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È la storia di... Tedoforo è un nome strano, non esiste

nel calendario, e forse è proprio per questo

che il protagonista di questa storia è STRANO.

La Grande Sparizione delle Maestre

Una storia esilarante con una mamma vera e una no. Con un padre che c’era e non c’è più. Con una maestra cattiva e una dirigente che forse cattiva non è. Una stanza della tortura, un bidello un po’ particolare. Questi sono gli ingredienti principali, ma Tedoforo è proprio un pasticcione. Uno di quei ragazzini che qualsiasi cosa facciano combinano un pasticcio, un guaio. Una storia fatta di quotidianità scolastica, ma anche di magie, finte o vere che siano. ERLO SE: QUESTO LIBRO DEVI LEGG

• vai male a scuola e non vorresti • se vai bene a scuola e hai dei compagni che pensi siano di troppo • se ti senti confuso sulla tua famiglia • se sei un pasticcione e combini sempre guai • se...

Subito subito, Maestra Adele si è messa a ridere. Si vedeva che era nervosa, ma rideva. Una cosa un po’ strana. «Maestra Adele dove sei?» ho fatto io «Accidenti è andata via». Sono entrato nel bagno dei maschi e le ho sbattuto la porta in faccia. Tanto lei lì non poteva entrare. «Fai in fretta» ha gridato da fuori. Io niente. Se non c’era più, come facevo a parlarle? Provate voi a parlare con uno che sparisce sotto i vostri occhi. Così ho continuato a fare i fatti miei

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come quando esco dalla classe nella nostra scuola. Io ci metto sempre mezz’ora per andare in bagno, sono lento anche in questo, però almeno quando ritorno in classe un bel pezzo di lavoro non lo devo più fare. «Muoviti» ha detto dopo un po’. Io zitto. «Ted che fai? Ti spicci?» cominciava ad arrabbiarsi. Io adoro far innervosire le maestre, è fantastico vedere come si mettono a sputacchiare tutto intorno quando urlano. Ma questa volta non potevo fare niente perché lei non c’era più. Ho subito capito che Maestra Adele doveva essere diventata un po’ come un fantasma se sentivo la sua voce dire: «Muoviti! Spicciati!» ecc. Io però per fortuna, avendola fatta sparire, non la vedevo più. Alla fine mi sono rotto di stare nel bagno e sono uscito. Lei era furiosa. «Sei un maleducato. Ecco che cosa sei. MUOVITI CHE DOBBIAMO RIENTRARE IN CLASSE».

Io le sono passato davanti guardandomi intorno: «Chissà dov’è Maestra Adele. Se ci fosse potrebbe accompagnarmi in classe che non so dov’è» ho detto ad alta voce e me ne sono andato a girellare un poco per i corridoi per vedere se riuscivo a ritrovar i miei compagni. Lei si è ammutolita. Mi è venuta dietro: «Ehi! Che fai?» mi ha detto. Io non l’ho degnata di uno sguardo, e ho cominciato a bussare a una porta. «CHE COSA FAI?» ha strillato lei. Ho aperto la porta dell’aula, mi sono affacciato e ho chiesto: «Qualcuno ha visto Maestra Adele?». Doveva essere una terza media perché era piena di tipi enormi, giganteschi. Si sono messi tutti e ridere. Allora me ne sono andato sbattendo più forte che potevo la porta. Maestra Adele mi ha preso per un braccio: «ADESSO BASTA CON QUESTI GIOCHETTI» ha detto. Era viola. Io mi sono divincolato urlando con

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tutto il fiato che avevo in gola: «Aiuto! C’è un fantasma che mi tocca. AIUTO!». Maestra Adele è impallidita perché hanno aperto qualche porta delle aule e dei ragazzi si sono affacciati a guardarci. A questo punto me ne sono andato per il corridoio e ho trovato i miei compagni. Entrando, ho chiesto ad Aga: «Hai visto Maestra Adele?». Aga mi ha guardato come se avesse davanti il più grosso deficiente del mondo e mi ha detto: «Girati, è dietro di te» Io mi sono girato. Non ho visto nessuno e le ho risposto: «Dove? Qui non c’è nessuno» Devo averlo detto un po’ forte perché tutti si sono voltati verso di me. Aga mi ha guardato strano poi si è avvicinata e mi ha sussurrato: «È una specie di gioco?» «Maestra Adele. Maestra Adeleeee» mi sono messo a chiamare, gridando fortissimo, mentre la maestra era sempre più confusa e l’altra, la maestra Crucitti la guardava con una faccia che sembrava un enorme punto interrogativo.

