ScriverEsistere Magazine n10 - 2022

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Ottobre 2022 ANNO 3 - N° 10

Editore: La Meridiana SCS P.IVA 02322460961 Viale Cesare Battisti 86 20900, Monza (MB)

Scriveresitere mensile di informazione www.scriveresistere.it

"il magazine di chi scrive con gli occhi"

Reg. Trib. Monza nu. 24/2021 Dir. Editoriale: Roberto Mauri Dir. Resp.: Fabrizio Annaro Coord. Edit.: Luisa Sorrentino Redaz.: L. Picheca, P. Musso, Cl. Messa, L. Tangorra Prog. Grafico: C. Balestrini

Ci risiamo!

L'UOMO HA riMANGIATO LA MELA

A cura della Redazione

U

na storia di tentazioni senza fine. Sappiamo che Adamo ed Eva vivevano beati nel bellissimo giardino dell’Eden e avevano tutto ciò che un uomo poteva desiderare. Avevano una sola regola da rispettare: non mangiare i frutti proibiti di un albero ben preciso. Purtroppo però, non sono stati in grado di affidarsi all’infinita saggezza e all’amore incondizionato di Dio e hanno seguito la volontà di decidere da soli che cosa sia il bene e che cosa sia il male. Sono bastate poche parole pronunciate dal serpente tentatore per porre in Eva, la prima donna, il seme del dubbio: “Perché Dio ci ha proibito di mangiare la mela? È una decisione giusta?”. Non solo, il serpente riuscì a convincere Eva promettendole che una volta mangiato il frutto proibito avrebbero avuto l’assoluta conoscenza del bene e del male, diventando come Dio. Una proposta a cui l’uomo e la donna non riuscirono a resistere. E così cominciarono i guai per l’umanità… Eppure… Non è bastato l’esempio di Adamo. Certo non siamo in Paradiso, ma si poteva sperare di ravvedersi e che questa vita non continuasse ad essere un inferno di cataclismi, insulti e bombe… E pensare che eravamo stati avvisati! Ma – come dice anche Papa Francesco – non impariamo mai dalla storia. E così ci siamo fatti tentare ancora e ancora, fino ad oggi abboccando all’amo della GLOBALIZZAZIONE. Sembra di sentire queste parole sussurrate all’orecchio: “Non preoccuparti, non stancarti, fai quello che ti piace, divertiti, pensa a te stesso… Ci penso io a procurarti il grano, il gas, l’elettricità, i cellulari…” Chiedete e vi sarà dato? Sì, forse abbiamo fatto i bravi fingendo di applicare questa Parola del Vangelo, ma abbiamo fatto il piccolo errore di pensare che l’uomo possa essere dio in terra. In fondo che ci vuole? Basta lasciarsi indurre in tentazione dal serpente seduttore. Continuiamo a rifarlo abboccando al suo amo. Ora, per esempio, capiamo che ci siamo af-fidati al dio-Putin che, sorridendo travestito da padre premuroso, ha assicurato tutti che all’energia vitale ci avrebbe pensato senz’altro lui! Evviva, ci siamo fatti fregare un’altra volta e chissà se ne faremo tesoro!

Non serve tanto prendersela con il serpente di turno, ma piuttosto riflettere su quante volte di questi tempi abbiamo ceduto alla seduzione tentatrice di competere con Dio, a cominciare dalla globalizzazione, il massimo del potere di pochi e l’immensa sudditanza di tutti gli altri. Certo, magari contiene anche il seme dell’evoluzione ma, perché possa essere cosa buona, dovremmo davvero vivere tutti in paradiso, nella totale fratellanza, nella reciprocità e nell’amore uno per l’altro. Un sogno irrealizzabile, pare… Il mondo è davvero il bene di tutti e non di qualche capo in testa che schiaccia bottoni e conta soldi… mostra il pollice in su o in giù… per cui si mangia o si fa la fame, si vive o si muore… C’è una frase in un salmo (95) di Matteo che dice così: «Tutti gli dèi delle nazioni sono un nulla, ma il Signore ha fatto i cieli...». Anche se è un frammento queste parole, volendo, aiutano a mettere ordine, ogni cosa al proprio posto… e l’uomo è un meraviglioso capolavoro se sta al proprio posto. Purtroppo, c’è sempre un serpente da qualche parte che stuzzica la sua megalomania, la sua voglia di onnipotenza e così anche le sue capacità creative e trasformative, straordinarie ad un certo punto si pervertono al male o alla stupidità. Un’altra tentazione sembra Internet: avere una tastiera fa sentire dèi che possono tutto. “Prendi quello che vuoi e quando vuoi, il mondo è tuo, nelle tue mani” … Vero? Mah! Dipende, perché a volte si fa confusione fra padrone e schiavo. Internet sembra una di queste volte. Pensiamo ai giovani cresciuti in mezzo alla folla virtuale e che si sentono soli, sono soli e spesso arrabbiati… Che hanno accesso alle stanze segrete senza essere accompagnati, preparati per poter leggere la realtà filtrata dai valori. Giovani a cui si offre l’illusione di diventare famosi, diversi dagli altri, grandi più degli altri Noi preferiamo sentirci piccolissimi, microscopici davanti a Dio, piuttosto che grandissimi davanti agli uomini! Che bella l’umiltà!

