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GIUGNO 2013 Anno IX N° 119

MENSILE A SFONDO SOCIALE DI PUBBLICA UTILITÀ

I capitelli di Campalto: alla scoperta dei quattro “cantoni”

In questo numero:

di Chiara Foffano C’era una volta una Campalto talmente grande da avere 4 punti cardinali di riferimento. Forse per non perdersi, forse perché la croce stradale la divideva così, forse perché semplicemente i riferimenti erano quelli, una volta, quando non esistevano google maps o il tom tom. Erano 3 capitelli, divenuti poi 4 negli anni 60, e dividevano la città in piccole località. La Madonnina centrale, la vigilessa della città, che ora siede vicino alla chiesetta di San Martino, era la padrona, e da lì, dal centro, benediva tutti con un segno di croce piuttosto trafficato. (segue a pagina 2)

i capitelli di campalto: alla scoperta dei quattro cantoni - campalto: le erbacce, il decoro-festa di primavbera - se parliamo di gioco - tutti pronti per camparte - una gita al museo di storia naturale di venezia-incontri acampalto e a torino - quando è troppo è troppo: lotta dura al gabbiotto - rilassiamoci.


L’ ERBA DI CASA NOSTRA Mutilato o il Bagaron all’ingresso di Campalto in via Orlanda, Mondo Novo o il Casonetto in via Gobbi dal lato opposto del bar ostaria dai Gobbi, Via Passo angolo via del Ghebo quasi in riva alla laguna, risalgono alla Storia di Campalto, ai nonni che l’hanno fatta e voluta. Quest’ultimo, con la Madonna che guarda il mare aperto, è il più antico, eretto nel 1924 da Fortunato Camolli. Il quarto capitello, quello di via Cimitero, è il più recente (degli anni 60) ed è stato voluto da don Paolo Girardello, l’autore dei quadri nella chiesa di San Benedetto e Martino. Mio papà mi racconta d’aver spinto la carriola piena di pietre destinate alla realizzazione del capitello. Pietre prese (in prestito?) dal “ponaro” della vecchia chiesa di San Martino, ormai quasi abbandonata. Le pietre azzurre del mosaico sono state posate da Danilo Pastrello e la “vetrina” è stata realizzata dal nonno Zanchi, l’allora fabbro della via. Il bisogno di questi riferimenti era dovuta al mese di Maggio, il mese conosciuto da tutti per il “fioreto” e per le Ave Marie snocciolate ad una voce sola. Le famiglie, la gente si riversavano nelle vie e si incontravano sotto il proprio capitello per iniziare la processione. Se chiudo gli occhi, vedo mia nonna con il fazzoletto di pizzo nero in testa e mio papà con i calzoni corti e la fionda in tasca. Questa bella storia dei nostri capitelli, la nostra storia, la vorrei raccontare in particolar modo a chi ha deturpato la statua di Sant’Antonio del capitello del Mutilato. Se chiedessi a chi ha compiuto questo gesto vandalico gratuito, probabilmente non saprebbe cosa rispondermi se non un’alzata di spalle ed un sorriso all’ingiù. Non sa che quel vecchietto di marmo a cui ora manca la testa, risale al 1943 e sebbene possa non avere alcun valore artistico rilevante, è un pezzo della storia della nostra città e sicuramente un ricordo, ora violato, delle famiglie che l’hanno voluto. Grazie a Luigi e ad Angelo Marafatto ho conosciuto il viaggio di quel Sant’Antonio. Il capitello è stato voluto dal loro nonno e dalle famiglie Bellato e Vanin che in quell’epoca vivevano lì. La statua viene dalla Croazia, portata da alcuni militari in ritorno dalla guerra, come devozione e ringraziamento per aver fatto ritorno a casa. Sotto il getto di cemento si dice abbiano sotterrato una bottiglia di spumante! E’ il loro tesoro, il loro dono al Santo, il loro Grazie. Davanti al capitello c’era anche una fontanella (sorgiva) pubblica, di quelle che si vedono solo in montagna e a Venezia (prese all’assalto dai turisti e dai piccioni). Cecilia Pastrello da bambina, ci andava con la nonna, a fare rifornimento per la famiglia “perché allora non tutti avevano l’acqua corrente in casa”. Luigi mi ha raccontato l’importanza di Sant’Antonio a Campalto. Oltre al rosario di maggio, c’era una sentita processione dalla chiesetta di San Martino

