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ph Appiani

Mensile di approfondimento di Treviglio e Gera d’Adda

Anno 1 - n. 7 – Dicembre 2016

Euro 2,50

Caravaggio: intervista al sindaco Terza età: AAA cercasi badanti Natale: gli appuntamenti delle feste in Gera d’Adda

www.tribunatv.tv


Da fare 2 • tribuna magazine • Dicembre 2016


Quando quello che fai ti piace il tempo vola

È

un classico, il sogno nel cassetto che prende forma e diventa una parte importante della tua vita. Ricordo ancora l’emozione durante gli incontri con Fiorenzo E. e Roberto F. nel presentare il progetto editoriale e di sviluppo che avevo in testa, frutto di anni di esperienza caratterizzati da successi ed altrettante delusioni. Ed ora eccomi qui, dopo circa un anno, a scrivere, rubando lo spazio all’edito-

riale del direttore, e condividere con voi, cari affezionati lettori, l’entusiasmo per quello che è stato fatto e quelle che saranno le sfide e l’evoluzione del progetto nei prossimi mesi. Certo, come in ogni passaggio generazionale, una delle dinamiche più delicate e complesse per tante imprese italiane, ci sono stati dei momenti difficili, incomprensioni, porte sbattute, ma allo stesso tempo si è rafforzato lo spi-

rito di squadra e si sono concretizzate importanti collaborazioni, anche perché come scriveva W. Churchill “Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”. E le novità? Per quanto riguarda il mensile che avete in mano stiamo ultimando il percorso di digitalizzazione, con la possibilità di acquisto e fruizione attraverso una app su tablet e smartphone, daremo altresì inizio ad una campagna abbonamenti per andare incontro alle diverse richieste che ci sono pervenute. Abbonandosi si avrà la possibilità di avere la propria copia del mensile per un anno a due euro (2,00 euro) con uno sconto di 0,50 centesimi sul prezzo attuale di copertina e di 1 euro rispetto invece all’adeguamento che abbiamo previsto a partire dal numero di gennaio (3,00 euro). Relativamente alla Web TV, proseguiremo con le dirette multicamera e con la produzione di format come “#lachiacchierata”, altri dedicati allo sport, alla cultura ed in particolare al mondo imprenditoriale della Gera d’Adda. Ci sarà anche spazio per gli speciali, come quelli realizzati in occasione di Treviglio Vintage, Treviglio in Gioco e Treviglio Libri. Un’importante novità è già disponibile sulla pagina Facebook @tribunatv1 con l’attivazione, grazie alla collaborazione con Qcom e CoriWeb, degli “istant articles”, un modo innovativo e velocissimo per fruire delle notizie quotidiane dagli smartphone che siamo stati (e lo scrivo con un po’ di orgoglio) i primi a proporre tra i media locali. Il portale www.tribunatv.tv, che come ultima cosa sì è arricchito delle informazioni meteo, auspico diventi in futuro sempre più un punto di confronto e di interazione con voi nella consapevolezza che solo in questo modo, senza cambiare o stravolgere la linea editoriale, possiamo fare sempre meglio il nostro lavoro. Potete anche passare dalla nostra sede di Treviglio in Viale del Partigiano a lasciarci le vostre opinioni, critiche, suggerimenti e se gli impegni lavorativi lo consentono – perché no? – confrontarci di persona. Nel ringraziare i soci, il direttore, i redattori ed i collaboratori con cui ho il piacere di condividere questa folle ed affamata avventura, ne approfitto per porgere i miei più sinceri e calorosi auguri per le imminenti festività natalizie.

ph Appiani

Marco Daniele Ferri Amministratore unico

Ringraziamo i ragazzi del Corpo Musicale Città di Treviglio per la loro disponibilità a posare per la nostra copertina: Buone Feste a tutti!

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Da fare 4 • tribuna magazine • Dicembre 2016


Sommario Mensile di approfondimento di Treviglio e Gera d’Adda

3 esecutiva

6 Il Rinascimento di Bolandrini

Collezione Ronchi

Euro 2,50

Anno 1 - n. 7 – Dicembre 2016

copertina bozza

(Daniela Invernizzi)

8 In cerca di badanti (Cristina Signorelli)

9 Nuovi bisogni, nuove imprese ph Appiani

(Cristina Signorelli)

10 Un paese chiamato città (Stefano Dati)

Caravaggio: intervista al sindaco Terza età: AAA cercasi badanti Natale: gli appuntamenti delle feste in Gera d’Adda

12 Bidachem: la chimica tra tecnologia e sicurezza www.tribunatv.tv

(Daniela Regonesi)

15 Come cogliere le opportunità di investimento (Cristina Signorelli)

magazine Autorizzazione Tribunale di Bergamo n. 6/16 del 19/04/2016 Anno 1° N. 7 - Dicembre 2016 Editore Tribuna srl Viale del Partigiano, 14 - Treviglio (BG) www.tribuna.srl info@tribuna.srl Contatti di redazione tel. 0363.1971553 redazione@tribuna.srl Amministratore Unico Marco Daniele Ferri REDAZIONE Direttore Responsabile Daniela Invernizzi Coordinamento Daniela Regonesi Redazione Daria Locatelli, Daniela Regonesi, Ivan Scelsa, Cristina Signorelli Fotografie e contributi Enrico Appiani Hanno collaborato a questo numero Maria Gabriella Bassi, Juri Brollini, Marco Carminati, Alberto Cesni, Pinuccia D’Agostino, Stefano Dati, Diego Defendini, Franco Galli, Stefano Gatti, Gisella Levante, Gabriele Lingiardi, Bruno Manenti, Alberto Marcellino, Silvia Martelli, Elio Massimino, Francesca Possenti, Lucia Profumo, Maria Angela Ravasi, Erika Resmini, Lino Ronchi Impaginazione e Grafica Pubblicitaria Antonio Solivari

16 Assanelli: latte e carne made in Treviglio, sapori genuini al passo coi tempi 18 Buone feste a suon di musica! (Daria Locatelli)

20 Giornalisti di domani (Daniela Invernizzi)

23 Che bello andare a scuola! (Gisella Levante)

24 La vita è il vero lusso

53 Com’era Com’è

27 Arriva il Cri Neve

54 Asus Zenfone 3 Max, tutto max tranne il prezzo Nintendo Classic Mini, un tuffo nei videogiochi anni ‘80

(Daniela Regonesi) (Daniela Invernizzi)

29 Gli Improbabili di Romano (Maria Angela Ravasi)

(a cura di Diego Defendini e Stefano Gatti)

(Diego Defendini)

30 L’arte del presepio nella frazione cassanese di Groppello

55 L’App del mese

32 Presepi, che passione

56 Se lo sogni puoi farlo

33 MatitaLibera di Bruno Manenti 35 Molto più che pasticceria 36 Natività

58 Da Calvenzano al Mondiale Superbike

(Stefano Dati)

(Maria Gabriella Bassi)

(Francesca Possenti)

39 Natale arriva in anticipo (Silvia Martelli)

41 Cinque ore con Mario, due ore con Luisella (Pinuccia D’Agostino)

43 I Deleja fanno risuonare le proprie radici con il rock (Daria Locatelli)

44 Il peggiore degli uomini (Daniela Invernizzi)

45 Lo scrittore testa di cuoio (Ivan Scelsa)

UFFICIO COMMERCIALE Roberta Mozzali tel. 0363.1971553 - cell. 338.1377858 commerciale@tribuna.srl Altre collaborazioni Giulio Ferri Stampa Laboratorio Grafico via dell’Artigianato, 48 - Pagazzano (BG) Tel. 0363 814652

47 I nonni raccontano

www.tribunatv.tv - facebook: Tribunatv

52 Al panetù de Nèdal

(Daniela Regonesi)

(Diego Defendini) (Lucia Profumo)

(Franco Galli)

60 3vi elettra: da 35 anni al servizio di privati e aziende 62 Le ricette di Erika Resmini 64 Il Natale in Gera d’Adda: appuntamenti sotto l’albero (a cura di Ivan Scelsa)

66 Endocrinologia

(a cura della Cooperativa Sociale 9Coop)

I cento anni di una piccola grande donna, che si è spesa per la sua gente (Marco Carminati)

67 Quali controlli dopo un intervento di bypass aorto coronarico? (a cura della Dott.ssa Alessandra di Mauro)

48 Mio cugino al cinema

68 Ancora una volta un esito elettorale non previsto dai sondaggi

49 I film sotto l’albero

Il giorno di Babbo Natale

(Gabriele Lingiardi) (Gabriele Lingiardi)

50 Il secondo millennio a Rivolta d’Adda (Elio Massimino) (Lino Ronchi)

(a cura di Fineco Bank) (Ivan Scelsa)

La parola ai lettori 69 Equitalia e la nuova moratoria (a cura di Giovanni Ferrari)

70 La vignetta di Juri Brollini Dicembre 2016 •

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Politica

Il Rinascimento di Bolandrini di Daniela Invernizzi

Rivelazione delle ultime amministrative in Gera d’Adda, Claudio Bolandrini racconta questi pochi mesi al governo di Caravaggio

C

laudio Bolandrini, sindaco di Caravaggio e professore di filosofia in aspettativa, è quello che ha fatto saltare sulla sedia gli osservatori politici dopo la vittoria alle amministrative di maggio, dove ha interrotto anni di feudo leghista e cominciato un nuovo corso che lui stesso ha definito, nel suo programma, “di cittadinanza attiva”. Trovarlo libero è diventata un’impresa, e lui lo sa, tanto che quando mi riceve esordisce così: “La risposta alla prima domanda è sì, la seconda no, la terza “insciallah”, giusto per far arrabbiare qualcuno. Grazie e ciao”. E invece poi parliamo per oltre un’ora, durante la quale non nasconde difficoltà e insidie del mandato amministrativo, nonché una certa nostalgia per i ragazzi e la scuola. Bolandrini, si aspettava un lavoro così impegnativo? «Le aspettative non sono state disattese, mi aspettavo un lavoro difficile, soprattutto nel cercare di coinvolgere le persone, fare squadra e comprendere alcuni problemi che si trascinano da anni se non da decenni e che sono estremamente

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complessi. Ecco, forse non mi aspettavo così tanti problemi ancora irrisolti». Per esempio? «Le tante lottizzazioni ancora ferme, cioè aree, anche vaste, impegnate in cambio destinazione d’uso, da agricolo a commerciale e industriale, ma praticamente ferme, impastoiate, non solo per problemi burocratici, ma anche tecnici. E anche capannoni sfitti, attività economiche in difficoltà o che stentano a partire. Per cui la sfida è quella di creare le condizioni per cui si possa investire». Come si esce da questa situazione di “impasse”? «Intanto c’è stata la risposta positiva a livello di associazioni, dal mondo del volontariato, gente che ha voglia di fare, alla provocazione/proposta di rinascita lanciata in occasione delle elezioni: e l’abbiamo visto a settembre in occasione delle manifestazioni per “Noi Caravaggio”. Molte le iniziative di solidarietà organizzate per il terremoto in centro Italia, per le cerimonie civili e adesso per il Natale. L’apertura della Pinacoteca di palazzo Gallavresi, grazie anche all’associazione “Scopri Caravaggio”, è una

bellissima novità. I cittadini hanno accolto positivamente la volontà di far rivivere la città. Certo, la rinascita commerciale e delle attività produttive è ancora ferma al palo. Per quanto riguarda le attività commerciali la ripartenza è legata anche a un ripensamento della viabilità, non solo del centro storico ma anche della città, a partire dalle piazze e dalle vie come luoghi di incontro e come opportunità per il commercio. Questo manca a Caravaggio: la vocazione commerciale del centro storico, come c’è invece a Treviglio o Crema». Tra le prime azioni di governo, l’amministrazione Bolandrini ha messo mano alla questione sicurezza in zona mercato, un’area dove la presenza delle bancarelle del venerdì poneva in difficoltà non solo l’evacuazione degli studenti delle scuole e degli utenti della piscina, situati nella medesima via, ma anche l’accesso ai mezzi di soccorso e di spegnimento in caso di necessità. Cosa che ha provocato qualche polemica e qualche mugugno. «Sulla sicurezza non si può tergiversare e comunque abbiamo provveduto a manifestare per tempo l’intenzione di sanare questa situazione, fermi restando i posti di lavoro, che sono stati salvaguardati non riducendo i posti disponibili; abbiamo cercato invece di negoziare con le categorie di settore una dislocazione diversa per gli ambulanti, con redistribuzione degli stalli, prima che i diretti interessati debbano procedere al rinnovo della concessione nel 2017, in modo che sappiano quali spazi sono loro destinati e facciano di conseguenza le loro considerazioni economiche. Su richiesta dei commercianti la situazione rimane così com’è fino a dopo le feste natalizie, dunque si dovrebbe cambiare da metà gennaio». Cosa ne pensa degli ultimi “rumors” sull’Interporto? Rimane contrario a quest’opera?


«La nostra linea rimane coerente con quanto detto in campagna elettorale e credo che abbiamo vinto anche per questo motivo: abbiamo un mandato amministrativo forte, che va nella direzione della salvaguardia del territorio e della sua vocazione agricola e da qui non possiamo tornare indietro. Non sarebbe corretto nei confronti di tutti nostri elettori. Per quanto riguarda i rumors sentiti finora, sinceramente mi aspetto di avere un confronto con la direzione Pd e con la regione Lombardia per capire meglio. L’impressione è che si stia parlando un po’ a vanvera, confondendo lo scalo merci con l’interporto, che sono due cose completamente diverse da tutti i punti di vista. La mia intenzione è quella di sedermi a un tavolo per esprimere le motivazioni del mio no all’interporto ad interlocutori che siano accreditati, sia dal punto di vista istituzionale, sia dal punto di vista degli attori privati e pubblici che sarebbero eventualmente chiamati a realizzare questo progetto. Ma a quanto mi risulta, le Ferrovie dello Stato avevano già espresso il loro “non interesse”, spiegando che non possono fare un interporto ogni dieci chilometri. La linea della provincia è stata ribadita più volte: se un’opera così serve, allora bisogna realizzarla a Cortenuova, dove c’è un’area da recuperare, evitando di sottrarre altra terra; ma poi mi aspetto che si facciano avanti gli imprenditori, ammesso e non concesso che siano ancora interessati, perché le due multinazionali che entravano nel progetto hanno ricevuto, subito dopo la nostra elezione, l’indicazione dell’avvenuta variazione della volontà amministrativa. Pertanto l’iter di modifica del PTCP (piano territoriale di

ph Appiani

ph Appiani Una veduta di palazzo Gallavresi Gli affreschi della chiesa di San Bernardino, ove l’amministrazione conta di procedere con il ripristino della superficie pittorica del soffitto

coordinamento provinciale, ndr) è già arrivato in Provincia, anche se ci vorranno almeno due anni per la variazione sulla destinazione d’uso di quell’area. Allo stato attuale mi aspetto di sapere quali siano le intenzioni della Regione Lombardia ed eventualmente capire il progetto che ha in mano. Spero che non sia quello che in maniera informale ho ricevuto prima tramite i giornali, poi tramite e-mail (il progetto di cui si è fatto portavoce Giovanni Senziani, del circolo Pd trevigliese, ndr) che davvero non sta né in cielo né in terra, poiché i pochi dati in esso quantificabili sono sbagliati. Dirò no nelle sedi opportune dove oltre alle istituzioni sarei felice di incontrare gli attori interessati». In campagna elettorale ha parlato di rilancio delle frazioni. Cosa sta facendo in merito? «Con Masano e Vidalengo sto lavorando attivamente; i comitati di frazione sono all’opera. A Masano abbiamo già provveduto a risolvere il problema delle infiltrazioni di acqua al cimitero, mentre è stato cominciato, con l’assegnazione dei lavori alla ditta vincitrice dell’appalto, l’adeguamento antisismico e il rifacimento della scuola. Così anche a Vidalengo si sono fatti lavori al cimitero e stiamo lavorando al tema viabilità e sicurezza. I problemi strutturali legato alla viabilità sono difficili da risolvere, a partire dalla realizzazione della tangenzialina di Vidalengo, opera prevista da decenni, che potrebbe risolvere numerosi problemi: ma mancano i soldi. Medesimo discorso per la rotatoria di Masano. Però la partecipazione delle frazioni c’è e si è rivelata non solo nei comitati di quartiere, ma anche nella concreta presenza alle manifestazioni pubbliche: alla festa dei rioni, per esempio, per la prima volta c’erano anche le due frazioni. È un piccolissimo segnale, certo, ma è il segno di un’inversione di tendenza».

E sul recupero del notevole patrimonio culturale della città? «Allo stato attuale siamo concentrati sulla chiesa di san Bernardino, perché l’ex chiesa di San Giovanni richiede un intervento più impegnativo per la messa in sicurezza. San Bernardino invece rappresenta una spesa più contenuta, quindi contiamo di procedere con il ripristino della superficie pittorica del soffitto e poi allo sgombero delle impalcature interne. Inoltre abbiamo necessità di recuperare fondi per l’emergenza abitativa, con una politica di parziale alienazione degli immobili residenziali di proprietà dell’amministrazione, al fine di sistemare altri immobili da destinare alle famiglie in difficoltà, che attualmente sono poco più di un centinaio. Abbiamo molti appartamenti di proprietà comunale che però versano in condizioni di inidoneità, perché non è stato fatto nel tempo nessun intervento di manutenzione ordinaria, a causa anche del limite del pareggio del patto di stabilità. Infine, su richiesta nel nuovo comandante dei Carabinieri, il capitano Davide Onofrio Papasodaro, ci siamo presi a cuore l’intervento sulla stazione dei carabinieri di Caravaggio, per renderla più funzionale e confortevole». Com’è il rapporto con le opposizioni? «Speravo fosse più costruttivo, o meglio: il rapporto con Baruffi e il suo consigliere è giustamente costruttivo, dall’altra minoranza (la Lega nord, ndr) mi aspetto qualcosa di più». Le manca la scuola? «Sì, più che la scuola mi mancano i ragazzi. Spero, ma dubito, di mancare anche io a loro. E spero, una volta impratichitomi della macchina amministrativa e avviati a risoluzione alcuni problemi, di poter ritornare a dare il mio contributo, magari parttime. Adesso non sarebbe stato possibile e avrei fatto male entrambe le cose». Dicembre 2016 •

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Società

In cerca di badanti di Cristina Signorelli

Da tempo il Comune di Treviglio ha sviluppato il progetto “Sportello Badanti”, utile riferimento per chi è alla ricerca di un assistente familiare

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arliamo di anziani e spesso pensiamo, complice una pubblicità illusoria, a quelle schiere di nonni che rincorrono agilmente i nipotini ai giardinetti oppure agli intraprendenti ottuagenari che scalano vette dolomitiche quando non sono impegnati in viaggi avventurosi in giro per il mondo. La realtà è normalmente molto diversa, e la vecchiaia spesso implica solitudine e fragilità fisica e mentale. Se aggiungiamo che la società italiana sta progressivamente invecchiando, causa la bassissima natalità e l’allungamento della vita media delle persone, appare evidente che vanno impiegati fondi ed energie per affrontare i problemi sociali legati alla terza età. Un tema centrale per molte famiglie che hanno l’onere e la cura dell’anziano, non più completamente autosufficiente, è la ricerca dell’assistente familiare, o più nota badante. Chiunque si sia trovato nella necessità di cercarne una, sa che la

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prima difficoltà consiste proprio nel trovare la persona adeguata per formazione professionale, carattere e attitudine personali, a cui affidare il proprio caro. La Provincia di Bergamo ha istituito da tempo, nell’ambito del progetto SAP (Servizi alla Persona), lo Sportello Badanti, un elenco qualificato di figure professionali disponibili sul territorio, consultabile online sul sito www.provincia. bergamo.it. Questo registro costituisce un utile strumento per le famiglie in cerca di assistenti familiari, che in esso trovano i nominativi e le qualifiche degli operatori e, contestualmente, valorizza e sostiene il lavoro di questi ultimi, favorendo l’applicazione e lo sviluppo delle idonee forme contrattuali; garantisce, inoltre, che le condizioni di lavoro siano regolari a tutela sia dei lavoratori che delle famiglie che si avvalgono dei loro servizi assistenziali.

Pinuccia Zoccoli Prandina – “una vita in politica” come lei stessa afferma, occupandosi prevalentemente dell’ambito socio-assistenziale, oggi Vicesindaco di Treviglio, con deleghe diverse tra cui anche alle “Politiche per la Persona” – spiega: «Già da anni abbiamo istituito nell’ambito territoriale di Treviglio lo Sportello per assistenti familiari, che favorisce l’incontro tra domanda e offerta di lavoro fornendo garanzie a entrambi le parti, e inoltre aiuta a far emergere l’economia sommersa, particolarmente sviluppata in questo settore. L’accesso al servizio è semplice: i candidati, maggiorenni, sia italiani che stranieri possono presentare domanda a cui seguiranno colloqui e valutazione dei requisiti di formazione ed esperienza acquisiti. In taluni casi sono previsti corsi di preparazione ad alcune materie come economia domestica per integrare e completare le professionalità. Le famiglie in cerca di assistenti domiciliari possono rivolgersi agli uffici competenti, Comuni e organizzazioni private che aderiscono all’iniziativa, per trovare la figura professionale certificata più adeguata alle loro necessità». L’esperienza di questo progetto ha avuto un tale positivo riscontro, che Regione Lombardia ha approvato nei giorni scorsi, con la delibera n. 5648, un piano per l’istituzione degli sportelli badanti su tutto il territorio. «La filosofia che sta alla base dell’intero piano socio-assistenziale – prosegue


Nuovi bisogni, nuove imprese

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a sempre maggiore richiesta di servizi legati alla terza età, che si è manifestata in questi anni, ha incentivato la nascita di attività private, che forniscono supporto alle famiglie nell’accudimento degli anziani. Nell’ultimo decennio si sono sviluppati diversi network di imprese, diffusi su tutto il territorio nazionale, che erogano servizi di assistenza domiciliare ad anziani, malati e disabili. Ne è un esempio concreto Privatassistenza, presente anche a Treviglio con un ufficio accreditato per i servizi di assistenza domiciliare presso ASC Risorsa Sociale Gera d’Adda, che gestisce, insieme ad altre strutture di carattere privato e volontaristico quali Anteas, Associazione Nursing Assistance, Auser città di Treviglio, l’incontro tra domanda ed offerta di assistenti familiari. Le strutture private che erogano i servizi assistenziali domiciliari svolgono un ruolo importante nel settore dell welfare, come spiega Rodolfo Chiovarelli, responsabile di Privatassistenza-Treviglio Cooperativa sociale: «I bisogni delle famiglie sono sempre maggiormente volti a servizi personalizzati nella cura degli anziani. Una particolare attenzione è indirizzata a mantenere la persona nella propria casa, accudita da mani esperte. Noi come struttura assicuriamo immediatezza nella risposta e serietà professionale

Prandina – è garantire agli anziani di poter vivere nel proprio ambiente domestico il più a lungo possibile, anziché doversi trasferire nelle Case di riposo (RSA). Proprio per garantire servizi utili, se non addirittura indispensabili, offriamo i SAD (servizi di assistenza domiciliare), i pasti veicolati e il telesoccorso. Senza dimenticare il Centro Diurno “Don Mezzanotti” presso il quale oltre 40 persone trascorrono la giornata, dalla colazione del mattino alla merenda del pomeriggio,

degli operatori familiari. Supportiamo la scelta insieme alle famiglie, individuando le reali necessità che si presentano caso per caso». L’invecchiamento della società italiana e i conseguenti nuovi bisogni sviluppano e incrementano nuovi business nel campo dell’assistenza e della cura della persona, che risultano più efficaci quando integrati e supportati dalla capacità di fare rete del settore pubblico come per il progetto “Sportello Badanti” sviluppato dal Comune di Treviglio, congiuntamente ai 17 Comuni dell’ area territoriale di competenza, che raccoglie i nominativi delle persone qualificate a prestare servizi di assistenza, certificando formazione ed esperienza. C.S.

