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la voce e l’immagine degli italiani nel mondo

Itinerari italiani

l’altraitalia

numero 31 - luglio 2011

Fr. 5.20 Euro 5.00

Sotto la lente

SOCIETÀ

Pedofilia: un fenomeno angosciante TECNOLOGIA

CINEMA

Il tarlo della carta

Terrence Malick

www.laltraitalia.eu


EDITORIALE di Maria C. Bernasconi

Siamo di nuovo a luglio e per molti si sta avvicinando il periodo delle tanto agognate vacanze e dei viaggi: meritato intervallo dalla routine e dallo stress quotidiano. A dire il vero, ad un ritmo di vita così intenso, per recuperare le energie e la serenità si avrebbe bisogno non di una sola breve vacanza annuale, ma di una vacanza ogni tre mesi ... . Anch’io, come molti di voi, anche se alle prese con un po’di pensieri contrastanti per il particolare momento che sto attraversando dovuto allo stato di salute di mia madre anziana, ho voglia di tuffarmi in un mare limpido, godermi il sole, la spiaggia al tramonto avvinta dalla lettura di un buon libro, godermi il silenzio, insomma prendermi del tempo per fare cose diverse e con ritmi diversi. E dormire, dormire, dormire! Ho sempre pensato alle vacanze, al di là del riposo, che è già ottima cosa, come ad un momento per mettere a distanza le cose, per vederle nella loro giusta luce che, a volte, la quotidianità distorce. Per questo non ho mai capito coloro che invece vivono la vacanza (per le modalità, per i luoghi scelti, per le compagnie) come un prolungamento dell'anno. Mi riferisco in particolare agli stakanovisti dell’apparire che non riescono, neppure per un breve periodo, a concedersi una pausa. Anzi, pur di non mollare l'osso della visibilità, dell’apparire e pur di continuare ad intessere relazioni che, chissà, potrebbero sempre tornare utili (visto che viviamo in una società fatta di lobby!), invece di godersi un paio di settimane di pace e di serenità si “trasferiscono”, tutti insieme, con bauli straripanti di abiti griffati delle migliori marche e beauty case che valgono cifre da capogiro, soprattutto per il loro contenuto, negli alberghi più esclusivi e nei posti più affollati e conosciuti come Porto Cervo, Formentera, Cortina, St. Moritz, ecc. Per carità, non è che siano brutti posti, ma non c’è niente di meglio al mondo? E che dire delle star italiane “sorprese” a farsi la tintarella (anche se già super-abbronzate dalle numerose lampade solari)? Che tristezza vedere sui giornali le immagini scattate dai paparazzi. Sono tutte in posa, curate, truccate e ritoccate, ma le fotografie vengono spacciate ai lettori come “rubate”. Loro non riescono proprio a stare nell'ombra!

Intendiamoci, la mia non è una critica, è semplicemente una constatazione, fatta però nel rispetto della libertà altrui. Le vacanze, a mio modo di vedere, oltre ad essere tempo di riposo e di svago, dovrebbero essere un’occasione per fare nuove conoscenze, magari con il pescatore del posto che potrà descriverci ciò che rimane delle tradizioni legate alla pesca tramandate di padre in figlio, oppure, incontrando un alpeggiatore all’opera, condividerne antichi gesti, scoprire i segreti di una cultura secolare, assaggiare il formaggio là dove nasce. Questa temporanea sospensione dal frenetico vivere quotidiano dovrebbe darci l’oppurtunità di allargare i nostri orizzonti mentali e culturali, imparando qualcosa, immagazzinando emozioni e sensazioni da portarsi a casa per ritrovarle, magari, dentro un foglio di carta, una fotografia o unicamente dentro di noi. Non servono abiti alla moda, cosmetici costosissimi e alberghi a cinque stelle per rigenerarsi, per ricaricarsi e sentirsi in armonia con la vita! A volte basta soltanto saper guardare la luce di un tramonto oppure stare semplicemente seduti su uno scoglio a scrutare l’orizzonte e saper ascoltare il silenzio! Vi auguro di trascorrere delle meravigliose vacanze, così come le desiderate e spero di ritrovarvi tutti a settembre, rilassati, rigenerati, pronti per affrontare gli impegni di tutti i giorni.

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l’altraitalia Editore l'altraitalia Postfach CH 8636 Wald (ZH) 0041 (0)56 535 31 30 info@laltraitalia.eu www.laltraitalia.eu Direttore Responsabile Maria Bernasconi Co-Direttore Gianni Lorenzo Lercari Direttore di Redazione Rossana Paola Seghezzi

Collaboratori Giovanni il Battista Carlo Di Stanislao Fortunato Di Noto Manuel Figliolini Simona Guidicelli Silvana Lenzo Marco Minoletti Armando Rotondi Christian Testori

SOMMARIO Sotto la lente ITINERARI ITALIANI Arquà Petrarca Limone sul Garda Piedicavallo Portopalo

12 15 18 20

L’INTRUSO La nostra nuova amica

3

OPINIONI Frecciatine

4

ASTROLOGIA L’oroscopo del mese

39

ATTUALITÀ SOCIETÀ Pedofilia 6 Divorzio consensuale in RAI 8 TECNOLOGIA Il tarlo della carta

10

CULTURA Foto rsp futura sagl Redazione grafica e stampa VisualFB - Magliaso visual.fb@bluewin.ch Webmaster Alfredo Panzera Contatti redazione@laltraitalia.eu Pubblicità info@laltraitalia.eu

FILOSOFIA Venere e Crono ultima puntata

24

MODA C’entro oppure no

28

CINEMA Terrence Malick

30

BENESSERE E SALUTE Il Mirto 32 ENOGASTRONOMIA Ricette; la cucina sarda Come avviare un ristorante

34 36


ATTUALITÀ

L’intruso di Rossana P. Seghezzi

La nostra nuova amica, la tassa di soggiorno Estate, onestamente la mia stagione preferita! La più amata probabilmente anche da molti albergatori che sperano sempre di fare il pieno di turisti nel Bel Paese. Del resto il turismo è l'unica vera, effettiva fonte di introiti su cui possiamo fare affidamento abbastanza a cuor leggero. Per ora. Le oltre trentamila strutture ricettive unitamente ai vari operatori di settore che ruotano intorno al carosello turistico, permettono all'incoming italiano di rimanere fiorente, anno dopo anno, ovviamente con le fisiologiche flessioni e riprese tipiche di qualunque attività economica. Siamo conosciuti, noi italiani, per i vari disservizi, la non puntualità, gli orari di bus, treni, tram, metro, traghetti e quant’altro mai rispettati (sarà per questo che nell'80% dei casi le tabelle con gli orari sono introvabili, persino in internet?), siamo conosciuti per il nostro inglese improbabile, esibito senza vergogna e con errori ortografici persino sui documenti ufficiali … Avete mai fatto caso? Le indicazioni in lingua straniera sono presenti solo quando si tratta di prezzi: c'è da pagare? Bene, te lo scriviamo anche in cirillico! Poveri turisti stranieri! Nonostante fare una vacanza in Italia sia un'impresa (anche per noi italiani ...), la nostra nazione rimane in cima alla lista delle più amate e visitate e di questo dobbiamo ringraziare solo ed esclusivamente i nostri antenati: fosse per noi, per la lentezza da bradipo con cui apportiamo miglioramenti, costruiamo strade, avanziamo nel settore delle infrastrutture e dei trasporti, probabilmente il turismo non sarebbe le nostra chiave di riscatto economico.

Ma sto divagando … In effetti c’è un'invenzione che fa parlare di noi: la tassa di soggiorno. Nata molto concretamente come mezzo di “rimpinguamento” delle casse comunali, la nostra nuova amica si insinua giorno dopo giorno nelle nostre mete turistiche preferite. Al momento in cui vi scrivo, consiste in 3 euro a persona e al giorno a Roma e, se la resistenza degli albergatori non è riuscita a farne slittare l’entrata in vigore, a Firenze sono 1 euro al giorno, a stella e a persona: hotel 4 stelle, 3 giorni di permanenza, in coppia? = 24 euro, famiglia di 4 teste? = 48 euro. Evviva! Certo, la tassa esiste già anche in altre grandi metropoli internazionali, ma è compresa nel prezzo della camera, si può pagare con carta di credito ed è una IT girl: segnala la sua presenza ovunque. Da noi invece la nostra amica si fa più timida e vergognosa: difficile scoprirne l’esistenza, e le città che ha deciso di visitare, soprattutto per gli stranieri. Ancor più difficile il modo in cui vuol essere soddisfatta: subito, all'arrivo in hotel e in contanti. E poi, come funziona? Mi immagino l'impiegato dell'hotel che va in comune a Roma con il barattolo pieno di banconote di piccolo taglio, o a Venezia con una gondola colma di monetine sonanti solcare il Canal Grande. C'è un trucchetto però per scaricare la nostra amica: una volta in hotel chiedete il modulo per rifiutarsi di pagare la tassa ... l'impiegato della reception vi guarderà meravigliato perché sapete dell’esistenza del documento, ma poi ve lo darà con un sorriso furbo: del resto nemmeno lui trova corretta questa amica …

Perché visitare Roma? Per il Colosseo, i Fori Imperiali, il Circo Massimo. E Firenze? Per il David di Michelangelo, il Campanile di Giotto. C'è una sola opera moderna in Italia che spingerebbe uno qualunque di noi a muoversi per andare a vederla? No. l’altraitalia 3


OPINIONI

Frecciatine di Giovanni il Battista

Il tormentone delle amministrative Senilità, goliardia ed il mio amico Gattopardo Il tormentone delle amministrative è finalmente terminato. Dopo tanto averla ipotizzata, è arrivata, finalmente, liberatoria, una sconfitta per il famigerato centro-destra. Chi è felice per questo risultato, sopratutto quo alle due città simbolo della tenzone, Milano e Napoli? Tutti! Guarda un po’, per la prima volta nella storia italica, se andiamo all’essenza dei messaggi inviati dalle due fazioni possiamo riassumere: Sul versante milanese - Vendola: é soddisfatto per Pisapia; anche se quest'ultimo, subito dopo l'elezione, gli ha detto di starsene alla larga dalla Madonnina. - Pisapia: perché ora potrà mettere in atto il suo programma per tutti i Milanesi (ed anche per i Room, gli extra/comunitari e gli islamici ivi abitanti) e far vedere alla moglie che lui sarà un amministratore con i fiocchi!

- Moratti: perché finalmente potrà occuparsi solo dei contratti da lei stipulati con i partecipanti alla grande ammucchiata dell'Expo Mondiale e perché potrà, anche lei, ora non più sindaco, posteggiare in seconda fila senza prendere multe e senza pagare “l’eco-pass”. Almeno per qualche tempo si è anche sbarazzata del “Berlusca” che le ha fatto perdere il posto di primo cittadino del capoluogo lombardo e finalmente potrà portare suo marito a ballare nelle balere sui Navigli. - Bossi: perché almeno non deve più baciare, anche se solo sulla guancia, la Moratti che le sta in punta ed è pure brutta e, per una volta, lui ha fatto dire dai suoi sostenitori al “Berlusca” di non più rompere con la storia dei Giudici e dei Magistrati. - Bersani: perché può dire che il PD, con Pisapia, candidato sancito dalle Primarie, ha vinto a Milano, anche se dimentica sempre di dire che alle Primarie Pisapia era per loro il nemico da sconfiggere e che Pisapia gli ha “sconfitto” Boeri (il suo canonico candidato) e per di più che Pisapia è uno di Rifondazione comunista ed è ora nella squadra di Vendola, il quale Vendola, recentemente gli ha presentato suoi candidati che regolarmente hanno battuto sonoramente i pupilli messi in campo da lui, il sontuoso, spiritoso, segretario PD. - I “centristi” che hanno lasciato libertà di voto ai loro quattro gatti sostenitori, pur dicendo che potevano fare quello che volevano basta non votare per la Moratti ... - Berlusconi: perché almeno si è disfatto della Moratti che gli é sempre stata antipatica perché, fra gli altri, brutta e sbilenca, ed è per di più parente dell'odiato Presidente dell'Inter, Massimo.

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Giudici o Magistrati che l'avevano esonerato da certi incarichi: prima o poi troverà, con il potere che gli conferisce il suo nuovo incarico, la via per consumare una vendetta, anche se, per questo, dovrà andare fuori dalla sua “giurisdizione”...

Sul versante napoletano

- Bersani: perché può dire che ha vinto uno della coalizione di sinistra, dimenticando di dire che De Magistris “gli” ha battuto, nel confronto delle Primarie fatte prima delle elezioni, il solito suo “sfigato” candidato di turno, e che l'IDV mai è stata in sintonia con il PD. E si dimentica di pensare, prima di dirlo, che i precedenti “governatori” di Napoli si chiamavano Bassolino e Jervolino (che se non erro sono del suo partito?!) ed ancora che a Napoli la nuova Giunta vedrà solo 4/5 suoi rappresentanti ... Dio lo Benedica! - Berlusconi: si è in un sol colpo liberato di Cosentino, della Carfagna-sindachessa, dei rifiuti e del problema delle discariche. De Magistris ha detto che ci pensa lui, senza il Governo: perfetto! - Bassolino/Iervolino: “finalmente un Sindaco che è anche un Magistrato!” e, sembra abbiano detto, ora si che potremo farci giudicare per i nostri trascorsi in maniera, sobria, indipendente e oggettiva: “attendiamo sentenza ...” ! Poveri noi, dico io; tutto cambi affinché niente si muti: il mio solito ritornello dell’amico “Gattopardo”.

- Di Pietro: é al settimo cielo per il “suo” De Magistris e per la vittoria dell'idea IDV; “oh come siamo bravi!!” dimenticando di dire che De Magistris si è sostanzialmente “auto-candidato” e non ha mai voluto essere “caldamente” sostenuto dall'IDV. De Magistris nelle sue lunghe e frequenti (visti i tempi) apparizioni in TV, radio e giornali, mai una volta ha menzionato Di Pietro e l'IDV: ahi ahi ahi Totonno ... ! - Lettieri: è soddisfatto così non dovrà, come avrebbe dovuto, essere il “porta-voce” o il “porta-borse” di Cosentino che qualche amico camorrista sembra averlo ... !? - I “centristi”: perché a Napoli non se ne sono visti (ma ora nemmeno più al Sud raccolgono consensi?) ahi, ahi, ahi la Troika! - De Magistris: perché fra gli altri ha sconfitto al primo turno il candidato del PD (come al solito “delegato” dal funambolo Bersani), perché è contento di avere ereditato il problema dei rifiuti che per lui, dice, risolverlo sarà un vero divertimento (sembra che abbia già interpellato Bertolaso per affidargli l'Assessorato competente!). De Magistris é comunque in queste ore confrontato con un dubbio atroce: per chi ha votato la Camorra? Se non ha votato per lui vuol dire che, lui, ha le ore contate! Se ha votato per lui si vede che, lui, ha le ore contate! De Magistris ora, in qualche modo, la vorrà far pagare cara ai quei suoi ex colleghi

Che storia sarà? - a Milano: Pisapia con la saop opera dell’Expo in mano ai grandi “potenti”, se vuole che l’avvenimento si realizzi dovrà venire a patti con Moratti ed il suo seguito. Potrà al massimo, di sua iniziativa, togliere le multe a qualche tassista. - a Napoli: De Magistris dovrà recarsi prima o poi (se non l’ha già fatto prima delle elezioni) al soglio della Camorra e, tanto per essere chiari, dovrà solo prendere nota di cosa dovrà e potrà fare ... (almeno questo passo Lettieri e Cosentino, se avessero vinto, non lo avrebbero, stando alle indiscrezioni fatte circolare dagli avversari, dovuto fare). Tempi cupi, più cupi che mai quindi ai piedi del Vesuvio: rifiuti, scioperi, difficoltà di fare una Giunta che tenga, cortei di infiltrati, qualche attentato se il buon Sindaco fa finta di non aver capito ... ahi, ahi, ahi ... Ci si risente verso fine anno del 2011... Con tanti auguri di buone cose benedicendo le persone di buona volontà... Le caricature di Pisapia e De Magistris provengono da © www.portoscomic.com / Italian Galery

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ATTUALITÀ

Società di Fortunato Di Noto

Pedofilia: un fenomeno angosciante

Non più un vezzo di alcuni intellettuali o la perversione di un maniaco: ma un crimine, strutturato. «È più facile credere a un delitto, a un furto ma non ad atti di violenza, perché purtroppo, per quanto sia grave questo reato, non sempre è facile dimostrarlo, poiché le uniche prove che si hanno, che esistono sono basate sui racconti dei bambini, la veridicità dei fatti non sempre viene sostenuta fino in fondo da persone o strutture adeguate». È lo sfogo scritto di una mamma, che ha avuto suo figlio coinvolto in un turpe giro di pedofilia, assieme ad altri bambini. Uno sfogo amaro e quasi senza speranza. Complesso, ributtante fenomeno quello della pedofilia e la sua annessa perversione generata anche e soprattutto dalla produzione di materiale foto e video dove, con indiscutibile veridicità, sono raffigurati in atti espliciti sessuali, con adulti e perfino con animali, bambini in tenerissima età, anche 12 giorni. Sembra quasi una cosa irreale quello che si legge. La violenza culturale e reale ai bambini è il capitolo estremo della crudeltà del mondo adulto, di molti adulti. Piacere e stupidità di adulti che godono nel vedere soffrire un bambino.