Quello che Dio ci ha donato è un regalo prezioso che va protetto e che non dobbiamo dare mai per scontato.

Fermate il mondo, bisogna riflettere! di Luigi Picheca

Vivo da anni in un letto, apparentemente fuori dal mondo, ma osservo la gente e navigo col mio PC nel web e spesso mi chiedo dove sta andando la nostra società, specialmente i giovani. Non riconosco più i ruoli e mi accorgo che su tutti, grandi e piccini, domina internet, con i suoi messaggi a volte deliranti. Il computer e lo smartphone hanno preso il posto di mamma e papà e il tablet ha assunto il ruolo che una volta apparteneva alla scuola, rubando purtroppo il lavoro agli insegnanti che fanno sempre più fatica a formarli e a educarli. La concorrenza del male, diffuso dai social, fa presa facilmente sulle menti fragili e senza guida, cosicché rischiamo di avere in futuro una

società telecomandata da chi ha pochi scrupoli. Si sta affermando nel mondo la violenza. Le armi hanno il loro macabro fascino. Le due cose insieme accendono gli animi e provocano le guerre. Le guerre seminano odio, morte e distruzione, è questo che abbiamo davanti?! Bisogna fermarsi a riflettere, riprendere possesso del cervello e indirizzare la propria vita e quella della propria famiglia nella direzione giusta, verso il bene per un futuro migliore.


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SCRIVERE... verità che fanno riflettere

CHIEDIMI SE SONO FELICE Eccola qui! Te la presento: lei si chiama 0754

È una mucca da latte, una frisona italiana, la razza migliore per il latte. Ha due anni, ed è stata inseminata (artificialmente) per la prima volta. Non ha idea di ciò che l'uomo ha stabilito per lei. Qualcuno può pensare che in fondo, per 0754 vivere in un allevamento intensivo per produrre latte non sia poi così male, rispetto ai suoi amici finiti al macello. Beh, quel qualcuno non sa molte cose. Non sa che per produrre una quantità sufficiente di latte, le mucche devono partorire un vitello tutti gli anni, e tre mesi dopo aver partorito, vengono di nuovo inseminate. Non sa che 0754 avrà una vita molto breve. Mentre una mucca, se lasciata vivere in pace, potrebbe vivere fino a 20 anni. le mucche da latte vengono generalmente macellate molto presto, in media dopo la loro terza lattazione, perché i ritmi a cui sono sottoposte è tale da esaurirle fisicamente, e a un certo punto la produzione di latte ne risente. Pensa: una mucca, quando allatta naturalmente produce circa 4 litri di latte al giorno, mentre 0754 ne produrrà in media 28 litri ogni giorno per un periodo di 10 mesi. La nostra amica, munta due volte al giorno, dovrà convivere con il dolore delle tante mastiti, cioè delle tipiche infezioni delle mammelle, che la tormenteranno sempre. Ma ti assicuro, sarà il male minore. La prova più terribile con cui 0754 dovrà più volte fare i conti, è quella che cercherò di raccontare, ma non è facile dopo aver visto certe immagini. Ogni volta che partorirà, il suo vitello le verrà portato via subito dopo la nascita, a volte ancora avvolto nelle membrane, e non con la dovuta delicatezza. Affatto. Questo rappresenta uno stress terribile sia per la mucca sia per il vitello. All'uomo che tirerà fuori con mani sgarbate e impazienti il suo vitello, poco importa che 0754 lo seguirà con lo sguardo terrorizzato, muggendo disperatamente per chiamare il suo piccolo, per ore, ore, ore... In seguito i vitelli da latte avranno un triste destino: le femmine verranno allevate per diventare mucche da latte, (e sostituire le loro madri quando verranno abbattute), e all'età di due anni verranno fecondate per la prima volta, come 0754. I maschi verranno allevati per il mercato della carne di vitello. Verranno nutriti con sostituti del latte finché non iniziano ad assumere cibo solido, perché il latte prodotto dalle mucche viene venduto per il consumo umano. Nutriti con questi surrogati del latte, non ricevono abbastanza ferro: sono resi volutamente anemici per ottenere una carne chiara, preferita dai consumatori. Chi non conosce le mucche non ci crederà, ma se la nostra 0754 potesse uscire da lì, per la prima volta nella sua vita, impiegherebbe pochi attimi a capire di essere libera e inizierebbe a correre, a saltellare con un'agilità inimmaginabile. Ma ci sono altre cose che si ignora delle mucche. Lo sai per esempio che le mucche non hanno incisivi e canini superiori, e quindi non possono morderti? E lo sai che sono curiosissime, e che amano la musica? Se ti metti a cantare o a suonare uno strumento, vedrai come corrono da te. Cerchiamo di evitare di comprare latte e carne provenienti da allevamenti intensivi, e scegliamo quelli etici che rispettano l'animale, perché così non è giusto. Non è giusto! E poi il latte prodotto da mucche felici è anche più buono.

