Issuu on Google+

primopiano

l’ombra di lula Con lui il Brasile è diventato una potenza mondiale. Ma l’ambiente, dicono alcuni osservatori, è stato sacrificato. E intanto il paese va alle urne di Cristiano Colombi

I

l mese di ottobre determinerà il futuro del Brasile per i prossimi quattro anni, forse di più. Dal ritorno alla democrazia del 1985, è la prima elezione presidenziale in cui Lula non può essere candidato. È la Costituzione a impedirgli di essere eletto per un terzo mandato. Ma la figura del presidente più amato della storia del paese peserà ancora.

scommessa vinta

Il record dell’80% di popolarità Lula l’ha conquistato nel tempo, con una passione sincera, basata su un “sogno brasiliano” che è il suo personale: il riscatto dalla povertà. Un riscatto che voleva dire 26

La nuova ecologia / ottobre 2010

anche orgoglio e amore per il proprio paese, con obiettivi ambiziosi soprattutto in campo economico. E proprio nell’economia il paese ha raggiunto risultati eccezionali, nonostante le crisi mondiali: da quando Lula ha preso il potere nel 2003, l’inflazione è scesa dal 14,5 al 5,2%, la crescita del Pil è più che raddoppiata (nel 2010 è prevista al 7%) e sono stati creati 12 milioni di posti di lavoro. Risultati che hanno rilanciato il Brasile sui mercati internazionali come una delle potenze emergenti insieme a India e Cina, alla cui crescita il paese tropicale si è “agganciato” attraverso le esportazioni. Ma questo miracolo è dovuto anche

Sopra, Dilma Rousseff accanto a Lula. A fianco, dall’alto: un raccoglitore di canne da zucchero, utilizzate nella produzione di bioetanolo; una manifestazione di protesta contro la costruzione della mega diga di Belo Monte. Nella pagina seguente, la centrale nucleare di Angra dos Reis, a 250 km da Rio

FOTO: © Felipe Dana/ AP/lapresse

alla crescita del mercato interno, cioè al miglioramento del reddito di milioni di cittadini: la povertà si è quasi dimezzata, la Borsa famiglia (piano di sussidi monetari condizionato alla frequenza scolastica dei figli) ha raggiunto più di 45 milioni di persone. Lula ha vinto la sua scommessa. Anche se i programmi sociali sono spesso assistenziali e clientelari, il suo enorme consenso dipende dalla percezione che la maggior parte dei brasiliani ha di aver migliorato la propria condizione di vita. A questo si aggiunge il peso crescente del Brasile nella geopolitica, con una maggior autonomia dagli Usa e l’impegno per l’integrazione sudamericana attraverso il Mercosur e Unasul.

Il mito della crescita

È chiaro che il vero patrimonio del Brasile è la straordinaria abbondanza di risorse naturali. In cima


presse

i candidati

FOTO: © Andre Penner/ ap / lapresse

paradosso per cui rispetto al suo predecessore, Cardoso, l’attenzione del governo Lula nei confronti dell’ambiente è addirittura peggiorata. Nell’ultimo anno solo nella lotta ai cambiamenti climatici il Brasile ha preso una posizione coraggiosa, lanciando al rientro dal vertice di Copenhagen una proposta di legge per abbattere le emissioni del 39% nei prossimi 10 anni, che rischia però di restare una trovata propagandistica in assenza di politiche ambientali coerenti.

Propaganda verde

FOTO: © Eraldo Peres/ ap /lapresse

alle esportazioni ci sono le materie prime e l’agrobusiness è responsabile di un quarto del Pil. L’ambiente è insomma fonte dell’importanza strategica del Brasile. Non a caso nell’era Lula la difesa delle risorse naturali è tornata a essere una difesa armata, con un aumento record delle spese militari. La via dello sviluppo e del riscatto sociale è stata percorsa sacrificando l’ambiente. Durante Lula il Brasile ha deciso di investire nell’estrazione di petrolio e gas naturale dell’Atlantico nella zona cosiddetta pre-sale, dove sarebbero stati scoperti enormi giacimenti. Per questo il governo ha da poco esteso il limite delle acque territoriali a tutta la piattaforma continentale, senza attendere il via libera dell’Onu, già negato nel 2004. Ma sono proprio i depositi di sale che ricoprono il fondale e la grande profondità – superiore a quella della piattaforma Bp nel Golfo del Messico – a rendere le attività di estrazione più costose e rischiose. Negli ultimi otto anni il Brasile si è inoltre lanciato nell’agrobusiness, stimolando la monocoltura d’esportazione,