Per una volta dovremmo fermarci, anche se gli ultimi fatti di cronaca di Roma dovrebbero smuoverci e farci scendere in piazza, silenziosi, così come è silenzioso lo scempio della carne dei bambini per la turpe perversione di adulti malati. Sani e perversi? Una cosa è certa: lucidi! Lucidi di vivere relazioni possibili con bambini soli e facili nella disponibilità di vivere un amore che forse non viene offerto da genitori assenti. Parlare oggi di pedofilia e di sfruttamento sessuale di bambini, indignarci emozionalmente, a intermittenza sulle violenze fatte ai bambini, dovrebbe generare in noi una vergogna tale che dovremmo iniziare a ripercorrere quelle strade di una rivoluzione culturale tale da riordinare la cultura della violenza, il complesso di superiorità, di orgoglio e di dominio che imponiamo nel nostro modo di relazionarci ai bambini. Oggi la pedofilia è un fenomeno di massa, una organizzazione sociale e non più (e non solo) una struttura mentale. Non più un vezzo di alcuni intellettuali o la perversione di un maniaco: ma un vero e proprio crimine, strutturato sia a livello culturale e sia a livello di vera e

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propria associazione a delinquere. È un fenomeno “antico”, ma cambiato nel tempo, e oggi in Occidente (nelle società opulente e ricche) è in un aumento vertiginoso.

dei bambini. Bambini orfani con genitori vivi. In generale i bambini più a rischio pedofilico sono quelli che in generale sono privi di affetto e di attenzioni. Di nutrimento affettivo!

Un fenomeno di massa caratterizzato da un’eccessiva quantità di materiale erotico e pornografico (il corpo è merce!); una certa enfatizzazione spesso gratuita di inquietanti notizie relative a rapporti sessualmente scorretti; una inquietudine che genera incredulità e fuga dal dovere di denunciare (omissioni e indifferenza); le accentuazioni di colpevolezza e di omertà; e perfino una pluralità di interpretazioni che spesso sfociano nel considerare un fenomeno istintivo, un fenomeno maniacale di pochi (malattia), un fenomeno domestico casereccio, un fenomeno lobbystico, un fenomeno… da non parlare. Da tacere, e meglio da contenere. Insomma, non bisogna tirare troppo la corda. Una cosa almeno sembra essere certa: la pedofilia è una patologia psichiatrica che rientra tra i disturbi di parafilia che comporta un’attrazione per qualcosa di anomalo, quali oggetti inanimati o appunto i bambini. È una immaturità sessuale e affettiva per sfatare (se ci riusciamo) l’assurda affermazione di chi vuole sostenere “il diritto” di stabilire un amore con un bambino.

Diciamolo pure: la pedofilia è la crisi dell’adulto e non certamente del bambino. Quel giorno Andrea (8 anni) non voleva più cantare nel coro, oggi canta di nascosto, perché a lui piace il canto, ma quel maestro … per diversi anni non ha mai parlato, perché alla domanda: «Papà, mamma, ti è piaciuto come ho cantato?», i genitori rispondevano: «Il maestro è stato bravo!». Già il maestro è stato bravo … Bravo anche di abusare psicologicamente e sessualmente di decine di bambini. L’insospettabile che non ha permesso ai genitori, a tanti genitori, di leggere quel vuoto, quel grido, quel desiderio di essere nutriti da un amore autentico e coerente.

È riuscita l'iniziativa contro la pedofilia

La pedofilia è una malattia del comportamento sessuale, ma non sembra tale da togliere quella capacità di intendere e di volere che il Codice di procedura penale richiede per poter negare o ridurre la responsabilità e dunque la punibilità. I pedofili conosciuti sono lucidi, determinati e di mente raffinata. Leoni che individuano, circuiscono e attaccano la preda per divorargli l’anima. Il cannibalismo dell’anima.

L'iniziativa popolare “Affinché i pedofili non lavorino più con fanciulli” è formalmente riuscita: la Cancelleria federale ha comunicato oggi che le firme valide sono 111.681. Ne sarebbero bastate 100.000. L'associazione Marche Blanche aveva consegnato 114.018 firme il 20 aprile. Nonostante in febbraio la Ministra della Giustizia Simonetta Sommaruga aveva annunciato l'intenzione di estendere il divieto di esercitare professioni a contatto con bambini per gli autori di reati di pedofilia, l’organizzazione non aveva desistito. Con l’iniziativa, Marche Blanche vuole completare l'articolo 123 della Costituzione federale con il testo seguente: “chi è condannato per aver leso l'integrità sessuale di un fanciullo o di una persona dipendente è definitivamente privato del diritto di esercitare un'attività professionale od onorifica a contatto con minorenni o persone dipendenti”. Attualmente i pedofili condannati sono sottoposti a un divieto solo se il crimine è stato compiuto mentre esercitavano il loro lavoro. Marche Blanche aveva già lanciato l'iniziativa popolare “Per l'imprescrittibilità dei reati di pornografia infantile” che, contro il parere di governo e parlamento, era stata approvata alle urne nel novembre 2008.

È una società di bambole. Troppi peluche e inanimati pupazzi. Dell’abbandono e della solitudine. Quanta solitudine l’altraitalia 7

Siti utili: http://www.viol-secours.ch/ http://www.143.ch (telefono amico - italiano/tedesco/francese)


ATTUALITÀ

Società di Carlo Di Stanislao

Divorzio consensuale in Rai Pietra tombale sul contenzioso giudiziario tra Michele Santoro e l'azienda l’azienda avrebbe scelto la risoluzione consensuale del rapporto e lo strumento dell’esodo incentivato per evitare che l’imminente sentenza della Cassazione la Corte si pronuncerà nel merito sul ricorso del-l’azienda contro la sentenza del tribunale del lavoro che ha reintegrato Santoro - potesse “ingessare” in qualche modo la posizione di entrambe le parti. Santoro incasserà dalla Rai 2 milioni e 500mila euro, senza clausole vincolanti o patti di non concorrenza, che non ha chiesto e per i quali la Rai avrebbe dovuto pagare una cifra nettamente più onerosa. Con l'accordo transattivo raggiunto tra Michele Santoro e il Direttore Generale Lorenza Lei, si pone una pietra tombale sul contenzioso giudiziario tra il conduttore e autore e l'azienda. Trattandosi di separazione consensuale le parti hanno scelto il percorso più semplice, in modo da congelare il pronunciamento della Cassazione, troppo rischioso per entrambi. E siccome a Lucio Presta, manager delle star e “procuratore” di Santoro, certi rischi non piacciano, è andata più che a genio. Ora potrà trattare con la La7 avendo le mani libere.

Si è chiusa con un divorzio consensuale la lunga e spesso difficile relazione fra la Rai e Santoro (nella foto), un divorzio inatteso, dopo i numerosi incontri, le scorse settimane, fra l’anchorman e il Direttore Generale Lorenza Lei, che di Santoro pareva sponsor ed amica. Più volte annunciato in passato, rilanciato nelle indiscrezioni delle ultime ore, la notizia dell’addio di Santoro è piombata come un fulmine a ciel sereno ieri, sul consiglio di amministrazione riunito per la discussione dei palinsesti, alla presenza del Direttore Generale e del Vicedg Antonio Marano. A quanto si apprende, sarebbe stato il Direttore degli Affari legali Salvatore Lo Giudice a spiegare la “ratio” dell’intesa:

Con una cattiveria che è tutta femminile (quando rivolta contro altre donne), Laura Rio, sul Giornale, scrive che ora Lorenza Lei sarà l’eroina del centrodestra e che, anche se certamente Berlusconi ha indicato in Annozero uno dei motivi per cui il Pdl ha perso la battaglia di Milano, il neo Direttore Generale diventerà di fatto il “diavolo” per la sinistra, essendo riuscita a far scivolar via dalla Rai il “paladino” della battaglia anti premier. In realtà l’operato della Lei desta non poche perplessità, dal momento che si parla di chiusura per Fazio, Floris, Litizzetto e Gabanelli. Molte sono le questione sul tavolo del CdA di Viale Mazzini per le prossime settimane, oltre alla conferma dei palinsesti autunnali. Si parte dalla questione dei direttori di Rai Uno, Rai Due e Rai Tre, con il nuovo Direttore Generale che ha intenzione di cambiare: “Tutti e tre perché cambia l’organizzazione e cambiano gli uomini, ma sarà una faticaccia”, almeno a detta di Giovanni Stella, Amministratore Delegato di La7.

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Poi, non meno cruciale e spinosa, la questione sui contratti per chi lavora a Rai Tre. “Sia il programma della Dandini che quello della Gabanelli sono inseriti in palinsesto. Anche le trattative per Fazio e Floris procedono regolarmente. Ho sentito anch’io dire che il nuovo direttore generale avrebbe promesso a Berlusconi le teste di Santoro e Floris. Considero queste voci una stupidaggine e, comunque, le garantisco che la vigilanza sarà altissima. Ma pensa veramente che la dottoressa Lei pensi di sputtanarsi nell’ambiente dei manager della televisione mettendo in discussione persino Ballarò? Evidentemente non la conosce.”

Secondo il listino Sipra, a maggio, uno spot di trenta secondi dentro il programma di Santoro costa 66mila euro e gli spot del programma di Santoro sono sempre stati tra i primi tre con i maggiori ascolti di Rai2. Ora la vicenda si chiude, dopo un passato tempestoso: si pensi solo alla telefonata in diretta di Mauro Masi a marzo del 2010, a fronte dell'impossibilità di andare in onda durante la campagna elettorale, la creazione di Rai per una notte, su una molteplicità di piattaforme trasmissive. Il DG della RAI Lorenza Lei

Questo afferma il consigliere di Amministrazione Rai Nino Rizzo Nervo e arrivano puntualmente le conferme: Fabio Fazio, Saviano e Littizzetto, Serena Dandini e Floris (che ha pure ottenuto un aumento del 10% al suo compenso annuo) hanno già concluso il loro rinnovo con la Dr.ssa Lei. Per quanto riguarda Milena Gabanell ancora non c’è conferma, ma non per una questione di soldi, vuole che venga ripristinato ciò che l’ex DG Mauro Masi aveva ridimensionato, ovvero la totale tutela giuridica per lei e i suoi collaboratori in caso di diatribe legali. Insomma la “cattolicissima” Lei, non mette in campo un totale spoil system, ma allestisce anche un merit system (letteralmente: sistema del merito), in base al quale la titolarità viene assegnata a seguito di una valutazione oggettiva della capacità di svolgere le relative funzioni. Ma tornando a Santoro, come si diceva, nessuna possibilità di inserire nella transazione la clausola di non concorrenza proposta, in un primo tempo, dai consiglieri di opposizione Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten: in Cda è stato precisato che Santoro non l'ha accettata e che, in ogni caso, avrebbe provocato ulteriori strascichi sul fronte della libertà di espressione garantita dall'articolo 21 della Costituzione. La Rai rinuncia - quasi con un sospiro di sollievo - a un programma come Annozero che ha avuto una quota di ascolto medio, in questa stagione, del 20,6% sul totale dei televisori accesi rispetto al 9% di Rai2 nell'intera giornata e al 10,06% in prima serata (con Annozero incluso, con la sua media di 5,4 milioni di spettatori e un picco oltre i 7 milioni il 27 gennaio).

Sede della RAI, in Viale Mazzini a Torino

Laconico il commento del presidente della tv pubblica Paolo Garimberti, che commenta: “Spiace”, ma “ho profondo rispetto per il diritto di ciascuno di essere artefice del proprio destino”. Scrive Francesca Scanchi su La Stampa che, chi conosce Santoro lo descrive non furioso come in altre occasioni e neanche scontento di vedere chiudere così, con la risoluzione del contratto, l’avventura di Annozero. Dispiaciuto, esasperato di sentirsi a malapena tollerato da un’azienda in cui è campione di ascolti. “Sembra che gli sia concesso andare in onda solo perché c’è una sentenza a stabilirlo, come se non contassero i sei milioni di spettatori che quest’anno gli hanno fatto vincere 16 prime serate su trenta. Non può rivedere minimamente il format, non può spostare manco una pianta che la Rai lo riprende”, sottolinea un amico che vuole conservare l’anonimato. Ed ora si parla di uno spostamento di Santoro a La 7, a rinforzare la squadra già forte di Mentana, Lilli Gruber, Gard Lerner e gli altri; ma c’è anche chi sostiene che non è escluso un rientro in Rai, tramite “altre e diverse forme di collaborazione”.

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ATTUALITÀ

Tecnologia dalla Redazione

Il tarlo della carta Quando si legge un libro, accade in solitudine; ma le emozioni, gli stati d’animo che scaturiscono no … non si vivono da soli ma si condividono … ed adesso è possibile con il social network per gli amanti della lettura: ANOBII (il tarlo della carta). “ANOBII è un posto dove mostrare il proprio lato culturale e vedere quello degli altri”, questo è l’intento del suo fondatore Greg Sung che nel 2005 creò una community per parlare, recensire, conoscere i libri. È un social network semplice e meno invasivo di altri, non crea “dipendenza” ma relazioni culturali; una libreria multimediale e accessibile che possiede carattere e non ci usurpa del piacere di toccare un libro cartaceo, sentirne il peso, lo spessore dei fogli e assaporarne i profumi … una libreria che replica, in tutto e per tutto, quella che abbiamo nelle nostre case. Gli iscritti ad ANOBII possono facilmente inserire i libri nella loro libreria virtuale tramite il titolo o il codice ISBN (International Standard Book Number); con un semplice click si può dare un voto, o stellina, al libro, recensirlo, far sapere dove si è reperito e si può anche visualizzare il ritmo della lettura. Con il tempo la nostra libreria prende vita, i libri stessi (posizionati su di un vero scaffale in legno virtuale) possono essere suddivisi per lingua, autore e progresso personale … ma tutti entrano a far parte nel calcolo percentuale della compatibilità.

passo è un opinione … basta inserire il titolo del libro su ANOBII, selezionarlo e dopo la descrizione leggere i commenti degli internauti che lo hanno già letto … dopo le idee saranno più chiare. Poi ci si accorge che comprare un libro, in quel momento, andrebbe solo ad aumentare la mole dei “ancora-da-leggere” ma non si vuole non comprarlo per paura di dimenticare il titolo … ANOBII offre agli utenti una lista dei desideri che, in tempi più idonei, permette l’acquisto direttamente dal sito ibs.it. Le peculiarità, come preannunciato, sono tante, una tra le tante è la possibilità d’iscriversi gratuitamente a dei gruppi di lettura, divisi per tematiche molteplici e di sicuro soddisfacimento (es: generi letterali, gare d’autore, il giro del mondo in 80 libri, ecc.) dove si svolgono forum di lettura e gare a tema. Un ultima chicca è posta nella libreria ed è la linguetta “statistiche”, qui si può trovare quante persone hanno visualizzato la libreria, quante la seguono, quante persone hanno trovato le recensioni interessanti e quanti libri si sono letti durante l’anno (anche tradotte in pagine). … un mondo tutto da scoprire e alimentare, il regno del libro e della cultura, perché non è vero che internet ci ha resi più veloci, nel parlare, nello scrivere e non è vero che il web ha reso la nostra cultura flebile e take-away … basta guardare il sito www.anobii.com .

