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Anno VIII Numero 104 Febbraio 2012

MENSILE A SFONDO SOCIALE DI PUBBLICA UTILITÀ a: Campalto - Favaro Veneto - Tessera - Dese

distribuzione gratuita presso gli esercizi commerciali

VARIANTE URBANISTICA DI CAMPALTO di Daniele Conte Questo il titolo di un articolo che ho letto sull’ultimo numero di QuiFavaroVeneto, trovato nella cassetta della posta poco prima di Natale. Toh! Ogni tanto ritorna! Ho pensato. E infatti, il pezzo inizia così: “Alla fine dello scorso anno, la Regione Veneto ha definitivamente approvato la Variante urbanistica per l’area significativa di Campalto […] Un importante risultato ottenuto attraverso un’ampia e dibattuta partecipazione tra le Istituzioni locali, i cittadini e tutti i portatori di interessi.” A parlare di progetti per Campalto si va indietro negli anni talmente tanto che io non ero ancora nato. Dalle idee e dalle parole si passò a disegni, conti, ipotesi, carte e numeri fino ad arrivare a progetti seri. Dopo anni di pareri, controdeduzioni e osservazioni finali, mandati e rimbalzati tra Comune e Regione, si è arrivati al definitivo via libera di quest’ultima del 2 novembre 2010. E perchè aspettare dicembre 2011 per ritornare a parlarne? Sarà forse arrivato il momento di iniziare i lavori -ho pensato- anche se non mi ricordo, sebbene io sia un cittadino che qui ci abita, di aver detto la mia. (segue)


L’ERBA DI CASA NOSTRA Dalla prima pagina - VARIANTE URBANISTICA DI CAMPALTO Così, curioso come sono, ho preso la lente d’ingrandimento (ma a poco è servita) per analizzare la cartina e la legenda a caratteri microscopici pubblicate insieme all’articolo, cercando di capirne di più. Volendo capire in che spazi oggi c’è l’erba e domani piomberà una città. Si parla infatti di un incremento di più di mille abitanti. Che strano -mi vien da dire- con tutti i cartelli ‘vendesi’ o ‘affitasi’ che vedo in giro. Grandi insediamenti significa anche tanti nuovi servizi, in una città che vuol essere europea! Di sicuro all’Actv toccherà darci qualche autobus in più, magari rimettendo il 10 vero, come minimo! Dato che di 1000 persone ce ne saranno anche tante che si muovono preferendo i mezzi pubblici che, in proporzione, meno inquinano e meno congestionano le strade rispetto alla somma di tutte le singole persone in singole auto. Ci saranno anche strade nuove, ma questo è già previsto. La cosa che mi rende soddisfatto, anche facendo qualche ricerca in internet, è

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che per questo piano di sviluppo di un territorio che comprende il centro di Campalto fino alla darsena e alle barene, si parla di edifici e progetti legati a metodi innovativi ed ecosostenibili, con una elevata attenzione all’uso delle risorse e al rispetto dell’ambiente. Oltre alla fondamentale preoccupazione verso le problematiche idrauliche del territorio (penso agli allagamenti..), si tiene conto che si tratta di una “zona di particolare attenzione di valore paesaggistico e ambientale” e le parole che definiscono gli edifici sono “bioedilizia” e “tecniche di indirizzo bioclimatico”. Finalmente costruire non sarà solo sinonimo di ‘colate di cemento’ ma verrà fatto con un’attenzione in più verso l’ambiente. Certo, sono attenzioni che costeranno, ma i soldi, a quanto pare, da qualche parte verranno fuori, senza rimetterci in qualità e buoni propositi, altrimenti dove stanno il “garantire la qualità ambientale” e l’ “ecosostenibilità”? Quello che proprio non mi piace, invece, è che vogliano costruire anche dove oggi c’è il grande prato del parco

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di via Chiarin. La distesa di erba dove si fanno la Festa di Primavera ed altre, dove da un paio d’anni giocano a cricket, dove ci sono, da un lato, tutti gli orti per gli anziani. Son passato oggi, in un intervallo di pioggia, a vedere più da vicino: sotto i tunnel in tessuto o plastica crescono ancora, sfidando il freddo, radicchi e insalate; poi ci sono grandi piante di carciofi, zucche arancioni su qualche davanzale delle casette, finocchi e le ultime verze. Già si preparano le gombine ad accogliere le semine di primavera. In estate su quante tavole a pranzo arrivano pomodori e cetrioli, fragole e fagiolini, da quegl’orti curati con passione. Peccato per le feste, peccato per lo sport e pure per l’insalata? No, io non ci voglio rinunciare, in questo non sono d’accordo e farò il possibile perchè un prato, più di tante altre cose, fa “comunità”. ...Ma, intanto, a coloro i quali non riescono a decifrare quella piccola cartina della Campalto futura, qualcuno gliel’ha detto che cosa succederà?


