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VIAGGI

NATURA

>> ZANTE

>> LA MADDALENA UN

PARADISO DENTRO UN PARCO

TELEFILM

>> HOMELAND: IL RITORNO DI UN GRANDE ANNO 1

N.5

ottobre 2013 Rivista on-line Gratuita ------------------------------------------------------------------------------------------

DIRETTORE RESPONSABILE Pasquale Ragone DIRETTORE EDITORIALE Laura Gipponi HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Marco Faioli, Diana Ghisolfi, Giuseppe Pastore,Nicola Guarneri, Luca Romeo, Gianmarco Soldi,Gianluca Corbani, Simone Zerbini, Marta Ettari, Gaia Bonvini, Gianluca Bertoni, Francesco Cianciarelli. DIREZIONE_REDAZIONE_PUBBLICITA’ AURAOFFICE EDIZIONI S.R.L. a socio unico 26013 Crema (Cr) _ Via Diaz 37 Tel 0373 80522 _ Fax 0373 254399 edizioni@auraoffice.com GRAFICA E IMPAGINAZIONE Stile Libero adv_Francesco Ettari_Cremona www.lineastilelibero.it ©Testi e foto non possono essere riprodotti senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le opinioni espresse negli articoli appartengono ai singoli autori dei quali si intende rispettare la piena libertà di espressione.

Registrato al ROC n°: 23491

POLITICA >> LA LAUREA CHE NON TI ASPETTI

ARTE >> AMORE E PSICHE

OROSCOPO >> QUELLO CHE IL FUTURO NON TI RISERVA


ANIMALI

CINEMA

>> I TALENTI NATURALI DEL POLPO, NON POLIPO!

LIBRI

>> GLI SPIRITI NON DIMENTICANO >> LA VERITA' SUL CASO HARRY QUEBERT

>> FUORI CONTROLLO

MUSICA >> JASON BECKER

VIDEOGAMES

SPORT >> SU E GIU DAL CARRO

MEDICINA

>> ROCKSTAR GAME

GIOCHI

>> LA PROPRIOCEZIONE

>> GIOCANDO: halloween

Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo. Henry Ford

90 MILA PERSONE LEGGONO “LA PAUSA”

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VIAGGI | ZANTE


Zante

Definita l’antico “Fiore del Levante” (così la chiamavano i veneziani) e decantata dal celeberrimo poeta Ugo Foscolo negli omonimi versi, Zacinto è una delle isole più belle del mediterraneo, internazionalmente conosciuta come Zante. Prossima alle vicine isole Ionie di Cefalonia, Itaca e Corfù, Zante si differenzia dalle classiche e gettonate mete degli arcipelaghi greci, caratterizzata da incantevoli spiagge e un paesaggio lussureggiante. Zante è dotata di un moderno aeroporto, che permette così un rapido collegamento da numerosi aeroporti italiani e stranieri. Diversamente, grazie ad un attivo e fiorente porto, esistono collegamenti da Ancona e Brindisi con traghetti Superfast, nonché dalle altre isole dell’arcipelago delle Ionie. La soluzione migliore per soggiornare sull’isola è sicuramente l’affitto di un appartamento (o camera “attrezzata”) in modo tale da essere del tutto indipendenti e abbattere considerevolmente le spese, specie nel caso siate in compagnia. Sull’isola ne esistono numerosi,


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nei principali centri e non, e non avrete che l’imbarazzo della scelta: aprite Google, digitate “Zante apartments” e buona fortuna! Un’altra cosa fondamentale per permettervi di godervi ed esplorare a pieno l’isola è la macchina; anche in questo caso non mancheranno le occasioni per potere noleggiare dei validi mezzi. Prediligete l’auto allo scooter perché l’isola è estesa e le distanze da una località all’altra sono importanti e gli eventuali spostamenti notturni risultano più sicuri sulle quattro ruote. Quando sarete equipaggiati di tutto l’occorrente, non vi resterà che avventurarvi ed esplorare le bellezze naturalistiche e culturali di Zante. La parte occidentale è quasi totalmente ripida, con scogliere e grotte, mentre a sud/est la costa è più pianeggiante: qui si trovano le località più note e affollate come Laganas, Alikes, Alikanas, Tsilivi e Argassi. Laganas è il centro più turistico in assoluto, con numerosi bar, fast food alla greca, ristoranti, negozi e night club. Per chi ama il silenzio e la tranquillità, è ovviamente sconsigliato di soggiornarvi. Il capoluogo in sé non ha particolare attrattiva, ma non dimenticate di recarvi a Bochali, un paesino minuscolo ed incantevole arroccato in cima al promontorio che si erge alle spalle della città di Zante. Da qui il panorama che si godrà è spettacolare. Ciò

che ha reso famosa nel mondo quest’isola è sicuramente la spiaggia del relitto, il Navagio. Nella baia, raggiungibile solo via mare, giace ciò che resta di una nave di contrabbandieri salpata nel 1980 dalla Turchia, con un carico di sigarette destinato al mercato nero. Da quel momento in poi, quella spiaggia divenne la più fotografata di tutta la Grecia. Menzione speciale anche per Gerakas, la spiaggia più a sud dell’isola e sicuramente una delle più belle. È formata da una lunghissima lingua di sabbia che termina con un piccolo promontorio che si tuffa direttamente in mare. Per gli amanti delle piccole calette invece, Porto Limnionas sarà il posto ideale dove recarvi, con acqua cristallina dai mille colori e uno sfondo da cartolina. Non potrà mancare inoltre una visita alle meravigliose Grotte di Keri, vicino al promontorio di Capo Marathia, a sud di Zante, che restano tra i paesaggi naturali più spettacolari dell’isola e più ricercati dai naturalisti. Sono accessibili solo via mare e, per molti versi, sono paragonabili alla Grotta Azzurra di Capri. Non lontano troverete l’isola di Marathonisi, dove, da giugno, vanno a depositare le uova le tartarughe Caretta Caretta. Si trova all’interno del Parco nazionale marino di Zante. Non mancate inoltre di recarvi a Kampi: da queste pareti rocciose alte 300


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metri, all’ora del tramonto potrete ammirare uno degli spettacoli più belli dell’isola, se non addirittura dell’intero arcipelago. Per tutti gli amanti delle vacanze sportive, Zante rivelerà innumerevoli attività da svolgere. Sulle spiagge dei centri turistici più importanti come Alykes, Tsilivì, Laganas, le possibilità di fare sport acquatici sono davvero infinite e numerosi sono i tour in barca e pullman organizzati per portare il turista alla scoperta delle meraviglie dell’isola. Per chi volesse poi provare emozioni insolite, le scelte sono tantissime e vanno dall’avventura di un jeep safari nell’entroterra all’emozione di una cavalcata lungo la baia delle tartarughe. Per gli appassionati di immersioni subacquee, c’è inoltre la possibilità di appoggiarsi ai numerosi diving centre per ammirare i fondali dell’isola e visitare i numerosi punti di immersione della costa occidentale. Nel corso di

una vacanza a Zante, l’assaggio dei piatti tipici della Grecia e tradizionali dell’isola è una tappa davvero irrinunciabile per chiunque. Pur trovandoci su un’isola, la carne è la pietanza preferita dai locali e le ricette che la contengono sono numerosissime. A metà giornata, ma soprattutto all’ora di cena, i mille profumi che invadono le strade finiranno per trascinarvi in una delle tante taverne alla scoperta di una cucina di tipo mediterraneo dove carne, pesce, olio e verdure ricoprono un ruolo fondamentale e riusciranno sempre a stupirvi per la genuinità dei loro sapori. Non vi resta quindi che provare per credere, e, consiglio mio, riservatevi diversi giorni per visitare con calma quest’isola e, se ne avete la possibilità, anche la vicina Cefalonia con Itaca. Buon viaggio! di Marco Faioli


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NATURA | LA MADDALENA, UN PARADISO DENTRO UN PARCO

La Maddalena un paradiso dentro un parco


Il Parco Nazionale dell’Arcipelago de La Maddalena è situato a nord-est della Sardegna, in prossimità delle Bocche di Bonifacio. È un’area protetta, facente parte della rete europea delle aree naturali di eccellenza ambientale grazie alla flora e alla fauna presenti. Una superficie di circa 20.000 ettari tra terraferma e acqua splendente, 60 isole e isolotti che assomigliano a dei monumenti e 180 chilometri di coste spettacolari. E oltre a tutto ciò questo parco può vantare di essere l’unico in

Italia ad essere costituito dal territorio di un solo comune, quello di La Maddalena. Comune omonimo dell’isola che lo ospita, La Maddalena, l’isola madre e la porta di benvenuto del parco, nonché la più estesa. Seconda per grandezza è Caprera, la più bella di tutte, poi l’isola Budelli, simbolo del parco, quella di Razzoli, con le sue splendide scogliere, e ancora Santa Maria, Spargi, con le spiagge sul versante orientale, Nibani, Mortorio e Soffi e Camere, di fronte alla Costa Smeralda.