Ma a cosa serve la compatibilità? E’proprio qui che entra in gioco il social network: in base ai libri letti, al tipo di edizione ed al voto attribuito, ANOBII seleziona delle librerie di altri utenti che possono essere percentualmente simili alla propria; il sito, a questo punto,ci permette di seguirli come amici o vicini rendendo la visione delle librerie altrui e gli aggiornamenti costanti e primari. Questa è solo una delle tante possibilità che ANOBII riserva ai suoi iscritti. Capita spesso di sentir parlare di un libro ed essere tentati nell’acquisto, ma alcune volte quello che manca al breve l’altraitalia 10


Itinerari italiani


ITINERARI ITALIANI

dalla Redazione

Arquà Petrarca La magia del fascino d’un tempo “Fuggo la città come ergastolo e scelgo di abitare in un solitario piccolo villaggio, in una graziosa casetta, circondata da un uliveto e da una vigna, dove trascorro i giorni pienamente tranquillo, lontano dai tumulti, dai rumori, dalle faccende, leggendo continuamente e scrivendo.”

Così scriveva Francesco Petrarca, sommo poeta della lingua italiana che volle trascorrere gli ultimi anni della sua vita ad Arquà Petrarca, Borgo medievale in provincia di Padova, considerato la perla dei colli Euganei, che conserva intatto il fascino d'un tempo.

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Strade e case medievali immerse nel silenzio che accompagnano il visitatore nella scoperta di un luogo magico. Nella piazza (foto a lato) la Chiesa di Santa Maria, risalente al Mille, accanto alla quale si trovano la tomba, e poco sotto i lavatoi del Petrarca. Accanto, numerose case d'epoca, che oggi costituiscono un patrimonio artistico ed architettonico degno di essere visitato con la massima attenzione, ed il Palazzo Contarini-Naccari.

Arquà Petrarca a vista d’aquila

Oggi la Città di Arquà Petrarca è stata ammessa al ristretto club dei Borghi più belli d'Italia ed ha ricevuto l'elezione a Bandiera Arancione del Touring Club. Il borgo si è sviluppato alle falde di due colli ed è abbracciato da altri dolcemente digradanti verso la pianura a forma di arco, da cui il nome latino Arquatum, poi volgarizzato in Arquade e infine in Arquà. Nel 1868 fu aggiunto il nome del Petrarca.

Prodotti tipici

Il “Brodo di Giuggiole”

Microclima favorevole e la qualità del terreno rendono Arquà Petrarca ed i Colli Euganei un “paradiso enogastronomico”. Vini DOC quali il Serprino, i Cabernet Sauvignon e Franc ed il Moscato Fior d'Arancio e vini di alta qualità come Merlot, olii leggeri e di ottima qualità sono il fiore all'occhiello di questa incantevole parte del Veneto. Ma un prodotto tutto da scoprire, circoscritto davvero alla sola zona di Arqua, è il famoso liquore “Brodo di Giuggiole” a cui è dedicata l'omonima festa, giunta alla sua XXI edizione che si terrà dal 2 al 20 ottobre 2011. Da non dimenticare la produzione di miele. l’altraitalia 13


Luoghi e monumenti da visitare Molti sono i luoghi ed i monumenti di interesse storico e culturale che il Borgo offre al suo interno.Eccone alcuni: La casa del Petrarca Oratorio della SS. Trinità (foto a lato)

Loggia dei Vicari Chiesa di S. Maria Assunta La tomba del Petrarca La fontana del Petrarca

Eremo di S. Domenica sul Monte Ricco

Suggerimenti Cinque passeggiate in bicicletta, facili, semplici e accessibili a tutti, tra lo splendore e la quiete della natura: La Val Pomaro ed il Mottolone Il giro di Monte Calabrina Il Giro delle Contarine Anello del Monte Piccolo Anello del Monte Ventolone

Eventi Festival Euganeo Nel mese di Luglio si svolge il Festival Euganeo d'Estate con concerti sinfonici dell'Orchestra delle Venezie e concerti con strumenti d'epoca. I concerti del Festival si tengono all'aperto o in caso di cattivo tempo in luoghi chiusi adiacenti. Serate d'Estate Rassegna di musica e teatro da giugno ad agosto Moscato Arquà Jazz Festival 2011 Primo fine settimana di settembre. Accompagnato dalle magiche note del Jazz il Festival mira a far riscoprire i vini tipici e storicamente coltivati ad Arquà Petrarca l’altraitalia 14


ITINERARI ITALIANI

dalla Redazione

Limone sul Garda Giardini disposti a terrazze e profumo di limoni “La mattina era stupenda benché nuvolosa, ma all’alba tranquilla. Passammo davanti a Limone i cui giardini, disposti a terrazze e piantati di limoni hanno un ricco e bell’aspetto … l’osservazione e la contemplazione di tali piacevoli oggetti fu favorita dalla lenta navigazione”. Le parole sono quelle di uno dei più grandi scrittori e poeti: J.W. Goethe, quando nel 1786 in barca, sul Lago di Garda, vide Limone e le sue serre di agrumi, possiamo ritrovare lo stesso amore del poeta anche nella poesia “conosci il paese dove fioriscono i limoni?”. Ci sono voci discordanti circa l’origine del nome del paese Limone. Alcuni sostengono, versione ovvia, che il nome derivi dagli agrumi; questa città lacustre, che si affaccia sul lago di Garda, grazie ad un particolare microclima è la località più a nord dove tali frutti crescono. La versione più accreditata attribuisce l’origine del nome al termine latino “limes” ossia confine, l’antica frontiera tra il bresciano e la giurisdizione vescovile di Trento. Il clima favorevole determinò, nell’800 asburgico, lo sviluppo della carta e dei bachi da seta nonché delle limonaie. Il conflitto bellico del ’15-’18 costò pesantemente sull’economia di Limone, infatti, trovandosi sulla zona di confine tra il Regno d’Italia e l’Impero Austro/Ungarico, la popolazione venne evacuata per molti anni. Con il passare del tempo ed il progresso, il turismo si diresse verso quelle località che erano servite dai nuovi mezzi di comunicazione; Limone, essendo stata evacuata, non aveva vissuto quel progresso e rimaneva raggiungibile solo via lago o montagna. Nel 1932 la nascita della Gardesana Occidentale (la strada che costeggia il lago) collegò Limone ai paesi limitrofi e spezzò l’isolamento che si era venuto a creare negli ultimi anni.


Luoghi e monumenti da visitare Centro storico Il museo del turismo Costruito nell’ex palazzo municipale, raccoglie tutto il materiale che scrisse negli anni la storia dello sviluppo turistico di Limone.

Chiesa parrocchiale di S.Benedetto

Affresco nella Chiesa Parrocchiale di San Benedetto

San Rocco Da visitare anche i paesi limitrofi percorrendo la suggestiva Gardesana che alterna a gallerie, scorci di lago e ville d’epoca. Limone rimane a 10 km da Riva del Garda, importante città nella quale potrete visitare la bellissima Chiesa dell’Inviolata, decorata internamente in stile barocco, si attribuisce la progettazione ad un architetto portoghese. l’altraitalia 16


Eventi Gli eventi sono tantissimi, la stagione di Limone comincia ad aprile e termina a settembre, vi segnaliamo alcuni dei tanti eventi che si svolgeranno quest’anno: Concerto sul veliero “Siora Veronica” Domenica 10 luglio Trofeo “Limone night rock running”: Venerdì 22 luglio Gara podistica con arrampicata Opera lirica “Il barbiere di Siviglia” Domenica 31 luglio Limone in giallo (con spettacolo pirotecnico) Domenica 7 agosto Torneo Internazionale di Tennis Città di limone dal 27 agosto al 3settembre Grande spettacolo pirotecnico Domenica 4 settembre Bike x-treme Domenica 16 ottobre manifestazione internazionale di mountain bike. … e tutte le settimane manifestazioni musicali, sportive, culturali e d’intrattenimento.

Curiosità di lunga vita Il dott. Sirtori, a metà degli anni ’70, scoprì che gli abitanti di Limone nel sangue possiedono una forma mutata di “apolipoproteina” che riduce il rischio di arteriosclerosi ed altre malattie cardiovascolari. Questa proteina conferisce agli abitanti una particolare longevità, basti pensare che una dozzina di persone ha superato i 100 anni di vita. Questo processo è stato possibile grazie all’isolamento che Limone ha subito per molto tempo. L’origine della mutazione è dovuta al Sig. Pomaroli che visse a Limone nel 1780. La Limonaia del Castel

Gite nei dintorni Riva del Garda Malcesine Torbole Gardone Riviera Arco

La Gardesana Occidentale

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ITINERARI ITALIANI

dalla Redazione

Piedicavallo Riconciliarsi con sedi Fernando stessi per mezzo della Montagna “Bagnante” Botero (2000) Nel XIX secolo un acceso scontro tra la popolazione ed il parroco di allora portò i primi, in parte, a convertirsi al Valdismo, creandone un tempio. Oggi Piedicavallo mantiene vivo nell’architettura delle abitazioni, quel sapore medievale montano (i tetti in pietra “lose”). Una bellissima via centrale porge dei caratteristici viottoli che, a loro volta, aprono a magnifiche scalinate (come quella del Comune). Vi accompagneranno nella visita le arcate in pietra (volt), le fontane, i lavatoi e le panche in pietra (posa). Con solo un quarto delle abitazioni utilizzate dai residenti, nei periodi di vacanza Piedicavallo si riempie di turisti innamorati e scopritori, la sua economia è prevalentemente turistica.

Luoghi e monumenti da visitare

Piedicavallo, il passaggio sotto il campanile

“Piedicavallo per noi è magia, libertà, pace e bellezza … il respiro fresco e pulito di una vita trascorsa troppo spesso freneticamente. Significa riconciliazione con se stessi ed elevazione al Creatore per mezzo della Sua creatura, la Montagna”. Questa frase, tratta dal libro fotografico “Piedicavallo e dintorni. Un viaggio tra le quattro stagioni”, racchiude l’essenza architetturale e spirituale di questo paese montano, un comune di solo 200 residenti situato in provincia di Biella. Ultimo paese della Valle Cervo è ad un altitudine di 1037m sul livello del mare, il territorio comunale raggiunge, tuttavia, i 2556 m con la Cima di Bo, altitudine massima del Biellese. Piedicavallo trova le sue origini nel XIV secolo. Nel 1722 divenne comune autonomo, due anni più tardi divenne feudo del Conte Garogno Liborio che lo cedette, non molto dopo, al senatore Francesco Vacca. l’altraitalia 18

Come già intuito dalla prefazione a Piedicavallo c’è molto da vedere e soprattutto lasciarsi andare in lunghe passeggiate che vi condurranno in splendide convergenze tra uomo e natura. Da non trascurare i ponti dai suggestivi panorami come: il ponte “del Valier” il ponte “della Coda” il ponte alle cascate “Pianlin” Il bellissimo parco “Ravere” che possiede, nel suo interno, un’antica ghiacciaia in pietra. Le fontane come quella sopra la piazza delle Capre, o la fontana in pietra di via Roma. Assolutamente da non lasciarsi sfuggire il Teatro Regina Margherita dall’affascinante storia di volere cittadino, tanto lavoro e mito.


Prodotti tipici

Eventi

L’arte culinaria tipica della Valle Cervo e del biellese è molto ricca, ad ogni stagione propone piatti particolari dai sapori importanti. Da provare: polenta e “moja” (crema di mais con toma), la bagna cauda (qui personalizzata con olio di noci), risotti e tanto altro. E da bere la birra menabrea (la migliore del mondo nella categoria Lager).

Estate musicale A luglio e ad agosto ogni venerdì sera concerti di musica classica. Festa patronale di San Grato Prima domenica di settembre. Culto presso il Tempio della Chiesa Valdese Tutte le domeniche del mese di agosto.

Gite nei dintorni

Ponte “della Coda”

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Baite Rosei Cascate Pianlin Montesinaro (il paese) Baite piane di Piedicavallo Baite Pianlin di Montesinaro Baite piane di Montesinaro.


ITINERARI ITALIANI

dalla Redazione

Portopalo di Capo Passero Intriso di tradizioni e di storia nella vivacità del presente

Capopassero, Isola delle correnti

Le radici di Portopalo, paesino siciliano di quasi quattromila abitanti, affondano in un passato lontano, ma soltanto alla fine del Settecento si posero le prime pietre del borgo attuale, ancora visibili nel cuore dell’abitato antico. All’inizio non era altro che un timido centro in provincia di Siracusa a metà strada tra il mare e la campagna, popolato da poche centinaia di abitanti dediti alla pesca, alla pastorizia e all’agricoltura. Le casette bianche, tutte uguali, sferzate dalla brezza colma di salsedine e arse dal sole, erano abitazioni e luoghi di lavoro allo stesso tempo, e le giornate dei portopalesi erano scandite da mansioni umili: le donne facevano la spola dalla casa al pozzo, per procurarsi l’acqua, mentre gli uomini si occupavano dei campi o delle loro barche. Oggi Portopalo rimane intriso di tradizioni e di storia, ma sa distinguersi anche per la vivacità del presente, per l’ospitalità immancabile e la bellezza del suo paesaggio. Distante circa 58 km da Siracusa lambito dai flutti cristallini di Ionio e Mediterraneo, il paese è il più meridionale della Sicilia, al di sotto addirittura del parallelo di Tunisi. Questa posizione geografica, unita alle magnifiche spiagge e agli isolotti suggestivi compresi nel territorio comunale, ne fanno una località balneare di grande fascino. Il porticciolo del borgo è sempre attivo e gremito di imbarcazioni, con un via vai allegro di lupi di mare dalle reti cariche.

Il faro di Portopalo


Luoghi da visitare Isola di Capo Passero Ex penisola, un tempo ancorata alla terraferma mediante una lingua sottile di sabbia. Con una superficie di appena 1300 per 500 metri, l’isola ospita una spiaggia sabbiosa di grande bellezza, ma anche tratti di litorale frastagliato e interrotto da grotte naturali, come quella del Polipo. Proprio su quest’isola sorgono la già citata fortezza e la vecchia tonnara. (foto a destra)

Isola delle Correnti Di per sé il nome Isola delle Correnti è già molto suggestivo. Questa splendida isola è unita alla Sicilia da una fine lingua di pietra, che in base alla marea si presenta parzialmente sommersa. Incanta per la sua bellezza selvaggia ed incontaminata. Nell’isola si trova una struttura militare ormai fuori uso, un suggestivo faro e una scogliera incantevole.

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Lo Scalo Mandrie

Eventi

Prodotti tipici

7 Agosto: San Gaetano, Patrono di Portopalo

Portopalo di Capo Passero fa parte, con il Comune di Pachino, del comprensorio dove si produce e commercializza il “Pomodoro di Pachino”, prodotto tutelato dal riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta (IGP) e da uno specifico marchio di qualità.

San Gaetano, Santo Patrono di Portopalo di capo Passero, viene festeggiato con manifestazioni sia religiose (messa, processione, ecc. ...) sia laiche (regata di barche, cuccagna a mare, rottura dei pignatelli, ecc. ...). L'entrata della Statua del Santo in chiesa, al termine della processione, viene salutata con spettacolari giochi pirotecnici.

Agosto: Palio del Mare Il Palio del Mare, regata in onore di San Gaetano, Patrono di Portopalo, è la manifestazione che forse più delle altre intreccia la propria storia con quella del paese stesso, affondando le sue radici già negli anni '50 del secolo scorso. Nonostante la sua veneranda età, il Palio del Mare viene ogni anno seguita con grande interesse e passione da giovani e meno giovani. Lo stupendo scenario naturale di Scalo Mandrie nel quale si svolge la gara contribuisce sicuramente ad accrescerne il fascino.

