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numero 3 - gennaio 2012. Iscrizione Tribunale di Brindisi 11.11.2011 - N. Reg. Stampa 9/2011

www.lanuovapiazza.com Mensile di informazione politico-culturale

NUOVA

PIAZZA

forum commercio e rigenerazione urbana

ritratto a mimino colucci

Intervista a serena dandini


gennaio 2012

LA NUOVA PIAZZA CRESCE CON TE QUOTA SOSTENITORe 25 € QUOTA BENEMERITO 50 € per il tuo spazio pubblicitario e PER RICEVERE IL GIORNALE A CASA: info@lanuovapiazza.com - 349.6147304


editoriale

E' la Domotecnica Italiana, azienda di Treviso, il nuovo main sponsor dell'Assi Basket Ostuni

Nuove sfide per il nuovo anno

benvenuti

alsud

di Lorenzo Cirasino

Gli auguri di Buon Anno non hanno intenerito più di tanto il 2012 che si è presentato da subito con il suo carico di problemi vecchi e nuovi, aggravato dalla previsione del calendario Maya che fissa al 21.12.2012 la fine del mondo. Per fortuna, questo scenario apocalittico non ci scompone più di tanto, avendo ormai imparato a convivere con piccoli e grandi disastri quotidiani, dovuti a sconvolgimenti naturali ma anche a irresponsabilità umane, che i mezzi di informazione ci propinano a piene mani. E tuttavia la realtà è più dura della nostra spensieratezza: c’è un Paese - l’Italia - che viene retrocesso in serie B, a causa dei suoi conti disastrati, c’è un’Europa che si comporta all’insegna del ‘si salvi chi può‘, c’è un euro che a 10 anni dalla sua introduzione appare sempre più in balia di se stesso . Insomma la finanza, con la sua creatività, ha sconquassato l’economia, ha provocato fallimenti, ha distrutto il lavoro, ha creato ingiustizie e disuguaglianze. C‘è un’area di povertà che cresce giorno dopo giorno, c’è un Sud che annaspa, una disoccupazione che ha raggiunto livelli intollerabili, una rete di piccole e medie imprese che arranca sempre più. Insomma c’è una pentola a pressione pronta a scoppiare. La politica ha mostrato la sua inadeguatezza e Monti è diventato l’ancora di salvezza cui aggrapparsi per riguadagnare un minimo di fiducia e tornare ad essere ascoltati in Europa. Nei momenti di crisi, la tentazione di chiudersi in se stessi e coltivare il proprio orticello è forte, ma è sicuramente la via più sbagliata. Bisogna guardare avanti e avere coraggio, cambiando modello di sviluppo, rafforzando la coesione sociale, facendo scelte di verità e di giustizia.

Nel nostro piccolo, come giornale e come Associazione ‘ La Nuova Piazza ‘, vogliamo continuare a fare la nostra parte, dando voce alla città e a chi la rappresenta, consapevoli che il futuro di una comunità non è nelle mani o nella mente di poche persone, per quanto autorevoli possano essere, ma di tutti coloro che ne hanno a cuore le sorti . Lo abbiamo fatto a proposito di futuro del nostro ospedale, lo abbiamo fatto per l’agricoltura, lo stiamo facendo per il commercio. Ci siamo schierati (e continuiamo a schierarci) a fianco delle istituzioni e delle associazioni per la giusta e sacrosanta difesa della nostra economia turistica dalle conseguenze di una insana ricerca del petrolio nel mare al largo della nostra costa; siamo al fianco di chi lotta per sconfiggere l’idea che la Puglia sia un binario morto su cui i treni non possono viaggiare, così come pensiamo che sia altrettanto giusto aiutare la scuola a recuperare il proprio ruolo di agenzia formativa o battersi per allargare gli spazi in cui i giovani possano dimostrare le loro capacità e la loro voglia di protagonismo. Lo faremo per tante altre questioni, a partire dalle criticità che condizionano molto la qualità della vita dei nostri concittadini ma anche proponendo un ampio confronto su quale tipo di città e di uso del territorio meglio si addice a Ostuni, che ha un patrimonio storico e culturale ma anche umano e professionale di cui andare giustamente orgogliosi. Sarà pure che il 2012 è un anno bisestile e che per i superstiziosi questo porta male, ma noi che siamo mossi da amore profondo per questa città e dalla fiducia nel domani, abbiamo un motivo in più per lavorare per il bene. E su questa strada pensiamo di non essere soli.

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chi

salverà

sant’oronzo? A fine dicembre è stato approvato il bilancio della regione Puglia per il 2012. Tra i contributi previsti c’è quello per il Torneo dei Rioni di Oria (50.000 €) mentre non è stato approvato quello per la Cavalcata di Sant’Oronzo, evento plurisecolare tipico delle celebrazioni Oronziane di Ostuni. Il consigliere regionale Giovanni Epifani si è impegnato a riparare in sede di approvazione del consuntivo. E intanto Sant’Oronzo se la ride sotto i baffi, ascoltando questo dialogo immaginario fra un ostunese deluso e il consigliere devoto:

“Sande Ronze mia amate mu de te s’ one scurdate: chessa bella preggessione na llì piasce a lla Reggione!” “Na descite puttanate già lu nome l ’ a gghje date: Sande Ronze protettore ì lu tegne ind’ a llu core!”

foto di Marcello Carrozzo / ritratti

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forum commercio e rigenerazione urbana

direttore responsabile

Nicola Moro direttore@lanuovapiazza.com

di Michele Carriero e Vincenzo Cappetta

editore

Associazione La Nuova Piazza

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fotografia

Marcello Carrozzo - Photoeditor Daniela Cardone Marta Tomaselli

la voce e i volti dei partiti

progetto grafico

Sandro Bagnulo - Factory18 Studio

di Giuseppe Moro

stampa

Stampa Sud Spa Via Borsellino n.7 Mottola redazione

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Vincenzo Cappetta, Michele Carriero, Lorenzo Cirasino, Giuseppe Moro, Maria Concetta Nacci. hanno collaborato:

Guglielmo Cozzolino, Enzo Farina, Paola Cirasino, Antonella Greco, Danilo Santoro, Francesco Roma, Roberto Santomanco, Dario Ubaldo Lacitignola, Michele Conenna, Enzo Suma.

ritratto a mimino colucci di Giuseppe Moro

12 intervista a serena dandini di Francesco Roma

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Ringraziamo il Prof. Oronzo SadiK per la sua preziosa collaborazione.

scuola che passione! di Lorenzo Cirasino

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la storia “LU JERANE“ di Lorenzo Cirasino

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Commercio e Rigenerazione urbana: i risultati del forum fra Commercianti e Amministrazione Comunale di Michele Carriero foto di Marcello Carrozzo

ulteriori risorse per la rigenerazione e ci piace pensare, per la riconnessione della città fra vecchio e nuovo. Quattro le priorità evidenziate dall’Assessore. In ordine di importanza i pedoni, il verde pubblico in uno col concetto di piazza, la viabilità, il traffico ed i parcheggi. In un brain storming che ha sorpreso tutti per la qualità delle idee e gli spunti progettuali, questo il contributo di Guglielmo Cozzolino “Ringraziandovi per l’invito ed accettando la sfida ritengo sia utile alla causa riprendere il concetto di identità urbanistica, di caratterizzazione ambientale. Risulta a tutti evidente come la Via dello shopping ostunese, non può che caratterizzarsi per il solo aspetto commerciale e pertanto è proprio su quell’aspetto che dovrà concentrarsi l’attenzione di progettisti e tecnici. E allora perché non sognare pensando a Piccadilly Circus e al grande cartellone pubblicitario della Coca Cola che campeggia all’ingresso della Via, eretto ormai a simbolo di quel luogo e presente su tutte la cartoline ricordo, per passare, fatte le dovute proporzioni, a Trafalgar Square, alla Fiveteen Avenio di New York. La redazione “Come è possibile tradurre, fatte le dovute proporzioni, l’approccio descritto, rispetto al contesto urbano ostunese?” Guglielmo Cozzolino ”Perché non pensare che largo Cristo Re o Largo Cicinedda possano ospitare, seguendo la stessa filosofia, elementi caratterizzanti la proposta commerciale della Via, come per esempio l’installazione di grandi Totem illuminati utilizzabili a scopo promozionale o come palcoscenico per esibizioni, facendo buon uso di quanto oggi la tecnologia offre” Un forte elemento di discontinuità è stato proposto dall’Assessore Blasi che ha aggiunto “Non basta riqualificare, rigenerare, riconnettere, sarà indispensabile concentrarsi anche sulla “gestione”, rigenerando, riqualificando, riconnettendo pertanto, anche i processi, le dinamiche che interessano la conduzione delle singole attività commerciali con l’obiettivo di rendere armonico, in una logica di sistema, ciò che oggi appare agli occhi di tutti come un qualcosa privo di identità, programmazione e caratterizzazione”

