di solito dedicato a riunioni interne al “sistema Onu” oppure si tengono vertici bilaterali con i rappresentanti di diversi paesi». L’esperienza alle Nazioni Unite è iniziata 6 anni fa, in un ufficio all’epoca appena creato. Un settore che si occupa di supportare la commissione “Pacebuilding”, organismo intergovernativo nato per dare sostegno politico e finanziario a paesi che, usciti da conflitti armati, non sono ancora in condizione di raggiungere uno sviluppo sostenibile. «Il mio lavoro consiste nel consigliare il presidente sulle varie tematiche da trattare e nel facilitare le relazioni con gli stati membri. Gli stati di cui ci occupiamo sono quasi tutti in Africa, dal Burundi alla Repubblica Centrafricana, dalla Liberia alla Sierra Leone». Analista politico, o diplomatico, se preferite. Con tanto di firma su un documento - legato al suo contratto - che lo impegna a non servire il proprio paese, ma tutti i paesi. «Trovo sorprendente come alcune persone, fin dai primi in40

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LA VITA E LE SFIDE DI PAOLO FONTANA DA SEI ANNI ALLE NAZIONI UNITE. DAL LAVORO CON BAN KI-MOON ALLA STRETTA DI MANO CON PAPA FRANCESCO SENZA ILLUSIONI: «QUI NON SI CAMBIA IL MONDO, CI SONO TROPPE CHIACCHIERE FINI A SE STESSE E ANCHE TROPPA BUROCRAZIA»

segnanti, lascino tracce che poi arrivano a definire la tua vita professionale - riprende Paolo, parlando del suo passato - La maestra mi ha fatto amare la storia già alle elementari, poi al liceo scientifico ho avuto due professori straordinari e quella passione è diventata qualcosa di più maturo e orientato alle relazioni internazionali in genere. Tema su cui, poi, ho scritto la tesi di laurea: un’analisi delle relazioni Stati Uniti-


UN COMASCO

ALL’ONU di Michele Sada

Cina fra il 1968 e il 1971. Un lavoro lunghissimo, basato su documenti riservati appena declassificati dal governo americano». Un master in Relazioni internazionali all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano, il “trimestre estivo” all’estero, persino Harvard. «Una formazione aggiuntiva che si è rivelata fondamentale». Prima del lavoro “vero”, aveva messo piede all’Onu già

nel 2004, grazie a uno stage. «Nell’ufficio di supporto al presidente dell’Assemblea generale. Esperienza fantastica». Quindi il ritorno in Italia, alcuni mesi al quotidiano Libero, consulenze per l’Istituto di Ricerca della Regione Lombardia, nel 2006 l’assunzione al centro studi Landau NetworkCentro Volta di Como. L’anno dopo, il passaggio definitivo >> alle Nazioni Unite.

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Sul suo impatto con l’Onu racconta: «È stato un momento cruciale. Fin dal mio primo giorno qui, dal primo passo oltre i cancelli che separano il territorio americano da quello che formalmente è territorio internazionale, ho avuto la sensazione di trovarmi in un posto speciale. Ci vuole però un grande realismo: qui non si cambia il mondo, ci sono troppe chiacchiere fini a se stesse e troppa burocrazia. Ciò detto, se si crede che il dialogo fra nazioni e la diplomazia siano il modo giusto per provare a risolvere le crisi di cui si legge ogni giorno sui giornali, allora non si può non vedere nell’Onu la migliore istituzione a nostra disposizione». Com’è la nostra Italia, vista dall’Onu? «Un paese importante che, purtroppo, negli ultimi anni ha perso qualche posizione rispetto al passato, sopratutto per quanto riguarda i contributi alle missioni di pace. Spero vivamente che, una volta superati i problemi finanziari, l’Italia possa tornare a giocare un ruolo di primo piano nello scenario internazionale». In chiusura chiediamo a Paolo se ci racconta qualcosa sui “big” della politica e della diplomazia che ha conosciuto: «Le riunioni della nostra commissione vengono spesso tenute a livello ministeriale o di capi di governo. Mi è capitato quindi abbastanza di frequente di incontrare personalità del mondo politico. Anche il nostro segretario generale, Ban Ki-Moon, partecipa spesso ai nostri incontri. Qualche settimana fa abbiamo organizzato una riunione per parlare del ruolo delle

donne nei paesi in conflitto e l’Italia era rappresentata dal ministro Emma Bonino. È prassi comune che a riunioni di alto livello i vari rappresentanti leggano discorsi scritti, in modo da non rischiare imprecisioni. Il ministro ha invece preso la parola e ha parlato a braccio, dimostrando di essere molto preparata. Fa sempre piacere quando il nostro paese viene ben rappresentato nelle sedi internazionali. Fra tutti gli incontri - conclude - quello che ricordo con più emozione è stato con Papa Benedetto, nell’aprile 2008. Una stretta di mano davanti all’affollatissimo ingresso dell’Assemblea generale: indimenticabile».

«La nostra Italia vista dall’Onu è un paese importante, però negli ultimi anni ha perso posizioni rispetto al passato»


LAKE COMO IS FANTASTIC «APPENA DICO CHE SONO DI COMO, TUTTI MI RISPONDONO COSÌ. QUI TANTE COSE MI MANCANO, LA PRIMA FRA TUTTE È IL MIO LAGO (M. Sad.) Il racconto di Paolo Fontana, comasco a New York, è interessante non solo per il suo lavoro all’Onu. Ci spiega, per esempio, che «appena si dice a qualcuno di essere originari di Como, la risposta è sempre la stessa: Lake Como is fantastic!. Il fatto che George Clooney abbia una casa sul nostro lago ha aiutato non poco a far conoscere la zona agli americani». «Più in generale, c’è sempre una forte attrazione nei confronti dell’Italia, soprattutto legata a temi come turismo, cibo e design». «New York? Magnifica. Anche se dover trovare casa in un mercato immobiliare folle è stato meno romantico. Purtroppo è vero quello che si dice: questa città indurisce la gente e tutto è una guerra. Un esempio: trovi un appartamento che ti piace ma, se non lo blocchi dando una caparra entro poche ore, lo perdi. Poi però, con il passare dei giorni e delle settimane, ti accorgi di vivere in una città che offre quanto di meglio tu possa chiedere, dagli spettacoli ai concerti, dai musei ai ristoranti. Qui è cresciuta la mia passione per la 44

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fotografia: passo giornate intere in giro, a piedi, a scattare foto, cercando di raccontare la “mia” New York». «L’ostacolo più difficile, soprattutto nei primi anni qui, è stata la lontananza dagli affetti. La famiglia, gli amici e la mia fidanzata Marta. Erano tutti a Como. Ora invece Marta, che è diventata mia moglie, è qui. E la situazione è decisamente migliorata. Certo, famiglia e amici mi mancano. Vedere queste persone care solo un paio di volte l’anno non è facile. Ma tante cose mi mancano di Como, cose che magari appaiono scontate quando ci si vive, e prima fra tutte il mio lago. Per non parlare degli spazi: Como, quando ero ragazzo mi sembrava troppo piccola per offrire quello di cui avevo bisogno, oggi la vedo come una città a misura d’uomo». Ma è vero che è più facile per un giovane sfondare negli Usa piuttosto che in Italia? «Il settore privato è molto più flessibile di quello italiano. Non esiste il concetto di contratto a tempo indeterminato e, quindi, è anche più semplice trovare lavoro. Detto questo, la crisi si è sentita anche qui. Non fa


eccezione il sistema Onu, alle prese con numerosi tagli di bilancio. Ovviamente qui è fondamentale la conoscenza delle lingue. Io parlo inglese, francese e spagnolo. Ho studiato per un paio d’anni arabo e cinese ma sono davvero difficili...» Se non siamo troppo indiscreti: si guadagna bene all’Onu? «Gli stipendi sono calcolati in base al costo della vita della città. A New York la vita è molto cara e gli stipendi sono più alti che altrove». Quanto ai famosi “programmi per il futuro”: «Il sistema Onu spinge i funzionari a spostarsi, a cambiare sede. Prevedo quindi che entro qualche anno ci possa essere nel futuro mio e di mia moglie una nuova città. Se potessi scegliere, direi Ginevra o Vienna. Dovesse però capitare un’occasione interessante in un settore diverso, la prenderei sicuramente in considerazione. So che in Italia la situazione è difficile ma sarebbe bello tornare e avere la possibilità di partecipare alla ricostruzione del mio paese».

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COSÌ È RINATO

FUNKY di Ricky Monti

L’IMPRESA E LA SFIDA DI ISACCO MANTEGAZZA CHE HA RIAVVIATO LA PRODUZIONE DELLO STORICO MARCHIO DI SNOWBOARD «OGGI SE SCEGLI DI INIZIARE UN’ATTIVITÀ DEVI ESSERE PRONTO A INVESTIRE, SOPRATTUTTO IN TEMPO E FATICA, MA SE C’È LA PASSIONE TUTTO È PIÙ FACILE»

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i chiamaFunky. È l’icona dello snowboard Made in Como dal 1982. Oggi rinasce grazie alla passione e all’impegno di un giovane comasco, Isacco Mantegazza nipote del fondatore Lucio Longoni. Quando nasce la storia di Funky? Agli inizi degli anni Ottanta. Mio zio, suo fratello e altri amici con l’amore per il surf hanno avuto la fortuna di poter viaggiare in tutto il mondo, dagli StatiUniti all’Australia, ai tempi li consideravano un po’ dei ribelli, mio nonno avrebbe voluto che lui lavorasse nell’azienda di famiglia, avrebbe voluto che girassero il mondo per vendere tessuti, non per praticare sport estremi...Fu proprio durante uno di questi viaggi che conobbero lo snowboard, tavole in legno che sfrecciavano an46

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che sulla neve. Si interessarono, valutarono le aziende che le producevano e le distribuivano sul mercato italiano, ma in quel periodo non ne esistevano molte. Era uin progetto in cui valeva la pena investire. Quindi tornarono a casa con l’idea di produrre e vendere un prodotto Made in Italy? Esatto, all’inizio non fu facile. L’idea era buona ma non conoscevano la tecnica per la costruzione. Le prime tavole prodotte furono semplici pezzi di legno parecchio rigidi con addirittura delle piccole pinne sotto la tavola, proprio come quelle utilizzate per la messa a punto di tavole da surf, pensando che servissero per direzionarsi sulla neve. >> Inizia così una nuova era..


Molte persone ancora non conoscevano il mondo dello snowMa lei come ha deciso di riprendere il marchio a Funky? board, ha preso piede lentamente, e l’azienda si affermò soAgli inizi del 2006 ho avuto la fortuna di avvicinarmi al monprattutto quando iniziarono a produrre le tavole da slalom, do di mio zio quando ero al liceo, quando non avevo molta disciplina in voga per negli anni Ottanta. Nella produzione di voglia di andare a scuola stavo da lui, perchè produceva ancotavole da slalom erano parecchio competitivi anche a livello ra pochi pezzi per alcuni team. Il primo anno sono stato commondiale, e i team che utilizzavano questi prodotti iniziarono pletamente al suo fianco, poi lo zio si dedicò al mondo delle a vincere parecchie competizioni. barche lasciandomi i suoi tre team più grossi con un consiglio: Non solo, Italia hanno vinto per cinque anni di fila tutte le «Isacco se vuoi continuare il mio progetto, sii rispettoso del specialità, freestyle, slalom, discesa, gobbe e halfpipe. In quegli lavoro fatto fino ad ora e continua la strada che hai iniziato a anni riuscivano a produrre fino a ottomila tavole all’anno... percorrere con me». Niente male per gli standar dell’epoca. Quasi una sfida… Come mai nonostante il successo il marchio è sparito? Per due anni il suo laboratorio di Via Leoni era nelle mie mani La produzione era diventata taldiventando così il mio “parco mente importante che decisero giochi” dove ho imparato tutti i «Oggi le cose più importanti di dare in mano a un’azienda di trucchi del mestiere. Mio zio mi distribuzione parte del lavoro. Fu trasmesso gran parte del suo che uniscono il nostro team sono ha un investimento che non diede bagaglio culturale sulla tavola da purtroppo buoni frutti. snowboard e io mi appassionavo l’amicizia e la voglia di collaboQuindi Longoni si arrese? sempre più, e in poco tempo sono rare per lo stesso obiettivo» Rimase molto deluso dagli avvediventato responsabile di svariate nimenti dell’azienda, si demorapiccole produzioni. lizzò e lentamente decise di diE poi il grande salto minuire, poi smettere, la produzione delle tavole dedicandosi Mi sono iscritto allo IED di Milano concentrandomi sullo maggiormente al settore delle gare, affiancando alcuni atleti e studio, però non ho mai abbandonato tutti i clienti, per teneproducendo solo per atleti della nazionale americana. Alla fine re viva dentro di me la voglia di fare tavole lavorando un mese rimase solo il laboratorio di Via Leoni a Como, dove produceall’anno a pieno ritmo nel mio laboratorio. va e lavorava sui prototipi. Poi l’incontro determinante con Bergamaschi e Mitch Dalle. 48

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Finita l’università ricevo una telefonata di Stefano Bergamaschi, un noto rider di snowboard. Mi chiede fare una tavola e nel mentre mi confessa il desiderio di voler iniziare a progettare una linea di tavole. Quando Stefano porta la tavola alle Deux Alpes tutti la apprezzano, ma viene notata in particolare da Mitch Dalle che mi contatta per averne una uguale. c conosceva il marchio Funky ma non sapeva che io fossi il nipote del fondatore, e quando venne a ritirarla nel laboratorio di Como scoprì la storia. È da loro quindi che arrivò la spinta giusta? Quando Mitch venne da me cominciammo a parlare del progetto e chiamammo subito Stefano per fissare un incontro per provare a riportare alla luce il marchio Funky. Io era da tanto che pensavo seriamente di far rinascere il marchio ma non avevo il giusto supporto da snowboarder come loro. Un pio di anni fa la nascita ufficiale il marchio Funky? Nell’estate del 2012 ci siamo trovati tutti e tre a Torino, e seduti in un ristorante McDonald abbiamo deciso di intraprendere questa avventura di riscoprire il marchio Funky, la storia dello snowboard. Io avevo un background importante

lasciatomi da mio zio più l’esperienza manuale di come si costruivano le tavole. Iniziai a realizzare seriamente dei prototipi che con Stefano e Mitch testavamo, e piano piano sempre più persone volevano testare le nostre tavole. Abbiamo fatto un anno intero a fare solo sviluppo della tavola senza vendere nulla. Siamo tutti giovani, sappiamo che c’è la crisi, ma nonostante le infinite difficoltà che ci si trova ad affrontare per avviare una attività, abbiamo deciso di provarci lo stesso. Quali sono i “pilastri” di Funky? Funky è un progetto condotto da ragazzi giovani sulla base di un solido passato, ma con uno sguardo al futuro e la voglia di migliorare sempre. E, per scelta, Funky è un’azienda che costruisce e acquista materiali soltanto in Italia. Ormai siete diventati un team? Abbiamo avuto la fortuna di avere il supporto di snowboarder con una grande tecnica e fama, come l’olimpico Giacomo >>

AL LAVORO

Isacco Mantegazza nel suo laboratorio.


Kratter, suo fratello Filippo, il quale ha girato per anni negli Stati Uniti, Stefano Bergamaschi, Andrea Bergamaschi, Giorgio Ciancaleoni, Achille Mauri, gli snowboarders finlandesi Jonne Heinonen e il più piccolo Gabriele Baj. La cosa più importante, però è che unisce il team del brand Funky è l’amicizia. Per tutti noi è stata una scelta personale e abbiamo deciso di collaborare convinti di questo nuovo progetto. Stiamo ultimando la realizzazione del nostro sito web (www.funkysnowboards.com) sul quale puntiamo molto in quanto ci permette di offrire materiale di altissima qualità a prezzi accessibili eliminando costi e ricarichi superflui sul prodotto. Che cosa ha significato questa sfida? Oggi se scegli di far partire una nuova attività, seppur avviata, devi essere pronto ad investire molto, soprattutto in termini di tempo e fatica, la mano d’opera è fondamentale, il nostro lavoro può essere paragonato a quello di un artigiano. M a la cosa più importante secondo me è che se c’è la passione tutto sarà piùfacile. Un investimento anche economico? Noi siamo stati fortunati perché avevamo già gli stampi di mia proprietà, alcuni di questi li abbiamo solo modificati e altri invece siamo riusciti a realizzarli ad ottimi prezzi attraverso conoscenze. Avendo già sette modelli di tavole a catalogo con diverse misure. Ovviamente gli investimenti sono stati

sull’immagine del brand, la realizzazione del sitoweb, i grafici, per realizzare foto e video. Insomma la prima vera tavola da snowboard “Made in Italy”? Assolutamente si! Funky Snowboards is back!

