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www.scriveresistere.it

Luglio 2021 ANNO 2 - N° 7

La Meridiana Società Cooperativa Sociale Viale Cesare Battisti 86 20900, Monza (MB)

"il magazine di chi scrive con gli occhi"

Iscrizione Num. R.G. 24/2021 Tribunale Ordinario di Monza (MB)

Una gioia incontenibile

SVENTOLA IL TRICOLORE Non ci si abituerà mai all’immobilità, però è dentro che si scatena il putiferio

di Luigi Picheca

È

la quarta volta nella mia vita che vedo vincere l'Italia, due Europei e due Mondiali di calcio! Di questi ricordo in particolare il Mondiale '82 e quest'ultimo Europeo perché ci trovo molte affinità. Due squadre umili e molto unite che hanno saputo dominare avversari forti, partendo da sfavoriti, ma riuscendo alla fine ad imporre il loro gioco, fatto di sostanza, di cuore, di sudore e di sofferenza. La finale, disputata in casa degli avversari e nel loro tempio di Wembley, ci ha visto crescere in tutte queste fasi, fino alla vittoria finale, facendo innamorare di noi il mondo intero. Ed è curioso che queste vittorie abbiano la capacità di trasformare il nostro Paese, solitamente diviso e criticato, in una Nazione unita, compatta e propositiva. Ed è strano che in un periodo storico in cui tutto si brucia velocemente come paglia, il risultato

Laura Tangorra Punti di vista

a pagina 3

finale di un torneo di calcio come questo rimanga nella nostra memoria per un lungo periodo, cambiando il volto del Paese in meglio. Di questa sferzata di entusiasmo si accorge anche il mercato internazionale, che ci premia dandoci più fiducia e credibilità. Il calcio è lo sport più praticato al mondo, ecco il segreto della sua potenza e della sua magia. Basta un pallone e un angolo di cortile o di prato e ci si lascia trasportare dalla fantasia, emulando spesso i propri beniamini. Oggi il calcio è diventata la chiave del successo per molti, specialmente per chi non ha altro in cui sperare, come tanti migranti, in particolare africani, che vengono in Europa cercando fortuna. Uno degli sport più democratici che ci siano, perché non nega a nessuno la possibilità di diventare un campione. Del resto il mondo del calcio non

è più solo una grande occasione per fare festa popolare o uno sport che accende e amplifica le emozioni collettive di adulti e ragazzi, ma è diventato un vero e proprio settore economico capace di generare notevoli interessi finanziari che ingolosiscono tutti. Ma, parlando di emozioni, stare davanti alla TV quella magica domenica 11 luglio, a guardare la finale tra Italia e Inghilterra, è stata come andare allo stadio, passando dalla delusione di aver subito un gol improvviso e prematuro che ci ha fatto soffrire per tutto il primo tempo e che poteva essere la nostra fine, alla speranza nella seconda parte della partita, dove il gioco lo abbiamo preso in mano noi! Le nostre azioni si susseguivano con crescente intensità, mettendo in evidenza le difficoltà della squadra inglese e sfiorando il gol del pareggio in un paio di occasioni.

Pippo Musso Luigi Picheca Tra i miei antenati c'è Campioni del mondo un campione di box. (1982) a pagina 4

a pagina 5

Il mio cuore martellava nel petto togliendomi quasi il fiato, ma non mollavo, come del resto non mollavano i nostri eroi di Wembley. Quando Bonucci ha finalmente pareggiato la mia gioia è diventata incontenibile, e a stento frenata dal mio corpo immobile. Non potersi muovere assecondando le proprie emozioni e i propri sentimenti è spesso frustrante e non ci si abituerà mai, però è dentro che si scatena il putiferio. Ai rigori mi sembrava di essere io a dover calciare e alla fine, come ha detto anche il nostro portierone Donnarumma, non avevo capito che avevamo vinto, fino a quando non ho visto la nostra squadra correre in campo per festeggiare. Un'altra vittoria delle nostre, stupenda e coinvolgente. Le bandiere tricolori sventolano finalmente inneggiando alla gioia, come - e forse più - per la festa della Liberazione, un miracolo tutto italiano!