Continua l’attività esplorativa, avviata nel corso del mese di dicembre, dalla comunità dei commercianti ostunesi, sul futuro del comparto. Le riunioni che si sono susseguite, in uno con la pubblicazione, sull’ultimo numero, dello Speciale Commercio, iniziano a produrre i primi interessanti risultati: obiettivo la costituzione del DUC (Distretto Urbano del Commercio). In sintesi, non altro che uno strumento operativo che possa vedere insieme tutti gli attori, che direttamente e indirettamente governano le politiche commerciali di una comunità. In primis l’Amministrazione Comunale, che non ha fatto attendere il proprio interessamento. Nel corso di una riunione svoltasi presso la redazione del giornale nella serata del 12 u.s., presenti alcuni commercianti, l’architetto e urbanista Guglielmo Cozzolino e l’Assessore alle Opere Pubbliche Ing. Antonio Blasi, si è avviato un interessante dibattito. La redazione “Gentilissimo Assessore la ringraziamo per aver accettato l’invito; per riassumere in breve quanto fatto sinora è sufficiente riprendere le due questioni emerse e percepite dalla categoria dei commercianti come immanenti: la riqualificazione di Viale Pola in un’ottica di riconnessione urbana fra vecchio e nuovo” Antonio Blasi “Confermo la disponibilità dell’Amministrazione Comunale ad avviare un proficuo momento di confronto sul tema, attività, evidentemente, che pretende una programmazione delle attività che parta dal basso e che porti ad una condivisione ampia, la più ampia possibile, delle scelte che da qui in avanti si dovranno compiere” Paolo Pecere “Cosa intende Assessore per disponibilità? Quali le risorse disponibili? Quale lo stato dell’arte della programmazione degli interventi da parte dell’Amministrazione?” Antonio Blasi “Confermo l’esistenza di una forte volontà politica dell’Amministrazione a portare avanti quanto previsto dal Triennale delle Opere Pubbliche del nostro Comune. La programmazione comunale prevede infatti una spesa di € 270.000,00 nel 2013 per la riqualificazione urbana di Viale Pola, nonché ingenti

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speciale economia

Antonio Ostuni “Quale il significato che l’Amministrazione attribuisce al concetto di gestione? E ancora, per passare all’operatività, Come impostare l’attività di progettazione? Come articolare le attività? Quali i tempi?” Assessore Blasi” gestione è programmare in una logica di insieme” Guglielmo Cozzolino ”Dove obiettivo è la vivibilità del contesto, la fruibilità da parte della comunità che vive quel contesto. L’uomo al centro, con obiettivo il rilancio del comparto, passando per la progettazione di ambienti urbani innovativi, che possano generare sentimenti positivi, premessa indispensabile per lo shopping” Assessore Blasi “Per venire al cosa fare, come articolare le attività di programmazione degli interventi ritengo, rispetto ad una progettazione che potrà arrivare a cambiare il volto della città, come sottolineato in apertura dell’incontro, l’indispensabilità di un approccio dal basso. La redazione “Qualora dovessero essere pubblicati avvisi pubblici, a valere sulla Programmazione dei Fondi Europei, finalizzati al finanziamento di quanto previsto nei documenti di programmazione del DUC, sareste disponibili ad anticipare i tempi?” Antonio Blasi “Certamente; i vincoli di bilancio ci impongono oggi di attendere il 2013 per cantierizzare le opere, quindi l’ipotesi ordinaria è quella di arrivare a fine anno con la progettazione definitiva degli interventi. Saremo peraltro attenti a sfruttare ogni opportunità che possa rivenire dalla programmazione europea, rimodulando eventualmente i tempi al fine di potervi aderire” Paolo Pecere “La parola, quindi, ora a noi, che dovremo, a partire dalle prossime settimane, interrogarci sul da farsi, su quali soluzioni proporre, su quali scelte operare” Si avvia sotto i migliori auspici, dunque, l’attività di interlocuzione con l’Amministrazione Comunale. La Nuova Piazza, d’accordo con la categoria, a partire da questo numero si propone agli operatori ed alla comunità ostunese, con un box contenente alcune domande, le cui risposte, inviate on line alla redazione, potranno costituire la base per un primo momento di confronto operativo con l’Amministrazione Comunale.

3) Pensi sia utile la riconnessione con il centro storico? a Si b No

Domande: 1) Quale il senso di marcia per Viale Pola: a Senso unico a salire b Senso unico a scendere c Doppio senso

4) Pensi sia utile riqualificare Viale Pola nell’ottica della chiusura al traffico? a Si b No c A tratti alternati lasciando il passaggio trasversale d Solo nei giorni festivi

2) Dove collocare i parcheggi lungo Viale Pola: a Su un solo lato b Su entrambi i lati c Su nessuno dei due lati, individuando aree a monte e a valle (peschiera – campo sportivo)

INVIA LE TUE RISPOSTE A: INFO@LANUOVAPIAZZA.COM

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speciale economia Delibera di G.M. n°232 del 27/2/1995 Revoca Incarico a seguito delle dimissioni del prof. Siola in data 11/10/1993.

Il P.R.G. in vigore è stato approvato il 1977 e adeguato alla Legge Urbanistica Regionale n° 56/80 nel 1995. Delibera di Giunta Comunale n° 1480 del 7/8/1991 Incarico al prof. arch. Uberto Siola.

Delibera di C.C. n° 25 del 10/4/1998 Delibera Preliminare all’Adozione del Nuovo Piano Regolatore Generale.

Delibera di Consiglio Comunale n° 81 del 29/10/1996 Incarico al prof. Arch. Bruno Gabrielli.

QUALE PIANO REGOLATORE PER OSTUNI? DAL P.R.G. AL P.U.G. di Vincenzo Cappetta

Si torna a parlare di Piano Regolatore o meglio di Piano Urbanistico Generale di Ostuni in relazione alla prossima approvazione (Determina Dirigenziale n° 2123 del 22/12/2011) da parte del Consiglio Comunale dell’adeguamento del P.R.G. al Piano Urbanistico Territoriale Tematico per il Paesaggio (art. 5.06 delle Norme Tecniche di Attuazione del P.U.T.T./p Delibera Regionale n° 1748 del 15/2/2000). L’Amministrazione Comunale, presieduta dal Sindaco Domenico Tanzarella, il 3 dicembre 2008 con atto n° 293 deliberava l’Adeguamento del P.R.G. Vigente al P.U.T.T./p,” nelle more della definizione del P.U.G.” (il c.d. Nuovo Piano Urbanistico Generale). L’incarico fu affidato all’architetto Nicola Fuzio di Bari con Determina Dirigenziale n° 320 del 26 febbraio 2009. La presentazione che l’Amministrazione Comunale farà del nuovo strumento urbanistico permetterà, da una parte, di capire quali novità sono proposte

Una storia infinita con l’Adeguamento al P.U.T.T./p nella gestione del vigente P.R.G. e, dall’altra, riaprirà il dibattito sul nuovo Piano Urbanistico Generale della Città. Sono tre anni che il silenzio è calato su un argomento così importante per “la costruzione del futuro della Comunità e dello Sviluppo Locale”. L’Amministrazione Comunale, in questo periodo, non è rimasta del tutto ferma nel settore urbanistico, ma ha operato per dare soluzione al Nuovo Piano della 167, alla Variante alle Norme Tecniche di attuazione per la Tutela del Centro Storico, alla bozza del Piano Strategico per lo Sviluppo Sostenibile, all’Adozione del Piano per la Rigenerazione degli Orti a valle delle Mura Angioine, all’Adozione di alcune lottizzazioni in collina ( Santa Filomena e Bagnardi) e a mare (Lamasanta), alla presentazione del Piano Regionale delle Coste e ad altro ancora. Tutti provvedimenti importanti, ma discussi

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singolarmente, fuori dal quadro programmatico generale che il nuovo Piano Urbanistico Generale doveva garantire ed assicurare. Ora si impone una domanda a tutti gli amministratori della Città, alle forze sociali, economiche e culturali, ai cittadini tutti: Ostuni ha ancora bisogno di un nuovo Piano Regolatore Generale, o come vuole la nuova Legge Urbanistica Regionale n° 20 del 27 luglio 2001, di un nuovo Piano Urbanistico Generale ? Se, come appare ovvio, la risposta è un deciso si, avremmo ancora due domande da porre: la prima, come e quando si riprende il dibattito sulla proposta di Piano Urbanistico Generale presentato dal prof. Bruno Gabrielli nel maggio 2007 e sulle osservazioni critiche sollevate dall’Ufficio Tecnico Comunale? La seconda, in quali tempi il nuovo P.U.G. potrà essere adeguato al Docu-


speciale economia

Delibera di Giunta Municipale n° 293 del 3/12/2008 Adeguamento del P.R.G. vigente al P.U.T.T./p

Delibera di C.C. n°15 del 14/1/2002. Approvazione Progetto Preliminare Nuovo P.R.G. Con l’approvazione della nuova Legge Urbanistica Regionale n°20 del 2001 il Piano Regolatore Generale (P.R.G.) diventa Piano Urbanistico Generale (P.U.G.).

Delibera di Giunta Municipale n°161 del 30/12/2004 Procedimento di formazione del Nuovo P.R.G. - Direttive.

mento Regionale di Assetto Generale (D.R.A.G. Delibera della Giunta Regionale del 3 agosto 2007 n° 1328 in applicazione degli art. 4 e 5 Legge Regionale N° 20/2001) per essere adottato dal Consiglio Comunale? Sono domande alle quali non si può sfuggire, se si pensa ai venti anni trascorsi dal primo incarico al prof. Architetto Uberto Siola nel 1991, alle sue dimissioni nell’ottobre del 1993 e al nuovo incarico al prof. Architetto Bruno Gabrielli nell’ottobre del 1996. In questi anni si sono alternati tre sindaci: Michele Zurlo, Lorenzo Cirasino, Domenico Tanzarella e un Commissario Prefettizio dott. Clara Minerva; sette Amministrazioni Comunali; un Consiglio Comunale rinnovato cinque volte. Si sono tenuti incontri, dibattiti, sedute di Giunta e di Consiglio Comunali, riunioni di maggioranza, proteste vigorose di minoranza; si sono scritti tantissimi articoli sui giornali cittadini e provinciali; molte associazioni si sono pronunciate, ogni cittadino è stato coinvolto, sono stati impegnati tanti soldi pubblici. Tutto ciò non può andare perduto. Stiamo

parlando della Città di Ostuni, dei suoi cambiamenti, del suo sviluppo economico e sociale, delle sue risorse naturali e storiche, del suo futuro, dei giovani. Da qui bisogna ripartire. Subito. Coinvolgendo i cittadini, le forze economiche e culturali della Città. Un’Amministrazione che vuole guardare in avanti, con lungimiranza, non può non affrontare un tema così rilevante per gli interessi della città. Così come tutte le forze politiche, a partire da chi svolge un ruolo di maggioranza e di opposizione in Consiglio, sono chiamate a misurarsi su questioni così importanti. Ostuni non può attendere. La grave crisi economica coinvolge in maniera forte anche la nostra Città. Bisogna lavorare insieme, avere un progetto complessivo di Città che guarda al futuro e alla vivibilità dei suoi cittadini, che tutela le risorse e valorizzi tutte le possibilità di sviluppo compatibili con il nostro territorio e la nostra storia.