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di Simona Facchini Foto di Carlo Pozzoni

L’ESPERIENZA DI “COM’ON” IDEATA DAI GIOVANI INDUSTRIALI. MARCO TAIANA: «MENTRE TANTI TALENTI ITALIANI SE NE VANNO, NOI ABBIAMO CREATO UN SISTEMA CHE LI ATTRAE. CREDIAMO CHE IL FUTURO DEL NOSTRO DISTRETTO INDUSTRIALE E DEL TERRITORIO DIPENDA DALLE IDEE E DALLA CREATIVITÀ DEI RAGAZZI»

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QUI I TALENTI

TROVANO CASA

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ncontri lampo per mettere a confronto idee ed imdustriale e del nostro territorio dipenda dalle idee e dalprenditori, cinque minuti per presentare un progetto la creatività dei ragazzi». A parlare è Marco Taiana, uno e realizzare un sogno. Como ha riscoperto un vecchio dei creatori di ComOn e presidente del gruppo giovani di mezzo caro ai single per dare un’opportunità ai giovani Unindustria, da sempre parte attiva nel supporto al proe contemporaneamente per far ripartire la sua economia getto. attraverso la promozione del territorio. «Il messaggio che vogliamo dare è molto chiaro: Como è Quella dello speed date del talento che si è tenuto lo scorun centro privilegiato, offre possibilità, mezzi e conoscenze so 26 ottobre a villa del Grumello, e che ha riunito tutta - prosegue - ha infinite potenzialità, da sempre legate alla l’eccellenza lariana nel campo del tessile, della moda, del capacità di mettersi in gioco e di fare arte. È questa la forza design e del turismo, è solo una delle trovate dell’ultima della città, l’’innovazione che è parte del nostro Dna». edizione di ComOn, il progetIl futuro del design e della moda, to di creativity sharing nato nel quindi, riparte da Como. E si «Como è un centro privilegiato, 2008 per iniziativa di un grupavvia a conquistare i più imporpo di giovani imprenditori. I tanti centri internazionali. offre possibilità e conoscenze magnifici sette, così li avevano «Como, e l’Italia in generale, da sempre legate alla capacità soprannominati, forse a causa di hanno un’immagine forte all’equell’idea un po’ folle di portare stero - aggiunge Taiana - è solo di mettersi sempre in gioco» la nostra piccola città al centro che il potenziale non è espresso del mondo della formazione e come dovrebbe. ComOn perdell’innovazione creando uno segue questo fine, valorizzare scambio fra realtà imprenditoriali differenti, università, il territorio attraverso uno spirito di squadra che riporti a scuole, professionisti ed autorità. Un laboratorio di intergalla la consapevolezza di quanto possiamo offrire». Perché scambio in cui ciò che conta è dare libero sfogo alle idee. di potenziale, questa città adagiata sul lago, ne ha tanta. Ed alla genialità di cui i ragazzi sono capaci. Da vendere. E a venderla devono essere i ragazzi, con idee «Mentre tanti talenti italiani se ne vanno, noi abbiamo crenuove capaci di attrarre curiosità ed investimenti. ato un sistema che li attrae, che è incentrato su di loro. E l’edizione 2013, la sesta, si è caratterizzata proprio per Crediamo fortemente che il futuro del nostro distretto inl’interesse accordato alla creatività e al talento, leve su cui

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puntare per lo sviluppo e la valorizzazione del Made in Como. E lo ha fatto attraverso il “Fashion Talents”, un vero e proprio reality creativo che ha coinvolto le più importanti università e scuole di stile italiane, chiamate a confrontarsi con la realizzazione di due outfits, uno donna ed uno uomo, e di un brand per i mercati scelti tra i paesi destinatari dell’export tessile comasco - Francia, India, Russia, Cina, Giappone, Usa - unendo fashion, food e design. Ovvero tutti i settori di eccellenza della nostra economia, in grado di distinguersi per qualità, professionalità e unicità. «I quindici designer internazionali che sono a Como per fare stage nelle nostre aziende hanno la possibilità di sperimentare come si lavora per creare prodotti di altissima qualità – dice Salvatore Amura, presidente dell’Accademia di belle arti Aldo Galli - e il racconto che ne fanno all’estero, come parlano del territorio comasco è ciò che porta allo sviluppo di business in ambito mondiale». Perchè Como, grazie alle sue eccellenze, è arrivata alla Triennale di Milano ed è in cammino verso Expo 2015. Tre anni in cui ComOn punterà su talento, innovazione e creatività, anche grazie ad un progetto fatto con le scuole locali. «Partiamo dal basso, generiamo la conoscenza del territorio - continua Amura - è un modo per dare un messaggio di speranza e di concretezza, per dire che a Como si può fare design e moda se si valorizza la competenza, se si dà credito al merito. Però bisogna anche creare un sistema attrattivo-culturale adatto ai giovani, agevolare la permanenza dei talenti». Ed è proprio in quest’ottica che si inserisce Streetscape2, una mostra itinerante di arte di strada che intende rivitalizzare il patrimonio storico-artistico, architettonico e museale della città attraverso opere di artisti contemporanei affermati ed emergenti. L’esperienza di ComOn, infatti, è partita all’interno di un sistema associativo che unisce il tessile, il legno-arredo ed il turismo, un’iniziativa pensata dalle aziende per le aziende, ma che negli anni è stata in grado di contagiare tutta la città con oltre 15 eventi aperti al pubblico e 6 mila visitatori che hanno contribuito alla diffusione di idee creative. «Fondamentale è l’interdisciplinarità - commenta Massimo Colombo, uno degli ideatori di ComOn - il rilancio del nostro territorio unisce food, turismo, arte, tessile, arredo». E i ragazzi che hanno presentato i progetti allo speed date l’hanno capito. Hanno presentato idee che spaziano dal design al turismo culturale, dallo sport alla creazione di un sistema di valorizzazione dei cibi tipici e della filiera corta. Aspetti diversi di una cultura unica e particolare, capace di 56

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essere punto di riferimento ed approccio indispensabile per chiunque voglia fare creatività. «L’identità del nostro distretto industriale deve essere rivalorizzato all’estero, nei posti dove vengono creati i nuovi stilisti e i nuovi designer - commenta Guido Tettamanti, che segue ComOn dagli albori - Alla base c’è la voglia di fare qualcosa per difendere l’immagine di Como e la sua unicità. Qua c’è un know how, abbiamo delle competenze

che altri ci invidiano». Il problema è che forse siamo così abituati al bello da non pensarlo più nemmeno come un valore. Eppure bisogna rendersene conto. Bisogna capire ed investire per ripartire. In fondo il futuro è a portata di mano, non è un sogno. E per realizzarlo basta svegliarsi. Quindi, su, “come on”, come dicono gli inglesi. Non resta che scommettere sulle nostre capacità ed andare.

NASCE LAKE COMO EVENTS Dal primo di ottobre Como ha a disposizione un nuovo network per coordinare ed integrare le attività degli operatori che si occupano di turismo e congressi. Si tratta di Lake Como events, un portale che riunisce suggerimenti, approfondimenti e informazioni sulle location ed i servizi disponibili sul lago. Lo scopo del progetto è quello di promuovere e valorizzare il territorio, attraverso la creazione di un brand forte che identifichi il lago di Como come destinazione unica e distintiva, sia in Italia che all’estero. Capofi la sono Villa Erba SpA e C.I.A. Como imprenditori alberghieri, ma alla rete aderiscono 17 membri che rappresentano 28 tra strutture e offerte di servizi dal territorio. Presidente ad interim è Jean-Marc Droulers. Attualmente il network www.lakecomoevents.com si sta occupando principalmente di turismo congressuale ed eventi, accrescendo la visibilità del territorio, istituendo percorsi di formazione e destagionalizzando l’afflusso alberghiero grazie all’organizzazione di eventi che coprano tutto l’anno.

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NOI

CHE VENDIAMO

EMOZIONI

© Ph.Luca Nava

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di Nicola Nenci DAZEROA300. LA SOCIETÀ DI DAVIDE CAMPANA VENDE BRIVIDI DI LUSSO, DALLE MOTO ALLE AUTO FINO AI BOLIDI CHE SFRECCIANO SULL’ACQUA. «IL NOSTRO OBIETTIVO È QUELLO DI CREARE EVENTI SUL LAGO DI COMO»

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n po’ la palestra del brivido, un po’ corsi di guida speciali, un po’ turismo di lusso con mezzi a motore da sogno. E potremmo andare a avanti a citare sfaccettature all’infinito. Facciamo prima a dire di cosa si tratta. Si chiama “Dazeroa300” (con tanto di sito internet), la società che vende emozioni con l’acceleratore giù, creata dal comasco Davide Campana in società con l’ex campione del mondo di motociclismo classe 500 Marco Lucchinelli. Una storia imprenditoriale dalle radici e dagli obiettivi molto particolari, ma che è l’epilogo di una vicenda umana altrettanto particolare. In breve: Lucchinelli era amico e manager (più amico che manager) del pilota di

Davide e Lucky hanno realizzato un motoscafo da Formula Uno. L’obiettivo è provare il brivido dei 260 Km/h sull’acqua del lago moto Matteo Campana, che morì in un incidente stradale nel 2001. Il legame tra l’ex campione e la famiglia Campana non si è mai interrotto, compreso quello con Davide, fratello di Matteo, e a sua volta ex pilota ma di auto. Così, nelle serate a Como, davanti a un cocktail o a una pizza, reduci da corsi di guida in pista (in moto uno, in auto l’altro: entrambi sono istruttori), ecco l’idea. Pazza, strampalata, estrema, esagerata come nell’indole dei due personaggi: una società che organizza brividi ed emozioni su moto, auto e (perché no?) barche. Chiamata “Dazeroa300”, guarda caso come una delle ultime canzoni scritte e cantate da Lucchinelli, cantante per hobby. Una città dei balocchi per appassionati. Con il Lago di Como come location in prospettiva. Che è l’aspetto più interessante della vicenda. Per una città che dorme sonni profondi quando si parla di idee legate al turismo. Barche, auto e moto: unica società al mondo a offrire una gamma così ampia di emozioni. Da cosa partiamo? Dalle barche. Davide e Lucky hanno fatto realizzare uno scafo di Formula 1 a due posti, con l’intento di far provare il brivido del catamarano lanciato a 260 all’ora, in eventi selezionati. Il debutto è stato all’idroscalo di Milano, con due veri piloti di F.1 di motonautica a guidare e gli ospiti (400 euro a giro di giostra) a provare la pazzesca sensazione dei G laterali (forza centrifuga) da Shuttle. Ci è salita anche la mamma di Davide, >>

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Maddalena: «Incredibile la spinta laterale in curva, sembra che la testa di parta di lato». Biposto con i sedili affiancati. Il presidente della Federazione Motonautica Iaconianni si è esaltato, e per l’anno prossimo farà scendere in acqua il bi posto anche a Brindisi (a contorno della Formula 1) e a Como (show per il ritorno dell’ipotizzato Mondiale Classe1 Offshore). E qui si entra nell’aspetto turistico della faccenda: «Il nostro obiettivo è quello di creare eventi sul Lago di Como - ha detto Davide Campana - . Detto che la barca è omolagata per circolare anche senza chiusura del traffico natante, del tipo che ci potrei andare a cena da

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solo, stiamo parlando con alberghi di lusso del lago per organizzare eventi dedicati ai clienti. Nel contempo sarebbe anche bello avere location da sogno come base di eventi: aperitivo, giro in barca, pranzo. Dalla Cina e dalla Russia hanno già mostrato interesse. Ma c’è il secondo obiettivo, che è più tecnico: creare una scuola di guida per monoposto sull’acqua. Sarebbe la prima. Ci stiamo adoperando». Dalle barche alle moto. E qui dovrebbe essere tutto normale. Per uno come Marco Lucchinelli, che fa l’istruttore di guida da anni. Ma anche qui c’è qualcosa di speciale. La scuola guida (dieci appuntamenti l’anno nel 2014) con >>


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SFIDE DI VELOCITÀ

Davide Campana e Marco Lucchinelli in coppia per far provare il brivido della velocità. Dalle barche da 260 chilometri all’ora alle Ferrari che sfrecciano sul lago fino alle acrobazie con le moto.

Appassionati da tutto il mondo. Il fascino di ammirare il lago a bordo di una Ferrari dopo essere sfrecciati a Monza

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35 Mv Agusta si avvale anche di una diavoleria da stuntman. Un supporto a due bracci, una specie di sistema a rotelle, che sostiene la moto, la fa piegare e derapare senza che possa andare per terra. Magari ci finisce il pilota. Ma la moto no, e i rischi diminuiscono. Infine le auto. E qui torna in ballo Como e le sue bellezze. Si tratta di portare a zonzo turisti facoltosi con delle Ferrari. Il primo giorno con la pista di Monza in esclusiva per loro. Il secondo giorno, per un giro del Lago con sosta pranzo a Bellagio. Il gruppo di cinesi per il pacchetto completo ha speso un paio di decine di migliaia di euro e se ne è andata con il sorriso sulle labbra, beati loro. Il tour del lago l’anno prossimo, con Lucchinelli davanti al gruppo e Campana dietro, dovrebbe essere proposto anche in moto. «Credo che Como debba aprirsi a questo tipo di iniziative e diventare un luna park con motori e lusso di contorno. Una fascia che resiste, nonostante la crisi. Ci sono sempre più persone che non vedono l’ora attraversare il globo per passare qualche giorno su queste sponde. E noi vogliamo far passare loro un weekend indimenticabile». E a tutto gas. «E con il cantante più veloce del mondo», ride Lucky.


di Stefania Briccola

Foto Andrea Butti/Pozzoni

IL LAVORO DI ALBERTO RIMOLDI CHE INTERPRETA LE ESSENZE IN BASE ALLE RICHIESTE DEI CLIENTI. «LA CITTÀ E L’AMBIENTE LACUSTRE OFFRONO NUMEROSI SPUNTI OLFATTIVI. PENSO A VILLA CARLOTTA CON IL SUO GIARDINO BOTANICO. BASTA FARE UN GIRO IN PRIMAVERA E SI AVVERTONO DEI PROFUMI CHE SEMBRANO USCIRE DALLE BOCCETTE». NASCE COSÌ UNA FRAGRANZA ISPIRATA A BELLAGIO E UN’ALTRA CHE TRADUCE GLI EFFLUVI DELLA BREVA E DEL TIVANO

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n profumo deve raccontare una storia, rappresentare un mondo ed essere unico. Quando lo si indossa è importante sentirsi bene con se stessi e con gli altri». Parla Alberto Rimoldi, responsabile della filiale italiana di Fragrance Resources che ha sede a Como. Il manager, folgorato dall’universo dei profumi, è un esperto di tendenze olfattive che sta dietro le quinte di grandi successi passati dalle rive del Lario. «Mi occupavo di marketing aziendale racconta Alberto Rimoldi - e un bel giorno, stanco di cifre e numeri, ho voluto immergermi in questo mondo nuovo ed affascinante. Ho frequentato una scuola per profumieri a Ginevra dove ho seguito un rigoroso percorso di formazione. Di importanza cruciale è stato l’incontro con Pierre Bourdon, un naso famosissimo e un creatore straordinario che è stato tra i fondatori di Fragrance Resources. Fu proprio lui a propormi di aprire e dirigere la filiale italiana conn sede a Como nel 2000». 68

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La sfida professionale nel tempo ha dato grandi soddisfazioni all’esperto comasco. La sua figura rappresenta il tramite necessario fra il committente del profumo, l’azienda che lo commercializza e i cosiddetti nasi che lo realizzano. Le creazioni finali sono il risultato di una felice mediazione tra l’immaginario dello stilista di turno e le tendenze del mercato. «Del mio lavoro - spiega Alberto Rimoldi - amo il dialogo con i clienti per capire come dovrà essere la propria creazione finale. Loro mi trasferiscono le indicazioni necessarie per una corretta interpretazione. Bisogna stare molto attenti perché è facile prendere degli abbagli ed è necessario tenere conto delle scelte del mercato. Il mio lavoro è più commerciale anche se le nozioni di marketing non bastano. Il naso crea, mentre io valuto. Lui si avvale dei miei consigli perché non conosce il cliente». Alcuni profumi di successo sono nati dalle suggestioni del lago di Como, uno scrigno di bellezza e storia con le sue ville e i giardini ricchi di sentori da tradurre in fragranze. Ferrè


