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www.scriveresistere.it

Giugno 2021 ANNO 2 - N° 6

"il magazine di chi scrive con gli occhi"

La Meridiana Società Cooperativa Sociale Viale Cesare Battisti 86 20900, Monza (MB)

Iscrizione Num. R.G. 24/2021 Tribunale Ordinario di Monza (MB)

La libertà piace ma fa anche paura

LIBERI TUTTI!

V

a di moda, con la pandemia, usare l’espressione “Liberi tutti” insieme ad un sotterraneo sospetto che la libertà in realtà nasconda un pericolo… Tutti desidereremmo essere liberi, non avere alcun limite e poter fare tutto quello che ci pare, sembra quasi ovvio. Ma è proprio vero? Forse questa libertà sembra più una teoria che una realtà possibile. Forse il limite va ripensato come un confine contenitivo, utile o anche come un ostacolo duro ma pur sempre portatore di scoperte, parte integrante della realtà della vita. Se pensiamo che quando veniamo al mondo il limite ci

mette subito alla prova e la vita ce la salviamo attraversando un’impensabile strettoia, e confidando fin dal principio in una collaborazione d'aiuto, ecco che il limite ci appare come il primo dato di fatto… Forse per essere liberi dobbiamo sempre guadagnare l’uscita. E quante saranno mai queste uscite? Non c’è solo una prima volta ma forse quella prima volta contiene il segreto della vita: che bisogna imparare a liberarsi, che in realtà la vita è una specie di percorso a ostacoli. Certo, ostacoli più o meno grandi, ma sempre prove da affrontare per trovare la via di uscita, la via della vita. Ogni ostacolo superato apre un mondo nuovo, permette di scoprire nuove

abilità, nuovi interessi, dà vita a nuovi progetti. Ogni volta, però, c'è un lasciare qualcosa e un trovare qualcos’altro. Forse a questo serve la libertà: a cimentarci con forze sconosciute, con luoghi mai visti e stati interiori mai provati. Laura Tangorra ha coniato un'espressione che fa riflettere: "diversamente liberi". Al di là di catalogare le varie forme di “libertà”, la vita tutta e di tutti è costellata di prove di privazione e di possibilità, impensabili prima di essere provocati da un limite. E più questo è importante, più grande e fruttuosa è anche la ricerca di una via nuova. Ognuno è libero in modo diverso e non

esistono liberi o reclusi, ma soltanto persone diversamente libere. Su questo tema scriveresistere - in vista del compleanno del Progetto Slancio - ha deciso di promuovere il "Premio SLAncio", il primo concorso di scrittura che valorizza “il lavoro di vivere” attraverso coloro che hanno trovato anche nei più grandi limiti un modo per ampliare il proprio talento, un'occasione di rinascita. Un premio-provocazione-culturale offerto ad una società fragile, costruita sul “tutto e subito”, alla quale desideriamo offrire modelli di speranza..

Fisioterapisti Un lavoro con la passione dentro

Luigi Picheca Il mio scoiattolo

Laura Tangorra Storia di un amore reciproco

Pippo Musso Con il senno di poi

a pagina 3

a pagina 4

a pagina 5

a cura della Redazione

a pagina 7


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Giugno 2021

SENTIRE UN INCONTRO FRA COLLEGHI: Le belle sorprese sono la prova che non va ipotecato il futuro, anzi, bisogna lasciarlo fare...

cronaca di una visita inaspettata

di Fabrizio Annaro

F

erruccio De Bortoli è senz'altro fra le più importanti firme del giornalismo italiano. Inoltre è Presidente di Vidas, ha visitato, nei primi giorni di giugno, alcune strutture della Cooperativa La Meridiana fra cui Il Paese Ritrovato. Prima di terminare la visita, De Bortoli, ha voluto salire, avvolto dai dispositivi di protezione anti Covid19, nel reparto dove vive Luigi Picheca anche lui giornalista ed iscritto all'albo dei pubblicisti dal 2016 grazie ai suoi articoli scritti con gli occhi e pubblicati da Il Dialogo di Monza. De Bortoli, con la sua consueta signorilità, ha espresso poche parole, ma di grande spessore, parole che mostrano rispetto e grande sensibilità umana. Rivolgendosi a Luigi Picheca, Ferruccio De Bortoli ha detto: “Ho letto i vostri lavori, i tuoi lavori, Luigi, e volevo farti i complimenti perché c’è la stoffa, la professione e quindi sono molto orgoglioso che siamo colleghi e possiamo condividere questa avventura insieme. Mi aspetto ancora di leggere i lavori futuri e mi fa piacere di essere parte di questa redazione, che rappresenta una bellissima occasione di vita, una bella opportunità nello stare insieme e di scambio dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti. Porgo i complimenti a chi gestisce questa struttura meravigliosa, dove si vede non soltanto la professionalità, ma anche

