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Novembre 2016

www.lalocomotivaonline.com

Anno I No.2

la il giornale universitario di Perugia

Sì o No?

L’appuntamento politico più importante del decennio. Niente quorum: si vince o si perde solo andando a votare. Gli occhi di mezzo mondo puntati sull’Italia per il referendum costituzionale del 4 dicembre. ...Continua a pagina 4


CO NT EN IT ORE DI G VI A FA BR ET TI 63 PERU

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US TO GI A


Indice

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Pro/Contro

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UniversitĂ

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Spazio Associazioni

8

Spazio Associazioni

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Intervista a Labadessa

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Smonta la Bufala

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Diario Erasmus

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Tipi Umani

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Vignetta

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...verso la fine

Referendum Costituzionale Lo stato delle Mense Le famiglie mafiose sono fortunate Storia del movimento lesbico a Perugia

De gustibus non est disputandum Postcards from Potsdam 6 Tipi umani su Facebook

Se ti piace scrivere o disegnare

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ROBERT

O MINCIG

RUCCI

MBITTO

NO GIA VALERIA

LIERI O A P E C I BEATR ANDREA GIOMBI

Pro/Contro Riforma Costituzionale di Pier Luca Cantoni

Quando tra quasi un mese entreremo nella cabina elettorale e sceglieremo di votare Sì o No al referedum costituzionale compieremo una scelta politica ben precisa, che influenzerà – nel bene e nel male – la nostra vita in questo Paese. Per darvi un’idea delle posizioni sul referendum abbiamo intervistato quattro persone – studenti, neolaureati e dottorandi dell’Università degli Studi di Perugia – per chiedere loro come mai voteranno in un modo o nell’altro. A sostegno del Sì ci sono Roberto Mincigrucci (dottorando, Scienze Politiche - Partito Democratico) e Valeriano Giambitto (studente, Giurisprudenza - Giovani Democratici), portano le ragioni del No Andrea Giombi (neolaureato, Giurisprudenza Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e Beatrice Paolieri (studentessa, Economia - Lega Nord). Un’idea di Senato Tema principe della riforma costituzionale è indubbiamente la trasformazione del Senato in una camera che dovrebbe rappresentare le autonomie locali, cioè Regioni e Comuni. Tanto si è tentato in 4

questi anni per raggiungere questo scopo ma pochi i risultati raggiunti. Nel disegno di riforma il Senato è composto da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, eletti dai singoli Consigli Regionali, e 5 senatori di nomina presidenziale. Subito arrivano accuse di non democraticità dell’organo da parte di Giombi (No), il quale ricorda come solo il Belgio (e l’Austria, ndr) abbia una camera alta configurata nello stesso modo in cui è previsto nel ddl Renzi – Boschi. Ribatte pronto Giambitto (Sì) che non è giusto che il Senato sia eletto direttamente dai cittadini in quanto non conferisce più la fiducia al Governo (provvede infatti a questo la sola Camera dei deputati). Di nuovo Giombi (No) fa notare come quest’organo, pur non essendo più elettivo, mantenga ancora funzioni troppo importanti per non essere collegate alla volontà popolare direttamente espressa – una tra tante – le leggi costituzionali. Per la Paolieri (No) il mandato dei senatori, essendo collegato alla durata di quello da consigliere regionale o sindaco, non consente di creare una camera in cui sia possibile fare una progettazione politica a lungo raggio, perché i componenti sarebbero in continua mutazione. Inoltre sarà difficile per gli eventuali


futuri senatori, che andranno a ricoprire un doppio incarico, adempiere ad entrambi i compiti. D’altro canto, Giambitto (Sì) mette in rilievo come il sistema proposto sia già sperimentato in altre democrazie occidentali e che quindi non sarebbe un salto nel buio. Mincigrucci (Sì) aggiunge come sia già prassi consolidata per alcuni politici quella di ricoprire più incarichi contemporaneamente, come nel caso del segretario della Lega Salvini che è pure eurodeputato. Pur non essendo presente un vincolo di mandato (cioè l’obbligo di votare in base a quello che viene indicato dal Consiglio regionale d’elezione, cosa che succede nel sistema federale tedesco), nella riforma costituzionale questo è di natura politica, secondo i sostenitori del Sì, perché nessun consigliere regionale zztradirebbe il proprio elettorato locale di riferimento con provvedimenti svantaggiosi per quest’ultimo. La legge elettorale Per Giombi (No) la Camera dei deputati rischierebbe di diventare troppo “fidelizzata” a causa della legge elettorale. L’Italicum infatti prevede, oltre ai capilista bloccati, il doppio turno: se nessuna lista ottiene il 40% dei voti (prospettiva quasi sicura) nel corso del primo, le due liste con il maggior numero di suffragi al primo turno hanno accesso al secondo. Vince chi tra le due ottiene anche un solo voto più dell’altra. Per quelli che non vogliono che la riforma passi, questa legge garantirebbe una maggioranza “drogata e fascistoide”. Neanche Giambitto (Sì) si dice entusiasta dell’attuale legge elettorale, ma subito ricorda come questa non faccia parte dei quesiti referendari. Sostiene inoltre che chi è contro le leggi elettorali a rischio di incostituzionalità (la legittimità dell’Italicum dev’essere infatti ancora valutata dalla Corte Costituzionale) dovrebbe schierarsi a favore della riforma, la quale prevede il giudizio preventivo di questo tipo di leggi da parte della Consulta proprio per evitare di applicare per anni leggi poi giudicate non rispettose della Costituzione, com’è accaduto con la precedente legge elettorale, il famigerato Porcellum. Il procedimento legislativo e i rapporti Stato Regioni La produzione di gran parte delle leggi sarà affidata, secondo l’art.70, alla Camera dei deputati. Per Giombi (No) il suddetto articolo è incomprensibile nella sua eventuale nuova formulazione e non disciplina bene il riparto delle competenze. Per Giambitto (Sì) “se letto bene stabilisce in maniera chiara le competenze” e la lunghezza è fisiologica per disciplinare al meglio il procedimento più complesso rispetto a quello attuale. Tema critico della riforma e ben conosciuto da qualunque studente di Giurisprudenza è l’art.117 della Carta fondamentale del nostro Paese, che tratta delle competenze legislative e regolamentari di Stato e Regioni. Per Giambitto (Sì) è positivo che molte competenze rilevanti (salute, commercio con l’estero ecc, ndr) vengano tolte alle Regioni e centralizzate, per riuscire a garantire gli stessi diritti in tutto il Paese. Secondo i sostenitori del No, con la clausola di supremazia (cioè la possibilità che la legge dello Stato, su proposta del Governo, intervenga in materie di competenza regionale a tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica o dell’interesse nazionale) si rischia un aumento di conflitti di