PROFUMO DI LAGO


Uomo ad esempio reinterpretava il profilo di un individuo che ha subito il fascino del Lario e delle splendide dimore che vi si affacciano. «Ci sono componenti acquatiche - osserva Alberto Rimoldi - e note che ricordano l’atmosfera lacustre, i sentori bagnati e persino la eco della musica delle feste nelle ville. La scelta da proporre è stata effettuata a Villa d’Este in una serata estiva. Questa location davvero suggestiva ha contato molto». Il naso fantasma dietro questo profumo è Pierre Bourdon che ha inoltre collaborato alla realizzazione di Ferrè Donna, un altro concentrato di raffinatezza che evoca il made in Como. «Questa fragranza - ricorda Alberto Rimoldi - è nata dal bisogno di comunicare il massimo dell’eleganza, dettata anche dal colore bianco che era una caratteristica principale delle camicie dello stilista, e l’odore di tessuti come la seta e il cotone». Tra le componenti spicca l’iris che è stato reso attraverso la polvere del suo prezioso rizoma da cui si ricava un olio essenziale dalle note poudré. Il profumo in genere è una miscela di elementi naturali e sintetici. L’arte olfattiva è paragonabile alla musica e alla pittura e i nasi sono creatori dotati in modo straordinario di una capacità di percezione raffinatissima. Sensibilità e gu- >> 70

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«L’ultima frontiera da abbattere è quella di trasmettere i profumi via internet, sembra una follia ma ci stanno davvero provando» sto stanno alla base delle scelte che attingono sempre dalla realtà. Il lago di Como è una fonte inesauribile di essenze ancora poco conosciuta dai non addetti ai lavori. «La città e l’ambiente lacustre- dice Alberto Rimoldi - offre numerosi spunti olfattivi. Penso a Villa d’Este con i suoi alberi centenari che durante le ore serali emettono particolari resine e a villa Carlotta con il suo giardino botanico. Basta fare un giro in primavera e si avvertono dei profumi che sembrano uscire dalle boccette. Ricordo le limonaie e 72

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gli agrumi dalle foglie che inebriano chi passeggia nei dintorni». Enzo Santambrogio, poliedrico artista lariano che ora vive a Zanzibar, ha pensato di ideare una fragranza ispirata a Bellagio che riassumesse le fonti olfattive più caratteristiche dell’area. Per raggiungere l’ambizioso obiettivo era necessario tradurre gli effluvi della Breva e del Tivano che si percepiscono a punta Spartivento, un luogo clou del promontorio. «Si tratta di un fiorito legnoso - commenta Alberto Rimoldi - un profumo inedito, non ancora lanciato sul mercato. È già stato valutato facendolo sentire a potenziali consumatori». Negli ultimi anni ci sono state delle variazioni importanti nel campo olfattivo che spaziano dal modo di comunicare la freschezza, con l’invasione di “eau” o meglio di “acqua di”, all’espressione di un mondo sofisticato e intimistico. I movimenti ecologisti hanno dato vita a dei filoni “green”


in cui prevalgono le note verdi fino ad arrivare ai profumi biologici che sono stati creati senza grande successo. Dagli anni Ottanta ad oggi è cambiato il mondo e si è passati dai profumi femminili urlati e dal machismo dell’universo maschile per arrivare a fragranze unisex come quella di Tom Ford. E chi lo avrebbe detto che anche la boccetta avrebbe risentito dei cambiamenti sociopolitici in corso per cui si evitano accuratamente le distinzioni di genere. «Oggi il profumo diventa sempre più olistico - spiega Alberto Rimoldi - e lo si usa negli ambienti più vari, sulla biancheria, esulando dall’uso classico. L’ultima frontiera del mondo dei profumi è il tentativo di trasmettere le fragranze via internet. Detta così può sembrare una follia, ma ci stanno provando». Torniamo alle mode che hanno invaso le profumerie negli ultimi anni e al fascino della boccetta che ogni donna vuole avere nel suo beauty-case. Negli anni Ottanta c’è stata

una vera e propria mania di creare. «Ogni giorno un personaggio famoso si svegliava- ricorda l’esperto comasco- e debitamente aiutato da un naso, faceva un profumo». Poi c’è stata il momento delle fragranze gourmand con note di caramella o pura vaniglia. Ora impazzano le note verdi. Sembrerà curioso, ma un classico di tutti i tempi come il mitico Chanel N5 è nato da un errore. Madame Coco lo commissionò a Ernest Beaux che aveva introdotto un componente in eccesso cioè l’aldeide. In realtà questa sgrammaticatura è divenuta nel tempo la sua nota caratteristica. Marilyn Monroe lo usava come una camicia da notte prima di coricarsi e generazioni di donne lo hanno considerato un must. Ci si chiede quale sia la fragranza ideale per un uomo e per una donna. «Un buon profumo- conclude Alberto Rimoldi- non dovrebbe mai essere overwhelming che significa invasivo, travolgente e prepotente».

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di Antonio Marino DOPO L’ERA DI COSTANTINO LA CITTÀ DI COMO VISSE FRA LE OMBRE DEL DOPO IMPERO E LE LUCI DEL CRISTIANESIMO. LO TESTIMONIA LA RICERCA ARCHEOLOGICA

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tempi dello splendore dell’impero romano, in cui un cittadino come Plinio il Giovane, certamente ricco ma non in modo straordinario, poteva morendo lasciare alla sua città un milione di sesterzi per costruire una biblioteca, non senza aggiungerne altri centomila per le spese di manutenzione, erano ormai tramontati per sempre. Morto Costantino, quelli che gli storici avrebbero definito “secoli bui” - qualcuno parlando addirittura di “fine della civiltà” - avevano imposto una drastica caduta del livello di vita ovunque, Como compresa. Ma in ciò che ci resta degli scritti del vescovo Ennodio e di Cassiodoro, ministro di Teodorico, la condizione delle terre del Lario sembrerebbe meno tragica di quella di altre regioni dell’ex impero, forse per la sua posizione, che ne aveva fatto da sempre un passaggio obbligato per il traffico delle merci. Certo non è facile - e forse non sarebbe corretto - parlare di un’isola felice in un mare di decadenza, ma la moderna ricerca archeologica è in condizioni di scorgere nel Comasco, sia pure in una situazione di generale arretramento, qualche segno di effettiva persistenza del ricordo della passata prosperità. Piccoli utensili, frammenti di ceramica, oggetti contorti o spezzati, ornamenti e monete ci parlano del difficile passaggio di un pezzo di storia - il V e VI secolo - che si propone di illustrare, per quanto possibile, un’ interessante mostra allestita al Museo Giovio sotto il titolo “Dopo Costantino, reperti dal territorio lariano tra tardoantico e altomedioevo”. In un quadro generale che evidenzia il moltiplicarsi di tante piccole necropoli, con una riduzione del numero di tombe che riflette la riduzione e rarefazione dei grossi insedia- >> 74

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QUESTA COMO

NON È BUIA mag

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I reperti, conservati al museo che provengono da scavi in città, sono testimonianza di un passato poco conosciuto ai comaschi menti, confermando il decremento demografico, i reperti provenienti dagli scavi effettuati in città e in provincia parlano di un periodo non facile, segnato però dal progressivo diffondersi del cristianesimo e dal tentativo di conservare qualche riflesso di uno splendido passato ancora vivo nella memoria collettiva. Così, lo scavo del vecchio porto di piazza Mazzini consente il ritrovamento di una piccola lucerna, intatta, che nella parte superiore mostra impresse due figure aureolate. Uno sforzo di decorazione che, con il tentativo di rappresentare schematicamente forse San Pietro e San Paolo, conferma il processo di diffusione del culto cristiano già alla fine del V secolo, almeno in città. Analogo il discorso per una lapide della fine del IV secolo con testo in greco (vi si legge un “riposa in pace”) scavata con i resti della chiesa di San Protaso, non lontano da San Rocco. Ma sempre al V-VI secolo risale la croce monogrammatica rinvenuta nell’insediamento fortificato di Laino nel 1998, elemento di un ar- >>

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redo liturgico (la catena di un turibulo?) che testimonia il rapido estendersi della nuova religione. E se a testimoniare il declino e la decadenza sono, fra gli altri reperti, i crogioli e i frammenti vetro e di piccolissime monete in bronzo ritrovati negli scavi dell’ex scuola Parini, che testimoniano l’esistenza di quello che è stato interpretato come un laboratorio di fonditura e quindi di riciclo di materiali che in altri tempi nessuno si sarebbe curato di recuperare, per contro non mancano tracce della permanenza di traffici di lungo raggio nei frammenti di ceramica sigillata nord-africana. Materiali per qualche verso analoghi ai frammenti d’anfore olearie e vinarie emersi dal terreno in via Benzi, che con la loro provenienza dall’Africa atte-

CIMELI

I preziosi reperti risalenti all’epoca dell’impero di Costantino e conservati nel museo archeologico di Como.

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stano il permanere, nei secoli dal IV al VII, di una corrente d’importazione di dimensioni non certo episodiche. E non solo da sud giungevano merci particolarmente apprezzate. A Maslianico, ad esempio, è stata ritrovata un’anfora, perfettamente conservata, dai chiari caratteri orientaleggianti, di fattura vistosamente diversa e più raffinata di una piccola olpe invetriata scavata ad Albavilla, di produzione locale. Segno che continuava ad essere apprezzata la qualità di una ceramica che forse localmente non si era più in grado di produrre. Il museo espone anche una bella moneta d’oro, un tremisse ritrovato nel castrum bizantino di Laino, coniato sotto il regno ostrogoto per conto di Giustiniano I fra il 527 e il 539.


E sempre da Laino, d’oro e di chiara fattura bizantina sono un paio d’orecchini rinvenuti all’inizio del ‘900, di così raffinata fattura da attirare l’interesse professionale non solo degli studiosi, ma anche degli orefici attuali. La complessità del periodo preso in considerazione, le luci che non mancarono accanto alle ombre, è ben esemplificata infine dal grande mosaico proveniente da via Perti, che mostra due cervi affrontati, tipici dell’iconografia cristiana, risalenti al V-VI secolo. Un’opera che è difficile attribuire a una villa o a un edificio di culto, ma che ci mostra ancore oggi con tutta evidenza il permanere, magari attraverso la rilettura cristiana, di un gusto classico la cui impronta nemmeno la caduta dell’impero romano aveva potuto cancellare.

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È LA NAVE DEL PRODIGIO di Mario Chiodetti VIAGGIO DENTRO IL SACRARIO DI GARZOLA CHE CUSTODISCE I CIMELI DEGLI SPORT NAUTICI

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ppare di colpo passato un tornante, e la sagoma è di quelle che non t’aspetti, un parallelepipedo bianco e grigio appoggiato a una sporgenza della roccia, pochi cipressi a dare il benvenuto assieme a un curatissimo giardino con piante grasse e rose di macchia. Pare una grossa nave o un’arca, rimasta lì dopo un fantastico ritiro delle acque, a testimonianza di un miracolo antico, e di una tradizione cara a tutti i comaschi, anche a quelli non particolarmente amanti degli sport acquatici. Già, perché a Garzola, strada per Brunate, la “nave” in questione, visitata ogni anno da centinaia di pellegrini, è un Santuario con annesso un Sacrario, probabilmente unico al mondo, che raccoglie cimeli e testimonianze di canottieri e motonauti, nuotatori e marinai, pescatori e subacquei, sotto

l’ala della Madonna del Prodigio, un’effigie bizantina ritrovata in mezzo al mare Adriatico il 12 settembre 1669 dai conti Zancaropulo Berardo in fuga dalla Candia, caduta in mano ai Turchi, e in navigazione verso Venezia. L’immagine della Madonna, da allora considerata miracolosa, fu conservata a Venezia fino al 1820 e quindi trasferita a Salvaterra Polesine, dove l’ultima discendente della famiglia, Margherita Zancaropulo Berardo, sposata al conte Lorenzoni Pellegrini, la conservò fino alla morte. E proprio la famiglia dei conti Pellegrini donò il quadro all’allora prevosto di Como, Pietro Maurelli, quindi, nel 1915, monsignor Antonio Pagani lo portò a Garzola, con l’intento di dedicare una chiesa alla miracolosa Madonna. «Per capire l’importanza e il significato del Sacrario, è necessario conoscere la storia del santuario, con >>

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Cappellini a forma esagonale allungata, con la struttura in cemento armato, il tempio sorge in una splendida posizione panoramica e domina la città di Como, e alla sua consacrazione fu presente il Contrammiraglio e notissimo campione di vela Agostino Straulino. la prima pietra posata da don Pagani nel 1919 e l’opera che «Abbiamo davanti un lavoro immenso», disse don Luigi Galperò rimase incompiuta per anni, finché nel 1957 arrivò don li in un lungo discorso tenuto ai fedeli nel novembre 1957, Luigi Galli, straordinario sacerdote che in gioventù era stato «la Madonna del Prodigio mi conceda di poter innalzare su sportivo, canottiere e motonauta, intenzionato a portare i laquesto colle il Suo Santuario, che questo colle diventi il Sacro vori a compimento e costruire il sacrario, perché diventasse la Monte dei comaschi, cui accedere per implorare con fiducia casa degli appassionati di tutti gli sport d’acqua», spiega don ogni grazia della Madonna del Maurizio Salvioni, prevosto della Prodigio». parrocchia di Garzola e custode C’è l’oblò di faro del batiscafo Il progetto di don Galli, che predel Sacrario, nonché chaperon vedeva oltre alla chiesa anche il per le visite guidate. dell’ingegner Piero Vassena sottostante Sacrario, fu assecon«Don Galli andò da papa Giodato da tutte le associazioni legache fece il record di profondità vanni XXIII, il quale conosceva te alla vita marinara e agli sport bene monsignor Pagani, come lui scendendo nel lago a 412 metri acquatici, che ancor oggi trovano bergamasco, che spesso gli aveva spazio nella grande sala ricolma parlato dell’intenzione di erigere di cimeli e oggetti appartenuti a un santuario a Garzola. Il papa celebri campioni, spesso scomparsi tragicamente in incidenti buono regalò 300 mila lire a don Galli, che così potè aprire il di gara. cantiere, e in più elevò la Madonna a patrona dei naviganti. «L’architettura del Santuario è legata al mare, come si può veIl 24 marzo 1968 la chiesa fu inaugurata, con la benedizione dere dalle travature che riprendono il motivo della vela, dalle >> del nuovo papa, Paolo VI». Disegnato dall’architetto Fulvio 82

