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EMOZIONI DI VIAGGIO geo@panint.it

Ringraziamenti In occasione dell’uscita di questa pubblicazione, che documenta sinteticamente i miei viaggi nel 2011 e si conclude con dieci mie foto “storiche”, desidero ringraziare i miei nuovi e cari amici, Marco Mairaghi (Sindaco di Pontassieve) e Alessandro Sarti (Assessore alla Cultura) per aver scelto le mie foto per la prima mostra che si tiene al nuovo Polo Espositivo Casa Rossa. Ringrazio inoltre, l’amico Architetto Guido Spezza che da sempre cura le mie mostre, Antonio De Sio che stampa le mie foto ed ha accettato di accompagnarmi in Etiopia, nella valle dell’Omo.

Progetto grafico, realizzazione e stampa Edizioni Polistampa, Firenze

www.polistampa.com

© 2012 EDIZIONI POLISTAMPA Via Livorno, 8/32 - 50142 Firenze Tel. 055 7378711 (15 linee) info@polistampa.com - www.leonardolibri.com ISBN 978-88-596-1073-1

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Presentazione

Il nostro Comune, che da tempo si distingue per un acuto e generoso percorso nell’arte italiana, testimoniato dalle importanti mostre realizzate, stavolta ha voluto allargare gli orizzonti e proporre una rassegna sui più lontani e sconosciuti luoghi del pianeta. Nulla di meglio dunque che proporre una rara e curiosa mostra di grandi e splendide fotografie, opera del maestro Eugenio Bruschi, che è stato e continua ad essere nella sua lunga vita, oltre che un abile fotografo, un viaggiatore ed esploratore infaticabile e soprattutto un amico. Raccontare un viaggio con le immagini, tracciare una mappa con i volti e i panorami di luoghi lontani, riuscire a fermare nel tempo l’istante di uno scatto, catturare il nostro occhio e narrare una parte di mondo. Tutto questo racchiudono le fotografie di Eugenio Bruschi, in arte Geo che, tra le pareti del rinnovato polo espositivo di Casa Rossa a Pontassieve, presenterà il suo diario nella mostra “Emozioni di Viaggio”. Il suono degli scalpelli degli scultori che hanno inaugurato Casa Rossa lascia, così, il passo ai suoni e colori del mondo evocati dalle immagini di un fotografo sensibile, tenace, intraprendente e generoso che ci restituisce il mondo con originalità e senza retorica. Tutti i soggetti ritratti non lasciano indifferenti lo spettatore, i luoghi e le sfumature che li compongono creano un affresco inedito del nostro pianeta. La natura e l’uomo si uniscono in un percorso non casuale che nasce prima dalla capacità di Geo di documentarsi su un determinato paese e su ciò che lo caratterizza. Dietro gli scatti c’è sì un soggetto, ma c’è anche una storia, l’im-

magine di una cultura, un fenomeno naturale che caratterizza solo ed esclusivamente un determinato luogo. Quando ci parla di sé, tra una sigaretta e l’altra, ci rende partecipi di cosa è accaduto con minuziose sottolineature di avventure, piccoli episodi che riempiono la vita di Geo e di chi lo ascolta, riesce a trasportarti lontano. In ogni suo scatto c’è una storia, perché oltre alla padronanza dell’obiettivo in Geo c’è tanta umana passione: c’è la ricerca dell’inquadratura che nasconde anche il rischio corso; c’è tristezza dietro ai volti dei vecchi, c’è gioia dentro i sorrisi, c’è commozione per l’India di Maria Teresa di Calcutta, c’è Ernest Hemingway che lo accompagna nella folle corsa dei tori di Pamplona, c’è la musica della sua amata chitarra e i ricordi dell’infanzia. C’è tanto da vedere e tanto per farsi incuriosire. Pontassieve ha deciso di ascoltarlo in questa mostra. Ora immergiamoci in queste sensazioni: colori, rumori, il caldo e il freddo, il silenzio e le musiche che si sentono da queste foto danno voce a questa storia, sono proprio un bel regalo per questo luogo, meta di tanti amici che accompagnano Geo nel suo grande viaggio, un viaggio che lo farà sentire un grande sognatore, cittadino del mondo. Marco Mairaghi Sindaco del Comune di Pontassieve Alessandro Sarti Assessore alle politiche culturali del Comune di Pontassieve

