Papà Uovo

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Le Coccinelle 10


Papà uovo la malattia spiegata a mio figlio

di Gabriella De Bendetta Silvia D’Ovidio Antonello Pinto Illustrazioni di Sergio Staino

Marotta&Cafiero editori


Questo libro è rilasciato con licenza Creative Commons “Attribuzione Non commerciale - Non opere derivate 2.0”, consultabile in rete all’indirizzo http://creativecommons.org. Pertanto questo libro è libero e può essere riprodotto e distribuito con ogni mezzo fisico, meccanico o elettronico, a condizione che la riproduzione del testo avvenga integralmente e senza modifiche, ad uso privato e a fini non commerciali.

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Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere.

G. K. Chesterton


Mi sveglio. Capisco che è tardi perchè la luce del giorno ha già invaso la mia cameretta. Ah già, mi dico, è festa. È domenica e non dovrò andare a scuola. Con un po’ di preoccupazione percorro lentamente con gli occhi tutta la stanza, ma ogni cosa è al suo posto; rimango fermo fermo ad ascoltare i rumori della casa... bene, tutto normale, non avverto

nulla di strano.

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Eppure ieri sera con aria molto seria mamma e papà mi avevano detto che ci sarebbero stati dei

piccoli cambiamenti nella nostra

famiglia, perchè papà non stava molto bene e sarebbe dovuto andare in ospedale. Quali cambiamenti?

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Corro a fare colazione e mentre mangio i biscotti faccio questa domanda alla mamma. Lei risponde che devo stare tranquillo, anche il papà di Luca aveva avuto la sua stessa

malattia,ma ora stava bene e la sua vita

era tornata normale. Il papà di Luca? Mi si è accesa la lampadina delle idee geniali e ho deciso che dovevo parlare con lui.

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Luca ha due anni più di me quindi non siamo compagni di classe, ma siamo amici perchè giochiamo sempre insieme. Quando gli chiedo di raccontarmi del suo papà non ne vuole parlare, però quando gli dico cosa è successo ieri sera ci sediamo sul prato e ci confidiamo. Inizio a parlare per primo perchè sono impaziente di sapere più cose, tutte quelle che, troppo spaventato, non ho chiesto ai miei genitori. Se portano il papà in ospedale vuol dire

che sta molto male, no?

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Luca mi spiega che il mio papà, proprio come è successo al suo, per stare bene deve prendere delle medicine che non si possono comprare nelle normali farmacie e che si trovano solo in ospedale.

Io non ho mai visto un ospedale,

non penso sia un bel posto e non voglio che il papà stia lì tutto solo. Ieri sera ho pianto e strillato, e allora papà mi ha abbracciato forte forte e, stretto a lui, mi sono calmato.

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Racconto le mie paure a Luca, mi dice che all’inizio si era sentito proprio come me, poi però tutta la tristezza e il dolore dei primi giorni erano in parte scomparsi. Mi spiega che l’ospedale non è così brutto come si pensa, che ci sono tante persone gentili

il papà sarà curato

bene e e che lì non sarà solo. “Certo” dice ancora Luca. “Quando papà stava lì mi mancava e, ogni tanto, diventavo triste; però non ero mai solo neanche io. Potevo stare con la nonna o a casa della zia dove giocavo con i miei cugini”.

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“Certo contavo i giorni e quando, finalmente, lui tornava a casa era una gran festa. La prima volta che è andato in ospedale è stato per fare degli esami e al ritorno insieme alla mamma mi ha raccontato cosa ha dovuto fare per poter capire che malattia avesse.”

“Come si chiama questa malattia?” chiedo. Luca mi dice che ha un nome strano, difficile da ricordare. Meglio pensarci solo come

del papà. 20

la malattia



Luca continua a raccontare: “Papà e mamma mi hanno insegnato tante cose nuove! Mi hanno parlato del

sangue, che per noi è solo un

liquido rosso che scorre per tutto il corpo attraverso dei tubicini chiamati vene. Ecco, io non lo avrei mai immaginato ma anche il sangue, come tutto il nostro corpo, è formato da tantissime, tantissime

cellule...”

Io lo

interrompo subito: “Guarda Luca, io il sangue l’ho visto tante volte, ma di queste cellule non me ne sono mai accorto!”

