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il Corriere delle Donne INVERNO 2012-2013 | n. 81

Edizioni LARaffaella NEREIDE Mauceri

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TRIBUNALE DI SIRACUSA - REGISTRAZIONE N. 16 DEL 07/09/92 - P. IVA 00959430893 MARCHIO DEPOSITATO UFFICIO MINISTERIALE BREVETTI E MARCHI N° 0001075124 06/11/2007

Sommario

direttora responsabile

Raffaella MAUCERI

IN QUESTO NUMERO LE FIRME DI:

Giada BARUCCO Tiziana BIONDI Nadia GERMANO Lucia MANGIAFICO ARTICOLI SELEZIONATI DI:

L’editoriale, “La befana femminista”. . . . . . . . . . . . . . . . . 3 No ai nuovi bordelli. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5 Le spose-bambine del Pakistan . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7 Bambine infibulate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9 Il femminismo alla prova dei tempi. . . . . . . . . . . . . . . . . 13 Tradizione e Futuro. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14 Inserto Centri Rete Antiviolenza Le news . . . . . . . . . . . . . . Donna amica mia. . . . . . . . . . . La Rete siracusana su “Tu style” . . . . . Bollettino del Coordinamento Donne Siciliane.

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17 . 20 . 21 . 23 .

La fiera delle buone intenzioni. . . . . . . . . . . . . . . . . . 25 Agenda sanità. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 La guerra dei vaccini. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29 Avvistamento Ufo a Siracusa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32 Rubrica di nefrologia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34 La pianta che cura il cancro. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35 Hai mai letto la legge 194 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37 Rubrica GLBT. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40

Blog Femminismo a sud Gazzetta di Sicilia Humanitè Informasalus Luisa BETTI Lorenza Morello Luciano Trincia Matteo Vitello REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE

Via Acquaviva Platani, 12 96100 Siracusa Tel. 0931 492383 Fax 0931 1846186 Cell. 347 7758401 E-mail: lanereide.edizioni@virgilio.it Sito: www.lanereide-edizioni.it REalizzazione e stampa

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Servizi Sociali Comunali (C.D.Q.)

Polizia Municipale

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editoriale

La befana femminista DI RAFFAELLA MAUCERI DIRETTORA

Sta per arrivare la Befana. Ci troverà ancora una volta con le ossa tutte rotte. Arriverà di notte a salvarci dalle botte. Si spera. Dipende da quante befane arriveranno. Da quante di noi decideranno di cavalcare le scope e di volare in giro per il mondo per offrire quello che nessuno ci riconosce mai: la nostra capacità di guardare le cose dall’alto, la nostra visione d’insieme, il nostro potere da cassandre che ci fa prevedere il futuro e che ci fa ritenere pericolose da chi vuole prevaricarci e dominarci. Non è un caso  se le Befane, in inglese tradotte come “streghe” (witch), vengono bruciate in qualche piazza italiana: per rispettare una tradizione che risale al tempo dell’inquisizione. Le Befane guardano il mondo e sorridono, soprattutto si arrabbiano perché le donne sono sempre più martoriate e chi dovrebbe starci a sentire si prende gioco di noi. Ho letto una ventina di volte, su venti testate diverse, la notizia di un marocchino che ha palpeggiato una donna a Roma. Ho letto brevemente di preti, insegnanti, figure istituzionali, condannate o accusate di stupro. Ho letto su varie testate giustificazioni morali, legittimazioni atroci, nei confronti di un uomo, denunciato dalla ex moglie per stalking e violenze, che alla fine ha deciso di mettere in atto il suo delirio ammazzando il nuovo compagno della donna. Un consigliere comunale, una brava persona, l’ennesima vittima trasversale, tra le tante, della violenza maschile. Ho letto di donne costrette a trascorrere la notte di natale barricate in casa perché l’ex marito minacciava di ammazzarle o di bruciarle vive. Perché gli ex violenti sono come i ladri. Approfittano dell’assenza dei vicini, in giro a festeggiare chissà dove, per assediare la vita delle donne. Ho letto di donne sequestrate e stuprate durante la notte di capodanno perché avevano commesso il grave errore di pensare che anche loro avevano il diritto di uscire, ballare, divertirsi. Ho letto di bambine strappate violentemente all’infanzia da persone che avrebbero dovuto essere di fiducia. Poi ho letto che per cercare le bambine scomparse ci sono quelli che vanno a demolire le baracche dei poveri immigrati. Ho letto di deficienti che anche quest’anno, grazie alle bombe artigianali, si sono mozzate mani e dita e da bravi padri, fratelli, compagni, nonni, hanno regalato lo stesso destino a tanti bambini. Ho letto di tentativi da parte dei cattolici di apporre il copyright sull’utero femminile per gestirne i frutti. Ho letto del Tar che ha bocciato le linee guida della regione Lombardia in fatto di aborto e sulla mia scopa ho fatto un triplo salto mortale con inchino. Ho letto della commozione per una generica “gente che soffre” ma non ho letto di altrettanta commozione per gli immigrati che in Italia la notte di natale

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e anche quella di capodanno restavano rinchiusi nei nostri lager per stranieri, i Cie, lontani da tutto, dai loro affetti, da un po’ di umanità, sommersi dall’indifferenza di chi non si commuove neanche un po’ quando sente la storia di chi si cuce le labbra per protesta o mostra ferite auto inflitte sul corpo per urlare al mondo il proprio dolore. Le Befane vedono tutto. Le Befane stanno dappertutto. È solo un caso che celebrano la loro presenza il 6 gennaio. Ma ci teniamo a quella festa e rilanciamo con una pernacchia, perché sappiamo che quando si racconta di qualcuna che porta carbone e arriva con un aspetto orribile è solo perché si vuole che chi l’attende abbia paura di lei invece che apprezzarne le grandi qualità. Buona Befana a tutte e mi raccomando… boicottate le imprese che ricattano i lavoratori e le lavoratrici con contratti da fame… E poi dicono che a portare carbone siamo noi… (Blog Femminismo a sud) Nota Bene Secondo la classifica stilata dal World Economic Forum, per quanto riguarda il Gender Gap (cioè la famosa parità fra i sessi) l’anno scorso occupavamo con poco orgoglio il 74° posto, ora invece siamo all’80° posto su 132 paesi!


“UN LICEO CHE GUARDA AL FUTURO” Il Liceo “Quintiliano” è l’Istituto più all’avanguardia della provincia di Siracusa perché ha sempre precorso i tempi sia nella sperimentazione didattica sia nell’impegno a porre l’alunno al centro di tutte le azioni didattiche ed educative. L’articolazione dell’Istituto in quattro licei: Classico, Linguistico, Scientifico opzione Scienze Applicate e Scienze Umane permette un’offerta in grado di rispondere alle più svariate esigenze formative e i diplomi conseguiti presso il “Quintiliano” permettono il proseguimento degli studi in tutte le facoltà universitarie. Ed è nostro vanto l’alta percentuale di diplomati che ha superato i test d’accesso alle Università. La scelta della Scuola superiore è importante oggi più che in passato perché sia il mondo del lavoro che quello universitario richiedono valide competenze: la presenza di numerosi laboratori, dotati di lavagna LIM ( Lingue, Informatica, Fisica, Biologia, Chimica, Disegno) consente ai ragazzi il cosiddetto “learning by doing”, imparare facendo. La nostra offerta formativa si è ampliata con l’attivazione del Progetto ESABAC (un percorso di eccellenza che permette di ottenere insieme il diploma del Liceo Linguistico e il Baccalaureato in Francia) e con l’introduzione dell’insegnamento CLIL (più discipline insegnate in lingua straniera). Vasta è poi l’offerta formativa relativamente ai progetti POF, tutti studiati per far emergere le potenzialità e la creatività degli allievi, per sostenerli nello studio, per migliorare l’integrazione, per certificare competenze informatiche e linguistiche (oltre alle certificazioni per le quattro lingue curriculari Inglese, Tedesco, Francese, Spagnolo, da questo anno scolastico sarà attuato un progetto per la conoscenza della lingua russa), per valorizzare le eccellenze (Olimpiadi di Italiano, Latino, Matematica). Nell’ambito di alcuni di questi progetti, i nostri ragazzi svolgono stage e attività di studio e ricerca presso istituzioni come l’INDA, il Museo Paolo Orsi, l’Archivio di Stato e presso aziende del territorio. I nostri alunni partecipano a programmi di scambio con studenti stranieri: vengono ospitati in Paesi esteri ed ospitano studenti di quei Paesi nel quadro delle attività di Gemellaggio e nei programmi di Intercultura. Ma ciò che importa di più è che il Liceo “Quintiliano” garantisce ai suoi allievi un ambiente stimolante per la loro crescita culturale e personale. Un ambiente in cui stanno bene. Giuseppe Mammano

XI ISTITUTO COMPRENSIVO

Via Monte Tosa, 1 • 96100 Siracusa • Tel . 0931 740011 - Fax 0931 746700 • E-mail: sric807008@istruzione.it PROGRAMMA OPERATIVO NAZIONALE 2007-2013 PROGETTO FINANZIATO DAL FONDO EUROPEO PER LO SVILUPPO REGIONALE “Ambienti per l’apprendimento” - F.E.S.R. - 2007 IT 16 1 PO 004 Bando AOODGAI/7848 del 20/06/2011

Con la nota prot. N. AOODGAI/11537del 27/07/2012 questo Istituto è stato autorizzato dal M.I.U.R. ad attuare il progetto E-1FESR-2011-2117 Asse II “Qualità degli ambienti scolastici” per l’annualità 2012/2013. Il progetto è finalizzato a realizzare ambienti scolastici atti a promuovere la formazione permanente dei docenti attraverso l’arricchimento delle dotazioni tecnologiche e scientifiche. Sostenere la crescita professionale continua degli insegnanti è fondamento della qualità del servizio scolastico e, in particolare, del miglioramento dei livelli di apprendimento degli alunni. La realizzazione del progetto consentirà l’integrazione delle dotazioni già presenti nell’Istituto nonchè l’acquisto di nuove attrezzature. IL DIRIGENTE SCOLASTICO Prof.ssa Di Vita Paola


Abolire la prostituzione

attualità

No ai nuovi bordelli La proposta del sindaco De Magistris, nelle numerose intercui combattere la tratta viste rilasciate da lui stesso, circa la creazione di luoghi nei e sottrarre le donne ai quali esercitare la prostituzione, è l’ultima nel corpo di un dibattiprotettori, per metterto sorto in seguito alla chiusura, alla fine degli anni 50 del secolo le sotto la protezione passato, dei bordelli, case nelle quali migliaia di donne vivevano sedello stato ma, diciamo gregate per esercitare la prostituzione. Lo Stato regolava attranoi, lasciandole nel ruoverso licenze l’attività, controllava la qualità della prestazione con lo di oggetti. visite mediche obbligatorie sulle sole donne, traeva profitto da In qualsiasi modo si tenogni singola “prestazione”. Con la legge 75 del 1958 (detta legge tino iniziative pubbliche Merlin) lo Stato Italiano pose fine alla sua attività di sfruttamento. per moderare e circoDa allora la prostituzione non è un reato, ma lo è lo sfruttamento scrivere “le prostitute” delle persone che a qualsiasi titolo la esercitano. La legge 75 avrebbe si finisce per riferirsi a dovuto essere una pietra miliare, l’inizio di una nuova civiltà segnata soggetti differenti tra dall’impegno pubblico nella lotta alla più terribile delle schiavitù ancoloro umanamente e ciIl tariffario di una casa chiusa ra tollerate. vilmente, non tenendo È consapevolezza diffusa e fondata che il numero preponderante delle prestazioni sesconto che le sex workers libere e libesuali a pagamento, non corrisponde affatto a transazioni libere e liberamente scelte, rate non possono essere accomunate ma avviene nell’ambito di contesti criminali, dove si reclutano donne (e un irrilevante numero di uomini) in modo schiavistico, usando ricatti, vessazioni e violenze fisiche. Usare indistintamente il termine prostituzione per tutti i soggetti, ai quali i clienti si rivolgono per ottenere prestazioni sessuali, è illusorio ed è una deliberata mistificazione sulla natura criminale e criminogena di un fenomeno strettamente legato alla criminalità organizzata. La legge 75 si è risolta con la sola chiusura dei bordelli, e da allora gli uomini al potere si sono tenuti ben lontani dall’affrontare il fenomeno criminale che caratterizza lo sfruttamento sessuale. Anzi è più che mai vivo il desiderio di riorganizzare un servizio per la tutela dei consumatori di sesso a pagamento. La schiavitù sessuale, cruenta e no, viene ancora vissuta come la risposta necessaria ad un presunto diritto degli uomini a soddisfare la loro eccitazione a qualunque costo. In fondo l’uomo in questa concezione viene considerato portatore di un apparato idraulico da scaricare ciclicamente. La legge Merlin a distanza di oltre cinquant’anni è rimasta l’unico segno di una diversa concezione delle relazioni sessuali uomo - donna. A distanza di oltre cinquant’anni lo Stato ancora non ha fatto i conti con la propria identità rispetto al rapporto tra generi diversi. Tutte le proposte che vogliono regolamentare, controllare e circoscrivere la cosiddetta prostituzione, in sostanza, ne affermano questa presunta necessarietà. Lo Stato rinuncia ad affrontare un crimine e un’ingiustizia proclamando una fantomatica impossibilità a porre fine ad un fenomeno che, come le mafie di cui il fenomeno è parte, può finire a patto che lo Stato non si arrenda. La non conoscenza e la confusione dei termini, la propaganda politica rappresentano la sostanza di un attacco ad una legge fondamentale nell’affermazione dei diritti delle donne. Con l’enorme ritardo di oltre cinquant’anni va fatto quello per cui la legge 75 ha posto le basi. Abbiamo sentito parlare di zoning come area riservata in cui far accedere le prostitute ed i clienti, col pretesto di operare la mediazione sociale tra loro ed il territorio ed inA quando l’abolizione della servitù sessuale delle cluderle anziché escluderle. Abbiamo sentito di zone di controllo sanitario, e di zone in donne?

