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www.scriveresistere.it

Aprile 2021 ANNO 2 - N° 4

La Meridiana Società Cooperativa Sociale Viale Cesare Battisti 86 20900, Monza (MB)

"il magazine di chi scrive con gli occhi"

Iscrizione Num. R.G. 24/2021 Tribunale Ordinario di Monza (MB)

Se si va oltre l’apparenza anche un virus ci può insegnare qualcosa

SOSPETTO o RISPETTO ? Q uante volte succede di provare la voglia o addirittura di credere di sapere quasi tutto! Certo, è un bel modo per sentirsi sicuri, non farsi scrupoli, non perdere tempo e procedere senza esitare, anche se questo comportamento purtroppo porta a dare per scontate tante cose che scontate non sono.

Andando dietro al famoso detto “Fare di tutta l’erba un fascio”, cioè, tendere a generalizzare al punto da non distinguere più un’erba dall’altra, un soggetto da un altro… appena intravediamo qualcosa diciamo spesso “Ah, sì, so cos’è”. Ancora una volta, l’odioso virus forse fa riflettere. Il suo non apparire è insopportabile perché non consente di dire “Ah sì, so cos’è” e scatena drammaticamente forti paure e

“Mi è successo oggi” HO GUARDATO NEGLI OCCHI UNA FARFALLA

Pippo Musso Si può imparare da una matita?

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incertezze. Non avremmo mai voluto fare esperienze simili, ma poiché ci dobbiamo passare in mezzo, è meglio imparare dalle stesse esperienze che forse non conviene più dare nulla per scontato.

Non vederlo apparire non significa che non esiste: è un bel problema che ci scombina tutti i piani, rende insicuri e non consente di fare - come si presumeva - le cose in libertà, immaginando di conoscere già e quindi dominare previsti e imprevisti. Chissà se stiamo imparando giorno dopo giorno l’importanza di andare oltre ciò che appare e a metterci di fronte alla realtà con maggior rispetto, anche se oggi si parla più di “sospetto”. Ma… si potrebbe passare dal sospetto al ri-spetto? Trasformare cioè la cultura del tutto possibile, del faccio quello che mi pare, del chi se ne frega, del non vedo non credo e così via…

in una cultura dell’attenzione, del piacere della scoperta, della distanza necessaria, del non possesso, del saper attendere, del prendere tempo e così via…?

Se pensiamo alla relazione come a uno spazio tra due soggetti che si incontrano, la possiamo immaginare come un’area funzionale a far stare uno accanto, anzi, di fronte all’altro, cioè, come un vuoto pieno di rispetto! Un “TRA”, un luogo che lascia esistere entrambi e consente di conoscere perché ognuno può vedere bene l’altro. La relazione dunque è come un terzo soggetto che separando aiuta a non con-fondersi, a non calpestarsi, a non offendersi dando per scontato persino chi e come si è…

delimita e nello stesso tempo consente e apre alla conoscenza. Anche se il virus ci continua ad insegnare a stare lontani per prudenza, approfittiamocene per imparare a mettere in tutte le nostre relazioni quella distanza necessaria a conoscere meglio! Forse è anche per favorire questo che abbiamo pensato di lanciare una “gara di emozioni”: una piccola palestra di attenzione alla realtà del quotidiano che ci circonda, un gioco che può avere la forza - quando meno ce lo aspettiamo - di portare lo stupore nella vita di tutti giorni, non più data per scontata. Forza, che aspettate a giocare con noi?

Così, forse l’apparenza, la superficialità, si può superare stando attenti alla relazione, imparando a non invadere quell’area di rispetto che

a cura della Redazione

Mi sono alzata dalla scrivania e lo sguardo mi è caduto su una specie di triangolino di carta bianca, per cui mi sono chinata a prenderlo per buttarlo. Ma come mi sono avvicinata si è spostato. “Caspita! Che cos’è questa cosa che si muove?”. Delicatamente l’ho raccolto da terra e lui si è subito arrampicato sul dorso della mia mano: “Una farfallina bianca!”. Niente di strano, certo, e ho subito pensato di farla volare fuori. Ma non ne voleva sapere di lasciare il dorso della mia mano e volare fuori nonostante gli alberi fioriti, il sole, il tepore. Sto lì un po’ in attesa di una sua mossa e poi con abilità mi allungo per afferrare il cellulare sul tavolo a un metro dalla finestra. Fotografo così la mia mano …

Non se ne vuole proprio andare e così continuo a immortalarla da più vicino che posso, così, tanto per fare qualcosa. Finalmente si lascia depositare sulla fogliolina di una pianta di rose e rientro in casa per continuare il mio lavoro al pc. Più tardi riprendo il cellulare, guardo cosa avevo scattato e… vivo un ”incontro ravvicinato del terzo tipo”…

Né comune, né banale ma straordinario essere con- vivente. Che lezione mi ha dato! Quante volte ci troviamo di fronte a delle meraviglie e non ce ne rendiamo conto, peggio, non le vediamo proprio. D’ora in poi starò attenta, d’ora in poi mi lascerò prendere dalla curiosità, e travolgere dallo stupore.

