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distribuzione gratuita presso gli esercizi commerciali a: Campalto - Favaro Veneto - Tessera - Dese

http://issuu.com/lapaginadicampalto lapaginadicampalto@gmail.com GENNAIO 2014 Anno X N° 125

MENSILE A SFONDO SOCIALE DI PUBBLICA UTILITÀ

AUGURI DI UN BUON 2014! In questo ultimo giorno del 2013 mi diletto in un piacevole esercizio di immaginazione gratis. In fondo sognare non costa nulla... Nel 2014 avremo un governo in grado di ascoltare le necessità dei cittadini. I più deboli saranno aiutati e sarà data loro la possibilità di rimettersi in pista e i furbetti evasori finalmente pagheranno tutte le tasse. Saranno avviati progetti innovativi in grado di rilanciare il mondo del lavoro. Verrà riorganizzata l’offerta culturale italiana e il nostro inestimabile

In questo numero:

anno nuovo, formato nuovo!_ cercare lavoro nel 2014_IL BLACK OUT non è così lontano_in bici da mestre a venezia_Inventiamoci un lavoro!_borse di plastica per la spesa_la tempesta di santo stefano_silvia scaramuzza: campaltina DOc., veneziana d’adozione.


La pagina di campalto patrimonio artistico sarà finalmente gestito con intelligenza. Sarà messo grande impegno per risolvere i problemi ambientali che affliggono l’Italia, chi ha inquinato, abusato, deturpato il territorio pagherà e il governo si farà promotore di progetti ecocompatibili d’avanguardia. Grande importanza sarà data alla scuola, alla formazione e alla ricerca perché sono i motori del nostro futuro. In parlamento chi è stato condannato non entrerà più, niente più compensi spropositati e favoritismi. Nel 2014 i giovani non saranno obbligati a sognare altrove. In Italia riceveranno la migliore istruzione possibile e avranno la possibilità di mettere in pratica quanto imparato nel loro paese. Potranno portare un contributo e costruirsi una famiglia in Italia senza essere costretti ad emigrare. In poche parole nel 2014 che vorrei ci sono più fatti e meno bla bla bla! Buon Anno a tutti!

Anno nuovo, formato nuovo! Chissà quanti dei nostri lettori saranno rimasti stupiti nel trovarsi in mano il numero di gennaio de “La pagina di Campalto”: nuovo formato e nuovo look! Ci abbiamo pensato per un po’: abbiamo fatto delle prove di stampa, abbiamo condotto un’indagine casereccia sul gradimento di questa nuova veste editoriale, ed oggi ecco sfornato il nuovo giornalino per Campalto! Ci è sembrato più pratico, più portabile, più “smart” continuando a mantenere gli stessi contenuti e lo stesso stile redazionale della vecchia edizione; e, cosa non trascurabile, in più abbiamo realizzato un buon risparmio sull’utilizzo di carta e dell’inchiostro per la stampa. Grazie a tutti per la continuità e l’attenzione con le quali ci seguite, sia leggendo il giornalino, sia interagendo nella nostra pagina face book.

Elena Brugnerotto

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La redazione

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CERCARE LAVORO NEL 2014 di Romena Brugnerotto La crisi economica, una porta che si chiude o semplicemente l’affacciarsi per la prima volta al mondo del lavoro alla fine del percorso di studi: ecco le tante ragioni che spingono le persone a cercare lavoro nel 2014. Quello che leggiamo sui giornali non è incoraggiante: la crisi per ora continua, la disoccupazione cresce e non è facile trovare un lavoro. Facile o no, quasi per tutti è una necessità. Cosa deve fare quindi una persona per acchiappare questo benedetto posto di lavoro? Gli strumenti a disposizione sono moltissimi e possono anche differenziarsi in base a cosa cerco e a che esperienza ho. Partiamo sempre dal principio che la prima cosa è costruirsi un curriculum vitae che racconti il nostro percorso di studi, le nostre esperienze di lavoro (ma anche del volontariato se ne facciamo) e anche le nostre passioni. Gli esperti dicono poi che non c’è UN curriculum, ma che si deve sempre adattare alla posizione per cui vi candidate. Il CV andrà corredato da una foto, oramai è imprescindibile. E qui fate attenzione perché la foto deve essere ben fatta e rispecchiare quello che siete. Sarò noiosa ma niente foto discinti/ scollati/in infradito e niente foto delle vacanze: cercate di essere seri, un po’ come la foto della carta d’identità o del passaporto.