Claudio A.F. Messa Gli sport preferiti dagli alieni a pagina 6


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Luglio 2021

SENTIRE

Le sfide sono rischi inevitabili da correre, se si vogliono vincere le partite nella vita.

UN INCONTRO SPECIALE La visita di Letizia Moratti al nostro paese ritrovato

A cura dell’Ufficio Stampa diretto da Fabrizio Annaro

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luglio 2021.

“Dalla visita di oggi a Monza è emersa una connotazione della parola cura che ci sta particolarmente a cuore, ovvero il “prendersi cura” della persona in quanto tale prima ancora della sua malattia – ha commentato la Vicepresidente e Assessore al Welfare di Regione Lombardia, Letizia Moratti – Strutture di questo tipo rappresentano un’eccellenza proprio per lo spirito che ha spinto anni fa i promotori: un’idea semplice, capace di evolversi, stare al passo coi tempi e capace di raccogliere istanze che malattie come Alzheimer e SLA ci impongono di monitorare, non solo nei confronti dei pazienti, ma spesso nei confronti dei familiari. E’ stato bello vedere che un’idea tanto semplice quanto generosa come il portare la legna ai poveri possa aver portato alla realizzazione di progetti così importanti e strutturati”.

Nella foto Roberto Mauri illustra la struttura de Il Paese Ritrovato a Letizia Moratti.

SI PUO' VIVERE SOLO DI SPORT? Le partite nella vita sono tante!

A cura della Redazione

E

bbene sì, abbiamo vinto!

E insieme al campionato ha vinto anche la voglia di urlare, saltare, non pensare, ridere, perdere finalmente la testa, sconfiggere la morte: in fondo, chissenefrega!, i più forti non hanno paura di niente. Che male c’è a lasciarsi illudere per un momento? Perché non permettersi di scivolare indietro nel tempo e liberare quel bambino costretto (chissà) da una vita a fare il grande, il prudente, il sensato, l’obbediente, il ligio, eccetera eccetera? Tutta l’Italia sembra aver perso la forma dello stivale e preso quella di un unico grande ragazzino eccitato dalla gioia perché qualcuno gli ha finalmente permesso di giocare, ha legittimato il piacere e non il dovere, gli ha detto “Vai! Tu sei il più forte”. Al diavolo le restrizioni,

i compiti e le competizioni personali: siamo diventati tutti uguali, uniti da un’unica vittoria, tutti bravi, tutti vincenti, tutti contenti. Niente più invidia reciproca, niente complessi di superiorità o inferiorità, niente più ricchi e poveri, colti e incolti, belli o brutti: abbiamo vinto, siamo tutti belli, ricchi e intelligenti! Tutti fratelli, che bello! Bisogna cogliere l’occasione della gioia, il momento della spensieratezza, l’attimo di follia: ora o mai più! Viene in mente l’ebbrezza di quando si lasciano le mani dal manubrio della bicicletta, come una sfida alla sorte, un buttarsi tra le braccia delle proprie paure e vincerle, ovviamente rischiando.

Forse è proprio concependo il rischio (vincere / perdere) che possiamo conoscere la forza su cui contare. Il rischio ci chiede di osare, prendere strade sconosciute sulle quali camminare alla ricerca del nuovo e dell’imprevedibile con cui attrezzarci di esperienza e ricominciare.

Sempre. Le partite nella vita sono tante!

La partita più importante da vincere si deve ancora giocare! "MONDO vs COVID"


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Luglio 2021

SAPERE

La vita stessa è una partita che ci spinge a dare il massimo, a non arrenderci, a combattere per evitare la sconfitta...

Avevo diciannove anni e del calcio non me ne fregava niente... fatta eccezione per Tardelli e Cabrini.

PUNTI

DI VISTA

M

a chi se lo dimentica il Mondiale di Spagna del 1982! Io no di certo, visto che come il 50% degli italiani (cioè l'intera popolazione femminile) avevo un debole per Tardelli, che quel giorno segnò il goal decisivo. Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!

Avevo diciannove anni e del calcio non me ne fregava niente... fatta eccezione per Tardelli e Cabrini. Oggi guardo i calciatori della Nazionale in modo molto diverso, con gli occhi di una mamma, e li immagino al primo allenamento, con il borsone più grande di loro appeso alla spalla. Non ci avrebbero creduto, ma certamente sperato, se qualcuno avesse detto loro a che livello sarebbero arrivati.