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attualità con le vittime di tratta né dal punto di vista delle soluzioni né dal punto di vista securitario. Alle seconde non è rivolto un servizio, ma una protezione aggiuntiva che non elimina quella dello sfruttatore, che anzi di riflesso gode di una sorta di legittimazione. Le prime non hanno ovviamente alcun interesse ad essere recluse ed individuate in assenza di un riconoscimento della loro professione. Qualsiasi forma di “regolamentazione” imposta dal soggetto pubblico inoltre ripropone vistose frizioni con una legge dello stato, appunto la legge 75. L’esperienza della Giunta Alemanno a Roma ne è la prova. L’ansia di proteggere i clienti, in un clima culturale che al di là del termine “prostituta” non vede età, condizione di schiavitù i rischi per la salute e la sicurezza di donne e ragazzine, è un tema ricorrente. La cultura dominante è ancora pervasa da una concezione che attribuisce agli uomini il diritto a fare sesso indipendentemente dalle relazioni umane. A questo diritto corrisponde la necessarietà della prostituzione, non importa se volontaria o no, garantita dal punto di vista sanitario. La zona, il quartiere o comunque vengano ridefiniti i luoghi che intendono riproporre il bordello. Le zone rappresentano un aggiramento di una legge dello stato che, come tutte le leggi (dall’aborto a quelle sulla violenza sessuata) conquistate in nome della libertà femminile, nessun partito sembra voler affrontare a viso aperto. Erodere, svuotare è la strategia. Il senso profondo ed emblematico delle proposte indecenti, che ogni tanto ascoltiamo, è quello di aprire una strada per lentamente normalizzare la privazione dei diritti. Le opposte tifoserie accese intorno alla proposta del Sindaco De Magistris, rappresentano poco o niente dei motivi profondi che vietano quella normalizzazione. Noi intanto proponiamo che si volti pagina, che ci si allontani dal pensiero delle aree riservate . e si guardi a quella parte criminale e criminogena di commerci sessuali impropriamente chiamati “prostituzione” in un’altra ottica. Un’ottica mai considerata, per più di sessant’anni allontanata dall’interesse della politica ignorando le connessioni strette col femminicidio: la violenza sessuata in tutte le sue forme.  Le possibilità di sostegno previste dal comma 1 dell’art. 18 del TU sull’immigrazione “che permette allo straniero di sottrarsi ai condizionamenti e le violenze dell’organizzazione criminale” è davvero poco pubblicizzata e conosciuta . Una corretta e capillare informazione, nel merito del succitato articolo, sono mezzi attivabili con costi contenuti e doverosi da parte di tutti i responsabili e del Sindaco, tutore per legge del diritto alla salute e all’incolumità “dei cittadini presenti sul territorio” . Solo un esempio di quello che finora non è stato fatto e che ci fa presagire duro il confronto sulla necessità e il dovere politico di sostenere le donne “che per necessità si prostituiscono”. Proponiamo inoltre di riaprire una riflessione franca sulle origini e l’evoluzione della prostituzione propriamente detta, affrontando stereotipi e pregiudizi, ed anche le implicazioni legate al rischio professionale e civile, alla criminalizzazione dell’autodeterminazione sessuale femminile, la depenalizzazione strisciante “a-legale” dello sfruttamento dissimulato tramite agenzie e faccendieri. È necessario che si parli a partire da queste proposte, ed esplicitamente chiediamo a tutte coloro alle quali ci rivolgiamo di pronunciarsi: condividerle o apertamente ricusarle. Elvira Reale (associazione Salute Donna) – Clara Pappalardo (Arcidonna) Stefania Cantatore (UDI di Napoli) (16 Settembre 2012)

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Manifesto anni ’70

Un caso rilevato a novembre Trascinata nel mondo della prostituzione a 16 anni tra i banchi di scuola. Tra i clienti anche quattro professori dell’istituto alberghiero “Piazza” di Palermo. Una storia di degrado e sfruttamento  che risale al 2006-2007. Protagonista una ragazza che si sarebbe lasciata convincere da due suoi compagni di scuola a prostituirsi. Tra i clienti della minorenne – che proveniva da una situazione familiare difficile ed era stata iscritta in quella scuola per avere un sostegno psicologico – ci sarebbero stati anche quattro professori dell’alberghiero.


attualità

Le spose-bambine del Pakistan DI LUCIANO TRINCIA

quotidianamente Bibi Roza ha soltanto 6 anni ed è già andata in sposa ad un fatti come quelli uomo adulto perché così ha deciso la “jirga”, l’assemblea di Biba Roza, Zardel suo villaggio. In Pakistan e in Afghanistan l’usanza di concedere mina Bibi, Tayyain matrimonio  ragazze o bambine a membri di famiglie rivali si ba Begum, senza chiama “Swara” ed è usata a titolo di risarcimento o per dirimere che questo risulti una diatriba familiare. Pratica odiosa, inumana, considerata sacra inaccettabile ai in molte zone del Paese e ancora fortemente in voga fra le tribù nostri occhi, senPashtun, nonostante ripetuti tentativi di abolizione da parte delle za che la nostra autorità centrali. La “Swara” prevede che in caso di dissidio fra due coscienza sussulclan rivali, l’assemblea del villaggio, la “jirga” appunto, può stabilire ti  per una dignità che una giovane donna venga concessa in sposa a un membro delBibi Roza umana che varia la famiglia lesa, a titolo di risarcimento, come si farebbe con una con il variare delle coordinate geografisomma di denaro o con una merce. Se questo pegno di pace umano non mantiene il proche.Sto per postare queste mie riflessioprio impegno, se si oppone al matrimonio o tenta di fuggire, scatta implacabile la punizioni quando giunge la notizia che le autorità ne, come è successoa Zarmina Bidi di 19 anni e a Tayyba Begum di 20 anni, avvelenate pakistane hanno sospeso in queste ultime rispettivamente dal cognato e dai suoceri per aver cercato di spezzare quelle invisibili ore la decisione della “jirga” del villaggio catene che le tenevano in schiavitù. Leggo la notizia del matrimonio di Bibi Roza in interdi Ashari. Bibi Roza, la sposa-bambina net nei giorni scorsi, sui nostri organi di stampa non trova spazio. Penso inevitabilmente del Pakistan, vede allontanarsi, per il moa mia figlia, alle giornate spensierate dei suoi primi anni, alla sua infanzia “normale” di mento, un destino che per lei appariva “normale” bambina occidentale. Mi viene alla mente l’eco mediatica che – giustamente segnato. Il suo diritto all’infanzia, quello è – accompagna le violazioni dei diritti umani e gli abusi su minori in Europa. Di rimbalzo invece ancora tutto da conquistare. il mio pensiero va al silenzio assordante nel quale ad altre longitudini si consumano

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Nonostante la legge, 3000 ogni anno solo in Italia

attualità

Bambine infibulate Oggi possiamo stimare che 3 milioni di bambine nel continente africano (Egitto, Sudan e Africa  sub-sahariana) siano sottoposte a questa pratica ogni anno: 1 milione in più rispetto a quanto si ritenesse in precedenza. Inoltre, la prevalenza della E/MGF in alcuni paesi dell’Asia e del Medio Oriente è recentemente risultata maggiore di quanto si pensasse.  In Egitto, Somalia e Sudan riguarda più del 90 % delle bambine. E il problema è culturale, non religioso. L’aumento  delle migrazioni ha fatto crescere anche il numero di bambine e donne che vivono al di fuori del proprio paese di origine e che hanno subito la pratica o che sono potenzialmente a rischio di subirla. Questo comprende bambine  che vivono in Australia, Europa e America settentrionale. La E/MGF è un fenomeno multidimensionale che danneggia la salute fisica e mentale delle bambine e delle donne  in molti modi. Influenza la scolarizzazione delle bambine e limita la loro capacità di sviluppare le proprie potenzialità. Può aumentare il rischio di un contagio da HIV.  È un problema di sviluppo e di governance. Di conseguenza, porre fine a tutte le forme di E/MGF è essenziale per realizzare gli Obiettivi di sviluppo del millennio, soprattutto quelli relativi alla parità di genere, all’istruzione primaria universale, alla salute materna, alla riduzione della mortalità infantile e dell’HIV/AIDS. Fondamentalmente,la pratica è una violazione dei diritti umani, e più in particolare dei diritti dell’infanzia, e deve essere affrontata a partire dalle sue cause di fondo.

In quanto manifestazione di disuguaglianza di genere, la  E/ MGF è una pratica profondamente radicata nelle strutture sociali, economiche e politiche. Le madri e gli altri  membri della famiglia organizzano l’escissione delle loro  figlie pur sapendo che ciò può danneggiarle fisicamente e psicologicamente. La considerano una parte di quello che deve essere fatto per allevare una figlia nel modo corretto e per prepararla all’età adulta e al matrimonio. Dal loro punto di vista, non conformarsi a quest’obbligo attirerebbe  sulle figlie infamia ed esclusione sociale.

In Italia 40mila bambine sottoposte a infibulazione: interrogazione a Balduzzi Secondo l’Oms, sono 135 milioni nel mondo le bambine che sono sottoposte ad infibulazione. Solo in Italia si calcola che le vittime siano circa 40mila. È il dato più alto in Europa, che in totale conta 500mila casi. «L’infibulazione ha gravissime conseguenze sia fisiche che psicologiche». Parole scritte in una interrogazione di Antonio Palagiano, capogruppo Idv in Commissione Affari sociali alla Camera e responsabile Sanità del partito, indirizzata al ministro della Salute Renato Balduzzi. «Il problema dell’infibulazione investe pienamente anche il nostro Paese. Secondo l’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), in Italia, ogni anno ci sono 2-3mila bambine a rischio di essere infibulate e nella sola capitale, dal 1996 ad oggi, sono state curate oltre 10mila donne immigrate vittime di questa pratica» scrive Palagiano. In Italia la legge n. 7 del 9 gennaio 2006, vieta la mutilazione genitale femminile, punendo chi la pratica con pene fino a 12 anni di reclusione e, per il medico che ne fosse autore, con l’interdizione dalla professione. Secondo l’Inmp, nel nostro Paese ci sarebbero ancora alcuni medici e anziane donne delle comunità migranti che, a pagamento, praticano l’infibulazione, spesso senza anestesia e con strumenti non sterili. Per aggirare le misure previste dalla nostra normativa, le bambine vengono spesso ricondotte nel Paese d’origine per subire l’orrenda procedura. In molti Paesi europei le mutilazioni vengono eseguite nei centri di chirurgia estetica vaginale o in quelli che effettuano piercing e tatuaggi - spiega il capogruppo Idv in Commissione affari sociali -. Per questo, chiediamo al ministro della Salute Balduzzi se non intenda avviare uno studio per definire il fenomeno dell’infibulazione in Italia anche in rapporto a quanto previsto dalla legge 7/2006 e promuovere campagne di sensibilizzazione nei confronti di un fenomeno che pare tutt’altro che superato, con particolare attenzione alle scuole e quindi a giovani e adolescenti. Pochi giorni fa all’Onu è stata discussa un proposta di risoluzione contro le mutilazioni genitali femminili avanzata dal gruppo dei Paesi africani e che potrebbe essere approvata entro l’anno. (Fonte: Ansa)19 ottobre 2012

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attualità Questo tipo di comportamento corrisponde a quello che i sociologi definiscono una convenzione sociale autoimposta. Per modificare questo tipo di convenzione sociale è necessario che un numero significativo di famiglie all’interno di una comunità compia una scelta collettiva e coordina tardi abbandonare la pratica, in modo che nessuna bambina o famiglia risulti svantaggiata da una tale decisione. Ognuna delle motivazioni richiamate per giustificare le mutilazioni genitali femminili contiene sempre un uguale presupposto di partenza:  la negazione della libertà sessuale per il controllo del suo corpo da parte degli uomini. Diciamo subito che con il termine Mutilazioni Genitali Femminili (da ora MGF), s’intende una serie di pratiche, diffuse in molti paesi, che mirano ad alterare la conformazione degli organi genitali femminili esterni per finalità non terapeutiche. Per molto tempo si e’ utilizzato il termine “circoncisione femminile” per indicare l’insieme di queste pratiche, che però oggi e’ in disuso, perché tende ad assimilare questa procedura molto devastante, alla circoncisione maschile. Per questo ad esso, si sono affiancati altri termini come Sunnah, escissione, infibulazione e “circoncisione faraonica”, con cui si indica un processo simile all’infibulazione osservato nelle mummie di sesso femminile dell’antico Egitto, ma l’uso di questo termine e’, in questo caso, improprio, poiché si tratta di un intervento ottenuto dopo la mummificazione, piuttosto che di un intervento dal vivo. Per questa ragione l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 1996, ha proposto una classificazione standard che distingua le quattro forme principali di mutilazioni, da tutte le forme intermedie praticate. Ma prima di affrontare dettagliatamente le singole caratteristiche medico - chirurgiche e le conseguenze psicologiche e sanitarie derivate da queste pratiche, collochiamo geograficamente le Mutilazioni Genitali Femminili, che sono diffuse prevalentemente in Africa, dove interessano circa 25 paesi della fascia sub - sahariana, dalla Mauritania al Senegal ad Ovest, fino ai paesi del Corno d’Africa (Somalia, Etiopia, Eritrea, Gibuti) ad Est; mentre a Nord arrivano a includere l’Egitto, ed a Sud la Tanzania, lambendo anche il Mozambico. La forma più distruttiva di mutilazione, l’infibulazione (tipo III), interessa soprattutto la Somalia, l’Eritrea, il Sudan, l’Etiopia Gibuti e Mali. Ancora, le MGF sono praticate anche in alcuni paesi del Golfo Persico (Yemen, Oman, Emirati Arabi Uniti), e, sebbene limitatamente a gruppi minoritari, anche in America Meridionale (alcune etnie di Indios amazzonici), in India ed in Estremo Oriente (Indonesia e Malesia). Negli ultimi anni, a causa dei flussi migratori, queste pratiche si ritrovano anche in Australia, in Europa (compresa l’Italia) ed nel Nord America. Mentre sono assenti in altri paesi con religione musulmana. Su base planetaria si cal-

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cola che la popolazione femminile sottoposta a questo tipo di pratiche sia valutabile tra i centoventi ed i centoquaranta milioni di donne, e che, ogni anno, circa 3 milioni di bambine rischiano di subire queste pratiche, non solo nel loro paese d’origine, ma anche in quello d’adozione. Appare evidente, quindi che le mutilazioni genitali femminili sono condizionate e correlate alle molte implicazioni sociali, culturali e religiose e, benché accomunate per convenzione, sotto la medesima sigla, esse sono molto diverse per quanto concerne le conseguenze sociali, sanitarie e psicologiche che da esse derivano Di conseguenza, non solo possono essere assai diverse le pratiche, ma anche le loro modalità di esecuzione, le motivazioni culturali ed antropologiche su cui si basano, le età in cui vengono eseguite, gli operatori che le effettuano e la partecipazione della comunità o etnia di riferimento. (tratto da “Humanite” 9. 7. ’12)


