ScriverEsistere Magazine n11 - 2021

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www.scriveresistere.it

Novembre 2021 ANNO 2 - N° 11

La Meridiana Società Cooperativa Sociale Viale Cesare Battisti 86 20900, Monza (MB)

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"il magazine di chi scrive con gli occhi"

Iscrizione Num. R.G. 24/2021 Tribunale Ordinario di Monza (MB)

Dove vanno le farfalle quando piove?

chi nella vita non è capitato di soffermarsi ad ammirare le farfalle, il loro piccolo volo, il posarsi delicato su foglie e fiori, il loro pavoneggiarsi fra i colori! Chi non ne percepisce la leggerezza, l’eleganza e nello stesso tempo vede la fragilità di quelle ali sottili rivestite di quella magica, impalpabile polverina che è proibito persino sfiorare! Almeno così ci è stato raccontato fin da bambini. Le farfalle ci collegano mentalmente al sole, al tepore e al calore, al cinguettio degli uccelli o il cicaleggio delle cicale, appunto. Le farfalle non vengono in mente quando si alza il vento, si carica il cielo di nubi, scende il buio della notte… come se fragile significasse solo assenza di forza, di risorse: fragile e basta. Vi siete mai chiesti dove vanno le farfalle quando piove? Noi sì e non sappiamo la risposta. Ci sentiamo sicuramente fragili come farfalle ma anche forti perché accettiamo la nostra fragilità e scopriamo risorse che non conoscevamo. Con questa domanda vogliamo solo fare una provocazione, usare questa visione come una metafora per parlare della vita di ognuno di noi, la vita tra gioie e dolori, leggerezza e affanno, sogno e realtà, desiderio e paura… Si vola, ci si sente liberi e leggeri, belli e felici… finché non piove!

La “pioggia” sopraggiunge nostro malgrado, sorprende e spinge a cercare riparo, cambiare strada, riformulare i progetti, condiziona il cammino, limita. Ferma. E se fermarsi fosse il segreto per andare avanti? Noi abbiamo profondamente capito che bisogna lasciarsi bagnare dalla pioggia, entrare dentro la vita che si ha, comunque essa sia, nel bene e nel male. Non è facile, certo, ma proprio i limiti sono l’opportunità che si presenta e che va colta, afferrata. Se c’è il sole c’è anche la pioggia e saper attendere, sostare nel vuoto un momento, rende più forti e capaci di apprezzare ciò che si ha, che si è avuto, per scoprire in sé abilità nuove e impensabili, nascoste e inutilizzate. Attorno a noi sicuramente ci sono tanti maestri di vita da cui ricevere grandi lezioni: dagli anziani che sanno dare valore al tempo e sentono gli anni come un dono; da chi ha sbagliato e deve pagare il proprio errore e si accorge che… l’anima non teme sbarre; da chi deve lasciare la propria terra e ha il coraggio di affrontare il vuoto, l’ignoto; da chi fra noi dice che “Non basta la SLA per spegnere la vita”…

Ecco perché con PREMIO SLAncio vogliamo far parlare di pioggia, di buio e di luce.

Non basta la SLA per spegnere la vita

A cura della Redazione


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ESISTERE... come un libro ricco di capitoli

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a curiosità è la dote che caratterizza gli animali più intelligenti e gli consente di fare nuove esperienze che li fanno evolvere. Nell'uomo in particolare rappresenta il fondamentale catalizzatore per la mente, infatti, imparando a osservare e a sperimentare, esso raccoglie informazioni utili per migliorare le proprie capacità.

Ero ancora bambino quando mio fratello Enzo ha fatto una delle sue ricerche mettendo nel box di papà un bel numero di Bachi da Seta per seguirne la crescita e per poi svolgere le sue osservazioni sulla Metamorfosi e riferirle a scuola. Io, incuriosito da quegli strani esserini e volendo capire cosa è la metamorfosi, li guardavo muoversi freneticamente brucando avidamente le foglie di gelso che aiutavo a raccogliere dagli alberi del vicino al quale non servivano più nemmeno per demarcare il vecchio confine della campagna perché ormai avevano costruito un solido muro. A volte toccavo delicatamente quegli animaletti per sentire quanto fossero morbidi e lisci, una splendida sensazione che mi piaceva molto. Alla fine della loro vita da Bachi, essi si costruivano un bozzolo di filo di seta per poi diventare una farfalla. Non potevo certo immaginare che quella esperienza sarebbe in parte toccata anche a me. Molti anni dopo, la Sla mi avrebbe rinchiuso in un bozzolo, anzi, in uno scafandro dove muovermi era praticamente impossibile. Gli incubi erano feroci e io mi illudevo di diventare una farfalla , come avevo visto fare ai bachi, e, nei miei sogni, mi sentivo leggero e agile ma, al risveglio, tutto finiva. La vita da disabile non è uno scherzo ma adesso, non potendo più correre, dovevo costruirmi una nuova esistenza. NON È FACILE IMMAGINARE COSA FARE QUANDO DEVI COMINCIARE A SCRIVERE UN NUOVO CAPITOLO, che dico, addirittura un altro romanzo della tua vita, specialmente per me che sono sempre stato negato a scrivere pure i temi, ma bisognava fare buon viso a cattivo gioco e, dopo qualche tempo, ho cominciato a lavorare di fantasia.