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NOI CI SIAMO E NON CI STIAMO: Il PAT è il Piano di Assetto del Territorio, ovvero il programma che stabilisce come verrà modificato il territorio comunale nei prossimi anni. Esso prevede alcune grandi opere che rivolteranno fortemente il paesaggio agreste e la natura che ci circonda e porteranno, più o meno velocemente e più o meno chiaramente, cambiamenti sul modo di muoversi, sul lavoro, sulle possibilità, sulle spese da sostenere, effetti collaterali sull'aria che respiriamo e sull'acqua che a volte, se ci entra in casa, odiamo. Il Quadrante di Tessera (o Tessera City) prevede grandi aree agricole da trasformare in edificate, in primis con il nuovo casinò e lo stadio; la TAV (Treno Alta Velocità) fino a Tessera passerà lungo la gronda lagunare, parallela all'affaccio di Campalto su Venezia, sopra o sotto le barene; la Sublagunare che è una metropolitana sotto la laguna, etc... Sono realizzazioni mastodontiche che ci riguardano da vicino: non solo ridisegneranno il volto della città Venezia, ma proprio quello della nostra Municipalità. Sabato 21 gennaio, pochi giorni prima della votazione finale di questo PAT in consiglio comunale, c'è stata una manifestazione a Venezia. Andare a una manifestazione è difficile. Perchè significa alzarsi, muoversi, andare proprio lì. Essere lì, con la propria persona, il corpo, la testa, le idee. Quante volte si parla, si critica,

com’è andare a una manifestazione.

ma tutto rimane tra le mura di casa, del bar o dell'ufficio? Andare a una manifestazione è partecipare a quello che accade. E' far vedere che c'è uno in più, che ci sono anch'io. E scopri che c'è un altro in più, un'altra, quelli, poi quegli altri. Io, tu, lei, loro,... due, cinque, sei, dieci, cento, duecento, cinquecento, e ancora, e più,... quanti? Tanti! E pure alcuni amici a cui avevo scritto, che avevo informato, ed anche alcune persone a cui ne ho parlato nei giorni prima incontrandole per strada. Ci siamo. Abbiamo preso l'autobus, validato il biglietto, gonfiato palloncici e scritto scritte su di essi, facendoli muovere alti. In tanti abbiamo voluto muoverci, camminare, testimoniare che non ci stiamo, che non siamo d'accordo con questa pianificazione del territorio in cui viviamo fatta da altri. “Io ci tengo e voglio partecipare ai progetti che toccheranno il luogo in cui vivo, o che amo” “Salviamo il paesaggio, crediamo in uno sviluppo sostenibile! Un futuro cementificato non è quello che vogliamo” “Venezia è un circo, governata da pagliacci...è da salvare! Non da affondare...” Qual è il futuro per noi? Abbiamo un ambiente lagunare unico, tuteliamolo! Facciamo sì che la città sia più verde e meno inquinata, una Venezia più a portata di cittadino, un trasporto pubblico locale efficiente senza essere megalomane, puntiamo sulla ristrutturazione delle aree già cementate e abbandonate senza

togliere campi all'agricoltura... fonte primaria del cibo che mangiamo! Ho visto colori, sguardi, mani e striscioni, gruppetti di persone che si confrontavano e dibattevano. Ho udito voci e musica. Ho incontrato un papà con un bambino e un'anziana venuta da sola e a loro come ad altri abbiamo donato di quei palloncini. Ho visto tante coppie di tutte le età, madri e figlie, mogli e mariti, settantenni, cinquantenni, quarantenni e giovani, giovani, giovani, perchè tutti, per loro o per chi li seguirà, hanno voluto dire “Noi ci siamo e non ci stiamo”.Vogliamo essere ascoltati da una politica, seppur locale e quindi in teoria vicina, che fatica a dedicarsi all'apertura e al confronto. E quando su un quotidiano locale leggo una considerazione del nostro sindaco «Chi ha gli strumenti per capire e non vuole capire forse non è in buona fede», «magari persegue altri scopi» mi chiedo se questa non sia una politica che non fa che allargare la distanza tra cittadini-elettori e rappresentanti-eletti. Mi vien quasi da ridere... Avrà qualche losco scopo quel papà, quella ragazza, quella famiglia, quella gente che era lì? Non credo. Semmai la voglia di far sentire le proprie opinioni, che forse danno fastidio perchè diverse, unite a un pomeriggio passato con conoscenti vecchi e nuovi, quattro chiacchere con gli altri.Volti che sorridevano alla scritta blu che avevo sul viso “Io non sono indifferente”... Daniele Conte

LA PAGINA DI CAMPALTO: SIAMO ON LINE! Da gennaio 2011 “La pagina di Campalto” è consultabile anche in Internet all‘indirizzo http://issuu.com/lapaginadicampalto Questo è il link: ; iscrivendosi al sito è possibile rilasciare commenti e domande, segnalare iniziative, suggerire approfondimenti. A tutti buona lettura e buona navigazione!Potete inviare domande e commenti anche a questo indirizzo e-mail: lapaginadicampalto@gmail.com.