Determina Dirigenziale n° 2123 del 22/12/2011 Impegno di spesa per formazione e approvazione Adeguamento P.R.G. al P.U.T.T./p.

Determina Dirigenziale n° 320 del 26/2/2009 Affidamento incarico per l’Adeguamento del P.R.G. al P.U.T.T/p all’arch. Nicola Fuzio di Bari.

LEGGI URBANISTICHE REGIONE PUGLIA Legge Urbanistica n° 56 del 31/5/1980 Piano Urbanistico Territoriale Tematico per il Paesaggio (P.U.T.T./p). Deliberazione Giunta Regionale n° 1748 del 15 / 12 / 2000 Nuova Legge Urbanistica n°20 del 27/7/2001 Documento Regionale di Assetto Generale (D.R.A.G.).Deliberazione di Giunta Regionale n° 1328 del 3/8/2007


silvestro iaia

attualità

2012. Qual è secondo te il ruolo di un partito oggi? Bisogna continuare su di una strada consolidata. In tanti anni, attraverso la politica abbiamo imparato ad ascoltare la società civile, la gente. Saper ascoltare le istanze dei vari ceti questo il primo obiettivo. La politica deve essere il luogo della discussione e della sintesi. Ovviamente la sintesi non è la somma delle istanze. Ed in questi giorni il governo Monti ne è dimostrazione. La scelta Politica non è mai un accettare e recepire sic et simpliciter un’istanza. L’idea del bene comune deve tornare al centro dell’attenzione di tutti, dai partiti politici alla società tutta. Certo i partiti devono essere attenti delle domande, alle preoccupazioni, alle istanze, appunto, che arrivano dal basso. Ma le scelte politiche devono rappresentare sempre la sintesi e devono essere, soprattutto, il superamento delle contraddizioni poste in essere dalle diverse proposte. In Ostuni negli ultimi vent’anni sono state prese delle scelte che non erano del tutto scontate. Scegliere una politica sul turismo che valorizzasse in primis il centro storico, non è stato scontato. O meglio negli anni ’70 non era così. Questo stravolgimento l’ha compiuto la politica assieme ai ceti produttivi. Mettere al centro la rivalutazione della piazza, non è stato facile. Sono state fatte delle scelte. Certo alcune scelte hanno mortificato altre parti del territorio della città. Ma come dire in qualsiasi situazione serve un discernimento ed una scelta. Ci troviamo alla vigilia di una nuova stagione politica. Anche ad Ostuni? Noi come centro-sinistra siamo impegnati da vent’anni ad amministrare la città. Ritengo che siamo alla vigilia di un impegno nuovo. Dobbiamo immaginare un “dopo Tanzarella”. A prescindere dal fatto che il Sindaco attuale possa o non possa candidarsi a breve per altri incarichi, cosa che ci auguriamo tutti per il successo che può conseguire. Però ritengo così come già detto più volte in presenza di partiti della maggioranza, abbiamo da costruire nuovi scenari. Si va chiudendo una fase politica importante, quella che parte con Cirasino e si chiuderà con la seconda sindacatura di Tanzarella. E poi non sarà più la stessa cosa. Si può ipotizzare che quando il collante di Domenico Tanzarella verrà a mancare, questa nostra città e la sua rappresentazione politica si scomporranno e si ricomporranno in un blocco sociale diverso e in una nuova rappresentazione politica? Per fare cosa e per andare dove? La nuova alleanza va tutta costruita. Ascoltando la città, gli ostunesi. Costruendo un programma. Non è un’operazione semplice. L’esigenza di pensare al nuovo e di disegnarlo attraverso la critica e il confronto è tutt’uno con la convinzione di aver fatto bene o discretamente bene, di aver difeso la

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causa che è sembrata più giusta fin ora. A proposito dell’ascoltare la città e i suoi problemi, che idea ti sei fatto della querelle Ospedale? Cominciamo da quest’ultimo, ammettendo che sul tema non è facile una riflessione serena, visto che mi sembra che il tema si sia molto personalizzato, volendo sperare che non sia veramente una questione campanilistica. Ad Ostuni abbiamo un investimento in corso e abbiamo deciso di puntare su quell’investimento, affinchè si possa avere un servizio sanitario migliore rispetto a quello attuale. Sull’ospedale Brindisi Nord non mi convince per niente l’ipotesi della costruzione di un ospedale attraverso un project financing. Quale interesse può muovere un privato per fare un investimento di tal fatta? Significa che costruiamo un ospedale pubblico sulla carta, che poi viene gestito privatamente? Tutto questo non c’è stato spiegato. Siccome temo che non ci siano risorse per costruire un ospedale, temo che questo sia uno strumento per aggirare l’ostacolo. Noi allora dobbiamo auspicare che nasca un ospedale Brindisi nord all’altezza dell’esigenze della nostra popolazione e di quella che ospitiamo. Ma allo stesso tempo dobbiamo avere un progetto ben fatto, capace di capire cosa andiamo a fare e quali sono i mezzi economici per farlo. Nel frattempo abbiamo l’opportunità di migliorare la struttura attuale. Sul piano regolatore invece? Il piano regolatore è una priorità del centrosinistra ostunese e del PD in primis da sempre. Purtroppo alcune situazioni hanno frenato l’attuazione dello stesso. Riteniamo, però, che proprio dall’ideazione, progettazione, approvazione ed applicazione dello stesso passi lo sviluppo della città, e la cultura della stessa. Infine cosa ti piace della nostra città e cosa un po’ meno? Per chi come me ha vissuto parte della propria giovinezza tra i vicoli della città, Ostuni è un’emozione che portiamo dentro. I nostri vicoli, la luce delle nostre case, le mura bianche è una cosa che portiamo davvero con noi sempre. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra città. Non mi piace “lo sport” preferito dagli ostunesi. Cioè quello di scaricare sugli altri le proprie responsabilità. Questa città non è capace molto spesso di unirsi intorno a degli obiettivi. Attendiamo che altri facciano per noi. È una storia vecchia. Eppure lo sviluppo se deve essere tale non è e non lo sarà mai di tipo individualistico. Gli ostunesi devono essere molto più orgogliosi di quello che hanno e devono investire maggiormente su se stessi e non aspettare che le facciano gli altri.


la voce e i volti dei partiti

attualità

di Giuseppe Moro

2012. Che cosa fa e cosa farà il Pdl di Ostuni? Ho assunto la responsabilità del Pdl dopo le ultime amministrative. Nel 2009 il Pdl ostunese ottenne il 42% alle elezioni europee, mentre la coalizione guidata da Roberto Carparelli non raggiunse il 30%. C’era da costruire il partito e ricucire i rapporti per lavorare con la prospettiva di diventare un’alternativa credibile. Oggi, questa impostazione è largamente condiviso nel gruppo consiliare e nel partito. Siamo cresciuti in termini di adesioni e ci apprestiamo a vivere i primi congressi, provinciale e cittadino. Quello che mi aspetto dai giorni a venire è che ci sia una presa di coscienza, conseguente a quello che sta accadendo in tutta Italia, sia nello schieramento nostro che in quello del centrosinistra. E’ il tempo in cui deve affermarsi il senso di responsabilità di tutti rispetto alle beghe di partito, alle scelte amministrative inopportune o in aperto conflitto d’interessi. Se non si ostacolerà l’aria di rinnovamento che si respira, potremmo anche assistere a cambiamenti importanti e noi vogliamo recitare il ruolo di protagonisti.

Se ti dico Ospedale? Abbiamo avuto da sempre una posizione precisa su questo argomento. Ostuni deve essere il fulcro del comprensorio sanitario più importante di questa parte della provincia. Il Sindaco ha abbandonato l’ipotesi possibilista di un ospedale nord nuovo in altre città e si è schierato sulle nostre posizioni. Mentre il Pd, almeno in Consiglio comunale, è stato più timido, condizionato dai legami con la maggioranza regionale. La posizione nostra è la stessa di prima: spendere un centinaio

Piano Regolatore? Si va affermando l’idea che non sia strettamente necessario, in considerazione di un proliferare di “piani” finanziati con leggi e fondi nuovi. Occorre però valutare che il piano urbanistico offre il vantaggio di prevedere uno sviluppo armonico della città e darebbe certezza anche nei rapporti tra privati e con la pubblica amministrazione. Di case a Ostuni ne sono state costruite abbastanza per una precisa scelta politica. L’edilizia è uno dei settori trainanti dell’economia ostunese, ma credo anche che gli imprenditori ostunesi siano capaci di determinare la crescita anche di altri settori, così come bisognerebbe essere capaci di attirare gli investimenti di nuovo capitale. Mentre sul coinvolgimento della società civile? Ho fatto parte del Forum della società civile, quando era presieduto da Giuseppe Moro. E’ stato un momento di alta partecipazione, di coesione di intenti. Associazioni culturali, sportive, di volontariato, e sindacati ragionavano in forma partecipata dei problemi della Città e del suo sviluppo; il coinvolgimento era elevatissimo. Poi il Forum è diventato soltanto l’assemblea che indica la terna del difensore civico. Le associazioni hanno conservato un’intensa attività e riempiono il cartellone dell’estate ostunese, ma mancano le forme di partecipazione alla cosa pubblica. E’ difficile così coltivare la cultura del bene comune. Un altro aspetto che mi lascia perplesso sono i media locali: li trovo appiattiti sulle maggioranze che hanno ottimi uffici stampa, ma rappresentano “un” punto di vista. Meno male che la rete ormai ha superato i giornali e permette di veicolare messaggi e contenuti altrimenti destinati a restare nel ristretto cerchio degli addetti ai lavori. Cosa ti piace di Ostuni? Ostuni non la cambierei con nessun altro posto al mondo! Mi piacciono le persone, gli amici, la famiglia, il clima, il sole, il mare, la cucina, la storia. Cosa non ti piace? La rassegnazione che per tanti il futuro non sia qui. Dei miei compagni di classe, pochi hanno avuto l’occasione di lavorare a Ostuni. Questo stato delle cose non è cambiato e riguarderà inevitabilmente anche i miei figli. Questo non mi piace, anche se gli ostunesi che si sono fatti onore fuori dalle nostre mura sono davvero tanti e c’è da essere orgogliosi.la conta quasi tutti sono tra Bruxelles, Milano, Roma, ma anche Bari. Questo non mi piace.