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Geo, una vita così Pier Francesco Listri

Lo scritto che leggete qui non è la prefazione al catalogo di una mostra, bensì un ritratto del suo autore, la cui vita e la cui esperienza non è inferiore per curiosità ed interesse alle splendide opere che pure sono ora raccolte presso la Casa Rossa, padiglione che si inaugura per le mostre pontassievesi. Pontassieve ha voluto onorare l’opera complessiva del nostro un po’ più che ottantenne maestro della fotografia. Per tutti Eugenio Bruschi, di nascita e ancor oggi residente in quel di Bagno a Ripoli, è Geo: così infatti lo chiamava suo figlio bambino non riuscendo a pronunciare il nome Eugenio. Questo nome del resto bene si addice a chi ha praticamente viaggiato infaticabilmente per quasi l’intero globo terrestre, riportandone, da oltre mezzo secolo, immagini inedite originali e suggestive. Le fotografie che in buona parte documentano e testimoniano i viaggi compiuti in quest’ultimo anno dall’autore, con l’aggiunta però di un manipolo di grandi fotografie che Geo definisce storiche del suo lungo itinerario fotografico. Questi ultimi viaggi, raccolti in appena 12 mesi comprendono un carnet eccezionale che va dal Madagascar al Borneo, alla Malesia, all’Africa, con una lunga – e qui ben documentata – sosta in Etiopia soprattutto nella lontana e sconosciuta Valle dell’Omo, più le foto scattate in un capodanno in Lapponia.

Geo è un personaggio straordinario dalla vita gremita e ormai da più di mezzo secolo accompagnata dalle sue macchine fotografiche. Viaggia e fotografa non per lavoro o per denaro ma per il gusto di conoscere luoghi nuovi del pianeta e vivere personalmente straordinarie emozioni che poi il suo obbiettivo ferma per sempre. Straordinario dunque il racconto della sua vita, nella quale riesce a passare in meno di un mese da climi a 45 gradi di calore a luoghi dove il termometro segna 25 gradi sotto zero. Viaggiatore in auto, in aereo, in nave, in treno, molto a piedi, alterna alberghi a sette stelle, per qualche meritato riposo, ai più impervi ambienti nelle foreste, sui fiumi gremiti di coccodrilli, ai templi di Budda, alle corride. Ma cominciamo dal fotografo. Credo che cominciasse con una Leica, cui poi si aggiunse una Minolta e una gran quantità di obbiettivi; oggi la sua prediletta è una Nikon D80, accompagnata non di rado da una inseparabile cinepresa. Il suo immenso patrimonio fotografico (solo in 16 giorni in Africa quest’anno ha scattato 3.000 fotografie, serbandone 2.500) può ripartirsi nel gusto dei paesaggi, nella ripresa rubata dei più rari animali del mondo, soprattutto nei ritratti. “I paesaggi – confessa – li fotografo in ogni parte della terra soprattutto all’alba e al tramonto. Degli

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animali, credo di avere ripreso quasi tutte le specie esistenti. Le persone sono il mio forte. Non mi piace fare ritratti in posa. Amo i volti dei vecchi, segnati dal tempo, mi incanta la bellezza degli uomini e delle donne, sia quando porgono i loro sorrisi sia quando si ritraggono diffidenti e impauriti. Le mie compagne sono una grande curiosità, l’amore del rischio, la resistenza alla fatica fisica, e, in molti casi, una grande pazienza: ho aspettato, una volta, venti minuti che un asinello cui era attaccato un carretto, girasse il muso perché lo volevo riprendere così. Per il resto occorre una grande competenza nella luce e nelle inquadrature. In Lapponia era sempre notte e ho dovuto fotografare con 2500 ISO senza flash, che non mi piace usare. Un tempo portavo con me almeno tre macchine e un cavalletto; oggi tendo a sbarazzarmi di attrezzature. Se c’è l’istinto del fotografo, il resto è solo contorno”. Non dice tutto, Geo. Non dice per esempio che c’è una foto in mostra scattata in Lapponia su una motoslitta, durante la notte, sotto una nevicata sbarazzandosi del casco e dei guanti per poter fotografare, insensibile alla temperatura che era oltre 20 gradi sotto zero. Non dice neppure che, per ogni viaggio, si prepara con attente letture – libri di storia, di costume, mappe. Racconta invece che per un certo periodo ha tenuto accurati diari di viaggio. Così ha raccontato di un viaggio in macchina da Firenze a Gerusalemme nel ’64 (lo ha intitolato ‘Un ateo in Terrasanta’). Poi il diario di un viaggio a Capo Nord e anche di uno Firenze-Bombay in auto del lontano ’67. Ora vorrebbe raccogliere quei diari in un libro, che saranno un prezioso supporto alle già splendide rassegne fotografiche.