NATURA | LA MADDALENA, UN PARADISO DENTRO UN PARCO

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La Spiaggia Rosa e del Cavaliere sull’isola Budelli, le spiagge di Cala Coticcio e del Relitto a Caprera e quelle di Cala Corsara e Cala Granara a Spargi sono paradisi naturali con sabbia candida e acqua cristallina che varia il suo colore dal turchese al blu. Per aggiungere un tocco esotico si pensi che oltre all’isola di La Maddalena, al borgo di Stagnali sull’isola Caprera e a una ventina di abitazioni in un’area di Santa Maria, l’Arcipelago è completamente disabitato. Ciò che rende questa zona tanto preziosa sono i minerali, la flora e la fauna che la abitano, che arricchiscono considerevolmente il patrimonio italiano. Le rocce dell’arcipelago sono composte da molte specie mineralogiche; la rarità e la bellezza che contraddistinguono questi minerali alimentano il prestigio del parco. Sino ad oggi le specie minerali rinvenute sono circa un centinaio. Il granito delle cave, grazie alla sua ottima qualità, ha dato vita a un commercio di manufatti esportati in tutto il mondo. Per quanto concerne la flora, la vegetazione è quella tipica della costiera mediterranea: una macchia con vegetazione più rigogliosa formata da ginepro, corbezzolo, mirto, erica, cisto ed euforbia e una macchia più povera che si avvicina alla costa. La vegetazione è fortemente condizionata da alcuni fattori quali il vento, l’insolazione, l’aridità, la povertà dei suoli e l’altitudine.

L’isola di Caprera è ricca di lecci e pini, habitat perfetto per la crescita di funghi. Se ne possono trovare di molte specie tra quelli commestibili e quelli velenosi. È piuttosto facile imbattersi nella mazza di tamburo, con il suo gambo sottile capace di raggiungere i 40 cm. Un po’ ovunque crescono i prataioli, mentre bisogna avere un buon occhio e fortuna per trovare il porcino, il leccino, il galletto e il sallazzaru. Purtroppo le piogge acide, gli incendi, i cinghiali e il mancato rispetto di alcune regole non fanno che danneggiare continuamente quest’incredibile risorsa naturale. Gli animali principali del parco sono anfibi, rettili, mammiferi e soprattutto uccelli marini nidificanti, come il gabbiano corso (Larus audouinii), unica specie di gabbiano endemico del Mediterraneo, e la sottospecie mediterranea del marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis desmarestii). L’arcipelago è risultato una tappa importante per gli uccelli migratori transahariani. In favore degli animali, un’associazione di volontariato ha creato e promosso il progetto “Spiagge per cani a La Maddalena” con l’aiuto dell’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, un’iniziativa che promuove la convivenza tra animali e uomini. L’intero complesso di isole porta con sé non solo un bagaglio scientifico, ma anche storico. Il ritrovamento della nave romana a Spar-


gi, esempio di reperto archeologico, il passaggio di importanti personaggi storici come Garibaldi, Napoleone, Horatio Nelson e autori cinematografici come Michelangelo Antonioni. Inoltre il ruolo strategico di sentinella che la posizione centrale di La Maddalena ha avuto per ben due secoli in quanto affascinante obiettivo militare. Per meglio conservare il cuore della cultura locale si può accedere al centro visitatori più importante del Parco, ossia il Centro di Educazione Ambientale (CEA), che comprende i Musei del Parco. All’interno del CEA sono presenti il Centro Ricerca Delfini, il Museo del mare e delle tradizioni marinaresche, il Museo Geomineralogico-naturalistico e il Laboratorio della conoscenza. Le altre strutture presenti all’interno del Parco sono il Museo Nazionale “Memoriale Giuseppe Garibaldi” e il Museo Diocesiano. di Diana Ghisolfi


ANIMALI | I TALENTI NATURALI DEL POLPO, NON POLIPO!

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I TALENTI NATURALI del POLPO, non POLIPO! Intelligente, divertente, elegante e pure bello. Purtroppo non appartiene al genere Homo ma al genere Octopus e si tratta del polpo comune, erroneamente chiamato polipo. Qualsiasi caratteristica dell’octopus volgaris è invidiabile, tanto da farlo sembrare un animale estremamente fortunato e privo di difetti. È un cefalopode e oltre ad avere i piedi attaccati alla testa, ha ben tre cuori: due per pompare il sangue verso le branchie e uno che fa circolare il sangue ossigenato. In quanto mollusco invece ha il sangue blu, poiché questo è il colore che il componente principale, il rame, assume a contatto con l’ossigeno. L’intelligenza è la dote che lo contraddistingue nel mondo degli invertebrati. Con quel suo encefalo di grandi dimensioni è capace di apprendere per associazione, nonostante questo sia un comporta-

mento tipico di animali con rapporti sociali e il polpo è un solitario per natura. Inoltre apprende azioni che dipendono dalla memoria e agisce in base a stimoli visivi, tattili e chimici. Svariati sono gli episodi che testimoniano questa grande qualità, dall’apertura di un barattolo per il raggiungimento del cibo all’abilità nel fuggire attraverso i boccaporti delle navi dopo essere stato acciuffato dai pescatori. Ma tutti ricordano il veggente polpo Paul dei mondiali di calcio 2010, colui che azzeccò i risultati della nazionale tedesca e non solo grazie a chissà quale dote o imbroglio. Tra le tesi che cercano di capire i famosi pronostici emergono: la sensibilità dei polpi ai colori luminosi e vividi (in tal caso ai colori delle bandiere delle squadre in gara), il caso, l’allenamento a cui potrebbe essere stato sottoposto


ANIMALI | I TALENTI NATURALI DEL POLPO, NON POLIPO!

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l’animale, la composizione chimica differente tra le due scatole da scegliere. Oltre all’intelligenza, il polpo si avvicina all’uomo per la conformazione dei suoi occhi, provvisti di cornea, cristallino, umor vitreo, iride e retina. L’unica differenza è che il cristallino dei cefalopodi non resta a una distanza fissa dalla retina ma si allontana e si avvicina per mettere a fuoco l’immagine. I sensi come il tatto e il gusto vengono gestiti dagli otto tentacoli ricoperti da doppie file di ventose. Elemento fondamentale per il polpo, il tentacolo è in grado di percepire anche i sapori, infatti è dotato di circa 200 papille gustative. I tentacoli, in media lunghi 90 cm, permettono al polpo di muoversi, trasportare oggetti e tutto ciò che serve per costruire un riparo, cibarsi e riprodursi. Per di più possono rigenerarsi in caso di mutilazione da parte di un

predatore come la cernia, il gronco e la murena. Al centro degli otto tentacoli, nella parte inferiore dell’octopus si trova la bocca dotata di un becco per rompere i gusci dei crostacei e delle conchiglie dei quali si nutre. I bivalvi e i gasteropodi sono pietanze predilette e per catturare i primi viene attuata una tecnica sagace: viene inserito un sasso tra le due valve per impedire che si chiudano. Uno degli otto tentacoli viene trasformato in un organo copulatore chiamato ectocotilo e una volta fecondata la femmina (di solito nei mesi primaverili) quest’ultima produce da 50.000 a 100.000 uova, che cova e protegge per circa due mesi senza mai allontanarsi; questo spiccato istinto materno mette spesso a repentaglio la vita della madre, che non potendosi nutrire perde molto peso. Come tutti gli animali i polpi sono