competenze tra Stato e Regioni. Chi supporta il Sì pensa invece che questa clausola generale sia utile ad evitare inefficienze e inadempimenti da parte delle Regioni. I poteri del Governo Sulla forma di governo successiva ad un’eventuale approvazione della riforma i pareri sono completamente distinti. Per Giombi (No) ci si avvicina surrettiziamente al presidenzialismo, soprattutto in ragione della combinazione tra legge elettorale e riforma. Giambitto (Sì) sostiene come i poteri dell’esecutivo sarebbero in realtà ridotti, soprattutto per quanto attiene alla decretazione d’urgenza (i decreti legge, ampiamente usati per le più varie materie dal governo) che sarebbe regolata in maniera più stringente. Viene comunque introdotto il disegno di legge a data certa, su cui il governo potrà obbligare il parlamento a deliberare entro un certo termine. Gli organi di garanzia La discussione si accende anche in merito agli organi che devono controllare la stabilità e il buon funzionamento di questo Paese, cioè Corte Costituzionale e Presidente della Repubblica. Attualmente i cinque giudici della Consulta di nomina parlamentare sono eletti in seduta comune (cioè Camera e Senato insieme). Con la riforma la Camera eleggerebbe tre giudici e il Senato due. Per Giombi (No) le maggioranze necessarie alle elezioni sarebbero promiscue e – in combinato disposto con la legge elettorale – la lista che otterrebbe da sola la maggioranza dei seggi alla Camera potrebbe scegliersi con facilità un Presidente della Repubblica “gradito”. Mincigrucci (Sì) risponde alle critiche spesso avanzate su una presunta indemocraticità causata dall’elezione dei giudici da parte di un organo eletto già in maniera indiretta, ovvero il futuro Senato, portando l’esempio del metodo per la nomina presidenziale dei giudici, comunque fatta da un organo eletto indirettamente del popolo. Gli appelli finali Valeriano Giambitto (Sì): Va evitato il 4 dicembre un voto basato sulla congiunturale maggioranza di governo e politicamente litigioso. Va votata una riforma che consenta allo Stato di fare un salto in avanti e creare un rapporto più stretto tra elettori ed eletti. Andrea Giombi (No): La riforma è frutto di una politica neoliberista che tende ad affidare più poteri al governo. Ricordiamoci che, come diceva Ingrao, la carta costituzionale è espressione di valori autentici e di una stretta di mano tra noi cittadini. Roberto Mincigrucci (Sì): Finalmente siamo arrivati a questo momento, non possiamo sprecare questa possibilità. Beatrice Paolieri (No): Non voglio una riduzione della democrazia e vorrei che Renzi se ne andasse come promesso qualora dovesse perdere il referendum. 5


Università

Lo stato delle mense

di Daniele Papasso Illustrazione di: Mattia Scarchini

Nuova mensa a Medicina: ci siamo Finalmente si mangia. Non più sui confortevoli tavoli lungo i corridoi del dipartimento o stravaccati *en plein air*, meteo permettendo, assaporando un gustoso pranzo al sacco cucinato la sera prima o trangugiando un panino al volo. Dopo un percorso lungo e periglioso, arriva in anteprima la conferma dagli uffici dell’Agenzia per il Diritto allo Studio universitario dell’Umbria: la mensa di Medicina aprirà nel prossimo mese di dicembre. Sono stati necessari due mandati rettorali per vedere il piatto fumante sopra al vassoio anche al polo di Sant’Andrea delle Fratte. Il primo condusse l’Università di Perugia all’apertura di una mensa inadeguata, assegnata bypassando l’ADiSU e con esiti fallimentari facilmente prevedibili; il secondo, invece, ha messo a punto l’intesa tra i due enti al fine di realizzare un servizio rispondente alle necessità della vasta popolazione studentesca che orbita attorno alla monumentale “Ellisse”, superando le difficoltà burocratiche e garantendo soprattutto il diritto allo studio universitario che, com’è noto, è rappresentato anche dall’accesso ad una ristorazione a prezzi contenuti. Il lavoro della Sinistra Universitaria - UdU Perugia Si può affermare, senza timore di smentita, che tale risultato non sarebbe stato mai raggiunto senza l’impegno delle rappresentanze studentesche, in maniera preminente, per non dire assoluta, da parte della Sinistra Universitaria - UdU Perugia. Abbiamo trovato conferma nelle parole dell’ultimo studente, forse non a caso di Medicina, ad aver seguito le fasi finali e decisive dell’annosa vicenda, ovvero il presidente della Commissione di Controllo Studenti ADiSU, Dario Sattarinia, che definisce l’imminente apertura “una conquista” ottenuta in seguito allo sblocco di “uno stallo che metteva in crisi i servizi di diritto allo studio per più di mille studenti”. Il lavoro all’interno degli organi di rappresentanza studentesca è stato “costante e senza sosta: dopo un anno si è arrivati ad un incontro tematico in Senato Accademico, dopo due si è finalmente ceduto il terreno all’ADiSU, che ha acquistato l’immobile dall’ex proprietario privato e che ha fatto partire subito la gara d’appalto”. ADiSU: garanzia di diritti e qualità Punto cruciale della svolta è stata l’assegnazione della gestione della futura mensa all’ADiSU. L’Agenzia, infatti, non solo assicurerà il pasto quotidiano gratuito per gli studenti beneficiari di borsa di studio, così come le tariffe agevolate a seconda della fascia di appartenenza ISEE (per un pasto

