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LAVORAZIONE TRADIZIONALE DELLA LANA A ISILI

LA LANA NELLA VECCHIA

“ISILI”

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Così l'Angius-Casalis definisce le tessitrici isilesi a fine '800, dove la tessitura è sempre stata il punto forte dell'artigianato femminile del paese. La materia prima che ha suggerito l'attività della tessitura, basata sull'impiego del telaio rustico, è la lana delle numerosissime pecore sarde... ancora oggi, questa lana rigida, ruvida, grossolana, faticosa e antichissima, accompagna con passione di generazione in generazione il lavoro delle tessitrici. Non solo nella tessitura, la lana di pecore veniva adoperata anche nella maglia, per ricavarne calze e maglioni degli uomini, inoltre veniva utilizzato un telo (su saccu 'e coberri) che serviva per ripararsi dalle intemperie e dal freddo che dovevano affrontare gli uomini durante la permanenza in campagna dietro il gregge, fungeva anche da materasso e coperta, e bisacce in cui poter porre le provviste.

Anche per il vestiario giornaliero come la tipica gonna (sa fardeta), fittamente pieghettata in vita, è di vari colori con applicazioni in velluto nero all’estremità inferiore; nei periodi più freddi si usava ribaltare sopra la testa una mantellina (sa fasca) in panno di lana nera, rifinita inferiormente con un bordino in seta marroncino o beige, essa era una mezza gonna molto pieghettata che si agganciava in vita posteriormente con una catena d'argento, con questo elemento l'abito tradizionale isilese si rimodernava nei confronti degli abiti degli altri paesi, in quanto negli altri paese si usavano doppie gonne, di cui quella più esterna veniva ribaltata sulla testa. Come anche gli scialli (su sciallu) da indossare tutti i giorni, quelli speciali per le feste e quelli neri per le vedove. Mentre nell'antico costume maschile, la lana veniva trattata con metodi specifici molto antichi per ricavarne l'orbace, le ghette (is cratzas), il gonnellino nero (is cratzonis 'e arroda), increspato in vita e con una fitta pieghettatura e il gilè (su cropettu) che completava l'abito, erano di questo materiale molto pesante e ruvido, a seconda delle circostanze si usava anche una giacca (su gabbanu), sempre in orbace e con il cappuccio. 3


Poi nella casa, per imbottire materassi, all'epoca però, era privilegio dei più ricchi del paese; per realizzare coperte per la famiglia (is mantasa); come tradizione al rito del matrimonio le famiglie degli sposi, se si trattava di una famiglia in buone condizioni economiche, o diversamente solo la famiglia della sposa, davano in dono il corredo che era composto da vari oggetti per l'arredo della casa, biancheria intima, e le lenzuola e le tovaglie che erano opportunamente di lana bianca.

Le pecore vengono tosate nel periodo che intercorre tra la primavera e l'estate, i pastori dopo aver tosato le pecore detto in sardo su tunditroxiu, portavano la lana in paese, la vendevano o regalavano alle donne, che il giorno seguente andavano nei fiumi Frumini, S'Arriu Intrinni e Tellas per lavarla con acqua tiepida, infatti qui vi accendevano il fuoco e in un gran pentolone di rame (craddaxiu) facevano riscaldare l'acqua evitando di portarla all'ebollizione, la lana contenuta nei cesti di canna veniva immersa nell'acqua e fatta asciugare al sole sopra siepi o grandi massi. Dopo asciugata, veniva cardata, ossia pettinata con i cardacci (pettinisi), in modo da separare le fibre più corte, che servivano per la trama, da quelle più lunghe, usate per realizzare l'ordito. La filatura si eseguiva manualmente, una piccola quantità di lana con le dita inumidite veniva tirata e attorcigliata su se stessa con l’uso del laspo (cannuga), trasformandola in filo e man mano che si fila passa nello sciogli trama, si ottenevano così delle matasse pronte alla colorazione che avveniva attraverso l’impiego delle erbe naturali, in prevalenza nero e colori tenui. A Isili si racconta che tante donne lavoravano la lana tutti i giorni dell'anno e guadagnavano così bene che, grazie ai quattrini, provvedevano ad allevare i figli. Il telaio era un compagno serale delle donne sarde che lo usavano soprattutto nelle lunghe e fredde giornate invernali.