Ci sono poi tutti una serie di siti dove potete inserire il vostro CV: lo utilizzerete per candidarvi a qualche posizione (es. infojob, monster) mentre in altri siti come subito.it e kiji.it trovate gli annunci divisi per provincia e per categoria ai quali rispondere inviando il vostro CV. Sempre utile comunque un giro tra le varie agenzie interinali. Molte hanno un orario di ricevimento: in ogni caso girare con qualche CV in borsa non è una cattiva idea. Inoltre esiste un social network, LinkedIn, nel quale inserire on line il vostro CV: anche in questo caso ci sono degli annunci di lavoro da tenere sott’occhio e, in ogni caso, le persone che incontrate daranno comunque una sbirciata a quello che fate. In tema social network (ma magari ne parleremo meglio in una prossima puntata) fate attenzione a quello che pubblicate sulle vostre bacheche e controllate bene le impostazioni sulla privacy. Per quando umile sia il lavoro al quale volete candidarvi (quindi anche se non volete candidarvi a qualche posto da direttore generale) molto spesso chi si occupa di seleziona va a vedere il vostro profilo: quindi non dovete fingere di essere quello che non siete ma evitate di pubblicare cose volgari, offensive della sensibilità di qualcuno o ogni sera una vostra foto con bicchiere in mano (a meno che non vogliate candidarvi ad un posto da sommelier). Ci piacerebbe fare un percorso insieme per imparare qualcosa sulla ricerca di un lavoro. Stiamo progettando un minicorso: vi terremo informati.

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Il black out non è così lontano di Francesca Rismondo

Non voglio parlare di Cortina. Lo specifico, perché in questi giorni non s’è fatto altro che quello. Sembra che a restare isolati, senza luce, riscaldamento, acqua calda, e tutte le comodità possibili mancanti, siano stati solo i “poveri” abitanti (ma soprattutto villeggianti) della Regina delle Dolomiti. Tutti a lamentarsi delle piste da sci non funzionanti, della stagione invernale che non fa guadagnare a sufficienza... quando loro hanno le possibilità, quando vogliono, di prendere e raggiungere piste più lontane per qualche giorno, di spostarsi fino a che la situazione torni alla “normalità”.Voglio parlare invece di quei paesini in cui non si sa nemmeno cosa sia il turismo. Mi trovo a Pozzale, sopra Pieve 4

di Cadore, mentre accade il black out. Ci si mette tutti accanto ad una candela, e finalmente si parla, piuttosto che essere sempre incollati davanti ad uno schermo. Qui la corrente serve per mungere le mucche, ma il montanaro ride: “eh vabbè mi aspetta una nottata impegnativa”: tutte a mano le munge, ed è contento lo stesso. Ma Cortina la corrente ce l’avrà per prima, e in tutti gli altri paesi non si sa niente. Fortuna vuole che nei paesini ci sia molta condivisione. Fa ridere anche a me, pensare che tutti sono preoccupati perché non potranno per qualche giorno guardare i programmi preferiti in tv, accendere il pc e perdersi in internet o nei giochini. Si parla di “evento apocalittico”,