Sottolineamo infine la grande quantità di primizie come peperoni, zucchine, melanzane e poi ancora angurie e il profumato “Cantalupo”. Il Castello Tafuri

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CULTURA

Filosofia di Marco Minoletti

Venere e Crono

Note sul concetto di bellezza nella storia Ultima puntata A Margret Ceccon

“Venere allo specchio”, Diego Velasquez 1644

Per un artista un programma di questo genere è come un invito a nozze. Il gruppetto di giovani amici febbricitanti che gravitava intorno a Schiller lo farà proprio, impegnandosi a realizzarlo. L'arte diventa religione, e il bello il suo Dio. Il pennello, i colori, la tela, lo scrittoio, la penna, lo scalpello, il marmo e la pietra si trasformano in strumenti rituali con cui celebrare l'eucarestia del Bello. L'artista, finora non distinto dall'artigiano, diventa l'intermediario tra la Natura e l'Uomo comune, colui che grazie alla sua sensibilità sviluppata (spesso fino ai limiti della nevrosi e della pazzia) crea, spingendosi sempre più in là alla ricerca del Bello e del Vero. Nella musica questo passaggio si vede già con lo status sociale di un Beethoven rispetto ai suoi maestri Mozart e Haydn, ancora legati alla commissione e al lavoro ininterrotto, con o senza ispirazione. Beethoven è invece intelletto romantico, un Napoleone dell'arte, che può permettersi di

trattare a pesci in faccia un qualsiasi altro individuo, nobile o meno. Nasce il “maestro” nel senso di individuo che “apre” le percezioni della massa grazie al suo sforzo solitario. E da parte della massa comincia l'idolatria. L'arte non solo si libera della religione, ma nasce la religione dell'arte. Inizia il gioco della totalità risolto nell'immanenza dell'infinito nel mondo sensibile, nella natura. L'infinito a cui tendere non è più il mondo dell'iperuranio ma il mondo sublunare, gli abissi, il mondo del sottosuolo. La natura non viene più descritta, bensì direttamente sperimentata. I romantici si dispongono misticamente all'ascolto della natura. Ma l'essenza della natura non si lascia cogliere e sfugge tra le nuvole che avvolgono inquietanti ghiacciai alpini, si dilegua tra le nebbie nella vastità degli oceani, si mimetizza come una cernia nei fondali degli abissi marini. I romantici, nel loro sforzo di penetrare i segreti della natura, liberano dal vaso di Pandora la bellezza dionisiaca che i greci avevano tentato di sottrarre allo sguardo diretto, di-

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sperdendo per le contrade dell'Occidente la bellezza del caos, dell'informe, del tenebroso, del demoniaco, del mortuario. La Germania di quegli anni è tutto un proliferare di spiriti inquieti e tormentati, anime melanconiche e lacerate, amanti sofferenti e sull'orlo del precipizio. Mai furono registrati tanti suicidi in Europa che nell'anno in cui uscì I dolori del giovane Werther di Goethe (si ipotizzano almeno duemila suicidi tra i lettori del romanzo, pubblicato nel 1774).

alle masse anonime, agli sconvolgimenti innescati dal mondo industriale l'artista disgustato si ritira in se stesso assolutizzando la bellezza al punto da trasformare la sua stessa vita in opera d'arte o di dedicarsi esclusivamente alla ricerca del "bello".

Questo tipo di atteggiamento, che si prolungherà fino ai primi decenni del XX secolo, si ritroverà in tutte le espresIl naufragio della Speranza, di Caspar David Friederich sioni artistiche poi catalogate con i nomi di arte per l'arte, estetismo, decadentismo, dandyismo. L'arte si chiude a riccio in se stessa. Della natura, tanto osannata dai romantici, non resta più traccia se non quella del fiore che finirà per dare origine ad una tendenza, il liberty. La bellezza, di cui i romantici avevano messo in luce anche il lato negativo, finisce col nascondersi e, non a caso, il compito che si assumono i poeti simbolisti è quello di decifrarla e di riportarla alla luce con tutti i mezzi possibili: l'uso di sostanze stupefacenti, la frequentazione dei bordelli e dei bassifondi parigini. L'eccesso diventa la regola che permette all'artista di portare alla luce i simboli celati.

Nel campo della pittura è forse Caspar David Friedrich che meglio di ogni altro riesce a fissare lo spirito della bellezza romantica. Nei suoi quadri la natura viene rappresentata in tutta la sua sconfinatezza e potenza. Le forze della natura simboleggiate dai mari inquieti, da scogliere vertiginose, da paesaggi melanconici trasmettono la sensazione dell'infinitezza della natura. L'uomo, dipinto quasi sempre di spalle, si inserisce nella cornice con tutta la sua finitezza di fiero osservatore incantato e quasi stupito dalla rappresentazione dall'immensità delle forze dell'assoluto in movimento.

Con l'introduzione della fotografia nel mondo dell'arte (1839) - si pensi alle opere del grande fotografo Nadar, il Tiziano della fotografia - e il progressivo dominio della tecnica l'opera d'arte perde la sua "aura", la sua unicità. La bellezza diventa seriale, accessibile a tutti e l'artista reagisce ritraendosi nel mondo della conoscenza, dei sentimenti, delle emozioni delle linee, dei punti. Dopo Picasso non ha più senso parlare di bellezza. L'arte diventa sperimentale, astratta.

Il XIX secolo, la storia contemporanea e gli sviluppi del concetto di bellezza saranno segnati non solo dalla rivoluzione francese, ma anche da quella industriale che, a partire dalla metà dell'800, dispiegherà tutta la sua potenza allargando il sistema di produzione industriale dal settore tessile a quello delle macchine utensili, del ferro e dell'acciaio. Il progressivo affermarsi del sistema capitalistico farà emergere nuove forze sociali e nuovi movimenti di idee antagoniste che, in nome della nuova classe generatasi dalla rivoluzione industriale, il proletariato, tenteranno di liquidare l'inumano sistema messo in campo dalla classe borghese e dall'industrializzazione. Le trasformazioni industriali producono degli sconvolgimenti urbanistici senza precedenti nella storia. Masse di contadini abbandonano le campagne e si riversano nelle metropoli dando vita tra sporcizia, condizioni igieniche impensabili e miseria a vere e proprie baraccopoli a ridosso delle fabbriche e delle città. Le metropoli entrano nel caos e gli artisti pure. In reazione l’altraitalia 25

Particolare de “La corrida” di Pablo Picasso


romantica ci siamo portati dietro fino alla televisione e ai fumetti?). La bellezza allora è un concetto o un'esperienza? Vedere il David di Donatello (foto a lato) ci dà un'impressione di bellezza quasi oggettiva, impressione dovuta dalle proporzioni armoniche, dalla simmetria, dalla comprensibilità per comparazione. Eppure, davanti ad un quadro che non comprendiamo, o davanti ad una donna o ad un uomo imperfetti, secondo i canoni, quante volte li troviamo belli in un senso del tutto soggettivo, non condiviso dalla maggioranza delle persone? Allora la bellezza è un'esperienza, il cui fascino sta nel mistero. Il mistero resta tale nel tempo, un concetto quando è compreso invecchia. I cosiddetti canoni della bellezza sono solo tentativi della ragione, destinati a modificarsi nel tempo e nei luoghi in base alle differenti culture. Le donnone dei quadri di Rubens oggi fanno rabbrividire lo spettatore medio, ma presto forse anche le nostre modelle anoressiche provocheranno lo stesso effetto. La bellezza ci offre quindi un duplice appiglio: oggettivo in quanto conoscitivo e matematico ma anche esperienziale, fatto di soggettività, di preferenza, di libero arbitrio.

Nell'arte contemporanea la materia da mezzo si trasforma in fine. Nella pittura informale, per esempio, macchie e sgocciolii vengono a trovarsi al centro del discorso estetico, l'informe assume lo statuto della forma. La bellezza finisce per rivelarsi attraverso le sensazioni che proviamo nell'osservare una colata di colore o un artista che si taglia pezzetti di carne durante una performance.

Questa dualità è uno dei doni che la Natura ci ha offerto: la libertà di dissentire davanti alla Gioconda e dire: “secondo me non sta ridendo”, di commuoversi davanti ad una statua lignea dei Dogon, di derivare esperienze sublimi da Mondrian o da Ingres. La bellezza è scelta e canone allo stesso momento. Il Tempo ci ha insegnato che la Bellezza assoluta non esiste. Crono è il padre di Venere.

Dunque, che cosa ci resta del concetto di bellezza? L'estetica da Baumgartner a Kant è formale, e in quanto tale prefigura l'arte moderna astratta, che privilegia le forme e il senso di armonia o piacere che esse possono dare. D'altro canto l'estetica di Hegel è materiale e rimanda al legame tra l'arte moderna e i suoi contenuti, superando il concetto di bello in quanto tale. Hegel prefigura così l'estetica del brutto (e chi non penserà alla scapigliatura italiana, al gusto dell'orrido, ai romanzi dell'orrore, e alla fascinazione per il deforme, il cimiteriale che dall'epoca l’altraitalia 26

Crono


CULTURA

Moda di Manuel Figliolini

C’entro oppure no La secolare guerra con il costume da bagno Anche quest’anno l’estate non ha aspettato che dimagrissimo … ci ha colti di sorpresa e ci obbliga ad indossare quel capo tanto amato a 20 anni e un po’ meno a 40 : il costume da bagno. Per le donne è intero, o a due pezzi più o meno ridotti come il bikini e il tanga, per gli uomini può essere a calzoncino o a slip … Ma in tutti e due i casi è li, a evidenziare gli eccessi di un inverno troppo rigido … incomprensibile per lui, un pezzo di stoffa che ti fa rimpiangere zamponi con le lenticchie, torte, pasticcini, aperitivi con amici.

Un po’ di storia Dalla metà dell’Ottocento nacque la moda di andare in vacanza al mare, abbandonando le campagne … questo nuovo trend fu promotore dell’apparizione dei primi costumi da bagno. Un capo molto lontano dall’attuale, per le donne tuniche poco scollate con pantaloni stretti alle caviglie mentre per gli uomini tutine aderenti rigate, lunghe fino alle ginocchia con la parte alta a canottiera o a manica corta, rigorosamente in lana. Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1946, Louis Réard presenta il primo bikini, un due pezzi molto provocante (per l’epoca) che deve il suo nome all’atollo del Pacifico, sede in quegli anni, di esperimenti nucleari a idrogeno. Un capo destinato ad essere una bomba. Dalla metà degli anni ‘60 iniziò a diffondersi un monopezzo di taglia ridottissima con un triangolo davanti e uno più piccolo dietro uniti da una stringa : il tanga.

Costumi femminili Bikini Composto da una scavatissima culotte ed esiguo reggiseno. Perizoma Triangolare sul davanti, si assottiglia nella parte posteriore fino a diventare un cordoncino da inserire nelle rotondità. Tanga Da non confondere con il perizoma, nella parte posteriore il tanga ha un triangolino e consente di sgambare al massimo la mutandina.

Costumi maschili Slip Classicamente chiamato «mutanda», é molto aderente rispetto ai boxer e viene prediletto dai nuotatori per la sua fisicità. Boxer Pantaloncini molto simili a quelli dei pugili ( da qui il nome boxer) si suddividono in boxer shorts (i classici) e boxer briefs (attillati) che sono il giusto compromesso tra boxer e slip.

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Prepararsi alla fatidica Prova Costume Per eccellere in questa prova bisogna avere alle spalle una regolare alimentazione, dell’attività fisica anch’essa regolare, dei trattamenti estetici, ecc. Ma se siete arrivate a leggere fin qui, vuol dire che non é il vostro caso, come quello di molte altre persone.

Eccovi alcuni consigli utili per non sfigurare davanti agli altri bagnanti 1- Fare una pulizia della pelle del corpo vi permetterà di avere una tintarella uniforme. 2- Non depilatevi lo stesso giorno dell’esposizione solare rischiate l’effetto morbillo … una miriade di puntini rossi. 3- Concedetevi dei bagni di sole prima di andare al mare per evitare i commenti: «Hai visto? Una mozzarella con le gambe». 4- Non indossate costumi bianchi se non avete già un po’ di colore, bianco su bianco sembrerete nuda nei casi migliori, in altri casi il fantasma Casper. 5- Mangiate tanta verdura cotta e frutta per eliminare tossine e gonfiore. 6- Evitate pasta e pane, sostituiteli con cereali (gli stessi che danno ai bovini nei migliori allevamenti) 7- No alcool e bibite zuccherate. 8- Bevete tisane depurative ( … e se non vi bastano guardate il punto 9) 9- Bevete té verde. 10- Bevete molta acqua … come dei cammelli, che non sgonfia ma vi terra molto lontano dalla spiaggia a fare tanta plin, plin.

“Bagnante” di Fernando Botero (2000)

Dopo 2 settimane di sacrifici provate il vostro costume e vedrete che risultati fantastici … se i risultati non ci sono avete ancora due ultime possibilità (ma ve le concedo perché siete voi !!!) o dire che invece del costume da bagno la commessa della boutique vi ha venduto il costume del Gabibbo, oppure potete GODERVELA perché si vive meglio senza stupide paranoie !!! l’altraitalia 29


CINEMA

CULTURA

di Armando Rotondi

Terrence Malick Trionfa a Cannes mostrandoci qual’è il senso della vita Terrence Malick è un regista di culto, la cui aurea leggendaria è paragonabile solo a quella di Stanley Kubrick, cui lo legano non poche similitudini. Entrambi molto riservati, entrambi autori di relativamente poche pellicole, tutte acclamate come capolavori e intervallate da lunghi periodi di silenzio. Era successo con Kubrick che fece passare ben sette anni da Shining (1980) a Full Metal Jacket (1987) e altri dodici dalla uscita, postuma, di Eyes Wide Shut (1998). Con Malick l’attesa fu ancora più lunga con I giorni del cielo, protagonista Richard Gere, datato 1978 e un ritorno dietro la macchina da presa, in grandissimo stile, con La sottile linea rossa vent’anni dopo. Sette nomination all’Oscar, inclusa quella per film e regia, accompagnarono la pellicola, sicuramente la migliore di quella stagione, ma nessuna statuetta fu vinta, nell’anno in cui la fecero da padrone Shakespeare in love, Salvate il soldato Ryan e La vita è bella. Dal 1998 Malick ha realizzato altri due capolavori, The New World (2005) sulla storia di Pocahontas e John Smith e adesso questo straordinario The Tree of Life (2011), fresco della vittoria all’ultimo Festival di Cannes dove gli è stata conferita la Palma d’Oro. Brad Pitt, in una scena di “The Tree of Life”

The Tree of Life è forse il lavoro più complesso dell’esigua produzione di Malick, quello in cui maggiormente si riversano concezioni filosofiche e maestria registica. L’idea dell’autore americano è di descrivere in contemporanea l’immensamente grande, ovvero la nascita e lo sviluppo dell’universo, e l’immensamente “piccolo”, il quotidiano, attraverso le vicissitudini di una famiglia texana degli anni ’50. Si ripercorre in tal modo il difficile rapporto tra un ragazzino, Jack (interpretato da Sean Penn, nella fase adulta), e il suo autoritario padre, cui dà corpo un Brad Pitt alla sua migliore interpretazione. l’altraitalia 30


Ciò che colpisce della pellicola sono le immagini e la tecnica ricercatissima che regalano allo spettatore alcune tra le più belle sequenze, esteticamente parlando, della storia del cinema.

Terrence Malick

Il film appare difficile, probabilmente non per tutti i gusti, che vuole interrogarsi sull’albero, ovvero sul senso, della vita, attraverso il percorso interiore di Jack per riconciliarsi con il padre. Sullo schermo scorrono, tuttavia, anche sequenze immaginifiche raffiguranti l’universo, i pianeti che sembrano trovare proprio in Stanley Kubrick e nel suo 2001: Odissea nello spazio (1968) il punto di riferimento primario.

Non vi è stata competizione vera a Cannes. Nonostante i fischi che, misti ad applausi, hanno accompagnato la prima proiezione della pellicola era ben chiaro che ci si trovasse di fronte ad un capolavoro, al di là dei gusti personali. Un film destinato a vincere e ad essere il fiore all’occhiello, quel film veramente d’autore che ogni festival dovrebbe avere.

CINETURISMO

Pisa Pisa ha avuto non poca fortuna come set cinematografico, essendo anche sede, in passato, di alcuni dei principali studios italiani nella sua frazione marittima di Tirrenia. Ma probabilmente le pellicole che maggiormente si fanno ricordare nell'utilizzo delle bellezza della città toscana sono quelle che ne utilizzano il monumento simbolo: la Torre Pendente. (nella foto).

