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www.scriveresistere.it

Ottobre 2021 ANNO 2 - N° 10

La Meridiana Società Cooperativa Sociale Viale Cesare Battisti 86 20900, Monza (MB)

"il magazine di chi scrive con gli occhi"

Iscrizione Num. R.G. 24/2021 Tribunale Ordinario di Monza (MB)

Luce sulla fragilità

È

Il Premio SLAncio vuole aprire alla speranza.

vero, la vita ci mette tante volte di fronte alla nostra fragilità, ci fa proprio sentire piccolissimi di fronte a qualcosa di grandissimo con cui è impossibile competere. Come un piccolo, fragile fiore di fronte all’immensa potenza del sole. Non c’è proprio paragone ed è facile la risposta: il primo perde e il secondo vince.

Eppure… Forse c’è qualcosa che manca in questa facile conclusione, sembra che tutto sia riducibile a un fatto muscolare, al tangibile, al visibile. Troppo facile. Quando, per esempio, sentiamo, cioè, proviamo qualcosa dentro di noi, usiamo quel sesto senso che va oltre il corpo, in quel momento non possiamo più accontentarci della realtà esterna, ma abbiamo a che fare con quella interna. Un mondo infinito e misterioso che ci appartiene senza che noi lo conosciamo o per lo meno conosciamo poco o man mano, vivendo, camminando, affrontando i nostri ostacoli, imparando dalle nostre cadute e ringraziando per i doni ricevuti. Un luogo fra terra e cielo, dove corpo e spirito convivono. Se ci lasciamo prendere un momento dall’immagine che abbiamo inserito in questa pagina, non ci può sfuggire lo sguardo tra il piccolo fiore e il grande sole sorgente. Due esseri soli al mondo, uno di fronte e nello stesso tempo unito all’altro da un tenero sguardo, come un incontro strabiliante, inaspettato, salvifico. Si guardano come innamorati che esclamano la loro gioia di potersi abbracciare. E sembra proprio che quel piccolo fiore abbia trovato pace e riparo e quel sole abbia la felicità di poter amare, di realizzare il suo senso… Forza e debolezza non sono in gara fra loro ma inseparabili amici perché ognuno ha bisogno dell’altro, non esiste senza l’altro. È come dire che abitano nella stessa casa, appartengono allo stesso mondo, nascono per vivere insieme, come gambe e braccia. Questo vuol dire che quando ci sentiamo piccoli e fragili possiamo veder sorgere – come un sole - la forza che abita dentro il nostro mondo interiore? Noi di SLAncio pensiamo di sì. E lo pensiamo perché ogni sorgere del giorno cerchiamo “lo sguardo del sole” dentro di noi e ripensiamo a ciò che abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere, alle gioie e ai dolori del quotidiano, al passato che nessuno ci può togliere e al futuro che pensiamo con speranza; piangiamo e ridiamo, ci commoviamo e ci arrabbiamo, tifiamo per la nostra squadra del cuore e scriviamo il nostro giornale per incoraggiare chi si ferma davanti al primo ostacolo, chi pensa che i limiti siano degli intrusi, chi non alza lo sguardo verso il cielo e non crede. Proprio gli ostacoli ci aiutano forse ad essere umili al punto da cercare dentro e fuori di noi qualcosa che ci aiuti, che ci illumini, forze nuove e impensabili. Questo tempo difficile sembra trattenere tutti in un buio inquietante e proprio noi con i nostri grandi limiti ci muoviamo per far parlare di luce e di rinascita. Questa è la sfida che lanciamo con PREMIO SLAncio.

A cura della Redazione

In un tempo buio


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ESISTERE... con la luce accesa

CHE COSA È LA LUCE per me? E per te?

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n questo tempo della pandemia siamo stati tutti, ciascuno a modo suo, colpiti da momenti di dolore e di buio, di tenebra e di smarrimento. Il bisogno interiore della luce, di una luce che ci riportasse la speranza, è stato ed è un bisogno che coinvolge tutti. Ciascuno con le sue credenze, religiose o meno, ma il bisogno di luce va oltre ogni credenza: è qualcosa di intimamente legato alla natura umana. Dentro l’essere umano vi è l’anelito alla luce, ad una luce che porti via ogni male, fisico, psichico e morale. Forse il “tempo delle tenebre” può smascherare ogni nostra illusione. Perché la luce di cui abbiamo intimamente bisogno non è quella dei fuochi d’artificio ma è la luce duratura dell’anima che torna a sperare, che può ritrovare la speranza.

LE STELLE CI SONO SEMPRE, ANCHE QUANDO NON LE VEDIAMO Quando ti sembra di non farcela e vorresti fermarti, ricordati che anche Lui si ferma con te. E quando nella vita fai l’esperienza delle ferite, quando nella vita fai i conti con i tuoi sbagli, ricordati che tu non sei i tuoi sbagli, non sei i tuoi errori, perché una persona è grande non quando sbaglia mai, ma quando riconosce il proprio errore e trova la forza di ricominciare. E ricominciare è sempre possibile, perché Dio è sempre primavera, perché Dio è sempre vita, perché Dio è amore, solo amore, sempre amore e per questo è speranza. E allora stasera quando uscirete da questa chiesa e vivrete l’esperienza del buio e della notte – e tutti l’attraversiamo – ricordatevi che in alto ci sono sempre delle stelle e, anche se non le vedi, le stelle ci sono sempre e sono come la speranza. C’è sempre la speranza, anche quando non la vedi, lasciati illuminare da quella luce, lascia che davvero il Signore entri dentro nel tuo cuore e possa accenderti dentro della voglia di vivere, del desiderio di amare e di andare avanti con forza. Coraggio, allora! Avanti, ma avanti insieme nel nome del Vangelo. Tanti auguri di buon cammino e di tanta speranza.