guglielmo cavallo

Che rapporto avete, oggi, tra cittadinanza in genere e il vostro partito? È un problema che vale per tutti. Nei confronti della politica c’è sospetto oppure disinteresse. Abbiamo provato a superare questa difficoltà con l’assemblea cittadina: “Miglioriamo Ostuni”; insieme agli altri partiti del centrodestra siamo usciti allo scoperto per far capire alla Città che non ci rassegniamo e chiediamo più partecipazione. È stata un’ottima iniziativa, un’assemblea ricca di contenuti e proposte su cui stiamo lavorando. Sono in tanti quelli che segnalano situazioni e suggeriscono soluzioni, anche se ci sono alcuni settori produttivi della città che, per motivi che non sfuggono a nessuno, non trovano nel Pdl il loro interlocutore ideale. Ad esempio l’edilizia, dove lavoriamo sotto traccia. Poi, certo, il banco di prova più importante, nel rapporto con i cittadini, è costituito dalle votazioni. Nell’ultima tornata elettorale delle regionali abbiamo conseguito un risultato importante, superando largamente quello precedente di Forza Italia e Alleanza Nazionale; il risultato complessivo del centrodestra fa ritenere che per le prossime amministrative la partita sia aperta.

di milioni di euro per realizzare in tempi incerti un ospedale nuovo ha poco senso; occorre terminare i lavori già iniziati in modo da potenziare quello di Ostuni.

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ritratti

E fu il ‘quinto’ tra i grandi ostunesi Domenico Colucci. Professore con la poesia nel cuore e col teatro nella mente.

Una Vita per la cultura. In una stanza appena socchiusa e ben illuminata un uomo con una voce, sottile e raffinata, declama “Lu caseddone”, poesia del ‘70. “Ho iniziato a scrivere un pò per gioco – racconta con un filo di emozione -, quando ero ragazzino. Durante le festicciole di coetanei mi divertivo a comporre con mie parole motivi e canzoni di quel periodo”. Si ferma. Prende fiato e riorganizza il discorso. Il suo dire corre veloce mentre passa in rassegna poeti amici Tommaso Nobile e Amerigo Nacci, e nomina con reverenza i suoi maestri don Arcangelo Lotesoriere, don Oronzo Paolo Orlando, mons. Francesco Tamborrino, don Pietro Pignatelli, la cui poesia racconta momenti di storia ostunese tra 800 e 900. Lui è Domenico Colucci, il “quinto” tra i grandi della poesia in dialetto ostunese. Classe 1922. Dal 1945

professore in giro per le scuole di Ostuni, Bari e Taranto. Fine intellettuale. Nel suo sangue la poesia. Ma anche la politica, il teatro, il giornalismo, la satira. Ha rappresentato con le sue parole, i suoi versi e i suoi personaggi “le cose di Ostuni”. Una connessione vita e opere unica nella nostra terra. Raccolte di poesia come “Tra la selva e la marina” (1975), “La seggia de lu sìneche” (1977), “Li mise e lli giurne” (1980), “Venti anni insieme” (1995) spaziano per oltre 50 anni nella vita di Ostuni, così come le tante commedie dialettali, rappresentate nei teatri cittadini e oltre, a partire da “La morte de Carnialu” (1945), “La zita” (1946), “Lu jattudde de li biatièllu” (1949), “La mascìa” (1951), “La spartogna” (1983), “Li fèmmene muterne” (1985), “Donna Rata” (1985), “Lu bersaglie-

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stato tutto questo per molti secoli. Ne ha descritto anche la sua “fine” con la struggente poesia “L’ùrteme traine de Bagnarde”. Declino di un mondo ormai soffocato dal frastuono dell’industrialismo e del turismo rampante. Colucci ti porta per mano alle fonti della nostra storia, ti fa rivivere il mondo e i personaggi della Ostuni tra 800 e 900, ricostruisce i momenti salienti della lotta politica locale divisa tra marescani e trincheriani. Tra conservatori e progressisti. Tra monarchici e popolari. Fino alla delusione degli anni più vicini a noi della implosione della DC. Lui che ne era stato il corifeo. Il ricordo si fa più fitto quando gli chiedo di parlarmi di una delle sue opere teatrali particolarmente significativa per la coincidenza con la celebrazione dei 150 anni dell’Unità dell’Italia: “Don Arcangelu”. La storia del Risorgimento ad Ostuni. I tanti protagonisti della lotta per l’ indipendenza e la libertà della nostra Italia. Dall’adesione alla repubblica partenopea all’organizzazione di moti antiborbonici Ostuni sede importante e strategica di tutto il Salento. Il ruolo dei chierici e dei giornali nella diffusione delle idee liberali . Ma anche l’esempio di tanti giovani e professionisti impegnati – Francesco Trinchera su tutti - che non facevano mistero delle loro idee e dei loro ideali. Proprio in questo scenario nasce una delle opere più impegnate dal punto di vista storico. Don Arcangelo Lotesoriere protagonista assoluto. Rivelò i suoi entusiasmi patriottici già nel 1848 con l’ode “All’Italia”. Successivamente allontanato dall’arcivescovo di Brindisi a Squinzano continuò a scrivere di politica e di patria tanto da destare preoccupazione e sospetti nella polizia borbonica. Poi lo spostamento ad Altamura e Acquaviva, da lì la metamorfosi del giovane seminarista. A seguito dei fallimenti ideali giobertiani divenne un fedele antisabaudo, tanto da subire la sorveglianza e il carcere dopo il 1860. Ma la politica per Mimino Colucci non è solo il ritorno alla democrazia. A partire dal 1946 si torna a votare e a parlare di politica. E lui segue da protagonista tutte le consultazioni elettorali in città. Dalle amministrative del marzo 1946 al referendum sulla monarchia del giugno successivo alle politiche del 1948 e cosi di consultazione in consultazione. Don Italo Pignatelli accese la fiammella : “Visto cosa hanno fatto a Bari? È arrivato il momento che anche tu faccia un comizio in dialetto così come è successo lì qualche giorno fa”. E così Colucci si trovò a scrivere una lettera, la prima di una lunga serie, sotto forma di componimento poetico, dal titolo efficace e pungente: ‘A lli Stunise gedezziuse‘. “Una folla mai vista ! – così ricorda quel comizio del ’48 – Partiva dalla strada di via Cattedrale e arrivava sino al Caffè Lucia”. Il popolo ostunese si sentiva per la prima volta protagonista. Quella lettera scritta con parole, modi e usi prettamente tipici infiammò di luce propria un’intera città. Vinse la Dc e vinse soprattutto quel nuovo modo inedito di fare politica. Il comizio, in dialetto, diventò un appuntamento atteso a cui gli ostunesi ci tenevano particolarmente e finì con il polarizzare l’attenzione e l’interesse del popolo. I grandi nomi a sostegno di questo o quel partito passavano, i comizi di Mimino diventavano ‘ lu disce disce ‘ di Ostuni . Quando alla fine della lunga chiacchierata gli chiedo quale messaggio vorrebbe inviare oggi agli ostunesi giudiziosi, gli si accendono gli occhi. La sua mente inizia ad elaborare. E l’accenno di sorriso sulle sue labbra, ne fanno intravedere lo scenario possibile. “Si può, ce n’è bisogno” mi risponde. E noi con lui concludiamo: “ Lei che è “Quinto” tra cotanto senno, scriva di nuovo ai giudiziosi “. Ce n’è bisogno!

di Giuseppe MORO foto di Marcello Carrozzo / ritratti

re” (1986). Tutto questo, e molto altro ancora, è Domenico Colucci. Premi prestigiosi, ma soprattutto riconoscimenti della critica e apprezzamenti di studiosi e rappresentanti del mondo accademico, sono la controprova del valore artistico oltre che culturale in senso lato. Uno storico e al contempo un cronista. La sua più grande invenzione? Quello di rendere visibile a tutti la storia, la cultura e la tradizione della nostra terra. Nella sua opera c’è tutta la società ostunese: ci sono sono i contadini con il loro mondo, ma anche i tanti personaggi tipici della società ostunese, ci sono le bellezze di un territorio e di una città che non finisce mai di stupire e ci sono i vari mestieri e le doti di ingegno e arte di chi li pratica. Da lu paretare a lu trappetare Ostuni è