I MIEI BUONGIORNO! Un modo per stare vicino ed essere anche utile di Angelo Fardello

I miei buongiorno in whatsapp sono pensati per tutti gli amici! Mi fa piacere farli e mi fanno sentire vivo anche se sono sempre tra queste quattro mura. Da quando sono qui alla San Pietro invio o ricevo messaggi ogni mattina e con immenso piacere vedo - che cambiando ogni volta soggetto - i miei “buongiorno” vengono accolti con particolare piacere e sono anche utili alla vita quotidiana. Avendo tempo, posso navigare in rete e cercare ricette, notizie curiose e visite guidate alle più importanti città italiane ed estere. I prossimi video che invierò saranno per le più belle spiagge. Ho visto che sono molto graditi i video sulle ricette: come cucinare la matriciana, la carbonara, la pasta al tonno, eccetera eccetera… In questo modo, mi sento ancora utile e mi fa piacere essere vicino a tutti i miei amici! PS Ringrazio di cuore tutti i miei lettori, ricordando che non sono uno scrittore, anzi, nella mia vita ho sempre odiato scrivere!

E chissà le loro mamme quante volte, svuotando quel borsone e lavando le scarpette piene di fango, avranno mugugnato "ma non poteva scegliere il basket?" Ecco, quelle stesse mamme oggi, guardandoli giocare in televisione, moriranno dalla voglia di urlare "È mio figlio!" I loro sacrifici sono stati ripagati, tutto quell'avanti e indietro per accompagnare i bambini agli allenamenti e alle partite...

E poi, ad esempio, mi sembra brutto che una squadra esulti per la vittoria, quando gli avversari piangono a pochi metri di distanza. Certo, so bene che a una finale di calcio, come quella che ci ha tenuto col fiato sospeso qualche sera fa, una delle due squadre avrebbe comunque pianto, e meglio le loro lacrime che le nostre, ma è più forte di me, mi dispiace perché anche loro sono solo ragazzi. Forse certe cose si imparano solo praticando uno sport, e io non le ho imparate. Oppure le abbiamo incise nel genoma. Ma non è solo lo sport a insegnare come si sta al mondo: ogni sfida, ogni ostacolo che incontriamo sulla nostra strada, ci costringe a reagire e a dare il meglio di noi, a cambiare punto di vista. La vita stessa è una partita che ci spinge a dare il massimo, a non arrenderci, a combattere per evitare la sconfitta, a fare gioco di squadra. Anch'io sto giocando una partita molto dura, ormai da ventidue anni. È come un duello, solo che io non ho la spada: posso solo cercare di schivare i colpi della mia avversaria. Chi ha la SLA conosce la sensazione.

di Laura Tangorra

E lo stesso è per la danza, il nuoto, la pallavolo, il basket, l'atletica... I genitori (anche noi abbiamo fatto la nostra parte) investono molto nello sport dei figli, a livello di tempo e a volte anche a livello emotivo, qualche volta anche troppo. E i bambini, che certe cose le percepiscono, per non deludere le aspettative si trovano ingabbiati, costretti a praticare uno sport che non li appassiona. Ma lo sport per un bambino dev'essere un divertimento, e poco importa se perderà la gara, se non salirà sul podio, perché anche le sconfitte insegnano a vivere. Solo se viene vissuto con serenità, lo sport diventa educativo e non frustrante, e insegna la forza di volontà, la disciplina, la correttezza.

Anche se so di non

Detto questo, non mi fa onore confessare che io non ho mai praticato uno sport. Ho frequentato solo per qualche anno la palestra, ma l'unico sport che davvero avrei voluto fare era l'equitazione. Mi piaceva l'idea di avere un cavallo per prendermi cura di lui, per diventare amici inseparabili. Gareggiare non mi interessava, la competizione non fa parte di me, e poi ci sono cose del mondo dello sport che non concepisco. Trovo imperdonabile per esempio, che a livello professionale un campione di motociclismo continui la sua corsa puntando alla vittoria, dopo aver visto il suo amico fraterno cadere rovinosamente davanti a lui e perdere la vita.

coach, ho raggiunto

poterla eliminare, che sarà lei a trionfare, mi prendo le mie soddisfazioni, e incoraggiata dai miei tifosi, sostenuta dal mio il punteggio di 22. Ogni anno di vita in più è una piccola vittoria per me. Ogni giorno, ogni attimo.


