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n. 00, anno 1 euro 3.00 novembre 2011

www.antitempo.it

Periodico di satire, beffe, disegni, vignette, enigmi, varietà, umorismi, prese male, ecc. esce spesso

LA NUOVA RIVISTA DI SATIRA INTERNAZIONALISTA!

ALL’INTERNO SAVIANO IN: ’O PREMIO!


indice

Nella foto accanto, colui che fisicamente rappresenterà questa straordinaria avventura, l’uomo che ci dona il fisic du rhôle. Lui, con quella faccia da attore consumato: Andrea Coccia, il nostro futuro direttore responsabile. (© Rupert Everett)

SÓMMARIO

15

lavorare stanca Lo stato è arrivato. Quarto. testo Guido Ingenito disegni Rubert

17

mafia, cappuccio e brioches Mafia ad orologeria testo Pablito Morelli disegni Davide Caviglia

fumetti 19 Roberto Saviano in «O’premio!» di Vito Manolo Roma e Angelo Testa

3 eddy toriale a cura della Redazione

bar sport 26 Cris & Cris per la serie Amen a cura di Rasta

saluti da… 4 Atene testo Andrea Coccia illustrazione Kanjano 5

sossòldi 14 Quo (e)Vadis? a cura di Azzurra Pini con Rubert

27 The Doctor non c'è a cura di Janjo

italia calling C’era un inglese, un francese e un… a cura di Davide Caviglia disegni: Sakoch, Giemsi, Khalid

7 Non è la Zeta di Zorro testo Eugenio Cau disegni: Rapé intervista 8 xxx a cura di Vito Manolo Roma 10 la finestra sull’ovile Varie ed eventuali dall'Italia sull'Italia 12 la doppia centrale Il poster de L'antitempo

Ben Ali condannato a 35 anni di prigione Faro

L’ANTITEMPO Rivista bimestrale di satira internazionalista N.Ø – Novembre 2011 Chiuso in redazione venerdì 28 Ottobre 2011

Direzione, redazione, progetto grafico e art direction Gianluca Angioi (Janjo) Davide Caviglia (Strolippo) Vito Manolo Roma (vitomanolo) Matteo Rubert (Rubert)

Eugenio Cau, Azzurra Pini, Francesco Schietroma, Fabio Folla, Faraut Christophe (Faro), Khalid Cherradi, Jean-Marc Couchet (Giemsi), Rafael Pineda (Rapé), Frantz Gauviniere (Sakoch) Copertina La Redazione Disegno di Rubert

posta@antitempo.it www.antitempo.it

Hanno partecipato a questo numero Giacomo Sargenti (Grègori), Guido Ingenito, Andrea Coccia, Giacomo Rastelli (Rastabbello), Giulio Laurenzi, Giuliano Cangiano (Kanjano), Paolo (Pablito) Morelli,

^

Stampato in proprio nel novembre 2011 in 2000 copie.

This work is licensed under a Creative Commons AttributionNonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported License.


– eddy toriale – di VitoManolo e Janjo

S

iamo tantissimi, non ce lo saremmo mai aspettati. O forse sì. Avremmo dovuto sospettarlo quando in fase di impaginazione Marrazzo ci chiese l’amicizia su Facebook. Pensammo che l’idea della rivista internazionalista avesse folgorato il buon Piero, ci ricredemmo immediatamente quando ci invitò a salire in macchina sventolando una bustina. Evidentemente il trans piace. In un periodo storico dove i morti risorgono a mazzi — dalla Democrazia Cristiana alle boy band anni settanta ai periodici satirici diversamente giovani — con gran sollazzo del solo Dylan Dog, noi siamo circondati da autori straordinari, nuovi e soprattutto vivi. A dir la verità ci sono anche nomi già noti. Francesco Schietroma, Giuliano Cangiano, Paolo Pablito Morelli e Giulio Laurenzi, per citarne qualcuno. Gli altri avrete modo di scoprirli numero per numero. E numero per numero scoprirete gli eccezionali autori stranieri che abbiamo reclutato di persona in giro per il mondo. Questa nostra scelta editoriale, di avere insieme a noi autori internazionali, ci è sembrata indiscutibilmente l’unica via percorribile per una serie di ragioni. Viviamo nella società globale, vogliamo farlo attivamente. Siamo convinti che oggigiorno – o tutt’oggi – un periodico satirico che non affronta le questioni internazionali ha la validità di un titolo di stato greco. Il primo obiettivo è stato raggiunto. Abbiamo stampato un numero zero folto di contenuti e completamente a colori. Lo stiamo distribuendo in rete e attraverso otto feste, una per ogni vizio capitale più una con dedica speciale. Grazie alle sottoscrizioni raccolte avremo modo di registrare la testata in tribunale e arrivare in moltissime librerie italiane. L’avanzo delle spese verrà distribuito fra i collaboratori, quindi cercate di seguirci con costanza. Vorremmo aggiungere che tutto quello che sta per nascere non sarebbe stato possibile senza l’aiuto di chi ci sta sostenendo, dallo studio legale agli stampatori, dal distributore a chi non smette di suggerirci le scelte giuste da fare.