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foto dal mondo

Kenya, Lago Vittoria 2011 foto di Marcello Carrozzo

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la meglio gioventù

la meglio gioventù: a tu per tu con roberto santomanco a cura della Redazione

La vela è un chiodo fisso al punto che, da grande, vorrebbe fare il regatante professionista. Nel frattempo, è un avvocato di uno studio legale internazionale e si occupa di diritto bancario e finanziario. Abbiamo chiesto a Roberto Santomanco – 33 anni, milanese d’adozione ma “a tempo determinato” (come lui stesso si definisce) – di raccontarci la sua esperienza di emigrato al nord, descrivendoci le sensazioni raccolte negli ultimi quindici anni vissuti lontano da Ostuni. Partiamo dalla decisione di lasciare la Puglia. Si è trattato, come per tanti, di una decisione obbligata frutto di precisa scelta universitaria, non certo di una fuga. Devo ammettere, tra l’altro, che non è stata una decisione sofferta, perché da studente fuori sede mi sono sempre sentito un po’ con un piede in due scarpe e non c’è stata, quindi, piena consapevolezza del significato vero della partenza. Cosa è cambiato da questo punto di vista terminati gli studi? Man mano che l’idea di un percorso professionale prendeva forma, ho iniziato a realizzare concretamente che quella scelta mi avrebbe spinto verso altre latitudini. E’ stata quella la fase in cui ho dovuto imparare a convivere con la lontananza e un pizzico di nostalgia. E quale ricetta hai elaborato per conviverci? Trascorro buona parte del mio tempo libero ad Ostuni, dove oltre agli affetti ritrovo gli amici di sempre. E’ una boccata d’aria – quella luminosa e che sa di mare – di cui non posso fare a meno, almeno una volta al mese. Così, tra l’altro, riesco a seguire anche in casa l’Assi Basket, di cui sono tifoso accanito e che, quest’anno, ci dà modo di portare i colori Gialloblù in giro anche per il centro-nord. Un legame forte con la Terra il tuo. Pensi di ritornarci un domani? Non vivo ad Ostuni solo perché il lavoro mi lega ad un’altra città, non certo perché abbia scelto una città diversa per vivere. Mi sento, quindi, ospite e come tale apprezzo e rispetto la città in cui attualmente vivo, ma non ho dubbi che tornare ad Ostuni, prima o poi, sarà per me una necessità. Sarà per questo, forse, che ho sempre respinto istintivamente l’idea di trasferire altrove la residenza. Come vedi Ostuni e la Puglia da lontano? Come un posto assolutamente invidiato, in cui tanti non vedrebbero l’ora di stabilire il proprio “buen retiro”. E’ naturale, quindi, che io provi un certo imbarazzo nel rispondere alla domanda che spesso – ahimè – mi sento rivolgere: “Ah, ma sei di Ostuni…che posto meraviglioso! E cosa ci fai allora a Milano?” Cosa ti piacerebbe ritrovare dopo questi anni? Mi piacerebbe soprattutto ritrovare i tanti che hanno cercato fortuna altrove e che spero scelgano, un domani, di ritornare per condividere il bagaglio professionale e culturale acquisito. Credo che la consapevolezza delle potenzialità e la fiducia nelle risorse esistenti da parte di tutti siano indispensabili per consolidare definitivamente il successo ottenuto da Ostuni in questi ultimi anni. Grazie Roberto, ti aspettiamo qui allora. Grazie a voi, potete contarci.

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le interviste di francesco roma

Sul divano con Fabrizio De Andrè e Monica Vitti

Intervista a serena dandini di Francesco Roma

Quando si ha il piacere di porgere il microfono ad un interlocutore intelligente e sensibile (ammesso e non concesso che anche l’intervistatore lo sia) l’intervista si presta al gioco dei rimandi ad incastro e può deviare dal classico canovaccio preconfezionato sviluppandosi in maniera autonoma e imprevedibile. E’ accaduto qualcosa di simile la scorsa estate con Serena Dandini, una donna davvero molto interessante, di cultura, non nel senso di erudizione ma cultura come sentimento della natura, come direbbe il teologo Vito Mancuso. Si parlava del suo libro “Dai diamanti non nasce niente. Storie di vita e di giardini” e, immediatamente dopo i primi convenevoli l’intervista è deragliata assumendo i toni dell’amabile conversazione sui nostri gusti musicali, arte, cinema, letteratura. De Andrè continua ad ispirare molta musica ma anche tanta letteratura. Con il permesso di Dori Ghezzi s’intende, ho rubato il titolo del libro da “Via del Campo” e mi è sembrato giusto, oltre che necessario, chiedere a Dori di poterlo utilizzare. Le ho raccontato il contenuto ed ho scoperto che Fabrizio era un appassionato di giardinaggio ma era un giardiniere un po’ folle. Per la sua casa in Gallura aveva progettato un giardino a dir poco eccentrico prevedendo delle magnolie dove non potevano attecchire; probabilmente per lui la natura avrebbe fatto un’eccezione. Dori Ghezzi non solo si è entusiasmata per la mia citazione ma mi ha anche regalato uno schizzo originale di Fabrizio per il suo giardino che ho inserito nel mio libro. De Andrè sarebbe riuscito, meglio di qualsiasi altro artista, a raccontare questo 150° anniversario dell’Unità d’Italia e, soprattutto, le continue minacce di separatismo. Certamente avrebbe saputo raccontare da par suo questa Italia autolesionista e ci avrebbe ricordato, come ha fatto in molte sue canzoni, le bellezze e l’unicità di questa terra straordinaria che è l’Italia nelle sue diverse culture. Scrivi con quell’ironia che abbiamo imparato a conoscere nei tuoi programmi. Continui a non prenderti sul serio con la tua voce e e il tuo modo di parlare che mi ricorda molto Monica Vitti. Questo è un complimento meraviglioso. Non merito il paragone con una donna straordinaria che ha permesso a tante di noi di essere spiritose senza essere stupide. Prima mal si digeriva l’ironia femminile. A Monica tutto il mio affetto in questo momento non particolarmente felice della sua vita. Il tuo mestiere, cosè che rende così speciale il “divano della Dandini”? E’ la forza di poter scegliere, di decidere chi intervistare ed è anche una terapia per vincere la mia innata timidezza.

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spazio promozionale

CONTINUA IL VIAGGIO …ALLA SCOPERTA DEL NOSTRO TERRITORIO Continuiamo il nostro viaggio, raggiungendo il cuore della Murgia, un caratteristico paesaggio dal quale emergono il verde dei vigneti e degli ulivi e il bianco delle case e delle Masserie. In questo numero facciamo tappa alla Gravina di Riggio, la più affascinante e massiccia fenditura del territorio limitrofo. ESCURSIONE ALLA GRAVINA DI RIGGIO POSIZIONE:

4 Km da Grottaglie (Taranto)

ACCESSIBILITA’ DISABILI:

NO

LIVELLO DI DIFFICOLTA’:

E

TRANSFER:

40 minuti

TEMPO DI PERCORRENZA:

3 ore 30 minuti circa

(escursionistico)

ABBIGLIAMENTO E ACCESSORI CONSIGLIATI: cappellino; zaino piccole dimensioni; pantalone lungo di tessuto leggero; scarpa da trekking o in alternativa da ginnastica a suola bassa; 1,5 litri di acqua a testa; snack per ristoro quali barrette energetiche, biscotti, ecc. Si tratta di una valle ricca di specie vegetali, all’interno della quale sono presenti un piccolo laghetto, un torrente e una cascata in alcuni periodi dell’anno in cui le precipitazioni sono più abbondanti.La gravina conserva importanti testimonianze storiche, risalenti al XVI-XI sec. A.C., tombe a grotticella e fori di palificazione evidenziano invece il fenomeno del “vivere in grotta”.In prossimità della cascata, molto rilevante è il caggione, una voragine di forma circolare, ma non meno importante è la presenza di un villaggio cavernicolo, articolato su tre livelli di grotte, sulle pareti a strapiombo, del periodo preistorico. Questo vallone, presenta anche un muro di fortificazione e alcuni graffiti del periodo greco e romano. Ci sono anche segni dell’età medievale come le due chiesette rupestri, quali la Grotta del Redentore o Cripta Maggiore, l’eremo cenobitico e resti di sepoltura a fossa di un villaggio, da cui si evidenzia il sistema di grotte comunicanti tra loro, ubicate lungo il ciglio destro della gravina. DA VISITARE: La chiesa di San Nicola, ricca di affreschi, posta lungo il fianco destro della gravina; sul lato opposto troviamo la chiesa grande e il Cenobio (un sistema di nove grotte, articolato su due livelli, segno di un insediamento monastico). Loggione, Gravina di Riggio - (grottaglie TA)

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scuola

foto Marcello Carrozzo

scuola che passione!

di Lorenzo Cirasino

La prima fase del lungo e tormentato confronto sul dimensionamento della rete scolastica tra l’Amministrazione Comunale da un lato e le rappresentanze del mondo della scuola e dei genitori dall’altro, si è conclusa con l’approvazione da parte della Giunta Comunale della delibera n. 2 del 19 gennaio 2012. La proposta avanzata alla Regione Puglia, per quanto riguarda le scuole dell’obbligo di Ostuni, a partire dall’anno scolastico 2012-2013, prevede la seguente organizzazione: - Istituto comprensivo formato dal II Circolo didat tico e dalla scuola media San Giovanni Bosco, aventi nel corrente hanno scolastico una popola zione complessiva di 921 alunni; - Istituto comprensivo formato dal I Circolo didat tico e dalla scuola media Orlandini Barnaba, per un totale di 1142 alunni; - Mantenimento dell’autonomia per il III Circolo didattico, che ha una popolazione attuale pari a 941 alunni. Inoltre si è stabilito che, per mantenere tendenzial-