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C'erano due tipi di tessitrici, una che lavorava al servizio nelle case, tessevano per le loro padrone, producendo tappeti, arazzi e tende, l'altro tipo di tessitrice era quella che tesseva a casa e faceva degli oggetti tipo la bisaccia, che servivano per le esigenze familiari e inoltre ne facevano in più, per venderle e migliorare l'economia familiare, le vendevano attraverso i ramai che andavano e vendevano i loro oggetti in giro per la Sardegna.

Gruppo di tessitrici isilesi della scuola del cavalier Piras. Primi anni 20 Nei primi del '900 ci fu un' innovazione, la prima scuola di tessitura sarda isilese retta dal Cavalier Piras, in cui diverse artigiane avevano il lavoro sicuro e lui lo migliorava con disegni innovativi e artistici, negli anni '50 è sorta l'altra scuola di tessitura, all'asilo infantile, retta da una suora milanese e da una bravissima insegnante locale Gina Moi che non solo insegnava a tessere, ed a mettere delle trame, ma anche come gestire le attrezzature e come tenerle al meglio, perché per lei anche questo era interessante e importante. Dopodiché si sono formate delle cooperative, di cui quella che ha resistito di più, era formata da undici donne, e svolgeva la propria attività nei locali della parrocchia. L'altra è sorta per pochissimo tempo all'asilo, poi dopo essersi sfaldata le tessitrici si sono messe in proprio, ma a questo punto hanno dovuto fare i conti con tante cose a loro sconosciute, perché non c'era una preparazione alla commercializzazione, del mercato non si sapeva niente, quindi si sono dovute creare il lavoro, imparare ad essere competitive nel mercato, ad essere attente alle esigenze dei clienti, avere dei contatti con loro, e così per tanto tempo sono andate avanti fino a che le esigenze del mercato sono cambiate e quindi hanno dovuto reinventare, modificare gli elaborati fino ad arrivare a oggetti che non sono più di utilità. Nonostante tutto i tappeti di Isili, in particolare, sono noti in tutta la Sardegna, nella Penisola e all'estero. I disegni più frequenti sono: i gigli (lillus), le scene di caccia, il pavone, l'aquila, i cavalli, ecc. in generale il motivo decorativo passa da un tipo di ornato geometrico a elementi che risalgono all'arte bizantina, agli schemi romanici, alla civiltà rinascimentale italiana, al barocco.

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La tecnica più utilizzata ad Isili è quella ”a unu in denti”, dove in ciascun dente del pettine della cassa battente viene fatto passare un solo filo di ordito. Inoltre, particolarità delle tessitrici isilesi è quella di lavorare sul rovescio dell’arazzo, si può vedere la parte diritta solo quando il lavoro è giunto a conclusione; viene usato il telaio orizzontale e non quello verticale, questo tipo di lavoro richiede fatica, impegno, pazienza e molta attenzione e precisione. Tanti anni fa nel lavoro della tessitura venivano impiegate anche le bambine che imparavano il mestiere dalle mamme o dalle nonne. Le tessitrici non hanno un orario giornaliero fisso ma che in media, lavorano otto ore al giorno, a seconda di ciò che devono fare.

In conclusione, la lana, per il paese del Sarcidano è sempre stata una fonte d'ispirazione del lavoro, nonché di tradizioni, ricchezza e passioni.

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Fonti: Dolores Ghiani, Mariella Pisci, anziane tessitrici del paese, libro “Isili�, Internet.

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Lavorazione tradizionale della lana a Isili