E da gennaio 2012 cercaci anche su FACEBOOK

LA PAGINA DI CAMPALTO

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L’ ERBA DI CASA NOSTRA

CHE BELLO SE... Che bello se tutti si confrontassero per versi anziché con parolacce! Se sapessimo argomentare ed esprimere in rima le nostre ragioni ed i nostri sentimenti. Beh, a Campalto, ad inizio gennaio, abbiamo avuto una disputa sulla fontana a colpi di versi, e Giorgio ha espresso le proprie opinioni con una ironica “Lettera alla Befana”, sotto riportata, alla quale ha ricevuto, sempre in rima, una risposta di rimbrotto. Invitiamo tutti lettori ad inviarci i loro versi di dissenso, ma anche di consenso, ma anche di riflessione, ma anche d’amore! Li pubblicheremo sulla “Pagina” e prima della pausa estiva premieremo i più significativi. CONTRORIME PER LA BEFANA RIGUARDO LA FONTANA

LETTERA ALLA BEFANA Cara Befana, anche se la richiesta ti potrà sembrare strana, quest’anno, nella calza, chiediamo una fontana. All’obiezione che Campalto una fontana già ce l’ha Ti vogliamo raccontare la cosa come sta. Un giorno, colta da strana ispirazione, la Municipalità deliberò la di lei costruzione. Noi tutti accogliemmo con piacere l’abbellimento della piazza del quartiere, ma, non appena furono posati i finimenti, la vista del suo “tubo” ci lasciò assai sgomenti. Cercammo, comunque, di evitare l’imbarazzo, anche se a guardarlo ci veniva in mente un c… concentrammo la nostra attenzione nello specchio d’acqua azzurrino, che però ben presto divenne un acquitrino. Il quale, al variar delle stagioni, varia il suo colore diffondendo tutt’intorno un ammorbante odore, diventando così per i girini un ambiente ideale, facendoci capire quale fosse il suo scopo sociale. Ma, anche questa destinazione, alla fine ha fallito, risultando, per le rane, letale l’intero sito. Fallita la fontana e anche l’acquitrino, come pista per bici la utilizza qualche bambino, che nell’incoscienza della minore età la salute rischia se cade dentro là. E se per la vasca l’utilizzo si è trovato, del muro che sovrasta non c’è ancora un significato. Anche se, a ben vedere, si presta alquanto, a una sola funzione, quella del “muro del pianto”. Se la fontana non puoi portare, assieme agli altri doni, uno spunto te lo può dare Giorgio Ragazzoni che dopo aver il tutto minuziosamente fotografato l’intera struttura ha riprogettato trasformando quello che ora è un immondo acquitrino in un verde e fiorito giardino.

Abbiamo letto le rime, Giorgio, e con te possiamo pure essere d'accordo la fontana così com'é non ci piace e Campalto su questo di certo non tace ma quello che noi ti critichiamo e così a tanti altri che scrivono diciamo, è che la firma non è poi un leggero volo perchè "I cittadini di Campalto" son diversi da uno solo quindi attenzione se non volete col nome firmare, "Alcuni" o "Un gruppo" usate per terminare perchè forse non tutti possiam la stessa cosa pensare e non è molto corretto generalizzare. Una fontana, e lì uno spazio migliore, tutti vogliamo però perchè non un concorso pubblico proponiamo?

I Cittadini di Campalto

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Alcuni cittadini di Campalto.


RIFLESSIONI

Parliamo di lavoro, AttivaMente Tra giovani non è semplice parlare di Lavoro. E’ un tema presente e molto sentito, ma dentro ci sta di tutto, tutto quello che un giovane è, vuol essere e sarà. Appena si accenna all’argomento, si diventa subito polemici. Ci si scalda e non se ne viene a capo. Ne ho parlato insieme ad alcuni amici un venerdì sera, ad AttivaMente, un gruppo di giovani che si trova in parrocchia con il don e l’ex preside delle scuole medie. Non è fantascienza! È davvero... Confronto! Un luogo dove si può discutere di tutto, della vita adesso, attuale, tangibile. Si parla di noi, di noi giovani, della nostra città, del nostro futuro, dei nostri sogni. E se ne parla con un prete, che prima di tutto è un uomo, e con una professoressa, che prima del titolo è donna e mamma. Si lasciano da parte Bibbie e Antologie. L’unico libro che apriamo e sfogliamo nel dibattere, siamo noi, tutti, nessun escluso. Parlando di Lavoro abbiamo davvero toccato corde sensibili. Come quando addenti un succoso polpettone e tocchi proprio il dente scoperto! Vedi le stelle, ma il gusto della carne ti allevia un po’ il dolore... A fine serata, alcuni di noi avevano un sorriso indolenzito, ma comunque consapevole

