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il Corriere delle Donne AUTUNNO 2012 | n. 80

direttora responsabile

Edizioni LARaffaella NEREIDE Mauceri

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TRIBUNALE DI SIRACUSA - REGISTRAZIONE N. 16 DEL 07/09/92 - P. IVA 00959430893 MARCHIO DEPOSITATO UFFICIO MINISTERIALE BREVETTI E MARCHI N° 0001075124 06/11/2007

Sommario

L’editoriale, È nato “il Corriere delle Donne” . . . . . . . . . . . . . . 3 I tableaux vivant di Leonetti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7 La galleria d’Arte in filo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8 Galeotto fu il tango… argentino! . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9 Windows 8 e Windows Server 2012. . . . . . . . . . . . . . . . 11 Essere padri oggi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13 La forza degli uomini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15 Care donne ossequiose…. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16 Inserto Centri Rete Antiviolenza Le news . . . . . . . . . . . . . . Tre star parlano a vanvera di femminicidio. . . Se le teologhe alzano la voce. . . . . . . Bollettino del Coordinamento Donne Siciliane.

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IN QUESTO NUMERO LE FIRME DI:

Giada BARUCCO Tiziana BIONDI Agata DI GIORGIO Marilena GALLO Nadia GERMANO Lucia MANGIAFICO Ketty ROMANO ARTICOLI SELEZIONATI DI:

Marco ACCOSSATO (Consulta di bioetica) Tiziana BARTOLINI (Noi Donne) Miriam CARRARETTO (Affari Italiani) Paolo FANTAUZZI (L’Espresso) Stefania FRIGGERI (FB) Emanuela IRACE (Noi Donne) Nadia SOMMA (FB)

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17 20 . 21 . 22

Raffaella MAUCERI

Donne dentro la mafia… . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25 Agenda sanità. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 Rubrica GLBT. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28 Cinema e musica da paura. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29 Chemioterapia assassina? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31 Rubrica di nefrologia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32 Belve in terapia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34 ASP News. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35 Così la Chiesa “punisce” gli abusi . . . . . . . . . . . . . . . . . 37 Legge 194 e dintorni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38 Il gene della felicità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39 “Codice rosa” in ospedale… . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39 Rubrica di veterinaria. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE

Via Acquaviva Platani, 12 96100 Siracusa Tel. 0931 492383 Fax 0931 1846186 Cell. 347 7758401 E-mail: lanereide.edizioni@virgilio.it Sito: www.lanereide-edizioni.it REalizzazione e stampa

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Edicola del Tribunale Viale S. Panagia Fortuna Via Puglia, 3 Iozzia Via A. da Messina La Braca Via A. Specchi, 71 La Spada Via Castel Lentini, 125 Lopez Viale S. Panagia 204 Mirabella Viale Teracati, 68 Moncada Via Tucidide, 6 Orecchia Viale Teocrito, 3 Perna Largo II Giugno Pisano Via Torino, 99 Puglisi Via Brenta, 33 Rizzotto Via Agatocle, 37 Santini Viale dei Comuni, 141 Scalora Piazza Duomo Siringo Chiosco Piazza Pancali Riggio Piazza Dolomiti Villaggio Miano (SR)

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Biblioteca Comunale

Questura

di via Santi Coronati

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Servizi Sociali Comunali (C.D.Q.)

Polizia Municipale

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editoriale

È nato “il Corriere delle Donne” DI RAFFAELLA MAUCERI DIRETTORA

ventennale avventura: la mia fantasiosa “Ippocrate” addio! Dopo vent’anni di onorato servizio, è ora di andare in pene creativa grafica Lucia Lena, le mie e sione e, fra una lacrima e un cin cin, cedere il passo a “il Corriere delle Donne”. i miei grintosi inserzionisti, e le mie “Ippocrate” nacque in un magnifico settembre del 1992, con due mission mediatiche: socie/amiche/specialiste che hanno l’informazione sanitaria, da cui il nome Ippocrate, medico dell’antica Grecia celebre per firmato eccellenti pagine di rubriche, aver fondato la medicina scientifica e quella, meno palese, cui nessuno aveva mai pensato articoli e commenti. Donne speciali e nella storia giornalistica di questa città: dare voce alla cultura, ai saperi, al punto di vista meravigliose con le quali mi ritrovo a delle donne. Impresa temeraria, stante che fino a quel momento il genere femminile di questo punto di arrivo che è anche un questo estremo lembo siciliano, si era espresso tramite pochissime giornaliste, tutte punto di partenza, perché “Ippocrate” brave anzi bravissime ma ben poco appassionate alle tematiche di genere. E fu così che “Ippocrate” con la sua veste ufficiale di periodico sanitario, entrò nelle case senza destare alcun sospetto, proprio come il cavallo di Troia, e una volta entrato, cominciò a portarvi semi di consapevolezza femminile (cioè di femminismo) offrendo spunti di riflessione e di rivolta! E già, perché se ancora oggi negli ambienti più misogini, misoneisti e negazionisti, il femminismo è ritenuto un fenomeno grave e pericoloso, figuratevi vent’anni fa! Un giornale ahimé non ha strumenti tecnologici per misurare se e quanto riesce ad influire sulla cultura circostante, ma la viva testimonianza di tante donne che per anni e anni hanno letto “Ippocrate”, e si sono allertate sui temi che le riguardano, che hanno preso le distanze da un’infinità di idioti e crudeli luoghi comuni e che sono ormai costantemente su un piede di guerra culturale, è la prova gratificante e lusinghiera che un po’ di salutare “agitazione”, vivaddio, “Ippocrate” l’ha portata! E dunque consentitemi di esserne orgogliosa. Non solo perché com’è noto sostengo l’autoreferenzialità delle donne, ma anche perché ho fondato e tenuto in vita per venti lunghi anni l’unico giornale di Un editoriale storico cultura femminile/femminista della storia chiude e contemporaneamente riparte di Siracusa (ed oltre), l’unico che non ha mai fatto pubblicità elettorale a nessuno (percon una nuova denominazione che più dendo fior di soldoni), l’unico diretto e scritto da donne per le donne, e tuttavia amato nuova non si può: “il Corriere delle e complimentato anche, udite udite, da una pletora di uomini! Donne”. Sissignore, il corriere che parla E in una città come la nostra dove non si riconoscono i meriti degli altri e dove, di, alle, con le e per le donne! al contrario, prosperano l’invidia, il disprezzo e la denigrazione, una città dove Senza mai dimenticare gli uomini, natunessuno sa e poco gliene importa della fatica immane che costa una simile ralmente. impresa, io per prima stento a credere di essere riuscita a portarlo a questo Dopotutto anche loro nascono dalle traguardo! Parlo della fatica, ma voglio ricordare anche i successi e le gioie che donne, no? ho condiviso con le persone che hanno vissuto insieme a me questa straordinaria

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Arte a Buccheri

attualità

I tableaux vivant di Leonetti DI RAFFAELLA MAUCERI

Parole di elogio dell’assessore Liliana Nigro, alla presentazione, nell’aula consiliare del comune di Buccheri, dei tableaux vivant dell’associazione ImmaginAzione di Siracusa. Opere uniche e di alto valore artistico firmate dal fotografo Emanuele Leonetti che si è cimentato con successo nella ardimentosa riproduzione “vivente” di alcuni quadri celebri. Dopo l’exploit del Seppellimento di Santa Lucia che ebbe il merito non soltanto di essere fedelissima all’originale ma anche quello di aver fatto scoprire a questa città un’arte misconosciuta, Leonetti, vicepresidente della citata associazione ImmaginAzione invitata dall’associazione Natura Sicula, ha offerto all’amirazione del pubblico, presso il Museo della Flora, in anteprima, e con il patrocinio Del Comune di Buccheri, le riambientazioni di “Lezione di danza” di Edgar Degas e dell’ “l’Annunciazione” di Antonello da Messina. “Un nuovo modo di fare cultura, ha spiegato l’assessore Liliana Nigro, e di avvicinare i giovani all’arte”. E in quanto docente all’Accademia di Belle Arti di Catania, ha invitato pubblicamente l’associazione ImmaginAzione a partecipare ad un incontro con i ragazzi dell’Accademia. Vivo apprezzamento anche da parte del parroco di Buccheri, don Gaetano Garfi, che ha esortato l’associazione a proseguire su questo cammino. Dopo i saluti del presidente di Natura Sicula, Pino Cultrera, che ha ringraziato gli intervenuti, il presidente dell’associazione ImmaginAzione, Toni Mazzarella, ha illustrato il progetto e la reinterpretazione delle opere. Dal canto suo, Leonetti ha spiegato dettagliatamente le tecniche utilizzate per la composizione delle opere cui ha dato nuova vita e una lettura contemporanea, ed ha anche ringraziato la scuola di danza Tersicore, diretta dalla prof.ssa Dina Cultrera (vedi foto in prima e in terza pagina di copertina), per aver collaborato alla realizzazione del tableaux “Lezione di Danza”. I tableaux vivant sono stati esposti presso il Museo della Flora di Buccheri fino al 19 agosto, contestualmente alla bellissima mostra “Emozioni della natura”: due occasioni in una per elevare lo spirito. “Dalla pittura ai tableaux vivant”- ci spiega Leonetti - è un progetto che non ha precedenti

Un momento della conferenza

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nella nostra provincia, e nasce con la finalità di far riscoprire ai cittadini e ai turisti, una piccola parte delle opere più importanti della nostra storia. Il progetto è seguito da un comitato scientifico, costituito dal prof. Michele Romano, stimato storico e critico d’arte, insegnante presso l’Accademia di Belle Arti di Catania e dal suo assistente il dott. Dario Bottaro dell’Accademia di Belle Arti di Val di Noto”. Stampati in un formato pressoché uguale ai quadri originali, i tableaux vivant di Leonetti sono candidati ad un successo crescente. Dopo quelli esposti a Buccheri, infatti, altri sulla vita di Santa Lucia, ne verranno presentati prossimamente al museo Bellomo dalla dott.ssa Carmela Vella. Ma su questo, al momento, top secret. E nell’immediato futuro che cosa ci prepara il nostro fotografo artista? “Sto lavorando ad un tableau che raffigura un personaggio di statura mondiale particolarmente caro a noi siracusani: il grande Archimede”. Con nostro grande orgoglio, aggiungiamo noi.


arti applicate femminili

rubrica

Storia antica e moderna di un patrimonio d’arte femminile occultato e misconosciuto

La galleria d’Arte in filo A CURA DELLA PROF.SSA LUCIA MANGIAFICO

Convinta, come sono, che molte delle opere in filo delle donne sono delle vere e proprie espressioni d’arte, ho allestito, all’interno della “Mostra storica di pizzi e ricami artistici”, una galleria particolare e forse unica nel suo genere. Mi sono detta che non solo le opere in pittura devono avere l’onore di essere esposte nelle cosiddette “gallerie d’arte”, ma anche le opere in filo poiché, se arte c’è, questa può esprimersi anche con la costruzione dell’umile filo, dell’ago, che è lo strumento delegato alle mani femminili, e nel semplice telaio di legno, che imprigiona la tela, legno dorato che col tempo, maneggiato per decenni, diviene levigato e lucido, un oggetto che accompagna nella vita la ricamatrice con affetto e i ricordi delle creature a cui lei ha dato vita. Perciò, non importandomi per nulla dell’ipotetico, ironico sorriso, quasi di compatimento dei critici d’arte, padreterni non da tutti riconosciuti come tali, ho esposto le meravigliose tele che accompagnano in questa pagina il mio appassionato amore verso le arti applicate femminili con le presenti parole di presentazione. Colgo l’occasione per ringraziare la dott.ssa Daniela Del Moro, una delle poche critiche d’arte che si sono fatte sedurre, come me, dalle meravigliose mani delle artiste ricamatrici e dal loro mondo nascosto, ricco di poesia, che viene fuori con il lungo filo del pensiero che

accomuna tutte le donne con lo stesso spirito creativo. Ringrazio per avermi dato la possibilità di collezionare lavori artistici di indubbio valore, le amiche ricamatrici artiste: Arch. Gaetana Nicotra, Asmara Mannocci, Patrizia Piccaluga, Grazia Stocchi, Santina Leone, Pina Gona, Franca Cilia, Lina Campo, Teresa Carosella, Flavia Tagliabue ed i pittori Paolo Signorino di Salerno e la giovanissima Roberta Amatore. Un pensiero affettuoso a Maria Bisacco, la quale ha riportato nel suo blog la farfalla di Franca Cilia, di cui mi servo, con il suo permesso, per farla godere a quelle signore lettrici di Ricamo Italiano, le quali ne possano avere una più ampia visione, così come mi era stato chiesto in particolare dalla signora di Bergamo. Prof.ssa Lucia Mangiafico tel. 339 4515982 - scuola@onlusmanidoro.it. Iscrizione UIC: 51073

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attualità con i tacchi, ed è sempre lei che fa le figure, le rotazioni e tutto ciò che “fa spettacolo”. Non per niente, gli occhi del pubblico sono tutti per lei! Perché il tango argentino riporta in auge lo stile e il fascino della femminilità tradizionale,” - Il prossimo appuntamento? “Vi aspetto domenica 23 settembre alle ore 21,00 al Paladanze per l’inaugurazione del nuovo anno accademico in occasione della quale offriremo una lezione gratuita ai principianti che desiderano accostarsi al mondo del tango argentino”.

Galeotto fu il tango… argentino! DI RAFFAELLA MAUCERI

Si fa fatica a crederci eppure è vero: il tango argentino è nato come ballo per soli uomini. Dopotutto anche in Sicilia, nelle feste popolane, gli uomini ballavano fra di loro. Perché? Semplice: per carenza di donne. Ma quando diventò un ballo di coppia uomo-donna, lasciateci dire che l’estetica ci guadagnò non poco e fu proprio così che divenne il ballo più celebre del mondo. Ne parliamo con un personaggio, un interprete, un insegnante di tango argentino figlio della nostra terra: Claudio Forte. È lui, infatti, che ha portato la cultura del tango argentino a Siracusa, ed è lui che, in coppia con la bravissima Barbara Carpino, ha vinto prima il campionato italiano e poi il campionato europeo, arrivando in finalissima finanche nel campionato mondiale del 2006, a Buenos Aires. Esce, dunque, fatalmente dalla sua scuola, la più grande e quotata del settore, il popolo dei tangheros aretusei, quelli che all’arena Maniace, in una calda sera di luglio, dopo lo spettacolo, hanno affollato una grande pista da ballo dando libero sfogo alla loro passione per il tango argentino… - Eh sì perché di passione si tratta e che passione! “Senza dubbio. Il tango argentino è un ballo molto impegnativo e se centinaia di allievi perseverano per anni e anni è proprio in virtù della grande passione che non li abbandona mai e intorno alla quale organizzano la propria vita quotidiana. Perché il tango non è soltanto un ballo, è una cultura antica, complessa e profonda”. - Diciamo subito però che il tango argentino non va confuso con i vari tanghi che vediamo in tv “No, assolutamente no. Il tango argentino è una disciplina a tutti gli effetti che ha dei codici precisi validi in tutto il mondo, difatti si balla dovunque allo stesso modo. I balli televisivi, invece, chiamiamoli così, sono belli ma non hanno la creatività e l’eleganza del tango argentino, e men che meno la celebrità, la letteratura e l’internazionalità”. - Basti citare Astor Piazzola che ha firmato il tango più famoso di tutti i tempi: il Libertango. “All’inizio, a Buenos Aires, fu trattato e bistrattato come un eretico, poi si capì che era un genio ed è grazie a lui che il tango è ormai conosciuto in tutto il mondo”. - E dunque? Che altro si studia nella vostra scuola? “Si studiano i testi delle canzoni, si proiettano film, si fanno corsi di spagnolo, si leggono libri, insomma si entra nello spirito del tango. E poi si organizzano serate nei locali, si fanno viaggi di gruppo in Argentina… una molteplicità di attività che rinsaldano i rapporti di coppia e di gruppo, finché si diventa come una grande famiglia”. - Vengono ad iscriversi coppie già preformate oppure persone singole? PALADANZE “Sono molto più numerose le persone singole che non le coppie. Single che ACADEMIA coppie lo diventano dopo, perché fatalmente si innamorano. Com’è accaduto a me e Barbara”. DE TANGO - Dice un vecchio adagio femminista che Fred Astaire è passato alla storia come ARGENTINO la star assoluta del tip tap, eppure Ginger Rogers faceva gli stessi passi che faceva Infoline: lui, ma all’indietro e con i tacchi. Nella coppia tanghera accade la stessa cosa? 3924799106 “Diciamo che nella coppia tanghera comanda l’uomo perché è lui che decide la Viale Ermocrate, 127 successione dei passi e delle figure, ma alla fine la più brava è sempre lei proprio 96100 Siracusa perché deve “sentirli” e adeguarsi tempestivamente (e parliamo di secondi). Inolwww.claudioybarbara.com tre, come Ginger Rogers, deve fare gli stessi passi dell’uomo ma all’indietro e

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Cantine Pupillo - Belvedere

attualità

Evento Microsoft Tra tecnologia e tradizioni Organizzato con il Patrocinio dell’Assemblea Regionale Siciliana l’obiettivo di questo evento è di presentare lo stato dell’arte dei sistemi operativi Microsoft, all’interno del magnifico scenario delle Cantine Pupillo e delle tradizioni di Siracusa, patrimonio dell’UNESCO. L’evento avrà luogo il 4 Ottobre 2012, S. Francesco d’Assisi, Giornata della Pace, della Fraternità e del Dialogo Nel corso della conferenza verranno prese in considerazione alcune tra le più importanti funzionalità e tecnologie che concorrono alla costituzione di questo nuovo “EcoSistema Operativo”.

