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Giusi Capizzi

Nata a Roma, ma siciliana ormai da sempre, ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Catania dove vive e lavora. Illustra libri per bambini e come molti ha iniziato per allietarne solo uno: il suo! Ma nel frattempo è cresciuto e così ha pensato di allietarne tanti altri. Ha collaborato con alcune riviste specializzate per l’infanzia e ha pubblicato con diverse case editrici italiane ed estere. La verità? È che forse si diverte un mondo anche lei.

C’erano una volta quattro bambini e le loro storie… Agostino, Giordano Bruno, Thomas Hobbes, Cartesio. I loro pensieri, i loro dubbi e le loro certezze hanno attraversato i secoli per arrivare fino a noi. C’era una volta, e c’è ancora, un lungo dialogo che dura da più di duemila anni, fatto di curiosità, di tante domande e di qualche risposta che si chiama filosofia. C’era una volta e ci sarà ancora qualcuno che seguirà i passi di quei bambini e continuerà questa conversazione, e forse è qualcuno che conosci molto bene. C’era una volta un bambino che fece quattro passi nella filosofia, e se vuoi quel bambino sei tu.

ISBN 8 978-88-98519-00-2 Dagli anni € 17,00 ISBN 978-88-9851-900-2

9 788898 519002 www.lanuovafrontierajunior.it

Quattro passi nella filosofia

Toscano d’origine e d’accento, esperto di filosofia, storia e bistecca alla fiorentina. Da piccolo scriveva storie per grandi, ora che è diventato grande ha deciso di scrivere storie per piccoli. Si è laureato in filosofia a Firenze, ma vive e lavora a Roma. Con la casa editrice La Nuova Frontiera ha pubblicato, oltre alla collana “Storie per piccoli filosofi” e “Il mio primo libro di filosofia”, la serie “Piccoli storici”. Insieme ad Armando Massarenti è autore di un manuale di filosofia per le scuole dal titolo “Filosofia: sapere di non sapere. Le domande che hanno caratterizzato lo sviluppo del pensiero”.

Emiliano Di Marco

Emiliano Di Marco

Emiliano Di Marco illustrazioni di Giusi Capizzi

C’era una volta tanto tempo fa un bambino che si annoiava e che per passare il tempo rubò delle pere assieme ai suoi amici, scoprendo che c’è una voce da cui non si può scappare. C’era una volta un altro bambino che si chiedeva dove finisse il mondo e che per scoprirlo capitò in un posto incredibile da cui non era possibile uscire. C’era una volta un altro bambino ancora che aveva paura persino della sua ombra e che abitava in una casa che nascondeva un segreto. C’era una volta un quarto bambino che non voleva alzarsi dal letto e che scoprì che a volte realizzare i propri desideri può essere molto pericoloso. E oltre a questo, c’è molto altro ancora: un posto misterioso dove finisce il tempo quando passa, un palazzo che contiene tutto il mondo, un mostro enorme che non può avere paura, un Genio cattivo, cinque sensi un po’ tontoloni e mille altre cose… Buona lettura.


Nella stessa collana Il mio primo libro di filosofia

Giusi Capizzi ringrazia Tiziana Longo che ha colorato con lei le illustrazioni

Š laNuovafrontiera 2013 Via Pietro Giannone, 10 - 00195 Roma www.lanuovafrontierajunior.it info@lanuovafrontierajunior.it ISBN 978-88-9851-900-2


Emiliano Di Marco illustrazioni di Giusi Capizzi


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C’

era una volta, tanto tempo fa, un signore anziano molto saggio e molto austero che stava seduto su una spiaggia a guardare il

mare. Aveva avuto una vita intensa ed era uno degli uomini più intelligenti del suo tempo – forse uno dei più intelligenti che siano mai esistiti – ma c’era una cosa che, per quanto ci pensasse da anni, proprio non riusciva a spiegarsi: lui era cambiato, eppure era rimasto lo stesso; cos’era allora che restava immutato e cosa invece si trasformava?


Questo signore, come tutti i vecchi, era stato un bambino. Cittadino dell’impero di Roma, era nato in una città che si chiamava Ippona e che si trovava in quella che adesso è la Tunisia. Tanti anni sono passati da allora e molte cose sono cambiate, ma i bambini sono rimasti più o meno gli stessi: ad esempio, il nostro eroe voleva tantissimo bene alla sua mamma che si chiamava Monica, e anche la sua mamma lo adorava. Andava a scuola, ma non è che gli piacesse tanto: era molto bravo in latino e sapeva scrivere bene, ma detestava il greco e la matematica. I suoi maestri poi non gli stavano per niente simpatici anche perché all’epoca, quando facevi un errore, ti rimediavi uno schiaffo o una bella bacchettata sulle mani. Allo studio preferiva di gran lunga i giochi con i suoi amici, e non è che fosse proprio un santarellino, anzi ne combinava un po’ di tutti i colori. Il suo nome era Agostino. Come già detto, Agostino era, per usare un’espressione carina, un bambino molto vivace, anche se la mamma Monica e i suoi maestri probabilmente avrebbero detto che era una vera peste. Una volta, ad esempio, lui e i suoi amici si stavano annoiando bighellonando per le strade. Il tempo scorreva lento come uno sciroppo, e sembrava che ogni minuto dovesse durare un’eternità. Fu allora che al piccolo Agostino, passando davanti ad una fattoria poco fuori dalla città, venne un’idea. Era come se una voce dentro di lui, approfittando di un momento di silenzio, avesse trovato modo di farsi sentire.