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al capitello, quel capitello, nel giorno del Santo, il 13 giugno. Il parroco riuniva tutti per questo piccolo pellegrinaggio e li benediva all’arrivo presso il capitello. “Poi, cos ti vol, par colpa del traffico non xé più sta’ fatto …” Mi chiedo: oltre a fermare le macchine il giorno di San Martino, si potrebbe pensare di farlo anche per quello di Sant’Antonio?! Riprendere le vecchie abitudini non è sempre una cattiva idea. Ci si ricorderebbe da dove si viene, per avere le idee più chiare sul dove dirigersi. La statua ora è in ristrutturazione per volere della famiglia Bellato ed il loro impegno, gratuito, è esemplare per la città. Girare per Campalto, il tardo pomeriggio, a caccia di informazioni su questi capitelli, mi ha fatto sentire un po’ come Jessica Fletcher, innamorata della sua Cabot Cove. La differenza è che la mia città esiste e la sua è solo su di un copione. Io, come Angelo, Luigi e tanti altri, abbiamo un motivo in più per esserne innamorati!

LA MADONINA

“Che dolcezza ne la voze de me mama quando ‘nsieme s’arivava al capitel: la polsava ‘n momentin, la pregava pianpianin, e a la fin le me diseva: Vei che nen. Ve saludo, Madonina, stéme ben. Do violete profumade ‘n primavera, qualche volta ‘n goz de oio nel lumin. Tanti ani è za passà, quasi gnente gh’è restà. Mi me sento ancor la voze: Vei che nen. Ve saludo, Madonina, stéme ben. E’ restà en tochetin de Madonina, ma che ride quando li ghe ciòca ‘l sol. El fiscieta ‘n oselet propi n’ zima sul muret. Quela voze benedeta ancor la ven: Ve saludo, Madonina, stéme ben.”

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CAMPALTO, LE ERBACCE, IL DECORO di Giuliano Brandoli Avevamo già affrontato questo argomento in un passato numero de “La Pagina di Campalto”. Poi lo abbiamo trascurato, forse pensando che una soluzione fosse difficile, non di nostra competenza; che, insomma, avrebbe dovuto pensarci l’amministrazione comunale, la Veritas…, o qualcun altro.

Stiamo parlando della pulizia e del decoro dei luoghi dove viviamo: la pulizia, le manutenzioni, il rispetto per il suolo e per le strutture pubbliche, stanno diventando sempre di più operazioni rare, a volte inesistenti; complici i tagli all’azienda municipalizzata che dovrebbe occuparsene, alle ingiurie che il tempo e le stagioni naturalmente apportano ad ambiente e strutture, alla crescente “disattenzione” anche dei cittadini che a queste strutture non dedicano un po’ di riguardo e di educazione. Per fare un esempio citiamo lo stato dei luoghi intorno alla chiesa di S.Benedetto: il piazzale della chiesa, frequentato con il bel tempo da mamme, nonni e bambini, spesso è lastricato di foglie, di rami d’albero, di coriandoli quando è carnevale, e molto spesso nessuno si preoccupa di pulire. Nello stesso piazzale si sono staccate, da tempo, due lastre di marmo nelle panchine che sono a lato; qualche masso della pavimentazione comincia ad essere intaccato dalle ingiurie del tempo. Vicino alla Pascoli le erbe fanno il loro dovere e crescono, anche tra gli interstizi della pavimentazione, quelle morte si raggruppano insieme alla cartacce seguendo le folate di vento. Poi, in altri luoghi del paese, altre situazioni rispecchiano questa subdola abitudine ad una situazione di lento abbruttimento dei luoghi nei quali viviamo; abitudine che può diventare indifferenza all’avanzare di un malinconico degrado. Che fare? Aspettare con pazienza e distacco che amministrazione e Veritas intervengano? Protestare con forza ben sapendo che le magrissime finanze comunali non consentono quell’attenzione che il territorio meriterebbe? Oppure ce ne “freghiamo” perché questi non sono cavoli nostri? Noi pensiamo che in un luogo curato si viva meglio, con maggiore serenità e senso di appartenenza; e proponiamo che ad occuparsi di queste sempre più frequenti trascuratezze siano i cittadini in prima persona. Proponiamo di organizzare, in accordo con la pubblica amministrazione e con Veritas, una task force di persone e/o di Associazioni che

siano in grado di intervenire per risolvere le situazioni esistenti, per individuare, segnalare, affrontare eventuali emergenze. Proponiamo di informare e di coinvolgere in forma simbolica in queste azioni anche le scolaresche e tutti coloro che vorranno dare testimonianza del proprio senso civico. Pochi giorni fa, parlando di questo argomento con un rappresentante della nostra Municipalità abbiamo appreso che la medesima problematica è stata posta anche da un gruppo di cittadini di Favaro; e questo significa che la sensibilità per il decoro del luogo in cui si vive non è una stravaganza snob, ma una sentimento di tutti i cittadini.

