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Novembre 2020 ANNO 1 - N° 12

La Meridiana Due Società Cooperativa Sociale Viale Cesare Battisti 86 20900, Monza (MB)

"il magazine di chi scrive con gli occhi"

C'è aria di Natal Per fare festa basta ospitare l’amore

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i ricordo che quando ero bambino, anche se la miseria non si scrollava mai di dosso, noi figli eravamo felici con la nostra Famiglia. Non avevamo neanche un pallone bucato per poter giocare, ma la vita era bella lo stesso. Ricordo che per giocare mia sorella maggiore, con qualche pezza avanzata - ma molta abilità- si creava delle bamboline colorate che, tutto sommato , non erano meno belle di quelle che vendevano fuori! Io invece avevo il compito di andare ad alleggerire le piante dai loro frutti, con un lungo bastone di legno che aveva sull’estremità della punta un bel gancio. Mi divertivo un sacco a rubare quei grossi limoni che sporgevano sulla strada da quella grande muraglia che proteggeva il maestoso giardino di fronte a casa mia. Era per questo che nella nostra vecchia casa non mancavano mai limoni e arance! Tornando alle speranze di ricevere qualche regalino, noi bambini sapevamo

che non li avremmo mai avuti, però, non smettevamo mai di fantasticare…. Si aspettava giusto il natale per poter almeno sognare, purtroppo, essendo la nostra una famiglia numerosa con poche finanze, sapevamo in anticipo che quei regali ce li potevamo proprio scordare. E poi, prima di qualsiasi regalo c’era la biciclette di mio padre da riparare, le cui ruote erano diventate ovali e quando la montava sembrava fosse più sulle montagne russe che in bicicletta! Noi bambini sapevamo che le necessità venivano prima di tutto, per cui ci si accontentava anche di un semplice panettone Motta o Alemagna, che a quel tempo erano le migliori marche sul mercato. Non conoscendo cosa sono le pretese, eravamo felici con poco! Se ogni tanto avanzava un po’ di farina, mia madre con molto amore (ma con poca dimestichezza) ci preparava quello che secondo lei dovevano essere biscotti: fatti senza lievito immaginate un po’ voi come potevano essere teneri... Ma piuttosto che

niente, andavano bene anche cosi! Quando qualche nostro parente che abitava vicino a noi veniva e assaggiava quei biscotti inzuppandoli in un buon bicchiere di vino, si complimentava con mia madre dicendo che erano una squisitezza e la esaltava, così qualche giorno dopo li rifaceva nello stesso modo… Menomale che io li ammorbidivo con il latte quando li mangiavo, se no… poveri denti, amici miei! La cosa che più mi piaceva era quando mamma cucinava il pesce, cotto in una frittura di cipolle e aceto: la casa si riempiva del profumo dell’allegria! Insieme a una bella teglia di lasagne, cari amici, vi assicuro che anche senza regali, in compagnia di un buon bicchiere di vino, passavamo proprio un allegro natale. Con questo racconto voglio dire che quando in una famiglia regna l’amore, non c’è ricchezza al mondo che lo possa superare!

Siamo vicini a un Natale che sicuramente verrà ricordato da tutti noi per la sua particolarità. La pandemia da covid 19 ha segnato tristemente il 2020 e lo ha bollato come anno funesto, sicuramente il peggiore anno del dopoguerra. Per fortuna ci sono buone notizie dal mondo e sembrerebbe che siano pronti dei vaccini in grado di debellare questo terribile virus. Purtroppo non lo troveremo sotto l'albero di Natale, nel senso che i tempi non sono ancora maturi per soddisfare le esigenze

del mercato, comunque ci fa sperare in bene. Per questo Natale ci dovremo "accontentare" di trascorrere una giornata in famiglia, come si faceva quando ero piccolo, e non c'era nemmeno il telefono in casa e per fare gli auguri ai parenti bisognava andare per tempo al bar o al telefono pubblico. Era un Natale povero dal punto di vista economico ma era ricco di affetti e di quel calore familiare che costituiva il bene fondamentale di quei tempi. Non erano necessari tanti giocattoli per i bambini, ne bastava uno, quello che si desiderava di più e che

non sempre si poteva ricevere, allora si sperava che arrivasse il prossimo Natale, senza fare tanti capricci perché anche noi bambini eravamo consapevoli delle nostre possibilità familiari. E poi c'era un'altra mentalità. Anche i regalini per la mamma erano quasi sempre rivolti alla praticità e non so quanto li potesse realmente apprezzare ma era il pensiero quello che importava di più. Dopo i preparativi della vigilia ci si sedeva finalmente a tavola dove si consumava il pranzo festoso e allegro. Poi era l'ora della frutta secca e dei dolcissimi datteri, una delizia riservata alle feste di Natale e

capodanno. Infine si apriva il panettone e si stappava lo spumante dolce, e la felicità raggiungeva il culmine. Del resto ci bastava guardare le luci intermittenti dall'albero di Natale e del presepe per essere contenti. Il Gesù bambino del presepe ci ricordava l'importanza della ricorrenza e ci invitava a pregare e a riflettere sul significato della Sua venuta sulla Terra, così come ci stavano insegnando a catechismo. Era una festa semplice e genuina e quando ci penso mi viene tanta nostalgia.