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Siamo entrati, il lettore ha visto, nel mondo magico dei viaggi di Geo. “In India – racconta – ci sono stato 18 volte… in tredici mesi ho preso l’aereo 49 volte… Firenze non l’ho mai fotografata, l’Europa sì ma non troppo: Parigi e New York sono le mie seconde case… in America ho conosciuto il paese più profondo e più bello con il coast to coast con un camper… in Louisiana ho assistito a grandi festival del jazz… alle cascate del Niagara mi hanno applaudito, sapendo che venivo da Firenze”. Si fa più presto a dire dove Geo non è stato; per esempio in Mongolia (ma già aveva visitato il deserto del Gobi) dove vuole andare nei prossimi mesi per assistere alla festa nazionale di quel paese, che pare sia splendida per i suoi costumi e dove spera – viva i suoi ottant’anni! – di poter andare a caccia con l’aquila e il cavallo. Quando può Geo unisce l’utile al dilettevole. Memore di aver visto, come prima opera a sette anni, il Trovatore di Verdi dove debuttava la grande Fedora Barbieri, correva il 1937, non perde i grandi eventi musicali del mondo, perché gli piacciono. È fedele al Festival di Salisburgo ma non si perita di andare a vedere la Turandot diretta da Zubin Metha a Pechino. Lo ha deluso, invece, a Sidney una Cavalcata delle Valchirie, mal diretta sostiene, pur nella suggestiva e grandiosa struttura, con i suoi archi chiari sulla baia dell’Opera House. In India ha partecipato alla festa di Krisna assistendo, attonito e commosso al fenomeno della levitazione umana da parte di un santone, fra elefanti con le zanne coperte d’oro. Accanto ai grandi fasti religiosi e simbolici Geo ha toccato con mano infinite volte la terribile miseria dei

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paesi più poveri. Ha conosciuto a Calcutta le consorelle di Madre Teresa, porgendo loro un generoso aiuto. In Messico è stato testimone dello straordinario evento del parto delle balene quando, a febbraio-marzo, si avvicinano alle barche e si lasciano accarezzare. Qualche volta gli animali gli hanno giocato brutti scherzi: in Sudafrica ha subito la carica di un branco di elefanti e, su un grande fiume, ha rischiato di finire in bocca ad un coccodrillo. In Congo, per fotografare i Pigmei – che non sono, confessa, il top della bellezza – salì su un monticello ignorando che era un termitaio e dal quale dovette scappare per non essere trapunto da mille formiche. Ma forse la miseria più grave Geo dice di averla incontrata in Etiopia nella valle dell’Omo, suo recente viaggio, dove gli indigeni accettano di farsi fotografare per qualche centesimo di Euro. Accadono a un viaggiatore come Geo, piccoli ma eccezionali casi. Proprio nella valle dell’Omo si era innamorato di uno scudo di pelle di elefante che però la tribù non voleva vendergli, ma lui fece un’offerta di 50 Euro e portò via lo scudo. Qualcuno, che conosceva quel luogo, gli disse: “con quei 50 Euro ha dato da mangiare per un anno all’intero villaggio”. Chi ha la fortuna di osservare le splendide foto di Geo, ascoltando insieme il suo racconto, è come se girasse il mondo sfogliando un’enciclopedia che racconta cose che nelle enciclopedie non ci sono. Per esempio la salita, con 272 scalini, nell’enorme grotta di un tempio Indù presso Kuala Lampur in Malesia. Invece l’alba più bella Geo sostiene che si osserva in Egitto nelle Oasi tra il Nilo e la Libia, nel bianco deserto ricco di calcare. Anche i più bei tramonti sono da quelle par-