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“Certo. Perchè le cellule sono delle cose molto piccole, che si possono vedere solo con il microscopio. Anzi, ti dirò di più, di queste cellule ce ne sono addirittura di tre tipi, diciamo di tre

globuli rossi, quella dei globuli bianchi e quella delle piccole piastrine.”

famiglie: quella dei

“Tre famiglie!” dico tra me e penso a quante cose sa Luca che io non so. Ma in fondo Luca ha due anni in più e quindi è giusto così. Adesso voglio conoscerle anche io.

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Ogni famiglia ha dei compiti diversi da svolgere. Per esempio, quando ci si fa male e ci esce del sangue dopo un pochino smette di uscire.

“Sai perchè smette?”

mi

chiede Luca. “No”, rispondo. “Perchè le piastrine, come piccoli muratori, corrono vicino al taglio e riparano le bucature delle vene.

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I globuli rossi sono delle cellule molto strane. Sono piene di una sostanza che si chiama

emoglobina

e serve a fare arrivare l’ossigeno ai nostri organi. Sono come dei postini, solo che non trasportano lettere ma ossigeno. L’ossigeno è molto importante perchè dà energia al corpo. Quando i globuli rossi sono pochi possono portare poco ossigeno agli organi e questo fa sì che tutto il corpo si senta stanco, con poca energia.

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I globuli bianchi sono i soldati che ci difendono dalle infezioni mangiando i microbi che invadono il nostro corpo; ne esistono di vari tipi, i soldati semplici, i capitani, i generali e così via. Insieme formano un esercito fortissimo!

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Tutte le cellule del nostro corpo, e quindi anche del nostro sangue, vivono in armonia, sono amiche e giocano fra di loro. Ma può capitare che, un bel giorno, nel sangue

una cellula cattiva

nasca che disturba tutte le altre e poi fa tanti figli, e anche loro danno fastidio alle cellule buone. È questo che fa stare male il papà e i medici devono distruggere queste cellule maligne per riportare l’armonia nel suo corpo!”

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Ho capito che la malattia del papà vive nel suo sangue. Allora chiedo “Ma come faranno i medici a entrare nel sangue del papà per uccidere queste cellule maligne?” Luca risponde che i dottori in ospedale hanno degli aiutanti molto piccoli che vivono in un liquido bianco, giallo o rosso, sono piccoli come le cellule e neanche loro si riescono a vedere senza microscopio.

Chemio

Questi omini si chiamano e mangiano le cellule maligne per aiutare le persone a guarire.

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Il dottore, quando ha bisogno del loro aiuto, ne aspira tanti con una siringa insieme al liquido in cui vivono e poi attraverso un tubicino li fa entrare direttamente nelle vene di chi è malato. Anche al mio babbo metteranno un tubicino così e Luca mi spiega che poi dovrò stare attento quando sto in braccio a lui perchè se lo tiro potrei fargli male. Mi sa che per un po’ è meglio se non giochiamo a pallone. Quasi mi gira la testa con tutte queste informazioni, ma Luca ormai non lo ferma più nessuno e

continua a raccontare.

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“Il mio babbo è tornato spesso in ospedale per farsi aiutare dai piccoli Chemio, ma fra una terapia e l’altra aveva sempre il tempo di stare un poco a casa con me. Certo, spesso era stanco o non si sentiva bene, ma a me non importava. Non andando al lavoro stava molto più tempo con me e abbiamo scoperto tanti nuovi giochi da fare insieme. Avevo però notato che quando faceva le terapie con i piccoli Chemio poi

stava male per un po’.

Strano, pensavo, ma non dovevano aiutarlo a stare meglio?

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Il papà mi ha spiegato allora che le cellule cattive per non farsi prendere dai piccoli

si nascondono

Chemio, vicino alle cellue buone, così vicine che i piccoli Chemio si confondono e possono mangiare le cellule buone insieme a quelle cattive. Quindi, se il tuo papà starà male dopo aver fatto le cure in ospedale, non devi preoccuparti, è colpa dei piccoli Chemio che lo stanno curando.

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Molte delle cose che succedevano a papà dipendevano proprio da questo. Per esempio, quando i Chemio mangiano

le cellule buone che stanno nella pancia viene il vomito, che è veramente molto fastidioso. Quando i Chemio mangiano le cellule dei capelli questi cadono. Lui me lo aveva già spiegato e a me non sembrava niente di strano, tanti papà non hanno i capelli e sono lo stesso fortissimi.