l’umanità, ma anche la passione con cui si assistono e si curano le persone. Ogni piccolo gesto ogni parola, ha un significato terapeutico e le tue parole, Luigi, i tuoi scritti, ancora di più hanno un significato civico molto importante." “La visita di Bortoli è stata una vera sorpresa – ci racconta Luigi Picheca, redattore e fondatore della nostra rivista Scriveresistere - nessuno mi aveva detto niente fino a poco prima. Si è congratulato per il mio impegno nello scrivere gli articoli pubblicati da Il Dialogo di Monza – La provocazione del bene e da Scriveresistere. Poi mi ha incoraggiato a non demordere, come negli ultimi tempi. Le sue parole mi hanno molto emozionato perché De Bortoli è un grande personaggio che ho avuto modo di seguire in diverse occasioni in tv. Sono stato felice! Desidero ringraziare Ferruccio per la splendida sorpresa. Non mi aspettavo una visita così, da un personaggio come lui. Mi ha fatto molto piacere, ero imbarazzato e non ho trovato le parole per esprimere il mio apprezzamento e la mia emozione, ma sono felicissimo di aver trovato nelle sue parole tanto affetto e tanta sensibilità. Ricambio questo suo nobile sentimento con tutta la mia stima e ne serberò il ricordo con un pizzico di orgoglio.” Un bel riconoscimento per Luigi e per tutta la redazione di Scriveresistere incoraggiata a proseguire nel comunicare al mondo “parole che fanno bene” e che aiutano a vivere meglio. Nella foto in alto, Luigi Picheca e, avvolti dai dispositivi di sicurezza, Fabrizio Annaro e Ferruccio De Bortoli. Nella foto in basso De Bortoli è insieme a Roberto Mauri e Fabrizio Annaro.

IL PARCO NORD MI RICORDA IL MIO SUD

In una grande città, Milano, dove ho vissuto gran parte della mia vita, il luogo che più si avvicina alle mie origini è il Parco Nord, un’oasi di prati verdi, boschi, laghetti, piste ciclabili e pedonali che mi permettevano lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta, dopo una dura giornata lavorativa ed era assolutamente rilassante. Nei giorni festivi si riempiva di bimbi e persone: era molto bello, ricordo che sul cavalcavia di Bresso - sul lato della pista ciclabile - c'è un cespuglio di ciclamini e al passare si sentiva il suo gradevole profumo che mi riportava alla mente la mia campagna.

di Angelo Fardello


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Giugno 2021

SAPERE

S

Quando l'amore per la relazione guida ciò che facciamo, lo trasforma in un incontro.

FISIOTERAPISTA: il lavoro con la passione dentro!

entirmi utile a chi affianco ogni giorno è la gratificazione più bella che posso provare. “Incontrare negli occhi” i pazienti, entrare in relazione non solo con il corpo ma con tutta la persona è la forza vera che sostiene il mio lavoro. Ogni volta è un’esperienza, ogni volta ricevo doni. Sento che devo dire grazie a tutti, uno ad uno, perché ognuno è speciale e suscita in me pensieri che desidero comunicare a modo mio… attraverso piccoli ritratti di emozioni. IL DOTTO: pensando a te, provo dentro di me come… “la sindrome di Fantozzi”. Il pensiero di scrivere qualcosa che qualcuno - magari un giornalista - possa leggere, mi mette un po’ in agitazione, ma mi hai insegnato che le parole hanno un peso. Per questo motivo, quando hai voluto che ti dessi del “tu”, che per me era un tabù, hai cambiato completamente il mio modo di starti accanto. Sono certa che anche tu lo hai notato! IL PAZIENTE: nella mia microscopica esperienza di giustizia, c’era il principio secondo il quale chi deve affrontare una malattia invalidante per tutta la vita, avrebbe dovuto essere esonerato da qualunque altra prova esistenziale. Tu, invece, mi hai fatto capire che tutti, chi più chi meno, devono affrontare prove, anche fisiche, spronati dall’incoraggiamento a non mollare! IL LEONE: quello che ho imparato da te è che si sceglie una volta sola, ma quando lo si fa è per sempre. Ogni ostacolo è un’occasione per superarsi, ogni limite non conta, ogni parola inutile è… proprio

inutile. Il tempo è prezioso e la vita è piena di cose da fare. Chapeau!