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ti. Ad Assuan va all’albergo Old Catarat e sullo scoglio esterno dove c’è un piccolo bar prende l’aperitivo di fronte all’Isola Elefantina. Il sole cala improvvisamente nel deserto ed in un attimo tutte le bianche vele delle feluche che navigano sul Nilo diventano improvvisamente nere. Tralasciando i più periferici viaggi nel Pacifico, come per esempio quello compiuto a Bora Bora, più suggestivo soffermarsi sul campionato del mondo di fuochi d’artificio che Geo ha ripreso a San Sebastian, oppure ai grandi eventi a cui ha potuto prendere parte: per esempio correva l’agosto del ’63 quando nacque il figlio di re Hassan II del Marocco (attualmente sul trono del suo paese). Geo, al ritorno dalla Mauritania, dove era arrivato in macchina da Firenze, si fermò a Rabat da un amico (ex militare della Legione Straniera) che lo invitò a cena con un famoso Caid marocchino e l’ambasciatore italiano. Il Caid invitò Geo e i suoi amici a Corte per prendere parte ai festeggiamenti per la nascita dell’erede al trono. Durante la festa Hassan II si fece raccontare il viaggio che avevano fatto e li invitò per il giorno successivo, affidandoli a un suo dignitario. Parteciparono così alla presentazione dell’erede alla Moschea e nel pomeriggio alla famosa carica a cavallo con spari di fucile, seduti nella tenda accanto a quella del Re. Fu una grande esperienza. Uno degli eventi più amati e frequentati per molti anni da Geo resta senza dubbio la corrida di Spagna. Geo assicura di aver assistito a oltre 400 corride dove ha conosciuto, fino all’amicizia, i maggiori toreri dell’epoca: da Dominguin a Ordonez, Paco Camino, da el Vit e el Cordobles a Diego Puerta. Grazie alla profon-

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da amicizia con lo spagnolo Cano (già fotografo ufficiale di Manolete) Geo ha approfondito, nel corso degli anni, i segreti della tauromachia. “Ho imparato – racconta – a riconoscere dall’angolo che fanno i piedi del torero con le corna del toro, quale passo intende fare… sono stato a pregare prima della corrida col torero nella cappella… ho assistito sempre all’appartado dove si sorteggiano i tori… ho mangiato con tutti gli amici lo stufato con la stessa forchetta… poi il torero gettò la cappa d’oro a mia moglie perché la tenesse sulla balaustra e le ‘brindò’ la morte del toro… Nel 1985 ho pianto la morte di un amico torero (Paquirri)”. Più volte Geo ha anche partecipato a l’encierro, famosa corsa dei tori per le strade di Pamplona, riportando non poche ammaccature. Lì ha conosciuto Hemingway, stava scrivendo articoli per la rivista Life, dai quali è stato tratto il libro Un’estate pericolosa. Fu il celebre scrittore americano a chiedergli le sue impressioni sulla sua ultima avventura pamplonese alla quale aveva assistito, chiedendogli se avesse avuto paura; la risposta fu: “non ne ho avuto il tempo” e questa frase di Geo finì in un articolo di Hemingway su Life. La mostra, dunque: le fotografie e l’arte e le difficoltà per farle così belle. I viaggi poi, tanti da far concorrenza alla Guida Michelin: ma chi è l’uomo Geo così carico di anni di eventi e di scatti? Nacque ottantadue anni fa a Badia a Ripoli, figlio di Gino impiegato di banca che ebbe gravi traversie di lavoro per la sua militanza antifascista. Con lui una sorella minore. Poi la guerra. Con dolcezza ricorda: “mentre io davo l’esame di ammissione alla media mio padre dava l’esame per ragioniere, perché tale non era anco-