«Come dite? Noi? Chi siamo noi?! Giusto. Domanda legittima. Noi siamo quelli che se ti svegli e sei felice, c’è qualcosa che non va; quelli che la mattina Marlboro in bocca; quelli che le mestruazioni ce le hanno venticinque giorni al mese; quelli che fanno le vignette in primavera per bere il vinello in autunno; quelli che disegnano perché da grandi vogliono fare gli imbianchini; quelli che per tre giorni che imbiancano casa poi ci vuole un mese di malattia; quelli che per smettere di fumare si iscrivono al corso di fumetto; quelli che c’hanno la satira dentro, ma così dentro che non ci trovano proprio niente da ridere; quelli che la domenica alle 18:20 hanno un appuntamento; quelli che a pregare vanno allo stadio; quelli che c’hanno ancora i ginocchi sbucciati; quelli che Vasco Rossi è un salutista; quelli che con De André c’hanno bevuto mille volte senza averlo mai incontrato; quelli che gli han detto che il vino fa sangue e vanno in giro con l’aglio e un paletto di frassino; quelli che alla seconda bottiglia il sol dell’avvenire è là dietro, là, dopo il Kebabbaro; quelli che anche alla rivoluzione ci vanno con le birre; quelli che volevano fare l’intifada palestinese e sono andati ai Sassi di Matera; quelli che fuoco alle banche, alle assicurazioni alle pompe di benzina! Ma son sempre senza l’accendino; quelli che Berlusconi non è la causa, è la conseguenza; quelli che tanto và la gatta al lardo che poi incontra un vicentino; quelli che i miei omaggi alla signora, riduzioni a minori e anziani. Te, paghi sempre; quelli che han bruciato le tappe e son rimasti single perché le alte non se li filano; quelli che la moglie se n’è andata con i buoi ai paesi suoi; quelli che hanno il deodorante al profumo di ascella; quelli che pestano la merda un minuto prima del colloquio di lavoro; quelli che hanno il contratto da precario a tempo indeterminato; quelli che il caffè come lo faccio io… ; quelli che da domani dieta! Quelli che fanno jogging il venerdì sera sulla Milano-Venezia; quelli che tre euro e venti di diesel, grazie! Quelli che se partire è un po’ morire, non c’è problema perché i soldi per partire non li hanno In questa pagina: mai visti; quelli che sono stranieri ovunque.» Grande Magnate Grègori Plastic Surgery Khalid Cherradi


testo Andrea Coccia disegno Kanjano


C’era un inglese, un francese e un… a cura di Strolippo

Q

uando nell’infausto anno del Signore 2011, la mia Sampdoria retrocedeva alla serie cadetta, noi tutti tifosi blucerchiati indicavamo la società come principale responsabile della disfatta. Presidente, dirigenti, notai, commercialisti e portinaie. Pure Bersani, ospite serale di Sancta Santorum, la prese ad esempio. A dimostrazione che se a capo di una qualsiasi società ci stanno degli incapaci, quella società sarà

inevitabilmente destinata a fallire. Trovato qualche analogia? Eppure, come la maggioranza dei nati in prossimità del meridiano di Monte Mario, mi basta davvero poco perché la passione sepolta da enormi testicoli si risvegli. Mi basta Palombo (32 anni, calciatore) in lacrime sotto la Sud a chiedere scusa ai tifosi. E analogamente mi basta un Pisapia, alle porte di Milano con gitani e kebabbari, venuto a ridare sorriso e

Reazione dell’Europa alle rivolte nordafricane vista da Giemsi

speranza a una città in ostaggio del nulla e dell’oblio. Pensate, un sessantaduenne che neanche il tempo di mettere il culo sulla cadrega e subito aumenta il biglietto del tram, l’Ecopass e piazza un’addizionale comunale in busta paga ai Milanesi (che già


italia calling

Politici! ...prendete precauzioni! «Bene!!! ...sono pronto a stringere le mani dei proletari...» Sakoch

si pagano il 43% di Irpef ), ha ridato speranza a centinaia di migliaia di persone. Ma cos’è, la Sindrome del nonno? Siamo così sensibili alla vecchiaia da sentircene sottoposti? Che questo non fosse un paese per giovani ormai s’è capito: il primo ministro ne ha settantacinque e l’età media dei nostri parlamentari è di “soli”

cinquantaquattro anni. Ma la colpa è dei giovani, che sono poco smart, pigri e poco flessibili, e poi guarda, in giro ce n’è sempre meno. E grazie ar cazzo. Quelli se ne vanno all’estero, dove sono considerati una risorsa e non un peso. E allora sapete noi che si fa? Prendiamo spunto dall’unica cosa che pare interessarci davvero e

facciamo come le squadre che vogliono vincere: ci compriamo gli stranieri! Mettiamo uno svizzero all’economia, un francese alla cultura, un giapponese alle telecomunicazioni e un inglese agli esteri. Mezzo governo è già fatto. Mai più campagne elettorali con il politicante di turno che sfoggia il dialetto sotto al campanile e a suon di leccare piedi si ritrova ministro della cultura. Per ricoprire una carica politica in Italia bisogna essere cittadini italiani, e si diventa cittadini italiani nei seguenti modi: Essendo figli di italiani; di un solo italiano; essendo nati in Italia da genitori apolidi, cioè non aventi diritti e doveri di cittadinanza con alcuno stato; avendo prestato servizio di leva o civile; risiedendo in Italia prima della maggiore età; vivendo in Italia dieci anni rigando dritto (ce la si può fare); sposando un italiano (scelta azzardata) e aspettare due anni (con trepidazione); faxandone domanda da una colonia; faxandone domanda dall’Impero austro-ungarico. Ora i casi sono due: o abroghiamo questa legge da trogloditi, o che Dio ce la mandi buona. Possibilmente gratis.

