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guerra agli shopper

Riuso e materiali compostabili

Così l’Italia cambia

busta

di Federico Guerrini

S

hopper di plastica, addio. Dal prossimo primo gennaio anche l’Italia dovrebbe bandire le vecchie buste inquinanti. Dovrebbe, perché il divieto di utilizzarle era in programma già nove mesi fa, come previsto dalla Finanziaria 2007 del governo Prodi in applicazione della direttiva comunitaria En 13432. Quando si è venuti al dunque però lo stop è stato rinviato di 12 mesi, per mancanza dei decreti attuativi. E il rischio è che anche stavolta, nonostante le rassicurazioni della ministra Prestigiacomo, per una ragione o per l’altra la messa al bando degli shopper in polietilene slitti ulteriormente. Contro questa eventualità Legambiente ha lanciato, in occasione di Puliamo il mondo, una raccolta di firme (vedi pag. 43) e una richiesta ai cittadini perché rinuncino già da ora a utilizzarli.

FOTO: © gettyimages

Quel vizio alla cassa

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La nuova ecologia / settembre 2010

È un bel paradosso: «L’Italia è uno dei paesi leader nel campo delle bioplastiche, con un’esperienza avanzata proprio nella produzione di sacchetti perfettamente biodegradabili. Diffonderne l’utilizzo significherebbe lanciare un comparto importante della nostra green economy, quello della chimica verde» spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. Allo stesso tempo però siamo fra i maggiori utilizzatori in Europa delle vecchie buste inquinanti: gli italiani consumano circa 15 miliardi di sacchetti l’anno (la media europea sta sui 13), pari a 300mila tonnellate di petrolio e 200mila tonnellate di CO2. I tentativi per disincentivarne l’uso, come la legge 475/88 che introduceva una tassa di 100 lire per ogni sacchetto, sono prontamente rientrati (la legge è stata abolita nel 1993). Il sacchetto da ritirare alla cassa è diventato un vizio, di cui proprio non riusciamo a fare a meno. E le conseguenze si sentono, soprattutto sul piano ambientale.


Cotone

Riutilizzabili e riciclabili, biodegradabili

Juta

Riutilizzabili e biodegradabili, molto robuste

Polipropilene Riutilizzabili, riciclabili, ma non biodegradabili

Mater-bi e altre Carta Riutilizzabili bioplastiche Compostabili e biodegradabili

e riciclabili, biodegradabili

FOTO: © ISTOCKPHOTO

Le alternative

FOTO: © gettyimages

‘In Europa basterebbe sostituire i normali sacchetti di plastica con quelli biodegradabli per abbattere 1,4 milioni di tonnellate di CO2’

Dalla strada ai fondali

Gli attuali shopper sono in materiale plastico derivato del petrolio, formato da molecole che sono lunghe catene di atomi di carbonio (polimeri) con appesi atomi di idrogeno. Il polietilene ha un tempo di degradazione lunghissimo, che a seconda delle circostanze può arrivare anche a un paio di secoli. I sacchetti vengono perciò conferiti nelle discariche oppure negli inceneritori, producendo CO2 e altre sostanze tossiche. «Basterebbe sostituire i normali sacchetti di plastica con materiali biodegradabili per abbattere, a livello europeo, 1,4 milioni di tonnellate di emissioni climalteranti» riprende Ciafani. Quando invece i sacchetti vengono abbandonati per strada, in qualche prato o fosso, i danni sono diversi: raggiungono prima o poi le fogne e da lì arrivano spesso nei fiumi e al mare, dove finiscono per essere inghiottiti da uccelli e animali marini, che muoiono soffocati.

Continente rifiuto

A volte, negli oceani, si formano dei veri e propri ammassi di plastica: nell’oceano Pacifico da tempo è conosciuta la Great pacific garbage patch, un’immensa isola di spazzatura grande due volte il Texas e

composta per quasi il 90% da sacchetti e imballaggi vari. Di recente è stato scoperto un ammasso simile anche nell’oceano Atlantico (vedi box a pag. 40). Oltre a causare effetti nocivi sull’ambiente, l’utilizzo dei sacchetti in polietilene rappresenta un’enorme spreco di energia. «Una progettazione equilibrata dal punto di vista ambientale richiede che il materiale si decomponga e venga riutilizzato o riciclato in tempi molto brevi – spiega Carlo Santulli, docente di Scienza dei materiali all’università La Sapienza di Roma – Nel caso degli attuali shopper non è facile, anche perché sono prodotti in quantità decisamente eccessive, essendo fondamentalmente oggetti usa e getta». Già, ma le alternative?

Riuso o ricerca

La soluzione migliore rimane quella di ricorrere alle buste riutilizzabili: in cotone, carta o juta, a seconda anche del tipo di alimento. Niente di nuovo: i nostri nonni facevano così, non avevano la cultura dello spreco e non si vergognavano di

➽ Come ogni anno centinaia di migliaia di italiani di tutte le età scenderanno in strada per recuperare spazi urbani e non dal degrado e, allo stesso tempo, per promuovere il corretto smaltimento dei rifiuti e una maggiore attenzione al territorio. L’edizione 2010 di Puliamo il mondo, che si terrà dal 24 al 26 settembre, ha due marce in più, perché celebra i 30 anni di Legambiente e promuove la campagna di prevenzione Stop ai sacchetti di plastica. i www.puliamoilmondo.it

settembre 2010 / La nuova ecologia

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Ecco chi dice no

Isole di rifiuti

➽ Le isole di rifiuti sorte grazie alle correnti dei mari del pianeta potrebbero essere cinque. La più grande, nota come Pacific trash vortex, nel centro dell’oceano Pacifico del nord, è grande due volte il Texas. Lo scorso inverno una spedizione scientifica ne ha scoperta un’altra, formata da piccolissimi pezzi di plastica, nella parte nord-ovest dell’Atlantico e si pensa che ne esistano altre tre simili, nell’oceano Indiano, nel Pacifico del sud e nell’Atlantico del sud. L’allarme è scattato anche in Antartico, dove uno studio ha rilevato «l’avanguardia di una nuova ondata» di rifiuti di plastica che potrebbero creare la sesta isola di spazzatura. Ora una ditta svedese si è riproposta di raccogliere parte di questi rifiuti per fabbricare degli aspirapolvere che non saranno venduti ma esposti in vetrina per sensibilizzare i consumatori sull’invasione dei rifiuti.

recarsi al supermercato con la borsa appallottolata in tasca. Altrimenti, soprattutto nella grande distribuzione, si possono utilizzare i sacchetti in bioplastica come quelli prodotti dalla Novamont di Novara: uno dei maggiori produttori mondiali di questo tipo di packaging e inventore del materbi, un materiale derivato da amido di mais, di patate o di grano. I sacchetti in mater-bi si degradano molto più velocemente di quelli in polietilene (entro sei mesi la degradazione è del 90%) e possono essere usati, in caso di raccolta 40

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differenziata, come contenitori della frazione organica. In quest’ultimo caso, oltre che degradabili, i sacchetti a base di amido sono anche compostabili: degradando assieme all’umido contribuiscono a produrre il fertilizzante.