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ancore al suo esterno, regalo della Marina Militare, e dalle conchiglie, che tappezzano le pareti, tutte donate dai pescatori del Castillo de Sabinillas, nei pressi di Malaga, in Spagna», dice don Maurizio. «Qui vengono famiglie, scuole, turisti, gruppi di appassionati di vari Paesi, ogni anno, il 12 settembre, ricorre la festa “La tua luce sulla città”, con la fiaccolata che parte dal Santuario di don Luigi Guanella e l’effigie della Madonna del Prodigio portata in pellegrinaggio, e si conclude qui in chiesa, con la messa officiata dal vescovo di Como, monsignor Diego Coletti. Quest’anno, visto il momento difficile che attraversa il mondo del lavoro, abbiamo invitato le quattro associazioni di categoria, Confindustria, Confartigianato, Confcommercio ed Edilizia». Il sacrario è gestito con le sole forze della parrocchia, senza sovvenzioni pubbliche, ed è aperto la domenica pomeriggio oppure su prenotazione, telefonando a don Maurizio Salvioni (031.3100008; per saperne di più è disponibile una bella guida di Michele Aramini, editrice Velar, al costo di 4 euro), disponibile per una visita guidata. «Quanti sacrifici e quante rinunzie mi costa il nuoto, eppure lo amo, perché me li contraccambia con altrettanta salute e con la gioia di cose pulite e belle. Ogni qualvolta mi tuffo in piscina, sento l’abbraccio della forza; in quell’abbraccio mi

abbandono, felice che la forza abbia scelto me. Ogni sera, limpida di vento, contemplando le stelle sopra di me, ringrazio Iddio per avermi dato l’intelligenza, il fisico sano, disposto per la vocazione allo sport natatorio». Queste parole di Dino Rora, campione di nuoto morto tragicamente nel disastro aereo di Brema del 28 gennaio 1966, in cui perì l’intera squadra azzurra, sono un po’ il simbolo dello spirito che anima il Sacrario, una grande sala rettangolare illuminata dalle splendide vetrate policrome di Eugenio Rossi, maestro dell’affresco e della lavorazione a fuoco del vetro, ognuna dedicata a un’associazione di sport acquatico. Grandi vetrine accolgono i reperti, donati da famigliari o amici degli atleti scomparsi: ci sono gagliardetti, bandiere, caschi e giubbotti salvagente, perfino una moto d’acqua, appartenuta al campione milanese Cesare Vismara, morto nel 2009 durante una gara in Arizona, e la fiaccola delle Olimpiadi di Roma del 1960, con la targa che recita: «il 24 agosto 1960 alle ore 11 questa fiaccola ha traversato il lago di Paola portata dai canottieri della Marina». «Qui veniva spesso Ambrogio Fogar e tuttora ha rappresentanza la nostra Marina Militare, che ha donato lo stendardo del Battaglione San Marco. Poi c’è la cospicua attività di volontariato svolta dall’associazione comasca Proteus, che si è occupata di ripulire tutte le conchiglie arrivate da diverse


parti del mondo e ora si appresta a classificarle», afferma don Paz a Paranà, ben 158 chilometri a nuoto senza soste, morta Salvioni. improvvisamente per strada per un malore fulminante. «Non dimentichiamo che il Sacrario ospita un presepe e alcuIn ogni vetrina ci sono uno o più racconti di vita: ecco l’oni diorama con scene della Bibbia realizzati interamente con blò di faro del batiscafo C3 dell’ingegnere Pietro Vassena che conchiglie, e una vasta raccolta malacologica. L’open space fece il record di profondità scendendo ad Argegno, l’8 marzo del salone si presta poi a conferenze e concerti: vi abbiamo 1948, fino a 412 metri; o il timone di coda del bolide “Laura eseguito la Petite Messe Solennelle di Rossini e, all’ingresso, 3” di Mario Verga, due volte campione del mondo di motosfruttando la scenografia naturale, la Cavalleria Rusticana di nautica e unico pilota italiano a vincere l’”Orange Bowl” a Mascagni». Miami, morto nell’esplosione del In una vetrinetta c’è la fotografia suo mezzo durante un tentativo di Stefano Casiraghi, che la modi record di velocità a Sarnico, sul Custodita in una delle vetrinette glie Carolina di Monaco ha donalago d’Iseo. to al Sacrario insieme a una coppa la fotografia di Stefano Casiraghi Il settore dedicato alla nostra Mavinta dal marito - campione del rina Militare inizia col ricordo che è stata donata al sacrario mondo di motonautica classe ofdella battaglia di Capo Matapan, fshore nel 1989 - scomparso in dalla moglie Carolina di Monaco durante l’ultimo conflitto monun incidente l’anno dopo proprio diale. Per ricordare poi il tenennelle acque del Principato. Lì vite di vascello Riccardo Gorla e i cino uno scatto in bianco e nero ritrae don Luigi Galli assieme compagni dell’“Orsa Minore”, barca a vela perdutasi nel 1966 ai campioni di tuffi Di Biasi e Cagnotto, e in un’altra bacheca davanti all’Elba, o i 38 allievi dell’Accademia navale di Livorecco la storia di Sonia Rosini, napoletana trasferita a Como, no e i 5 uomini dell’equipaggio del C.130 Vega10, scomparsi nuotatrice maratoneta capace di compiere la traversata da La nel 1977 nella tragedia aerea del Monte Serra. >>

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Ampia la documentazione legata al mondo della vela, tra i pezzi importanti una lettera autografa di sir Francis Chichester e un dipinto del “Pen Duick” di Eric Tabarly, e a quello dei sub, mentre la sezione del canottaggio offre la toccante vicenda di Giuseppe Sinigaglia (cui è intitolato lo stadio comasco) campione europeo a Como nel 1911 e mondiale a Henley, in Inghilterra, nel 1914 - caduto sul monte San Michele il 18 agosto 1916, di cui si conserva anche lo “schipper” personale. Tra le teche dedicate ai marinai esploratori spiccano i nomi del fotografo Enzo Pifferi, autore nel ‘68 di un raid ParigiLondra, e di Mauro Bossi, che attraversò l’Atlantico con il “Naima” fino a New York e morì nel ’94 a Capo Palinuro. Di Fogar si ricorda invece la tragica spedizione del “Surprise” che costò la vita al giornalista Mauro Mancini. «Il materiale del Sacrario, che ha subito un furto di poco conto lo scorso gennaio, avrebbe bisogno di essere inventariato e catalogato meglio», sostiene don Maurizio, «e soprattutto fornito di didascalie appropriate per favorire i visitatori. Quando era vivo don Galli, che rimase qui per quarant’anni, ogni oggetto era “schedato” nella sua mente, ma io sono qui da pochi anni e molti avvenimenti del passato non li conosco. Però in occasione del furto – sono sparite solo alcune medaglie di scarso valore – ho potuto percepire l���affetto della città verso il Santuario e il Sacrario, moltissime persone hanno chiamato o sono venute per manifestare solidarietà». La grande nave di Garzola, insomma, mantiene perfettamente la rotta e sull’albero maestro svetta dal 2008 una Madonnina dorata come quella del Duomo di Milano, un tempo sul tetto della chiesa dell’ex seminario diocesano, e oggi riferimento «spirituale ma anche fisico e geografico», come ha scritto il vescovo Coletti, «per la città e l’intera diocesi». 86

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PAZZA VOGLIA DI HULA HOOP di Annalisa Testa DILAGA LA PASSIONE PER LA DANZA CON IL CERCHIO. LA STORIA DI EMANUELA ROMANO CHE DA DISEGNATRICE È DIVENTATA INSEGNANTE DI HOOP DANCE. «NON È SOLO UN GIOCO, HA ORIGINI ANTICHISSIME E SIGNIFICATI ANCHE RELIGIOSI»

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hi, almeno per una volta, da bambino non ha provato a farlo roteare intorno alla vita? Nel cortile di casa, al campo sportivo con gli amici o davanti allo specchio. Confessiamolo, un paio di giri, o poco più, siamo riusciti a farglieli fare. Chiaro, poi ci sono quelli più o meno portati. Emanuela Romano di certo fa parte della prima categoria, di quelli che con il cerchio compiono vere e proprie evoluzioni. Nasce disegnatrice, a trent’anni fa la valigia e prende un aereo per New York per lavorare in un’azienda americana. La città è difficile, cambia casa varie volte: «I primi tre mesi li ho passati senza mai disfare la valigia, ogni tre-quattro settimane dovevo cambiare appartamento. Non è stato facile all’inizio

ma non sono una che molla facilmente». No, non lo è per niente. Manu, così la chiamano gli amici non solo italiani, è una tosta. Lo si nota subito, come si presenta, come ti guarda e soprattutto da come ti ascolta. «Ho fatto avanti e indietro tra Italia e New York per un po’, ho trovato finalmente casa a Roosvelt Island che ai tempi non era proprio una zona facile in cui vivere ma alla fine mi sono affezionata e ho ancora una casa lì». Dopo quindi anni decide di tornare a casa, ma prima incontra il suo grande amore. L’hula hoop. Inizia come un gioco, la domenica insieme ad alcune amiche poi una vera e propria passione. «Ho iniziato ad andare a una lezione di Hoop Dance che facevano al lunedì sera in una palestra vicino a casa, il maestro Stephen era bravissimo e ho imparato un >>

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sacco di cose. Amavo molto lo yoga che pratico tutt’ora, ma la soddisfazione di riuscire in un nuovo trick, un movimento, con il cerchio era magnifico. Al corso vedevo ragazzi che facevano davvero evoluzioni incredibili e mi sono detta “voglio riuscire anche io a fare quelle cose”». La hoop dance richiede impegno, proprio come un vero allenamento. Tonifica tutta la muscolatura, soprattutto addome e braccia, migliora la flessibilità della colonna vertebrale e fa bruciare anche un sacco di calorie. Emanuela inizia a fare i workshop, impara guardando i tutorial e decide di diventare insegnante poco prima di tornare in Italia. «È successo tutto gli ultimi mesi prima di rientrare a fine settembre. A luglio scopro che Anah Reichenbach, guru imbattibile nella danza e nel lavoro di gambe e piedi che fa mentre pratica hoop 92

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dance, è a New York per una tappa del suo programma di teacher training che porta in giro per il mondo. Ho pensato di farlo e poi rientrare in Italia e insegnare. Anah è fantastica, una vera motivational speaker». Manu passa il corso, è la prima a mandare le referenze per ottenere la certificazione e nel frattempo fa altri workshop per perfezionare la tecnica. Forte di queste conoscenze atterra a Milano e rientra a Como. «Ho cercato subito di creare un network per diffondere la pratica e il corso che avevo iniziato a proporre in una palestra di Gironico. Poi ho deciso di farlo a Como e ho trovato l’aggancio con la palestra Centro Como». Ma la svolta avviene quando contatta e diventa amica di Paola Berton, organizzatrice dell’Italian Hoop Connection al Lido di Venezia. Felici dell’incontro Paola invita Manu all’evento e a diversi altri incontri


e il gioco è fatto. L’hula hoop non è solo un gioco, ha origini antichissime e significati anche religiosi: nasce tra gli Indiani d’America per raccontare storie, si trasforma poi come mezzo d’arte circense negli anni Cinquanta e Sessanta diventa una moda e negli anni Novanta giovani pioniere iniziano a lavorare sulle possibilità dell’utilizzo dell’attrezzo facendo una vera e propria rivoluzione attraverso il circuito dei festival. Come Burning Man che si tiene ogni anno nel deserto del Nevada, un festival di pazzia e creatività straordinaria dove l’hoop camp è pieno di ragazzi che compongono coreografie con i cerchi, anche al buio o infuocati. Qui e in altri festival satelliti gli hoopers condividono nuovi trick e si aggiornano inventando nuove declinazioni come il vertical hoop o il chest hooping. Basta cercare on line su YouTube il numero impressionante di hoopers che si esibiscono in evoluzioni e coreografie per capire

«Vedevo ragazzi che facevano delle evoluzioni incredibili li ho ammirati e mi sono detta: adesso voglio riuscirci anch’io» quanto sia in voga questa disciplina. Non ci sono dubbi: se questo tipo di training riuscirà a entrare nelle palestre di tutta Italia sarà una vera e propria rivoluzione in fatto di corsi fitness. Un nuovo modo per tenersi in forma senza annoiarsi. Lo sa bene Michelle Obama che si è esibita facendo roteare i fianchi nel giardino della Casa Bianca... Info: palestracentrocomo.it - manueromano@gmail.com

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EMMAUS

...E CHE NULLA VADA PERDUTO di Laura D’Incalci

Foto Carlo M. Bartesaghi

L’IMPEGNO DEI VOLONTARI DELL’ASSOCIAZIONE TRAPEIROS CHE RACCOGLIE TUTTO QUELLO CHE NELLE CASE NON SERVE PIÙ E IL RICAVATO VIENE UTILIZZATO PER AIUTARE I PIÙ BISOGNOSI. MASSIMO RESTA: «IL NOSTRO OBIETTIVO SONO I POVERI E LA GIUSTIZIA SOCIALE» IDALIA RIZZI «CHI CONDIVIDE L’ESPERIENZA DI EMMAUS SCOPRE IL SENSO DELLA FRATERNITÀ CHE FA VIVERE MEGLIO E CON MENO E SUPERFICIALITÀ» mag

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«Qui niente va perso, neanche uno spillo, un frammento di legno, un brandello di stoffa». Il chiarimento intercetta una domanda che nessuno ha espresso, ma che è impossibile non porsi girando fra scaffalature piene d’oggetti, rastrelliere con vestiti e capotti di fogge e taglie diverse, mobili d’ogni genere ed epoca, sacchi trasparenti zeppi di indumenti da smistare, elettrodomestici in ottime condizioni, ma anche vecchi televisori, cucine a gas, bici ridotte in ferraglia, frullatori e altri strumenti di improbabile utilizzo. Difficile immaginare qualcosa che non ci sia lasciando scorrere lo sguardo sui mille soprammobili, libri, quadri, lampadari in bella mostra o attrezzi per la casa accatastati in qualche angolo in attesa che qualcuno smisti, pulisca, attribuisca un valore a ogni cosa. A puntualizzare che «anche una scheggia di ferro può essere riutilizzata» è Luisa Testori responsabile dell’attività, al momento impegnata a spolverare brocche, bicchieri e vasellame in uno dei corridoi creati da armadi e credenze all’interno del capannone, circa 800 metri quadri in una zona adiacente al centro di Erba, in via Carlo Porta 34 dove il mercatino solidale dell’usato viene gestito dall’Associazione Trapeiros di Emmaus. «Abbiamo avviato questa iniziativa esattamente dieci anni fa: accettiamo e raccogliamo di tutto, purché sia regalato. Tanta gente ormai ci conosce, porta qui quello che non gli serve più, qualsiasi cosa, vestiti, scarpe, giocattoli che possono ancora servire ad altri o roba che invece avrebbe portato in discarica. Se si tratta di materiale ingombrante

La condivisione dei bisogni avviata dall’Abbé Pierre ha contagiato tutto il mondo. Sono 356 i gruppi Emmaus provvediamo noi, abbiamo due camion: gratuitamente ci prestiamo a ritirare mobili, lavatrici, frigoriferi, sgomberiamo appartamenti, cantine o solai, non importa se dobbiamo affrontare 5 piani senza ascensore, come può capitare. Alla fine suddividiamo tutto quel che arriva e rivendiamo a prezzi davvero molto vantaggiosi» spiega il presidente dell’associazione Massimo Resta che in quel capannone riconosce ben più di un lavoro che lo assorbe a tempo pieno. «Non è certo alla guida un’impresa profit» puntualizza Idalia Rizzi coinvolta nel volontariato, che con una battuta intende mettere in luce l’ideale che sta alla base di una scelta che da dieci anni coniuga carriera ed esistenza di Massimo Resta, 38 anni, sposato, due figli. «L’obiettivo di questa impresa sono i poveri, la giustizia sociale» ammette il presidente collegan96

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do quel capannone dove l’operosità meticolosa di decine di volontari salva dalla distruzione migliaia di oggetti, ad una vicenda che non riguarda soltanto un’operazione antispreco, ma si radica in un’esperienza avviata mezzo secolo prima nelle periferie di Parigi. «Emmaus è un movimento fondato dall’Abbé Pierre, prete che negli anni del dopo-guerra, di fronte al disagio sociale di tanta gente senza casa e senza lavoro, ridotta in totale miseria, ha condiviso i bisogni, ha lottato a fianco dei diseredati per realizzare una concreta solidarietà e rimuovere le cause della miseria», riferisce Resta ricordando l’opera iniziata dal sacerdote che per tutta la vita si impegnò a fianco ai poveri in una battaglia per la giustizia di forte incidenza civile e politica. «Aveva iniziato ad aiutare gli straccivendoli, gli chiffonier” ricorda sottolineando la diffusione dell’attività suscitata dal fondatore di Emmaus che, con modalità concrete diverse, è stata realizzata in tanti altri paesi del mondo. «Io ho incontrato un gruppo di Emmaus in Brasile, ero stato invitato da un amico di Premana, del Lecchese, a fare un’esperienza di volontariato» racconta chiarendo il motivo del termine Trapeiros, mutuato dall’America Latina, per definire la stessa molla, lo stesso commercio basato sul recupero di scarti, gli stracci degli chiffonier che oggi sono solo il simbolo di una pratica di riciclo messa a frutto per aiutare i più deboli.