predatori ma soprattutto prede; per ciò sono diffusi nei mari e negli oceani tropicali, subtropicali e temperati entro i 200 metri di profondità, dove i bassi fondali sono rocciosi e muniti di nascondigli, fessure e caverne. La difesa è la grande arma del polpo. Scatta da una parte all’altra sfuggendo al predatore grazie alla decina di lamelle branchiali e al sifone posizionati nella parte posteriore del mantello che permettono di espellere l’acqua utile per l’espirazione e la locomozione. Il sifone viene anche azionato per emettere l’inchiostro in grado di confondere l’olfatto e la vista del predatore. ll mimetismo è molto sfruttato per nascondersi e proteggersi oppure per fare agguati. La velocità con cui cambia colore il polpo è strabiliante e viene adoperata anche per comunicare con i suoi simili. Tutto ciò avviene grazie a cellule pigmentate e cellule responsabili dei riflessi e dell’iridescenze. Oltre a mimetizzarsi con il cambiamento di colore, il polpo disorienta gli avversi assumendo le forme più strane; l’assenza di scheletro consente di spostare i tentacoli e la testa imitando la fisionomia dei pesci e ingannando gli abitanti del mare. Questo incredibile navigatore solitario, che fluttua elegante nella notte, può avere le fattezze di una frivola creatura molliccia, ma in realtà può essere un pericoloso carnefice come dimostra il video pubblicato da National Geographic dove un polpo gigante ammazza uno squalo Achantia. di Diana Ghisolfi


CINEMA | FUORI CONTROLLO

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FUORI CONTROLLO

Negli anni Settanta James Hunt è il George Best di una Formula 1 ancora eroica, salotto di giovani ricchi al confine tra incoscienza e mondanità sfrenata. Li segue l’odore della morte, magnetica, costante come un’ombra ossessiva. Ogni monoposto, potenzialmente, è una bara, ogni corsa una danza macabra. Ogni podio un’orgia, o un funerale. Biondo e statuario, Hunt è inglese, un satiro insaziabile: brucia donne come fiammiferi, intasa la propria vita di trasgressioni, violenta i limiti e il buonsenso. In pista è un cane sciolto, perché al volante scatena un talento folle, ma vive il mestiere del pilota con poesia. Non ha grammatica, solo istinto. Non guida, lascia che l’ebrezza della velocità e dell’alcool lo trascinino sempre oltre la logica. Fuori controllo, però, a Nürburgring ’76 finisce la Ferrari di Niki Lauda – la grande nemesi – che nel salotto è il primo della classe, il pilota più esatto. Lauda è viennese, non cerca emozioni ma profitto, è un calcolatore algido. Poco avvenente, pianifica le proprie vittorie, pesa il destino usando la matematica. Al volante e ai box, è spinto da un’austerità neo-luterana: orari rigidi, duro lavoro e sacrifico, purché poi ci sia un premio. Il primo agosto del 1976 Lauda corre a Nürburgring da campione del mondo in carica, lanciato verso il bis come un treno puntuale: tiranneggia la classifica, è forte, sicuro, consapevole. La sua egemonia ha tutti i segni dell’establishment. Il sovversivo – Hunt – invece rincorre, gonfio di frustrazioni, tra gli angoli di una stagione intossicata da squalifiche e veleni, che sembra già chiusa. Hunt soffre: sembra essersi imposta una logica rovesciata, perché nell’adolescenza della grande rivalità con Lauda, in Formula 3, l’inglese dominava imponendo

l’istinto sul metodo. È piena estate, in Germania, ma nella foresta (Eifel) tagliata dalla pista si corre col cuore in gola: la pioggia deforma l’asfalto in uno scivolo verso il buio, e nonostante il rifiuto di Lauda il sindacato dei piloti (molti, idealmente vicini al rivale Hunt) rifiuta la sospensione della gara. Ci sono il freddo e la tristezza dell’autunno, e proprio quando la democrazia della Formula 1 decide di tuffarsi in bocca al destino si accelera la grande storia drammatica descritta nel film di Ron Howard, il Richie Cunningham di ‘Happy Days’. La stagione di Formula 1 del 1976 aggrega con clamorosa fedeltà tutte le componenti richieste a una sceneggiatura cinematografica: due eroi contrapposti, una rimonta vertiginosa, il dolore profondo, le discese e le risalite


CINEMA | FUORI CONTROLLO

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A Nürburgring, Lauda sbatte contro il terrapieno e nell’esplosione del serbatoio un palo di sostegno lo spoglia del casco. Tranciato dalla Surtees di Brett Lunger e dalla Heskth di Harald Ertl, resta divorato dal rogo. Al centro grandi ustionati dell’ospedale Mannheim, Lauda sfiora l’estrema unzione. Viene dichiarato in coma, e i fumi velenosi della benzina (inalati per cinquanta secondi) lo trascinano nella notte più lunga. Risorge – come un eroe immortale – mostrando al mondo il volto trasfigurato dall’incidente, e 38 giorni dopo si presenta a Maranello: mentre Hunt rosicchia punti e vittorie, riaprendo il Mondiale, Lauda prepara un ritorno leggendario. A Monza Niki indossa il casco sulle cicatrici ancora fresche, torna in gara, e dopo il miracoloso 4° posto una folla giubilante sommerge il grande sopravvissuto. Sul campionato spirano ormai venti da romanzo quando la F1 lascia l’Europa, ma tra il Canada e gli Stati Uniti la rimonta di Hunt è fatale. Lauda arriva all’ultima tappa, in Giappone, con soli 3 punti di vantaggio. 24 ottobre 1976: come a Nürburgring, anche il circuito del Fuji è ostaggio della pioggia. E’ il momento dell’equilibrio perfetto. La gara viene più volte rinviata,

ma sulla battaglia campale dell’automobilismo sono puntati (via tv, che pagano per i diritti) gli occhi del mondo. Sempre come a Nürburgring, a saltare è la prudenza. Alimentandosi della paura diffusa tra i piloti, il titolo mondiale pretende un pilota disposto a sfiorare la morte. Al secondo giro il mostro Lauda si ritira, aggrappandosi ben saldo alla vita. Hunt è atteso da un destino brutale: morirà d’infarto a 45 anni, finalmente innamorato, dopo una vita di eccessi e letti facili. Non si aggrappa alla vita, Hunt, in Giappone. Ora o mai più. Resta in pista, le bandiere sventolano nervosamente, il cielo è da tregenda. A 5 giri dalla fine Hunt è in testa, ma si ferma ai box e quando riparte si ritrova in quinta posizione. Precipitato, il cane sciolto morde come se non ci fosse un domani: supera Regazzoni e Jones negli ultimi due giri, e in volata conquista il terzo posto che gli assicura il titolo. La notizia arriva a Lauda, che è già in aeroporto, stretto attorno alla moglie. Vincerà altri mondiali. Hunt trionfa, invece, e non riuscirà più a ripetersi. Non riusciranno a raddrizzarlo, finirà fuori controllo. di Gianluca Corbani


TELEFILM | HOMELAND: IL RITORNO DI UN GRANDE

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HOMELAND:

IL RITORNO DI UN GRANDE

Il 2013 sta volgendo al termine ed è quindi possibile tracciare dei primi bilanci riguardo alle serie che hanno maggiormente caratterizzato quest’anno televisivo: se la primavera è stata egemonizzata dalla terza stagione di Trono di spade e dalla sesta di Mad Men, mentre l’estate ha visto l’inizio della strepitosa conclusione di Breaking Bad, a dominare questo autunno, che si prospetta assai piovoso e quindi particolarmente adatto alla fuga metaforica verso i nostri amati mondi seriali, sarà sicuramente la terza stagione di Homeland, in onda ogni domenica alle 21:00 dal 29 settembre sul canale statunitense Showtime. Le prime due stagioni, trasmesse rispettivamente nel 2011 e nel 2012, hanno infatti imposto questo telefilm come uno dei titoli fondamentali del nuovo decen-

nio, con un cospicuo seguito popolare e un entusiastico apprezzamento da parte della critica. Per farla breve, Homeland è un’opera che non si può ignorare se si vuole essere cittadini del 2013. Come tutti gli appassionati sanno, la storia tratta del ritorno a casa di un soldato tenuto per otto anni prigioniero dai terroristi islamici e sospettato da alcuni agenti della CIA di essere diventato un terrorista a sua volta. Il soggetto originale deriva da una serie televisiva israeliana creata da Gideon Raff, Hatufim, di cui la Fox ha comprato i diritti affidando il progetto di adattamento americano allo stesso Raff, affiancato da due sceneggiatori provenienti da 24. L’epopea narrata in quest’ultima serie è un riferimento imprescindibile per Homeland: le due serie condividono i temi della lotta


al terrorismo, della paranoia, del dualismo di pubblico e privato, oltre che della forza della legge, ponendo una delle domande maggiormente determinanti per la politica statunitense degli ultimi anni: fino a che punto è lecito ricorrere alla violenza per combattere la violenza? Fino a che punto è lecito violare le leggi di una comunità per difendere la stessa? Tuttavia, Homeland si differenzia da 24 soprattutto per la complessità psicologica e la concretezza reale dei suoi due protagonisti: innanzitutto il personaggio centrale di sesso femminile, l’agente CIA Carrie Mathison, rivela la sua forza a partire da tratti evidenti di fragilità e vulnerabilità, laddove Jack Bauer (il protagonista di 24) era per lo più caratterizzato da una forza devastante. Tuttavia, la grande novità del telefilm è il personaggio del soldato Nicholas Brody, il reduce accolto come un eroe ma che in realtà è passato dalla parte dei terroristi. Raramente il cine-

ma e la televisione americana hanno osato affidare un ruolo da autentico protagonista a un personaggio politicamente così controverso ed ambiguo. Occorre probabilmente risalire sino a The Manchurian Candidate di John Frankenheimer, verso cui Homeland ha un debito evidente, per trovare una narrazione altrettanto disturbante. Un difetto evidente di questa serie è, invece, la difficoltà degli sceneggiatori di articolare dei plot secondari che stiano al passo con le vicende entusiasmanti dei protagonisti: a differenza di serie come Mad Men, Homeland stenta a imporsi come un grande racconto corale. In compenso propone due personaggi centrali impossibili da dimenticare, gettati in un mondo narrativo che pulsa al ritmo della vita. Buona visione. di Francesco Cianciarelli


LIBRI | I CALCIATORI CHE UCCIDONO LA LETTERATURA - LA COSCIENZA DI ZENO COMPIE 90 ANNI

I Calciatori che uccidono la Letteratura

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Vado in libreria alla ricerca di un libro in inglese, per ripassare un po’ la lingua straniera, e mi ritrovo la traduzione di Io, Ibra, autobiografia (in realtà scritta a quattro mani con il giornalista David Lagercrantz) del 2011 del calciatore Zlatan Ibrahimovic. Perché? Magari, mi sarei aspettato dei classici, qualche giallo, alcuni romanzi semplici e divertenti, invece di imbattermi nel libro di uno degli attaccanti più pagati d’Europa. Dov’è finita la qualità? La verità è che le autobiografie di nonscrittori stanno andando a ruba. Ogni calciatore famoso ne ha scritta una. Da Francesco Totti che era partito dalle barzellette, poi si è buttato sul classico con La mia vita e i miei gol, tornando infine ‘comico’ in E mo’ te spiego Roma; all’amico Antonio Cassano, che negli anni di massimo splendore (sportivo) se ne era uscito con Dico tutto, in cui raccontava la sua vita, affermando tra le altre cose di essere stato “con più di settecento ragazze”. Poesia pura. Nel girone dei calciatori-scrittori (in realtà sempre accompagnati da un giornalista di cui però non parla mai nessuno) sono finiti altri mostri sacri come Del Piero, Buffon, Baggio, Batistuta e, appunto, Ibrahimovic. L’ultimo a ‘cascarci’ è stato il campione della Juve e della nazionale Andrea Pirlo, con Penso quindi gioco, che fa addirittura il verso al celebre aforisma cartesiano Cogito ergo sum. Perché la letteratura si sta svendendo in questo modo? Semplice, perché il mercato vede questa direzione in modo favorevole. Il nome del calciatore famoso attira l’attenzione in libreria e le autobiografie di Totti o Del Piero, ormai, vendono più della ristampa di Pirandello o di un saggio di attualità. La spettacolarizzazione della vita ha invaso anche l’arte letteraria e - visti i numeri - non ci si dovrà stupire se tra un decennio ogni calciatore famoso avrà la propria vendutis-

sima autobiografia e ci si dovrà abituare a considerare anche questa arte. Chissà che cosa avrebbe pensato un teorico della lettaratura come Roland Barthes, trovando in libreria un romanzo scritto dal calciatore connazionale Zidane. Parole come ‘decostruzionismo’ e ‘strutturalismo’ non servirebbero più e anche ‘fabula’, ‘intreccio’ e ‘trama’ verrebbero banalizzate fino a farle scomparire. La verità è che spaccando in questo modo la letteratura si rischia di uccidere un’arte. E quando nel reparto dei libri in lingua straniera vedi l’autobiografia di Ibrahimovic in inglese, il tuo ego letterario, un po’ muore.


La Coscienza di Zeno compie 90 anni Novant’anni di dubbi, novant’anni di riflessioni, novant’anni di psicoanalisi. Quasi un secolo è passato dalla pubblicazione di uno dei capolavori del Novecento italiano, La coscienza di Zeno. Era il 1923 e l’allora poco conosciuto Italo Svevo (al secolo Hector Schmitz), rendeva pubblico il terzo volume di una trilogia sulla psiche umana e sull’inettitudine. Nella sua Trieste ancora sotto la dominazione austriaca, a fine Ottocento erano già di moda le nuove idee scientifiche di Sigmund Freud, considerato il padre della psicoanalisi. Una materia affascinante quanto controversa, che influenzerà parecchio questa opera di Svevo. I primi due romanzi, Una vita e Senilità, erano passati in sordina negli ultimi anni del secolo precedente e solo le lusinghe dell’amico e collega James Joyce convinceranno Svevo a scrivere un terzo libro. Anche La coscienza di Zeno, però, sarà un fiasco letterario, almeno fino al nuovo intervento di Joyce. L’autore irlandese di Gente di Dublino, anch’egli uno dei capostipiti della letteratura psicologica, comincerà a divulgare l’opera soprattutto in Francia, da dove arriva il primo successo, che si ripeterà subito dopo in Italia, anche grazie all’aiuto di Eugenio Montale. Ed ecco che finalmente - e quasi casualmente - un libro ‘da nulla’ comincia a porre le basi per essere considerato un capolavoro. Il romanzo si apre con la celeberrima prefazione firmata dal ‘Dottor S.’, un personaggio fittizio creato dal genio dello scrittore. Il medico, che sta psicoanalizzando Zeno Cosini, spiega in una lettera di aver tentato di curare il proprio paziente attraverso la redazione di un’autobiografia da parte di quest’ultimo. Deluso dall’abbandono della terapia di Zeno e profondamente ferito nel suo orgoglio professionale, il Dottor S. decide di pubblicare ciò che il malato ha prodotto, di dare alle stampe, insomma, la voce della coscienza di questo signor Zeno. Ogni episodio della vita del protagonista, diventa così un capitolo del libro, dal vizio del fumo,

al fondamentale racconto della morte del padre, fino alla conclusione intitolata proprio ‘psicoanalisi’, in cui Zeno spiega di voler interrompere il trattamento in quanto sente che la sua condizione è addirittura peggiorata. Attualissimo all’epoca, con una sorta di critica finale al metodo freudiano; molto interessante oggi, a distanza di novant’anni, con gli studi sulla psiche umana in continua evoluzione. Calvino diceva che un classico si riconosce tale se ogni volta che viene riletto è capace di comunicare qualcosa di nuovo. Ebbene, questo è La coscienza di Zeno, che a ogni rilettura, anche dopo novant’anni, riesce a farsi specchio dei dubbi del lettore e a suggerire nuovi spunti di riflessione. “È chiaro che siano tutti altrimenti di me” è una delle frasi più profonde di Zeno Cosini, eppure, dopo quasi un secolo, siamo ancora in tanti a rivederci in lui.