Ok compost

Certo, la resistenza è un aspetto critico che rischia di limitarne il riutilizzo. Tanto che sul mercato sono arrivati shopper per così dire intermedi, costituiti da polietilene con molecole di polisaccaridi nella struttura del polimero: «In

Disincentivi con tassazione Danimarca (1994, tassa per i produttori), Irlanda (2002, tassa di 33 centesimi per l’utente finale) Malta (2005) Belgio (2007) Divieti totali di utilizzo Bangladesh (2002) Bhutan (2005 Eritrea (2006) Divieto di sacchetti sottili (sotto i 0,025 mm di spessore) India (2002) Sudafrica (2003) Taiwan (2003) Ruanda (2006) Uganda (2007) Kenya (2008) Cina (2008), Israele (2008) Emirati Arabi (bando per il 2012-2013)

pratica – riprende Santulli – è una plastica convenzionale con “inserti di amido”, che perciò si degrada un po’ più velocemente». Uno stratagemma al quale però non ricorrono i produttori seri: «L’inserimento di polietilene all’interno di buste in amido ne comprometterebbe la degradabilità e la compostabilità – sottolinea Andrea Di Stefano, di Novamont – andando a rasentare la truffa. È bene ricordare che i prodotti certificati dall’Ue con il marchio “ok compost” sono tre: il materbi, il biotech e la carta. Qualsiasi altro mix non è conforme alle norme comunitarie». La robustezza dipende poi, ovviamente, anche dallo spessore dei sacchetti e dalla bontà complessiva del processo produttivo dello shopper.

Batteri al lavoro

E per quanto riguarda i costi? Il problema è legato sia alle minori economie di scala, vista la minore diffusione degli shopper in bioplastica rispetto a quelli tradizionali, sia al processo produttivo, che comporta aggiunte di materiali ceramici in quantità variabile. Per risolvere questo problema si stanno sperimentando plastiche derivate dai batteri: il controllo della qualità della produzione avverrebbe così “dal basso” (nella costruzione del materiale) e non “dall’alto” (nel trattamento della materia prima, come l’amido, per ottenere il materiale). Si sta cercando inoltre di migliorare le qualità meccaniche delle plastiche a base di amido con l’inserimento di fibre naturali invece che di additivi organici. Alla fine il saldo ambientale sarebbe positivo, anche sotto il profilo della materia prima: se anche a livello continentale si passasse agli shopper biodegradabili, fa sapere European bioplastics, occorrerebbero 350.000 tonnellate di mais, pari a 30.000 ettari di terreno, vale a dire meno del 5% del terreno attualmente dedicato a questa coltivazione.


Comuni plastic free di Marzia Pitirra

L

o stop a livello nazionale dovrebbe arrivare a fine anno. Ma molti Comuni italiani hanno giocato d’anticipo predisponendo soluzioni alternative e sostenibili per sostituire la vecchia busta di plastica. Al momento partecipano all’iniziativa tutti i Comuni della rete Cittaslow, circa 70, ma secondo un primo censimento di Legambiente ad anticipare i tempi sono almeno 150 amministrazioni locali. Tra gli apripista c’è Caiazzo, in provincia di Caserta, Comune riciclone e sede del coordinamento nazionale delle Cittaslow. Il 26 aprile scorso, presso la sede romana dell’Anci, Associazione nazionale comuni italiani, Caiazzo ha presentato il progetto No plastic bag in partnership con Legambiente e Cittaslow rete Italia. Il Comune campano è il primo a sostituire la plastica con shopper in materiali biodegradabili e compostabili, grazie alla preziosa collaborazione con Novamont, l’azienda chimica produttrice del materbi, il materiale con cui si realizzano i sacchetti in amido di mais. Oltre a ridurre i quantitativi di plastica sul territorio, l’iniziativa ha l’obiettivo di migliorare ulteriormente la qualità della raccolta differenziata utilizzando contenitori compostabili secondo gli standard indicati dalle norme europee Uni En 13432 e Uni En 14995. «Grazie alla partnership con Novamont, il 24 luglio sono stati distribuiti gratuitamente a tutti i negozianti del paese i nuovi sacchetti realizzati con amido di mais – racconta Gaetano Chichierchia, responsabile ufficio Ambiente e relazioni con il pubblico al Comune – abbiamo potuto regalare più di 100mila shopper ai commercianti, per aiutarli in questo importante passo». La Campania dell’emergenza rifiuti conta un gran numero di Comuni “plastic free”, anche in provincia di Salerno e Napoli, da Baronissi a Pollica, da Gragnano a Qualiano. A Baronissi, ad esempio, racconta l’assesore all’Ambiente Valerio Ladalardo, «un 50% di esercizi commerciali ha avviato la conversione a contenitori in materiali biodegradabili, mentre agli altri stiamo dando il tempo di smaltire le scorte di magazzino. Sappiamo che è una spesa e in tempi di crisi non vogliamo gravare ulteriormente. Sono comunque già iniziati i controlli della Municipale». A Qualiano, invece, dal primo luglio tutti gli esercenti del territorio utilizzano solo sacchetti biodegradabili certificati. Dal Sud alla Val di Fiemme, dove i Comuni lavorano sulla “non produzione del rifiuto” già dal 2009. Qui si promuove l’utilizzo di sacchetti in mater-bi, coinvolgendo i punti vendita dislocati in tutta la zona e distribuendo

FOTO: © STEFANO SCARPIELLO/ imagoeconomica

In attesa della normativa nazionale tante Amministrazioni italiane hanno eliminato le buste in polietilene. Le località dove spopolano mater-bi e sporte multiuso

‘Non solo piccoli centri. Comune di Torino e commercianti hanno anticipato lo stop. Dal 2 aprile è scattato il divieto di produzione e commercializzazione’ buste campione in amido di mais e depliant informativi. Insomma, si è lavorato per diffondere capillarmente sul territorio l’idea di una spesa senza plastica. E se i piccoli comuni hanno fatto da apripista nella lotta al polietilene, anche le grandi città iniziano a muoversi. Torino ne è la prova. D’intesa con i commercianti anche il capoluogo piemontese ha anticipato l’entrata in vigore dello stop, con un periodo di transizione fatto di campagne informative rivolte a cittadini ed esercenti. Dal 2 aprile, poi, è scattato il vero e proprio divieto di produzione e commercializzazione degli shopper non biodegradabili. Spostandoci in Umbria, il Comune di Amelia, in provincia di Terni, con un’ordinanza ha previsto sanzioni per tutti i negozianti che, a partire dal primo giugno, non utilizzano buste in mater-bi o sacchetti pluriuso in materiali resistenti quali cotone o tela. «Amelia si unisce ai tanti altri comuni italiani che fanno il grande passo contro i sacchetti in plastica – afferma Francesco Ferrante, senatore del Pd e promotore del provvedimento che sancisce lo stop dei sacchetti inquinanti – La legge che avevamo fatto approvare nel 2007 prevedeva il divieto al 1 gennaio 2010, poi questo governo lo ha prorogato ancora al 2011. Già il fatto che molte catene di distribuzione e molti Comuni abbiano promulgato delibere anticipatamente è un buon segnale e la prova che ormai è maturo il passaggio al biodegradabile». settembre 2010 / La nuova ecologia