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festa di primavera Di Gianfranco Albertini Le origini della Festa di Primavera risalgono a una ventina di anni fa quando la parrocchia iniziò a proporre una giornata “un po' speciale” per chiudere in allegria e, soprattutto, in forma comunitaria le attività. Da alcuni anni, visto l'interesse e la partecipazione, da evento circoscritto si è trasformata in una opportunità d'incontro per tutti. Musica, danze, giochi e altri momenti d'aggregazione hanno animato per tre giorni il Parco Chiarin. Nonostante il meteo non sempre favorevole abbiamo ascoltato giovani gruppi musicali, seguito le evoluzioni di danzatrici e ginnaste in erba, ci siamo trovati sotto il capannone davanti a una frittura o a un piatto di “bigoi in salsa”, tutti attendendo la domenica che per tradizione chiude la festa. E la prima sorpresa di domenica è stato il cielo terso, sgombro da nuvole, presagio di una splendida giornata da vivere in comunità. Tralasciando la cronaca mi limiterei ad alcune impressioni, partendo dalla fine. Passate le 17, mentre minacciosi nuvoloni neri apparivano all'orizzonte, gran parte del materiale andava riposto e, senza particolari inviti o richieste, in molti erano pronti a dare una mano. Così mi sono trovato, assieme a persone che mai avevo conosciuto prima, a smontare un gazebo o a spostare tavoli e panche. Credo che neppure un'azienda di traslochi si sarebbe mossa con tanto ordine e efficienza. Ed è proprio in questa disponibilità a collaborare, in forma disinteressata e anche per piccole cose, che risiede il segreto del successo. Disponibilità mostrata da chi ha messo in piedi il progetto, da chi l'ha seguito nella sua realizzazione, da chi ha prestato servizio o ha trascorso la notte nel capannone per garantire un minimo di sorveglianza, da chi ha animato giochi e laboratori per i più piccoli. Un'altra considerazione la farei sul luogo che ci ha ospitati: il parco Chiarin. Questa area costituisce ormai il centro verde di Campalto: ospita le feste, permette a molti anziani di coltivare qualche metro di orto, diventa un piccolo stadio dove nostri amici stranieri si dilettano nel gioco del Cricket. Peccato che manchi un concreto progetto di valorizzazione del luogo; è lì, tra Campalto e il Villaggio Laguna, poco curato e, di conseguenza, poco fruibile dai cittadini. Assieme alla Gronda lagunare, agli ettari di campagne che per ora sono sfuggiti alle colate di cemento, costituisce il polmone verde del nostro paese che dobbiamo impegnarci a salvaguardare e a far crescere in maniera responsabile.

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La gara della pastasciutta prima del pranzo comunitario è uno dei momenti più attesi della Festa di Primavera

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Se parliamo di gioco… di Martina Zorzi

Se parliamo di gioco d’azzardo, le prime cose che vengono in mente sono rischio, soldi e dipendenza. E non serve sforzarsi per richiamarle alla memoria, dato che sempre più spesso, e sempre più diffusi, vediamo attorno a noi inviti a tentare la fortuna. Basta pensare alla pubblicità in tv, ai richiami a scommettere su internet, basta scendere al bar sotto casa in cui quasi sicuramente troveremo una o più slot machine, con annesse donne e uomini-zombie incantati a giocare. Oltre ad essere sgradevole, a mio parere, la presenza di questo tipo di strumenti in luoghi qualunque dove tutti si possono recare, è davvero preoccupante il fatto che stiano aumentando sempre di più. In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, cedere all’illusione di un guadagno facile e a portata di mano è sicuramente attraente, se non fosse che il ritorno è più fasullo che reale. Chi è più debole o più disinformato ha più probabilità di lasciarsi attirare e mettersi a rischio. Si, rischio, perché il gioco d’azzardo, in tutte le sue forme, può portare a dipendenza. I soggetti più vulnerabili presentano alto pericolo di compromissione non solo finanziaria, ma anche familiare e lavorativa, con l’isolamento della persona e la possibilità di cadere nelle mani sbagliate. Nonostante non possa essere vietato, il gioco d’azzardo produce effetti negativi e pertanto dovrebbe