Agenda di luglio 41° Giffoni Film Festival Dal 12 al 21 luglio 2011 a Giffoni Valle Piana (Sa) Cittadella del Cinema. www.giffonifilmfestival.it Dal 12 al 21 Luglio 2011 si terrà la 41a edizione del “Giffoni Film Festival”, la più importante rassegna al mondo di cinema per ragazzi. Le giurie sono composte da giovani italiani e stranieri. Il festival rappresenta da 40 anni un banco di prova per la produzione destinata ai bambini, ai ragazzi, agli adolescenti. Luogo ideale per vivaci confronti tra produttori, autori e distributori, ma anche tra l'universo produttivo e il pubblico di riferimento, il festival promuove la conoscenza e la diffusione di prodotti di alto valore artistico, capaci di contribuire alla crescita culturale e alla formazione di una matura coscienza critica nei ragazzi.

3a edizione del Festival del cinema di Ciutadella Dal 21 al 25 luglio a Citadella (Isola di Minorca) Il prossimo 21 luglio si inaugura la terza edizione del Festival del Cinema Mediterraneo (MEDIT) di Ciutadella che promuove e dà risalto al palcoscenico di Ciutadella e dell'isola di Minorca, ma soprattutto rende omaggio allo splendido mare Mediterraneo. “MEDIT” vuole avvicinare il cittadino e la gente comune alla cultura audiovisiva mediterranea, e il palcoscenico minorchino si presenta in questo senso come un vero e proprio “museo a cielo aperto”, dove la magnificenza e la grandezza del Mediterraneo, ritrova paesaggi sempre diversi, accumunati dalla stessa matrice culturale. Nella sua prima edizione del 2009 “MEDIT” si concentrò sul cinema: più di 4000 persone poterono infatti godere di una importante inaugurazione, seguita dalla visione di pellicole come “Cinema Paradiso”, proiettato nel-la Piazza della cattedrale della città. La seconda edizione presentava delle innovazioni, e proponeva, accanto all'arte cinematografica, un nuovo spa-zio di “Video/Arte”, con un’importante selezione di opere. In questa nuova edizione le novità saranno due: una sarà rappresentata dall'introduzione di una sezione “Nouvelle Vague”, cui verrà dedicato uno dei luoghi più belli della città: il giardino del “Palazzo Saura”; l'altra sarà una sezione dedicata a pellicole dedicate alle donne (selezionate dall' “Instituto de la Mujer”). Una giornata del Festival sarà dedicata a proiezioni audiovisive provenienti dall'Est Europeo, approfittando dell'anno interculturale tra Spagna e Russia. La speranza è quella di ricreare ancora una volta la magia del cinema in una delle città storiche più caratteristiche dell’isola. l’altraitalia 31

Questa viene mostrata ironicamente in Superman III (1983) di Richard Lester, dove l’uomo d’acciaio, interpretato dal compianto Christopher Reeve, riesce addirittura a raddrizzarla. Ma è con Amici miei - Atto secondo (1982) di Mario Monicelli che il monumento entra nell’immaginario collettivo cinematografico italiano, trovandosi al centro di una delle più famose “zingarate” dei simpatici e spietati protagonisti della pellicola. Il famigerato gruppetto, formato dal Perozzi (Philippe Noiret), il Necchi (Renzo Montagnani), il Mascetti (Ugo Tognazzi), il Melandri (Gastone Moschin) ed il Sassaroli (Adolfo Celi), arriva, travestito da operai del Comune, a bordo di un furgoncino in piazza dei Miracoli e qui ordinano ai turisti che stanno ammirando la Torre Pendente di sostenerla a causa di un imminente cedimento. Dopo l’iniziale stupore, scoppia il panico tra i turisti. C’è chi, infatti, scende di corsa dalla Torre e chi inizia a tirare le funi che dovrebbero impedire il crollo. Ma Pisa attualmente non è solo cinema, ma anche, e forse maggiormente, set per produzioni televisive come Incantesimo o I liceali.


BENESSERE E SALUTE

CULTURA

di Simona Guidicelli

Il mirto (Myrtus communis) Ritorno alla natura Il mirto, detto comunemente mortella, è un elegante arbusto sempreverde, non spinoso e dal portamento compatto, che raggiunge facilmente i due metri d'altezza. Benché gli appartenenti alla sua famiglia siano migliaia il mirto è l'unico componente delle mirtacee ad essere presente in Europa, gli altri esemplari sono infatti diffusi in Australia e nelle regioni tropicali.

L'Asia e l'Africa sono probabilmente le terre d'origine del mirto, ma oggi esso è spontaneo in quasi tutta l'area mediterranea, dal livello del mare fino a circa 500 metri di altitudine. Il mirto prospera ove il clima è mite, sopporta bene la siccità ma teme il gelo; predilige un substrato sabbioso, ben sciolto e permeabile. Questo arbusto dall'aspetto decisamente decorativo può venire coltivato anche in vaso.

LE FOGLIE Le graziose foglie del mirto, coriacee e persistenti, sono di forma ovate o ovato/lanceolate e hanno margine intero; le loro dimensioni si aggirano attorno ai quattro centimetri di lunghezza e il loro verde è particolarmente brillante. Quando vengono schiacciate, o frantumate, le foglie di questo arbusto emettono una gradevole fragranza che rievoca il profumo dell'arancio ed è dovuta alla presenza del mirtenolo, un olio dotato di proprietà balsamiche.

I FIORI I fiori bianco crema, dotati di vistosi stami dorati, sbocciano da giugno a settembre, sono solitari, molto leggeri d'aspetto, semplici di forma, deliziosamente profumati.

I FRUTTI I frutti del mirto maturano in autunno, sono piccole bacche ovoidali di colore nero/violaceo e di consistenza carnosa che risultano gradite agli uccelli.

QUANDO SI RACCOGLIE I fiori si raccolgono in luglio/agosto, nel momento in cui sbocciano; le foglie durante tutto l'anno; le bacche in autunno.

COME SI CONSERVA Fiori, foglie e bacche, dopo averli essiccati al sole, si conservano in scatole dotate di una buona chiusura.

UTILIZZO IN CUCINA Le foglie e le bacche del mirto sono molto usate, in tutta l'area mediterranea, per insaporire i piatti di carne e pesce. Un altro uso del mirto consiste nell'impiegarlo per aromatizzare vini e liquori. Una bevanda balsamica adatta alle giornate più fredde è infine il tè al mirto, che si ottiene ponendo poche foglioline di mirto nella teiera insieme alla solita miscela di tè. l’altraitalia 32


BELLEZZA L’essenza tratta dai fiori di mirto è molto usata in profumeria e cosmetica, e costituisce la nota Acqua degli angeli che possiede spiccate proprietà tonificanti e astringenti ottime per l’epidermide. Anche un decotto di foglie di mirto aggiunto all’acqua del bagno, o frizionato direttamente sulla pelle, svolge un’azione tonificante. SALUTE Già i greci e i romani conoscevano le proprietà terapeutiche del mirto: ne ricavavano decotti, olii, estratti e pomate con cui curavano l’ulcera, le affezioni dell’apparato respiratorio, leucorrea, dermatosi, emorroidi. Secondo la medicina popolare il mirto ha proprietà curative nelle cistiti, nei disturbi genito/urinari e come sedativo nervoso e stomachico; le bacche, in particolare, svolgono attività carminativa, astringente e tonificante. Il decotto di mirto, mezzo pugno di foglie lasciate bollire per 10 minuti in mezzo litro d’acqua, addolcito con miele, che però va aggiunto solo quando il decotto è freddo, bevuto a cucchiate nel corso della giornata è utile in caso di infiammazioni delle vie respiratorie, catarro e bronchiti.

Per la cistite Nell'acqua di un semicupio che copra interamente il bacino, mettere 20 gocce di olio essenziale di Mirto. Restare immersi per almeno un quarto d'ora e ripetere l'operazione quotidianamente, anche due volte, fino alla scomparsa del disturbo. Gargarismi In un bicchiere di acqua mettere 8 gocce di olio essenziale di Mirto. Fare gargarismi prolungati, due volte al giorno, fino alla scomparsa del disturbo. Per le emorroidi Su una compressa di garza sterile, intrisa con acqua bollita, mettere 5 gocce di olio essenziale di Mirto e applicare la compressa direttamente sulle emorroidi. Tenerla per almeno un quarto d'ora.

LA RICETTA Liquore di mirto, ricetta casalinga Il liquore di mirto tipico liquore della Sardegna da fare in casa in inverno (novembre-gennaio) periodo in cui le bacche di questa pianta hanno raggiunto la maturazione. Ingredienti 700 bacche di mirto, 1 litro di alcool a 90°. 700 g di zucchero, 1litro di acqua

Il fiore di mirto

Anche l’olio essenziale di mirto svolge attività antisettica e balsamica e il mirtolo, un principio attivo del mirto, si ritrova nelle formulazioni degli sciroppi per la tosse. Il decotto di foglie di mirto aggiunto nell’acqua del bagno svolge attività tonificante; più in generale gli infusi di mirto sono utili per detergere la pelle e le mucose esterne e come rinforzanti del cuoio capelluto.

CONSIGLI PRATICI Impacchi per acne e foruncolosi In 200 ml di acqua mettere 10 gocce di olio essenziale di mirto. Con compresse di garza sterile fare impacchi prolungati sulla parte interessata. Crema per pelle grassa In 50 ml di crema idratante mettere 40 gocce di olio essenziale di Mirto, mescolare a lungo per far amalgamare completamente olio e crema. Usare questa crema quotidianamente, dopo la pulizia abituale del viso.

Preparazione: Lavate, asciugate le bacche di mirto e mettetele a macerare nell’alcool in un contenitore a chiusura ermetica per 2 mesi. Trascorso il tempo premete le bacche con un piccolo torchio o lo schiacciapatate e filtrate con una carta filtro. Fate bollire l’acqua con lo zucchero per circa 10 minuti, lasciate raffreddare e poi aggiungetelo al filtrato. Imbottigliate e conservate al buio. Consumare il liquore di mirto dopo 2 mesi.

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CULTURA

Ricette di Silvana Lenzo

La cucina sarda Piatti antichi e frugali dal sapore deciso Piatti antichi e frugali quelli sardi, che ebbero come primi artefici pastori spesso lontani da casa e contadini, che dovevano rispondere alle esigenze di questi. Quindi pietanze semplici da trasportare, da conservare e da tagliare. Gli influssi successivi, borghesi, pur tentando un ingentilimento di questi piatti saporiti e forti, li hanno modificati in maniera prettamente collaterale. Legata per lunghi secoli al ciclo delle stagioni, la gastronomia isolana si è basata da sempre su prodotti rurali, sani e tipici del territorio, che si incontravano in ricette schiette. Il sapore deciso delle pietanze oltre che alle capacità delle massaie sarde, è però da imputare principalmente agli ottimi prodotti che la terra produceva e produce, coltivati ieri come oggi a sole, vento e fatica.

Zuppa Cuata o gallurese Ingredienti 400 gr. di pane raffermo 300 gr. di formaggio fresco a fette 100 gr. di pecorino grattugiato 2 lt di brodo carne di pecora o agnello prezzemolo, menta, finocchietto tritati strutto, quanto basta per ungere la teglia. Preparazione Ungere la teglia con lo strutto, disporre il pane a fette non troppo grosse sul fondo della teglia, sopra il pane mettete le fette di formaggio fresco e spolverate con il pecorino, insaporendo con le erbette tritate, alternate ogni due strati fino a riempire la teglia con abbondanti innaffiate di brodo fino ad inzuppare bene tutto il pane, nella parte superiore si mette ancora del formaggio fresco in abbondanza cosi' da creare una bella crosta, infine si mette nel forno per circa quaranta minuti il risultato sarà una bella e saporita zuppa.

Cosci di capretto al mirto

· · Preparazione:

Ingredienti 1 kg di cosci di capretto disossati (circa 2) 200 ml vino bianco, ·300 ml vino di mirto 1 cucchiaio di farina, qualche spicchio d’aglio qualche foglia di alloro , 1 rametto di mirto fresco olio extra vergine d’oliva quanto basta. sale e pepe

Per una corretta aromatizzazione della carne, è necessario farla marinare per una notte con il vino bianco, l’aglio, il mirto e l’alloro, dopo averla salata e pepata. Se desiderate ridare forma ai cosci disossati, legateli con lo spago. Poco prima di sgocciolare la carne, accendete il forno a 200°. Quando avrà raggiunto la temperatura giusta, trasferite i cosciotti nella teglia con la loro marinatura e cuoceteli per 40 minuti circa; alla fine, quando la marinatura sarà stata quasi del tutto assorbita, irrorate la carne con il vino di mirto e fatelo evaporare, prolungando la cottura. Infine scolate i cosciotti e disponeteli su un piatto da portata. Filtrate il sughetto di cottura rimasto nella teglia e fatelo addensare in un pentolino sul fuoco, aggiungendo la farina e facendolo sobbollire per un paio di minuti. Cospargete con la salsa la carne e servitela ben calda.

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Seadas Una sfoglia di grano duro all’uovo, un ripieno e una glassa sono gli elementi che fanno di questi grossi ravioli tondeggianti i dolci più rappresentativi della tradizione pastorale sarda, preparati dalle donne, soprattutto in passato, per festeggiare il ritorno dei loro uomini dalla transumanza. Il nome si fa derivare dal dialettale “seu” ovvero “sego”, che richiama la lucentezza data alle frittelle dalla glassa di miele di corbezzolo. Nella loro preparazione i dettagli sono importanti: perché il gusto sia fedele alla tradizione il pecorino deve essere leggermente fermentato, ed il dolcetto fritto nell’olio d’oliva isolano dall’aroma di cardo. Nella Barbagia vengono chiamate “Seadas” mentre nella zona di Cagliari il nome varia in “Sebadas”, ma la loro diffusione tocca tutta la regione.

Ingredienti 1 kg. di formaggio pecorino fresco (4-5 giorni di stagionatura), la buccia grattugiata di due grosse arance, mezzo kg. di semola fina, 3 uova intere, qualche cucchiaiata di strutto fresco, olio d’oliva per friggere, 1 pizzico di sale sciolto in una cucchiaiata d’acqua, 500 gr. di miele Preparazione: Impastare la semola con le uova, il sale sciolto in poca acqua tiepida e lavorarla a lungo prima di aggiungere lo strutto, che va fatto assorbire dall’impasto a piccole dosi e in quantità sufficiente a renderlo morbido e malleabile. Ottenuta la consistenza voluta, tirare la pasta in sfoglie sottili e da queste ritagliare dei dischi del diametro di dieci centimetri. Grattugiare il formaggio e la buccia d’arancia e miscelare bene i due elementi. Distribuire due cucchiaiate della miscela ottenuta al centro di metà dei dischi di pasta preparati, sovrapporci l’altra metà dei dischi, saldandone bene la circonferenza. Quest’ultima operazione viene notevolmente facilitata se si umetta lievemente con un dito immerso di volta in volta in poca chiara d’uovo, il bordo della sfoglia di base della “sebada”. Riempire di olio d’oliva una larga padella da fritti e friggerci a calore medio, due sebadas alla volta, badando di non farle colorire. Bastano pochissimi minuti infatti perche’ la sebada si gonfi e sulla sua superficie appaiono le prime bollicine. È già tempo di estrarle dal grasso.

Zuppa di crostacei e seppie Ingredienti per 4 persone 1 aragosta da 600 gr., 300 gr. di seppie pulite, 200 gr. di gamberi (non precotti), 200 gr. di scampetti, una cipolla, uno spicchio di aglio prezzemolo fresco olio extra vergine di oliva. sale

· · · · · · ·

Preparazione Immergete l’aragosta in 2 litri di acqua bollente, non senza prima averla fissata ad un mestolo con dello spago, per evitarne la contrazione durante la cottura. Lasciatela cuocere per un quarto d’ora, scolatela, mettendo da parte l’acqua di cottura, lasciate che si raffreddi e togliete la testa, mettendo la polpa in una ciotola. Riducete a pezzetti le seppie, mettetele nel brodetto di cottura dell’aragosta e fatele cuocere per 15 minuti, poi unite i gamberi e gli scampetti, lasciandoli cuocere per 5 minuti. Per ultimo aggiungete la polpa dell’aragosta e lasciatela insaporire nel brodo per un paio di minuti. Tritate aglio e cipolla spellati, molto finemente, tritate anche il prezzemolo fresco e aggiungete al trito 4 cucchiai di olio. Togliete i crostacei e le seppie dal brodo di cottura, metteteli in una zuppiera, quindi distribuitevi sopra il trito di aglio, cipolla e prezzemolo, versatevi sopra il brodo bollente e servite con i crostini di pane. È ovvio che potete variare questa zuppa aggiungendo il vostro pesce preferito, oppure dei molluschi, come cozze e vongole.