Dobbiamo dialogare con tutte le parti Il presidente siriano Bashar al Assad, amante del bricolage. Ora, preso atto dello slancio democratico, nonché dell’innato sense of humour che contraddistingue al Assad, abbiamo pensato di raccogliere il testimone di Ibrahim Qashoush, (studente ed elettricista part time al quale, per aver intonato il canto di protesta su YouTube hanno tagliato la gola e strappato le corde vocali, prima di essere gettato nel fiume Orontes), e di continuare a cantare. Bashar, you are not one of us; / take Maher and leave us; / your legitimacy is no longer recognised by us; / come on, leave Bashar. / Maher, you coward, / agent of the Americans, / the people of Syria cannot be disrespected; /come on, leave, Bashar. / We want rid of Bashar. / with our powerful might, / Syria wants freedom. / Syria wants freedom.


italia calling

Non è la

Testo di Eugenio Cau disegno di Rapè (Messico)

ZETA di Zorro

D

al momento in cui l’attuale Presidente della Repubblica messicana, Felipe Calderón Hinojosa, ha dato inizio alla guerra armata contro il narcotraffico, le vittime dal dicembre 2006 stanno ormai raggiungendo l’impressionante cifra di 45.000, anche se alcuni conteggi meno «ottimistici» parlano già di numeri che si aggirano attorno ai 50.000 morti. […] È fenomeno relativamente recente, rispetto all’inizio della «guerra al narcos», quello dell’esecuzione di giornalisti da parte dei narcotrafficanti. Solo da pochi anni la categoria ha iniziato a essere presa di mira, anche se ormai il numero di giornalisti caduti vittima della violenza, puniti per il loro lavoro, sta già per raggiungere le tre cifre: secondo Reportes Withouth Borders sono attualmente 80 dal 2000, di cui 11 solo in questa prima metà dell’anno. Sappiamo come nei paesi occidentali il numero dei giornalisti assassinati sia un quantificatore non solo del livello di violenza all’interno di uno stato, ma anche del livello della democrazia di cui questo stesso stato gode. Ancora più recente tuttavia, tanto recente da essere notizia delle ultime settimane, è il fatto che i narcos stanno iniziando a mettere nel mirino anche internet. Il tema della libertà di stampa in Messico è piuttosto bruciante: la giovanissima e mai veramente formata democrazia messicana ha sempre potuto contare su nutriti gruppi di giornalisti più o meno «addomesticati», ben formati nell’arte di dare le notizie senza che queste possano urtare la sensibilità del potere. Il fatto che in Messico negli ultimi anni il narcotraffico sia diventato un contro-potere tanto forte da soppiantare lo stato in enormi porzioni di territorio del paese ha reso in breve tempo i giornalisti una classe a forte rischio: una buona parte ha dovuto scegliere a quale dei due poteri

«Vieni, fai uno zoom a questo pezzettino senza sangue»

votarsi, quello nuovo o quello vecchio; la piccola minoranza di professionisti indipendenti ha ben presto dovuto guardarsi non più da un solo potere ostile, ma da due, uno dei quali, quello rappresentato dal narcotraffico, capace di generare una indicibile violenza. In una situazione di questo tipo internet è diventato una sorta di ancora di salvezza nel panorama dell’informazione qui in Messico, in maniera forse ancora più evidente di quanto non lo sia nella maggior parte dei paesi europei, Italia compresa. Coperti dal (supposto) anonimato che solo internet sa garantire, molti cittadini hanno cercato di superare la barriera della paura, dell’omertà e della complicità dei poteri ufficiali attraverso blog e siti web, in questo subito amplificati da quell’altoparlante della Rete che sono i social network. La cosa inizialmente non ha minimamente infastidito i cartelli del narcotraffico, né avrebbe potuto: nei primi tempi il fenomeno aveva ancora proporzioni troppo circoscritte. L’espansione notevolissima della comunicazione e dell’informazione sul Web ha tuttavia coinciso con una espansione del potere dei narcos su zone sempre più urbanizzate, dove le notizie date su internet certamente non riuscivano a rompere la rete delle omertà e delle complicità, ma iniziavano a dare luogo a qualche piccola

smagliatura. La risposta delle bande narcos è stata immediata, e brutale. A muoversi è stato il cartello de Los Zetas, attivo in tutta la parte est del paese. Il 13 settembre a Nuevo Laredo, nello stato di Tamaulipas, a pochi chilometri dal confine con il Texas, sono stati ritrovati due cadaveri appesi al ponte pedonale che sovrasta la superstrada che porta all’aeroporto della città. I due corpi appartenevano a una ragazza di 28 anni e a un ragazzo di 25. Entrambi presentavano evidenti segni di tortura. […] Attaccato sul ponte pedonale, a sovrastare i due corpi, un cartello giallo riportava ben in evidenza la scritta: «Esto les va a pasar a todos los relajes del Internet, pónganse vergas, ya los traigo en corto, atte Z», che a grandi linee potrebbe essere tradotto come: «questo è quello che succederà a tutti i furbetti di internet; si preparino, li sto per prendere, Z», dove l’ultima lettera è evidente riferimento al nome del cartello, Los Zetas. Prima del 13 settembre già più di una volta il mondo della Rete in Messico era stato minacciato dalle bande narcos, ma nessun internauta era mai stato colpito in quanto tale. Il ritrovamento dei corpi dei due (finora presunti) blogger o tuiteros, come dicono qui, è stato l’atto di apertura di un nuovo capitolo nella storia della violenza in questo paese.


intervista

– intervista –

xxx di VitoManolo

Ad Ali Ferzat (www.ali-ferzat.com) hanno chiuso la rivista satirica di cui era disegnatore e fondatore. Gli agenti dei servizi di sicurezza di Damasco lo hanno pestato a sangue spezzandogli le mani per ridurlo al silenzio. Gli hanno detto che si è trattato «solo di un avvertimento». 8


intervista

Ritratto di xxx disegnato durante l’intervista.