RIFLESSIONE Se siamo informati, possiamo scegliere e nel tempo persino orientare mercati e comportamenti sociali, fare cultura, favorire il cambiamento verso il rispetto della natura tutta di cui facciamo parte e su cui ci siamo scagliati come inconsapevoli cannibali. Senza saperlo creiamo il nostro e l’altrui male! Conoscere è fondamentale, guardare la realtà ci permette di salvare e salvarci, ma bisogna sapere! Bambini che hanno passato le vacanze in qualche agriturismo familiare, hanno visto per la prima volta le galline meravigliandosi delle loro morbide piume: li avevano sempre visti spennati sui banchi dei supermercati e mai avrebbero saputo che sono animali meravigliosi e intelligenti, se non vengono maltrattati, segregati senza scampo. Tanto sono solo polli, loro non sentono niente, sono stupidi e possono anche essere presi per il collo e fatti ruotare come un gioco fino a morire. Così si era visto fare, tutto normale, vi pare? Il mondo si ribella e adesso dobbiamo riparare: cominciamo a pensarci… Se qualcuno vuole raccontare realtà ingiuste e divulgarle per favorire la cura della natura e aiutare a cambiare i nostri comportamenti, scriveresistere @cooplameridiana.it è il luogo giusto a cui inviare le proprie esperienze, immagini e pensieri. L’indifferenza rende crudeli, allora facciamo luce sulla realtà in cui siamo immersi e di cui siamo responsabili tutti!

di Laura Tangorra

- I giovani nativi digitali insegnano -

NEL MONDO WEB CI SI PUÒ BRUCIARE di Deniel Gonni Di giovani bruciati per via di internet ce ne sono e ce ne saranno ancora e ancora. Ad esempio, una piaga è la cosiddetta "fama precoce": per un determinato motivo, ragazzini diventano personaggi pubblici e per questo vengono etichettati. Quelli che ricevono una visibilità immediata di punto in bianco, finiscono al centro dell’attenzione e etichettati, appunto, per quel momento/cosa particolare. Ma per quanto tempo? Diventare famosi dall'oggi al domani, per pura tendenza del momento, può durare? Per lo più no, ma ci possono essere delle eccezioni. In ogni caso le cose cambiano e forse per reggere “la fama precoce” bisogna avere una bella capacità di adattamento… Ma è difficile averla, così come è difficile reggere un’esposizione tanto forte. I fattori che concorrono alle “bruciature” sono molti e variano da persona a persona. Un fattore, ad esempio, può essere la superficialità degli spettatori del web, quelli che guardano da fuori, abituati a vedere di continuo questi fenomeni diventare delle autentiche meteore del web, che appaiono e scompaiono uno dopo l'altro. Quelli sempre pronti a vedere il personaggio più che la persona e diventano fans di queste star momentanee, diventando anche invadenti e stressanti. Senza contare gli haters, quelli che, approfittando dell’anonimato, usano espressioni di odio e stanno sempre ad insultare o talvolta anche a minacciare chi è in vista (anche se a vuoto, nella stragrande maggioranza delle volte). Quindi, la fama può dare ma anche prendere e forse prende anche più del dovuto.


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IMPARARE...

dall'umiltà della piccolezza

La natura insegna

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L’UNIONE FA LA VITA

osa accade attorno a noi nel mondo animale? Ci pensiamo mai? Siamo forse indifferenti ai microscopici animaletti che ci circondano e che vediamo sempre solo come intrusi da eliminare, come disturbatori che appaiono all’improvviso facendoci perdere il controllo della situazione, tante volte spaventandoci come se fossero mostri giganteschi? Non sapete quello che vi perdete e quanto c’è da imparare! Sì, più si è piccoli e più si è intelligenti e socievoli. Ne volete qualche prova? Prediamo a campione la lucciola e la formica.

Uniti si fa più luce!

Anche le lucciole nel periodo dell’amore hanno bisogno di attrarsi l’un l’altra. C’è un problema, però, che pochi sanno: la lucciola maschio, da sola, non emana una luce sufficientemente forte da farsi notare dalle femmine. Allora, ecco la soluzione che salva la specie: l’unione! Tutti i maschi, cioè, si mettono insieme e diventano un faro di luce a cui le lucciole femmina non posso dire di no… L’unione diventa salvezza.

Uniti ci si aiuta e ci si salva!

Dovete sapere una cosa che vi convincerà a credere che da soli non vale la pena di stare e che, invece, stare insieme e andare d’amore e d’accordo fa miracoli. Può essere vero che le formiche possono vincere sull’elefante? Ebbene sì. Quando le formiche all’opera su un albero vedono arrivare l’elefante che vorrebbe mangiarle, si infiltrano sotto la corteccia e in perfetta sincronia si mettono a vibrare tutte insieme, imitando il ronzio delle api…. L’elefante, che teme le api, fugge via. Non è straordinario? Non è tutto: un altro nemico delle formiche è la giraffa! Ebbene, quando questa si appresta con la sua lunga lingua a catturarle golosamente, le formiche fanno un enorme gruppo e tutte insieme si buttano su di essa e la pungono. A questo punto, con la lingua in fiamme la giraffa si allontana, rinunciando alla sua leccornia.