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La pagina di campalto “cause eccezionali”, “sovraccarico della rete”. Ma perché continuano e continuiamo a raccontarci tutte queste bugie? Riguardo a ciò che è stato scritto sulle cause del black out, basta girare un po’ per i paesi e i boschi per capire che non può essere vero: com’è possibile non pensare che uno degli alberi che si trovano a fianco alla rete elettrica prima o poi non cada? Molti hanno specificato che tali piante si trovavano al di là della fascia di rispetto; forse perché hanno guardato solo nei dintorni della Regina, dove la costruzione di case ha portato ad un disboscamento progressivo? Come definire poi il black out un “evento apocalittico”, quando sappiamo benissimo che tra non molto il petrolio finirà? L’ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) stima che la disponibilità di petrolio sia di 41,6 anni; quella di gas in 60,3 anni e del carbone in 133 anni. La Terra ci da degli scossoni, fisici ed ideali, che sono degli ammonimenti che dovremmo cogliere. E noi, invece, siamo qui a discutere sul come “riammodernare” e “mettere in sicurezza” le reti esistenti. Quando basterebbe un po’ di buonsenso nel risparmio, manutenzione e investimento in nuove tecnologie ecosostenibili ed ecocompatibili. Invece si continua ad utilizzare petrolio come se non ci fosse un domani. E i nostri figli scriveranno a lume di candela, ma lo chiameranno progresso.

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In bici da Mestre a Venezia di Gianfranco Albertini

Verso la fine dello scorso novembre gli assessori comunali alla Mobilità Bergamo e ai lavori pubblici Maggioni hanno presentato, non senza una certa enfasi, un nuovo progetto per il collegamento ciclopedonale tra Mestre e Venezia che riportiamo in sintesi. Dopo avere percorso via Torino e attraversato la ferrovia servendosi del sottopasso della stazione di porto Marghera, raggiunge via della Libertà all’altezza dell’area del Vega. Dopo aver attraversato parte della zona industriale servendosi della viabilità esistente, bypassando il cavalcavia di san Giuliano, si innesta sul ponte della Libertà lato sud. Utilizzando il marciapiede attuale viene creata 6

una pista ciclopedonale bidirezionale. Poco prima della deviazione per il Tronchetto, causa il restringimento del sedime, esce con una passerella a sbalzo che rientra poi sulla rampa che raggiunge l’isola dove termina. Com’era logico aspettarsi, il progetto ha sollevato non poche perplessità da parte di associazioni e semplici cittadini. Ne elenchiamo solo alcune lasciando ai nostri lettori la possibilità di esprimere la loro opinione. La scelta del tracciato: via Torino non è certamente l’asse di collegamento privilegiato per il centro cittadino e il sottopasso ferroviario costituisce l’unico innesto sul percorso che, non esistendo altri raccordi con la viabilità ciclopedonale esistente, costituisce

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La pagina di campalto di fatto un passaggio obbligato. La sicurezza: la banchina ciclopedonale che costeggia gran parte del Ponte della Libertà ha una larghezza media inferiore a m. 2,50, misura che costituisce lo standard minimo di sicurezza. Osserviamo poi che sul lato destro c’è il muretto che dà sulla laguna e su quello sinistro il guardrail che separa la sede stradale e che corre a strettissimo contatto con i binari del tram, entrambi a un livello più basso dell’altezza della sella di una normale city bike, il mezzo attualmente più diffuso. Collegamento con il Parco di san Giuliano: non essendo prevista la possibilità di percorrere in sicurezza il cavalcavia che ospita ora anche i binari del tram, di fatto non esiste alcuna possibilità di innesto nel percorso ciclabile per l’utenza che proviene dal Parco e dalla gronda lagunare, da Campalto e Favaro, dai quartieri san Marco e Pertini, e per gli appassionati della corsa o del Nordic Walking che quotidianamente percorrono per i loro allenamenti il Ponte della Libertà. Come accennato in precedenza ci siamo limitati a riportare alcune delle criticità segnalate dai cittadini e auspichiamo che, visto che il costo rilevante dell’opera ricadrà su tutta la collettività, i responsabili del progetto chiariscano pubblicamente come questo intervento importante e atteso ormai da decenni, possa essere realmente usufruito da tutti i cittadini e non solo da quelli che risiedono in centro Mestre.

