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Testimonianza dei genitori di Alberto che frequenta la cooperativa Agorà LA STORIA DI ALBERTO E DEL SUO AUTISMO, COMPAGNO DI VITA. Nel maggio del 1994 arrivò la nostra prima figlia Laura, una bimba bellissima. Tre anni dopo arrivò il fratellino Alberto, un bel maschietto di quattro chili! Tutto sembrava andare per il meglio eravamo felici ignari che di lì a poco uno tsunami ci avrebbe travolto. Alberto cresceva bene ma c’era qualcosa che non andava. E non era solo il fatto che parlava pochissim: lui non usava i giochi in modo appropriato. Manifestammo subito le nostre perplessità al pediatra il quale non diede molto peso ai nostri timori e ci disse che eravamo troppo apprensivi. Non convinti di questa risposta ci rivolgemmo ad una neuropsichiatra infantile. Alberto aveva due anni e mezzo quando ci arrivò la diagnosi: disturbo generalizzato dello sviluppo, ovvero autismo! Non sapevamo molto

di questa disabilità e ingenuamente pensammo che facendo logopedia e psicomotricità avremmo recuperato il nostro bambino. Ben presto capimmo che la realtà era ben diversa. Ma nonostante tutto, non ci siamo mai arresi. Facemmo quello che dopo una nostra attenta valutazione, poteva essere utile ad Alberto. Seguire nostro figlio comportava un dispendio di energie fisiche, emotive ed economiche non indifferenti. Senza contare che c’era anche un’altra bambina da far crescere e il più serenamente possibile. Bene o male tra alti e bassi siamo arrivata all’adolescenza. Verso i 12 anni sono iniziate le crisi di autolesionismo e di aggressività verso se stesso e gli altri, dapprima controllabili poi sempre più forti e frequenti. Nostro malgrado, siamo stati costretti ad “appoggiarci” anche

ai farmaci. Altra pugnalata al nostro cuore. Nonostante la terapia farmacologica, la gestione di Alberto continuava a essere difficoltosa ed era molto difficile trovare educatori in grado di seguirlo. Ed è sempre in questo periodo che inizia il progressivo ed inesorabile isolamento di Alberto e della nostra famiglia. Non che prima la vita sociale fosse esaltante, ma perlomeno si andava al parco giochi, Alberto partecipava ai centri estivi comunali, si faceva qualche uscita con amici e parenti. Con l’ingresso alle superiori le cose si sono ulteriormente complicate soprattutto per mancanza di persone adeguatamente preparate per gestire questa patologia. La buona volontà non è sufficiente ci vogliono le competenze! Altrimenti si rischia di

peggiorare la situazione. Abbiamo così deciso di finire il percorso scolastico e di cercare un posto adatto ad accogliere Alberto, dove lui potesse trovare persone preparate in grado di gestire i suoi comportamenti problematici, la sua iperattività. Un luogo dove potesse imparare più autonomie possibili utili alla sua vita quotidiana futura, che lo impegnasse in attività capaci di dare un senso alla sua giornata per gratificarlo. Per fortuna siamo riusciti a trovare l’ambiente giusto per lui! E finalmente vediamo il nostro ragazzo più sereno, le crisi di aggressività scomparse, la sua autostima è aumentata. Questo a dimostrazione che anche per ragazzi con un autismo severo si possono raggiungere obiettivi più che soddisfacenti se inseriti nell’ambiente giusto.

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