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blog di lotta per i lavoratori, i giovani e la sinistra

TRA CONCERTAZIONE E “RIVOLTA POPOLARE” la Cgil di Sassari e la rivolta popolare, il collasso della nostra zona, la necessità di estendere il conflitto Poco più di un anno fa come Giovani Comunisti di Sassari mandammo una lettera aperta al segretario provinciale della Cgil Antonio Rudas. La sua condanna, nel merito e nella metodologia utilizzata, all'accordo firmato il 19 ottobre del 2009 dall'allora Filcem nazionale con Eni, sulla testa dei lavoratori di Porto Torres ha aperto le porte alla sua proposta - poi bocciata - di modificare lo statuto della CGIL in chiave più garantista per i lavoratori (la parte negozialmente più debole) impegnati nelle vertenze, in quanto solo a loro spetta l'ultima parola. Parole sante, soprattutto se collegate alle sue perplessità sullo sciopero regionale del 5 febbraio del 2010 che, in pieno attacco alle regole democratiche e ai diritti del lavoro veniva convocato per sole quattro ore su una piattaforma incentrata esclusivamente su questioni fiscali. In quella lettera si proponeva «Una mobilitazione che contribuisca a modificare i rapporti di forza e a spostare a sinistra l'asse della politica di questo paese. Per quanto ci riguarda riteniamo ormai improcrastinabili misure come: il blocco dei licenziamenti anche attraverso la requisizione delle aziende che chiudono o licenziano, in particolar modo quelle che hanno inquinato e che hanno goduto di finanziamenti pubblici sotto qualsiasi forma, la creazione di poli industriali pubblici sotto il controllo dei rappresentanti dei lavoratori e con il determinante contributo della ricerca pubblica anche ai fini della riconversione dell'economia, la nazionalizzazione del credito». Ci pare quindi del tutto corretto, preso atto che padroni e istituzioni a loro serve continuano nella loro opera di distruzione del lavoro e dei diritti, che queste proposte siano ancor più attuali. Un sindacato dei lavoratori questo, a parer nostro, dovrebbe fare e non continuare a cadere nelle trappole concertative o, peggio, fare delle piccole concessioni come il prossimo sciopero generale del 6 maggio (sempre di solo quattro ore) per anestetizzare le piazze che negli ultimi mesi l’hanno richiesto ininterrottamente.

Dopo il congelamento dello sciopero generale del territorio, previsto per il 25 marzo scorso e poi saltato in mancanza di un accordo tra Cgil, Cisl e Uil, domenica 3 aprile il segretario Rudas è riapparso sulle colonne de “La Nuova Sardegna” parlando di “rivolta popolare”. Concordiamo quando si dice che «in molti sembrano non accorgersi della gravità di ciò che sta avvenendo. Da un momento all'altro si rischia il collasso economico e sociale, per questo come Cgil abbiamo deciso di non attendere oltre». Ed è per questo che salutiamo positivamente quando si annuncia di andare avanti fino ad assumere i connotati della rivolta popolare. Anche perché sono i lavoratori del Nord Africa, ad iniziare dalla potente classe operaia egiziana, a mostrarci la via su come buttare giù i governi. Tuttavia pensiamo che non bisogna limitarsi a convocare scioperi generali che però, anche se di otto ore, una volta conclusi, non portano nulla a casa. Se di rivolta popolare si parla questa estesa a tutta la Sardegna - deve coinvolgere gli studenti, i precari, le donne, le associazioni per i beni comuni, i migranti per fermare l’isola (e tutto lo stato italiano) e sviluppare dal basso una piattaforma contro la crisi capitalista, senza che ci siano dirottamenti finalizzati al ritorno all’ovile della concertazione con Cisl e Uil, o freni a evoluzioni nella lotta. Non solo nelle vertenze l’ultima parola deve spettare ai lavoratori, ma anche nella scelta delle strutture organizzative e delle forme di lotta. Le attività produttive in generale, e la chimica per ciò che riguarda la più grande realtà industriale della nostra zona, meritano risposte finalizzate all’unione delle esigenze del lavoro con quelle dell’ambiente. Non un solo posto di lavoro deve essere perso! Lottiamo per la nazionalizzazione delle industrie che licenziano e inquinano, per il controllo sociale della produzione da parte dei lavoratori e delle comunità locali per la vera riconversione, per la vera sovranità. Altrimenti nulla cambierà, e se si in peggio.

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TRA CONCERTAZIONE E “RIVOLTA POPOLARE”  

La Cgil di Sassari e la rivolta popolare, il collasso della nostra zona, la necessità di estendere il conflitto.

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