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in compagnia e con la supervisione di personale altamente qualificato». Per gestire efficientemente il sistema di offerta dei servizi, i 18 Comuni che appartengono all’ambito territoriale di Treviglio hanno dato vita a una azienda consortile, Risorsa Sociale Gera d’Adda, presieduta da Pinuccia Prandina: «Lo scopo che ci prefiggiamo è quello di migliorare la qualità dei servizi e delle prestazioni fornite alle situazioni di maggior fragilità. Attraverso Risorsa Sociale agiamo sinergicamente su tutto il nostro territorio di competenza», ciò garantisce oltre al contenimento dei costi, un’offerta di servizi omogenei e diffusi in tutto l’ambito territoriale. Di stretta competenza trevigliese è invece Omnibus 70, il pulmino che, a chiamata, è a disposizione gratuita degli over 70, nella fascia oraria mattutina (9-12) dal lunedì al venerdì, pensato per dare autonomia e indipendenza agli anziani che vogliono spostarsi a Treviglio senza per forza dipendere dai famigliari più giovani di loro. «Il report di ottobre – sottolinea il Vicesindaco – conferma che le richieste sono in continuo aumento, oltre 540 chiamate nell’ultimo mese, e che i cittadini hanno imparato ad usare ed apprezzare il servizio». Alle famiglie rimane l’impegno gravoso di provvedere ed accudire, non sempre solo con fatica, considerato ciò che i genitori e gli anziani hanno dato ai più giovani, ma ben venga il supporto di servizi e proposte che facilitano il compito. Dicembre 2016 •

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Territorio

Un paese chiamato città di Stefano Dati

Breve analisi sull’evoluzione di Cassano d’Adda, che ha dimensioni cittadine ma fa i conti con la contrazione dei servizi

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li anziani che hanno vissuto la Cassano degli anni sessanta, con la sua crescita economica, quella strutturale e con lo sviluppo demografico, raccontano di un territorio in cui i cittadini erano attivi e presenti in occasione delle tradizioni locali e, soprattutto, ricordano una comunità pronta ad affrontare le problematiche da risolvere tutti insieme, per il bene di quello che un tempo era un paese. A Cassano d’Adda, oggi città, complice le nuove tendenze di vita, tutto questo è stato rilegato nell’archivio del passato, lasciando il posto all’indifferenza, all’individualismo e alla solitudine. Ha origini lontane la storia di quella che oggi è chiamata “città di Cassano d’Adda”, diventato comune nel 1755 quando sul ter-

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ritorio, oltre a quello di Cassano, erano presenti anche i comuni di Groppello – unificato successivamente nel 1816 – Binaga e Binaghetta, entrambi soppressi poi nel 1633. Dopo il periodo bellico della Prima e Seconda Guerra Mondiale Cassano, presa di mira dai tanti bombardamenti avvenuti sul territorio, ha dovuto fare i conti con la rinascita strutturale e, come in tutta Italia, con l’arrivo degli anni sessanta vive il periodo del boom economico. Cominciano gli arrivi di molti immigrati dal meridione d’Italia, aumentano le zone abitative; nascono molte strutture che ospitano servizi al pubblico che portano Cassano ad essere punto di riferimento importante per la zona est della provincia di Milano fra i comuni

Qui sopra, da sinistra: un momento dei festeggiamenti di Cassano che diventa città nel 2009; una veduta aerea del Linificio Canapificio Nazionale; un angolo della Cassano degli anni del passato. Sotto, da sinistra: un momento del raduno per il centenario degli Alpini del 1972 e due scorci di vita vissuta nella Cassano che fu.

della Martesana. In quel periodo il paese Cassano d’Adda, nonostante fosse considerato territorio agricolo, poteva contare su insediamenti industriali come il Linificio Canapificio Nazionale, dove lavoravano circa mille dipendenti, uomini e donne: un lotto di 120 mila metri quadrati affacciati sul fiume Adda, considerato uno dei più grandi d’Europa e fiore all’occhiello dell’imprenditoria lombarda dell’epoca, insieme al villaggio Crespi. Poteva inoltre contare nel territorio anche molti servizi dei vari enti pubblici: ufficio del registro, ufficio dell’Inps, presidio ospedaliero con pronto soccorso, Pretura con sezione distaccata del Tribunale di Milano, caserma dei carabinieri ed una accogliente stazione ferroviaria – in cui vi era anche la presenza della polizia ferroviaria – biglietto da visita per chi giungeva nel comune in riva al fiume Adda dalla via ferrata. È negli anni ’70 che Cassano d’Adda inizia a perdere poco alla volta la centralità tra i paesi della Martesana in materia di servizi pubblici al cittadino: trasloca altrove l’ufficio del registro e nella primavera del 1973 viene chiusa la caserma della polizia


A soli € 168.000

ferroviaria. Negli anni ’80 Regione Lombardia decide di costruire dei presidi ospedalieri dove concentrare l’attività sanitaria che ospita i cittadini di più comuni, ma non è sul territorio cassanese che sorgono le nuove realtà ospedaliere. Il nosocomio presente a Cassano dal 1891 – quando l’ingresso era in viale Rimembranze – viene chiuso e pochi mesi dopo anche il pronto soccorso segue lo stesso destino; la struttura che un tempo ospitava più di un reparto sanitario è oggi adibita alla sola riabilitazione ospedaliera. Negli anni novanta continuano, poi, i cambiamenti strutturali sul territorio: l’accogliente stazione ferroviaria viene declassata a semplice fermata dei treni, tolta la biglietteria e lasciata negli ultimi tempi in balìa dell’abbandono assoluto. Nei primi anni del terzo millennio viene chiusa anche la Pretura e la sede distaccata del Tribunale di Milano emigra da Cassano ad altre città. È sicuro, inoltre, il trasloco in altri luoghi del Comando Compagnia Carabinieri, portando a una lotta contro il tempo nel tentativo di trattenere sul territorio cassanese almeno la Tenenza dei militari dell’arma, ultimo dei tanti servizi pubblici per i cittadini. Un paese diventa città per l’aumento delle sue dimensioni e densità di popolazione, ma anche e soprattutto se dotata di strutture stabili per i servizi ai cittadini, diversamente è destinato a rimanere sempre “un paese chiamato città”.

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Aziende

Bidachem: la chimica tra tecnologia e sicurezza di Daniela Regonesi

Uno dei tre poli chimici strategici, a livello mondiale, del Gruppo multinazionale Boehringer Ingelheim, ha sede a Fornovo San Giovanni

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ornovo San Giovanni: 3.420 abitanti per quasi 7 km² di estensione, ospita la seconda sede italiana, con Milano, del Gruppo Boehringer Ingelheim, una delle prime 20 aziende farmaceutiche del mondo. Bidachem spa è infatti il primo sito di produzione di principi attivi per il Gruppo. Incontro il dott. Leonardo Ambrosini, amministratore delegato di Bidachem spa, che mi accoglie in un’area produttiva di cui l’estensione, l’altezza, la varietà degli edifici e, soprattutto, l’ordine e l’attenzione alla sicurezza colpiscono immediatamente il visitatore. Partiamo dalla storia di Bidachem spa... «È una realtà molto positiva perché si è sviluppata parecchio negli anni. Il Gruppo multinazionale Boehringer Ingelheim acquistò nel 1981 un’azienda già esistente in Fornovo, che produceva i principi attivi di Bisolvon e Mucosolvan (famosissimi prodotti per combattere la tosse, ndr). Da lì sono seguiti investimenti importanti. Il nome Bidachem è un acronimo: “bi” sta ber Boehringer Ingelheim; “da” per De Angeli, azienda farmaceutica, acquistata dal Gruppo; “chem” per chimica. Dal punto di vista delle opportunità di sviluppo essere acquistati da una multinazionale è un valore: tutto l’utile dell’azienda viene reinvestito in Italia. Non è occupazione del territorio, è positiva prospettiva di lungo termine. Si tratta di uno degli impianti più moderni del Gruppo». Cosa si produce a Fornovo? «Man mano si è passati dalla produzione di principi attivi per prodotti da banco (cioè senza obbligo di prescrizione medica) a prodotti innovativi importanti, come ad esempio il Pradaxa (Dabigatran). È il primo prodotto ad azione antiaggregante ad assunzione orale, in grado di ridurre il rischio di ictus cerebrale in pazienti che presentano fibrillazione atriale, vale a dire un difetto del cuore che non pompa in modo coordinato ed efficiente, determinando la formazione di coaguli. Questo prodotto lavora su meccanismi biologici e supera lo svantaggio dei controlli continui richiesti dalle eparine, mantiene un’azione costante e non è influenzato dall’alimentazione. Si tratta di un farmaco salvavita, non prescrivibile dal medico di base ma esclusivamente da specialisti o in ospedale. Recentemente ci è stata trasferita anche la produzione del

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principio attivo empaglifozin, antidiabetico di ultima generazione che ha il vantaggio di dare una protezione cardiovascolare importante. È un prodotto complesso, che richiede quindi investimenti particolari. Esportando il 97% della produzione in oltre 40 Paesi nel mondo, possiamo dire di contribuire al miglioramento del PIL italiano». La vostra è anche una storia di cospicui investimenti… «Sì, negli ultimi 10 anni sono stati investiti nell’impianto di Fornovo oltre 135 milioni di euro: ad esempio nel 2009 è stato realizzato Sintesi 2, un edificio alto 25 m, molto automatizzato e controllato, un impianto 4.0 già 7 anni fa. L’ultimo stanziamento prevede l’utilizzo di circa 10 milioni di euro per il nuovo laboratorio di controllo qualità. Ora ce n’è già uno, ma la struttura era stata costruita negli anni ’60-’70, per ospitare 7/8 persone, oggi ve ne sono 35. A lavori ultimati si arriverà ad una cinquantina di analisti». Le industrie chimiche fanno un po’ paura, come rispondete alle preoccupazioni in tema Sicurezza e Ambiente? «Per quanto riguarda la sicurezza da più di 3 anni non si registrano infortuni: abbiamo ridotto drasticamente l’indice infortunistico lavorando sulla cultura delle persone. Per ciò che concerne l’ambiente, le nostre acque reflue subiscono un trattamento biologico a base di ossigeno: in questo modo batteri e protozoi lavorano meglio e sono presenti solo poche parti per milione di carbonio (il COD, la quantità di ossigeno necessaria per la completa ossidazione per via chimica dei composti organici ed inorganici presenti nel campione di acqua, è stato ridotto del 42% nel periodo 2007-2015, l’azoto ammoniacale scaricato del 93%) tant’è vero che sono popolate da gamberi, gallinelle d’acqua e persino da una tartaruga! Per quanto riguarda il tratTrend 2007-2015 Emissioni in atmosfera: - Emissioni di Ossidi di Azoto

-77%

- Emissioni Organiche

-98%

Scarichi idrici: - COD scaricato

-42%

- Azoto ammoniacale scaricato

-93%

Fonte: Bidachem spa

tamento delle emissioni gassose, gli sfiati dei reattori sono convogliati in un unico punto ad oltre 800°C di temperatura (di solito i forni lavorano a 450-500°C): condizioni spinte per immettere in atmosfera solo acqua e anidride carbonica. Ma si è lavorato anche per ridurre quest’ultima: evitiamo l’emissione di circa 2.800 tonnellate di CO2 anno grazie ad un motore di cogenerazione (la cui facciata è rivestita da una coloratissima tavola periodica degli elementi chimici, ndr) che produce energia elettrica per tutto lo stabilimento. È alimentato a metano, che permette di produrre più acqua e meno CO2, ed i gas di scarico sono utilizzati per produrre vapore. Il tutto viene utilizzato per riscaldare e raffrescare gli ambienti e per favorire le reazioni chimiche. Il metano è sfruttato con un rendimento dell’80%, contro quello medio che è del 50%. L’azienda è regolarmente ispezionata dalle principali autorità regolatorie nazionali ed internazionali, quali l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e la Food and Drug Administration (FDA) americana. Di recente siamo stati ispezionati con successo anche dalla FDA cinese». Come si compone la vostra forza lavoro? «Il personale è passato da circa 40 attivi nel 1981 ai 200 attuali. Negli ultimi 10 anni abbiamo assunto 5 o 6 persone l’anno, gradatamente; più di due terzi degli interinali sono stati assunti. È un aspetto positivo perché indica continuità, voglia di dare un futuro. Siamo prudenti nell’assumere, lo facciamo quando c’è una reale prospettiva. Il turnover è bassissimo, prossimo allo zero. Uno degli obiettivi che ci diamo è che i lavoratori si conoscano, sappiano cosa fa il collega del reparto accanto, perché la differenza la fanno le persone, non gli impianti. Anche l’automazione deve avere alle spalle le persone: bisogna mantenere la loro professionalità e il loro contatto con l’hardware. A dimostrazione che servono vari gradi di livello di preparazione, annoveriamo nel nostro organico, la cui età media è 43 anni, una trentina di laureati – in chimica, CTF, biologia ed ingegneria – provenienti dalle province di Milano, Pavia, Bergamo e Brescia. In un territorio del raggio di 20-25 km attingiamo invece un centinaio di diplomati


e una settantina di diplomati alle scuole secondarie di primo grado. Apparteniamo ad un gruppo multinazionale, questo comporta il confronto con l’estero, e ci ha confermato la qualità notevole dei nostri laureati, a dimostrazione che le nostre università non formano male. Molte cose sono migliorabili ma il grado di preparazione che offrono è molto buono, a livello di quelli di Cina e Germania». In qualche modo fate ricerca? «Nel nostro impianto ci occupiamo di ottimizzazione dei processi industriali, che non è ricerca vera e propria, anche se la riproducibilità, il passaggio dall’alambicco del laboratorio al reattore di 10.000 litri di capacità non è semplice. Il problema è che abbiamo un po’ svenduto la chimica e la farmaceutica tra gli anni ’70 e gli ’80. Mentre i tedeschi hanno il senso dell’industria di famiglia (ad esempio Boehringer Ingelheim appartiene al 100% alla famiglia), si lavora per creare la successione, per dare prospettive di sviluppo oltre l’immediato e il breve periodo, qui non si fa altrettanto. L’Italia è di poco al di sotto della Germania (prima in Europa) come fatturato dell’industria chimica-farmaceutica. Si tratta di un’industria strategica, nella quale siamo altamente competitivi. È un patrimonio da salvare e incentivare, le cui competenze sono elevate. Scontiamo poi una concezione populista della chimica: inquina, fa danni. Se non ci sono aziende con peso strategico ed economico per permettersi di fare ricerca ed essere competitive, se non si ha massa critica in termini patrimoniali, non è possibile investire in ricerca. C’è bisogno di continuità, anche politica, ed essere solidali». Bidachem genera un indotto consistente? «C’è un indotto diretto, che coinvolge circa 200 persone nel raggio di 50 km, coinvolte nella manutenzione e negli investimenti: si tratta di aziende meccaniche, elettriche ed edili (ad esempio abbiamo fatto un rilevante intervento di prevenzione antisismica), aziende che si occupano di calibrazione degli strumenti, aziende informatiche. Vi è poi un indotto indiretto, legato ai fornitori di tutti quei prodotti quali reattori, pompe, essiccatori».

Come sono i rapporti con il territorio e la popolazione? «Dal 1996, Bidachem, ogni due anni, “apre le porte” ai visitatori, grazie all’’iniziativa Fabbriche Aperte, promossa da Federchimica. È un’opportunità per chi vive nel territorio di visitare l’impianto per far capire come funziona un’azienda come la nostra. Essa deve essere intrinsecamente sicura, perciò in quelle occasioni fermiamo la produzione, così che il pubblico possa vedere i reattori, ecc. All’ultima edizione hanno partecipato circa 600 persone. Lavoriamo inoltre a stretto contatto con i comuni di Fornovo e Mozzanica (parte dell’impianto di de-

NIF PA

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LU

purazione insiste sul suo territorio), sponsorizziamo il verde e collaboriamo con le scuole, che supportiamo con diverse attività, non in un’ottica clientelare, ma con il senso profondo di un’azienda presente sul territorio come apportatrice di impiego di valore, di valore aggiunto e, forse, motivo di orgoglio. L’industria, in generale, sta comprendendo l’importanza di stare sul territorio. A ottobre si è svolto presso la nostra sede un evento Farminindustria, branca di Confindustria: erano presenti sindacalisti, politici, il presidente della Commissione Sanità in Senato, ecc.». Niente male per un piccolo paese della bassa bergamasca.

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Economia

Come cogliere le opportunità di investimento di Cristina Signorelli

Un convegno organizzato da BCC Treviglio per parlare dei mercati finanziari in un mondo che cambia velocemente

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nvestire il proprio denaro è una attività che richiede grande cura ed attenzione, con pochi spazi per l’improvvisazione; d’altro canto le variabili che determinano un buon investimento sono molteplici e spesso difficili da conoscere e correlare tra loro per ottenere il miglior risultato. Il risparmiatore, quando si rivolge al consulente finanziario della propria banca, che lo indirizza e consiglia su come impiegare in modo redditizio i propri risparmi, suggerendo l’acquisto di titoli ed obbligazioni in linea con il profilo di rischio del cliente, deve poter fare scelte consapevoli. Come orientarsi, allora, in questo difficile mercato per meglio comprenderne i prodotti e assumere le migliori decisioni? Per rispondere all’interrogativo ed approfondire questi temi la Banca di Credito Cooperativo di Treviglio ha organizzato, a novembre presso il TNT, il convegno “I mercati finanziari, rischi ed opportunità”. Luca Severgnini, responsabile dell’Area Finanza, dice: «Abbiamo invitato delle importanti case di investimento come Pictet e Etica SGR, nonché la nostra BCC Risparmio e Previdenza, per spiegare ai nostri soci quanto sia importante la diversificazione in campo finanziario, soprattutto nei momenti, come quello attuale, in cui la volatilità del mercato è molto accentuata». Investire il risparmio è un’attività articolata che richiede un’analisi oggettiva dei dati e un metodo rigoroso. Spesso la

percezione che abbiamo della realtà è deformata rispetto ai dati reali, per esempio, «i rendimenti di quest’anno del mercato globale, sia azionario che obbligazionario, sono positivi, alcuni anche con ottime performances, contrariamente a quanto si è percepito comunemente a causa delle forti fluttuazioni» ha spiegato nel suo intervento Luca Ramponi, responsabile investimenti di BCC Risparmio e Previdenza SGR. Una attenta analisi macroeconomica deve essere associata ad un rigoroso metodo di investimento, suggerisce Ramponi aggiungendo: «È necessario eliminare i luoghi comuni che a volte condizionano le scelte di investimento, come la corsa all’oro che si scatena tra gli investitori in tempi di crisi, con l’idea che sia un bene rifugio che non subisce deprezzamento, al contrario di quanto in realtà accade. È fondamentale diversificare il proprio portafoglio, senza cercare scorciatoie, per assicurarsi le migliori soddisfazioni nel tempo». L’approccio professionale dei gestori, in un mondo che cambia velocemente, offre al risparmiatore una grande opportunità di costruire un plafond di titoli secondo le sue esigenze ed attese, come spiega in apertura al suo intervento Antonio Poggialini, Sales Director di Pictet Asset Management, che è la principale banca privata in Europa, con struttura proprietaria invariata da oltre 200 anni, specializzata esclusivamente nella gestione di patrimoni. Decenni di certezze

Da sinistra: Luca Ramponi, Paolo Capelli e Antonio Poggialini

riposte nei titoli di Stato, che garantivano il giusto equilibrio per un investitore prudente tra rischio e guadagno, sono difficili da sradicare, come dimostrano i tassi negativi di obbligazioni governative, che pure sono acquistate con la convinzione che siano fortemente sicure. «Dalla crisi finanziaria del 2008 ad oggi vi sono state molte trasformazioni sui mercati finanziari, soprattutto quello obbligazionario. In particolare elezioni politiche, guerre, fenomeni geopolitici, ecc. producono rischi non prevedibili e non controllabili sui tassi e le valute. In questo contesto un’attenta gestione abbandona i vecchi schemi e guarda alle aziende protagoniste dei cambiamenti. Vi sono molti settori economici, come per esempio la robotica e l’energia pulita, che stanno rivoluzionando il nostro mondo con cambiamenti strutturali di un lungo periodo». Paolo Capelli, Head of Risk Management di Etica SGR, propone un nuovo punto di vista nell’approccio all’attività di investire: l’investimento sostenibile e responsabile. «Applichiamo un metodo rigoroso che oltre alle tradizionali analisi finanziarie pone particolare attenzione ai temi etici. Più specificatamente valutiamo le società, e analogamente gli Stati, secondo, determinati criteri che determinano l’esclusione o l’inclusione in quello che definiamo universo investibile. Il processo di selezione valuta le imprese in quattro ambiti: ambiente, sociale, diritti umani e governance. Vengono attribuiti punteggi specifici ad ogni tema di queste aree e quindi selezionate quelle imprese che hanno ottenuto i migliori risultati. La fase successiva consiste nell’engagement, un dialogo costruttivo con le società prescelte, che prevede anche la nostra presenza in assemblea, per sollecitare comportamenti sempre più allineati ai principi etici». A chiusura del convegno il Presidente di BCC, Giovanni Grazioli, ringraziando tutti gli intervenuti ha ribadito che la banca offre, con consulenti finanziari adeguatamente preparati, supporto ai clienti per una gestione consapevole del risparmio, frutto di condivisione e scelte responsabili. Dicembre 2016 •

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Le Aziende informano

Assanelli: latte e carne made in Treviglio, sapori genuini al passo coi tempi

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on è solo una professione o una vocazione, ma autentica passione, quella tramandata nella famiglia Assanelli: dal bisnonno Andrea nel 1900, al nonno Silvio nel 1930, a papà Carlo nel 1974, fino ad arrivare a Cristoforo, Simone e Mattia, che guidano la Società Agricola trevigliese dal 2008, investendo sulla qualità.

Il ciclo chiuso: sinonimo di filiera corta L’Azienda, che si estende su una superficie di circa 40 ettari, è a ciclo chiuso sia dal punto di vista zootecnico che dal punto di vista agronomico: ciò significa che ogni animale nasce e cresce in azienda e viene nutrito con cereali di stagione e fieno proveniente da prati stabili polifiti. Ricorrendo alla rotazione delle coltivazioni si evita la crescita delle malerbe, limitando così l’uso di diserbanti. Inoltre l’utilizzo di erba medica e soia, colture che fissano naturalmente l’azoto atmosferico nel terreno, permette di ridurre lo spargimento di concimi chimici. Neppure i reflui vanno perduti, perché anche letame e liquame vengono riutilizzati: dopo una maturazione di sei mesi, necessaria per evitare che rendano troppo acidi i suoli, il primo è sparso sui prati, mentre il secondo concima le coltivazioni, e l’elevata estensione dei terreni tutela dagli eccessi di spandimento. La Società Agricola Assanelli è un’azienda bilanciata, con la giusta terra per il giusto numero di animali, dove si è attenti al rispetto della natura in tutte le sue componenti, e ciò si riflette nella qualità dei prodotti.

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Latte sano e genuino

L’azienda è stata oggetto di una radicale modernizzazione nel 2009, grazie ad un progetto talmente valido da aggiudicarsi il finanziamento dei fondi europei. Il restyling ha compreso l’installazione di un sistema di ventilazione e raffrescamento nelle stalle, e lo smaltimento dell’amianto presente sui tetti, sostituito da un impianto fotovoltaico da 110 KW. Ma a subire la maggior trasformazione è stata la stalla, con una nuova impostazione finalizzata a massimizzare il benessere dei capi. Sono proprio i bovini a beneficiarne, e di riflesso la qualità delle loro carni e del loro latte: passando dalla stabulazione fissa a quella libera – grazie alla quale gli animali possono muoversi liberamente nella stalla – è stato incrementato lo spazio a disposizione di ognuno, che così si autogestisce decidendo quando mangiare, dormire, abbeverarsi, farsi spazzolare, e farsi mungere. Niente più orari fissi di mungitura, grazie ad un robot di ultima generazione che rende l’operazione completamente automatizzata: quando sentono il bisogno di essere munte, le vacche entrano nell’apposita area, un laser scansiona la mammella per individuare la posizione dei capezzoli, che vengono puliti e attaccati delicatamente alle apposite tettarelle. Il robot sottopone, ad ogni mungitura, il latte prodotto da ciascun capo a tre diversi tipi di analisi: conducibilità, colorimetria, conta di cellule somatiche ed è in grado di separare istantaneamente il latte non conforme. Il tutto per garantirne sicurezza e bontà. Nutrite con fieno di qualità, proveniente dai propri prati storici e polifiti – ossia ricchi di diversi tipi di erbe – le vacche producono un latte saporito e profumato, la cui qualità rende la Società Agricola Fratelli

Assanelli fornitore di Lactis. Ma per chi desidera ritrovare il sapore di altri tempi, dal 2008 è attivo a Treviglio, in via Camillo Terni, un distributore di Latte Crudo Assanelli, cioè latte appena munto che non ha subito alcun tipo di trattamento, se non un rapido raffreddamento che impedisce ogni eventuale innalzamento della carica batterica. Oltre al suo gusto, il latte crudo vanta diversi pregi: ha elevato potere antiossidante, dà benefici agli allergici, è nutriente ed è un alimento pressoché completo.

Bovì e Sünì

Le colture garantiscono gli approvvigionamenti a filiera corta per tutti i 130 capi presenti in azienda, di cui 60 vacche da latte, una ventina di manze da rimonta, altrettanti tori da ingrasso e una trentina di vitelli, tutti di razza frisona e nati in azienda. Tale patrimonio è valorizzato riproponendo, in chiave efficiente, calibrata e moderna la tradizione dell’acquisto delle mezzene da parte delle famiglie. L’e-commerce permette infatti di ricevere direttamente a casa 10 kg di carne finemente assortita: Arrosto (1,6 kg), Bistecche (2 kg), Bollito (0,8 kg), Costate (0,8 kg), Cotolette (0,5 kg), Filetto (0,2 kg), Ossi buchi, (0,7 kg), Spezzatino (1 kg), Tonnato (0,4 kg), Carne trita (2 kg). Il progetto, bovì avviato a inizio 2016, minimizza le problematiche di tipo logistico, offrendo al cliente un pacco che contiene carne di altissima qualità, declinata sia in prodotti pregiati che in tagli più “popolari”, e anche in questo caso gli sprechi sono azzerati. Non solo, una delle parole chiave del progetto è tracciare per rintracciare: in etichetta, oltre al nome della parte, è presente un QR Code che,


A sinistra: il team della Società Agricola Assanelli: da sinistra papà Carlo e i fratelli Cristoforo, Mattia e Simone, con le sue figlie Noemi e Greta Qui sopra: Simone accanto al distributore di latte crudo, in via Terni a Treviglio

inquadrato con la fotocamera del cellulare, mostra il “passaporto” dell’animale, per un prodotto garantito a Km zero. La frollatura dura tre settimane, tempi ottimi per ottenere una carne più tenera e saporita; subito dopo avviene l’insacchettamento sotto vuoto in porzioni singole, pronte per essere messe in frigo (dove si conservano per una decina di giorni) o in freezer. Per i clienti della zona il ritiro in azienda è sempre una possibile opzione, ma il packaging è studiato per consegnare in un giorno in tutta Italia, con corriere espresso, comodamente a casa vostra. E se il pacco contiene tagli di carne che solitamente non si acquistano e non si sa come cucinare? Bovì ha pensato anche a questo, grazie alla collaborazione con Alessandro Vannicelli (il “personal trainer” della schiscetta) e alcune blogger, che propongono ricette realizzate con gli ingredienti del pacco famiglia, disponibili sul sito ufficiale. La collaborazione con l’Azienda Agricola Madonna della Neve, permette inoltre di offrire ai propri clienti sünì: salami e cacciatori nostrani di altissima qualità. È possibile acquistare buoni-regalo e le prenotazioni sono accettate via sms, WhatsApp, sito web (www.carnegenuina.it), Facebook e App Bovì. Quest’ultima permette di ordinare il proprio pacco-famiglia comodamente dal proprio smartphone, avendo immediatamente evidenza di disponibilità assortimento, provenienza e passaporto dell’animale: basta compilare l’apposito modulo e selezionare la data di consegna. L’azienda è multicanale, aperta e visitabile per chi vuole vedere e toccarne con mano la qualità. Dicembre 2016 •

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Eventi

Buone feste a suon di musica! di Daria Locatelli

Appuntamento domenica 11 dicembre al PalaFacchetti di Treviglio per il consueto “Concerto di Natale”. Con lo spettacolo “VariEtà” un augurio di buone feste che viaggia su note e arte

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a circa vent’anni gli auguri di buone feste vengono rivolti a cittadini, trevigliesi e non, con musica e spettacoli. È il consueto appuntamento del “Concerto di Natale” a firma del Corpo Musicale Città di Treviglio (www.bandatreviglio.it), un evento, patrocinato dall’Amministrazione Comunale, che il Direttore Artistico Paolo Belloli veste con un abito diverso ad ogni

Stagione di Musica 2017

L’

inizio del prossimo anno prevede un fitto calendario di appuntamenti ad opera dell’associazione Treviglio Musica e patrocinati dall’Amministrazione Comunale della città. Il cartellone concerti del TNT (Teatro Nuovo Treviglio) prevede infatti, per gennaio e febbraio, la domenica riservata agli eventi di “Stagione di Musica”, la rassegna giunta alla sua quattordicesima edizione. «Treviglio Musica – racconta il direttore artistico Paolo Belloli – è un’associazione nata nel 2011 per sostenere dal punto di vista organizzativo molti eventi artistici che realizziamo sul territorio trevigliese, come il Festival Bandistico e la “Stagione di Musica”». Il programma 2017 prevede manifestazioni con artisti di fama italiana e internazionale, il concerto straordinario presso la Basilica di San Martino che, da almeno dieci anni, apre in musica le celebrazioni per la Madonna delle Lacrime e «un ampio spazio ai giovani – prosegue il Maestro Belloli – perché abbiamo voluto dare l’opportunità ai nuovi talenti di esprimere la propria arte in tre appuntamenti a loro dedicati».