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completo 4,50€ con ISEE<20.998€; 5€ con ISEE da 20.998 a 50.000€; 7,5€ con ISEE superiore a 50.000€), ma sarà anche garanzia di qualità, come mostrato dai dati raccolti dall’indagine di soddisfazione degli utenti illustrataci dall’ing. Marco Fabiani, responsabile sezione provveditorato, patrimonio mobiliare, gestione servizi manutentivi e di ristorazione. Il questionario è stato sottoposto a 741 studenti possessori di tesserino (rilasciato direttamente nella sede di Via Benedetta previa compilazione dell’istanza digitale sul sito adisupg. gov.it, necessario per accedere ai servizi a tariffa agevolata) ed ha evidenziato ampi livelli di gradimento in base ai vari criteri presi in esame. Nel dettaglio, in una scala di soddisfazione espressa da giudizi che vanno dal “pessimo” al “perfetto”, la quasi totalità delle voci valutate ha ottenuto un giudizio prevalente di “buono”, mentre alcune, relative in particolare alla quantità delle porzioni di primi piatti e bibite, hanno ottenuto addirittura il giudizio massimo, corrispondente appunto al “perfetto”. Tariffe sopra la media A questa valutazione così lusinghiera ricevuta dall’utenza universitaria, chiaro sinonimo di ottima qualità del servizio, si accompagnano però tariffe che, secondo una ricerca da noi condotta, non sono di certo tra le più competitive in Italia. Fermo restando il fatto che la Regione Umbria, per mezzo dell’ADiSU, fa parte di quella minoranza di regioni italiane in grado di garantire la totale copertura degli idonei beneficiari di borse di studio, che per quanto riguarda la ristorazione si traduce in due pasti al giorno completamente gratuiti, la spesa media per un pasto completo a Perugia ammonta a 6€ rispetto ad una media nazionale di 4,35€. Per ulteriori approfondimenti in merito, si rimanda alla versione online.


Spazio Associazioni

Le famiglie mafiose sono fortunate

di Francesca Ricci

Il rapporto tra organizzazioni mafiose e gioco d’azzardo presenta forme, dimensioni e modalità differenti nel corso del tempo. Il sociologo Maurizio Fiasco individua tre diverse fasi evolutive. La prima, compresa tra il 1989 e il 1992, è la fase del contenimento: in questo periodo il gioco d’azzardo in Italia è proibito e le mafie si organizzano per creare e controllare forme alternative a le poche legali, come corse di auto e cavalli, bische e lotto clandestini. La seconda fase è quella della fiscalizzazione (‘93-2003) in cui il gioco d’azzardo passa progressivamente sotto il controllo dei Monopoli di Stato, venendo legalizzato e sottoposto a leva fiscale. La nuova regolamentazione però non allontana la criminalità organizzata che anzi introduce nuove forme di business. La terza fase, dal 2004 in poi, viene definita della “creazione del valore aziendale”: i Monopoli si trasformano in Amministrazione Autonoma dei Monopoli Statali (Aams) e aprono ai privati, con la volontà di ampliare il mercato del gioco d’azzardo. In questo modo, progressivamente, il gioco lecito diviene uno dei principali canali di riciclaggio della criminalità organizzata. La Commissione Parlamentare Antimafia, già nel 2008, rilevava l’esistenza di un’ampia organizzazione impegnata a riciclare i soldi di provenienza criminale nel gioco del bingo, nella raccolta di scommesse sportive, ippiche e nelle slot machines. Sono proprio queste ultime, infatti, ad aver aperto una finestra nuova e molto redditizia nell’ambito del gioco d’azzardo. Diverse sono le strategie di guadagno illegale con le “macchinette”, a partire dall’istallazione di dispositivi all’interno delle stesse slot che consentono di slegarle dal circuito dei Monopoli dello Stato, con il risultato di azzerare le entrate fiscali e massimizzare i profitti. Accanto alle slot esistono poi le videolottery, ideali per ripulire denaro. Ad esempio inserendo banconote di grosso taglio e giocando solo una piccola somma, per poi chiedere al gestore la restituzione della differenza, ottenendo così in pochi minuti una gran quantità di denaro pulito. Altri settori appetibili per gli interessi mafiosi sono quelli del Lotto e dei Gratta e Vinci. I clan comprano dai legittimi proprietari i biglietti vincenti pagando un sovrapprezzo che va dal 5% al 10% . I soldi che vengono consegnati al vincitore sono denaro “sporco” che viene così riciclato, mentre ai criminali basterà mostrare il tagliando della vendita per poter così giustificare l’acquisto di beni ed attività commerciali. Scrive a riguardo Daniele Poto, autore del dossier “Azzardopoli” per Libera: ”Sono sempre famiglie fortunate, quelle mafiose”. Infine, anche l’online si è rivelato un altro canale facile e conveniente per riciclare denaro sporco. Il denaro in rete passa con estrema rapidità da un conto