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attualità lavoro che assorbe ogni singola energia e che non permette di investire più nulla in quello a cui teniamo di più, nella politica e nelle relazioni”. “Sta a noi tutte pensare alle pratiche politiche necessarie per rendere il reddito di esistenza un’arma nelle nostre mani, nella direzione di una universalizzazione dei servizi, oltre È possibile guardare alla crisi che stiamo vivendo - che è crisi che dei diritti, fuori politica, economica, culturale - con uno sguardo diverso che dal controllo neoliassuma la forza e la consapevolezza del femminismo come elemento berista”. trasformativo? Convinte di sì e che questa operazione sia quanto “Non poniamo nel mai necessaria, alcune voci del femminismo storico italiano hanno reddito la condicio invitato a una due giorni di riflessione e dibattito svoltasi il 6 e 7 sine qua non di ogni ottobre scorso a Paestum a partire dal titolo “Primum vivere anche possibilità di aunella crisi”. “Davanti alla sfida della libertà femminile - si legge nella todeterminazione lettera di convocazione - la politica ufficiale e quella dei movimenti femminile”, ha prerispondono cercando di fare posto alle donne, un po’ di posto alle cisato Angela Amloro condizioni che sono sempre meno libere e meno significative. mirati. “Non conNo. segniamo la nostra Tante cose sono cambiate ma le istanze radicali del femlibertà alla speranza minismo sono vive e vegete. E sono da rimettere in gioco, sodi un nuovo diritto. prattutto oggi, di fronte agli effetti di una crisi che sembra non avere La nostra interezza, una via d’uscita e a una politica sempre più subalterna all’economia”. non si gioca tutta E se in 800 hanno risposto all’appello significa che almeno una cosa qui, ma anche nella Manifesto anni ’70 è certa: Paestum ha colto un bisogno. ricchezza della ‘reLavoro e cura, auto-rappresentazione e rappresentanza, sessualità e potere i nodi prolazione’, la cui pratica e forza, come il posti nel documento dalle promotrici, evidentemente i più sentiti: la rappresentanza e il femminismo ci ha insegnato, modificano lavoro, o più precisamente il precariato, posto al centro del dibattito soprattutto dalle l’esistente”. donne della nuova generazione. Una pratica, quella della relazione, che a Ma mentre la questione della rappresentanza è stata spesso ridotta a una presa di posiPaestum ha avuto modo di sperimentarsi zione sul “50 e 50” (senza parlare invece della morte stessa della rappresentanza, come anche nella dimensione del conflitto, o ha sottolineato Elettra Deiana in un commento apparso l’11 ottobre sul sito dedicato quanto meno della differenza tra la geneall’iniziativa) più articolata è stata la discussione sul precariato, assunto, almeno da una razione di quelle che a Paestum ci erano parte delle convenute, non come mera condizione ma come sguardo con cui guardare al già state 36 anni fa e quella di quante 36 mondo e persino come risorsa: per “liberare le nostre identità dall’opposizione lavoro anni fa non erano ancora nate. e non lavoro”, come è stato detto da più di una. Le stesse che hanno individuato nel Una differenza di sguardo, ma anche di reddito di cittadinanza (o di esistenza), l’alternativa a questo ricatto di fare di noi stesse modalità, che si è manifestata esplicitauna risorsa umana. Reddito inteso come “opportunità di scardinare e destrutturare il mente nel gruppo di lavoro numero 9 sistema produttivo attuale e di ridisegnare un nuovo immaginario collettivo in cui le nonel quale il dibattito è riuscito a decollastre esistenze non siano subordinate al lavoro”, ha detto Angela Ammirati dell’associare sono una volta nominate le divergenze zione DaSud. Reddito come strumento di autodeterminazione, reddito come “pratica che opponevano la “vecchia guardia” e femminista” anche se riguarda tutte e tutti. le “nuove forze” quanto a impostazione Benché riecheggiata più volte, la questione del reddito non sembra essere stata accolta della discussione. Perché se è vero che dalla maggioranza delle partecipanti, ma forse, per questo, sarebbe stata necessaria una il “riconoscimento di soggettività delle discussione preliminare sul suo significato più profondo. Alcune (mi riferisco in partigiovani” non è “in contraddizione con colar modo a quanto emerso nel gruppo di lavoro numero 9, al quale ho partecipato) il riconoscimento di genealogia che fa la hanno parlato della possibilità di fare del proprio luogo di lavoro terreno politico, spazio storia e la forza del femminismo” (Dopubblico; altre hanno posto l’accento sulla necessità di non rendere il precariato un uniminijanni) è altresì legittimo contestare co universale che renda difficile leggere la realtà nella sua complessità. la pretesa esistenza di una “ortodossia” Ma il reddito di cittadinanza non è, per chi lo sostiene (in prima linea il gruppo delle femminista che possa, per esempio, sanDiversamente occupate), equivalente a un “no al lavoro”. “Diciamo reddito non perché cire cosa è femminista e cosa non lo è. diciamo no al lavoro tout-court - ha scritto Valeria Mercandino delle Diversamente occupate in un commento su Paestum apparso sul loro blog - ma perché conosciamo il (Tratto da “Noi donne”)

Il femminismo alla prova dei tempi

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Riscoprire le arti applicate femminili per dare opportunità di lavoro per i giovani. Alla Scuola Manidoro i corsi sono gratuiti

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Questa è la storia di come nasce un progetto di formazione professionale, seriamente condotto e con risultati soddisfacenti, rivolto ai giovani di ambo i sessi e con impegnativa, matura e consapevole partecipazione. La Regione Sicilia, con il programma operativo regionale Obiettivo Convergenza FSE 2007- 2013, si è impegnata ad attuare specifici programmi di intervento per favorire l’accesso al mercato del lavoro della popolazione attiva, con particolare attenzione ai giovani e alle donne, attraverso un insieme di interventi a carattere formativo per lo sviluppo della produzione del tessuto produttivo regionale. Da questa esigenza il Dipartimento Regionale Formazione Professionale, il 26 maggio 2009, ha emanato l’Avviso Pubblico n 6 per l’occupabilità nel settore dell’Artigianato grazie al recupero e alla valorizzazione degli Antichi Mestieri. Tale avviso si ripropone di raggiungere un duplice scopo: Aumentare l’opportunità di lavoro per i giovani e contrastare il rischio che alcune competenze e attività artigianali possano scomparire. Il CIOFS - FP Sicilia (Centro Italiano Opere Femminili Salesiane) Ente di Formazione Professionale ha proposto, in coerenza con l’avviso pubblico n 6, il progetto : “C’era una volta… mestieri di ieri, esperienze di oggi e lavori di domani”. Il progetto è, concretamente, un intervento formativo sull’apprendimento di alcuni antichi mestieri artigianali, che sono tutti espressione e tradizione della storia della Sicilia Orientale, coinvolgendo Ragusa, Siracusa, Catania, Messina ed Enna. Il CIOFS - FP Sicilia, accreditato dall’anno 2000 alla Regione Sicilia per l’area formativa, con tale progetto, ha sviluppato, con un suo proprio servizio di formazione, delle competenze per un adeguato inserimento formativo. Ha analizzato, nel suo iniziale lavoro, ogni singola provincia nel tessuto socioeconomico- culturale, ricercando tra gli “Antichi mestieri”quelli che ancora oggi continuano la tradizionale produzione artigianale, grazie a sapienti maestri, che nei laboratori proseguono arti tramandate da padre in figlio, le quali resistono alla globalizzazione, contribuendo a mantenere vivi, aspetti delle varie culture locali e, con esse, usi e costumi. La scelta si è soffermata su attività artigianali che non solo rappresentano il proprio territorio di appartenenza, ma, nello stesso tempo, per la loro alta qualità e per il loro valore artistico, sono apprezzate anche oltre il contesto regionale. Lo scopo altissimo è quello di trasmettere ai giovani un importante patrimonio di professionalità e trasferire contemporaneamente competenze tecniche e pratiche necessarie per la creazione di microimprese artigiane di qualità. Destinatari del progetto sono stati 14 giovani disoccupati/inoccupati di età compresa tra i 18 e i 32 anni, severamente selezionati perché divenissero i futuri maestri per le nuove generazioni. Non solo dalle Istituzioni, ma anche da più parti, da tempo, si auspica un ritorno al passato, intravedendo nella nostra storia, appresa con impegno conoscitivo ed intelligenza, il superamento della crisi economica presente, che non avverrà dall’oggi al domani dato il lungo deterioramento del nostro tessuto socio - economico – culturale – etico- artistico perpetrato da uomini incolti, ingordi e distruttori. In sintesi il progetto ha mirato a realizzare i seguenti obiettivi generali:

Fasi creative dell’esecuzione di un quadrifoglio in sfilato siciliano al ‘500 con la reali

Valorizzare la memoria di alcune lavorazioni artigianali, trasferendo alle nuove generazioni l’arte del mestiere Ricostruire il tessuto economico- sociale- culturale sotteso all’arte artigianale Migliorare gli strumenti di accesso al mercato del lavoro della fascia giovanile Favorire la nascita di nuove professionalità legate agli antichi mestieri. Individuati i laboratori-bottega, i docenti hanno lavorato gomito a gomito con i propri allievi, permettendo una didattica chiara, competente, esaustiva. Mi soffermerò a parlare brevemente delle due allieve Cristina Iacono e Maria Diquattro, oggi maestre riconosciute di sfilato siciliano,

Prof. Lucia Mangiafico 3334515982 scuola@onlusmanidoro.it


izzazione finale di un asciugamano in puro lino.

soprattutto, al ’500, quello classico, quello che è storia e, riguardo alle arti applicate femminili, indicativo della nostra regione, quello a cui diedero il loro contributo i grandi disegnatori, ma anche, inconsapevolmente, pittori del rinascimento italiano (vedi foto sull’esecuzione di un quadrifoglio in sfilato siciliano al ‘500 ). Ma, all’occasione, voglio dire alle signore che si illudono di apprendere (con corsettini stringati, compresi in un arco di 2 – 3 giorni) il nostro ricco patrimonio artigianale artistico, che il percorso formativo ha avuto inizio il 27 gennaio 2011 e si è concluso il 28 febbraio 2012 per una durata complessiva di 1932 ore di lezione, articolato in due macroazioni formative: apprendimento in aula e apprendimento in bottega. E sia chiaro che i corsi sono gratuiti. Scrivo tutto questo sicuramente con entusiasmo, ma anche con profonda amarezza poiché fino a quando noi adulti non sosterremo i giovani con una seria preparazione, con generosità, con lealtà ed amicizia e con tutti i valori ancora caldi sotto la cenere, noi non avremo creato per loro un futuro migliore della realtà presente. È Cristina Iacono, che invitata a dare la sua opinione sull’esperienza vissuta, ha detto fra l’altro: “Ben presto, ho capito che ci sarebbe stato molto da imparare e che, dietro ad ogni lavoro, si nascondono anche parecchie ore di studio soprattutto per realizzare su carta i disegni da riportare sulla stoffa…rispettando le giuste proporzioni e dimensioni…Anche se le tecniche ed i punti di ricamo sono sempre gli stessi, ogni manufatto da realizzare è un lavoro a sé, richiedendo uno studio specifico per la sua creazione e molta pazienza e costanza”. Maria Diquattro, pure lei invitata a dire la sua opinione, così, fra l’altro, si esprime: “Mi piacerebbe che un prodotto artigianale…, rimasto interesse di pochi intenditori, possa un domani essere maggiormente conosciuto e apprezzato, grazie ad un suo utilizzo più moderno. Questo corso mi ha regalato un po’ di luce , chissà se un domani non sia io a darlo al prossimo, con le mie lampade… in Sfilato Siciliano!”. Ed è proprio di questi giorni un bel successo conseguito dalla nostra Roberta Amatore che ha partecipato al prestigioso concorso nazionale Modarte (tema sposa) con 5 abiti da cerimonia in pittura e uncinetto ideati e realizzati da lei (vedi foto delle indossatrici) portando a casa il primo premio. Permettetemi di terminare dicendo, da vecchia insegnante, che gli alunni sono lo specchio dei loro educatori; per questo, con l’entusiasmo dei giovani e con molta riconoscenza, voglio ringraziare la loro insegnante Signora Francesca Cilia. La scuola “Mani d’oro” o.n.l.u.s nasce a Solarino nel mese di Ottobre 1999 in via Roma 43, ospite dell’English House. Oggi situata in via Machiavelli 11, l’intero stabile è un tempio dell’arte del ricamo grazie anche alla presenza del museo con la “Mostra storica permanente di Pizzi e Ricami Artistici” annesso alla scuola per ovvi motivi didattici e formativi. Fondatrice e direttrice della scuola e del museo, è la Prof.ssa Lucia Mangiafico, insegnante di lettere e studiosa di arti applicate in particolare del ricamo e del merletto. La scuola ha come obiettivo il recupero artigianale artistico, organizzando corsi di ricamo tradizionale, sfilato siciliano, tombolo canturino, filet modano, sfilature e macramè. Sin dai primi anni di attività, la scuola ha diplomato varie allieve sia nel ricamo tradizionale, sia nello sfilato siciliano, inoltre in collaborazione con l’Accademia Merletti di Cantù, la scuola prepara maestre merlettaie con specifico fine di insegnare la tecnica di tale merletto. Infatti ogni anno l’iscrizione ai corsi vede numerose allieve.