Stefano Galbiati Che bello guardarsi negli occhi

Mimì Asnaghi «Abbiate cura di voi»

Laura Tangorra «Questo strano Natale»

Angelo Fardello La mia vita tra quattro mura

di Pippo Musso

2020 CHE NATALE…senza SARA’? capricci

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di Luigi Picheca

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Novembre 2020

SENTIRE

Gli occhi parlano la lingua dell'anima.

CHE BELLO GUARDARSI NEGLI OCCHI

La mascherina fa incontrare più profondamente Lettera di Stefano Galbiati agli amici con la SLA

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ai come adesso, siamo costretti a guardarci negli occhi. Il volto di tutti è coperto dalle più svariate tipologie di mascherine, dalle economiche chirurgiche alle griffate, da quelle “fai da te” a quelle più professionali. Gli esperti dicono che comunichiamo molto di più con la mimica del volto che con le parole. In effetti, sto notando che faccio più attenzione alle parole dei miei interlocutori visto che parte del loro volto non posso più osservarlo. Per contro, ora che metà del nostro volto è coperto, sto scoprendo la grande capacità comunicativa degli occhi. I nostri amici della SLA in questo momento mi diranno: “soltanto ora ti accorgi di quanto gli occhi comunichino? Ben svegliato Stefano!”. Come darvi torto! E’ proprio vero che non si smette mai di imparare e che, proprio in un periodo così difficile, le possibilità di crescere come persona sono straordinarie. Ho sempre fatto attenzione ai vostri occhi, unica parte del corpo che muovete. Eppure soltanto ora mi accorgo di tante cose a cui si può essere ancora più attenti. Per esempio, sto notando quanto le emozioni possano dilatare o contrarre le pupille come anche far aumentare o diminuire la lubrificazione.

Movimenti frequenti o lenti, le palpebre spalancate o semichiuse, lo sguardo fisso o più discreto; gli esperti avranno sicuramente dato per ogni cosa, una possibile interpretazione a cui non aggiungo altro. Guardare gli occhi di una persona significa guardare il suo “centro”. Spesso siamo invece distratti da tutto il contorno. La nostra mente è curiosa e scruta ogni particolare, anche se effimero. Analizziamo, interpretiamo e categorizziamo in ogni momento. Più informazioni si hanno più diventa difficile cogliere quel “centro”. Non rinuncerei mai a guardare i volti nella loro interezza ma credo che oggi non bisogna lasciarsi sfuggire la possibilità di scoprire cosa significhi guardarsi solo attraverso gli occhi. Lavoro con colleghi assunti dopo marzo e non ho mai visto il loro volto senza mascherina! Eppure sento di averne colto comunque l’essenza. Mi è sempre capitato anche con voi cari amici. Ma adesso ne sono più cosciente. Ancora una volta ho capito che starvi accanto significa avere un contatto umano profondo ed essenziale. Voi non potete esprimere tutte quelle sfumature che fanno parte della comunicazione non verbale. Eppure non vi manca quell’essenza che rende viva e autentica una relazione. La si può trovare nei vostri occhi, parte visibile di quel mondo misterioso e infinito che è lo spirito.

scriveresistere@cooplameridiana.it è l'indirizzo e-mail a cui inviare i tuoi racconti di AMORE PER LA VITA Diventa giornalista di vita!

LAVORARE CON LA SLA RIEMPIE L’ANIMA

È

stato molto difficile scrivere il mio punto di vista sulla SLA, perché ti porta a riflettere su te stesso, sull’operato, sui tuoi sentimenti. Perché vista da fuori la SLA è solo una malattia neurodegenerativa, o meglio conosciuta come la malattia dei calciatori. La SLA è un mondo inesplorato, dove c’è tanta sofferenza, ma tantissima voglia di vita, di normalità. Di cose semplici, come bere un caffè o guardare una partita di calcio. Quando ho visto per la prima volta un malato di SLA la prima cosa che mi ha colpito sono state le mani. Le mani vi chiederete? Si perché quando conosciamo qualcuno la prima