all’altro, attraverso percorsi che rendono impossibile la tracciabilità del flusso. Se da una parte c’è chi ci guadagna, dall’altra c’è chi ci perde e non solo i soldi: il GAP (gioco d’azzardo patologico) è ormai un fenomeno di proporzioni allarmanti. Molti giocatori infatti, chiusi per ore in sale poco illuminate, dove spesso è consentito anche fumare, perdendo la cognizione spazio temporale, sviluppano una vera e propria dipendenza da gioco d’azzardo. Luca Barberini, assessore regionale alla coesione sociale e al welfare, sottolinea che gli umbri presi a carico dagli appositi servizi di assistenza attivati dalle Usl sono 357 e che è stato attivato un numero verde regionale per offrire, gratuitamente ed in forma anonima, informazioni e consulenze. In questo campo Libera, a Perugia, ha avviato collaborazioni con esercenti commerciali che hanno rinunciato alle slot, per enfatizzare invece il ruolo positivo di ricreazione e socializzazione che dovrebbero avere i bar, da sempre luogo di incontro e chiacchiere e non di isolamento davanti ad un monitor. È stata fatta una mappatura di tutti i bar senza slot, per inserire poi i dati nel database nazionale senzaslot.it. Si è inoltre costruito un gioco da tavola “Sfida all’azzardo”, per diffondere anche tra i piccoli l’importanza dell’amore per gioco, quello vero però. Da segnalare anche il recente protocollo siglato tra il comune di Acquasparta e Libera contro il gioco d’azzardo patologico, in applicazione delle Legge Regionale 21/2014. Il Presidente del Consiglio Renzi a settembre ha annunciato: “Sul gioco d’azzardo stiamo per mettere a punto una misura per togliere le slot dalle tabaccherie ed esercizi commerciali”. È in corso dal 2014 un dibattito nazionale sulle politiche da mettere in campo al contrasto del fenomeno e un dialogo con le amministrazioni comunali per vagliare le singole situazioni territoriali.

JACKPOT

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Spazio Associazioni

STORIA DEL MOVIMENTO LESBICO A PERUGIA

di Riccardo Strappaghett; Illustrazione di Leonardo Sorbelli

La presenza lesbica nella storia di Perugia inizia ad emergere con il fermento sociale e culturale che ha caratterizzato i primi anni del ‘900. Quando Virginia Woolf visitò Perugia nel 1908 non trovò di certo quel circolo Bloomsbury che in Inghilterra aveva fatto molto parlare di sé per le sue istanze sul femminismo e sulla liberazione sessuale. C’era però un panorama culturale in cui iniziavano ad affermarsi le istanze protofemministe: le donne perugine, per lo più borghesi, si organizzavano in circoli e gruppi che sostenevano attività ricreative come il tennis, letterarie come il gruppo legato alla poetessa Vittoria Aganoor, politiche come i gruppi di donne della Società della Pace e caritatevoli come i comitati per la beneficienza a orfani e indigenti. Dalle ricerche di archivio emergono in questo contesto cittadino testimonianze di relazioni lesbiche clandestine e scandali di “amori illeciti” finiti sulla cronaca locale. Una donna perugina appartenente a questi circoli, accusata di essere lesbica, firmava con uno pseudonimo maschile romanzi nelle cui storie vestiva i panni di un uomo ed esaltava la bellezza delle donne. Con l’avvento del Fascismo l’associazionismo femminile fu sottoposto al controllo diretto delle autorità del regime: le donne furono assoggettate al controllo politico e le lesbiche furono sottoposte anche alla repressione poliziesca. “Amori lesbici” è

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l’accusa scritta in rosso in un fascicolo di polizia a carico di una coppia di donne perugine che sul finire degli anni ‘20 intratteneva una relazione alla luce del sole: l’una abbandonò il marito per andare a vivere con l’altra. Le indagini scandagliarono i loro corpi e la loro relazione: i domestici rivelarono dettegli spiati dalla loro camera da letto, un ginecologo riscontrò sul corpo di una i segni dell’ “anomalia sessuale”, il marito testimoniò l’aggressione subita per strada per essere il “cornuto di una donna”. Le due donne, evitato il confino, abbandonarono insieme la città nel pieno della bufera causata dallo scandalo del loro amore. Nel dialetto perugino è attestata la parola gallenga per indicare, naturalmente in senso dispregiativo, lesbica: letteralmente significa “gallina che si atteggia a gallo”. Per la nascita di un movimento lesbico vero e proprio, Perugia dovrà attendere almeno gli anni ‘80 quando il clima politico della città consentiva la nascita di gruppi di lesbiche in seno ai movimenti femministi, ai gruppi della sinistra extraparlamentare, e ai gruppi dei movimenti pacifisti. Lo stigma sociale nei confronti delle persone omosessuali era ancora elevatissimo e l’attivismo gay e lesbico in città era difficile da portare avanti, spesso era in mano a gruppi sparuti o a singoli. La più longeva di queste realtà fu Casa Balena: una comune fondata all’inizio degli anni’80 da donne per lo più lesbiche che vivevano in un casolare vicino Spoleto e che si occupavano di agricoltura sostenibile, cultura ed ecologia e fornivano ospitalità esclusivamente ad altre donne facendo della visibilità lesbica e delle istanze femministe una vera e propria vocazione. Dopo l’esperienza della Prima Settimana Lesbica a Bologna nel 1991, delle ragazze universitarie fondarono a Perugia il gruppo lesbico separatista Nitroglicerina con il fine di rivendicare uno spazio politico e sociale alla soggettività lesbica, apportando una forte visione identitaria sia nel movimento femminista che incentrava la sua azione sulla donna eterosessuale sia nel movimento di liberazione omosessuale che vedeva al centro delle sue istanze l’uomo gay. Nel 1992 nasce il circolo Solidarietà Totale, poi Omphalos: qui le donne lavorarono a una politica non separatista a fianco degli uomini gay per la visibilità e l’empowerment delle donne lesbiche organizzando affollate iniziative. Carla, un’attivista di quegli anni ricorda: “Non avevo mai visto tutte quelle lesbiche a Perugia, da dove uscivano?” Finalmente anche a Perugia era caduto il tabù sull’identità lesbica. Ma la strada sarebbe stata ancora in salita.