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Supermarket in prima linea

FOTO: © imagoeconomica

L’impegno della grande distribuzione. Parla Maurizio Zucchi, direttore qualità di Coop ➽ Commercianti e grande distribuzione sono l’avamposto della guerra alle buste inquinanti. Conad, ad esempio, ha optato per la sensibilizzazione, lasciando al cliente la scelta, anche se molti centri tra Emilia Romagna e Toscana hanno eliminato totalmente le buste in plastica. Anche Carrefour (con Gs e Diperdì) ha seguito la stessa strada e il 13 luglio nell’ipermer�cato di Camerano è partita la messa al bando totale. Auchan ha festeggiato il successo di una campagna iniziata nel 2009 per i sacchetti in mater-bi, in cellulosa, o delle sporte di tela e cabas. Un risparmio di 30 milioni di shopper grandi in polietilene e 180 milioni di sacchetti piccoli. Stessa politica “no plastic” per Ikea, Leroy Merlin, Decathlon e Crai. Tra le grandi catene, Coop ha assunto un ruolo guida nella lotta al sacchetto di plastica. Ne abbiamo parlato con Maurizio Zucchi, direttore qualità Coop Italia.

Quando avete iniziato a lavorare sulla “rivoluzione” delle buste?

‘Siamo i primi ad aver applicato una scelta complessiva di cambiamento. Estesa a tutti i punti vendita della Penisola’

La fase preparatoria del progetto ha avuto inizio nel 2007. Le sporte riutilizzabili erano già in vendita ma evidentemente non erano abbastanza apprezzate e conosciute, quindi non hanno avuto molto successo. Questa fase sperimentale ci è servita a capire come migliorare la presa sui clienti e il servizio. Avete incontrato ostacoli?

I primi sacchetti biodegradabili del 2008 costavano troppo e si rompevano facilmente. Così abbiamo deciso che dovevamo fornirci di shopper sostenibili da tre punti di vista: ambientale, del prezzo e della qualità. Nel 2009 ci siamo affidati a Novamont, capendo che il mater-bi era il prodotto su cui puntare. Qual è stato il primo negozio a promuovere l’iniziativa?

Unicoop Firenze, nel 2009 è stata la prima azienda italiana a sostituire i sacchetti con le sportine riutilizzabili. Insieme alla sporta abbiamo poi introdotto la busta in mater-bi. Si può tracciare un primo bilancio?

Coop ha sostituito i vecchi sacchetti presso 620 punti vendita e siamo i primi ad aver applicato una scelta complessiva, estesa a tutti i centri della penisola. Tra le Regioni che hanno bandito totalmente la plastica ci sono Liguria, Emilia Romagna, Marche, Veneto, Lazio e Umbria. 42

La nuova ecologia / settembre 2010

Un anno di buste in Europa

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miliardi il consumo di buste di plastica

1

milione le tonnellate di plastica dispersa nell’ambiente

819 mila le tonnellate di petrolio consumato

4

milioni le tonnellate di CO2 emessa

Pulizie preventive La pacchia dell’usa e getta deve finire. Per il bene nostro e del Pianeta di Andrea Poggio*

“P

uliamo il mondo” si propone quest’anno anche un’azione preventiva: non sporcare oltre che pulire. Iniziamo da uno dei rifiuti più frequentemente disperso e diffuso: l’indistruttibile sacchetto di plastica. Perché dopo 40 anni di spreco, la pacchia delle buste “usa e getta” sta, in forza della legge, uscendo dalle nostre vite: è bene che sia così, perché le frazioni di plastica indistruttibile si disperdono nella natura, sporcano e uccidono balene, tartarughe e uccelli marini. Si consuma petrolio e il suo riciclo costa un botto. Un anno senza sacchetti di plastica (in media 250 a testa) riduce le emissioni pro capite di CO2 di 8 kg. Ma davvero un’altra brutta abitudine, come quella di fumare nei locali pubblici, sta per finire? Per legge, l’Italia dovrebbe decretarne il divieto a fine anno, ovviamente salvo nuove proroghe. Per essere sicuri che questa sia la volta buona firmate la petizione su www. puliamoilmondo.it. Così iniziamo a farla finita, a partire dai


‘Con Puliamo il mondo quest’anno anticipiamo la fine di una brutta abitudine. Proviamoci. La natura, i nostri figli e nipoti ci ringrazieranno’ 500mila volontari di Puliamo il mondo, ai quali in molte regioni del Centro-Nord Esselunga regalerà una borsa per la spesa in fibra naturale non trattata, prodotta nel rispetto dei diritti umani e del lavoro. Non siamo così soli al mondo: l’Irlanda applica una tassa di 22 centesimi a sacchetto tagliando del 90% l’uso. Persino in Cina sono fuorilegge le ultrasottili. Alcuni negozi e grandi magazzini hanno già sostituito i sacchetti di plastica con borse riutilizzabili, sacche in iuta equosolidali, sacchetti di carta o plastica di origine vegetale (il mater-bi è un brevetto italiano). Si trovano borse che si agganciano ai bordi del carrello della spesa e poi si chiudono per riporle nel bagagliai dell’auto. Tornano le reti in corda naturale o sintetica. Si disegnano sacche che si possono appallottolare e chiudere con una lampo. Molte, ripiegate, si conservano in borsa o in macchina pronte all’uso e al riuso (tante altre idee su www.viviconstile.org). L’elenco dei supermercati “abrogazionisti” è già folto: ci sono quelli storici, come l’Ikea, poi da giugno la Coop Firenze che si sta trascinando tutte le altre cooperative. Uno dopo l’altro tutti gli Auchan. Cambiano le abitudini: il sacchetto leggero da buttare è out, piace quello robusto e disegnato. Che si riusa senza vergogna. La “divisa” del pendolare oggi di moda implica il sacchetto elegante della boutique per sgravare la borsetta (o lo zainetto con il pc) dai