La conferenza

Windows 8 e Windows Server 2012 non sono da considerare unicamente e semplicemente come i “nuovi sistemi operativi Microsoft Client e Server”. Per usare un termine in inglese, coniato da Microsoft, essi rappresentano “Windows ReImagened”: dietro questa espressione si può intuire sia l’enorme impegno progettuale profuso, che la rivoluzione che i nuovi sistemi operativi apporteranno in termini di impatto, di integrazione, e di inspirazione generale sia per i sistemisti (ITPRO), che per gli sviluppatori (DEV) che per gli utenti comuni. Sicuramente si tratta del progetto più ambizioso mai realizzato da Microsoft nel campo dei sistemi operativi. Gli effetti benefici apportati da questo nuovo “Ecosistema Operativo” saranno molteplici e pervasivi, ed interesseranno sicuramente le seguenti aree: Riduzione generale dei costi di implementazione e gestione. Razionalizzazione e ottimizzazione nella gestione dell’infrastruttura IT aziendale. Il raggiungimento dei suddetti obiettivi è reso disponibile grazie ad alcune tecnologie e/o nuovi protocolli implementati e disponibili nativamente (in-box) nei nuovi sistemi operativi. Tra questi: Molte funzionalità che prima richiedevano software terze parti o soluzioni costose, sono adesso disponibili in modo nativo (in-box): NIC Teaming, Replica Virtual Machine e Storage Migration, DHCP Failover, ecc.

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Power Shell 3.0: motore universale alla base sia dei sistemi operativi che di tutti i servizi e/o applicazioni integrati nell’ecosistema Windows Server 2012/Windows 8. Hyper-V con le nuove potenzialità di replica, gestione alta affidabilità e integrazione con Active Directory. Server Manager con la nuova capacità di gestione multipla dei server. Nuove funzionalità Active Directory: Virtual DC Cloning, ADAC integrato con PowerShell con generazione automatica degli script, gestione AD Recycle Bin e degli oggetti Password Settings Object; Deployment remoto dei DC; ecc. Nuove modalità di installazione Windows Server 2012 Server Core con possibilità di passaggio dall’una all’altra dinamicamente senza necessità di reinstallare il sistema operativo. Nuova tecnologia DirectAccess semplificata. Nuove tecnologie di Deployment (MDT2012, WDS2012, SC2012). RDS e VDI. Iscrizioni e informazioni: www.meetupitpro.com Infoline: 0931 494029


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attualità

Essere padri oggi EMANUELA IRACE

In “Matrimonio e Morale”, di Bertrand Russell, la figura del padre ha una declinazione i figli possono essere mantenuti dallo Stato del tutto particolare. Sulla scia delle ricerche antropologiche di Malinovski, l’autore, e protetti dalla polizia. premio Nobel per la letteratura nel 1950, accompagna il lettore alla Anche la trasmissioscoperta di un ruolo, quello di padre appunto, che in base alla nostra ne del sapere non è cultura diamo per scontato appartenere all’umanità tutta - anche se più rito di iniziazione con ovvie graduazioni di importanza e potere, sia da un punto di vista né pratica corrente. temporale, nel corso dei millenni, che da un punto di vista geografico, I figli ne sanno più tra poli opposti del mondo. Quel che emerge dal libro di Russell è dei padri e sono che la funzione paterna non è un dato di natura ma un concetto relaloro a insegnare al tivo che non appartiene in via esclusiva all’uomo che procrea. genitore l’uso di tec“Mater sempre certa est, pater numquam” dicevano gli antichi. Sarà nologie e strumenti per il detto latino o per la facilità con cui tendiamo a uniformare il di comunicazione. pensiero su ciò che conosciamo ma, quel che ci resta oggi di sicuro, è Il monaco calvinista l’incertezza del ruolo paterno. L’idea che si è padre in seguito all’atto che si sfiancava di procreativo è una scoperta recente e che per di più riguarda solo lavoro occupandosi una determinata porzione di mondo: l’occidente cristiano. Fuori da del figlio solo in età questa parcellizzazione le cose funzionano diversamente. Gli abitanti adulta è sparito. I Leonardo in moto con papi delle isole Trobriand, cita Russell, sono convinti che nessuno può essere pargoli sono da seguire figlio di un padre determinato. E tanto meno possono essere figli di Dio. fin dalla nascita e i padri La funzione paterna, in quella cultura (come nella cultura dei Moso, n.d.e.), è esercitata dallo hanno iniziato ad occuparsene. Per piacezio materno. E il risultato di questa impalcatura sociale assicura ai bambini affetto senza dire o per prestigio e secondo le stime per sciplina. “Il padre gioca con loro, è tenero e affettuoso ma non ha diritto di dare un ordine”, appena 38 minuti al giorno. L’accudimento né di decidere sul futuro del figlio. maschile diventa una pratica che rompe In quest’ottica, la legge del padre non fa da riferimento all’insieme di valori e credenze che con la tradizione. Non si trasmette più il la cultura Cristiana ci ha trasmesso. Il padre è un concetto recente, nato con il patriarcato lavoro né il sapere, ma si cerca attraverso 2000 anni fa. Un sistema che attraverso la proprietà del “seme”, come è scritto nella Bibil codice genetico l’attestazione di paternibia, perpetua discendenza, passione per il potere e desiderio di sopravvivenza. In cambio tà. Un trend in crescita. Per maschi terroil padre dà mantenimento e protezione. L’amore per il figlio si veste rizzati dalla perdita d’egoismo e il patriarcato non è altro che una continua clonazione del possesso e dalla dell’ego smisurato che caratterizza molti uomini che attraverso i figli fragilità del proprio vincono la propria morte o realizzano, per loro, quel che non hanno ruolo, specie oggi ottenuto per sé. Considerate queste premesse è abbastanza agevole che si è scoperto attraversare le innumerevoli sfumature che la modernità contempoche un bambino su ranea riassume nel padre. Una funzione incerta, alla ricerca di una dieci non è figlio di nuova identità. L’ingresso massiccio delle donne nel mondo del lasuo padre. E intanto voro, la globalizzazione, l’impatto tecnologico e la ciclicità delle crisi in pubblico portano economiche rompono la monade. L’ossessione binaria scolora. La marsupi e danno il contrapposizione maschile e femminile, attività e passività, pubblico e biberon. Parlano di privato, si stempera e il padre diventa un concetto ancora in rodaggio. ruttini e tettarelle, Tra nuove possibilità e difficili esperimenti le famiglie si allargano. Le mettendo il corpo coppie possono anche diventare genitori dello stesso sesso e il ruolo in primo piano. La del padre si declina in base a predisposizioni personali. Se il concetto relazione paterna materno in Occidente non viene messo in discussione, quello del pasta usando la fisiciCarletto con papà Mario dre sì. Crescono le associazioni di uomini separati e il padre maltrattato tà per costruire cultuè la nuova figura che emerge in questo inizio di millennio. In Italia su 4 ralmente il proprio rapporto. È questa la milioni di padri separati, 800mila vivono al di sotto della soglia di povertà, hanno difficoltà a novità dell’occidente. Che sia una forma impostare una relazione con i figli e spesso non riescono neppure a incontrarli. È un cambiadecadente o un’avanguardia non è impormento epocale, una vera e propria ristrutturazione delle relazioni interne alla famiglia. Quel tante. Nei rigagnoli della vita quotidiana riche nella cristianità abbiamo visto per duemila anni, non è più valido. L’autorità si è diluita e usciamo a vedere solo ciò che conosciamo

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e la figura che si è imposta nella nostra società, di madri che trasmettono machismo, è paradossalmente la femminilizzazione del padre. Secondo lo sguardo dominante è qualcosa di scomposto, che grida vendetta alla virilità. Viene chiamato “mammo”, quasi un’usurpazione di potere. E invece è sempre esistito quel modello di padre, accanto a quello violento e anaffettivo, semplicemente non lo vedevamo. Adesso che si è appropriato dello spazio pubblico ed è lì con il suo corpo a imporsi sulla scena, lo notiamo. Il corpo del maschio è diventato accudente, luogo di responsabilità e di gioco. La necessità di uccidere il padre, metaforicamente, per prenderne il posto e diventare adulti, diventa sempre più difficile. Arduo immaginare come si comporranno le relazioni tra genitori. La società senza padri è una possibilità, sia all’interno della famiglia che fuori. Al contrario non si dà mondo senza madri, almeno per ora, finché la gestazione avverrà all’interno del corpo della donna.

Lettera di una madre al figlio

Figlio mio, voglio che tu sappia che non ho mai visto un papà più amorevole di te. Eppure mio padre lo era tantissimo con me. Ma lui era anche brusco e possessivo. Perciò tu lo hai superato. E secondo me non c’è nulla che nobiliti un uomo più dell’amore per i suoi figli, perché l’uomo non li fa con il suo corpo e il suo amore può nascere unicamente nel suo cuore. Quando ti guardo parlare e giocare con i tuoi anatroccoli, provo qualcosa di indescrivibile, come se tutto il mondo passasse dai tuoi occhi al loro ineffabile, meraviglioso,  innocente sorriso! Sono certa che anche questo è l’amore di cui parlava Dante: “l’amor che move il sole e l’altre stelle...”  E penso che i papà come te sono una grande speranza per il futuro del mondo.

(“Noi donne” Giugno 2012)

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Ti abbraccio con immenso orgoglio la tua mamma

Salvatore Bazzano o t o g r a f

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Foto di Michela Zampogna

Via IV Novembre, 64 - 96014 Floridia - Tel 0931.940328 - 388.3486812

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Quattro esempi di forza maschile

attualità

Stuprata denuncia ma vive sotto minaccia San Martino di Taurianova – Calabria. La tredicenne Anna Maria Scarfò viene violentata da un branco di dodici uomini del suo paese. Per tre anni. Ripetutamente. DI RAFFAELLA MAUCERI Ad un certo punto decide di denunciare per paura che approfittino anche della sorellina più piccola. INFANTICIDI La ragazza viene messa sotto proteLeggo da qualche parte che in Italia si commette un infanticidio ogni 20 giorni e zione ma gran parte del suo paese non che negli ultimi 42 anni ne sono stati commessi 430. Io non sono brava in aritmetica ma ha pietà di lei, né un infanticidio ogni 20 giorni fa 19 innocenti uccisi ogni anno, mendei suoi genitori tre invece 430 infanticidi in 42 anni fanno circa 10 infanticidi all’anche vengono offesi no. I conti sono vistosamente gonfiati! Perché? Semplice: perché gli quotidianamente e infanticidi vengono attribuiti tutti alle madri. E poco importa che vivono praticamennon sia vero, né che si tratti di madri affette da grave depressione te blindati in casa. e imbottite di psicofarmaci… Eppure, correggetemi se sbaglio, mi Anna Maria non ha sembra di ricordare che quest’anno un papà ha messo il figlioletto pace. in lavatrice e lo ha centrifugato, un altro ha buttato il suo bambino Le uccidono il cane, nel Tevere e un altro ancora ha gettato tutti e due i suoi figlioletti le urlato dalle macdalla finestra. Costoro avevano un denominatore comune: non erachine in corsa: “Ti no depressi e non avevano turbe mentali, volevano soltanto punire faccio passare la le odiatissime mogli colpendole nel loro affetto più viscerale: i figli. voglia di ridere. Ti E questo è niente perché gli uomini, quando ci si mettono, sanno Bambini nel mirino brucio viva. È inutile fare le cose molto più in grande. In Cina, per esempio, i padri stranche ti rivolgi agli sbirri. Ti taglio la testa. golano o affogano le figlie appena nate sol perché preferiscono i figli maschi. E ad oggi ne Puttana!”. hanno soffocate così tante che adesso i maschi sono molto più numerosi delle femmine. Questo perché ha denunciato, uno per Ne consegue che per avere i favori sessuali delle donne, questi poveracci saranno couno, i suoi dodici stupratori, alcuni con stretti a stuprarle. precedenti penali. In Africa i paparini ritengono che a sette anni i figli abbiano già l’età per mandarli a fare È un inferno senza fine. Un’ingiustizia la guerra. Dove naturalmente muoiono come mosche. In Ruanda i soldati hanno tagliato civile. E se non fosse stato per il libro le gambe a colpi di machete a migliaia di bambini, azzoppando un’intera generazione di “Malanova” della giornalista Cristina Zaruandesi. Nei paesi del sudest asiatico, le case di prostituzione sono piene di bambine garia insieme alla coraggiosa Anna Maria, dai nove anni in su che muoiono devastate dagli stupri. Lo chiamano turismo sessuale e forse nessuno si sarebbe accorto di lei. ci vanno a frotte i nostri spavaldi machi europei. E vogliamo parlare dei pedofili che si “Malanova”: è così che la chiamano, “la contano a milioni e quasi tutti sono proprio i legittimi papà delle piccole vittime? puttana che se l’è cercata”. Hitler a suo tempo li mandava nelle camere a gas. Erode li fece squartare a centinaia, ecc. ecc. ecc… Devo continuare o basta così?

La forza degli uomini

La “droga del cannibale” La chiamano la “droga del cannibale”: cancella il freni inibitori e spinge chi l’assume a “mangiare” la vittima. Si tratta di un mix di stupefacenti che viene dagli Stati Uniti dove ha già provocato casi di cannibalismo. Uno si è verificato anche a Genova dove una ragazza è stata aggredita dal suo ex che, a morsi, le ha staccato un labbro. “Aveva appena fumato della polvere bianca - ha riferito ai poliziotti la sfortunata giovane ricoverata in ospedale - Poi si è come trasformato: mi ha stretto al collo e ha iniziato a mordermi la faccia. Ho gridato e dopo un po’ qualcuno mi ha soccorso e mi ha portata in ospedale”. Sono stati i vicini, svegliati nella notte dalle urla, a chiamare la polizia. In casa c’era ancora l’ex fidanzato della giovane ucraina: era confuso, sporco di sangue, non ha saputo spiegare cos’era successo. È stato arrestato.