E sono proprio gli emarginati a evidenziare un’operazione di “recupero” che non riguarda soltanto la “merce” raccattata a costo zero: in uno spazio contiguo all’area espositiva, Mario non ha tempo di fermarsi a scambiare due parole, è impegnato con tutta la sua energia a spaccare grossi pezzi di legno che contengono un armatura di ferro al loro interno. È Fulvio, un volontario che lo affianca passandogli i pezzi scaricati dal camion, ad evidenziare la straordinarietà di quel lavoro di separazione del legno dal ferro affrontato con grinta, puntualità quotidiana, con la fierezza di chi si sente parte di una comunità che ha bisogno anche del suo sostegno e del suo lavoro. «Mario aveva una famiglia numerosa - riferisce Fulvio - diversi fratelli, ma da quando era finito in strada, senza lavoro e senza casa, era rimasto completamente solo, nessuno si è più interessato di lui. Vivacchiava chiedendo aiuto a destra e a manca, da disperato… Lo vede adesso? Guai a toccarli il suo lavoro, non perde un attimo. Anche a casa ha i suoi compiti, sistema la spazzatura, taglia il prato… prima parlava sempre solo del passato, di quello che era andato storto, adesso non ha tempo per quei ricordi, dice che la sua famiglia siamo noi». Sono in dieci a provare sulla propria pelle questo straordinario recupero dell’esistenza, assorbiti dal lavoro che li vede ogni giorno impegnati nelle “spedizioni” di svuotamento

INFORMAZIONI UTILI

Il mercatino solidale del gruppo Emmaus di Erba è in Via Carlo Porta 34. Info: tel 031-3355049; email trapemmaus@virgilio.it

locali o occupati in altri anelli della catena che ad ogni cosa conferisce un valore economico e consente un nuovo investimento. Giuseppe, 65 anni, quando rispolvera il suo passato sembra che inventi una favola: era un imprenditore, gli affari gli sono andati di male in peggio e il mondo >>

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litato anche dall’amicizia dei volontari che condividono vari momenti della vita comunitaria, occasioni di svago, la cena, una partita a carte o un film da vedere insieme…ma anche qualche discussione, incomprensioni e inevitabili tensioni. «La cura nella preparazione dei pasti, anche variando le ricette, è importante per gente che in alcuni casi non ha mai provato cosa significa ritrovarsi attorno a una tavolata e non ha mai provato il gusto di certi sapori» ammette segnalando la provvidenziale presenza di Sergio, ospite che prima di cadere in una depressione che lo aveva ridotto male, aveva girato il mondo facendo il cuoco e oggi sa di avere un compito fondamentale per i suoi amici. «Non tutto scorre facile, le ferite della vita si sentono ed è importante far sentire un senso di vicinanza, di condivisione dei problemi» suggerisce Idalia Rizzi volontaria ingaggiata per lo più di sabato pomeriggio, momento di grande affluenza per una clientela decisamente variegata. Sono sempre più numerose in effetti le famiglie che fronteggiano la crisi acquistando maglioni di pura lana a 2,50 euro, lo zaino per la scuola a 5 e il piumino per 15 euro o forse ancor meno. E non mancano gli appassionati di oggetti antichi che trascorrono ore ad adocchiare rarità: dal comodino di fine Ottocento alla stampa d’epoca, dalla cornice in argento all’asciugamano di lino ricamato. C’è inoltre un gruppo di “affezionati” che non rinuncia all’appuntamento del sabato in via Porta: «Qualcuno ha definito scherzosamente il mercatino il “salotto buono” di Erba» conferma una volontaria sottolineando l’abitudine diffusa ad intrattenersi in quell’ ambito di nuova socialità. «Il volontariato ti assorbe anche oltre le ore in cui sei alla >> gli è crollato addosso lasciandolo come un terremotato fra le macerie. «Lo abbiamo incontrato che era totalmente incapace di organizzare la sua vita, di rispettare un orario, di ricordarsi un impegno…era troppo demoralizzato» racconta Resta che oggi, a distanza di poco più di un anno e mezzo, gli affida incarichi da svolgere in totale autonomia. «Le storie affiorano con il tempo, ma noi non chiediamo mai niente del loro passato» prosegue il presidente precisando che solo da un paio d’anni ha preso il via questa comunità di accoglienza collegata e sostenuta dal mercatino dell’usato. «Abbiamo trovato una villa degli anni ‘60 da risistemare a Merone, poco distante dalla nostra sede (in via Porta a Erba ndr), e così siamo partiti», racconta citando un mutuo che si aggiunge alle spese di affitto del capannone. «A persone particolarmente fragili, in situazioni di grave povertà, offriamo vitto e alloggio in comunità, oltre a qualche soldo per le piccole spese. Loro si impegnano a sostenere l’attività del mercato solidale con il loro lavoro e collaborano alla gestione della casa svolgendo le varie faccende» precisa ancora Massimo Resta segnalando l’importanza di un clima familiare faci98

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cassa o impegnata in altri compiti» aggiunge Idalia che, in pensione da due anni, ha moltiplicato il tempo da dedicare agli altri. «Anche chi condivide e sostiene l’esperienza di Emmaus scopre una grande famiglia, scopre il senso della fraternità che fa vivere meglio, con meno indifferenza e superficialità» dice sottolineando di essersi sentita “toccata” dall’incontro con persone provate da fragilità psichica, da particolari sventure, che inconsapevolmente attendono qualcuno che possa ascoltare il loro dolore, la loro solitudine. «Servire per primo il sofferente”: così raccomandava l’Abbé Pierre suggerendo la sua logica controcorrente, tutta tesa a combattere l’assurdo in una società che moltiplica infelicità umiliando i poveri, calpestando la giustizia. Lo spirito del sacerdote cattolico che ha fondato un movimento “aperto a tutti, di ogni religione, presente in tutto il mondo», come ricordano oggi i suoi “figli” immedesimati nel suo stesso cammino, lo si respira vedendo all’opera volontari e diseredati insieme, pronti a condividere lo stesso ideale, a camminare verso una prospettiva comune. «Non chiediamo sovvenzioni pubbliche», chiariscono ancora gli operatori confermando una delle ispirazioni originali del fondatore di Emmaus - ancora attuale a cento anni dalla sua nascita - che considerava astratte e utopiche le risposte calate dall’alto, che non passano dalle coscienze, da gambe e braccia, cervelli e cuori mossi dal desiderio di esprimere una fraternità autentica, un amore credibile.

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di ELISABETTA BROLI

COLPO DI SPUGNA

IL BELLO DELL’OSPEDALE E UN PIZZICO DI PAZIENZA Tra le tante brutte notizie, ecco la storia vera di una struttura sanitaria che funziona

Si sa, sui giornali - soprattutto quotidiani - le cattive notizie fanno vendere più di quelle buone. Un omicidio cruento, coltellate, sangue sono più letti degli approfondimenti politici, Renzi contro Letta, Berlusconi tra falchi e colombe, i diritti dell’Europa fermi ai confini. Al secondo posto, tra gli argomenti che in settembre hanno interessato maggiormente: Imu, test universitari e pensioni; e naturalmente la sanità. Ospedali, medici, inadempienze, ormai si indaga su tutti quelli che lavorano nei reparti, non ricordandosi che la morte non è in mano all’uomo, ma a Dio e l’uomo non sempre può avere la meglio. Eppure, nel mondo della salute, ci sono anche notizie che rallegrano il cuore, in questo Paese non va tutto male, bisogna controllare il disfattismo, essere positivi, come ha detto papa Francesco. Ecco una notizia buona, basata su un’esperienza personale, non per sentito dire, la fonte è diretta e, penso, affidabile. Due mesi fa sono caduta, naturalmente da una scala, quindi la responsabilità è soltanto mia, e mi sono rotta proprio malamente un polso. Cosa faccio? Naturalmente vado al Pronto Soccorso del Sant’Anna, dove vengo “etichettata” con un codice giallo, tra il verde e il rosso, in stile semaforo, quindi grave ma non in pericolo di vita. Due ore e mezzo dopo mi avevano radiografata e dimessa con il braccio ingessato. E una serie di chiarimenti e di rassicurazioni dell’ortopedico,

anzi ortopedica, per essere precisi, una giovane dottoressa del Sud e dato l’impegnativa per la visita di controllo, una settimana dopo, anche questa sbrigata in un paio d’ore (e anche in questo caso con radiografia). Siccome per fortuna non mi sono mai rotta niente, il sabato successivo inizio a preoccuparmi per strani doloretti alla mano. Che aumentano nel corso della giornata. Cosa faccio? Provo a telefonare al Pronto Soccorso del Sant’Anna, certa-certissima di trovare il numero occupato o, se libero, di non avere risposta. Sorpresa: mi rispondono al terzo (terzo!) squillo, spiego il problema e mi passano l’ortopedia, dove anche qui rispondono subito: un medico gentilissimo mi spiega che è normale, mi prescrive un antidolorifico-antinfiammatorio e mi consiglia, se il doloretto diventa un dolore, di tornare al Pronto Soccorso. Risparmio altre notizie sul mio braccio (che comunque non è stato amputato), ho raccontato quelle fin qui soltanto per dimostrare (parola grossa) che a Como il nostro ospedale non sta andando a rotoli. Certo, non si può pretendere di arrivare al Pronto Soccorso, magari con un codice verde, ed avere la precedenza su un codice rosso. Anche nello stare male deve esserci una priorità. Tutto questo non è merito della struttura in sé, ma delle persone, dei medici, degli infermieri ma anche dei volontari delle varie Croci Rosse e Azzurre. Di chi è capace di far funzionare un reparto e di chi in quel reparto vi lavora, in un via vai continuo. L’ospedale è aperto 24 ore al giorno, Pronto Soccorso in testa, bisogna avere pazienza, e la pazienza non deve trasformarsi in rabbia e disfattismo.

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di EMILIO MAGNI

LE PAROLE CHE NON TORNANO

POEMI DIALETTALI ANTICHI PATRIMONIO DA RISCOPRIRE Il significato del termine “deslàss” così come appare nelle pratiche religiose del 1600

Penso che si possano sfidare anche i più appassionati amanti del nostro bel dialetto a ricordarsi di avere, qualche volta, ascoltato il termine “delsáss”, che come tante altre parole dell’antico lessico milanese sono ormai, purtroppo, scomparse senza alcuna probabilità di tornare. Per ritrovarle occorre andare a infilarci nei testi dei poeti e scrittori vernacoli milanesi, di cui la letteratura meneghina è ricca, anche se ormai, pure di loro, forse quasi più nessuno si ricorda. Occorre infatti possedere la vena del patito del dialetto (qualcuno fortunatamente lo conosco, anche se mi par di vedere una mosca rara) per andare a scovare i libri di “gente” come Domenico Balestrieri, Carlo Antonio Tanzi, Carlo Maria Maggi, oppure Camillo Cima, o ancora del Tommaso Grossi che scrive in dialetto milanese. L’unico che sopravvive, pur con qualche fatica, è Carlo Porta. Ma cosa c’entra tutto questo con la parola “desláss”. C’entra perché “desláss” è termine protagonista di alcuni versi di Carlo Maria Maggi, che il mio amico Luigi Manzoni di Melzo, grande ed appassionato cultore del dialetto, in particolare quello antico, ovvero la “mosca bianca” di cui dicevo prima, mi ha proposto per una di quelle belle chiacchierate profonde che spesso ci divertiamo a fare complici le infinite mail e la posta elettronica. Riconosco che questi mezzi non sono proprio il massimo per dialogare

di cultura del dialetto, ma bisogna tener presente che non si può avere tutto dalla vita, che quindi “a la fin bisugna cuntentass”. La poesia del Maggi (prolifico poeta milanese del 1600) è arcaica e difficile da comprendere, anche perché l’autore usa modi di dire e termini ormai perduti. Però almeno alcuni sono abbastanza trasparenti. Questi per esempio. “La devozion che sforza la natura / l’è el desláss d’i leccier e d’i carlè”. Ecco la traduzione: “La devozione che forza la natura / è il grande scialo dei giacigli e delle bare”. “Desláss” in italiano è dunque lo scialo, ma anche, come dice Francesco Cherubini, nel dizionario del dialetto milanese, lo slascio, il dislascio, lo scapito. In altre parole il Maggi dice che le pratiche religiose spinte all’estremo, come i digiuni forzati, le privazioni, addirittura il cilicio, autoflagellazioni, esercizi che nel 1600 erano ancora assai in voga tra i fedeli, non portavano ad altro che a ricoveri nei lazzaretti e negli spedali, quindi con gran sciupio, o scialo, di giacigli, o addirittura alla morte, con altrettanto uso di bare (“i carlè”). “Delsass”, però, da dove viene? La risposta è difficile, comunque alcuni esperti sostengono che dovrebbe derivare dal latino “exhalare”, ovvero “esalare”, come d’altro canto avviene per il termine italiano scialare, dal quale si arriva a scialo. Grazie a questi versi del Maggi sappiamo pure che, nell’antico dialetto milanese il “carlè”, era la bara, più in generale, la tomba, il cataletto e altre cose un po’ tristi. Però, in compenso “fa el carlée” significava pure “prendere due piccioni con una fava”, o più semplicemente “cogliere un’occasione”.

mag 105


EVENTI

GUALTIERO MARCHESI ALL’ANTICO BORGO Il “maestro” da sempre un grande estimatore della cucina brianzola e del lago di Como Festeggiati i primi tre anni del ristorante Antico Borgo della Madonnina, ad Annone Brianza. Special guest di Ambrogio Gilardoni, patron del locale e titolare di un altro ristorante di successo a Barni, è stato Gualtiero Marchesi, il “Maestro” (come lo chiamano i suoi discepoli diventati chef famosi in Italia e nel mondo: un nome per tutti, Carlo Cracco). Marchesi, che ama follemente la Brianza e il Lago di Como, ha accettato di buon grado l’invito di Gilardoni, che è stato aiutato nell’impresa dalla Federazione Cuochi di Como, guidata da Davide Chessorti.

106 mag


di ALBERTO PAOLO SCHIEPPATI

EVENTI

Il menù della serata, realizzato dai bravi Giovanni e Alessandro Mooney insieme alla brigata di cucina dell’Antico Borgo, ha riscosso grande successo fra i presenti: in particolare, il carrè d’agnello con verdure croccanti si è rivelato un piatto memorabile. I fratelli Mooney, titolari del ristorante milanese Ulmet, sono figli d’arte: il padre, Enrico Mooney, bellagino, è un punto fermo della ristorazione d’autore in Lombardia. Gualtiero Marchesi (classe 1930) ha colto l’occasione per ricordare i punti fermi della sua carriera professionale ed umana, da via Bonvesin de la Riva, a Milano, fino ad Erbusco (L’Albereta) e ancora a Milano, dove guida il Marchesino, il ristorante del Teatro Alla Scala. Ma anche le “divagazioni” lariane del Maestro hanno lasciato il segno: vale la pena di ricordare che Gualtiero firma la ristorazione di una struttura di grande fascino e suggestione, il Grand Hotel Tremezzo.

mag 107


EVENTI

PROTAGONISTE LE MOTO PARILLA Mille appassionati alla sesta esposizione organizzata dal Moto Club Asso

Nella Sala consiliare del Palazzo comunale di Asso si è tenuta, in concomitanza con Motoraduno di Civenna la sesta moto esposizione del Moto club Asso. Il Moto Club Asso ha voluto dedicare l’annuale appuntamento al celebre marchio di Milano organizzandolo in collaborazione col Registro storico Parilla e l’Amministrazione comunale. Tra le 21 moto esposte, tutte di particolare interesse storico, un raro esemplare della elegantissima 250cc. monoalbero sport del 1948.

La rassegna era completata dal 350 cc. bicilindrico Veltro e si concludeva con l’accattivante esemplari di moto cross 250cc. Wild Cat e la simpatica moto carenata Slughi. Una serie di foto, musica dell’epoca, documentazione stampata e fotografica hanno fatto da sfondo all’evento. Tra i 1.000 e più motociclisti e gli appassionati intervenuti presente anche il referente provinciale Giovanni Corrao e il Presidente regionale della Federazione Motociclistica italiana Ivan Bidorini.

mag 109


EVENTI

di ROCCO LETTIERI

LAUREA AD HONOREM A PASQUALE FORTE Assegnata dal Politecnico di Milano al presidente della Eldor Corporation di Orsenigo

Il Politecnico di Milano ha ssegnato a Pasquale Forte la Laurea ad Honorem in ingegneria elettronica. Pasquale Forte e Presidente e CEO di Eldor Corporation SpA di Orsenigo, società con 41 anni di storia, che oggi conta circa 2000 dipendenti tra Italia, Turchia, Cina e Brasile. Questa la Motivazione della Laurea ad honorem: “Per aver saputo portare la tecnologia italiana all’avanguardia nel mercato globale, agendo negli anni in differenti settori dell’elettronica, con particolare attenzione, in tempi recenti, al controllo della combustione nei motori alternativi. Si è basato sul proprio sicuro intuito tecnologico, sulla propria capacità di prevedere l’evoluzione degli scenari dell’elettronica e sulla continua innovazione basata sulla ricerca dell’eccellenza tecnologica nei prodotti della propria impresa”. 110 mag


EVENTI “E anche se è stato e sarà necessario aprire sedi, laboratori e unità produttive all’estero - ha affermato Forte al termine della sua prolusione - la nostra mente è qui a Orsenigo e il cuore dell’innovazione rimarrà qui. Anche se è molto difficile fare l’imprenditore nel nostro paese qui sono nati i miei genitori, i miei avi e i miei figli, e qui rimarrà il cuore pulsante della ELDOR, con i suoi ricercatori e i suoi ingegneri e tutti quanti fanno e faranno parte di questa straordinaria ed esaltante Storia. Storia di uomini e d’impresa”.

mag 111


IDEE (S) FASHION

di SERENA BRIVIO

È TEMPO DI PELLICCIA Oggi è declinata nelle più fantasiose varianti Giovane, disinvolta, passepartout da mattina a sera.