Brano tratto dall’omelia di Sua Ecc. Mons. Domenico Battaglia Arciv. di Napoli durante la celebrazione del 14-09-2021 nella Basilica di Santa Croce, Torre del Greco.

IL SOFFIONE

porta la vita in embrione

Arnoldo Mosca Mondadori e lo scultore Piero Coletta con Indicibile, l’opera donata per simboleggiare di Premio SLAncio

Che cosa è la luce per te, che cosa è la luce per me? È questa la domanda che vuole raccogliere pensieri, poesie, racconti per il Premio Slancio. Una letteratura che una volta raccolta potrà diventare un libro ed essere strumento per aiutarci reciprocamente. Grazie per ciò che potrete scrivere su ciò che per voi significa “luce”, luce che dà speranza.

di Arnoldo Mosca Mondadori

La potenza del SOLE e il piccolo seme della VITA. Davvero c’è da chiedersi chi è il più forte. La Luce dà la Vita e il fiore lotta per fare sì che la Vita si perpetui. Nella vita di tutti i giorni ci sono tanti piccoli "Fiori" che cercano in ogni modo di fare germogliare i loro semi per generare nuove vite. Ma ci sono anche molti esseri fragili che lottano ogni minuto per sopravvivere perché colpiti da malattie genetiche e di altro tipo, e lo fanno con tutte le loro energie, spesso aiutati dalle nuove scoperte scientifiche e dalla tecnologia. Il soffione porta la vita in embrione, per me non è fragile, è la nuova generazione. Da bambino soffiavo su molti soffioni perché sapevo che dai semi sarebbero nati nuovi fiori. Quando li vedevo volare nel vento ero felice!

di Luigi Picheca


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SCRIVERE ... storie di prigionieri innocenti

S

DIVERSAMENTE LIBERI

ono ormai solo un'anima rinchiusa in un'ampolla di cristallo trasparente, e fragilissima. Da qui vedo il mondo che corre, e lo vivo di riflesso. A volte manca l'aria qui dentro, è troppo stretto lo spazio vitale. A volte vengo assalita da una sorta di claustrofobia, quasi panico, un disperato bisogno di scappare da questa cella fatta di cellule apparentemente immobili. La SLA è una forma di prigionia, ma il nostro è un dolore innocente. Ma quando si accetta il dolore, quando lo si accoglie, se lo si guarda da vicino senza paura, come fosse un mostro addormentato, piano piano si riesce a vedere al di là dell'apparenza, si scoprono le luci oltre alle ombre. E fa un po' meno paura. So che molti si domandano come si possa resistere in queste condizioni, come si possa essere attaccati a questa vita che sembra ferma, vuota, inutile. Ma non lo è affatto. È solo diversa, è una vita essenziale. Ma prima, prima della SLA, ero davvero libera? In una esistenza normale non esistono forme di prigionia, magari meno evidenti? Mi riferisco a forme di prigionia subdole, ai condizionamenti, ai conformismi per cui crediamo di fare scelte libere, mentre ci uniformiamo a ciò che fanno gli altri, a ciò che

piace agli altri. Mi riferisco alla paura del giudizio altrui, che ci porta a non essere noi stessi, e ad adeguarci all'immagine che gli altri hanno di noi, all'immagine che noi stessi ci siamo costruiti. Forse ciò che rende liberi davvero, è poter pensare e agire secondo i propri principi. Per questo spesso dimentico di essere rinchiusa qui dentro: la vera libertà è il pensiero. Quello non conosce sbarre. I pensieri corrono liberi come cavalli selvaggi che galoppano in branco su prati sconfinati, sotto un cielo limpido, di quel blu intenso che precede il tramonto. Corrono nella stessa direzione, quella che vogliono, non hanno briglie né frustini, non hanno un padrone. Sembrano sfidare il vento tagliando l'aria, che fa sventolare le loro criniere quasi per dispetto, rendendole invece emblemi di libertà. Ecco, io li guardo, e l'ampolla non esiste più

di Laura Tangorra

UNO SLALOM INFINITO!