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Eroismo garibaldino


Costume e società

attualità

Care donne, ossequiose nei confronti della violenza maschile DI NADIA SOMMA

Voglio raccontarvi una storia. È una storia delicata e dedicata a tutte le donne che aderiscono alla cultura che accetta, tollera, l’uso violento del potere da parte degli uomini. Quella cultura che le vuole acquiescenti e ossequiose, domate e genuflesse a quel potere; che sia il potere del corpo o del sesso maschile, oppure il potere che deriva dal denaro o dal ruolo sociale degli uomini. Quel potere che molte volte esercita violenza sul corpo, sul sesso, sulle risorse economiche, sui progetti di vita delle donne e sulla loro vita privata e sociale. Quel potere al quale altre donne si ribellano e che non sono disposte a tollerare. Care donne ossequiose, questa è una storia vecchia di trent’anni ma ancora attuale. Avevo quattordici anni e conoscevo di vista una giovane donna che aveva una decina di anni più di me. Lavorava nel piccolo paese di mare della riviera romagnola dove ho vissuto a lungo. Un piccolo paese disabitato in inverno e popolato di turisti l’estate. Avvenne che in una notte autunnale la giovane donna subì uno stupro di gruppo da parte di quattro coetanei. Aveva simpatizzato con uno di loro in discoteca ed era uscita per appartarsi con lui. Ma lui aveva portato anche gli amici per “divertirsi”. Una storia terribile simile a tante che si ripetono ancora oggi. Il “divertimento” con gli amici era una violenza di gruppo. Lei denunciò pagando con la solitudine e l’emarginazione della piccola comunità; un isolamento alimentato da ostilità, insulti e denigrazioni tutti per lei che aveva “rovinato quattro bravi ragazzi, tutti lavoratori”. Un giorno la incontrai sull’autobus, era in piedi accanto a me, lo sguardo perso nel vuoto. Ero seduta e le offrii il mio posto ma lei non rispose, la sua mente era altrove; in quei giorni si stava celebrando il processo. Improvvisamente cadde a terra svenuta. Venne soccorsa dal controllore. Mi alzai per darle il mio posto. Il controllore mi invitò a sedere in fondo all’autobus. Mi sistemai accanto a tre giovani donne. Mormoravano guardando nella direzione dove lei era seduta, ancora priva di conoscenza. Erano così vicine a me che potevo sentire i loro commenti: le rivolgevano insulti e disprezzo. Manifestavano rammarico per “la vita rovinata di quei quattro bravi ragazzi”. Erano feroci nelle loro invettive. Mi si strinse lo stomaco. Conoscevo anche loro di vista. Venni presa da un sentimento di indignazione profonda. Il processo si concluse e nessuno di quei ragazzi ebbe la vita rovinata. Non fecero un giorno di prigione: incassarono le attenuanti generiche (lei aveva “provocato” invitando il ragazzo fuori con lei), una condanna a due anni con la condizionale e tanta solidarietà dalla collettività. Lei invece visse tutto in solitudine con la famiglia incapace di darle alcun sostegno per la vergogna dello stigma sociale. In paese non la vidi mai più. Ma adesso care donne ossequiose voglio raccontarvi la parte più significativa della storia. Trascorsero diciotto anni. Un pomeriggio, nel primo centro antiviolenza dove ho collaborato come operatrice negli anni novanta, trovai seduta davanti a me una

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di quelle tre ragazze. Proprio una di quelle che quella mattina sull’autobus pronunciava insulti feroci nei confronti della giovane che aveva denunciato lo stupro. Una di quelle che si rammaricava per la sorte di quei “quattro bravi ragazzi”. Era diventata una donna matura che usciva da un matrimonio finito con una separazione. Aveva due figli e il marito si era trasferito all’estero e non le passava gli alimenti. Lei lavorava mantenendo la famiglia ma da almeno un anno subiva i ricatti sessuali del datore di lavoro. Non ce la faceva più. Il sindacato, a cui si era rivolta, non le aveva dato alcun aiuto. Le aveva risposto che non c’erano testimoni, né prove del ricatto sessuale. Era disperata perché licenziarsi avrebbe significato perdere l’unica fonte di reddito, restare avrebbe significato continuare a subire umiliazioni e violenze sessuali, denunciare avrebbe significato affrontare il calvario di un processo per violenza sessuale. In un modo nell’altro c’era un prezzo altissimo da pagare. Eppure era una vittima e stava subendo ingiustizia. Non sapeva cosa fare. Si affacciò in quella stanza la quattordicenne che ero stata e che aveva ascoltato disgustata gli insulti ad una giovane che sveniva nei giorni del processo per il suo stupro. Per qualche istante ebbi la tentazione di trasgredire la deontologia del centro antiviolenza, per un istante fui tentata di essere feroce anch’io e domandarle se avesse cambiato idea su quello stupro e sulla vittima di tanti anni prima. Fu solo un istante. Poi la vidi: era una donna che stava subendo violenza e aveva diritto al rispetto, all’aiuto, al riconoscimento, alla giustizia, alla solidarietà, all’affetto. Aveva incontrato anche lei come quella ragazza di diciotto anni prima, quel “destino possibile” nella vita delle donne che è la violenza maschile. (Fb marzo 2012)


Bollettino a cura di Giada Barucco

Rete Centri antiviolenza Siracusa

News

LA PRESIDENTE RAFFAELLA MAUCERI

c/o ASL 8 - Tel. 0931 492752 www.reteantiviolenza.siracusa.it Briefing con i CC – Incontro di studio, lo scorso 21 giugno, con i comandanti dell’Arma della provincia di Siracusa su “Stalking violenza seriale e recidività. L’intervento multidisciplinare per la prevenzione del femmicidio”. Autorizzato dal Comando regionale della Legione Sicilia, l’incontro ha visto a confronto le esperienze delle operatrici della nostra Rete e quelle dei militari dell’Arma, che sempre più spesso si incontrano nell’assistenza alle vittime e soprattutto nelle delicate operazioni di rifugio di nuclei familiari (donne e bambini) a rischio di letalità. n Gli sportelli di Floridia e Sortino trovano casa Floridia - Con la benedizione del sindaco, avv. Giuseppe Scalorino, la Croce rossa di Floridia e lo sportello floridiano della Rete Centri Antiviolenza di Raffaella Mauceri hanno stretto un sodalizio che a settembre diventerà attivo e operativo. In pratica, la Croce rossa, che ha sede al primo piano del palazzo comunale, dà ospitalità allo sportello per donne e minori vittime di violenza il giovedì pomeriggio dalle ore 16,00 alle 18,00 giorno in cui sarà aperto al pubblico per informazioni, assistenza e consulenza su ogni e qualsiasi problema o difficoltà delle utenti floridiane. Lo sportello si avvale di un gruppo di volontarie residenti ed è presieduto dall’avvocata Oriana Ortisi che, a nome della Rete, ringrazia la Croce rossa per la disponibilità e la solidarietà manifestata non soltanto con la Rete medesima ma soprattutto con le vittime che nel territorio di Floridia chiederanno aiuto professionale e sostegno squisitamente femminile per uscire dall’inferno della violenza ma anche, lo ripetiamo, per qualsiasi altro problema e difficoltà. Per contatti rivolgersi sempre al centralino provinciale attivo 24 H tel. 0931.492752.

Incontro di studio con i CC

n Sortino - Dopo il protocollo stipulato con il Comune, grazie alla sensibilità del sindaco Ing. Vincenzo Buccheri, e dopo la conferenza organizzata dal medesimo Comune per divulgarne la notizia nel territorio, anche il nostro presidio sortinese, ha avuto assegnata una bellissima sede operativa presso il centro giovanile comunale, che risponde come tutti gli altri 24 H al centralino provinciale 0931.492752. La sede sarà aperta al pubblico il sabato mattina dalle 10,00 alle 12,00 ma saranno comunque assicurate le accoglienze di emergenza in qualsiasi momento. Sotto la presidenza dell’avvocata Daniela La Runa (peraltro responsabile di tutti i presidi antiviolenza dell’Unione dei Comuni Valle degli Iblei) il centro sortinese ha già instaurato un filo diretto con la Sortino - Consegna della sede guardia medica e con la locale stazione dei carabinieri al comando dell’encomiabile maresciallo Vincenzo Natale. “Con grande piacere - dice la nuova assessora alle P.O. e alle politiche sociali, dott. Mariolina Magnano - completo il lavoro dell’assessore Nello Palì che mi ha preceduta nel dare il via a questo presidio che, a maggior ragione in quanto donna, ritengo un servizio di particolare necessità e rilievo.

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Lo staff di Floridia

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Il Sindaco Scalorino con Raffaella Mauceri

I N S E R T O


I N S E R T O

News Avendo frequentato un corso di formazione proprio con le docenti della Rete di Raffaella Mauceri, ho anche il vantaggio di conoscere bene la problematica e quindi potrò collaborare alle accoglienze. Come operatrice istituzionale, inoltre, mi attiverò per incrementare lo staff del presidio e promuovere iniziative al fine di invogliare le sortinesi ad avvalersi di questo servizio multidisciplinare che offre alle nostre donne una consulenza gratuita a 360° su ogni tipo di difficoltà”. “Il nostro presidio - aggiunge la vicepresidente dott. Maria Sequenzia - costituirà senz’altro una importante opportunità di crescita contro le discriminazioni di genere”.

n Una targa per Franca – Vorremmo dire “poche ma buone”, invece diciamo “buone ma poche”, anzi pochissime le donne nella toponomastica di questa città smaccatamente maschilista dove se ne contano a stento una decina su circa 3000 intitolazioni. Su questa decina, due compaiono grazie a noi: la regina Damarete cui fu intitolata una via di Ortigia per iniziativa ed esclusivo merito di Raffaella Mauceri, e Rita Atria cui (insieme a Peppino Impastato) è stata intitolata una piazza dedicata alle vittime di mafia, dietro espressa richiesta della nostra Rete insieme agli amici del Coordinamento Antiracket. Accogliamo dunque con soddisfazione la targa dedicata a Franca Gianni, nostra amica prematuramente scomparsa, e madre del presidente del consiglio provinciale, Michele Mangiafico. Un gesto d’amore filiale che non tutte le mamme hanno la fortuna di poter vantare. “La scopertura di questa targa - ha detto - rappresenta uno degli istanti veramente importanti della mia vita”.

alle “regine” contemporanee: le intellettuali, le scrittrici, le filosofe, insomma le donne che rappresentano il nostro genere di appartenenza, i nostri saperi, i nostri valori che tutte le donne dovrebbero conoscere. A maggior ragione, quelle cha scelgono di abbracciare un volontariato squisitamente “di genere” come operatrice di centro anti-

Targa a Franca Maria Gianni

n È nata “Doride” – ancora una Nereide emerge dalle acque dello Ionio. Si chiama “Doride” e altri non è che il Centro antiviolenza di Avola che prende l’abbrivio e si rende legalmente autonomo con un proprio statuto. Ma come tutte le altre Nereidi (“Nesea”, “Agave”, “Calipso” e “Galatea”) continua a far parte della Rete Centri Antiviolenza di Raffaella Mauceri che, come sanno ormai anche i bambini, copre capillarmente tutto il territorio provinciale ed oltre. “Sono la responsabile di un centro antiviolenza che ho l’onore di guidare ormai da 5 anni e per il quale ho scelto il nome della ninfa Doride proprio perché somiglia al mio, Dorotea, con l’augurio che ci porti fortuna”. n Congratulazioni a Sofia! presso l’Università di Castel Sant’Angelo, a Roma, la nostra psicologa nonché socia storica della Rete Antiviolenza, dott. Sofia Milazzo, ha conseguito a pieni voti il titolo di “esperta in criminologia”, con la tesi dal titolo “L’altra prospettiva dell’omicidio”. n 20° corso di formazione per operatrici antiviolenza Chi inaugurò il suffragismo? chi scrisse il primo libro femminista? chi è la più grande antropologa italiana? che cosa diceva Simone de Beauvoir? e Betty Friedan? e Carla Lonzi? che cos’è il pensiero della differenza? e chi ne sono le maggiori esponenti? Ben poche sono le donne, ahimé, che sanno rispondere a queste domande, eppure sono tantissime ormai quelle che vantano la laurea e spesso anche un master e che ciò malgrado sono del tutto inconsapevoli di sé al punto che a volte non conoscono nemmeno i propri diritti! Il corso di formazione di base organizzato dalla Rete Centri antiviolenza fondata e diretta da Raffaella Mauceri, si apre con un flash sul passato ancestrale del nostro genere, sulla nostra genealogia, le nostre regine, le nostre dee, per arrivare

Alcune volontarie di “Doride”

La Dott. Sofia Milazzo (a destra)

(1) Dicasi esperta di women’s studies, la persona che ha studiato la saggistica mondiale sulla condizione della donna nel mondo e le più dibattute tematiche femminili, dando anche il proprio personale contributo al pensiero e all’azione del Movimento di Liberazione delle Donne (MLD). Raffaella Mauceri, nota opinion maker, milita nell’MLD sin dagli anni ’70, ha approfondito le tematiche femminili su centinaia e centinaia di saggi, ha viaggiato in tutta Europa, ha fondato associazioni, centri d’ascolto e centri antiviolenza, ha curato la formazione di centinaia di operatrici di centri antiviolenza e centinaia di operatori istituzionali, ha scritto 12 libri e migliaia di articoli e da vent’anni edita un trimestrale femminile/femminista, unico nel suo genere, in Sicilia.

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News violenza. Sabato 22 settembre avrà inizio il 20° corso di formazione per operatrici di centri antiviolenza. Diretto da Raffaella Mauceri, giornalista-editrice, esperta di women’s studies(1), in collaborazione con un folto staff di formatrici (avvocate, psicologhe, pedagogiste, assistenti sociali, ecc.), il corso si articola in 7 incontri con cadenza pressoché settimanale, per un totale di 34 ore di lezioni frontali, dinamiche relazionali, proiezioni e momenti interattivi. Il corso dà conoscenze sulla storia, la genealogia e la salute psico-fisica delle donne; sul fenomeno della violenza di genere (radici storiche e sociologiche, tipologie, diffusione, modalità) con particolare attenzione ad alcune specifiche forme come lo stalking, la violenza sessuale, la tratta delle schiave, l’omofobia; sugli iter civili e penali in materia di diritti e tutela di donne e minori vittime di violenza; sui centri antiviolenza (caratteristiche, requisiti, livelli di qualità) la riparazione psicologica, sull’intervento pedagogico e pedagogico clinico, sulle tecniche di prevenzione e di contrasto; sull’apertura e la gestione di una casa-rifugio; sul lavoro di rete, e così via. Il corso è un’opportunità di profonda crescita NON genericamente “umana” ma squisitamente femminile, ha dunque valore di per sé in quanto finalizzato ad incrementare l’autostima personale delle corsiste e ha valore “di genere” quale condizione fondamentale per relazionarsi positivamente agli uomini e alle altre donne, soprattutto a quelle che subiscono violenza. Il corso infatti si incardina sul valore della solidarietà fra donne e dell’appartenenza di genere per scoprire/riscoprire/praticare la reciprocità nell’affidamento, nella stima, nella fiducia, nella cooperazione fra donne. In particolare, il corso costituisce una base unica ed esclusiva per le tesi di laurea delle studentesse iscritte a giurisprudenza, a psicologia e scienze della formazione. Ogni corsista riceve un ampio materiale didattico in libri e dispense che va arricchito e integrato con la lettura dei libri della biblioteca di genere e centro di documentazione della Rete. Al conseguimento dell’attestato segue un congruo periodo di tirocinio e tutoraggio presso il Centro del capoluogo che opera presso l’Asp 8 ex-onp di Siracusa. Dopodichè la nuova operatrice entra a far parte dell’organico di uno dei 15 presidi della Rete provinciale, a sua scelta. Le iscrizioni sono aperte. Per info 0931.492752.

n Il coraggio di arrabbiarsi

Quello che segue è uno stralcio delle verifiche finali del corso di formazione di una giovane new entry della nostra Rete antiviolenza. Si chiama Marcella, è laureata in filosofia ed è stata appena inserita nello staff delle operatrici del Centro antiviolenza “Doride” (Avola) . Gli uomini agiscono infinite forme di violenza sulle donne per sancire privatamente e pubblicamente l’egemonia del genere maschile su quello femminile. Il massacrante iter della violenza, infatti, determina i ruoli sociali ai quali si è chiamati a risponMarcella dere come donne sensibili e remissive e come uomini forzuti e “passionali”. Non a caso la cultura dominante ha posto la donna ai margini della vita vissuta, mentre al centro, prorompente e spavaldo, si è autocollocato l’uomo, equidistante da tutte le donne poste sulla circonferenza. Questa strategia ha svolto, a livello sociale, una pesante funzione discriminatoria, di allontanamento ed inferiorizzazione del soggetto femminile al fine di esaltare una figura maschile onnipresente, onnipotente, centrale e vincente. Del resto le strategie di guerra prevedono l’abbattimento morale e sociale della vittima al preciso scopo di accrescere il potere e la luminosa aurea del vincitore. Ecco: la violenza di genere si avvera proprio in questo labile confine del “socialmente appreso, tollerato e alimentato” e di ciò che la società tenta di denunciare e punire. La violenza quindi risulta avere una doppia faccia: da un lato è il gesto riprovevole, mostruoso, dall’altra è l’atto cui si incardinano le fitte ed interne trame che compongono la società. Questo “comodo equivoco”, come alla fine di una battaglia-carneficina, lascia corpi in terra, nudi, senza identità, e l’assordante silenzio della morte violenta ad ogni boccata d’aria inalata. Ma dunque perché le donne non fuggono dalla violenza dei loro uomini? Scoprire e prendere coscienza di essere vittime di un ciclone ridondante come il circolo della violenta sessuata, è un atto di immane sofferenza. Occorre immergersi nelle passate, errate convinzioni della presenza di un amore bello, genuino, rappresentante del ritorno alla fonte dell’amore, della condivisone, cui noi donne assetate, vogliamo bere a grandi sorsi. Le donne non parlano e non denunciano per non raccontare a se stesse, nelle profonde intimità dell’anima, questa lama conficcata in petto che rappresenta una situazione di violenza esercitata proprio da colui che si ama. Un male cosmico tale da atrofizzare il respiro, il gesto, la paura