di Chiara Foffano

di non aver perso tempo, confortato dall’ascolto di chi è come te e capisce quello che dici o vorresti dire. Le preoccupazioni sono molte, a guardare il Futuro. E Futuro e Lavoro sono due termini che nella vita comune vanno a braccetto. Sono termini che non vanno in pensione, dunque attualissimi! Cosa significa per una persona Lavorare? Nel Lavoro cerchiamo molto, ma non sempre quel molto si fa trovare. Cerchiamo sicurezza, pienezza e soddisfazione. Non è l’affermazione di un giovane sognatore, ma il desiderio di ogni Persona, di uomini sposati o padri di famiglia, di donne che oltre al lavoro hanno un marito e dei figli, e magari dei genitori da accudire. Di un nonno, che non ha ancora il tempo di dedicarsi ai suoi nipoti come e quanto vorrebbe. Pensiamo bene alla nostra giornata: quanto tempo ci resta al di fuori dell’ufficio? Nella maggior parte dei casi, non abbastanza per fare quello che ci piace, che potrebbe appagarci e renderci felici. Fosse anche dipingere un quadro, andare in palestra, ricamare o leggere un libro in divano. Allora sarebbe tanto stupido, cercare un lavoro che ci soddisfi, che ci dia

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la consapevolezza di non aver “sprecato” il nostro tempo? Che ci renda felici? È davvero utopia questo sogno? O possiamo cercare, nel nostro piccolo e con i nostri umili mezzi, di realizzarlo? Sarebbe ridicolo pensare che il lavoro perfetto esista, e uno spreco di energie e tempo cercarlo. Ma un lavoro migliore è nostro diritto sognarlo e prendercelo! Non solo per uno studente appena laureato, ma anche per un quarantenne che ha perso il suo posto fisso e deve rimettersi in gioco. Per una donna che, diventando mamma, ha firmato il suo licenziamento. Purtroppo la partita che stiamo “giocando” è contro un colosso: la Crisi. Economica, sociale e culturale. Ma, illuminante è sapere che nella lingua giapponese, i termini crisi e opportunità hanno la stessa radice. Dalla crisi nasce l’occasione. Personalmente, non avevo mai guardato questo tempo, con questa lente: è nella difficoltà che si genera la svolta. In fondo i nostri nonni dal dopoguerra come sono risaliti? Non avevano nulla a cui rinunciare sono rinati, creandosi dal nulla. “I gera altri tempi”… ?

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L’ERBA DI CASA NOSTRA

LA CRISI DEL LAVORO: dove nasce e che soluzioni ci sono? Qualche settimana fa Pietro Ichino, uno dei massimi esperti del diritto del lavoro a livello nazionale, ha tenuto una conferenza al Centro Culturale S.Maria delle Grazie a Mestre. Un’inaspettata folla si è accalcata nella sala per ascoltare da dove nascono le problematiche del sistema occupazionale italiano e quali sono le risposte che la nostra classe politica stanno dando. Ha tenuto una conferenza non a caso a Mestre, in quanto città crocevia del vecchio e del nuovo, al centro tra il business turistico di Venezia e Marghera e la sua decadenza come centro produttivo. Mestre è infatti incubatrice di nuove professioni che hanno il loro fulcro tra il centro tecnologico del Vega e di Via Torino. Ichino ha iniziato con un’accurata analisi sul perché il nostro paese è così poco attrattivo nei confronti degli investitori stranieri. La macchinosità dell’amministrazione e della burocrazia, le tasse per i servizi elettrici, la mancanza di una cultura di legalità, l’obsolescenza delle infrastrutture e la poca propensione verso l’innovazione sono solo alcune le cause per le quali l’Italia accoglie così pochi investimenti stranieri e di conseguenza riduce al minimo le possibilità di creare nuovi posti di lavoro. Se mancano le occasioni di occupazione il sistema domanda – offerta si attesta in una condizione di stallo in cui chi è disoccupato rimane in questa condizione per anni, e chi invece è un lavoro ce l’ha fa di tutto per tenerselo anche rinunciando ai suoi diritti contrattuali, sfruttato da un datore di lavoro che, mai come adesso, sente di avere il coltello dalla parte del manico. E’ proprio la libertà di andarsene sbattendo la porta il più efficace metodo per evitare lo sfruttamento. Nessun contratto, nessun sindacato e nessuna legge può tutelare un lavoratore quanto la sua possibilità di scegliere se restare o andarsene. La risposta che il nostro governo sta timidamente proponendo è la FLEXSECURITY. L’idea centrale del progetto è di coniugare il massimo possibile di flessibilità delle strutture produttive con il massimo possibile di sicurezza dei lavoratori nel mercato del lavoro. I principi su cui si basa questa proposta prevedono: -forme contrattuali flessibili ed affidabili, - delle strategie integrate di apprendimento lungo tutto l’arco della vita, - efficaci politiche attive del mercato del lavoro che aiutino le persone a far fronte a dei cambiamenti rapidi, che riducano i periodi di disoccupazione e sistemi moderni di sicurezza sociale, - un adeguato supporto al reddito, che incoraggi l’occupazione e agevolino la mobilità sul mercato del lavoro, inclusa un’ampia copertura delle prestazioni sociali che aiutino le persone a conciliare il lavoro con le responsabilità private e famigliari.