GRAZIE

L’INOSSIDABILE: lei è la nostra nonna/ mamma, la degna rappresentante di una generazione inossidabile che ne ha viste e passate tante, ma non si è mai arresa. Passo dopo passo riesce ad affrontare quello che ogni giorno la vita le pone davanti. Bello! IL COMBATTENTE: pensando a lui, mi vengono in mente tutte le persone della sua generazione che in questo anno assurdo si sono ritrovati da sole a combattere, alcune volte perdendo, contro una malattia molto pericolosa. Capita di chiedersi il perché… perché proprio ora, dopo una vita di lavoro, sacrifici, affetti e gioie? LA LIBELLULA: lei, sorridente, leggiadra, serena. Vola da un posto all’altro lasciandosi trasportare dalle ali sottili e trasparenti del vento. I suoi cuscini sono come nuvole, da osservare e ammirare. IL MONTANARO: la testa dura da brianzolo, ma il cuore grande e forte come le montagne che ha sempre amato. Abbiamo anche “litigato”, ma con la consapevolezza che mai sarebbe mancato di metterlo al primo posto. LA MISTERIOSA: lei è la scoperta ancora da scoprire. Lascia trasparire poco di sé stessa e per questo, delle volte, ci si sente inadeguati. Ma ha dovuto superare molte prove nella sua vita e alcune le sta superando ancora adesso. Aspetto che sia lei a scegliere i tempi e i modi.

di Luisa De Capitani

I

DELLE LEZIONI DI VITA!

pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) sono stati per me un arricchimento sia a livello personale, sia come fisioterapista. Sento di doverli ringraziare perché mi hanno insegnato molte cose. Il loro poter comunicare scrivendo attraverso il computer o per mezzo della tabella E-tran usando i movimenti degli occhi è un processo più lento del parlare e, a volte, richiede più tentativi. Io che sono impulsiva e frenetica mi stupisco osservando la loro pazienza nell’aspettare, nel riprovare, sempre con il sorriso sulle labbra. Questo mi fa capire il vero valore del tempo, quello che ognuno di noi ha a disposizione e come lo usiamo; per me tornare a casa e sedermi ad ascoltare mio figlio che mi racconta la sua giornata, senza mettermi subito a preparare la cena o mettere in ordine la casa, è un esercizio impegnativo.

E’ capitato più volte che raccontassi qualcosa di personale ai miei pazienti, o un episodio che mi ha fatta arrabbiare e i loro consigli e la loro interpretazione mi hanno aiutata a riflettere: lasciar correre sulle cavolate, sulle cose poco importanti e valorizzare di più le relazioni con le persone, l’ascoltare il prossimo, il confrontarsi per crescere e migliorare insieme. La loro impossibilità nel muoversi, anche solo per cambiare posizione se scomodi o grattarsi per un prurito, sono piccoli gesti che noi facciamo quotidianamente senza neanche pensarci. L’accettazione della possibilità di perdere queste semplici abilità, mi fa lavorare con attenzione e con amore per mobilizzare anche solo un dito della mano. Per tutto questo li ringrazio nuovamente, con l’apertura a nuove lezioni di vita!

di Elena Fumagalli

SCRIVERE L’AMORE PER LA VITA Creiamo un coro di voci! "RACCONTI FAMILIARI & SANITARI"

• Racconta la tua esperienza accanto alla persona che ami e che curi... • Racconta i tuoi segreti, i timori, le gioie, i successi e gli insuccessi, le lotte e le scoperte… • Racconta quei piccoli episodi quotidiani che sanno portare il sorriso, lascia che scriva il cuore… • Racconta come trovi e trasmetti la forza e la fiducia, come attingi alla speranza e la infondi… • Racconta l’Amore per la vita!


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Giugno 2021

SCRIVERE

Storie indimenticabili di emozioni e di dubbi mai sciolti.