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occasione. Sul palco si sono succeduti generi e temi variegati nel corso degli anni, così come numerosi sono stati gli artisti che hanno condiviso il palco con l’Orchestra, come la cantante Antonella Ruggiero. «Per il Corpo Musicale Città di Treviglio – illustra il Direttore – il concerto di Natale è l’evento annuale più importante, potrei definirlo come un momento di crescita per noi, una crescita che passa attra-

Gennaio 2017

Domenica 08 ore 16.00 c/o TNT CARMEL A CAPPELLA Quintetto Vocale Femminile a cappella da Israele Domenica 15 ore 16.00 c/o TNT ENSEMBLE DI OTTONI (Progetto Giovani Talenti) Conservatorio di Bergamo Direttore: Ermes Giussani Domenica 22 ore 16.00 c/o TNT ORCHESTRA I MUSICI DEL TEATRO Pianoforte: Francesco Attesti Direttore: Paolo Belloli Domenica 29 ore 16.00 c/o TNT DUO VIOLINO PIANOFORTE Violino: Davide Alogna Pianoforte: Bruno Canino

Febbraio 2017

Domenica 05 ore 16.00 c/o TNT MILANO STRINGS ACADEMY (Progetto Giovani Talenti) Orchestra Giovanile Direttore: Paolo Belloli

verso la sperimentazione e l’esecuzione di un repertorio particolare, sempre diverso e che vede la collaborazione con artisti esterni. Ci sono anche altre manifestazioni che l’Orchestra realizza sia a Treviglio che fuori, ove esportiamo la nostra esperienza e le idee che mettiamo in opera localmente». Domenica 11 dicembre alle ore 16 (a ingresso libero) prenderà forma, quindi, un

Venerdì 10 ore 20.45 c/o Basilica di San Martino Treviglio (ingresso libero) CONCERTO PER LA MADONNA DELLE LACRIME Orchestra I MUSICI del TEATRO Coro Antiche Armonie Programma: - G. Fauré, Pelléas et Mélisande Suite, Op. 80 - Suite per Orchestra - G. Fauré, Requiem, Op. 48 per soli, organo, e orchestra Domenica 19 ore 16.00 c/o TNT ORCHESTRA I MUSICI DEL TEATRO (Progetto Giovani Talenti) Violino: Germana Porcu (insegnante del CE.S.M. Centro Studi Musicali) Direttore: Fabio Pirola Programma: - Mozart e la Scuola Napoletana del ‘700 - Sinfonie di Porpora, Piccinni, Jommelli, Traetta, Scarlatti - W.A. Mozart, Concerto n.5 in La magg. K.229 Domenica 26 ore 16.00 c/o TNT I SOLISTI DI PAVIA Direttore e violoncello: Enrico Dindo

Per informazioni e abbonamenti “Stagione di Musica 2017”: www.trevigliomusica.it; www.comune.treviglio.bg.it; www.treviglio.18tickets.it; telefono Centro Studi Musicali Treviglio 0363/47719 Accademia Musicale Treviglio 0363/302677 - Cellulare 328/1644820. D.L.


Ogni forma d’arte è essenzialmente energia trasformata Jim Morrison

viaggio nuovo dal titolo “VariEtà: spettacolo musicale-teatrale per tutte le età”. «L’idea progettuale di quest’anno – spiega il Maestro Belloli – è quella di proporre uno spettacolo di tipo televisivo, un susseguirsi di esibizioni di artisti senza interruzioni, ossia il cosiddetto “varietà” che, per noi, equivale anche al fatto che il repertorio è conosciuto da tutti, indipendentemente dall’età». Il palco del PalaFacchetti sarà solcato da molti protagonisti, che si avvicenderanno in una sequenza non stop condotta dal comico bergamasco Pietro Ghislandi, il quale cucirà i vari pezzi del puzzle con i propri sketch e ilarità. Il repertorio, che spazierà dal classico lirico al pop, dal genere rock al popolare, sarà proposto dal Corpo Musicale Città di Treviglio e dai numerosi ospiti presenti: la Caravan Orchestar (una band itinerante che propone musica popolare balcanica); il duo violino pianoforte di Germana Porcu e Sara Costa (insegnanti presso CE.S.M. Centro Studi Musicali); Francesco Panìco alla tromba; i cantanti lirici Luigi Albani (Tenore) e Nicoletta Ceruti (Soprano); il Coro Gli Harmonici di Bergamo; i ballerini Hip Hop Sabrina Vinciguerra e Daniel D’Amico del Clan Locura; la band pop/rock Vipers con alla voce Giuseppe Maggioni; i Percussion Smap del Centro Studi Musicali che realizzeranno uno spettacolo imperdibile con bidoni e luci fluorescenti. Un vero e proprio varietà, quindi, variegato tanto nei generi quanto nelle sonorità, un caleidoscopio di espressioni artistiche amalgamate da note ed emozioni. «Abbiamo pensato di creare uno spettacolo che sia vicino alla gente, due ore intense di divertimento che faccia uscire il pubblico dalla sala con il sorriso sulle labbra» conclude Belloli, che assicura ogni anno un progetto inedito e coinvolgente. Un abbraccio di augurio di buone feste che la città regalerà ai presenti sotto la veste di spettacolo, risate, danza e arte, in un pomeriggio in cui si potrà vivere insieme la magia delle feste a suon di musica, perché “La musica è una vera magia, non a caso i direttori hanno la bacchetta come i maghi” (Ezio Bosso).

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Cultura

Giornalisti di domani di Daniela Invernizzi

Il Galileo, giornale scolastico del liceo di Caravaggio, vince il premio “Giornalista per un giorno”

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ncora riflettori accesi sul Galilei, il liceo scientifico e linguistico di Caravaggio che non manca di far parlare di sé, e sempre in termini di eccellenza. L’ultima performance in ordine di tempo è il premio “Giornalista per un giorno” che la redazione de “Il Galileo” si è meritatamente portato a casa per il giornale della scuola relativo all’anno 2015-‘16. Il premio, di carattere nazionale e giunto alla sua dodicesima edizione, è organizzato ogni anno da “Alboscuole”, associazione nazionale di giornalismo scolastico, medaglia d’argento del presidente della Repubblica, e verrà consegnato martedì 11 aprile 2017, alle ore 11, presso il pa-

lazzetto dello Sport di Chianciano Terme. Un prestigioso riconoscimento che gratifica un lavoro cominciato prima del 2005 dalla professoressa Ciocca, ora in pensione, ed oggi sostenuto dal prof. De Mariano, memoria storica del giornale stesso, nonché responsabile e curatore del sito della scuola, sul quale si possono trovare tutte le edizioni de “Il Galileo”. La particolarità di questo giornale scolastico, oltre al fatto di essere interessante e ben scritto, è quella di essere pubblicato mensilmente su un vero giornale, “il Popolo cattolico” di Treviglio, diventando così una nuova voce, quella degli studenti, sugli argomenti più disparati, che non riguardano solo la scuola, ma

14 | SABATO 19 NOVEMBRE 2016 | SPECIALE

SETTIMANALE

| il Popolo Cattolico

A CURA DELLA REDAZIONE DEL LICEO SCIENTIFICO E LINGUISTICO ʻGALILEO GALILEIʼ DI CARAVAGGIO - COORDINAMENTO DI FILIPPO DE MARIANO L A

V I S I T A

Gli americani che hanno voluto Trump alla Casa Bianca di Teresa Virca*

L’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America è sempre stata caratterizzata da infuocati dibattiti tra repubblicani e democratici. Quest’anno sono stati tra i più accaniti di sempre. Un candidato in particolare li ha resi tali: Donald Trump, eccentrico personaggio che non sembra disporre delle qualità necessarie per ricevere un tale potere decisionale, come lo stesso Obama ha affermato, e le cui dichiarazioni spesso superano i limiti del buon gusto. Ma cosa lo rende così affascinante? Sicuramente non il suo toupet o la sua abbronzatura arancione. Quello che colpisce è il suo modo diretto di affrontare le situazioni e risolvere problemi, spesso senza fornire spiegazioni precise sul metodo, ma mantenendo la stessa aria di sicurezza che lo caratterizza. Dopo aver vissuto un anno in una zona di forte tradizione repubblicana nel sud dell’Illinois, mi è chiaro il punto di vista dei suoi sostenitori. La sua campagna politica ha senza dubbio dei punti di forza per molti americani. Uno riguarda gli immigrati, soprattutto quelli provenienti dal Messico, che ogni anno entrano illegalmente negli Stati Uniti: non pagano le tasse e “prendono” i posti di lavoro che apparterrebbero a cittadini statunitensi contribuendo così all’aumento della disoccupazione. Trump è deciso ad affrontare il problema radicalmente, puntando sulla sicurezza, rispedendo gli immigrati illegali da dove sono venuti e, per finire, costruendo un muro tra gli Stati Uniti e il Messico. Un altro suo punto di forza riguarda le prospettive per le risorse energetiche del paese. Se Hillary Clinton pianifica di ridurre al massimo l’utilizzo del carbone e aumentare quello di energie rinnovabili, Trump può replicare che l’industria del carbone mantiene più di 80.000 lavoratori. Conosco direttamente persone impiegate in quel settore, il cui lavoro verrebbe messo a rischio. Non è difficile capire il motivo della loro posizione politica, e quindi della loro simpatia per Trump. Infine, Trump piace per la sua posizione sul famoso e intoccabile secondo emendamento. Il candidato democratico propone di aumentare il controllo sul rilascio del porto d’armi per ridurre la violenza da fuoco nelle case e nelle strade. Ma questo agli americani non importa quanto la libertà di difesa personale e il dettato delle leggi già esistenti. Trump risulta credibile quando parla di armi perché è un tema collegato ad un forte sentimento nazionalistico che il candidato repubblicano ha sempre sfoggiato. Le persone sono abituate a convivere con le armi, che vengono viste più come strumento di sicurezza che fonte di pericolo. Questi aspetti della campagna elettorale di Donald Trump, uniti al suo carisma, lo hanno reso il candidato ideale per molti americani che desiderano un cambio d’aria alla Casa Bianca. * Teresa Virca ha trascorso l’ultimo anno scolastico negli Stati Uniti, in una cittadina rurale dell’Illinois

Eh dai, chiudi cinque minuti quel libro…hai già studiato abbastanza! Non hai forse voglia di conoscere un altro pezzettino della tua patria? Certo, non sarebbe male nemmeno rivisitare luoghi già esplorati. In ogni caso, se ti piace viaggiare, spero di poter esserti utile come guida turistica: oggi si vola in Sicilia! Sono una studentessa di 4aG e quest’anno non ci siamo spinti oltre i confini della penisola per intraprende-

UN CONFRONTO TRA LE RAGIONI DEL SÌ E DEL NO

Se cambiamo la Costituzione Come cambierà l’Italia se dovesse essere modificata la costituzione? Sabato 29 ottobre 2016, presso la sala polivalente del centro sportivo di Caravaggio, si è tenuto per tutte le classi quinte del liceo Galileo Galilei, un dibattito sulle ragioni del sì e del no alla riforma costituzionale che sarà sottoposta a referendum confermativo domenica 4 dicembre. A questo incontro han preso parte Stefano Rossi, avvocato e ricercatore dell’università di Bergamo, esponente del sì, e Rocco Artifoni, referente per la Lombardia dell’associazione “Articolo 53” e autore di varie pubblicazioni sul tema della legislazione, che ha presentato le ragioni del no. I due relatori hanno esposto le loro posizioni seguendo due criteri diversi: Artifoni ha posto maggiormente l’accento sulle questioni di metodo con cui la riforma è stata scritta; l’avvocato Rossi invece è entrato nel merito degli articoli della riforma, analizzando nel particolare alcuni dei cambiamenti proposti. Artifoni ha aperto il dibattito criticando il metodo con cui la riforma è giunta ad approvazione ed è stata proposta alla valutazione dei cittadini: troppo poco condivisa dalla forze politiche e sostenuta in modo scopertamente diretto da un governo troppo fazioso. Preoccupa, secondo Artifoni, anche il numero degli articoli modificati e l’indebolimento degli orfani di garanzia. Stefano Rossi ha preferito invece sottolineare gli aspetti di novità, tra cui il superamento del bicameralismo perfetto. Inoltre ha rimarcato come questo sia in realtà l’ennesimo tentativo di modifica della costituzione: nel 2001 era già stato apportato un cambiamento sul rapporto tra Stato e Regioni con le modifiche al titolo quinto. A seguire le domande: un alunno ha chiesto una spiegazione sul tema della dichiarazione dello stato di guerra e sull’articolo 78. La riforma riserverebbe, infatti, il compito di decidere l’entrata o meno in guerra solo alla camera dei deputati, eletta con un sistema molto poco rappresentativo del paese. I due relatori hanno espresso una valutazione diversa: mentre Artifoni ha sottolineato che la decisione verrebbe presa, di fatto, da un solo partito politico, dunque anche una minoranza potrebbe decidere per la guerra; al contrario Rossi ha espresso la sua sicurezza nel sentirsi tutelato dall’articolo 11 della costituzione, per cui la guerra non può che essere uno strumento di difesa, e dai rapporti dell’Italia con la Nato.

Da sinistra, Rocco Artifoni, la professoressa Loredana Carminati, moderatrice del dibattito, e Stefano Rossi

Rispondendo ad un’altra domanda, i due relatori hanno potuto inoltre precisare alcuni aspetti del ruolo del nuovo senato. Stefano Rossi ha spiegato che il senato riformato sarà costituito da 95 senatori di provenienza regionale, fra sindaci e consiglieri, che dovranno collaborare con altri cinque senatori, la cui nomina verrà affidata al presidente della repubblica. E, prevenendo l’obiezione circa la difficile sostenibilità di ruoli diversi da parte dei senatori che saranno contemporaneamente consiglieri regionali o sindaci, Rossi ha dichiarato che si ricorrerà al metodo del lavoro per sessioni usato anche al parlamento europeo. Dal canto suo Rocco Artifoni ha sottolineato l’irrisorietà del risparmio di denaro pubblico che la riforma produrrebbe: la camera che costa di più, infatti, è quella di IO VOTO SÌ PERCHÉ…

Arjan Derjaj, studente

IO VOTO NO PERCHÉ… Andrea Conti, studente

Ciao sono Arjan Derjaj e voglio spiegarvi perché propendo per il sì al referendum. Prima di tutto per l’abolizione del Cnel, un organo che di fatto non è riuscito a conseguire risultati degni di nota e quindi mi pare giusto reinvestire quei soldi in altro. Seconda conseguenza favorevole della riforma è la modifica del titolo quinto della costituzione che si occupa dei rapporti tra regioni e Stato. Grazie a questo cambiamento si potrà avere un accentramento delle competenze per cui lo Stato si assume l’onere della decisione su molti temi, ribaltando così la situazione bizzarra per cui oggi in Italia ci siano differenze enormi e incoerenti tra regioni dello stesso Paese su questioni importanti e delicate: il sistema sanitario, quello dei trasporti, ecc. Altro aspetto della riforma che io ritengo di estrema importanza è il superamento del bicameralismo paritario, quindi la differenziazione di compiti tra camera e senato. Questo cambiamento vedrà la camera svolgere il ruolo e i compiti che prima venivano attribuiti ai due organi, mentre il senato diverrà camera in cui siederanno i rappresentanti delle varie regioni che potranno fare ascoltare la loro voce. Ultimo motivo è il fatto che dicendo si al referendum l’Italia potrà cambiare e assumersi le proprie responsabilità di fronte all’Europa. E questo mi sembra l’orientamento giusto in questo momento. (testo raccolto da Vanessa Belloni)

A L L A

Montecitorio (960 milioni di euro contro i 540 spesi dal Senato). Pur da posizioni diverse, i due relatori hanno comunque concordato sull’oggettiva complessità della riforma sottoposta agli elettori e sulla conseguente difficoltà di prendere una decisione. Nonostante il breve tempo a disposizione, il dibattito è stato positivo, sia per chi aveva già le idee chiare, sia per chi ha avuto bisogno di altri chiarimenti: qualcuno si aspettava più tempo per altre domande, altri avrebbero preferito un dialogo più dinamico, ma tutti gli studenti sono stati soddisfatti del carattere costruttivo e non polemico del dibattito, molto diverso dai confronti offerti anche su questo tema dai media. Un momento di vera educazione civica. Francesca Villa Giulia Lazzarini

S C O P E R TA

D E L L A

Ciao, sono Andrea Conti. Se il referendum sarà approvato, ci sarà una complicazione degli articoli della costituzione con molti più commi, vincoli e clausole e questo credo che porterà ad una sempre maggiore incomprensibilità delle nostre leggi. Gustavo Zagrebelsky, docente di diritto all’università di Torino ed ex giudice della Corte costituzionale, ha dichiarato che smetterà di insegnare se passa la riforma, non come segno di protesta ma semplicemente perché non capisce cosa vogliano dire gli articoli riformati. Un’altra modifica negativa, secondo me, è quella sul senato, che prevede la riduzione dei senatori da 315 a cento, 95 dei quali saranno nominati e non eletti, godranno dell’immunità e non dell’indennità, ma avranno bisogno dei rimborsi spese per le riunioni a Roma. Con la riforma il Senato diverrà una camera finalizzata al collegamento tra Stato e regioni, eppure esiste già la Conferenza delle regioni in cui i rappresentanti di queste ultime esprimono le necessità delle aree da cui vengono. Ma mentre nella conferenza i rappresentanti delle regioni devono essere latori delle scelte che la maggioranza del loro consiglio ha decretato, con la riforma – che pure dovrebbe migliorare il rapporto tra Stato e regioni – i senatori non avranno questo vincolo ma potranno votare come vorranno, per esempio secondo le indicazioni del loro partito. (testo raccolto da Vanessa Belloni)

S I C I L I A

20 • tribuna magazine • Benvenuti Dicembreal 2016 Sud: viaggio tra sapori e arte Le tappe successive sono state Trapani, con la sua

ro molto suggestivo ed interessante.

ture diverse. Ed io ancora una volta mi sono resa conto di come le persone tendano ad essere più aperte con gli altri e orgogliose di vivere nella loro terra: così ho visto la nostra fedele guida turistica, che ci raccontava le principali vicende storiche cercando di conciliarle, a volte, anche con un pizzico di ironia... Un altro aspetto che ho sentito come una novità è quanto le persone in Sicilia concepiscano “in grande” i

spaziano dalle problematiche del territorio fino alle grandi questioni nazionali e internazionali. Un’occasione, per i ragazzi, di far conoscere il loro punto di vista e di essere protagonisti di un’esperienza pedagogica e disciplinare, che regala competenze preziose e capacità organizzative e linguistiche non indifferenti. Ma chi sono questi giornalisti in erba? Cosa li spinge a mettersi in gioco, a spendere energie in un progetto impegnativo e coinvolgente, che li può distogliere per molte ore dagli impegni scolastici? Lo abbiamo chiesto a due di loro, Matilda Rotta (attualmente in Malesia con Intercultura, da dove non manca di scrivere entusiasmanti reportage) e Greta Vinciguerra, che fa parte dell’attuale redazione, composta da cinque studenti. Greta: «Devo ammettere che tutto è iniziato quasi come un gioco, come un modo per partecipare attivamente alla vita scolastica al di fuori di quelli che sono gli obblighi di uno studente. La proposta è partita dal professor De Mariano e io ho subito accettato con entusiasmo e curiosità nei confronti di questa nuova “avventura”». Matilda: «Fin da piccola ho sempre coltivato la passione per la scrittura, ed in particolare ero affascinata dal mondo del giornalismo. Appena ho visto la possibilità di poter lavorare alla redazione di un vero giornale, nonostante fosse solo un inserto, l’ho colta al volo: sapevo che sarebbe stata una grande occasione per migliorare la mia scrittura e misurarmi con altri studenti con il mio stesso interesse». Qual è stato finora il compito più difficile? Greta: «Probabilmente l’organizzare il tempo in modo da far combaciare gli impegni scolastici con la stesura degli articoli. Nonostante rappresentasse un impegno, scrivere per il giornalino scolastico è stato un compito piacevole e divertente; mi ha permesso di conoscere nuove persone e di venire a contatto con il mondo del giornalismo anche se in piccolo». Matilda: «Stare nelle battute e soprattutto cercare di catturare l’attenzione del lettore. Non è affatto semplice come sembra strutturare un articolo in maniera accattivante, in particolar modo quando lo spazio ridotto ti impedisce di scrivere come vuoi e ti costringe a ridimensionare l’intero lavoro, magari eliminando parti più interessanti. È sempre una sfida». C’è un articolo di cui vai particolarmente fiera? Greta: «Uno degli articoli che più è rimasto nella mia memoria è quello riguardante la tesina di un ragazzo frequentante il liceo scientifico che ha avuto la meravigliosa idea di creare un robot grazie alle sue conoscenze tecniche, informatiche e meccaniche. Vado particolarmente fiera di questo articolo perché credo che abbia contribuito a diffondere tra gli studenti l’entusiasmo necessario ad affrontare con lo spirito giusto il tanto temuto esame di maturità. Credo che riportare esempi di ragazzi con così tanta voglia di fare e di


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Non aspettiamo il mese della PREVENZIONE DELL’UDITO impegnarsi sia fondamentale per un adolescente». Matilda: «Il mio primo articolo! Il tema era piuttosto improbabile per un inserto come il Galileo (si riferiva all’allora recente “scoperta” dell’acqua su Marte), però ci ho messo tutta me stessa, e ne sono estremamente orgogliosa. In generale mi piacciono quasi tutti gli articoli che scrivo, ma quello mi è rimasto impresso». Hai mai pensato seriamente di fare un domani la giornalista? Cosa ti affascina di questo lavoro? Greta: «La professione della giornalista mi ha sempre affascinato e devo ammettere che per un certo periodo di tempo è stato il mio sogno nel cassetto. Ultimamente ho accantonato questa idea, principalmente per la difficoltà che comporta inserirsi in questo ambiente; ciononostante il sogno non è scomparso. Ciò che mi più affascina di questa professione è l’idea di poter viaggiare, di vedere paesi diversi, conoscere il fascino di mille culture e avere la possibilità di incontrare gente nuova. Sono sicura che tutto ciò sia in grado di cambiare la vita di una persona, ed è proprio questo ciò che più mi attira dell’essere giornalista». Matilda: «Sì, ammetto di averci fatto un pensierino a riguardo. Tuttavia, ora come ora sono più orientata a seguire una carriera in ambito linguistico, però non si sa mai, non è un’ipotesi che ho scartato del tutto. Di questa professione mi piace il fatto di far arrivare l’informazione a un’enorme portata di persone. Trovo assolutamente affascinante l’idea che la gente acquisisca conoscenza grazie a me, al mio lavoro, e che la mia opinione in merito ad una determinata notizia potrebbe far riflettere e forse spronare qualcuno ad informarsi o a rivalutare la propria posizione. Ammiro inoltre i giornalisti che hanno il fegato di sbattere in faccia la cruda realtà, anche a scapito della propria carriera o sicurezza, per far sì che la verità venga alla luce. Un giornalista dedica la sua vita a questo. E spesso, purtroppo, viene dato per scontato».