essere regolamentato in modo più profondo, soprattutto data la facilità con cui oggi, grazie alla rete, anche i più giovani posso accedere a tali giochi. Si è sentito negli ultimi giorni emergere questo tema nei media in relazione a provvedimenti che le autorità vorrebbero intraprendere. Pavia si aggiudica (l’infelice) premio per la città in cui si spende di più per il gioco d’azzardo, con una macchinetta ogni 110 abitanti. Altri dati sono preoccupanti: pare che l’Italia abbia il primato Europeo come volume di giochi e che appunto, il gioco rappresenti il 12% della spesa delle famiglie italiane. La Lombardia si sta muovendo in questi giorni per limitare la diffusione delle slot machine e introdurre maggiori vincoli per gli esercenti. Sarebbe già positivo non trovare slot nei luoghi pubblici e raggiungibili da chiunque, o non avere pubblicità alla tv che mostrano quanto sia entusiasmante tentare la fortuna. Ma sono necessari anche interventi di prevenzione, campagne di sensibilizzazione ed educazione per far riflettere a monte. Il problema è il paradosso dello stato, che cerca di convincere a giocare e allo stesso tempo comunica di non esagerare.

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vi segnaliamo

TUTTI PRONTI PER “CAMPARTE” di Romena Brugnerotto Una serie di appuntamenti inediti attendono la piccola Campalto a partire dall’autunno, eventi che faranno esclamare “Finalmente succede qualcosa anche a Campalto!”. E’ da qualche tempo che l’Associazione Blog Territori e Paradossi sta rimuginando attorno all’idea di creare degli eventi a Campalto intorno al tema dell’arte, nelle sue varie e molteplici sfumature. Ci siamo interrogati sul fatto di riuscire a organizzare degli appuntamenti che potessero essere stimolanti e interessanti pur sapendo che, in questo periodo di ristrettezze economiche, non sarà facile avere qualche aiuto dalla nostra amministrazione. Andiamo comunque avanti con la speranza che, se la proposta è interessante, le attività economiche del territorio e chi verrà ad assistere alle manifestazioni, avrà il piacere di contribuire. Nei prossimi giorni incontreremo anche le altre associazioni che operano nel nostro territorio perché siamo convinti che la sinergia tra le diverse forze è un elemento fondamentale per la buona riuscita del progetto.

Questi gli appuntamenti già fissati da segnare sulle vostre agende. Sabato 28 settembre 2013 ore 20.45 Hotel Antony la poetessa Beatrice Niccolai presenterà le sue poesie in una atmosfera coinvolgente e accompagnata dalla musica della chitarra classica Domenica 29 settembre 2013 ore 20,30 Chiesa di San Benedetto il Venice Cello Ensamble ci esibirà in un concerto d’archi che saprà incantare anche chi non conosce da vicino la musica classica. Sabato 9 novebre 2013 Centro Polifunzionale Pascoli presentazione delle opere vincitrici del concorso foto-letterario. Un fotografo e uno scrittore saranno chiamati a esprimersi sul tema dalla strada presentando insieme foto e racconti. Oltre a queste date già fissate, organizzeremo una “cena in nero” con lo scrittore Davide Busato, esperto di delitti avvenuti nel passato di Venezia. I suoi racconti saranno alternati da piatti, cucinati da Elisabetta Tiveron, che richiameranno i delitti stessi. Inoltre è in cantiere un progetto che coinvolgerà anche la nostra scuola media: vedremo Campalto questa volta con gli occhi dei nostri ragazzi. A presto per nuovi aggiornamenti.