IL MIO SCOIATTOLO

di Luigi Picheca

I

l giorno degli esami di terza media stavo pedalando verso Sesto San Giovanni, come al solito eravamo andati ad abitare a Monza, e questo ping pong tra Monza e Sesto mi obbligava sempre a pedalare da una città all'altra. Allora, stavo andando a Sesto ed ero un po' in ritardo perché avevo bucato con la mia bicicletta e avevo dovuto prendere la Graziella di mia sorella. Non avevo calcolato che le ruote piccole della Graziella mi avrebbero fatto pedalare più piano e ho accumulato un ritardo ulteriore. Arrivato a due chilometri dalla scuola, un altro colpo di sfortuna e buco ancora. Corro verso la scuola spingendo la bici, ma è pesante e decido di parcheggiarla davanti a un negozio di alimentari. Gli esami sono andati benissimo e quando sono uscito sono andato a riprendere la bicicletta, che non c'era più!! Sono tornato a casa a piedi perché non avevo nemmeno i soldi per il pullman ed ho dovuto dire che gli esami erano andati bene, ma la bicicletta non c'era più. La risposta di mamma e di mia sorella è stata: "meno male, non la volevamo più vedere perché era una bici lenta e pesante". A papà, che era in ospedale a lottare contro il cancro ai polmoni, non l'abbiamo mai detto. Superati gli esami a pieni voti, ho trovato a casa un regalo inatteso dentro una gabbietta. Era un bellissimo scoiattolo

con il manto a strisce, forse giapponese, che aveva visto in un negozio di animali e avevo espresso il mio desiderio di prenderlo a mamma. Ero molto felice di averlo e ho abbracciato mamma e l'ho riempita di baci. Il MIO scoiattolo era molto simpatico e non stava mai fermo, ma la gabbia dove si trovava a me dava l'impressione di una cella. Così sono andato a comprare un po' di materiale per costruirgli una gabbia più grande e più comoda, una gabbia che mi desse l'impressione di farlo vivere felice. Dopo qualche giorno era pronta la nuova casa di Ciop, così lo avevo chiamato per i simpatici scoiattoli di Walt Disney che erano protagonisti di alcune divertenti storie di Topolino, il giornalino che leggevo sempre. La gabbia era davvero molto grande, ma non era certo un'opera d'arte. A me piaceva lo stesso perché era spaziosa e poi l'avevo costruita con tanto amore per il mio Ciop. Non contento di vederlo sempre in gabbia ho cominciato a giocare con lui in sala, dapprima chiudendo la porta che dava sul terrazzo, poi, una volta presa confidenza e certo che non scappasse, aprendola per farlo sentire libero. Era un bellissimo gioco, e io rincorrevo lui e lui rincorreva me. Un giorno stavo correndo verso la sala e ho sbattuto il naso contro la tapparella, che era un po' bassa per non fare entrare in casa il caldo. Per la botta mi sono steso

sul pavimento e ho sentito colare un rivoletto di sangue dal taglio che mi ero procurato, allora Ciop mi è salito sul petto e mi guardava, come per sapere cosa mi era successo. Ho pensato che anche Ciop mi volesse bene, come io ne volevo a lui, e che si stesse preoccupando per la ferita e per il sangue che usciva. Non so se sia possibile umanizzare così i sentimenti degli animali, ma certamente a volte i nostri amici a quattro zampe ci sorprendono con atteggiamenti e dimostrazioni di affetto che stupiscono.

Arriva l'autunno di quell'anno e Ciop non si trova più. Io lo cerco ovunque, anche col binocolo nei giardini accanto, ma non tornerà più. Ho pianto molto perché ho perso un altro amico, e forse per la troppa voglia di vederlo libero. Non so se ho sbagliato a non tenerlo in gabbia, ma spero che abbia trovato un'altra famiglia che gli ha voluto bene come me.

Per chi ancora non lo sapesse CI SONO ANCHE GLI ANIMALI SPAZIALI…

Quando la fantasia è infrenabile come quella di Claudio, le parole scivolano fuori senza filtro e si rifugiano in immagini e in azioni incredibili, provando il gusto dell’improvvisazione, del non senso, del tutto possibile. Vai Claudio, continua a volare e a raccontare gli animali degli altri mondi!

N

ell’immenso spazio in cui siamo immersi ci sono molte vite, non solo “uomini” alieni ma anche animali alieni.

Trilly sembra un gatto normale come i nostri, ma quando ha fame oppure è minacciato, dalla bocca estrae 6 tentacoli e può mangiare 10 persone o alieni.

Alcuni somigliano ai nostri dinosauri, però hanno 8 gambe e sono molti lenti a spostarsi, come i nostri bradipi.

