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EMANUELE FIDONE Progettisti: Emanuele Fidone (capogruppo), Manuela Cifali, Sebastiano De Pasquale, Angelo Troia, Francesco Trovato, Marco Tripi. Consulenti: Carmelo Russo (Ellenia Associati), strutture. Realizzazione plastico: Regina Bandiera, Manfredi Mancuso.

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Il museo continua in un lungo spazio espositivo ipogeico, realizzato scavando la roccia viva. Questa parte sotterranea del museo è pensata per evocare le memorie più significative e le immagini emblematiche sulla storia della città. I suoni e le immagini proiettate sulle pareti si intrecciano, nella penombra, con il rumore creato dall’acqua che scorre nel bacino che chiude a Nord il percorso. In sequenza altri due ambienti sotterranei segnano il legame diretto con le latomie: la sala rettangolare che intercetta la rampa elicoidale, il lungo e stretto passaggio che si apre alla visione diretta delle latomie. Nella parte più alta, il corpo del Belvedere si allinea sul margine dello strapiombo delle latomie su cui si affaccia attraverso uno stretto e lungo loggiato. Lo zoccolo di questa struttura contiene la spaziosa rampa elicoidale che consente di raggiungere direttamente la parte bassa delle latomie. La materia e la modulazione della luce costituiscono i motivi dominanti che sottendono le scelte costruttive e spaziali. La pietra calcarea bianca, utilizzata per le strutture portanti verticali, definisce gli alti pilastri; i blocchi di pietra arenaria sono assemblati a secco a formare gli involucri e la corte ipetrale di ingresso; le lastre di pietra calcarea grezza montate in “opera poligonale” sono usate per la pavimentazione esterna. Le lastre di corten vengono utilizzate per il sistema di modulazione della luce naturale all’interno del Museo, per la struttura del loggione del Belvedere e per l’ingresso secondario.

Davanti a un complesso archeologico così vasto e grandioso, dove natura e artificio convivono in modo inscindibile, il principio su cui si basa l’idea progettuale è quello del minimo intervento. Due principi-base segnano le scelte architettoniche: enfatizzare le qualità spaziali delle Latomie (realizzate per sottrazione di materia) integrandole nel paesaggio urbano; riconnettere lo spazio antistante l’ingresso e il nuovo museo della città con la spianata del Monumento ai Caduti, riconquistando la relazione diretta con il mare. L’intervento, modulato attraverso tre elementi distinti ma funzionalmente integrati, segue la naturale pendenza del terreno impostandosi sulla quota del preesistente piano di campagna, liberato dalle demolizioni: la corte d’ingresso, il Museo della Città, il Belvedere. Una grande corte ipetrale, pensata come luogo di passaggio e di sosta, segna l’ingresso al complesso e raccorda il corpo del Museo con la vecchia scalinata di accesso alle latomie. Il secondo elemento, il Museo della Città, è immaginato come una sorta di grande stoà ellenistica, il cui orientamento ruotato rispetto al belvedere segue il limite della strada preesistente. Nella parte superiore il basamento a gradoni suddivide le varie sezioni del Museo. Una grande rampa gradonata permette l’accesso alla parte superiore del belvedere collegato con la copertura terrazzata del Museo. Nella parte bassa, la sequenza ritmica di un lungo portico immette in una dimensione spaziale direttamente a contatto con la maestosità delle latomie.

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La mostra "Città di pietra"