Mi sono guardato intorno e ho smesso di lamentarmi e di compiangermi, primo perché non ero mai stato così di carattere, secondo perché non serviva a niente. Inoltre il mio impegno nella scrittura teneva occupata la mente in esercizi più gradevoli ed edificanti che mi rendevano orgoglioso di quella trasformazione, allora mi dicevo : " Luigi, hai scelto di vivere quando ti hanno chiesto se volevi sottoporti all'intervento per la tracheostomia e adesso che ce l'hai, datti una mossa! ". Le tante persone che ho conosciuto in quel periodo sono state fondamentali per la mia rinascita fisica e mentale, non avevo mai avuto bisogno di aiuto e me la sono sempre cavata da solo fin da bambino, ma adesso mi dovevo lasciare andare e affidarmi a loro. C'erano i miei familiari, i miei amici e i miei colleghi della Protezione Civile che mi sostenevano con grande forza e non mi lasciavano solo perché temevano che ripiombassi in depressione. Poi si sono aggiunti i ragazzi e le ragazze della Meridiana che mi accompagnavano in cortile, dove intrattenevano gli ospiti organizzando giochi e piccoli spettacoli musicali e nel piccolo bar della struttura, dove mi concedevano qualche capriccio. Ad esempio, permettevano che mi bagnassi le labbra con un po' di caffè che è stato sempre il mio unico vizio e che accompagnavo con una sigaretta. La sigaretta non la posso accendere, ma al caffè non so rinunciare e qualche volta, senza clamore, mi faccio mettere in bocca anche qualche pezzettino di quelle cose che mi piacevano tanto e ho scoperto che dopo tanti anni che non si usa la bocca i sapori hanno un altro gusto, ancora più intenso. Oggi di amici ne ho molti di più e sono tutte persone speciali, sensibili e generose dotate di quella splendida capacità di stare accanto alle persone bisognose con tatto e discrezione, infondendo nel contempo lo spirito necessario per affrontare con coraggio e determinazione le prove, comunque ardue, che le nostre lunghe giornate ci impongono.

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di Luigi Picheca

PAUSA DI RIFLESSIONE

Che bello conservare gli occhi di quel bambino che osserva incuriosito come le cose si trasformano! Tutta la nostra vita così può sorprenderci e stupirci con i suoi piccoli grandi cambiamenti, che dopo la paura dello smarrimento, ci immettono su strade mai viste, piene di impensabili esperienze.

BREVI STORIE RICCHE DI SIGNIFICATO

Diamo sempre da bere agli assetati!

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i siete mai chiesti cosa potrebbe voler dire togliere le ali a una farfalla oppure a una dolce libellula che vola allegra, felice della vita, oppure ancora a una innocente e simpatica ape operaia tutta immersa nel suo lavoro tra mille profumi di fiori colorati? Sarebbe come bestemmiare il Signore, come togliere le stampelle a un povero invalido zoppicante costringendolo a rimanere inabile per tutto il resto della sua vita, oppure, ancora, non dare da bere a un assetato che mendica un sorso d’acqua! È proprio come quello che capitò a me e alla mia squadra di lavoro composta da sole tre persone. Ve lo racconto. Eravamo in piena estate sotto il sole in mezzo alla campagna e lontani dai centri abitati e dal paese e stavamo lavorando il catrame rovente. Lì intorno c’era solo una villetta: bussammo per chiedere se per cortesia ci potevano riempire tre bottiglie d’acqua, anche con quella calda della canna per innaffiare il giardino. Incredibilmente ci fu rifiutata!