Ripensiamo alle formiche quando ci isoliamo in noi stessi.

Informazioni tratte da un bellissimo documentario in onda su Disney Channel

GUERRA, PACE… O VOGLIA DI ESISTERE? di Lisetta Vedi? mi sono detta, loro sono diversissimi eppure sembra si avvicinino uno all’altro con lo stupore della scoperta. All’inizio pensavo che il gatto avrebbe voluto afferrare la piccola biscia, invece l’ha solo scrutata a lungo, stupito e divertito nello stesso tempo. La biscia, invece, più piccola e indifesa si è lanciata all’attacco per stupire e sorprendere l’avversario. Una volta visto l’alieno da vicino, tutto si è placato e ognuno si è ritirato nel proprio mondo. Ecco che la paura passa se la si affronta.


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RACCONTARE... storie di salvezza

Cosa sarebbe la vita senza l’amore (e le marachelle) di un animale!

A

rrivati all’età di otto/nove anni, mio fratello Marietto (lo chiamavamo cosi perché era il più piccolo della famiglia) giocando in cortile col suo amichetto Pierino (che pur avendo la sua stessa età, era senza denti davanti e ancora masticava il ciuccio) vede saltare fuori da non si sa dove un piccolo e grazioso micettino. Con un leggero miagolio si avvicina ai due bambini come per cercare protezione, oppure, senza dubbio, cercava un po’ di latte da bere. Miagolando- miagolando il tenerissimo gattino (che poteva avere si e no tre/quattro settimane di vita) ottiene subito la simpatia dei due che se lo prendono a cuore, mettendolo serenamente a giocare con loro. Quella piccola bestiolina era meravigliosa col suo manto grigio marrone e il pettorale bianco... e con quella boccuccia talmente piccolina, che non ci sarebbe potuto stare neanche quel che rimaneva del ciuccetto di Pierino. Giocando-giocando, quel povero micino continuava a miagolare sempre più, sicuramente per la fame e per la sete. Finalmente i due ragazzini capiscono che ha bisogno e lo portano a casa di Pierino, dato che abitava al secondo piano dello stesso stabile. Non fanno neppure in tempo ad entrare che sua madre - apparendo come una persona a cui sono rimaste incastrate le dita nella fessura della porta - si mette a gridare come una pazza, come se non avesse visto un gattino ma un fantasma. E li butta fuori di casa tutti quanti, compreso suo figlio Pierino che spaventato dalla madre continuava a masticare il ciuccio. A questo punto, presi dalla paura e dall’ansia per quello che avrebbe potuto ancora succedere, incrociando le dita, salgono al piano di sopra dove mia madre era intenta a preparare il pranzo. “Ciccio e Franco” entrano quatti quatti come due ladri col gattino in mano in punta di piedi ma, neanche a farlo apposta, si imbattono faccia a faccia con mia madre, la quale vedendoli con il gattino in mano… (altro che Pavarotti…) dice di riportarlo immediatamente dove l’avevano trovato! “... Ma… mamma - risponde Marietto non lo vedi che ha fame?” “Non m’interessa!... ti ho detto di riportarlo dove l’hai preso perché non voglio animali in casa!”

S

“... Ma mamma almeno un po’ di latte... “ “Va bene dagli il latte, ma poi riportalo giù!” “Ah, povero micetto, chissà da quanto tempo non mangiava! Guarda, guarda mamma che fame ha...” In un minuto quella dolce creaturina aveva divorato tutto quanto in un colpo solo, preso dalla fame che aveva. E adesso arriva il turno di Marietto e Pierino che devono riportare giù il micetto… Amareggiati, ma pronti a obbedire, si dirigono verso la porta con il micetto tra le braccia, quando Marietto si sente fermare di colpo da mia madre (che ogni tanto si lascia scappare una parola in dialetto siciliano) che gli dice: “Ma dove vai?! Per oggi lascialo qua, ma domani mattina mi raccomando lo riporti dove l’hai trovato, u capisti?”. Da quel giorno sono passati cinque/sei anni che il micio vive con noi. Si faceva voler bene strusciandosi continuamente sulle nostre gambe, cercando sempre le nostre coccole... Sì, ma quante ce ne ha fatte passare! Ricordo che una mattina, pronto per andare a lavorare, nel mettermi le scarpe mi accorgo che maledettamente ci aveva pisciato dentro, lasciando un odore nauseante... Minchiaaa, non ci ho visto più... e preso dal nervoso mi metto a gridare arrabbiato “Gigi! Gigi!!!” ma lui era nascosto dietro qualcosa e zitto zitto non si faceva trovare... E ancora: “Gigi! Gigi!!! Dove sei??”. Guardando a destra e sinistra finalmente mi avvicino al suo nascondiglio e benché si fosse messo a saltare correndo da un punto all’altro delle stanze, quando finalmente riesco a beccarlo gli metto il muso dentro la scarpa e gli dò quattro pacchere sul culetto. Da quel giorno non l’ha più fatto e ha continuato a strofinarsi sulle nostre gambe, facendosi volere sempre più bene nonostante le marachelle. Ah! Cosa sarebbe la vita senza l’amore e le marachelle di un animale… Ecco, qui finisce la storia di Gigi, il gatto furbo ma tremendo!