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Da fare 22 • tribuna magazine • Dicembre 2016


Scuola

Che bello andare a scuola! di Gisella Levante

“Conventino-La sorgente”, una scuola paritaria di Caravaggio che coniuga innovazione con tradizione

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e parole di Papa Francesco, rivolte al mondo della scuola il 10 maggio 2014, “Se uno ha imparato a imparare – è questo il segreto, imparare ad imparare! – questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà! La vera educazione ci fa amare la vita...” sintetizzano con grande efficacia espressiva cosa dovrebbe essere la scuola, e l’importante compito che riveste nello stimolare la curiosità e la voglia di conoscere il mondo che ci circonda. «Secondo la nostra ipotesi educativa, diamo ai ragazzi una buona formazione culturale, applicata alla vita, e non compressa e divisa in tante scatole di conoscenza separate tra loro» spiega Genny Scaperrotta, preside della scuola paritaria “ConventinoLa sorgente” di Caravaggio, «mi sono dedicata con passione a questa scuola,

prima insegnando lettere e dal 1992, con il ruolo di dirigente scolastico». La Sorgente, scuola media di ispirazione cattolica, nasce come cooperativa tra genitori ed insegnanti – Cooperativa Don Leone Leoni onlus – ed inizia la sua attività nell’anno scolastico 1981/’82 nei locali dell’oratorio, con un’ offerta formativa fortemente incentrata sul valore che hanno il lavoro collaborativo e complementare degli insegnanti, e la loro capacità di rendere unica l’esperienza di apprendimento per ogni allievo. Nel 2004 la Cooperativa assume la gestione anche della scuola elementare Conventino, centenaria istituzione scolastica di Caravaggio, condotta fino ad allora dalle Suore di Maria Bambina che, per oltre dieci anni, mantiene sede nei propri locali, fino al settembre 2014, anno in cui si trasferisce presso il complesso già occupato dalla Sor-

gente, dando ancora maggiore concretezza alla proposta unitaria di percorso scolastico verticale. «Dirigo questa scuola da molti anni – dice Scaperrotta – e, trattandosi di una paritaria, dobbiamo gestirla quasi come un’azienda, e quindi garantire la migliore qualità didattica per soddisfare le più alte aspettative che i genitori ripongono nell’educazione scolastica dei loro figli. Seppure mi manca un po’ l’insegnamento, coordinare e mantenere sempre al passo con i tempi l’istituto è una sfida quotidiana, che affronto, insieme ai miei colleghi, in coerenza con l’intuizione originaria: aprire la mente e il cuore alla realtà». Adeguarsi al veloce mutare dei tempi è oggi per un insegnante davvero impegnativo, gli strumenti di comunicazione si evolvono in continuazione, e i più piccoli sembrano sempre più predisposti all’uso di essi. Lo sviluppo dei social media, ormai terreno sdoganato anche per i ragazzini, e talvolta, se non spesso, l’isolamento che produce vivere in una realtà virtuale, impone che il docente, la maestra, l’educatore siano vicini ai bambini per indirizzarli a conoscere ed amare il mondo e la vita reale. Al “Conventino-La sorgente” si è introdotta l’innovazione tecnologica, come per esempio l’impiego di lavagne interattive, coniugandola con una didattica sempre incentrata sui bisogni e le capacità di apprendimento dell’allievo. «I nostri insegnanti – dice la Preside – usano abitualmente le nuove tecnologie, senza però dimenticare che nessun cammino educativo può prescindere dal rapporto umano, che si instaura fra insegnante ed allievo». Anche la scelta di introdurre, fin dalle elementari, l’insegnamento della lingua inglese, con docenti madrelingua, è indirizzata a preparare i bambini a conoscere e dominare un formidabile strumento di apertura al mondo. «I valori cristiani che ci ispirano – conclude Genny Scaperrotta – si traducono in una vocazione particolare all’accoglienza, anche di culture e religioni diverse. Abbiamo costruito un team di insegnanti fortemente motivati, che credono profondamente che il loro compito sia appassionare prima di tutto i giovani, trasformando in didattica tutto ciò che ci circonda». Dicembre 2016 •

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Personaggi

La vita è il vero lusso di Daniela Regonesi

Lavora per uno dei maggiori marchi di moda ma non perde di vista la sostanza dell’essere: incontriamo Daniele Cortesi per parlare di marketing, viaggi e importanza delle esperienze

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a nostra terra è ricca di giovani promettenti, capaci di farsi strada nel mondo e di costruire le basi di un brillante futuro. Nel corso di questi mesi ve ne abbiamo presentati diversi, oggi è il turno di Daniele Cortesi, trevigliese di 27 anni che lavora presso la casa di moda Gucci: determinato, riflessivo, empatico e sinceramente curioso nei confronti di chi incontra. Presentati. «Ho studiato alla De Amicis e alla Cameroni, poi all’Itis di Crema per 3 anni. All’epoca giocavo a pallacanestro nei campionati nazionali, per cui sono tornato a Treviglio per gli ultimi due anni delle superiori all’Itis. Ho studiato tre anni Economia e Commercio all’Università di Bergamo, durante i quali ho seguito un programma Erasmus in Finlandia, e ho frequentato la Summer School presso la University of Missouri, in Columbia. Mi sono quindi iscritto all’Università Bocconi per il biennio di laurea specialistica: grazie ad un programma di scambio il secondo anno l’ho frequentato in India. Al mio rientro sono stato selezionato per il concorso internazionale Empower Talents di Kering, società capogruppo al cui interno ricade Gucci. C’erano 1200 partecipanti, ne sono stati selezionati circa 12, tra i quali per una serie di circostanze fortunate c’ero anch’io. Lavoravo e studiavo, ciò mi ha permesso, dal secondo semestre del secondo anno, di cominciare a ripagare il mio debito: ho potuto permettermi la Bocconi grazie ad un prestito d’onore». Di cosa ti occupi in Gucci? «Ho cominciato a lavorare per il Chief Marketing Office, che gestisce il marketing strategico nel mondo. Ho fatto uno stage, cui è seguito un contratto a tempo determinato, e quindi l’indeterminato nell’ufficio comunicazione, che per così dire mi è “capitato”. Ma ho scelto il marketing perché mi appassiona l’animo umano: il marketing

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è per 50% numeri, che considero aridi, ma per il restante 50% motivazioni intrinseche dell’animo umano. Sono inoltre responsabile marketing in una società di real estate, in un percorso imprenditoriale che ho intrapreso parallelamente». Hai studiato molto all’estero: cosa ti ha dato questa esperienza? «Ho avuto la fortuna di studiare con sistemi diametralmente opposti: Bergamo è la classica università italiana, la Bocconi ha un respiro più ampio, riprende l’impo-

stazione americana, alla Summer School c’era più pratica che teoria; in Finlandia viene prima la pratica e poi la teoria, si impara tutto facendo, e facendo ci si supporta con la teoria; l’India è un mix, molto simile al modello americano. Ma quello che conta è l’esperienza a livello umano, e ho avuto la fortuna di sperimentarne le diversità. Quando si viaggia ci si spoglia di tutto, ci si scopre, si lavora sull’intelligenza empatica e imparare è una conseguenza della crescita personale. Un libro è sempre un libro, ovunque». L’anno trascorso in India ti ha ispirato la tesi sul ruolo dell’acqua nella geopolitica… «L’India rappresentava una cultura molto diversa e, per indole, pensavo di trarne beneficio. Là ho visto cose incredibili: situazioni, individui e status diametralmente opposti esistere l’uno accanto all’altro. Studiare lì non era pura vacanza: ho selezionato le mie esperienze per “portarmi a casa” qualcosa, sono stato sull’Himalaya, tra monaci e gente dei villaggi. L’ho affrontato in modo molto zen: filosofia orientale, yoga, chitarra, canto e meditazione sono tutte mie passioni. Il fatto di non poter bere acqua se non una volta al giorno mi ha dato modo di riflettere sulla non infinità di un bene. L’ho visto anche in Africa, questa estate, dove sono stato come formatore a Goma e Bukavu, nella Repubblica Democratica del Congo, ospitato dai Padri Saveriani per un progetto del Centro Sportivo Italiano: lì bambini di 4 anni fanno chilometri per recuperare l’acqua per tutta la famiglia. Bisogna scindere tra vita vera e schemi mentali imposti: la vita è una sola, ed è meglio spendere i propri momenti in modo vero». Ti occupi di marketing: qualche consiglio per il nostro territorio? «È importante affiancarsi a persone con una visione più ampia. Treviglio ha molto potenziale, è una città dove stare e al tempo stesso è comoda: in 35 minuti si è a Milano, in 30 a Brescia. È più centralizzata rispetto a Bergamo, ma resta “ fissa”, nel centro storico molti locali chiudono, i giovani vanno a Crema. Il centro, che è bello e ha potenzialità, potrebbe essere più vivo. Ci vorrebbe una regia, trovare una guida per le diverse iniziative, far conoscere le buone idee e supportare il tutto a livello marketing perché sia coordinato. Il centro di Treviglio va visto come un centro commerciale, permettendo alle persone di passarvi il


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Daniele Cortesi durante il viaggio in Congo a supporto di CSI

proprio tempo in modo costruttivo. E on line bisogna fornire il punto di riferimento per tutte queste cose». Cosa ne pensi della fuga di cervelli? «Una persona cerca il modo di potersi esprimere. Ci sono posti dove questa espressione viene nutrita, e altri no. Se parliamo di imprenditorialità è una sfida: è più difficile muoversi da noi che da altre parti, ad esempio in Scandinavia potrei fare tre lavori diversi. Un ricercatore deve essere messo in grado di fare ricerca. Se è assecondato è messo in grado di fare. C’è poi un preconcetto culturale per cui una persona giovane è considerata meno affidabile. È sbagliato. Un vero cervello scappa quando si rende conto che può fare di più all’estero o quando tutte le porte sono state chiuse. Io sono convinto che la perseveranza premi. Si tratta di capire dove è possibile fare del bene per gli altri. Sta a noi decidere se questo sia un posto sereno per far crescere le persone o istruirle per farle scappare. Gli italiani, comunque, tornano sempre, prima o poi». Dove ti immagini tra una decina di anni? «Sereno, indipendente, con delle belle relazioni. La casa è dove si hanno le relazioni più profonde. Potrei partire domani, ma ciò che più conta per me è avere una connessione. Se questo significa fare più fatica per essere indipendente e aprire una mia società qui, non fa niente. Vorrei la California, ma i luoghi li fanno le persone: a 4.700 m di altitudine sono salito sul tetto di un monastero tibetano, solo, guardando la catena Himalayana in una sorta di contemplazione. Stupendo. Ma prima o poi desideri condividerlo con qualcuno».

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Fondata nel 1922, la Latteria Sociale di Calvenzano è tuttora testimone importante di una tradizione cooperativistica che nella comunità di Calvenzano si è consolidata sin dagli ultimi decenni del XIX secolo. Dal 1966 la Latteria si è dotata di uno spaccio agricolo, realizzando fin d’allora una filiera corta “a chilometro zero”. Qui i consumatori possono acquistare con un ottimo rapporto qualità/prezzo formaggi, carni e salumi di nostra produzione DOP, o conformi alla tradizione locale. Latte e Bestiame ci vengono conferiti dai nostri soci agricoltori. In occasione di una recente ristrutturazione sono in vendita prodotti di altre aziende agricole: vini, olio, confetture e altri prodotti, tutto selezionato scrupolosamente nell’ambito del progetto “Qui da noi” di Confcooperative che mette in rete gli spacci agricoli cooperativi a livello nazionale favorendo l’interscambio fra i produttori.

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Iniziative

Arriva il Cri Neve di Daniela Invernizzi

Treviglio sperimenta il centro ricreativo invernale per i bambini della scuola d’infanzia, primaria e secondaria

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ove piazzo i bambini” non è il titolo di un film della Disney, ma la domanda angosciante che molti genitori si fanno ogni anno in occasione delle vacanze natalizie ed estive. Come è noto, infatti, le vacanze scolastiche non corrispondono mai a quelle – molto più risicate, quando ci sono – delle aziende private. E allora ecco che entrano in gioco i nonni, per i più fortunati che possono utilizzare questa preziosa risorsa; oppure bisogna rivolgersi a parenti ed amici o, in ultima istanza, a costose baby-sitter. Certo è che si tratta di un’esigenza sociale, alla quale le istituzioni cercano faticosamente di dare una risposta, in un periodo in cui il budget per i Comuni è sempre più misero. A questa richiesta di aiuto nell’accudimento di bambini e ragazzi quasi tutte le amministrazioni hanno risposto creando i CRE, centri ricreativi estivi, che accompagnano i giovani per quasi tutto il periodo estivo, ma le vacanze di Natale restano per lo più ancora scoperte. Almeno fino ad ora. Sta per partire, infatti, a Treviglio, in via sperimentale per quest’anno, il Centro ricreativo invernale. In realtà ci aveva pensato anche il comune di Brignano Gera d’Adda, ma per mancanza di adesioni il progetto non è riuscito a decollare. Con il Centro ricreativo invernale l’amministrazione trevigliese vuole venire incontro alle tante richieste di genitori che lavorano durante le vacanze natalizie: in un sondaggio effettuato recentemente, infatti, è emerso che le famiglie interessate al servizio sono circa una trentina per la prima

settimana (dal 27/12 al 30/12) e quaranta per la seconda (dal 2/1 al 5/1). Il progetto si chiama Treviglio Cri Neve, ed è sostenuto dall’amministrazione comunale con un contributo di diecimila euro, per contenere le tariffe, che saranno per gli utenti della scuola dell’infanzia 60 euro a settimana per i residenti, 80 per i non residenti; 66 euro per i residenti e 86 per i non residenti della scuola primaria e secondaria. È previsto anche il tempo prolungato (7,30-18, numero congruo permettendo) con una spesa di 10 euro in più. Ad occuparsene è Città del Sole, cooperativa che già gestisce il centro estivo e che si avvale di personale qualificato, in grado di seguire sia i bambini della scuola d’infanzia che della primaria. L’accoglienza sarà all’interno della scuola dell’infanzia Masih di via De Amicis, con due aule e un ampio salone a disposizione. La mensa e la merenda sono comprese e consumate in loco. Il progetto educativo prevede un accompagnamento ai compiti durante la mattinata, mentre nel pomeriggio saranno concentrati momenti esperienziali di laboratori, manipolazioni e giochi di gruppo legati al tema dell’inverno e del Natale. Sostenitrice convinta del Cri Neve, che ci auguriamo possa continuare anche nel futuro, è l’assessore ai servizi sociali Pinuccia Prandina, che sottolinea l’importanza di questo servizio: «Era doveroso e necessario cercare di venire incontro alle famiglie che hanno difficoltà nella gestione dei figli durante il periodo natalizio. Se entrambi i genitori lavorano, e non ci sono i nonni a dare una mano, dove la-

sciare i ragazzi diventa un problema serio. Ecco perché la sperimentazione del Cri Neve era già prevista anche nel programma elettorale: corrisponde a quella concretezza del fare cui aspira questa amministrazione. Poiché non possiamo andare oltre l’impegno previsto di spesa ad integrazione delle tariffe, è chiaro che il servizio si rivolge a chi ha veramente bisogno, ovvero le famiglie nelle quali entrambi i genitori lavorano. Colgo anche l’occasione per ringraziare la dirigente scolastica Nicoletta Sudati e le insegnanti coinvolte per aver dato la disponibilità dei locali della scuola di via De Amicis». Le iscrizioni si sono aperte il 26 novembre e termineranno l’11 dicembre. Ѐ possibile iscriversi solo on line sul sito della cooperativa Città del sole: www.cooperativacittadelsole.it.

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Gli Improbabili di Romano di Maria Angela Ravasi

Un gruppo di giovani fieri di raccontare la propria città, che punta sulla formazione di futuri divulgatori culturali

“Ѐ

a poco più di cinquanta chilometri in linea d’aria, dalla Madonnina, verso l’Est misterioso. Reca ancora sulle facciate il leone glorioso della Serenissima Repubblica di Venezia. Ѐ Romano di Lombardia. Il toponimo non viene da Roma l’arrogante ma dall’antico celtico e starebbe a significare la solita presenza del solito fiumiciattolo. Ѐ insediamento antico, lascia intatto il sapore dei portici, il gusto della piazza, dei bar dei caffè, vi si troverebbe un castello visconteo una straordinaria residenza ottocentesca neoclassica di un noto tenore, Giovanni Battista Rubini, oggi diventata scuola, ma soprattutto la doppia chiesa di Santa Maria Assunta e Giacomo maggiore sulla piazza del Municipio”. Ѐ l’incipit del libro “La buona strada” di Philippe Daverio. Il tono della presentazione di questo antico borgo si addice perfettamente allo spirito che anima Gli Improbabili, un gruppo di giovani capaci di raccontare le bellezze di questa cittadina attraverso l’arte dell’ironia, della risata, capaci di animare i cortili attraverso il racconto della fiaba di Pinocchio, o di leggere Dante in occasione dei 750 anni dalla nascita del Sommo Poeta. Occasioni capaci

di avvicinare le persone alle bellezze nascoste della Bassa Bergamasca, anche i più giovani, perché fatte dai giovani. Ѐ oramai un appuntamento ricorrente quello di fare conoscere castelli, palazzi e borghi medievali della Pianura Bergamasca, attraverso volontari, studenti, gente comune che decide di improvvisarsi Cicerone, con il piglio moderno, forse anche garibaldino, ma che tanto successo ha raccolto. Incontro Marco Maltempi, romanese doc, autore della Storia di Romano, e l’assessore alla pubblica Istruzione prof.ssa Ludovica Paloschi, del Comune di Romano. «Abbiamo aderito all’iniziativa Castelli aperti – spiega Maltempi – che si tiene da marzo a novembre, ed inaspettatamente abbiamo avuto migliaia di persone che sono venuti a visitare la Rocca, la nostra chiesa, che tra l’altro contiene l’Ultima Cena di Moroni, Palazzo Rubini e i Portici della Misericordia. I Divulgatori culturali erano volontari, studenti di Belle Arti, ma anche dei nostri Istituti. Abbiamo capito che la chiave del successo poteva essere proprio nel coinvolgere i giovani della nostra città. Ecco perché abbiamo intrapreso una collaborazione con le scuole cittadine e abbiamo formato i divulgatori, affinché soprat-

tutto i giovani conoscessero la loro città». «Con l’Istituto Superiore “G.B. Rubini” – prosegue l’Assessore – e la prof.ssa Doriana Iliano nella fattispecie, abbiamo appena stilato un progetto con una classe di seconda Operatore Turistico, la quale dal 23 novembre al 7 dicembre, parteciperà a tre incontri formativi, in cui ai ragazzi verrà spiegato cosa vuol dire essere divulgatore culturale e quali modalità bisogna adottare per svolgere tale compito. Durante le uscite ci saranno due momenti distinti: un primo in cui gli alunni saranno uditori e dovranno memorizzare più informazioni possibili su quanto verrà loro raccontato, ed un secondo in cui saranno loro ad essere messi alla prova come potenziali divulgatori, in modo da calarli fin da subito nel reale e nella dimensione pratica che questo comporta. Dopo queste esperienze dirette ci verrà commissionata la realizzazione di una locandina/biglietto d’entrata per il Festival Canoro, evento che si terrà a Palazzo Rubini nel 2017. Se tutto il progetto funzionerà a dovere, nel secondo quadrimestre avremo una seconda serie di incontri ancora da calendarizzare volti alla realizzazione di uno o due video di presentazione di Palazzo Rubini e del Festival, da poter inserire sul sito del Comune di Romano. Durante tutto questo percorso verrà selezionato un certo numero di studenti che possano svolgere il loro periodo di ASL (alternanza scuola/lavoro), tenendo aperta la segreteria del Festival, partecipando alle giornate dei Castelli Aperti e ad altre attività in tale ambito, in modo da inserire i più portati per questo tipo di competenze in una realtà lavorativa effettiva. Altra iniziativa importante, che abbiamo svolto a settembre, è stato il week end delle scienze, appuntamento improntato a fare conoscere la figura di Antonio Tadini, scienziato romanese del ‘700, vedendo coinvolti sia studenti delle scuole superiori che delle medie inferiori. L’iniziativa vuole essere l’anteprima per “Bergamo Scienza” di ottobre 2017: l’auspicio è che Romano possa diventare una delle tappe di questa importante manifestazione». Prendendo spunto ancora da Philippe Daverio, varrebbe la pena, nelle 127 passeggiate d’autore a Milano in Lombardia e dintorni, inserire le “rutilanti” avventure di questi giovani Ciceroni capaci di divertire e di non annoiare mai il pubblico che sempre numeroso si avvicina. Dicembre 2016 •

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Mostre

L’arte del presepio nella frazione cassanese di Groppello di Stefano Dati

Si ripropone il consueto ed atteso appuntamento con l’esposizione di presepi

C

onsueto appuntamento anche quest’anno, in terra di Groppello d’Adda, per la XXIX Mostra dei Presepi, quest’anno dedicata all’infanzia di Gesù, nella consueta sede della ex chiesa di Maria Nascente della frazione cassanese. Cinquanta i presepi presenti all’esposizione che sarà aperta al pubblico dell’8 dicembre all’8 gennaio 2017; piccole opere per le loro dimensioni, ma immense in ciò che rappresentano e per la loro metodologia di fare catechesi. Ai tanti presepi che giungono a Groppello da tutto il nord Italia, si unisce quello realizzato a cielo aperto sotto le stelle, posizionato sulle sponde del Naviglio Martesana e da ammirare soprattutto nelle ore serali. Come negli anni precedenti la frazione sarà dunque invasa da migliaia di appassionati e

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curiosi che giungono da tutta Italia e anche dall’estero, per ammirare le piccole opere della Natività degli allievi della scuola dell’Associazione Nazionale Amici del Presepio, ma anche quelle realizzate da singoli personaggi che vivono la costruzione del presepe come momento che nasce dalla Fede e non come un semplice hobby. Padre della mostra, che tanta notorietà ha dato a Groppello d’Adda, è Giuseppe Motta, classe 1935, che rivive nell’allestimento dei presepi momenti legati alla sua infanzia, quando con il padre realizzava grotte, mangiatoia, ruscelli e tutti i personaggi da posizionare fra la paglia e percorsi fatti di vicoli e sentieri. Una passione tramandata prima alla moglie Rachele e successivamente a tutta la sua famiglia, protagonisti insieme a lui e ai componenti dell’Associazione Nazionale Amici del presepio dell’allesti-

Sopra: Il presepe che tradizionalmente viene allestito lungo le sponde del fiume Adda A destra: Giuseppe Motta con la moglie Rachele Altre foto: i presepi in mostra quest’anno, tutti sul tema dell’infanzia di Gesù

mento dell’esposizione natalizia diventata negli anni punto di riferimento per molti. La sua passione lo ha portato a creare scenari della Natività in location molto diverse fra di loro: dalle aule delle scuole alle palestre, dalle strade della sua Groppello d’Adda a quelle di altri paesi e città. Una passione, la sua, diventata poi attività professionale per necessità, quando l’azienda dove lavorava ha deciso di chiudere i cancelli: il suo nome figurava fra i destinatari della lettera di licenziamento. Momenti difficili che ha affrontato e superato con il supporto della preghiera, chiamando in aiuto la stella Cometa affinché gli indicasse la scelta da compiere per il cammino da intraprendere con la sua famiglia e con i figli, ancora bambini. È diventato presepista trasformando, quindi, la sua passione in una professione, con molte soddisfazioni per le tante richieste delle sue creazioni di personaggi legati alla Natività; un’attività che, tuttavia, non considera con l’unico scopo di guadagno economico, ma che ritiene soprattutto il giusto orientamento per far conoscere a bambini ed adulti la nascita di Gesù. La storia del presepe ci riporta alle tradizioni italiane del medioevo diffuse successivamente in tutti i paesi cattolici dell’universo, che trova nei 180 versetti


spalla grande istituzionale

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dei Vangeli di Matteo e di Luca le prime raffigurazioni in cui è riportata la nascita di Gesù, avvenuta in una piccola borgata a Betlemme di Giudea dove regnava re Erode. Molti elementi presenti nel presepe, però, derivano dai Vangeli apocrifi e da altre tradizioni, come il protovangelo di Giacomo. Le modalità di allestire il presepe possono essere molteplici: i personaggi che rappresentano la natività di Gesù Cristo possono essere posizionati nella grotta, nella capanna o nella mangiatoia; ai due sposi Giuseppe e Maria, ai Re Magi, ai pastori, a pecore e agnelli, a seconda delle tradizioni locali del luogo in cui si allestisce il presepio, vengono aggiunti altri nuovi e diversi personaggi. Spesso cambiano anche gli sfondi delle piccole opere natalizie: ai tradizionali cieli stellati molti preferiscono realizzare panoramiche paesaggistiche. La statuina di Gesù Bambino viene collocata nella mangiatoia alla mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre, mentre le figure dei Re Magi, guidate dalla stella Cometa, saranno posizionate vicino a Gesù per adorarlo nel giorno dell’Epifania. Negli ultimi decenni in Italia, accanto al tradizionale presepe di legno, muschio e carta macerata, ha trovato notevole diffusione anche il presepio vivente, una nuova forma di raccontare la natività di Gesù in cui sono presenti persone reali con costumi medioevali. Per informazione sugli orari d’apertura della mostra: www.comune.cassanodadda. mi.it; www.presepio.org.

Il tempo passa, la passione rimane.

Ettore Ferrara Per tutti sono solo Ettore. È importante farsi chiamare per nome, grande dimostrazione di affetto. Amici, vi auguro buone feste e buon anno nuovo! Un abbraccio a tutti!

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Tradizioni

Presepi, che passione di Maria Gabriella Bassi

“M

aria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Vangelo di Luca, II, 7) Quando eravamo piccoli, mio fratello ed io, mettevamo insieme i residui delle nostre mancette e andavamo ai mercatini rionali per comprare nuovi pastorelli per il Presepe. Nella nostra famiglia era usanza fare l’albero, decorarlo con palle di vetro soffiato e con candeline di cera che accen-

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devamo la vigilia. Ma era una operazione delicata e a noi bambini era permesso solo di guardare. Il presepe era cosa nostra. Cercavamo la borraccina fresca, controllavamo le zampette delle pecore (se ne rompeva sempre qualcuna) e ogni anno aggiungevamo qualche pastore o qualche casetta. Con la carta stellata facevamo il cielo e con la carta marrone, ben stropicciata, creavamo le montagne di contorno. Poi qualche batuffolo di cotone per dare l’impressione della neve. Mettevamo i re Magi in posizione distante e li avvicina-

Nelle foto tre pregiati esempi dalla collezione dell’autrice, in porcellana francese, vetro di Murano e cotto toscano

vamo un pochino alla volta, fino all’Epifania. Che per noi è la Befana. I lumini dietro alle casette davano la sensazione che il piccolo villaggio fosse davvero animato. Era un gioco per noi, ma un gioco che facevamo una sola volta all’anno. Per questo, forse, me ne è rimasta una struggente malinconia dentro. Non so se è per questi ricordi ed emozioni che, da adulta, sono diventata prima estimatrice poi, piano piano, collezionista di presepi. Durante i miei viaggi ne compravo sempre qualcuno, come souvenir. Ho cominciato a scoprire che ogni Paese rivisitava questa usanza non solo in coerenza con la Natività, ma mettendoci qualcosa di proprio. In Finlandia non c’è il bue o l’asinello ma le renne, in Perù il lama, negli USA il bufalo e il bisonte, e così via. L’usanza di antichissima origina italiana, si è diffusa in tutti i Paesi, cattolici e non, del mondo: ne ho uno vietnamita, fatto con la loro pietra di onice gialla, uno di porcellana giapponese con la madonna in kimono, uno con i personaggi vestiti di stoffa coloratissima, fatto a mano, nell’isola di Goré in Senegal. Dalla Patagonia ho portato una natività vestita di pelle di guanaco, in sembianza tribù Ona, dall’Uruguay i pastori che suonano il Candombe, dal Messico la Madonna vestita da sposa... Anche i materiali sono diversi: dal legno di ulivo di Betlemme al teak africano, dal banano di Haiti alla pietra dei Pirenei, dal cotto toscano al cocco del Kenya, dal vetro soffiato di Venezia alla raffinata porcellana Francese. I più moderni sono di resina, meno attraenti ma molto leggeri e resistenti. Sempre pronta ad ogni viaggio a mettermi in partenza con la valigia piena solo di vecchi vestiti da poter buttare via per lasciare spazio al prossimo presepe!