La giustificazione della donna fu che siccome suo marito era pensionato e l’acqua costava non ce la poteva dare! “Ma gliela paghiamo!” dicemmo noi al volo, ma la risposta rimase “No! No! e No!”. Ci rimasi così male! Mi vennero in mente le parole di Gesù nel Vangelo “Date da bere agli assetati…” Certo che non mi vorrei mai trovare nei panni di quella signora quando sarà (e lo saremo prima o poi tutti!) al cospetto di nostro Signore, e sapendo che su questa terra abbiamo bisogno gli uni dagli altri per potere andare avanti in grazia di Dio.

di Pippo Musso


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SCRIVERE ... l'amore per il proprio lavoro IN RSD C’È UNA CINTURA NERA il 24 novembre Paolo Marchiori ha compiuto 59 anni!

Da circa un mese, è arrivato tra di noi un nuovo compagno di viaggio. Si chiama Gianni, comunica con gli occhi e attraverso il proprio pc personale che sa usare alla perfezione. Nella vita è stato meccanico di precisione e cintura nera di Karate (meglio quindi non farlo arrabbiare!). Sposato e padre di un ragazzo adolescente. Vivace e positivo con un sorriso molto intenso che parte dagli occhi. In questo periodo stiamo ancora imparando a conoscerci, tuttavia dopo soli 15 giorni e senza nessuna forzatura, ci ha sorpreso scrivendo: “Comunque gli operatori sono tutti bravi”. Questa semplice frase ha colpito il cuore di tutti, essendo poco abituati ai complimenti. Con queste parole, caro Gianni, volevamo ringraziarti e darti il benvenuto tra noi. Benvenuto in questa nostra famiglia “allargata”. Siamo contenti che sia arrivato proprio tu. Faremo il possibile affinché anche in futuro tu possa mantenere alta la considerazione che hai di noi. Con affetto. Gli operatori del nucleo Antares

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Caro Paolo, i tuoi amici di Scriveresistere ti mandano gli auguri più cari!

Oggi è un giorno speciale perché non posso parlare, non posso mangiare, non posso muovermi, non posso respirare senza il ventilatore, ma sono ancora vivo e posso ridere, posso piangere, posso emozionarmi, si emozionarmi perché ho un cuore che batte, capace ancora di amare, si proprio di amare e di essere amato, perché solo quando ami ti senti vivo ed ogni giorno diventa SPECIALE. Paolo Marchiori

SORRISI SDENTATI

l mestiere dell'insegnante è uno tra i più belli al mondo, ma è anche tra i più difficili, faticosi e sottovalutati. Difficile perché l'obbiettivo di una maestra non può essere quello di tenere venti bambini seduti in un banco in silenzio a lavorare. La scuola deve motivare, appassionare, entusiasmare, e questo implicita tanto lavoro di preparazione, inventiva, e soprattutto passione per ciò che si fa.

È faticoso cercare di essere sempre istrionici per tenere alta l'attenzione,

spiegare lo stesso concetto dieci volte, in modo ogni volta diverso perché tutti comprendano. Ed è tanto faticoso lasciare fuori dall'aula le proprie preoccupazioni, i propri problemi, i propri spigoli.

È sottovalutato, perché "le maestre lavorano mezza giornata, fanno

due mesi di ferie, e si lamentano anche!" Pochi pensano alla responsabilità educativa di una maestra, all'impresa di formare delle menti autonome, critiche, curiose, libere. Sono comunque convinta che sia un "lavoro" appagante, e che la fatica sia pienamente compensata dal rapporto affettivo con i bambini, con i quali si creano legami che non si spengono più. E riempie di tenerezza immensa vedere i loro sorrisi senza denti, sfoggiati con orgoglio. Crescono a vista d'occhio, e non solo di statura, e guardarli diventare grandi è la più grande soddisfazione. Qualche anno fa, una ragazza mi ha chiesto di scrivere per lei una frase da mettere come introduzione alla sua tesi, che spiegasse cos'è l'insegnamento. Ecco in due parole ciò che penso:

"Se ti vengono affidati dei germogli, cerca per ciascuno la terra migliore, e non scegliere quella a te più vicina, costringendoli nella tua ombra. Studia ognuno di loro, osserva prima di agire. Non essere impaziente, accogli le loro diversità e fanne la tua ricchezza, il tuo strumento più prezioso. Fortifica loro le radici, e non forzare i loro rami perché assumano la forma che ti piace. Così li spezzerai. Dai sostegno al loro fragile fusto, ma non costringerli a crescere tutti uguali, nè simili a te. Non travasare in loro linfa vitale, ma assicurati che la cerchino e che la trovino con le proprie radici, e vigila affinché la luce non li bruci. Solo quando li vedrai crescere fino a superare la tua altezza, solo quando sarai felice nello scoprire, un giorno, che non hanno più bisogno di te, solo allora capirai di essere stato un bravo insegnante." di Laura Tangorra