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«Perché non andiamo a vedere cosa c’è dietro quel muro?» chiese agli altri. Non che quella fosse la proposta più emozionante del mondo, ma c’era qualcosa che la rendeva irresistibile. Certo, era sempre meglio che stare a non far niente, e poi al di là di quel muro in effetti non c’erano mai stati, ma c’era anche qualcos’altro: quel muro era stato messo lì apposta perché né lui né i suoi amici né nessun altro potesse entrare, e fare proprio il contrario sembrava davvero divertente. Questo la voce che aveva sentito sembrava saperlo perfettamente, e Agostino non ebbe bisogno di spiegarlo: dagli sguardi che facevano, anche i suoi amici sembravano pensarla come lui.


E fu così che tutti insieme scavalcarono il muro e si ritrovarono in una fattoria, in mezzo a un frutteto con tanti alberi di pere. Le pere, si sa, sono fatte per essere mangiate, e il resto della storia lo potete immaginare facilmente: i bambini si abbuffarono di pere, anche se a dirla tutta non erano granché ed erano pure piuttosto acerbe. Però c’era il fatto che erano lì tutte per loro, e anche se questo non le rendeva più buone gli dava un sapore tutto speciale. Non passò molto tempo prima che fossero sazi, e tutto sommato stare lì sotto gli alberi non era più così divertente. Fu allora che ad Agostino venne un’altra idea, sempre suggerita dalla stessa voce: “Certo che questa pera che hai in mano fa abbastanza schifo. Però senti com’è dura… e poi è della misura perfetta per essere lanciata…” La voce non ebbe nemmeno bisogno di finire la frase, che Agostino aveva già perfettamente capito dove voleva andare a parare. Prese la pera e, con un lancio perfetto, la scagliò sulla testa di un suo amico che gli dava le spalle. «Ahia!» disse l’altro. «Ma che ti prende?» «Non dirmi che ti ho fatto male, con la testa dura che ti ritrovi» rispose Agostino facendo ridere tutti gli altri. Si sentiva proprio soddisfatto, e si disse fra sé e sé che avrebbe dovuto ringraziare la voce per il consiglio. «Pensi di essere simpatico? E se la tirassi io una pera, cosa diresti?»


«Direi che posso stare tranquillo. Con la mira che ti ritrovi non mi beccheresti nemmeno se fossi un elefante!» E fu così che prese il via una gran battaglia a colpi di pere: lui e i suoi amici si divertirono a tirarsele dietro rincorrendosi e ridendo. Agostino si sentiva un capo, era agile e aveva un’ottima mira: era sicuro che quel pomeriggio noioso non se lo sarebbe scordato per molto tempo. Prima sembrava che non dovesse finire mai e adesso sperava che non finisse più. Ma, come ebbe modo di accorgersi poco dopo, ancora una volta fece molto in fretta a cambiare idea. Lui e i suoi amici ridevano e gridavano, e facevano talmente tanto chiasso che sembrava li dovessero sentire fino all’altro capo del mondo. Ora, se svegliarono qualcuno in Cina non lo sappiamo, ma di sicuro svegliarono qualcun altro. «Che state facendo?» gridò un vocione, e questa volta non veniva certo dalla testa di Agostino perché sia lui che i suoi amici si bloccarono all’istante. Era un vocione arrabbiatissimo che proveniva dalla

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bocca di una faccia tutta rossa e, quel che era peggio, è che la faccia era attaccata al corpo di un signore enorme, che stringeva in mano un bastone. Per farla breve, era la voce del padrone del frutteto, che li aveva sentiti. Ci fu un momento di silenzio che sembrava non dovesse finire mai. Non rideva piÚ nessuno: i bambini sapevano benissimo che se li avessero presi si sarebbero beccati una lezione coi fiocchi, visto che all’epoca non solo i maestri sapevano essere maneschi quando volevano. Fu allora che Agostino e i suoi amici, pieni di paura, si sentirono spuntare le ali ai piedi e come un fulmine scapparono a perdifiato, saltando il muretto un attimo prima che il proprietario delle pere riuscisse ad acchiapparli, e la scamparono per un soffio. Alla fine se ne andarono sulla spiaggia, e dopo quello spavento erano tutti contenti di


averla fatta franca. Agostino si vantò spavaldo come tutti gli altri, e adesso che il pericolo era passato tutti si fecero delle grossissime risate a ripensare alla faccia arrabbiata del signore che li rincorreva sbuffando e non riusciva a prenderli. Quando tornò a casa non disse niente alla sua mamma, e per qualche giorno restò con il terrore che il signore lo avesse riconosciuto e che andasse dai suoi genitori a raccontargli quello che aveva fatto. Però, visto che non succedeva niente, Agostino smise di saltare sulla sedia e di sbiancare tutte le volte che sentiva bussare alla porta, e un po’ per volta si convinse che tutto era finito lì. Ma le cose non andarono per niente come si era immaginato.