una delle principali minacce alla biodiversità in America Latina, diventando il primo consumatore mondiale di fertilizzanti chimici e lasciando in mano a poche multinazionali nordamericane la gallina dalle uova d’oro della soia transgenica. Soia ogm e canna da zucchero per la produzione di etanolo sono anche i principali responsabili della deforestazione, che dopo la politica di contrasto esercitata faticosamente nei primi anni di governo rischia oggi di dilagare a causa della riforma del Codice forestale, sostenuta anche dal Pt di Lula. È infatti in discussione nel Congresso la proposta, formulata dalla lobby dei latifondisti, di regolarizzare le proprietà terriere nella Riserva legale, la parte di foresta che non poteva essere utilizzata, se non illecitamente attraverso invasioni. Si tratterebbe di un’amnistia che varrebbe a Lula, secondo Marcelo Furtado, direttore di Greenpeace Brasile, «il premio di presidente che ha terminato il patrimonio amazzonico». Se si considera anche il rilancio del nucleare durante la sua presidenza, si arriva al

In questo quadro, le elezioni possono sancire la vittoria definitiva dello “sviluppismo” intrapreso da Lula. Un sondaggio Datafolhia diffuso il 4 settembre dà Dilma Rousseff, la candidata designata da Lula alla sua successione, al 50% delle preferenze, mentre il principale avversario, il conservatore José Serra del Psdb, sarebbe indietro di 22 punti. Un risultato che dimostra un forte cambiamento nell’opinione pubblica dall’inizio dell’anno, considerando che lo scorso aprile Serra godeva di un vantaggio di 11 punti. Il merito va soprattutto al sostegno di Lula alla Rousseff. Sempre più schierato a favore della sua candidata, il presidente sembra essere riuscito a trasferire su di lei il proprio consenso. Tra l’altro la Rousseff avrebbe superato Serra anche nello Stato di San Paolo, dove l’avversario è governatore uscente. La candidata del Pt potrebbe vincere addirittura al primo turno del 3 ottobre. Durante gli 8 anni di Lula, Dilma Rousseff ha fatto parte del governo ricoprendo gli incarichi di ministro dell’Energia e di capo di Gabinetto. È inoltre la fautrice del Pac, l’ambizioso programma di nuove infrastrutture lanciato nel 2007. Terza contendente è Marina Silva, ambientalista e attivista sociale con Chico Mendes negli anni ‘80, ex ministro dell’Ambiente proprio con Lula, che al momento avrebbe il 7% delle

«Mi piacerebbe che il paese, dopo di me, fosse governato da una donna: Dilma Rousseff». Durante gli anni della dittatura la candidata del Pt, oggi capo gabinetto, è stata una guerrigliera della Vanguarda armada revolucionária. Candidato del Psdt è José Serra, governatore di San Paolo. Figlio di un emigrato calabrese, è stato ministro durante il governo Cardoso. Terza fra le candidature di rilievo, una “vecchia” conoscenza di Nuova Ecologia. Marina Silva vuole rivoluzionare l’economia del paese, puntando sulle tecnologie low carbon. È stata una delle fondatrici del Pt e ministro dell’Ambiente dal 2003 al 2008. L’anno scorso è passata ai Verdi, con loro corre per la presidenza.

ottobre 2010 / La nuova ecologia

27


primopiano

Sorprese elettorali

l’ombra di lula

di Emanuela Evangelista*

intenzioni di voto. Le dimissioni di Marina Silva da ministro sono un precedente importante per poter valutare le differenze tra i candidati in tema di ambiente. Nel maggio 2008, infatti, la Silva è entrata in conflitto proprio con Dilma Rousseff nel tentativo di bloccare le opere più dannose per l’ambiente. In campagna elettorale ha criticato apertamente il nuovo piano di sviluppo sostenibile dell’Amazzonia e la riforma del Codice forestale, proponendo nuovi investimenti in tecnologia per consentire agli agricoltori di

una buona notizia per le questioni ambientali che il paese dovrà affrontare nei prossimi anni.