Ho saputo che sei l’autore che ha disegnato Ali Ferzat in ospedale col dito medio alzato. In italia e nel mondo è stato rebloggato milioni di volte. Posso chiederti perché l’hai firmato col suo nome e non con il tuo? Lo stile non è il suo, in Siria lo sanno tutti, almeno il 90% della gente e, il fatto che in Italia pochissimi l’hanno capito mi diverte un sacco. È un omaggio ad Ali Ferzat che ho disegnato mentre lui era in ospedale, quindi aveva la mano fasciata e non avrebbe mai potuto farlo! Con questo disegno ho voluto dire che nessuno lo potrà mai fermare nonostante fosse in ospedale. Ho fatto mille altri disegni su questa tematica. Vieni dove c’è il mio portatile, te li faccio vedere. (li vedo, sono bellissimi. Non si vede Ferzat nei disegni, ma un personaggio guida con la testa d’uccello che fa da narratore) Fai satira qui in xxx ? Quali sono gli autori e le testate? Sto con altri 15 autori coi quali produco un leaflet che può essere stampato. Agiamo attraverso due canali differenti: la nostra mailing list (che conta circa settecento contatti) e facebook. Siamo tutti in xxx , ma collocati in città diverse. Lavoriamo a distanza grazie a internet. Il nostro metodo è pubblicare il materiale su facebook, il giorno successivo alla pubblicazione scegliamo i commenti per il leaflet che pubblichiamo e spediamo il giorno dopo. Infatti la nostra testata si chiama Bukra Syria (Tomorrow Syria NdR). Molta gente qui non ha facebook, ma ha un account e-mail. Dunque spediamo il leaflet in formato A 4 in modo che, chi vuole, lo può stampare. Ogni tanto stampiamo anche un trenta-

duesimo extra, diciamo un’edizione speciale dedicata ai rifugiati politici. Dunque ti definisci un disegnatore satirico? Quali sono le tue produzioni attuali? Certo, lo sono. Avevo un personaggio fino a poco tempo fa: Abdullah (quello con la testa di uccello, NdR). Lui era il protagonista principale di queste tavole in cui mostra allo spettatore ciò che sta succedendo in medio oriente. Abdullah significa «tutti», ma anche «nessuno». È un personaggio negativo, lui non agisce, si limita a guardare, ma mi ha stancato. Ora invece riporto per iscritto ciò che accade in Siria. Queste news hanno una copertina con il presidente (Assad, NdR) che gioca ai videogiochi, tutti sanno che è un incallito giocatore di videogiochi per ragazzi. In chiusura, invece, nell’angolo in basso a destra riporto la scritta «Game Over». Quanti anni hai ora? Perché sei qui a xxx ? Ho trentatré anni. Sono qui a xxx per aver disertato la chiamata alle armi. Me ne sono andato dalla Siria prima che scoppiasse la rivoluzione perché venni chiamato alle armi. Sono fermamente contro al servizio militare obbligatorio, figuriamoci alle armi! E poi, durante l’università i ragazzi siriani sono obbligati a svolgere la leva per un periodo di sei mesi. L’ho fatto ed è stato sufficiente. Come ti sei sentito quando è scoppiata la rivoluzione? Tu eri qui… Guarda, sono qui da nove mesi. La rivoluzione è scoppiata sei mesi fa. È stato uno shock. Non me lo sarei mai aspettato. Ora la mia permanenza qui a xxx è legale, ma a dicembre diventerà totalmente illegale. Il mio

passaporno non è nemmeno stato bollato dal governo xxx . Che pensi di fare a dicembre? Non lo so. So solo che dovrei essere in Siria a combattere. Per ora sono bloccato qui. In bocca al lupo allora. Ti faccio una domanda un po’ rilassante (s’è incupito un po’ …). Quando hai cominciato a disegnare? Oh… Non ricordo, ero molto piccolo. Comunque ho studiato nella scuola d’arte di Damasco. Solo l’anno scorso ho cominciato a fare satira. Prima ho sempre fatto illustrazioni per ragazzi. I lavori mi venivano commissionati in xxx . Poi ho visto il lavoro di Joe Sacco e ho deciso di abbandonare l’illustrazione per dedicarmi a tempo pieno alla satira. So che non devo pubblicare il tuo nome. Come ti devo nominare qui nella rivista? Domanda difficile, lasciami pensare. (pensa a lungo). Ci sono molti nomi con i quali potrei farmi chiamare, ma ci sono troppi servizi segreti in giro. Anche in Italia dove abiti tu. È pericoloso pubblicare qualsiasi nome. Eviterei. E poi c’è un tipo siriano a Milano… Fottuto bastardo… Figlio di puttana… (beviamo e sorridiamo) Vuoi aggiungere qualcosa? Sì. Ci sono molti disegnatori siriani in giro per il mondo, soprattutto negli states. Fanno grandi animazioni, ma non hanno buone sceneggiature. Hanno anche un canale youtube, poi te lo do. Molti di loro però vengono presi perché si fanno beccare a graffitare qui per le strade di xxx . Ti ringrazio molto. Potrei ritrarti così? (Scoppia a ridere). Sì certo (ride ancora, poi beviamo).


– la finestra Piccola guida per il... perfet to Radical Chic

e per stabilire il vostro livello radical ci serviremo della famosa scala Corona-Bignardi:

cari amici, quante volte, a causa del vostro look, vi siete visti negare possibilitaë di carriera nel fantastico e crudele mondo dello spet tacolo? Quante volte siete stati derisi per le vostre scarpe, per i pedalini troppo corti o per un abbinamento sbagliato?

dove zero corrisponde a irrimediabilmente tamarro e dieci a radical anche nei reni.