Torna la pelliccia, oggetto del desiderio delle signore degli anni Cinquanta. Un lusso che allora poche potevano permettersi, mentre oggi è diventata un capo alla portata di tutte le tasche. Più giovane, disinvolta, passepartout da mattina a sera. Declinata nelle più fantasiose varianti, con lavorazioni che la rendono super leggera. Al punto da diventare abito o lungo gilet, caldo e morbido, sotto giacche in tessuti maschili o blouson di matrice militare.

La gonna extra deluxe è in astrakan, si spinge fino al polpaccio e strizza l’occhio alle dive dei ‘40. Per le occasioni speciali s’impreziosisce di bordi in visone. Il tailleur maschile, altro must del guardaroba invernale, è reso femminile da una coloratissima stola di volpe “doppio uso”: la sera serve a rendere speciale il più classico e datato tubino. Spumeggianti cascate di mongolia regalano un ritmo swing alle sottovesti per le prossime feste stile Cotton Club. Sensibile alle tematiche più attuali, molti marchi hanno puntato su progetti attenti ad etica e sostenibilità come i modelli della collezione BLF realizzati in una rivoluzionaria fibra sintetica Kanekaron, inventata e brevettata in Giappone. A completare il totalfur ci sono le borse a pelo corto o lungo. In pelle lavorata con ciuffi di volpe. Novità imperdibile il foulard di pellicccia, nello stesso colore dell’abito o del cappotto.

mag 113


NAVIGAZIONI LARIANE

di LUCA MENEGHEL

UN SECOLO DI AVIAZIONE SUL LAGO Dal primo “Gran Premio dei Laghi” del 1913 all’aero Club Como tra storia leggenda e film Hanno appena festeggiato un secolo di aviazione sul Lario. Proprio a Como, nel 1913, si tenne infatti il “Gran Premio dei Laghi”, una gara internazionale di idrovolanti - poi entrata nella leggenda - vinta dal pilota francese Roland Garros. Sono passati i decenni ma l’Aero Club è sempre lì. Di fianco alla stadio Sinigaglia e su Internet, con un sito (http://www. aeroclubcomo.com/) ricchissimo di contenuti per gli appassionati del volo e della storia dell’aviazione. Per capire di che cosa stiamo parlando, prima di entrare nell’hangar virtuale dell’Aero Club gli utenti possono visitare le sezioni “Volo idro” e “Idrovolanti: come sono fatti, come si pilotano”, raggiungibili direttamente dalla barra superiore dell’home page. Si tratta di due approfondimenti - corredati da fotografie e schemi tecnici - per conoscere SEGNALAZIONI da vicino queste macchine e la loro storia. SEAPLANE PILOTS Una pagina - per i più timorosi - è interamente dedicata alla sicurezza in volo. Un detto ASSOCIATION diffuso in America, per chi non lo sapesse, è www.seaplanes.org “If you have to have an accident, have it in a Una delle principali associazioni seaplane” (Se devi avere un incidente, cerca di internazionali per piloti di idrovolanti averlo su un idrovolante); e questo perché “se METEOCOMO vola su acqua, l’idrovolante può in qualsiasi www.meteocomo.it caso effettuare un ammaraggio di emergenza, Nella sezione webcam, le immagini quale normale operazione. Se deve atterrare in diretta dall’hangar dell’Aero Club su superficie soffice (erba, sabbia) i danni posComo sono essere limitatissimi o nulli”. La colonna sinistra dell’home page si concenISTITUTO DI STORIA tra invece sull’Aero Club. Qui i visitatori troCONTEMPORANEA veranno tutte le informazioni su quella che è www.isc-como.org/isc ormai una vera e propria istituzione comasca. La storia del Novecento comasco Per i più coraggiosi, nell’area “corsi di pilodagli archivi dell’Istituto Pier Amato taggio” si spiega come ottenere il brevetto di Perretta volo. Non manca ovviamente l’opportunità Hai un sito dedicato a Como, di volare solo per piacere, di fianco a un pilota al Lario e al territorio circostante? “vero”: celebri, in questo senso, le gite aeree Vuoi segnalare un blog ai lettori effettuate a San Valentino e rivolte a fidanzati del MAG? in cerca di un’avventura romantica nel cielo Scrivi una mail all’indirizzo del Lario. Completano il quadro schede tecnavigazionilariane@yahoo.it. 114 mag

niche e fotografie degli idrovolanti attualmente in forza all’Aero Club e dei mezzi storici dismessi dal 1930 a oggi. Molto interessante anche la sezione “Idrovolanti per l’industria del cinema”, che comprende la lista di tutti film in cui sono apparsi mezzi dell’Aero Club Como: si va da “L’aviatore”, con Sergio Castellitto e Anna Valle, alla fiction Rai “Un passo dal cielo”, con Terence Hill. E se gli aeromobili possono essere noleggiati dai registi cinematografici, i privati possono invece affittare l’hangar per feste, compleanni, eventi e convegni. Molto dettagliata è poi la sezione “Storia”, con immagini e documenti che testimoniano la nascita e l’ascesa dell’Aero Club Como nel corso del Novecento. Da visitare anche la pagina “Amici che ci scrivono”: qui vengono raccolte lettere e fotografie provenienti da tutto il mondo, inviate da appassionati di volo che almeno una volta nella vita sono passati dall’hangar comasco. Per avere un assaggio più concreto delle emozioni che si provano in volo, è bene però spostarsi su YouTube. Qui l’Aero Club Como ha una pagina ufficiale (http://www.youtube. com/user/AeroClubComo1930) che contiene video davvero interessanti: c’è un film sull’Aereo Club girato in 16mm nei primi anni sessanta, in cui vengono presentate le attività dell’associazione comasca. Emozionante anche una clip, della durata di un minuto, che ci riporta nel 1930 all’epoca del mitico “Gran Premio dei Laghi” vinto da Roland Garros. Non mancano, infine, filmati più recenti che ci consentono di salire a bordo di un idrovolante per godere di paesaggi mozzafiato.


di BERNARDINO MARINONI

GRANDE SCHERMO

IL LAGO DI CARLO LIZZANI Da “Mussolini, ultimo atto” a Villa Allamel come il luogo dell’eterno ritorno Non poco dello scomparso Carlo Lizzani resta depositato in riva al Lario, a cominciare da “Mussolini, ultimo atto” (1974) che il regista ambientò sulla reale scena degli eventi degli ultimi quattro giorni del Duce superando soprattutto due ostacoli, “l’indifferenza dei produttori per un film rigoroso su quegli avvenimenti” e la “difficoltà di trovare il protagonista”, che poi sarebbe stato Rod Steiger. Durante i sopralluoghi e le riprese del film, Lizzani medesimo ricordava di aver parlato con un paio di autorevoli testimoni, all’epoca ancora viventi, maturando peraltro il convincimento che fosse stato Moretti “a premere il grilletto di quel mitra”. «Alloggiammo - ha scritto il regista - in un albergo a Tremezzo, chiuso d’inverno, quindi tutto per noi» dove si era fatto portare una moviola, così da poter vedere il materiale di “Mussolini, ultimo atto”. E una moviola compare in un’inquadratura, sullo sfondo del lago, di “Luchino Visconti”, il documentario che Lizzani girò nel 1999 facendo tappa anche a Villa Erba dove il regista di “Ludwig”, soggiornando da convalescente nella dimora che era stata della madre, aveva fatto attrezzare una dependance per continuare il lavoro del film così drammaticamente interrotto. Nel documentario, che, insieme a quelli dedicati a Rossellini e a Zavattini, Lizzani considerava “un po’ una continuazione in immagini” della sua “Storia del cinema italiano”, la villa di Cernobbio compare prima come fondale di una foto d’epoca dove Carla Erba è ritratta con i figli bambini, poi percorsa dalla macchina da presa in quegli interni che furono sede di «concerti e spettacoli decisivi per l’educazione musicale di Visconti come uomo di cinema e teatro» nonché luogo dove «si consolida nell’inconscio di Luchino quell’archetipo di famiglia con al centro la figura della madre». Una scenografia niente affatto irrilevante, dunque, nella storia di Visconti, ribadisce il documentario, per quanto le sequenze in riva al Lario - dove il piccolo Luchino trascorse “giorni felici”, per suo espresso riconoscimento - non oltrepassino un minuto di durata dei 61 del film, compreso l’accenno alla moviola, in tempi molto successivi, di cui si è detto. Ma nell’economia del documentario Villa Erba ha un peso specifico indirettamente proporzionale al minutaggio, trovando debita collocazione nell’intensa vita di Luchino Visconti. E confermando anche il legame di Carlo Lizzani con Cernobbio dove nel 1989 aveva anche girato sequenze delle due puntate di un film per la televisione, “La trappola”, non memorabile, ma di accorta utilizzazione del paesaggio lacustre. Cernobbio, infatti, era stata base del set di “Mussolini, ultimo atto”. Nella propria autobiografia il regista l’ha segnalata anche con una curiosa narrazione: “Una sera

nella piazza di Cernobbio giro un’inquadratura che è il massimo della mistificazione mai raggiunta in tanti anni di cinema. Infatti: è notte, ma siccome la breve scena che giro (un primo piano, c’è Lisa Gastoni - Claretta Petacci, ndr - in macchina) si riferisce a un esterno, il breve tratto che compie la macchina è illuminato a giorno, appunto. Siccome il raccordo è con una scena di pioggia, c’è un po’ di pioggia finta. Siccome la macchina, che è una macchina d’epoca, ha il motore che funziona male, è spinta a mano. Siccome anche i tergicristalli a un certo punto s’inceppano, due macchinisti con fili di nylon ai due lati della vettura tirano a destra e a sinistra i tergicristalli movendosi con grazia come due mimi. Insomma, intorno a quel primo piano ci sono venti persone che lavorano per dare l’illusione che sia il primo piano di una macchina in movimento, sotto la pioggia, di giorno”. Non per niente nei titoli di coda di “Luchino Visconti” Cernobbio è tra i destinatari dei ringraziamenti per la “fattiva collaborazione”, così come il cernobbiese Mario Allamel nella cui villa erano stati a suo tempo girati gli interni di “Mussolini, ultimo atto” e al quale Lizzani scrisse una lettera auspicando «di potervi girare ancora altri film» e di «poter ricordare Villa Allamel come il luogo dell’eterno ritorno». Sul lago, va da sé.

IL POLITEAMA DI FRANCO MAINO Ricorderemo l’altrimenti dimenticabile “Aspirante vedovo” di Massimo Venier, rifacimento impari del “Vedovo” di Dino Risi, soltanto perché vi compare - anziano cliente nel negozio di elettrodomestici - l’attore comasco Franco Maino, la cui caratterizzazione è una volta di più impeccabile. La sua presenza sul grande schermo, seppure non di fresca data, ha avuto un deciso incremento e infatti ci sono almeno due film in produzione nei quali lo si vedrà: “La luna su Torino” di Davide Ferrario e “Il capitale umano” di Paolo Virzì dove Maino ha la ventura, salvo errore per la prima volta, di recitare su un set a Como del quale gli si deve dare merito: a Virzì in cerca di un teatro fatiscente fu Franco Maino a segnalare il Politeama come ambientazione della sequenza dove l’attore compare nella parte di un vecchio impresario.

mag 115


di CARLA COLMEGNA

SCAFFALE

c.colmegna@laprovincia.it

LA CARTIERA NEL DESERTO La scelta imprenditoriale di Angelo Moncini in Perù Così è nata la onlus che dà lavoro ai ragazzi di strada «Trovandomi nelle circostanze di poter aiutare, com’è capitato in Perù, perché non farlo? E’ uno dei doveri, tra l’altro piacevole, di ogni uomo, religioso o laico non fa differenza». In questa frase è contenuto tutto lo slancio, la dedizione e l’amore per gli altri di Angelo Moncini che ha scritto il libro “La cartiera nel deserto”. Non si tratta di un vero romanzo, anche se ha tutte le caratteristiche per esserlo, ma di un tomo che spiega come si dovrebbe dare senso alla propria vita una volta finito di lavorare. Moncini l’ha fatto creando una cartiera, nientemeno che un’impresa che dà lavoro a persone che, in Perù dove è impiantata la realtà produttiva, non avrebbero futuro. Vien da sorridere di gratitudine nel leggere la straordinaria avventura dell’imprenditore che, in pensione, non ha pensato nemmeno per un secondo di passare le sue giornate tra una partita di briscola al bar, un pomeriggio nell’orto e un altro a guardare i cantieri dei lavori in corso. La sua avventura nasce da un tavolo, sei sedie e l’impatto fortuito con l’Operazione Mato Grosso. Il resto è storia, vera e tangibile, di poche parole e tanti fogli di carta e bigliettini creati in Perù, a Chimbote, che sono arrivati fino alla residenza dell’ambasciatore italiano. Leggere il libro di Moncini fa venir voglia di alzarsi e di fare, di dare un domani a se stessi e agli altri. Si può fare.

L’INTIMA ESSENZA Si chiama “L’intima essenza” e non a caso il libro scritto da Andrea Tavernati, autore di Limido Comasco, che ha raccolto una serie haiku e ha cercato in essi di esprimere l’essenzialità del vivere quotidiano. Il messaggio di Tavernati è un invito a mettere da parte tutto quello che può apparire inutile, o quanto meno superfluo, per trovare l’essenza del proprio vivere. Il tentativo è ambizioso, anche perché la forma stessa degli haiku non è per tutti, serve una capacità non comune di sintesi e di condensazione di alti contenuti in poche parole che, ovviamente, devono essere scelte con la massima cura. Leggere il libro diTavernati può essere un’occasione per confrontarsi con se stessi e con una forma di scrittura che non è magari la più consueta e diffusa. Lo scritto è in forma di ebook. “L’intima essenza” casa editrice EEEBook di Torino ebook 2,99 euro

La cartiera nel deserto Angelo Moncini Progetto Chimbote Carta a mano nelle Ande - Onlus (Disponibile anche sul portale di editoria on demond www.lulu.com)

DA BOB DYLAN A VAN DE SFROOS Giovani e canzoni, canzoni e giovani. Un’andata e ritorno eternamente interessante, come dimostra, solo per citare un mito dell’assioma, la produzione di Vasco Rossi, che in realtà conquista anche gli adulti. Ad ogni modo la relazione giovani-canzoni è il tema del libro dell’autore comasco Angelo Villa. Lo psicoanalista ha riletto, in chiave psicoanalitica, la canzone d’autore in rapporto alla cultura dell’Occidente. Il periodo scelto è quello dagli anni ’60 in avanti. Proprio gli anni ’60 hanno segnato, spiega l’autore, il momento del riconoscimento del ruolo dei giovani nella società. Temi e brani musicali si intrecciano in un disegno socio-psicologico.