di Luigi Picheca

Nella busta che mi ha dato il neurologo da consegnare al mio medico di base c'era scritto SLA? Un punto interrogativo che mi ha incuriosito e agitato insieme. Questo dubbio è stato ben presto confermato dalla serie di esami cui ho dovuto sottopormi in seguito per ottenere il fatidico verdetto che mi avrebbe cambiato la vita. In quel periodo ho visto diversi ospedali e ho provato per la prima volta nella mia vita ciò che avevo sentito raccontare dalle persone anziane quando dovevano fare la loro trafila di esami per qualche intervento. Ma la cosa peggiore è stata quando durante il mio primo ricovero in ospedale passavano i medici la mattina e si fermavano dagli altri pazienti per qualche minuto a spiegare la situazione, e arrivati da me mi salutavano sbrigativamente allargando le braccia. Dopo questa mia prima esperienza ero preparato a un atteggiamento distaccato dei medici, però ho trovato conforto e comprensione da parte di molte operatrici che mi hanno dimostrato affetto. Questo mi è servito molto più delle poche cure che mi avevano proposto, precisando che non erano efficaci. Un giorno mi è venuto a trovare mio fratello e mi sono ricordato che proprio con lui avevo cominciato a sciare, così abbiamo parlato un po' dei vecchi tempi e della montagna.

Questi ricordi dello sci poi mi hanno fatto pensare alla bellezza della montagna, a come è cambiata in pochi decenni e infine ho paragonato le gare di slalom dello sci con la mia vita da malato di SLA, perché vivere in compagnia della SLA ti costringe a dover superare tanti paletti e i tanti imprevisti che ti trovi davanti, insidiosi e nascosti, proprio come la neve li nasconde alla vista di uno sciatore impegnato in una gara di slalom. Quante volte mi si è staccato, per esempio, il tubo del ventilatore e sono rimasto senza respirare per un tempo per me infinito! Il cuore comincia a battere sempre più forte e la vista si annebbia mentre aspetti che qualcuno rimetta a posto il tubo. Poi ci sono i guasti al ventilatore, che quando avvengono di notte bisogna avere la prontezza di mettere il ventilatore di scorta. Questa è una delle insidie peggiori perché bastano tre o quattro minuti per morire, e non tutti sanno cosa fare. E il mio cuore impazzisce ! Non è facile come sciare, dove al massimo cadi e ti rialzi, lo slalom che ti impone la SLA non lo puoi vincere da solo ma hai bisogno degli altri. Per questo motivo diventa "uno SLAlom infinito!".


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ASCOLTARE ... il suono delle emozioni LE PAROLE E LA MUSICA SONO CAPACI DI “CREARE LA LUCE”

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io disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Il primo capitolo della Genesi si apre con la voce di Dio. “Dio disse” appunto. Anche il Vangelo di Giovanni si apre identificando Dio nella Parola e dunque anche nella sua voce: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.” Gv, 1,1. Non solo nella nostra ma anche in diverse tradizioni religiose si parla della Creazione come evento che si è potuto verificare grazie al Verbo, alla voce di Dio. Ebbene, approfondendo questo concetto, mi sono imbattuto in una scienza moderna che parrebbe dimostrare come il suono, inteso come realtà vibrazionale, abbia la capacità di modificare la materia: la cimatica. Nel XVIII secolo un musicista e fisico tedesco di nome Ernst Chladni, utilizzando una lastra di metallo sottoposta a vibrazioni sonore e cosparsa in superficie di una particolare polvere bianca (licopodio), scoprì come quest’ultima si disponesse in modo diverso a seconda della vibrazione proposta. Scoprì come, a determinate frequenze, la polvere si disponesse sulla superficie creando figure geometriche perfette. Figure del tutto similari ai rosoni delle nostre chiese o agli orientali Mandala. Il suono avrebbe per cui la capacità di modificare la materia, ecco perché le tradizioni religiose riconoscono alla Voce di Dio la forza di trasformare e modellare la Creazione. Anche Pitagora intuì tutto ciò pronunciando un concetto illuminante: “la geometria delle forme è musica solidificata”. Mi vorrei soffermare dunque, sulla capacità delle parole e della musica di “creare la luce”. Non intendo però la luce fisica ma la luce del cuore, quella che illumina il nostro animo. Qui, come nella Genesi, si scopre che spesso è una parola o un brano musicale a crearla. Il nostro giornale ne è un chiaro esempio. La possibilità di esprimersi, di “parlare” attraverso

gli occhi e di raccontarsi genera una potentissima luce nei cuori dei nostri amici della SLA. Sono molti infatti a riconoscere che questo progetto rischiara loro la giornata e la vita, nonostante la presenza tenebrosa della malattia. La stessa cosa riguarda la musica. Mi viene in mente Angelo che da buon partenopeo, ascolta spesso canzoni napoletane; Pippo che ascolta sempre Radio Italia anni 60’; Claudio che è stato musicista e che ascolta tantissimo Rock durante il giorno. La funzione della musica non è soltanto quella del “tener compagnia” o del rallegrare dei momenti all’interno della giornata. L’aspetto commerciale ha probabilmente creato un po’ di confusione a riguardo. L’aspetto più nobile di essa è rappresentato dalla capacità di creare dei sentimenti o delle emozioni profonde in cui è possibile riconoscersi. Durante gli ascolti, non è raro identificare una parte del proprio animo con uno specifico brano musicale. Generalmente, abbiamo bisogno di ascoltare qualcosa che amplifichi un emozione che stiamo vivendo al fine di sentirci trasportati e cullati. Se un sentimento è profondo, come la gioia o la malinconia, difficilmente infatti si avrà desiderio di ascoltare un brano che suscita opposte emozioni. La musica è così in grado di portarci in angoli remoti del nostro animo, facendoci scoprire recondite parti di noi stessi. Non a caso anche sant’Agostino diceva “Chi canta prega due volte”. La musica è in grado di potenziare non solo i sentimenti ma anche le parole e i concetti portandoci al cospetto del Divino. In questo sta la luce, ossia nel rendere visibile l’energia che scorre dentro di noi e nel prenderne coscienza. Così da riuscire a scorgerla e a contemplarla.

di Stefano Galbiati

Lettera a mia moglie Anna

Ascolta bene queste parole sono dette col cuore e sono tutte per te!