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Luglio 2021

SCRIVERE

Si vince in tanti modi

TRA I MIEI ANTENATI C’È UN CAMPIONE DI BOX Musso intervista Musso, il grande pugile di un tempo

di Pippo Musso a

M lontano parente.

i metto nei panni di un vero intervistatore e fingo di essere io a dare la parola a Franco Musso, mio

Lei, signor Musso, è stato campione olimpionico di box a Roma nel 1960, quando l’Italia è riuscita a vincere tre medaglie d'oro nel pugilato con Nino Benvenuti e Francesco de Piccoli, nei massimi. Sono orgoglioso di poterla intervistare! Il pugilato è uno sport che deve piacere, altrimenti, chi ce lo farebbe fare a salire sul ring per prendere tutte quelle botte per niente? Ah ah! dico bene signor Musso? Si, si! dice proprio bene! Mi ricordo che io ero piccolino e, alla festa del paese di Acqui Terme, avevo visto un incontro di box che mi piacque talmente tanto, che dicevo a mio padre che andavo a giocare a pallone, mentre invece mi ero iscritto in una palestra di pugilato… Ah ah, perché suo padre non avrebbe voluto? Certo che no! ma poi pigliandolo con le buone, ha accettato… Quindi è partito proprio da giovanissimo! Ma qual è la prima cosa che bisogna imparare? Beh, io direi che la prima cosa è… di non prendere tanti pugni! Ah ah! mi scusi, signor Musso, rido perché lei è molto simpatico col suo modo di raccontare… Beh, poi ci vuole molto ma molto fiato, molto allenamento, bisogna fare molte rinunce, oltre che andare a dormire molto presto. Mio padre mi diede il permesso a patto che lasciassi la compagnia e mi impegnassi nel pugilato nel vero senso della parola. Ho cominciato bene, anzi benissimo, anche se nei primi tre incontri non poterono darmi la vincita per via della mia giovane età, ma poi ho fatto più di duecento combattimenti vincendoli quasi tutti! Sono stato più volte campione Italiano, due volte campione mondiale quando ero militare. Però nel cuore rimane sempre il primo incontro. Il primo combattimento, più che un incontro fu una esibizione: era all’interno di una festa come quella che si faceva ad Acqui Terme e ricordo che si metteva in centro alla piazza del paese il ring e io tutto entusiasta davo il via alla mia prima esibizione e alla fine mi sentivo un re con tutti quegli applausi, battendo le mani la gente tifava per me… ero veramente contento di dare soddisfazione alla mia famiglia, soprattutto a mio padre.

E quanto mi piaceva il pugilato! Quel giorno non so chi vinse o perse perché era pura dimostrazione di pugilato e la giuria non diede il punteggio visto, oltre tutto, che eravamo due amici. Ho dovuto aspettare la mia maggiore età per combattere veramente e, vittoria dopo vittoria, non mi sono più fermato… Senta, Franco, quando si è sul ring non viene l’istinto di odiare l’avversario? Beh, no, poveraccio! D’altronde è lì come me, per combattere e vincere. Più che altro cerco di non farmi male, quello si. Ho combattuto con pugili di colore, con francesi, tedeschi, polacchi, ecc ecc , ma non ho mai odiato nessuno, anzi, mi ricordo che durante le olimpiadi combattendo contro un coreano, mentre lo colpivo al volto lui avanzava con gli occhi spalancati e ne pigliava sempre di più. Ecco, devo dire con tutta onestà che quella è stata una delle poche volte che mi è dispiaciuto di più. Io non volevo vincere per KO, a me bastava tenere lontano l’avversario per fare i punti grazie alle sue mosse sbagliate, cosi facendo punti vincevo. Certo che questa è una bella tattica... Eh, certo , perché la prima cosa da fare è studiare sempre le mosse dell’avversario.

