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è nato a Roma nel 1988. Da bambino sognava di diventare un calciatore, un attore, un cantante. Ha cominciato a leggere quando hanno smesso di dirgli che doveva farlo, e con il tempo ha sentito il bisogno di qualcosa di più, di riempire il mondo raccontando storie. Oggi scrive libri – l’ultimo è un diario di viaggio scritto con Paolo Di Paolo e intitolato A Roma con Nanni Moretti (Bompiani, 2016) – e collabora con l’Espresso, il Messaggero e il Fatto Quotidiano. A volte gli capita ancora di chiedersi cosa farà da grande.

Giulia Rossi

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accontare uno scrittore come Calvino è capire che se da una parte ci sentiamo vivi solo quando scriviamo, dall’altra la scrittura verrà sempre dopo la vita” dice Giorgio Biferali nella sua nota introduttiva a questo volume della collana Scrittori del ’900, dedicato a Italo Calvino: un vero e proprio omaggio a un autore i cui libri sono stati una presenza costante nella sua vita. Italo Calvino è sicuramente uno degli autori italiani più conosciuti e tradotti al mondo, tuttavia spesso le numerose citazioni nascondono una conoscenza superficiale e approssimativa delle sue variegate opere. Seguendo il filo della sua biografia, Biferali racconta l’uomo e lo scrittore, e con l’ardore di un lettore appassionato, sceglie dove soffermarsi e lasciar parlare i testi.

è nata a Rimini nel 1987 dove vive e lavora come designer e illustratrice. Dopo la laurea in Architettura presso l’Università di Ferrara, approfondisce il suo radicato interesse per l’illustrazione editoriale conseguendo il diploma di Master Ars in Fabula. Ha collaborato con diversi editori per la realizzazione di copertine e albi illustrati. Le sue illustrazioni sono state selezionate anche in occasione di alcune mostre e concorsi a livello nazionale e internazionale.

ISBN 978-88-98519-44-6

ISBN 978-88-98519-44-6

€ 13,50 www.lanuovafrontierajunior.it

9 788898 519446

Giorgio Biferali Italo Calvino

Giorgio Biferali

Giorgio Biferali

Italo Calvino Lo scoiattolo della penna Illustrazioni di Giulia Rossi

Scrittori del ’900 Una piccola biblioteca di grandi autori del ’900, raccontati attraverso la loro vita e le loro opere da scrittori e studiosi contemporanei che, da veri appassionati, dichiarano apertamente il loro amore e la loro gratitudine nei confronti di questi maestri. Un invito ai ragazzi, e non solo, a riscoprire autori troppo spesso trascurati o studiati frettolosamente a scuola, seguendo i consigli e il racconto spassionato di chi sa spiegare le ragioni del proprio innamoramento.


Scrittori del ’900


Š 2017 La Nuova Frontiera Illustrazioni: Š Giulia Rossi, 2017 rappresentata da Phileas Fogg Agency ISBN: 978-88-98519-44-6 www.lanuovafrontierajunior.it


Giorgio Biferali

Italo Calvino Lo scoiattolo della penna Illustrazioni di Giulia Rossi


Alle volte uno si sente incompleto ed è soltanto giovane. Italo Calvino


Nota dell’autore

Era l’estate del 2003, una di quelle estati in cui pensavo di essere diventato grande. Il primo anno di liceo appena passato, i primi gavettoni fuori scuola, le prime uscite notturne senza orari, il primo amore, il primo libro di Italo Calvino. Era l’epoca dei blockbuster, dove si noleggiavano i film che diventavano tuoi per un paio di giorni, delle compilation su cd, dei videoclip musicali su Mtv; YouTube ancora non esisteva. Dopo i libri di avventura del Battello a Vapore e i Piccoli Brividi, in cui cominciavo a fare i conti con le mie paure, era arrivata l’ora di passare ai libri che mi avrebbero accompagnato per tutta la vita. Avevo un’idea vaga della Resistenza, della guerra, della lotta partigiana, della Liberazione, e in quell’estate, tra i libri che io e i miei compagni dovevamo leggere per le vacanze, c’era anche Il sentiero dei nidi di ragno. Avevo cominciato a leggere le prime pagine, a conoscere le disavventure del povero Pin alle prese con il mondo dei grandi. 9