Al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare In nome del rispetto per le specie viventi, per il paesaggio e per la bellezza, per l’ambiente dell’Italia e del Pianeta. Io sottoscritto, mi impegno a non fare più uso dei sacchetti non biodegradabili “usa e getta” e chiedo agli esercizi commerciali di trovare nuove soluzioni. Chiedo inoltre al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare di impegnarsi a non prorogare ulteriormente il divieto di commercializzazione di sacchi non biodegradabili, non rispondenti ai criteri fissati dalla norma comunitaria En 13432, oltre il 31 dicembre 2010. Firma la petizione su www.legambiente.it e www.puliamoilmondo.it

bagagli più ingombranti: golfini, bottiglia d’acqua, un libro o un acquisto. In tante città si sono svolte iniziative di www.portalasporta.it, promossa dall’Associazione comuni virtuosi. Il Comune di Milano ha distribuito a Natale sacchetti eleganti di stoffa o grandi di carta ultraresistente (la stessa dei sacchi di cemento). Tanti i Comuni con ordinanza abrogazionista anticipata (vedi articolo a pag. 41): premiando i Comuni ricicloni, Legambiente ne ha censiti più di 150: ordinanza ed elenco aggiornato su www.ecosportello.org. L’abolizione era stata proposta con un emendamento alla Finanziaria del 2007, approvato dal Parlamento, a firma del senatore Francesco Ferrante, allora direttore generale di Legambiente. Il divieto doveva partire dal primo gennaio 2010 ma è arrivata la proroga di un anno. Ora il timore è che la solita lobby fatta di ignavia e interessi consolidati cercherà la nuova proroga, il cavillo o il ricorso. Non sarà una vittoria facile. L’Italia non si converte per decreto, ma perché cambiano insieme le abitudini di milioni di persone e gli interessi di centinaia di migliaia di attività economiche. Proviamoci, la natura e i nostri figli e nipoti ci ringrazieranno. *vice direttore generale di Legambiente

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cucina

Piatto senza impatto

Ridurre l’impronta ecologica alimentare in cinque mosse di Valeria Garofalo

C

arne dall’Argentina, kiwi dalla Nuova Zelanda, frutti tropicali tutto l’anno. L’esotico è di casa e la stagionalità del cibo è ormai un lontano ricordo. In questo modo, però, le nostre abitudini alimentari hanno conseguenze disastrose sull’ambiente, determinando una buona percentuale dell’inquinamento globale, sempre più legato alle pratiche di coltura utilizzate, al trasporto dei cibi, allo smaltimento degli scarti alimentari e delle produzioni eccedenti. Una soluzione c’è: convertirsi alla dieta low carbon trasformando l’alimentazione tradizionale in una a basso impatto. Ecco il nostro vademecum.

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riduci le razioni di carne, SPECIALMENTE ROSSA La sua produzione è la principale causa dell’inquinamento ambientale legato all’alimentazione: secondo la Fao il settore zootecnico produce il 18% in più di emissioni di gas serra rispetto ai trasporti e comporta degrado del suolo e consumo delle risorse idriche. Per accelerarne la crescita e incrementare la produzione di carne, gli animali vengono nutriti con cereali e frumento, alimenti che invece potrebbero essere consumati direttamente dall’uomo. Le proteine animali si possono sostituire con quelle vegetali presenti in legumi, frumento e soia.

2

Consuma cibo LOCALE E di stagione Prima dell’acquisto pensa a quanti km hanno percorso i cibi che ora vedi sui banchi frigo del supermercato. La gran parte ha contribuito, nella fase di trasporto, a incrementare notevolmente le emissioni di anidride carbonica. Scegli i farmer market, cioè i mercati gestiti direttamente dagli agricoltori, che propongono solo prodotti locali (la cosiddetta produzione a chilometri zero) e che ormai hanno preso piede in molte città. In alternativa leggi sempre l’etichetta che indica la provenienza di quello che compri.

3

Evita cibi con imballaggi eccessivi Un etto di plastica per due carote, un cioccolatino con cinque involucri... Ci hai mai fatto caso? Specialmente snack, succhi di frutta, barrette di cereali, prodotti precotti sono a forte impatto, dalla preparazione all’imballaggio. Sostituisci ai succhi da banco frigo i frullati di frutta fresca fatti in casa, all’acqua confezionata quella del rubinetto, ai prodotti surgelati i prodotti freschi. Importante poi, quando non è possibile il fai da te, ricorrere ai prodotti venduti alla spina, che si stanno rapidamente diffondendo (guarda su distributoriallaspina.it).

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La nuova ecologia / settembre 2010

FOTO: © tips

‘I farmer market, i mercati gestiti direttamente dagli agricoltori che propongono solo prodotti locali e a chilometri zero, ormai hanno preso piede in molte città’


aderisci a legambiente ➽ Dalle Alpi a Lampedusa Legambiente è sostenuta da una fitta rete di volontari che territorio per territorio svolgono un’azione capillare di denuncia, informazione e sensibilizzazione sui temi ambientali. L’adesione a Legambiente dà diritto a usufruire di una serie di sconti e convenzioni per uno stile di vita sostenibile illustrati in queste pagine. Unisciti ai volontari del Cigno verde cercando il circolo più vicino o contattandoci allo 06862681, tesseramento@legambiente.it, www.legambiente.it.

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Scegli prodotti biologici I prodotti che provengono da agricoltura biologica sono ottenuti senza fertilizzanti chimici e nel pieno rispetto dell’ambiente, gli animali vengono alimentati solo con prodotti vegetali, non si usano tecniche di forzatura della crescita e la loro salute viene salvaguardata con l’utilizzo di rimedi omeopatici e fitoterapici.

Il gusto della sobrietà Viaggio “sostenibile” dal supermercato alla tavola. Intervista alla scrittrice Cristina Gabetti ➽ Per essere “eco” non bisogna essere ricchi. Anzi, l’opzione ecologica salvaguarda il pianeta, la salute e anche il portafoglio. Ne è convinta Cristina Gabetti, giornalista e autrice di Tentativi di eco condotta (Rizzoli, pp. 224, 17 euro), che identifica nove stili di vita “insostenibili” per giungere all’individuazione dei comportamenti virtuosi e raccontare la loro effettiva utilità. A Cristina Gabetti abbiamo chiesto di accompagnarci nel nostro viaggio ideale dal supermercato alla tavola. ‘Ridurre

Quali relazioni ci sono tra abitudini alimentari ed effetto serra?

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Attenzione al tipo di cottura Anche il modo in cui vengono cucinati i cibi influisce sulle emissioni di CO2: meglio ad esempio usare pentole a pressione, che evitano la dispersione di calore permettendo di conseguenza una cottura più rapida. In

alternativa prediligi le cotture con il coperchio. Diminuire i fritti farà bane alla tua salute e al pianeta: l’olio è molto difficile da smaltire, considerando poi che molti gettano quello usato direttamente nel lavandino, meglio evitare di abusarne.

l’impronta ecologica è come fare una buona dieta. Si fatica, ma la gioia di essere più leggeri è impagabile’

La relazione cibo-pianeta non è molto diversa da quella tra il cibo e la nostra salute. Sempre più gente sviluppa intolleranze verso certi cibi, perché la nostra dieta tende a essere poco varia. Anche il pianeta è intollerante nei confronti delle nostre abitudini alimentari, infatti i suoi equilibri sono sempre più precari. L’industria alimentare coltiva grandi quantità di pochi cibi: così depaupera il suolo, consuma molta acqua e inquina con fertilizzanti e pesticidi. Al supermercato cosa metterebbe nel carrello per una spesa a basso impatto?