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INVENTIAMOCI UN LAVORO! di Francesca Rismondo Sul Gazzettino vedo la foto di un ragazzo, e lo riconosco, era a scuola con me alle superiori. Incuriosita mi metto a leggere e scopro che ha avviato un progetto sul e per il territorio, infatti consegna prodotti degli agricoltori locali, con una distribuzione in bicicletta, a chi li richiede ordinandoli in internet. Così mi sono messa in contatto con lui e gli ho posto qualche domanda, per capire meglio com’è nata l’idea e che cosa c’è dietro. Sperando che sia un buon esempio per altri che con le proprie idee facciano rivivere il territorio che ci sta attorno. Com’è nata l’idea di questo progetto? Sono da sempre molto sensibile all’ecologia, ed era mia intenzione impiegare i miei sforzi lavorativi nel contribuire allo sviluppo del settore agricolo locale, ritenuto da me fondamentale per la creazione di una società più ecologica, a minor impatto ambientale. Infatti è ormai risaputo come il settore alimentare sia fortemente dipendente dai combustibili fossili e questo, oltre a provocare un continuo inquinamento ambientale, rende la società completamente dipendente dal petrolio, che sappiamo tutti essere una fonte energetica limitata e ormai in esaurimento. Questo è per me un fatto molto grave e sentivo l’esigenza di poter dare il mio contributo in questo senso. 8

Ho più volte pensato di diventare un agricoltore, ma le poche disponibilità economiche mi hanno fatto quasi subito cambiare idea e così ho deciso che avrei potuto valorizzare comunque le realtà già esistenti, concentrandomi di più sull’aspetto commerciale piuttosto che su quello produttivo. Come mai la scelta della bici? E d’inverno quando piove, nevica, ecc giri lo stesso? L’idea della bicicletta è venuta fuori perché sono convinto che il settore dei trasporti debba necessariamente orientarsi verso una mobilità più a misura d’uomo e la bicicletta è il mezzo che più rappresenta questo cambio di rotta. Inoltre, costa meno rispetto a un furgone, non ha costi di mantenimento (la ricarica elettrica dura tantissimo e ha costi praticamente irrisori), mi permette di poter sfruttare al 100% le piste ciclabili che sono sempre più presenti nel territorio di Mestre e dintorni e sono ad oggi poco utilizzate. Non rimango imbottigliato nel traffico e mi permette di effettuare consegne con una puntualità incredibile. Non nascondo che trovo una certa soddisfazione nel girare per la città superando file interminabili di macchine in coda. Inoltre, e non è un dettaglio trascurabile, mi da la possibilità di fare esercizio fisico, consentendomi di risparmiare i soldi per la palestra! :-D E’ assurdo come l’esercizio fisico venga spesso concepito solo fine a se stesso e non come un’efficientissima (forse la più efficiente) e pulita fonte energetica da

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sfruttare. E’ assurdo come non ci si meravigli allo stesso modo di fronte a una partita di calcio sotto la pioggia o la neve, in cui viene impiegata tantissima energia fisica solo per buttare un pallone dentro una porta. Certamente sarà dura fare consegne con il maltempo, ma mi sento abbastanza motivato! Poi se dovessero presentarsi condizioni veramente impraticabili, magari sospenderò le consegne per un giorno. È un lavoro occasionale (in più) rispetto a qualcos’ altro che fai, oppure è la tua occupazione principale? Ho la fortuna di avere, oltre a questo lavoro, anche un lavoretto part-time nei week end di tipo impiegatizio. Questo mi permette di dedicarmi e pensare a questo progetto con più tranquillità.