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ASCOLTARE ... anche la propria voce I SOGNI SON DESIDERI

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PROTAGONISTA PER UNA NOTTE

opo quattro anni di sofferenza, ormai rassegnato al mio destino, mi alzo e con stupore scopro che posso davvero alzarmi dal letto da solo, lavarmi e fare la barba!

Dalla gioia comincio a correre e saltare. Sono guarito misteriosamente e un team di medici intorno al mio letto cerca di capire come è mai possibile. Mi sento come in un film “il protagonista”: tutti gli occhi sono su di me e avverto un po` di imbarazzo ma egoisticamente penso solo a me stesso, non vedo altro che la mia partenza da Milano per fare ritorno al mio paese nativo! Finalmente posso riprendere l'auto e cerco di ricordarmi dove ho messo la patente con la speranza che non sia scaduta. La mia vita è ricambiata in positivo e mentre carico l'auto non manca la solita discussione con mia moglie che come sempre si porta dietro tre valigie mentre io con una piccola borsa soltanto, sembra un trasloco! C'è con noi anche mia sorella che, come sempre, compra un gratta e vinci all`autogrill. Sembra la volta buona e mi chiede di controllare il biglietto per lei: abbiamo vinto il massimo!! Prendo in mano il biglietto… e una voce molto ravvicinata dice: “Angelo! Angelo! Sveglia! Devo farti il tampone!”

PAUSA DI RIFLESSIONE

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A volte sembra che i sogni si prendano gioco di noi… Invece sono spazi di vita travolgente, segno della nostra vitalità, capaci di liberare dal silenzio voci spesso soffocate che possono finalmente gridare tante nostre verità!

di Angelo Fardello

Chi di noi non ha mai pensato di poter trovare una "lampada di Aladino" e di buttarsi a capofitto dentro una bella favola?

"Nella vita anche i desideri cambiano"

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hi di noi non ha mai pensato di poter trovare una "lampada di Aladino" e di buttarsi a capofitto dentro una bella favola? Io l'ho fatto tante volte, pensavo di chiedere al Genio di diventare più bello e più ricco, di fare una bella vita e di avere gli amici più cari sempre vicino per condividere le mie fortune. Forse è il nostro egoismo che guida le nostre scelte nella vita quotidiana, una vita vissuta spesso superficialmente quando tutto scivola placidamente sull'onda di un mare calmo che ricorda la canzone di Orietta Berti. Casa e lavoro, amici e divertimento, un giro in moto e una pizza. La vita può essere così all'infinito se non succede qualche imprevisto che la cambia in modo radicale. Allora cambia il tuo senso della vita e ricominci da zero se vuoi. Quando ho smesso di respirare sono scivolato in un angolo dove tutto era bello e il silenzio e la pace era invitante. Ho aperto gli occhi per pochi secondi e ho visto le divise sgargianti del 118 che si davano da fare, poi sono tornato nel mio angolo di pace dove mi piaceva stare. Così è iniziata la mia nuova vita, una vita legata indissolubilmente alla macchina del respiro, una compagna di viaggio indispensabile per la mia sopravvivenza ma non facile da sopportare perché è un automa che respira a modo suo e ti devi adeguare in fretta ai suoi ritmi o ti tocca soffrire.

La vita cambia e tu cominci a percorrere la strada che ti porta in una nuova dimensione dove ti puoi dedicare a nuove esperienze, probabilmente quelle che erano dentro di te, rese possibili proprio dalle contingenze di una vita che non ti ha permesso di realizzare i tuoi sogni e le tue vocazioni. Non sei più l'egoista di prima e ti godi la vita giorno per giorno senza problemi e senza rimpianti perché non hai nemmeno il tempo di pensare a quanto ti resta da vivere perché vivi e basta. Se potessi esprimere un desiderio oggi chiederei di fare tutto per gli altri, per i miei figli che si devono ancora realizzare, per la mia famiglia che si deve occupare anche di me, per i miei fratelli che continuino a vivere sereni e in salute, per i miei amici che stiano sempre bene e per i malati di tutti i tipi che siano sereni come lo sono io.