di Luca Romeo


MUSICA | JASON BECKER: NOT DEAD YET

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Jason Becker:

Not Dead Yet

Jason Becker: Not Dead Yet. È questo il titolo del commovente e profondo rockumentary uscito nel 2013 sulla straordinaria vita di uno dei virtuosi della chitarra più importanti di sempre, colto dalla SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) all’alba dei vent’anni proprio nel momento in cui raggiungeva l’apice della fama e lo status di rockstar, ma ancora oggi, malgrado la malattia gli permetta di muovere solo gli occhi, esempio di talento, passione, humor e gioia di vivere. Il mondo rock ha negli anni sfoderato storie di musica e di vita incredibili, a volte assurde e imprevedibili per quanto riguarda i protagonisti e gli aneddoti in questione, rivestendosi spesso anche di nomee e stereotipi poco piacevoli. Basti pensare a slogan come “Sex, drugs and rock’n’roll” o alle oramai abusate associazioni tra la musica e i presunti riti occulti di molte celebrità anni Settanta. Col documentario Jason Becker: Not Dead Yet siamo però di fronte a una di quelle storie che, senza false prese di posizione, non ci si aspetterebbe dal cosiddetto “contesto rock”.

Il documentario diretto da Jesse Vile tocca, commuove ed emoziona proprio perché narra una storia quasi atipica e distante dall’immaginario del rock d’ogni epoca e corrente, tragicamente vera ma incredibilmente bella da desiderare che tutti la conoscano. Tutto questo proprio perché Jason Becker, rinchiuso nella sua malattia incurabile e in una vita che esternamente potrebbe apparire nulla, incarna uno degli esempi più vivi e vicini al senso della vita. Ed è straordinario che ad insegnare questa lezione sia proprio un chitarrista heavy metal, un “arrabbiato” degli anni Ottanta, perfettamente ritratto da Jesse Vile con una narrazione bilanciata e ben scandita da filmati di repertorio Da non perdere il fantastico spezzone del saggio di fine liceo, interviste e voce off, tutto coordinato perfettamente per raccontare non solo la storia della sfortunata rockstar, ma soprattutto lo straordinario viaggio interiore dell’uomo che ora giace sorridente e immobile su una sedia a rotelle da vent’anni. Il talento di Becker è apparso cristallino fin dai


MUSICA | JASON BECKER: NOT DEAD YET

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primi approcci con lo strumento, tanto da stupire tutti suonando Paganini a quindici anni, diventando un simbolo della chitarra virtuosa con la band Cacophony e venendo chiamato a diciannove da David Lee Roth (Van Halen) per sostituire Steve Vai alla chitarra e incidere un album (A Little Ain’t Enough, disco d’oro 1991) con il conseguente tour mondiale e la certezza di essere sul procinto di diventare uno dei chitarristi più importanti di sempre all’alba dei vent’anni. Poi è arrivata la SLA, l’inizio dell’incubo, la paura di essere dimenticato. Proprio per questo Jason Becker ha silenziosamente lottato: per continuare a vivere con e della propria musica, per non essere scordato dal mondo del rock che con tanto entusiasmo l’aveva idolatrato. Sin dal principio della sua malattia questo è stato possibile grazie anche alla sua stupenda famiglia e alla scelta stoica di votare anima e corpo, o almeno ciò che pian piano gli rimaneva di attivo, per veicolare con la sua musica (poi scritta tramite un software con interfaccia visiva) la sua perpetua e quasi “inspiegabile” gioia di vi-

vere. E così la rockstar è diventata leggenda. Da malato di SLA completamente immobile ha scritto e pubblicato, naturalmente grazie all’aiuto dei suoi tanti amici (il grande Marty Friedman per primo), tre album di musica strumentale: la sua storia è nota sin dal 1990, quando gli fu diagnosticata la SLA, ma con Jason Becker: Not Dead Yet si ha ora la possibilità di conoscere con commovente dettaglio la dimensione reale di una esistenza votata alla musica Rock e al senso più profondo della parola “vivere”. Il rock si arricchisce così finalmente di una nuova, straordinaria storia: quella di un ragazzo, di un uomo, di una star che, a fronte degli innumerevoli e drammatici eventi che ne hanno segnato la vita, ha lottato e vinto contro una malattia che medicalmente non si può vincere, trasformando la sua vita di malato di SLA in una vera e propria esistenza rock’n’roll.

di Gianmarco Soldi


CREMO

GR O N D E

NA


POLITICA | LA LAUREA CHE NON TI ASPETTI

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LA LAUREA CHE NON TI ASPETTI “Vai all’Università così almeno prendi un pezzo di carta!”. Così dicevano i genitori ai propri figli fino a poco tempo fa, e forse qualcuno continua a dirlo, ma non sempre consapevoli che l’Università ha anche dei lati poco conosciuti, per non dire stravaganti. La politica si è spesa negli ultimi tempi con riforme e controriforme, a seconda della coalizione al governo. Eppure, i risultati di tanto spendersi hanno prodotto corsi di laurea che hanno dell’incredibile. Eccone alcuni, fra i più bizzarri. A Venezia l’anno accademico 2013/14 si aprirà con uno straordinario corso di Yoga. Un Master addiritura, organizzato dalla prestigiosa Ca’ Foscari, che si propone di raggiungere quel target di neolaureati in materie filosofiche, storico-religiose e indologiche. Insomma, un “tranquillo” Master. Meno sereno è quel che accade a Bari, dove evidenti difficoltà spettano a quanti dovranno cimentarsi nel corso di laurea in “Scienze dell’allevamento, igiene e benessere del cane e del gatto”. Nulla di veramente stravagante, ci mancherebbe. Anzi, potrebbe rivelarsi uno dei mestieri più utili dinanzi una crisi del lavoro che colpisce soprattutto chi si cimenta in materie più complesse. Certo è che sarebbe divertente poter assistere alle ore di pratica. Un’aula piena di cani e gatti, magari non proprio puliti per dare maggiore “qualità” alle ore di tirocinio, fra quanti scappano impauriti dall’acqua e dal sapone.

Sulla stessa scia c’è chi può occuparsi del “verde ornamentale, ricreativo e protettivo”. La novità viene da Perugia, Facoltà di Agraria. Lì potrete imparare a curare il vostro giardino e, verosimilmente, immaginiamo saranno previsti due moduli distinti tra la cura del verde casalingo e la cura del verde in ambienti esterni. Il classico giardiniere diventa super esperto dell’erba domestica: curare, preparare e proteggere. Si vocifera che il prossimo corso prevederà anche sistemi di intelligence per consegnare alla giustizia parassiti che altrimenti la farebbero franca. Se dovesse realizzarsi, ci spingiamo più in là e siamo sicuri che prima o poi avremo qualche giardiniere presidente del Consiglio. Appena giunta da Perugia la notizia circa l’esaltazione professionale del “pollice verde”, a Torino c’è stata una riunione in gran segreto per tenervi testa: nasce così il corso di laurea in “Scienze e culture delle Alpi”. E chissà che qualche addetto alla cura del verde non sarà chiamato a Torino per dare seguito agli studi perugini. Troppo stressati dagli impegni ad alta quota? Niente paura. In Sardegna hanno pensato a voi e l’hanno fatto nella maniera più ottimale: all’Università di Aristan esiste la Facoltà in “Scienze della felicità”. Siate sereni ché la vita vi sorride. E il vostro sorriso potrete portarlo in giro per il mondo, splendente come il sole a mezzodì. È per questo che i sardi hanno pensato di inserire, in quest’ultima Facoltà, il corso di laurea in “Teoria


e tecnica della salvezza dell’Umanità”. Sarete voi i profeti di domani, i salvatori del mondo, i Maestri della Terra. Basta iscriversi. Ma forse sarebbe il caso che in Sardegna, oltre che la qualità delle vacanze, qualcuno pensasse bene di partecipare realmente ai corsi lì attivati. Se non altro questo “qualcuno” riuscirebbe ad evitare episodi incresciosi come quello avvenuto a “La Sapienza” di Roma, dove già un mese prima di un concorso erano noti i primi sei nomi vincitori, mentre il resto della classifica rispecchiava altri nominativi “programmati”.

