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LEXICON Storie e architettura in Sicilia

Architetture religiose del Seicento e del Settecento

n. 3 - 2006

Edizioni Caracol


Lexicon. Storie e architettura in Sicilia Rivista semestrale di Storia dell’Architettura N. 3/2006 ISSN: 1827-3416 Tribunale di Palermo. Autorizzazione n. 21 del 20 luglio 2005 Edizioni Caracol - Palermo Comitato scientifico: Joaquín Bérchez (Università di Valencia) Maria Giuffrè (Università di Palermo) Fernando Marías (Università Autonoma di Madrid) Luciano Patetta (Politecnico di Milano) Mario Schwarz (Università di Vienna) Direttore responsabile: Marco Rosario Nobile Redazione: Paola Barbera, Maria Sofia Di Fede, Emanuela Garofalo, Stefano Piazza, Fulvia Scaduto. Questo numero è stato curato da Maria Sofia Di Fede Amministrazione: Caracol s.n.c. via Massimo D'Azeglio, 27 Palermo © 2006: by Edizioni Caracol Stampa: Tipografia Priulla - Palermo Per abbonamenti rivolgersi alla casa editrice Caracol ai seguenti recapiti: e-mail:lexicon@edizionicaracol.it tel: 091-7305855 Questo numero è stato pubblicato con il contributo dei fondi di ricerca PRIN 2005 del MiUR In copertina: a sinistra G. Amico, disegno per la cupola di S. Pietro in Vaticano, 1743 (Biblioteca Apostolica Vaticana, Cicognara, V, 3849, f. 6r.); a destra G. Amico, sezione di un «tempio circolare» (da l’Architetto Prattico, II, Palermo 1750, p. 39).


SOMMARIO

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Maria Sofia Di Fede Editoriale

7

Anna Giordano La chiesa di S. Lucia extra moenia e la committenza viceregia a Palermo tra XVI e XVII secolo

19

Maria Rita Burgio Il complesso gesuitico di Trapani: tradizione storiografica e nuove attribuzioni

29

Francesca Randazzo Una fabbrica del Settecento: la chiesa madre di S. Basilio a Regalbuto

45

Emanuela Garofalo Maestranze “catanesi” nell’entroterra siciliano: la cappella della Madonna della Visitazione e la custodia del SS. Sacramento nel duomo di Enna

DOCUMENTI

53

Progetti chiesastici da l’Architetto Prattico di Giovanni Amico

57

Hermann Schlimme Giovanni Amico commenta i danni della cupola di S. Pietro in Vaticano

62

Marco Rosario Nobile Progetti di Romano Carapecchia in Sicilia

67

Monica Craparo I disegni di Andrea Gigante per la chiesa del Carmine di Sciacca

73

Domenica Sutera Le relazioni di progetto e il modello di Francesco Battaglia per la cupola della chiesa madre di Piazza Armerina


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Dal Teatro geografico antiguo y moderno del Reyno de Sicilia (1686): fig. 1, interno del duomo di Monreale; fig. 2, interno della chiesa del GesÚ di Palermo; fig. 3, prospetto della chiesa dell’Annunziata e della casa dei teatini a Messina (da V. Consolo, C. De Seta, Sicilia Teatro del Mondo, Torino 1990).