Io ho già tutto quello che mi serve e sono consapevole di essere stato fortunato a non morire senza provare le emozioni che mi hanno riempito il cuore durante la mia fase di vita in orizzontale. Infatti è lì che ho trovato la vera essenza della vita. di Luigi Picheca

scriviconnoi

Diventiamo un coro di voci che raccontano la vita

Scrivi un tuo pensiero-dono a scriveresistere@cooplameridiana.it


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SCRIVERE... parole di speranza

MUSICA E PAROLE Tutto suona dentro di noi LA MUSICA … Ho cominciato ad amare la musica a circa 5/6 anni: ascoltavo Celentano perché i miei genitori lo conoscevano benissimo. Più avanti me ne innamorai ascoltando Claudio Baglioni: ricordo che in macchina con un grande amico, seguendo la radio, cantavamo fino allo sfinimento. Una strofa che non dimenticherò più? Quella sua maglietta fina Tanto stretta al punto che Mi immaginavo tutto Ascolto di tutto, dalla musica classica al metal, ma il mio mito sono i Rolling Stones perché suonavo le loro canzoni con la chitarra: era un modo per non pensare ai problemi della vita e quando suonavo c’era solo lei, la musica!

… E IL DONO DELLE PAROLE Io adoro la musica, ve l’ho già detto. Adoro anche i testi quando questi sono espressione di quella musica, cioè, la calzano come un vestito su misura. Mi piace ascoltare, lasciarmi penetrare il cuore e la mente dalla poesia e dai messaggi intensi che gli autori lanciano al mondo. Ho scelto questo testo di Elvis Presley per voi, perché a queste parole possiate attingere a piene mani: fatene l’uso migliore, impadronitevene senza pudore perché sono un dono e fanno molto bene!

di Claudio A.F. Messa

Quando tu cammini attraverso una tempesta tieni la tua testa alzata E non avere paura del buio Alla fine della tempesta c’è un cielo d’oro E la dolce canzone d’argento cantata dall’allodola Cammina nel vento Cammina nella pioggia Anche se i tuoi sogni saranno sconvolti e crollati Va avanti, va avanti con la speranza nel tuo cuore E tu non camminerai mai da solo Non camminerai mai da solo Va avanti, va avanti con la speranza nel tuo cuore E tu non camminerai mai da solo Non camminerai mai da solo You’ ll Never Walk Alone di Elvis Presley

UNA FAVOLA CHE FA PENSARE A UN MIRACOLO

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’era una volta una vedova che viveva isolata con i suoi tre bambini in una casa di contrada. Era un freddo inverno di un anno di grande carestia e non c’era più alcuna scorta di cibo per sfamarsi. In quei giorni infuriava una forte e terribile tempesta di neve, cosicché la donna non poteva uscire di casa e chiedere aiuto. I suoi figli guardavano la mamma implorandola con gli occhi, ma la povera donna non poteva fare nulla, si era oramai rassegnata a morire in casa con i propri figli. Anche la legna da ardere si stava esaurendo e il fuoco nel camino a poco a poco si stava spegnendo. E così tutti e quattro siadagiarono su un grosso sacco di paglia avvolti in una coperta di lana, aspettando la morte. Si erano quasi assopiti, quando sentirono bussare alla porta… Mamma, gai sentito? Cosa, tesoro? Hanno bussato alla porta! Ma no, sarà stato il vento… Ma no, mamma, ho sentito anch’io! Senti, senti, mamma, è un uomo! Allora la donna si alzò e andò ad aprire... Carità! per l’amor di Dio ripetè quell’uomo… La donna vide che quell’uomo sembrava uno scheletro e lo fece entrare. Venga avanti buon uomo Carità per l’amor di Dio.. Stavolta neanche per l’amor di Dio posso fare la carità…, guarda sono qui anch’io senza mangiare e al freddo, aspettando che la morte venga a prenderci! Allora rimango qui anch’io ad aspettare la morte insieme a voi… Ma la donna intimò all’ uomo di andarsene e questi, a testa bassa, disperato