Poi se uno sai che è un buon pugile, allora cerchi di tirare avanti il combattimento , cercando di risparmiarlo un po’, ma essere risparmiato, questo no, mi brucerebbe proprio… E adesso da pensionato frequenta la palestra per rimanere nell’ambito pugilistico o ha mollato tutto per dedicarsi alla famiglia e ai nipotini? Si certo quello si, ma nel tempo libero frequento un po’ la palestra come insegnante e do una mano a due ragazzi che a loro volta insegnano a nuovi allievi. È una bella soddisfazione trovare la palestra sempre piena di ragazzi che si allenano gratuitamente. Mi ricordano il mio passato e qualcuno di loro è diventato professionista! A che età bisognerebbe cominciare ?

Ma quando ricevete quei colpi che fanno veramente male , cosa vi sentite internamente? Quando il corpo è caldo non senti proprio niente, il problema è quando si raffredda! Beh! Allora è la stessa cosa prima e dopo l’incontro? Beh! Non è esattamente così ma quasi .. poi è bello allenarsi, con un certo criterio sano, così anche i colpi fanno meno male perché il corpo è allenato e quindi non li senti .. Senta Franco, cosa direbbe ai giovani che vogliono intraprendere questo sport? Beh! per prima cosa direi loro che, se scelgono di fare questo tipo di sport, ci vuole passione e non accanimento per mettersi in mostra come molto spesso si vede in tv. Franco, a 80 anni , si può anche dire , ha mai incontrato nella sua carriera uno che prima dell‘ incontro gli abbia detto ” tu adesso vai giù”... No questo no, ma ho incontrato avversari che prima del combattimento mi dicevano di non darci troppo dentro. E allora io mi limitavo per non fare troppo male … ma se mi avessero detto: “guarda Franco, quello li risparmiamelo”, no, non avrei accettato il combattimento... Bravo Franco, questo vuol dire essere sportivo e amare lo sport...

PAUSA DI RIFLESSIONE

Tra i tredici / quattordici anni, a sedici si comincia a fare i primi combattimenti, poi bisogna anche vedere le potenzialità di ciascuno e come è stato allenato ma, come ripeto, per me è il migliore sport che esista , anche se molte persone lo giudicano aggressivo. Per fare bene questo sport ci viole abilità, fisico sano , fare molti sacrifici: se tutto è stato fatto bene, sicuramente sarai ricompensato! Io ho combattuto per circa 10 anni, ho fatto molti sacrifici rinunciando a tante cose, ricordando sempre le parole di mio padre che diceva: se lo vuoi fare, fallo bene, altrimenti lascia stare! Senza queste parole non ce l’avrei fatta. Infatti Franco Musso, vincendo le Olimpiadi nel 1960, è diventato un grande campione e poi anche un grande maestro, punto di riferimento per tanti giovani!

pr

Forse, quando in famiglia c’è qualche campione, ci dobbiamo chiedere se per caso un pezzetto di campione non si nasconde anche in noi, una parte vincente sul ring della vita.


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Luglio 2021

ESISTERE

Le vittorie vanno sempre ricordate, così si è più pronti ad accettare le sconfitte!

CAMPIONI DEL MONDO (1982) Storia di un viaggio.

di Luigi Picheca

I

talia - Brasile, non si poteva perdere questa fantastica occasione di andare a Barcellona ad assistere ad una partita così!

La multinazionale presso cui lavoravamo aveva anche una sede a Barcellona, e quelli del meccanografico erano in contatto con loro. Non so bene da chi sia partita l'idea di organizzare il viaggio e di far prendere i biglietti per lo stadio e, ottenuti i permessi dal capo del personale e dai capi reparto, è iniziata la nostra improvvisata avventura. Siamo partiti con due macchine belle piene, senza dare il tempo alle mogli e alle mamme di obiettare. Un viaggio di 900 chilometri fatto di notte e senza riposare, perché la partita si sarebbe disputata il giorno dopo. La nostra euforia ha tenuto svegli tutti per qualche ora, nel tentativo di tenere sveglio Silvano, il nostro autista e proprietario della macchina, ma piano piano la stanchezza, la scomodità per il poco spazio e il sonno ha prevalso su di noi. La noia della autostrada e i pedaggi automatici a ripetizione, affamati di monetine, scatenavano la nostra ilarità e le nostre battute piccate nei confronti dei francesi che ci costringevano a fare scorta di monete di notte.