Poi ci sono i cani che dormono sempre, ma si nutrono di nettare e per questo hanno una lingua molto sottile.

Ma oggi voglio parlare degli animali domestici, in particolare di un gatto, che ho chiamato Trilly, per nostra comodità.

(continua...)

È un po’ terribile ma è molto amato.

di Claudio A.F. Messa


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Giugno 2021

ESISTERE

Gli animali sono preziosi complici dei nostri migliori istinti.

Storia di un amore reciproco

"L’ABBIAMO CHIAMATA MUCHA"

di Laura Tangorra

Q

uando avevo otto/nove anni, una mattina si presentò alla nostra porta la cartolaia che aveva il negozio sotto casa. Aveva un meraviglioso cucciolo di gatto in braccio, minuscolo, con il pelo bianco e grigio tigrato ancora tutto all'insù, e gli occhi verdi. La signora Paola ci disse che la gattina cercava casa, e mentre la mamma tentava di motivare il suo no, noi tre sorelle la imploravamo di dire sì. La saggia cartolaia propose di provare a tenerla per tutto il giorno, forse nella speranza che mamma e papà si affezionassero alla piccolina, cosa che infatti avvenne. È rimasta con noi per quindici anni. L'abbiamo chiamata Mucha. Era una gatta molto selvaggia e riservata, e non amava stare in braccio. L'unica persona con cui voleva stare ero io: credo che mi considerasse un essere della sua specie, forse per il modo in cui giocavo con lei. Era amore reciproco il nostro. Ogni sera, quando andavo a dormire si accoccolava in fondo al letto accanto ai miei piedi, ma in piena notte una linguetta ruvida mi svegliava leccandomi la fronte e i capelli: nel buio silenzioso della casa, mi raggiungeva sempre sul cuscino. Se studiavo prendeva posto sulla scrivania, pronta a farsi una dormita con le zampe sempre poggiate sulla pagina del libro aperto davanti a me; altre volte invece se ne stava lì seduta a guardarmi. Da quella

postazione di controllo non si muoveva più, a meno che non fossi io ad alzarmi, e allora mi seguiva come un cagnolino. E quando ero fuori casa, la mamma capiva che stavo rientrando perché prima ancora che io fossi visibile sulla strada, lei correva alla porta ad aspettarmi. Durante l'estate trascorreva due o tre settimane in casa della signora Antonia, che aveva un bel giardino in una zona tranquilla di Lissone, e là Mucha faceva una vita molto libera. Un anno, credo fosse il 1979, all'inizio di ottobre partorì un cucciolo. Uno solo. Per partorire aveva scelto un piccolo armadio giallo in anticamera, perciò abbiamo dovuto togliere dal ripiano prescelto tutti i golfini, sostituendoli con dei vecchi asciugamani. Quel pomeriggio, in pieno travaglio veniva a cercarmi in camera, mi faceva capire che voleva essere seguita, si infilava nella sua tana, e si sdraiava a pancia in su per farsi massaggiare. Alla fine ho preso il quaderno di matematica, e ho finito gli esercizi seduta davanti all'armadio, scrivendo con la destra e massaggiando con la sinistra.

con aria soddisfatta. Faceva gli agguati ai nostri piedi ignari, nascondendosi dietro gli angoli e saltando fuori all'improvviso, ma la vittima preferita era sua madre, che poi lo ripagava con una lotta ad armi pari. Purtroppo però, Boris aveva preso l'abitudine, come la sua mamma, di passeggiare sul cornicione che collegava i balconi del primo piano. E un giorno la vicina ci disse seccata che uno dei nostri gatti aveva lasciato una piccola sorpresa poco gradita sul cornicione. Mucha non poteva essere stata, educata e pulita com'era, quindi, essendo vicina l'estate, il colpevole fu spedito con anticipo da Antonia. Contrariamente alle previsioni, non riuscì mai ad ambientarsi, e a nulla valsero i nostri tentativi di farlo tornare, a

dispetto della vicina. Un maledetto giorno scomparve. Scoprimmo troppo tardi che il vero colpevole non era lui. All'età di quindici anni Mucha sviluppò un cancro alla mammella che ormai spurgava sangue, e il veterinario, data l'età, consigliò l'eutanasia. Non ho voluto portarla io, non volevo, e sono rimasta a casa a piangere. Mi sono pentita, perché la mia è stata una scelta vigliacca, ma mi piace pensare che la mia Mucha mi abbia perdonato: gli animali perdonano sempre.