Non ricordo quanto tempo sono stata a osservare questo capolavoro dallo sguardo intenso, la cui mente forse si chiedeva che animale fossi io… Capisco all’improvviso che avevo incontrato una meraviglia e non lo sapevo, che non l’avevo riconosciuta perché mi ero affidata a una stupida superficialità che me la mostrava come una comune, banale farfallina.

di Lisetta

Laura Tangorra Sua Maestà la TV

Luigi Picheca MIRACOLI dal cielo

a pagina 4

a pagina 6

Quanto poco sappiamo del nostro meraviglioso mondo!

Claudio A.F. Messa SOGNI & PENSIERI a pagina 6


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Aprile 2021

SENTIRE

Ri-leggere è come ri-pensare, ri-passare attraverso le proprie esperienze a caccia di ciò che non c'è più, oppure che ci

La SLA non può togliermi dal cuore l’amore per la campagna

L

a mia vita è trascorsa a Milano per circa 40 anni e per 23 nel mio paese di nascita, dove una volta all'anno sono sempre ritornato, anche dopo la morte dei miei

genitori. La mia casa è isolata dal paese e circondata da una splendida campagna: c'è di tutto alberi di nocciole, noci, fichi, mele, pera, ciliegie, ma quello che ricordo volentieri è il profumo dell'erba appena tagliata, un odore gradevole, piacevole, come se parlasse per dire che è arrivata “la primavera”, sensazioni che difficilmente si possono provare in città, come il fiorire del ciliegio che annuncia l'arrivo della bella stagione, Questa malattia ha portato via tutti i miei sogni dal cassetto, volevo da pensionato provare a mettere in pratica quello che ho imparato dai miei genitori, come seminare patate, pomodori, eccetera, ovviamente non per vivere di questo lavoro, ma solo per la soddisfazione personale. Mi ricordo la gioia di mio padre quando la patata, grazie alla buona stagione, molta

piovosa, diventava molto grande: ogni anno era di grandezza variabile a seconda della buona o brutta stagione. Questa è una soddisfazione che purtroppo la SLA mi porta via. Anche se la vita di città offre tante cose come divertimenti e guadagno facile, l'aumento annuale di stipendio, ferie pagate, soldi fissi a fine mese… la campagna è sempre rimasta nella mia vita. Nei miei sogni ci sono tutti i lavori di campagna, quello che avrei fatto senza questa maledetta malattia. Innanzitutto mi sarei occupato del recupero dell'acqua piovana, in modo da avere sempre acqua indipendentemente dalla buona o cattiva stagione, perché l'acqua è indispensabile per tutte le piante. Poi avrei rifatto il vigneto, seminato e piantato tutti i sapori indispensabili per la cucina, e avrei incrementato o sostituito tutti gli alberi da frutta, Tutte cose queste che purtroppo rimangono nel cuore e che la SLA non potrà mai portarmi via.

di Angelo Fardello

CHE BELLO SAREBBE TORNARE A SCUOLA DA GRANDI

e riassaporare alcune pagine lette quando si stava nei banchi. Tutti noi abbiamo dovuto leggere qualche libro a scuola, spesso con poca voglia e con lo spauracchio di doverne fare un riassunto, un tema o subire una interrogazione. Questo ci ha fatto odiare certe opere che magari, lette liberamente e con la tranquillità di un'altra età, possono rivelarsi interessanti e belle. Proviamo a rileggere insieme la prima pagina del famosissimo romanzo, scommetto che qualcuno se la ricorderà.

di Luigi Picheca


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Aprile 2021

SAPERE

L'uso della metafora apre sentieri, crea emozioni, mette in viaggio... rende pensatori, poeti della vita...

DELLA SERIE..."Sorridi!" GLI INDOVINELLI DI PIPPO SE VUOI FARCI RIDERE UN PO’ ANCHE TU, MANDACI I TUOI INDOVINELLI!

SI PUO’ IMPARARE DA UNA MATITA?

I

Le fiabe insegnano a crescere

l nipotino sta osservando la nonna mentre scrive una lettera.

quando lo riconosci e accetti con umiltà la sua correzione.

Dopo un po’, preso dalla curiosità, le domanda: “Nonna , stai scrivendo una storia che riguarda noi? Che magari parla di me?”. La nonna lo guarda per un attimo e sospendendo la scrittura risponde: “Si, è vero, sto parlando anche di te! Vedi, Marcellino, a volte quello che è importante più delle parole è la matita con la quale si scrive…”

LA QUALITÀ NUMERO 4. Ciò che è veramente importante della matita non è tanto il legno che la ricopre o la sua forma, no Marcellino mio caro, è la graffite, la mina che c’è al suo interno che è fondamentale.

“Ma nonna, perché è così importante?”