Tutto è avvenuto questa estate per entrare a “Cardiologia”, dove si formano coloro che dovranno consigliarci uno stile di vita sano e seguirci sino alle fine dei nostri giorni, evitando eccessi. Ma viste le truffe universitarie e come va il mondo di questi tempi, forse un bel corso di Yoga, con una specializzazione presso “Scienze della felicità”, non guasterebbero.

di Pasquale Ragone


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SPORT | SU E GIU’ DAL CARRO


Su e giù dal carro:

l’Italbasket a Slovenia 2013 Dopo la figuraccia in Lettonia nel 2011, la Nazionale di Pianigiani ha ridato speranza a tutti gli appassionati della palla a spicchi collezionando otto vittorie su otto nel torneo di qualificazione, in un girone non semplicissimo con Turchia e Repubblica Ceca. Le premesse per il nuovo Europeo erano più che buone, ma un’incredibile serie di infortuni ci ha privato dei nostri migliori elementi: gli “americani” Bargnani e Gallinari, Daniel Hackett, il capitano Stefano Mancinelli e Angelo Gigli. Ed ecco allora le ondate di disfattismo tipiche di noi italiani: “Sarà un’altra Lettonia 2011”, “Andremo in Slovenia a fare le solite figure di m****” e altre lagne che continuano fino alle ore 21 del 4 Settembre, ora della palla a due tra Russia e Italia. Ma già dal salto di Cusin si capisce che moltissima gente dovrà rimangiarsi le parole dette fino a un secondo prima: i nostri nuovi Big Three, Datome (neo-capitano azzurro), Belinelli (unico superstite NBA) e Aradori ci guidano man mano ai successi insperati (?) contro i russi, i turchi (Turkoglu chi?), finlandesi, greci (Trinchieri, scusaci) e svedesi. Insomma, un trionfo. Percorso netto, cinque su cinque, con il picco raggiunto nella partita perfetta contro gli ellenici, come non se ne vedevano da tempo dalle nostre parti. Belinelli sembra posseduto dallo spirito di Ray Allen; Datome è il nostro Capitano Kirk, pronto a portarci attraverso spazio profondo verso la finale di Lubiana; Aradori incarna alla perfezione il gruppo di “cagnacci” da lui fondato, sempre rognoso, il primo a spingere e l’ultimo a mollare; Cusin è il nostro totem in mezzo ai pitturati, una specie di Torre Eiffel pronta a stoppare qualsiasi moscerino gli ronzi attorno; Cinciarini si scopre play sopraffino e al tempo stesso operaio, che quando sbaglia ci mette subito una pezza e Gentile si dimostra uno dei mi-

gliori Under 21 in circolazione. A questo punto il carro, che il 4 Settembre nel tardo pomeriggio era più che vuoto, si riempie manco fosse Piazza San Pietro il giorno dell’Angelus, perché l’Italia accede alla seconda fase da imbattuta, l’unica in tutto il torneo, e inizia il secondo girone con quattro punti (frutto degli scontri diretti con Grecia e Finlandia) soprattutto dando dimostrazione che quando l’avversario è più alto, grosso o forte tecnicamente non si da subito per vinta, ma lotta fino all’ultimo decimo di secondo come non ci fosse un domani. La seconda data importante della manifestazione è il 14 Settembre, giorno della prima partita della seconda fase e anche della prima sconfitta per mano dei padroni di casa sloveni nella bolgia della Stozice Arena di Lubiana. I fratelli Dragic non hanno pietà e ci distruggono a rimbalzo, in penetrazione e da tre. Il carro inizia a svuotarsi, e la sconfitta due giorni dopo con la Croazia, che ci fa a pezzi a rimbalzo, completa l’opera. Ora l’Italia è tornata la squadra mediocre di fine agosto, l’agnello sacrificale che quasi per sbaglio ha fatto cinque su cinque la settimana precedente. Ma gli dei del basket sembrano essersi affezionati ai cagnacci e ci fanno un regalo pazzesco con le vittorie di Spagna e Slovenia su Finlandia e Grecia, così gli azzurri sono praticamente ai quarti, conferma che arriva due giorni dopo con la sconfitta della Grecia di Trinchieri (grandissima delusione, nonostante un Vasilis Spanoulis stratosferico) ad opera della Croazia. L’Italia si gioca il terzo posto del girone coi campioni in carica, quella Spagna che viene dalla più che onorevole sconfitta nella finale olimpica contro i marziani statunitensi, però orfana di Pau Gasol, Juan Carlos Navarro e Serge Ibaka. Più che la posizione in classifica, la sfida conta per


SPORT | SU E GIU’ DAL CARRO

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dimostrare che non siamo arrivati lì per caso, e soprattutto che non approderemo ai quarti con tre sconfitte su tre nel secondo girone. E difatti l’Italia parte fortissimo nel primo quarto, con un super Cusin che stoppa qualsiasi palla nella nostra area. Il secondo e soprattutto il terzo (strano, mai successo nel corso del torneo!) quarto sono disastrosi, con la Spagna sempre sopra che arriva anche al +15. L’Italia gioca l’ultima frazione col cuore, con Aradori e Gentile sugli scudi, e acciuffa il pareggio proprio all’ultimo secondo. Gli spagnoli, distrutti sotto il profilo psicologico, cadono all’overtime (per favore, andate a vedervi su youtube la stoppata di Datome su Claver). Il carro ora è nuovamente stracolmo: “Accidenti, abbiamo battuto i campioni europei in carica e vice campioni olimpici!”. Ai quarti ci aspetta la Lituania, squadra giovane e rognosissima con talenti quali i fratelli Lavrinovic, Motiejunas, Kleiza, Maciulis, Valanciunas, e proprio la loro freschezza atletica è la chiave della sfida: ancora una volta l’Italia è annientata a rimbalzo, le difficoltà atletiche rendono più difficili le penetrazioni e ci costringono a tiri da tre o a conclusioni forzate. Lottiamo fino alla fine, perdiamo di quattro e ci sta, contro una nazionale forte e dal futuro assicurato che si arrenderà solo in finale

contro la Francia di Tony Parker. Con la Spagna qualificata per le semifinali, i posti disponibili per il Mondiale 2014 diventano sette: adesso l’obiettivo italiano è vincere almeno una delle successive due partite. Ma la fatica accumulata è tanta, le alternative dalla panchina sono poche e purtroppo non proprio all’altezza dei titolari (Magro, Rosselli, Poeta, Vitali) e inevitabilmente perdiamo contro Ucraina e Serbia. Addio Spagna 2014 (Petrucci, per favore, fai un numero di magia e regalaci la wild card!) e carro più deserto che mai. Gli unici rimasti sono quelli che si sono divertiti lo stesso in queste due settimane, che hanno visto comunque una buona nazionale fin quando la condizione fisica c’è stata e che sperano di avere una possibilità l’anno prossimo, magari avendo a disposizione il Mago, Gallo, Hackett, Mancinelli e Gigli. Noi i cagnacci non li abbandoneremo mai.