fece per uscire… Allora la vedova lo fermò, si levò gli zoccoli e le calze di lana rammendate, prese la coperta di lana e gliela diede E voi come farete? Ormai a noi non serve più niente, perché senza patiremo di meno perché il freddo ci farà morire prima. Intanto i bambini guardavano la madre con occhi spalancati e lei corse verso di loro e li strinse forte al petto. il mendicante indossò le calze e gli zoccoli, ma lasciò la coperta in un angolo della stanza e si inoltrò nella bufera di neve. Non appena uscito di casa , uno dei bambini si girò e come per miracolo vide un grande fuoco nel camino. Non credendo ai suoi occhi chiamò la mamma… Mamma! Mamma! Guara! Guarda! Il fuoco si è acceso! Per l’amor di Dio, è vero! È vero che il fuoco si è acceso! I bambini corsero subito attorno al fuoco per scaldarsi e la donna, nell’uscire a cercare il mendicante, alzò la coperta che gli aveva lasciato e con immensa sorpresa vide tutto quel ben di Dio che gli aveva donato quell’uomo: una pentola di latte bollente, due filoni di pane, un sacco di farina, delle scarpe nuove, dei vestiti, eccetera eccetera C’è da mangiare, mamma! C’è formaggio… polenta…minestra… guarda! Siamo salvi, siamo salvi! La donna capì subito che quel mendicante non poteva che essere un Angelo che aveva mandato il Signore Gesù in loro protezione. E a piedi nudi corse fuori a cercarlo, seguendo le sue orme sulla neve . Dopo pochi metri trovò i suoi zoccoli e i calzettoni abbandonati sulla neve… cerco ancora le sue orme ma inspiegabilmente terminavano li . La donna allora si inginocchiò e guardò verso il cielo e un raggio di sole spuntò tra le nuvole illuminando la grande distesa bianca.

di Pippo Musso


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Novembre 2021

SCRIVERE FA RI-ESISTERE

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Dopo quasi trent’anni posso tornare indietro a rivedere mio padre

a circa due mesi mio padre era tornato da un esilio forzato. Sembravamo una famiglia felice, come se nulla fosse successo. Quella mattina di Natale, ci siamo messi in marcia per andare dai nonni a Mirandola, città natale del famoso Pico della Mirandola. A pensarci bene, era nato lo stesso giorno e mese di mio padre e morì molto giovane. I nonni ci aspettavano per pranzo. Nonno Cesare, padre di mia madre, si era risposato con Mafalda, nonna Mafalda come la chiamavo, anche se non è mai stata interessata al titolo. L’auto di papà era nuova di pacca, comprata con un finanziamento, accessoriata e di un colore blu acceso. Mi piaceva molto. L’autostrada era vuota, circolavano poche auto, un silenzio strano, forse era il mio silenzio, forse avrei voluto restare a casa, non saprei. L’atmosfera era un po’ pesante, nessuno di noi parlava, addirittura Vittoria dormiva con la testa sopra le mie ginocchia. La nostra prima sosta in autogrill fu l’ultima, per un caffè, una sgranchita alle gambe. Ricordo il verde intorno, le fronde degli alberi che seguivano il vento, l’aria fresca inebriante anche se il freddo si faceva sentire. Mi fermai alla macchinetta stampa biglietti da visita. Provai a coinvolgere mio padre, mi piaceva l’idea di aver un mio biglietto da visita, anche se non ne avevo bisogno. Gli dissi che poteva essergli utile per il suo nuovo studio di pittura. Parlammo ma fu inutile, disse che era troppo presto. Ritornati alla macchina, ripresi l’argomento: mi piaceva parlare del suo

studio di pittura, ricordo il giorno dell’inaugurazione. In realtà mi sarebbe piaciuto parlare tanto tanto con mio padre. Mio padre ci disse di mettere la cintura di sicurezza, abbozzai che non era necessario per i passeggeri dietro ma la misi ugualmente, Vittoria riprese a dormire. Eravamo in corsia di sorpasso vedevo il contachilometri segnare 130. Un istante dopo, sentii la voce di mio padre forzarsi e in quel momento alzai gli occhi e vidi un’auto venirci incontro, sentii il suono delle urla, un suono che non dimenticherò mai, mio padre tentò di sterzare a destra ma fu inutile. Non so quanto tempo passò ma aprii gli occhi, i vetri in bocca mi impedivano di respirare e mi facevano male, il fumo invadeva l’abitacolo, non mi rendevo conto di cosa fosse successo. Cercai di chiamare i miei genitori e mia sorella, nessuno mi rispose. I ricordi sono solo delle immagini veloci, come foto istantanee. Estratta dalla macchina dopo qualche istante, senza ancora rendermi conto di cosa fosse successo, sentivo i dolori pervadere il mio corpo, dolori allucinanti, non respiravo. Ho aperto gli occhi ed ero in un letto di ospedale, girai la testa e a fianco a me vidi mia mamma, dormiva. Un piccolo movimento la svegliò, ci guardammo, senza parlare; lentamente girai ancora la testa e vidi un nostro amico, Cesare. Era seduto di fronte e ci guardava, mi disse che mia sorella era in coma. Non disse null’altro e capii che mio padre era morto.