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Bollettino a cura di Giada Barucco

Rete Centri antiviolenza Siracusa

Rete News

LA PRESIDENTE RAFFAELLA MAUCERI

c/o ASL 8 - Tel. 0931 492752 www.reteantiviolenza.siracusa.it La Giornata Internazionale contro la violenza alle donne fu istituita dall’Onu dieci anni fa, ma nel nostro paese, il fenomeno ha assunto i connotati di una autentica e sistematica strage, tale per cui una sola giornata non riesce più a contenere le manifestazioni di protesta massicciamente organizzate da nord a sud su tutto il territorio. Dunque anche noi volontarie della Rete abbiamo messo a segno una fitta serie di iniziative per il mese di novembre che sconfinano anche a dicembre: n Protocollo Presidenza Consiglio dei Ministri – Dipartimento P.O. - In esecuzione del

protocollo stipulato, in tandem con il Comune di Siracusa, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, abbiamo dato il via alle operazioni preliminari inviando una letteraProtocollo Dipartimento P.O. circolare a tutti i soggetti che in varie forme e misura si occupano di donne e minori vittime di violenza di geneconduzione delle accoglienze, (perché re per avere una prima mappatura del nostro territorio. Ovviamente rimandiamo al nuosolo così s’impara), lei che ha fatto della vo anno una ricognizione meglio strutturata con i format che ci fornirà il Dipartimento nostra Rete non soltanto un’organizzaal quale poi dovremo restituirli debitamente compilati. Un lavoro enorme, come si vede. zione territoriale di donne ma una creaContestualmente dovremo fornire al Dipartimento informazioni su eventi e ogni altro tura viva, pulsante ed attiva che cresce e tipo di attività realizzate o da realizzare sul territorio, e redigere una relazione annuale matura con l’impegno di tutte!” sulle medesime. “Noi – dice la presidente Raffaella Mauceri – viviamo il nostro volontariato come una scommessa quotidiana, perché portare un cambiamento radicale alla cultura della violenza e, nello specifico, della violenza a donne e bambini, sulla quale ovunque nel mondo si incardina l’ordinamento patriarcale, è una fatica improba e immane. Proprio per questo, ad ogni traguardo raggiunto, subito  si profila all’orizzonte il successivo traguardo da raggiungere”. Con questo protocollo, infatti, entriamo a far parte della Rete Nazionale Antiviolenza del Dipartimento come Ambito Territoriale di Rete (ATR) che ha individuato come referente istituzionale la dott.ssa Mariella Muti in qualità di Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Siracusa e, come referente responsabile del servizio operativo per l’attuazione del Protocollo medesimo, la presidente della Rete Raffaella Mauceri. “Un grande successo per tutte noi – commenta la socia Nadia Germano – un successo per il quale abbiamo ritenuto di ringraziare la nostra presidente con un brindisi perché se siamo qui a fare questo lavoro che ci gratifica e ci appassiona, lo dobbiamo a lei che tiene duro contro ogni avversità, contro gli attacchi esterni e contro l’apatia siracusana. Perché è lei che tiene le fila di tutta la storia dell’associazione, è lei che ci tiene “incollate” come altre non saprebbero fare. Lei che ci sprona, ci incoraggia e ci fa credere nelle nostre possibilità. Lei che non esita a mettersi da parte per coinvolgere le altre alla

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n Fiocchi rosa per le cinque “figlie” della Rete - Si chiamano Nesea, Agave, Calipso, Galatea e Doride, le associazioni “figlie” della Rete Centri antiviolenza fondata da Raffaella Mauceri nel lontano 2002 con la denominazione “Le Nereidi”, ninfe del mare simbolo della sorellanza. Ed è proprio affinché sia chiaro da chi discendono, queste cinque “figlie” sono state battezzate con i nomi di altrettante Nereidi, stante che tutte e cinque emergono dalle stesse acque dello Ionio dal quale, a suo tempo affiorò l’originaria associazione-madre. Trasformatasi poi in una vasta rete provinciale che opera su quindici presidi sparsi sul territorio, le cinque figlie che adesso si sono costituite ciascuna con un proprio statuto, si sono dunque rese giuridicamente autonome, proprio come

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Rete News quando si raggiunge la maggiore età. La prima ad emergere e registrarsi all’anagrafe n Il Centro antiviolenza di Melilli delle associazioni di volontariato, è stata “Nesea”, che opera presso l’assessorato alle porta nella scuola media “Rizzo” la proiepolitiche sociali di Augusta in collaborazione con l’assessora Milena Contento, ed è zione di “Racconti da Stoccolma”, un film presieduta dall’insegnante Nunziella Cianci. La seconda è “Calipso” sontuosamente che narra quattro storie emblematiche di inaugurata a gennaio 2012 a Biancavilla ed è fondata e presieduta dall’avvocata Pilar Caviolenza sulle donne, ispirate a fatti realstiglia. La terza è “Agave”, che copre i comuni di Lentini, Carlentini, Francofonte, un mente accaduti in Svezia. Allestita una moterritorio quanto mai ostico e con un tasso di violenza di genere particolarmente alto, stra pittorica sulla violenza di genere, a cura ed è presieduta dall’avvocata Katia Fisicaro. La quarta si chiama “Galatea” e opera a dei giovani artisti melillesi e realizzato un Catania centro sotto la guida dell’avvocata Loredana Mazza. La quinta è “Doride” e bellissimo spot sulla solidarietà femminile. prende l’abbrivio dopo 5 anni di intensa attività nella cittadina di Avola, sotto la presidenza dell’avvocata Dorotea Romano con al seguito un folto staff di professioniste. Tutte e cinque le giovani Nereidi sono formalmente protocollate con l’associazione – madre e ne sono parte integrante nella misura in cui, come recita lo statuto di ognuna di esse: “L’Associazione nasce per iniziativa di un gruppo di volontarie provenienti dalla precedente esperienza associativa maturata come socie della “Rete Centri antiviolenza di Raffaella Mauceri” e si propone come filiazione della citata Rete della quale mantiene i valori fondanti della tradizione e della storia dei Movimenti delle Donne”. Unite, dunque, come prima e più di prima non soltanto dal telefono centralino 0931.492752 che risponde 24 H a nome di tutte, ma soprattutto dalla pratica della sorellanza acquisita sin dal corso di formazione e Le splendide ragazze dello sportello di Melilli sempre più interiorizzata dalla dura esperienza quotidiana. Unite anche dalla formazione, appunto, giacché tutte le volontarie della Rete parlano la stessa lingua e tutte proseguono sul medesimo solco giacché il corso di base e tutti i momenti formativi di aggiornamento continuano ad essere organizzati e promossi dall’associazione – madre. Le iniziative di novembre/dicembre n “Agave” (Lentini) sceglie di inaugurare la nuova sede in pieno centro cittadino. n “Doride” (Avola) inaugura la nuova sede e firma il protocollo con il Comune.

“Doride” inaugura la nuova sede e firma il protocollo con il Comune

n “Nesea” (Augusta) organizza un incontro con gli studenti per entrare nel mondo adolescenziale attraverso la promozione di comportamenti sociali “sani” e della cultura della non violenza a sostegno dell’educazione di genere, attraverso: la campagna del fiocco bianco; la proiezione di cortometraggi n “Calipso” rappresenta il nostro Coordinamento regionale (C.D.S.) ad una grande conferenza promossa a Enna dove la presidente avvocata Pilar Castiglia è stata invitata a parlare di stalking. n “Galatea” incontra la neo eletta consigliera regionale Angela Foti per promuovere azioni comuni contro la violenza di genere. n Il Centro antiviolenza di Rosolini-Noto-Pachino diretto dalla dott. Margherita Cannata sceglie la proiezione, seguita dal dibattito, di un film non nuovo ma straordinariamente “pedagogico” soprattutto per le nuove generazioni: “Ti dò i miei occhi”. Una proiezione itinerante per il “Bartolo” e per il “Calleri” di Pachino, per il Liceo-Agraria di Rosolini e per i Licei di Noto. Inoltre in tandem con la locale associazione antiracket, la sera del 23 promuove una suggestiva fiaccolata.

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Fiaccolata a Rosolini


Rete News n Corso per genitori – La nostra valente psicologa Laura Uccello tiene un corso all’Arci sulla genitorialità.   n Modica 24 novembre - “L’amore che uccide” è il titolo dell’intervento di Raffaella Mauceri invitata dall’M.D.C. (Movimento Diritti del Cittadino) ad un incontro organizzato dal liceo modicano per combattere la violenza minorile. A conclusione la diffusione di materiale informativo a cura della Rete siracusana. Le manifestazioni culminano domenica 25 con la conferenza che ha luogo a Siracusa (vedi servizio nelle pagine a seguire) n Scordia 28 novembre - per la “Campagna antistupro  nelle scuole”, nell’aula magna del liceo. Relatrici: Raffaella Mauceri che parla dell’ “Educazione che non c’è” cioè l’educazione di genere, e le avvocate Antonella L’Anfusa e Corrada Romano che trattano il tema: “Dal codice Rocco alle leggi del 2000”. A conclusione, anche qui , la diffusione di materiale informativo a cura della Rete siracusana. n Lutto - La nostra splendida socia e amica Lia Meloni ci ha lasciate! Colta, intelligente, simpatica, affettuosa, stimatissima cancelliera di corte d’Assise, da anni Lia militava nella nostra associazione distinguendosi per la saggezza, la serietà e la profondità della sua motivazione e dell’impegno che la portava a fare i suoi turni di volontariato perfino quando le toccava salire le scale con le ginocchia doloranti e con una tosse persistente che non le dava più requie. Ed è stata proprio quella tosse, dietro la quale si nascondeva il male del secolo, a portarcela via! Un male contro il quale, la nostra cara Lia ha lottato con tutte le sue forze e tutto il suo coraggio…inutilmente! Mai più dimentiLia Meloni cherò quello che mi disse al telefono, dal letto di una corsia d’ospedale: “Non auguro nemmeno a un cane quello che sto soffrendo, e tuttavia è stato grazie a questa atroce sofferenza che ho scoperto di essere tanto amata da mio marito, dai miei figli, da tanti amici e tante amiche che mi coccolano e non mi lasciano mai sola”. Ciao Lia, ci mancherai tanto! A nome di tutte le socie, ti abbraccio ancora una volta come sempre. Raffaella n Capiremo e aiuteremo anche le sordomute – Grazie alla nostra psicologa-psicoterapeuta dott. Margherita Cannata che ha conseguito un titolo di interprete della lingua dei segni, adesso capiremo (e potremo aiutare) anche le donne e le bambine sordomute

Corso di educazione alla genitorialità

Una lettera alla “reteantiviolenzasiracusa@virgilio.it” Vi racconto tutto. Mio padre ci ha abbandonate, e quando, dopo qualche anno, mia madre  è andata a vivere con un altro uomo (uomo? un animale) avevo solo sette anni. All’inizio stavo malissimo, piangevo ogni notte, non accettavo l’abbandono di mio padre e poi questo estraneo che si rivelò un violento. Gridava a mia madre di sbatterci in collegio  a  me e mio fratello, e a lui gli alzava pure le mani. Con me invece era stranamente affettuoso, e io bisognosa di un padre, mi ero quasi affezionata a lui. Un giorno mi fa sedere sulle sue gambe e abbracciandomi stretta comincia a toccarmi...d a quel giorno questi episodi diventarono sempre più frequenti…tremo solo al pensiero… come quando una volta, d’estate, giravo per casa con un costumino che mi andava un po’ largo e mi si abbassava la spallina e si vedeva il mio piccolo seno e, mentre mia madre puliva in cucina,  lui mi ha attirato nel suo studio e… Ricordo le scene orrende di lui che si denudava… che mi faceva fare tante cose disgustose… Una volta prese a baciarmi in bocca con la lingua e io gli ho sputato in faccia e sono scappata. Tutto questo è durato almeno un anno. Mia madre poverina non sapeva nulla, gliel’ho rivelato io un paio di anni fa in un momento di rabbia. Ma io non riuscivo a stare con un uomo. Ho avuto dei fidanzati che puntualmente mi lasciavano a causa del mio blocco, finché ho cominciato ad evitare tutti, ad isolarmi. Odiavo tutto il mondo perché pensavo che tutto il mondo ce l’avesse con me. Ero sempre arrabbiata senza un perché fin quando un giorno ho avuto il mio primo attacco di panico. Mi mancava l’aria il cuore in gola, mi sentivo come se stessi per morire. Sono corsa al pronto soccorso avevo dove mi hanno  sedato con degli ansiolitici. Da quel giorno è iniziato l’incubo. Ogni minimo dolore al petto avevo paura che fosse un infarto. Paure su paure. Alla fine ho deciso che non potevo più vivere così e mi sono affidata ad uno psicoterapeuta. Dopo varie sedute è emerso il trauma: questo turpe segreto tenuto nascosto per vent’anni mi ha rovinato la vita… mi ha dato un ansiolitico e un antidepressivo ma io non voglio più prenderli perché non risolvono il mio problema. Aiuto! Aiutatemi!

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I N S E R T O


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Rete News Donna amica mia Donne nemiche delle donne? È un vecchio cavallo di battaglia degli uomini ai quali fa molto comodo per meglio tenerle in pugno. Ma la maggior parte delle donne, lo sconfessa: parola di Shere Hite. La maggior parte delle donne, sposate o no, sperimenta il rapporto sentimentale più profondo con un’amica. Anche gli uomini affermano che le donne sono le loro migliori amiche: nella mia ricerca su circa 7000 uomini negli Stati Uniti degli anni Ottanta, la quasi totalità degli uomini sposati affermava che la loro migliore amica era la moglie. Tuttavia, la maggior parte delle donne sposate non affermava la stessa cosa a proposito dei mariti. Uomini e donne, quindi, sembrano preferire il genere femminile per le loro amicizie importanti. Spesso le donne descrivono l’amicizia con un’altra donna come un rapporto colmo di bellezza, forza, calore, entusiasmo e straordinario attaccamento emotivo: “Quando siamo insieme ho l’impressione che il mondo mi appartenga, la sensazione che sia tutto possibile con il sostegno della nostra amicizia! La trovo anche irresistibilmente buffa. Sono davvero felice quando sto con lei, sto bene. Sento che si prende cura di me. Siamo amiche da tredici anni. È intelligente, mi fa prendere coscienza di aspetti di me stessa che non conosco,mi fa riflettere; parliamo per ore: il legame che ci unisce è forte”. “So che la mia migliore amica agirebbe nel mio migliore interesse, se fossi assente sosterrebbe il mio punto di vista. Proviamo piacere nella vita di ogni giorno, soprattutto parlando o ripensando le nostre opinioni sulla natura dell’esistenza. Abbiamo stabilito il patto che, a prescindere dai rapporti con gli uomini, avremo sempre tempo l’una per l’altra”. “La mia migliore amica ascolta senza criticare, mi accetta davvero per quella che sono. Parliamo per ore, a casa sua o da me. Avverto la sua totale comprensione e quando non ci incontriamo sento la sua mancanza. I difetti? Si lamenta di essere grassa quando invece

è giusta”. “Ormai conosco la mia migliore amica da quindici anni. Mi piace perché posso aprirmi totalmente ed essere sincera, senza che lei esprima giudizi sui miei sentimenti. Abbiamo condiviso tante cose insieme ed è, con ogni probabilità, la persona che mi conosce meglio di chiunque altro. Insieme facciamo di tutto: dallo shopping alle vacanze, a volte con i nostri compagni. Mi ha aiutata quando sono nati i miei figli, quando ho divorziato, quando ero depressa e ogni volta che ho avuto bisogno di una mano. Cerchiamo di riservare almeno un giorno alla settimana per recuperare, e in media ci sentiamo al telefono quattro volte a settimana o anche più. In certi periodi ci vediamo, se possibile, tutti i giorni”.