Intervista a

Speciale

LABADESSA di Micaela Chiagano Illustrazione di Labadessa

“Spesso credono che io sia una donna. Non so, forse è il cognome che trae in inganno o magari sono le linee regolari delle vignette. E invece no, sono un uomo”. A parlare è Mattia Labadessa, celebre vignettista partenopeo, impostosi all’attenzione del grande pubblico per mezzo della sua pagina Facebook (Labadessa, per l’appunto) nata come vetrina per i suoi lavori e trasformatasi poi in un’incredibile rampa di lancio. Conserva gentilezza e simpatia anche dopo un interminabile “incontro con l’autore” presso la fumetteria “Funside” nel cuore di Perugia; sono state tantissime le persone giunte sul posto per poter acquistare una copia autografata del suo primo lavoro, “Le cose così”, edito da Shockdom. “Sono felice che tante persone si siano interessate al mio libro”, confessa Mattia, prima di rilasciare un’intervista esclusiva per noi de La Locomotiva. Passare da studente ad artista di successo: come sono cambiati la tua vita e i tuoi progetti per il futuro? In sostanza, come si immaginava il Mattia “pre uomo-uccello”? In verità ho sempre sperato di poter vivere disegnando. È vero, sono insicuro praticamente su tutto nella mia vita, eccetto che sul mio lavoro. Quando si parla di disegno, sono sempre stato abbastanza certo della qualità dei miei “mezzi”. Mi sento quindi di dire che i piani non sono cambiati di molto, ma è cambiata la consapevolezza di ciò che è in gioco. Adesso che il progetto ha preso piede, temo di non essere in grado di gestirlo a dovere, nonostante abbia anche accantonato l’università per dare ulteriore solidità al mio lavoro.

curioso anche alla disillusione che aleggia intorno al personaggio, che in fondo percepisce la vita come priva di senso; questo è un po’ il leitmotiv dell’opera, la vita e le sue “cose così”, il giallo da intendersi come il superfluo che ruota attorno all’essenza. A volte sì, è anche un po’ tonto, specialmente nel modo in cui approccia le cose... spesso potrebbe semplicemente vivere senza troppe ansie e paure, però purtroppo si lascia fregare da tutte le storture e sovrastrutture della mente umana. Ultima domanda. Qual è il tuo rapporto con la musica? Basta dare un’occhiata al libro o alla tua pagina Facebook per capire che esercita una forte influenza su di te. La musica è fondamentale per me. Quando lavoro non posso farne a meno, ascolto soprattutto ambient, chill-out, dubstep, ossia musica d’atmosfera; il fatto che non ci sia un “testo”mi permette di lavorare sulle sensazioni, senza che vi siano altre “influenze”. Certo, per quanto riguarda il lavoro sulla pagina la faccenda è un po’ diversa, lì parto già con un’idea che poi tendo a sviluppare graficamente, ma come illustratore (che è la definizione che do di me, più che fumettista) necessito della musica per esprimermi. Se dovessi fare dei nomi di artisti, ti direi sicuramente Burial, un artista londinese che adoro e seguo da quattro anni circa, ma non disdegno la musica italiana: Rino Gaetano, Cocciante... so’ forti!

Una curiosità riguardo al personaggio, questo mitico “uomo-uccello”: in perugino, quando si dà dell’ “ucello” a qualcuno è per dirgli in modo affettuoso che è un po’ “tonto” forse troppo “sognatore”. Quanto di questa descrizione coincide con il personaggio a cui hai dato vita? L’uomo-uccello è sicuramente un po’ sognatore, un aspetto questo che si accompagna in modo 9


Smonta la Bufala

DE GUSTIBUS NON DISPUTANDUM EST

Pregi (tanti) e difetti (pochi) pochi di una dieta veg di Martina Fregonese, Carolina Giannini, Sarah Ercoletti Illustrazioni di Ina Varfaj Il cibo: collante sociale, amabile scusa per pause studio, rimorchi e riappacificazioni. Tentazione e carburante. Considerando l’importanza del cibo nelle nostre vite, cosa porta certa gente a passare alle diete veg (vegetariane/vegane) tra il sorriso sardonico degli amici e le lacrime della nonna? Analizziamo quali sono gli effetti sul nostro organismo di queste diete, dal momento che sono spesso sul banco di imputazione per le loro possibili carenze nutrizionali - ormai il mantra “ai-vegani-mancala-B12” ha raggiunto la popolarità del “non-ci-sonopiù-le-mezze-stagioni”. La B12 è una vitamina essenziale per il benessere dei neuroni e per la sintesi di globuli rossi e DNA; le fonti più comuni di questa vitamina sono i prodotti di origine animale, in minori quantità è presente anche in alcuni tipi di alghe ed in tracce nei funghi. Dal recente studio EPIC emerge che circa il 20% dei vegetariani e l’80% dei vegani che non assumono integratori non raggiunge l’apporto minimo diario di B12, riportando livelli sierici della vitamina di molto inferiori rispetto a quelli dei meat-eaters tanto da risultare, in molti casi, indicativi di una deficienza. In ogni caso, mentre la tossicità di un eventuale sovraccarico è quasi nulla, i problemi legati ad un deficit di B12 sono estremamente seri; non ci sorprende dunque che le indicazioni attuali siano quelle di reintegrare anche