MatitaLibera di Bruno Manenti

Ispiratore di generazioni di bambini , cresciuti ammirando le vetrine dello storico negozio di via Verga a Treviglio , fidato aiutante di Santa Lucia , Gesu’ Bambino e Babbo Natale , gia’ presidente dell’Associazione Botteghe del Centro: con il sempre sorridente Silvio Gelmi vi auguriamo di riscoprire nel vostro cuore , tornando piccini , la gioia semplice della magia del Natale… Dicembre 2016 •

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Pasticceria

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Le Aziende informano

Molto più che pasticceria

U

n sogno realizzato. È da quando frequentava la terza elementare che Paolo Riva ha incominciato a pensare di fare il pasticcere. Lo pensava quando si soffermava incantato dinnanzi alle vetrine colme di dolci e torte. E come spesso accade, i sogni possono avverarsi. Dopo aver frequentato numerosi corsi ed essersi specializzato, avvia una prima, piccola attività a Lovere nel 2007 che poi trasferisce a Treviglio, in viale De Gasperi 14/e. Lo fa coinvolgendo tutta la famiglia, che da sempre lo supporta nell’economia aziendale e nelle scelte quotidiane per ottenere una vera e propria “filosofia”, capace di offrire il miglior prodotto possibile rendendolo alla portata di tutti, soprattutto con un’ampia varietà di scelta a prezzi accessibili. Ad oggi sono 25 le persone impiegate che, contrariamente alle logiche di mercato applicate da molte aziende, rendono merito alla componente del “valore umano”, rappresentato dagli uomini e

dalle donne che al suo fianco rendono speciale la Pasticceria Paolo Riva. Un’attenzione di cui è facile rendersi conto da subito: semplicemente incontrando il sorriso di chi accoglie il cliente o all’attenzione per i dettagli che caratterizzano la produzione. Dalla vasta scelta di croissant per la colazione (ben 23 tipi diversi!) alla varietà di cioccolatini di produzione propria (belli, colorati e nuovi per aroma), sino al servizio in pausa pranzo: un intermezzo di qualità per chi ha pochi minuti per concedersi una pausa durante la giornata lavorativa. Ma il bello è dietro le quinte! Già, quella zona delle attività commerciali solitamente nascoste all’occhio della clientela a cui si preferisce far vedere sempre tutto pulito e in ordine. Pensate che il laboratorio non lo sia? Passateci davanti. Cake Room, Choco Room e Coffee Room: tre locali visibili dall’esterno in cui potrete ammirare la lavorazione dei dolci, del cioccolato e la produzione artigianale di caffè.

La torrefazione in proprio è l’unico modo per creare un caffè esclusivo che si faccia apprezzare per la bontà concreta. Un prodotto artigianale e fresco: una vera eccellenza confezionata e maturata su misura per il cliente, ottenuta dalla selezione di qualità provenienti da tutta l’area tropicale, raccolti a giusta maturazione, lavati ad acqua e certificati. Un prodotto personalizzabile a 360 gradi attraverso la selezione di miscele monorigine, tostatura a riposo adeguato per un caffè unico! Innovazione e tecnologie all’avanguardia quindi, al 100% made in Italy per tostare in piccolissime quantità il caffè su un letto d’aria e raggiungere il cuore dei chicchi in modo uniforme e delicato. Un raffreddamento immediato per preservarne la fragranza e continui controlli per garantire una qualità costante. Ecco così che sarà possibile assaporare, con la simpatica iniziativa “Gira il mondo in una tazza”, un aroma diverso ogni giorno usufruendo di un macinino on demand. Esplorare percorsi nuovi per proporre esperienze sensoriali attraverso profumi e sapori unici, anche nel periodo natalizio, grazie ad una scelta di panettoni artigianali da mezzo a chilo intero, dal più tradizionale a quello ai frutti di bosco provenienti da aziende trevigliesi. Novità dell’anno, il panettone alla mela e limone: un gusto delicato dalla forte esperienza sensoriale prodotto artigianalmente, con scadenza breve per evitare l’utilizzo di additivi. Un’esclusiva che si aggiunge alle tredici personalizzazioni del dolce più atteso dell’anno. La produzione dei panettoni avviene quasi su richiesta, appositamente per incontrare il desiderio del cliente, con un limite ben preciso preventivato per la produzione, proprio per mantenere alto il livello della qualità e servire al meglio la clientela. Dicembre 2016 •

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Arte

Natività di Francesca Possenti

Una vetrata a tema natalizio con caratteristiche stilistiche riconducibili ad un ambito figurativo di matrice svizzera o tedesca, ispirata ad un dipinto di Tiziano

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L’

opera fa parte di un gruppo di 16 vetrate differenti tra loro per provenienza, datazione, soggetto, caratteristiche e dimensioni. Le opere facevano parte della collezione che Pier Luigi Della Torre donò al Museo Civico di Treviglio con il lascito del 1963.


Il piccolo vetro, risalente probabilmente al XVI secolo, raffigura Maria mentre sta per avvolgere il Bambino in un morbido lenzuolo bianco e, alla sinistra della Vergine, San Giuseppe che si sporge in avanti appoggiandosi con una mano al bastone e con l’altra ad una grossa pietra. La scena che rappresenta la Natività faceva parte di una più ampia composizione in vetro dedicata al tema dell’Adorazione dei pastori. Dalla stessa composizione proviene anche un’altra piccola vetrata conservata presso il Museo di Treviglio, nella quale sono dipinti due pastorelli che si stanno sporgendo verso la capanna e che si possono idealmente collocare alle spalle della Sacra Famiglia. Le due piccole vetrate dipinte derivano da un noto dipinto di Tiziano denominato L’Adorazione dei pastori, eseguito dal grande Maestro tra il 1532 e il 1533 su commissione di Francesco Maria della Rovere duca d’Urbino e oggi conservato presso la Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. Ispirandosi al celebre quadro di Tiziano, l’incisore tedesco Johannes Breit (Giovanni Britto) ne fece una bella versione xilografica oggi conservata presso la Raccolta di Stampe Bertarelli a Milano, datata nel periodo che va dal 1530 al 1550. La piccola vetrata con la Natività presenta caratteristiche stilistiche che possiamo ricondurre ad un ambito figurativo di matrice svizzera o tedesca. I tratti fisionomici marcati e un po’ rigidi sono probabilmente dovuti alla derivazione da un modello sia di tipo pittorico che di tipo grafico, probabilmente proprio la stampa di J. Breit. I gesti sono naturali e le espressioni comunque dolci e delicate, la resa del volume è notevole ed il chiaroscuro è ottenuto mediante la tecnica della cosiddetta grisaille. A differenza del dipinto L’Adorazione dei pastori di Tiziano che aveva un’ambientazione notturna, la piccola vetrata presenta una luce chiara e diurna. I colori utilizzati sono pochi, tra questi spicca il rosso della veste di Maria ed il giallo intenso delle aureole dei tre personaggi. L’opera, che fu esposta al pubblico in una mostra allestita nel 1968 presso il Museo cittadino, è stata sottoposta nel tempo a due diversi restauri, il primo eseguito da Elena Agnini nel 1985-86, il secondo da Franco Blumer nel 2002.

Maestro vetraio svizzero o tedesco (XVI secolo) Vetro dipinto cm. 18 x 17 Museo Civico Della Torre Treviglio Dicembre 2016 •

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UK-in

Natale arriva in anticipo di Silvia Martelli

La Capitale del Galles si veste di luci e atmosfere natalizie, un inno al consumismo che però lascia qualche speranza

I

l 5 novembre, su un autobus di ritorno a Cardiff dall’aeroporto di Bristol, dopo una settimana trascorsa in Italia (sette giorni in paradiso), il viso contro il vetro e lo sguardo perso, aspettavo di giungere alla mia ormai seconda casa. Una volta arrivata nel cosiddetto ‘Diff (abbreviazione di Cardiff), però, quello che sicuramente non mi aspettavo era di ritrovarmi nella fabbrica di Babbo Natale: lucine ad incorniciare qualunque via, alberi addobbati in ogni piazza, cervi alti quasi due metri a circondare le mura del castello, e uo-

mini dalla barba bianca sotto il (finto) peso di enormi sacchi di regali. La bambina che c’è in me ha immediatamente spalancato gli occhi, ammaliata dalla magica atmosfera natalizia arrivata così inaspettatamente in anticipo, ma la diciannovenne che sono, invece, è rimasta un po’ scettica. Il giorno dopo, una domenica, ne ho approfittato per fare una camminata in centro con qualche amica. Ancora prima di accorgercene, siamo state risucchiate da un vortice di musiche natalizie (credevo che Michael Bublé si calasse dal camino

il primo di dicembre, ma a quanto pare lavora già full time a novembre), bambini saltellanti, slitte di Babbo Natale ed un dispiegarsi di bancarelle. Queste ultime sono proprio la particolarità di Cardiff: il “Cardiff Christmas Market”, costituito da 150 banchetti di legno. Più che un mercatino di Natale, in realtà, è un variegato insieme di prodotti manufatti, da vasi di vetro a targhe in legno intagliate in lingua gallese. Non mancano banchi che stuzzicano l’appetito, come quella dei churros spagnoli intinti in fumante cioccolata calda, quella degli hamburger o quella dei brownies, tipici dolci britannici. A questi, si aggiungono chioschetti di birra le cui code a volte svoltano gli angoli delle strade: Natale o non Natale, la birra per i britannici non manca mai. Il Natale di Cardiff, però, lo si ritrova soprattutto nei bar e nei negozi: perfino le grandi catene di coffee shop, come Costa e Starbucks, hanno un menù completamente diverso per il periodo natalizio, costellato di cannella, cioccolato e meringhe a ricreare la neve. I negozi di abbigliamento, invece, si trasformano in un mondo rosso, oro e argento, invitando i clienti all’acquisto di spessi maglioni, sciarpe e cappelli. Inoltre, il quarto venerdì del mese di novembre, è il “Black Friday”, una tradizione americana (a seguire il giorno del Ringraziamento) di sconti, code e sgomitate, o meglio dodici ore non stop che costituiscono l’incubo di ogni commesso. È così che “Natale” si trasforma in un periodo di consumismo lungo due mesi piuttosto che in una festività dal forte significato religioso. Viene infatti riconosciuto, e spesso celebrato, quasi indipendentemente dalla propria religione, spesso inteso come un semplice “giorno della famiglia”. E proprio quando la magia del Natale sembra essersi condensata in una carta di credito, e il suo significato completamente dimenticato, mi ritrovo davanti al municipio, un imponente edificio in stile eduardiano, dalle cui oltre venti finestre del primo piano fanno capolino altrettanti immensi alberi luccicanti, ad ascoltare un coro di bambini che raccolgono soldi per i senzatetto. Forse, allora, anche nel Galles qualcuno si ricorda cosa “Christmas” sia realmente. Dicembre 2016 •

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Teatro

Cinque ore con Mario, due ore con Luisella di Pinuccia D’Agostino

Un atto unico che pare cucito addosso all’attrice trevigliese, impegnata a difesa dei deboli, della libertà, dell’onestà e della democrazia

T

reviglio. Lei passeggia avanti e indietro in un salotto borghese con mobili d’epoca. Al centro un catafalco che dovrebbe reggere una bara: la bara del marito morto. Ma la bara non c’è, quasi ad indicare una presenza/assenza nella routine familiare, nella crescita e nell’educazione dei figli, una presenza/assenza che somiglia a quella di tanti uomini di famiglie tradizionali e borghesi. Così, in questa pièce, che Luisella Basso Ricci ha voluto donare al pubblico trevigliese, al suo pubblico, il 27 ottobre scorso, il compianto per il marito morto si trasforma in un monologo tenero, autocommiserevole, lamentoso, recriminatorio, rabbioso, cattivo, doloroso e amoroso, che termina con il pianto finale della moglie e

il distacco definitivo da chi non c’è più. Quasi due ore di scena per queste “Cinque ore con Mario” nelle quali la Basso Ricci, sempre da sola sulla scena, ha toccato tutti i registri recitativi, dall’ironico al dramma, dalla commedia alla tragedia, mostrando ancora una volta la sua bravura ben gratificata dagli applausi finali. Una donna fragile la Carmen di questo monologo di Miguel Delibes (sulla scena spagnola da ormai molti mesi), una piccola borghese chiusa in una vita fatta di incomprensioni e insoddisfazioni, che non è riuscita, neppure dopo la morte, a comprendere la sensibilità morale e sociale del marito professore, giornalista ed intellettuale di sinistra. Un rapporto durato una vita, reso così bene nella quotidianità del dramma fa-

miliare interpretato dalla Basso Ricci da far nascere nella memoria dello spettatore anche i capitoli della storia ufficiale, delle difficili affermazioni della solidarietà sociale espressa dalla sinistra intellettuale, delle incomprensioni e crisi che hanno attraversato e minato negli anni la società civile. L’atto unico dell’autore spagnolo sembra del resto cucito addosso all’attrice trevigliese, impegnata non solo sul palcoscenico ma anche nella vita, sempre a difesa dei più deboli, sempre pronta a difendere con le parole e con l’azione la libertà, l’onestà, la democrazia. Del resto, Luisella è donna che anche nella vita afferma le proprie idee e con tenacia realizza i propri obiettivi: e proprio dedicandolo alle donne, ha voluto portare sulle scene trevigliesi (dopo averlo sperimentato con successo nella provincia milanese) questo monologo, di cui ha curato anche la regia ed ha seguito personalmente la coreografia insieme a Bruno Manenti. Luisella Basso Ricci, definita dallo storico e letterato Erminio Gennaro, in una poesia in dialetto a lei dedicata, la “Eleonora Duse de Treì”, calca le scene da lungo tempo: è socia fondatrice del Laboratorio teatrale “Le tracce” di Treviglio ed ha interpretato il ruolo di protagonista nelle piéce “Oscar e la dama in rosa” di Schmitt con Bruno Manenti e “La Signora e il Funzionario” di Aldo Nicolaj; con la regia dei fratelli Buscaglia ha recitato Goldoni, Pirandello, Cecov, Ionesco, Moliere, Schnitzer; con “La palla al piede” di Feydeau ha vinto il Primo Premio come miglior attrice in un Concorso per Gruppi teatrali amatoriali. Il palcoscenico del Filodrammatici è, per così dire, la sua casa, ma non disdegna certo le strade e i cortili, anzi, reputa i cortili del centro storico trevigliese i più bei palcoscenici della città, dove si annullano le distanze ed il pubblico è più vivo e vero e, alla fine, più emozionato e attivo. Dicembre 2016 •

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Musica

I Deleja fanno risuonare le proprie radici con il rock di Daria Locatelli

La band della Bassa presenterà il nuovo album il prossimo 16 dicembre. “La provincia”: un viaggio alla riscoperta delle origini e del quotidiano

“L

a musica è una macchina per sopprimere il tempo” affermava l’antropologo Claude Lévi-Strauss e, nel caso dei Deleja, ha saputo “sopprimere” i venticinque anni trascorsi dagli esordi della band alla data di presentazione dell’album “La provincia”, fissata per il 16 dicembre al Revel Theater di Treviglio. Fabrizio Ferrara (voce), Gianluca Sanna (tastiere), Andrea Crawford (chitarra), Max Paris (basso) e Moreno Rossetti (batteria) si sono ritrovati all’insegna di quella passione per la musica che non li ha mai abbandonati. «Durante la parentesi temporale in cui ci siamo fermati – afferma

il cantante Fabrizio Ferrara – ognuno di noi ha intrapreso la sua strada, ha approfondito musicalmente diversi generi e compiuto esperienze che, oggi, sono la base per continuare a raccontare, a modo nostro, il vissuto di ciascuno di noi». Il “linguaggio” con cui il gruppo parla di sé e del mondo circostante è il rock italiano: «da sempre – prosegue Fabrizio – mandiamo i nostri messaggi creando brani inediti, perché per noi è naturale raccontare di quello che ci è vicino attraverso parole e melodie che siano pensate e suonate in gruppo». Ed è proprio un lavoro di squadra che ha portato alla nascita del nuovo album dei Deleja, in un continuo “confronto-scontro” di opinio-

ni, tipico delle band musicali, che il cantante racconta: «a partire dal 2014, anno in cui ci siamo riuniti, sono stati numerosi i momenti, anche accesi, di discussione tra i membri del gruppo. Tante sono le scelte che devono essere fatte nel momento in cui si realizza un nuovo lavoro, siano esse di natura testuale, musicale, o inerenti stacchi e arrangiamenti. Ci siamo confrontati, anche in maniera sanguigna, su ogni aspetto, ciascuno con la propria individualità, ma tutti accomunati da quella passione che, se vissuta autenticamente, come per noi, porta al coinvolgimento totale. La band miscela il meglio di ciascun elemento e il sound che ascolterete è artisticamente più completo rispetto a quello che ciascun musicista, preso singolarmente, avrebbe potuto esprimere». La condivisione del progetto non ha riguardato soltanto i musicisti dei Deleja, ma ha caratterizzato anche tutti coloro (80 persone) che hanno deciso di sostenere il nuovo lavoro musicale della band attraverso Musicraiser – lo strumento di crowdfunding sempre più diffuso per finanziare le idee culturali cui contribuiscono tutti coloro che apprezzano l’iniziativa – facendo raggiungere l’obiettivo in soli 45 giorni di campagna. Il risultato del sostegno partecipato è “La provincia”, una raccolta di otto brani inediti – registrati presso Suono Vivo a Bergamo – che in chiave rock raccontano la quotidianità e le tematiche attuali, dal bullismo, alla realtà sociale italiana e del mondo. «Il titolo dell’album – spiega Fabrizio – vuole essere un richiamo alle nostre radici. Viviamo in un’epoca in cui siamo “cittadini del mondo”, in cui possiamo comunicare senza problemi anche a 10.000 chilometri di distanza senza nemmeno accorgercene. Il rischio, soprattutto per i giovani, è quello, però, di perdere l’aderenza alla realtà, di dimenticarsi di dove viviamo, del luogo dal quale provengono i valori che abbiamo appreso: la nostra terra è quella che vediamo quando apriamo le finestre di casa». “Per quanto un albero possa diventare alto, le sue foglie, cadendo, ritorneranno sempre alle radici” recita un proverbio cinese: lasciamo allora che il rock dei Deleja ci ricordi da dove veniamo e che, aprendo le finestre, ci faccia sentire a casa nostra. Dicembre 2016 •

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Libri

Il peggiore degli uomini di Daniela Invernizzi

Intervista con Miriam D’Ambrosio sul suo nuovo romanzo

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mmetto che quando ho cominciato a leggerlo mi sono sentita spiazzata. L’autrice di “Fuori non è così” che con dolcezza e ironia ci aveva emozionato e coinvolto con gli aneddoti sui suoi studenti, scrive un racconto che, almeno all’apparenza, è una favola evangelica? Ambientato duemila anni fa, con i personaggi che conosciamo grazie ai Vangeli, chiamandoci a riflettere su uno in particolare, Giuda Iscariota, il traditore di Gesù? Perché? È la domanda che le ho rivolto non appena ci siamo incontrate, per parlare proprio di questo, il suo secondo romanzo, “Giuda mio padre” (Luigi Pellegrini editore). «Nella mia testa giravano parecchie cose, si vede che questa era la più urgente da raccontare. Sicuramente Giuda è un personaggio che mi ha sempre intrigato. Da quando avevo dodici anni leggo le Sacre Scritture, i libri di Vito Mancuso, il Papa, senza essere esperta di niente, anzi in maniera disordinata. Ma in realtà l’ambientazione è un pretesto per dire altro. Ho avvertito l’urgenza di parlare di un figlio che si vergogna delle proprie origini, questo mi interessava. Mi serviva un personaggio immaginario che fosse il figlio del peggiore degli uomini. Secondo la nostra cultura e la nostra espe-

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rienza, chi è il capro espiatorio per eccellenza? Giuda Iscariota». E così eccolo qui, il giovane Fanuel, che vive gioioso e inconsapevole nella casa di Maria, finché un giorno qualcuno gli rivela chi è suo padre, chi è sua madre, togliendogli la pace e la serenità. Per Fanuel comincia un viaggio che lo porterà sulle tracce dei suoi genitori, alla ricerca di un senso alla propria origine e dunque alla propria esistenza. «A me interessava trattare questo argomento, il marchio dei padri sui figli. È un discorso universale, che si adatta a tutti i tempi. Questo non è un romanzo religioso, i personaggi sono raccontati nella loro umanità. È la storia di un figlio abbandonato che ripercorre i tasselli del suo passato, perché, prima o poi, bisogna sempre fare i conti con la propria origine. E se ti porti addosso un marchio di infamia, non puoi vivere in pace. Finché non torni indietro, affronti il passato e non fai pace con la tua origine, non puoi perdonare e se non perdoni non puoi andare avanti. Questa è la storia della costruzione di un’identità attraverso un viaggio fisico e spirituale, che parte da Gerusalemme, dal Campo del sangue (dove vengono sepolti gli stranieri, quelli che non sono Giudei, tranne uno), passando per Efeso, Roma e molti altri luo-

ghi, per poi tornare a Gerusalemme, dove il cerchio si chiude». Quanto conta la Storia, quella vera, nel romanzo? «Non è un romanzo storico, non ha la pretesa di esserlo. Tuttavia quel poco che c’è di storia è assolutamente verificato; con una certa pignoleria mi sono documentata anche sui cibi, i tessuti, le usanze di cui parlo». Quanto tempo ti ci è voluto per scriverlo? «Ho iniziato le ricerche nel settembre 2014 e ho finito di scrivere nel dicembre 2015, lavorando ogni fine settimana, feste comandate, imponendomi una rigorosa disciplina. Poi l’ho lasciato decantare per un paio di mesi, l’ho ripreso, ho sistemato i dialoghi, aggiunto delle cose. Infine l’ho inviato a diverse case editrici. Due mi hanno risposto. Ho scelto questo piccolo editore storico, distribuito da Messaggerie, perché l’editor è Gianfranco Angelucci (che ha scritto anche la postfazione), che è stato anche sceneggiatore per Fellini. Di lui mi fido, anche se lui non vede Giuda come lo vedo io». Perché, tu come lo vedi? «Io lo vedo come nella versione di Zeffirelli. Era un ribelle, che seguiva gli Zeloti. Resta affascinato da Cristo. Sicuramente c’è una forte ambiguità in lui, ma quando i Sommi Sacerdoti gli chiedono di consegnare Gesù, Giuda lo fa convinto che vogliano solo interrogarlo. Le guardie che vanno a prendere il Nazareno non sono quelle di Roma, ma quelle del Sommo sacerdote. Quando Giuda viene a sapere della condanna si dispera, va a restituirei trenta denari, ma inutilmente. Da quel momento il senso di colpa non lo abbandonerà mai più». Chi è Fanuel, il protagonista del libro? «Può essere il figlio di chiunque, rapportato al giorno d’oggi. Figlio di un ladro, di un traditore, di chiunque abbia infranto la legge. Mi serviva collocarlo lontano nel


Lo scrittore testa di cuoio di Ivan Scelsa

Il 6 dicembre a Mozzanica, presentazione del libro di una “testa di cuoio” dell’Arma dei Carabinieri. La Storia d’Italia attraverso gli occhi di Comandante Alfa

I tempo perché così sono riuscita a prendere le distanze, a raccontarlo meglio». Troverà la riconciliazione che cerca? «Fanuel raccoglie testimonianze di chi aveva conosciuto suo padre e alla fine sì, la riconciliazione con la sua origine avviene. E poi ho immaginato che fosse lui a finire il Vangelo di Giovanni, che come tutti sanno è stato chiuso da un misterioso discepolo, che nemmeno gli storici hanno capito chi potesse essere. Così ho pensato: chi meglio del figlio di Giuda poteva chiudere il Vangelo di Giovanni, quello più enigmatico dei quattro?» Ci sono molti personaggi storici, da Nerone, imperatore romano, a Pietro e Giovanni, i discepoli prediletti di Gesù. Qual è il personaggio cui sei più legata? «Nella prima parte c’è Maria, che ha un ruolo fondamentale. Ma io ho un debole per Pietro, perché è un uomo semplice, è il primo Papa della storia, ma anche uno che ha avuto una moglie, che faceva il pescatore. Un uomo di cuore, immediato, istintivo». È stato faticoso scrivere un libro così, anche pieno di dolore e di perdite? «È stato liberatorio. E poi comunque ho raccontato la storia con uno stile fiabesco, che mi ha permesso di volare con leggerezza anche sui momenti difficili e di sofferenza». Cosa rappresenta la copertina? «Volevo un albero, a simboleggiare l’origine, ed eccolo qui, diviso in due, a rappresentare la ricerca dell’identità, della ricostruzione dell’integrità. E il portone è chiuso solo all’apparenza, perché non ha il chiavistello. È solo una chiusura della mente. Basta spingere e si apre». Il libro esce in libreria il 1 dicembre, mentre il tour di presentazione, che porterà Miriam in tutta Italia, comincerà da Caravaggio, sabato 3 dicembre alle 17 presso la libreria Il Campanile.

l GIS, Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri: un reparto che non ha bisogno di presentazioni. Preparazione fisica spinta all’estremo, oltre l’immaginabile. Armi ed equipaggiamento all’avanguardia. Forma mentis per affrontare ogni situazione, sempre. È il 1977 quando l’allora carabiniere ventiseienne soprannominato “Cigno” viene convocato nell’ufficio del suo colonnello: quella chiamata non cambierà solo la sua vita, ma anche la storia delle Forze Armate. Cosa avrà di tanto importante da comunicare ad un manipolo di uomini l’Ufficiale? Nella più totale segretezza sta nascendo un nuovo gruppo operativo e lui sta per entrare a farne parte. Oggi, a quasi trent’anni da quel giorno, quell’uomo, quel militare – che nel frattempo i suoi uomini hanno soprannominato Comandante Alfa – si racconta in un libro. Un libro che nasce dalle molteplici esperienze di chi la storia l’ha fatta, ne è stato protagonista, vivendola in prima persona attraverso vicissitudini internazionali di cui noi, forse, abbiamo sentito parlare con approssimazione solo al telegiornale nazionale. Dalla missione in Iraq all’intervento nel carcere di Trani, dove i detenuti in rivolta tenevano in ostaggio dieci agenti della polizia penitenziaria, passando per la liberazione di Patrizia Tacchella, rapita nel 1990 a soli 8 anni, all’attentato contro le forze italiane di Nassiriya nel 2003, dove persero la vita alcuni carabinieri, fra cui alcuni tra i suoi più cari amici e colleghi. Nel suo viaggio tra i ricordi non si limita a raccontare interventi, ma rivive la preparazione militare e gli strenui allenamenti, lasciando spazio anche all’uomo dietro il mefisto: il simbolo della segretezza sull’identità personale, il simbolo delle teste di cuoio. I ricordi di una vita, fatta di privazioni e vincoli, di festività e ricorrenze trascorse lontano da casa e dalla famiglia, di attimi scanditi da azioni fulminee e al limite, in cui la paura di morire è solo una dolce compagna d’avventura. La sua testimonianza, dopo aver toccato alcuni tra i più importati capoluoghi nazionali, giunge anche alla platea

dell’auditorium dell’Oratorio S. Luigi e S. Agnese di Mozzanica, patrocinatore dell’evento con il Comune e l’Unione dei Comuni Terre del Serio e l’Associazione Nazionale Carabinieri, sottosezione di Mozzanica. Una presenza eccezionale quindi, per cui il Comandante della Polizia Locale Terre del Serio, Antonello Pizzaballa, il Presidente di FoxPol, Carlo Enrico Gandini e soprattutto Ivan Giupponi, anima dell’ANC locale, tenevano particolarmente. Non è facile infatti leggere di libri scritti da appartenenti alle forze dell’ordine. Ancor più difficile di uomini il cui motto è “Silenziosi come la notte, veloci come la folgore”. Cuore di rondine è molto di più che un libro autobiografico: è la Storia recente di un’Italia poco nota, vista attraverso gli occhi di chi la protegge, di chi, nel silenzio, ne ha forse cambiato le sorti recenti. “Conto i respiri in attesa dell’ultimo, quello che non potrò mai raccontare”. L’autore svela i retroscena delle vite di questi uomini coraggiosi che, per la sicurezza dei loro cari, non possono rivelare il loro ruolo nemmeno ai familiari più stretti. Uomini-eroi pronti ad affrontar tutto e raccontati attraverso le ansie e le preoccupazioni delle missioni di cui sono protagonisti. Da scoprire in un incontro di raro fascino ed approfondire nelle pagine di un libro.