Innanzitutto andrei a fare la spesa con borse di tela per evitare l’usa e getta, comprerei cibi sfusi, coltivati localmente, di stagione e, idealmente, con certificazione biologica. Poi cercherei prodotti per la casa e per il corpo eco-dermo-compatibili. A tavola, invece, come facciamo a ridurre al minimo la nostra impronta ecologica?

Prediligendo la qualità rispetto alla quantità, coltivando un piccolo orto, variando la dieta ed evitando ogni forma di spreco. Ciò che più incide è l’atteggiamento: proteggere la natura è un dovere, ma è soprattutto un grande piacere. Perché si dovrebbe adottare la dieta low carbon? Le conveNzioni / ALIMENTAZIONE Native-bio Native-bio offre ai soci uno sconto del 15% su tutti i prodotti disponibili on line (con esclusione dei prodotti del “Mercato equo solidale”) e presso il suo negozio di Locate di Triulzi, in provincia di Milano. www.native-bio.org

Le Roghete L’azienda agricola Le Roghete concede ai soci uno sconto del 10% su tutti i suoi prodotti e sul pernottamento nell’accogliente appartamento ricavato nel casale Rogheta Seconda. www.leroghete.it

Ridurre l’impronta ecologica è come fare una buona dieta: bisogna essere determinati per iniziare, ma la gratificazione di essere più leggeri diventa la più valorosa compagna di percorso. La dieta low carbon fissa alcuni parametri, che elenco nel libro, per valutare quanto pesano i nostri più comuni gesti quotidiani. Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi?

Conosco solo i vantaggi. Iniziare è impegnativo quanto lo è qualunque cambiamento. Ma non è più dispendiosa. La gioia più autentica sta nelle semplici cose, le quali, sovente, sono gratuite. settembre 2010 / La nuova ecologia

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pulizia in casa

Più pulito si può I detersivi amici dell’ambiente ormai competono con quelli tradizionali per costi e risultati. Intervista a Cinzia Vaccaneo, esperta di Ecologos di Martina Doglio Cotto

T

ensioattivi vegetali, componenti ecologiche, distributori alla spina. I detergenti si “ecoinnovano”. Ne abbiamo parlato con Cinzia Vaccaneo, esperta del settore per Ecologos, un ente di ricerca torinese che propone campagne per la riduzione dei rifiuti.

Da che cosa è costituito un detergente e qual è la differenza tra i detersivi ecologici e quelli tradizionali?

Innanzitutto dal tensioattivo, la sostanza cha ha la funzione di “staccare” lo sporco: nei detersivi attenti all’ambiente deriva da risorse naturali come l’olio di cocco o di palma, in quelli convenzionali invece la matrice resta petrolchimica. Poi ci sono i complessanti che riducono la durezza dell’acqua e potenziano i tensioattivi, gli sbiancanti, gli enzimi che disgregano e sciolgono le macchie, gli emollienti… Una buona composizione chimica a basso impatto deve eliminare o sostituire queste componenti con altre di derivazione non convenzionale. Faccia un esempio.

Le aldeidi o i fenoli clorurati che svolgono funzioni di conservanti si possono sostituire con alcool etilico o acqua ossigenata, il primo batteriostatico e la seconda con proprietà disinfettanti e ossidanti. I coloranti poi servono da una parte al marketing, per Ricarica rendere il prodotto più attraente, e dall’altra a renderlo di successo riconoscibile per evitare il rischio d’ingestione. Su questo Il risparmio fronte alcune aziende utilizzano i denaturanti, sostanze in due anni che risultano molto amare al palato e permettono di con il progetto eliminare i coloranti senza rinunciare alla sicurezza. di Ecologos Ma i prodotti “eco” restano più cari degli altri…

Il costo è variabile e dipende, come per tutti i prodotti, dal prezzo delle materie prime e dalle economie di scala che le aziende possono attivare. Le materie prime di origine vegetale seguono purtroppo il prezzo del petrolio: quando questo aumenta ne risente sia il costo dei tensioattivi petrolchimici sia quello delle componenti vegetali. Questo rende il mercato sostanzialmente stabile. Molti produttori di detergenti a basso impatto inoltre hanno dimensioni medio-piccole con economie di scala poco interessanti. Ci sono però anche aziende più grandi che hanno investito nella ricerca proponendo prodotti ecologici a un prezzo accettabile. Inoltre alcune aziende stanno riducendo gli imballi, sia concentrando il prodotto, sia attraverso la vendita “alla spina” che abbatte parecchio i costi.

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La nuova ecologia / settembre 2010

per i detersivi alla spina in Piemonte e Lazio

768.821 flaconi

1.207 mc di plastica

‘Il costo dipende dal prezzo delle materie prime e dalle economie di scala che le aziende possono attivare’ Ma un detersivo ecologico è paragonabile per efficacia a uno tradizionale?

Alcuni hanno una concentrazione piuttosto elevata, altri sono più diluiti e cambia la quantità di prodotto necessaria. Tendenzialmente tutti garantiscono un buon livello di lavaggio, anche se soprattutto sul bucato la percezione di “pulito” può essere inferiore: nei detergenti a basso impatto non ci sono sbiancanti ottici e azzurranti che fanno percepire il capo più pulito. Rappresenta una soluzione anche per chi soffre di allergie?

Dipende dalle allergie, ci sono persone allergiche alle essenze di agrumi: in casi come questo, per paradosso, un detersivo a base vegetale con olio di arancia può risultare più irritante di uno chimico. L’assenza di conservanti convenzionali e di sbiancanti ottici, ad esempio, riducendo il numero di componenti diminuisce la probabilità di risposta allergica.

kg di cartone

C’è poi un risvolto etico, legato alle condizioni dei lavoratori. I detersivi ecologici sono puliti anche sotto questo aspetto?

kWh di energia 193 milioni di litri d’acqua 129.000 kg di CO2

C’è molto fermento: alcune aziende hanno ottenuto la certificazione SA8000, altre hanno avviato progetti di cooperazione internazionale per acquisire materie prime non derivanti dallo sfruttamento del lavoro. Questi nuovi stimoli spostano la competizione dalla mera lotta sul costo alla definizione e comunicazione delle qualità.

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I prodotti che mostrano in etichetta la dicitura “non testato su animali” presentano in realtà una definizione più lunga: “prodotto finito non testato sugli animali”. Questo vuol dire che il detergente non viene testato sugli animali, cosa che possiamo dire accada per tutti i detergenti a prescindere dalla presenza di questa dicitura in etichetta. Le case produttrici di materie prime però possono effettuare test sugli animali e nessuna delle certificazioni esistenti ci dà informazioni in tal senso. Nei negozi si nota una certa presenza di marchi tedeschi. Ma l’impresa italiana riesce a stare al passo?