Quella stessa sera, mentre cenavamo guardando in TV l'opera lirica Boris Godunov, un vagito riuscì a sovrastare gli acuti del tenore, facendoci correre davanti all'armadio giallo: quel vermetto bianco e nero si conquistò il nome di Boris, la nostra piccola peste. Iniziò ben presto ad arrampicarsi sui jeans per farsi prendere in braccio o per raggiungere il tavolo, oppure faceva la scalata delle tende per poi guardare in giù

Cosa sarebbe la vita senza l’amore (e le marachelle) di un animale! Arrivati all’età di otto/nove anni, mio fratello Marietto (lo chiamavamo cosi perché era il più piccolo della famiglia) giocando in cortile col suo amichetto Pierino (che pur avendo la sua stessa età, era senza denti davanti e ancora masticava il ciuccio) vede saltare fuori da non si sa dove un piccolo e grazioso micettino. Con un leggero miagolio si avvicina ai due bambini come per cercare protezione, oppure, senza dubbio, cercava un po’ di latte da bere. Miagolando- miagolando il tenerissimo gattino (che poteva avere si e no tre/ quattro settimane di vita) ottiene subito la simpatia dei due che se lo prendono a cuore, mettendolo serenamente a giocare con loro. Quella piccola bestiolina era meravigliosa col suo manto grigio marrone e il pettorale bianco .. e con quella boccuccia talmente piccolina, che non ci sarebbe potuto stare neanche quel che rimaneva del ciuccetto di Pierino. Giocando-giocando, quel povero micino continuava a miagolare sempre più, sicuramente per la fame e per la sete. Finalmente i due ragazzini capiscono che ha bisogno e lo portano a casa di

Pierino, dato che abitava al secondo piano dello stesso stabile. Non fanno neppure in tempo ad entrare che sua madre apparendo come una persona a cui sono rimaste incastrate le dita nella fessura della porta - si mette a gridare come una pazza, come se non avesse visto un gattino ma un fantasma. E li butta fuori di casa tutti quanti, compreso suo figlio Pierino che spaventato dalla madre continuava a masticare il ciuccio. A questo punto, presi dalla paura e dall’ansia per quello che avrebbe potuto ancora succedere, incrociando le dita, salgono al piano di sopra dove mia madre era intenta a preparare il pranzo. “Ciccio e Franco” entrano quatti quatti come due ladri col gattino in mano in punta di piedi ma, neanche a farlo apposta, si imbattono faccia a faccia con mia madre, la quale vedendoli con il gattino in mano… (altro che Pavarotti…) dice di riportarlo immediatamente dove l’avevano trovato! “... Ma… mamma - risponde Marietto non lo vedi che ha fame?” “Non m’interessa! .. ti ho detto di riportarlo dove l’hai preso perché non voglio animali

in casa!” “... Ma mamma almeno un po’ di latte... “ “Va bene dagli il latte, ma poi riportalo giù!” “Ah, povero micetto, chissà da quanto tempo non mangiava! Guarda, guarda mamma che fame ha...” In un minuto quella dolce creaturina aveva divorato tutto quanto in un colpo solo, preso dalla fame che aveva. E adesso arriva il turno di Marietto e Pierino che devono riportare giù il micetto… Amareggiati, ma pronti a obbedire, si dirigono verso la porta con il micetto tra le braccia, quando Marietto si sente fermare di colpo da mia madre (che ogni tanto si lascia scappare una parola in dialetto siciliano) che gli dice: “Ma dove vai?! Per oggi lascialo qua, ma domani mattina mi raccomando lo riporti dove l’hai trovato, u capisti?”. Da quel giorno sono passati cinque/sei anni che il micio vive con noi. Si faceva voler bene strusciandosi continuamente sulle nostre gambe, cercando sempre le nostre coccole...

Sì, ma quante ce ne ha fatte passare! Ricordo che una mattina, pronto per andare a lavorare, nel mettermi le scarpe mi accorgo che maledettamente ci aveva pisciato dentro, lasciando un odore nauseante... Minchiaaa, non ci ho visto più .. e preso dal nervoso mi metto a gridare arrabbiato “Gigi! Gigi!!!” ma lui era nascosto dietro qualcosa e zitto zitto non si faceva trovare... E ancora: “Gigi! Gigi!!! Dove sei??”. Guardando a destra e sinistra finalmente mi avvicino al suo nascondiglio e benché si fosse messo a saltare correndo da un punto all’altro delle stanze, quando finalmente riesco a beccarlo gli metto il muso dentro la scarpa e gli dò quattro pacchere sul culetto. Da quel giorno non l’ha più fatto e ha continuato a strofinarsi sulle nostre gambe, facendosi volere sempre più bene nonostante le marachelle. Ah! Cosa sarebbe la vita senza l’amore e le marachelle di un animale… Ecco, qui finisce la storia di Gigi, il gatto furbo ma tremendo!

di Pippo Musso


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Giugno 2021

Gli animali hanno il potere di emozionare l'uomo...