Bangladesh – Morta di stupro Mosammet Hena, aveva solo 14 anni, è morta circa 6 mesi fa, dopo essere stata frustata per più di 100 volte con una canna di bambù, sotto un lampione. Questa orribile punizione è stata decisa dal tribunale religioso del Bangladesh, in quanto, la ragazza avrebbe avuto un rapporto sessuale con un cugino di 40 anni nonché sposato. Il giudice non ha voluto sentire alcuna ragione: “l’adulterio va punito”, prendetela e con una canna di bambù datele 100 frustate. Hena non sapeva la decisione del tribunale, quella mattina come tutte le mattine aveva pulito la sua Mamma malata di tumore, successivamente si era recata a scuola. All’uscita della scuola ad attenderla c’erano loro, uomini e donne senza peccato, uomini e donne puliti, uomini e donne che aspettavano con ansia di punire la piccola Hena. Hena è stata trascinata in una via vicina, sotto un lampione è stata spogliata, frustata, insultata, e poi uccisa… Hena è morta per le ferite inflitte sul suo corpicino, Hena è morta nell’indifferenza della gente, Hena è morta sotto un maledettissimo lampione. 16 Ottobre 2012: Il giudice viene a sapere che Hena era stata STUPRATA dal cugino ma per paura, per terrore, per vergogna. Hena non aveva detto nulla a nessuno. Mi rivolgo a voi, uomini e donne che non avete aspettato un attimo, la vostra sete di sangue ha tappato le vostre orecchie, coperto i vostri occhi, e lasciato che le vostre mani colpissero fino alla morte Hena, sotto quel maledettissimo lampione. Non vi auguro alcuna sofferenza, ma semplicemente spero che il vostro Dio vi aspetti, uno per uno, senza fretta, giudicando il vostro atroce crimine, sotto quel maledettissimo “lampione”…

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Rete News

La Rete siracusana su “Tu style” Ampio e bellissimo servizio sul prestigioso settimanale della Mondadori “Tu style” che parla della nostra intensa attività di volontariato “coronata” dal protocollo con la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento P.O.

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Bollettino a cura di Nadia Germano Coordinamento Donne Siciliane contro la violenza

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www.coordinamentodonnesiciliane.it

Inaugurato il progetto “Nemmeno con un fiore” Inaugurato il progetto “Nemmeno con un fiore” con la conferenza “Nostro fratello Abele”

Organizzata a Siracusa, in tandem con i ragazzi del Rotaract e con un ospite d’eccezione, Beppe Pavan, fondatore storico dell’associazione “Maschile plurale”, relatore su un tema mai trattato prima d’ora in questa provincia (ed oltre): il tema degli “uomini – Abele”, quelli non violenti, quelli che, anch’essi come le donne, subiscono la violenza maschile, una violenza a tutto campo che è la colonna sonora da incubo di questa planetaria società patriarcale. “Perché gli uomini uccidono le donne? – domanda Cerine Ebadi l’avvocata iraniana premio Nobel per i diritti umani - Perché è la massima espressione del dominio su un altro essere umano, ed è un dominio facile e vile perché di fronte non hanno un nemico, ma una donna che sopporta, accoglie, perdona. E spera. Perché, secondo i Codici di tutti i popoli e di tutte le epoche da 6000 anni a questa parte, le donne come soggetti titolari di diritti, non sono mai esistite. Unico protagonista della Storia è stato il genere maschile, che ha creato la cultura che rappresenta soltanto lui e che lo ha definito universale. Leggi, Politica e Religione, hanno un sesso ben preciso: quello maschile che ha modellato le donne sui propri bisogni e sul proprio immaginario. Ed è così che le donne sono diventate vittime di quell’arbitrio maschile che spesso si manifesta con la lama dell’assassino”. Oggi, finalmente le donne hanno cominciato a dire di no alla violenza che gli uomini consumano sui loro corpi e sulle loro anime, ma anche a quella che consumano sui bambini, sugli animali e sul pianeta intero. Oggi finalmente le donne hanno cominciato a dire di no alla violenza degli uomini sugli altri uomini, di Caino su Abele, il cui delitto simboleggia il vero peccato originale dell’umanità. Perché Abele era la parte buona del maschile, quella che deve ribellarsi anch’essa e vincere la crudeltà. Perché Abele rappresenta gli

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uomini che vogliamo al nostro fianco come compagni e come uomini che prendono le distanze da Caino, non per un momento, non per un giorno, ma per sempre.


CDS News

I Sempre in tandem con il Rotaract, il progetto segna numerose altre tappe: N Mercoledì 21 a Barcellona con “La Clessidra” 22 a Lentini con “Agave” S Giovedì Venerdì 23 a Ragusa con i ragazzi del liceo classico - relatrice Raffaella Mauceri E Sabato 24 a Modica con i ragazzi del liceo scientifico – relatrice dott.ssa Margherita R Cannata 24 a Palermo flash mob con “Raggio di sole” T Sabato Sabato 24 a Valderice con “Stop alla violenza” 25 a Canicattì con “Vita nuova” O Domenica Venerdì 30 a Enna con “Donneinsieme”

A seguire: a Caltagirone 24 incontri formativi nelle scuole con “Alba nuova” a Piazza Armerina iniziative di sensibilizzazione con “Donneinsieme”   n Corso di formazione di base a Siracusa Si è concluso il 10 novembre, a Siracusa un corso di formazione che ha aggregato iscritte provenienti da ben 4 province siciliane: Siracusa, Pachino, Lentini, Floridia, Augusta, Agrigento, Santa Croce Camerina, Biancavilla, Paternò, Adrano, Ragusa, Vittoria, Comiso, e perfino da Palermo. Perché avete scelto il nostro corso di formazione a costo di tanti sacrifici?  “Perché in Sicilia - risponde una per tutte – non abbiamo notizia di altri centri antiviolenza che fanno formazione alle nuove leve. E in ogni caso non certo ai livelli di eccellenza come la Rete di Siracusa”. Quali sono le impressioni che portate a casa a fine corso?  “Mi congratulo e mi complimento - dice Rosy -  per l’ottima organizzazione e soprattutto per la prima lezione particolarmente interessante e molto coinvolgente”.  “Sorprendente! - dice Federica, universitaria palermitana iscritta a teoria delle comunicazioni - Questo corso dà conoscenze preziose come donna ma anche per la mia tesi di laurea”. “La prima lezione - dice Jessica - è stata semplicemente meravigliosa. Questo corso permette di scoprire l’essenza più profonda del femminile e la sua sacralità, di conoscere e amare se Gruppo corsiste “Corso di formazione di base a Siracusa” stesse, di crescere e migliorare la propria autostima, di capire che aiutando le altre donne aiutiamo noi stesse, senza vittimismo ma con forza, coraggio e reciproco sostegno”. ad una formazione univoca e omogenea affinché i centri antiviolenza siciliani sian Corso di formazione a Marsala no uniti dallo stesso linguaggio, le stesse Concluso il 18 novembre anche il corso in trasferta richiesto da un gruppo di corsicompetenze, gli stessi valori femminili e ste marsalesi e un gruppo di Salaparuta. Continua così la politica del CDS che punta le stesse metodologie di intervento.

Gruppo corsiste di Marsala

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Gruppo corsiste di Salaparuta

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In prossimità del voto il mondo politico si accorge del dramma della violenza di genere e si moltiplicano le iniziative di legge

cultura legale

La fiera delle buone intenzioni DI LUISA BETTI

Mai come quest’anno si è parlato di femminicidio alla vigilia del 25 novembre, “giornata mondiale contro la violenza sulle donne” indetta dall’Onu nel 1999. Per fare solo un esempio, l’anno scorso le iniziative erano scarse e con pochissimo eco sulla stampa, e sebbene i numeri fossero già consistenti, in pochi ci occupavamo delle donne uccise in casa. Quest’anno invece l’addensarsi di eventi, iniziative, interventi, anche sulla stampa e in tv, ha catapultato il femminicidio al top dell’attualità – a partire dall’uso del termine stesso – coinvolgendo anche il mondo politico: un mondo che almeno fino a poco tempo fa sembrava indifferente a questa mattanza e che invece alla vigilia delle elezioni si è svegliato per non perdere l’occasione dell’ondata di indignazione riguardo a un problema su cui associazionismo e società civile lavorano da anni. Un’eco che ha spinto il governo a firmare (finalmente) la Convenzione europea di Istanbul contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica, e ha spinto alcune parlamentari a mobilitarsi: ieri l’on. Rosa Villecco Calipari (Pd) ha fatto un’interpellanza sul femminicidio chiedendo al governo dati ufficiali e cosa stia facendo per combattere il fenomeno; la senatrice Anna Serafini (Pd) ha presentato un disegno di legge per contrastare il femmincidio, e due giorni fa le On. Giulia Bongiorno (Fli) e Mara Carfagna (Pdl) hanno chiesto un inasprimento delle pene. Ma mentre quelle di Serafini (ddl 3390) sono “Norme per la promozione della soggettività femminile e per il contrasto al femminicidio”, Bongiorno e Carfagna (ddl 5579) chiedono “Modifiche agli articoli 576 e 577 del codice penale, in materia di circostanze aggravanti del reato di omicidio, e introduzione dell’articolo 612-ter, concernente l’induzione al matrimonio mediante coercizione”. Ma andiamo per ordine e ripercorriamo la strada con almeno un anno di fatti: cosa ci porta fin qui? Malgrado il lavoro che da anni portano avanti le associazioni anti-violenza, la spinta decisiva è arrivata l’anno scorso dalla Piattaforma Cedaw, costituita da diverse Ong italiane che hanno prodotto un lavoro dettagliato sulla condizione delle donne italiane portandolo alle Nazioni unite a New York e mettendo nero su bianco tutto ciò che in Italia non si è fatto nell’applicazione della Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, pur ratificata dal nostro paese tanti anni fa. Un incontro, quello che si è svolto con l’associazionismo italiano al Palazzo di vetro, che ha dato avvio a un approfondimento sul “caso Italia” (c’era ancora Berlusconi) con la visita dell’inviata speciale Onu sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo, che a sua volta ha prodotto raccomandazioni al nostro paese in materia di violenza. Nello stesso tempo, a maggio del 2011, è stata stilata a Istanbul la Convenzione europea contro la violenza domestica, firmata da diversi paesi (noi siamo stati gli ultimi) ma ratificata solo dalla Turchia: un importante documento che indica punti precisi di contrasto alla violenza di genere a partire dalla prevenzione e dalla tutela delle donne. Una testo che per entrare in vigore deve essere ratificata dall’Italia e da altri 9 paesi - di cui 8 membri del Consiglio d’Europa - anche se qualsiasi altro Stato del mondo può aderire. Da questo “movimento di idee” sulla violenza contro le donne è partita anche una campagna delle giornaliste (GiULiA) che hanno incominciato a produrre riflessioni sull’argomento, individuando che il femminicidio non va ridotto a semplice cronaca nera e che per fare buona informazione occorre conoscere meglio questo fenomeno. Sull’ondata di indignazione per le donne uccise in modi spesso truculenti e con movente di genere - su cui Elsa Fornero, ministra con delega alle pari opportunità, è stata interpellata più volte dalle ong, senza risposta (anche se poi è andata a firmare la Convenzione di Istanbul) - è partita un’azione comune dei centri antiviolenza italiani che insieme ad altre realtà hanno deciso, diversi mesi fa, di lavorare alla Convenzione No More!chiedendo politiche attive con punti essenziali e la ratifica immediata della convenzione di Istanbul, trasferendo su un piano pratico le raccomandazioni Onu

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e chiedendo non solo adesioni esterne ma un incontro con il governo Monti per una revisione immediata del piano antiviolenza varato dalla ex ministra delle pari opportunità Mara Carfagna, ed evidentemente inadeguato. Carfagna, che ha avuto il merito di indire i bandi per finanziare i centri antiviolenza il giorno prima della fine del suo mandato (bandi rimasti poi bloccati per mesi), e che ha fatto approvare nel 2009 la legge sullo stalking, non è riuscita però ad andare al nocciolo del problema: sia perché le donne uccise con movente di genere invece di diminuire sono aumentate, sia perché nei fatti spesso i reati di stalking non sono ritenuti poi così gravi nei tribunali; e ora, proponendo in coppia con Giulia Bongiorno la pena dell’ergastolo, dimostra di non aver mai avuto chiaro il problema. Ciò che le due deputate propongono è infatti l’aggravante nell’articolo 576 del Codice penale (omicidio), per punire con l’ergastolo chi uccide “in reazione a un’offesa all’onore proprio o della famiglia di appartenenza o a causa della supposta violazione, da parte della vittima, di norme o costumi culturali, religiosi o sociali ovvero di tradizioni proprie della comunità d’origine”, lo stesso quando l’omicidio è preceduto da  anni di maltrattamenti, e l’introduzione del “matrimonio forzato” come reato. Come detto da più parti, il femminicidio non si combatte punendo “di più” l’autore ma con politiche mirate a risolvere il problema alla radice, agendo anzitutto sulla cultura e sugli stereotipi che la governano. Vittoria Tola, responsabile dell’Udi e promotrice della Convenzione  No more!, spiega che “quella di Bongiorno e Carfagna


cultura legale è un’altra proposta espressione di una destra che non vuole risolvere ma reprimere, con una legge che non serve a nulla. Lo sanno che già un terzo degli uomini che uccidono poi si suicidano? a chi lo diamo questo ergastolo?” L’obiettivo della lotta contro la violenza sulle donne è fare in modo che al femminicidio non si arrivi, e far capire che i rapporti intimi non si giocano sulla violenza. “Contrariamente alle destre che vogliono punire senza analisi – spiega Tola -  noi vogliamo politiche concrete perché il problema è strutturale, politico, e si basa su stereotipi culturali, per cui l’aggravante di pena non risolve nulla; è un imbroglio pensare che il problema si possa risolvere così. La donna che cerca aiuto che se ne fa di un marito che sta in galera tutta la vita, quando lei è morta? La violenza non è un qualcosa che si risolve con la pancia, ma con la testa e con investimenti mirati a prevenire la violenza e a tutelare le donne prima che vengano uccise; usare il 25 novembre – conclude Tola - per lanciare una legge repressiva, dopo tutto il lavoro che abbiamo fatto sul femminicidio anche come No More!, è un meccanismo banale”. Ma c’è di più, perché in realtà i punti del ddl5579 derivano da indicazioni contenute proprio nella Convenzione di Istanbul ma interpretate in maniera non corretta, perché - come fa notare Elisabetta Rosi, magistrata e consigliera alla Corte di cassazione - “per la Convenzione di Istanbul la causa d’onore come scusante del femminicidio deve essere eliminata, e quindi più che punire con l’ergastolo i delitti legati all’onore, bisogna ribadire che l’onore non è un attenuante, anche se da noi non serve perché in Italia il delitto d’onore non c’è più dall’81”. Per Rosi estrapolare questi punti dalla Convenzione di Istanbul senza tutto il contesto della Convenzione stessa non ha senso, dato che “il diritto penale ha certo un ruolo per combattere la violenza, ma un ruolo sussidiario. E anche se è importante che al centro dell’agenda politica si parli di femminicidio – continua Rosi - direi che la prima cosa da fare sia promuovere Istanbul nella sua interezza con le tre P (prevenzione, protezione e punizione, ndr) messe nel giusto ordine, perché punire va bene ma prima bisogna cercare di prevenire il reato. E la Convenzione europea si propone di migliorare le relazioni interpersonali tra uomo e donna, con un lavoro a monte e non a valle”. Come i matrimoni forzati che per il ddl 5579 devono essere reato, mentre per la Convenzione di Istanbul devono essere considerati “invalidabili, annullati o sciolti” (art.32).