Dipende dal canale di distribuzione. La maggior parte delle catene italiane vende detersivi a basso impatto prodotti in Italia e anche tanti negozi preferiscono proporre prodotti italiani e a km zero. Le aziende tedesche hanno iniziato prima ad occuparsi di questo settore ma il mercato italiano ormai ha ridotto lo scarto. Ma i detersivi ecologici usciranno mai dalla nicchia?

Sono già oggi alla portata di tutti, si tratta soltanto di comprarli una prima volta. Aumentando il numero dei consumatori che faranno questa scelta i prezzi scenderanno ulteriormente.

Le conveNzioni / DETERGENTI Lush Nei 22 punti vendita di Lush, presenti in tutta Italia, i soci potranno usufruire di uno sconto del 10% su tutti i prodotti per 11 mesi l’anno (dicembre escluso). www.lush.it

FOTO: © tips

FOTO: © marco carli/ imagoeconomica

Poi ci sono i test sugli animali…

libri e riviste

Letture azzerate Disboscamento e cambiamenti climatici sono la faccia sporca della produzione editoriale. Ecco chi riduce l’impatto della carta di Valeria Buzi

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ra le pieghe dei libri è scritto il futuro del pianeta e delle foreste. Non è un nuovo romanzo, ma lo scenario dell’editoria italiana che cambia nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità. La maggior parte dei libri venduti nel nostro paese è una minaccia per le preziose foreste di Sumatra e gli ultimi oranghi indonesiani. Negli ultimi anni, infatti, l’Italia è diventata il più importante acquirente europeo di carta indonesiana e il maggiore cliente della multinazionale App (Asia pulp and paper), secondo produttore mondiale. Si stima che dall’inizio delle proprie attività, negli anni ’80, App abbia abbattuto un milione di ettari di foreste nell’isola di Sumatra, culla della biodiversità che da sola conserva più di due miliardi di tonnellate di carbonio. Ecco

perché Greenpeace ha deciso di stilare una classifica degli editori in base a quanto sono amici delle foreste. E se Bompiani, Edizioni Ambiente e Lonely Planet, assieme ad altri, sono in cima alla graduatoria dei virtuosi, la maglia nera è stata assegnata a Il Saggiatore, Alert! e Rubbettino. Tre i “non classificabili”, perché non hanno neanche risposto alle domande di Greenpeace, Gambero Rosso, Mursia e Neri Pozza. D’altro canto solo il 18% delle case editrici interpellate acquista carta sostenibile e appena il 6% stampa i libri solo su carta Fsc, certificata dal Forest stewardship council, proveniente da foreste gestite con standard compatibili e nel rispetto dei diritti dei lavoratori. L’ultima tra le casi editrici “convertite alla causa” è Feltrinelli, che al Salone del libro di Torino, dopo un blitz di Greenpeace con tanto di finti settembre 2010 / La nuova ecologia

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Biblioteca del Cigno

FOTO: © tips

➽ La Biblioteca del Cigno propone inchieste ambientali (con la collana Veleni), manuali di buone pratiche (Le mani) e saggistica (Gli alberi). Le prime tre uscite sono Italiani con gli stivali. La protezione civile nella penisola dei grandi rischi di Erasmo D’Angelis (pp. 256, 20 euro), I piccoli comuni dal disagio insediativo al buon vivere italiano di Sandro Polci (pp. 176, 19 euro) e Ricomincio da trenta. Sfide, battaglie e buone idee per il futuro (pp. 128, 29 euro), dedicato al trentennale di Legambiente.

i bazar@legambiente.it; 0686268389 Seminara (nella foto in basso), direttore commerciale, marketing e comunicazione della società leader in Italia – ha elaborato una serie di proposte per le case editrici, che permettono loro di compensare le emissioni di anidride carbonica aderendo a progetti di forestazione o acquistando crediti da iniziative di promozione delle energie rinnovabili». Impatto zero, ad esempio, ha compensato le emissioni di un numero di Topolino, oltre che di numerosi libri, agende e guide. Ma le possibilità sono diverse: si possono compensare le emissioni di un singolo best seller ad ampia tiratura o quello di una collana o di una serie economica, fino alla possibilità di neutralizzare l’intera attività della casa editrice.

‘Si possono compensare le emissioni di un singolo best seller, una collana o una serie economica. Fino a neutralizzare l’intera attività della casa editrice’ 48

La nuova ecologia / settembre 2010

Riviste

Librerie

BioEcoGeo Rivista bimestrale che raggruppa i principali temi legati all’ambiente e alla sua sostenibilità, offre uno sconto del 10% sull’abbonamento ordinario annuale (13,50€ invece di 15,00€). www.bioecogeo.com

Rinascita Presentando la tessera Legambiente presso i punti vendita di Roma, il socio Legambiente godrà di uno sconto del 10%. Presso il punto vendita di Verona, in C.so Portoni Borsari 32, i soci avranno uno sconto diretto del 10% (o del 15% in libri) www.rinascitaonline.it

COMetA Trimestrale di ambiente, etica e critica della comunicazione, offre l’abbonamento gratuito per un anno per tutti i circoli e lo sconto del 25% sull’abbonamento per i soci. www.cometa-online.it

FOTO: © SCARPIELLO/ imagoeconomica

oranghi, ha annunciato che non solo utilizzerà per i propri libri carta proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile e responsabile, ma estenderà l’impegno anche alle altre case editrici del gruppo come Apogeo, Kowalski e Urra. Anche gli scrittori cercano di fare la propria parte. JK Rowling, Isabel Allende, Gunter Grass, Andrea De Carlo, Dacia Maraini, Erri De Luca, Niccolò Ammaniti sono solo alcuni degli autori impegnati affinché i propri libri vengano stampati su carta “amica delle foreste”. Sul fronte dell’azzeramento delle emissioni, invece, nel nostro paese le due società del settore, AzzeroCO2 e Impatto zero, hanno già avviato interventi specifici per il comparto dell’editoria. «AzzeroCO2 – spiega Andrea

Le conveNzioni / Cultura

Edizioni Ambiente Sconto del 30% su tutti i volumi della casa editrice (www.edizioniambiente.it) e del 10% sui servizi di normativa ambientale e sulla formazione (www. reteambiente.it) Terre di Mezzo Offre uno sconto del 20% sull’abbonamento annuale a 11 numeri della rivista (24 euro anziché 30) e del 15% su tutti i libri editi dalla casa editrice. C’è anche la possibilità di ricevere in omaggio una copia della rivista. www.terre.it