“Pink Freud. Psicoanalisi della canzone d’autore da Bob Dylan a Van De Sfroos” Angelo Villa Mimesi Edizioni, 286 pag., 20 euro

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di MARINELLA MERONI

ANIMALI

MASCHI A RISCHIO PER I PESTICIDI Difficoltà riproduttive per l’inquinamento e gli agenti chimici usati in agricoltura Che l’inquinamento sia dannoso per uomini e animali è cosa nota, ma le recenti scoperte scientifiche hanno dimostrato che l’inquinamento ambientale e l’uso di pesticidi in agricoltura provoca gravi danni agli animali e più colpiti sono i maschi delle varie specie. L’organizzazione britannica Chemtrust ha dimostrato che queste sostanze chimiche provocano negli animali di sesso maschile patologie a dir poco sconcertanti: rimpicciolimento degli organi sessuali, riduzione della fertilità, disfunzioni ormonali e un allarmante aumento di casi di ermafroditismo (fenomeno in cui un animale presenta sia organi sessuali maschili che femminili). I ricercatori hanno svelato prove inconfutabili, che purtroppo arrivano da tutto il mondo, ad esempio nei fiumi britannici sono stati rinvenuti pesci maschi che hanno sviluppato le uova all’interno dei loro testicoli. Nel Lake Apopka, uno dei più grandi laghi della Florida alcune rane e salamandre hanno iniziato a sviluppare una gamba di troppo, e si verificano rane rospo ermafrodite, sono i maschi che lo diventano nelle zone maggiormente contaminate da pesticidi usati in agricoltura. Anche gli alligatori che vivono in queste aree esposte a sostanze chimiche tossiche hanno difficoltà riproduttive, peni più piccoli e un minor livello di testosterone. A Gladstone, una delle città più industrializzate dell’Australia, oltre il 20% dei rospi della canna presentano gravi anomalie dovute agli scarichi chimici nell’acqua o all’ inquinamento atmosferico. Sono stati rinvenuti rospi mutanti, alcuni con una terza zampa anteriore che cresce dal busto, altri con otto dita invece di quattro o senza occhi. Stessi problemi anche per lontre, topi, beluga (mammifero acquatico) e orche canadesi, letteralmente avvelenati dai famigerati policlorobifenili prodotti dall’uomo. Il caso più eclatante è la scoperta al polo nord, di orsi bianchi che presentano contemporaneamente organi genitali maschili e femminili. I policlorobifenili sono sostanze chimiche tra le più inquinanti e persistenti nell’ambiente per la scarsa solubilità in acqua e resistenza alla degradazione, creando fenomeni di bioaccumulo lungo la catena alimentare con dannosi rischi alla salute animale e umana. Dichiara Robert Lawrence, professore pluripremiato di scienze ambientali della scuola Salute Pubblica Johns Hopkins Bloomberg(Usa) «Molti di questi composti chimici agiscono come deboli estrogeni, per questo colpiscono particolarmente i maschi di animali e umani in via di sviluppo, e la cosa fa paura, molta paura». Spiega Gianfranco Bologna del WWF Italia «L’Artico sta diventando una discarica chimica, a dimostrarlo le disfunzioni del metabolismo, fertilità, funzioni neurologiche, e anche degli impulsi sessuali degli animali che vivono al Polo Nord. I risultati sono da far accapponare la pelle: orsi polari avvelenati con sostanze usate negli elettrodomestici, cadaveri di beluga talmente contaminati da essere smaltiti come rifiuti tossici, e intere specie a serio rischio di estinzione». La scienza ha inoltre scoperto che molti insetticidi usati nelle case sono nocivi per gli animali da compagnia, addirittura che l’esposizione a certi insetticidi usati in ambiente domestico sia la diretta responsabile di un’ aumentata insorgenza di cancro alla vescica dei cani. Forse dovremmo rispettare di più la natura, l’ambiente e gli animali… ne va’ della nostra salute!

mag 119


I CONSIGLI DELLO CHEF

ALL’OSTERIA DEL GALLO La passione di Giuseppe De Toma. Nel cuore della città murata la cucina cambia con le stagioni La trattoria storica di Como è stata rilevata da Giuseppe De Toma nel 1982 e con l’aiuto della moglie ha iniziato l’attività di Osteria (ai tempi l’osteria si chiamava Trani) e, oltre alla vendita di vini si è affiancata la ristorazione condotta dalla figlia Silvia che propone cucina casalinga. La familiarità e i buoni ingredienti selezionati sono alla base della tipicità dell’Osteria del Gallo dove i menù, variati giornalmente, sono accompagnati da vini scelti da papà Giuseppe, forte dell’esperienza di una vita in questo campo. La particolarità dell’Osteria del Gallo è che tutti i giorni il menù cambia rispettando la stagionalità dei prodotti e alternando piatti della cucina tradizionale italiana. Si va da una scodella di minestrone ai passatelli in brodo, pasta e fagioli, zuppa di ceci o di lenticchie o di cipolle e creme di verdure, paccheri proposti ripieni in diversi modi, lasagne anche vegetariane,gnocchi,quindi non possono mancare i pizzoccheri con formaggi d’alpe e sempre è benvenuto un piatto di “brisaola santa” (al naturale) di macelleria di Chiavenna. I secondi variano da un bollito misto, agli stinchi di maiale, coppa arrosto, carrè di vitello e arrostini di pollo, ma la regina resta sempre la polenta con i suoi umidi tipici della cucina lombarda. Il pesce di lago viene proposto unicamente fresco di giornata quando il “nostro pescatore Danilo” lo pesca. Per restare su piatti non impegnativi sopratutto

per il mezzogiorno, offriamo torte salate e come contorno verdure cotte a vapore rigorosamente di stagione. Lo strudel di mele, la torta linzer, le crostate e il tortino di cioccolato sono i dolci fatti da Silvia tra i più richiesti. I fine pasto: Piz, amaro Cardinello - Madesimo e Alpenrose (elisir di grappa con miele di rododendro di Madesimo) La più grande soddisfazione dell’attività di Giuseppe De Toma «È quella di vivere in un ambiente semplice da osteria , e poter off rire al cliente un piatto di cortesia, certo di interpretare lo spirito della nuova Associzione Artigiani in cucina».

RAGU’ PUGLIESE INGREDIENTI Pasta zita spezzata sugo di pomodoro fette di vitellone lardo pecorino romano grattuggiato prezzemolo aglio

PREPARAZIONE: Preparate un battuto di lardo, aglio, prezzemolo e pecorino. Disponete un piccolo strato di questo battuto sulle fette di carne e arrotolate formando degli involtini. Cuocete lentamente ma a lungo la carne in un sugo saporito precedentemente preparato. Condite la pasta con il sugo di cottura e gli involtini che devono essere molto morbidi, pecorino e prezzemolo.

GNOCCHI DI ZUCCA INGREDIENTI 1Kg zucca mantovana pulita 1 uovo 80gr. Farina burro q.b. Parmigiano reggiano salvia pepe nero 120 mag

PREPARAZIONE: cuocere la zucca a vapore, schiacciarla aggiungere l’uovo e la farina. Una volta ottenuto un impasto morbido formare delle quenelle e tuffarle in acqua bollente salata. Una volta a galla condire con Parmigiano, burro dorato, salvia e una bella macinata di pepe nero.

Essendo una ricetta della nonna impossibile sapere le dosi esatte, è bene che ognuno calibri gli ingredienti secondo il suo gusto!


IL BELLO DELLA SALUTE di TIZIANO TESTORI Tiziano Testori, Docente Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria, Università degli Studi di Milano, www.tizianotestori.eu Francesca Bianchi, Laureata in Odontoiatria e Protesi Dentaria, Docente presso il Corso di Alta Formazione in Implantologia Orale IRCSS Istituto Ortopedico Galeazzi Università degli Studi di Milano

COMBATTERELA CARIE NEL PAZIENTE ANZIANO È essenziale eseguire una scrupolosa igiene orale domiciliare Assolutamente da evitare il consumo di caramelle zuccherate A differenza di alcuni decenni fa, e grazie al miglioramento della prevenzione, molti pazienti raggiungono la terza età con ancora numerosi elementi dentali. Il paziente anziano, tuttavia, spesso va incontro a processi cariosi ai quali non era stato soggetto in precedenza e si trova a dover aff rontare cure conservative talvolta complesse per mantenere i propri denti. Come mai pazienti che in età adulta hanno avuto poche carie, o non ne hanno avute aff atto, diventano soggetti a lesioni cariose a volte nel giro di poco tempo?

Una delle cause della maggior incidenza di carie nel paziente anziano è la xerostomia (secchezza della bocca, determinata dalla riduzione della salivazione) che si può manifestare come normale parte del processo di invecchiamento o, più spesso, come eff etto secondario di farmaci frequentemente assunti nella terza età, compresi quelli per l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’asma e le allergie, oltre agli analgesici, agli antidepressivi ed ai farmaci per la terapia del morbo di Parkinson. La saliva ha un ruolo importantissimo nella prevenzione della carie perché è in grado di tamponare gli acidi del cavo orale e di rimineralizzare le superfici dentali. Nel caso di xerostomia, pertanto, si riducono i meccanismi che contrastano l’iniziazione della carie. 122 mag

Le radici dentali, più facilmente esposte nell’anziano a causa della recessione gengivale o della malattia parodontale, sono particolarmente soggette a carie nella terza età. È essenziale eseguire una scrupolosa igiene orale domiciliare implementata, secondo le indicazioni dell’igienista dentale, dall’utilizzo di fluoro sotto forma di dentifricio, gel o collutorio. Dovrebbe invece essere bandito il consumo di caramelle zuccherate, che talvolta i pazienti si abituano ad utilizzare proprio per contrastare la secchezza del cavo orale. Controlli più frequenti dall’odontoiatra o dall’igienista dentale, poi, permettono di intercettare lesioni cariose nella fase iniziale, prima che queste diventino difficili se non impossibili da trattare in maniera conservativa. Nei pazienti molto anziani che presentano una riduzione importante della manualità o della vista è inoltre indicata l’assistenza da parte di un’altra persona nello svolgimento delle manovre di igiene orale per evitare di incorrere in patologie dentali che non solo potrebbero provocare dolore, ma anche compromettere in maniera irrimediabile il mantenimento di elementi dentali importantissimi per una corretta alimentazione.


IL BELLO DELLA SALUTE di FRANCO BRENNA Medico Chirurgo, Specialista in Odontostomatologia. Professore a Contratto presso l’Università degli Studi dell’Insubria. Libero Professionista in Como, francobrenna@frabre.it

DENTISTA LOW COST? MA A CHE COST? Il rischio delle “sirene incantatrici” e l’importanza della professionalità Abbiamo ripetuto più volte che il dentista non è caro, è costoso. Tutta la medicina è costosa, gli ospedali sono costosi, i farmaci sono costosi così come sono costose le relative cure. Se non vogliamo spendere dovremmo stare sempre in salute e… saper prevenire. Negli Stati moderni ad alto impatto etico sociale la sanità pubblica provvede alla salute dei propri cittadini con una serie di provvedimenti che permettono agli stessi di ottenere cure senza - direttamente - metter mano al proprio portafogli. Per l’Odontoiatria si stanno facendo dei tentativi ma siamo ancora un po’ lontani. Quindi, se non vogliamo dare soldi al dentista, non dovremmo avere carie e malattie a carico di gengive ed ossa di supporto, dovremmo avere tutti o quasi i denti in bocca e sperare di mantenerli sani e funzionanti per tanto, tanto tempo. Se non vogliamo dare soldi al dentista, mi ripeto, dovremmo attuare la vera prevenzione. Questa è l’Odontoiatria Low Cost. Mantenere l’igiene della propria bocca attraverso l’impiego di spazzolini appropriati due/tre volte al giorno, impiegare nei giusti modi il fi lo interdentale e gli scovolini, recarsi dal dentista per i controlli e l’Igiene Orale Professionale due volte l’anno. Dai sei ai cent’anni. Per tutta la vita. Modelli comportamentali come quelli citati hanno dimostrato che il paziente non si ammala o se si ammala sono cose di poco conto, e di poco costo. Ma se questa idilliaca situazione non si verifica? Se abbiamo vecchie dentiere che devono essere sostituite, se i nostri denti sono bucati come dei colabrodo, se ballano e non masticano più? E con un portafoglio ormai alla frutta? Ecco, in questi casi l’odontoiatria pubblica dovrebbe poterci mettere una pezza, dovrebbe poter garantire le cure e, se non i sorrisi, almeno la funzione unita alla remissione della malattia. Purtroppo, come dicevo poco sopra, i tentativi proposti dal sociale si sono rivelati non sufficienti alla grande domanda. E allora? Bacchetta magica! Pronti con l’Odontoiatria Low Cost, la lotta all’ultima offerta. Compri due, paghi uno! La rateizzazione, il fi nanziamento, il viaggio in Polonia: vodka compresa. Ma, a che Cost? Dobbiamo stare molto attenti, cari amici. Come avviene al supermercato, spesso ma non sempre, ci ritroviamo soli a dover scegliere; soli nel senso che viene meno quel rapporto di fiducia e di affidamento che abbiamo abitualmente con il nostro punto di riferimento, nel nostro specifico l’Odontoiatra di fiducia. Quella faccia, quelle mani, quella memoria che da sempre conoscono

pregi e difetti (anche della nostra situazione economica) e che, in qualsiasi situazione, ci possono essere davvero d’aiuto. La spersonalizzazione del sistema sanitario, sia a livello dentale che generale, ha purtroppo vanificato questo importante aspetto in nome della super specializzazione piuttosto che della comodità o del prezzo. Sono situazioni da conoscere e valutare con attenzione. Il pianeta odontoiatrico in particolare sta subendo sovvertimenti radicali ed inimmaginabili fi no a pochi anni or sono. Quali suggerimenti dare? Fondamentale l’ impegno da parte di noi dentisti nel saper interpretare una rivoluzione in atto cercando di mantener fede ai corretti dettami acquisiti in passato adattandoli alle nuove esigenze della popolazione. Attenzione massima, da parte di voi utenti, nel valutare, con tutti i mezzi messi a disposizione dalle tecnologie, pregi e difetti di una branca specialistica estremamente raffi nata ma dalle mille insidie. Ad ogni buon conto non si sbaglierà mai se si starà lontani dalle “sirene incantatrici” per affidarsi, anche in situazioni più economiche, a persone che sappiano dimostrare serietà, educazione e competenze professionali rifuggendo il più possibile dal mercato del “compro due pago uno” o del viaggio della speranza. Anche per non correre il pericolo, una volta tornati a casa, di dire: “E adesso, chi mi garantisce la cura?”.

mag 123


IL BELLO DELLA SALUTE di EUGENIO GANDOLFI specialista in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica a Como e Chiasso - www. eugeniogandolfi.com 0039.031.303003 (dall’Italia) 0041916826262 (dalla Svizzera)

L’ESTETICA CON LA GARANZIA DELLA MEDICINA Un luogo raccolto, una piccola oasi di accudimento, dedicata al benessere e all’estetica con qualcosa in più: la garanzia della competenza e della sicurezza che proviene dal far parte integrante di un centro all’avanguardia nella medicina estetica. Vi sto parlando della spa che arricchisce l’offerta di Academia Day Clinic il “Centro per la Salute del Benessere e della Bellezza” che abbiamo creato a Chiasso, a duecento metri dal confine con l’Italia. Con la guida esperta della nostra responsabile dell’Estetica Filina Di Stefano, ma sotto il mantello protettivo e rassicurante dell’équipe medica di cui sono responsabile con il dottor Riccardo Forte, medico chirurgo specialista in medicina estetica, la spa di Academia Day Clinic, propone un’estetica che viene portata avanti con una supervisione di tipo medico. Cosa significa? Innanzi tutto che le tecniche e metodologie che caratterizzano un grande centro estetico, qui si trovano potenziate e vengono somministrate con maggiore sicurezza. Alcune in particolare – la radiofrequenza rigenerante per il viso e per il corpo, la cavitazione per la riduzione del tessuto adiposo, la microdermoabrasione per ridurre i segni dell’acne e restituire alla pelle elasticità e luminosità, lo smooth shape, ideale contro la cellulite – sono veri e propri trattamenti medici, effettuati con apparecchiature medicali sottoposte all’approvazione delle autorità preposte (come, per esempio la Food and Drugs Administration negli Stati Uniti d’America). Nella maggior parte dei centri estetici “solo estetici”, queste macchine possono essere utilizzate sono in una versione depotenziata, proprio perché si trovano al di fuori di un contesto medico. In Academia Day Clinic, invece, potete trovarle al massimo dell’efficacia, utilizzate nell’ambito medico con grande competenza e capacità e con tutta la sicurezza che proviene dal fatto di trovarsi all’interno di una struttura sanitaria. Un altro elemento che differenzia la nostra spa dagli altri centri, sono i cosmetici che vengono utilizzati e consigliati. Si tratta in gran parte di cosmetici preparati da laboratori di fama internazionale su nostre ricette esclusive, veri e propri cosmeceutici, ossia cosmeticifarmaceutici che offrono efficacia e sicurezza che davvero non sono paragonabili con i preparati solitamente in commercio. Oltre alla linea di prodotti che potrete trovare subito a vostra disposizione, presso il nostro centro potrete ottenere ,grazie ad una sofisticata attrezzatura digitale ,una “carta di identità” della vostra pelle che servirà poi per la preparazione di cosmeceutici personalizzati, preparati esclusivamente per voi e per le vostre esigenze. L’altra differenza sostanziale è che presso il nostro centro troverete tutti i trattamenti viso e corpo (dalla pulizia al trattamento esfoliante, dai massaggi alla LPG), mani e piedi, e inoltre l’epilazione, il trucco

permanente e le tinture permanenti per ciglia e sopracciglia, ma vi accorgerete che tutto viene fatto con uno sguardo particolare alla salute e al benessere complessivo della persona. E tra l’altro, proprio il fatto di essere integrata in una struttura sanitaria, permette alla nostra spa di affrontare ,grazie al personale medico , anche trattamenti estetici in situazioni patologiche che altrimenti non sarebbero possibili – come per esempio l’epilazione su pelli particolarmente delicate o con problemi tipo la follicolite o la cura di unghie problematiche. In sostanza, la spa di Academia Day Clinic può essere il coronamento di un percorso più complesso che comprende la medicina antiaging e rigenerativa, la medicina estetica e la chirurgia estetica, oppure il momento ideale per accostarsi a una grande clinica e prendere in considerazione un approccio medico alle grandi questioni della bellezza e del suo mantenimento, collegate sempre alla salute e la benessere. Ma anche, semplicemente, un regalo che decidete di farvi, quella pausa di coccole e di gratificazione che sicuramente vi meritate e che vi potrete concedere nel vostro esclusivo “Centro per la Salute del Benessere e della Bellezza”. A presto!