Tut to questo sta per finire, con questa piccola guida, finalmente anche voi potrete assistere modelle, mandare la pubblicitaí e accompagnare ospiti in studio. Innanzitut to, è assolutamente necessario essere radical chic.

ora, e mi rivolgo ai tamarri più convinti, direi che tre è un ot timo punto di partenza. E considerando che tre equivale a entrare occasionalmente in Feltrinelli il venerdÏ pomeriggio, direi che potete starvene. Bene, stabilito serenamente che è meglio sapere che il calzino di spugna è out piut tosto che somigliare a Corona, non vi resta che apportare qualche piccolo accorgimento estetico:


sull’ovile –

Indiscrezioni Non si capisce che dice, la moglie "generale" decide tutto, in pochi gli si possono avvicinare, il figlio è sistemato... a tutto ciò v'è un'unica spiegazione:

DDT di Grègori


la finestra sull'ovile

Addio, Silvio testo Pablito Morelli disegno Kanjano

Addio, Silvio Paese di merda, Esploso di luce, Fa niente. Ah, se tu sapessi... Addio, Silvio Mesto congedo, Pur di bell’animo, Fa lo stesso. Ah, se tu sapessi... Addio, Silvio Salutami tutti, Galantuomini e pupe, Fa nulla. Ah, se tu sapessi... Addio, Silvio La stretta di mano Con lo statista D’eccentrico calibro. Ah, se tu sapessi... Ah, se tu sapessi… Che darti la mano sudata M’è assai grato poiché L’ho tenuta al caldo Un’ora tra i testicoli. Bibliografia: Intercettazione telefonica, dialogo fra Silvio Berlusconi e Valter Lavitola (Luglio, 2011), «Tra qualche mese me ne vado via da questo paese di merda».

PSICONANOSI di Francesco Schietroma

Il declino del belpaese visto da Kap


la finestra sull'ovile

beautiful peter as

di Janjo


lavo invec le p


orare cchia palle


?

–sossòldi –

Quo (e)vadis? inefficiente

25,5%

servizi

esoso

13,7%

23,7%

industria

6,2%

agricoltura

24,5%

ingiusto

36,2%

efficiente solidale

Lavoro nero

Un rapporto difficile

Quanto ogni settore sfrutta il lavoro irregolare?

In che modo gli italiani definiscono il loro rapporto col fisco?

4,7%

9,9%

PERCENTUALE DI EVASIONE

20

Evasione delle imposte Dove sono gli evasori italiani? Nelle provincie “medie” del centro-nord o nelle aree “pericolose” del sud? Nel grafico si possono vedere le ricchezze (il Pil per abitante) rapportante con la percentuale di imposte evase.

34

26.054

11 27.776

PIL PER ABITANTE » valori in euro

21.858

47 19.084

38 14.349

AO VB BI NO AL AT SV PV CR MN RO UD PN BL CO LC SO PC FE RA FO MS LU PT PO PI LI GR SI AR PG TR PS AN MC AP VT RI TE PE CH

CN VA BG BZ TN VR VI TV VE PD PR RE MO BO FI

TO MI BS GE RO 64 38

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FR IS CB FG BN AV PZ MT TA LE BR CZ VB KR TP AG RG CL EN OR NU OG

CE SA CS RC ME

fonti: Censis, Istat, Agenzia delle Entrate, Corriere della Sera — a cura di Azzurra Pini con Rubert 16


–lavorare stanca –

LO STATO È ARRIVATO. QUARTO. testo Guido Ingenito disegni Rubert

A

mici da una vita, lavoratori quasi e soddisfatti proprio per niente. Il cammino attraverso la lotta sindacale in Italia è riassumibile in un punto di domanda alla fine di una frase che non è una domanda: qualcosa di carino e sorprendente ma in fin dei conti inutile. Dall’origine, quando li spinse il buon Giuseppe Pellizza, loro tre ne hanno viste di tutti colori: bianco, rosso, nero, rosso sfumato bianco, bianco sfumato rosso, rosa, bianco e infine verde, poi blu e poi arancione e ancora blu sfumato verde. Eppure la filigrana è sempre la stessa: un’intensa tonalità di grigio. UDC: «Da quanto stiamo camminando? Fosse almeno una gara». PDL: «Questo è lo spirito! A occhio e croce dovremmo esserci». UDC: «Sono 110 anni che lo dici. Poco poco e ti becchi anche la lode». PDL: «Tanto vale un cazzo uguale». LN: «Qualcuno di voi ricorda perché lo stiamo facendo?». I due non rispondono presi come sono a far finta di non aver sentito la domanda. LN: «Parlo con voi. Mi sentite? Ehi!». PDL: «Dio Mio, ma chi l’ha chiamata questa? Sei stato tu?». UDC: «Ma non è tuo figlio quello? Tuo nipote? La tua detrazione fiscale?». LN: «Ci possiamo fermare? Sono almeno 40 anni che non cambio il pupo. E prima di laurearsi in

disoccupatologia e trovare lavoro con stipendi da fame ne ha bisogno». PDL: «Chidice“cosa”nonvuoleferma rsi». LN: «Cosa? cazzo, no. Di nuovo». UDC: «Ma come ci riesci? Solo negli ultimi dieci anni ci sarà cascata almeno due milioni di volte». PDL: «Semplice. Si prende coscienza di una mancanza, magari di un torto subito. Poi…». UDC: «Marx?». PDL: «Marx non è mai esistito. Lo dice Dio. Dicevo. A questo punto c’è la legittima richiesta di una trattativa che serva a ristabilire l’equilibrio. Le parti si incontrano e cercano un accordo, un compromesso». LN: «Che bello il dialogo». PDL: «Qui viene il bello: la trattativa si interrompe non appena coloro