Perché il calendario e sempre triste? Perché ha i giorni contati … Perché un tacchino non gioca mai a carte? Perché ha paura di essere spennato Come si chiama l’oca più intelligente del mondo? ocapito Qual è il colmo per un pompiere? Sposarsi con una vecchia fiamma La proposta indecente di un polipo alla femmina? Facciamo le polpette… Un tale è morto per avere mangiato una mozzarella! Non ci credere , è tutta una bufala! Comandante, corra corra che ci hanno rubato la volante! Hai visto chi era? No, ma ho preso la targa! Cantiere stradale a New York. Un cittadino incuriosito chiede agli operai: "Scusate, perché fate la segnaletica stradale gialla è non bianca?" Perché così non passano gli elefanti, rispondono. "Ma se non ci sono mai stati gli elefanti a new York!" E gli operai dicono fra loro: "Hai visto che funziona?!"

“Appena sarai più grande, quando fra poco tempo inizierai la scuola, la userai anche tu…” Incuriosito, il nipotino guarda la matita che la nonna trova così interessante, ma non ci vede nulla di speciale o strano: era uguale a tutte le matite che aveva visto finora nella sua vita... “Vedi, Marcellino - dice la nonna - questa matita possiede 5 qualità diverse” “Davvero? - risponde il nipotino sgranando gli occhi - E dimmi, dimmi, nonnina, quali sono” “Mettiti a sedere e non aver fretta che ora te li racconto uno ad uno... e se riuscirai a trasportarli nella tua esistenza , sarai sempre una persona in pace con te stesso e con gli altri! LA QUALITÀ NUMERO 1 della matita. Con questa prima qualità puoi fare davvero grandi cose, ma non ti dimenticare mai che, come la mia mano guida la matita (vedi?) esiste una mano, quella di Dio, che guida i tuoi passi, nello stesso tempo ti lascia libero di fare. Questo non vuol dire che puoi fare tutto ciò che più ti piace o avresti voglia di fare. Diventerai una persona libera soltanto quando saprai scegliere ciò che è bene per te e per gli altri... LA QUALITÀ NUMERO 2 è questa. Di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura e prendere il temperino: è un’azione che provoca una certa sofferenza alla matita, ma alla fine rimane più appuntita e la tua scrittura è più precisa e bella. Ecco perché devi imparare a sopportare alcuni dolori che incontrerai nella vita, che ti serviranno a diventare un uomo migliore. LA QUALITÀ NUMERO 3 sta nel fatto che con la matita possiamo usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato, così come nella vita possiamo correggere un’azione o un comportamento errato. Le nostre debolezze, le fragilità del nostro carattere non permettono di essere infallibili, ma per fortuna qualsiasi errore può essere per sempre cancellato dalla gomma, così come dall’amore di Dio,

“Cosa? Vuoi dire che c’è una bomba dentro la matita??” “Ma no, Marcellino, la mina della matita non è una bomba!" “Ho visto con la mamma un film di guerra in cui un camion pieno di soldati è passato sopra le mine e saltando in aria sono morti tutti! Ti giuro nonnina e vero !” “Marcellino, quante volte ti do detto che non si deve giurare per queste cose! Comunque ti credo ma vedi, piccolo mio, quelle erano mine diverse, mine che purtroppo i cattivi fanno per le guerre, per fare morire le persone…” “E allora perché la polizia non li arresta?” “Beh, poi quando sarai più grande capirai da solo, amore mio” ... “Allora, dove eravamo arrivati? Ah sì, devi sapere che, come nella matita, anche in noi non c’è solo una parte esterna visibile (di cui ci preoccupiamo sempre troppo per vedere se gli altri ci accettano o ci respingono), ma anche una parte interna invisibile! Perciò, ricordati di stare sempre attento a ciò che c’è nel tuo cuore, perché la cosa più importante è dentro di te, è in te che sta il vero tesoro e ciò che ti aiuta a fare le scelte giuste. Ed eccoci arrivati alla QUALITÀ NUMERO 5, l’ultima. “Devi sapere che, quando scrive, la matita lascia sempre un segno sul foglio; anche tu, attraverso quello che farai di bello o di brutto lascerai un segno, una traccia di te che inciderà su quelli che incontrerai. Ricordati che sarai un esempio per gli altri e che siamo come un libro aperto che tutti possono leggere... Queste cinque qualità che la nonna attribuisce alla matita, attraverso questo piccolo racconto, sono qualità indipendenti che si completano a vicenda: ognuna non può stare senza le altre. Riflettiamo. Questa fiaba non è un semplice raccontino, ma una lezione di vita per tutti, non solo per Marcellino.

di Pippo Musso


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Aprile 2021

SCRIVERE

C'è differenza fra vedere e guardare...