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e lo sdegno. Un male da rendere le donne anestetizzate, insensibili alla vita, ai dolori, ai sorrisi. Si precipita come un corpo morto sempre più giù, quando la voce di denuncia non trova la fessura giusta per uscire di bocca. E tuttavia certe volte la parola, il verbo, trova la spinta, trova la strada per fuggire dalla trappola del silenzio e darsi una possibilità di vita, racchiusa tutta in una parola che deve essere ascoltata per non essere più sola, per porre un argine al fiume in piena, per un paio d’orecchie testimoni. La forza delle donne, l’amore delle donne può inebriare il cosmo, e darci la possibilità di condividere il dolore con altre donne per poi lasciarlo fluire, andare via, lontano, per sempre. Sono giunta al termine della mia esperienza di formazione. Il corso ha fatto luce su tante questioni della mia vita, lasciate a prendere polvere, chiuse nei cassetti, ed ora fresche nella mente, con una consapevolezza nuova, da allevare. Il primo termine che mi viene in mente pensando a questo corso è “regalo”, un regalo fatto a “me stessa”. Perché sì, perché mi sono regalata la possibilità di capire, di costruirmi sulla distruzione operata da qualcun altro, di recuperare quel pezzo d’identità che cercavo da anni, forse dimenticato in un cassetto della mia vecchia casa. Questo formidabile momento di formazione è riuscito a far fluire quella frase che da anni rimaneva indecisa tra lingua e denti: anch’io, come tutte le donne, ho subito violenza. È riuscito a tirar fuori quella parola lacerante e maledetta: violenza! La liberazione è giunta a me come il suono di mille campane a festa, come un’intera sinfonia carica di vita, e la strada si è fatta improvvisamente chiara, in pianura. Ho abbandonato la salita, mi sono fermata al fresco di un’ombra primaverile. Mi sono data tempo per la memoria, per il pianto, per la gioia che ne è scaturita all’ultima lacrima. E adesso sto coltivando, giorno dopo giorno, il coraggio di arrabbiarmi, di esprimere le mie emozioni ed ora, con estrema felicità in cuore, con qualcuno che può capire, con il quale esiste dialogo perché sul mio stesso livello comunicativo. Finalmente il mio monologo interiore sta dando vita a confronti relazionali in cui le parole sono libere, incondizionate e gli atti che ne seguono cristallini come la sorgente che mi disseta ogni giorno. Un grazie speciale a te Raffaella, per le parole, le espressioni, la grinta con la quale ci “gridi” la liberazione! E spero tanto che qualcuna, leggendo, possa trovare coraggio e forza in queste mie parole.

I N S E R T O


I N S E R T O

Simona Marchini Francesca Reggiani Sveva Belviso tre star parlano a vanvera di femminicidio

News

DI NADIA SOMMA

Come far durare un matrimonio in eterno? Come separarsi? A Cominciamo donna: Lilith, Eva o Pandora, altrimenti bene (Rai Tre) lunedì mattina, durante una leggera conversazione salottiera si è gli uomini che scuse avrebbero potuto parlato di matrimoni, separazioni e durata dell’amore. vantare per esercitare nei secoli con feDopo una sequenza del film L’amore dura tre anni è cominciato uno scambio di opinioni rocia le loro meschinità, benedette dalla scandite al ritmo di dati statistici sui divorzi e separazioni e commenti ironici o più o religione, sancite dal diritto o dalla trameno seri, sui perché un amore finisce. In Italia si resta in media sposati quindici anni, ma dizione? Stupro o morte alle donne che non dovrebbe essere per tutta la vita? osavano non dire di “si”! O ancor peggio In studio erano ospiti Simona Marchini, Francesca Reggiani, Sveva Belviso, vicesindaco di non stare zitte! Roma, Jacopo Fo e l’avvocato matrimonialista, Gian Ettore Gassani. Quanto alla crisi per le donne sessualSimona Marchini, divorziata, ha dispensato la sua esperienza su come far durare un matrimonio, e l’avvocato Gian Ettore Gassani ha introdotto l’argomento dei femminicidi. Quando gli uomini ammazzano la moglie che si vuole separare. Francesca Reggiani che ha spiegato di essersi separata in armonia, pareva molto ansiosa di capire se l’ex che ammazza la moglie sia solo un folle (non si sa mai). La mattanza di oltre seicento donne uccise in sei anni e di quasi ottanta dall’inizio del 2012, è stata Le tre opinioniste del quiz liquidata in pochi minuti: probabilmente si tratta di un argomento meno pregnante della fine precoce dei matrimoni quando sono sempre i mente in vendita, non è mai stato un bambini a soffrire . problema, anzi, purché una donna sorriTra un sorriso e una scusa per aver sottratto la parola all’altro ospite, la strage italiana da e annuisca sempre, molti uomini sono di donne che ha preoccupato anche l’Onu, è stata cassata in due o tre battute con la ben lieti di contrattare il prezzo. Ma che stessa profondità e attenzione con cui si potrebbe esaurire l’argomento come ripararsi non osi dire di “no”! E’ sempre quello dalle zanzare in estate, o che solare scegliere per proteggere la pelle. Il femminicidio e la il problema. Dai tempi delle povere Eva, sua normalizzazione nel salotto della Rai: se sei donna e vuoi lasciare tuo marito, essere Pandora o Lilith. uccisa è una possibilità, che altro ci sarà mai da dire? Stamattina mentre scrivevo questo post, Perfino la legge fino al 1981, garantiva uno sconto di pena agli uomini di onore che a Milano Marittima, a pochi chilometri di uccidevano mogli o sorelle e se oggi l’onore non va più di moda ci si può appellare alla distanza dal mio studio, una donna venipsicologia: il maschio è in crisi. Per colpa di chi? Ma delle donne naturalmente! E se un va uccisa da un uomo, forse un amante maschio soffre a causa di una donna perché non dovrebbe ammazzarla? Ammazza che ti respinto. Era dal parrucchiere, lui l’ha inpassa! Lo ha scritto persino un giornalista dell’Ansa qualche mese fa commentando che vitata ad uscire e poi le ha sparato sulla un uomo a Milano: era riuscito ad uscire dal tunnel della depressione solo ammazzando strada. la moglie. Meglio del Prozac! Ce lo ha spiegato anche Simona Marchini che ha suggellato Quale donna sarà uccisa dall’ex, nei prosla chiusura del problema femminicidi con una analisi secca: Perché il maschio è in crisi? simi giorni: sarà una donna aggressiva o Perché le donne sono diventate aggressive e sono in vendita, e perché a suo nipote che una puttana? va in discoteca, le coetanee sedicenni, tastano il sedere, e lui si turba. Ebbene si! Il maMentre restiamo in attesa che il prossimo schio va in crisi per tanta spudoratezza. Ma con tutta la comprensione per le questioni salottiero pulpito televisivo lanci pubbliadolescenziali del nipote della Marchini, non si capisce perché mai, il maschio non vada camente senza pudore, un’altra superba in crisi quando non si trattiene dal toccare il culo (o peggio) delle donne senza aver opinione sulla morte, il dolore e il lutto ricevuto alcun consenso. degli altri e delle altre, legati da affetto alle Morale: se se sei puttana e/o cattiva il minimo che ti può capitare è di incappare nell’ira vittime, procede il conteggio delle donne dell’uomo-dio che estirpa il male e lava nel sangue l’onta dell’orgoglio ferito. Una morale assassinate in nome della “crisi del mache abita tanti cervelli maschili e femminili rinvigorendosi tra banalità e pregiudizi anche schio”. Perché uccidere in nome dei Dio se vivi nel 2012 e non nell’Italia degli anni ’60 e del divorzio all’italiana. o dell’onore come avviene nella Sharìa è La cultura patriarcale si è sempre sostenuta sul mito di qualche colpa originale della tutta un’altra storia: quella è barbarie.

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Misoginia clericale

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Se le teologhe alzano la voce DI STEFANIA FRIGGERI

Da “Eunuchi per il regno dei cieli”, della teologa Uta Ranke Heinemann, che offre una sterminata ed ineccepibile miniera di documentazione, si apprende che nelle “Costituzioni apostoliche (un testo del IV secolo che ebbe grande diffusione ed influsso perché si credeva scritto dagli apostoli) sta scritto : “Noi non concediamo che le donne esercitino nella Chiesa il ministero dell’insegnamento, esse devono solo pregare ed ascoltare i maestri. Poiché il nostro maestro e signore Gesù Cristo ha inviato soltanto noi dodici per amministrare il popolo e i pagani”. Sulla misoginia della chiesa primitiva, espressione di un clima culturale storicamente e socialmente arcaico, si è cementata nei secoli una tradizione inossidabile e ancora recentemente Benedetto XVI ha negato alla donna il diritto di accedere al sacerdozio ripetendo con accenti più diplomatici le motivazioni delle “Costituzioni”. Ma la fondatezza e la validità sul piano teologico di questa secolare tradizione comincia ad incrinarsi: insieme alla rivendicazione della loro autonomia e dignità le donne, e le teologhe in prima fila, chiedono al magistero di aprirsi e di rigenerarsi: ci sono momenti storici in cui le agenzie formative del senso comune sono chiamate ad assolvere una funzione storica di progresso, di promozione sociale, di civilizzazione. Perché se le donne potessero assumere ruoli di responsabilità e di prestigio anche all’interno della Chiesa cattolica, il messaggio sicuramente andrebbe a modificare l’immaginario collettivo diffuso nelle società patriarcali. La misoginia non ha alcuna giustificazione nel Vangelo, ma si è formata e cristallizzata nel tempo attraverso la suggestione nefasta dei Padri della Chiesa influenzati dalla cultura dell’area mediorientale e greca (in primo luogo Aristotele). Ad esempio, se per Aristotele il seme femminile è acquoso e dunque inadatto alla procreazione, Alberto Magno ne deduce che il seme di donna riceve la forma da quello maschile; se la forma sarà perfetta nascerà un maschio, se imperfetta nascerà una femmina. Cioè un essere che “ha in sé più liquidità dell’uomo…Il liquido è un elemento facilmente mutevole. Perciò le donne sono volubili e curiose”. Alla base della diffamazione della donna sta il meccanismo noto e ben descritto dagli psicoanalisti secondo cui, per liberarci dal senso di colpa ispirato da un desiderio che giudichiamo peccaminoso, colpevolizziamo la figura che ce lo ispira: qui è la donna, attraente e desiderabile, che, come testimoniato dal peccato originale, è più debole del maschio ma, a sua volta, ha il potere di indurlo in tentazione e di trascinarlo alla rovina. E infatti astutamente il demonio si è rivolto prima ad Eva “alla parte inferiore della coppia umana” (Agostino). Opinione confermata da San Tommaso alla cui autorità indiscussa di teologo dobbiamo la credenza che il demonio esercitasse il suo influsso soprattutto in campo sessuale, e questo dava conto del perché le donne, essendo lascive più dei maschi, si univano al demonio negli atti di stregoneria. Quale rimedio al peccato della lascivia? Il matrimonio riscattato dall’intenzione di dare un figlio a Dio e nel rispetto delle regole: la desessualizzazione della vita cristiana ha impegnato i teologi fino a tutta l’età moderna, stabilendo quando e come i coniugi potevano consumare il rapporto matrimoniale. Come? No al rapporto orale, anale, con la moglie sopra il marito. Quando? Tralasciando il tempo delle mestruazioni, dell’allattamento (il sesso rovina il latte materno), il rapporto era vietato

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nei “tempi sacri”: le domeniche, i quaranta giorni di Quaresima, venti giorni prima di Natale (e in alcuni luoghi prima di Pentecoste), durante le festività religiose (un tempo numerosissime), tre giorni prima di fare la comunione. Per un totale di cinque mesi. Di fronte alle lamentele la Chiesa reagiva col metodo abituale ed infallibile della paura: i trasgressori avrebbero avuto figli malati o posseduti dal demonio. Ma la rigorosa regolamentazione dei tempi venne progressivamente addolcita e nel 1556 il Concilio di Trento si limitò ad esortare i fedeli alla continenza, anche se rimase viva fino al XX secolo la raccomandazione ai coniugi di non accostarsi alla comunione dopo il rapporto sessuale. D’accordo, queste norme, e molte altre discutibilissime, vanno considerate e studiate nel loro contesto storico, ma possiamo trascurare quale influenza hanno avuto nel formare un diffuso modo di pensare e di sentire? Ma ormai nessuno le ricorda più, così come ci si è dimenticati di cosa c’era dietro alla caccia alle streghe che si fondava sul disprezzo della donna e, insieme, lo alimentava e giustificava. Ma perdere la memoria storica non aiuterà la Chiesa cattolica ad emanciparsi da quei lineamenti culturali retrogradi che penalizzano in primo luogo le donne. Perché nella storia della Chiesa l’atteggiamento verso il sesso (e dunque verso la donna!) si è espresso non solo nelle enunciazioni teologiche ma anche nella predicazione capillare sul territorio, radicando nell’opinione pubblica una mentalità e un senso comune intrisi di cultura sessuofobica e misogina. Da cui è lecito dedurre che se nel futuro un gay potrebbe diventare papa (ce ne sono già stati nel passato), mai una donna potrebbe diventare papa.