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Enogastronomia

CULTURA

di Christian Testori

Come avviare un ristorante Dieci consigli per non sbagliare Aprire un ristorante di successo. Un sogno di molti, che in alcuni casi si realizza e in altri naufraga in un lungo elenco di errori dalle conseguenze nefaste per gli aspiranti imprenditori. Cosa determina la differenza tra il successo e l'insuccesso? Solo la buona cucina o l'abilità dello chef ? No, c'è molto di più: dietro ogni impresa deve agire un piano di marketing, un'idea di collocazione sul mercato in cui prodotto, prezzo, location e comunicazione devono interagire coerentemente. Per questo non sono isolati i casi in cui ottimi chef, divenendo ristoratori, hanno fatto cilecca per aver trascurato tutto ciò che esulava dalla gestione della cucina. Quella di ristoratore, di titolare di un ristorante, è una figura professionale autonoma che non può essere equiparata al capo cuoco o al manager di sala, sebbene in taluni casi si sovrapponga ad essa. Se la vostra idea è quella di cimentarvi in questa difficile professione, appuntatevi alcuni consigli a partire dal primo: il successo è come un buon piatto; nasce da una buona idea , dall'entusiasmo con cui la si interpreta e dall'esperienza con cui la si regola.

Disporre di un marketing plan Ogni idea di cucina ha il suo prezzo ottimale, la sua location adatta, il suo target a cui rivolgere una comunicazione mirata. E si badi, quando si parla di comunicazione non si intende solo la comunicazione verbale: anche gli arredi interni, l'abbigliamento dei camerieri sono forme di comunicazione di cui tener conto. Domandatevi se ogni scelta che compiete è coerente con quelle precedentemente prese, se aiuta a sviluppare l'idea imprenditoriale o se, al contrario, è frutto di una valutazione meramente soggettiva, pressapochista o casuale.

La scelta del menù Quello della scelta del menù è un momento chiave e topico per ogni ristorante. Innanzi tutto: chi sceglie il menù? Il menù dovrebbe essere concordato tra chef e titolare, dietro l'indirizzo che quest'ultimo sceglie di dare al locale. Poiché il locale è agli inizi, è bene evitare alcuni errori come il ricorso a elenchi troppo lunghi di piatti o a tipologie di cucina creativa più adatte a ristoranti già affermati e segnalati dalle guide. I menù lunghi, se gratificano il cliente garantendogli una ampia scelta, non favoriscono il rodaggio del

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team di lavoro, espongono al rischio di giacenze eccessive e non consentono di scommettere sui “piatti forti”, pietanze che rendono riconoscibile un locale sul mercato e ne veicolano l'immagine. Un carrello di 5/6 antipasti, 5/6 primi, 5/6 secondi e 5/6 dolci sono più che sufficienti, specialmente se il menù viene aggiornato secondo i prodotti di stagione. I menù creativi, generalmente densi di piatti complessi e ricchi di ingredienti, vivono dal canto loro di luce riflessa: quella dello chef. Se un ristorante è agli inizi e lo chef non è noto al grande pubblico, un menù creativo risulterà solo di difficile comprensione, tanto per la mente quanto per il palato. Senza considerare che la difficoltà di certe preparazioni non ammette errori e richiede un'abilità garantita solo da una consolidata esperienza in locali di grido. La gente ama non solo il buon cibo, ma anche capire quello che ha nel piatto, sia quando ne legge il nome sul menù sia quando lo degusta. Per chi avvia un ristorante, la strada giusta è sicuramente quella di puntare sulla tradizione, che è il miglior critico gastronomico sul mercato: solo piatti direttamente selezionati dal territorio e dalla gente che lo abita. Che è come dire: selezionati dai clienti, coloro ai quali un ristorante deve rivolgersi.

Questo paragrafo vale soprattutto per i ristoranti di pesce, che dovrebbero anche diffidare dal servire pesce allevato. Non scrivete mai sul menù “in caso di mancanza di prodotto fresco sarà servito variante surgelata”. Piuttosto utilizzate diciture generiche come “pescato del giorno”. Ricordate che il surgelato è un surrogato del fresco, e nessuno paga volentieri per un surrogato di dubbia provenienza. Solo piatti fatti in casa Toglietevi un dubbio: cucina casalinga, dicitura che riscuote un grande successo per i sentimenti che evoca, non significa “come a casa”, dove la maggior parte della gente mangia in modo sbrigativo e sbagliato. Significa, a rigore, “fatto in casa”. Un vero ristorante non può che avere una cucina casalinga in cui si assemblano gli ingredienti basilari per produrre il piatto: optate dunque per le paste fresche, cucinate tutto ciò che servite (se possibile anche il pane) e attenzione ai dolci, naturalmente: mai confezionati!

Guardatevi dagli chef che cucinano per gratificare il proprio ego! Un buon chef è un interprete della tradizione, di cui si sforza di dare una versione orientata alla perfezione, all'equilibrio degli ingredienti e all'uso dei “piccoli” segreti legati al piatto. Solo prodotti freschi Se nel vostro ristorante intendete servire prodotti preconfezionati e cibi surgelati, toglietevi dalla testa di aver successo. Nulla giustifica l'uso di prodotti non freschi agli occhi del cliente.Assicuratevi, quando compilate la carta, di poter avere sempre disponibilità di reperire il prodotto fresco. In caso contrario, rinunciate e optate per un altro piatto.

Dall'antipasto al dolce È un concetto che mantiene una sua straordinaria validità. Le portate del ristorante sono 4: antipasto, primo, secondo e dolce. Il vostro scopo è far apprezzare a ogni cliente almeno 3 delle 4 portate. Un buon ristorante si differenzia da una tavola calda anche perché offre un pasto a tutto tondo. Per riuscire a non saturare il cliente con gli antipasti, è bene non servire in apertura cibi ad elevato contenuto di grassi e puntare su ingredienti di facile digeribilità. Evitate o moderate i formaggi stagionati, gli insaccati e i fritti, che regalano immediatamente una sensazione di sazietà. Ideali, per gli antipasti, sono i piatti a base vegetale: bruschette, verdure marinate, paté di verdure, funghi, torte salate o frittate vegetali, insalatine.

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Regolate inoltre le porzioni: mangiar bene non significa mangiare tanto. Se volete che un cliente ordini il secondo piatto, e se volete che lo assapori golosamente, non saturatelo con i primi. Pranzare o cenare al ristorante è molto più di un momento sostitutivo del pranzo o della cena casalinga: è un'occasione per degustare cibo di alta qualità. Ricordate: in media stat virtus. E badate, ne va anche del prezzo: porzioni più contenute giustificano prezzi più contenuti per singola pietanza, che rappresentano sempre un ottimo argomento nei confronti del cliente. Un consulente in sala Non esiste un ristorante di successo che possa prescindere da un servizio all'altezza. Ma il servizio, si badi, inizia dalla scelta del menù: scegliere pietanze a preparazione rapida o a cottura breve significa servire tempestivamente il cliente, la cui soglia di tolleranza tra l'ordine e l'arrivo del piatto è, mediamente, di 10 minuti. La lentezza della permanenza al ristorante si gioca sulla lentezza con cui si mangia, sulla lentezza con cui ci si alza da tavola, non sulla lentezza del servizio. Un buon cameriere, inoltre, è un buon consulente e un buon venditore: sa spiegare i piatti con terminologia appropriata e sa consigliarli in abbinamento con i vini, sia

sulla base delle esigenze della cucina che su quelle del cliente. In sala avete bisogno di persone discrete ed educate, ma che non devono peccare di timidezza. Celiachi e vegetariani Un cliente celiaco o vegetariano può essere una rarità se paragonato al cliente medio, ma è pur sempre un cliente da soddisfare e che, con qualche semplice accorgimento, può essere facile da fidelizzare. È sufficiente predisporre sul menù uno o due piatti senza glutine e a base vegetale, che possibilmente siano più appetibili del riso al sugo di pomodoro o delle verdure al vapore. Cibo buono da vedersi Mangiare non è un atto che coinvolge solo il palato. Quando si mangia vengono esercitati diversi sensi, e in primo luogo un senso fondamentale, quello della vista. Chiunque di noi vuol vedere ciò che sta per mangiare, percepirne forme e colori. Ambienti luminosi non solo mettono i clienti a loro agio, ma valorizzano il vostro lavoro.

La ricetta Tonno alla nizzarda Ingredienti (per 4 persone) 2 fette di tonno fresco, 1 carota, 1 cipolla, 1 gambo di sedano, olio d'oliva, 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro, 2 spicchi d'aglio, 100 gr di olive verdi, 50 gr di pinoli, 50 gr di noci sbucciate, 3 cucchiai di aceto, 6 gambetti di prezzemolo, sale, pepe, pane raffermo.

Sciogliete il concentrato in acqua calda. Realizzate quindi una crema a base d'aglio, olive, noci e pinoli. Pelate e lavate la carota, il sedano, la cipolla; tritate e soffriggete in padella con l'olio per 4/5 minuti. Cuocete le fette di tonno nel soffritto, regolando di sale e pepe. Aggiungete il concentrato di pomodoro mentre, in una tazza, sminuzzate il pane duro con l'aceto. Incorporate il composto nella crema ottenuta precedentemente e versate il preparato nella padella con il tonno, lasciando cuocere ancora per alcuni minuti. Servite caldo spolverandovi del prezzemolo.

Da abbinare con ... Riviera Ligure di Ponente Pigato Il Riviera Ligure di Ponente Pigato è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Genova, Imperia e Savona. Dal colore giallo paglierino più o meno carico, ha un odore intenso, caratteristico e leggermente aromatico. Al palato è asciutto, pieno, lievemente amarognolo e mandorlato. Il titolo alcolometrico minimo è di 11 gradi.

Un accenno alle presentazioni: disponete il cibo in modo ordinato e gradevole, ma non sacrificate mai un pizzico di rusticità che appaga sempre l'occhio famelico a un vuoto manierismo. Prezzo equo Il prezzo di un piatto può dipendere da diversi fattori estranei al prezzo delle materie prime, a partire dalla collocazione del locale, dall'affitto, dall'accuratezza del servizio ecc. Ogni piatto, in ogni caso, ha un suo rango di costo dal quale sgarrare può risultare pericoloso. E si badi: non si tratta di non sgarrare solo verso l'alto, ma anche verso il basso. Se il prezzo è troppo contenuto, l'avventore è indotto a fare supposizioni poco gratificanti sulla qualità della materia prima. Partendo dal costo degli ingredienti, operate una moltiplicazione per 3 o, al massimo, per 4. Se la differenza tra i primi piatti e i secondi risulta eccessiva, procedete con un accorto livellamento. Clienti fedeli Se avete avviato un'attività da poco tempo, avete bisogno di clienti che fungano da vostri testimonial. Per quanta comunicazione possiate fare, nulla supera, in efficacia, l'antico passaparola. Selezionate dunque alcuni clienti, tra quelli che iniziano a frequentare abitualmente il vostro locale, a cui riservare condizioni di particolare favore, a cui rivolgere piatti dedicati, a cui praticare sconti. Questo vale in particolare se operate in una località turistica: trattare bene persone del luogo significare trattare bene persone da cui i turisti si informano per scegliere in quale locale recarsi.

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Per chi è nato sotto questo segno, luglio rappresenta un periodo di transizione. Non certo un periodo di grandi emozioni, nè un periodo in cui annoiarvi: starà a voi trovare il giusto equilibrio, e lo farete senza troppa difficoltà. Non esagerate nel cercare l’isolamento e il dialogo con voi stessi. Il lavoro probabilmente vi annoierà con la sua routine: non cercate con affanno ciò che è difficile da ottenere, per il momento, ma godetevi la vostra brillante posizione.

Il periodo estivo procede a gonfie vele per voi del segno zodiacale del toro e luglio non sarà certo il mese in cui fare eccezione. Sempre attivi e vivaci, la vostra vita sociale è ai massimi da parecchio tempo. Cercate tuttavia di non far passare del tutto in secondo piano i vostri impegni. Migliorati senz’altro i rapporti in famiglia in seguito ad un periodo di tensioni: complimenti, avete saputo farvi apprezzare.

Il periodo non è fra quelli più intensi: per voi dei gemelli questo luglio partirà da subito come un mese all’insegna della tranquillità. Approfittatene per dedicarvi intensamente a voi stessi e al vostro tempo libero. Dal punto di vista lavorativo gli impegni non costituiscono certo un ostacolo. Ottimi ed intensi i rapporti con la vostra famiglia.

Luglio sarà per voi un mese in cui otterrete quella tanto aspirata svolta che desideravate da tempo. Avete finalmente capito che questo è il momento giusto per cambiare e le occasioni per farlo non mancheranno sicuramente. Si tratta ovviamente della vostra vita sentimentale: attenzione a stare sempre all’erta. Ritagliare qualche spazio da dedicare al relax sarà sicuramente cosa buona per il vostro fisico e la vostra salute.

L’estate vi vedrà, spesso impegnati a svolgere diligentemente il vostro lavoro e, cosa che può sembrare strana, gli impegni non vi peseranno affatto. Gli svaghi saranno per voi da ricercare nelle piccole cose che vi lasceranno il sorriso e tanta soddisfazione. Dei rapporti sentimentali non vi potete certo lamentare: la stabilità, mai come in questo periodo, la fa da padrona e si può dire che non abbiate, per ora, nulla in più da ricercare.

Qualcosa sta cambiando in meglio e ve ne state rendendo conto: la vostra posizione lavorativa si sta rafforzando e chi collabora con voi si sta rendendo conto di non poter fare a meno del vostro aiuto. Molto attivi dal punto di vista sentimentale, cercate però di non cambiare troppo spesso i rapporti con le persone e non esagerare nel voler conoscere nuova gente: prima o poi anche voi avrete bisogno della vostra stabilità sentimentale.

Non vi manca davvero nulla e la vostra forma fisica è eccellente: la vostra abilità nel saper creare le situazioni che faranno la differenza sarà la vostra fortuna. I rapporti con la famiglia, dopo un periodo di piccole tensioni legate più a futili motivi che ad altro, si stanno aggiustando. Dopo un periodo di movimenti a livello sentimentale è giunto per voi il periodo di ricercare quella quiete che vi meritate: la stabilità vi sarà di grande aiuto per il futuro, e presto non potrete farne a meno.

Siete molto tranquilli e la voglia di prendere parte a serate mondane e vita relazionale non è affatto presente. Sul lavoro state sicuramente rendendo il massimo, e avete ragione di dare tutto: gli impegni lavorativi sono molto intensi e questo tornerà senza dubbio a vostro favore. Vita sentimentale abbastanza stabile: se fidanzati non potete certo lamentarvi della vostro livello di stabilità, invidiabile per certi versi. Se single, aspettate l’occasione giusta per fare qualche passo avanti.

Siete davvero iperattivi in questo periodo voi della bilancia. Luglio sarà per voi un periodo ricco di impegni: tante le cose da fare, il lavoro non vi darà tregua e la vita sociale sarà davvero attiva. Cercate di ritagliare qualche spazio per voi e per chi vi sta attorno: la vostra assenza potrebbe pesare e non essere ben accolta in questo periodo. La vostra famiglia sente la vostra mancanza: da tanto tempo non vi avvicinate e non fate sentire che ci siete.

Il Sole ti regala un mese piacevole, di situazioni che si definiscono dandoti tranquillità e la conferma che non sei solo. Hai il sostegno della famiglia e degli amici che hanno creduto in te. Saturno con il suo rigore ti pone a nudo di fronte a te stesso affinchè tu possa fare scelte consapevoli: un cambio di residenza, un lavoro all’estero, o la ricerca di un significato diverso da dare alla tua vita. Fiducia è la parola chiave dell’estate.