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vi segnaliamo

Una gita al Museo di Storia Naturale a Venezia di Francesca Delle Vedove

Il bello è che la destinazione è vicina e buona per tutta la famiglia (soprattutto per bambini), in più è gratuita per i residenti nel Comune di Venezia! Basta un pomeriggio e la visita al Museo di Storia Naturale a Venezia può davvero regalare informazioni utili sul passato, far divertire i figli insegnando loro anche qualcosa d’interessante e scoprire angoli e palazzi veneziani di cui, magari, non ne conosciamo l’esistenza. La cornice del museo vale di per sé la visita: si tratta del Fontego dei Turchi, palazzo che guarda il Canal Grande nel sestiere di Santa Croce – dunque a due passi da Piazzale Roma e dalla stazione dei treni -, risalente al 1381 ma che acquisì il nome che ancora oggi porta nel 1621, quando la Repubblica Serenissima lo destinò ai mercanti turchi come loro sede commerciale, perciò di scambi di merci ma anche di culture e lingue tra Oriente e Occidente. Dopo diversi secoli, il palazzo divenne sede del civico Museo Correr, inaugurato nel 1880 e in seguito trasferito con le raccolte storiche ed artistiche in Piazza San Marco alle Procuratie. L’esposizione di Storia Naturale invece, è davvero ricca: cetacei, rettili e animali preistorici con un allestimenti che prevede percorsi didattici e multimediali che sanno ben coniugare la storia del mondo passato e la tecnologia più moderna. Per questo piace ad adulti e genitori! In più, per le famiglie, è possibile prenotare laboratori didattici o gruppi solo per bambini che si concludono con disegni e filmati. Basta consultare il sito http://msn.visitmuve.it/ e il gioco è fatto!

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Museo di Storia Naturale Santa Croce, 1730 - Venezia tel.0412750206

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parliamone...

INCONTRI: A CAMPALTO… Di Francesca Rismondo e Chiara Foffano Autismo (sindrome di Kanner): disturbo che interessa la funzione celebrale. La persona affetta da tale patologia mostra una marcata diminuzione dell'integrazione sociale e della comunicazione. Attualmente risultano ancora sconosciute le cause di tale manifestazione. Una domanda a cui molti ancora non sanno rispondere: che cos'è l'autismo? E ancora più preoccupante è che a tale domanda non sa ancora rispondere (o quasi) nemmeno la medicina moderna. In Italia tale problematica coinvolge circa 400 mila famiglie, un numero non irrilevante.1 bambino su 80 soffre di autismo e le famiglie non hanno ancora abbastanza tutele e strutture che aiutino i loro figli a crescere e vivere aiutati dalla società.

Questa è una definizione che si può trovare in rete e che sono andata a cercare dopo l'incontro con Fulvio Ervas al centro polifunzionale G. Pascoli di Campalto. Per fortuna a volte ci sono libri, vite, incontri che fanno conoscere e parlare di realtà non valorizzate. Fulvio Ervas lo ricordavo in classe, insegna scienze della terra, disegnava nuvole e cicli dell'acqua alla lavagna. Ora invece lo invito a presentare a Campalto un libro diventato best seller e che ha già fatto il

giro del mondo. Parla proprio di questo: del giro del “mondo” di Franco e Andrea, padre e figlio, che compiono un viaggio in America latina un po' in moto, poi in macchina e aereo. Andrea è un figlio speciale, è autistico. Ervas ci racconta come Franco lo abbia colpito e convinto a scrivere questa difficile storia, entrando nelle loro vite. Andrea è la calamita che attira con i suoi occhi chiunque entri in contatto con lui. Lo scrittore ci racconta attraverso il viaggio le sue abitudini, le sue strane “usanze” di abbracciare persone sconosciute o di toccare loro la pancia. Codici segreti di comunicazione per comprendere l'altro. Ma ci racconta anche delle difficoltà, delle sofferenze di padre e figlio per questa situazione, senza risultare però pessimista. La bellezza, la gioia, la libertà, la speranza, trapelano da ogni pagina, anche quella più difficile, e dalle parole di Ervas nel descrivere questa incredibile avventura. Per fortuna, penso io, che si sono incontrati due uomini e padri, come Fulvio e Franco, che hanno potuto raccontare e trasmettere questa storia, e per fortuna che c'è Andrea che ne è il protagonista.

…E A TORINO Purtroppo non ho avuto l'occasione di incontrare Ervas nella nostra Campalto, ma ho avuto la fortuna di assistere alla presentazione di "Se ti abbraccio non aver paura" al Salone Internazionale del Libro di Torino, lo scorso maggio. E' stata una sorpresa ed un piacere ascoltarlo. Il primo pensiero che mi è salito alla mente è stato "Cioè.... quest'uomo due settimane fa era a Campalto e ora è al Salone Internazionale del Libro! se fossi in lui penserei "dalle stalle alle stelle!" invece non sembrava davvero fare caso al

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posto dove si trovava, all'occasione, al numero di persone che lo ascoltavano, da tutta Italia. Era il solito "prof" che snocciolava nomi di alunni e di genitori, storie di famiglie "complicate" oltre a quella di Franco e Andrea, storie d'amore, come le ha chiamate lui stesso. Non ho ancora avuto tempo di immergermi nel suo libro, ma non vedo l'ora di iniziare anch'io questo viaggio in moto, sentire il vento dell'America Latina e ritrovarmi in quell'abbraccio di Andrea per la vita.