I N S E R T O


I N S E R T O

Bollettino a cura di Nadia Germano Coordinamento Donne Siciliane contro la violenza

CDS News

www.coordinamentodonnesiciliane.it

Celebrato il 1° decennale della Rete Antiviolenza Siracusa sabato 21 luglio – Villa Reimann – Celebrato con la firma di un protocollo d’intesa che getta le basi per una proficua e duratura collaborazione tra il CDS, Coordinamento Donne Siciliane, e il Rotaract Sicilia e Malta, il primo decennale (2002-2012) dell’attività svolta dalle volontarie della Rete Centri antiviolenza di Siracusa. L’evento è stato formalizzato stamani durante una cerimonia svoltasi nel salone di Villa Reimann, alla presenza del presidente distrettuale del Rotaract Sicilia e Malta, dott. Carlo Melloni, la presidente del CDS Raffaella Mauceri e le delegazioni delle 24 componenti del Coordinamento Donne Siciliane che operano su un totale di 58 presidi sparsi sull’isola. La giornata è stata introdotta dalla presidente, Raffaella Mauceri che ha riassunto le L’intervento del Dott. Melloni innumerevoli attività portate avanti in 10 lunghi anni da parte del Centro antiviolenza siracusano, via via allargatosi alle sedi sparse in tutta la provincia di Siracusa e in un secondo tempo apertosi alla collaborazione con altri centri sparsi per la Sicilia. A seguire l’intervento del dottor Melloni che ha illustrato nel dettaglio l’avvio del progetto regionale “Nemmeno con un fiore” precedentemente presentato a Palermo. L’iniziativa, avvalendosi del supporto logistico fornito dai 62 club del Rotaract Sicilia-Malta, in stretto contatto con i centri aderenti al Coordinamento Donne Siciliane, si muoverà su due principali fronti, in primo luogo la sensibilizzazione con una forte campagna pubblicitaria sul tema della violenza sulle donne e i bambini ed a seguire una seconda fase che prevede la messa in pratica delle azioni di supporto all’attività antiviolenza svolta dai centri Il Dott. Melloni e alcuni presidenti dei club rotaractiani siciliani. A questo proposito occorre ricordare che il C.D.S. è nato nel 2008 per iniziativa della Rete Centri Antiviolenza di Siracusa e che, ad oggi, è l’unico organismo regionale (legalmente costituito) nel settore della tutela a donne e bambini vittime di violenza di genere, con una storia che compie i primi quattro anni di intensa e proficua attività di volontariato culminata con l’approvazione della legge regionale n. 3 / gennaio 2012 a suo tempo lanciata proprio dalla presidente regionale Raffaella Mauceri. Particolarmente toccante, a conclusione della giornata la testimonianza di due donne rifugiate presso una casa protetta, facente parte del CDS, dopo essere state salvate con i propri figli dalla furia omicida dei rispettivi mariti in un contesto di violenza e degrado. Il loro racconto riferito alle terribili esperienze vissute in famiUn momento della conferenza

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CDS News glia e al successivo recupero di una vita serena, di nuovi affetti e di un lavoro che le rende autosufficienti, ha restituito, meglio di qualsiasi altro intervento, la realtà vissuta nel nostro Paese da migliaia di donne che ancora oggi subiscono atrocità di ogni tipo, non riuscendo per tutta una serie di motivi a denunciare i propri aguzzini e liberarsi dall’incubo quotidiano. Nei due casi narrati e conclusi per fortuna nel migliore dei modi, il rifugio tempestivo è stato operato in perfetta sinergia fra i centri antiviolenza del Coordinamento, le Forze dell’Ordine, i servizi sociali e le case-rifugio di destinazione. Le due donne e i loro bambini sono state sottratte così ai loro maltrattanti e potenziali assassini e reintrodotte ad una vita “normale”. Altro momento di intensa emozione è stato quello in cui la vicepresidente avv. Alessia Lo Tauro ha consegnato alla presidente un bellissimo anello d’oro con su inciso “Raffaella La Nereide”, accompagnato da una dedica su pergamena che dice: “Cara Raffaella, oggi vogliamo ripagarti con il nostro affetto e dirti che tu sei e sarai sempre l’unica vera NEREIDE. Fiere di stare al tuo fianco, le tue amiche e socie”.

I N S E R T O La sala gremita

“Giornata assolutamente da non dimenticare – ha commentato il presidente distrettuale dott. Carlo Melloni - Bella, coinvolgente e produttiva”. “Ringrazio Raffaella di avermi invitata a questo bellissimo evento – ha aggiunto l’assessora Mariella Muti – che mi ha fatto conoscere più da vicino questa grande associazione e, attraverso la toccante testimonianza delle due giovani donne rifugiate, che cos’è l’inferno della violenza di genere”. Il bellissimo anello donato dalle socie a Raffaella Mauceri   Ed ecco, per sommi capi, come si articolerà il progetto “Nemmeno con un fiore”: “Ma tutto parte da lei – dicono le socie • Forte campagna pubblicitaria sul progetto intrapreso dalle due associazioni, da effettuare decane della Rete - dalla nostra presiin ogni comune siciliano in cui sono presenti i Rotaract Club e/o i presidi del C.D.S.: cartelloni dente che ci ha trasmesso i saperi delle giganti, spot radiotelevisivi, volantini, flyer, ecc.. donne, risvegliando e incessantemente • Conferenze ed eventi promossi da tutti i singoli club che, in particolare, si vedranno uniti in alimentando la nostra motivazione. Sadue date da celebrare: il 25 Novembre (Giornata internazionale contro la violenza alle donne) peri ai quali ha dato un contributo di e l’8 Marzo (Giornata mondiale della Donna). pensiero con la sua copiosa produzione • Incontri con gli studenti delle Scuole Superiori, nei comuni dove sono presenti i Rotaract Club editoriale, e un forte contributo d’azione e/o i presidi del C.D.S con le sue conferenze tenute a centinaia • Donazioni al C.D.S. di supporti informatici atti a migliorare, ampliare e velocizzare il lavoro dei in giro per tutta la Sicilia, gli infiniti semicentri antiviolenza; e donazione di beni di prima necessità per i soggetti lesi assistiti dal C.D.S. nari e corsi di formazione e gli incarichi • Formazione dei Rotaract Club a cura dei centri del C.D.S., attraverso seminari e materiale di docenza in due progetti europei per le didattico sul fenomeno della violenza alle donne sue competenze specifiche in materia di • Volontariato attivo da parte dei soci rotaractiani presso tutti i centri antiviolenza disponibili del violenza di genere. Un impegno straorC.D.S. ivi incluse attività ludico-ricreative presso le comunità d’accoglienza segnalate dalle Rete dinario coronato dal prestigioso Premio Centri Antiviolenza di Siracusa. Internazionale “Universo Donna” patrocinato dal Ministero delle P.O. conferiUn decennale, dunque, contrassegnato da una pioggia di successi per le volontarie della tole per i suoi trent’anni di volontariato Rete Antiviolenza di Raffaella Mauceri, la cui popolarità ha travalicato da tempo i confini cui ha dedicato metà della sua vita e della della provincia siracusana. sua professione”.

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I N S E R T O

News L’intervento di Raffaella Mauceri

proverbio che dice che le donne non si battono nemmeno con un fiore, laddove invece vengono battute e uccise a colpi di bastone, di martello, di catene, di spranghe di ferro… accoltellate, fatte a pezzi e gettate nelle discariche… In un colpo d’occhio vedo tutto quello che abbiamo fatto in questi dieci anni: Abbiamo combattuto una lunga teoria di battaglie, superato tempeste, passato notti insonni, asciugato lacrime di gioia e lacrime di dolore, sfidato l’orologio e i pregiudizi, l’ignoranza e la misoginia. Abbiamo conosciuto la volgarità del tradimento e lo splendore della lealtà. Abbiamo ingoiato rospi e raccolto applausi.

L’ONU e la U.E. definiscono violenza di genere: «Una violenza che si annida nello squilibrio relazionale tra i sessi e nel desiderio di controllo e di possesso da parte del genere maschile sul femminile». Di fatto, lo testimoniano i femminicidi (137 nel 2011 e più di 70 nella prima metà di quest’anno) che hanno fatto sì, con nostra grande vergogna, che la donna italiana rientrasse nella categoria degli aventi diritto all’asilo politico per persecuzione e strage! Perché, diciamoci la verità, il nostro bel paese non è affatto un paese avanzato, è involuto, retrogrado, maschilista, misogino e violento. Ieri come oggi le donne uccise dagli uomini sono le vittime sacrificali di un patriarcato feroce ed ottuso che ha registrato la punta di più alta efferatezza nel medioevo quando, nel 1484, papa Innocenzo VII emise una bolla con la quale autorizzava il Sant’Uffizio a torturare e bruciare vive milioni di innocenti con la fantomatica accusa di stregoneria, dando luogo così ad un olocausto femminile che oggi sembra ritrovare una sorta di macabro ricorso storico. Davanti alla strage dei nostri giorni, infatti, notiamo con sgomento che tacciono papi, vescovi e cardinali, così come tacciono i presidenti della repubblica. E per dirla tutta, nemmeno le istituzioni sembrano preoccuparsene più di tanto. Lo vediamo nei tribunali dove gli stupratori e gli assassini di donne, dopo avere scontato pene irrisorie, vengono tranquillamente inseriti in un contesto favorevole alla reiterazione del reato, e dove le vittime spesso finiscono per essere uccise ancor prima di ottenere un barlume di giustizia. Lo vediamo nei luoghi della sanità dove, sebbene la sintomatologia delle violenze sia presente nella letteratura medica da decenni, la capacità del medico di interpretarli è totalmente fuori da suoi Il dott. Melloni e alcune presidenti del C.D.S. obblighi professionali. Lo veSiamo state denigrate, diffamate, stalkizdiamo nelle scuole, dove l’educazione di genere è di là da venire e nemmeno la zate e minacciate. Ma siamo state anche classe docente sa esattamente che cosa sia. Lo vediamo nella logica dei servizi sociali difese a spada tratta, ossequiate, ringracomunali dove spesso, quando si tratta di salvare una donna minacciata di morte, ziate, premiate e coronate d’alloro. si cerca di sistemarla nella casa rifugio più economica e non in quella dove sono Abbiamo tenuto duro, sempre, facengarantite la sicurezza, l’amorevolezza e la professionalità. doci forti della forza più grande: l’afLo vediamo noi che lavoriamo nei centri antiviolenza un settore che ha proliferato fetto, la stima, la lealtà fra di noi. E lo senza alcun controllo che facesse il discrimine fra i centri seri e quelli squalificati e abbiamo fatto per noi e per le donne pericolosi. come noi. Perché lavoriamo per l’inteLo vediamo nei cosiddetti uomini per bene che non picchiano le donne ma non si grità e la dignità di tutte, per le donne sprecano più di tanto a condannare i violenti e schierarsi dalla nostra parte”. di oggi e per quelle che verranno. E “Quasi a coronare i nostri primi dieci anni di volontariato – continua la Mauceri – mai ci stancheremo di ricordare agli ci è successa una cosa bellissima: i giovani rotarcatiani del distretto Sicilia e Malta uomini che sono nati da un corpo hanno scelto di stipulare un protocollo d’intesa con noi per realizzare questo grandi donna e che le donne mettono al de progetto che avrà il respiro di un intero anno solare e che si svolgerà in giro mondo la vita”. per tutta la Sicilia. Si chiama “Nemmeno con un fiore” amara parafrasi di un noto il Corriere delle Donne Edizioni La Nereide di Raffaella Mauceri Autunno 2012

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Hanno la scelta del diavolo: o dentro la mafia o uccise dalla mafia

attualità

Donne dentro la mafia Donne uccise dalla mafia Le cosche sono ‘maschie’, rivendicano regole ataviche, disprezzano l’emancipazione femminile. E così si allunga l’elenco raccapricciante di donne ammazzate C’è ancora chi crede alle leggende sui codici d’onore. Alle dicerie popolari secondo cui “la mafia rispetta le donne e i bambini”. No. La realtà è molto diversa. E se anche oggi sempre più spesso ci sono figure femminili al vertice dei clan, si tratta sempre di supplenti degli uomini detenuti. Perché le cosche sono “maschie” e disprezzano le donne, rivendicando regole ataviche che non ammettono l’emancipazione. E non risparmiano l’altro sesso. Lo dimostra il dossier realizzato dall’associazione “daSud” che censisce ben 157 storie di donne ammazzate da Cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra e Sacra corona unita. È un elenco raccapricciante che si apre con una ragazzina palermitana: Emanuela Sansone, 17 anni. Fu uccisa il 27 dicembre 1896, perché si sospettava che la madre avesse denunciato i picciotti che falsificavano bancanote. Graziella Campagna, stessa età, venne eliminata nel 1985: lavorava in una lavanderia e in una camicia da pulire aveva scoperto l’agendina di un latitante. Molte sono cadute sotto i colpi delle vendette trasversali, per trasmettere un messaggio di morte ai loro mariti: persino Carmela Minniti, consorte di Nitto Santapaola, è morta così. Altre sono state abbattute assieme ai loro compagni, per rendere ancora più plateale la ferocia delle esecuzioni: come  Emanuela Setti Carraro, morta al fianco del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa nel 1982.  Spesso i killer sbagliano bersaglio: nel napoletano la vita di tre minorenni è stata stroncata nelle mattanze di camorra. Si chiamavano Rosa Visone, 16 anni, Filomena Morlando, 17, e Annalisa Durante di soli 14 anni. Molte sono finite sotto le raffiche tirate nel mucchio, come le tre signore e la bambina rimaste sul prato di Portella della Ginestra. Drammatica la sorte di  Rossella Casini, una bella studentessa fiorentina che nel 1981 si innamora di un ragazzo di Palmi coinvolto in una faida: lui si è salvato, lei no.  Altre sono state trovate morte, con il sospetto che siano state indotte al suicidio: ad esempio, Santa Boccafusca, moglie di un boss calabrese. Ma la mafia riesce a uccidere con la disperazione: Rita Atria, cresciuta in una famiglia di boss, a 17 anni testimonia davanti a Paolo Borsellino e viene ripudiata dalla madre. Si ucciderà pochi giorni dopo la strage di via D’Amelio, prima di diventare maggiorenne. L’ultima storia che ha commosso l’Italia è quella di Lea Garofalo. Vedova, sorella e compagna di trafficanti, nel 2002 decide di testimoniare contro di loro. Vive sotto protezione ma nel 2009 la rapiscono e l’uccidono a 34 anni. Nel processo sono determinanti le testimonianze della figlia, che accusa suo padre e lo fa condannare per omicidio. Il segno che il coraggio delle donne di tutte le età non si fa piegare. (l’Espresso 24 luglio 2012)

avrebbe prima minacciato di suicidarsi in diretta webcam, poi avrebbe pianificato il piano criminale. Gli investigatori hanno ricostruito il percorso dell’assassino dalla sua casa nel piacentino fino a luogo del delitto. Nella notte tra il 6 e il 7 luglio si sarebbe messo in viaggio sull’autostrada adriatica. Giunto a Bari all’alba, avrebbe utilizzato le 24 ore successive per studiare i movimenti della vittima. Dopo averla trovata, l’avrebbe osservata, pedinata e infine aspettata sulla strada che Chiara percorreva ogni mattina in bicicletta per andare a lavorare.  Lì l’avrebbe colpita alla testa ripetutamente

BARI - 19 Giugno 2012 - La Corte d’appello di Bari ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per il 54enne piacentino  Domenico Iania  accusato dell’omicidio premeditato di Chiara Brandonisio, la 34enne barese ammazzata a colpi di spranga la mattina dell’8 luglio 2010. La sentenza di primo grado era stata emessa nel giugno 2011 al termine di un processo con rito abbreviato.  Secondo la ricostruzione dell’accusa, dopo aver avuto per cinque mesi una relazione virtuale in chat, prima su Facebook poi su Msn, la donna aveva troncato il rapporto perchè aveva iniziato a frequentare un uomo a Bari. Iania, residente a Morfasso (Piacenza),

con una spranga di ferro, fracassandole il cranio e uccidendola. Poi avrebbe abbandonato la sua auto sul bordo di un precipizio e sarebbe ritornato nel piacentino in treno e in autostop. Morale della favola: mai intrecciare relazioni su fb, mai preoccuparsi più di tanto per un uomo che minaccia il suicidio.

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Ippocrate Edizioni La Nereide di Raffaella Mauceri Autunno 2011


rubrica glbt mento perché la pedofilia (nel suo caso, pederastia) cara signora, non è semplicemente sporca ma è orrenda, ripugnante e abominevole! Perciò segua il mio consiglio, egregia signora, si faccia aiutare da uno psichiatra!