cosa che si fa è quella di stringersi la mano, beh con la SLA non è stato cosi, nessuna stretta di mano. Sinceramente non ho fatto caso al ventilatore o alla tracheo, ma ho guardato le mani, mi sembravano così strane. Ora invece non ci faccio più caso, anzi a volte mi piace giocarci, accarezzarle. All’inizio ho osservato molto i colleghi, volevo capire come dovevo comportarmi , sulle parole e i gesti da usare, ma mi sono resa conto che si comportavano, parlavano come se avessero di fronte un amico di vecchia data, perché si hanno la SLA, non parlano, non si muovono ma la mente c’è, eccome! All’inizio mi sentivo a disagio, mi chiedevo se mai sarei riuscita ad essere d’aiuto e devo dire che con un’immensa pazienza e qualche tirata d’orecchie ora

mi sento d’aiuto. E’ gratificante e ti riempie l’anima lavorare con le SLA. Ti fa crescere, pensare e apprezzare la vita, le piccole cose, i sorrisi e a volte anche le lacrime. Quanto diamo per scontato grattarsi il naso, o sentire il profumo dei fiori o la cosa più semplice come respirare! Una persona molto speciale che non c’è più, un giorno, in un momento di sconforto mi ha detto “Sono stanca, questa non è vita è solo sofferenza; sai che brutto avere una zanzara che ti ronza nell’orecchio e non poterla spostare!? Questa è la SLA, una merda!” Mi sono sentita così piccola, ho faticato a mandare giù le lacrime. Queste parole mi hanno gelato il sangue, non riuscivo a trovare le parole e, per quanto uno si possa sforzare, non ce ne

sono. Queste parole mi hanno segnato, e non è una frase fatta, ma mi ha fatto pensare al dono che ho, la salute! Mi ha fatto pensare a tutte le volte che mi sono lamentata o arrabbiata per cose così stupide e banali. Mi sono resa conto di avere il dono più grande del mondo, posso togliere la zanzara dall’orecchio. Ecco questa malattia ti rovina la vita, forse, di sicuro, però ti insegna ad apprezzarla fino in fondo, anche nei momenti bui nelle giornate no, perché nonostante tutto la zanzara dall’orecchio la puoi ancora togliere. Dovremmo tutti bere un caffè o guardare una partita di calcio con la SLA.

di Antonella Rovelli operatrice


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Novembre 2020

SAPERE

Se riconosciamo il valore della vita quotidiana, è sempre vita.

ABBIATE CURA DI VOI!

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Una certezza fra grandi incertezze

i provo. Voglio provarci. Non voglio abbandonarmi al buio, all’inania, alla fatalità. Voglio dire qualcosa intorno a questo buio che sento in me, intorno a me, e che mi fa sentire malata. Non è una guerra, sebbene si usino espressioni che con la guerra hanno a che fare: coprifuoco, battaglia, arruolare, fronte... Non lo è perché non è frutto della follia umana. E anzi mi consente di provare ancora più orrore per la guerra, proprio perché la guerra è frutto della follia umana. Questo mi consola? No, ma mi aiuta, perché è un pensiero e un pensiero è una ricchezza. “Cogito ergo sum”. Caspita come sono ridotta male se mi devo accontentare di un pensiero così scontato! Non è come a marzo. A marzo, tutti improvvisamente nella stessa melma, avevi voglia di lottare. Speravi in qualcosa di buono, nella ricostruzione, nel ripartire in modo diverso. In fondo c’era una forte aspettativa.

Oggi è dolore puro. Lo senti dovunque, dentro di te, intorno a te. Nessuno escluso. O forse no, qualcuno lo devi escludere: il cretino negazionista, il ricco a prescindere, il fortunato a prescindere, il credente di ferro… Ci sono quelli che riescono a stare fuori dallo stagno ma… si lamentano a

prescindere. Oggi è dolore puro. In tutte le sue forme. E’ paura: del dolore fisico, dell’oggi già povero e del domani ancora di più. E’ ansia: ogni azione è incerta, foriera di preoccupazioni, difficile; cosa evitare? buttarsi a fare che? E’ perdita: di persone, di affetti, di occasioni, di opportunità. E’ lontananza: dai familiari, dagli amici, dal bello, dal creativo, dalle prove, dai luoghi… E’ inadeguatezza: vorresti fare ma non fai, vorresti sapere ma non si sa. E’ solitudine: quella dell’anziano, del degente, del quarantenato… E’ perdita di identità: non è questo, per molti, il così celebrato smart working? E’ impossibilità: ad aiutare, perché fai fatica ad aiutare te stesso. E’ inafferrabilità: dell’essenza delle cose. E’ sfiducia: in molti politici più attenti alla propria sopravvivenza che al bene del Paese. E’ ignoranza: a 360 gradi. E’ intolleranza: ma basta con le trasmissioni televisive terroristiche e

confuse dove è tutto il contrario di tutto! Ma allora? Sono in una caverna? Ho perso anche quella speranza che è l’ultima a morire?