che detengono il potere convincono gli altri che in realtà le cose vanno benissimo. Volano promesse neanche piovesse e si va a casa tutti felici e contenti. E questo succede in continuazione, da un sacco di anni sapete?». UDC: «Centodieci?». PDL: «Un po’ meno. Comunque nessuno ti ha chiesto niente. Dicevo. A volte serve una piccola tangente. A volte basta una pernacchia, sai? Per cui si va avanti, facendo finta che tutto stia andando bene non negandosi però ogni tanto il lusso di lamentarsi. A quel punto è sufficiente prendere per il culo con piccole dosi quotidiane di illusorietà, magari usando la cara e vecchia disinformazione. È fatta. La gente dimentica in fretta che può combattere davvero. Funziona così anche per 57 milioni di altre persone». UDC: «Dove hai detto che hai studiato?». PDL: «In fabbrica». UDC: «Ah già. Bei tempi quelli. Anche se ricordo davvero poco». LN: «Le canne?». UDC: «Tangentopoli». PDL: «Quindi non l’euro». LN: «Loro cosa ne pensano?».


intervista

Ancora una volta la donna si accontenta del silenzio dei due. LN: «Se Giuseppe me l’avesse detto col cazzo che sarei venuta». UDC: «Sai una cosa?». PDL: «No». UDC: «Nemmeno io. Perché lo stiamo facendo?». PDL: «Gesù, Giuseppe e Maria. So chi ha vinto la Champions League. So chi ha ucciso Kennedy. So chi è il vero mandante dell’attentato dell’11 settembre». UDC: «L’ingrediente segreto della Coca Cola?». PDL: «Sai perché l’Italia non vincerà il prossimo Europeo di calcio?». UDC: «Giudici comunisti?». LN: «Mamma mia quanto siete cambiati per finta in questi quarant’anni. Mi ricordate quella buffonata della Seconda Repubblica». PDL: «Non siamo noi ad essere cambiati per finta, è tutta questa gente che l’ha fatto troppo sul serio». UDC: «Cambiare per finta?». LN: «Sai che non hai detto proprio niente? Quasi quasi ti faccio aprire un sindacato. E poi scusa: “tutta questa gente” quale?». UDC: «Che cos’hai detto?». Stupro d’opera d’arte

LN: «Io?». UDC: «No, tua madre. Sì tu cazzo, cos’è che mi fai aprire?». PDL: «È una parola che ho come l’impressione dovrei conoscere. Un po’ come se ne fossi il genitore». LN: «E chi sarebbe la madre?». I due uomini si guardano. È un attimo. Lo dicono insieme, indicandosi (n.d.a.: la seguente battuta la possono non leggere: bigotti e presidenti del consiglio con piccoli problemi di donne e tribunali. È invece raccomandata all’italiano medio con l’indole dell’italiano medio che nega di essere un italiano medio). PDL e UDC: «Lui!». Cala un piccolo silenzio. A cui segue un grande vuoto. A cui segue un’enorme perdita di senso. A cui segue una pazzesca pernacchia proveniente da chissà dove. UDC: «Per quanto dobbiamo camminare ancora?». PDL: «A occhio e croce dovremmo esserci». LN: «Ma perché non abbiamo preso la metro?». PDL: «Oggi non vanno. Il personale sta facendo altro». LN: «E cosa?».

UDC: «Sì, cosa?». PDL: «Per l’Arcangelo Gabriele e i suoi Cherubini. Ho risolto il delitto di Cogne, so dov’è l’agendina rossa di Borsellino». LN e UDC: «Giudici comunisti!». PDL: «Il personale sta facendo altro. È una cosa che fanno praticamente soltanto loro e i loro colleghi nei trasporti. Che cazzo è? So di saperlo». LN: «Mica starai parlando di quella cosa che sono riusciti a fare pure quegli analfabeti miliardari dei calciatori della Serie A italiana?». PDL: «Scopare? No. Scolpire? Nemmeno. Sciorinare? Non mi torna». UDC: «Quanto manca?». PDL: «Ci sono! Lo chiediamo a loro!». LN: «Loro?». I due uomini si guardano. È un attimo. Lo dicono insieme girandosi di scatto. Anche la donna li imita. PDL, UDC, LN: «Loro!». Cala un piccolo silenzio. A cui segue un grande vuoto. A cui segue un’enorme perdita di senso. A cui non segue alcuna pazzesca pernacchia proveniente da chissà dove. Niente da fare. Lo Stato non è arrivato nemmeno quarto.


– mafia, capuccio e brioches –

Mafia ad orologeria? testo Pablito Morelli disegni Janjo + VitoManolo, Strolippo

C

he tempi, quelli d’inizio secolo. In principio era nientemeno che Roberto Saviano (mica quella vecchia cariatide di Hello Kitty, acciderbolina!): nel 2006, il suo “Gomorra”, bestseller à gogo, sbandierò quanto fosse stiloso per un boss della camorra assimilarsi a un antieroe dei gangster movies, con manifesta preferenza per il leggendario Tony Montana–Al Pacino di “Scarface”. Dal libro: “Se altrove ti può piacere ’Scarface’ e puoi sentirti come lui in cuor tuo, qui puoi essere ’Scarface’, però ti tocca esserlo fino in fondo”. Era patente come l’entità cinematografica – cool e sciccosa come un agnolotto al ragù – fosse seguita dai capicosca alla stregua di un modello mitologico da imitare, quale archetipo appartenente ad una fenomenologia evocativa. E, di conseguenza, germogliando da una zona mito così acconciamente coltivata, altrettanto incontrovertibile era, nei confronti dell’opinione pubblica, l’impattante (nonché morboso) potere comunicazionale dei fatti di mafia. Un potere gestito dai media? Beh, non solo dai media. L’altro unto del Signore, al secolo Barack Obama, per meglio dire colui che sapeva parlare alla pancia degli americani (difatti tutti lo intendevano, perfino quei gran bietoloni dell’orso Fozzie e di Kermit la rana), aveva da tempo mangiato la foglia: in un’epoca in cui il mondo stava scivolando sul fondo della ritirata e nessuno si opponeva seriamente alla dissenteria collettiva, conveniva favoleggiare. Ovverosia: gabellare il cazzo per la cazzuola.