Lettera aperta alla signora “Nella” PRESIDENTE ASSOCIAZIONE STONEWALL DI TIZIANA BIONDI

Gent.ma signora, la sua lettera è un raro campionario di sciocchezze gratuite e orrende: ma come diavolo può paragonare l’omosessualità alla pedofilia? Cara signora, frequenti un po’ meno certa gentaglia e prima di sparare cavolate, prenda in mano qualche bel libro di psicologia nonché il DSM che potrebbe illuminarla sull’argomento. Ignoranza e omofobia infatti sono due gravissime malattie dalle quali, però, si può guarire. Peccato che lei, cara signora, è così cieca, sorda e incattivita da non rendersi conto di aver bisogno di aiuto. Sono le persone come lei che rendono il mondo così triste, cattivo schifoso, e pieno di violenza gratuita. Io sono una donna lesbica e femminista e ne sono orgogliosa come pure sono orgogliosa e felice di avere incontrato più di 15 anni fa una persona splendida, affettuosa, altruista e colta come Raffaella Mauceri. Al contrario di lei, cara signora, io non ho nulla da nascondere, e men che meno la mia identità: mi chiamo Tiziana Biondi e sono una delle 150 volontarie della Rete dei Centri Antiviolenza, nonché l’orgogliosa presidente dell’associazione Stonewall, associazione che si batte contro le discriminazioni e le violenze inflitte alle persone gay, lesbiche, bisex e trans, e che, tramite l’impegno generoso di professionisti competenti, si occupa di diffondere una corretta informazione nel merito, per far sì che di persone con la testa farcita di pregiudizi come la sua, ce ne siano sempre di meno. Si ricordi, infatti, che di sporco in quello che qualcuno dice della signora Mauceri (lei sì che è una signora) non c’è assolutamente nulla! Mentre invece, quello che dicono di lei, cara signora, le auguro non abbia alcun fonda-

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Nota a margine di Raffaella Mauceri Da tempo immemorabile dicono di me, come di tutte le femministe, che sono lesbica. È una vecchia storia che mi ha sempre lasciata completamente fredda. Intanto perché non lo sono, ma soprattutto perché essere lesbiche non è reato, non è peccato e non è un problema di salute né fisica né mentale. Per cui se fossi lesbica forse me lo scriverei in fronte. Invece no, non sono lesbica, ma sol perché è capitato così. In compenso mi sono inventata uno sportello contro la violenza omofoba, cioè quella specifica violenza, retrograda, volgare e disgustosa, che colpisce le persone con altri orientamenti sessuali. Questo sportello è un servizio che opera all’interno della Rete antiviolenza e, fino a prova contraria, credo sia l’unico in Sicilia. In più, ho inserito la professoressa Tiziana Biondi nello staff delle nostre docenti per le attività di formazione, in quanto esperta di tematiche glbt.


psicologia

Cinema e musica da paura tazione del suono come segnale d’allarme.  Perché un brano musicale può letteralmente far venire un brivido alla schieIn un secondo esperimento, infatti, i rina? Perché contiene dissonanze che evocano la paura, in particolare dissonancercatori hanno abbinato le stesse comze che condividono diverse caratteristiche con le vocalizzazioni di animali in difficolposizioni musicali a 10 secondi di video tà. La reazione, tuttavia, dipende però dal contesto in cui viene ascoltata la musica. clip progettati per essere ben poco sugLa scoperta è di Daniel Blumstein, del Dipartimento di ecologia e biologia evoluzionigestivi, mostrando per esempio delle stica dell’Università della California a Los Angeles, che firma in proposito un articolo persone che camminano o bevono un pubblicato sulla rivista “Biology Letters” insieme a Greg Bryant, docente di scienze della caffè. I ricercatori hanno presentato quecomunicazione all’UCLA e al compositore musicale Peter Kaye. sti abbinamenti a un altro gruppo di vo“I compositori hanno una conoscenza intuitiva di ciò che viene percepito come paura”, lontari. Quando i soggetti hanno sentito ha osservato Bryant. “Ma in genere non sanno che stanno sfruttando la nostra predii brani musicali distorti nel contesto di sposizione evolutiva ad agitarci e provare emozioni negative quando ascoltiamo certi quei video, non hanno trovato eccitante suoni.” Janet Leigh che urla nella scena della doccia di Psycho (© Bettmann/CORBIS). la musica, e l’hanno valutata più negatiQuesto studio è la naturale conclusione di una precedente ricerca di Blumstein, che vamente. aveva analizzato le colonne sonore di 102 film appartenenti a quattro generi - avventura, drammatico, horror e guerra - rilevando che la tipica colonna sonora di ciascun genere ha caratteristiche tecniche specifiche, destinate a sollecitare le emozioni corrispondenti. I film di genere drammatico, per esempio, prediligono bruschi cambiamenti nella frequenza, in su e in giù. I film dell’orrore hanno, oltre a un buon numero di grida femminili, molti suoni distorti. Utilizzando dei sintetizzatori, i ricercatori hanno composto una serie di brani musicali originali sulla base di differenti parametri musicali, per poi proporli a un gruppo di volontari in differenti condizioni: “Abbiamo voluto vedere se era possibile aumentare o sopprimere i sentimenti di chi ascolta in base a ciò che sta succedendo in contemporanea alla musica”, ha detto Blumstein. Nella condizione di controllo, la musica era generica ed emotivamente neutra. In un’altra • Forniture ed Arredi condizione la musica iniziava in modo normale, per poi sca per ufficio tenarsi all’improvviso in una distorsione, un po’ come Jimi Hendrix a Woodstock. • Cancelleria e Carta Ai volontari veniva poi chiesto di attribuire un voto agli • Rotoli per plotter esempi in base a due fattori: quanto si erano sentiti coinvolti dalla musica e se il sentimento suscitato era positivo • Cartucce e toner (come felicità) o negativo (paura, tristezza). Ne è risultato per stampanti che la musica caratterizzata da distorsioni era valutato come e fotocopiatori più emozionante, ma anche più carica di emozioni negative. CONSEGNA A DOMICILIO I ricercatori ritengono che ascoltare musica con una distorsione sia simile ad ascoltare le grida di animali in difficoltà, una condizione che ne distorce le voci forzando l’emissione rapida di una grande quantità di aria. “Questo studio aiuta a Via S. Sebastiano, 35 - 96100 Siracusa spiegare perché la distorsione del rock eccita le persone: tira Tel./Fax 0931 465927 fuori l’animale in noi”, ha detto Bryant. Tuttavia, l’effetto funziona solo se non ci sono altri segnali ale-mail: lineaufficiosr@libero.it trettanto potenti, come quelli visivi, che blocchino l’interpre-

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cultura sanitaria

Scoperta chock: la chemioterapia può rafforzare i tumori Parigi, 6 agosto - La chemioterapia usata da decenni per combattere il cancro in realtà può stimolare, nelle cellule sane circostanti, la secrezione di una proteina che sostiene la crescita e rende ‘immune’ il tumore a ulteriori trattamenti. La scoperta, “del tutto inattesa”, è stata pubblicata sulla rivista Nature ed è frutto di uno studio statunitense sulle cellule del cancro alla prostata tesa ad accertare come mai queste ultime siano così difficili da eliminare nel corpo umano mentre sono estremamente facili da uccidere in laboratorio. Sono stati analizzati gli effetti di un tipo di chemioterapia su tessuti raccolti da pazienti affetti da tumore alla prostata. Sono stati scoperti “evidenti danni nel Dna” nelle cellule sane intorno all’area colpita dal cancro. Queste ultime producevano quantità maggiori della proteina WNT16B che favorisce la sopravvivenza delle cellule tumorali. La scoperta che “l’aumento della WNT16B… interagisce con le vicine cellule tumorali facendole crescere, propagare e, più importante di tutto, resistere ai successivi trattamenti anti-tumorali...era del tutto inattesa”, ha spiegato il co-autore della ricerca Peter Nelson del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle nello stato di Washington La novità conferma tra l’altro un elemento noto da tempi tra gli oncologi: i tumori rispondono bene alle prime chemio salvo poi ricrescere rapidamente e sviluppando una resistenza maggiore ad ulteriori trattamenti chemioterapoci. Un dato dimostrato dalla percentuale di riproduzione delle cellule tumorali tra i vari trattamenti. “I nostri risultati indicano che il danno nelle cellule benigne puo direttamente contribuire a rafforzare la crescita ‘cinetica’ del cancro”, si legge nello studio che, hanno spiegato i ricercatori, ha trovato conferma anche nei tumori al seno e alle ovaie Ma la scoperta potrebbe aprire la strada allo sviluppo di un trattamento che non produca questo dannoso effetto collaterale della chemioterapia: “Per esempio un anticorpo alla WNT16B, assunto durante alla chemio, potrebbe migliorane la risposa uccidendo piu’ cellule tumorali. In alternativa si potrebbero ridurre le dosi della chemio”. (AGI) .

libro di un meraviglioso medico omeopata olandese sull’Autismo (TINUS SMITSAUTISMO). All’interno di questo libro, (ma ne esistono tantissimi altri) viene esposto in modo chiaro e preciso il quadro dell’autismo, le relazioni con vaccini, antipiretici e antibiotici ma soprattutto la speranza della guarigione, una volta che i bambini vengono completamente disintossicati. Si, è la disintossicazione profonda della cellula il segreto per una perfetta salute. È questo che noi naturisti, naturopati, omeopati, terapeuti energetici e olistici, facciamo ogni giorno con i nostri pazienti. In particolare, chi come me è anche psicoterapeuta, va a ricercare anche le cause possibili della malattia, perché non dobbiamo dimenticare che il centralino di tutto il sistema è la nostra mente. Ufficialmente o ufficiosamente sempre più medici omeopati, naturopati, olistici di tutto il mondo seguono la teoria sui tumori e le malattie oncoequivalenti del famoso medico tedesco HAMER. La sua scoperta apre un universo totalmente opposto al modo “ufficiale” Il commento della dott.ssa Aurelia Spagnolo di considerare la malattia. …Ed io mi chiedo quanto tempo e quante vittime ancora saranno neTutti siamo portati a concessarie perché, quello che la natura ci insegna da sempre, diventi il vero siderare la malattia come sistema di cura per tutte le malattie, non solo per il cancro? Medici e brutta, cattiva, insensata Terapeuti naturisti di tutto il mondo urlano da sempre che continuare e quindi da eliminare con a sopprimere i sintomi, di qualsiasi malattia con FARMACI, specie se di qualsiasi mezzo chimico o sintesi (sono di sintesi la maggior parte dei farmaci sul mercato) non è naturale. Al contrario, Hacerto il sistema migliore per curare. Ogni sintomo è un indizio che domer ha scoperto, partendo vrebbe indicare al medico-terapeuta la strada da seguire per andare alla dalla sua personale malatradice del male, sopprimerlo non è di nessuna utilità, al contrario, l’uso tia (un cancro ai testicoli di farmaci per eliminare i sintomi, provocano quelle che vengono chiadopo la perdita improvvisa mate malattie iatrogene ovvero, malattie provocate dall’uso di farmaci di un figlio), che la malattia La Dott.ssa Aurelia Spagnolo che vanno a ledere l’eco-sistema del nostro corpo. Il nostro corpo è è solo la risposta del ceruna macchina perfetta in grado di auto guarirsi grazie al suo sistema immunitario. Ed è vello ad un trauma esterno, e fa parte proprio il sistema immunitario che dovrebbe sempre essere salvaguardato e rinforzato. di un programma di sopravvivenza della Purtroppo antibiotici, antipiretici, antidolorifici fino ai tanto diffusi antiacido, e in genere specie. Risolto il trauma, il cervello intutto quello che è ANTI, non fanno altro che indebolirlo e quindi permettere a qualsiasi verte l’ordine e l’individuo passa a una malattia di avere la meglio. Ultimamente sono proliferati articoli e libri di medici omeofase di riparazione autonomamente e pati e naturopati sulla pericolosità dei vaccini e soprattutto è ampiamente dimostrata la senza bisogno di nulla tranne piccoli aiuti correlazione di vaccini ed antibiotici con malattie in preoccupante aumento tra i nostri palliativi. Per una persona che si ammabambini, come l’Autismo. A tal proposito invito genitori e addetti ai lavori a leggere il la di cancro, scoprire il senso della sua

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nefrologia

rubrica

Un problema che in estate brucia: la cistite DIRETTORE SANITARIO SERVIZIO NEFRODIALITICO TIKE - SR DI MARILENA GALLO NEFROLOGA

È facile trovare donne che nell’arco della loro vita abbiano sofferto almeno una volta di cistite, la patologia più frequente nel sesso femminile. La cistite diventa più insidiosa in estate. Infatti, questa è la stagione nella quale più facilmente si cambiano stile di vita e abitudini alimentari. Niente di più sbagliato che consumare pasti fugaci, panini ed insaccati, perfino sotto il sole cocente e magari con il costume bagnato. Un’alimentazione ricca di zuccheri e proteine, infatti, è causa di disbiosi intestinali che favoriscono lo sviluppo di funghi e batteri i quali colonizzano le vie genito-urinarie ove l’ambiente umido - dato dal costume bagnato - ne favorisce l’attecchimento e la proliferazione. Una eccessiva sudorazione corporea, inoltre, determina una eccessiva perdita di liquidi con produzione di urine concentrate ad elevata carica batterica. Consiglio quindi di bere almeno due litri di acqua al giorno, di evitare di mantenere un ambiente umido nelle parti intime, ma soprattutto di attenzionare la dieta che deve essere quanto più ricca di frutta e verdura. Le fibre infatti favoriscono una più facile evacuazione contribuendo a tenere pulito l’intestino che è fonte di microrganismi. La sintomatologia (dolore e bruciore alla minzione) e l’esame urine ci aiutano alla diagnosi di cistite. Una terapia antibiotica mirata (urinocoltura con antibiogramma) alla terapia è importante. Indipendentemente dalla cistite, un esame urine periodico è consigliabile a tutti. Questo esame di costo accessibilissimo è troppo spesso bamalattia diventa un viaggio entusiasmante nella conoscenza di se stesso e della vita. Le scoperte di Hamer si configurano in 5 leggi biologiche fondamentali. Per scoprire queste leggi egli si è basato: - sulla sua esperienza diretta di malato di cancro; - sull’osservazione di 20.000 casi di patologie diverse (dalla verruca all’AIDS, dalla psicosi alla leucemia, dalla sclerosi a placche al diabete) cercando ogni volta il denominatore comune, il trauma causale; - sullo studio dell’evoluzione della prima cellula destinata a diventare un individuo complesso. Le cinque leggi della Nuova Medicina, oltre che dal dottor Hamer sono state anche verificate da altri medici e terapeuti di mezza Europa, su migliaia di pazienti e sempre si sono rivelate esatte e riproducibili, quindi scientifiche. (Tratto da “La Medicina sottosopra” di Mambretti SERAPHIN – Ed. AMRITA). Vorrei concludere con una nota di speranza per tutte le persone che stanno leggendo questo articolo. SI PUò GUARIRE DA TUTTO, ricordiamocelo sempre. Il processo di guarigione è molto complesso, perché l’individuo deve prima di tutto prendere coscienza del significato della sua malattia, quindi prendersi la responsabilità della sua vita. Essere RESPONSABILI vuol dire chiudere con i sensi di colpa e le paure, due cause sempre presenti in qualsiasi disagio fisico o psichico. Se non si riesce a mettere in moto questo processo da soli, ci si può fare aiutare da un

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nalizzato, essendo, di contro, il punto di partenza precoce per la diagnosi di molte malattie renali, di cui parleremo presto. terapeuta olistico (che sia possibilmente aperto e ottimista e ricco di spiritualità) o leggere attentamente uno dei libri che segnalo alla fine di questo articolo, oppure scegliendo qualsiasi via alternativa ma che sia positiva e porti al cambiamento. Altro cambiamento importante è quello dello stile di vita alimentare eliminando i cibi spazzatura. Esistono, inoltre, da poco in commercio prodotti Biodinamici che stanno dando meravigliosi risultati in patologie molto gravi, perché disintossicano nel profondo. Speriamo che i tempi siano maturi per un cambiamento radicale. Libri consigliati: “Introduzione a un corso in miracoli” - “Il potere di adesso” – “The secret” – “Lo Yoga di Gesù” – “Io Scelgo, io voglio, io sono”.


educazione dentale

Dentista troppo caro? Ormai è solo un ricordo È nata a Siracusa la clinica dentale “Belli e Sorridenti” che offre cure dentali di Alta Qualità a costi contenuti e noi siamo andati a trovarli. Siamo stati accolti in un ambiente molto confortevole che da subito ci ha tolto la paura che di solito attanaglia entrando dal dentista, la clinica infatti è stata studiata basandosi su profonde conoscenze psicodinamiche per offrire una piacevole sensazione di comfort. Tutto è stato studiato nei minimi particolari per il benessere personale, anche l’inconsueto abbigliamento di tutta la squadra che da la sensazione di essere in un centro di bellezza dove conquistare piacevolmente il proprio nuovo sorriso. Tutti i componenti della squadra sono solari, affettuosi e dotati di una grande umanità e passione per il loro lavoro, sono proprio belli e sorridenti, ma in vero il loro motto si riferisce a far belli e sorridenti chi si reca in questa clinica dal sapore nord europeo per tecnologia ed organizzazione e dal caldo cuore siciliano, un’accoppiata vincente, a dir poco incredibile. Incontriamo i dottori che mostrano subito la loro particolare disponibilità ai rapporti umani ed una grande professionalità. Loro utilizzano tecniche moderne, rapide e microinvasive: anestesia locale senza il dolore della puntura, implantologia computer guidata senza bisturi e senza punti, applicazione immediata dei denti in porcellana 3D CAD CAM in 1 ora, trasformazione completa del sorriso con faccette 3D CAD CAM in poche ore, sbiancamento in 1 ora, trattamenti di cure carie a tutta la bocca in una sola giornata, chirurgia estetica delle labbra e contorno bocca in 1 ora. Entrando nella zona terapeutica troviamo più sale odontoiatriche tutte attrezzate con alta tecnologia futuristica ed una sala operatoria attrezzata anche per la sedazione cosciente e la sedazione profonda. Qualora le coccole del team non fossero sufficienti a togliere la paura a chi ne ha troppa, potrà usufruire del servizio di sedazione cosciente anche per piccole cure. Grande attenzione è dedicata alla prevenzione infatti le visite sono effettuate col microscopio che permette di vedere dettagli altrimenti invisibili e quindi intercettare la carie ad ogni altro problema quando è ancora piccolissimo e silente. L’uso del microscopio rende interessante la visita stessa dato che si può vedere la propria bocca al monitor e capire meglio i propri problemi. Belli e Sorridenti si occupa anche dei denti dei malati cronici che difficilmente trovano dove curarsi. Una clinica di alta qualità, nonc’è dubbio ed ora sentiamo i costi e li chiediamo alla segretaria. Lei ci mostra con orgoglio il loro tariffario, orgoglio che, ci spiega, deriva dal poter offrire eccellenti cure dentali a costi che tutti possono sostenere grazie ad una strategia di marketing innovativa che ha permesso a Belli e Sorridenti di abbattere i loro costi delle terapie. Sembra proprio il tariffario di una paese dell’est, incredibile ma vero.