Pensieri umani dedicati agli ANIMALI

A cura di padroni innamorati

Il gioco è una cosa seria.

IL MIO CAMPIONE

DELLA SERIE... "Sorridi!" GLI INDOVINELLI DI PIPPO SE VUOI FARCI RIDERE UN PO’ ANCHE TU, MANDACI I TUOI INDOVINELLI!

S Ti amo così come sei.

LE È RIMASTO SOLO IL FIUTO

ono riuscita a catturare l’immagine di Spillo in posa umana! Quando si drizza sulle zampe fa proprio intendere una volontà di conoscere cosa lo circonda, la capacità di andare oltre l’ostacolo, sfruttando le sue potenzialità fisiche. Splendido, sprizza intelligenza mentre soddisfa la sua curiosità; non ha una vista molto acuta, ma piuttosto le orecchie capienti e muscoli potenti. Lo ammiro con tenerezza e m’incoraggia la sua esuberanza, l’essere volitivo e positivo, vuole e raggiunge con le sue forze ciò che vuole, almeno ci prova. Mi chiedo se posso prendere spunto e osare anch’io, spingere un po’ di più sull’acceleratore della fiducia e soddisfare la curiosità di conoscere e sperimentare, senza paura del mio giudizio.

Come i bambini, il mio cane prende tutto sul serio. Il gioco è una cosa seria. Tutti dovremmo conservare la capacità di giocare!

Più chiuso? il can-cello ... Più utile di notte? il can-delabro … Più intonato? il can-tante ... Che fa più male? il can-none… Che galleggia? il can-otto ...

S

Che vede lontano? il can-occhiale...

ilenziosa, Titti è sempre presente: le rimane l’olfatto, dato che l’udito se ne è andato e la vista è minima. Col suo naso mi segue ovunque, mostrando il suo bisogno di assistenza, per cui è disposta a rinunciare alle sue adorate evasioni nei campi. Ma io la porto ugualmente e tra la sterpaglia le cammino a fianco.

Qual è il gioco preferito dal veterinario? il gioco dell’oca... Due cacciatori sparano a una tigre, pumm! "Cavoli, cilecca!" ... "No no, Pasquale, quella ci mangia, altro che ci lecca..."

OGGI PER SEMPRE La mia cagnolina mi permette di sostare in piccoli deliri di onnipotenza, di cui ahimè sono a conoscenza . Io sento che per lei sono la pace, l’amore fedele, il punto di riferimento, la madonna che la protegge, il cibo, il letto, la compagnia, il passato, l’oggi, il futuro, la speranza senza fine. Chissà se quando Titti, che oggi ha quasi novant’anni, se ne andrà, saremo tutte e due pronte alla separazione!

scriviconnoi

Qual è il cane più dolce? il can-dito ..

Cosa dice una mosca davanti ad un cancello chiuso? moscavalco ... Sai perché i pesci hanno le spine? perché nel mare c’è corrente...

Scrivi un tuo pensiero-dono a scriveresistere@cooplameridiana.it

Diventiamo un coro di voci che raccontano la vita

In una grande libreria, un libro dice ad un altro: "uffa che caldooo!!!" "per forza" dice l’altro "anche in pieno agosto continui a dormire con la copertina!!! "


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Giugno 2021

Alla ricerca del senso della vita

CON IL SENNO DEL POI…

Q

"Non conviene vivere freneticamente."

ualche giorno fa mi sono ritrovato a leggere la testimonianza di Catalina Rivas e grazie alle sue parole ho potuto riflettere sulla mia vita, sulle mie mancanze e su quello che ancora posso fare.

Quando si vive freneticamente non si dà il giusto peso alle piccole gioie e ai privilegi dei quali godiamo, ma arriva il momento della riflessione ed è proprio in questa circostanza che ho capito quanto è importante vivere la Messa ascoltando le parole del Signore, farle mie per poi donarle ai miei cari.