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mente in equilibrio la composizione della popolazione scolastica nessun istituto o Circolo possa formare più di 10 sezioni di scuola dell’infanzia. Infine vengono revocate le delibere 308 e 316 del novembre 2011 con cui la stessa Amministrazione aveva, in prima battuta, proposto la creazione di due istituti comprensivi: l’uno che accorpava il I e II Circolo didattico con la scuola media Orlandini Barnaba e l’altro che comprendeva il III Circolo e la scuola media San Giovanni Bosco. La Giunta, per giustificare questa nuova formulazione, fa riferimento alle numerose perplessità sollevate sia da parte sindacale che da parte di alcune componenti scolastiche e precisa che, di fronte alla inconciliabilità delle diverse proposte avanzate dagli organi collegiali, si è limitata a prendere atto delle indicazioni maggioritarie che per 4/5 proponevano la soluzione adottata. Possiamo immaginare che le perplessità si riferissero essenzialmente alla perdita di alcuni posti di organico: uno di preside, due di segretario, più qualche


scuola

Intanto il “dimensionamento della rete scolastica” è la conseguenza dei tagli che il Governo Berlusconi effettuò con la legge133 del 2008. Questi tagli agirono su vari fronti: dall’accorpamento di più scuole per ridurre il numero delle presidenze, dei segretari e del personale amministrativo tecnico e ausiliario all’aumento del numero degli alunni per classi, dalla eliminazione del modulo nella scuola elementare alla riduzione delle ore di insegnamento di importanti materie di studio nella scuola secondaria. Il tutto veniva fatto passare e difeso dalla ineffabile ministro Gelmini come “riforma della scuola” capace di modernizzare il Paese e riportare la Scuola all’ordine. L’unica certezza è che la scuola si impoverisce nella qualità dell’offerta formativa e dei servizi e la famiglia stessa è costretta a sobbarcarsi ulteriori costi per servizi e prestazioni aggiuntive. Grazie al senso di responsabilità della stragrande maggioranza del personale scolastico, il disagio non è stato scaricato sugli alunni e le stesse famiglie hanno contribuito a ridurre i disservizi. Ora la discussione sul dimensionamento è stata sicuramente utile a valutare il migliore assetto organizzativo e didattico per favorire lo sviluppo dei nostri bambini, ma chiama in causa l’idea che si ha della scuola e del suo ruolo nel processo di modernizzazione che sta interessando tutta la struttura economica sociale e culturale del nostro Paese per rispondere alle sfide di una globalizzazione che travolge non solo l’economia ma anche il destino delle persone. In tal senso aspettiamo e sollecitiamo contributi.

unità di personale Ata e poi probabilmente alla forzatura di costituire due istituti comprensivi con una popolazione scolastica di circa 1500 alunni ciascuno, ben oltre i 1000, che era il parametro fissato inizialmente dalla Regione Puglia. Chi è rimasto a difendere la proposta dei due istituti comprensivi è stato il III circolo, che ha fatto sentire forte la propria voce sia attraverso il Collegio dei docenti che attraverso i genitori, e chiamando gli stessi sindacati a farsi carico delle loro buone ragioni. E’ del tutto evidente che una ipotesi di tre istituti comprensivi avrebbe avuto come esito il dimezzamento (o quasi) dei corsi attualmente funzionanti, con la conseguenza che 4/5 docenti ogni anno verrebbero dichiarati perdenti posto e destinati a cambiare scuola facendo venir meno la continuità didattica, che è un bene primario per il curricolo dei bambini. La gravità della questione è stata immediatamente percepita dai genitori che hanno gridato la loro preoccupazione insieme al timore della mancata libertà di iscrizione per i propri figli. Sta di fatto che il Sindaco Domenico Tanzarella, prima di adottare la nuova delibera, ha dimostrato carte alla mano che l’orientamento maggioritario delle scuole era per la costituzione dei due istituti comprensivi e il mantenimento dell’autonomia del III Circolo. Tutto bene dunque? Non credo, e tuttavia in attesa di conoscere la decisione della Regione in merito, un inquadramento della questione può aiutare a capire le difficoltà del processo e soprattutto a valutare le conseguenze delle diverse ipotesi in campo.

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ASSI BASKET la storia continua

di Danilo Santoro

quei bravi ragazzi di Danilo Santoro foto Enzo Suma

Non sono semplici tifosi. Distinguono e rispettano la parola ultras. Non sono, però, neanche la banda narrata nel 1990 dall’illustre regista Martin Scorsese, in un celebre film. Anche loro si definiscono «Quei Bravi Ragazzi» ma i loro campi d’azione sono i parquet di tutta Italia. Il loro fine non è delinquere, ma sostenere i colori della propria città. Far emergere tutto il loro orgoglio di appartenenza alla loro terra natia. Macinano chilometri, attraversano in lungo e largo la penisola; oltrepassano alcuni stretti e percorrono le vie del mare. Nel loro cuore il battito forte e incessante di due colori: il giallo ed il blu. Per loro nascere ad Ostuni, la famosa Città Bianca, è un dono divino, che il buon Dio ha voluto regalare a pochi eletti. Rappresentarlo nella Nazione è un dovere. E’ una chiamata alle armi. Ovunque risplenda una maglia con questi due colori, loro devono esserci. «Amici con lo spirito della fratellanza» vogliono essere definiti cosi. Nessuna struttura gerarchica. Nessuna associazione presieduta da un capo. «Siamo un gruppo, prima di tutto, di amici. Non c’è distinzione di classe sociale. Amiamo e cerchiamo di onorare sempre la nostra città». Scelte sempre condivise, in nome di una missione: far vedere all’Italia intera, che al fianco del blasone di Ostuni città e squadra, esiste un tifo sano, colorato, semplice e genuino. Il 20 maggio 2011 è il venerdì che mette le prime fondamenta a quest’avventura. Treviglio, provincia di Bergamo, gara 3 semifinale play-off Lega Nazionale Pallacanestro. Per la prima volta nella recente storia sportiva della città di Ostuni, una propria squadra va a giocare in un campo così lontano. Il team, allenato allora dall’ ostunese Giovanni Putignano, non è solo in quell’impianto sportivo. “969 chilometri di pura passione”. A sventolare questo striscione quasi 100 ostunesi: chi è partito dalla città bianca, chi, ostunese di nascita ma residente in altre città, trova in quella partita un riscatto sociale per gridare a gran voce il loro orgoglio di appartenenza a quasi 1000 km dal luogo d’origine. Quella partita finirà male, ma sarà il primo passo per la creazione di questo progetto. L’estate porta in dono l’approdo nel secondo campionato nazionale di Basket. La storia, che si riscrive. Quale miglior occasione, allora, per dare seguito alla testimonianza di Treviglio? Ci si mette in moto, da subito, per

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farsi trovare pronti a questo esaltante campionato. Pistoia la prima tappa, poi, il derby con il Brindisi. Chi l’avrebbe detto qualche anno fa? La super sfida con la «Stella del Sud» che rimane sempre Stella, perché una piazza del genere, con una decennale tradizione cestistica, merita sicuramente rispetto. Loro però non vogliono essere da meno nel secondo campionato professionistico nazionale, anche se i problemi non mancano. La squadra affidata a Franco Marcelletti entusiasma. Ma la loro casa il «Pala Gentile» di Ostuni non è omologabile per la Lega2. Brindisi è la città che ospita le partite interne dell’Assi Basket Ostuni. «Non nascondiamo – affermano i ragazzi del gruppo- che siamo di fronte ad un aspetto, questo, che ci penalizza in termini numerici e di tifo. Noi comprendiamo chi è costretto a rinunciare anche a questo tipo di “trasferta” così vicina. Ci auguriamo di poter ritornare nel «PalaGentile», magari adeguato ad una norma che come si può vedere non fa altro che penalizzare i piccoli. Questo è un sogno targato gialloblu e noi vogliamo viverlo nella nostra città». Tanti gli attestati di stima conquistati da questi in giro per l’Italia: Bologna, Forlì, Barcellona, sempre protagonisti con il loro calore ed il loro entusiasmo. Ma la vita non è sempre gioia: il 23 ottobre 2011 poco prima di Ostuni -Piacenza, in un terribile incidente durante il Gran Premio della Malesia, muore Marco Simoncelli. «Rappresentava il nostro spirito – riferiscono con orgoglio i «Bravi ragazzi »- perché incarnava il nostro modo di vivere: le amicizie, il sorriso, ma soprattutto il significato vero della parola gruppo. Noi ci vedevamo in lui. Giovani, spensierati, con quella passione e amore per la vita e per lo sport. Quella domenica mattina abbiamo voluto reagire a quella tragedia mettendo da parte le lacrime, e concentrandoci esclusivamente per ricordarlo nel migliore dei modi. Pensiamo di esserci riusciti. Marco è con noi anche ogni domenica, perché, abbiamo realizzato uno stendardo con il numero 58 che ci accompagna in ogni parquet». La domenica dopo, approfittando della trasferta a Imola, «Quei Bravi Ragazzi» hanno fatto sosta a Coriano, paese d’origine di Simoncelli, per lasciare un loro ricordo: una sciarpa ed una maglia gialloblu per simboleggiare questa simbolica unione. Cose solo da Bravi Ragazzi……


sport

foto di Sandro Bagnulo - Factory18 studio

Il 2011 dell’ Assi Basket Ostuni si è concluso con un importante vittoria nello spareggio salvezza a Sant’ Antimo. Nella sfida tra due formazioni esordienti in Lega2, a prevalere è la forza del quintetto di coach Marcelletti, che con una superba prova difensiva conquista la quarta vittoria esterna della stagione (57-71). Il nuovo anno inizia sotto i migliori auspici per i gialloblu. Contro Jesi, alla vigilia dell’ Epifania, arriva una vittoria netta, ma soprattutto due punti di vitale importanza in ottica salvezza . C’è gloria nel quintetto pugliese, in questa gara, per i giovanissimi Sirakov e Margio. Quest’ ultimo piazza sul suono della sirena la tripla del definitivo 87 a 72. Basei e soci non riescono a dare continuità a questa mini serie, perdendo le due seguenti sfide a Brescia, ed al PalaPentassuglia contro Pistoia. In Lombardia l’Assi mette in campo grinta e determinazione, ma paga una serata da dimenticare soprattutto al tiro dai 6,75. Un misero 14% dall’arco, contribuisce in maniera determinante, alla sconfitta contro il quintetto di Sandro Dell’ Agnello. Non va meglio sette giorni dopo contro i toscani allenati da Paolo Moretti. L’esperienza di Galanda ed il dinamismo di Bobby Jones regalano al Pistoia un successo importante per accorciare le distanze dal primo posto occupato dal Reggio Emilia. Le note liete per l’Assi Basket Ostuni arrivano dal fronte societario. Risolta, infatti, la questione primo sponsor: è la Domotecnica Italiana, l’azienda che ha voluto sposare il progetto del sodalizio gialloblu. Domenica 22 gennaio la Domotecnica Ostuni ha perso il derby con l’Enel Brindisi per 88 a 77. Partita vera e intensa. L’Assi tiene bene nei primi due quarti poi il crollo nel terzo quarto. Alla lunga la panchina corta e qualche errore di gioventù costa caro ai gialloblu. Non bastano le prove convincenti di Jurevicius (18 punti) e Johnson (20 punti). In grande spolvero per i Brindisi la guardia Hunter (28 punti). Venerdì 27 gennaio si torna sul parquet arriva Forlì. Vincere è d’obbligo.