Perciò, a cavallo di uno dei suoi più infausti picchi negativi di gradimento popolare, ecco che, nel maggio del 2011, il prodigio di Honolulu annunciò, guarda caso, l’uccisione di Osama bin Laden, capoterrorista di al–Qaeda, ad opera di un commando a stelle e strisce. Public enemy number one terminato, test del DNA e sepoltura in mare alla Ridolini, festeggiamenti e bagordi negli States: in sostanza, crediti presidenziali recuperati. Tutto vero. Si disse anche che Muammar Gheddafi, l’allora Raïs della Libia, il giorno dopo avesse interpretato in pubblico “La cucaracha”, addirittura inneggiando al Generale Pancho Villa, e che avesse concluso lo show con un carpiato in una fossa biologica. Vero pure questo. Suppergiù nello stesso periodo, mentre il Cavalier Silvio Berlusconi stava elaborando in silenzio e con dignità il dolore lancinante per la fine della relazione amorosa con Valenshy, il Mini Pony rosa perlato, c’era chi realizzava degli intermezzi pubblicitari da antologia: il Ministro

dell’Interno Roberto Maroni. Questi, nel corso del proprio mandato, aveva più volte rivendicato al Governo Berlusconi il merito di «una azione di contrasto alla mafia senza precedenti negli ultimi decenni». L’aveva rivendicato troppe volte, a dire il vero. Il 13 maggio del 2011, la squadra mobile di Foggia e gli agenti del commissariato di Manfredonia acciuffarono Giuseppe Pacilli, considerato elemento di spicco della mafia del Gargano e ritenuto appartenente al clan Libergolis: guarda caso, proprio a ridosso del 15 e del 16 maggio, vale a dire delle elezioni amministrative in oltre 1.300 comuni della penisola. Maroni, che aveva molti difetti, ma di certo un pregio (quello della sincerità), affranto come una coppola nera, manifestò buia soddisfazione: «È stato assicurato alla giustizia uno dei più pericolosi latitanti in circolazione in Italia». Benedetto quel Ministro dell’Interno! Rilasciare dichiarazioni era per lui una rigenerazione artistica: all’assoluta fronta-


intervista

lità della sua faccia si contrapponeva infatti l’aggressiva animazione del baffo, forgiando un poderoso effetto di insieme unitario, che tendeva ad annullare le autonomie e le asimmetrie dei particolari. Nello stesso anno, per le commemorazioni della strage di Capaci, ossia l’attentato del 23 maggio del 1992 in cui avevano perso la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie e tre agenti della scorta, Maroni, plastico come non mai, con quegli occhialetti alla Austin Powers che controbilanciavano il contenuto drammatico dell’espressione del volto, approfittò dell’occasione per girare il consueto spot: «Negli ultimi tre anni abbiamo arrestato, grazie a polizia, carabinieri e magistratura, otto mafiosi al giorno in media e oltre trenta latitanti di massima pericolosità, senza dimenticare l’aggressione ai patrimoni della mafia». Guarda caso, uno spot realizzato proprio una manciata di giorni prima del turno di ballottaggio del 29 e 30 maggio, scaturito dai risultati del primo turno di votazione delle amministrative del 15 e 16 maggio. 12 agosto 2011: «Il nostro cuore gronda sangue quando pensiamo che il Governo non aveva mai messo le mani nelle tasche degli italiani: ma la situazione mondiale è cambiata,

siamo di fronte a una sfida planetaria». Queste le parole di un Premier sull’orlo del pianto (un Cavaliere provato e tuttavia ancora impetuoso, che stava alla democrazia come Pierluigi Bersani stava a una coda di cavallo), proferite durante la conferenza stampa di illustrazione della manovra finanziaria più depressiva e più rimaneggiata della storia della Repubblica italiana. Come volevasi dimostrare: circa ventiquattro ore dopo, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, guarda caso, catturarono il latitante Alessandro Iannone, reputato reggente del clan camorristico “Longobardi–Beneduce” di Pozzuoli (mica quel pacioccone dell’urside Po di “Kung Fu Panda”, perdindirindina!). Gli stilosi e pericolosissimi Tony Montana (o, mutatis mutandis, la sagoma ectoplasmatica di bin Laden, nel caso statunitense), sia nascosti in piena luce che subdoli come zanzare tigre, servivano dunque per riesumare consensi quando il gradimento popolare dell’esecutivo colava a picco? Oppure per mietere voti in vista di elezioni? Mafia ad orologeria, quindi? Scandita presuntivamente da motivazioni politiche? Un’ipotesi forse argomentata in maniera artificiosa, forse del tutto destituita di fondamento, che però suscitava per-