di Simone Zerbini


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VIDEOGAMES | ROCKSTAR GAMES

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rockstar games : : come l’azienda fa la storia dell’arte La storia dei videogiochi ricalca quella del cinema e, più in generale, di tutte le forme artistiche nate successivamente alla rivoluzione industriale avvenuta tra Settecento e Ottocento: ad una prima fase che li vede relegati a semplicistico divertimento per bambini, oltre ad essere ammantati dal disappunto (anche se più spesso dal dichiarato disgusto) proveniente dai centri di cultura ufficiali, segue un periodo in cui il medium in questione (cinema, fumetti o, in questo specifico caso, il videogame) si trasforma pian piano in completa forma d’arte, caratterizzata da un’estetica, un rapporto peculiare con il fruitore e un linguaggio specifico che ha nel frattempo sviluppato. La RockStar Games è, in questo processo, di capitale importanza: ad essa si deve, infatti, una delle forme maggiormente evolute di questo codice artistico. L’azienda di Sam Houser, cofondatore e mente creativa dietro al brand di GTA, ha creato e portato all’evoluzione odierna, con l’uscita imminente del quinto capitolo della serie, il concetto di free roaming: termine inglese che significa girovagare liberamente, consiste nella possibilità offerta al giocatore di poter vagare senza limiti di tempo e privo di mappe prefissate dal programmatore nel mondo virtuale in cui è ambientata la storia offerta dal gioco. È un’idea senza precedenti per la storia dell’arte: in quale contesto artistico è possibile per il fruitore creare dal nulla la narrazione e le vicende del personaggio? Con Gran Theft Auto, nato nel 1996, questo divenne realtà. Di più: successivamente alla prima versione del gioco, al videogiocatore venne permesso di poter

modificare a piacimento la trama, prima intesa come serie di risultati da dover perseguire in un ordine prefissato (basti pensare a Mario Bros, altra grandissima pietra miliare del mondo videoludico) e ora frantumata in una miriade di microstorie autosufficienti sparse per il mondo in cui si trova a vagare il protagonista. Al giocatore venne data la libertà di poter scegliere quale avventura completare per prima e in quale ordine terminare le altre: fu un trionfo. Tale concetto portò, giustamente, la fortuna commerciale all’azienda oggetto del presente articolo, tanto da sfornare negli anni una serie di giochi tutti basati su questo principio: dalla prosecuzione della serie di GTA ai capolavori artistici come Red Dead Redempition, un western ricchissimo di citazioni riguardanti i più grandi registi americani che operarono in quel genere. Questa libertà estrema offerta al giocatore è destinata ad aumentare ancora in GTA V, nel solco della tradizione che vuole la RockStar Games leader indiscussa nella definizione dei nuovi canoni estetici e linguistici dell’arte videoludica: allo spettatore sarà data la possibilità di poter giocare con non uno ma bensì tre protagonisti differenti, aumentando così in modo esponenziale le possibilità espressive di tale medium. Aspettiamo quindi di poter avere fra le mani – finalmente, dopo anni di attesa – il gioco, così da potervi raccontare cosa ne pensiamo. Nel frattempo, buon divertimento con le vostre console. di Francesco Cianciarelli


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ARTE | AMORE E PSICHE, LA FAVOLA DELL’ANIMA

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AMORE E PSICHE, la favola dell’anima

Non credo ci sia cornice più significativa che possa ospitare la mostra Amore e Psiche, la favola dell’anima. Una mostra che ripercorre il tema dell’anima ricercandone le tracce simboliche e archetipiche nell’arte. Le Non credo ci sia cornice più significativa che possa ospitare la mostra Amore e Psiche, la favola dell’anima. Una mostra che ripercorre il tema dell’anima ricercandone le tracce simboliche e archetipiche nell’arte. Le suggestive opere dislocate negli spazi di Palazzo Te e Palazzo San Sebastiano a Mantova accompagneranno il visitatore alla riscoperta dell’antichissimo mito di Amore e Psiche, ripreso da Apuleio, nella sua opera più importante Asino d’oro, che narra le vicende di Psiche, mortale ma dalla bellezza uguale a Venere, destinata a diventare sposa di Amore senza nemmeno poterne vedere il viso. Una notte, istigata dalle invidiose sorelle, riesce a scoprirne il volto ma viene immediatamente abbandonata dal dio. Psiche dovrà quin-

di affrontare una serie di prove, al termine delle quali otterrà l’immortalità e potrà ricongiungersi al suo sposo. La curatrice della mostra Elena Fontanella dichiara: «La vita attuale nega spesso all’uomo gli spazi del sacro. Caoticamente travolti dall’esistenza, siamo impreparati ad affrontare le immense traversate interiori, fatte di vuoti e silenzi, che la vita ci mette davanti. Grazie all’aiuto di una delle favole più belle sull’amore, sulla morte e sulla vita, vogliamo accompagnare il visitatore in questi sentieri dell’anima, sfruttando le immagini artistiche che, nei millenni, si sono ispirate a questa storia». Tra i pezzi antichi alcuni quadretti votivi (Pinakes) provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, dedicati al culto di Persefone e delegati all’illustrazione del tema dell’unione con la divinità. Più prossime invece alla narrazione de L’Asino d’oro sono le sculture conservate nei Musei Capitolini, come la Psiche senza ali e l’Eros


dormiente, entrambe di prima età imperiale e tratte da originali ellenistici. Quanto all’età moderna, la mostra riunisce opere provenienti quasi esclusivamente da raccolte private. Del gruppo, piuttosto ristretto sul piano quantitativo, fanno parte una Venere attribuita a Palma il Vecchio (1528, coll. priv.) e l’Origine di Amore di Tintoretto (1562, coll. priv.), Il percorso offre inoltre un’idea sommaria della fortuna del soggetto nel periodo romantico, attraverso la presentazione di Amore e Psiche stanti di Canova (1810ca), della Psiche svenuta di Pietro Tenerani (1822, Museo di Roma) e della Psiche abbandonata in marmo di Giovanni Cappelli (1846, Modena, Galleria Estense), con l’appendice di una Danaide bronzea di Auguste Rodin (1888). La panoramica sul contemporaneo, invece, riunisce un’ulteriore piccola serie di sculture tutte in bronzo, anch’esse di provenienza privata. Si tratta, in particolare, di un Concetto spaziale di Lucio Fontana (1959), degli Amanti(1967) e della Ragazza sdraiata (1990) di Giacomo Manzù, di un Orologio molle (Profil du Temps, 1984) di Salvador Dalì e di una delle tante Space Venus (1984) in circolazione dello stesso artista spagnolo. Nel percorso novecentesco anche una Venere di Tamara de Lempicka (1925ca). Si arriva infine all’espressione della modernità con Alfredo Pirri realizzatore di “Passi”, un’opera che, sul pavimento della Camera di Amore e Psiche affrescata da Giulio Romano nel 1528, vede posata un’ampia superficie di specchi “rotti” in grado di riflettere il soffitto ma anche di dare un senso di precarietà al visitatore che lo calpesta. A Mantova sino il 10 Novembre. di Susanna Tuzza


MEDICINA | LA PROPRIOCEZIONE

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La PROPRIOCEZIONE e l’arte del prevenire gli infortuni

L’anno sportivo è appena iniziato e gli allenamenti cadenzano le settimane di ogni atleta. Si migliora la resistenza, si potenziano i muscoli e si affinano i gesti tecnici per essere il più preparati possibile alle imminenti competizioni agonistiche. Arrivano le gare e, giocoforza, si presentano gli infortuni. In relazione a ciò, per scongiurare questa eventualità, mai come in questo periodo dell’anno è importante impostare un lavoro specifico di prevenzione. Un vero e proprio “sesto senso” risulta essere fondamentale per questa tematica: si tratta della propriocezione.

La propriocezione è definita come il senso di posizione e di movimento degli arti e del corpo indipendentemente dalla vista. Esempio pratico: chiudiamo gli occhi e pensiamo al nostro braccio destro. Pur senza poterlo vedere possiamo sapere, con estrema precisione, in che posizione si trova ognuna delle articolazioni che lo compongono e che livello di contrazione caratterizza in quel preciso istante ogni singolo muscolo. Questa è una qualità fondamentale per il controllo del movimento e della stazione eretta ed è possibile grazie a speciali “sensori” presenti nei muscoli (fusi neu-


MEDICINA | LA PROPRIOCEZIONE

sizioni (completamente automatiche ed involontarie) ai muscoli con l’obiettivo di evitare il pericolo nel modo più rapido e sicuro possibile, scongiurando il potenziale infortunio. Tavolette, pedane, cuscini e palloni sono gli oggetti che permettono allenamento specifico per migliorare questa abilità; in questo modo, se seguiti da professionisti qualificati e preparati, si potrà essere in grado di evitare o limitare le conseguenze spiacevoli derivanti dall’attività sportiva. romuscolari), nei tendini (organi tendinei del golgi) e nelle articolazioni i quali in ogni istante mandano informazioni al cervello sulla posizione statica o dinamica del segmento corporeo del quale fanno parte. È lampante quanto questa caratteristica sia imprescindibile per l’esecuzione corretta dei gesti tecnici presenti nelle attività sportive i quali risultano tanto più performanti quanto riescono ad essere perfetti.