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iao piccola gioia mia, ammettilo, non te l’aspettavi questa sorpresa per te, vero? Beh, sì ogni tanto mi fermo con i miei pensieri, i miei racconti, le mie barzellette e mi prende una voglia improvvisa, l’ardente desiderio di scrivere qualcosa per te. Vedi che ti sbagli quando dici che non ti penso mai? Comincio col dirti che tu sei la mia grande gioia, anche se poi cosi grande grande non sei… riguardo all’altezza voglio dire… ma sei grande come donna! Tu sei la mia dolce metà e per questo che non potrai mai essere grande come me... ma lo sei sempre soprattutto quando cucini i miei piatti preferiti! Ah,ah,ah! li sei davvero imbattibile… Anzi, quando prepari la mia pasta al forno, oppure le melanzane alla parmigiana e ci metti dentro tutti gli ingredienti possibili e immaginabili proprio per far piacere a me, sei un Angelo! Oppure quando a mia insaputa mi fai trovare quelle profumatissime torte o gustosissime pizze o i panzerotti ripieni di tutto, piccanti o no, fai invidia persino ai migliori ristoratori napoletani! Che donna meravigliosa sei in quel momento, quando ti pavoneggi in cucina, nel tuo regno preferito! Poi, dopo avermi preso per la gola come solo tu sei capace di fare, soddisfatta della tua creazione culinaria, sorridente e fiera vieni a chiedere il mio parere sulla tua stupefacente opera d’arte, io (da bravo figlio di buona donna) per farti arrabbiare (la mia

specialità…) ti rispondo sempre che se ci avessi messo dentro anche quel certo altro ingrediente la tua opera sicuramente sarebbe venuta molto ma molto meglio. Tu mi rispondi arrabbiata: Ah sii?? Però se te l’avesse fatta tua madre non le avresti detto cosi vero? ma va al diavolo! Mai una volta che mi fai un complimento! Oh povera Anna - dico tra me e me - ma perché sono sempre cosi bastardo quando mi ci metto?. E cosi, facendola arrabbiare di proposito, mi riprometto di riconquistarla con qualche moina e qualche fusa come fanno i gatti ! Pensare che salendo le scale si sente sempre il meraviglioso profumo che viene dalla nostra cucina e la gente mi riempie di complimenti, che bella soddisfazione! Allora ogni tanto porto a qualcuno, soprattutto le donne sole e anziane, qualche torta o qualche pizza o altro e loro commosse mi riempiono sempre di baci e abbracci e tanti apprezzamenti. Mi commuovo anch'io per loro come se fossero mia madre che ha bisogno. E allora dico a mia moglie: “Gioia, lo sai che con la tua bontà hai fatto commuovere anche me... e che tutta quella la storia di prima di non cucinare bene bene era solo una farsa per farti arrabbiare prenderti un po’ in giro per il gusto di vedere la tua reazione?”. E cosi dicendo, con un abbraccio e un bacio, abbiamo messo fine a quella bellissima giornata di festa, cantando la meravigliosa canzone di Celentano che inizia così:

Siamo la coppia più bella del mondo , è ci dispiace per gli altri che sono tristi , che sono tristi perché non sanno più cos'è l’amor… il vero amore è sempre unito dal cielo, nessuno in terra anche se vuole può separarlo mai, l‘ha detto lui!

di Pippo Musso


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SCRIVERE... per uscire oltre le quattro mura

SODDISFAZIONI

D’AUTUNNO

Che bello mettere a posto la campagna!

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ra queste quattro mura il mio pensiero mi porta ai lavori che avrei fatto in questo periodo dell’anno. Innanzitutto la vendemmia, poi avrei trascorso il mio tempo nei boschi alla raccolta di castagne e funghi, nei campi avrei fatto l'ultimo taglio dell'erba per pulire il terreno sia sotto gli alberi delle noci e nocciole, che in questo periodo incominciano a cadere, e sotto gli olivi la cui raccolta è prevista proprio a fine ottobre. Per quanto riguarda l'ulivo (cioè l’olio che non venderei mai) mi chiedo come è possibile vendere un litro di olio a quattro euro! Bisogna sapere che il lavoro è tanto: per fare 40 litri ci vogliono circa due quintali di olive e poi c`è da aggiungere il costo del frantoio. A meno di dieci euro non si può vendere, il mio uliveto copre il fabbisogno annuale della mia famiglia e non c'è necessità di piantare altre piante d'ulivo. C'è anche da recuperare la legna dal terreno, tagliare alberi e potare rami che non servono: è vero, c'è molto lavoro ed è bello arrivare a dicembre con la campagna a posto, soddisfazione che non è facile da spiegare. Avrei continuato chissà per quanti anni ancora, ma purtroppo questo malattia mi toglie anche la soddisfazione che mi dava il regalare ad amici e parenti le mie belle noci e nocciole… di Angelo Fardello