plessità laddove insistesse nell’indicare la sospetta casualità temporale quale elemento comune. Eppure sarebbe venuto il Giorno del Giudizio Universale. In cui, finalmente, alcune teste di casta avrebbero ammesso: «Io ero un mafioso». E, loro malgrado, mescolati dal fato alla schiuma dei gabbamondi e dei fuorilegge di ogni lignaggio e nazionalità, sarebbero stati giudicati anche loro: Giulio Tremonti e Angelino Alfano. L’uno, compiaciuto dei suoi ticket nervosi, sempre ad anatrare in televisione; l’altro, nomen omen (ma anche no), che per circa tre anni aveva guardato i sigilli: solo guardati, ci mancherebbe altro. Ma anche la gente comune sarebbe stata sottoposta al giudizio divino nelle ultime ventiquattro ore dell’umanità. Tipo quei musulmani immigrati in Italia e rimasti con un pugno di moschee in mano. Tipo quelle Papi girls della politica che, in effetti, non si erano date alla cosa pubblica: quella cosa pubblica, più che altro, l’avevano data. Tipo la Knox del caso Kercher, che aveva firmato il soggetto per un video rock: tale soggetto per nulla al mondo parlava di un festino finito male. Tipo la Franzoni, che era stata condannata per calunnia per aver additato un vicino come autore del delitto del figlio: meno madre. Tipo la Banda Bassotti, Spank e i Puffi. E quello stesso giorno, mentre esseri alati con spade di fuoco avrebbero diviso i buoni dai cattivi, persino Lui, dopo aver siglato il proprio monogramma cristologico da lasciare ai posteri ed essersi denudato il petto, si sarebbe inginocchiato sul nudo cemento del ponte sullo Stretto di Messina e, nel fulgore dell’Apocalisse, avrebbe confessato a squarciagola: «Accà nisciùno è fessooo!».


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CRIS&CRIS PER LA SERIE

AMEN testo e disegni Rastabbello

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n questo delicato momento storico, sul suolo della nostra penisola, ma avulse dal sistema di leggi del Bel Paese, esistono due realtà definite e indipendenti, che smuovono e plasmano lo stato d’animo non solo degli Italiani, ma hanno grande ascendente in tutto il mondo, nonostante da tempo abbiano perso parte della loro storica influenza. Tutt’ora non è quantificabile la mole di denaro e interessi che vengono generati da coloro di cui, a breve, andremo a trattare. Ma prego, rilassatevi, non trattiamo della mafia. E manco della camorra. Perchè stiamo parlando di realtà in crisi. E molto più pericolose. Più precisamente del Vaticano. E della serie A. Ma mentre il campionato più bello del mondo pare destinato a crollare sotto i colpi della corruzione, delle scommesse, della droga, il più famoso Stato Teocratico decide di risollevarsi gettandosi a piedi uniti, con un bel colpo di reni, proprio nel football. Come si evince dalle Lettere ai Corinzi (mica a Geronzi), nel calcio si evincono le partite con l’umiltà e la fatica, con grande spirito di sacrificio, spirito di corpo e, soprattutto, spirito santo. Quello spirito santo che ogni tanto fugge dal ritiro

foto ©Rupert Everett

Ecco il fortissimo tedesco in una figurina dell'album Penini, stagione '39/40, annata dei suoi più grandi successi e più lieti ricordi, quando era ancora una promessa. A sinistra, il campione Cristiano ecumenizza i tifosi dopo un gol.

per qualche scappatella, come i tanti campioni brasiliani che lo hanno preceduto. Ma si sa, il ritiro spirituale non è facile, tranne per l’Olanda di Cruyiff che loro potevano portarsi le mogli. Inoltre la Chiesa Cattolica è noto, sa ricorrere al fallo. Tattico, laterale, umidiccio. Conosce le regole del giuoco. Non entra mai con cattiveria, cosicché il giudice di gara non veda niente e non ammonisca. Anche perché il migliore ad ammonire lo hanno preso loro, Josip Ratzinger, tanta esperienza al servizio della squadra, dopo tanta gavetta in Germania, sempre sui campi, a correre e lavorare, sui campi di corsa, nei campi di lavoro. Negli ultimi anni infatti, come

già in altre discipline sportive, si è ricorso largamente a fuoriclasse stranieri, e il recentissimo campione tedesco, sulla scia di Rummenigge e Matthaeus, sa bene su cosa si deve far leva: astinenza e perseveranza. Certo, dilapida notevole parte del proprio ingaggio in vestiti e gioielli preziosi, ma suvvia, lo fa il reverendo Cristiano Ronaldo che un figlio infatti, per averlo, se l’è comprato. E permettetemi di aggiungere, in questi tempi di calcio spezzatino, nel labirinto del palinsesto italico, tra anticipi di venerdì e posticipi del lunedì, solo il Vaticano ha scelto di giocare sempre di domenica. Perchè amici, fedeli, tifosi, la Salvezza è importante, ma la Coppa Campioni di più.


THE DOCTOR NON C'È.

Ma il problema non è la moto, il problema è l’avidità. IN ANTEPRIMA PER I NOSTRI AMICI SPORTIVI, ECCO SVELATO IL RETROSCENA DELLA DISASTROSA STAGIONE DEL CAMPIONE PESARESE.

testo e disegni Janjo

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om’era stato già intuito dai maligni e da Benedetto Croce, la Ducati c’entra poco. Le ragioni che hanno portato l’italico pilota ad inanellare una caduta dietro l’altra, mandando a quel paese ogni minima speranza di sogno iridato, sono tutte da cercare nella bramosia di picciuli del 46 più famoso al mondo. Metteteci anche il recente passato in Honda, dove una squadra speciale di tecnici del sol levante gui-

data da Takeshi Kitano, ha osservato giorno e notte ogni comportamento, attitudine, vizio del buon Valentino… ed il gioco è fatto. Nelle immagini qui in esclusiva vi

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REBUS (4, 3, 2, 4, 2, 4, 3, 2, 5, 2, 4)

mostriamo l’infallibile stratagemma escogitato dagli astuti nipponici che ha presto escluso Valentino dalla corsa al titolo.

(Caviglia)


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