Catalina Rivas, convinta credente in Dio e nella Chiesa, era certa di vivere secondo gli insegnamenti di Dio: carità, pace e rispetto del prossimo. Trovatasi di fronte al Signore e alla Vergine Maria ha capito però che nel suo quotidiano queste Leggi Divine non venivano rispettate pienamente e, spesso, riservava poca cura a chi le stava accanto.

Con il senno del poi, vedendo come ho condotto la mia vita e gli errori che ho commesso, certamente mi sarei impegnato di più a mantenere la via del Signore, ad ascoltare le sue parole e a mettere in pratica i suoi insegnamenti.

Notò la stessa mancanza di cura nel suo rapporto con la Messa: arrivare giusto in tempo per partecipare alla funzione e scappare via subito dopo, senza soffermarsi sul significato e sull’importanza delle parole del Signore. L’esempio di Catalina è stato per me illuminante e ripensando alla mia vita mi sono reso conto della mia mancanza di rispetto nei confronti del Signore. Sono dispiaciuto di non aver partecipato degnamente al richiamo spirituale di Dio, di non aver pregato con il cuore e di non averlo ringraziato per gli affetti che mi circondano.

P

Come Catalina è stata un esempio per me, piacerebbe anche a me essere un esempio per voi e, per questo, sento di dovervi ricordare l’importanza della Messa, consigliandovi di pregare ogni giorno, perché la preghiera è la purificazione dell’anima. C’è sempre tempo per incontrare il Signore, non abbiate paura di farlo entrare nella vostra vita. Vi saluto con un grande Alleluia, Pippo

di Pippo Musso

EUCARISTIA mistero d'Amore.

er me l’Eucaristia è un Mistero d’Amore, incomprensibile per l’uomo distratto, vuoto, scontento, per chi cioè vive senza consapevolezza. Per me, e per chi ha fatto e fa esperienza di fede, è facile da capire, con questo non significa che io mi senta nel giusto, anzi so di essere sempre in cammino. Proprio attraverso la malattia ho analizzato la mia vita e credo che ognuno di noi debba prima o poi affrontare la sofferenza sia fisica che morale. In questa esperienza mi sono avvicinato a Dio ed ogni giorno capisco sempre di più l’esempio di Gesù. E ascolto e vivo la sua Parola. Vivere la malattia non è facile, in un

attimo vieni a conoscenza della sofferenza, ma non del suo valore. Perdi il gusto della vita, tutto cambia, lo sconforto aumenta, i perché si moltiplicano e pensi che tutto sia finito. Ho iniziato questo cammino spirituale con la malattia e subito mi son trovato ad un bivio, tra la rabbia e l’amore. Ho scelto la seconda strada, quella dell’amore. Con certezza posso dire che la vita non finisce quando accade un dramma, ne inizia un’altra, difficile, ma molto più intensa nell’interiorità. L’aspetto più inquietante che è scattato in me oltre alla disperazione è stato il senso di nullità, di vuoto, quindi la percezione di sentirmi prossimo a scomparire. Il pensiero, avvolto da un’angoscia permanente, mi portava a toccare il fondo con idee negative. La solitudine, altro elemento fondamentale per il proprio annullamento aumentava, perciò il vivere diventava angoscioso, insignificante. Proprio da qui, dal voler

morire perché mi sentivo solo, inutile e non amato, nacque il mio nuovo cammino. Per quanto mi riguarda, nella lacerazione di una vita dove ognuno di noi pensa che non ci sia più speranza, solo LUI può farci rivivere. Dal nulla può creare e far rinascere ogni cosa. Con me l’ha fatto, ero disperato, solo e morto dentro, ed ora, per il suo amore, sono rinato. Questo percorso di spine e di gioie mi dà tanta speranza per affrontare le difficoltà. Solo ora, attraverso la mia sofferenza, percepisco il doppio dono che ci fa, se ci rivolgiamo a Lui, quello della vita e della salvezza. Ci ha amati e ci ama, ci ha donato suo figlio per redimerci e la cosa più straordinaria è che in ogni momento triste, in cui abbiamo bisogno di aiuto, Gesù c’è. La sua mano è sempre tesa a noi ed in ogni Santa Messa è LUI , attraverso l’Eucaristia, che ci dona il suo amore e se stesso.

di Paolo Marchiori


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Bassa

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Giugno 2021

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ScriverEsistere Magazine n6 2021  

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