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la il giornale universitario di Perugia


Di cosa di occupa un dottorando? “Un dottorando viene pagato per svolgere il progetto di ricerca che presenta al concorso d’ammissione e allo scadere dei tre anni, consegnare una tesi che documenti e contenga il lavoro svolto. Questo in teoria, perché poi nella pratica il progetto viene rivisto e modificato nei primi mesi dopo l’ammissione molto spesso. Io nello specifico mi occupo della sperimentazione di un approccio per l’apprendimento dell’italiano da parte degli stranieri, che non è stato ancora utilizzato. Quindi mi occupo di crearlo, svolgerlo e di misurarne l’efficacia rispetto ai metodi tradizionali.” Che sostegno ricevi dallo Stato? “In termini economici, un dottorando ha diritto ad un incremento del 50% per i soggiorni all’estero. Questo vuol dire che per ogni mese o addirittura giorno, la somma percepita deve aumentare della metà. Inoltre all’Università per Stranieri, da un mese circa, è entrato a regime il sistema dei fondi legati al budget del 10 %. Questo significa che ora al secondo e terzo anno abbiamo questo budget aggiuntivo di circa 1300 euro, che possiamo spendere come un rimborso spese.” Come percepisci nella società italiana la tua condizione di essere a metà tra uno studente e un lavoratore? “Non la percepisco in maniera positiva. Anche perché facendo un confronto con gli altri Paesi, la nostra condizione in Italia è totalmente atipica. Ogni dottorando possiede un contratto di lavoro parasubordinato, ogni anno riceve il CUD, un documento che serve per dichiarare il proprio reddito. Quindi dei lavoratori a livello fiscale. A livello Accademico siamo semplicemente studenti che provano a fare i ricercatori. All’estero non è così, ad esempio in Belgio o Germania siamo lavoratori a tutti gli effetti. Oltre ad avere una borsa, molto più corposa della nostra, spesso si viene inseriti in gruppi di ricerca e anche da un punto di vista sociale la ricerca è percepita in maniera diversa. La ricerca è un lavoro.” Su un campione di quasi mille ricercatori con un’età compresa fra i 25 e i 40 anni, il 73% circa risiede e lavora all’estero, e anche felicemente. “Mi sorprende che la percentuale non sia molto più alta. All’estero le condizioni sono estremamente favorevoli, sia in termini di formazione, sia in termini di riconoscimento, anche economico. È un bilancio molto triste, ma purtroppo la realtà è

“All’estero le condizioni sono estremamente favorevoli, sia in termini di formazione, sia in termini di riconoscimento, anche economico.”

questa.” Tu sei rimasta in Italia nel frattempo. “Sono rimasta qui per pura casualità. Dopo diversi concorsi, ho vinto qui a Perugia e sono stata molto fortunata. Alla conclusione del mio percorso, andrò dove troverò lavoro. C’è anche chi continua a fare ricerca dopo il dottorato senza essere pagato. Io non posso permettermelo, devo vivere in qualche modo. Perciò non sono sicura di rimanere in Italia.” Le prospettive non sono rose e, in Italia non siete una categoria valorizzata. C’è chi comunque sceglie questo percorso. “Per me è stato un sogno che si è avverato. Ho sempre amato studiare. Durante i miei studi in triennale e magistrale avevo fretta di concludere, come tutti, perché si è mantenuti dai genitori e si sente la necessità di essere indipendenti. Anche se l’argomento ti appassiona, i tempi sono stretti. Pur avendo fatto un percorso brillante, ero sempre insoddisfatta. Il mio sogno era appunto quello di poter avere le condizioni giuste per poter fare qualcosa di serio. La passione per la ricerca e il desiderio di contribuire al settore che mi interessa mi spinge tutt’ora a continuare questo percorso.” Qual è la parte più bella di un dottorato di ricerca? “L’aspetto internazionale, si viaggia molto. L’ambiente accademico fuori dall’Italia è molto più aperto, si parla e si collabora molto. Qui non siamo molto seguiti, dobbiamo imparare da soli ad essere dei ricercatori, ma è anche da questa apparente condizione di solitudine che possono derivare le soddisfazioni più grandi.” Quali consigli dai a chi vorrebbe intraprendere il tuo stesso percorso? “Partirei dalla differenza dei concorsi, io ne svolti diversi, alcuni con prova sia scritta che orale. Io direi, preparatevi e siate consapevoli del fatto che la fortuna gioca un ruolo determinante. Un altro consiglio che do, è informarsi su quali sono i percorsi privilegiati da ogni università. È anche una questione di strategia, è necessario valutare i curricula dei docenti. Infine, ci vuole tanta determinazione.”