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Un esempio: Visita al microscopio

Gratuita

Pulizia dei denti o ablazione del tartaro € 39,00 Sbiancamento € 99,00 Dente o capsula in porcellana € 299,00


A Modena un centro medico tenta di terapizzare quegli uomini violenti che hanno deciso di cambiare

cultura sanitaria

Belve in terapia DI PAOLO FANTAUZZI

Enna - Vanessa Scialfa, vent’anni appena, è stata strangolata e poi buttata da un cavalcavia dal suo ragazzo perché avrebbe pronunciato per sbaglio il nome del suo ex. Delle altre, come Fabiola Speranza, Rosetta Trovato o Enza Cappuccio, nessuno ricorda nemmeno la storia. È una scia di sangue senza fine e dalla progressione agghiacciante, la violenza sulle donne: 119 quelle uccise nel 2009, 127 nel 2010, 137 nel 2011, già una sessantina nel 2012. In media più di una ogni tre giorni. Un’emergenza a tutti gli effetti, che però non pare essere percepita come tale nel Paese che fino a trent’anni fa nei processi ancora concedeva le attenuanti al delitto d’onore. Non solo: l’attenzione è rivolta quasi esclusivamente alle vittime dei maltrattamenti, sebbene solo intervenendo anche sugli autori possa esserci vera tutela. È proprio partendo da questo assunto che a Modena opera da sei mesi “Liberiamoci dalla violenza”, un centro specializzato per gli uomini responsabili di abusi aperto dalla Ausl (Azienda unità sanitaria locale) con la collaborazione delll’istituto di Oslo Atv (Alternative to violence, alternativo alla violenza), che in Europa vanta la maggiore esperienza nel campo. È la prima struttura completamente pubblica in Italia di questo tipo, del tutto gratuita. La sede è all’interno di un consultorio e a eccezione di una sociologa sanitaria che coordina il progetto, lo staff è tutto al maschile: uno psicoterapeuta e due psicologi. Minimo l’impegno di spesa: due anni fa la Regione Emilia Romagna ha finanziato l’avvio con 35 mila euro, impiegati per lo più per la formazione, svolta da esperti norvegesi. In questi giorni ne ha erogati altri 15 mila per il 2012. Nel caseggiato giallo e grigio che ospita il centro non ci sono le belve peggiori: chi è arrivato qui lo ha fatto di propria iniziativa. Uomini che davanti alle percosse ripetute e alle compagne mandate in ospedale hanno capito di non farcela da soli a uscire da un gorgo di brutalità e sopraffazione e hanno chiesto aiuto. Attualmente sono una ventina i casi seguiti. “Chi decide di venire è già molto avanti, perché è consapevole del proprio problema”, spiega lo psicoterapeuta Giorgio Penuti: “Per questo una delle prime cose che diciamo loro è che non sono dei violenti, ma che hanno avuto comportamenti violenti: presupporre un’essenza manesca sarebbe come ritenerla immutabile”.  Invece cambiare si può, come mostra il caso di Aldo, il primo ad aver completato il “percorso di accompagnamento al cambiamento”: oltre trent’anni di matrimonio, alterchi continui, maltrattamenti vari e ripetuti che più di una volta costringono la moglie a farsi medicare al pronto soccorso. Poi lei, stanca, decide di andarsene di casa e lo mette di fronte alla scelta: “O cambi o è per sempre”. Aldo accetta e si mette alla prova. Oggi, dopo cinque mesi, a “l’Espresso” racconta di essere un uomo diverso: “Mi hanno fatto capire che mia moglie ha solo bisogno di sentirsi rassicurata. Adesso, quando sento la tensione salire, basta che me la prendo tra le braccia o le faccio una battuta e ho già risolto il problema”. Aldo attualmente è sotto monitoraggio. Ricadute non ne ha avute e gli incontri col dottore che lo segue si sono dilatati. Anche lui però, come tutti gli altri, nelle primissime sedute ha pronunciato giustificazioni deliranti alle angherie compiute. Un’antologia da brivido a pensare alle sofferenze, non solo fisiche, inflitte: “Lo schiaffo che le ho dato in fondo non era così forte”, oppure “non è che le davo un ceffone o un cazzotto come fra

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maschi ma più moderato, e poi sulla spalla non in faccia”. Uno è arrivato perfino ad affermare: “Sono un esperto di boxe e se avessi voluto colpirla seriamente, il pugno che le ho tirato non l’avrebbe certo fatta rialzare subito”. “All’inizio il problema principale è la banalizzazione degli atti compiuti”, spiega lo psicologo Alessandro De Rosa. Lo mostrano i racconti delle partner, alle quali il centro chiede un incontro nella fase iniziale: gli episodi riferiti sono sempre maggiori rispetto agli uomini, che tendono a ricordare solo i più gravi.

“Quindi il lavoro si basa innanzitutto sulla ricostruzione dei momenti di violenza, ripercorsi lentamente come in una moviola per rendere evidente il legame fra le emozioni e i gesti. Il senso di fondo è che non è vero che si perde il controllo, come spesso si crede, semmai il contrario: si alzano le mani per riprendere la padronanza di una situazione che sfugge”. (L’Espresso 27 giugno 2012) Nota a margine di Raffaella Mauceri I passaggi-chiave di questo articolo sono stati evidenziati in neretto perché è da quelli che dipende l’esito dell’esperimento modenese che al primo caso grida già al successo. Analoghe terapie già ampiamente applicate, infatti, non hanno dato i risultati sperati. Riteniamo inoltre opportuno e necessario che i soggetti che le seguono siano assicurati alla giustizia e non restino a piede libero dimodoché le loro vittime non continuino ad essere esposte alla loro violenza.


bollettino trimestrale

rubrica

ASP 8 news A CURA DEL CAPUFFICIO STAMPA AGATA DI GIORGIO CAMBIO AL VERTICE DELL’ASP DI SIRACUSA - Con le dimissioni del presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, il dottore Franco Maniscalco ha rassegnato le sue dimissioni, come atto dovuto e consequenziale, dall’incarico di direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa. L’assessore regionale per la Salute, Massimo Russo, ha nominato Mario Zappia commissario straordinario dell’Asp di Siracusa in sostituzione del dirigente generale Franco Maniscalco che ha rassegnato ufficialmente le dimissioni. “Ringrazio il direttore Maniscalco per la sensibilità istituzionale sempre dimostrata - ha detto Russo - e per il lavoro svolto mirato a riqualificare l’offerta sanitaria in provincia di Siracusa alla luce della riforma del sistema sanitario che ha determinato profonde trasformazioni. Faccio gli auguri di buon lavoro a Mario Zappia che saprà certamente sfruttare la grande esperienza professionale maturata per guidare al meglio l’Asp nel corso del suo mandato”. Mario Zappia, 50 anni, laureato in medicina e chirurgia, ha già ricoperto il ruolo di dirigente generale del Dipartimento attività sanitarie dell’assessorato regionale della Salute e di capo della segreteria tecnica dell’assessore Massimo Russo. Negli ultimi due anni ha ricoperto il ruolo di direttore generale all’Irccs Oasi di Troina. “Sarò disponibile al confronto e al dialogo con tutte le parti sociali e con il personale dell’Azienda nell’interesse dei reali bisogni degli utenti – ha detto - Ritengo che ci siano motivi validi per proseguire nel lavoro di riforma avviato con l’obiettivo primario di portare a compimento le più importanti iniziative già avviate al fine di dare risposte soddisfacenti al territorio”. NUOVI DIRETTORI SANITARIO E AMMINISTRATIVO ALL’ASP DI SIRACUSA - Il direttore amministrativo dell’Asp di Siracusa Salvatore Strano e il direttore sani-

tario Corrado Vaccarisi hanno rassegnato le dimissioni dal proprio incarico. Conseguentemente, il commissario straordinario Mario Zappia ha deliberato stamane le nomine alle direzioni amministrativa e sanitaria, rispettivamente, dei dirigenti aziendali Vincenzo Bastante ed Anselmo Madeddu. “Ringrazio i dottori Strano e Vaccarisi per la professionalità ed il senso di appartenenza che hanno dimostrato durante il proprio mandato – ha dichiarato Zappia - fornendo all’Azienda un valido contributo in un periodo così delicato e difficile, con l’avvento della riforma sanitaria siciliana, nel transitare l’Ausl 8 nella nuova Azienda sanitaria provinciale. Ai nuovi direttori, profondi conoscitori dell’Azienda e del territorio provinciale con i suoi bisogni sanitari, l’augurio di buon lavoro con l’auspicio di una proficua collaborazione avendo già dimostrato di essere particolarmente vicini all’Azienda soprattutto in questo particolare momento di cambiamento nell’attuazione delle novità dettate dalla riforma”. Vincenzo Bastante è direttore dell’Unità operativa complessa Bilanci e Finanze nonché coordinatore amministrativo dell’Area Territoriale. Anselmo Madeddu è responsabile del Distretto sanitario di Siracusa nonché coordinatore sanitario dell’Area Territoriale. Corrado Vaccarisi rientra nel presidio ospedaliero Umberto I nella sua funzione di direttore della Patologia Clinica. In un nota inoltrata a tutto il personale dell’Asp Salvatore Strano, sottolineando di aver concluso la propria esperienza con un notevole arricchimento in termini di valori umani e professionali, ha voluto rivolgere il suo pensiero ed il suo saluto a tutte le professionalità presenti a vario titolo nelle strutture aziendali. SCREENING COLON RETTO, CRESCE LA SENSIBILIZZAZIONE - Lo scree-

ning per la prevenzione del tumore del colon retto, nell’ambito del programma di screening per i tumori anche della mammella e del collo dell’utero, è stato avviato il Corriere delle Donne Edizioni La Nereide di Raffaella Mauceri Autunno 2012

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Il dott. Mario Zappia

dall’Azienda sanitaria provinciale nella città di Siracusa a settembre dello scorso anno e da maggio di quest’anno è stato esteso ai comuni di Augusta, Avola, Buccheri, Buscemi, Canicattini Bagni, Cassaro, Ferla, Noto, Pachino e Palazzolo. Entro dicembre 2012 raggiungerà anche i rimanenti comuni della provincia. Lo screening colon retto serve per fare diagnosi precoce di tumori del colon retto in fase iniziale o per diagnosticare lesioni pretumorali come polipi. E’ diretto a uomini e donne dai 50 ai 69 anni che vengono invitati con una lettera a casa ad effettuare un test per la ricerca del sangue occulto nelle feci. Nella lettera viene indicato il luogo dove andare a ritirare il kit che dovrà essere riconsegnato allo stesso centro una volta eseguito il test al proprio domicilio. Se negativo, il test sarà ripetuto dopo 2 anni; se positivo, il paziente viene inviato, in tempi brevissimi, all’esame di secondo livello, la retto colonscopia. “L’adesione a questa iniziativa dell’ASP di Siracusa è lusinghiera – sottolinea la responsabile del Centro Screening Sabina Malignaggi – considerato anche che


ASP 8 questo è il primo anno che si svolge una campagna di screening per il colon-retto, e l’adesione è in continuo aumento”. Le campagne di screening sono gratuite, non necessitano di richiesta del medico curante, né di pagamento ticket, né di liste di prenotazione. Molti i casi di lesioni pretumorali riscontrate durante l’attività di prevenzione svolta ad oggi. Finora è stato invitato il 50 per cento circa della popolazione target di tutta la provincia. ONCOLOGIA DI SIRACUSA, CENTRO DI RIFERIMENTO REGIONALE -

L’Unità operativa complessa di Oncologia del presidio ospedaliero Umberto I di Siracusa diretta da Paolo Tralongo diventa “Centro di Riferimento Regionale per pazienti oncologici lungo-viventi e cronici”. Lo ha stabilito un decreto del 6 giugno 2012 dell’Assessorato regionale della Salute il quale, con successiva direttiva, provvederà ad esplicitare le modalità di funzionamento del modello assistenziale e l’implementazione dello stesso nell’ambito della più ampia definizione del percorso di cura del paziente oncologico all’interno della rete regionale. “La vita e la salute dei sopravviventi al cancro – sottolinea il commissario straordinario Mario Zappia – rappresenta la nuova sfida e la necessità di un modello di assistenza basato sulla presa in carico totale della persona con un programma riabilitativo che diviene parte integrante e qualificante delle azioni assistenziali con particolare attenzione alla qualità della vita del paziente e dei suoi familiari”. In Italia oltre due milioni e duecentomila persone vivono con una diagnosi di tumore e di questi il 57% sono lungoviventi, ovvero pazienti con almeno 5 anni di storia di assenza di malattia oncologica e senza trattamenti oncologici in atto. Rispetto al 1992 il numero di persone viventi con tumore è quasi raddoppiato. Già dal 2010 l’Asp di Siracusa pone particolare attenzione ai pazienti oncologici sopravvissuti al cancro con ambulatori negli ospedali

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Umberto I di Siracusa e Di Maria di Avola dedicati ai problemi dei lungo sopravviventi, trattati in passato e giudicati liberi dalla malattia da almeno un anno. Per il dott. Paolo Tralongo, il decreto assessoriale rappresenta un riconoscimento all’attività svolta negli anni: “I pazienti lungo-sopravviventi – sottolinea – vengono seguiti da noi nei diversi aspetti della loro salute e funzionalità fisica e psico-sociale, sulla base delle esperienze esistenti e della letteratura internazionale in materia e anche a partire dalle esigenze che gli stessi esprimono attraverso un questionario distribuito all’inizio dei trattamenti oncologici. Tale attività di assistenza è nata dall’esigenza di sostenere e guidare il paziente con un team multidisciplinare affrontando le varie sfaccettature della malattia oncologica, dalle problematiche fisiche quali dolore, disfunzioni cardiologiche, alterazioni nutrizionali, a quelle psicologiche tra cui ansia, depressione, disturbi cognitivi, a quelle sociali”.


attualità

Buonuscite ai preti pedofili. Così la Chiesa “punisce” gli abusi DI MIRIAM CARRARETTO