A questo punto Aga ha cominciato anche lei a chiamare «Maestra Adele, Maestra Adele» ridendo e tutti i miei compagni si sono messi a imitarla, alzandosi dai banchi e tirandosi i cartoncini e le righe. Così la faccenda del cubo è finita subito; c’erano i ragazzi delle medie che ridevano come matti, la Crucitti che non sapeva cosa fare e Maestra Adele, o il suo fantasma, non so, che se avesse potuto si sarebbe sotterrata. Come ho già detto la continuità stava finalmente diventando divertente anche se non usavamo il computer ma le maestre devono essere delle esperte per rovinare tutti i divertimenti. È vero che per noi Maestra Adele non c’era là dentro, ma a un certo punto si è arrabbiata talmente tanto che, facendo finta di niente, siamo usciti tutti come voleva lei. Siamo andati fino all’uscita chiacchierando fortissimo, tanto non c’era nessuno che ci accompagnava e poi abbiamo preso la strada per ritornare nella scuola elementare.

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Tra di noi c’era una specie di giuramento: «Maestra Adele non c’è più. Le maestre non ci sono più». È una cosa divertente la scuola, se non ci sono le maestre. Maestra Adele cercava di parlarci e noi la ignoravamo. Non le rispondevamo e non la consideravamo per niente. Del resto tu non parli mica a un fantasma no? «Ve la farò pagare» ha cominciato a ringhiare. Quando siamo rientrati in classe, ha preso il registro. «Adesso vediamo se mi ignorerete ancora» e ha cominciato a scrivere sopra. Probabilmente erano dei voti brutti. Qualcuno, soprattutto le femmine secchione hanno cominciato a protestare, ma a questo punto Mastino è andato vicino a loro, gli ha digrignato i denti e finalmente sono state zitte. «Allora che avete da dire?» ha detto secca Maestra Adele. Noi abbiamo continuato a farci i fatti nostri, anche se molti erano piuttosto spaventati.

Quando ha visto che lei, per noi, non c’era davvero, ha perso la pazienza e se n’è andata dalla classe sbattendo la porta. «Questa faccenda mi sembra pericolosa» ha detto Ethel. «Perché? È divertente» ha fatto Aga. «Ma cosa è successo?» Mi ha chiesto Carlo e tutti sono venuti intorno a me. Io allora ho raccontato della mia magia per far scomparire tutte le maestre del mondo. «Questo è sciroccato» ha detto Matteo «io non ho nessuna voglia di prendermi un brutto voto per la sua cretineria» «Tu fai quello che fanno tutti» ha detto Mastino prendendolo per la collottola. Poi si è voltato verso di me e mi ha fatto il cinque. «Bellissima idea. Le maestre non ci sono più» ha detto e tutti si sono messi a urlare: «Le maestre non ci sono più. Le maestre non ci sono più». Accidenti che figo Mastino. Come mi piacerebbe essere come lui: quando dice una cosa tutti lo ascoltano. E pensare invece

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che la faccenda della magia l’ho inventata io. Così abbiamo cominciato a giocare in classe, fino a quando la porta si è spalancata di colpo e Maestra Adele è rientrata seguita dalla Castri. Avevano tutt’e due la faccia molto, molto arrabbiata.

Voglio una spiegazione

Si sono tutti voltati a guardarmi. «Buongiorno» ho fatto io alla Castri. Maestra Adele è rimasta interdetta, perché i miei compagni hanno salutato tutti volentieri la Castri. Sembravano sollevati di poter parlare a un adulto. «Ha mica visto che fine hanno fatto le maestre?» ho chiesto io «non riusciamo più a trovarle. Erano con noi alla continuità e poi se ne sono andate» «Gliel’avevo detto» ha fatto il fantasma di Maestra Adele.

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La Castri ci ha guardati dubbiosa. «Che cosa vuol dire questa faccenda?» Aga è intervenuta: «C’è che le maestre sono sparite» «Deficienti» ha strillato il fantasma di maestra Adele «Io ci sono. Ci sono CAPITO?» «Si calmi Adele» le ha detto la Castri «E non dia questi epiteti ai bambini» «Ben detto» ho gridato io (anche se non so che cosa sia un epiteto) e tutti si sono messi a ridere. «BASTA» ha urlato la Castri «E adesso voglio una spiegazione». A questo punto c’è stato un silenzio così gelato che sembrava di vedere dei ghiaccioli appiccicati al soffitto. E qui Matteo non ce l’ha più fatta. Quel deficiente. «È tutta colpa di quello sciroccato di Vanzi. Dice di aver fatto una magia per far sparire le maestre. Tutti ci stanno credendo e fanno finta che non ci siano più. Ma io continuo a vederle e credo anche gli altri».