Una certezza ce l’ho: devo curare la mia salute, perché non devo pesare sugli altri, non devo creare altri problemi. Ricordo tempi andati in cui insegnavo la definizione di salute redatta dall’OMS: “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia". Allora resetto i pensieri bui e mi ripasso il vademecum. Presupposti: mascherina, distanziamenti, lavare le mani; per ora stare in casa. Salute fisica: vado a cucinare un buon piatto di legumi e una torta senza burro. Salute mentale: inizio a leggere un nuovo romanzo e negli intervalli faccio anche qualche prova per superare un livello al videogioco. Salute sociale: telefono alla mia amica Anna. Guardo il suo stato di watsapp e, come sempre, la sua sagacia mi strappa un sorriso: “Non vorrei mettervi in ansia, ma tra dieci anni l’appendicite ve la farà un medico che

oggi è alle superiori e sta facendo didattica a distanza in mutande, davanti all’XBOX mentre mangia merendine. Abbiate cura di voi.” Allora cerco di stemperare i toni iniziali e vado avanti a guardare le chat. Trovo quella di Simona.

“Lo shopping natalizio sarà strano quest’anno. Invece di incrementare i profitti di Amazon, si potrebbe chiedere ad amici e familiari un buono acquisto per un’attività locale che potrebbe essere in difficoltà. Librerie, ristoranti, cinema, abbonamenti a un giornale, artigiani, commercianti, qualunque cosa ti interessi o ti serva. Sperando di poterli aiutare a essere qui l’anno prossimo.” Perché no?

Ci ho provato e ho ritrovato la vita, la vita quotidiana, difficile ma vita. Scriveresistere è per tutti.

di Mimì Asnaghi

L'appello della Cooperativa La Meridiana RACCOLTA FONDI STRAORDINARIA

LA VITA METTE GUANTI E MASCHERINA La Cooperativa La Meridiana lancia una RACCOLTA FONDI STRAORDINARIA con l'obiettivo di raggiungere quota 200 mila euro che saranno destinati all'acquisto di Dispositivi Di Protezione individuale. “Siamo in situazione di emergenza sotto molti profili - spiega Roberto Mauri, direttore de La Meridiana - Abbiamo bisogno di incrementare sensibilmente i nostri DPI (Dispositivi di Protezione Individuale). Con la seconda ondata il consumo di mascherine, camici, cuffie, calzari ... è andato alle stelle. Quotidianamente utilizziamo 18.000 guanti e circa 400 Kit di cambio (mascherina FFP2, camice in TNT, cuffia, calzari ). Abbiamo bisogno di sentire la vicinanza della nostra comunità a sostegno di questa dura e difficile battaglia. Per questo motivo abbiamo lanciato un appello ai cittadini affinché aderiscano e partecipino, anche dalle “retrovie”, a questa difficile sfida.”

Per partecipare alla campagna “La vita mette guanti e mascherina” Vai alla piattaforma GoFundMe al link https://gf.me/u/y7i9z7 oppure fai una donazione tramite IBAN: IT 87 N 05216 01630 000000003717 Per info sulla campagna: Rita Liprino. Telefono: 346 517 90 93 Indirizzo e-mail: rita.liprino@cooplameridiana.it Link del video spot a sostegno della campagna: https://youtu.be/KgV8q3q2Bdo Ulteriori info al link: https://cooplameridiana.it/2020/11/06/proteggimi-dal-covidraccolta-fondi-per-mascherine-guanti-camici/ Ufficio Stampa Cooperativa La Meridiana Fabrizio Annaro - fabrizio.annaro@gmail.com – 334.656.0576


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Novembre 2020

SCRIVERE

Ricordare fa riflettere, mette le radici alla nostra storia di vita. Raccontare è un gesto di generosità, un dono!

C'è un MAGGIOLINO che ha fatto la storia IL RACCONTO di una vita dall’inizio alla fine

I

di Luigi Picheca l Maggiolino della Volkswagen non ha certo bisogno di presentazioni perché è una delle vetture che ha fatto la storia dell'Automobile.

La sua storia ha inizio negli anni '30, quando Adolf Hitler vuole imitare gli americani della Ford e promette agli operai tedeschi di mettere in produzione una vettura dal prezzo abbordabile che possa permettere a tutti di muoversi liberamente, di fatto una "Auto del Popolo" letteralmente una "Volkswagen". Hitler stesso dà incarico al giovane ingegnere Ferdinand Porsche che aveva un progetto pronto e promettente. È così che nel '39, in pieno clima bellico, prende il via la produzione del primo tipo di Maggiolino. Ovviamente non è il momento più favorevole per iniziare la commercializzazione di una vettura ma comunque il progetto di Porsche viene riconvertito per creare auto in stile bellico. Alla fine del conflitto mondiale la produzione del Maggiolino riprende grazie al sostegno degli Alleati che ricostruiscono la fabbrica di Wolfsburg e la rilanciano.