La locandina dell’evento

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Cultura

I nonni raccontano di Daniela Regonesi

In biblioteca, un giovedì al mese, i nonni leggono e raccontano i loro ricordi ai bambini

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Treviglio, al numero 9 di via Milano, c’è un posto speciale. È speciale perché i suoi utenti lo sono: i bambini da 0 a 6 anni, che alla Bibliocuccioli possono trovare un mondo a loro misura – letteralmente – e immergersi nei racconti e nelle storie con la magia che solo i libri sanno creare. La biblioteca destinata ai suoi utenti più piccoli pensa a loro fin da neonati, con una selezione di testi adatti già dai primi giorni e con volumi in grado di rispondere a quesiti, ansie e curiosità dei neogenitori o di quelli in attesa. La sede aderisce al progetto Unicef Baby pit-stop, offrendo alle mamme un posto confortevole e intimo dove poter allattare, libri sul tema e un bagno attrezzato. Bibliocuccioli è punto di riferimento per i nidi e le scuole dell’infanzia del territorio, ma anche per la neuropsichiatria infantile di Verdello per quanto riguarda gli in-book. Ha inoltre delle “propaggini” nella città, grazie alla sua presenza presso lo spazio allattamento del Consultorio di via Rossini, nel reparto di pediatria dell’ospedale, e durante incontri specifici inseriti nei corsi preparto organizzati presso l’ospedale e l’ASL. Tra le numerose iniziative proposte spicca I nonni raccontano, appuntamento fisso dell’ultimo giovedì del mese da settembre a maggio. Ne parlo con Beatrice Resmini, Enrica Casirati e Michela Trambaglio. Racconta Beatrice: «L’iniziativa è nata nel 2008 per evidenziare l’importanza della trasmissione della memoria, del racconto orale e dei rapporti nonni-nipoti. I lettori non raccontano solo storie ma anche un po’ di loro, e il confronto generazionale è uno stimolo: agli incontri sono presenti i nonni, i bambini e i loro genitori, in un positivo scambio a tre. Noi bibliotecarie incontriamo preliminarmente i volontari, per raccogliere le informazioni e suddividere i compiti. Una volta individuato il tema mensile, gli incontri, che sono gratuiti, si strutturano in una prima parte

in cui i nonni leggono una storia, quindi raccontano come affrontavano il tema da piccoli, facendo emergere le differenze con l’infanzia di oggi; segue poi un piccolo laboratorio, sempre legato all’argomento, in modo che i bambini possano tornare a casa con un ricordo tangibile della giornata. I nomi dei collaboratori, nel corso degli anni, sono cambiati. Attualmente sono impegnate tre nonne – Adi, Carla e Marina – e ricordiamo con affetto, oltre a tutti i volontari, la nonna Maria, venuta a mancare in luglio ma presente da noi fino ad aprile. Se ci fossero altri nonni disponibili, che volessero unirsi a noi, li aspettiamo e ricordiamo che, poiché il gruppo si compone di massimo 20 bambini, per partecipare è necessaria la prenotazione». Lo staff collabora anche con strutture esterne: ad esempio nel mese di ottobre l’incontro, con una quota di partecipazione di 5 € per il laboratorio, ha luogo presso la Fattoria Didattica Cascina Pezzoli. Per l’appuntamento di dicembre, sempre con l’accompagnamento delle nonne, è prevista una narrazione teatrale a tema natalizio con il Teatro Daccapo, presso la Fondazione Anni Sereni di Treviglio, per questo nell’incontro di novembre si preparano dei gadget da consegnare il mese successivo agli ospiti della casa di riposo, e lo stesso avviene in marzo per aprile.

Sopra: due momenti in Bibliocuccioli, durante gli incontri con argomento “Neve” e “Giochi”. Sotto: i giovedì dei nonni in esterna, presso la Casa Albergo “Anni sereni”.

«Gli aspetti positivi – prosegue Beatrice – sono diversi: i bambini sono coinvolti, ascoltano volentieri le storie. I genitori si divertono, anche più dei loro bambini! Le nonne rivivono i ricordi, se li “scambiano”, confrontano le diverse esperienze. Ad esempio quando il tema era quello dell’educazione stradale, abbiamo riflettuto sul diverso concetto di sicurezza di ieri e di oggi». Per rendere la testimonianza ancora più tangibile e coinvolgente, i nonni condividono con i piccoli fotografie e oggetti gelosamente conservati, regalando loro una specie di viaggio nel tempo, che va dai giochi d’altri tempi alla merenda, dalla spesa alla cameretta, passando magari per l’apparecchio per cardare la lana, in modo che i bambini vivano un’esperienza pratica a partire dall’oggetto: «Un messaggio importante che passa – spiega Enrica – è che non tutto è sempre stato così, per cui non bisogna dare per scontate le comodità che ci sono adesso, perché sono conquiste. È una sorta di lezione di storia». «I bambini – prosegue Michela – reagiscono con stupore, i più grandi fanno domande, mentre i più piccoli sono stimolati a portare la loro esperienza, per questo i temi sono quotidiani, alla loro portata». Tanti sono i collaboratori esperti che si sono lasciati coinvolgere per rendere ancor più ricchi i pomeriggi: solo per citarne alcuni, il gruppo Meucci per il tema telefono, un capostazione per parlare dei treni, un apicoltore con le sue arnie, un vigile, ecc. Una ricchezza davvero non trascurabile, anche in considerazione che i nonni stessi hanno vissuti diversi che si riflettono nelle loro storie: chi viene dalla campagna, chi dalla città, «c’è per esempio una cultura dei nonni che hanno vissuto in cascina che si sta perdendo» mi fa notare Enrica. Ed è davvero la forza della memoria e del racconto che affascina e coinvolge i piccoli, chiamati ad aprire gli occhi su un passato, sebbene non tanto remoto, a loro sconosciuto. Un mondo cambiato a gran velocità, a partire dal secondo dopoguerra, che per un pomeriggio al mese rallenta e si fa ascoltare, passando il prezioso testimone del ricordo alle nuove generazioni. Dicembre 2016 •

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Cinema

Mio cugino al cinema di Gabriele Lingiardi

La magia della settima arte vista con gli occhi di un bambino

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ecidere con chi andare al cinema è una scelta fondamentale: c’è chi ama farlo con un gruppo di amici sufficientemente vasto da riempire una fila di sedie, altri invece cercano un momento romantico da vivere con la propria metà, qualcuno invece si gode i film, in sala, da solo. A me piace vedere i film con mio cugino. Ve lo presento: Stefano, sette anni suonati, seconda elementare frequentata con cinismo. Mi dice di dirvi che è appassionato di supereroi, e che sta conducendo ricerche (pseudo) accademiche sull’esistenza di una qualche forma di vita più forte di Hulk. I suoi hobby sono: sviluppare la sua fantasia attraverso avventure spazio temporali e fare contento suo cugino (io) portandolo al cinema. La nostra partnership filmica è nata qualche anno fa (due e mezzo per la precisione), in occasione dell’uscita in sala di Big Hero 6, un film Marvel di animazione. Insomma, il massimo per noi! Ricordo quel pomeriggio in sala come uno dei momenti più interessanti mai passati al cinema. Uno di quelli che ti fa dimenticare centinaia di film brutti, ti fa passare tutte le delusioni e innamorare di nuovo della settima arte. Per Stefano, invece, è stato un normale pomeriggio… O forse no. Tutto inizia con il viaggio in macchina, esperienza già di per sé emozionante, dato che, nella mente di un bambino, una Panda può essere affascinante come il Millenium Falcon di Star Wars. All’epoca, Stefano aveva cinque anni e non era molto alto. Fatto sta che, al momento di chiedere i biglietti, la cassiera si è ritrovata il mento di un bambino, appoggiato al banco cercando di scalare la struttura e mostrarsi alla signorina per

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ottenere il suo, sudato, biglietto. Risolti questi problemi burocratici partiamo risoluti verso la sala. Tutto procede senza inghippi, se non si considera che Stefano ha ignorato, con uno sguardo severo, il signore che, all’entrata, voleva il suo biglietto. Come si sarà permesso... Robe da matti! Siamo dentro però, è questo che conta. Lo guardo emozionarsi con gli occhi spalancati ai primi trailer. Si gira verso di me e, sorridendo, mi chiede se andiamo a vedere anche questi film. Sono già felicissimo, un piccolo trionfo personale. Il film inizia, le luci sono buie in sala, ma posso intravedere il suo profilo. La schiena è appoggiata allo schienale, le gambe sono troppo corte per toccare terra, per cui si tendono dritte, conferendo al mio cuginetto una buffa forma a “L”. I piedi roteano impazienti. Siamo pronti per goderci il film quando, a 30 secondi dall’inizio, una domanda sorge spontanea: “chi è?”. “Chi è chi?” Rispondo io. “Lui!” e mi indica il protagonista del film, appena apparso sul-

lo schermo, e aggiunge “per me è il supereroe!”. Ci aveva azzeccato. Tra me e me penso però preoccupato che, se ai primi secondi siamo già a farci delle domande, c’è il rischio concreto di passare tutto il film a parlare. Invece, nulla di tutto ciò è successo, perché sia lo spettatore piccolo che quello grande si sono immersi nelle avventure di Hiro e Baymax. Chi è solito frequentare i film di animazione conosce bene la tendenza masochista degli sceneggiatori: se vi state divertendo state sicuri che piangerete, se c’è un personaggio a cui volete bene state certi che potrebbe morire. Così è successo. Mentre io ero intento ad estrarre i fazzoletti ho buttato un occhio al mio compagno di visione, sperando di trovare la sua solidarietà nel dolore, e invece ho visto solamente una piccola sagoma con il viso arrabbiato, in cerca di vendetta, sull’attenti… In piedi! Probabilmente Stefano non vorrebbe che ve lo dicessi, ma all’epoca la sua statura era così esigua da non infastidire nessuno spettatore, per cui l’ho lasciato fare, e ho estratto un altro fazzoletto. Non ero commosso per il film, ma per la magia che stava avvenendo. Tutto il resto della pellicola infatti è stata seguita come si segue un inno nazionale, mancava solo la mano sul cuore. Per fortuna i buoni vincono sempre, mi rassicurava il mio cuginetto durante la battaglia finale contro il terribile cattivo. Lo vedevo sussurrare: “dai, forza, dai!” quasi ad incoraggiare il paffuto protagonista del film. Alla fine tutto si è risolto per il meglio ma, all’epilogo dell’avventura, resta la commozione per il fatto di dovere salutare dei personaggi ormai diventati nostri amici. Guardo Stefano, ha il mento appoggiato allo schienale del sedile davanti. Usciamo dalla sala in silenzio, lo vedo che sta meditando qualcosa. Ad un certo punto mi guarda e afferma con sicurezza: “comunque ritorno!”. Non posso fare a meno di chiedergli dove. Lui mi risponde con un sorriso: “con Baymax, nel prossimo film!”. Ecco perché amo il cinema, ecco perché amo andarci con il mio piccolo mago: perché quando siamo in sala io guardo un film, ma lui diventa un supereroe.


I film sotto l’albero di Gabriele Lingiardi

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icembre è un mese particolarmente favorevole per parlare dei film in uscita. Con l’avvicinarsi delle vacanze natalizie aumenta anche il tempo a disposizione per svaghi e attività ricreative. In questo periodo, inoltre, l’industria cinematografica dà il meglio di sé. Negli equilibri della programmazione vengono infatti riservati alla finestra di fine anno i film con maggiore potenziale di incasso. Penso ad esempio a Rogue One: A Star Wars Story, primo spin off (film derivato) della saga di Guerre Stellari. Il film è ambientato poco tempo prima dei fatti narrati in Una nuova speranza. Al centro della trama saranno i piani di costruzione della Morte Nera e i protagonisti non saranno, questa volta, i cavalieri Jedi, ma gli uomini della resistenza. In cabina di regia si trova Gareth Edwards, reduce dall’avere riportato in auge il mostro Godzilla. I fan si attendono un film diverso rispetto a quelli che affrontano la trama portante, più realistico e meno fantasy: un dramma bellico ambientato nello spazio. Effetti speciali garantiti. Il rivale diretto, sempre in uscita il 15 dicembre, sarà Miss Peregrine - La Casa dei Ragazzi Speciali. Il nuovo film di Tim Burton è da tempo nelle sale statunitensi dove ha ricevuto un’accoglienza contrastata: gli appassionati del regista l’hanno amato, mentre gli altri sono rimasti freddi. La storia racconta di Jake, un ragazzo che si ritroverà nella casa di Miss Peregrine ma, quando conoscerà gli abitanti, tutte le sue certezze crolleranno: gli altri bambini hanno infatti poteri straordinari e terribili nemici pronti ad attaccarli. Per chi volesse passare una serata più tranquilla, senza creature ed esplosioni, consiglio Captain Fantastic, presentato alla Festa del Cinema di Roma, che racconta di un padre decisamente insolito. Ben (Viggo Mortensen) vive con i figli isolato dalla civiltà per entrare in contatto con la natura e raggiungere l’utopia di un’esistenza in perfetta armonia, condotta secondo le massime potenzialità dell’uomo. A seguito della morte della moglie, Ben e i figli dovranno rientrare nella civiltà per dare un ultimo saluto alla donna, ma reinserirsi sarà tutt’altro che facile. La pellicola

ricorda da lontano l’essenza di Little Miss Sunshine; entrambi sono prodotti figli del Sundance, il festival diretto da Robert Redford, caratterizzato dall’essere una vetrina per i film non prodotti dalle grandi major, i cosiddetti indipendenti. Piano piano il Sundance e i suoi registi sono diventati talmente influenti da creare una propria estetica, spesso riconoscibile, lontana dai canoni Hollywoodiani. Come sempre, a ridosso del Natale, verremo travolti dai “cinepanettoni”: le pellicole comiche italiane, prodotte a basso costo, spesso di scarsa qualità, ma dal grande potenziale di incasso. Come alternativa, per sopravvivere alle code al box office,

propongo quindi Sully di Clint Eastwood, basato sulla storia vera del pilota di linea Sullemberg che, il 15 gennaio 2009, compì un atterraggio di emergenza nell’Hudson, salvando la vita di tutti i passeggeri a bordo. Per i bambini da non perdere Il GGG - Il Grande Gigante Gentile, diretto da Steven Spielberg, ispirato al racconto di Roald Dahl e Oceania, il nuovo classico Disney. Un film che probabilmente farà sentire la sua voce agli oscar è The Birth of a Nation, di Nate Parker. Il titolo è lo stesso del classico di Griffith del 1915, ma il punto di vista è leggermente diverso: nella Virginia del 1831 Nat Turner è uno schiavo testimone di innumerevoli atrocità, egli escogita dunque un piano per condurre la sua gente alla libertà.  Per questo mese è tutto ma, prima di salutarvi, mi preme segnalare che l’uscita di Arrival, di cui avevo parlato con entusiasmo il mese scorso, è stata rimandata al 19 gennaio. Ne riparleremo!

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ph Marcellino

Storia

di Elio Massimino

Una grande Basilica a protezione, anche fisica, di una piccola comunità

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ille e non più mille. Alla fine del X secolo centinaia e centinaia di predicatori percorrevano l’Europa annunciando l’imminente fine del mondo, e che il Figlio di Dio sarebbe apparso tra le nubi per giudicare i vivi e i morti. Nel suo Giudizio Universale, dipingendo un Cristo adirato e un’umanità tremebonda, Michelangelo si è ispirato proprio a quell’immagine apocalittica che tanto terrorizzò i nostri avi. Noi invece alla fine del XX secolo temevamo il “baco del millennio”, cioè che i computer andassero in tilt perché non programmati per accettare i due zeri finali nella data. Come sappiamo, il Giudizio Universale è stato rinviato a data da destinarsi, e i computer hanno continuato a funzionare regolarmente. Gli storici diranno se il terzo millennio si sia aperto bene, intanto sappiamo che il secondo, quello iniziato nell’anno 1001, ebbe un avvio positivo e l’Europa finalmente uscì dai “Secoli bui”, iniziati 500 anni prima con la caduta dell’Impero romano d’Occidente. In un quadro politico relativamente stabile si registrò infatti una buona crescita della produzione agricola e degli scambi, e anche la cultura cominciò a rifiorire. Nel corso dell’XI secolo l’arte divenne “Romanica”. Pittura, scultura e architettura infatti andarono recuperando le tecniche e una certa solennità classiche, sia pure introducendo importanti elementi

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di rinnovamento. Ma questo movimento venne chiamato Romanico anche perché si diffuse nei Paesi che erano stati il cuore dell’impero romano, quelli che oggi chiamiamo latini. Nel secondo millennio cominciarono anche a ripopolarsi le città, che sono da sempre i luoghi in cui si fa cultura e dove si esercita il potere politico, e così i grandi feudatari gradualmente abbandonano i loro castelli nel contado per trasferirsi in palazzi di città (spesso con annessa torre difensiva). Non solo, emerse un nuovo ceto sociale: la borghesia. Anche questo è un fenomeno cittadino: si trattava di mercanti, artigiani, banchieri benestanti che cominciavano a contendere a nobili e vescovi il potere politico. Si andava sviluppando anche il proletariato urbano che però, a differenza di quello rurale, non accettava la servitù. Questa struttura sociale sarebbe durata almeno fino alla rivoluzione francese (XVIII sec.). Nell’attuale millennio i nobili sono scomparsi e la borghesia appare composta da un nucleo minoritario di ricchi e ricchissimi, mentre il grosso è costituito dal ceto medio che però, insieme al proletariato, si sta impoverendo. Vedremo come andrà a finire, ma torniamo al nostro Romanico. Nella Gera d’Adda abbiamo uno splendido esempio di architettura romanica giunto fino a noi abbastanza integro, che è la basilica di Santa Maria e San Sigismondo in Rivolta d’Adda. Sembra incre-

ph Marcellino

Il secondo millennio a Rivolta d’Adda

dibile che una piccola comunità di poveri contadini sia riuscita a edificare una tale meraviglia che, consacrata nel 1095, è quindi coeva di S. Ambrogio a Milano. Infatti anche la Chiesa fu protagonista delle trasformazioni urbane di quel periodo e così mentre i nobili e i ricchi borghesi si sfidavano edificando palazzi e torri, i comuni e le diocesi rivaleggiavano con basiliche e campanili. Nella basilica di Rivolta sono facilmente riconoscibili i canoni classici del romanico, come una certa gravitas, ossia “pesantezza”, ma nel senso di maestosità, solennità, che si percepisce appena entrati osservando in una luce tenue i pilastri massicci e polilobati (con molti elementi) delle tre navate, che reggono archi a tutto sesto e imponenti volte a crociera e a botte. La scultura di quel periodo ha soprattutto carattere ornamentale, credo si possa dire che è al servizio dell’architettura, e non fa eccezione San Sigismondo con i suoi bassorilievi e capitelli. I temi sono tipicamente medievali, con uno spiccato simbo-


Natale 2016 Menu lismo che fa largo uso di animali e frutti della terra. Senza entrare in dettagli per ragioni di spazio, si può dire che vi è rappresentato l’eterno dualismo tra il bene e il male, tra Dio e Satana. Nelle pareti e sulle colonne, sopravvivono purtroppo danneggiati non solo dal tempo ma anche da interventi umani, affreschi del XII e XIII secolo. Mi limito a segnalare una notevole “Ultima cena” duecentesca o, più probabilmente, trecentesca, di un anonimo che con l’espressività dei suoi personaggi ha superato le rigidità dell’arte bizantina e, a me sembra, anche il linguaggio giottesco, per lasciare trasparire elementi gotici. La Basilica è ancora oggi il centro pulsante della vita cittadina e la gente vi ha sempre cercato protezione anche fisica, ma le sue mura non sono bastate a difenderla alla vigilia della battaglia di Agnadello (1509) tra veneziani e francesi, quando questi ultimi (“i soliti francesi!”, diranno a Treviglio) saccheggiarono Rivolta e, racconta il Lodi, «la terra fu presa con vituperio delle donne e violamento delle vergini; le quali, come in sicuro, si erano ridotte nella chiesa maggiore». Gli interventi umani di restauro sono stati per lo più deleteri: mi limito a segnalare che in epoca moderna i capitelli, nelle parti mancanti o danneggiate, sono stati ricostruiti (oggi i restauri sono conservativi non ricostruttivi) e che addirittura all’inizio del secolo scorso è stato edificato un enorme pronao che copre quasi del tutto la facciata romanica. Anche il campanile è stato oggetto di improvvide “attenzioni”. In origine, alto solo 16 metri e con copertura a capanna, era una torre civica forse addirittura preesistente alla Basilica, ma a più riprese è stato elevato fino agli attuali 45 metri. L’ultimo intervento è del 1845 quando sono state realizzate le bifore a sesto acuto (gotiche) e la merlatura ghibellina (a coda di rondine), «in netto contrasto – spiega il prof. Cesare Sottocorno – con lo stile romanico della Basilica e con la storica appartenenza di Rivolta al partito guelfo».

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Amarcord

Al panetù de Nèdal

‘N chilo de felicità Tri tàse de sògn ‘n po’ de tranquilità Ses èti de südisfasiù ‘n spisighì de fùlia Tri cügiarade de salüt Na scüdèla de desidere Mesculà be töt, mèt ‘n del fùren e lasàla cös bèn bè. Isè sé pasa bè ‘l Nèdal. (Adattamento di Lino Ronchi liberamente ispirato da un componimento anonimo) Il Panettone di Natale Un chilo di felicità / tre tazze di sogni / un po’ di tranquillità / sei etti di soddisfazioni / un pizzico di follia / tre cucchiai di salute / una scodella di desideri / mescolare bene il tutto / mettere nel forno e lasciar cuocere ben bene / Così si passa bene il Natale.

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a cura di Diego Defendini e Stefano Gatti

Com’era - Com’è

Il porticato di Santa Marta nell’odierna piazza Garibaldi. Era utilizzato nel 1800 dai commercianti per il mercato di frutta e verdura. Oggi non ne resta che una lontana memoria... ...una Treviglio che ormai non c’è più.

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Novità tecnologiche

Asus Zenfone 3 Max, tutto max tranne il prezzo di Diego Defendini

Qualità, grandi prestazioni, ampia autonomia e costo contenuto per lo smartphone di Asus

U

no smartphone dalle caratteristiche di un top di gamma a soli 200 euro? Esiste, ed è tutto merito di Asus. Lanciato di recente dalla casa di Taiwan, il nuovo Asus Zenfone 3 Max offre caratteristiche a dir poco eccezionali a un prezzo contenuto. Sembra incredibile ma è cosi, il nuovo gioiellino targato Asus infatti ha in sé tutte le caratteristiche tipiche di uno smartphone di fascia alta, come una memoria RAM interna da 3 GB – la stessa di un Iphone 7 – un lettore di impronte digitali, il corpo in metallo, la modalità dual sim per l’utilizzo di due schede diverse sullo stesso

device e, soprattutto, una batteria da ben 4100 mAh. La batteria senza ombra di dubbio è la cosa più sorprendente di questo smartphone. La sua enorme “capienza” permette un’autonomia del telefono davvero invidiabile, con una carica della batteria che dura fino a tre giorni con un utilizzo medio del device, cosa più unica che rara su un telefono di questa potenza, e soprattutto una manna per tutti quelli che odiano avere il loro cellulare perennemente scarico. Addirittura presente nella confezione un cavo OTG – On The Go – che permette di trasformare il nostro piccolo giocattolo in una batteria esterna con

cui ricaricare altri dispositivi USB. Passiamo ora al comparto tecnico: dal punto di vista hardware, come già detto, lo Zenfone 3 Max compete tranquillamente con altri telefoni decisamente più costosi, i suoi 3 GB di RAM e i suoi 32

Nintendo Classic Mini, un tuffo nei videogiochi anni ‘80

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orreva l’anno 1983 e in Giappone stava per uscire quello che in un modo o nell’altro avrebbe rivoluzionato l’home entertainment e la vita di milioni di ragazzi: il NES - Nintendo Entertainment System, meglio noto come Nintendo. La console dell’azienda di Kyoto, nel giro di pochi anni, è diventata un fenomeno mondiale e ha dato l’ispirazione per la creazione di nuove console, come ad esempio la Playstation di casa Sony, che ormai domina il mercato mondiale dell’intrattenimento videoludico con nuovi e spettacolari giochi dalla grafica mozzafiato. Ma che ne è di quei ragazzini che negli anni ‘80 si sfidavano

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a Super Mario o Donkey Kong? Ormai cresciuti e diventati adulti, in molti rimpiangono ora quei giochi che tanto amavano da adolescenti. È in arrivo fortunatamente una bella notizia: la casa della grande N ha pensato anche a loro e ha deciso di creare una piccola retro console chiamata “Nintendo Classic Mini”, fedele riproduzione di quel NES uscito nel lontano ‘83, dedicata a tutti gli appassionati che vogliono rivivere con un pizzico di nostalgia la loro gioventù. La console, uscita ufficialmente sul mercato lo scorso 11 novembre, ha la stessa identica forma della sua “ava” e cambia solo nelle dimensioni, decisamente più contenute. Anche il joypad è identico a quello classico, con la piccola differenza che il connettore è adattabile ai controlli delle odierne console Nintendo, vale a dire Wii e Wii U. All’interno del Nintendo Classic sono preinstallati ben trenta giochi tra i più famosi e apprezzati dell’epoca, come Super Mario, Donkey Kong, The legend of Zelda, Metroid, Ninja Gaiden, solo per citarne alcuni.