Sei solo oppure ti aiuta qualcuno a gestire gli ordini? Per il momento ho mio padre che mi da una mano a organizzare gli ordini. Spererei nel tempo di introdurre un secondo “cargo-biker” così da poter coprire una zona più ampia di consegna. Come scegliete i prodotti? che caratteristiche devono avere? I prodotti provengono principalmente da 4 aziende agricole presenti a Zelarino che rispettano i principi dell’agricoltura biologica (tutte visionabili nel mio sito internet www.ortodizela.org alla voce ORIGINE DEI PRODOTTI). Due di queste hanno la certificazione, le altre due non ancora, ma solo da un punto di vista formale, in quanto purtroppo la certificazione impone una burocrazia, compilazione di moduli e quant’altro,

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La pagina di campalto che spaventa gli agricoltori già troppo impegnati a coltivare. Si tratta comunque di aziende fidate, di giovani agricoltori, con la passione e i miei stessi ideali di rispetto della terra. Per i prodotti non reperibili in zona (gran parte della frutta, legumi), ci appoggiamo a un banco biologico al mercato ortofrutticolo, in quanto per i prodotti provenienti da fuori, esigiamo la certificazione biologica, come garanzia di maggior rispetto della terra. In linea generale diamo sempre priorità a produzioni locali seguendo questo ordine: Zelarino>Venezia>Veneto>Italia Qual’è la vostra filosofia? Creare ricchezza sul territorio e per il territorio, limitando al minimo l’impatto ambientale.

Borse di plastica per la spesa:

divieto di utilizzo ma per chi le usa non ci sono sanzioni! una storia tutta italiana di Francesca Delle Vedove In qualche negozio le danno ancora anche se non dovrebbero: sono le borse di plastica per la spesa - indicate con il termine inglese di "shoppers"- che in realtà avrebbero già dovuto sparire dalla circolazione ed essere sostituite con quelle biodegradabili e compatibili con l'ambiente (per esempio quelle dei supermercati Coop). Si tratta infatti, di 10

una storia complessa e tutta italiana, perchè dalla Unione Europea in realtà hanno dato il divieto di utilizzo (ad eccezione dei sacchetti monouso e riutilizzabili con determinate caratteristiche) ma, paradossalmente, in caso di violazione del divieto non potranno essere applicate le sanzioni previste dalla normativa in materia. Perché? La lunga storia delle borse di plastica inizia nel 2006, quando si avvia un programma per la progressiva riduzione della commercializzazione, che è diventato un divieto dal 1 gennaio 2011. Così, automaticamente, dopo la comunicazione positiva dell’Unione Europea, le sanzioni avrebbero dovuto entrate in vigore a decorrere dal sessantesimo giorno da tale data. Invece? Pare che al Ministero dell’Ambiente quella comunicazione dall’Europa non sia mai arrivata perciò niente sanzioni per chi trasgredisce. Insomma nel cammino tra Europa ed Italia, il decreto per attuare le sanzioni si è bloccato alle Alpi! Alcune organizzazioni di categoria di commercianti hanno interpellato direttamente il Ministero dell’Ambiente per chiedere se la mancata risposta della Commissione Europea lasci la procedura sulle borse di plastica aperta a tempo indeterminato, il funzionario ministeriale pare abbia così risposto: "bisognerà attendere l’esito della procedura da parte della Commissione, i cui tempi, al momento, sono difficili da prevedere; allo stato attuale, quindi, vige il divieto, mentre per le sanzioni non si sa”. Anche questa è burocrazia…

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LA TEMPESTA DI SANTO STEFANO di Gianfranco Albertini Passerà alla storia come “Tempesta di santo Stefano”, non per i suoi aspetti meteo ma per aver improvvisamente fatto piombare nel buio, che in alcuni casi si è protratto per quattro giorni, oltre 100.000 persone tra residenti e turisti della montagna veneta. Molti alberi, per il peso della neve, sono caduti sulle linee elettriche causando, a detta di chi dovrebbe garantire il servizio, inevitabili blackout. Ora, a fronte delle più che legittime proteste degli amministratori locali, molti dei quali hanno visto sfumare la stagione turistica natalizia, Terna ed Enel, rispettivamente gestore delle linee ad alta tensione ed ente erogatore, hanno iniziato il solito giochino di rimpallo di responsabilità. Come cittadino che ha vissuto questa “esperienza” in prima persona trovo la cosa assolutamente insignificante: se gli alberi sono caduti sui cavi significa senza ombra di dubbio che le linee non erano sufficientemente protette da questo tipo di evento. Che in montagna nevichi, anche copiosamente, è cosa assolutamente normale e che gli alberi possano cadere è cosa altrettanto normale; non è invece normale che migliaia di cittadini vengano privati per intere giornate di servizi essenziali, pagati tra l’altro con bollette più che salate (per inciso l’Italia è il paese in cui le tariffe energetiche sono tra le più care d’Europa). A detta