• Per ogni informazione, contattatemi s www.eugeniogandolfi.com • Approfondimenti www.eugeniogandolfi.com/mag/novembre2013

mag 125


LE STELLE DI COMO ARIETE 21 MARZO  20 APRILE Urano è presenza importante (voglia di rinnovamento, idee innovative) ma solo a combattere con quadrature impegnative (Giove e Venere). I discorsi si fanno delicati e il rischio di sbagliare le parole è consistente soprattutto se in momenti poco opportuni. Anche il vostro Marte non è amico fino in fondo lasciandovi vincenti nel campo degli affari dove la situazione finanziaria potrebbe migliorare ma non tanto da invogliarvi a rischiare invece molto, molto relax. Nel complesso è un mese sereno per salute e energia con l’unico squilibrio che riguarda l’alimentazione troppo in alternanza tra abbuffate e quasi digiuno. Il fisico accusa eccessi e carenze.

TORO 21 APRILE - 20 MAGGIO Novembre indimenticabile: Giove in sestile, Venere e Marte in trigono, un nemico in Mercurio opposto a Saturno. Comunque per l’amore è il mese più brillante dell’anno. Venere e Marte insieme regalano tenerezza e sensualità, gesti romantici, intimità focosa. Verranno messi in cantiere possibilità mai considerate come una convivenza, la data delle nozze o la nascita di un figlio. Non avrete paura di nulla in campo sentimentale. Anche le attività lavorative avranno beneficio con la soluzione di problemi rimandati mentre è meglio accantonare nuove iniziative (Mercurio in opposizione). Il pianeta “veloce” creerà tensioni sui ritmi del sonno ma si potrà scaricare la tensione con energie da spendere nella disciplina preferita tanto da raggiungere risultati da trofeo. Tonici e fisicamente piacevoli con la complicità di Venere.

GEMELLI 21 MAGGIO - 21 GIUGNO Il cielo è un po’ nuvoloso: niente di bello con troppe quadrature: Marte e Nettuno. Dal 6/11 Venere invita alla trasgressione insegnandovi rituali che non vi appartengono anche se Marte vi contrasterà togliendovi molte energie. Sarebbe meglio coinvolgere il partner in un interesse artistico con progetti nuovi e novità coinvolgenti. Potrebbe anche essere un viaggio o un percorso spirituale evitando così una quotidianità noiosa. Il rapporto va rinnovato e voi potete farlo e non vi pentirete. Sul lavoro saprete analizzare nel profondo ciò che non va pianificando il futuro ed avendo apprezzamenti per questo. La quadratura di Marte non vi concede un eccesso di energia con possibilità di infiammazioni muscolari suggerendo perciò di rimandare sport e attività fisiche a tempi migliori. Regalati molto, molto relax.

CANCRO 22 GIUGNO - 22 LUGLIO Ricca messe di amici nel tuo cielo con Marte in trigono, Mercurio, Sole, Giove e Saturno con la sola discordanza di Venere che renderà i tuoi rapporti col partner ruvidi come carta vetrata. Non basterà a mettere a repentaglio un legame collaudato ma intristirà l’autunno reso peggiore dalla gelosia e dall’ insofferenza. Sarà possibile riorganizzare il tuo ambiente di lavoro pianificando l’attività e rendendola più remunerativa. Il periodo si prospetta utile a concretizzare nuove iniziative molto pragmatiche e gratificanti. Evita le manie di grandezza perché Urano impedirebbe la loro realizzazione. Siete di umore invogliante, ricchi di energie e intuizioni desiderosi di vita mondana, viaggi, hobby. Attenzione solo ai malanni di stagione per Saturno in agguato. Curatevi con rimedi naturali e fate attenzione agli abiti e agli sbalzi di temperatura.

LEONE 23 LUGLIO - 23 AGOSTO Solo verso la fine del mese compare in aiuto un bel Sole mentre troppo veloce è la presenza di Venere che passa come una meteora lasciandoti i suoi doni che poi fuggono via. In quadratura abbiamo anche Mercurio e Saturno che si incaricano di farvi apparire scontroso e inavvicinabile anche sul lavoro. Ciò nonostante continuerete ad avere un’ottima intesa intellettuale col partner con cui però dovrete evitare discorsi pericolosi per la vostra intesa poiché Mercurio dissonante non soccorre. Avrete ostacoli e ritardi sul lavoro dove i nervi saranno messi a dura prova ma Urano vi permetterà di essere forti contro ogni inciampo obbligandovi ad essere molto vigili per non cadere in errore. Controllate molto le spese perché un Giove mal disposto è in agguato. Non brillate di eccessive energie e il segreto per stare bene in questo mese è legato molto al riposo che saprete concedervi coltivando buone letture e musica mentre rivedete i programmi futuri.

VERGINE 24 AGOSTO - 22 SETTEMBRE Buona disponibilità astrale con Sole, Mercurio, Giove e Saturno e l’aggiunta di Marte mentre pochi sono gli aspetti negativi. In voi c’è un miscuglio di sentimento e sensualità che vi rende perfetti nel rapporto amoroso tanto da far rinnovare promesse già fatte o dichiararne di nuove. Il quadro suggerisce di mettere in cantiere progetti che si erano rimandati. Fase positiva anche per gli affari dove non vi saranno novità eclatanti ma un deciso assestamento di incertezze. Non mancheranno le gratificazioni con ottimi rapporti collegiali. Buono l’entusiasmo, carica l’energia, piacevole lo stato generale per cui ogni malessere sarà di breve durata e intensità. Neanche la pioggerella autunnale vi ferma dal camminare e dal movimento.

126 mag

BILANCIA 23 SETTEMBRE - 22 OTTOBRE Vi sentite gli orfani dello zodiaco e ne avete ben donde: pochi pianeti presenti e tutti opposti con pesanti ripercussioni sullo stato generale con incomprensioni per la gestione dei soldi di famiglia, con dubbi per la gelosia nei confronti del partner, fino alla considerazione che il vostro sia un menage ormai logoro e farvi credere ipotizzabile una necessaria evasione. Scelta peggiore non potrebbe esserci poiché sta in voi questo stato di disagio immotivato. Persino nell’attività giornaliera le difficoltà non vi abbandonano con sgambetti e tiri mancini di avversari, problemi burocratici rallentamenti e rimandi per cui dovrete ricordare che la costanza e la perseveranza servono soprattutto quando la fortuna non assiste. I consigli per un periodo così impegnativo sono legati alle poche energie che non permettono né palestre né altri sport di qualsiasi genere anche perché neppure la psiche è carica e vogliosa. Evitate di lasciarvi prendere dalla depressione e attendete il passaggio della bufera.

SCORPIONE 23 OTTOBRE - 22 NOVEMBRE Ecco qui invece chi è protetto dalla luce degli astri: Venere, Marte, Giove, Mercurio, Sole, Saturno e opposti? Nessuno. Ciò significa essere padroni delle azioni anche le più arrischiate senza dubbi né incertezze sicuri della riuscita. Entusiasmo nella coppia, mancanza di gelosia o ripensamenti, diplomazia e saggezza nelle contese ricucitura di eventuali strappi o incomprensioni. Giove regala avvedutezza e ingegno, Mercurio non vi lascerà senza perspicacia, mentre la forza di Marte e il pragmatismo di Saturno completeranno l’opera. Se ti si presenterà il dubbio potrai anche rischiare investimenti solo se ben sicuro della loro solidità. La vita mondana con lo sport e molte altre attività renderanno il mese ricco di impegni vivaci e gratificanti con amici: serate interessanti di impegni e compagnia.

SAGITTARIO 23 NOVEMBRE - 21 DICEMBRE In confronto Urano, Venere e Sole sembrano briciole se paragonate alla ricchezza da Creso dello Scorpione anche se sono tre pianeti di tutto rispetto. In opposizione troviamo Marte e questo rende meno lineare il cielo del Sagittario. Il tallone d’Achille della coppia sarà la gelosia che renderà logoro il rapporto influendo negativamente nell’intimo e inaridendo la routine. Basterebbe anche solo una parolina dolce o un piccolo dono. Sul lavoro vi è assenza di concentrazione, nonostante le idee ingegnose che metterete in cantiere ma poi abbandonare subito. Ugualmente non confidate nella vostra capacità di gestire le finanze perché potreste peccare di troppo ottimismo. Periodo di apatia e stanchezza sono i regali di Marte in opposizione mentre il quadro nel suo complesso suggerisce attenzione ai primi malanni di stagione anche se tutto è molto legato al fattore psicologico, persino la facilità con cui ci si ammala. Rilassati e riprendi la tua solita carica di forza.

CAPRICORNO 22 DICEMBRE - 20 GENNAIO Buona presenza di Saturno e Marte con Venere e più tardi Mercurio e Sole con l’unica opposizione di Giove. Sapete già che la presenza di Venere e Marte instaura una vitalità scatenata, rapporti affettivi brillanti e carichi di sensualità con feeling intellettuale costruttivo e appagante: l’unico pericolo è di diventare soffocante per premure e attenzioni. Ottimi spunti professionali con opportunità nuove e Mercurio vi suggerirà nuove strategie di marketing che diverranno redditizie in futuro. Mese ricco in molti campi senza cadute di tono grazie ai pianeti che vi regalano energia a iosa e gratificano il vostro egocentrismo tra i più notevoli nello zodiaco.

ACQUARIO 21 GENNAIO - 19 FEBBRAIO L’aspetto notevole ma non piacevole del mese è la poca presenza di pianeti amici nel cielo ma soprattutto con un Mercurio e un Saturno opposti che vi rendono dubbiosi e incerti, carenti di decisionalità con l’abbandono di raziocinio e sicurezza. Così dubbi sul rapporto col partner, elucubrazioni su parole o azioni del compagno, ripensamenti e tristezze inutili e dannose. Naturalmente un’atmosfera così lugubre si riflette anche nella vita lavorativa già ricca di rischi e intoppi. Il lavoro assume tinte fosche nonostante Urano addolcisca la pillola senza pretendere che questo possa diventare il mese delle grandi novità o dei guadagni ingenti. Per fortuna la tensione nervosa è in calo e migliora lo stato soprattutto psicologico anche se l’umore non sarà ancora al top potrebbe giovare il contatto con la natura: raccogliere castagne o camminate nei boschi.

PESCI 20 FEBBRAIO - 20 MARZO Ricca messe per voi che sognate molto e che questo mese vi trovate i doni di Venere, Mercurio, Giove, Saturno anche se il vostro Nettuno con l’unico nemico nella figura di Marte. Siete affettivi e intellettualmente disponibili soprattutto col partner ma anche con amici tanto da poter affrontare sia con l’uno sia con gli altri argomenti che avete sempre considerato tabù. La spontaneità e la fantasia sono vostre peculiarità e vi permetteranno di chiarire molte cose. Circostanze ottimali facilitano il lavoro sia nelle trattative d’affari sia nella routine. Apprezzamenti ed elogi non mancheranno. Attività d’ogni genere: culturali, vita mondana, gite, viaggi ma a metà mese ci sarà un calo sensibile e dovrete fare attenzione ai piccoli incidenti che la contrarietà di Marte renderà facili.


Gli aforismi del mese di Federico Roncoroni

Dio e gli dèi / 1 Dio cos’è? Niente altro che il tutto. Pindaro

I doni degli dèi nessuno può sceglierseli. Omero

Nessuno può sorprendere i pensieri di Dio. Eschilo

Per un bene due mali agli uomini danno gli dèi. Gli sciocchi non accettano questo e si ribellano; i buoni, invece, si adattano, paghi di quell’unico bene. Pindaro

Degli dèi tutti gli uomini prima o poi hanno bisogno. Omero Una sola cosa non può fare nemmeno Dio: disfare il passato. Agatone

Non cercare di sapere, interrogando le stelle, che cosa Dio ha in mente di fare: quello che decide su di te, lo decide sempre senza di te. Distici di Catone Gli dèi sono più forti degli uomini. Omero

Ciò che è lecito a Giove non è lecito a un bove. Massima medioevale E’ stolto chiedere agli dèi le cose che possiamo procurarci da soli. Epicuro

Non tutto va come vorremmo: più forti dei mortali sono gli dèi immortali. Teognide

Dio creò l’uomo a sua immagine: vuol dire probabilmente che l’uomo creò Dio secondo la sua immagine. Georg Christoph Lichtenberg

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LAST MINUTE

di FRANCESCO ANGELINI

ATTENTI AL LUCA Il Pd comasco ha rinnovato i vertici confermando la segretaria Savina Marelli, in quota Cuperlo ma votata anche dai renziani. Il vero leader però resta il consigliere regionale Gaffuri, passato dalla parte del sindaco di Firenze Attenti al Luca. Inteso come Gaffuri. Ad oggi è l’esponente politico più in vista della Provincia di Como. Consigliere regionale sia pure di minoranza rappresenta però quella che è diventata (pro tempore?) la prima forza politica del territorio: il Pd, come dimostrano i risultati delle due ultime due consultazioni elettorali per le amministrative e le politiche. Gaffuri è da poco salito sull’ampio carro di Renzi, dopo aver parteggiato per Bersani nelle precedenti primarie del Pd. Di fatto rappresenta il partito con una serie di prese di posizione ufficiali e non su gran parte delle questioni del territorio. Eppure Gaffuri, anche questa volta, non ricopre la carica di segretario provinciale del Pd, ruolo in cui è stata confermata Savina Marelli, anche se (non ce ne voglia), pochi sanno che lo riveste. Perché ogni volta che parla il partito democratico lo fa con la voce di Gaffuri. Prima peraltro i due, la Marelli e il consigliere regionale, stavano nella stessa componente. Adesso no. Perché la segretaria è segnalata in quota Cuperlo, anche se la sua riconferma è avvenuta in maniera unitaria. Comunque il congresso, come peraltro è capitato in molte altre realtà provinciali, è stato formalmente vinto dalla componente dell’avversario del sindaco di Firenze nella corsa alla guida del partito nazionale. Una situazione un po’ paradossale se si vuole. Con una segretaria sulla corta cuperliana ma poco esposta dal punto di vista mediatico e un esponente politico che al contrario sui media ci sta spesso ora, vicino a Renzi. Vai a capirlo il Pd. Meglio rinunciarci. Come è difficile comprendere la ragione per cui i nebuolosi equilibri interni o forse la volontà dello stesso interessato abbiamo impedito a Gaffuri di ricoprire il ruolo di segretario. Sarebbe stata la scelta più logica visto il ruolo, l’esperienza e il peso all’interno del partito. E sarebbe stata oltretutto una scelta in linea con le inclinazioni di Renzi sul ruolo politico dei rappresentanti istituzionali. E forse avrebbe costituito un supporto più efficace all’azione della giunta di centrosinistra, guidata da Mario Lucini, che governa il Comune di Como. Non sono pochi, all’interno del Pd, coloro che chiedono un maggior coinvolgimento del partito, in termini di indirizzo, sull’amministrazione comunale. Ma finora sono rimasti inascoltati. Dopo le primarie nazionali, con la vittoria annunciata di Renzi, cambierà qualcosa? Forse sì, specie se il sindaco di Firenze nel Comasco dovesse fare il pienone. Attenti al Luca.

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130 mag



Mag 55 Novembre 2013