LA MIA PASSIONE? CORRERE! (… e amare)

R

icordo quando ero un ragazzo pieno di forza, di grinta e di voglia di vivere la vita. Il mio obiettivo era partecipare e vincere, volevo essere sempre ai primi posti (meno che a scuola). Agli inizi, in ogni gara campestre, non mi interessava vincere subito perché sapevo di avere avversari molto più forti e allenati di me, ma sapevo anche che con l’impegno e l’allenamento, ora della fine, sicuramente sarei arrivavo ai loro stessi livelli, se non di più! Questo è per dire che nella vita niente è impossibile se uno vuole veramente raggiungere il proprio scopo. Mi piaceva la palestra, la lotta, anche se non sono mai stato un campione, mi piaceva tanto correre a piedi. Ricordo che sin da ragazzino correvo con i miei coetanei ed ero invincibile, tant’è che dicevano che avevo il motorino sotto il culo. Ero contento e orgoglioso, cosciente di questo mio talento, di questa mia fortuna … Ricordo che mia sorella Giusi con la sua amica Franca per andare al doposcuola di pomeriggio prendevano sempre l’autobus e io le accompagnavo alla fermata e poi, senza dire niente, scommettevo tra me e me che per fare 7- 8 chilometri di percorso sarei arrivato prima di loro. E cosi era tutte le volte e loro, incredule, mi trovavano alla fermata di arrivo. Ero forte, ragazzi, ero proprio forte, perché mi piaceva veramente correre e correre! Ricordo quando un giorno mi misi a correre da solo perché i miei amici preferivano far niente o forse giocare a biliardino o a flipper al bar. Correvo di paese in paese senza neppure rendermi conto di quanti chilometri di corsa avessi già fatto, finché non mi sentii stanco, costretto a fermarmi. Eppure qualcosa mi diceva di non farlo ma di proseguire al paese successivo dove - mi dicevo - sicuramente mi sarei fermato. Arrivato sfinito al paese successivo, non riuscii ancora a obbedire alla mia volontà di fermarmi e proseguii diretto verso la via di casa. E fu lì che, continuando imperterrito la mia corsa, improvvisamente sentii come rompersi il fiato e diventare leggero e senza più l’affanno della fatica. La sensazione era quella di dover ancora iniziare a correre, un miracolo! Di colpo non c’era più la stanchezza di prima e con essa il fiatone e sembrava che le gambe conoscessero la strada e non volessero più fermarsi. Ricordo che in quel momento mi sembrò di vivere una vita da Superman, una vita al di fuori della vita normale e mi sembrò di essere una creatura

straordinaria: ero in grado di rifare gli stessi chilometri che avevo appena fatto senza mai fermarmi, come una locomotiva. Vi rendete conto? Forse voi starete ridendo pensando “Quante stupidaggini ci sta raccontando questo qua?!”... Eppure vi assicuro che è tutto vero, ho Dio come testimone. Con il tempo, crescendo, per una cosa o per l’altra, non ho più avuto modo di fare queste cose, ma la mia passione per la corsa, quella no, non mi è mai passata. Proprio correndo in una gara campestre ho avvertito le prime avvisaglie della mia malattia e così, visita dopo visita, piacenti o dolenti, mi hanno diagnosticato la SLA. I primi tempi credo di essere andato letteralmente fuori di testa al pensiero di dover lasciare per sempre la mia famiglia, la mia casa e anche la mia bella cagnolina di nome Perla. Tutto era scuro intorno a me, il sole sembrava improvvisamente morto come lo ero io quando mi hanno caricato sull‘autoambulanza. “Addio” gridavo nei miei pensieri a mia moglie che per non farsi vedere piangere si era rintanata in camera da letto insieme a Perla che, silenziosa, sembrava aver capito già ogni cosa. Ovviamente dubitavo molto della struttura che mi avrebbe preso in carico, ma per fortuna con il tempo mi sono sentito sempre più accolto dal personale sanitario, le brave operatrici e anche il Direttore mi è apparso subito simpatico. Si sta come in una grande famiglia. Sapevo che il Buon Dio mi aveva affidato un compito da portare avanti, il compito di amare il prossimo come me stesso, portando amore e conforto. Quello che ho fatto, anche offrendo un semplice sorriso. Mi sono ricordato poi di un desiderio espresso al Signore: se per caso - e sottolineo per caso - fosse dovuto succedere qualcosa di male alla mia famiglia o ai miei famigliari, piuttosto che a loro gli ho chiesto che capitasse a me. E cosi è stato. Dunque, di che cosa mi devo lamentare? Ho voluto la bicicletta e adesso pedalo! Molto ho imparato da questa malattia. Prima ero davvero all’oscuro di tante cose e mai avrei immaginato di imparare da lei. La chiamavo malattia di merda perché ignoravo che il Buon Dio non fa mai nulla a caso: in ogni cosa che fa c’è sempre un perché, nel mio caso, quello di aver ritrovato la Fede nel Signore che a causa della malattia credevo di aver perso per sempre.