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deplezioni parziali e asintomatiche pur di evitare danni neuronali irreversibili e anemia. In una dieta veg non equilibrata possono mancare anche il ferro e lo zinco, due metalli essenziali la cui carenza porta ad anemia e difetti di integrità della cute. Si ritrovano sia in prodotti di origine animale che in legumi e verdure verdi; tuttavia, mentre nella carne il 50% del Fe è in forma eme e quindi direttamente assorbibile, il Fe nei vegetali, seppur in concentrazioni maggiori, è tutto in forma non-eme e necessita di un ambiente acido per essere assorbito. Vari alimenti influenzano l’assorbimento di Fe e Zn: si è visto che l’assunzione nello stesso pasto di cibi ricchi di vit C aumenta l’assorbimento del ferro non-eme sia vegetale che animale; d’altro canto, alimenti ricchi di calcio, di fibre, fitoli e tanniti (presenti in formaggio e vino rosso) ne diminuiscono l’assorbimento. Bastano quindi dei piccoli accorgimenti culinari per scongiurare eventuali carenze. Un altro tipo di discorso va fatto per i famosi omega-3 e omega-6, acidi grassi polinsaturi (quelli buoni che ti abbassano colesterolo e trigliceridi). Sono due gli acidi grassi insaturi essenziali, cioè che dobbiamo introdurre con la dieta: l’acido alfa-linoleico (ALA) e l’acido linoleico (AL). Già il nome ci dice dove possiamo trovarli: principalmente in semi di lino, noci e legumi. Allora qual è il problema? Nessuno, perché l’ALA viene convertito dal nostro organismo nei suoi derivati dal nome altisonante che chiameremo cordialmente EPA e DHA, essenziali per la vista e le normale funzioni cognitive. Di EPA e DHA sono ricchi i pesci ed un’alta concentrazione di questi acidi grassi nel sangue ci aiuta a prevenire varie malattie cardiovascolari. Vegani e vegetariani hanno livelli di EPA e DHA inferiori a quelli considerati protettivi (livelli che solo un terzo degli onnivori raggiunge), ma questo non è un problema perchè la dieta veg è già di per sé protettiva contro eventi cardiovascolari. Proteine: la carne contiene tutti gli amminoacidi essenziali (AE) nella giusta proporzione, ma gli stessi AE si possono trovare nel mondo vegetale: combinando varie verdure ci possiamo assicurare gli stessi AE che assumeremmo con una fettina panata. Facile. Esistono comunque differenze per quanto riguarda la concentrazione plasmatica proteica e amminoacidica


nelle varie diete: sempre dallo studio EPIC si evince che le concentrazioni di AE e tirosina risultano essere più alte negli onnivori e più basse nei vegani. Sebbene sia innegabile l’importanza di un adeguato apporto proteico nelle varie fasi dello sviluppo, interessanti sono i risultati circa la restrizione calorica i quali, evidenziando come un basso introito calorico e proteico (senza malnutrizione) porti miglioramenti dello stato infiammatorio cronico, ridotta crescita tumorale e aumento della longevità, ci obbliga a rivedere la nostra stessa concezione di “fabbisogno calorico”. Abbiamo visto che le diete vegane e vegetariane, se non adeguatamente controllate, non sono scevre da rischi, ma ciò è ugualmente vero anche per diete onnivore che presentano, in contrapposizione alle diete veg, un basso intake di fibre e magnesio, un’eccessiva percentuale calorica di grassi saturi e un esagerato apporto di sodio e zuccheri. Tutto ciò porta a un maggior rischio di disturbi cardiovascolari e metabolici (obesità, diabete di tipo 2, ipertensione) negli onnivori rispetto alla popolazione veg. In conclusione, non esistono in letteratura controindicazioni a una dieta vegana o vegetariana purché si presti la giusta attenzione ad integrare, se carenti, certi micronutrienti con cibi fortificati o supplementi. Riportiamo a tal proposito i position papers della American Dietetic Association e Dietetics of Canada: “Una dieta vegetariana o vegana può soddisfare le raccomandazioni attuali per tutti i nutrienti. In alcuni casi, l’uso di cibi fortificati e integratori può essere indicato. Una dieta vegana o vegetariana ben pianificata è appropriata per tutti gli stadi dello sviluppo inclusa la gravidanza, l’allattamento, l’infanzia e l’adolescenza.” Una piccola parentesi vorremmo aprirla sugli integratori, soprattutto quelli di B12, i soli essenziali in una dieta vegana: la B12 è un prodotto dei cianobatteri (microbi anaerobi che colonizzano piante e intestino) che attraverso tecniche di fermentazione microbiotica vengono usati per la produzione degli integratori. Ma non è forse innaturale assumere una compressa quando basta mangiare carne? Il concetto di Natura è sempre controverso e quasi mai proficuo. La B12 in Natura viene assunta dagli animali attraverso piante contaminate, feci o carne, ma da molti anni ormai non viviamo più secondo Natura: laviamo le nostre verdure, le feci hanno perso qualsiasi fascino e la carne di certo è la scelta più succulenta ma... Parlando di Salute per il nostro organismo dobbiamo ricordarci che questa non dipende solo dall’alimentazione: la maggior parte degli antibiotici prodotti al mondo è destinato all’industria agroalimentare con conseguente insorgenza di multiresistenze batteriche negli umani; il rapporto della FAO (non veganyoucan.com!) indica l’industria agroalimentare - allevamenti e colture ad essi dedicate - come responsabile del 50% dell’inquinamento atmosferico, principale causa di deforestazione, di inquinamento del terreno e di deplezione di risorse