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di Elena Brugnerotto

Alle aziende, con questo sistema, verrebbe data maggior libertà di licenziamento, ma dall’altra parte sarebbero obbligate ad accollarsi sia i costi di fuori uscita del lavoratore, sia la sua ricollocazione nel mondo del lavoro; la fuoriuscita del lavoratore e il suo reintegro nel mondo lavorativo verrebbe gestita infatti da dei fondi pubblici – privati. Non so se sarà questa la soluzione a tutti i mali di questo sistema occupazionale che non funziona, ma è di certo un tentativo per dare una risposta alla piaga dei contratti atipici e della disoccupazione dilagante,

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OCCHI APERTI SU VENEZIA

mica possiamo usarlo per tutte le cerimonie del prossimi dieci anni?! Editi dalla Corte del Fondaco, “Occhi aperti su Venezia” è Ebbene, signore e signori, bisogna cambiare marcia, perché una collana di libricini in cui vengono approfonditi i temi la nuova frontiera è quella della leggerezza; sta comincianpiù delicati che riguardano Venezia, i suoi problemi e il suo do una nuova era in cui useremo i beni per un periodo futuro. limitato e poi li metteremo in comune, o li affitteremo. Nati dall'esigenza di rispondere in modo chiaro, semplice Quale esempio si possono affittare pezzi di terra per fare ed efficace ad alcune domande che una città complessa un proprio orto (e in questo periodo di incertezza ecocome Venezia pone, sono diventati il simbolo che contrad- nomica non mi pare per nulla una brutta idea), si possono distingue tutti i veneziani curiosi, attenti e impegnati nella mettere in comune le automobili (nel sito Tamyca, abbredifesa della propria città dall'invasione dei turisti, dall'om- viazione di take my car si può fare anche questo) e nel sito bra delle speculazioni e degli investimenti economici che newcycler.com gli utenti scambiamo oggetti di uso quotiniente hanno a che fare con il benessere dei cittadini. diano di cui non hanno più bisogno e allo stesso tempo I nomi degli scrittori li conosciamo bene, sono quelli che pubblicano un elenco di quello che vorrebbero ricevere in da sempre sono in prima linea per la tutela del nostro ter- cambio. Allo stesso modo funziona il sito share some suritorio, e così Silvio Testa parla delle grandi navi e dei danni gar, il cui spot comincia proprio ricordanti che la cosa più che portano al delicato ecosistema lagunare e cittadino, spontanea da fare quando non hai lo zucchero per fare una Stefano Boato ci racconta del progetto Tessera City e del torta è quello di chiederlo in prestito al vicino. suo impatto ambientale, Paolo Lunapoppi fa un'indagine Si scambiano appartamenti così invece che andare in vaaccurata sui costi / benefici del flusso turistico esagerato canza in albergo, si va a casa di qualcun altro o si affittano che ogni giorno invade Venezia, Paolo Somma attraverso persino i divani di casa propria a persone che vogliono il suo “Benettown” ci rivela cosa c'è dietro la svendita dei viaggiare spendendo poco non hanno bisogno di molta beni della nostra città. Questi sono solo alcuni dei temi privacy. affrontati in questa collana, ma si parla anche del nuovo Internet è uno strumento di grandissima importanza in ponte della Costituzione, del moto ondoso, delle specula- tutto questo e che ovviamente ci può aiutare. zioni del Lido... Insomma è tornata l’era del baratto e l’idea è che non Cittadini avvisati mezzi salvati. esistono oggetti inutili ma solo utili nel posto sbagliato, dal momento che una maggiore tendenza a condividere e ad Potete trovare ulteriori informazioni e in punti di distribu- affittare implica il fatto che si produce e si spreca di meno zione su questo sito: (l’economia del “quello che è mio è tuo favorisce anche http://cortedelfontego.blogspot.com l’ambiente). Ricordiamoci infatti che quando comperiamo un oggetto, oltre al costo effettivo, esiste infatti anche un di Elena Brugnerotto costo ambientale quando sarà dismesso. E allora Campalto, cosa aspettiamo a creare un sito dove mettere le cose in comune?