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La prima volta che l’ho visto senza capelli mi sono sentito strano. Guardandolo bene il papà aveva sempre la stessa faccia, ma un po’ più buffa. La sua testa sembrava proprio un

uovo. Poi mi sono subito abituato e non notavo più la differenza,

il mio babbo è sempre super.

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Quando i piccoli Chemio mangiavano i globuli bianchi il babbo doveva usare

una strana

mascherina che gli copriva la bocca e

non poteva uscire di casa. La cosa era un po’ scocciante perchè i miei amici non potevano venire a casa e poi lui a volte aveva la febbre e doveva stare a letto. Mi annoiavo e diventavo capriccioso.

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Allora papà mi ricordava la storia dei globuli bianchi che difendono il nostro corpo dalle infezioni. Quando sono tutti insieme formano un esercito forte pronto a combattere contro i

le infezioni

microbi che portano , ma quando l’esercito è piccolo non può combattere molto, per questo lui doveva fare attenzione e portare la mascherina. Avevo capito tutto! Ma anche con la mascherina, per fortuna, potevo ugualmente abbracciarlo.

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Il mio papà è andato molte volte in ospedale per fare la terapia con i piccoli Chemio e

cellule maligne

finalmente tutte le sono state distrutte! Quando me lo ha detto io ero super felice! I piccoli Chemio hanno pattugliato il suo sangue ancora per un po’ di tempo, per essere sicuri che nessuna cellula cattiva si fosse nascosta, e hanno fatto ancora qualche piccolo disastro.

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Ma poi tutto è passato e il papà è stato sempre meglio.

I suoi capelli sono ricresciuti,

ed anche la barba, lui si sente bene, le cellule del suo corpo vivono di nuovo felici, in amicizia tra loro. Vedrai che anche il tuo papà dopo le cure starà bene.”

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Adesso ho capito veramente tutto e quando vedo il papà che soffre mi avvicino a lui e dico

Forza piccoli Chemio,

forte: “ mettetecela tutta!”

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Ringraziamenti Un ringraziamento speciale ad una persona speciale, a Sergio Staino, che con grande generosità ha illustrato questa favola e che con la sua energia esplosiva e contagiosa ha sostenuto questo progetto.

Antonello, Gabriella, Silvia

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Gli Autori Sergio Staino nasce a Piancastagnaio, in provincia di Siena, nel 1940. Laureato in architettura è un fumettista, disegnatore e regista italiano, una delle firme satiriche più importanti e popolari. A fumetti descrive un po’ se stesso e un po’ i turbamenti dei nostri tempi attraverso il personaggio di Bobo. info@sergiostaino.it Antonello Pinto nasce a Napoli nel 1957. Medico, Ematologo ed Oncologo, dirige il Dipartimento Ematologico ed il reparto di Ematologia Oncologica dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli “G. Pascale”. La sua attività clinica e di ricerca è focalizzata alla diagnosi e terapia delle neoplasie ematologiche. a.pinto@istitutotumori.na.it Gabriella De Benedetta nasce a Napoli nel 1971. Psicologa, Psiconcologa, Psicoterapeuta dirigente nell’UOSC di Ematologia Oncologia dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli. Ha lavorato nell’Oncologia Pediatrica della SUN di Napoli. È didatta I.Me.P.S. - Istituto di Medicina e Psicologia Sistemica. Segretario Nazionale della SIPO (Società Italiana di Psico-Oncologia). g.debenedetta@istitutotumori.na.it Silvia D’Ovidio nasce a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta nel 1983. Psicologa, Psiconcologa, Psicoterapeuta. Attualmente lavora presso l’UOSC di Ematologia Oncologia dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli. Membro del Consiglio Direttivo Regionale della SIPO - Campania (Società Italiana di Psico-Oncologia). s.dovidio@istitutotumori.na.it

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Se vuoi vedere il cartone animato tratto dal libro ed essere sempre aggiornato su tutte le attività del progetto “La malattia spiegata a mio figlio” puoi consultare il sito www.lamalattiaspiegataamiofiglio.com

Finito di stampare nel mese di febbraio 2018 da Arti Grafiche Zaccaria - Napoli