di Pippo Musso

MI CHIAMO PAOLINO PIG E SONO UN PORCELLINO FORTUNATO di Luigi Picheca

ono nato nella fattoria di Andrea tre anni fa, sono stato fortunato a essere simpatico al nipote Stefano che mi ha scelto come compagno di giochi. Sono Paolino Pig, il porcellino. Sono nato in mezzo a sette fratelli ed ero il più piccolo della famiglia, pensavo che fosse una disgrazia e invece è stata la mia fortuna, Stefano si è affezionato subito a me per il mio colore rosa acceso e perché ero piccolo e giocherellone e i miei fratelli mi trattavano male. Mi spingevano via da quando mamma ci allattava e poi non mi facevano partecipare ai loro giochi. E io correvo, correva e correvo in giro per il nostro cortile. Un giorno è arrivato un camioncino, c'era scritto Salumi Nostrani e ha

caricato i miei fratelli. Stefano mi ha portato a passeggiare per i campi intorno alla fattoria. Ogni anno si ripeteva questa scena, ho capito che venivano portati in un posto chiamato Macello!! Essere piccoli non è sempre una cosa negativa, a volte ti rende felice. Sono ancora qui che corro per l'aia, inseguendo le amiche caprette e Stefano ride e si diverte a guardarmi. Spesso porta anche un cugino, Gigi, che è seduto su una carrozzina perché non può muovere le gambe, e allora io corro anche per lui. Gigi mi porta sempre un cestino di fragole come ricompensa, ma io farei volentieri le capriole tutto il giorno se servisse a farlo guarire.

A volte essere i più piccoli è una fortuna!

18/10/2022 UN ANNO ALLA SAN PIETRO RSD DI MONZA

Ormai un anno è passato e devo dire che non mi sono trovato male! Appena arrivato il dott. Magnoni mi ha visitato e mi ha trovato un’ulcera, per cui mi ha portato al San Gerardo di Monza e mi ha risolto il problema. Poi a maggio hanno festeggiato il mio 61° compleanno facendomi sentire come un RE. Poi l’educatore Stefano Galbiati è andato nel mio paese natio facendomi delle videochiamate che mi hanno lasciato senza fiato: mai nessuno

aveva fatto una cosa del genere. Poi un giorno con mia moglie mi hanno portato al parco di Monza facendomi sentire come in famiglia, senza contare i vari eventi, che mi hanno fatto sentire che non sono solo e soprattutto che non sono l’unico ammalato; e che se mi trovo in questa situazione non è colpa mia. Grazie RSD di esistere per i malati come me.

di Gianni Modesto


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INCANTARSI... di fronte ai capolavori che ci circondano MI È SUCCESSO OGGI

di Lisetta

M

“Ho guardato negli occhi una farfalla”

i sono alzata dalla scrivania e lo sguardo mi è caduto su una specie di triangolino di carta bianca, per cui mi sono chinata a prenderlo per buttarlo. Ma come mi sono avvicinata si è spostato. “Caspita! Che cos’è questa cosa che si muove?”. Delicatamente l’ho raccolto da terra e lui si è subito arrampicato sul dorso della mia mano: “Una farfallina bianca!”. Niente di strano, certo, e ho subito pensato di farla volare fuori. Ma non ne voleva sapere di lasciare il dorso della mia mano e volare fuori nonostante gli alberi fioriti, il sole, il tepore. Sto lì un po’ in attesa di una sua mossa e poi con abilità mi allungo per afferrare il cellulare sul tavolo a un metro dalla finestra. Fotografo così la mia mano … Non se ne vuole proprio andare e così continuo a immortalarla da più vicino che posso, così, tanto per fare qualcosa. Finalmente si lascia depositare sulla fogliolina di una pianta di rose e rientro in casa per continuare il mio lavoro al pc. Più tardi riprendo il cellulare, guardo cosa avevo scattato e… vivo un “incontro ravvicinato del terzo tipo”… Non ricordo quanto tempo sono stata a osservare questo capolavoro dallo sguardo intenso, la cui mente forse si chiedeva che animale fossi io… Capisco all’improvviso che avevo incontrato una meraviglia e non lo sapevo, che non l’avevo riconosciuta perché mi ero affidata a una stupida superficialità che me la mostrava come una comune, banale farfallina. Né comune, né banale ma straordinario essere con- vivente. Che lezione mi ha dato! Quante volte ci troviamo di fronte a delle meraviglie e non ce ne rendiamo conto, peggio, non le vediamo proprio. D’ora in poi starò attenta, d’ora in poi mi lascerò prendere dalla curiosità, e travolgere dallo stupore.