AVERE O USARE?

L’epoca della proprietà sta finendo, è cominciata l’era dell’accesso?

Romena Brugnerotto

Prendo spunto della parole di un economista statunitense, Jeremy Rifkin, che nel suo saggio “L’era dell’accesso” già 10 anni fa rifletteva sugli sviluppi dell’economia e sul rapporto consumistico con gli oggetti, per parlare di un tema sul quale ultimamente sto riflettendo. Le nostre case sono piene di oggetti, tecnologici e non, che magari abbiamo comprato d’impulso e che magari abbiamo usato quanto, una, due volte? Tipo quello scanner per la diapositive, che una volta scannerizzate le diapositive, che te ne fai? O quale oggetto che magari ci hanno regalato e abbiamo pensato: “bello, e adesso?” Penso a casa mia a quell’oggetto che serve per fare la fonduta, ne abbiamo ben due, frutto di due regali diversi, e l’avessimo mai usato una volta. Poi c’è la categoria di oggetti che magari ti servono 2 volte l’anno: ad esempio quante volte userai quel trapano meraviglioso e supertecnologico o ad esempio quella bici che magari tiri fuori qualche volta d’estate? E per noi donne, che ce ne facciamo di quel bellissimo vestito da cerimonia,

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ASSOCIAZIONI

CENTRO INTERNET P3@ E NUOVO CORSO DI FOTOGRAFIA DIGITALE Prosegue l’attività del centro pubblico internet P3@, gestito dall’associazione Blog Territori e Paradossi, presso il Centro Polifunzionale Pascoli in via Orlanda. Il Centro è aperto il martedì, il mercoledì ed il sabato dalle 9.00 alle 12.00 ed il giovedì dalle 18.00 alle 21.00. Ricordiamo che l’accesso negli orari di apertura è gratuito sia per cittadini italiani che stranieri previa iscrizione e presentazione di un documento d’identità (iscrizione da farsi durante gli orari di apertura del centro) ; possono accedervi anche i minori con l’autorizzazione di un genitore. Il centro è stato promosso dal Comune di Venezia e finanziato dalla Regione Veneto con il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) sia con lo scopo di garantire l’accesso ad internet di chiunque abbia la necessità di collegarsi in rete, sia di facilitare l’alfabetizzazione e l’acculturazione delle persone che hanno difficoltà ad usare il computer e di fare in modo che nessuna possa essere escluso dal processo di utilizzo dei servizi on line. Nel mese di febbraio riprenderanno i corsi per PC di acculturazione di base e di 2° livello. Inoltre a febbraio prenderà il via un nuovo corso dedicato alla fotografia digitale. Il corso è pensato per coloro che si sono avvicinati alla fotografia digitale e desiderano acquisire le conoscenze per poter archiviare, modificare, stampare e presentare in modo personalizzato le proprie immagi-ni. E’ necessaria una conoscenza di base nell’uso del personal computer. Il corso si svolgerà in 5 lezioni settimanali della durata di 1h 30m in orario pomeridiano. Per informazioni: mail info@territorieparadossi.it telefono 3669414416

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"Famiglie a Venezia", il nuovo sito per conoscere tutte le iniziative che riguardano le famiglie Quali sono gli asili nido più vicini a casa? Come aderire ai gruppi di acquisto per la spesa (GAS) e godere delle agevolazioni offerte da alcune carte sconto? Sono in programma incontri a sostegno della genitorialità o della coppia? Dove fare la festa di compleanno di mio figlio? Sono solo alcune delle domande che troveranno pronta e facile risposta, da gennaio, collegandosi al sito www.famiglieavenezia.it, il portale internet creato dall’amministrazione comunale di Venezia per dare un orientamento immediato alle richieste legate alla quotidianità di chi ha figli, delle coppie e più in generale dei nuclei famigliari.

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Francesca Delle Vedove


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RINGRAZIAMENTO

Il gruppo teatrale

Il Circolo AUSER “Il Gabbiano” di Campalto ringrazia la Municipalità di Mestre per il contributo elargito e destinato all'acquisto di un pullmino per una casa famiglia di Marghera; un particolare grazie a Chiara, Michela e Paolo per il loro personale interessamento. Chi voglia partecipare con un contributo può rivolgersi allo sportello AUSER in P.le Zendrini n. 22 a Campalto, oppure chiamare ai numeri 041 903525 oppure 3294263014 (chiedere di parlare con Monica).