Per far fronte alla tecnologia attuale la piattaforma di gioco è stata dotata di una uscita HDMI in modo da poterla collegare agli odierni televisori a schermo piatto, garantendo così una resa “video” ottimale. Altra nuova feature inserita nel sistema è quella relativa ai salvataggi, che permetterà di registrare i progressi di gioco ogni volta che si vuole, al contrario di quanto accadeva nella versione “old-gen” in cui non era consentito. Che dire, una piccola chicca sfornata da Nintendo per tutti gli appassionati di videogame che strizza l’occhio al pubblico che vuole vivere un’esperienza “amarcord”, tuffandosi a capofitto nei giochi di una volta. Il prezzo, poi, è tutto dalla loro parte: con 60 euro, infatti, è possibile acquistare questo piccolo gioiellino. Se avete un parente o un amico appassionato di videogames e a Natale non sapete cosa regalargli forse avete proprio trovato ciò che fa al caso vostro. D.D.


L’App del mese

L’

GB di memoria espandibile lo rendono reattivo e “capiente” al punto giusto, così come il suo processore, un 8 Core, che lo rende veloce e scattante anche con diverse applicazioni aperte. Unica nota negativa di un telefono altrimenti sbalorditivo, la fotocamera posteriore. Sulla carta il sensore corrisponderebbe a 13 megapixel di risoluzione, ma nonostante ciò non riesce a esprimersi al meglio e le fotografie, soprattutto in casi di scarsa luce o di contrasti marcati, risultano qualitativamente non eccelse. Il sistema operativo, di default un Android 6.0.1, lavora alla perfezione sul telefono e grazie ad alcuni add-on di Asus, come la sua interfaccia ZenUI, è reso ancora più accattivante dal punto di vista grafico, con la simpatica feature della modifica dei temi che permette di personalizzare in toto gli sfondi e le icone del telefono. Ultima chicca, il lettore delle impronte digitali posto sul retro del telefono, il quale permette di sbloccare il telefono, effettuare pagamenti sicuri online, scattare fotografie ecc., il tutto con una sensibilità e accuratezza nel rilevare le impronte davvero degne di nota. Che dire quindi, questa volta Asus ha davvero centrato il segno, portando al grande pubblico un prodotto di assoluto livello a un prezzo a dir poco competitivo. L’Asus Zenfone 3 Max infatti si trova in commercio nei negozi di elettronica a non più di 200 euro, un prezzo ultra concorrenziale rispetto ad altri telefoni più costosi che, a parte qualche piccolo add-on in più, hanno per il resto le stesse caratteristiche del telefono marchiato Asus. Se cercate, quindi, un prodotto di qualità, veloce, scattante e con un’autonomia davvero invidiabile e, soprattutto, ad un prezzo modico avete decisamente trovato ciò che fa per voi.

app del mese che vi presento è Beep’nGo: semplice e utilissima applicazione creata dalla software house Mobeam Inc., la quale, sono sicuro, farà la felicità di parecchi di voi. Stanchi di avere il portafogli ridondante di carte per la raccolta punti? Bene, se è così, continuate a leggere. Beep’nGo è una geniale applicazione che permette a tutti i possessori di cellulari Android di salvare sui propri dispositivi tutte queste carte e relativo codice a barre, in modo da averle sempre con sé senza dover appesantire il portafogli o dannarsi per cercarle chissà dove in fondo alla borsetta. La procedura è davvero semplice e intuitiva: si accede all’app, si prende la carta che si vuole salvare sul device, la si pone su un piano liscio, si scatta una foto del fronte e del retro della tessera, ponendo particolare attenzione nell’inquadrare il codice a barre presente sulla carta, e il gioco è fatto. Ecco che la vostra tessera è salvata sul vostro cellulare, pronta per essere utilizzata

al supermercato o al negozio preferito. Quando sarà il momento di pagare e alla cassa vi sarà chiesto se possedete la carta-fedeltà, non vi resterà che aprire l’applicazione, selezionare la card di quel negozio e mostrare il vostro smartphone, che sarà passato sul lettore di codici a barre, aggiornando così i vostri punti senza esservi portati appresso l’ingombro di tutte le carte fedeltà. L’app funziona su gran parte degli smartphone con sistema operativo Android e la lettura del codice a barre da parte degli apparecchi a infrarossi delle casse è garantita in quasi tutti i modelli più recenti di telefoni cellulari. Per i telefoni più datati o di fascia bassa che non possiedono la tecnologia per la lettura diretta del codice a barre è possibile in ogni caso utilizzare Beep’nGo: in questo caso saranno i commessi che dovranno digitare sulla cassa il codice numerico che comparirà nell’applicazione. Beep’nGo è scaricabile gratuitamente dal Google Play Store. D.D.

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Sport

Se lo sogni puoi farlo di Lucia Profumo

La nobile disciplina della ginnastica eccelle a Treviglio e Cassano d’Adda

L

a ginnastica è una delle prime attività sportive che l’uomo abbia praticato: esistono documenti che ne dimostrano la diffusione già nell’antico Egitto, nella civiltà cretese e nell’antica Grecia. Nel corso dei secoli poi, questa disciplina è andata regolamentandosi e specializzandosi fino ad arrivare ai giorni nostri. In particolare la ginnastica artistica e la ginnastica ritmica sono due fra le discipline olimpiche più popolari e seguite per la loro spettacolarità, caratteristica che si è accentuata negli ultimi anni anche grazie all’evoluzione tecnica dei materiali e degli attrezzi. E da qualche anno anche a Treviglio e Cassano d’Adda opera una Società Sportiva che ha saputo, in breve tempo, raggiungere livelli altissimi in queste discipline: parliamo della Trevicass, ente no-profit che nasce nel 2009 e si sviluppa rapidamente nei due comuni. Ad oggi la società conta circa 250 iscritti per la ginnastica

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artistica, 30 per la ginnastica ritmica e 40 per il twirling – sport che unisce a movimenti propri di danza, ginnastica ritmica ed artistica l’uso di un bastone, che viene lanciato in aria o fatto roteare sul corpo – senza dimenticare una cinquantina di praticanti della ginnastica “dolce”. Gli atleti si allenano nella palestra comunale di Cassano d’Adda, in quella di via Torta a Treviglio e nella palestra comunale di Rivolta d’Adda, mentre le competizioni si svolgono al Palafacchetti a Treviglio al Palazzetto dello Sport di Cassano, con gare che attirano mediamente dai 1.550 ai 2.000 ginnasti da tutta la regione. Un’esperienza breve quella di Trevicass, ma di cui la società ha fatto tesoro: in pochi anni, infatti, ha saputo far crescere campioni provinciali, regionali e nazionali, fra i quali spicca un’atleta di livello internazionale: Martina Vergani, 16 anni, nazionale di ginnastica artistica, non ha mai abbandonato il suo amore

per il twirling che pratica dall’età di tre anni, arrivando a piazzarsi decima nei campionati mondiali che si sono svolti nell’agosto di quest’anno a Helsingborg, in Svezia. E si sa che nello sport i risultati non vengono mai per caso. Trevicass raccoglie i frutti del lavoro altamente professionale di uno staff che unisce competenza, passione e amore per l’educazione dei ragazzi: il Presidente Angelo Colombo, ex assessore allo sport di Cassano D’Adda, che ha messo a disposizione passione e competenza professionale, il vice presidente Ivano Lucchetti e Nadia Brivio, allenatrice di grande esperienza, direttore tecnico della società e responsabile tecnica della Federazione Ginnastica per la Lombardia. E poi un gruppo di istruttori altamente qualificato: tutti in possesso di brevetti sociali, regionali e nazionali della Federazione Ginnastica Italiana, Federazione Twirling e/o di laurea in Scienze Motorie, perché intervenire su ragazzini in crescita con pesanti carichi di allenamento già dagli 8-9 anni (si parla di tempi variabili dalle 20 alle 40 ore alla settimana a seconda della fase di preparazione del ginnasta) significa sapersi prendersi cura a 360° della crescita di un bambino o bambina. Non solo della tecnica e dei fondamentali quindi, ma anche del suo sviluppo fisico, di aspetti quali salute, sicurezza, crescita personale e sociale. Per sviluppare le abilità necessarie al raggiungimento di alti livelli di performance, i ginnasti devono infatti dedicare totalmente la propria vita a questo sport, sin dalla


COME LAVORIAMO giovane età. Alcuni studi suggeriscono che occorrono dieci anni di duro allenamento per far sì che un ginnasta raggiunga un livello agonistico internazionale, attraverso una selezione severa che porta ad emergere solo i migliori e a sperimentare, in un crescendo fatto di sacrifici e soddisfazioni, la gioia di vincere, il coraggio di saper perdere e l’umiltà e la determinazione di tornare comunque in pedana per riprovarci. In Trevicass crescere a fianco di un ragazzino o una ragazzina vuol dire in primo luogo aiutarli a maturare esperienze (l’allenamento, la gara, l’incontro con altri ragazzi) che sono di estremo aiuto per il loro percorso formativo non solo sportivo, ma anche culturale e sociale. Significa contribuire a educare al rispetto di sé, alla conservazione del proprio patrimonio di salute, a lavorare con costanza per migliorare ogni giorno in forza, coordinazione, destrezza, equilibrio, velocità, scioltezza e senso del ritmo. Ma soprattutto in Trevicass si è convinti che nessun sacrificio è vano se le competizioni sono affrontate come un momento privilegiato di incontro e festa tra giovani coetanei. E anche se la maggior parte degli atleti non diventerà un campione, vincerà comunque la sua gara se grazie alla ginnastica avrà migliorato il suo fisico e il suo carattere, le capacità di concentrazione, di gestione dello stress, di sopportazione della fatica, se saprà accettare sportivamente una sconfitta senza per questo arrendersi. E se ancora non siete innamorati della ginnastica, andate a cercare in rete il magico esercizio di Nadia Comaneci che, proprio quarant’anni fa, a quattordici anni, otteneva a Montréal il primo 10 olimpico della storia della ginnastica artistica con un esercizio perfetto alle parallele asimmetriche. Quel giorno il tabellone segnò 1.00: non era infatti stato programmato per esporre quattro cifre, perché i giudici del CIO ritenevano impossibile raggiungere il punteggio più alto. Così il pubblico rimase attonito davanti ad un punteggio che non capiva, prima di essere avvertito dallo speaker: “Signori e signore, spostate la virgola. Abbiamo un 10 perfetto”. Ed è proprio la ricerca di quella perfezione che ancora oggi guida tanti bambini e bambine anche nelle nostre palestre, che si preparano per essere pronti alla gara e soprattutto alla vita.

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Sport

Da Calvenzano al Mondiale Superbike di Franco Galli

A tu per tu con Marco Barnabò, Team Principal di Barni Racing Team

I

l mondiale Superbike (SBK) è un evento altisonante, meno conosciuto della MotoGP, ma solo perché i suoi personaggi sono meno noti al grande pubblico; i suoi piloti, sono invece notissimi ai tanti appassionati competenti che seguono la Superbike. Se nella MotoGP i mezzi sono praticamente dei prototipi, le moto della SBK sono quanto di più simile ai mezzi che circolano sulle strade, poiché quanto sperimentato in gara si trova quasi direttamente sulle moto di serie; ecco perché gli appassionati sono attenti al mondo SBK: moto che vince è moto che funziona. Il Barni Racing team è una compagine agonistica che corre nel mondiale SBK, ha sede a Calvenzano e, come da tradizione bergamasca, è discreta ma molto laboriosa, punta ad obbiettivi ambiziosi, ma alla propria portata. In queste righe cercheremo di conoscerla meglio attraverso il suo Team Principal: Marco Barnabò. Una canzone di De Andrè dice “la passione spesso conduce a soddisfare le proprie voglie”, la condividi? «La passione è stata grande e lo è ancora, anche se l’impegno è tantissimo, quasi fosse un lavoro, che invece per me rimane quello della mia officina. Certamente l’impegno è ripagato dalle tante soddisfazioni e dall’esperienza acquisita, che si ri-

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percuote sul lavoro ordinario. È dal 1996 che siamo sui campi di gara e qualcosa abbiamo imparato». Come team privato avete concluso in ottima posizione, sei soddisfatto? «Se pensi che nella classifica finale siamo il primo team totalmente privato e che siamo al secondo anno di presenza nel circus mondiale, la soddisfazione è grande. Ovviamente qualche rammarico rimane, se non ci fossero stati l’infortunio alla mano del pilota e alcuni intoppi tecnici avremmo fatto meglio. Ma i margini di miglioramento ci sono e ben speriamo per il futuro». La copertura mediatica di Italia 1 aiuta molto, ma il sostegno degli sponsor è sempre più che necessario. Confermi? «Certamente gli sponsor sono necessari, i nostri eventi sono seguitissimi in

tutto il mondo, poiché la visibilità è sempre maggiore. Inoltre noi siamo vincenti e quindi noti, siamo un ottimo canale per tutte le aziende che vogliono farsi conoscere ad una grande platea. La pubblicità è l’anima del commercio ed i motori attirano sempre, sono un plus per le aziende». Hai un’ottima squadra, come fai a motivarli sempre? «Quando le cose non girano bene, io soffro, ma anche loro, perché come me hanno passione e dedizione; si impegnano al massimo e sono compartecipi delle gioie e dei dolori. C’è spirito di squadra e una convinzione comune sulle potenzialità che tutta il team ha e che loro stessi si riconoscono; quindi si esprimono al loro massimo potenziale». Il tuo pilota è il bravo spagnolo Xavi Fores. Quanto incidono il pilota, la moto ed il team? «Non si possono dare percentuali, tutto è un amalgama e, come dicevo prima, è un orologio che deve funzionare sincronizzato. Una parte completa l’altra, e senza una delle parti non esce nulla di buono. Io devo far funzionare bene questo sincronismo e i risultati parlano da soli». Anche nel Campionato Italiano avete avuto ottimi risultati, ne sei soddisfatto? «In questi 20 anni di gare abbiamo vinto 8 titoli italiani di fila come team e 6 di fila come piloti, anche con atleti diversi; quest’anno 9 gare su 10 sono state nostre, quindi l’esperienza è sempre grande e si è riversata anche sul mondiale SBK, che abbiamo vissuto per il secondo anno, pertanto ora che abbiamo accumulato competenza e rispetto siamo pronti per fare ancora meglio. L’impegno personale ed anche economico è tanto ed oneroso, ma la passione e la voglia di fare sono altrettante; nei prossimi giorni decideremo sul da farsi. Quel che è certo è che pur non avendo ancora la copertura economica totale, ci iscriveremo al prossimo mondia-


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le. Come sai la fortuna aiuta gli audaci». L’esperienza acquisita nelle gare riesci a riportarla ai tuoi clienti? «Certamente! Sono i clienti stessi che ci cercano, poiché riconoscono il nostro valore e vedono i nostri risultati. Noi conosciamo ogni vite della moto e quindi risolviamo ogni esigenza della clientela, che proviene da tutto il mondo: oltre ai clienti italiani accontentiamo spagnoli, tedeschi e americani. Anche la Ducati ci tiene in grande considerazione, tant’è che ci propone le novità motoristiche e le chicche da appassionati. Per noi le gare sono una grande vetrina, così come lo sono per i nostri sponsor». Per chi sogna di correre, cosa puoi consigliare? «Il sogno non deve diventare incubo od ossessione. In questo sport emergere è difficile perché non è solo questione fisica, ma un insieme di fattori. Certo se hai passione vai avanti, ma devi aver anche determinate capacità e qualcuno che te le riconosca. Bisogna essere al top e puntare al top. Poi ovviamente avere un contributo economico anche personale del pilota è utile ed aiuta». Cosa manca alla SBK per essere nota come la MotoGP? «Alla SBK manca il personaggio che attira la folla: se alla MotoGP togliamo Valentino, chi rimane? Senza il personaggio noto (che comunque deve sapere guidare bene) rimangono solo le gare che appaiono noiose come l’attuale Formula 1. In SBK le gare sono su due giorni, i piloti arrivano dalla MotoGP, sono anch’essi noti e sanno andare in moto, inoltre creano spettacolo in pista, non ci sono altri artifizi, trucchi o manovre di team. Si guida e basta, e così ci si diverte!». Da parte di chi scrive e di chi legge, un grande grazie per la tua passione. Bravo a Marco e bravo ai ragazzi del team. Guardateli su www.barniracingteam.it.

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Le Aziende informano

3vi elettra: da 35 anni al servizio di privati e aziende

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rofessionalità, esperienza, dinamicità e competenza affidata a personale qualificato, fanno della 3vi elettra di Treviglio una delle aziende più richieste della provincia di Bergamo, nel settore degli impianti elettrici civili e industriali. La serietà non si improvvisa, è questo uno dei messaggi di marketing utilizzato dall’azienda trevigliese che ben rappresenta l’attività professionale di Davide Ravanelli titolare della 3vi elettra, presente dal 1981 sul territorio bergamasco. L’azienda nasce dalla volontà di chi ha

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voluto e saputo tramutare le fatiche della gavetta fatta nell’età giovanile, quando diventare un imprenditore era ancora un sogno. Tutto ha inizio alla giovane età di 22 anni, in società con un collega di lavoro della ditta di cui erano dipendenti, quando aveva dato una svolta alla sua vita lavorativa, e nel centro di Treviglio prende il via la 3vi elettra. Nel corso del tempo la società si è sciolta; Davide Ravanelli prosegue da solo il cammino da imprenditore responsabile di un gruppo professionale che ha raggiunto oltre i 10 dipendenti.

Durante i 35 anni di attività, l’imprenditore trevigliese ha dovuto affrontare e risolvere le tante criticità dovute alla crisi del mercato, ma anche alle richieste sempre più esigenti dei suoi clienti; momenti che ha superato, grazie alla lungimiranza professionale che lo contraddistingue, attraverso le giuste sinergie che uniscono l’esperienza del personale qualificato all’utilizzo delle nuove tecnologie. Gli impianti elettrici civili e industriali che sono stati la base di partenza dell’azienda di Treviglio, restano ancora oggi al centro dell’attività della 3vi elettra, a questi si


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RENDE LA TUA VITA CONFORTEVOLE ED EFFICIENTE sono successivamente aggiunti anche: la realizzazione di porte automatiche, impianti antintrusione e sicurezza più in generale; poi ancora videocitofonia e videocontollo, progettazione d’illuminazione per interni ed esterni, automazione cancelli e garage; molta attenzione viene inoltre dedicata agli impianti fotovoltaici ed impianti domotici. Punto molto importante per la 3vi elettra è l’assistenza al cliente in modo rapido e con la massima efficienza e professionalità: «Quella di operare principalmente nella sola area della bassa bergamasca – spiega Davide Ravanelli – è stata una mia scelta. Ritengo che il sevizio di assistenza immediata sia di basilare importanza in questo mestiere, ed è evidente che se devi intervenire in zone molto lontane non è tecnicamente possibile essere solerti alle chiamate dei clienti». La nuova era informatica e quella della rete web ha portato una ventata di innovazione tecnica ma anche molta burocrazia in più: «In questi anni il modo di lavorare è cambiato – continua – un tempo si eseguivano lavori con la sola e semplice richiesta del cliente basata principalmente sulla fiducia reciproca. Oggi le persone sono cambiate, sono più esigenti e vogliono essere preventivamente informate su tutto, non soltanto sui costi ma anche sulla parte tecnica. Tutto questo ovviamente non ci spaventa, l’azienda e chi ne fa parte sono ben strutturati per far fronte alla tanta burocrazia, soprattutto hanno la dovuta professionalità per rispondere alle richieste dei clienti con la necessaria competenza tecnica acquisita nel tempo». Quattro anni dopo l’inizio dell’attività, nel 1985 la 3vi elettra cambia sede, trasferendosi in via Ugo La Malfa nella zona industriale PIP, a due passi dal casello dell’autostrada Brebemi. Fra le maggiori richieste professionali della ditta trevigliese figurano le istallazioni della videosorveglianza: «Le persone chiedono sicurezza – conclude il titolare – vogliono stare tranquille nelle proprie mura domestiche e noi siamo attrezzati per soddisfare queste loro richieste».

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Le ricette di Erika Resmini

Paté di fegatini Ingredienti: • 400 gr di fegatini • brodo vegetale quanto basta • 1 foglia di salvia • 1 foglia di alloro • sale • pepe • 1 cipolla • 30 gr di burro • 3 cucchiai di brandy

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ritare finemente la cipolla e fare rosolare con burro, salvia e alloro. Unire i fegatini e rosolare per 5 minuti. Sfumare con il brandy e lasciare evaporare, allungando con il brodo per non fare asciugare. Lasciare intiepidire, aggiustare di sale e pepe e frullare fino ad ottenerne una crema. Far riposare per circa un’ora e servire su crostini di pane croccanti.

Lasagna ai frutti di mare Ingredienti (per 4 persone)

• sfoglia di lasagne fresca • 500 gr di cozze • 500 gr di vongole • 150 gr di calamari • 80 gr di gamberoni • olio • sale • pepe • prezzemolo • pangrattato • vino bianco quanto basta • besciamella

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ulire i frutti di mare, lasciare aprire le conchiglie in un tegame con aglio, un filo d’olio e irrorare con il vino bianco. A cottura ultimata (circa 2 minuti), separare i molluschi dalle conchiglie tenendo da parte il sugo filtrato. Dopo aver tagliato a dadini i calamari e i gamberi, unire il tutto al sugo ultimandone la cottura. A vostro piacimento aggiungere del prezzemolo. Disporre in una pirofila uno stato di besciamella, uno di lasagna e uno di frutti di mare, procedendo così fino ad ultimare gli ingredienti. Cospargere l’ultimo strato di abbondante besciamella e pangrattato. Cottura in forno 200°C per mezz’ora circa. Ottima per le feste!

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Tacchinella ripiena Ingredienti (per 8 persone)

• Tacchinella di 3 kg circa • 1 uovo • parmigiano • 200 gr di salsiccia di tacchino • 2 cucchiai di noci • 100 gr di mollica di pane integrale • 1 costa di sedano • 1 cipolla • 1 carota • vino bianco • brodo vegetale

T

agliare grossolanamente cipolla, sedano e carota; scaldare l’olio in un tegame e versarvi il trito. Aggiungere la salsiccia a pezzi con una foglia d’alloro, sfumare con il vino bianco e rosolare, allungando con qualche mestolo di brodo per mantenere la morbidezza. Nel frattempo ammorbidire il pane nel latte. Una volta cotta la salsiccia, versare nel mixer (basta una passata) e aggiungere l’uovo, il parmigiano, il pane ammollato e le noci tritate. Inserire il ripieno in una sac à poche e riempire la tacchinella precedentemente svuotata (cosa che fa tranquillamente il macellaio). Scaldare il forno a 200°C, spennellare la tacchinella con olio, versare nella teglia il brodo rimasto e il vino e far cuocere per circa un’ora e mezza, tenendo bagnata la superficie con il brodo, di modo che non secchi. Sfornare e servire su un piatto da portata. Buon appetito!

Frolle per l’albero di Natale Ingredienti (per circa 30 biscotti): • 2 cucchiai d’olio d’oliva • 500 gr di farina 0 • 200 gr di zucchero a velo • 2 uova • 1 tuorlo • un pizzico di sale

Per la glassa: • 1 albume • zucchero a velo • qualche goccia di limone

U

nire in una ciotola tutti gli ingredienti secchi, aggiungere l’olio ed iniziare a lavorare con le mani. Rompere le uova a parte, amalgamare con una frusta, unire il tutto compattando l’impasto fino ad ottenere una pasta liscia e omogenea. Avvolgere la frolla in una pellicola e riporre in frigo per almeno un’ora. Riscaldare il forno a 180 gradi, stendere la frolla ad un’altezza di mezzo cm circa e tagliare i biscotti della forma desiderata. Utilizzare una cannuccia per realizzare il foro necessario per appendere le frolle all’albero. Infornare per circa 15 minuti. Nel frattempo, preparare la glassa unendo all’albume due gocce di limone e lo zucchero a velo a pioggia, fino ad ottenere un composto vischioso. A biscotti raffreddati, spennellare la glassa, che può essere anche colorata con gli appositi ingredienti naturali, e, una volta asciutta, infilare del nastro nei fori e a voi l’addobbo! Un dolce augurio di buone feste e arrivederci a gennaio! Dicembre 2016 •

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Eventi

Il Natale in Gera d’Adda: appuntamenti sotto l’albero a cura di Ivan Scelsa

P

er chi non parte, per tutti coloro che preferiscono godere delle manifestazioni locali piuttosto che cimentarsi nelle lunghe gite fuoriporta dei mercatini trentini o austriaci, anche quest’anno Treviglio e la Gera d’Adda concedono ampi spazi di cultura, riflessione religiosa e gioioso clima natalizio. Eventi spesso gratuiti a cui tutti, proprio tutti, vorranno prender parte in attesa dell’arrivo dell’anno nuovo. Di seguito, quindi, riportiamo alcuni dei principali eventi in programma nel mese di dicembre: un’offerta ampia e variegata, non solo a Treviglio, che abbiamo cercato di riassumere semplicemente e cronologicamente. Buone feste! CASSANO D’ADDA - Fino all’Epifania

Pattinaggio su ghiaccio Possibilità di pattinare sul ghiaccio in piazza Garibaldi. TREVIGLIO – Venerdì 2 dicembre

Lucio Battisti. Così è nato il sogno Al TNT, il concerto di Roby Matano, Riky Anelli & The GoodSamaritans dedicato al cantautore. Inizio ore 21. Prevendite aperte con biglietto al costo di 20 euro. CALVENZANO – Venerdì 2 dicembre

L’Italia segreta di Lovecraft Con inizio alle ore 21, proiezione del film di Gianpaolo Saccomano alla presenza del regista e di alcuni attori.

TREVIGLIO – Sabato 3 dicembre

In…chiostro Junior Incontro con Luigi Garlando, autore della serie per ragazzi Gol. Alle 16.30 presso l’auditorium della biblioteca. Ingresso libero. TREVIGLIO – Sabato 3 dicembre

Gli abitanti di Arlecchinia Con Claudia Contin Arlecchino, una conferenza teatrale al Teatro Filodrammatici. Ingresso alle ore 21. Biglietto intero 15 euro. CALCIO – Sabato 3 dicembre

E per mé gh’è post o mia?... Commedia dialettale al Cinema Astra a cura del Gruppo Caro Teatro di Palosco. Ore 20.30. Ingresso gratuito. CALVENZANO Sabato 3 e domenica 4 dicembre

Mercatini di Natale Presso l’Auditorium comunale, due giorni che introducono al periodo festivo tra prelibatezze gastronomiche e oggettistica natalizia artigianale. Un evento a cui tante associazioni locali hanno aderito e promosso in collaborazione con l’Amministrazione Comunale il cui ricavato verrà in parte devoluto alle popolazioni vittime del terremoto in Centro Italia. Per dettagli vi rimandiamo al programma ufficiale.