La mattina dopo ci siamo fermati a fare colazione in Costa Azzurra, dove ho potuto sfoggiare il mio francese scolastico raccogliendo risate e battute dai locali che non hanno perso l'occasione per mettere in difficoltà chi non sa bene la loro lingua. Sono uscito dal bistrot dicendo "Stronzi di francesi" e ho scoperto che quello lo avevano capito, quindi era inutile che mi sforzassi di ricordare le loro parole. Già che c'eravamo siamo andati in spiaggia a guardare il rinomato mare di quella costa, scoprendo però che era uguale a quello della Liguria. L'unica differenza che abbiamo notato è che c'erano numerose donne col seno scoperto, che però sarebbe stato meglio che se lo coprissero. Abbiamo ripreso il nostro viaggio per la Spagna e siamo arrivati a Barcellona, c'era parecchio traffico e siamo arrivati tardi all'appuntamento con i nostri colleghi spagnoli che comunque sono stati gentilissimi. Una volta raggiunta la zona che ci avevano indicato, abbiamo proseguito a piedi per vedere la città e per mostrare con un po' d'orgoglio le nostre bandiere. Quasi tutti quelli che incontravamo, spagnoli, turisti stranieri e brasiliani, ci davano di segno con sorrisi a dir poco beffardi, dandoci per illusi. Quei pochi italiani che si incrociavano sembravano rassegnati. Ma una volta dentro lo stadio la musica è cambiata e l'orgoglio italiano è salito di

volume con prepotenza. La marea di maglie gialle dei brasiliani faceva impressione ed era anche bella da vedere perché era imponente. Scommetto che molti italiani abbiano pensato in quel momento, come me, che era un gran peccato non aver portato una maglia azzurra per fare un po' di scenografia a nostra volta e dare coraggio ai nostri campioni. Ma quando la nazionale è scesa in campo per il solito saluto prima della partita, sono stati accolti da un fragoroso applauso che li ha sorpresi e caricati, come poi hanno confermato nelle successive interviste. La partita è stata bellissima ed emozionante, i gol si sono succeduti con vantaggi e pareggi come in un thriller ben girato. Le gradinate, di vecchia concezione, tremavano sotto i piedi amplificando così le nostre emozioni, le nostre sensazioni, il nostro pathos e il nostro coinvolgimento collettivo, perché quando si è allo stadio, tutto si trasforma in energia per la propria squadra. Il protagonista della partita è stato il mitico Paolo Rossi, recentemente scomparso, e grazie alla sua

splendida prestazione ha trascinato la squadra alla vittoria. Noi italiani euforici contrastavamo con i tifosi brasiliani che sembravano paralizzati e tramortiti per la botta subita. D'altronde lo stadio è una arena, c'è chi vince e chi soccombe, come succedeva ai gladiatori. Non c'è sangue, ma per i tifosi, in un mondiale, è una tremenda batosta, che in seguito, in Brasile, ha creato problemi sociali e forse qualche morto. La partita Italia - Brasile è entrata nella nostra storia sportiva e nazionale perché ha spianato la strada verso la vittoria di un Mondiale di Calcio partito male ma finito in apoteosi. Le più belle imprese che gli uomini compiono sono quelle in cui si crede, non tanto perché ci si senta superiori.


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Luglio 2021

Che bello aprire le ali della libertà al sorriso e all'ironia! Che bello vincere le partite della vita quotidiana senza rigori!

Gli sport preferiti dagli alieni

NELLO SPAZIO SI GIOCA A KUL E SKUL

N

ella nostra galassia “galleggiano” quasi un miliardo di pianeti dove ci sono anche molti alieni che praticano lo sport!

Il più pericoloso tra gli sport alieni, se non sbaglio, si chiama KUL ed è una specie di Baseball. Svolgendosi nello spazio, ovviamente, richiede di indossare le tute spaziali per proteggere i corpi degli alieni dall’ambiente ostile, dallo spazio profondo. Però le tute devono avere i propulsori per potersi muoversi nello spazio.