ADDIO A LINO SOFFIATO Se n’è andato Lino Soffiato. Vicepresidente dell’AUSER il Gabbiano, attivo e propositivo nel perseguire i fini sociali dell’Associazione, ha collaborato strettamente anche per la diffusione della Pagina di Campalto. Lo ricorderemo com’era, pieno di idee e di entusiasmo, impegnato e coinvolgente. Ciao Lino, e grazie!

LA COMPAGNIA DEI SOGNI Presenta

PARENTI SERPENTI

Commedia brillante in 3 atti di Arnaldo Boscolo Venerdì 11 febbraio ore 16.00 Auditorium “L. Sbrogiò” di Favaro Veneto INGRESSO LIBERO La storia illustra con spirito e con un dialogo brillante le vicende capitate a Gilmo Dal Molin, suonatore di oboe, che ha investito i suoi guadagni nell’acquisto di una di una villetta fuori porta. La sua pace viene rovinata dall’intromissione di due parenti egoisti e prevaricatori; si trova costretto a riprendere il suo lavoro ed a meditare sui rischi di una bontà eccessiva in un mondo in cui il buon cuore diventa un …difetto! Arnaldo Boscolo, nato a Quarto D’Altino (1885-1963) è considerato uno dei più brillanti e prolifici autori, soprattutto nel panorama del teatro veneto. Le sue commedie sono state rappresentate dalle più importanti compagnie veneziane ed italiane. La COMPAGNIA DEI SOGNI è un gruppo teatrale nato nel 2005 a Mogliano Veneto. La scelta del nome sta a significare proprio l’avverarsi, in questa esperienza, delle tante aspirazioni e desideri che gli attori portano con sé. Pur essendo una compagnia amatoriale, ha ottenuto nei vari teatri unanime consenso e caloroso successo. Organizzazione Associazione AUSER “Il gabbiano” Campalto

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PAGINA DELLA PROVINCIA

CENTRO PER L’IMPIEGO: COS’E’ E COME FUNZIONA? Il Centro per l’Impiego è una struttura che fornisce servizi e propone interventi personalizzati a sostegno dell’occupazione nel territorio. Oggi, la rete dei Centri per l’Impiego della Provincia di Venezia offre un’ampia gamma di servizi, volti non solo a dare una risposta adeguata alle domande della struttura produtti-va ed economica locale, ma anche a promuovere e a sostenere le iniziative che mirano alla piena occupabilità. Tutti i sevizi attivati concorrono ad un unico obiettivo: ottimizzare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Non sempre infatti questo incrocio avviene automaticamente, anzi, molto spesso per rendere la professionali-tà di chi cerca lavoro rispondente ai bisogni delle aziende è necessario definire piani di azione individuali e concordare percorsi personalizzati; soprattutto se a cercare lavoro sono donne in reinserimento lavorativo, immigrati con scarsa conoscenza della lingua italiana, lavoratori espulsi dai cicli produttivi, persone con disa-bilità per le quali risulta necessario progettare un inserimento lavorativo mirato, ragazzi in obbligo formativo, ma anche giovani con un titolo di studio considerato “debole”. - L’INFORMAZIONE e l’ORIENTAMENTO sono fasi attraverso cui un operatore specializzatofornisce alla persona tutte le indicazioni utili per una scelta di un progetto professionale adatto alle proprie attitudini e ca-pacità. Il servizio diffonde, inoltre, materiali informativi sulla formazione, sul lavoro e sulle professioni. - LA PRESELEZIONE DEL PERSONALE è un servizio gratuito che permette ai datori di lavoro di reperire le figure professionali di cui l’impresa ha bisogno e alle persone di poter essere inserito, in seguito ad un collo-quio approfondito, in una banca dati specifica. In questo modo alle aziende vengono indicati solo soggetti in possesso dei requisiti richiesti e alle persone sono segnalate solo offerte di lavoro rispondenti ai loro bisogni e competenze. - Iscrizione all’ELENCO ANAGRAFICO e rilascio della SCHEDA PROFESSIONALE. L’elenco anagrafi-co, che sostituisce le liste di collocamento, è integrato e aggiornato sulla base delle informazioni fornite dal lavoratore e d’ufficio sulla base delle comunicazioni provenienti dai datori di lavoro. Nella scheda professio-nale, al posto del libretto del lavoro e fornita ai lavoratori iscritti nell’elenco, oltre ai dati inseriti in quest’ultimo, saranno inserite le informazioni relative alle esperienze formative e professionali e le disponibi-lità del lavoratore. - Il SOSTEGNO alle FASCE DEBOLI è realizzato sulla base di una logica di valorizzazione della persona in termini lavorativi. Attraverso colloqui di orientamento e bilanci di competenze, si individua il possibile per-corso di inserimento o reinserimento lavorativo di persone portatrici di particolare disagio sul piano socio-economico. Centro per l’Impiego di Mestre (da lunedì a venerdì 8.30-12.30, il pomeriggio su appuntamento) Per i comuni di:Venezia (esclusi Centro storico e isole), Marcon e Quarto d’Altino.Via Sansovino n. 5, Mestre Venezia e mail: cpi.mestre@provincia.venezia.it tel.: 041 2501311 fax: 041 2501322 Fax solo per le chiamate ex art. 16: 041 5322847