“Chissà perché l’ha intitolato così, questo libro”, avevo detto alla mia ragazza di allora. “Eh, perché il nido dei ragni è il posto in cui Pin nasconde la pistola rubata all’amante tedesco della sorella”, aveva risposto lei. Se da una parte mi sentivo sollevato, al sicuro, perché almeno avevo una piccola bussola per orientarmi in questa storia, dall’altra ci ero rimasto male. Era come se in fondo sapessi che quello sarebbe stato un libro importante per me e io non ero stato capace di aspettare, mi ero negato per sempre l’occasione di scoprire da solo cosa c’entrassero i nidi di ragno in una storia come quella di Pin. Per fortuna, poi, mi sono accorto che in quel romanzo c’erano tante altre cose da scoprire. È stata la prima volta in vita mia che la lettura intesa come obbligo, come uno dei mille compiti per le vacanze, è diventata un piacere. Non mi pesava affatto il pensiero di settembre, del ritorno a scuola, dell’incontro con i professori che mi avrebbero chiesto di raccontare la trama, quali fossero i personaggi principali e il senso profondo del romanzo. Oltre a immedesimarmi con Pin, a sentirmi un po’ come lui, a volte incompreso, spaesato, solo, sentivo che io e quell’Italo Calvino eravamo simili, quasi complici, parlavamo la stessa lingua. E quella sensazione di somiglianza, di simpatia, di vicinanza tra me e lui, che sembrava una di 10


quelle sensazioni passeggere che capitano spesso durante l’adolescenza, mi è rimasta ancora oggi, e sono convinto che rimarrà per sempre con me. Lui è morto nel 1985, io sono nato tre anni dopo: i suoi libri, le sue parole, le sue storie, erano l’unica occasione che avevo di conoscerlo, di sentire quel silenzio, il suo silenzio, capace di parlarmi. Con il passare del tempo, negli anni del liceo e in quelli all’università, nella facoltà di Lettere, i libri di Calvino sono stati una presenza costante, come una cornice, un sottofondo musicale di tutte le altre letture e degli eventi della vita. E hanno rappresentato, per me, una sorta di educazione sentimentale, umana, oltre che letteraria. Calvino era uno scrittore schivo. La sua riservatezza e la sua umiltà non si manifestavano solo nel fatto che preferisse la parola scritta a quella parlata, evitando, a differenza di altri, gli interventi in tivù, ma anche nella scrittura, in ogni suo nuovo libro, che vedeva sempre come una “cosa isolata”, un esordio, quasi non avesse mai scritto altro prima. Se penso a Il barone rampante, La giornata d’uno scrutatore, Marcovaldo, Le città invisibili, Se una notte d’inverno un viaggiatore, Palomar, sembrano sei romanzi di sei scrittori diversi. Oggi una cosa del genere sarebbe impossibile, soprattutto in Italia. Tutti hanno paura di deludere i propri lettori, che cambiando genere o at11


mosfere o tipo di storia possano correre il rischio di perderli. Calvino, fin dalla nascita, sapeva che affacciarsi, scoprire, cambiare insomma, faceva parte della vita, e ha sempre scritto con gli occhi di un lettore, con la speranza di scrivere il libro che avrebbe voluto leggere. La “leggerezza pensosa” di cui Italo parla nelle sue Lezioni americane è anche questo, pensare che la letteratura, l’arte, la musica, la cultura in generale debbano essere per tutti, evitando inutili snobismi. Se oggi autori provenienti da ogni parte del mondo come Pennac (Francia), Cercas (Spagna), Gopnik (America), Hamid (Pakistan), possono permettersi di scrivere i loro saggi non più in una forma saggistica, ma narrativa, così che possano arrivare a tutti e non serva necessariamente una laurea per comprenderli, è anche grazie a Calvino, alle sue Lezioni che si leggono come fossero un romanzo. Lo stesso vale per le altre lezioni, “rapidità”, “esattezza” e “molteplicità”. Nell’epoca dei 140 caratteri, dei post, dei tweet ironici, spietati ma ormai prevedibili, cercare un’espressione unica, memorabile, diversa, non è facile. E uscire da noi stessi, da quella cantilena io-io-io che ci fa sembrare asini, perderci nelle voci e negli sguardi degli altri, per scrivere racconti, romanzi, libri dove si senta la vita, dove si parli la lingua del mondo, sembra un’ardua impresa.