… Senza più paura di ricordare

di Katia Mariconti

LA VOCE DI CHI SCEGLIE LA VITA “C'è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce” (Leonard Cohen) Questa citazione l’ha inviata a scriveresistere insieme al suo articolo Elisabetta Rocca, quarantacinque anni e da dodici anni affetta da SLA. Queste le sue parole:

Chi vive una vita straordinaria come la mia ha il dovere di mostrarsi per raccontare che si possono vivere momenti di vita felici pur portando nel corpo le sofferenze di una malattia tremenda come la SLA. E prosegue così: SLA, acronimo di Scompiglio-Livore- Amarezza, è l'anticamera di una sorprendente crepa dalla quale ho lasciato filtrare i raggi del sole, la luce e l'amore.

Sono io malata di SLA? Beh! Il mio corpo si! La mia mente, la mia anima, no! Sono ben complessa io, fatta di carne, energia, anima, mente. Il mio corpo si sta trasformando, quale corpo non si trasforma?

Forse è un po’ presto - si può pensare - ma il mio corpo ha goduto, ballato, nuotato, volato, corso, camminato. Ogni forma di movimento il mio corpo l'ha vissuta. La mia mente è brillante, spumeggiante, vive e si muove, nutre e si evolve anche grazie alle persone speciali che in questi anni ho avuto il privilegio di incontrare. L'energia la trovo in ogni libro che leggo, in ogni pranzo con la mia numerosa famiglia, nel candore dei piccoli nipoti, nelle attenzioni dei miei amici, nei sorrisi di chi incontro, nelle difficoltà che quotidianamente affronto. La mia anima è forte, medito, respiro, prego. Il mio corpo subisce le conseguenze di quell’acronimo sintesi di scompigliolivore- amarezza. La mia mente, la mia anima godono di ciò che l'acronimo sa donare: Sole, Luce, Amore. Sono io malata di SLA? …Il sole continua a essere tale anche sopra una coltre di nubi.

di Elisabetta Rocca


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Novembre 2021

Ci sembra il tempo ideale per pubblicare nuovamente alcuni contenuti dell’intervista fatta a Laura Tangorra da Michele Brambilla, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Sul mio divano blu”

QUELLA FORZA CHE CI INCOLLA ALLA VITA E CI PORTA A SFIORARE L'IMPOSSIBILE

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Il pensiero di Laura Tangorra