Negli anni '50 il Maggiolino incontra il suo momento più favorevole e si rende necessario costruire delle fabbriche al di fuori della Germania. Vengono così prodotte le auto negli stabilimenti in Brasile e poi in Messico e il Maggiolino diventa una vettura planetaria, così famosa che anche il cinema gli dedica alcuni film come "Herbie, il Maggiolino tutto matto". Nel '97 il Maggiolino viene ridisegnato in chiave moderna e perde molto del suo fascino di auto pratica ed essenziale e diventa una vettura "ricercata". Intanto la concorrenza e le nuove linee delle automobili di tendenza prendono il sopravvento e il Maggiolino perde il suo mercato, anche in casa VW, dove si fa largo la Golf. Nonostante questo è sempre un modello che va e nello stabilimento messicano si prova a rilanciare il vecchio Maggiolino con un restyling retrò che però non ottiene il favore sperato e nel mese di luglio del 2019 la VW ha scritto fine alla produzione di questa mitica automobile.

Il progetto è valido, una vettura piccola, moderna, comoda, semplice e dai consumi contenuti che ben si adatta alle esigenze del mercato del dopoguerra.

BUONO A SAPERSI

S

di Luigi Picheca tudi più o meno recenti su questa importante Vitamina ne esaltano sempre più i ruoli fisiologici che essa svolge per il nostro benessere.

Sappiamo tutti che la vitamina D viene prodotta dalla pelle grazie alla azione dei raggi solari, quello che non sapevamo ancora è che l'azione del sole alle nostre latitudini non è molto efficace per una serie di motivi che vanno dalla stagionalità agli orari in cui il sole è più alto, al livello di inquinamento atmosferico, che ne limita la potenza, e infine al largo utilizzo di creme e di filtri solari che bloccano i raggi UVB, essenziali nella attivazione della pelle.

PRENDERE IL SOLE FA BENE Ci hanno sempre raccomandato di non prendere il sole negli orari in cui l'irraggiamento è più intenso, ci dicono di non esporci al sole senza creme protettive e il risultato è che la pelle non produce più la vitamina D. Infatti gli studi scientifici sono concordi nel dire che la nostra popolazione è praticamente tutta carente di questa fondamentale risorsa. Non ci resta altro che assumere la vitamina D attraverso il cibo, ma anche qui le nostre abitudini alimentari non sempre ci aiutano perché i cibi vegetali non sono l'ideale in quanto contengono un tipo di sostanze chimiche poco utile. La soluzione migliore è di fare uso di integratori alimentari di buona qualità che

contengano la forma più efficace di questo elemento che è la D3, colecalciferolo, la molecola che replica la forma di origine animale. Le funzioni della vitamina D si estendono a vari sistemi, a partire da quello Osseo, dove regola l'assorbimento del calcio e della formazione delle ossa . Del sistema Muscolare, aumentando la forza di contrazione delle fibre. Del sistema Cardiovascolare, elasticità dei vasi sanguigni e regolazione della pressione. Renale, controllo dei processi renali e dei livelli di calcio e fosforo. Riproduttore, regolazione degli ormoni sessuali. Attività del sistema Immunitario e controllo del sistema Nervoso.Gli ultimi

studi sembrano rivelare una importante correlazione fra vitamina D e organi respiratori, dimostrando una attività di protezione dei polmoni con buona capacità antinfiammatoria. La carenza di vitamina D provoca problemi di osteoporosi, quindi fragilità ossea e dolori articolari. Dolori muscolari, depressione e affaticamento generale con sonnolenza. Espone maggiormente a rischi infettivi e aumenta la gravità delle malattie autoimmuni. Infine provoca la perdita di capelli. La dose di vitamina D3 giornaliera consigliata è di circa 1000 unità, cioè un mg, visto il periodo che stiamo attraversando perché non seguire questi consigli?


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Novembre 2020

ESISTERE

Storie da guardare e storie da raccontare.

OGNI TUO RESPIRO

Un’incredibile storia vera da cui imparare a combattere

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TI CONSIGLIO QUESTO FILM!

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di Luigi Picheca

La trama di questo film racconta la storia di un uomo simpatico e pieno di vitalità la cui brillante carriera si interrompe nel momento più bello, quando con la meravigliosa moglie gli annuncia di aspettare un figlio. La grave patologia che lo colpisce lo riduce ben presto quasi completamente paralizzato in un letto d'ospedale dove la moglie Diana ne coglie i segni di una rassegnata resa. Raccontare la vera storia di Robin Cavendish, della moglie Diana, dei loro familiari e dei loro amici, tutti coinvolti nelle drammatiche vicende che li accompagnano nel nuovo e oscuro percorso di vita, è una impresa che gli autori hanno saputo descrivere con leggerezza, umorismo e dramma nelle giuste proporzioni. Le emozioni fanno da corollario lungo tutto il percorso mettendo in luce l'importanza

dei rapporti umani nei momenti più difficili che un malato si trova a dover affrontare comunque nelle complesse dinamiche mentali che inevitabilmente la situazione che lo vede protagonista deve risolvere. Per fortuna di Robin sia la moglie Diana che gli amici più intraprendenti trovano il modo per restituirgli fiducia e voglia di vivere. Infatti tutti loro concorrono a confezionare ciò che ogni essere umano sogna: un po' di indipendenza e di libertà, i due beni più importanti.