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Un giorno, mentre ero a lezione all’università, ho iniziato a leggere un articolo di Calvino dedicato ai classici e ho smesso di ascoltare il professore. “La scuola e l’università dovrebbero servire a far capire che nessun libro che parla d’un libro dice di più del libro in questione”, e io sono rimasto a bocca aperta, mi sono guardato intorno ed ero felice: quella era una cosa che avevo sempre pensato e c’era qualcuno, non uno qualunque, che l’aveva già detta per me. Calvino credeva così tanto nella figura del lettore, più che in quella del critico o del professore, da farlo diventare un personaggio protagonista delle sue storie. La lettura come strumento per allargare il mondo, per dare libero sfogo alla fantasia, per conservare la nostra capacità di immaginare, d’inventare senza aver bisogno che lo facciano altri, magari attraverso la tivù o i social network. Per dirla con le parole di Groucho Marx, “trovo che la televisione sia molto educativa, ogni volta che qualcuno l’accende vado in un’altra stanza a leggere un buon libro”. E rileggere anche, se ci capita e abbiamo tempo, perché come diceva Calvino la rilettura è sempre “una lettura di scoperta come la prima”, per apprezzare, com’è capitato a me scrivendo questo libro, le sfumature, i dettagli, i significati più profondi, tutto quello che c’eravamo persi la prima volta, in un’estate calda e senza fine. 13


È per tutte queste cose che oggi, oggi che a volte ancora mi chiedo cosa farò da grande, ho scelto di raccontare Italo Calvino, di farlo diventare un personaggio letterario, d’immaginarlo così, sospeso a mezz’aria tra cielo e terra come uno scoiattolo, come il barone che guarda Viola fare su e giù sull’altalena. È un po’ come trovare una casa in qualche città, arredarla, abitarci per un po’, e poi partire, cambiare aria e magari tornare, di tanto in tanto. Raccontare uno scrittore come Calvino è capire che se da una parte ci sentiamo vivi solo quando scriviamo, dall’altra la scrittura verrà sempre dopo la vita. Che sì, scrivere richiede calma, silenzio, solitudine, ma è tutto più bello quando la nostra casa si riempie, fa rumore, quando due si trovano e riescono a essere finalmente felici, insieme. L’infanzia, un po’ come l’amore a pensarci bene, può durare molto a lungo, e non è poi così grave sentirsi incompleti, o forse soltanto giovani, per tutta la vita.

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è nato a Roma nel 1988. Da bambino sognava di diventare un calciatore, un attore, un cantante. Ha cominciato a leggere quando hanno smesso di dirgli che doveva farlo, e con il tempo ha sentito il bisogno di qualcosa di più, di riempire il mondo raccontando storie. Oggi scrive libri – l’ultimo è un diario di viaggio scritto con Paolo Di Paolo e intitolato A Roma con Nanni Moretti (Bompiani, 2016) – e collabora con l’Espresso, il Messaggero e il Fatto Quotidiano. A volte gli capita ancora di chiedersi cosa farà da grande.

Giulia Rossi

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accontare uno scrittore come Calvino è capire che se da una parte ci sentiamo vivi solo quando scriviamo, dall’altra la scrittura verrà sempre dopo la vita” dice Giorgio Biferali nella sua nota introduttiva a questo volume della collana Scrittori del ’900, dedicato a Italo Calvino: un vero e proprio omaggio a un autore i cui libri sono stati una presenza costante nella sua vita. Italo Calvino è sicuramente uno degli autori italiani più conosciuti e tradotti al mondo, tuttavia spesso le numerose citazioni nascondono una conoscenza superficiale e approssimativa delle sue variegate opere. Seguendo il filo della sua biografia, Biferali racconta l’uomo e lo scrittore, e con l’ardore di un lettore appassionato, sceglie dove soffermarsi e lasciar parlare i testi.

è nata a Rimini nel 1987 dove vive e lavora come designer e illustratrice. Dopo la laurea in Architettura presso l’Università di Ferrara, approfondisce il suo radicato interesse per l’illustrazione editoriale conseguendo il diploma di Master Ars in Fabula. Ha collaborato con diversi editori per la realizzazione di copertine e albi illustrati. Le sue illustrazioni sono state selezionate anche in occasione di alcune mostre e concorsi a livello nazionale e internazionale.

ISBN 978-88-98519-44-6

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Giorgio Biferali Italo Calvino

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Scrittori del ’900 Una piccola biblioteca di grandi autori del ’900, raccontati attraverso la loro vita e le loro opere da scrittori e studiosi contemporanei che, da veri appassionati, dichiarano apertamente il loro amore e la loro gratitudine nei confronti di questi maestri. Un invito ai ragazzi, e non solo, a riscoprire autori troppo spesso trascurati o studiati frettolosamente a scuola, seguendo i consigli e il racconto spassionato di chi sa spiegare le ragioni del proprio innamoramento.

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Italo Calvino - Lo scoiattolo della penna / Introduzione  

Giorgio Biferali, appassionato lettore e conoscitore delle opere di Italo Calvino, racconta ai ragazzi quest’autore tanto amato che ha attra...

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