di Pippo Musso


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BASTEREBBE UN SORRISO

Ottobre 2021

di Olivia Sbarsi

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o avuto modo di osservare da vicino persone con handicap sia giovani, sia anziani e ho constatato, al contrario di quel che si crede, che queste persone non si lamentano del loro stato. Certo, ci sono anche persone che non lo accettano (vedi Cappato e Dj Fabo), ma ho osservato che quelle persone giovani e anziani che io ho avvicinato, seppure con un pizzico di malinconia, vivono al meglio la loro voglia di vita e quelle più acculturate danno tanto a tutti noi (vedi Claudio Imprudente , laureato in lettere che scrive sul Messaggero di Sant’Antonio di Padova e il dottor Melazzini che aiuta gli ammalati di SLA). E ancora c’è chi fa sport (vedi Alex Zanardi, Donatella Versace, Bebe Vio, eccetera) e chi dopo un incidente stradale è finito su una sedia a rotelle, voleva morire ma come ultimo tentativo ha voluto recarsi a Lourdes col proposito di attuare il suo progetto, se non avesse ottenuto la guarigione. La Madonna non gliela concesse ma gli diede un grande conforto e così, tornato a casa, pensò di dedicarsi ad aiutare gli ammalati e fondò UNITALSI. Quell’uomo era un imprenditore e si chiamava Giovanni Battista Tomasi. Riflessione: questo cosa ci fa capire? Che noi non siamo solo materia, ma siamo fatti anche di spirito e che lo spirito è più forte della materia e quando serve viene in aiuto delle nostre fragilità.

Se a volte pensiamo “Ma a me queste cose non capitano” facciamo un errore! Nessuno di noi può passare indenne, specie con l’avanzare dell’età ( e io ho un’età avanzata!). E ancora, mi è capitato di comunicare con chi assiste queste persone e ho scoperto che quando vengono a mancare, lasciano in loro un grande vuoto interiore (parlo anche per esperienza personale). Ieri per caso ho visto Forum, il programma su canale 5 che tratta di questioni legali, ebbene, in quella trasmissione erano intrappolati madre, genero e figlia, che aveva praticato (di nascosto da tutti) un aborto terapeutico dopo aver saputo che il figlio sarebbe nato con handicap. Il marito voleva la separazione, la madre la rimproverava duramente dato che ha in custodia l’altro figlio con problemi di handicap, e ha esclamato “figlia mia, tu non sai quello che ti perdi, tuo fratello mi dà tanta gioia e non mi pesa affatto!” Conclusione: davanti agli occhi di Dio noi siamo unici e importanti. Queste persone possono dare tanto a ciascuno di noi e perciò meritano amore e rispetto. Vi lascio con un piccolo suggerimento: quando incontriamo i limiti, per favore, non giriamo la faccia dall’altra parte, ma ripensiamo alla parabola del Buon Samaritano. Basterebbe un sorriso e una parola buona…

E LUI MI RACCONTÒ… LA VERITÀ Il mio cammino iniziò nel buio completo… la confusione fu padrona della mia mente. Il mio corpo fu avvolto da un freddo pungente ed i miei muscoli incapaci di muoversi, rendevano angosciante la mia sofferenza. Nulla si muoveva… Ero immobile, indifeso e disperato. Con facilità portai lo sguardo al cielo e vidi un raggio di luce che mi fecondò l’anima. Subito s’accese una fiamma dentro di me e non si spense più.

La fiamma… scaldò il mio corpo e lo mise in movimento. Scoprii la gioia, l’amore e la speranza. In quel momento di maggior felicità, una spina colpì il mio cuore. Comparve un dolore incontrollabile accompagnato da un rumore assordante Proveniva da dietro un cespuglio, PRESENTA corsi appresso ad esso e vidi i miei nemici Con sé avevano spine di odio e rabbia. Il mio cuore ormai sanguinava con dolore atroce

Mi inginocchiai e guadandoli negli occhi gli chiesi perdono… Loro si avvicinarono e scoppiarono in lacrime mi presero per mano alzando il mio corpo ferito. Un ‘altro raggio partì dal cielo… la mia spina nel cuore si dissolse… la ferita e il dolore scomparvero.

TORNIAMO IN PIAZZA!!! LUI… è colui che vuoi che sia 6º ANNO

scriviconnoi

Diventiamo un coro di voci che raccontano la vita TORNIAMO PRESENTA IN PIAZZA!!!