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ra”. Poi l’istituto tecnico dove Geo era sempre il primo della classe. “C’erano la parrocchia e la casa del fascio; io andavo in parrocchia”. Nel 1949, al diploma di ragioniere, suo padre gli regalò una vespa usata: fu l’inizio dei viaggi. Andò e tornò da Amburgo in vespa. Nel ’50, per l’Anno Santo, andò a Roma in bicicletta. Sportivo da sempre Geo frequentò la scuola di fioretto, pra-

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ticò il tennis, l’alpinismo e fu anche subacqueo. Ventenne scoprì il mondo femminile al quale confessa di esser sempre stato vicino e devoto con le più svariate avventure. Anche a causa di queste gli fu negata, confessandosi, l’assoluzione, eppure era cresciuto nella fede, buon lettore di Vangeli e di sant’Agostino. “Allora mi venne la voglia – confessa oggi – di dare un calcio

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ad ogni cosa”. Provò a guardare, senza mai cedervi, alla speranza storica del comunismo, tanto da leggersi per intero Il Capitale di Marx. Intanto lo affascinava il credo liberale. Studiò all’università economia e commercio, lavorò per un piccolo periodo in una ditta di tessuti di un cugino. Un amico americano lo introdusse nel mondo dell’avanspettacolo, ma dopo una puntata a Beirut decise che la vita dell’impresario non era adatta per lui. È a quel punto che Geo scopre la sua vocazione all’imprenditoria, tanto da diventare poi, dopo non poche avventure, un imprenditore assai fortunato. Costruì una società con due amici per fabbricare lumi da tavolo e ne diventò socio ma alla fine ne fu liquidato. Allora decise di far la concorrenza all’ex socio e la spuntò. Cominciò a fabbricare lui lumi da tavolo. Ne fornì una grande quantità alla Standa, abbassò i prezzi e scardinò la concorrenza grazie anche al mercato aperto in Francia. Aveva allora meno di trent’anni e lavorava dalle sette del mattino a mezzanotte. La sua ditta si chiamava Bruschi spa. Ma la nuova sede dell’azienda, appena inaugurata, andò sott’acqua con l’alluvione di Firenze. Intanto Geo si è sposato – è il 1959 – con la sua Lalla che purtroppo lo ha lasciato da diversi anni (e da non pochi anni gli è cara e fedele compagna Cristina). Risorto dall’alluvione, la ditta diventa importante e internazionale. Lanciando un particolare lume da cucina a saliscendi, conquista i mercati internazionali e co-

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sì si consolida la sua forza di imprenditore, bravo e attentissimo ai numeri (“c’è della filosofia – dice – anche nei numeri”). Ma l’imprenditore ha anche un risvolto profondo. Capace di accumulare ricchezza, non possiede – confessa – “l’arte di fare il padrone”. Divide difficoltà e successi con i suoi dipendenti, li aiuta, “in sessant’anni – dice con fierezza – ho avuto un solo sciopero”. Oggi, affidata la gestione dell’attuale azienda Pan International in quel di Sambuca, al figlio Stefano, continua come decisivo manager per la parte economico-finanziaria, nella quale è assistito da tre segretarie. Non c’è qui lo spazio per dire ancora tante cose di Geo. Per esempio che amava suonare la chitarra, che è fiero di essere un uomo di numeri e di finanza, che il comune di Bagno a Ripoli gli ha assegnato il Fiorino d’argento, che adora le amicizie, le feste e visitare ancora luoghi nuovi. Nel giardino della sua villa ama ospitare fino a 300 amici per concerti di compleanno. Ha ospitato il grande Bollani e eccezionali solisti provenienti da Londra e da New Orleans. E c’è infine un Geo più intimo e segreto e quello senza aggettivi profondamente toccato dall’intensità spirituale delle religioni orientali e dall’animismo; oggi quest’uomo dai mille viaggi ne ha reintrapreso uno in quel cristianesimo che lo vide ragazzo. Per il resto ha un sogno: “voglio fare un libro fotografando le nuvole”. Questo è Geo, che esporrà le sue foto al nuovo Polo Espositivo a Pontassieve.