Quanto poco sappiamo del nostro meraviglioso mondo!

Il messaggio del pettirosso di Fabrizio Annaro

Amo il pettirosso. È una creatura straordinaria che infonde tenerezza e accetta volentieri le bricioline che gli umani gli donano sui davanzali delle proprie terrazze. Per quasi tutto l’inverno due pettirossi (Piccinin e Cicciottin) si sono alternati con grande fiducia sui marmi del mio terrazzo. Attendevano briciole di pane o di biscotto. Il loro delicato cinguettio l’ho più volte scambiato per un ringraziamento, ma credo che questo faccia parte della mia fantasia. I pettirossi sono protagonisti di una bella storia (favola o leggenda?) che svela il perché il loro petto sia tinto di rosso. Si narra che un uccellino decise di far visita a Gesù mentre era in croce lacerato da terribili sofferenze, avvolto da sangue e ferite. Per consolare questo uomo piagato dalla croce l’uccellino si posò sul petto di Gesù ricolmo di sangue. Da allora, per grazia ricevuta, l’impronta di rosso sangue segnò per sempre il petto di quell’uccellino. Da qui il nome: pettirosso!

Il pettirosso oltre a ricordarci il calvario di Nostro Signore, ci invita a consolare chiunque si trovi in difficoltà o in grave sofferenza. Un’altra leggenda afferma, infatti, che quando un pettirosso si presenta alla tua porta (meglio alla tua finestra!) vuol dire che un tuo amico, parente, conoscente ha bisogno del tuo aiuto, delle tue preghiere, dei tuoi pensieri positivi. Comunque, sia per le bricioline, sia per più nobili missioni, il pettirosso è davvero un simpatico e tenero volatile. Consentitemi: molto più affascinante di merli e piccioni!

di Lisetta

LE FARFALLE DELLA SPERANZA

Voglio raccontarvi una storia.

Immaginate un edificio alto, grigio e con tante finestre. Ai suoi piedi dei barconi consumati dalla salsedine con al loro interno pezzi di vita che raccontano il viaggio, le paure e le sofferenze di chi forse non è riuscito ad arrivare a destinazione. Ora rinchiudete il tutto in un parcheggio. Ecco, io lavoro in questo posto circondato da colori forti e morti.

tanto da riuscire a darmi speranza anche in un parcheggio color cupo. Ecco perché scrivo per scriveresistere, perché i loro giornalisti così diversi, così fragili sono come le farfalle sempre pronti a rialzarsi in volo, cogliendo nella sofferenza ogni simbolo di speranza.

Il motivo per cui scrivo non è il mio lavoro, ma per raccontare chi da mesi mi accoglie ogni mattina. Due bellissime farfalle color crema sembrano le uniche creature che riescono a muoversi liberamente in questo posto, eppure sono sempre lì, poggiandosi di barca in barca, si alzano in volo per poi posarsi sul relitto successivo senza mai uscire dal recinto. Due creature piccole, insignificanti, eppure in quel parcheggio, ai piedi del palazzone, acquistano un valore enorme. Sono diventate simbolo di speranza, un segno di rinascita, come a testimoniare che dopo la tempesta c’è vita.

di Claudio Lamponi

Mi piace pensare che queste due farfalle sono arrivate con i migranti in qualche barcone. Dopotutto nella vita di ognuno di noi ci sono state tempeste, siamo caduti, inciampati e alla fine è questo che ci rende diversi, speciali e unici. Proprio come le farfalle che per volare sembrano fare fatica, sempre in cerca di una base solida per poi riprendere di nuovo il volo. Due farfalle color crema, simbolo di fragilità e rinascita sono riuscite a caricarsi di un valore enorme, mi hanno affascinato e suggestionato così


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CREDERE... ai sogni

Voglio rivedere ancora una volta il mare!

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Nessun sogno è troppo grande da realizzare

a protagonista di questa storia si chiama Maria Mastroianni. Malata di SLA, è nostra ospite dal 2015. Su questa rivista non ne abbiamo quasi mai parlato, salvo qualche parola molto dolce scritta da Pippo per lei. Maria non usa il comunicatore e quindi fatica a partecipare al nostro progetto di scrittura. E’ una persona riservata al cui seguito ha una famiglia bella e numerosa che la sostiene. Nel suo silenzio però, è stata capace di esprimere un desiderio talmente forte da avere una grandissima risonanza dentro di noi: “Voglio rivedere ancora una volta il mare!” Quando un paziente esprime simili richieste, come primo impatto, tendiamo ad andare sulla difensiva e a farci dominare dai limiti: “Il viaggio è troppo lungo… un paziente ventilato è troppo rischioso da portare… potrebbe accadere anche che…”. Sarà per la sua riservatezza, per il fatto che non chiede mai nulla oltre il necessario, sarà per la dignità che esprime nella malattia… o sarà forse semplicemente per la forza che esprime il suo sorriso…non avremmo mai potuto dirle di no. Quindi… pronti via! Primo di ottobre destinazione Cogoleto in Liguria. Estendiamo la gita anche ad un’altra ospite, Monica Mariani, una vera e propria forza della natura che è stata in grado di uscire dal coma e di tornare ad esprimersi con grande caparbietà. Anche lei con un sogno nel cassetto: rivedere il mare. Sul pullmino oltre agli ospiti anche un loro familiare, io alla guida e l’immancabile dott. Magnoni che ha vigilato per tutto il tempo perché tutto andasse bene. I restanti familiari a seguito con le loro auto. Viaggio perfetto, niente coda, siamo giunti a destinazione in meno di due ore. Abbiamo parcheggiato comodamente sul lungo mare e da lì ci siamo diretti verso la spiaggia. Eravamo un bel gruppo; Maria era accompagnata da ben tre nipoti, due figli e la sorella mentre Monica dall’onnipresente Rosario, dalla sorella, dal cognato e dal nipotino. Tutti hanno contribuito per avvicinare Maria e Monica il più possibile al mare. Ed eccoci lì a due metri dalla battigia!