6º ANNO

Scrivi un tuo pensiero-dono a scriveresistere@cooplameridiana.it

Importante! 6MILA MALATI DI SLA VOGLIONO UNA CURA

Insieme a Monza per sostenere la lotta contro la SLA

Anche quest'anno si è tenuta a Monza la 6a edizione della risottata benefica per risotti per sostenere la Ricerca. sostenere la3lotta contro la SLA. Sabato 2 Ottobre 2021 dalledifficili 11:00 per tutti ed in special modo per i "Gli ultimi 18 mesi di pandemia sono- stati Monza, PiazzaLeRoma - Palazzo che dell'Arengario malati cronici e terminali. organizzazioni si occupano del sostegno ai malati di SLA, come il Centro NeMO e SLAncio, sono state particolarmente colpite nella risotto e un bicchiere di vino 6 Euro possibilità diUn raccogliere donazioni. Il ricavato al Centro Clinico Milano e alla “Con un ottimo risotto verrà ed undevoluto buon bicchiere di vino, si èNeMO potutodicontribuire al SLAncio di Monza sostegno di molti malati di SLA.", afferma Julius Neumann, da 14 anni malato di SLA e membro del gruppo che organizza questo ormai tradizionale evento.

QR

CON IL PATROCINIO

Pattuglia Colico

3 risotti per sostenere la Ricerca. Sabato 2 Ottobre 2021 - dalle 11:00

di Paolo Marchiori


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Ottobre 2021

VIAGGIO SU MARTE CON LA SLA di Claudio A.F. Messa Un giorno arriva il dottor Magnoni e mi dice “stanno organizzando un viaggio su Marte con essere umani, hanno deciso di portare un malato di SLA, per sperimentare gli effetti collaterali, vuoi che ti iscrivo?”. “Certo che SI!” “Sai che dovrai essere scelto e non si sa se tornerai vivo. È come vincere la lotteria” Io dico “è un valido modo per morire, quindi per iscrivermi”. Passano tre mesi e il dottore entra nelle stanza, è un po’ agitato: “Hai vinto! Parti per Marte, arriverà un’ infermiera dall’America per conoscerti e sapere le tue problematiche”. L’indomani arriva l’infermiera per conoscermi e capisce subito che il mio inglese è scarso, quindi decise di insegnarmi le basi che usano gli astronauti. Dopo tre settimane posso fare una conversazione anche complicata e lei dice “Domani partiamo per la NASA”. Il mio cuore è accelerato per l’emozione. Domani partiamo e ci sono anche Fabiola e Michela, che hanno deciso si venire alla NASA per salutarmi: il biglietto aereo e l’alloggio per quattro mesi è pagato dal Presidente degli Stati Uniti (questo viaggio è storico e Fabiola e Michela non hanno avuto problemi al lavoro per lo stesso motivo). Arrivati alla NASA l’addestramento inizia subito in piscina, il mio casco mi permette di parlare con gli altri astronauti, come il mio puntatore, basta che guardo le frasi con l’occhio e posso comunicare. Però il mio casco è più evoluto e scegliendo una frase può imparare e memorizzare il mio modo di parlare. Finito l’addestramento c’è una parata per presentarci, quindi, saluto Fabiola e Michela e prometto loro che ce la metterò tutta per non morire. Come sempre si parte per la stazione internazionale così, dopo i saluti, partiamo per la Russia. Arrivati salutiamo la statua di Gagarin, il primo uomo nello spazio, perché il giorno dopo partiamo per la grandissima avventura, però prima mi portano in ospedale per operarmi ai due reni, così mi levano tutti i calcoli e elimino la neuro. Domani alle ore 13 saliamo sul razzo che ci porterà sulla nave spaziale, la nostra casa per i 6 mesi di viaggio verso Marte. Il viaggio consiste dunque di 6 mesi di viaggio d’andata, un anno di sosta sul pianeta rosso e altri 6 mesi di viaggio di ritorno. Tutto il mondo è collegato alla tv per vedere come va. Non ci ospedalizzano alla partenza, come è successo varie volte, ma partiamo tranquillamente, come tutti noi speravamo. SI PARTE! È andato tutto ok, non siamo esplosi, però il lancio è stato più duro di quello vissuto in addestramento, almeno per me: la spinta e la forza dei motori è stata così forte che per poco non sono svenuto. Dopo un po’ ci siamo agganciati alla stazione spaziale: era stupenda! Tante volte l’ho immaginata nei miei sogni ma vederla nella realtà è stato molto più bello! Fluttuiamo, quindi. Non mi hanno messo sulla carrozzina e due infermiere mi spingevano nella giusta posizione. Conosciamo i componenti dell’equipaggio che vivevano temporaneamente nella stazione e qualcuno