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Editoriale

Nel seducente repertorio di immagini raccolte nel Teatro geografico antiguo y moderno del Reyno de Sicilia (1686), fra soggetti e gradi di rappresentazione differenti -il territorio, le città, le fortezze, i monumenti reali- trova un posto di assoluto rispetto anche l’architettura religiosa, superando la monotematicità degli atlanti che precedentemente avevano restituito l’immagine dell’isola. Potremmo facilmente pensare che sul finire del XVII secolo fosse impossibile escludere i luoghi di culto da un’iniziativa di stampo ufficiale e istituzionale: niente e nessuno nella società cattolica del Seicento poteva sottrarsi alle cadenze rituali della religione, all’ostentazione devozionale, alla magnificazione del sacro. Nel caso del Teatro, tuttavia, la scelta degli edifici raffigurati non è casuale, né solo legata a ragioni di opportunità, ma è del tutto strumentale all’obiettivo chiaramente denunciato nel titolo stesso dell’opera: raccontare l’antichità dell’isola per legittimarne il prestigio, raccontare la modernità per ostentarne la forza istituzionale e culturale. Così, accanto alle mitiche cattedrali medievali di Palermo e di Monreale, la fabbrica dell’Annunziata del Guarini a Messina, a Palermo l’innovativo prospetto di S. Matteo, i fastosi interni, raffigurati per la prima volta, della chiesa del Gesù e di S. Giuseppe dei Teatini e, infine, la preziosissima custodia fanzaghesca collocata nel duomo, manifestano orgogliosamente un aggiornamento artistico del tutto consapevole e non solo demandato a prestigiose presenze esterne, come Guarini o Fanzago appunto, ma anche alla riconosciuta capacità inventiva della cultura siciliana: «una delle più ammirate inventioni -scrive in quegli anni Vincenzo Auria- è il nobilissimo lavoro di marmi con varie pietre, miste vagamente di vari colori […] come si vede […] nella Chiesa di Casa Professa nella Compagnia di Gesù, i cui pilastri si ammirano fregiati di vari puttini, animali terrestri e volatili e altri ingegnosi lavori composti con esquisito artificio». “Antico” e “moderno”, pur con tutte le differenti accezioni che, soprattutto nella situazione isolana, si devono attribuire ai due termini, sembrano nel Teatro complementari, estremi di un rapporto dialettico che qui non sembra generare conflitti. L’età barocca fu in realtà dilaniata da tali contrapposizioni: la questione galileiana rappresenta la più insanabile delle cesure fra autorità della tradizione e libertà speculativa che la civiltà occidentale abbia prodotto, tanto da lacerare anche il “monolitico” ordine gesuitico; le dispute fra teologi, fisici e matematici della compagnia, seppur combattute “per vie interne”, furono accesissime. Come è noto, anche il mondo dell’architettura fu attraversato contemporaneamente da celeberrime “questioni” fra “antichi” e “moderni”, ma al di là dei casi più eclatanti, corre l’obbligo di evitare scontate semplificazioni: in presenza di concetti in apparenza chiaramente antitetici termini come “antico” e “moderno”, “regola” e “invenzione”, “conservazione” e “progresso”, “tradizione” e “innovazione”, devono essere necessariamente calibrati in relazione ai contesti culturali e alle situazioni specifiche a cui fanno riferimento, anche muovendosi all’interno di un argomento “monografico” che è tale solo per convenzione e convenienza di studio: la necessità di creare termini di confronto non annulla la diacronicità e la variabilità dei temi, l’unicità delle “storie”, la polivalenza dei risultati architettonici. Sono in realtà i fisiologici conflitti del costruire -troppi gli attori spesso sulla scena: pubblico, committenti, architetti, maestranze, istituzioLexicon - n. 3/2006


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ni!- a determinare disomogeneità e contraddittorietà nell’operare, laddove all’architettura si richiede di esprimere in forma così pressante valori, presenze, gerarchie; ma anche eventi epocali: difficile immaginare la Sicilia del Barocco senza la ricostruzione post 1693, senza quel sottilissimo filo fra “memoria del passato” e “modernità” che, anche attraverso percorsi tortuosi, ne ha caratterizzato gli sviluppi. Sembrerebbe velleitario volere incidere su un tema così vasto e su un patrimonio critico ormai ponderoso attraverso l’esiguo numero di contributi e documenti che presentiamo in questo numero. Ci piace pensare tuttavia che, al di là degli indispensabili aggiornamenti forniti sulle vicende specifiche, ci consentano riflessioni a più vasto raggio: in alcuni casi ne siamo certi. Di sicuro quello che più emerge dalle “storie” narrate è una Sicilia assai poco “isola” e il caso più eclatante ce lo conferma: la rivelazione di un’ipotesi di restauro proposta da Giovanni Amico nientedimeno che per la cupola di S. Pietro ha l’evidente sapore dello “scoop”; ma, pensandoci bene, per un personaggio di tale levatura e, soprattutto, assolutamente consapevole delle proprie capacità doveva essere cosa normale, anzi, doverosa cimentarsi insieme a studiosi di pari livello nella disputa più controversa di quegli anni. Quello che lascia, invece, stupefatti è la disarmante disinvoltura con cui l’architetto trapanese propose di trasformare la struttura michelangiolesca in una cupola “siciliana”. Maria Sofia Di Fede

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Architetture religiose del Seicento e del Settecento Storie e architettura in Sicilia Edizioni Caracol n. 3 - 2006

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