Abbiamo sostato, è stato il momento più bello. Saremo rimasti poco più di mezzora ma l’infinito del mare si è unito a quella piccola frazione di tempo, rendendola indelebile per tutti. Il mare regala sempre emozioni intense. Il profumo, i suoni, i colori e quel senso di pace e di immensità che non si può descrivere. Lo abbiamo goduto fino in fondo. Tante foto, tanti sorrisi e la bellezza di condividere quel momento con le persone che più si ama. Successivamente un pranzo in un ristorantino sul mare a base di pesce. Poi una piccola passeggiata per il centro storico di Cogoleto dove, con uno strappo alla regola, tutti… ma proprio tutti… ci siamo gustati un buon gelato. L’avvicinarsi delle nuvole e un po’ vento ci hanno ricordato che era ora di rientrare. Viaggio di ritorno ancora perfetto, siamo rientrati in San Pietro nel tardo pomeriggio. La tensione si è abbassata anche per me che guidavo, ce l’avevamo davvero fatta! Eravamo ancora di nuovo tutti insieme con il mare lontano ma anche con il cuore ricolmo di emozione per aver realizzato due piccoli ed enormi desideri. Abbiamo sperimentato un’atmosfera di complicità ed anche un senso grande di famiglia. Se l’aspetto più emozionante di questa gita è stato il mare, certamente l’aspetto più rassicurante è stata invece la partecipazione del dott. Magnoni. Organizzatore perfetto, non ha fatto mancare niente. Ha trovato persino il modo per ricaricare il respiratore di Maria durante il viaggio dall’accendisigari del pullmino, perché… “non si sa mai!”. Nessun sogno è troppo grande da realizzare. Il coraggio e la determinazione di Maria ce lo hanno ricordato. E questa gita ha ricordato anche a noi, addetti alla cura, che un paziente non è mai soltanto la sua storia clinica ma un concentrato di corpo, anima, spirito, emozioni, desideri e sogni degni anch’essi di essere curati e considerati.

“Prima sogno i miei dipinti, poi dipingo i miei sogni.” Vincent Van Gogh

scriviconnoi scrivi noi

Diventiamo un coro di voci che raccontano la vita

di Stefano Galbiati

Scrivi un tuo pensiero-dono a scriveresistere@cooplameridiana.it


Ottobre 2022

dialoghiamo dialoghi

Scriveresistere fa amicizia con Il Dialogo di Monza diretto da Fabrizio Annaro.

Brevi stralci tratti dal racconto (di Francesca Redaelli) di una serata-evento promossa dal Dialogo di Monza: la presentazione del libro di Nello Scavo, dal titolo KIEV.

Il grido dei profughi e lo sguardo del reporter Dai naufragi nel Mediterraneo alla guerra in Ucraina. Passando per la Brianza. Questo l’itinerario geografico della serata intitolata “Il grido dei profughi”, che si è tenuta lo scorso 6 ottobre al Teatro Triante di Monza, organizzata da Il Dialogo di Monza e condotta dal direttore Fabrizio Annaro. Un percorso più lineare di quanto possa sembrare: “Del resto, i testimoni di tante guerre ‘dimenticate’ dalla stampa li abbiamo proprio a casa nostra”, ricorda l’ospite della serata, il giornalista Nello Scavo, che sulle pagine di Avvenire ha raccontato sia i traffici di uomini nel Mediterraneo sia i bombardamenti su Kiev.

Nel documentare gli orrori della guerra spesso si pone il problema del rapporto con i lettori: “Quando da reporter descrivo le visioni dei cadaveri, delle donne stuprate, delle cose terribili che vedo, c’è sempre qualcuno che mi chiede le prove”, sottolinea Nello Scavo. “Ci sono foto che un giornale non può pubblicare per deontologia professionale, ma che bisogna consegnare direttamente ai tribunali dei processi per crimini di guerra. Il lettore deve affidarsi al giornalista sul campo, che vede le cose coi suoi occhi e le descrive. Credo ci sia un grave problema di fiducia nei media come mediatori affidabili. Però credo che le persone dovrebbero avere sempre in mente quello che diceva Robert Capa. Cioè che la posta in gioco per un corrispondente di guerra non è la notizia ma la sua stessa vita. Anche per questo bisogna avere rispetto per il nostro lavoro”.