A questo punto è scoppiato il finimondo: «Scemo» «È vero, le maestre non ci sono più» «Ci sono solo dei fantasmi» «Non dire fesserie» «La magia di Ted funziona» «No, non funziona» «Senza maestre si sta meglio» «Non è vero, non si fa niente» «Sono d’accordo» «Ted ha ragione» «Non ha ragione» «Fatti furba» «Fatti tu furbo» «BASTA» ha gridato la Castri. Poi si è voltata verso di me. «Mi pare di capire che questa faccenda è opera tua» mi ha detto guardandomi MOLTO storto. Io ho fatto spallucce e non le ho detto niente. Magari potevo decidere che era una Maestra. Così sarebbe sparita anche lei e i problemi finivano lì. Però un po’ mi dispiaceva che lei non ci fosse più:

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e se magari avesse avuto le chiavi della sala delle torture in tasca e io non fossi più potuto andarla a vedere? «Allora che cosa hai da dire?» mi ha chiesto. «Niente» ho detto io «Che cosa facciamo, adesso che le maestre non ci sono più?» ho chiesto. «Brutto insolente io ti…» ha detto il fantasma di Maestra Adele. «Si calmi Maestra» ha fatto la Castri. Poi ha battuto le mani e tutti sono stati zitti. «Io, fossi in voi la farei finita con questo gioco. Mi sembra un po’ stupido. Se ci sono dei problemi perché non ne parliamo?» ha detto. Intanto il fantasma di Maestra Adele fremeva vicino alla cattedra. Si vedeva chiaramente che aveva voglia di strangolare qualcuno. E quel qualcuno ero io. «Non ci sono dei problemi. L’unico problema è che le maestre non ci sono più» ha detto Ethel divertita. «Se vi cambiassi per un giorno la maestra? Se facessi venire Maestra Giorgia?» ha proposto la Castri.

Maestra Giorgia è bravissima. È simpatica a tutti perché fa musica. Quando viene lei in classe cantiamo, ci divertiamo un sacco e qualche volta balliamo persino. «Maestra Giorgia andrebbe benissimo» ho fatto io «se ci fosse. Ma non c’è. Le maestre sono sparite tutte». «Ha visto? Ha visto?» ha fatto isterico il fantasma di Maestra Adele. La Castri si è tolta gli occhiali e se li è puliti. «Ascoltate, oggi starete con il bidello Salvatore. È un’emergenza, ma domani la questione si deve risolvere. Capito?» e dicendo «Capito?» mi ha guardato con due occhiacci terribili. Poi ha parlottato un po’ con il fantasma di Maestra Adele e se n’è andata. Poco dopo è arrivato Salvatore. Tutti hanno cominciato a battere le mani per la gioia. Appena entrato, si è voltato verso di me e mi mi ha detto: «Ue’ guaglio’. Prendi il diario e vai dalla diriggente».

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In quel momento ho avuto due sensazioni opposte. La prima era paurosa. Ho capito che mi ero cacciato in un guaio ancora più grosso di tutti i precedenti, perché far sparire le maestre dev’essere una cosa non solo brutta, ma bruttissima. La seconda invece era eccitante: forse questa faccenda era davvero molto grossa e quindi la Castri doveva aver deciso che sarei finito dritto dritto nella camera delle torture. Così un po’ impaurito e un po’ emozionato sono uscito in corridoio e me ne sono andato verso lo stanzino della ‘diriggente’, come dice Salvatore.

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Tedoforo

Caratteristiche tecniche:

n° pagine: dimensioni: copertina: interno: rilegatura: prezzo: ISBN:

papà

mamma

maestra

Adelaide

176 14x20 brossura con bandelle b/n filo refe Euro 11,50 978-88-7874-292-5

Carmelo

ETÀ: dai 10 anni

E SCUOLA • ADOZION O SM LLI BU • FAMIGLIA •

Alberto Arato

Insegnante, curatore di testi per la scuola, consulente e progettista culturale. È autore di narrativa per ragazzi e sceneggiatore di fumetti. Insieme ad Anna Parola, ha scritto La banda degli scherzi (Rizzoli). Per Lapis ha già pubblicato Il ballo delle piume. Anna Parola

dirigente

SCAFFALE: romanzi

Si occupa di libri dal 1979 e nel 1984 ha fatto il suo ingresso nella Libreria dei Ragazzi di Torino. Apprezzata animatrice culturale, tiene corsi di aggiornamento per insegnati e bibliotecari e si occupa di promozione alla lettura. Per Lapis ha curato il volume 1001 attività per raccontare esplorare giocare creare con i libri.


Il mio nome è strano  

Un romanzo di Anna Parola e Alberto Arato. Dedicato a tutti i bambini che non vanno bene a scuola.

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