o penso alla vita come a un cammino. Per arrivare alla mèta possiamo seguire percorsi diversi, e siamo noi a scegliere quali sentieri imboccare. Non tutto ciò che incontriamo lungo il cammino, però, è frutto delle nostre scelte. Certe cose accadono e basta. La malattia è una di queste, ed è impossibile invertire la direzione di marcia. Possiamo solo affrontare la difficoltà oppure rinunciare, ma proseguire il cammino, per quanto faticoso, oppure fermarsi e piangere, è comunque una scelta. Tutti gli eventi in cui ci imbatteremo, e tutte le scelte che noi compiremo sono già in un certo senso scritte, in un libro segreto che quindi potrebbe raccontare in anticipo la nostra vita. L'ho cercata disperatamente la bellezza di questa vita. Non è stato facile, ma mi sono costretta, ogni giorno e ogni notte, a pensare sempre a chi sta peggio di me. Così ho capito che stare nella mia casa insieme alla mia famiglia anziché in un ospedale, vivere si, costretta in casa, ma in una casa calda, una casa che non viene bombardata, una casa dove gli amici non hanno mai smesso di venire, è davvero tanto, tantissimo. Ho capito che smettere di rimpiangere ciò che non ho più, mi avrebbe permesso di apprezzare quello che mi era rimasto. E piano piano, un giorno dopo l'altro, ho cominciato a guardare questa seconda vita con più affetto, quasi con tenerezza, come fosse un gattino spelacchiato, sporco e affamato che tutti prenderebbero a calci. Alla fine questo brutto gatto ha cominciato a fare le fusa, e mi ha ripagato con dei regali inaspettati. Uno di questi è la nascita dei miei nipotini, che sono stati per tutti come una boccata di aria fresca. Vivere su un divano può permettere di cogliere la realtà da una prospettiva diversa, che può dare un sapore assolutamente nuovo a ogni aspetto della vita. La SLA mi ha costretto a guardare con più attenzione, a vivere più intensamente, a dare immenso valore a ciò che prima forse non notavo più... È come se succhiassi una caramella per tanto tempo, per poi renderti conto che non l'avevi ancora scartata. Allora togli la carta e finalmente ne riesci a cogliere il vero sapore, e non puoi più fare a meno di quel gusto così intenso, anche se adesso sai che si consumerà in fretta... E poi comunque non sempre è necessario partire con uno zaino in spalla per cogliere l'essenza delle cose: ci sono scoperte che si nascondono dentro di noi, che fuori non troviamo. E poi io credo sia possibile viaggiare anche restando seduti su un soffice divano blu... A volte basta solo chiudere gli occhi. Non credo di poter quantificare l'amore che ho ricevuto prima di imbattermi nella SLA, quando tutto era così bello, così normale, rispetto a oggi, ma certamente è diverso il modo in cui io percepisco questo amore. Sai, quando si vive una vita normale si tende a dare per scontate tante cose, perfino l'amore. Io ho avuto la "fortuna" di vivere una condizione che mi ha fatto sentire sempre sul filo del rasoio, oggi ci sono, domani non lo so, e quando si vive così per vent’ anni, ogni cosa assume un valore enorme. Quando ti succede una cosa del genere non puoi più dare per scontato niente, men che meno l'amore che, anzi, diventa la sola ragione di vita. Per lo stesso motivo, credo che chi mi vuole bene non riesca più a dare per scontata la mia presenza, e in questo senso si, forse è un amore più intenso. Sì, è così. Il corpo ci ruba tanta energia, per lui investiamo molto, ma se dedichiamo troppa attenzione al fare, al correre, lavorare, mangiare, è inevitabile che si trascuri ciò che il corpo custodisce, cioè la propria essenza, i propri pensieri, il vero io. Quella parte di noi che, mentre il corpo invecchia e si usura, si sviluppa e matura, cresce e diventa forte, pronta per l'infinito. È quella parte di noi che, quando il corpo avrà svolto il suo compito e si spegnerà, resterà per sempre. Credo si chiami anima. Il mio corpo ha spento in netto anticipo molte delle sue funzioni, ed è stato come

se un ronzio di fondo al quale non facevo più caso, all'improvviso fosse scomparso, lasciandomi scoprire il silenzio. La ricchezza del silenzio. Quella che ti chiedo adesso è una cosa che credo tutti abbiano pensato. Non sei mai stata tentata dall'idea che, piuttosto che vivere così, è meglio morire? So che questo stupisce, ma no, non ho mai pensato che fosse meglio morire. Se mi avessi fatto la stessa domanda venti anni fa, la mia risposta sarebbe stata diversa perché quando di certe cose si parla in modo ipotetico, o quando si parla della vita degli altri, si tende a fare affermazioni superficiali, affrettate, ma non è cattiveria. È solo che è impossibile capire cosa significa vivere certe realtà finché non ci sei dentro fino al collo, quando non c'è via d'uscita. La sofferenza, che sia di se stessi o degli altri, diventa un valore nel momento in cui ci costringe a riflettere, quando ci consente di abbattere i preconcetti, i muri mentali che ci impediscono di vedere al di là di noi stessi, del nostro piccolo mondo. Troppo spesso si esprimono giudizi superficiali su realtà che non si conoscono, e quando poi si incontra la sofferenza queste certezze vacillano. Se la mia sofferenza è servita ad abbattere qualche muretto, se ha costretto qualcuno a guardare al di là di ciò che appare, la mia diversità, la mia vita immobile è diventata un valore. “Non so se la SLA aveva previsto tutto questo. Non credo che nel suo progetto di demolizione avesse tenuto conto di una possibile, invisibile avversaria: quella forza che ci pulsa dentro silenziosa, che ci incolla alla vita. Quella forza che ci porta a sfiorare l’impossibile, che annienta la paura. Quella forza che qualcuno chiama amore”.

Non so se le FOGLIE soffrono Fin da bambina, rimanevo turbata di fronte alla "ecatombe" autunnale. Ancora oggi, mi sento un po’ struggere dentro e un timido disagio davanti ad una foglia caduta. Forse devo vedere tutto questo come cambiamento, preludio di rinascita.. Grazie, foglia! Aurora


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Novembre 2021

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