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parliamone...

QUANDO È TROPPO È TROPPO! LOTTA DURA AL GABBIOTTO! di Elena Brugnerotto

Veneziani 2.0 difendono la cit- è stato messo in bella mostra tà a suon di post su Facebook nel salotto a cielo aperto più

Il gabbiotto che vende souvenir all’ombra del Campanile di Piazza San Marco è un insulto. Uno scempio legalizzato in una delle città più belle del mondo. Un affronto alla pazienza dei veneziani. La protesta non si è fatta attendere e adesso è guerra aperta sui social network. Mentre Legambiente propone al Governo una Legge sulla Bellezza per la tutela del paesaggio italiano, per la valorizzazione del patrimonio storico, culturale e ambientale del territorio, a Venezia, in Piazza San Marco, sotto il Campanile, da un giorno all’altro spunta il gabbiotto. Non è stata trovata parola migliore per rendere l’idea di quel container di vetro ed alluminio parassita del Campanile. Un prefabbricato da utilizzare per gli stand delle fiere campionarie che

bello del mondo. Il “mostro”, oltre ad essere esteticamente discutibile, si nutre di acqua ed elettricità in modo alquanto fantasioso: una canna giallo canarino, che corre lungo tutti i lati del muro come un serpente che si avvinghia, porta l’acqua dall’entrata posizionata sull’altra facciata del campanile fino al gabbiotto; l’elettricità invece viene dall’alto, da un cavo che pende da una finestra. Un’ultima considerazione va fatta sulla merce venduta. Sugli scaffali sono disposti ordinatamente oggetti rari a Venezia, originali, mai visti: souvenir. Sicuramente si tratta di uno scherzo fuori stagione. In una città così attenta al decoro, alla tutela dei beni architettonici, nella quale vigono regole ferree che dettano perfino il design dei campanelli del citofono, chi ha autorizzato questa porcheria? Il Comune. Ebbene si. Vela, azienda partecipata del Comune di Venezia, ha avuto l’idea, l’amministrazione comunale ha pensato fosse una bellissima idea e la soprintendenza ha confermato che era un’ottima idea quella di “abbellire la Piazza” con un utilissimo gabbiotto. Ma nemmeno l’utilità è giustificata visto che a pochi metri è presente un ufficio APT che offre gli stessi servizi. Con queste premesse si è diffusa sul web la protesta. Post con fotomontaggi del gabbiotto davanti ai monumenti più famosi del mondo, articoli con aggiornamenti in tempo reale sulle informazioni diffuse dai media e provocatorie petizioni per l’abbattimento del Campanile (che abbruttisce e

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copre il gabbiotto), hanno raccolto in pochi giorni più di 5000 “mi piace”. La disapprovazione è stata troppo rumorosa per rimanere inascoltata, le risposte date dai responsabili troppo poco credibili. Il gabbiotto deve essere rimosso e, se non se ne occuperà il Comune, ci penserà la provvidenza divina con la prossima acqua alta. La ”Cultura del bello”: che sia una provocatoria installazione di un qualche famoso artista invitato alla Biennale di quest’anno? (G.Brandoli)

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dalle associazioni Per puntualizzare... Nello scorso numero della Pagina di Campalto avevamo parlato della situazione attuale del progetto di riqualificazione del fiume Marzenego-Osellino, grazie al colloquio con Gabriele Scaramuzza, consigliere comunale. Ci è stato fatto presente dal Gruppo per la Salvaguardia dell'ambiente “La Salsola”, che anche grazie alle loro osservazioni è stato possibile rivedere il progetto, che adesso è in revisione progettuale

e normativa. L'associazione ha proposto l'eliminazione della barriera alla foce, l'intercettazione dei nutrienti di provenienza agricola con ripristino delle siepi e fossi interpoderali, intercettazione dei nutrienti di provenienza civile e urbana con verifica delle autorizzazioni allo scarico superficiale e ricognizione degli scarichi abusivi nella rete delle acque basse.