SUA MAESTÀ, LA TV Per salvarsi: occhio critico e telecomando!

di Laura Tangorra

M

artina è partita per l'India nell'estate del 2018, con u n’a s s o c i a z i o n e che organizza viaggi di gruppo accompagnati da una guida locale. Una sera sono andati tutti al cinema a vedere un film di Hollywood. Mentre il pubblico indiano faceva commenti a voce alta rivolgendosi allo schermo, Martina, per quanto divertita e incuriosita, continuava a pensare a quella strana pubblicità trasmessa prima del film: nello spot un uomo, rivolgendosi al pubblico maschile diceva “Non comprare le sigarette, compra gli assorbenti igienici a tua moglie”. La guida le spiegò la difficile situazione che le donne indiane devono sopportare durante i giorni delle mestruazioni, a causa della presenza di un tabù estremamente radicato. Nei villaggi sono costrette a rimanere in un luogo separato dal resto della famiglia, soprattutto dagli uomini, e per le scarse disponibilità economiche le donne indiane, al posto degli assorbenti (che comunque avrebbero vergogna di acquistare) utilizzano qualunque cosa disponibile: foglie, stracci umidi o sporchi, pezze di cotone imbottite di cenere, e di

conseguenza si ammalano di pericolose infezioni urinarie che possono essere anche letali. Da quel momento, Martina si è molto interessata al tabù legato alle mestruazioni, radicato anche nella nostra cultura occidentale seppure in modo meno evidente, tanto da sceglierlo come argomento della sua tesi. Essendo una laurea in design della comunicazione, ha scelto di indagare in che modo la pubblicità televisiva e quella dei social network sono responsabili della persistenza di questo tabù. Leggere la sua tesi mi ha aperto un mondo. Ho scoperto che ogni elemento di una pubblicità, ogni inquadratura, ogni sguardo, ogni colore, ogni singola parola, ha uno scopo preciso, e tutti insieme hanno l'obbiettivo di convincere chi guarda, che non può fare a meno di quel prodotto. Tutto questo, in un modo quasi subdolo. Facendo riferimento a prodotti che la tesi definisce innominabili, come gli assorbenti, il messaggio è chiaro: mostrando donne dinamiche, spigliate, con abiti chiari e aderenti, lo spot mostra la donna che la società vuole vedere in noi, senza mai dire esplicitamente che la donna, anche "in quei giorni" non deve mostrare il dolore, non deve macchiarsi, e deve nascondere l'assorbente in modo che

nessuno sappia. La tattica della pubblicità è un po' sempre questa. Con le parole comunica qualcosa, e con le immagini trasmette il resto del messaggio, in modo subdolo. E non è poco, se si pensa che in media su 60 minuti di trasmissione, in media 15 minuti sono dedicati alla pubblicità. Ma è solo la pubblicità a influenzare la nostra vita, mostrandoci il modo in cui la società ci vuole? Non credo: tutti i programmi televisivi che ci vengono proposti ci influenzano, in modo più profondo di quanto immaginiamo. Martina nella tesi sottolinea che fin da bambini siamo sottoposti a una sorta di indottrinamento, che influenza la nostra mentalità giorno dopo giorno. I valori su cui è fondato il messaggio televisivo sono estremamente superficiali, i modelli che propone sono quelli di bellezza, giovinezza, efficienza, fisico perfetto, macchina bella... E se non rispondi a questi requisiti, sei uno sfigato. Quello che non ci viene detto, se non di rado, è che una persona è degna anche se non è così, se non è bella, ricca, efficiente. Anche se fa una vita semplice e riservata, anche se non può permettersi vacanze o cene al ristorante, anche se non porta abiti firmati. Anche se è come me...

Il mio mondo SLA, il nostro mondo ne è ovviamente tagliato fuori completamente. Tranne rare eccezioni, di noi e di tutte le persone affette da malattie invalidanti, in TV si parla solo facendo riferimento al nostro diritto di morire, e il messaggio che passa è che piuttosto che vivere così, è meglio morire. Ma non è che questa cosa mi offenda o mi sconvolga: io me ne frego perché dopo tanti anni ho accettato la mia condizione, ma forse non è così per tutti. Diventa quindi importante guardare ogni trasmissione televisiva con occhio attento, per non lasciare che le immagini ci entrino dentro senza ostacoli, senza filtri. Questa è una delle due armi a nostra disposizione: guardare i programmi televisivi con occhio critico, sempre. E poi c'è l'altra: il telecomando. Perché siamo noi a scegliere tra le tante proposte della TV, e qualche volta la scelta migliore è proprio quella di spegnere.

SCRIVERE L’AMORE PER LA VITA Concorso di scrittura 2021 "RACCONTI FAMILIARI & SANITARI"

• Racconta la tua esperienza accanto alla persona che ami e che curi... • Racconta i tuoi segreti, i timori, le gioie, i successi e gli insuccessi, le lotte e le scoperte… • Racconta quei piccoli episodi quotidiani che sanno portare il sorriso, lascia che scriva il cuore… • Racconta come trovi e trasmetti la forza e la fiducia, come attingi alla speranza e la infondi… • Racconta l’Amore per la vita!


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Aprile 2021

ESISTERE

La vita è fatta di tante storie.