ittiche e idriche. Facciamo un esempio: cosa serve per far crescere una mucca? Cibo e acqua. Quanta acqua usiamo per coltivare il cibo per la mucca? Quanta acqua beve la mucca? Quanta carne ricaviamo dalla mucca? Per un hamburger da 250gr consumiamo 2500 l d’acqua. Altro che chiudere il rubinetto mentre ci laviamo i denti! Carne uova e latticini sono economici solo grazie ai costi che l’industria esternalizza e che, quindi, non ricadono direttamente sul consumatore ma sulla società tutta. Ha quindi senso parlare di gusti? Di Natura? Di Bio? I gusti non c’entrano, il discorso che dobbiamo fare è un discorso più che mai politico. Non c’è nessuno da convincere a diventare vegano; bisogna prendere consapevolezza di cosa una (non) scelta onnivora comporta. Quella attuale è un’alimentazione basata sulla disuguaglianza, insostenibile da tutti e quindi di per sé discriminante. Perché non concentrarsi sul principale settore che depleta le risorse del nostro sistema? Cosa ci frena dal riconoscere questa lobby (che per i poteri e interessi che muove non ha niente da invidiare alle altre), e a intraprendere un percorso di politiche dal basso che inizia con la consapevolezza e il cui impatto sarebbe immediato? Vi lasciamo con una citazione di Jonathan Safran Foer e l’invito ad approfondire il tema sotto tutti gli aspetti possibili. “La scelta di mangiare la carne tende a polarizzare la gente. O non la mangi mai o la mangi sempre. È un modo di pensare che non applicheremmo mai ad altri campi dell’etica; immaginate se si dovesse scegliere tra non mentire mai o mentire sempre” l’ideale sarebbe non mentire mai ma con qualche eccezione, no? Rimandiamo alla versione online per commenti e bibliografia!

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Potsdam Diario Erasmus:

di Francesca Ghezzo Di questo primo mese del mio secondo Erasmus a Potsdam, città piena di parchi suntuosi, castelli e condomini grigi e spersonalizzanti (indovinate in quale delle tre abito io), capitale dello stato del Brandeburgo, così ricca di storia e così vicina a Berlino, con la quale convive e nei confronti della quale ostenta tuttavia una propria orgogliosa indipendenza, ci sono alcune cose che mi hanno colpita da subito. Partirei con la conferma empirica dell’assioma Ghezzo, teoria per la quale ho sempre giustificato l’inguardabilità dello stile d’abbigliamento tedesco attribuendone la responsabilità non tanto alla mancanza di gusto, quanto alla totale devozione alla divinità Durchführbarkeit (praticità). Non è che non sappiano distinguere il bello dal brutto, ma hanno come una sorta di controbilanciamento morale per cui se una cosa fa piangere sangue a guardarla, ma è così inconfutabilmente utile e pronta alle esigenze, ecco che all’occhio teutonico è presto riabilitata, e la si eleva con orgoglio per le strade della città. Lo stesso spirito pratico emana le sue vibrazioni anche nell’ambito culinario, per cui troveremo piatti onnicomprensivi, dal primo alla frutta tutto semiaccostato in un’adorabile amalgama di burro profumato, oppure il mio preferito: la zuppa di lenticchie marrone con crostini di pane, bocconcini di carne non meglio identificata, verdure bollite e a discrezione del cliente un lunghissimo wurstel a dire il vero ogni volta con un sapore differente.

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Venire a trascorrere un semestre in Germania offre la possibilità di conoscere doti tipiche di altri studenti Erasmus. Tra tutte, l’inesorabile aggregazionismo magnetico degli Spagnoli e l’allucinante capacità alcolica delle Russe. Sto inoltre scoprendo con piacere nuovi amici polacchi, inglesi e irlandesi, con i quali parlare dei loro paesi, delle loro aspirazioni e del loro modo di vedere il mondo, fino a che non si finisce a parlare di Brexit e allora là è meglio shiftare, ché l’animo irlandese rischia di incendiarsi ogni volta. Infine, mi piacerebbe sfatare il mito dell’efficienza tedesca. I Tedeschi sono umani, non so se si siano mediterraneizzati di recente, ma vi assicuro che ne combinano quanto gli Italiani. Hanno fatto iniziare le nostre due settimane di corso intensivo di tedesco un venerdì, una volta l’insegnante aveva un matrimonio e al posto della lezione ci hanno organizzato un’entusiasmante caccia al tesoro per tutta la città con tanto di indicazioni in tedesco, indovinelli in tedesco, suggerimenti in tedesco, focus storici in tedesco e santi e madonne, quelli in molte altre lingue. Per ogni minimo passaggio della vita quotidiana di uno studente si erge una macchina burocratica impressionante, capace di lasciare interdetta anche la segretaria dalla fulva chioma della nostra segreteria studenti. Ad esempio, io penso di essermi iscritta ai corsi che devo seguire circa una settimana fa, ma se risultasse che non avevo capito nulla e che in verità al posto di premere il tastino blu ho premuto quello rosso, e invece di cliccare due volte ho cliccato tre e sta di fatto che ora sono iscritta a Capoeira 2 e non a Letteratura inglese del XIX secolo, ecco, accoglierei la notizia con gran naturalezza. Sciocchezze a parte, sono molto entusiasta di aver cominciato questo percorso. Non ho idea di come andrà, per il momento posso solo dirvi : la Germania è interessante, il tedesco è fenomenale, la cucina va capita ma soprattutto, mi hanno detto che in inverno fa - 20 C°.