PAUSA DI RIFLESSIONE

“Io non voglio sopravvivere” è il messaggio fulminante diretto a ogni uomo sul valore dell’esistenza in qualsiasi condizione ci si trovi: un invito a cercare la vita nella vita, sempre. Solo se la cerchiamo lei si fa trovare.

Una storia d'amore e di amicizia che svolge negli anni '50 e che vede pionieri forse inconsapevoli un bel gruppo di persone che guarda al futuro con grande anticipo, lasciandoci un messaggio di speranza e di coraggio. Il coraggio di non abbandonare chi apparentemente ha un destino segnato perché la scienza li giudica così.

Siamo noi che coloriamo la nostra vita per vivere davvero (non sopravvivere) Questa storia è un mix tra la storia della mia amica Elena di Malaga e la mia. Paloma è una signora dell’Università di Valladolid che ho conosciuto durante una visita di studio (tipo il Comenius o L’Erasmus per chi lavora nella scuola). Sono fatti accaduti veramente.

IO SONO COME L’ARCOBALENO

A

eroporto di Malaga giugno 2005

Arrivo molto in anticipo all'imbarco del volo Malaga Milano delle sette del mattino. Assonnata con le mie amiche ridacchiamo ripensando ai festeggiamenti della sera prima. In lontananza un gruppo di ragazzi viene nella nostra direzione. Uno di loro è vestito da Batman. Vanessa esclama "Batman prende il nostro aereo". La curiosità è molta, in volo scopriamo che Batman era a Malaga per il nostro stesso motivo, festeggiare il suo addio al celibato e noi l'addio al nubilato di Desirè. Malaga è la mia città dove ho vissuto fino al conseguimento della maturità scientifica. Vivo a Milano da cinque anni. Dopo la laurea in architettura a Madrid, mi sono trasferita a Milano per un Master in costume e moda presso la Marangoni School.

Milano gennaio 2020

L'interrogativo

Mi sveglio nel mio letto milanese nel tepore del mio piumino ikea. Penso al sogno che ho fatto con il desiderio di dare un significato.

Perché ho sognato quell'uomo conosciuto anni prima? Perché in un mondo grigio quando il mio mondo ha i colori dell'arcobaleno? Sono stata io all'imbarco ''piacere Paloma, piacere Marco''. Sull'aereo i nostri posti erano divisi solo dal corridoio. Abbiamo chiacchierato per tutto il volo e per gli anni successivi.

Il sogno. Sono nel mio mondo ed è tutto grigio, nessuna nota di colore. Mi accorgo che qualcuno mi stringe la mano destra. Volgo lo sguardo e riconosco la persona che mi stringe la mano, è l'uomo che ho conosciuto anni prima all'imbarco del volo Malaga Milano. Iniziamo a camminare a passo svelto e poi a correre lungo una discesa. Io sono leggera, sorrido, rido, sono felice, riesco a volare. In lontananza un parcheggio e alla nostra destra una partita curling. L'uomo lascia la mia mano per andare verso la partita. Io delusa ''la mia macchina è la in fondo, c'è molta strada ancora da fare '' L'uomo mi risponde ''sei capace di andare da sola'' Mi sorride e mi sveglio. Ritrovo con piacere il mio mondo colorato.

Il mondo reale. Il mio cellulare squilla e mi coglie di sorpresa, è l'ufficio dove lavoro. Lorella mi avvisa che sono entrati dei vandali e gli uffici sono a soqquadro ma non hanno rubato nulla, neanche i soldi dei distributori di caffè. Penso ''dovrebbero rubare la cultura''. Lorella continua a parlare ma sono distratta dal mio sogno. La saluto e le dico ''arrivo''.

L'amicizia L'amicizia è nata per caso, come la maggior parte delle amicizie, e grazie alla mia incapacità di stare zitta e ferma quando

una cosa mi attrae. Marco calzava un paio di scarpe ridicole e non ho resistito, dovevo sapere di più. È stata ed è un'amicizia sincera, delicata, senza nessuna invadenza eccetto la mia iniziale curiosità. Ripercorrendo con la mente gli anni di amicizia con Marco ho capito il significato del sogno. Il mondo che ci viene consegnato quando nasciamo è privo di colore. Sono le persone che incontriamo, come viviamo, come cogliamo e come trasmettiamo il bello, che colorano la nostra vita.