Laute buonuscite e ricche pensioni. Secondo il New York Times, è quello che paga la Chiesa cattolica negli Stati Uniti per compensare i preti accusati di pedofilia e favorire il loro ritorno alla vita laica e privata. Insomma, per dare una mano ai religiosi che hanno abusato di minori. Un gioco a carte invertite, in cui il risarcimento se lo piglia chi ha commesso il reato e non la sua vittima. Ad aver autorizzato i pagamenti sarebbe stato il cardinale Timothy Dolan, dal 2002 al 2009 arcivescovo di Milwaukee e oggi a capo della Conferenza episcopale statunitense, personaggio assai conosciuto negli States e inserito dal Time tra le 100 persone più influenti del mondo. All’epoca dei fatti, Dolan aveva negato tutto: “L’accusa” – si era difeso – “è falsa, pretestuosa e ingiusta”. Ma, oggi, un documento reso pubblico dagli avvocati delle vittime e riferito a una riunione del Consiglio finanziario dell’Arcidiocesi di Milwaukee del 7 marzo 2003 ha confermato la sua firma sulle autorizzazioni alle transazioni. Allora, la situazione degli abusi era così grave e indifendibile che persino la compagnia assicurativa dell’Arcidiocesi si rifiutò di coprire i costi: “La Chiesa è stata negligente”, disse il suo responsabile. Il primo caso analogo a Milwaukee risale al 1983. Il prete in questione, Franklyn Becker, era stato accusato di aver molestato e abusato di almeno 10 minori, sia maschi che femmine. Per lui, ci fu anche una vera e propria diagnosi di pedofilia. Rimosso dall’incarico solo nel 2004, si vide versare 10 mila dollari a titolo di aiuto. “Fu un atto di carità”, commentò allora il cardinale Dolan. Il fatto che la “buonuscita” concessa ai preti pedofili sia una procedura formale all’interno della Chiesa, nota come “laicizzazione”, certo

non rasserena. Anzi, scandalizza ancora di più. Soprattutto dopo la posizione assunta qualche giorno fa dalla Cei in merito ai casi di pedofilia: i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare alle autorità i casi di abusi di cui vengano a conoscenza. La giustificazione data da alcuni esperti in materia, secondo cui “quando un uomo diventa prete, la Chiesa è chiamata a soddisfare i suoi bisogni per tutta la vita”, è sin troppo debole. Solo da noi, negli ultimi 11 anni, i casi accertati di pedofilia all’interno del clero sono stati 135. In America, la Chiesa ha già pagato oltre 16 milioni di dollari per sostenere i processi dei religiosi accusati di violenze su minori. Nel 2011, l’Arcidiocesi di Milwaukee è stata persino costretta a presentare istanza di fallimento. Nella lettera inviata pochi giorni fa all’attuale Arcivescovo di Milwaukee dall’associazione delle vittime Survivors Network of those Abused by Priests si legge: “In quale altra occupazione, soprattutto che opera con le famiglie, le scuole e i giovani, viene dato un bonus in denaro a un dipendente che abbia molestato e abusato sessualmente su dei bambini?” (fonte: affaritaliani.libero.it)

L’ARTE DEI SERVIZI Piccoli traslochi con furgoncino

di Francesco Croce

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attualità

Legge 194 e dintorni DI TIZIANA BARTOLINI

vogliono averla vinta su tutto. E siccome Il mese scorso con una sentenza la Corte Costituzionale ha respinto un nuovo sono sorretti dallo stato più ricco del attacco alla legge 194. Un giudice tutelare di Spoleto, investito dalla Asl circa la mondo, il Vaticano, riescono a vincerla richiesta di una minorenne di interrompere la gravidanza, ha fatto riferimento ad una pressoché su tutto. sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea per sollevare la questione classica, La legge 194 costitucioè che l’embrione è un “essere provvisto di una autonoma soggetisce una grande contività giuridica” e quindi da tutelare. La Corte Costituzionale ha conquista civile, ormai fermato in sostanza i precedenti orientamenti, e cioè che “non esiste trentennale, ottenuta equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio grazie alle  battaglie di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione delle donne, e ancoche persona deve ancora diventare”, ma nel merito la decisione ha ra oggi  avversata dai riguardato il ruolo del giudice tutelare che “non partecipa alla vomovimenti pro-life di lontà abortiva della minorenne, ma deve solo verificarne l’adeguata stampo cattolico intematurità”. Dunque ancora una volta l’impianto della norma che rego  gralista. lamenta l’interruzione volontaria di gravidanza, oltre trenta anni fa, Roma anni '70 - Emma Bonino si dichiara Sebbene mai complefrutto di equilibri culturali e politici e anche del buon senso, respinge abortista e si fa arrestare tamente applicata (non i tentativi di colpirla sul piano giuridico. Il fatto che una giurisprusono state fatte campagne di prevenziodenza consolidata costituisca un collaudato argine contro gli  estremisti della Vita a ne, non è stata introdotta l’educazione scapito delle donne non può essere di conforto né ci consente distrazioni perché quesessuale nelle scuole, ecc...) Sebbene la sta trentennale guerra di trincea è combattuta su vari fronti. L’esempio degli obiettori legge sia incessantemente boicottata e di coscienza è emblematico: il loro numero è talmente alto da impedire la reale e piena svuotata dalla falsa e pelosa obiezione di attuazione della legge 194. Se non si porrà argine normativo e politico a questa alluvione coscienza dei medici che se fossero pagadi obiezioni, tra non molto le interruzioni volontarie di gravidanza non sarà più possibile ti non avrebbero più nulla da obbiettare. praticarle. O meglio, non le si potrà fare nel rispetto della legge. La clandestinità, come Sebbene ad un gran numero di donne si sa, offre spazi illimitati e sappiamo che le donne non scelgono di portare avanti graviviene impedita o vietata anche la contracdanze o di amare i propri figli per obbligo di legge. Quello che sorprende in tale e tanto cezione. Sebbene tutto questo, per meaccanimento, che con la scusa della difesa della vita intende in realtà colpire le donne e la rito della legge 194 gli aborti sono calati loro libertà di scelta, è l’immobilità rispetto all’obiettivo. In trenta anni il mondo si è rivodel 70% ! Ma ai cattolici fondamentalisti luzionato. Dalla politica alle modalità di comunicare e di viaggiare, dalla crisi dell’ecosistenon importano i risultati. Essi sono intema alla globalizzazione delle merci e delle persone, tutto è cambiato in modo radicale e ressati soltanto ad una cosa: mantenere profondo. Paesi che erano considerati in via di sviluppo sono diventati giganti. Siamo nel il controllo sulla donna, espropriandopieno di una tempesta finanziaria e di una crisi economica senza fine… e loro sono semla del suo proprio corpo del quale altri pre lì, con gli stessi argomenti e impegnati ad insidiare in modo più o meno strisciante la devono avere la disponibilità. A tal fine legge 194. Perenne centro del mondo e delle loro ansie vendicative. Dei due nodi cruciali si fanno operazioni acrobatiche e contro della modernità, produzione e riproduzione, non riescono a vederne che uno, accecati natura, dando all’embrione un status giucome sono da un furore ideologico insensato e crudele. Se vogliamo sperare in un ridico come fosse una persona compiuta futuro di civiltà e di vita dignitosa per miliardi di persone possiamo immaginarlo solo nei e anche più compiuta della madre che lo nuovi equilibri che economia e diritti umani sapranno individuare. La sfida è immensa e “ospita” dentro il suo corpo! Infine non in ballo ci sono milioni di vite, presenti e pulsanti, che chiedono oggi cibo e speranze. La dimentichiamo che le associazioni “per la sfida è epocale e sappiamo che se la supereremo non sarà certo con la collaborazione vita” (una vita purchessia, a quanto pare) di chi ha ibernato i propri interessi e il punto di osservazione del mondo. Il futuro che sono capaci di aggredire e mortificavogliamo immaginare e costruire è libero da integralismi o dittature tanto economicore verbalmente e psicologicamente le finanziarie quanto ideologiche. Ed è l’unico futuro possibile e auspicabile. donne che si apprestano ad interrom(Noi Donne - Luglio 2012) pere la gravidanza e, in alcuni casi, sono Nota a margine di Raffaella Mauceri capaci perfino di uccidere (quindi di toSecondo i dati Eurispes 2006, i cattolici praticanti in Italia, erano il 36,8% e poiché sono gliere la vita) a medici e pazienti che andati progressivamente a diminuire, possiamo ipotizzare che oggi, anno 2012, siano praticano la i.g.v. poco più del 30%. Ebbene, pur rappresentando meno di un terzo del popolo italiano,

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LEGGE 194

attualità

È femminile il gene della felicità Una nuova ricerca ha identificato, per la prima volta, il gene responsabile della felicità femminile. Lo stesso gene non esiste negli uomini. Gli scienziati della South Florida University hanno identificato il legame fra uno specifico gene, denominato monoamine assidasi A (MAOA), con le reazioni del cervello alla dopamina ed alla serotonina, sostanze chimiche connesse con gli stati d’animo positivi, come l’allegria, la serenità e la felicità. La ricerca è pubblicata sulla rivista Progress in Neuro-psychopharmacology and biological psychiatry di agosto. «Una bassa espressione del gene MAOA è correlata con stati d’animo sereni, una alta espressione invece è connessa con stati negativi come l’alcolismo, i comportamenti aggressivi e antisociali,» spiega Henian Chen, a capo dell’indagine al dipartimento di epidemiologia e biostatistica dell’università americana. «Negli uomini tale correlazione è invece del tutto assente. Probabilmente ci sono altri meccanismi neurologici ancora ignoti ma comunque diversi per il cervello maschile». Lo studio ha analizzato il DNA di 193 donne e 152 uomini, approfondendo la presenza del gene MAOA in rapporto

Al Maria Vittoria scatta l’intervento di un’équipe specializzata

“Codice rosa” in ospedale per le donne aggredite DI MARCO ACCOSSATO

Torino Rosa. Come il colore simbolo della donna. Al pronto soccorso dell’ospedale Maria Vittoria, accanto ai tradizionali codici «rosso», «giallo», «verde» e «bianco» per la valutazione della gravità dei casi è stato introdotto il «codice rosa». Verrà assegnato alle donne vittime di violenza, per garantire loro attenzioni e un percorso dedicato. Un progetto pilota voluto dal direttore sanitario, Paolo Mussano, e dalla dottoressa Teresa Emanuele, medico di direzione sanitaria e coordinatrice dell’iniziativa. Il «codice rosa» sarà assegnato non soltanto alle donne per le quali la violenza è evidente, ma anche nei casi in cui vi sia soltanto il sospetto: «Molte tra chi ha subito abusi – osserva infatti la dottoressa Emanuele – di fronte al medico non ha poi il coraggio di denunciare e raccontare che cosa è davvero accaduto, e riferiscono magari di essere cadute in casa o di essersi ferite per loro disattenzione, inciampandosi». I dati allarmano. Negli ultimi sei mesi, soltanto al pronto soccorso del Maria Vittoria, sono stati 60 i casi di violenza accertata su donne: 15 delle aggredite erano incinte, puerpere, o madri di figli minorenni. «Siamo purtroppo convinti prosegue la dottoressa Emanuele – che il fenomeno sia sottostimato. Per questo, nei prossimi giorni, in pronto soccorso appenderemo alcuni poster per invitare le donne a farsi coraggio: «Se hai avuto una violenza il Corriere delle Donne Edizioni La Nereide di Raffaella Mauceri Autunno 2012

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allo stato d’animo. I ricercatori avanzano anche l’ipotesi che la differenza fra la felicità maschile e quella femminile a livello cerebrale sia da ricercare nel testosterone: «Alti livelli di testosterone presenti negli uomini cancellano ogni possibile effetto del gene OMOA sul loro umore» precisa Chen che conclude: «Può essere che gli uomini siano più felici prima dell’adolescenza perché i loro livelli di testosterone sono bassi».

dillo subito al triage». L’assegnazione del «codice rosa» – che non sostituisce ma affianca gli altri codici di gravità – farà sì che la paziente sia portata in un’area protetta del dipartimento di emergenza (eventualmente allontanando l’aggressore che in qualche caso accompagna la vittima in ospedale) e che venga attivata un’équipe specializzata composta da assistenti sociali, psicologi, ginecologi, pediatri e chirurghi ortopedici. «L’assegnazione del codice rosa – proseguono al Maria Vittoria – farà scattare immediatamente anche un controllo sulle cartelle cliniche precedenti, per accertare se e quando la donna è stata già visitata in pronto soccorso in passato per analoghe violenze». L’iniziativa, totalmente dalla parte delle donne, punta non solo a garantire la migliore assistenza medica e psicologica, ma anche a mettere al riparo da nuovi pericoli: nel caso la vittima non possa tornare a casa, dopo le dimissioni dal pronto soccorso sarà ospitata in una struttura protetta.


veterinaria

rubrica

Gattare

“Chi alimenta un animale affamato alimenta la propria anima” (Charlie Chaplin)

DI Ketty Romano veterinaria

Ogni giorno all’alba un’auto si ferma ai margini di un giardino pubblico, una donna infagottata in comodi abiti, scende, apre il cofano ed armeggia con buste e piattini , intanto dal nulla si materializzano i primi mici, adulti e cuccioli, tutti , come richiamati da un flauto magico, accolgono la donna con miagolii carichi di affetto ed aspettative con code dritte ed ondeggianti si strusciano sulle sue gambe, fanno le fusa. La donna, con voce dolce li chiama uno per uno, con i loro buffi nomi, li esorta alla pazienza ed inizia a distribuire piattini con crocchette, carne in scatola, miscugli vari. I gatti si tuffano felici ,mangiano avidi, qualcuno fa il furbetto ma lei interviene con dolcezza e serve un altro coperto, con occhi preoccupati controlla che ci siano tutti e che tutti stiano bene, l’ansia per quelle piccole creature non l’abbandona mai! Cambia l’acqua dalle ciotole sistema la piccola “bidonville” da lei costruita, aggiunge qualche vecchio straccio caldo,per tutti c’è una carezza ed una parolina d’affetto! Quando tutti sono sazi, raccoglie i piattini, risale in auto, li guarda per un attimo e va via. I mici la seguono con gli occhi, i più adulti seduti composti, i più giovani giocando e rincorrendosi, grati a quella donna che si cura di loro con tanto amore. Questi gesti si ripetono tutti i giorni, in estate ed in inverno, con il sole cocente e con la neve,sono un esercito di buone samaritane, senza le quali gatti senza casa o abbandonati sarebbero destinati ad una brutta fine. Sono “Gattare”, ma anche “gattari”, persone meravigliose, angeli custodi, esempi di amore incondizionato da ammirare. L’immagine metropolitana le vuole anziane, dimesse ed un po’ acide ma, non è solo così! Donne ed uomini, lavoratori, casalinghe, madri e padri di famiglia, in tuta da ginnastica o in abiti eleganti, dedicano il loro tempo libero o ricavato, a nutrire e curare i gatti randagi con non pochi sacrifici, anche economici. La loro vita è difficile, non sono amati ma appena tollerati, nei condomini diventano paladini di mici indifesi, additati da coloro che non fanno niente per nessuno, di portare sporcizia, di disturbare con tutti questi gatti, loro lottano, si aggrappano a tutte le leggi esistenti sulla protezione dei randagi, puliscono, sterilizzano, non mancano mai per paura che facciano

del male alla colonia. Che tristezza vedere come poco l’amore venga apprezzato!un randagio, in fondo, chiede solo un po’ di cibo, un riparo,una mano dolce e caritatevole. Una “gattara” chiede solo di poterli assistere, di soddisfare le loro necessità, ed i randagi, hanno sempre necessità! Che triste essere gattare! Sono assai poche le persone che le aiutano! a loro basterebbe una piccola vacanza, una pausa, un piccolo contributo economico, i mici sono tanti, bisogna nutrirli, all’occorrenza curarli! anelano qualche anima gentile ed affidabile che ogni tanto prenda il loro posto. Piangono spesso questi angeli, piegati su corpicini inermi che un incidente, una malattia ha portato via, carezzano quel manto e quel visetto come se fosse vivo, si incolpano di non aver fatto abbastanza, gli parlano ancora, quel micio non è uno dei tanti, ma quel micio, insostituibile ed unico come tutti gli esseri viventi, come noi!

www.obiettivopizza.it

Arancineria creativa e contemporanea del 3° millennio Lo Street Food a Siracusa una nuova forma di diffusione dei cibi del territorio. Ristorazione collettiva. Siamo quello che mangiamo. Alimentazione e nutrizione alimentare Farine di cereali: con germe vitale macinato a pietra Kamut, farro, frumento, mais, lievito madre

dal 1970

Gli arancini diventano il simbolo della moderna ristorazione (Gluten Free)

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Viale Santa Panagia, 184/a - 96100 Siracusa - Tel. 0931.753553 – 334.5478804 il Corriere delle Donne Edizioni La Nereide di Raffaella Mauceri Autunno 2012

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Il corriere delle donne