Quest’estate per voi dello scorpione non è certo iniziata male e proseguirà ancora meglio di quanto non vi aspettiate. La vostra vita relazionale di questo periodo è davvero intensa, e siete sempre sulla cresta dell’onda. Sempre circondati da amici e conoscenti, non avete problemi a creare situazioni interessanti per fare nuove conoscenze e mettervi in mostra. State attenti a non pavoneggiarvi troppo: l’invidia altrui è una brutta nemica e in determinate situazioni può risultare scomoda.

Vita sociale come se piovesse, siete sempre a mettervi in mostra. Non delude la vostra forma fisica, che, dopo gli sforzi perpetuati in questo ultimo periodo vi sta dando le dovute soddisfazioni. Il lavoro non manca mai, ma in quest’inizio estate le cose vanno senza dubbio smorzandosi e sapete in ogni caso far fronte ai vostri impegni in modo egregio. Attenti a chi vi sta attorno: non accontentavi di farvi adulare senza approfondire il tipo di rapporto che avete con le persone.

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Nummer 31 - Juli 2011

Fr. 5.20 Euro 5.00

die Stimme und das Image der Italiener in der Welt

ITALIENS KULTURSCHÄTZE

Das Geheimnis Sardiniens: die “Nuraghe” LITERATUR

Grazia Deledda

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Editorial von Gianni L. Lercari

INHALT Grazia Deledda

2

Die “Nuraghen”

3

Rezepte aus Sardinien

7

Kultur und Kunst in Uster

8

Da wird auch dein Herz sein

9

l’altraitalia Verleger l'altraitalia Postfach CH - 8965 Wald (ZH) 0041 (0)56 535 31 30 info@laltraitalia.eu www.laltraitalia.eu

Direktor Gianni Lorenzo Lercari Ständige Mitarbeiter Johannes Schleicher Fotos rsp futura sagl, Redaktion

Weiter geht unsere Entdeckungsreise und erreicht eine Mittelmeerinsel, Sardinien. Auf diesem Land existieren verschiedene Kulturen, Dialekte, Bräuche und Sitten neben einander: Trotzdem brachte man, in der fast 2000 jährigen Geschichte der Insel, der Getreidegöttin immer eine besondere Verehrung entgegen. Dies spürt man heute noch in den religiösen und weltlichen Traditionen. Das Brot war die Essenz des Lebens. Überall auf der Insel findet man zahlreiche Steinbauten aus prähistorischen Zeit - die berühmten “Nuraghen” - meistens Rundbauten aus grossen Steinblöcken errichtet, deren Geheimnisse noch nicht ganz gelüftet werden konnten. Wir begegnen dann eine starke Frau aus Sardinien, Grazia Deledda, die einzige italienische weibliche Nobelpreisträgerin, welche die sardische Realität durch literarische Werke offenbarte, mit all den archaischen Elementen, den Gegensätzen und die Hoffnung auf besseren Zeiten und mehr Wichtigkeit. Eine sardische Legende sagt nämlich, dass die Insel aus einem Stück Land geschaffen würde, das bei der Erschaffung der Welt übrig geblieben war und mit dem die Götter nichts mehr anzufangen wussten. Paradox ist in der Tat, dass was die Götter ins Mittelmeer schleuderten, entpuppte sich vor 40 Jahren als ein prächtiges Juwel aus lauter Überbleibseln: Kilometerlange perlweisse Sandstrände, bizarre Felsformationen, herrliche Grotten und ein Meer wie im Paradies. Zum Schluss, last but not least, kommt das Herzen: Mit dem Herzen sehen, mit der Liebe gehen sollte die Devise sein, um das Leiden auf dieser Welt zumindest ein wenig zu lindern. Wer macht mit?

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KULTUR

Literatur Redaktion

Grazia Deledda Eine starke Frau aus Sardinien fentlichte. So erschienen 1866, als sie gerade einmal 15 Jahre alt war, ihre ersten Erzählungen. 1892 erschien ihr erster Roman “Fior di Sardegna”. Sie schrieb und schrieb und schrieb - bis zu ihrem Tod wurden es 350 Novellen, 30 Erzählungen, 8 Fabeln, 15 Skizzen und 35 Romane. Das Schreiben war ihr Leben, die Sprache ihre Heimat. In ihrem autobiographischen Roman “Cosima” (1937), dessen Manuskript erst nach ihrem Tod in ihrer Schreibtischschublade entdeckt wurde, schilderte die Deledda die schwierigen Anfänge ihrer beispiellosen schriftstellerischen Karriere. 1900 heiratete Deledda den Staatsbeamten Palmiro Madesani und lebte mit ihm zunächst in Cagliari, später in Rom, als ihre Werke “Ehrliche Seelen” und “Der alte vom Berg” veröffentlicht wurden und sie begann, für die Zeitschriften “La Sardegna”, “Piccola rivista” und “Nuova Antologia” zu schreiben. 1903 veröffentlichte sie “Elias Portolu”, ein Werk, das sie als Schriftstellerin bestätigte und der Anfang einer Serie von Romanten und Theaterstücken war: “Asche” (1904), “Der Efeu” (1906), “Bis an die Grenze” (1911), “In der Wüste” (1911), “Schilf im Wind” (1913), “Marianna Sirca” (1915), “Der Gott der Winde” (1922), “Die Mutter” (1922), “Die Flucht nach Ägypten” (1927), “Der Alte und die Jungen” (1929). Davon wurde “Bis an die Grenze” wegen der religiösen Einstellung von katholischer Seite heftig kritisiert. Grazia Deledda (1871-1936) war eine italienische Schriftstellerin aus Sardinien. Sie kam in Nuoro als vorletztgeborene von sechs Kindern einer wohlhabenden Familie auf die Welt. Ihr Vater, Giovanni Antonio, war ein kleiner, aber vermögender Unternehmer. Er beschäftigte sich zum Vergnügen mit Dichtung und wurde 1892 Bürgermeister von Nuoro. Grazias Mutter, Francesca Cambosu, war eine stark gläu-bige Frau, die ihre Kinder mit großer ethischen Strenge erzog. Seit 1900 in Rom lebend, zählte Grazia Deledda zu den bedeutendsten Autorinnen des Naturalismus innerhalb der italienischen Literatur. In ihren Werken schilderte sie stets das harte Leben der Menschen in ihrer Heimat. Nach der Volksschule erhielt Grazia Privatunterricht in italienischer Literatur, denn zu jener Zeit gestatteten es die Sitten nicht, dass ein junges Mädchen mehr als die Primärschule besuchte. Mit zwölf Jahren schrieb sie ihre ersten Verse, was ihre Lehrerin zu dem Ausruf veranlasste: “Dichterin, Dichterin! Ach, was soll nur aus diesem Kinde werden!” Wesentlich für ihre Bildung war die Freundschaft mit dem Schriftsteller Enrico Costa aus Sassari. Auf Anregung ihres Lehrers, der schon frühzeitig ihr Talent erkannte, sandte siehre Arbeiten an eine Zeitschrift, die diese sofort veröf-

Das Grab von Grazia Deledda

1926 erhielt Grazia Deledda den Nobelpreis für Literatur. Das Nobelpreiskomitee verlieh ihr den Preis “für ihre von Idealismus getragenen Werke, die mit Anschaulichkeit und Klarheit das Leben auf ihrer heimatlichen Insel schildern und allgemein menschliche Probleme mit Tiefe und Wärme behandeln.”. Sie war - nach der schwedischen Autorin Selma Lagerlöf (1858-1940) - die zweite Frau, die diese Auszeichnung erhielt. Und sie ist nach wie vor die einzige italienische Nobelpreisträgerin für Literatur. Grazia Deledda starb am 15. August 1936 in Rom im Alter von 64 Jahren an Krebs.

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Italiens Kulturschätze

KULTUR

von Gianni L. Lercari

Die “Nuraghen”: Das grösste Geheimnis Sardiniens Nuraghe abgeschnitten, in Sindia

Merkwürdige Bauten Die Kultur der Nuraghen kann in Sardinien um 1500 v.Ch. festgestellt werden. Jedoch ist es nicht die erste kulturelle Form auf der Insel. Tatsächlich fängt ihre Vorgeschichte bereits 6000 v.Ch. an. Die ersten Einwohner, die Protosarden, eine verschiedenartige Bevölkerung von spanischen, afrikanischen und korsischen Gruppen, brachten eine Reihe von Lebensformen mit, die vor der nuraghischen Kultur existierten und verschiedene genaue Kennzeichen hatten. Ursprünglich, mit der Kultur der Bonuighinu, dann mit jener der Ozieri, war das sardische Volk friedlich, da es auf einer bäuerlichen Wirtschaftsform begründet war. Die Ozieri verbreiteten auf ganz Sardinien den Götterkult, die Art der Totenbestattung und die Dorfsiedlungen. Erst mit der Kultur von Monte Claro und jener von Abealzu-Filigosa wandelte sich die bäuerliche Gesellschaft in eine kriegerische, die strikt hierarchisch organisiert war und deren Wirtschaft auf die Erzeugung von Waffen gerichtet wurde. er Totenkult war mit der Architektur der Gräber verbunden, sei es nur mit der Eigenheit des Primitivismus wie jener der vorsardischen Zeit. Anfänglich wurden als Bestattungsort Höhlen verwendet, in der Folge grub man Grotten, soge-

nannte “domus de janas” (Häuser der Feen); uralte Traditionen erzählen nämlich, dass in solchen “Häusern” Feen wohnten, die mit goldenen Webstühlen Stoffe aus purem Gold webten. In manchen Fällen aber spricht man von bösen Hexen, welche wie verrückt die Wände der Kammer mit den langen Nägeln kratzten. Eine der bekanntesten “domus de janas” wurde auf dem Elefantenfelsen bei Castelsardo ausgegraben. Um 2000 v.Ch., an der Schwelle der großen Kultur der Nuraghen, sind die Dolmen anzusetzen, Konstruktionen aus riesigen Felsplatten, die im rechten Winkel auf Steinwände positioniert wurden. Einen besonderen Fall stellt die Kultur von Arzachena, gleichzeitig mit der ozierischen, dar, in der die Toten in Kreisgräbern bestattet wurden. Die Nuraghen sind ein Symbol und charakteristisch für die gleichnamige Kultur. In der alten Sprache der Sarden, bevor die Insel teilweise von den Römern besetzt wurde, bezeichnete das Wort “Nuraghe” einen Haufen von Steinen oder eine Höhle. Jeder “Haufen” wurde nämlich nach zyklopischer Art erbaut, mit konzentrischen Steinringen, die sich gegenseitig ohne Mörtel stützten, aufeinander

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gelegt. Sie hatten die Form eines abgeschnittenen Kegels, mit einem gewölbten oberen Rand der manchmal mit Zinnen versehen wurde. Die Archäologen rätselten jahrzehntelang über die eigentliche Funktion der Nuraghen: Sollten sie als Behausung, Grabstätte oder Befestigung interpretiert werden? Mittlerweile sind gleichsam alle Forscher der Meinung, dass sie als befestigte Wohnstätte, Sitze der Macht und Zufluchtsorte vor den Feinden errichtet worden sind. Die nuraghische Kultur entwickelte sich von 1500 bis ca. 550 v.Ch. mit dem Höhepunkt etwa um 1100. Es ist interessant festzustellen, wie diese Kultur sich in gleichförmiger Weise auf der ganzen Insel verbreitete, indem sie die Voraussetzungen für diese Einheit schuf.

es ist eine halbkreisförmige Nische noch gut sichtbar. Die bedeutendsten Nuraghen befinden sich außerdem bei Arzachena, Monte d'Accoddi bei Sassari, Angelu Ruju, Porto Conte, Bonorva, Macomer, Dorgali, Abbasanta, Paulilatino, Serri, Tharros, Goni Antas, Monte Sirai, Nora, S. Antioco. Die Gruppen von Nuraghen wurden nie zu Städten. Erst 500 v.Ch. führten die Karthager eine städtische Organisation ein, die dann infolge der Eroberung durch die Römer perfektioniert wurde. Auch zahlreiche Begräbnisstätten für gemeinsame Bestattungen sind ein Teil der nuraghischen Kultur. Sie heißen “Gräber der Giganten”. Mit einem aufgesetzten Stierkopf, einem religiösen Symbol, waren sie gewöhnlich in Form

Es möge genügen daran zu erinnern, dass heute mehr als 7000 Monumente über das sardische Land verstreut sind. Unter den wichtigsten sind Barumini und Torralba. Die Ansammlung von Nuraghen in Barumini ist 1950 entdeckt worden. Sie umfasst ein echtes Kastell von riesigem Ausmaß eines Dorfes. In der Volkssprache heißt es “Su Nuraxi”. Es ist mehrfach gelappt mit drei Hauptkreisen: dem Turm, einer Bastion und einer Außenmauer, die in verschiedenen Zeiten erbaut worden sind. Der Turm ragt 14 Meter empor und hat einen Durchmesser von 10 Metern.Er ist aus Basaltsteinen erbaut, dem am häufigsten auf der Elefantenfelsen bei Castelsardo Insel für derartige Konstruktionen verwendeten Baumaterial. Im Inneren einer weiten steinernen Säulenhalle erbaut, die um eine des Turmes befinden sich zwei Räume oder Kammern, ein zentrale Säule postiert und untereinander durch einen Gang kleinerer mit Nischen, der mit dem oberen durch eine verbunden waren. Treppe verbunden ist. Eine zusätzliche Reihe steiler Stufen Die Invasionen in Sardinien bewirkten rasch das Verführt ins Freie. schwinden der nuraghischen Kultur: Sie verblieb jedoch in der Geschichte und im Geist der Sarden als geheimnisvolDie Bastion hat vier Türme mit Scharten und einen Innenler und faszinierender Ursprung. hof mit einem rhombischen Grundriss. Die Außenmauer hat eine sechseckige Form, zwei Eingänge und sieben TürStrukturanalyse me. Am Fuß der Nuraghen breitet sich ein Dorf mit Hütten Die Kunst in der vorklassischen Zeit hat nicht die Funktion aus. Es wurden auch Brunnen, Öfen u.a.m. gefunden. der Ästhetik, noch ist sie „Arte in sé e per sé“ (Kunst an und für sich); sie entspricht vielmehr den präzisen NotwendigDer Nuraghe von Santu Antine in Torralba ist ein Musterkeiten des Lebens, die sich paradoxerweise in Bestattungsbeispiel der zyklopischen Architektur für die Harmonie der ritualen äußert. Anfangs Ausdruck der mit NaturereignisBauweise. Sein Name verdankt er dem naheliegenden sen verbundenen magischen Symbolik wird sie später zum gleichnamigen Kirchlein, zur Ehre des römischen Kaisers abstrakten Animismus einer überirdischen Welt, die mit Konstantin erbaut (in Sardinien hielt man Konstantin für religiösen Kulten verbunden ist. einen Heiligen, da er die Christen nicht mehr verfolgte). Das “Königsschloss zu Santu Antine” ist dreilappig, einVor dem Entstehen des logischen Gedankens und seiner türmig, 18 Meter hoch (ursprünglich 21 m) und dreistöckig. Durchsetzung stellte die Kunst Heuchelei, Verteidigung und Exorzismus gegen die Geister, Rituale der RegeneratiZwischen den 3 kleineren vorderen Türmen öffnet sich ein on, Macht des Lebens über den Tod dar, ein Schutzmittel großer Hof mit einem 20 m tiefen Brunnen. Der alte Turm also des Menschen, der von unerklärbaren und unkontrolhat einen Durchmesser von 15 Metern und besteht aus 2 lierbaren Ereignissen heimgesucht wird. Die sardischRäumen, die durch eine Treppe verbunden sind. Im 1. Stock nuraghische Kultur, einzigartig in ihrer selbständigen war vermutlich ein Saal für den Rat der Alten. Tatsächlich Ausdrucksweise und offensichtlich nicht assimilierbar an ist entlang der Wände eine steinerne Bank angebracht und l’altraitalia 4


andere geographische Gebiete des mediterranen Raumes entzieht sich jedoch nicht der üblichen archaischen Typologie anderer Kulturen, die im selben historischen Zeitraum entstanden sind. Gedanklich beruht sie auf orientalischen Spuren und iberischen Einflüssen. Sie durchläuft eine untypische Entwicklung , die eher geneigt ist, an einer vergangenen Tradition zu haften als sich weiter zu entwickeln. Innenkorridor Nuraghe Santu Antine

Darstellungen von Krieger-Hirten mit Bogen und Attributen eines Kommandanten, Priesterinnen, Symbole eines antiken Matriarchats, Bauern, Verkäufer, Ringer, Mütter mit Kindern, Musikanten und Tiere. Außerdem gibt es eine Reihe von Bronzeskulpturen, die einen Votivcharakter haben, ein Zeichen dafür, dass es keine bildliche Darstellung von Gottheiten gab: Hirschköpfe, Schwerter, magische Trophäen, seltene Exemplare von Booten und Reproduktionen von Nuraghen. Die Behältnisse für Bestattungen bilden eine bedeutende dokumentarische Quelle. Ihre Herstellung war im allgemeinen plump. Die Keramik zeigte jedoch eine Verfeinerung durch Dekorationen und Rillen oder durch gezackteAbschnitte. Häufig finden sich weibliche Symbole, ein Erbe der matriarchalischen Kultur und der Fruchtbarkeit auf den Gefäßen. Kleine Amphoren, Gefäße mit umgekehrtem Hals, Becher in Glockenform, Schalen auf drei oder vier Füßen sind als Votivgaben gefunden worden, die nicht frei von äußeren Einflüssen waren, aber nach typischem lokalem Brauch hergestellt wurden.