Io sono come l'arcobaleno. Hasta luego.(addio)

UNA STORIA VERA, TRA

SOGNO

E REALTÀ

di Elisabetta Rocca


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Novembre 2020

QUESTO strano NATALE

I

di Laura Tangorra

Chissà che “DONI” ci porterà

l ricordo più lontano che ho del Natale risale a una sera di tanti anni fa. Ero piccola piccola e me ne stavo seduta davanti all'albero illuminato, vicino a una delle grandi portefinestre della nostra sala. Dovevo essere proprio piccola, perché stavo bevendo il latte nel biberon, cosa che ho fatto almeno fino ai tre anni. Era un momento magico per me quello del latte. Lo bevevo, e intanto dondolavo al ritmo di una melodia natalizia cantata e suonata al pianoforte dal papà. Il ricordo è tutto qui, è solo un flash, ma nella mia testa ho registrato tutti i dettagli, dalle tende bianche e sottili accanto all'albero decorato, alla penombra suggestiva della stanza, alle mie sorelle che mi giravano intorno indaffarate in chissà cosa.

E poi soprattutto rivivo l'atmosfera del Natale, e questa non si può raccontare. Si può vivere, e basta, ed è proprio la cosa che rimane dentro per sempre, non sono i regali impacchettati, e nemmeno Babbo Natale. L'unica cosa è quell'aria di Natale, che cresce con noi e non ci lascia più. Ha profumo di mandarino, sapore di torrone, luce di candela, voce di bambini. Tepore di famiglia. Una famiglia che cresce, perché i bambini crescono e se ne aggiungono altri, con le stesse voci e la stessa allegria. Aumentano le sedie intorno alla tavola, che diventa sempre più lunga e più rumorosa. Nemmeno la SLA è riuscita a fermare il nostro Natale: anche se per me è cambiato tutto, a Natale stiamo qui tutti insieme come

prima. Mi piace sempre quell'atmosfera. Doveva arrivare un minuscolo, microscopico Grinch (guastafeste!) con tanto di corona per rovinarci il Natale! Ma sarà davvero così? Sarà davvero un Natale rovinato quello del 2020? Certo, sarà diverso, ma non facciamone un dramma. Sarà molto triste per chi ha perso qualcuno che ama, o per chi ha perso il lavoro, per chi è malato e solo. Ma tutti gli altri, quelli che volevano il solito Natale con i pacchetti luccicanti sotto

scriviconnoi

Diventiamo un coro di voci che raccontano la vita Scrivi a scriveresistere@cooplameridiana.it un tuo pensiero-dono

l'albero, con la numerosa famiglia riunita, dovrebbero fare lo sforzo di pensare agli altri, per una volta. A chi sta male, a chi è solo (e un posto a tavola si può sempre aggiungere). Quelli che sono soliti fare regali a mezzo mondo, lamentandosi intanto per lo stress di non avere tempo e di non avere idee, quest'anno hanno una buona scusa per non farlo. Qualcuno ne approfitterà per risparmiare, altri possono scegliere di fare una donazione, ognuno nei limiti delle proprie possibilità:

PAUSA DI RIFLESSIONE

quando i pastori quella notte sono andati ad adorare il bambino nato in una stalla, hanno portato quel poco che avevano, ci sarà stato anche chi non aveva nulla. Non credo che a quel bambino importasse. Chissà se questo Natale, così nudo e puro, ci permetterà di riscoprire il suo vero significato? Io spero tanto di sì.

pr

La mancanza, il vuoto, se non fa paura e se non produce la spinta a riempirlo comunque e subito, può contenere in sé la possibilità di creare il nuovo. Ma bisogna reggere le ansie dell'incertezza.


Novembre 2020

La felicità del cuore arriva quando ci doniamo

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di Paolo Marchiori

Quanto è importante fare il bene comune

Vorrei esprimere un pensiero legato al momento così difficile che stiamo vivendo, oserei dire drammatico, visto le migliaia di persone che hanno perso la vita, e non è finita. Preciso che il mio intento non è quello di fare delle critiche, ma solo delle considerazioni, giuste o sbagliate, non so, ma che desidero condividere. I telegiornali e la stampa quotidiana ci tengono aggiornati giustamente sui dati, sui vaccini e su tutto ciò che si basa sui numeri e sulla curva del contagio. Altre notizie riguardano i continui scontri politici, tra sindaci, governatori e governo, d'altronde siamo un paese democratico per cui ognuno può dire la sua, come sto facendo io con questo scritto. I dibattiti politici in tv - con tutto il rispetto - mi sembrano come un grafico che regola i meriti e le colpe (se facciamo un esame di coscienza, siamo un po' tutti colpevoli ) ma, secondo me, non viene fatto un richiamo forte alla RESPONSABILITÀ INDIVIDUALE. È stato accennato poco o niente in questo senso: vi ricordate la pubblicità sulle regole nel primo lock down? Ecco, andrebbe ripetuta con la stessa forza per richiamare l’attenzione sull’importanza della responsabilità individuale, perché credo sia l'unico mezzo per isolare sempre di più il virus.