TIPI umani

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di Micaela Chiagano, illustrazioni di Anna di Prima Che tu ti connetta dal cellulare o dal pc, la solfa è sempre la stessa: quasi quasi mi collego a Facebook... Sei pieno di speranze, alla ricerca di novità e di quel brio che la mattinata di studio in biblioteca ti ha negato come una natura matrigna e severa... e invece. E invece trovi LORO. #1 DUE CUORI ED UN PROFILO - È la tipica richiesta di amicizia che ti spiazza, se non altro perché non capisci con chi dei due hai a che fare. Se vuoi comunicare con un solo esponente della coppia ti toccano gli spergiuri per beccare quello giusto, per non parlare di quando si commentano tra di loro: pare di assistere al soliloquio di un pazzo con tre nomi e quindici cognomi. #2 LA MAMMA - Mai, mai accettare la richiesta di amicizia da parte di tua madre! Lei è in grado di superare ogni tipo di limitazione della privacy ed uscirsene col classico commento “spero sia the!” sotto ad una foto che ti ritrae ubriaco, mentre stringi un bicchiere colmo di birra. Per non parlare delle immagini di te da bambino con cui rimpinza ogni angolo del suo diario: vuoi davvero che la tipa che hai puntato a Lettere veda ogni singolo fotogramma del tuo primo bagnetto? #3 IL COMPLOTTISTA - Per lui nulla è come sembra. Come un marine in pieno disturbo post traumatico dopo una missione in uno dei tanti “-stan” sparsi per il mondo, vede insidie e pericoli ovunque. Il contenuto dei suoi link oscilla tra “questa pianta cura ogni cancro, ma nessuno ve lo dice!!1!” e “Paul McCartney è morto nel 1966, viviamo in un inganno”. Lo troverai a commentare ogni articolo postato dalla pagina di La Repubblica con un sobrio: “e Renzi quanti soldi piglia al mese??!” A volte condivide i link di Lercio, scambiandoli per notizie vere. #4 UOMO-SOL - E niente, questo ha confuso la segreteria online con il diario di Facebook. O almeno, sarebbe lecito pensarlo se solo non corredasse ogni voto verbalizzato con esortazioni autoreferenziali del tipo “vai così!”. Sì, vai così, dritto, giù dal balcone.

qualcuno ti odia.

#5 IL NOSTALGICO - Sappiamo tutti che il malvagio Zuckerberg si è inventato questa malsana faccenda de “I RICORDI DI FACEBOOK”, un insieme di oscenità datate che speravi non tornassero a galla e che invece portano alla luce il peggio della tua vita passata, che comprende status scritti in lingue arcaiche zeppe di “K” e risatine improponibili tipo “hihihihi XD”. Il male di vivere sopraggiunge quando qualcuno decide di commentare una foto del 2006 in cui hai un imponente monociglio e sei ritratto mentre divori un kebab che nel frattempo ti si è spiaccicato sulla maglietta. Perlomeno è una funzionalità che ti svela che proprio quel

#6 LA TALPA - Non pubblica nulla. Non commenta mai. La sua immagine del profilo risale al 2010, non è dato sapere che aspetto abbia oggi. Palesa la sua presenza con qualche sporadico like, come un’ombra malefica che ti sussurra all’orecchio “ti osservo, attento a te”. Nonostante l’aura funesta, il più delle volte è solo un curiosone innocuo.

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Si sta come ed è subito sera. Rosseggia l'orizzonte, Forse perché della fatal quiete devo di ciò accorarmi? Vedere un mondo in un grano di sabbia Sempre caro mi fu quest'ermo colle Non t'amo come se fossi rosa di sale un verde più nuovo dell’erba Pendono qua e là dalla corona Silvia, rimembri ancora e vero amore fu. e mi sovvien l’eterno

Francesca

di Fabrizio Didona

Francesca, petalo di fiore sconosciuto, cuore ombroso per natura, gelida corri intorno al fuoco che tinge i tuoi occhi verdi di radura. Pallido viso, salomonica corte, in te albergan l’acqua ed il vino, rincorri raminga magnanima sorte, diuturna crescenza e profumo di timo. Lascia che sia questa mano impudente ad obbedir all’onore ed al vero, promiscuo che sia, questo cor penitente, ti rende omaggio e tracima sincero. Vivi di vita e soffri d’amore, null’altro vale a morire, lenta dissolvi severo pudore e presciente, raduna le mire.

GELATERIA VENETA dal 1935

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LA LOCOMOTIVA

Reg. Tribunale di Perugia n° 10/2016 Proprietario ed Editore: Sinistra Universitaria Sede della direzione: Via Bellocchio 26 Perugia Direttore Responsabile: Fabrizio Ricci Stampa: Scuola Tipografica - Str. Trasimeno Ovest, 251 - Perugia Impaginazione e copertina: Davide Sepioni -

Redazione

Direttore Editoriale: Daniele Papasso Vicedirettrice Editoriale: Francesca Ricci Caporedattrice: Bianca Buhus Responsabile Tecnico: Dario Bovini Responsabile Politica Universitaria: Pier Luca Cantoni Responsabile Design: Davide Sepioni

Hanno collaborato a questo numero: Michele Bonsignore, Micaela Chiagano, Fabrizio Didona, Anna Di Prima, Martina Domina, Sarah Ercoletti, Cinzia Fares, Lorenzo Foggetti, Martina Fregonese, Francesca Ghezzo, Carolina Giannini, Enrico Guarducci, Anna Maria Longo, Jun Omnia, Caterina Scapicchi, Mattia Scarchini, Leonardo Sorbelli, Riccardo Strappaghetti, Ina Varfaj.

Locomotiva n.2  
Locomotiva n.2  

La Locomotiva è il primo giornale universitario della città di Perugia e delle sue sedi distaccate, frutto della naturale evoluzione di un p...

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