Briciole di speranza in mezzo alla guerra

Infine c’è spazio per una storia di speranza: “In realtà ne trovo molte, anche in guerra. Mi ha colpito per esempio la contadina ucraina che ha nascosto in casa un soldato russo. Non poteva consegnarlo agli Ucraini, perché l’avrebbero arrestato, né ai Russi, perché lo avrebbero condannato per diserzione. Ha deciso di tenerlo a casa sua, avvertendo la famiglia in Russia”. Un’altra bella storia è quella dei trucchi del carnevale, a cui i bambini e le loro mamme non hanno rinunciato, neanche durante i bombardamenti. “Noi giornalisti abbiamo il dovere di custodire e raccontare anche queste storie”. Il nostro dovere di lettori può essere allora quello di custodire lo sguardo, prezioso, di chi rischia la vita per raccontarcele.

Il dramma dei profughi Come si racconta una guerra

La guerra che piomba inaspettata su Kiev è raccontata nel libro in presa diretta, con lo sguardo principalmente sui civili. Nello Scavo arriva a Kiev il 21 febbraio, diretto verso il Donbass, tutti si aspettano il colpo di grazia di Mosca. La guerra lì infuria dal 2014: una delle tante guerre dimenticate dalla stampa italiana. La guerra descritta nelle pagine del libro – “scritto per recuperare una serie di dispacci dal fronte, con l’aggiunta della narrazione del mio vissuto personale” – è una guerra deliberatamente portata contro i civili. Sia per spaventare un Paese intero, sia per creare una massa di profughi verso l’Europa.

Un intervento artistico di grande impatto è stato quello del violinista Pietro Boscacci, che ha suonato uno dei ‘violini del mare’ realizzati nel carcere di Opera, grazie al progetto Metamorfosi promosso dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti. “Questo violino è costruito con il legno dei barconi dei migranti”, ha spiegato il presidente della Fondazione Arnoldo Mosca Mondadori. “Porta con sé il dolore dei morti nel Mediterraneo, ma è anche un potente simbolo di trasformazione e rinascita”.

IL CONFLITTO CHE STA SCONVOLGENDO L'EUROPA NEL RACCONTO DI UN GRANDE INVIATO

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Ottobre 2022

Curiosità che fanno riflettere

LA PIANTA PIU’ ANTICA DEL MONDO

Il GINKGO BILOBA è un albero che risale a circa 250 milioni di anni fa. È originario dell'Oriente, molto diffuso in Cina e in Giappone. Sviluppa una chioma davvero maestosa che in autunno si tinge di giallo. È una pianta ornamentale e grazie al suo monumentale ombrello si trova facilmente nei giardini e nei parchi. L'unico problema è che i frutti della pianta femmina hanno un pessimo odore che diventa nauseante quando si decompone. È un albero talmente forte e robusto che alcuni esemplari hanno resistito alla bomba atomica di Hiroshima. I botanici lo hanno definito anche FOSSILE VIVENTE per la sua longevità di specie. Le foglie e i semi contengono sostanze utili per l'uso medicinale, specialmente glicosidi flavonoidi e terpeni trilattani che si dimostrava efficace in oriente per la cura di asma, bronchiti, problemi urinari. Oggi se ne è scoperta l'efficienza per contrastare la demenza senile e per aiutare la memoria e la concentrazione. Sembra essere efficace nella cura del morbo di Alzheimer e in altre patologie neurodegenerative. Favorisce la circolazione sanguigna del cervello e periferica, utile per chi ha problemi di freddo a mani e piedi. di Luigi Picheca

Questa pianta è la prova della preziosità della vecchiaia!

LA RETE PER L’ I N V E C C H I A M E N T O AT T I V O La longevità delle persone ed i cambiamenti della struttura demografica della società costituiscono una delle più rilevanti trasformazioni della nostra epoca. Cambiamenti che generano preoccupazioni, paure, inquietudini, ma anche opportunità e speranze. La nostra esperienza nell’ambito dell’assistenza e della cura degli anziani suggerisce che non tutte le persone invecchiano allo stesso modo. Eppure, quale che sia la vicenda personale, ciascuna persona conserva potenzialità da riconoscere e valorizzare. L’obiettivo di Generazione Senior è principalmente quello di creare le condizioni affinché le persone prossime alla pensione oppure che già lo sono, possano vivere al meglio la propria stagione e nel contempo rappresentare un fattore di sviluppo per tutta la comunità. Un’idea sviluppata dalla Cooperativa La Meridiana che trova il sostegno del Fondo Dardanio e Zeffi Manuli insieme a Fondazione di Comunità Monza Brianza e con la collaborazione della Fondazione Garzanti – Ravasi. CONTATTI: scrivi a

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