Per Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, “il femminicidio che vede le donne vittime di mariti, compagni, fratelli, amanti ed ex, ha profonde cause culturali che vanno contrastate non solo con il diritto penale, ma attraverso la prevenzione, il sostegno ai centri antiviolenza, la promozione di una cultura del rispetto del corpo femminile, il riconoscimento del reale valore e del ruolo che le donne hanno già assunto nella società”, quindi indicazioni che vadano a incidere prima che la donna divenga vittima. Per dirla tutta, anche se i tempi stringono e più che una legge occorrono politiche attive, bisogna riconoscere che almeno la senatrice Anna Serafini ha avuto il buon gusto e l’intelligenza di interpellare le associazioni che lavorano sulla violenza, stilando un disegno di legge articolato - anche con modifiche in materia penale ma mirate che possono essere prese in considerazione in una discussione sul contrasto al femminicidio, mentre quella della coppia Bongiorno-Carfagna ricorda tristemente quel che fu fatto con il delitto di Giovanna Reggiani (stuprata e uccisa nel 2007 alla periferia di Roma) sulla cui pelle furono varate le leggi in materia di pubblica sicurezza con espliciti riferimenti contro i cittadini extracomunitari.


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769260 941466 413884 941180 544358 60921 941421 65320 784086 66164 744955 769250 60433 757060 66598 790266 745360 941592 66428 718533 65001 67701/67700 65643 740513 69910 758044 760755

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Il dibattito è aperto. Chiunque può intervenire

cultura sanitaria

La guerra dei vaccini è scoppiata anche in Italia mente all’attenzione dell’utente il fatto Ill.mo Ministro della Salute che le informazioni raccolte dalle espesono passati molti anni da quando mi sono diplomato come infermiere. Ho larienze familiari appartenenti ai ceti più vorato in molti reparti ospedalieri, dai meno critici ai più critici, ed ho imparato molto disparati, che vivono quotidianamente con il silenzio attento dei miei occhi. sulla propria pelle le problematiche corDa qualche anno mi sono imbattuto nella diagnosi peggiore che una famiglia deve soprelate alla patologia del proprio figlio, portare nei confronti del proprio figlio: “disturbo dello spettro autistico”… diagnostiportano ad un’univoca conclusione: dancata tramite uno sterile test somministrato dopo due sole sedute dalla Neuropsichiatra no organico provocato dalle vaccinazioInfantile alla quale mi ero rivolto per un persistente ritardo del linguaggio di mio figlio ni. quando era ormai prossimo ai 3 anni e 5 mesi. Come tanti altri genitori posso descriSecondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la American Psychological Associavere con precisione scientifica la frution, “l’Autismo è classificato come una disabilità dello sviluppo risultante da un disorstrazione che era presente sulla faccia dine del sistema nervoso centrale”. di mio figlio mentre tentava di parlare, Viene diagnosticato utilizzando specifici criteri per individuare i danni causati all’interama niente di comprensibile usciva dalle zione sociale, alla comunicazione, all’interesse, all’immaginazione ed all’attività. sue labbra tranne suoni acuti e pieni di Cause, sintomi, eziologia, trattamento e altre tematiche sono controverse. angoscia. Come Secondo le principali istituzioni mondiali nel campo della salute, tanti altri genile cause di autismo sono ancora poco chiare ed i ricercatori tori, anche io mi stanno studiando una vasta gamma di cause possibili, da quelle sono trovato di genetiche a quelle ambientali. fronte alla superDato che il modo nel quale l’autismo si manifesta è differente ficialità di alcuni in ciascun individuo, molti sono coloro che sostengono l’idea Neuropsichiatri secondo la quale l’autismo è dovuto probabilmente a molteplici nel banalizzare “cause”, che interagiscono tra loro in maniera sottile e complestale situazione. sa, producendo risultati leggermente differenti e sintomi diversi Studiando la facin ogni individuo affetto da questa patologia. cia angosciata Nonostante la presunta affidabilità delle dichiarazioni ufficiadi mio figlio, ho li sull’autismo della “comunità scientifica e farmaceutica”, oggi compreso che è molti scienziati e ricercatori guardano a questo fenomeno ed come se all’inalle possibili cause in una maniera nuova. terno della sua Ricordo molto bene di come la Neuropsichiatra Infantile mi ha testa abitava un invitato a non effettuare alcuna ricerca relativa a tale patologia vecchio e decrein Internet. Eppure, come ogni buon essere umano evoluto e pito operatore di desideroso di conoscere e capire, ho declinato tale invito e mi centralino telefosono trovato di fronte ad una problematica su scala mondiale. nico di quei film Ad oggi 1 bambino su 90 soffre di tale patologia ed il 72% delle in bianco e nero famiglie si disgregano per la pressione psicologica generata da degli anni ’30 che questo “incubo” provava ad inseMi chiedo come mai gli organi di stampa ufficiali si dimostrano Tratto da “la Repubblica” rire i giusti cavi assenti e riluttanti alla pari di molti medici, ricercatori e case ma non era in grado di effettuare alcuna farmaceutiche, nell’addentrarsi in questa scottante realtà. chiamata. Infatti non è facile trovare facilmente sui mainstream media tradizionali le informazioni Invece, dopo aver raccolto le giunecessarie, ma è decisamente preoccupante quando inizi a comprendere meglio che le ste informazioni, ho compreso che informazioni fornite dalle cosiddette “fonti ufficiali” rappresentano spesso un unico e è come se all’interno della sua testa limitato punto di vista su una realtà molto più complessa. abita un evoluto operatore di cenI bambini sono cavie da laboratorio ma molti non lo sanno. tralino telefonico incapace di coDurante le ricerche indipendenti che ho effettuato in questi anni, emerge immediata-

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cultura sanitaria municare a causa dei danni derivati da uno spaventoso incendio generato da una ENCEFALOPATIA IMMUNO-ALLERGO-TOSSICA indotta dalle vaccinazioni. È dagli anni ‘90 che si conosce come le sostanze neurotossiche contenute nei vaccini, e non solo, sono la principale causa di autismo. È possibile per esempio reperire filmati che dimostrano le degenerazioni cerebrali causate dal mercurio a danno dei neuroni, abilmente insabbiati nel recente passato dalle multinazionali farmaceutiche, con la complicità del Center for Disease Control (CDC) e di quegli stessi ricercatori che avevano contribuito a dimostrare la pericolosità del mercurio nei vaccini. Ecco quello che non diranno mai Non diranno mai che negli anni ’70 solo un bambino su 10.000 era autistico, contro uno su 2.500 negli anni ’80, contro l’attuale uno su 90 e la tragica ipotesi futura di 1 su 10 entro il 2020. Non diranno mai che nei giorni 7 e 8 Giugno del 2000 si tenne un Meeting segreto a SIMPSONWOOD con oltre 50 individui del Center Disease Control, Organizzazione Mondiale della Sanità, National International Health, American Academy of Pediatrics con molti altri rappresentanti delle lobby farmaceutiche per discutere i dati del CDC Vaccine Data Sets che aveva dimostrato come l’aumento di esposizione al mercurio determinato dai vaccini aveva incrementato di 11 volte il numero dei bambini con disordini neuro comportamentali. Le prove di tutto ciò sono reperibili in un fascicolo di 286 pagine denominato: “Memo di Simpsonwood”. Cosa provocano i vaccini anti-infettivi per I’infanzia su un sistema immunitario di un lattante? Scrive un autorevole clinico, il dr Donald Muller sul “Washington Free” del gennaio-febbraio 2005: “Le nuove conoscenze di neuroimmunologia pongono gravi questioni circa la scelta di iniettare Vaccini in bambini di età minore di 2 anni”. Sollecitare in modo eccessivo il sistema immunitario infantile, prima che abbia il tempo di maturare spontaneamente, si sta dimostrando un’azione disastrosa: l’introduzione di molteplici stimoli antigenici, unitamente a sostanze tossiche chimiche e materiale immunogeno proveniente dai tessuti di cellule animale od umane utilizzate per la produzione del vaccino stesso, sembra in realtà indebolire la risposta immunitaria nel lungo termine. I vaccini, inoltre, contengono anche metalli pesanti, primo tra tutti il tristemente noto mercurio organico (thimerosal), responsabile della intossicazione da mercurio e quindi del boom dei casi di autismo infantile a partire dal 1992. Infatti, con l’introduzione obbligatoria della vaccinazione antiepatite B , i bambini ricevettero per ciclo vaccinale una quantità variabile tra 125 e 175 mcg di mercurio, spropositata per il loro peso. Ispirandosi a quanto avvenuto negli U.S.A. anche i nostri legislatori, nel 2002 decretarono che il mercurio non fosse più aggiunto ai vaccini anti-infettivi dell’infanzia, tuttavia alle aziende produttrici venne concesso di utilizzare le scorte per molti anni a venire. Inoltre nei vaccini polivalenti di più nuova produzione, si utilizza come adiuvante un sale di alluminio, anche esso un metallo pesante neurotossico, che si trova ad essere iniettato in quantità ben superiori a quelle considerate tollerabili per un lattante. Analizzando invece la quantità di alluminio globale ricevuta da mio figlio con tutti i vaccini ricevuti, considerando la più felice delle ipotesi e supponendo la quantità di 3 litri di siero corporeo a 2 anni con un peso di 14 kg, sono stati ottenuti i seguenti risultati: • 376 volte la dose di alluminio considerata normale • 150 volte la dose di alluminio considerata come limite superiore accettabile • 100 volte la dose di alluminio considerata come limite massimo tollerato

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• 25 volte la dose di alluminio capace di provocare dei danni al sistema nervoso centrale • 15 volte la dose di alluminio capace di generare una encefalopatia. I vaccini contengono inoltre formaldeide, fenossietanolo, polisorbati antibiotici, estratto di siero di pollo, di rene di scimmia, di cellule umane diploidi. A livello internazionale sono significative le segnalazioni di porpora trombocitopenica a seguito della somministrazione di vaccino combinato antimorbillo, parotite, rosolia. I metalli pesanti esercitano un effetto tossico diretto sul cervello, distruggendo sistemi enzimatici e organuli cellulari e creando una sorta di crisi energetica delle cellule. La loro tossicità aumenta con l’aumentare delle dosi ricevute e quindi con il loro accumulo. I vaccini virali contengono inoltre virus neurotossici vivi, seppur attenuati. È noto da tempo che essi possono causare malattia neurologica quando somministrati in soggetti immuno-compromessi o nel caso in cui il virus vaccino si rivirulenti. I vaccini possono anche diventare veicolo di altri virus e/o di batteri che infettano le colture cellulari usate per la produzione, tant’è che nella filiera produttiva vengono impiegati antibiotici, disinfettanti, tra cui il più potente tossico biologico presente in natura: il mercurio! Nessun’altra malattia nella storia è insabbiata come l’autismo! Gabriele Milani Queste lettere aperte sono tratte da siti e blog di genitori contro i vaccini


cultura sanitaria Lettera di un genitore che NON ha fatto vaccinare i figli La propaganda generalmente sostiene che i vaccini, in toto (meglio non circostanziare) hanno reazioni avverse gravi una volta su 1-2 milioni di somministrazioni. In questo è aiutata dalla totale inefficienza dei sistemi di farmaco vigilanza, sovente in mano all’industria, quasi sempre affidata alla buona volontà dei vaccinatori i quali dovrebbero segnalare ogni reazione avversa ma non lo fanno in quanto sono troppo impegnati nella loro missione volta a debellare le malattie. La stragrande maggioranza dei genitori quando vedono il loro cucciolo colpito tragicamente prestano fede alla certezza dei medici i quali si apprestano sempre a dire: “Perché è successo non lo sappiamo ma sicuramente la vaccinazione non centra nulla.” Quanti invece ipotizzano un nesso causale e provano a documentarsi per conto loro scoprono un mondo fittizio dove la scienza è stata sostituita dalla propaganda e gli interessi economici hanno avuto la meglio sulla onestà. Il fenomeno, seppur misconosciuto, ha le caratteristiche di un’epidemia. Quanto detto fino ad ora potrebbe far pensare che quanti hanno i figli sani possano considerarsi immuni dal danno, ma io sostengo che non sia così. È opportuno chiarire il concetto di danno distinguendolo da quello di rischio: se io attraverso la strada rischio di essere investito ma se ciò non avviene sono incolume, se mi vaccino rischio una reazione avversa ma pure se ciò non sembra che sia avvenuto ho comunque subito un danno. Vaccinare i figli non espone ad un rischio ma causa un danno certo la cui entità spesso è difficile da quantificare, allo stesso modo di un’intossicazione, il fatto che sia stata superata non vuol dire che non abbia lasciato danni. Tutti i vaccini sono considerati potenzialmente letali, il VAERS USA prevede il campo Died in ciascuna scheda di segnalazione reazione avversa. Un farmaco che può uccidere un individuo sano non può essere innocuo per gli altri. Le vaccinazioni pediatriche turbano pesantemente la formazione del sistema immunitario e tale sistema è il protagonista di malattie un tempo inesistenti ma oggi sempre più diffuse. La propaganda attribuisce alle predisposizioni genetiche la responsabilità trascurando il fatto che le predisposizioni restano silenti in assenza di un fattore scatenante. Focalizzare l’attenzione sul fattore scatenante non si può perché è contrario agli interessi mentre “curare” le predisposizioni genetiche è il nuovo Eldorado per Big Pharma. Sono residente in Piemonte e ho avuto la for-