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APPUNTI DI VIAGGIO Di questo viaggio ne rileggo gli appunti sempre con piacere. Ho conosciuto un po’ di Messico e Guatemala, qualche anno fa. Li ho incontrati, o forse è stato viceversa. Fatto è che, ad un oceano di distanza non mi sono mai sentita così a casa.

voglia di vivere una vita migliore, con la voglia di studiare, di migliorarsi, di avanzare nella storia.. a loro devo il mio grazie alla Vita.. a loro devo il mio impegno nel voler fare della mia vita qualcosa di valido per gli altri..”

Ora sono sotto la veranda, è buio e piove. Questo tempo mi riposa. La luce della cucina mi permette di scrivere. Tra poco si Polvere nei pensieri, fermi tra i capelli. cena. Polvere nelle narici e nella bocca Sono con alcune ragazze che studiano e vivono qui dalle non c’è ossigeno per parlare suore. Parliamo un po’, tra donne di mondi diversi ma non ma solo per aspettare. opposti. Mi chiedono da dove vengo, dove si trova il mio Polvere di strada di montagna paese, se sono arrivata con el barco e si stupiscono quando rossa, violata dal vento e dai passi spiego loro d’aver sorvolato per 12 ore l’oceano che ci di gente che la respira. divide, con el aviòn. A fatica respiro anch’io. Hanno occhi curiosi e sorrisi timidi. Poi si guardano e scapNel viaggio tra polli e sudore pano dentro a preparare la tavola per noi. vedo le stelle più belle. Davanti a me ora, palme, limoni e papaie in un piccolo Posso toccarle, posso sentirle giardino bagnato di pioggia. Mi piace questo posto, anche sulla mia pelle fredda. se la notte mi fa paura, qui sono tranquilla, con i miei amici Vieni notte, vieni con le tue luci al di là della Terra. all’arrivo di questo viaggio Non posso fare a meno di pensare alle mie amicizie di riposo, tra polli e sudore. sempre, la verità dei rapporti, delle persone. Qui la cosa disarmante è l’assenza di pregiudizi o preconcetti, non 16 novembre 2007 ce n’è proprio conoscenza. Tu sei bianca, bionda e ricca. Io sono scuro, indigeno e mangio tortillas. Ma non mi sale Antigua: vecchia capitale del Guatemala. Cattedrale tra le nemmeno il dubbio se possiamo o meno essere amici. Lo nuvole, colori di mercato, passeggiate di turisti bianchi tra siamo già per il semplice motivo che le nostre strade si le vie del centro. Ho scattato una foto al lavatoio pubblico: sono incrociate. una donna lava gli abiti della sua famiglia con un bambino Chiara Foffano caricato sulla schiena. Dietro da sfondo, un carretto trainato da cavalli pronto a solcare i cocci delle strade per qualche turista curioso di scoprirne il percorso. 12 novembre 2007: Santa Lucia “el techo del mundo”

Una volta a casa decido di partecipare alla Messa serale con le suore e alcuni compagni. Il parroco parla uno spagnolo dall’accento inglese. Mi emoziona. Questa atmosfera essenziale mi scuote, mi scalda e mi commuove. Condivido la mia povera fede con un’altra razza. È questo che ci lega? Che lega i popoli? Al termine mi rinchiudo nella mia stanza e piango. Mi lascio andare, sono sola. Va tutto bene, ho solo bisogno di svuotarmi nella mia intimità che qui non trova posto. Non so dove sto viaggiando in me stessa, quale sia la mia strada. Ho paura di perdermi. O di non trovarmi mai. 18 novembre 2007: Campur Qui ho un appuntamento fissato l’anno scorso. Di questo posto scrissi: “Campur è il mio posto nel mondo. Abbiamo trovato degli amici e.. ora più che mai capisco cosa significa non essere soli sulla Terra, avere dei fratelli che sperano in te e ti vogliono davvero bene anche solo dopo poche battute in uno spagnolo stentato.. quante risate e quanti racconti.. storie di vita di ragazzi come me, con gli stessi sogni, con gli stessi gusti musicali.. con la stessa

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