Il gioco si svolge così: ci sono 6 giocatori uno contro l’altro e tutti possiedono delle mazze enormi per colpire la palla: lo scopo del gioco è passare la palla in un anello che, tramite motori gravitazionali, sta fermo in posizione.

I tori sono alti 5 metri e hanno 8 gambe, ma vi assicuro che sono agili come i nostri tori dei tornei Americani. Nei nostri tornei il partecipante deve resistere 8 secondi e deve tenersi a una corda legata al toro. Nello Skul il partecipante deve resistere 20 minuti senza corda, solo in equilibrio!

Ma il vero pericolo del Kul è che il pianeta è vicinissimo al sole, di solo una gigante rossa (si tratta di un ax sole molto comune nell’universo che quando collassa esplode e diventa un buco nero). Lo sport Kul è seguito moltissimo, ovviamente con navi spaziali. Il secondo sport di cui voglio parlarvi si svolge sul pianeta ed è una specie di torneo in cui si cavalcano i tori e si chiama SKUL.

di Claudio A.F.Messa

Se vi manca la fantasia chiedete a Claudio! Il bello è infrangere i confini, volare leggeri, lasciar andare i pensieri, allargare la visuale ed entrare in infiniti mondi. C'è sempre tempo per tornare a terra.

DELLA SERIE..."Sorridi!" GLI INDOVINELLI DI PIPPO SE VUOI FARCI RIDERE UN PO’ ANCHE TU, MANDACI I TUOI INDOVINELLI! Se Pitagora va in barca, Teo rema? Un Dino, due Dini, tre Dini…

fanno i conta -Dini

Perché l’uomo è comparso sulla terra ? Perché le APP sono sempre tristi ?

Perché nell’acqua sarebbe affogato.

Perché vengono scaricate da tutti.

Ero al mare a fare il bagno ad un certo punto chiamo il mio cane e non ti dico il panico che è successo: tutti i bagnanti uscivano di corsa dall’acqua solo perché il mio cane si chiama squalo! Come si chiama il Sacerdote che non si fa mai toccare ? Don t touch ... Un'arancia dice ad una altra arancia: per favore aiutami! E l’altra: no, aranciati! Qual è il colmo per un Sindaco? Essere una persona fuori dal comune!

Perché i vegani perdono sempre quando giocano a scacchi?

scriviconnoi

Perché non mangiano i cavalli

Scrivi un tuo pensiero-dono a scriveresistere@cooplameridiana.it

Diventiamo un coro di voci che raccontano la vita


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Luglio 2021

Non rinunciamo a fare (e a farci) domande...

MA IO COSA POSSO FARE? Sturati le orecchie, apri gli occhi e spalanca il cuore.

M

i sono svegliato con un pensiero non molto bello, pensando che è più di un anno che è iniziata questa pandemia e credo che stiamo sottovalutando un po' troppo questo momento particolare e difficile per l'umanità. La temperatura terrestre si sta innalzando, a causa dell'inquinamento atmosferico , il mare sta diventando una discarica di rifiuti e di plastica, un virus aggressivo (chissà se creato dall'uomo ) che ha causato tanti morti, e non è ancora finita. Tante persone hanno perso il lavoro e l'economia mondiale è andata in crisi, ora si intravede un po' di luce, ma tutto dipende dall’uomo e dalla sua solidarietà. I Paesi più ricchi devono aiutare i più poveri specialmente con i vaccini, altrimenti “se cadono, cadiamo tutti". Sono preoccupato perché, malgrado quello che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo a causa del covid-19, la gente si comporta in modo molto superficiale. È vero che grazie ai vaccini la situazione è migliorata, ma il virus non è sparito. A quanto pare, prevedono che in autunno ci sia ancora il pericolo, per cui sarà necessaria una terza dose del vaccino e, ahimè, dovremo per qualche anno convivere con questo virus e le sue varianti. Non sono una persona negativa, ma pensavo che l'uomo facesse tesoro di questo dramma, cioè, sviluppasse una maggiore consapevolezza di cosa dobbiamo fare per vivere meglio e di cosa è veramente importante per preservare l'ambiente. Il clima sta cambiando, e lo dimostrano i disastri atmosferici che sono sempre più frequenti, eppure parecchi Stati e multinazionali sono sordi, un esempio è la Cina. L'importante è il guadagno e il potere economico, non importa se poi ci rimette l'ambiente e di conseguenza la salute dell'uomo insieme a quella di tantissime forme di vita. Purtroppo c'è troppo egoismo e indifferenza, lo possiamo notare anche nel nostro Paese, abbiamo una politica instabile con un debito pubblico sempre in aumento. Una politica che produce governi che non durano più di due anni come può sviluppare stabili riforme? Assistiamo a una politica sempre in movimento per fare pubblicità e protagonismo, in permanente campagna elettorale, con tante parole e pochi fatti concreti. Anche la politica globale cura prima i propri interessi e poi il Bene Comune.