CI SONO “NONNI” DAVVERO INSOPPORTABILI Piccoli ricordi militari, grandi lezioni di vita

N cittadina Toscana.

egli anni settanta ho dovuto lasciare la famiglia per servire lo Stato: ho iniziato allora il mio servizio militare, in una bella e storica

Ricordo che ero appena arrivato in caserma e mi stavano facendo visitare la camerata per assegnare i posti branda e l’armadietto agli ultimi arrivati. Armadietto in cui misi dentro le poche cose che noi reclute ci eravamo portati da casa. Poi è stato subito il momento del barbiere che ci ha rasato, anzi, tosato come pecore! Intanto, i “vecchi” commilitoni - cosiddetti nonni, per la loro anzianità di naia - ricordo che, approfittando proprio del fatto che per andare dal barbiere ci eravamo dovuti allontanare dalla camerata, non ci diedero neanche il tempo di arrivare che ci fecero la sorpresa di “benvenuto” rovistando nei nostri zainetti e facendo razzia di tutto quello che riuscirono a trovare. In più nascosero le cose qua e là nei posti più impensati per non essere scoperti in caso di improvvisa ispezione. Certo che ci rimasi male per la stecca di sigarette che mi aveva regalato con tanta gioia e amore la mia ragazza prima di partire e che questi nonni del kaiser mi avevano fregato, facendomi pure intravvedere durante la giornata il pacchetto di Marlboro che spuntava dal loro taschino. Mi sentii proprio preso per i fondelli, non ci voleva proprio niente per capire che erano gli artefici del furto, eppure stavano lì a farsi guardare sfacciatamente a fumare le MIE sigarette! Ma non è ancora finita. Mi hanno pure svegliato in piena notte con un gelido gavettone! Ahhh!! Stavo per dire “brutti bastardi!” mentre facevano finta di dormire, schiattando dalle risate sotto le coperte senza farsi sentire. Ricordo che non gliela volevo proprio dare vinta e senza arrendermi, più testardo di un mulo, continuai a ribellarmi anche il giorno dopo… perché non conoscevo ancora la “legge militare”… Non sapevo che ai nonni non ci si può ribellare perché, anche se lo fai, il nonnismo non si può fermare,

LA MIA PRIMA GUARDIA E’ STATA ALLE “ANIME IN PENA” Dei primi mesi del servizio militare voglio raccontare anche un altro episodio. Si tratta della mia prima guardia, in una vecchia caserma dove si tenevano i mezzi militari. Ricordo che cominciai a montare la guardia a mezzanotte e che dovevo finire

alle due ed ero in compagnia soltanto del fruscio delle secche foglie autunnali. Inizio – avanti e indietro - a fare la prima parte del mio percorso, mentre il silenzio della notte invitava a pensare a questo e a quello… A passo di guardia arrivo nei pressi della porta carraia di una vecchia chiesetta oramai chiusa da anni perché mezza diroccata: si doveva per forza passare sotto una finestra. Proprio mentre stavo passando di lì, sento dei lamenti uscire dall’inferriata e pensai che fossero dei gatti in calore. Per un attimo mi soffermai ad ascoltare, finché ad un certo momento sentii tremare le gambe: mi accorsi con sorpresa che quei lamenti non provenivano dai gatti in calore, bensì da anime in pena! Pietrificato dalla paura non riuscivo più a camminare... Oddio! Oddio! mi dicevo battendo i denti dal terrore al punto da stare per svenire... Oh Madonna! Oh Madonna mia! Fa’ che queste ore di guardia volino via velocemente...! Mentre cercavo di prendere coraggio, mi allontanai di corsa... “Che paura! che paura!” mi dicevo cercando di non pensare che al cambio della guardia mancavano ancora tre quarti d’ora.. Finalmente vidi arrivare da lontano il cambio-guardia, tirai un sospiro di sollievo e maliziosamente pensai di dirgli:

“Eh, caro mio, per un pelo io l’ho scansata, ma adesso te la farai sotto tu passando sotto la finestra...”! di Pippo Musso

pr

A volte non si vorrebbero fare le brutte esperienze, ma poi col tempo si capisce che sono indimenticabili e insostituibili lezioni della vita.