Diese verstärkte kulturelle Isolierung wurde durch klare sozial-ökonomische Strukturen und durch politische Faktoren bestimmt, die eine künstlerische Entwicklung der lebhaften Insel und ihrer starkenAusdruckskraft zuließen. Die Stilisierung der Formen, gleichsam Zugeständnisse an den naturalistischen Surrealismus, erreicht oft eine perfekte im Gleichgewicht befindliche Plastizität, symmetrisch und geometrisch geplant. Dafür sind ein erschöpfender Beweis die Bronzefiguren aus der nuraghischen Zeit, die überdies genau die Strukturen der protosardischen Gesellschaft erklären.

Das Fehlen von sicheren Erklärungen der Literatur über komplexe kulturelle Probleme in der protosardischen Gesellschaft der mittleren Bronzezeit (16. Jh. bis ca. 7. Jh. v. Ch.) macht eine systematische Erforschung in der Kunst äußerst schwierig, ebenso wie die Erklärung hinsichtlich ihrer Entwicklung. Die Architektur, die Handwerksprodukte und ihre strukturellen Elemente - typologische wie deko-rative - sind ungenügende Vordokumentationen einer ar-chaischen Herrschaft, eigentümlich, geheimnisvoll und faszinierend. Der Blaue Turm auf der Insel Stintino

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Rezepte aus Sardinien Vitello alla sarda Kalbsbraten mit Kapernsauce

Pane carasau / pane fratau Knusprige Brotfladen

Zutaten für 4 Personen 600 gr Kalbsnuss, 2 Karotten, schälen, 3 Frühlingszwiebeln, 1 Bund glatte Petersilie, 1 Zitrone unbehandelt, waschen und abreiben, 1/8 ltr trockener Weisswein, 1/8 ltr Fleischbrühe, 2 EL Kapern, 2 Knoblauchzehen, 1-2 EL Mehl, 5 EL Olivenöl, Salz, Pfeffer aus der Mühle

Zutaten für 8 Stück Für den Teig: 250 gr Mehl, 250 gr Hartweizengriess, 20 gr Hefe (ca. ½ Würfel), 1 Prise Zucker, Salz. Sonstige Zutaten: Mehl zum Ausrollen, Fett für die Bleche, Olivenöl, Salz, Pfeffer aus der Mühle, Rosmarin, frisch oder getrocknet Zutaten für Pane fratau - Brotfladen mit Belag: 4 pane carasau, 500 gr fertiges Tomatenpüree evt. Aus der Packung oder Dose (nicht zu verwechseln mit dem 2 - 3 fach Konzentrat), 50 gr frisch geriebener Pecorino oder Parmesan, 4 frische Eier, ¼ ltr heisse Fleischbrühe, 2 EL Butter, Salz, Pfeffer aus der Mühle, glatte Petersilie und Basilikum zum Garnieren.

Zubereitung Kalbsnuss rundum zart pfeffern, dünn mit 1 - 2 EL Mehl bestäuben. 1 Karotte, die weissen Teile der Frühlinszwiebeln (Grün aufbewahren), ½ Bund glatte Petersilie und Knoblauchzehen fein hacken. In einem Schmortopf 5 EL Olivenöl erhitzen. Kalbfleisch hineingeben und rundum anbräunen. Gehacktes Gemüse, Petersilie und Knoblauch einrühren, kurz andünsten. Mit Salz und Pfeffer würzen. Weisswein und Bouillon angiessen. Von der gewaschenen Zitrone die Hälfte in feine Scheiben schneiden und dazugeben. Topf fest schliessen, ca. 50 Minuten schmoren. Nach ca. 40 Minuten die zweite Karotte in feine Streifchen, das Grün der 3 Frühlingszwiebeln in feine Ringe schneiden. Nach 50 Minuten Kalbfleisch herausnehmen und die Zitronenscheiben entfernen. Die Sauce durch ein feines Sieb passieren, wieder in den Topf zurückgeben. Kalbsbraten hineinlegen, das fein geschnittene Gemüse und 2 EL Kapern in die Sauce rühren. Zugedeckt nochmals 10/15 Minuten garen. Restliche Petersilie fein hacken. Fertigen Kalbsbraten herausnehmen, in sehr dünne Tranchen schneiden und auf einer vorgewärmten Platte anrichten. Petersilie in die Sauce einrühren, mit Salz und Pfeffer würzen und über die Fleischscheiben verteilen. Anmerkung Kapern das sind zarte graugrüne Knospen, die erst durch das Einsalzen und Marinieren ihren köstlich - pikanten Geschmack annehmen. Wenige Löffelchen davon reichen schon aus, um einer Sauce, einem Ragout, einer Füllung mehr Raffinesse zu geben, eine erfrischende Note zu setzen. Qualitätsunterschiede lassen sich bei Kapern auf den ersten Blick feststellen: Die kleinsten sind auch die besten!

Zubereitung Mehl und Hartweizengriess in eine Schüssel geben und mischen. Hefe zerbröckeln, in einer Tasse mit einer Prise Zucker und 2 EL warmem Wasser glattrühren. Hefe in die Mitte des Mehlgemisches geben, wenig Mehl unterrühren. Mit einem Tuch bedecken und an einem warmen Ort 1 Stunde gehen lassen. Danach mit ¼ ltr lauwarmem Wasser und 1 TL Salz zu einem glatten Teig kneten, wieder in die Schüssel geben und nochmals zugedeckt 1 Stund gehen lassen. Backofen auf 250° vorheizen. 2 flache runde Bleche (25 - 30 cm Durchmesser) fetten. Hefeteig nochmals kräftig durchkneten, 8 kleine runde Portionen abnehmen und auf der leicht bemehlten Arbeitsfläche millimeterdünn zu Rondellen in der Grösse der Formen ausrollen. Ausgerollte Teigfladen jeweils auf die gefetteten Bleche legen. Im vorgeheizten Ofen nacheinander je ca. 5 Minuten backen, bis sich Blasen bilden, der Teig jedoch noch keine Farbe angenommen hat. Frisch gebackene Teigfladen herausnehmen, sofort flach aufeinander stapeln. Oben mit einem flachen Teller oder einem Brett abdecken, mit einem Gewicht beschweren. Die gestapelten Fladen etwas abkühlen lassen. Jeden Fladen nochmals in den Ofen schieben und in 8 - 10 Minuten knusprig backen. Abkühlen lassen, in Papier verpackt aufbewahren. Zum servieren (als Beilage zu Antipasti) nur kurz aufbacken, mit Olivenöl ganz dünn bestreichen, mit Salz, grob gemahlenem Pfeffer und fein gehacktem Rosmarin bestreuen. Pane carasau kann aber auch Grundlage einer kleinen Mahlzeit sein z.B.: Pane fratau: Eine Art belegtes Pane carasau. Dazu 4 Brotfladen auf grosse Teller legen, mit ¼ ltr Fleischbrühe beträufeln. Tomatenpüree erhitzen und würzen. In einer Pfanne 2 EL Butter zerlassen, 4 Spiegeleier braten. Salzen, pfeffern und mit dem frisch geriebenen Pecorino bestreuen. jeden Brotfladen mit Tomatenpüree bestreichen und je ein Ei drauf geben. Mit Petersilie - und Basilikumblättchen bestreut, servieren. Carta da musica, Notenpapier, nennen die Sarden liebevoll ihr hauchdünnes Fladenbrot für die Vorratskammer. Die Zubereitung erfordert ein klein wenig Geduld, da die Fladen gleich doppelt gebacken werden müssen. (Ein Umluftherd ist da bestens geeignet: Dort können Sie mehrere Bleche gleichzeitig einschieben). Früher nahmen die Hirten das Fladengebäck mit aufs Feld, heute serviert man es in den Restaurants als kleine Knabberei zur Vorspeise: Dafür werden die Notenblätter nur kurz aufgebacken, mit aromatischem Olivenöl beträufelt, mit Salz, grob gemahlenem Pfeffer und fein gehacktem Rosmarin bestreut.

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KULTUR

Kultur und Kunst Redaktion

Kultur und Kunst in Uster

Die Sängerin Eva Lynn

Das Kultur-Zeughaus Uster, in der Berchtoldstrasse 10, 8610 Uster, öffnet seine Pforten. Am Tag der offenen Ateliers, dem 21.Mai 2011, haben die Kunst und Kulturschaffenden dieser Stadt erstmals ihreAteliers für Besucher geöffnet. Die begeisterten Kunstinteressenten konnten sich von der Vielfältigkeit und Professionalität der Exponate inspirieren lassen und in vielen Fällen sogar selbst kreativ werden. Nach der festlichen Eröffnung durch den Stadtrat, vertreten durch Thomas Kübler, wurde das neue kulturelle Zentrum bis spät in Nacht würdig eingeweiht. Kulturelle Vielfalt, gelebte Integration und interaktive Kooperation vereinigen viele Kulturen und Nationalitäten.

Tonstudio arbeitet und noch vieles mehr. Später haben italienische und albanische Kulturvereine ihre traditionellen Tänzen präsentiert und die zahlreichen Gäste kulinarisch verwöhnen dürfen. Die Sängerin Eva Lynn mit ihrem gelungenen Auftritt und Tropicool mit heissen Samba und Salsa-Rhythmen machten das Fest perfekt.

Diese wollen gemeinsam erreichen, dass der Kulturplatz mitten im Herzen der Bewohner erhalten bleibt. Alle aktuellen Angebote wurden bereits jetzt rege genutzt und man plant, sie weiter auszubauen. Kunst und Kultur stellen eben die Weichen für interkulturelles Zusammenleben. Am Vorabend begeisterte Filacro Zirkus mit Zirkusakrobatik und Clown-Stück “Aux vieux clown”, um am Tag darauf die Besucher selbst Teil des Zirkus werden zu lassen. Jonglieren und Seillaufen lernen waren die Highlights, und dazu Ausstellungen, Kunstmalerei, einmal einer Bildhauerin über die Schulter schauen, 3-D Installationen als Interaktion mit den Besuchern, Papier gestalten, Salsa, Zumba oder Poledance ausprobieren, erfahren wie ein Fotostudiol’altraitalia 8

Für Kontakte wenden Sie sich bitte an: Angela Schulten Atelier Tel 078 886 85 80 angela.schulten@gmail.com. Für weitere Informationen: Martin Henzi, Tel. 076 320 59 70; www.filacro.ch; info@ch


KULTUR

Spiritualität von Johannes Schleicher

Da wird auch dein Herz sein “… da wird auch dein Herz sein” (Matthäusevangeliuum 6,.21) Vor wenigen Tagen kam ich vom 33.Deutschen Evangelischen Kirchentag in Dresden hierher zurück ins VIA CORDIS - Haus St. Dorothea nach Flüeli Ranft. Das Motto dieses “Festes der Spiritualität und des Glaubens” mit über 130'000 Teilnehmenden war einer der schönsten Sätze aus dem Matthäusevangelium: “… da wird auch dein Herz sein”. Es hat mich neugierig gemacht, dieses Wort, und ich habe mich gefragt, was steht vor den drei Pünktchen.

auch im Alltag das “Herzensgebet” pflegten, haben ein einziges Wort oder einen Satz aus den Heiligen Schriften in ihrem Herzens so lange hin und her bewegt, bis sie mit dem inneren Gehalt des Wortes eins geworden und in ihm zur Ruhe gekommen sind. In dieser Verfasstheit kann sich der Mensch dem bedingungslosen «Ja» Gottes anvertrauen. Ich komme so mehr und mehr zu meinem wirklichen Schatz, den mir niemand nehmen kann und will. Das Herz wird dabei als Wesensmitte des Menschen verstanden, in der sich das lang-same Einswerden mit Gott als Geschenk vollzieht, ich kann dieses Einswerden nicht machen, nicht herstellen, es ist von meiner Leistung unabhängig. Gott wohnt im Herzen jedes Menschen, das ist die feste Überzeugung von Gläubigen seit den Zeiten der Bibel. Der Apostel Paulus bezeichnet den Menschen (jeden Menschen, ohne und aber) als “Tempel Gottes”. Ist aber der Mensch Tempel Got-tes, ist das Herz im obigen Sinn dasAllerheiligste.

Die Sängerin Eva Lynn

Ich finde es in der Bergpredigt Jesu: “Sammelt euch aber Schätze im Himmel, wo sie weder Motten noch Rost fressen und wo die Diebe nicht einbrechen und stehlen. Denn wo dein Schatz ist, da wird auch dein Herz sein.” (Matthäusevangelium Kapitel 6, Vers 21) Mir hilft er, dieser Satz, er lädt mich ein, meine Schätze da zu sammeln, wo sie sicher sind, wo sie nicht zerfressen oder zerstört werden, wo man sie mir gewaltsam wegnimmt. Und ich komme ins Grübeln: Wo ist dieser Ort? Wo fühle ich mich sicher? Mehr noch: wo bin ich sicher? Was heisst eigentlich “Schätze sammeln” - Wer oder was sind überhaupt meine Schätze? Wo ist, woran hängt, mein Herz? Jetzt, hier in dieser Minute, da ich schreibe, da Sie diese Zeilen lesen? Ist es mein Bankkonto, mein Haus, mein Beruf, mein Partner/meine Partnerin? Sie spüren, es geht um mehr, viel mehr! Glaubende Menschen, welche im 3. und 4. Jahrhundert in der Einsamkeit der Wüste oder

Mystikerinnen und Mystiker aus allen Jahrhunderten ermuntern uns durch ihr Vorbild, immer wieder neu dem nachzugehen, wounser Herz wirklich wohnt und uns vom Geheimnis der Liebe ergreifen zu lassen. Diese Form des Gebetes fördert das Mitgefühl für die Menschen und für die gesamte Schöpfung. Frauen und Männer unterschiedlicher Konfessionen und Religionen sind auf dem Weg des Herzens gemeinsam unterwegs. Sie praktizieren so gelebte Ökumene. Religionen, Konfessionen, verfasste Kirchen, behalten ihren Wert, sind aber nicht mehr not-wendig. Not-wendig ist allerdings heute mehr denn je, dass der Mensch, welcher in Gott zur Ruhe gekommen ist, zu einer veränderten Einstellung findet, sich selber, seiner Familie, seinen Mitmenschen, seiner Umwelt gegenüber. Seine Lebensaufgabe wird deutlicher erkennbar. Der Herzensweg hat Folgen im konkreten Alltag. Vielleicht ist ja dann irgendwann dieserAlltag der Ort, an dem mein Herz ist! P.S. Übungskurse zum Herzensweg finden hier im VIA CORDIS-Haus St. Dorothea statt. Tel: 041 660 50 45, info@viacordis.ch - www.viacordis.ch

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Laltraitalia Luglio 2011