dei tecnici ci vorranno mesi prima che la normalità venga ripristinata e nel frattempo, in moltissimi casi, l’energia sarà fornita in modo precario da generatori con evidenti disagi e costi di gestione non indifferenti. Concludo con una domanda che vuole essere anche un invito alla riflessione. Ogni giorno Enel ci propina decine di spot pubblicitari e i suoi manager sono retribuiti con stipendi, buonuscite e pensioni da favola: non sarebbe più opportuno, anche per rispetto di chi paga la bolletta, che queste risorse venissero impiegate per la manutenzione e l’ammodernamento

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La pagina di campalto delle linee, magari interrando quelle più soggette ai danni sopra citati o, meglio ancora, riorganizzando la produzione di energia attraverso sistemi alternativi e rinnovabili come le biomasse che avrebbero il duplice scopo di tener puliti i boschi e creare opportunità di lavoro?

una ragazza decisa, prontissima, piena d’iniziative e desiderio di apprendere. Era inoltre molto dotata per le attività pratiche di qualsiasi tipo. Attualmente la seguo o alla Tv o sui quotidiani, quando affronta le regate con forza e straordinaria grinta. Nelle due ultime regate storiche, lei e la sua collega, sono

DA UNA NOSTRA LETTRICE Abbiamo ricevuto dalla signora Zecchini il seguente articolo che volentieri pubblichiamo. Buongiorno mi chiamo Zecchini Fiorella, maestra elementare della nostra scuola "G.Pascoli" ormai in pensione, ho scritto questo breve articolo riguardante una mia ex alunna ma soprattutto una ragazza che rende onore al nostro paese. Spero vogliate pubblicarlo.

Silvia ScaramuZza: “Campaltina doc, Veneziana d’adozione” Da parecchio tempo pensavo di scrivere alcune notizie su Silvia, una “ragazza” trentacinquenne, che ha l’entusiasmo e soprattutto l’energia di una quindicenne. Forse i miei potranno sembrare degli elogi di parte, dato che l’ebbi come alunna per cinque, laboriosi e spensierati anni, alla scuola elementare “G.Pascoli”. Fin da allora Silvia si dimostrò 12

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La pagina di campalto arrivate seconde, dietro due ormai collaudate campionesse del remo e speriamo che, una delle prossime volte, Silvia e la sua amica arrivino prime. Oltre a questo c’è da parlare del quotidiano e duro allenamento e del lavoro. Tutto ciò non pesa minimamente a Silvia. Con tutti i climi, sia in primavera che d’estate, come in autunno ed inverno, Silvia, ancor prima dell’alba, sale sulla sua imbarcazione e fa un lungo allenamento, prima di recarsi a lavorare nel cantiere

“Vento” situato nell’isola della Certosa. Eh, sì, non è uno scherzo allenarsi, gareggiare e contemporaneamente imparare e perfezionarsi nell’antica arte del maestro d’ascia. Silvia infatti cerca ogni giorno di superare se stessa, per diventare una “squerarola” provetta e ormai ci sta riuscendo! Mi sento proprio di dire: “Brava Silvia, Campaltina doc, sei l’orgoglio del nostro piccolo paese.

CENTRO INTERNET P3@ DI CAMPALTO Finite la vacanze natalizie, è ripresa l’attività del centro internet P3@ di Campalto presso il Centro Polifunzionale Pascoli. Il Centro è accessibile a chiunque ne faccia richiesta (è sufficiente l’iscrizione gratuita) durante gli orari di apertura che sono: martedì e giovedì dalle 17.30 alle 19.39, mercoledì e venerdì dalle 9.00 alle 12.00. Presso il centro si svolgono anche corsi di alfabetizzazione informatica di 1° e di 2° livello ed un corso dedicato alla gestione delle fotografie digitali. Nel 2013 si sono svolti 6 corsi di alfabetizzazione, mentre presso il centro internet si sono avute 660 presenze per un totale di 1200 ore di uso del PC.