Luigi vince SEMPRE

C

di Stefano Galbiati onosco Luigi dal lontano 2008. Ai tempi ero l’educatore di riferimento del nucleo “sorgente”. Non avevo ancora avuto l’opportunità di lavorare direttamente con un malato di SLA pur conoscendo molto bene la patologia. Il nostro incontro fu quindi per me una sorta di battesimo, un’esperienza molto forte. Quando si immaginano le malattie senza avere di fronte il malato si fanno pensieri profondamente angoscianti. Mi sentivo inoltre molto impreparato professionalmente. Che tipo di lavoro può impostare un educatore con un malato di SLA? Come mi sarei dovuto relazionare? Che tipo di pensieri può avere una persona affetta da una patologia così terribile? Per fortuna il mio lavoro non si concentra sulle patologie ma sulla persona. Non incontrai quindi un malato ma incontrai Luigi. E fu bellissimo. Feci subito esperienza della sua ironia. Un’ironia che ti mette subito a tuo agio perché hai sempre timore di incontrare un sofferente che ti pone domande scomode. Un’ironia che ti parla del desiderio di vivere e che non si arrende ad un destino beffardo. Quando arrivò da noi, non aveva ancora la ventilazione meccanica e ricordo bene il timbro della sua voce. Andai a conoscerlo per la prima volta nella sua stanza. C’erano anche altri operatori. Al termine del nostro colloquio gli dissi che sarei tornato in giornata per salutarlo. Mi rispose: “vai pure, ti aspetto, stai certo che da qui non mi muovo!”. Scoppiammo tutti a ridere. Con una battuta ci aveva già comunicato che la SLA non gli avrebbe impedito di vivere e nemmeno di scherzare. Ricordo poi le passeggiate in giardino e i suoi sorrisi durante la partecipazione alle attività di animazione rivolte agli anziani dell’RSA. E ricordo con profondo rispetto anche qualche momento di fragilità con qualche lacrima nei momenti di sconforto. In quei momenti mi ha insegnato che l’educatore non è un mestiere in cui “si fa” ma è un mestiere in cui “si è”. Lo spostamento in un nucleo diverso e poi in una struttura diversa ha separato le nostre strade fino al 2019 quando sono venuto a lavorare in RSD. Il Luigi che incontrai allora è quello che conosciamo oggi. Un Luigi che si porta alle spalle 13 anni di San Pietro e almeno altrettanti anni di SLA.

Come vedo Luigi oggi? Se lo dovessi definire con una parola direi che è un tipo “tosto”, esattamente come la sua squadra del cuore, la Juventus. Si può fare esperienza di questa sua forza quando gli si propone qualcosa di nuovo o un cambiamento. Quando entri nella sua stanza con questo intento, sembra di entrare allo “Juventus Stadium”. Non tanto per i colori bianconeri, presenti ovunque, ma perché sei consapevole che alla fine la partita la vince quasi sempre lui. La tua proposta, infatti, la accetterà solo se gli va bene o se si seguiranno le sue indicazioni nel metterla in pratica. Si potrebbe confondere questo atteggiamento come una sorta di cocciutaggine. No, non è così. Luigi ha una lucidità perfetta e un pensiero razionale che la malattia non ha mai intaccato. E’, come tutti noi, una persona che ha il sacrosanto desiderio di autodeterminarsi. E lo fa con una forza di volontà fuori dal comune. Se lo si guarda in questa prospettiva non si può che provare profonda ammirazione. Certo, non è sempre facile lavorare con una persona così determinata. Molti operatori “alle prime armi” spesso, preferiscono passare oltre la sua stanza. Luigi non te ne fa scappare una e non ha peli sulla lingua per dirti se stai sbagliando. Ma come tutti i professori severi… sono loro ad insegnarti veramente qualcosa e di loro ti ricorderai sempre. E’ persino divertente, vedere come anche certe rigide procedure mediche siano state adattate al suo volere. Certe “manovre” devono essere fatte come dice lui, non come dicono le procedure. E come dargli torto… il suo corpo lo conosce meglio di chiunque altro. E soprattutto, dopo tanti anni di malattia e di permanenza nella nostra struttura, forse davvero può insegnare qualcosa a tutti noi che “abbiamo studiato”. Certe espressioni degli occhi e il suo sorriso sornione sono il preludio di una battuta a una certa situazione o a una certa persona. Così ora ho nella mente il suo volto e me lo immagino, con quella voce di cui ho nitido il ricordo, mentre canta per noi la recente canzone di Vasco Rossi: “Eh già”. “Eh già Sembrava la fine del mondo Ma sono ancora qua Ci vuole abilità Eh, già Il freddo quando arriva poi va via Il tempo di inventarsi un'altra diavoleria”


6

Aprile 2021

A volte, quando meno ce lo aspettiamo, incontriamo noi stessi e ci conosciamo un po' di più...

SOGNI & PENSIERI

pr

I sogni forse sono una rivincita, una seconda occasione Quando sogno me stesso, quasi sempre non sono più ammalato. Sogno di andare alle olimpiadi e di vincere i 400 metri, i 200 metri, i 400 a ostacoli e ovviamente i 100 metri, probabilmente perché l’atletica leggera è lo sport che ho fatto per 10 anni. Sogno anche di fare l’astronauta e di andare su Marte, poi in guerra e poi ancora all’università…E quando mi sveglio sono a letto con la SLA. È vero, ero un atleta e il mio fisico era libero di muoversi, però, mi sono reso conto che la mobilità forse non appartiene solo al mio corpo, ma anche alla mente che mi consente di spaziare ovunque, ad esempio, quando libero la fantasia per scrivere i miei racconti di fantascienza… In questo modo mi sento ancora un “atleta” anche se sono costretto a stare fermo… E se permetto alla mia mente di andare a tante velocità, di muoversi e spaziare… ecco che non mi sento ammalato…. Qualcuno dentro di me sembra che dica: “Vai, Claudio, non smettere di correre!” Non so che persona sono, se buona, altruista, generosa, coraggiosa o cattiva… Forse tutte queste insieme. Non so neppure perché spesso sogno di andare in guerra. Guardo tanti film di questo genere: la guerra d’indipendenza Americana, la prima guerra mondiale, chiamata anche LA GRANDE GUERRA, la seconda guerra mondiale, la guerra di Corea, il Vietnam e ovviamente la guerra in Iraq…