Po. Squadra

Pt.

1. Trenkwalder RE 2. Giorgio Tesi Group PT 3. Enel Brindisi 4. Givova Scafati 5. Sigma Barcellona 6. Centrale del Latte BRE 7. Fileni BPA Jesi 8. Morpho Basket PC 9. Tezenis Verona 10. Domotecnica Ostuni 11. Aget Service Imola 12. Marcopoloshop.it Forlì 13. ASS. Pall. S.Antimo 14. Conad Bologna 15. Prima Veroli

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29.01.2012 Giorgio Tesi Group Pistoia Centrale del Latte Brescia Sigma Barcellona Aget Domotecnica Ostuni Tezenis Verona Prima Veroli Givova Scafati Riposa

Enel Brindisi Fileni BPA Jesi Aget Service Imola Marcopoloshop.it Forlì Trenkwalder Reggio Emilia Morpho Basket Piacenza Ass. Pallacanestro S.Antimo Conad Bologna

foto di Daniela Cardone - Factory18 gennaio 2012 studio

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l’angolo della tradizione

LA STORIA DE “LU JERANE“ di Lorenzo Cirasino

La storia de lu jeràne è strettamente legata a quella del pane, elemento base dell’alimentazione e della tavola nonché, insieme al vino, simbolo più alto della celebrazione eucaristica. Le prime notizie sulla coltivazione del grano risalgono a migliaia di anni fa: ad Ostuni, nel Museo delle Civiltà Preclassiche è custodito un prezioso reperto archeologico rappresentato da un fossile con lo stampo di una grossa spiga, trovato in località Fontanelle, che farebbe risalire al neolitico l’inizio della coltivazione di cereali nel nostro territorio. Le prime notizie scritte sulla produzione del grano le troviamo invece in alcune pergamene del 1100: in una charta concessionis di Accardo, signore di Lecce e di Ostuni, del 1130 c’è la notizia della concessione alla Badessa della Chiesa di Santo Stefano di una cisterna pro triticum mittendum, da usare cioè come granaio, in altre pergamene si fa riferimento alla decima dovuta alla Chiesa su tutti i frutti della terra, tra cui frumento e orzo, in alcuni testamenti o lasciti vengono menzionati la falce e il moggio. Interessante è anche la notizia contenuta in un atto (perduto) del 118082, secondo cui Tancredi, dominator Hostunii, concede che sia popolata Petrolla (l’odierna Villanova) e a coloro che vorranno trasferirvisi riconosce il diritto a costruirsi, insieme alla casa, il forno ed il mulino La concessione in enfiteusi di molti terreni di proprietà degli ordini religiosi e la messa a coltura di terre incolte hanno il merito di accrescere, a partire dall’800, la produzione di cereali e di legumi (grano e fave in particolare). Le masserie e le case palazzate del nostro Centro Storico, dotate di vani e cisterne apposite - hanno riserve sufficienti di grano, sia per il consumo familiare che per la vendita. Da una statistica, condotta da uno studioso per l’anno 1800 nel Regno di Napoli, il costo annuale della spesa di una famiglia con tre figli piccoli ammontava a 121,70 ducati, di cui 69 per acquistare 23 tomoli di grano a 3 ducati l’uno, 21,60 per l’acquisto di vino, 9,60 per i legumi (fave essenzialmente), 7,20 per l’olio (necessario anche per accendere lumi) più qualche altra piccola spesa. L’autosufficienza nella produzione di grano arriva col fascismo: il Duce, dovendo far fronte al blocco commerciale, ingaggia la battaglia del grano, lanciata in grande stile e condotta su più fronti : dalla selezione dei semi alla diffusione dei concimi, dalla formazione agli incentivi . Aumenta la superficie coltivata, grazie ad un aiuto di 200 lire per ettaro, e cresce la produttività, grazie alla meccanizzazione; vengono istituite Cattedre ambulanti per diffondere la cultura granaria e creati i Consorzi Agrari per la distribuzione dei concimi e delle sementi, ma anche per l’ammasso dei prodotti. La Puglia, che ha sempre avuto un

ruolo fondamentale nella coltivazione dei cereali e nella produzione del grano diventa, grazie al Tavoliere, il granaio d’Italia. In provincia di Brindisi la superficie investita a grano passa da poco più di 37.000 ettari del 1925 ai quasi 46.000 del 1931 e la resa per ettaro migliora fino a raddoppiarsi , dai 9,88 q.li per ettaro del 1925 ai 17,03 del 1928. Sta di fatto che la produzione di circa 450.000 q.li in media per anno era più che sufficiente per i 244.000 abitanti, soprattutto se si tiene conto che molti contadini proprietari di piccoli appezzamenti riescono a farsi la loro provvista. Furono introdotti premi per chi si segnalava nei risultati: nel 1931 fra i vincitori ostunesi della Battaglia del Grano furono premiati: Giuseppe Manelli per le grandi aziende, Ernesto Rodio fu Domenico per le medie, Giovanni Cavallo per le piccole. Mentre per il Concorso nazionale tra Parroci e Sacerdoti, nel 1942 risultò primo per la Provincia di Brindisi il canonico ostunese don Giuseppe Buongiorno a cui fu assegnato, in una cerimonia pubblica, svoltasi nel capoluogo il 29 marzo, il premio in denaro e il diploma. Le varietà più diffuse erano per il grano duro (o forte) la Rossarda e il Cannellino, per quello tenero il Maiorica ed il Maiorcone, anche se in molti casi i massari preferivano il misto perché se andava male per una varietà, si salvava il raccolto con l’altra. Insomma la terra, grazie alla messa a coltura delle pezze alla marina e dei vignali alla selva, torna ad essere la tanto lodata alma parens frugum (generosa madre delle messi) di virgiliana memoria. Un articolo di fondo de Lo Scudo (giugno 1941) è un inno al grano: “I campi ondeggiano ricolmi di spighe mature, la falce già funziona in pieno, mentre su le aie prendono posto e si accumulano, in forma piramidale, i bei covoni che daranno il pane, tesoro della mensa e viatico del corpo e dello spirito“. Fra la fine ottobre e i primi di novembre ci si preparava alla semina. Il grano, sparso per terra, veniva trattato con solfato di rame, lu vetriùlu, al fine di disinfettarlo e preservarlo dall’azione predatoria di animali o insetti; al termine veniva raccolto in cumulo e sulla superficie una pala tracciava un segno di croce mentre il contadino invocava l’aiuto di San Martino seminatore. Quindi si riempiva lu semenatùre (sacco messo a tracolla) o lu senàlu (grembiule riavvolto e fermato alla cintura) a seconda che la semina dovesse essere a ccambecase o a pezzecchicchje : la mano esperta prelevava dal sacco e disseminava a spaglio o a pizzico nel terreno arato di fresco la quantità giusta di chicchi di grano, che venivano subito dopo interrati grazie al passaggio de la tragghja, un grosso tavolone, trascinato dal cavallo, su cui si

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per gentile concessione AMCS Ostuni

manteneva in piedi il contadino. (vedi foto piccola all’indice) Con l’arrivo della primavera il grano, che era rimasto per tutto l’inverno nel tepore della terra, comincia a germogliare e col calore del sole sviluppa lo stelo e ingrossa la spiga. Arrivava così il mese di giugno, il mese delle messi, Mièsse appunto : con la falce in pugno e con le dita della mano sinistra protette da pezzi di canna lisci e sfiniti a unghia sul dorso della mano li cànelu, il mietitore cominciava a tagliare steli di grano lu vùfflu che raccolti uno dopo l’altro venivano alliàte cu lu vasse fino a comporre lu manucchje, il covone, che in numero di 15/20 erano destinati a formare nu sièdde. A mietitura ultimata, un traino si aggirava per i campi e accarrava li siedde, ossia li caricava per trasportarli nei pressi dell’aia l’era, dove una mano esperta costruiva a mo’ di piramide la mèta. Nei campi rimaneva la restòccia, la stoppia, tra i cui ceppi mani affamate di donne curve andavano a respecà, alla ricerca di spighe cadute


l’angolo della tradizione

durante la mietitura; mentre lu restucce costituiva sostentamento per il bestiame, pecore in particolare, ma anche fertilizzante per la terra. Festeggiata la Madonna del Carmine ( 16 luglio ), antica protettrice della nostra Città, aveva inizio la trebbia. L ‘era (che era anche il nome del mese di luglio) era il luogo simbolo dove lo stelo di grano con la sua spiga era destinato a diventare grano e paglia. Solitamente l’aia, presente in tutte le masserie, era situata in posizione elevata e comunque esposta a tutti i venti, era ricavata su di un banco roccioso abbastanza compatto e aveva generalmente forma circolare delimitata da un bordo. Per poter pesà lu grane si procedeva allo smantellamento della mèta con l’aiuto de lu fercàtu: li manucchje portati sobb’a ll’era venivano slegati e gli steli sparsi in maniera tale da formare uno strato uniforme . A questo punto entrava in scena il protagonista della trebbia: lu cavadde o la scemmènda che sotto la guida de lu massare, iniziava i suoi infiniti monotoni giri dell’aia