Fuori dai riflettori

La campagna elettorale è stata segnata anche dalla denuncia fatta lo scorso 15 aprile a Roma dai 13 vescovi dell’Amazzonia orientale in visita dal Papa. In quell’occasione i prelati si sono detti contrari alla costruzione della mega diga di Belo Monte sul fiume Xingu, che rischia di sconvolgere l’ecosistema e la vita di oltre 30mila persone, in gran parte indigeni. Alla denuncia è seguita una mobilitazione della popolazione locale, ma il 28 agosto Lula ha ugualmente firmato la concessione al consorzio incaricato dei lavori. L’insensibilità di Lula nei confronti delle rivendicazioni indigene è al centro della critica di Saulo Feitosa, segretario del Consiglio indigenista missionario (Cimi), che lamenta come proprio con Lula il processo di demarcazioFOTO: © gettyimages ne delle terre indigene si sia fermato mentre procedono i aumentare la propria produttiviprogetti a elevato impatto ambientà senza dover deforestare. Dilma tale anche attraverso atti di vioRousseff non ha una rapporto felilenza e persecuzione. Una realtà ce con l’ambiente. All’inizio della che riguarda l’Amazzonia e regioni conferenza di Copenhagen commifuori dai riflettori come il grande se una gaffe quando in conferenza Sertao, nel Nordest, roccaforte di stampa affermò che «l’ambiente è Lula, dove il progetto di trasposisenza alcun dubbio una minaccia zione del Rio Sao Francisco minacper lo sviluppo sostenibile», un cia 33 popoli indigeni. Questa colapsus freudiano secondo i più stosissima opera, che prevedendo malevoli. Nel suo programma afla costruzione di dighe e canali di ferma l’importanza di conciliare cemento lunghi centinaia di km l’ambiente con l’economia, il che può decretare la morte del secondo può significare difendere progetti fiume più grande del paese, è uno controversi se presentano adeguati dei cavalli di battaglia della provantaggi economici. Le promesse paganda della Rousseff. Secondo elettorali di Serra, invece, sembrail Cimi sono in tutto 426 i progetti no sostanzialmente riproporre il del Pac che violano i diritti indigemito dell’Amazzonia come “fronni, ma il governo federale si è semtiera”, la cui conquista aprirebbe pre dimostrato intransigente. La la prospettiva di un nuovo svilupstrada dello sviluppo a qualsiasi po. Dilma Rousseff e José Serra costo rischia di trionfare definitisi giocheranno la partita, questo vamente alle prossime elezioni.n è certo, e in ogni caso non sarà 28

La nuova ecologia / ottobre 2010

A pochi giorni dalle elezioni tantissimi brasiliani non sanno ancora chi scegliere come successore dell’attuale presidente Lula. Nell’ultimo round, appena iniziato al momento di scrivere, i candidati dovranno affrontarsi in tv per la conquista, secondo i sondaggi, di 12 milioni di indecisi. Lula, alla fine del suo secondo mandato, non può più essere eletto ma lascia dietro di sè un’economia in pieno boom e l’80% dei consensi. Durante gli otto anni del suo governo ha creato 12 milioni di posti di lavoro e ridotto la povertà del 43%, nel frattempo il potere d’acquisto dei brasiliani è cresciuto e la distribuzione del reddito, in un paese che resta diseguale, è la migliore dalla fine della dittatura, cioè a metà anni ‘80. Un successo che rende la sfida difficile per tutti i candidati. Il 3 ottobre i cittadini brasiliani saranno chiamati a scegliere tra nove nomi, ma solo tre sono davvero in gara: Dilma Roussef, candidata del governo uscente, José Serra, principale candidato dell’opposizione, e Se si dovesse Marina Silva, rappresentante arrivare al dei Verdi e simbolo della ballottaggio, lotta alla distruzione grazie a dell’Amazzonia. Per i primi Marina Silva due la miglior carta da l’ambiente avrà giocare si chiama Lula. I il suo peso candidati si contendono i voti a suon di apparizioni al fianco del presidente uscente: reali nel caso della Roussef, virtuali per Serra, la cui campagna elettorale è costellata di citazioni e riferimenti al governo uscente. Dilma Roussef, che ha un passato di sinistra e di guerriglia negli anni della dittatura, deve convincere i mercati e gli investitori internazionali che la sua politica economica sarà nell’ordine della continuità. A Serra, già sindaco e governatore di San Paolo, lo Stato più ricco del Brasile, spetta invece il compito di convincere l’elettorato più povero che il nuovo governo non interverrà sulle politiche sociali del suo predecessore. I sondaggi fanno pensare a un possibile ballottaggio, il 31 ottobre. In quel caso l’ambiente avrà il suo peso. Marina Silva, ministro dell’Ambiente durante il primo e metà del secondo mandato Lula, può già contare sul 12% dei consensi. Figlia di raccoglitori di gomma in Amazzonia, la Silva si è avvicinata alla politica al fianco di Chico Mendes. Icona mondiale dell’ambientalismo, è meno conosciuta nel suo paese che nel resto del mondo. Per questo la sua equipe si aspetta grandi risultati dal round elettorale televisivo. Il suo programma promette di mantenere la crescita e la diminuzione della povertà senza rinunciare alla difesa dell’ambiente. Di sicuro, i candidati in concorso non potranno non tenerne conto. * presidente dell’associazione Amazzonia onlus


http://www.lanuovaecologia.it/UserFiles/Files/26-28