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L’Angolo delle cazzate

Orientamento della carta igienica (dal sito nonciclopedia.wikia.com) Per orientamento della carta igienica si intende la scelta dell'individuo di come disporre la carta igienica sull'apposito sostegno, e tutti i ragionamenti, le teorie e i sondaggi che si occupano di questa fondamentale questione. Vi sono due scelte in proposito: la carta può pendere da sopra al rotolo (over) o da sotto il rotolo (under). In un'inchiesta di esperti di carta igienica statunitensi, il 60-70% degli intervistati hanno mandato a quel paese l'intervistatore. Le risposte sono state analizzate e ne sono emerse teorie che si basano sull'età, il sesso, lo status socioeconomico e la fisica quantistica. È stato stabilito che la preferenza under potrebbe essere correlata al possesso di un camper o di un gatto. Per entrambe le posizioni esistono ragionevoli punti a favore, ma anche assoluti argomenti contrari. Secondo il professor James Black, ad esempio, se un tizio in Giappone utilizza la carta igienica per il verso sbagliato, si genera un uragano in Kansas. Il professor Black, tuttavia, non si sofferma a stabilire quale sarebbe allora il verso giusto, né tantomeno a discutere del fatto che in Kansas c'è un uragano ogni mezzora. Under : i sostenitori della scelta "under" ritengono che il rotolo, in questa posizione, risulti più artistico e doni un tocco di classe all'appartamento. Alcuni fanatici sono arrivati addirittura al punto 14

di tappezzare le pareti attaccando il rotolo al soffitto e lasciando cadere la carta lungo il muro. La scelta "under" risulterebbe inoltre più sana per i proprietari, che gioverebbero di influenze positive, legate all'antica arte del feng shui. Over : i sostenitori della scelta "over" sono convinti che mettere il rotolo in posizione "under" sia un insulto agli ospiti e più di un'amicizia è finita per questo motivo. La posizione Over risulta, secondo loro, più accogliente e informale, elimina le distanze e, ancor di più, abbatte le barriere architettoniche: un cieco, trovandosi in un bagno "over", sarebbe avvantaggiato nel trovare la carta, mentre in un bagno "under" se la farebbe addosso mentre tasta tutte le pareti. Ultima ma non ultima, la posizione "over" ha il grande pregio di consentire a tutti gli psicopatici autistici di fare degli origami con il primo foglio del rotolo.

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A cura del Circolo Ricreativo Culturale AUSER “Il Gabbiano” ONLUS (auser.ilgabbiano@alice.it) Editore: Circolo Auser “Il Gabbiano” - Direttore responsabile: Giorgio Marcoleoni. Redazione a cura di: BLOG - Territori e Paradossi Associazione Culturale. Redattori: Giuliano Brandoli, Daniele Conte, Chiara Foffano, Elena Brugnerotto, Francesca Delle Vedove, Carlo Albertini, Romena Brugnerotto, Martina Zorzi, Martina Pellizzer, Francesca Rismondo, Gianfranco Albertini. Indirizzo: Piazzale Zendrini 22 Campalto (VE) Tel/fax : 041.903525 - E-mail: lapaginadicampalto@gmail.com Stampato in proprio n° 2000 copie - Registrazione presso il Tribunale di Venezia n° 1461 del 24 settembre 2003 “La pagina di Campalto” è consultabile anche in Internet all’indirizzo http://issuu.com/lapaginadicampalto è possibile rilasciare commenti e domande, segnalare iniziative, suggerire approfondimenti a questo indirizzo e-mail: lapaginadicampalto@gmail.com oppure visitando la nostra pagina facebook.

N.125 - gennaio 2014  

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