trascinandosi dietro una (o più) pesàra, - grossa pietra - agganciata con una corda a llu magghjùlu, una sorta di bilancino di legno, che aveva il compito di frantumare lo stelo e rompere la spiga. Ci volevano ore ed ore perché arrivasse la regghja, ossia la rottura di tutte le spighe e la liberazione dei singoli chicchi di grano . Solo allora il cavallo lasciava l’aia e faceva ritorno nella stalla. La massa di paglia e grano veniva raccolta a forma di trave lungo un asse perpendicolare alla direzione del vento . Vendelà lu grane non era operazione né facile nè semplice, che richiedeva particolare esperienza e capacità di coordinare il lancio de la fercedda sfruttando al meglio il vento in maniera tale che la paglia potesse cadere da una parte e il grano dall’altro. Chi ‘ventilava‘ calzava na pagghjetta in testa e stringeva un fazzoletto al collo per impedire che la jòsca (polvere di paglia) potesse infilarsi tra i capelli o finire sotto la camicia. Una volta separato il grosso della paglia dal grano, si lasciava la

fercedda e si prendeva una pala de tàula, con la quale si lanciava in aria il grano per liberarlo di residui anche minimi di paglia, prima di passarlo al vaglio definitivo de lu sciàteche prima e de lu farenàre poi, crivelli di forma rettangolare l’uno e circolare l’altro. A questo punto erano pronti i sacchi che turgidi di grano venivano stretti al collo e avviati alle case di chi l’aveva seminato e raccolto. Oggi tutte queste operazioni, grazie alla meccanizzazione, si svolgono in un unico passaggio: mietitrebbia ultramoderni provvedono nello stesso momento al taglio della pianta, alla separazione della granella dalla paglia e alla formazione, da quest’ultima, di balle o rotoballe. Ma il grano, pur essendo lo stesso – anzi forse migliore – probabilmente oggi non ha più lo stesso profumo, in quanto non c’è più il sudore della fronte che rendeva più saporito il pane che se ne ricavava. Ma di questo ce ne occuperemo nel prossimo numero.

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iniziative culturali

giochi d’interpretazione I progetti dell’associazione culturale “Folletti e Folli” di Dario Ubaldo Lacitignola*

L’Associazione Culturale “Folletti e Folli” nasce nel 2011 dopo dodici anni di esperienza sul campo come compagnia teatrale. Il volersi costituire come associazione è avvenuto perché i fondatori hanno fortemente creduto che, non solo attraverso il teatro, si possa arrivare al cuore del bisogno innato di ognuno di socializzare e fare esperienza attraverso ogni forma di cultura. Oggi l’Associazione è costituita da persone che provengono da diverse esperienze sociali, culturali e lavorative, questo fa sì che si possa spaziare in diversi ambiti, da quello culturale e sociale, a quello medico, per poi sfociare in quello ludico, attraverso il gioco del teatro. L’Associazione a gennaio si prefigge il compito di avvicinare il mondo del teatro a tutti, con una serie di iniziative rivolta a tutti coloro che vogliano affacciarsi al mondo del teatro, sia come protagonisti che come semplici spettatori. Dal 9 gennaio riparte il laboratorio “Giochi di Interpretazione” – conoscere se stessi per interpretare l’altrogiunto al 3° anno presso la Parrocchia Madonna del Pozzo di Ostuni. I laboratori quest’anno si arricchiscono di una nuova iniziativa, un progetto di integrazione interculturale in collaborazione con l’Associazione Onlus Egerthe, da tempo impegnata sul territorio, il cui scopo principale è l’ accoglienza e l’integrazione agli immigrati. Questo laboratorio avrà come obiettivo principale l’integrazione e la costruzione attraverso il gioco del teatro di una rappresentazione che racconti il viaggio, le speranze e la realtà di una vita avvalendosi della gioia e della leggerezza del teatro. Infine, sempre a gennaio parte la rassegna Teatrale “Forme di Conoscenza” undici appuntamenti con compagnie e gruppi teatrali nei locali della Chiesa Madonna del Pozzo di Ostuni. *Presidente e Direttore Artistico dell’Associazione Culturale “Folletti e Folli”.

questo il programma: - Venerdì 27 gennaio ore 21.00 “Inferno” di Dante Alighieri con Francesco Ocelli e la Regia di Enzo Toma. - Venerdì 10 Febbraio ore 21.00 “L’Amore è un Dio” spettacolo di teatro filosofia letteratura a cura di Mariapia Moggia, Renza De Cesare, Piero D’Errico, con Renza De Cesare, Piero D’Errico. - Venerdì 24 Febbraio ore 21.00 “ Due Mondi “ la storia di Benedetto Petroni, di e con Filippo Carrozzo e Massimo Zaccaria. - Venerdì 9 Marzo ore 21.00 “L’Abito Nudo” spettacolo di teatro danza con Alberto Cacopardi in collaborazione con Manonuda Teatro. - Venerdì 23 Marzo ore 21.00 “La Confessione - Storia di Carmine Domatelli Crocco-“ di e con Massimo Zaccaria, Regia di Dario Lacitignola. - Venerdì 30 Marzo ore 21.00 “Diario di un Pazzo“ scritto e diretto da Peter Speedwell con OnofrioFortunato e Dario Lacitignola. - Venerdì 6 Aprile ore 21.00 “Quel giorno a Molfetta ” con Massimo Zaccaria. - Venerdì 20 Aprile ore 21.00 Lettura Teatrale di e con i ragazzi del “Laboratorio Teatrale “ Giochi di Interpretazione” Regia di Dario Lacitignola - Venerdì 11 Maggio ore 21.00 Mistero Salentino di e con Giuseppe Vitale. - Venerdì 25 maggio ore 21.00 Lavoro teatrale di produzione Folletti e Folli Teatro. E poi ci sarà un appuntamento, in data ancora da definirsi, con una “Lezione aperta sulla Commedia dell’Arte e l’uso della Maschera”, condotto da Carlo Formigoni e Angelica Schiavone. L’ingresso agli spettacoli è libero; agli spettatori si chiederà soltanto un contributo volontario per poter supportare le spese di allestimento e gestione dello spazio.


Le disavventure del Prof. Oronzo Sadik

di Enzo Farina

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che tempo!? a cura di Michele Conenna

“Io sono Gennaio rigido assai, distribuisco a tutti i guai, per la forte tramontana vado vestito tutto di lana“ Questo è uno dei tanti detti che racchiudevano la saggezza dei nostri nonni in materia di previsioni e di andamento del tempo. E con questa affermazione nasce la rubrica curata da Michele Conenna, giovane ostunese cresciuto con la passione per la metereologia. Tale rubrica avrà lo scopo di analizzare l’andamento meteo-climatico dell’hinterland ostunese, e raffrontarlo con il passato. Analizziamo dunque il mese di dicembre 2011: dicembre è stato un mese con pochissima pioggia, pari a “soli” 25.7 mm (nel 2010 la pioggia caduta fu di 75.4 mm). La temperatura massima è stata di 14.1° registrata il 5 Dicembre, mentre la minima è stata di 5.5° il 20 dello stesso mese. Gennaio si sta caratterizzando con il primo vero freddo stagionale, facendo apparire i primi rari fiocchi anche sul nostro territorio. E come diceva la mia cara nonna Elena: “sotto la neve pane, sotto l’acqua fame”, oppure “freddo e asciutto di gennaio, empiono il granaio”.

na” “La tramenda

a vundate! Ce fridde s’h endana! am Ce brutta tr elate sc re Ne sime ar ! na semmana! de da cchjù ta èt dr ètta Qua sobba dr marina a ll a e da bbasc ta èt ai s arriva la erendina. de chèssa s e iata Da tutte vann e fusce; ge èn p s còtela . a strata li cose strat annusce. ’ l’ li porta e po vetrina, na te Qua sbat persiana, ddà sponda na ascina, tr la vonda, la s

Profezie suffragate dall’esperienza plurisecolare. Consigli utili per chi volesse avere un’ottima annata di mandorle: è questo periodo ottimale per far l’innesto al mandorlo. Anche il vino imbottigliato a Gennaio risulterà gustoso ma allo stesso tempo frizzantino. Tornando indietro negli annali, un evento degno di nota è quello definito “l’anno delle sette nevi”, Gennaio 1985. Anno che rimarrà nel ricordo di tutti gli ostunesi. Vi lascio con una domanda: ci si bagna di più correndo o stando fermi? Dipende: effettivamente quanto meno tempo staremo sotto la pioggia tanto meno ci bagneremo. Però è altrettanto vero che quanto più ci sposteremo velocemente, tanto più ci bagneremo. A questo punto diventa difficile la scelta. Una cosa è certa ci si bagna di meno se si cammina lentamente o, meglio ancora, se si sta fermi magari al riparo aspettando che cessi…di piovere!

lundana. la sbànzema etaje Ce pe necess ‘mgunune, sì s’azzarda as e aj lu vite camen ttendune ’a ll a , ge in u desq ngunata, da rete a ll’a arete p rasènde a llu afagnate c strengiute, ac pete. llu e se la dè a urdate Sarà l’ime sc d’anne; l’an lu fridde de scustemate! ma cusse ì tte vanne. Se ficca a tu caruètte nu A dd’acchja ora, at o na scaranz

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dramètte arriva e se ‘n etòra: ad chess’aria tr acchetta gi a ll da nanze a cosse, i ll a aggira ind’ a maglietta da sotta a ll ’osse ll trapana fign’a ènza et en b e tutte ‘m lli case a d’ in achjuse bruènza tenime la ‘m nase. u ca cola da ll tò ssende s e m Ie pure gghjenute patite e ndre bbaviènde o e spoche a s ternute. s de megghjare

Domenico Colucci.


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LA NUOVA PIAZZA N.3 GENNAIO/2012  

PUBBLICAZIONE N. 3 GENNAIO/2012

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