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I giorni passavano, eppure lui continuava a non essere tranquillo. Era sicuro che nessuno lo avrebbe mai punito per quello che aveva fatto: gli unici che sapevano cosa era successo erano i suoi amici, e sicuramente non lo avrebbero raccontato ai suoi genitori. Non solo: aveva dimostrato di essere coraggioso, e di non aver avuto paura di andare a rubare le pere nell’orto di quel signore e questo lo rendeva sicuro di sé. Però c’era un dubbio che gli ronzava in testa e che a volte non lo faceva dormire. Era come se, quando era solo, una voce gli ripetesse sempre la stessa domanda: “Perché lo hai fatto?” «Perché era divertente.» “E perché era divertente?” E qui, Agostino davvero non sapeva cosa rispondere e restava zitto. “Avevi fame?” gli chiedeva la voce. «No», era costretto ad ammettere Agostino. «A dirla tutta quelle pere non erano nemmeno un granché, tanto che alla fine ce le siamo tirate dietro.» “Allora lo hai fatto per vendicarti?” «Beh, no: quel signore non ci aveva fatto niente, e lo conoscevamo a malapena.»

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Giusi Capizzi

Nata a Roma, ma siciliana ormai da sempre, ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Catania dove vive e lavora. Illustra libri per bambini e come molti ha iniziato per allietarne solo uno: il suo! Ma nel frattempo è cresciuto e così ha pensato di allietarne tanti altri. Ha collaborato con alcune riviste specializzate per l’infanzia e ha pubblicato con diverse case editrici italiane ed estere. La verità? È che forse si diverte un mondo anche lei.

C’erano una volta quattro bambini e le loro storie… Agostino, Giordano Bruno, Thomas Hobbes, Cartesio. I loro pensieri, i loro dubbi e le loro certezze hanno attraversato i secoli per arrivare fino a noi. C’era una volta, e c’è ancora, un lungo dialogo che dura da più di duemila anni, fatto di curiosità, di tante domande e di qualche risposta che si chiama filosofia. C’era una volta e ci sarà ancora qualcuno che seguirà i passi di quei bambini e continuerà questa conversazione, e forse è qualcuno che conosci molto bene. C’era una volta un bambino che fece quattro passi nella filosofia, e se vuoi quel bambino sei tu.

ISBN 8 978-88-98519-00-2 Dagli anni € 17,00 ISBN 978-88-9851-900-2

9 788898 519002 www.lanuovafrontierajunior.it

Quattro passi nella filosofia

Toscano d’origine e d’accento, esperto di filosofia, storia e bistecca alla fiorentina. Da piccolo scriveva storie per grandi, ora che è diventato grande ha deciso di scrivere storie per piccoli. Si è laureato in filosofia a Firenze, ma vive e lavora a Roma. Con la casa editrice La Nuova Frontiera ha pubblicato, oltre alla collana “Storie per piccoli filosofi” e “Il mio primo libro di filosofia”, la serie “Piccoli storici”. Insieme ad Armando Massarenti è autore di un manuale di filosofia per le scuole dal titolo “Filosofia: sapere di non sapere. Le domande che hanno caratterizzato lo sviluppo del pensiero”.

Emiliano Di Marco

Emiliano Di Marco

Emiliano Di Marco illustrazioni di Giusi Capizzi

C’era una volta tanto tempo fa un bambino che si annoiava e che per passare il tempo rubò delle pere assieme ai suoi amici, scoprendo che c’è una voce da cui non si può scappare. C’era una volta un altro bambino che si chiedeva dove finisse il mondo e che per scoprirlo capitò in un posto incredibile da cui non era possibile uscire. C’era una volta un altro bambino ancora che aveva paura persino della sua ombra e che abitava in una casa che nascondeva un segreto. C’era una volta un quarto bambino che non voleva alzarsi dal letto e che scoprì che a volte realizzare i propri desideri può essere molto pericoloso. E oltre a questo, c’è molto altro ancora: un posto misterioso dove finisce il tempo quando passa, un palazzo che contiene tutto il mondo, un mostro enorme che non può avere paura, un Genio cattivo, cinque sensi un po’ tontoloni e mille altre cose… Buona lettura.

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