Attenzione, non intendo colpevolizzare i giornalisti, ma credo che fra ciò che si dice, si tralasci una cosa fondamentale, una riflessione che tutti dovremmo fare: PERCHÉ è successo tutto questo? In che cosa abbiamo sbagliato? Forse una corsa troppo veloce per raggiungere il benessere, senza rispettare le regole e l'ambiente? La società va così in fretta, che ci dimentichiamo dell'essenziale, di cosa veramente ci fa felici.

Tra tutte queste notizie e dibattiti in tv, di morti e del dolore se ne parla ben poco, e ci sta… perché porta tristezza e ansia, anche se ogni giorno c'è qualcuno che piange. Il mio appello è semplice, per chi ci crede: tutti - ciascuno con la propria spiritualità e sensibilità cristiana - ricordiamo ogni giorno tutte queste vittime e i loro cari, con una preghiera (grazie ).

Non sprechiamo questo tempo, dunque, ma usiamolo per capire quale contributo possiamo dare per il bene comune, perché la vera felicità del cuore arriva solo quando si dona qualcosa di noi, a chi ha bisogno.

Ora che siamo tutti reclusi, spero davvero che capiremo la bellezza dello stare insieme, il significato e il valore della libertà, vissuta però nel rispetto del valore di ogni cosa. Invito tutti quanti a usare questo tempo per riflettere, per ripartire con la voglia di un mondo migliore, facciamoci un esame di coscienza per diventare meno egoisti e più solidali, guardiamoci attorno e custodiamo il nostro ambiente, pur nel limite delle nostre possibilità. Tutto questo dolore che stiamo vivendo avrà un senso se riusciremo a riflettere per trarne vantaggio. Una società migliora solo se si condivide il bene fra TUTTI e con un po’ di volontà si può fare. Per questo ognuno rifletta su ciò che può fare, anche se è una piccola cosa non importa, perché le grandi cose sono l'insieme di tante piccole.

Grazie a tutti, vi voglio bene.

LA MIA VITA TRA QUATTRO MURA di Angelo Fardello Sono uno dei cinquemila malati della terribile SLA, malattia che già conoscevo, dal 2017. Da quando la mia gamba sinistra inspiegabilmente zoppiccava ad oggi ho perso la voce, il controllo delle gambe e della mani. Ho un grosso aiuto dalla tecnologia che grazie a nuovi programmi mi permette, tramite gli occhi, di scrivere, navigare in internet, leggere la posta elettronica, whatsapp ecc. in breve sentirmi vivo e operativo. La mia vita in realtà è fra quattro mura, sono in una RSA che in verità è come una nuova famiglia sempre presente, ma tramite il computer posso uscire virtualmente, vado con la video chiamata in tutto il mondo. Di notte, nel sogno, riesco anche a volare, camminare, correre, giocare a calcetto con gli amici, ma al risveglio mi ritrovo tra quattro mura, cerco di ricordare il sogno e di capire il perché.

Forse ho sbagliato tutto della mia vita! Bisogna viverla bene quando c'è la salute! Preso dal lavoro ho sempre rimandato una vacanze in Scozia, desiderio di mia moglie, come rimane nel cassetto anche il mio desiderio di trascorrere l'ultima parte della mia vita in campagna, terreno dove ho vissuto da piccolo gli anni più belli. Fra queste quattro mura, come in un film, tra sogni e vita reale, rivivo la mia vita tra errori e momenti felici e con molti se… se fossi rimasto nel mio paese di nascita , avrei preso questa malattia? Se non avessi accettato di trasferirmi per lavoro? Se e ancora se! Infine trovo l'ancora per fermarmi: se fosse capitato a mia moglie o mio figlio? Allora trovo la forza di vivere, meglio me che uno dei miei cari e trovo validi motivi per continuare la mia vita tra queste quattro mura, ad oggi un po' di forza c'è e la morte può attendere ancora.

IL VIALE DEGLI ULIVI Ricordo ancora quel giorno d’estate La calura era immensa, la gente sudava Lo sguardo di tutti fissava il terreno Il silenzio era agghiacciante. Ogni tanto una brezza accompagnava il fruscio dei passi. Uno dietro l’altro proseguivano con un pensiero fisso. Tristezza e gioia erano nella mente di tutti. I ricordi belli, restituivano il sorriso ai propri visi. Il percorso era lungo e affaticante. Per la prima volta in me, non c’era fatica, chissà perché… Si sentivano piccoli sussurri e più mi avvicinavo più il peso diminuiva, Non capivo era tutto strano… Scomparve, l’estate, l’inverno, la primavera e l’autunno Apparve una luce per tutte le stagioni. di Paolo Marchiori

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Novembre 2020

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ScriverEsistere Magazine - n12  

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