tuna di potere evitare le vaccinazioni a mio figlio grazie a tutti gli obiettori che sono venuti prima di me. Ho solo dovuto sostenere le mie idee in diversi colloqui con i medici vaccinatori dell’ASL, che si sono rivelati incapaci di dimostrare che i vaccini siano innocui di fronte alle evidenze. Basti pensare che l’ASL non è stata in grado di fornire risposte esaurienti di fronte a queste sacrosante richieste di noi genitori (tratte da una raccomandata da noi inviata all’ASL):  1) Qual è il numero di bambini dell’età di nostro figlio che si ammalano di poliomielite, difterite, tetano ed epatite B (vaccini obbligatori all’epoca in cui mio figlio era in età vaccinale)? 2) I bambini che si ammalano guariscono perfettamente o hanno delle conseguenze? 3)  Quanti bambini risultano immunizzati e per quanto tempo dopo le vaccinazioni? 4) Quale pericolo corre nostro figlio di contrarre queste malattie? 5) Di fornirci i foglietti illustrativi che accompagnano la confezione dei vaccini che intendete utilizzare e di comunicarci i dati e i riferimenti bibliografici della sperimentazione in base alla quale i vaccini sono stati omologati; 6)  Quali sono le ricerche ed i controlli più recenti per verificare l’efficacia e l’innocuità dei vaccini? 7)  Quali sono le reazioni avverse ai vaccini, con quale frequenza si manifestano, come vengono registrate da questa ASL ai sensi della legge 210/92? 8) Quali esami sono previsti prima della vaccinazione per prevenire possibili reazioni avverse ai sensi della Sentenza della Corte Costituzionale n. 258/94? Esiste una serie di malattie pediatriche considerate “normali” dai pediatri che secondo altri medici più consapevoli sono invece tipicamente collegate al quadro clinico di abbattimento delle difese immunitarie provocato dalle vaccinazioni. La mia esperienza è che i pochi bambini non vaccinati che conosco hanno affrontato le “epidemie” legate a frequentazione di scuola materna e scuola primaria in modo totalmente diverso dagli altri. Mio figlio in due anni di materna e tre di elementari ha fatto in totale 2 giorni di assenza per malattia in occasione di un’influenza che aveva decimato la sua classe e che ha richiesto agli altri dai 7 ai 10 giorni per guarire. Situazioni analoghe mi vengono riferite da genitori di altri non vaccinati. Invito tutti a documentarsi e a farsi un’idea propria. Specialmente chi ha figli e sta per trovarsi nella situazione di decidere.

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Paolo Valpreda

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ufologia

Avvistamento Ufo a Siracusa La tesi sul presunto avvistamento Ufo a Siracusa, viene avvalorata e confermata dal Centro Ufologico Siciliano del presidente Salvatore Giusa che insieme al ricercatore e saggista Roberto La Paglia, hanno immediatamente avviato le indagini e gli approfondimenti sull’enigmatico episodio.  Ci sarebbero due testimoni oculari dell’avvistamento: Sebastiano Giudice, che di professione fa il dirigente scolastico, e la moglie, residenti a Siracusa in zona via dell’Olimpiade. I due coniugi, nella notte a cavallo tra sabato e domenica (3-4 novembre), avrebbero visto per circa 15’’ secondi un oggetto volante a circa 30 metri dal loro balcone di casa ma senza riuscire a scattare una fotografia. Tuttavia, dopo aver fornito ai ricercatori un’accurata descrizione di ciò che avevano visto e udito, sono riusciti a disegnare uno schizzo del presunto oggetto volante. I coniugi Giudice che hanno visto l’astronave ufo LE INDAGINI DEL CUS. “L’avvistamento è avvenuto a occhio nudo - si legge nella nota diffusa dal Centro Ufologico Siciliano - da parte in attesa di altro materiale fotografico) dei testimoni in perfetto stato di salute che da quanto riferiscono, non hanno riportato di un oggetto con un diametro di circa particolari sintomi riconducibili all’esposizione a media distanza dall’oggetto. L’oggetto 20 metri, i cui probabili segni sul terreno è stato sospeso fino alla sua improvvisa partenza, producendo un movimento rotatorio sono ancora in fase di analisi. e un suono persistente, dal timbro cupo, simile a quello prodotto da un vortice d’aria”. LE PAROLE DEL TESTIMONE. “AbbiaI ricercatori del Cus si sono recati sul luogo dell’avvistamento anche ieri pomeriggio, mo sentito quei rumori che provenivano per effettuare i lavori dei rilievi in loco. “I rilevamenti di eventuali campi magnetici non da fuori - ha detto questa mattina alla rahanno dato risultati positivi - prosegue nella nota Giusa - è stata posta sotto controllo dio, Sebastiano Giudice - Mi sono alzato un’area specifica per ulteriori analisi di diversa natura. Ci riserviamo di approfondire per andare in bagno. E dopo ancora dieil caso alla luce dei risultati ottenuti dalle verifiche ancora in corso e dei riscontri che ci minuti sentivo delle voci meccaniche, avremo durante il prossimo incontro”.  come quando si parla ad un megafono. L’AVVISTAMENTO. La notte tra sabato e domenica (3-4 novembre 2012), la coppia di Io e mia moglie ci siamo diretti a guarconiugi siracusani era appena rientrata a casa. Erano circa le 2.30 del mattino, ma passata dare fuori dal balcone del salone di casa. appena un’ora i due testimoni venivano svegliati da un rumore proveniente dall’esterno E lì abbiamo visto una grande astronave della loro abitazione, un suono confuso, molto simile al brusio indistinto prodotto da un a forma di disco, di colore grigio scuro, gruppo di persone in conversazione tra loro. I testimoni, incuriositi, si affacciano al balcon luci gialle soffuse. Era ad un’altezza cone e si trovano a circa una ventina di metri di distanza da un oggetto a forma di piatto di 12-15 metri dal suolo e a 30 metri (così viene descritto), sospeso nell’aria ad una altezza dal suolo di circa dodici metri. lontano da noi. Credo negli Ufo? Prima Il “brusio” sembrava provenisse proprio dall’oggetto non identificato, di colore grigio ero scettico - ha proseguito Giudice scuro, con quella che sembrava essere una sorta di cupola sulla sommità e circondato Ma adesso avendo visto con i miei occhi da luci soffuse in basso di colore giallo. Ad un tratto l’oggetto schizza via velocissimo, e sentito quelle voci posso dire a tutti quasi risucchiato dall’alto. I due coniugi, visibilmente scossi, hanno un ricordo molto che non siamo soli nell’universo”. Non nitido dell’avvistamento; la moglie, in particolare, ne è rimasta particolarmente colpita, ci sono altri testimoni, oltre ai due cotanto da non riuscire a dormire. Questi i fatti salienti che hanno caratterizzato lo strano niugi. “L’astronave ha lasciato sul suolo incontro avvenuto a Siracusa, un caso ancora tutto aperto che necessita di un ulteriore dei cerchi che abbiamo fatto analizzare approfondimento e di nuovi incontri per stabilire con certezza la dinamica dei fatti e - ha concluso - È evidente che quell’ogalcune caratteristiche che potrebbero portare a nuovi e ben più importanti sviluppi. getto ci fosse, lo posso assicurare. Mia L’osservazione è avvenuta dal balcone di casa, al primo piano di uno stabile, in condizioni moglie è rimasta scossa dall’episodio. meteorologiche normali, in uno scenario di ampia visuale dato dal vasto spazio libero Quell’astronave era lì, è rimasta per 15’’ che si estende sopra la balza Akradina. Dai primi rilevamenti effettuati nell’area posta secondi davanti alla nostra vista”. sotto il balcone, si potrebbe configurare la presenza (ipotesi ancora da confermare (Gazzetta di Sicilia)

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educazione dentale

Dentista troppo caro? Ormai è solo un ricordo È nata a Siracusa la clinica dentale “Belli e Sorridenti” che offre cure dentali di Alta Qualità a costi contenuti e noi siamo andati a trovarli. Siamo stati accolti in un ambiente molto confortevole che da subito ci ha tolto la paura che di solito attanaglia entrando dal dentista, la clinica infatti è stata studiata basandosi su profonde conoscenze psicodinamiche per offrire una piacevole sensazione di comfort. Tutto è stato studiato nei minimi particolari per il benessere personale, anche l’inconsueto abbigliamento di tutta la squadra che da la sensazione di essere in un centro di bellezza dove conquistare piacevolmente il proprio nuovo sorriso. Tutti i componenti della squadra sono solari, affettuosi e dotati di una grande umanità e passione per il loro lavoro, sono proprio belli e sorridenti, ma in vero il loro motto si riferisce a far belli e sorridenti chi si reca in questa clinica dal sapore nord europeo per tecnologia ed organizzazione e dal caldo cuore siciliano, un’accoppiata vincente, a dir poco incredibile. Incontriamo i dottori che mostrano subito la loro particolare disponibilità ai rapporti umani ed una grande professionalità. Loro utilizzano tecniche moderne, rapide e microinvasive: anestesia locale senza il dolore della puntura, implantologia computer guidata senza bisturi e senza punti, applicazione immediata dei denti in porcellana 3D CAD CAM in 1 ora, trasformazione completa del sorriso con faccette 3D CAD CAM in poche ore, sbiancamento in 1 ora, trattamenti di cure carie a tutta la bocca in una sola giornata, chirurgia estetica delle labbra e contorno bocca in 1 ora. Entrando nella zona terapeutica troviamo più sale odontoiatriche tutte attrezzate con alta tecnologia futuristica ed una sala operatoria attrezzata anche per la sedazione cosciente e la sedazione profonda. Qualora le coccole del team non fossero sufficienti a togliere la paura a chi ne ha troppa, potrà usufruire del servizio di sedazione cosciente anche per piccole cure. Grande attenzione è dedicata alla prevenzione infatti le visite sono effettuate col microscopio che permette di vedere dettagli altrimenti invisibili e quindi intercettare la carie ad ogni altro problema quando è ancora piccolissimo e silente. L’uso del microscopio rende interessante la visita stessa dato che si può vedere la propria bocca al monitor e capire meglio i propri problemi. Belli e Sorridenti si occupa anche dei denti dei malati cronici che difficilmente trovano dove curarsi. Una clinica di alta qualità, nonc’è dubbio ed ora sentiamo i costi e li chiediamo alla segretaria. Lei ci mostra con orgoglio il loro tariffario, orgoglio che, ci spiega, deriva dal poter offrire eccellenti cure dentali a costi che tutti possono sostenere grazie ad una strategia di marketing innovativa che ha permesso a Belli e Sorridenti di abbattere i loro costi delle terapie. Sembra proprio il tariffario di una paese dell’est, incredibile ma vero.

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Un esempio: Visita al microscopio

Gratuita

Pulizia dei denti o ablazione del tartaro € 39,00 Sbiancamento € 99,00 Dente o capsula in porcellana € 299,00


nefrologia

rubrica

Ho una cisti renale: mi devo preoccupare? DI MARILENA GALLO NEFROLOGA DIRETTORE SANITARIO SERVIZIO NEFRODIALITICO TIKE - SR

“ Mi è stata diagnosticata, ecograficamente, una cisti al rene destro. Mi devo preoccupare? Devo sottopormi ad ulteriori accertamenti? Sono preoccupato!” Queste domande ricorrono frequentemente dato che frequentemente si riscontrano cisti renali ,in maniera del tutto occasionale, ad un esame ecografico eseguito magari per il controllo di altre patologie. Solitamente le cisti sono solitarie, localizzate ad un solo rene, nella porzione più esterna e prevalentemente ai poli: superiore o inferiore. Hanno dimensioni variabili da pochi millimetri a molti centimetri di diametro e sono a contenuto liquido. Le cisti con tali caratteristiche sono definite “ Semplici”. La diagnosi è ecografica: nel 90% dei casi la metodica ci permette non solo di fare diagnosi ma di dare anche certezza di benignità. Per tale motivo non vengono consigliati ulteriori approfondimenti diagnostici. Non necessitano di trattamento medico o chirurgico visto che sono asintomatiche e non interferiscono con la funzionalità renale. È importante tuttavia sottoporsi a periodici controlli ecografici per vedere se le cisti

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aumentano di dimensioni o modificano le loro caratteristiche morfologiche per le quali il medico consiglierà altre tecniche diagnostiche di immagine come TAC o RMN. Da non confondere comunque le cisti semplici con la malattia cistica midollare o con i reni policistici. Sono queste, infatti, patologie che compromettono progressivamente e irreversibilmente la funzionalità renale e per le quali sono consigliabili accertamenti specialistici.


naturopatia

La pianta che cura il cancro DI MATTEO VITELLO

È un argomento delicato e non è mia intenzione mancare di rispetto alle centinaia di migliaia di persone affette da cancro e costrette a vivere tra dolore e disperazione. Questo articolo nasce proprio per queste persone, a cui lo dedico e a cui voglio dare un po’ d’informazione che, purtroppo, non possono leggere sui giornali, perché su radio e tv o su qualsiasi altro mezzo di comunicazione è meno importante delle tette delle veline o delle ideologie politiche di Monti. Su buenobuonogood, invece, parliamo di ciò che è veramente importante e continuerò così, fino a che ce ne sarà bisogno. Dell’ipocrisia delle case farmaceutiche e della medicina che chiamano “convenzionale”, ne ho già parlato in alcuni articoli come “I crimini delle farmaceutiche”,  “Pillole per renderci mansueti”e “A favore dell’eutanasia”, in cui ho cercato di risvegliare la vostra consapevolezza, assopita dal concetto di idee del tipo “se lo dice il medico è buono” o “per il mal di testa, di pancia, di schiena, di denti (e così via, ndr), prendo un’aspirina piuttosto che un’altra pastiglia”. Ricordatevi sempre che le pillole non curano nel vero senso della parola, non aiutano il corpo bensì si scagliano contro esso con forza, colpendo senza considerare l’organismo nel suo insieme. In altre parole, qualsiasi pillola che ingeriamo è un’arma contro il nostro organismo. Volete continuare a combattere contro il vostro stesso corpo? Liberi di farlo, però ricordate che quando lo colpite con l’intento di disintegrare un virus, non fate altro che indebolire e distruggere, poco a poco, voi stessi. La chemioterapia, che chiamo in causa in questo articolo, ne è l’esempio più palese. Perché distruggere il proprio corpo per cercare di curare un cancro? È necessario per guarire? È l’unico modo di curare un cancro? Tra gli universitari di medicina ed i medici più fondamentalisti, quelli insomma che seguono la corrente di pensiero “la medicina è una, quella convenzionale, tutto il resto è inutile e roba per stregoni o creduloni”, la risposta è sì. Perché? Perché, dicono, è la cura più forte e veloce contro il cancro, dimostrabile ed inconfutabile. Forte e veloce. Giusto, no? Perché aspettare e curare l’organismo nel suo complesso, in maniera che si rafforzi ed elimini le cellule cancerogene, invece che attaccare con una bella bomba atomica e distruggere tutto? Sembra che la guerra è la soluzione che sempre è piaciuta di più all’uomo. Quando non si sa come risolvere i problemi, si tira una bomba… La chemioterapia è la cura più bestiale, barbara ed inutilmente aggressiva mai utilizzata: non fa nient’altro che distruggere per completo un organismo attraverso la somministrazione di farmaci tossici e dannosissimi per, nel migliore dei casi, uccidere le cellule cancerogene. Sono sicuro che molti di voi già sanno che la chemio, non solo non è l’unica maniera di curare un cancro ma è, tristemente, la peggiore. Che poi le alternative alla chemio convenzionale siano tacciate come “terapie inefficaci” o “bufa-