UNIVERSITÀ DEL TEMPO LIBERO Città di Mestre L’Università del Tempo Libero propone corsi annuali di lingue (inglese, francese, spagnolo, tedesco), di informatica, di arte e disegno, di fotografia e fotoritocco, di montaggio di video digitali, di artigianato artistico, di bridge, di burraco e offre la possibilità di far parte di un coro, di partecipare a un corso di balli di gruppo e di danza del ventre. La sua specificità sta nella programmazione di due lezioni-conferenza giornaliere, organizzate in cicli tematici settimanali di durata variabile (da 4 a 10 settimane), che spaziano in moltissimi campi del sapere, dalle scienze, all’arte, alla filosofia, all’architettura, alla matematica, alla medicina, all’economia, alla letteratura, al cinema. Queste lezioni sono aperte a TUTTI i Soci, senza bisogno di iscriversi. L’UTL propone inoltre viaggi in Italia e all’estero, visite culturali a Venezia e dintorni e organizza alcuni incontri conviviali che permettono una migliore conoscenza reciproca. La quota di iscrizione è di 70 €. Le iscrizioni all’UTL per l’anno 2013-14 proseguono fino al 17 giugno per riprendere poi a settembre. In giugno, la Segreteria di Via Poerio 19, è aperta il mercoledì e il venerdì, dalle ore 9.30 alle ore 11.30. Tel 041-984529 o 347 3936732

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RILASSIAMOCI! L’ANGOLO DELLE CAZZATE Con i nostri lettori abbiamo un impegno concreto: come i nostri politici raccontare cazzate sempre più credibili! Quelli che… ce l’hanno con le persone di colore poi si fanno le lampade e si scottano al sole per diventare neri. Gargamella: Diffusa pratica di igiene orale consistente nel fare gargarismi mediante l’uso di una caramella. Ghetto: Felino domestico di origini Pugliesi. Giustizia italiana: 1) palese ossimoro 2) leggenda metropolitana Grillo : fastidioso insetto politico 23 maggio 2013 – in Olanda legalizzata la poligamia; per certi uomini un ergastolo non basta! Perché il Grillo saggio esiste solo nella favola di Pinocchio? In Sardegna Berlusconi ha assistito personalmente allo spoglio delle schede: quando si tratta di “spogliare” Silvio c’è!

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LA PAGINA DI CAMPALTO: SIAMO ON LINE! “La pagina di Campalto” è consultabile anche in Internet all’indirizzo http://issuu.com/lapaginadicampalto iscrivendosi al sito è possibile rilasciare commenti e domande, segnalare iniziative, suggerire approfondimenti. Potete inviare domande e commenti anche a questo indirizzo e-mail: lapaginadicampalto@gmail.com A tutti buona lettura e buona navigazione!

Circolo Ricreativo Culturale

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Consulenza legale gratuita per i soci AUSER: si riceve su appuntamento il SABATO dalle 10.00 alle 12.30 ed il LUNEDI’ dalle 16.00 alle 18.30 “Ausilio” spese a domicilio: con il servizio Sociale della Municipalità e la COOP Adriatica il ns. Circolo ha aderito al servizio al progetto “Ausilio” per la consegna gratuita della spesa a domicilio alle persone anziane, non autosufficienti, portatori di Handicap o con problemi motori temporanei che non possono recarsi personalmente presso i negozi.

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A cura del Circolo Ricreativo Culturale AUSER “Il Gabbiano” ONLUS (auser.ilgabbiano@alice.it) Editore: Circolo Auser “Il Gabbiano” - Direttore responsabile: Giorgio Marcoleoni. - Redazione a cura di: BLOG - Territori e Paradossi Associazione Culturale. - Redattori: Giuliano Brandoli, Daniele Conte, Chiara Foffano, Elena Brugnerotto, Francesca Delle Vedove, Carlo Albertini, Romena Brugnerotto, Martina, Zorzi, Martina Pellizzer, Francesca Rismondo, Gianfranco Albertini - Redazione: Piazzale Zendrini 22 Campalto (VE) Tel/fax : 041.903525 - E-mail: lapaginadicampalto@gmail.com - Stampato in proprio n° 2000 copie - Registrazione presso il Tribunale di Venezia n° 1461 del 24 settembre 2003

LA PAGINA DI CAMPALTO N. 119 giugno 2013  
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