Libreria Hoepli La Libreria Internazionale Ulrico Hoepli offre ai soci Legambiente uno sconto del 10% su tutti i prodotti a catalogo e del 15% sulle pubblicazioni riguardanti i settori Natura, Urbanistica, Mobilità ed Energia www.hoepli.it Fnac Fnac propone ai soci Legambiente uno sconto del 50% sulla carta triennale (13€ anziché 26€). Per ottenere la card scontata basta presentarsi allo Spazio soci - presente in ogni negozio - con la tessera 2010. www.fnac.it


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muoversi

Dividiamoci la strada Il road sharing mette in rete le persone che fanno lo stesso tragitto. Decongestiona il traffico e fa risparmiare. I buoni esempi italiani di Giorgio Ventricelli

FOTO: © agf

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el 2009 l’Italia si è confermata il primo paese al mondo per densità automobilistica, con 608 vetture ogni mille abitanti. Con più di 36 milioni di immatricolazioni su una circa 60 milioni di abitanti. Ogni italiano, dal neonato al centenario, possiede in pratica mezza automobile. Le strade congestionate sono ormai prerogativa delle città metropolitane come dei piccoli centri e diventa sempre più urgente, quando non si può ricorrere ai mezzi pubblici, la diffusione di pratiche di car sharing o car pooling, anche detto road sharing. Mentre il car sharing prevede il pagamento di un servizio in abbonamento e l’uso di un auto non di proprietà dei viaggiatori, il road sharing consente di ottimizzare costi e consumi viaggiando in gruppo sulla vettura di un unico soggetto che la mette a disposizione. In Italia il portale www.roadsharing.com, consultabile in 5 lingue (italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo), è diventato punto di riferimento per gli amanti dei viaggi “condivisi” in mezza Europa. Grazie a un blog e a un servizio mailing, gli internauti possono aderire o raccogliere adesioni alle proposte di viaggio. Un inatteso picco del servizio si è avuto la scorsa primavera, quando la ormai famosa nube sprigionata dal vulcano finlandese ha messo fuori uso le vie aeree. In quel periodo ha fatto registrare picchi di contatti www.postoinauto.it, portale italiano di car pooling che getta un ponte tra viaggiatori diretti verso le stesse mete. Ognuno mette on line la disponibilità di posti per condividere il tragitto, spese incluse. Si usa per lo più su lunghe tratte, ma si sta diffondendo anche per i pendolari, soprattutto nelle zone non servite dai mezzi pubblici. A Trento l’esperienza dell’auto condivisa è ormai consolidata, così come nella Ztl di Napoli e Foggia, mentre il Comune di Milano (qui il servizio è attivo in fase sperimentale per gli studenti del Politecnico e della Statale) sta pensando di destinare alla causa parte dei cinque milioni concessi dalla Regione Lombardia per la mobilità sostenibile. Il car pooling ha fatto il suo ingresso anche in autostrada, per la precisione sull’Autolaghi, dove ogni mattina si riversano 263mila veicoli provenienti da Varese e Como e diretti a Milano, e viceversa per il rientro serale. E oltre ai vantaggi ambientali e di minore intasamento del percorso promette un risparmio annuale di 1.100 euro.

Le conveNzioni / MOBILITà Car sharing A Milano, Genova e Savona sconti sull’abbonamento annuale e/o sulle tariffe di utilizzo dei veicoli. www. centralemobilita. it (Milano); www. savonacarsharing. it (Savona);  www. genovacarsharing.it (Genova) Europcar Europcar offre ai soci Legambiente una tariffa scontata sul noleggio di autovetture e veicoli commerciali in Italia e all’estero. Particolarmente vantaggiose la tariffa week-end per 3 giorni a 87 € con chilometraggio illimitato e l’opzione vacanze per sette giorni (300 km inclusi al giorno) a 208 €. www.europcar.it

Lombardia sostenibile Sconti e agevolazioni sull’abbonamento annuale bici + treno su tutte le tratte ferroviarie regionali e trasporto gratuito della bicicletta su tutti i mezzi pubblici abilitati del gruppo Autoguidovie. Sconti sugli abbonamenti annuali dell’Azienda Trasporti Milanesi.

“Legam” al momento dell’acquisto. www.urbanflower.it 800 589609

Milano in bici Sconti dal 7 al 15% presso i ciclisti “Legambiente Point” di Milano: Ciclobarona, Nartezio Cicli e Mib Milano in Bicicletta. www.centralemobilita.it

Pony Express in bicicletta a Milano e a Roma Ubm e Velócittá sono i “Pony Express in bicicletta” rispettivamente di Milano e di Roma. Concedono ai soci uno sconto del 10% sull’acquisto dei propri carnet e, a Milano, uno sconto del 15% sulle prese fuori carnet. www.urbanbm.it (Mi) www.velocitta.it (Rm)

Urban Flower Sconto di 180 € da aggiungere agli incentivi statali e regionali. Per ottenere lo sconto comunicare il codice

Zio Presti Trade Sconto di 250 € sul prezzo dello scooter elettrico Tm-300, da sommare, fino ad esaurimento fondi, agli incentivi regionali o statali. www.zioprestitrade.com

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ristrutturare

Italia senza efficienza La manovra finanziaria non ha rinnovato le detrazioni del 55% per le riqualificazioni “eco-friendly”. Una scelta miope che blocca un ciclo economico virtuoso di Rossella Reali

FOTO: © gettyimages

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e detrazioni per chi ristruttura casa con criteri di efficienza energetica, il cosiddetto 55%, rischiano di non essere riproposti. Il maxiemendamento alla manovra fiscale di luglio non ha rifinanziato il credito d’imposta per le ristrutturazioni “virtuose”. «Eppure aveva incentivato una filiera virtuosa di green economy consentendo consentito l’apertura di decine di migliaia di cantieri, favorendo il risparmio d’energia e la riduzione dei consumi di combustibile fossile» commentano Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, senatori del Pd e rispettivamente ex presidente ed ex direttore di Legambiente. Il mancato via libera del governo al rinnovo degli incentivi arriva dopo che la Camera aveva approvato l’ordine del giorno presentato dal Partito democratico per garantire continuità al credito di imposta del 55% per l’efficienza energetica nell’edilizia. Ora che la manovra finanziaria l’ha messo nel dimenticatoio la legge di stabilità da approvare in autunno rappresenta l’ultima speranza. «Non riapprovare gli incentivi sarebbe un errore gravissimo – riprendono Della Seta e Ferrante – la detrazione del 55% è un provvedimento anticiclico, gli ultimi due anni hanno mostrato che innesca un ciclo economico virtuoso». Nel quadriennio il costo totale dell’investimento è stato stimato in 11,7 miliardi di euro, che comporterebbero un mancato gettito per l’erario di 6,445 miliardi. Una piccola manovra finanziaria, da qui le preoccupazioni di Tremonti. Eppure questi investimenti hanno cominciato a rendere e il valore di questa rendita lo calcola il Cresme, a cui l’Enea ha affidato lo studio. Ebbene, il risparmio sulla bolletta energetica è stimabile in 3,2 miliardi di euro. Il dato è valutato su un lasso temporale di 8 anni, ma si sa che i benefici degli interventi vanno oltre. A questi si aggiungerebbero 3,3 miliardi di gettito fiscale aggiuntivo (Iva, Irpef, Ires delle imprese e dei professionisti coinvolti) e altri 3,8 miliardi sarebbero imputabili all’incremento dei valori immobiliari. Insomma, i benefici complessivi per la nostra economia ammontano a circa 10 miliardi a fronte dei 6,4 a cui avrebbe dovuto “rinunciare” l’erario.