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Conoscere la precisa posizione di un distretto corporeo diviene, tuttavia, ancora più fondamentale nella prevenzione degli infortuni. Infatti la propriocezione è una caratteristica, al pari di forza, velocità e coordinazione, completamente allenabile con dei lavori specifici e dedicati. L’atleta con una propriocezione particolarmente allenata si accorgerà con estrema tempestività della propria caviglia che sta per andare incontro ad una distorsione o del proprio ginocchio che sta per subire una rotazione innaturale. Una volta che il cervello sarà stato informato con grande rapidità della potenziale minaccia, darà delle dispo-

Dott. Gianluca Bertoni Fisioterapista


GIOCHI | GIOCANDO: HALLOWEEN

di Marta Ettari e Gaia Bonvini

GIOCANDO halloween

..INTERMEZZO..

Anteponete e/o posponete a ogni sillaba indicata un’altra sillaba in modo da ottenere le 7 parole corrispondenti. Le sillabe così anteposte, prese tutte di seguito, daranno una frase.

1. ___ciu___

2. ___to

3. ___ri___

4. ___tran___

5. ___ni___

6. ___te___

7. ___va___ 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.

Caramelle, pasticcini.. Protagonista di Qualunquemente Capoluogo del Piemonte Comune salentino Derisa, beffata Sarah scrittrice americana Protegge il tavolo

l’INTRUSO

In ogni riga, una delle tre parole non va d’accordo con le altre due, affini tra loro. La sillaba iniziale delle parole intruse, prese nell’ordine vi daranno il nome di un film diretto da John Carpenter.

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1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.

Lana – Acrilico - Nylon Boston – Miami – Nottingham Soprano - Tenore - Contralto Delizia – Delusione - Schifezza Levare – Mettere - Introdurre Tranquillità – Pace - Stress Collant – Ghetta – Calzamaglia


di Marta Ettari e Gaia Bonvini

GIOCANDO halloween

il CERCHIO

Partendo dalla parola colorata raggiungete quella nel centro del cerchio, eliminando successivamente tutte le parole incluse in esso.  

La parola può essere un anagramma di quella che la precede; può essere un sinonimo o un contrario; può trovarsi unita alla parola precedete in un detto, in una similitudine in una metafora; può formare il nome di una persona ZUCCA famosa o di un luogo famoso.

MONT E

ZEUS

CITT À

MAGO

OLIMPO

PIANET A

MERLINO

ARTÙ  

AGGIUNTA INIZIALE

 

PONTE

STALL A

Trovate le due parole mancanti che hanno stessa parte finale. Con la scopa volano le YYYYXXX, son megere con le ZZXXX.

SCAMBIO AL CENTRO

Trovate le due parole mancanti che hanno stessa parte iniziale e finale, ma diversa parte centrale.

Scuri vampiri, occhi feroci, maghi barbuti, orride voci. Streghe nasone rimestan XXYYXXX Mostri tremendi a tutti i XXYYXXX. INTERMEZZO: Dolcetto o Scherzetto - L’INTRUSO: La notte delle streghe - AGGIUNTA INIZIALE: Streghe, rughe SCAMBIO AL CENTRO: Pozioni, portoni CERCHIO: Zucca, Mucca, Stalla, Stella, Pianeta, Giove, Zeus, Olimpo, Monte, Ponte, Città, Camelot, Artù, Merlino, Mago, Maga, Strega


OROSCOPO |QUELLO CHE NON TI RISERVA IL FUTURO

QUELLO CHE NON TI RISERVA IL FUTURO di Paul Volpe

Pesci

(20 febbraio – 20 mar La linea migliora e la vostra panza o nomia italiana. Abbiate pazienza, l’in fortuna inizia a girare dalla vostra pa da un camion dei pompieri.

Acquario

(21 gennaio – 19 febbraio): 7 Dopo un’estate più brutta dell’aumento dell’iva l’Acquario è pronto a spiccare il salto. Lavoro a gonfie vele: troverete posto su una nave pirata. Occhio alla forma: fisici da saltatori di coda al Mc Donald.

Capricorno

(22 dicembre – 20 gennaio): 7 Continua il periodo positivo per il Capricorno: siete più immarcabili di Ronaldo rosso a PES, più desiderati di una siringa in un centro di disintossicazione. Salute roboante, sesso famelico.

Sagittario

(22 novembre – 21 dicembre): 4,5 La ripresa delle attività è rimandata al prossimo mese: il sesso è meno appagante di un pacco di noodles quando avete voglia di pasta, il lavoro più frustrante della ricerca delle figurine di Poggi e Volpi. Buone notizie dalla salute: non verrete attaccati da uno sciame di api assassine.

Scorpione 48

(24 ottobre – 21 novembre): 4 Continua la discesa verso gli abissi: siete più malvisti di un kebabbaro ad un meeting di vegani, più fastidiosi dei muratori alle otto di mattina. La svolta deve venire da voi: “Che la forza sia con te, Scorpione!”.

Bilancia

(23 settembre – 23 ottobre): 7 Il recupero dell’equilibrio vi permetti di affrontare questo principio d’autunno: siete più allenati di F Gump, le sfide sono il vostro pane quotidiano. P tranelli amorosi: il silicone inganna.


rzo): 6 ora è più piatta dell’econverno è vostro. Anche la arte: non verrete investiti

7

e al meglio Forrest Possibili

Ariete (21 marzo – 20 aprile): 8

Non c’è limite alla vostra ascesa, solo la gravità vi tiene a terra. Siete più letali di Inzaghi sottoporta, più immuni di Berlusconi al carcere. Ottobre è il vostro mese, rischiate che non rosicherete.

Toro (21 aprile – 20 maggio): 6

Senza infamia e senza lode: la lenta ripresa autunnale vi porta alla sufficienza. Ma non credete di essere fuori dal tunnel: ricordate che avete ancora l’anello al naso. Sottomessi.

Gemelli

(21 maggio – 21 giugno): 5 Prosegue il momento no per i gemelli. Ok, l’estate è passata e vi siete lasciati un po’ andare, ma state attenti alla forma: fisici da capotavola.

Cancro

(22 giugno – 22 luglio): 5,5 Proseguono i problemi salutari: se c’è un virus voi lo pigliate, con tutte le conseguenze annesse. Buone nuove sul fronte amoroso: non prenderete la candida.

Leone (23 luglio – 22 agosto): 7,5

Il ruggito si rafforza e ottobre vi regala ampie soddisfazioni. Buone nuove in ambito lavorativo: continuate a credere nei vostri obiettivi con perseveranza e prenderete quella cavolo di gazzella.

Vergine

(23 agosto – 22 settembre): 5 Anche per la Vergine prosegue la risalita verso la superficie. Il recupero della forma è fondamentale, non fatevi tentare dai piatti della mamma: premio nobel per la fame.


IL LETTORE | LE VOSTRE FOTO

LE

FOTO

DEL LETTORE

50 Foto a cura di Giampiero da VICENZA INVIACI LE TUE FOTO E LE PUBBLICHEREMO NEL NUMERO SUCCESSIVO. Scrivi a info@lapausa.eu


Foto a cura di Sergio da CREMONA INVIACI LE TUE FOTO E LE PUBBLICHEREMO NEL NUMERO SUCCESSIVO. Scrivi a info@lapausa.eu


La Pausa Magazine N.05  
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