Ho comprato molti ebook di tutte le guerre citate, perché cerco a tutti i costi di capire per quale motivo sono iniziate. La guerra è terribile, perché l’uomo fa cose orrende al nemico. Forse si sogna la guerra perché magari si è arrabbiati o perché in realtà non ci si sente abbastanza coraggiosi per parteciparvi. Non so. A militare ero nei paracadutisti, ma non mi sono mai lanciato. Di questo mi pentirò per sempre. Credo che il sogno sia come una rivincita o una seconda occasione che ci si concede… Forse la guerra a cui penso è quella che faccio ogni momento contro la SLA, il “nemico” di cui cerco giustamente di conoscere l’origine, il perché di questo attacco alla mia vita, al mio mondo… Me lo chiedo ormai da diciassette anni, senza ancora riuscire a “fare la pace”. È per questo che forse, nel tentativo di sconfiggere la SLA, ho come bisogno di attivarmi per cercare di conoscere e capire le cause che hanno scatenato la mia malattia! Attraverso i miei sogni, di guerra in guerra, capisco che forse nella vita non bisogna mai stancarsi di combattere e non serve a niente rimpiangere il passato.

PAUSA DI RIFLESSIONE

A volte i sogni sono proprio sogni, ma anche il modo con cui ci parliamo, ci conosciamo, ritroviamo paure inascoltate e forze dimenticate: solo così possiamo prenderci cura delle parti sofferenti e non disperdere il patrimonio di capacità dimenticato. Anche se non corriamo più come un tempo.

Anche se non mi sono lanciato con il paracadute, mi rendo conto che da anni faccio incredibili “voli” che richiedono molto più coraggio di quel lancio.

di Claudio A.F. Messa

MIRACOLI dal cielo

D

io esiste? È una questione amletica che ci pone davanti a una scelta: credere o non credere.

Questo film racconta la storia vera di una famiglia americana, la famiglia Beam, composta da padre, madre e tre figlie. Una famiglia media che non ha problemi economici, fino a quando non si ammala la figlia Annabel di una malattia rara che trascina nel dramma tutti. È la mamma, Christy, che non si arrende alle perplessità dei primi medici che interpella, diagnosi che non risolvono nulla, mentre la bambina si aggrava e i dolori addominali diventano insopportabili. Così, come purtroppo capita spesso, è la disperazione e il rumore di Christy che porta ad una risposta più precisa, ma anche più struggente. Non c'è una cura per Annabel! C'è una ultima possibilità, e le viene fatto il nome di uno specialista di una città lontano da casa. Una madre che vede morire una figlia tra dolori atroci non si arrende fino all'ultimo respiro e parte in aereo verso

Non solo un film da vedere

quella città, verso quell'ospedale dove lavora il dottor Nurko, lo specialista in cui ripone la sua speranza. Dopo il ricovero in ospedale della bambina e dopo aver fatto una serie di esami accurati, la diagnosi finale toglie anche l'ultima speranza, per Annabel non c'è nulla da fare. Questa prospettiva getta nella depressione Christy e la sua fede in Dio comincia a vacillare, come succede in molti casi quando ci si ammala e le aspettative di vita si riducono drasticamente. Ci si chiede perché, ci si arrabbia col mondo e ce la si prende soprattutto con Dio perché si ritiene che ci stia infliggendo una punizione eccessiva. Però poi questa rabbia passa e si cerca rifugio, serenità e speranza proprio nella preghiera e nella comunità, perché è lì che la nostra anima trova ristoro e pace.

La vera forza per chi è ammalato, per chi ha qualche imperfezione, per chi si sente diverso e sfortunato non sta nella rassegnazione,

ma sta nella piena accettazione di ciò che ha! È da lì che si riparte. E anche Christy, tornata a casa con Annabel, trova la sua tranquillità tornando nella sua chiesa. Ma un giorno Annabel si arrampica su un albero morto e per gioco cade nel suo tronco ormai cavo. Tratta in salvo, dopo un difficoltoso intervento dei vigili del fuoco, viene portata in ospedale, dove, fatti gli opportuni accertamenti, la bambina risulta guarita. Dopo qualche giorno Annabel racconta ai genitori di essere stata in Paradiso e di aver parlato con Dio, che poi le ha detto di tornare a casa perché non avrebbe più sofferto. È un miracolo? Non si sa, ma certi miracoli accadono. Non togliete a nessuno questa speranza, pur rara, ma che permette di vivere serenamente gli anni, più o meno lunghi, che li, ci, separano dal nostro passaggio finale. Quando anch'io ho avuto il blocco respiratorio, per la Sla, ho ricevuto il mio piccolo, o forse grande miracolo. Era un giorno di fine luglio e faceva caldo. Non