Mi sembra una politica cieca che fa pochissimo, quasi niente, per quei Paesi sottosviluppati in cui nascono piccole dittature e guerre con massacri di civili, anche di donne e bambini. Una politica poco attenta all'inquinamento e poco efficace nel mettere velocemente in atto misure contrastanti. Una politica fatta di privilegi e compromessi per non perderli, dove l'uomo è diventato un mezzo di consumo... dove non c'è più un limite e tutto è permesso... dove l'uomo non rinuncia al di più a favore del prossimo... E allora dove pensiamo di andare… Tutto questo mi addolora e mi deprime…

Dio mi risponde "Ma, Paolo, dov'è finita la tua Speranza?"... "TI arrendi subito? " Con tristezza dico "Signore ma cosa posso fare da solo..." "Paolo, ad ogni uomo ho dato il mio Spirito e la mia Luce, tu falla ardere, illumina le persone accanto a te, incoraggiarle, porta il tuo amore, parla, esprimi i tuoi sentimenti, abbracciale, sorridi a tutti, invita tutti

al tuo banchetto e mostra la gioia, non scordarti mai di dire ‘Ti voglio bene’! Tutto dipende da te, vuoi rimanere triste? Nessuno te lo impedisce… Vuoi la gioia?"… ... Silenzio... "Hei, Paolo, la vuoi o non la vuoi la gioia?" "Certo si si si!" ”Mio caro Paolo, Sturati le Orecchie, Apri gli occhi, e Spalanca il Cuore". "Grazie Signore, … ma non ho capito bene…" "Ogni giorno il mio Spirito ti parla nel cuore, nel vangelo, nella messa, attraverso le persone, ma tu non lo senti, ASCOLTALO! Quante volte ti incontro, quante volte c'è bisogno di te, ma tu non vedi. Apri gli Occhi! Cosa aspetti a Donare di più! Cosa aspetti a Osare di più!

Cosa aspetti a donare il mio Amore che è Luce, Verità e Gioia eterna. Spalanca il tuo Cuore, Fai Operare lo Spirito che c'è in Te!" "Grazie Signore, ci proverò... Ma non so se riuscirò a fare tutto..." "Mio caro figlio, all'uomo non ho chiesto tante cose, non ho chiesto grandi palazzi, non ho chiesto grandi chiese, non ho chiesto denaro, ho solo chiesto una cosa, di amare il prossimo tuo come te stesso. Solo in questo modo tutte le ferite della terra saranno curate... " “Oh, Paolo!! Hai Capito?” “Si Si Grazie, o mio Signore, mi affido a te e alle tue Sante Parole, ma guidami affinché io possa compiacerti sempre ".

di Paolo Marchiori


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Luglio 2021

La cura ha bisogno del tuo abbraccio

Dal 2001 RSA San Pietro

Dal 2004 Oasi San Gerardo

CDI Costa Bassa costruito con CURA nei minimi particolari C’è un MONDO ALL’AVANGUARDIA

RSA San Pietro Un luogo dove LA CURA ABBRACCIA TUTTA LA PERSONA, per il BENESSERE delle persone fragili.

Oasi San Gerardo Un luogo UNICO che fa spazio a tante e diverse storie… coniugando IMPEGNO, RICERCA e UMANITÀ.

Dal 2004 Oasi San Gerardo

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dalla SLA all'Alzheimer.

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ScriverEsistere Magazine n7 2021  

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