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L’Annona Muricata

le” è solo lo specchio della strategia dell’industria medica e farmaceutica che vuole arricchirsi con la commercializzazione di farmaci. Le case farmaceutiche desiderano che facciamo ricorso ai farmaci per curare ogni sintomo di malessere, anche il più leggero: nutrono così la paura e fomentano il timore, in modo che tutte le persone continuino a comprare medicine su medicine e ne consumino durante tutto l’arco della vita. I farmaci “convenzionali” sono droghe pericolose. Cambiate abitudini se siete una di quelle persone che prende una pastiglia per ogni mal di testa. Svegliatevi, non vi serve alcuna pastiglia! Dopo questa necessaria introduzione, vi presento la protagonista dell’articolo, la  Guanabana (Annona Muricata) un piccolo albero con foglie verdi, brillanti e perenni, una pianta nativa del Perù e del Brasile e presente in tutte le zone tropicali che, oltre a possedere un frutto commestibile, ha un effetto citotossico sulle cellule cancerogene, cioè cura il cancro perché il principio attivo contenuto


naturopatia nel frutto, la anonacina attacchi le cellule cancerogene nell’organismo, senza danneggiare quelle sane cioè senza provocare danni all’organismo. Questa non è una novità, purtroppo. Gli studi sulla Guanabana e sulle sua capacità di curare il cancro sono cominciati in Occidente nel 1996, quando fu pubblicato il primo studio che dimostrava come l’estratto di Guanabana distrugga le cellule cancerogene responsabile del cancro al colon: Considerati gli ottimi risultati di questa cura “alternativa”, che dimostrava come il principio attivo della Guanabana distruggeva solo le cellule cancerogene senza danneggiare quelle sane, come fa la chemioterapia, l’industria farmaceutica ha messo in pratica la sua strategia di annichilimento di tutti gli studi che minano la credibilità della medicina cosiddetta “convenzionale”, quella basata sulla produzione e commercializzazione dei farmaci della grandi case produttrici di medicinali, per indurci a pensare che le medicine naturali siano nient’altro che bufale o stregonerie. Siamo vittime di un perfetto lavaggio del cervello tale per cui conosciamo e riconosciamo solo le droghe fornite dalle farmaceutiche internazionali. Se i medici lavorassero davvero per la salute delle persone, la medicina non sarebbe un business e loro indosserebbero il camice con dignità, divulgando le cure della medicina naturale e offrendo le cure gratis. (Tratto da fb)

MEDICAL SERVICE del Dott. Gino Ricciotti

PARAFARMACIA ERBORISTERIA ORTOPEDIA VETERINARIA P.zza Euripide, 15/A - 96100 Siracusa Tel./Fax 0931 67648


Aborto: l’ultima parola alle donne

Hai mai letto la legge 194?

legge e sanità

Non condividere l’interruzione volontaria di gravidanza è un conto, ma contrastare la legge 194 senza nemmeno conoscerla, è scorretto. Svuotarla invece di applicarla ignorando il dato statistico che ha dimezzato gli aborti, è scorretto e pregiudiziale. Qui di seguito gli articoli più salienti per scoprire che la legge italiana è già molto restrittiva e che, in uno stato non teocratico cioè non asservito a nessuna religione, poter scegliere è un diritto sacrosanto delle donne. Legge 22 maggio 1978, n. 194 Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. 1. Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi sociosanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite. 2. I consultori familiari istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n. 405 (2), fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la donna in stato di gravidanza: a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio; b) informandola sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante; c) attuando direttamente o proponendo allo ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a); d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza. I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita. La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile è consentita anche ai minori. 4. Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni

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Corteo per la 194

economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405 (2), o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia (2/cost).

5. Il consultorio e la struttura sociosanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il


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legge e sanità

compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto. Quando la donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, anche sulla base dell’esito degli accertamenti di cui sopra, le circostanze che la determinano a chiedere l’interruzione della gravidanza; la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie. Quando il medico del consultorio o della struttura sociosanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l’esistenza di condizioni tali da rendere urgente l’intervento, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l’urgenza. Con tale certificato la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare la interruzione della gravidanza. Se non viene riscontrato il caso di urgenza, al termine dell’incontro il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza sulla base delle circostanze di cui all’articolo 4, le rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza, sulla base del documento rilasciatole ai sensi del presente comma, presso una delle sedi autorizzate (2/cost).  9. Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell’obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dello ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall’entrata in vigore della presente legge o dal consegui-

mento della abilitazione o dall’assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l’esecuzione di tali prestazioni. L’obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale. L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento. Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono te-

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LEGGE 194

legge e sanità

nuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale. L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo. L’obiezione di coscienza si intende revocata, con effetto, immediato, se chi l’ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l’interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente.  14. Il medico che esegue l’interruzione della gravidanza è tenuto a fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite, nonché a renderla partecipe dei procedimenti abortivi, che devono comunque essere attuati in modo da rispettare la dignità personale della donna. In presenza di processi patologici, fra cui quelli relativi ad anomalie o malformazioni del nascituro, il medico che esegue l’interruzione della gravidanza deve fornire alla donna i ragguagli necessari per la prevenzione di tali processi.  17. Chiunque cagiona ad una donna per colpa l’interruzione della gravidanza è punito con la reclusione da tre mesi a due anni. Chiunque cagiona ad una donna per colpa un parto prematuro è punito con la pena prevista dal comma precedente, diminuita fino alla metà. Nei casi previsti dai commi precedenti, se il fatto è commesso con la violazione delle norme poste a tutela del lavoro la pena è aumentata.  18. Chiunque cagiona l’interruzione della gravidanza senza il consenso della donna è punito con la reclusione da quattro a otto anni. Si considera come non prestato il consenso estorto con violenza o minaccia ovvero carpito con l’inganno. La stessa pena si applica a chiunque provochi l’interruzione della gravidanza con azioni dirette a provocare lesioni alla donna. Detta pena è diminuita fino alla metà

se da tali lesioni deriva l’acceleramento del parto. Se dai fatti previsti dal primo e dal secondo comma deriva la morte della donna si applica la reclusione da otto a sedici anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da sei a dodici anni; se la lesione personale è grave questa ultima pena è diminuita. Le pene stabilite dai commi precedenti sono aumentate se la donna è minore degli anni diciotto. Roma 22 maggio 1978 LEONE - ANDREOTTI ANSELMI – BONIFACIO MORLINO - PANDOLFI Visto, il Guardasigilli: BONIFACIO

ABORTO / IL CASO IRLANDESE È UN CASO DI MALASANITà COME LO È LA MANCATA APPLICAZIONE DELLA LEGGE 194 IN ITALIA Il caso della giovane donna morta di setticemia perché i medici della cattolicissima Irlanda non hanno voluto praticarle l’aborto terapeutico è un caso di malasanità, uno di quelli in cui il medico non risponde a una emergenza per salvare la vita del paziente, ma condiziona la sua attività medica a convinzioni morali o etiche, siano esse personali o di stato. Anche in Italia, dove l’interruzione della gravidanza è garantita e regolamentata dalla legge 194, viviamo una situazione di malasanità. Nel nostro paese infatti le istituzioni che dovrebbero garantire l’applicazione della legge, restano ancora indifferenti ed inattive di fronte al crescente numero di medici obiettori di coscienza che, di fatto, in molte regioni impedisce alle donne di accedere al servizio di interruzione della gravidanza. In Italia sono le Regioni che devono vigilare sulla corretta applicazione della legge a garanzia dei diritti sia delle donne che dei medici obiettori. Esistono soluzioni semplici che potrebbero essere assunte per garantire il servizio, come per esempio concorsi pubblici riservati a medici non-obiettori. Questi semplici provvedimenti ad oggi non sono stati ancora assunti. Questo è il motivo per cui l’AIED e l’Associazione Luca Concioni il 23 ottobre scorso hanno depositato un esposto/denuncia presso la Procura della Repubblica di Roma per violazione della legge 194, dal momento che nel Lazio ben 12 ospedali su 31 non applicano la legge 194.

il Corriere delle Donne Edizioni La Nereide di Raffaella Mauceri Inverno 2012-2013

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rubrica glbt

Progetto donna: Prevenzione al femminile DI TIZIANA BIONDI PRESIDENTE ASSOCIAZIONE STONEWALL

Perché tutto ciò che riguarda gusti sessuali non ritenuti a “norma” è ancora tabù? Perché viene celato e magari censurato anche a livello di cinematografia? Non parlo di filmini hard o sadomaso, ma della possibilità che si parli di omosessualità in un film come un altro o addirittura in un cartone animato o anime che sia. Chiamatela cultura, chiamatela religione, chiamatela chiusura mentale, fatto sta che tutto ciò che abbiamo visto al cinema, soprattutto quello per i bambini, è stato censurato e modificato a uso e consumo dello spettatore occidentale, religioso medio. Quante volte negli anime abbiamo subodorato la presenza di storie lesbiche, ma abbiamo fatto finta di niente viceversa il tuo programma preferito rischiava di essere cancellato (vedi gli anni di Sailor Moon, Lady Oscar e Dragon Ball)?. Perché questa è la cultura in cui siamo e stiamo crescendo e la censura è stata da sempre nostra compagna di giochi. Non parliamo poi dei principi e principesse Disney, dove la famiglia e l’amore-stereotipato ideale ti riempiono di sogni ed aspettative che collideranno con la dura realtà. Ultimamente però, pur mantenendo i toni leggeri destinati ai bambini, i film animati stanno diventando sempre più seri. Per esempio ParaNorman. Il film si basa su un pensiero molto profondo, affrontato in maniera coraggiosa e senza troppi fronzoli: il concetto del diverso, del rifiutato, dell’emarginato, della vittima che diventa carnefice. Perché è così dopotutto: una persona buona, vessata troppo a lungo finisce per diventare cattiva. Si indurisce e diventa carnefice. E come darle torto? Il protagonista di questo lungometraggio è Norman, bambino di undici anni che

di normale ha ben poco basti dire che parla con i fantasmi; perciò viene maltrattato ed emarginato perché è “strano”. Finché verrà salvato dal suo eroico amico Neil, un ragazzino cicciottello e tanto buono che gli mostra una visione diversa da quella di quegli spregevoli bulli che gli avevano fatto terra bruciata intorno. Ovvero: loro possono farti male fino ad un certo punto, ma se tu passerai sopra ai loro scherzi di cattivo gusto e senza senso, ignorandoli, ti renderai conto di essere superiore e quindi vivrai in pace tenendo in conto l’unica opinione che veramente conta, cioè la tua e sarai circondato da quelle persone che veramente tengono a te. Argomenti del genere erano già stati affrontati in film come “La gabbianella e il Gatto” o “Shrek”, ma la cosa che differenzia ParaNorman dai suoi predecessori è che alla fine scopriamo che uno dei protagonisti, Mitch, è gay, e lo dice senza troppi giri di parole o timidezza, ma per quello che è: la cosa più normale del mondo. È solo un piccolo passo, ma è pur sempre un inizio: il primo personaggio gay dichiarato, in un film per bambini. Quando arriverà anche per la lesbica?

I casi di HIV oggi in Italia sono in continuo aumento: la prima causa di infezione è il rapporto sessuale non protetto. Si stima che in dieci anni, dal 1998 al 2009, i casi attribuibili a trasmissione sessuale nel nostro Paese siano aumentati dal 13,3 al 79% del totale delle diagnosi di positività all’HIV. In questo contesto, per una serie di fattori biologici, sociali e culturali, a essere maggiormente a rischio sono proprio le donne (Fonte Bollettino COA/ISS nr 24 del 2011). In occasione del suo 25° anniversario, LILA Onlus - Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids  una campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi tramite SMS solidale al 45508, dal 28 ottobre al 3 novembre, a sostegno del progetto “DONNA - prevenzione al femminile”, con l’obiettivo di informare e sensibilizzare le donne su come affrontare questo problema. Con i fondi raccolti LILA Onlus sosterrà un intervento mirato alla popolazione femminile con attività di informazione sulla prevenzione dell’HIV e con iniziative sul territorio nazionale, tra cui linee telefoniche dedicate, sportelli di ascolto nelle sedi locali, produzione e diffusione di materiali informativi. A rendere le donne un gruppo particolarmente a rischio sono false credenze e ostacoli per superare i quali è necessario migliorare la conoscenza dell’HIV. Le donne pensano di non essere a rischio perché sono convinte che l’HIV non le riguardi, oppure perché hanno una relazione di coppia stabile. In realtà, molte di loro contraggono l’HIV dal proprio marito o dal partner che ha rapporti non protetti al di fuori della coppia. Oggi, a rischiare di più sono gli eterosessuali. E nonostante i comportamenti per la prevenzione del rischio di trasmissione siano noti, l’Italia rimane all’ultimo posto in Europa nell’uso del profilattico. Le donne non sanno di essere maggiormente inclini a contrarre l’infezione per fattori biologici. Ancora oggi le donne temono il giudizio negativo del partner alla loro richiesta di utilizzare il preservativo e spesso, davanti a una risposta negativa, non hanno la capacità o la forza necessarie a convincerlo. Inoltre ancora oggi in Italia non si parla di femidom, il profilattico al femminile, che consente alle donne la scelta libera e indipendente di proteggersi. LILA Onlus, per questa campagna, potrà contare sul prezioso appoggio di numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, della televisione e della musica. Tra questi testimonial d’eccezione è la conduttrice televisiva Elena Di Cioccio, che ha prestato la propria immagine per la campagna di comunicazione. SOSTIENI LA LILA. LEGGI www.lila.it/it/aiutaci.html.



Corriere Invernale 2012/2013