Le conveNzioni / EFFICIENZA Certificazione Energetica Preventivo con sopralluogo gratuito (in Lombardia) e sconto del 10% sul prezzo della redazione dell’ Attestato di certificazione energetica. Per info Silvia Agnello: s.agnello@ecosportello.org Cantiere 11 Presso il punto vendita di Cantiere 11 a Milano, i soci Legambiente potranno usufruire di uno sconto pari al 5% su tutte le ristrutturazioni parziali e/o totali. www.cantiere11.eu Novabita soc. coop Prezzi convenzionati in tutta la Lombardia impianti di produzione

di energia da fonte rinnovabile, interventi di riqualificazione energetica e costruzioni a basso consumo energetico secondo gli standard Casaclima. info@novabita.it Save El En Sconto del 20% su Save.el.en plus che permette di collegare la lavatrice direttamente alla fonte d’acqua calda domestica permettendo un notevole risparmio di energia elettrica e un minore accumulo di calcare. www.saveelen.com Toro Brand commerciale di Alleanza Toro,

offre uno sconto del 10% sui prodotti Toro Sistema Solare, la polizza a protezione degli impianti solari termici e fotovoltaici e su Master Casa, che tutela la famiglia, la casa e i suoi beni. www.toroassicurazioni.it. RivaViva RivaViva, azienda specializzata nell’arredo ecologico improntato al totale rispetto dell’ambiente e della salute dell’uomo, offre uno sconto del 10% a tutti i soci (20% nei mesi di gennaio e luglio). RivaViva si trova a Roma e a Milano. www.rivaviva.it

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Le conveNzioni / ALTRI SETTORI

sul lavoro

I buoni uffici Nell’amministrazione pubblica stentano a decollare, ma qualche ente dà il buon esempio. La carica delle “forniture sostenibili”

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omputer e altre periferiche spenti quando non si usano, carta riciclata e stampante usata solo se indispensabile, cancelleria ridotta all’essenziale, climatizzazione efficiente e a basso consumo. Sono tanti gli accorgimenti per rendere i luoghi di lavoro “amici dell’ambiente”. E tante sono le innovazioni che aiutano a migliorare le performance dei cosiddetti “acquisti verdi”. La pubblica amministrazione, con il green public procurement (gpp), dovrebbe dare il buon esempio ma non sempre lo fa. Ma tra certificazioni ambientali, requisiti “verdi” negli appalti, preferenza per materie prime riciclate, riciclabili o

compostabili, imballaggi al minimo e plastica bandita, qualche segnale in questa direzione comincia ad arrivare. Lo dimostra il fatto che il 7 e 8 ottobre alla fiera di Cremona si svolgerà la quarta edizione di Compraverde/Buygreen, forum internazionale degli acquisti verdi (www.forumcompraverde.it). La Regione Liguria, ad esempio, è capofila del progetto Life+ Promise volto a promuovere la sensibilità ambientale fra le pubbliche amministrazioni, i produttori, i distributori, i consumatori. Il progetto è partito con un’indagine a tappeto tra gli enti locali con l’obiettivo di valutare la sensibilità verso i problemi ambientali nelle procedure di aggiudicazione delle gare di beni e servizi. La Liguria è partner anche di un altro progetto Life+ GPPinfonet, anch’esso seguito da Liguria ricerche. Obiettivo: rivitalizzare la legge, che fra l’altro prevede che i Comuni sopra i duemila abitanti si dotino di un piano triennale degli acquisti verdi. Altro esempio incoraggiante è quello recente del Comune di Ferrara, che ha bandito una gara per l’acquisto

Opitec Azienda produttrice di materiali di hobbystica offre uno sconto del 25% su tutti i prodotti (a eccezione di offerte speciali e macchinari). Sul sito Legambiente Scuola e Formazione i laboratori “Costruiamo le rinnovabili con materiale di riciclo”. www.opitec.it Movimento difesa del cittadino Promuove la tutela dei diritti dei cittadini, informandoli e dotandoli di strumenti giuridici di autodifesa, prestando assistenza e tutela. Barrando l’opzione posta sulla tessera Legambiente si attiva l’adesione senza alcun costo aggiuntivo. www.mdc.it Strutture di Legambiente Turismo Le strutture ricettive associate a Legambiente Turismo praticheranno uno sconto pari al 10% del prezzo di listino ai soci Legambiente. La promozione non vale per gruppi e comitive, a meno che ogni partecipante non

abbia la tessera. www.legambienteturismo.it Ctm Altromercato Dal 10 al 18 settembre, facendo la spesa nelle botteghe di Altromercato, i soci Legambiente riceveranno in omaggio un pacchetto di caffè con involucro ecologico senza la presenza di alluminio. www.altromercato.it Ferred Ferred sviluppa e commercializza prodotti per l’infanzia e la collettività ispirati ai principi di sostenibilità ambientale e sociale. Offre ai soci uno sconto dal 5% al 15% su tutti i prodotti a catalogo. www.ferred.it Minimo impatto Sconto del 10% su tutti i prodotti sostenibili a “Minimo impatto”, introducendo alla fine dell’ordine il codice “LG11” ecommerce@minimoimpatto. com; www.minimoimpatto.com

di computer e altri materiali hi-tech. Personal computer, schermi lcd e pc portatili dovevano essere tutti ad alta efficienza energetica, con il maggiore utilizzo di materiali riciclabili e a ridotto impatto sull’ambiente. E l’intera procedura di gara si è svolta senza l’utilizzo di carta.  (Va. Bu.)

Le conveNzioni / IN UFFICIO Eco Store Ecostore è specializzata nella vendita di consumabili per stampanti, in particolare di rigenerati e compatibili. I nostri soci possono ottenere gratuitamente la Carta fedeltà eco store/Legambiente,

che prevede vantaggiosissime offerte. www.ecostore.it

P. Rossi 80 o su www.ecoffice.it

Ecoffice Concede ai soci uno sconto del 20% su tutti i prodotti a catalogo. Puoi trovare ecoffice a Milano in via

Loretoprint Loretoprint concede ai soci uno sconto del 15% su tutti i prodotti e servizi offerti nel suo negozio di Milano (MM Loreto). www.loretoprint.it

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