ha deciso di fare una foto a tutti noi, oppure, non so, è stata la NASA ad ordinare di fare questa foto e mandarla a loro, cosi tutti i giornali e i telegiornali lo potevano mostrare al mondo. Poco dopo abbiamo cenato. Il mio pasto era diverso dal solito che facevo in struttura, era studiato dagli americani: 3 siringhe grandi era un pasto completo. Dopo aver mangiato tutti ci siamo diretti sulla nave spaziale, la nostra casa per il viaggio. Alle ore 23 ci siamo staccati dalla stazione spaziale e siamo partiti per il lungo viaggio. Eravamo tutti stremati per cui siamo andati subito a letto. Il letto era verticale per evitare di respirare anidride carbonica, ma per me era indifferente. Il viaggio è stato noioso perché non potevo usare il mio Mac e studiare, leggere e guardare i miei film, allora ho chiesto ad un astronauta Russo di insegnarmi la sua lingua quando aveva tempo e mi ha detto “ конечно, это честь для меня”, tradotto voleva dire “certo è un onore per me”. Ero felice della sua risposta. Finalmente arrivati siamo stati fatti salire su una nuova navicella che era in grado di atterrare sul pianeta Marte e per portare a bordo tutte le nostre attrezzature ha dovuto fare ben 26 viaggi! La prima cosa che abbiamo fatto è stata montare l’habitat, la nostra casa su Marte. Io, sulla mia carrozzina progettata apposta dalla NASA per il pianeta rosso, guardavo l’orizzonte del pianeta: un panorama da mozzafiato, peccato che non c’è vita sullo splendido Marte. Ci sono voluti quattro giorni per finire di allestire l’habitat e in quei giorni ho dormito sulla mia comoda carrozzina. Completato l’habitat, abbiamo avuto a disposizione le nostre stanze con veri letti, la doccia, cibo e bottiglie per bere. Dopo pochi giorni mi sono accorto che riuscivo a muovere le dita delle mani. Il dottore, che era anche chirurgo, disse che era causato dai raggi cosmici, specialmente dai raggi beta e gamma. Sulla Terra non è possibile che ci investano, perché il suo nucleo è composto di lava ricca di tutti i metalli del pianeta terrestre, mentre su Marte il nucleo si è solidificato da milioni di anni. Dopo sei mesi sono riuscito a camminare perfettamente e a correre, così ho iniziato a fare un po’ di pesi nella nostra palestra, e dopo una settimana il chirurgo mi ha operato per levarmi il respiratore dalla trachea, perché finalmente potevo mangiare di nuovo. Era fantastico dopo più di 18 anni! La cosa fu comunicata alla NASA e mi scattarono varie foto mentre correvo in palestra e facevo pesi per rafforzare i muscoli, ma la mia foto preferita è stata la prima camminata su Marte. I raggi cosmici, oltre a guarirmi, mi hanno reso più intelligente, tanto da imparare facilmente sette lingue. Per questo decisi che al ritorno mi sarei laureato. Dopo un anno la nostra avventura su Marte era finita e siamo partiti per il lungo viaggio di ritorno verso la Terra. (continua)


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Ottobre 2021

Parlano di NOI https://cooplameridiana.it/larassegna-stampa-del-premioslancio/

PREMIO SLAncio Concorso letterario Parole oltre il limite

Scriveresistere promuove il Premio SLAncio per coinvolgere non solo le testate giornalistiche nate in seno a contesti di fragilità, ma anche la società civile, la comunità tutta, proponendo ogni anno un tema legato all’uomo. Il tema-metafora di PREMIO SLAncio 2022 è LA LUCE. Art. 1: Il Premio è organizzato da La Meridiana Cooperativa Sociale. Art. 2: Possono partecipare al concorso autori italiani o stranieri con elaborati in lingua italiana. Possono essere inviati da 1 a 3: racconti (max 120 righe) e/o altrettante poesie e/o aforismi/riflessioni. Sono ammessi all’esame della Giuria lavori inediti (quindi mai pubblicati da una regolare casa editrice, sprovvisti di codice ISBN). I lavori dovranno rimanere inediti fino alla data di premiazione. Art. 3: Le opere partecipanti dovranno essere inviate tramite email entro il 23 dicembre 2021 indirizzate a: premioslancio@cooplameridiana.it. Art. 4: La partecipazione al Concorso è gratuita. Art. 5: La Giuria del concorso, che si riunirà per visionare gli elaborati pervenuti e decidere i vincitori, è composta da: Arnoldo Mosca Mondadori, Presidente della Giuria; Pietro Coletta, scultore; Luca Crippa, scrittore; Ferruccio de Bortoli, giornalista; Roberto Mauri, Presidente di La Meridiana; Maria Pitaniello, Direttore Casa Circondariale Monza; Paolo Rossi, attore; Giangiacomo Schiavi, giornalista; Luisa Sorrentino, psicologa. Il giudizio della Giuria è insindacabile. Art. 6: Fine marzo 2022 verranno premiati, in luogo da definirsi del Comune di Monza, i primi tre classificati con l’elaborato più significativo che ci vorrete inviare. I vincitori verranno avvisati con largo anticipo. La presenza, ancorché online, è ritenuta clausola indispensabile per il ritiro del Premio. Ai 3 vincitori dei tre generi letterari (racconto, poesia, aforisma) verrà regalato un abbonamento annuale al quotidiano “Corriere della Sera” e verrà donata un'opera realizzata appositamente per il Premio SLAncio dall’artista Pietro Coletta. Tutti gli altri finalisti riceveranno l’attestato e l’antologia del Premio, all’interno della quale verranno pubblicate oltre alle opere dei tre vincitori anche quelle che la Giuria selezionerà tra le pervenute. Altri riconoscimenti potranno essere assegnati dalla giuria in relazione alla qualità dei lavori pervenuti. Le opere dei premiati, e di eventuali altri autori a giudizio insindacabile della Giuria, verranno pubblicati nell’Antologia dedicata del Premio edita dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti. Art. 7: La partecipazione al Concorso “Premio SLAncio” implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento. Per informazioni ulteriori potete scrivere alla seguente mail: scriveresistere@cooplameridiana.it.


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