TREVIGLIO – Sabato 3, 10 e 17 dicembre

FARA GERA D’ADDA Sabato 3 e domenica 4 dicembre

Mercato di prodotti agricoli

Mercatini di Natale

In piazza Manara. TREVIGLIO – Dal 3 al 17 dicembre

Un bel dì vedremo… Madama Butterfly e le altre opere di Giacomo Puccini. Mostra di scenografie e costumi di Gian Luca Tirloni presso la sala G.B. Dell’Era della Fondazione Cassa Rurale di Treviglio. Presentazione alle 10:45 del 3 dicembre presso l’auditorium BCC. TREVIGLIO – Sabato 3 dicembre

Lago Gerundo Tra storia e leggenda, dopo l’anteprima milanese, alle ore 16, Fabio Conti ci presenterà il suo ultimo libro presso il Centro Civico.

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All’Oratorio di Badalasco l’appuntamento è con i Mercatini natalizi, dal sabato pomeriggio a domenica sera. Il sabato sera, poi, concerto gospel “The Spirit Inside”. Domenica “Fiore della vita”, uno spazio dedicato alle donne vittima di violenza con la presentazione del libro “Armi Vincenti” di Febe. TREVIGLIO - Domenica 4 dicembre

Uno slancio di carità: Alla scuola Madeleine Delbrel; Laica e missionaria delle periferie Dalle 10 alle 13, al Centro Salesiano Don Bosco di via Zanovello, un incontro di spiritualità per i Cristiani impegnati nelle realtà sociali e politiche.

MOZZANICA – Martedì 6 dicembre

Cuore di rondine Il Comandante Alfa, uno dei fondatori del G.I.S. dei Carabinieri si svela in un libro autobiografico. Un appuntamento esclusivo promosso dall’Associazione Nazionale Carabinieri di Mozzanica. CALVENZANO – Dicembre

Celebrazioni per il centenario della nascita di Battistina Viganò A dicembre ricorrono i cento anni dalla nascita: particolarmente ricco il calendario dei festeggiamenti per la fondatrice della prima Casa Albergo del paese. CASSANO D’ADDA Mercoledì 7 dicembre

Elevazione Musicale Unione Corale Domenico De Vecchi. Ore 20.30 Chiesa Parrocchiale dell’Immacolata e S. Zeno. SPIRANO – Giovedì 8 dicembre

La piazza di Babbo Natale In piazza Ere, dalle 14.30 alle 18.30, l’appuntamento con giochi gonfiabili a tema, dolci ed attrazioni per bambini. CASSANO D’ADDA Giovedì 8 dicembre

inaugurazione del drappo di Natale Alle ore 17 in piazza Matteotti inaugurazione del drappo di Natale con la partecipazione della Banda musicale di Cassano e Ass.ne Alpini. ARCENE – Venerdì 9 dicembre

E.T. Extra teatro. R.Osa Esercizi di danza per nuovi virtuosismi. Un teatro fatto da artisti giovani ed emergenti presso la sala polivalente di piazza Civiltà Contadina. Inizio ore 21. Ingresso unico 3 euro.


il giorno di

e B a b b o Natal TREVIGLIO 11 DICEMBRE

Tour dei sogni Sali sull’auto dei tuoi desideri e fai un giro della città

Dalle h.10,00 alle h.12,00 - h.16,30 alle h.18,30 in P.zza Manara e Garibaldi

BAbbo Natale in piazza

Il vero Babbo Natale con Fabiana animazione aspetta tutti i bambini in piazza Dalle h.16,00 in P.zza Garibaldi

Babbi in Moto Evento benefico per la raccolta fondi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto

TREVIGLIO – Sabato 10 dicembre

La magia di Santa Lucia Cantiamo Disney a Natale. Il coro Stecchino d’Oro e la New Pop Orchestra in concerto al Pala Facchetti (ore 17.30). L’evento partirà da piazza Paolo VI passando per piazza Garibaldi alle 16 e proseguire presso l’Ipercoop prima del concerto. MARTINENGO – Sabato 10 dicembre

Festival Presente Prossimo All’interno della nona edizione, l’appuntamento è con lo scrittore Ermanno Cavazzoni alle ore 18 presso l’Auditorium “Il Filandone”. Per informazioni: info@presenteprossimo.it. CASSANO D’ADDA Domenica 11 dicembre

Festa di S. Lucia Per le vie del centro storico.

CASSANO D’ADDA Venerdì 16 dicembre

Concerto di Musica jazz A cura di Wild and kind Souls Quartet. Ore 20.30 presso Auditorium biblioteca. TREVIGLIO Venerdì 16 dicembre

Musica per passione Il concerto di Natale avrà luogo presso la Chiesa di San Pietro Apostolo in piazza Paolo VI. Con l’occasione verranno raccolti i fondi per sostenere la Scuola di Musica di Camerino danneggiata a seguito del sisma. TREVIGLIO Venerdì 16 dicembre

ASPETTANDO MR. FOX Nuova opera della Compagnia Teatrale Les Moustaches, scritta e diretta da Alberto Fumagalli. Ore 21 presso il TNT.

TREVIGLIO – Domenica 11 dicembre

SPIRANO Venerdì 16 dicembre

Il giorno dei Babbi Natale

Diaporama, racconti fotografici di diapositive in dissolvenza

Con una piccola donazione si potrà scorrazzare per la Città a bordo di un’autovettura d’epoca condotta da… Babbo Natale. Non mancheranno il divertimento e l’animazione per i più piccoli in piazza Garibaldi e Manara.

Le fotografie di Rolando Bonini e Enrico Novali presso la sala polivalente del Centro Culturale di via Misericordia. Inizio ore 21, ingresso gratuito.

Babbi Natale in moto faranno il giro della città Dalle h.16,00 in in città

TREVIGLIO – Domenica 18 dicembre

Il Treno del Mercatino di Natale Un viaggio a bordo di un treno d’epoca con partenza da Milano e arrivo a Bolzano, per visitare il mercatino più grande dell’Alto Adige. Ferma anche a Treviglio. Per informazioni: prenotazioni@fondazionefs.it TREVIGLIO – Domenica 18 dicembre

Il Museo civico apre la domenica! Dalle 15 alle 18 ingresso libero con visite guidate al Chiostro con l’Associazione Amici del Chiostro. Per ulteriori informazioni: trevigliomusei@comune.treviglio.bg.it CASSANO D’ADDA Domenica 18 dicembre

Concerto di flauti A cura del gruppo Aulos, Ore 16.00 presso Chiesa di S. Antonio. SPIRANO – Domenica 18 dicembre

Il trenino di Babbo Natale Dalle 11 alle 18.30 il trenino di Babbo Natale girerà tutto il paese. Non mancherà l’allegria e la musica con le sue renne. A seguire, alle 20.45, presso la chiesa parrocchiale il concerto del Corpo Musicale G. Conca.

TREVIGLIO – Domenica 11 dicembre

CASSANO D’ADDA Sabato 17 dicembre

Concerto di Natale

“Sotto il cielo di Natale”

Mercatini di Natale

Al Pala Facchetti il concerto del Corpo Musicale Città di Treviglio.

Spettacolo natalizio per bambini a cura di Colpo d’Elfo. Ore 10.30 presso Auditorium biblioteca.

Per tutto il giorno piazza Garibaldi diventerà una grande area espositivo-fieristica per i mercatini, con giocattoli, dolciumi, idee regalo.

SPIRANO – Domenica 11 dicembre

Santa Lucia Alle 20.30 l’incontro presso la chiesa parrocchiale per attendere il suono della campanella di Santa Lucia che nella notte, poi, passerà per le vie del paese.

CASSANO D’ADDA Sabato 17 dicembre

Fisarmoniche di Natale Concerto a cura di P. Camporesi, Ore 20.30 presso Auditorium biblioteca.

TREVIGLIO – Sabato 24 dicembre

SPIRANO – Lunedì 26 dicembre

Cantando il Natale Alle 20.45, presso la chiesa parrocchiale con la Corale della parrocchia. Dicembre 2016 •

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Le Aziende informano

Riceviamo e pubblichiamo

I cento anni di una piccola grande donna, che si è spesa per la sua gente Calvenzano festeggia Battistina Viganò e la sua opera

Endocrinologia

L’

endocrinologia è una branca della medicina che studia il sistema endocrino, ovvero la fisiologia e la patologia delle ghiandole a secrezione interna. Nel nostro Centro abbiamo il piacere di avere la Dott.ssa Rita Carpinteri, specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio, U.O.C. Malattie Endocrine e Centro Regionale per il Diabete, ASST Bergamo Ovest.

pancreas, l’organo che produce l’insulina; quest’ormone regola l’utilizzo del glucosio nelle cellule (muscolo, fegato, cervello…). Una ridotta o assente produzione di insulina causa una maggiore concentrazione di glucosio nel sangue, che a lungo termine può causare complicanze. È essenziale mantenere il giusto livello di glucosio nel sangue con un corretto stile di vita, cure farmacologiche e controlli periodici.

Le ghiandole che hanno un maggiore impatto sull’equilibrio e la salute del nostro corpo sono tiroide, ipofisi, pancreas e le ghiandole surrenali. Quando ci sono variazioni anomale nel livello di ormoni prodotti da questi organi secretori si possono avere problemi di salute anche importanti. Visite specialistiche di endocrinologia ginecologica Nell’apparato riproduttivo femminile il ciclo mestruale rappresenta l’espressione clinica del processo che porta, sotto uno stretto controllo ormonale, allo sviluppo di un ovulo maturo. Un perfetto meccanismo biologico cui partecipano diversi organi: dal cervello, l’ipotalamo e l’ipofisi, l’ovaio ed infine l’utero. Lo scopo è creare le condizioni migliori per la gravidanza. Nella giovane donna alle alterazioni del ciclo mestruale si può associare alla comparsa di una crescita anomale dei peli corporei (irsutismo). Visite specialistiche diabetologiche Il diabete è una malattia cronica causata dal malfunzionamento del

Visite specialistiche per osteoporosi L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da un progressivo indebolimento dello scheletro, che diventa fragile e tende a fratturarsi per traumi il più delle volte banali o, in alcuni casi, addirittura anche in loro assenza. Questo avviene perché l’osso va incontro ad una diminuzione della densità e ad un deterioramento progressivo della propria struttura (micro architettura), a causa dell’invecchiamento, della menopausa o di altre patologie. L’osteoporosi oggi si può e si deve curare, sia per prevenire la prima frattura sia per diminuire il rischio di successive fratture. Si dispone di vari farmaci, diversamente utilizzati, a seconda delle gravità dell’osteoporosi, sia negli uomini che nelle donne. CENTRO INFERMIERISTICO e POLISPECIALISTICO Via Balilla, 66 - Romano di Lombardia Tel. Fax 0363 222249 www.9coop.it - prenotazioni@9coop

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N

ata a Calvenzano il 17.12.1916, cento anni fa, Battistina Viganò, che la gente del paese chiamava con rispetto e ammirazione, la Signorina, fin da giovanissima s’impegnò nel sociale. Estremamente schiva e riservata, ha orientato la propria esistenza al servizio dei compaesani, specialmente quelli che più soffrivano. Coerente con la sua coraggiosa scelta, si rimboccò le maniche, impegnandosi nella vita pubblica del comune, ove ha operato con responsabilità e competenza nelle varie cariche assunte. Fu infatti presidente dell’Azione Cattolica parrocchiale per oltre dieci anni, fra il 1940 e il 1950 e Consigliere municipale dal 1951 al 1964, con incarichi appunto nei servizi sociali. Il nome della Signorina Viganò comunque resterà per sempre legato a quello della “sua Casa” e, ancor oggi, pur dopo la morte di Battistina, avvenuta il 29.1.2000, parlare della “Casa” è parlare di lei. Per questo i Calvenzanesi e a quanti l’hanno apprezzata intendono celebrare, il prossimo dicembre, il secolo dalla nascita di una donna all’apparenza fragile, ma resa forte e generosa dalla fede e dall’amore per i fratelli e vogliono gioire insieme per la magnifica eredità morale e civile da lei lasciata. Festeggiamenti volti a porre in risalto una piccola grande donna – che fu insignita da Papa Paolo II, nel 1996, della Croce “Pro Ecclesia et Pontificia”, dalla Cassa Rurale, nel 1997, della nomina a Socio Onorario, e dalla Regione Lombardia, nel 2000, della “Rosa Camuna” – e il cammino difficile e fecondo di una benemerita istituzione, nata in una minuscola cucina, con annessa una sala da pranzo ed un paio di camere da letto, una con cinque letti ed un’altra con due, e oggi divenuta una moderna e funzionale casa di riposo per gli anziani. Un’istituzione che costituisce l’or-


i professionisti informano

La rubrica del cuore

Quali controlli dopo un intervento di bypass aorto coronarico?

I goglio della comunità di Calvenzano e dà sollievo alla gente della bergamasca e delle zone limitrofe. Nell’agosto del 1954, con pochi mezzi, ma sorretta dalla fede incrollabile nella Provvidenza, Battistina Viganò iniziò la missione di volontariato nell’assistenza degli anziani bisognosi del paese, aiutata da alcune amiche della Gioventù Femminile di Azione Cattolica. Il seme dell’albero generoso, gettato in una semplice casa d’affitto, era destinato però a dare in breve frutti ben più soddisfacenti e per certi aspetti impensabili. Ben presto, aumentando sempre più la richiesta di assistenza, si rese infatti indispensabile poter disporre di una struttura più ampia e funzionale. Non fu certo facile, ma la grande tenacia e la profonda fede di Battistina fecero quello che non è improprio definire “un miracolo”: quel miracolo d’amore e di umana solidarietà che la Signorina ha donato alla “sua gente” ed oggi è la Casa di Riposo Maria Immacolata, con 79 Ospiti. Alla Madonna, di cui era molto devota, Battistina volle infatti dedicare la sua opera, perché la Vergine la proteggesse e sorreggesse, come di fatto è poi avvenuto. Così da giovedì 8 dicembre, festa dell’Immacolata, Calvenzano celebrerà la bella figura di Battistina Viganò, con una serie di manifestazioni religiose e civili, alla presenza di autorità locali e territoriali e dei numerosi “testimoni” di un’esperienza di vita unica e irripetibile, capace di coinvolgere sulla via dell’esempio, molti che sentono lo stesso richiamo morale e solidale della Signorina. I giorni commemorativi culmineranno sabato 17 dicembre con la solenne Santa Messa, presieduta da Sua Eccellenza Mons. Antonio Napolioni, Vescovo di Cremona, che benedirà ed inaugurerà poi il Nuovo Centro Diurno. Sarà presente anche il Vescovo emerito di Lodi, Mons. Giuseppe Merisi. Fra le manifestazioni, una mostra con pannelli che raccolgono fotografie della vita e dell’opera di Battistina, un convegno sul tema dell’anziano come ricchezza della comunità, e un piccolo libro dal titolo significativo: “Per la mia gente”: la fede, le opere, l’amore di una donna semplice e speciale, Battistina Viganò aiuteranno a conoscere meglio e ricordare un’opera morale e civile davvero degna di nota. Marco Carminati

l bypass aortocoronarico è un intervento chirurgico indicato nei casi di cardiopatia ischemica. Lo scopo è quello di aggirare (= bypassare) il restringimento a carico dell’arteria coronaria al fine di portare ossigeno a quella porzione di muscolo cardiaco che a causa dell’ostruzione riceve poco sangue. L’intervento risolve, benché non sempre definitivamente, la conseguenza di una malattia di fondo, ovvero l’aterosclerosi che può colpire non solo le coronarie, ma anche altri distretti arteriosi (es: carotidi, arterie femorali, ecc.). Nel caso del cuore la malattia si manifesta con un restringimento a carico delle arterie coronarie che può essere più o meno significativo fino ad arrivare all’occlusione completa. Nei pazienti in cui la malattia coinvolge in maniera grave e diffusa le coronarie, l’opzione dell’intervento di bypass coronarico risulta essere la migliore in termini di efficacia e durata nel tempo. Nonostante ciò, a distanza di lungo tempo, può capitare di dover re-intervenire nuovamente e ciò si verifica più spesso in soggetti che sono portatori di plurimi fattori di rischio come l’ipercolesterolemia, l’ipertensione arteriosa, ma soprattutto il diabete. In questo caso il “reintervento” consiste nell’eseguire un nuovo studio coronarografico e, in caso di documentata re- stenosi coronarica, un intervento, questa volta non chirurgico, di posizionamento di stent dopo angioplastica sulla coronaria interessata. È dunque importante il constante controllo anche dopo l’intervento di bypass aortocoronarico dei fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, non solo mediante utilizzo dei farmaci, ma soprattutto con l’acquisizione di corrette abitudini di vita (non sedentarietà, attenzione all’alimentazione, sospensione del fumo).

Almeno una volta all’anno è indispensabile che il paziente si sottoponga ad una visita cardiologica, meglio se accompagnata dall’esecuzione di alcuni esami strumentali. Se la situazione clinica è stabile, ovvero se non vi è stata alcuna ripresa di sintomatologia anginosa e non ci sono altri segni/sintomi che alimentino il sospetto di recidiva di malattia, si può consigliare l’esecuzione di angioTAC coronarica che, in mani esperte, permette in maniera non invasiva, di fare un adeguato “punto” strumentale delle condizioni delle coronarie e dei bypass eseguiti. A questo tipo di imaging è comunque raccomandabile associare almeno l’esecuzione di un test ergometrico (elettrocardiogramma da sforzo) che documenti l’assenza di ischemia miocardica (diminuzione o soppressione del flusso di sangue nel cuore, che provoca uno stato di sofferenza nei tessuti non più sufficientemente irrorati). Ad essi si può associare un’ecografia del cuore (ecocardiodoppler) per valutare la cinetica dei vari distretti del muscolo cardiaco, la funzione contrattile globale, l’eventuale sviluppo di patologie valvolari e, soprattutto, gli esami ematochimici di analisi dei fattori di rischio metabolico (glicemia ed emoglobina glicata nel caso di pazienti diabetici, colesterolemia totale, frazionata e trigliceridi nel caso di pazienti dislipidemici, funzione renale e proteinuria nel caso di pazienti ipertesi). In caso di ripresa di sintomatologia anche a breve distanza dall’intervento cardiochirurgico, soprattutto se in paziente portatore di fattori di rischio non adeguatamente controllati, sarà opportuno fare eseguire un test ergometrico oppure una scintigrafia miocardica ed in caso di risultato dubbio o positivo, consigliare il ricovero per un nuovo studio coronarografico. Dott.ssa Alessandra Di Mauro Medico Specialista in Cardiochirurgia Istituto Clinico Sant’Ambrogio – Milano (02/331271) Centro Diagnostico – Treviglio (0363/300343 - 0363/599411) e- mail: alessandradimauro@yahoo.it

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Le Aziende informano

Eventi

Ancora una volta un esito elettorale non previsto dai sondaggi

Donald Trump è il 45° presidente degli Stati Uniti. Ora bisogna capire quanto del suo populismo lascerà spazio al confronto politico

L

a reazione dei mercati alla notizia dell’elezione di Donald Trump è stata immediata e negativa. Ma è durata meno di quanto si potesse ipotizzare. I future del mercato americano sono sprofondati, ma poi hanno iniziato a riguadagnare terreno. Anche se la volatilità è destinata a rimanere alta, ora il tempo della campagna elettorale è finito e bisogna cercare di leggere il Donald Trump di governo. L’esordio del neopresidente, con il primo discorso dopo la vittoria, è stato confortante: “È il momento di unirci e superare le divisioni”, ha detto. Come sempre la realtà potrà essere diversa dalle aspettative ed è per questo che, nella politica come sui mercati, dobbiamo evitare di prendere conclusioni troppo rapide e scontate. Sia i Repubblicani che i Democratici hanno riconosciuto la necessità di ricostruire e migliorare le infrastrutture ormai obso-

Il giorno di Babbo Natale di Ivan Scelsa

lete, come strade, ponti ed elettrodotti, e sembra esserci anche un certo consenso sulla riduzione delle tasse. Il mercato quindi cosa può aspettarsi dopo il primo impatto “emotivo”? Potremo assistere ad una correzione, anche severa, di un paio di settimane circa e poi un rally di fine anno associato a un calo della volatilità. Uno scenario peraltro molto simile a quanto si è verificato in Gran Bretagna dopo lo scossone politico della Brexit. team.advisor.3v@gmail.com

FINECO È LA BANCA PIÙ CONSIGLIATA AL MONDO Vieni a trovarci nel nostro Fineco Center.

Una ricerca 2015 di The Boston Consulting Group premia Fineco come banca più consigliata al mondo grazie al passaparola.

Dopo l’Amatriciana solidale, domenica 11 dicembre una nuova iniziativa del comitato promotore

S

econda edizione dell’evento che, dallo scorso anno, ha portato un sorriso e momenti di allegria nella città di Treviglio. La novità di quest’anno sarà la possibilità di poter provare l’ebbrezza di viaggiare da passeggeri a bordo di alcune autovetture storiche presenti in piazza: un giro di circa 15 minuti su mezzi che hanno fatto la storia dell’auto, a fronte di un’offerta di 10 euro che verrà interamente destinata alle popolazioni del Centro Italia recentemente colpite dal sisma. Dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 18.30 si potrà girare a bordo di una delle auto storiche, appositamente indicate, che saranno presenti in piazza Garibaldi e piazza Manara: sin dalla mattina ci si potrà prenotare per tutte le fasce orarie previste nella giornata. Dalle 11.30 circa arriveranno in centro storico anche altre autovetture storiche, che rimarranno esposte per fare da cornice alla manifestazione. Un gruppo di motociclette ed alcune auto d’epoca raggiungeranno anche la piazza di

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Buongiorno amici di tribuna magazine, siamo un gruppo di pensionati che utilizza quasi giornalmente l’Omnibus 70, il servizio di navetta gratuita per le vie della città di Treviglio a disposizione degli over 70. Scriviamo questa lettera semplicemente per segnalare l’autista di questo bus, il signor Mario, che ogni giorno ci accoglie con estrema gentilezza e cordialità. È sempre un piacere salire sul suo autobus, nessuno viene ignorato e Mario non manca mai di esternare la sua simpatia con conoscenti e non. Sapendo che è un vostro


i professionisti informano

Il tributarista in pillole

Equitalia e la nuova moratoria

L

ph Appiani

Castel Cerreto, da cui partiranno alla volta della casa di riposo “Anni Sereni” e, successivamente, del centro della città, per sostarvi dopo un paio di allegri giri di circonvallazione. Dalle ore 16.00 alle ore 19.00 spumeggiante intrattenimento per i più piccoli: in piazza Garibaldi, con Fabiana Animazione, ci sarà anche Babbo Natale ad aspettare i bambini per raccogliere le letterine ed ascoltare i loro desideri. L’appuntamento è promosso da Club Automoto Storiche Treviglio, Associazione CinemAlfa ed il comitato organizzatore di Treviglio Vintage, unitamente al Comune di Treviglio, l’Associazione Artigiani Commercianti e Professionisti Trevigliesi, il Distretto del Commercio ed il COM Bassa Bergamasca della Protezione Civile, sul cui conto corrente verrà versato quanto ricavato dalla giornata per la successiva donazione alle popolazioni colpite dal terremoto. Un appuntamento solidale da non perdere, che renderà Treviglio, ancora una volta, capitale della Bassa per solidarietà.

lettore, abbiamo approfittato di questa pagina per salutarlo e per mandargli i nostri auguri di Buon Natale.

a Rottamazione Equitalia 2017 è una nuova misura, inserita nella Legge di Stabilità 2017, che prevede una sanatoria, o meglio, una rottamazione delle cartelle Equitalia emesse entro il 31 dicembre 2015. Attraverso il nuovo condono, pertanto, i contribuenti, famiglie, società, imprese e professionisti, hanno la possibilità di cancellare i propri debiti, pagando la cartella di pagamento senza interessi, sanzioni e more. Ancora da definire, invece, la possibilità di stralciare o meno gli interessi di riscossione, ossia, l’aggio al 3% quale compenso di Equitalia per l’attività di riscossione. In altre parole, è una sorta di rateizzazione e stralcio, dove il debitore, al fine di pagare in modo agevolato il proprio debito iscritto a ruolo, una cartella di pagamento, accetta un piano di rientro proposto da Equitalia. Un piano, però, adeguato alle possibilità di pagamento del debitore e contenente lo stralcio integrale degli interessi, delle sanzioni, dell’aggio e di una parte del debito dovuto, una specie quindi di condono Equitalia parziale. I beneficiari della nuova Sanatoria Equitalia sono tutti i contribuenti che hanno ricevuto una cartella di pagamento tra il 2000 ed il 2015, per cui: persone fisiche, ossia famiglie; società; ditte individuali; professionisti. In questi casi, l’Agente provvede a ricalcolare l’importo della nuova cartella condonata, tenendo conto di quanto già versato come capitale e interessi legali, aggio e spese di rateazione e notifica della cartella. Attenzione, però, perché se l’importo già versato copre il debito ricalcolato da Equitalia secondo le condizioni della sanatoria, il contribuente non deve più nulla, ma dovrà comunque presentare la domanda di adesione alla rottamazione dei ruoli 2017. Per chi ha già versato delle somme a Equitalia, invece, nessuna possibilità di richiedere il rimborso di sanzioni, interessi di rateizzazione, mora o somme aggiuntive, dovute sui contributi e premi previdenziali. In caso di adesione, con il primo pagamento o in unica soluzione, scatta in automatico la revoca dei piani di rateazione in corso. Il modulo di dichiarazione, debitamente compilato con l’indicazione

del numero della cartella, può essere consegnato allo sportello, oppure inviato agli indirizzi di posta elettronica (email o Pec) riportati nel modulo della dichiarazione e anche sul sito www. gruppoequitalia.it. Gli sconti saranno differenti a seconda del tipo di atto. Chi aderisce, infatti, pagherà generalmente l’importo delle somme inizialmente richieste (il residuo se è in corso la rateizzazione) senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Restano dunque da pagare le sanzioni che, in genere, raddoppiano l’importo iniziale. Quanto al pagamento, questo può essere effettuato sia a rate sia in un’unica soluzione, rispettando le date di scadenza riportate sulla comunicazione inviata da Equitalia e sui bollettini di pagamento. È possibile dilazionare l’importo fino a un massimo di 4 rate: le prime tre da saldare entro il 15 dicembre 2017, la quarta entro il 15 marzo 2018. Anche chi sta già sta rateizzando può godere del condono, a patto di pagare integralmente le rate in scadenza fino al 31 dicembre 2016. Chi aderisce, poi, deve espressamente dichiarare di rinunciare a eventuali contenziosi relativi alle cartelle interessate dalla definizione agevolata. Giovanni Ferrari Tributarista Dicembre 2016 •

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La Vignetta di Juri Brollini

70 • tribuna magazine • Dicembre 2016


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Tribuna magazine 2016 12  
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