mi andava di alzarmi perché mi sentivo fiacco. All'ultimo momento ho voluto alzarmi perché respiravo a fatica in stanza mentre nel corridoio, grazie all'aria condizionata, respiravo meglio. Dopo circa un'ora ho cominciato a respirare con difficoltà, sentivo che mi mancava ossigeno e che non avrei resistito per molto. La gente mi passava accanto e mi salutava senza rendersi conto della mia situazione, ma a un tratto ecco che arriva il direttore sanitario, il dottor Giunco. Si ferma per salutarmi e si accorge della mia agitazione. Nemmeno il tempo di prendere la tabella con la quale comunico, uno dei pochi che la sapeva leggere a quei tempi, e gli dico che non riesco più a respirare, e poi svengo. La mia vita è stata salvata da una serie di circostanze che hanno del miracoloso, e la mia vita ha potuto continuare, non senza difficoltà, regalandomi gioie e dolori, ma me la tengo ancora ben stretta. LA VITA È MERAVIGLIOSA!!  

di Luigi Picheca


7

Aprile 2021

"La preghiera è il respiro della fede e la sua espressione più propria" Papa Francesco

"INTIMI PENSIERI" di Paolo Marchiori

gioia, mettendosi a disposizione della gioia di tutti…

Noi tutti siamo come gocce di pioggia cadute dal cielo, libere di scegliere il proprio percorso per poter alimentare l’oceano… Non so fino a che punto la mia goccia servirà, ma ci proverò.

Quando incontri una persona che ti chiede aiuto e non sai cosa fare… offrigli il tuo ASCOLTO…

Il vero “amore” parte dal perdono La sofferenza ti aiuta a capire e a comprendere meglio l’amore di Gesù. La sofferenza è amore. Senza di lei, lui non ci sarebbe. Così come il brutto e il bello: esiste uno perché c’è l’altro… La libertà è l’essenza della vita, non averla è come un fiume senza acqua, tutto muore… La tua amicizia è una luce che riveste di gioia e di stupore ogni mio giorno (anonimo). Solo con la sincerità del cuore si può raggiungere l’impossibile. La felicità sta nel cercare la propria

La vita diventa un dono quando ne fai un dono, trasformando il tuo vivere in un’opportunità per servirla, amandola. Sorridi sempre alla vita, anche quando piangi, trasforma le tue lacrime in lacrime di gioia e tutte le cose avranno colori diversi… Oggi è un giorno speciale, perché non posso parlare, non posso mangiare, non posso muovermi, non posso respirare senza il ventilatore, ma sono ancora vivo e posso ridere, posso piangere, posso emozionarmi, si emozionarmi perché ho un cuore che batte, capace ancora di amare, si proprio di amare e di essere amato, perché solo quando ami ti senti vivo ed ogni giorno diventa SPECIALE. I progetti del bene non hanno tempo, ma si realizzano sempre.

GARA DI EMOZIONI

PREGHIERA A MARIA Maria nostra Madre Celeste, Eccomi, sono qui… Mi affido completamente a te, Metto la mia vita nelle tue mani, Accoglimi nel tuo cuore Immacolato, Proteggimi da tutte le mie fragilità, Salvami dalle spine del cuore, Guidami affinché io possa vedere quella luce quotidiana : Per non oscurare la mia Fede, Per non perdere mai la Speranza Quando sono affranto e sfiduciato, Quando sale lo sconforto, Quando dico basta, non ce la faccio più, Quando il dolore interiore e fisico aumentano O Maria, non permettere mai, che io possa cadere nel buio. Non permettere mai che mi allontani da te.

Se durante la tua giornata qualcosa ti colpisce, attira la tua attenzione in modo particolare e non sai neppure perché, scatta subito una foto, portala a casa e quando sei tranquillo riguardala. Ripensa a quel momento e racconta “Cosa mi è successo oggi”. Pubblicheremo la foto e il tuo commento e creeremo una grande raccolta di immagini e pensieri per dare profondità a tutti gli istanti della nostra vita.

Io confido in te e nell'amore di tuo figlio Gesù. Perché lo amo sempre, anche nel dolore… Grazie Maria, Tu sei la mia guida, Lui è la mia Speranza…

scriveresistere@cooplameridiana.it

scriviconnoi

Diventiamo un coro di voci che raccontano la vita

di Paolo Marchiori

Scrivi un tuo pensiero-dono a scriveresistere@cooplameridiana.it


8

Aprile 2021

L’incontro con La Meridiana è una storia di...

tenerezza

amicizia

abbracci

innovazione Il tuo incontro con La Meridiana è... UN DONO!

La Meridiana è una onlus che da 45 anni si occupa di Anziani, Alzheimer, SLA Sostieni le nostre iniziative con un semplice gesto: LA TUA FIRMA! Oppure fai una donazione a La Meridiana Scs IBAN IT87N0521601630000000003717

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ScriverEsistere Magazine n4-2021  

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