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Foto dei viaggi del 2011


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Siamo nella Omo Valley, una delle località più povere e sperdute dell’Africa. Qui si sono percorsi 2500 chilometri di piste, con una cinquantina di guadi e lunghe camminate a piedi. La valle dell’Omo si estende ad est del Sudan, al nord del Kenia e fu scoperta dall’italiano Bottego alla fine dell’800. Cura del fotografo è stata soprattutto di fermare suggestivi paesaggi, volti e figure degli indigeni. Le foto documentano anche originali riti tribali

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Omo Valley - Pastori di capre

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Parco Mago

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e villaggio dell’etnia Mursi

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Parco Mago - Villaggio Mursi

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Pescatori Ganjule che navigano con zattere fatte con quattro tronchi d’albero legati insieme. Succede abbastanza spesso che qualcuno sparisca nelle fauci dei coccodrilli che sono enormi


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Lago Chamo

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Lago Chamo

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Omo Valley - Ritratti

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la pi첫 numerosa e colorata della zona


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Omo Valley - Villaggio Hammer

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Omo Valley - Pastori

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Etnia Hammer - Riti di iniziazione

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Etnia Hammer - Riti di iniziazione

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Etnia Hammer - Salto dei tori

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Etnia Hammer - Salto dei tori

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Etnia Dassonech. Da qui, con barche molto originali, si attraversa il fiume Omo e si approda in Kenia, una traversata particolarmente avventurosa e difficile


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Omorate - Fiume Omo

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Kenia - Nomadi Dassenech

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Kenia - Nomadi Dassenech

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Kenia - Nomadi Dassenech

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Etnia Borana

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Etnia Borana

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Hawassa 56

Mercato del pesce

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Ultimo tramonto in Africa

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Malesia, Borneo 58

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Monte Kinabalu. L’escursione di Geo fino a 2000 metri, è stata considerata un record, data l’età del protagonista


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Malesia, Borneo - Tramonto sul fiume

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Malesia, Borneo

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Malesia, Borneo

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Malesia, Borneo

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Malesia, Borneo - Escursioni nella foresta

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Malesia, Borneo - Primo piano di un Orang Utan

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Malesia, Borneo - Escursioni sui fiumi

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Malesia, Borneo - Tramonto rosso

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Malesia, Mare di Sulu, Isola di Lankayan

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Malesia, Mare di Sulu, Isola di Lankayan

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Malesia, Mare di Sulu, Isola di Lankayan

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Malesia, Mare di Sulu, Isola di Lankayan

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Malesia, Mare di Sulu, Isola di Lankayan

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Capodanno in Lapponia 72


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Capodanno in Lapponia

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Capodanno in Lapponia

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Capodanno in Lapponia

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Capodanno in Lapponia

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Capodanno in Lapponia

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Madagascar 78

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la zona dei baobab

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Madagascar - Il viale dei baobab

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Madagascar, Morondava - Canale di Mozambico

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Madagascar, Morondava - Canale di Mozambico

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Madagascar - L’altipiano

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Madagascar - La palma solitaria

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Madagascar - Attraverso l’Oceano Indiano

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Madagascar - Soggiorno a Nosy Iranja

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Madagascar - Nosy Iranja

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Madagascar - Nosy Iranja

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Madagascar - Panorama dalla porta della capanna

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Madagascar - Tramonto

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Sud Africa 90

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Port Elisabeth, giorno di festa

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Sud Africa - Safari nel Parco Shamwari

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India 92

Benares, sul Gange (1988)

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India

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Rajastan, Udaipur, riposo al tempio (1981)

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Birmania 94

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Affacciati sul mondo (1981)

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Nepal

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Pashupatinath, fedele di Shiwa (1984)

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Vietnam 96

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Il guardiano delle oche (1994)

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Vietnam

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Gioco delle carte (1994)

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Stati Uniti 98

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Tioga Pass, l’albero dietro la roccia (1989)

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Stati Uniti

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Le oche del Maryland (1989)

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Spagna 100

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Siviglia, Reconeador (1981)

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Turchia

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Pamukkale (1994)

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Finito di stampare in Firenze presso la tipografia editrice Polistampa nel mese di marzo 2012


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Geo Bruschi - Emozioni di Viaggio  

Geo Bruschi Emozioni di Viaggio