Di cosa si occupa uno specializzando? “Lo specializzando è un medico e, allo stesso tempo, uno studente. Ha il dovere di studiare e approfondire tutto, perciò nel complesso gestisce e studia il paziente.” Quanto pensi sia importante la figura dello specializzando per il Sistema Sanitario Nazionale? “In alcuni settori, come quello degli ospedali universitari, la figura dello specializzando è fondamentale per gestire la mole di pazienti che sono presenti nei diversi reparti. In un momento in cui si taglia molto in Sanità, siamo vera e propria forza lavoro. Qualche anno fa, c’è stato un grande sciopero per il contratto di lavoro e per il concorso d’ammissione alle Scuole di Specializzazione, in seguito al quale c’è stata una paralisi degli ospedali. Questo è molto importante perché ti fa capire quanto lo specializzando ottimizzi la gestione del malato.” “Lo specializzando lavora di giorno e studia di notte” ho letto da qualche parte, “non dorme, tutt’al più riposa, non mangia si nutre, non beve si disseta”, tratteggiando bene una vita di sacrificio. “In realtà non è la regola, perché uno specializzando lavora anche di notte. E studia quando può. È una vita di sacrifici certo, ma se piace, la si fa anche volentieri.” Quante ore lavorate al giorno? “In generale nella nostra clinica vengono rispettate le normative europe e. Ma il mestiere del medico non è un’attività commerciale, dove si apre alle 8.30 e si chiude alle 19.30. Quando si può si rispettano gli orari. Spesso per seguire un paziente, per curiosità intellettuale, per vedere come va a finire un caso clinico, si resta anche di più.” Ritieni che il vostro trattamento economico, considerato il fatto che siete tenuti a pagare la retta universitaria, sia proporzionale al lavoro che svolgete in ospedale? “Le tasse universitarie degli specializzandi qui sono più alte rispetto agli standard italiani. È giusto pagare una retta se la Scuola ti offre una buona formazione, perciò deve essere sempre relazionata alle strutture e agli strumenti che mette a disposizione per la tua formazione. Per quanto riguarda il trattamento economico, rispetto agli altri coetanei, posso dire di avere un ottimo stipendio. Penso anche che sia un compenso giusto nel momento in cui si è un medico in formazione specialistica e non un lavoratore a tutti gli effetti.” Come pensi si possa aumentare la qualità della formazione specialistica in Italia? “Semplicemente rispettando le regole che sono già state stipulate. Uno specializzando deve avere la possibilità di imparare, formarsi e studiare, non deve avere solo l’onere di lavorare. Non siamo strutturati, ma medici in formazione specialistica. Quando gli ospedali e le cliniche universitarie ci metteranno in condizione di poter apprendere e di poterci formare, la formazione italiana avrà raggiunto un buon livello”.

“Nel modello tedesco non si accede direttamente alla specializzazione, si frequentano i diversi reparti ed ospedali fin quando non si acquisiscono delle “skills” che ti attestano come uno specialista.” ”Cosa pensi del concorso di specializzazione? “La mia esperienza con il concorso non è stata bella, perché ci sono stati tanti errori e tanti punti non chiari. La graduatoria nazionale è un grande passo avanti rispetto al sistema baronale che avevamo qualche anno fa. A mio modesto avviso, dovremmo prendere spunto dai modelli esteri. Nel modello tedesco non si accede direttamente alla specializzazione, si frequentano i diversi reparti ed ospedali fin quando non si acquisiscono delle “skills” che ti attestano come uno specialista. In Francia e Inghilterra esiste una graduatoria unica nazionale, nella quale, in relazione al punteggio che ottieni, decidi sede e specializzazione. Avranno sicuramente le loro criticità, ma mi sembrano più meritocratici del nostro sistema.” Hai mai incontrato delle difficoltà nel tuo percorso? “Sì, soprattutto all’inizio. Non conoscevo la clinica di Perugia, e penso sia fisiologico andarsi a scontrare con una realtà nuova e con le contraddizioni che ogni posto può avere. Non sempre i sogni coincidono con la realtà. Oramai sono al terzo anno, e al momento mi trovo molto bene.” Quali consigli dai a chi intraprenderà il tuo stesso percorso? “Non scoraggiarsi, non avere paura di spostarsi e avere fiducia nella proprie capacità. Flessibilità e determinazione sono la chiave per riuscire in questo percorso. Sono uno specializzando fuori sede, a 18 anni ho lasciato casa e sono andato a studiare fuori. Sono un grande fan e sostenitore della mobilità.”


Ti conviene allacciare le cinture e sederti comodamente. Alert spoiler: non avrai un gelato di conforto. Una sera qualsiasi, di un giorno qualsiasi. L’aria mi bagna il viso mentre cammino, l’asfalto è nero di pioggia e le auto parcheggiate lungo il viale luccicano come pietre di vetro resina. Ho i miei shorts, quelli di jeans che mi fanno sentire bene, che mi fanno sentire carina. E prima che tu me lo chieda, no, non sento freddo con le calze. Canticchio una canzone di Eddie Vedder, mi sento coccolata da questa notte umida e penso a Deb, che mi aspetta al bar. Sono in ritardo (ma va?), ho il passo svelto e gusto già il mio Vodka Martini. Qualche auto mi sfila di fianco, provocando tsunami di acqua nera, con i fari accesi che catturano micro goccioline d’acqua ferme nell’aria. Eddie continua a cantare nella mia testa, quando sento in lontananza una violenza retromarcia e una frenata rumorosa. Il cuore fa un salto, mi esce quasi dal petto. “Non farti paranoie” mi ammonisco. Scopro in un secondo di sbagliarmi, come accade quasi sempre. « Dove vai, bella? » « Come ti chiami eh? » Sono quattro, in una Fiat Panda bianca. Capelli impastati di gel, sorrisi da vendere ad una pubblicità di sensibilizzazione contro le molestie online, età media 30 anni. Non rispondo, gli auricolari mi forniscono un valido alibi. Continuo a camminare, evitando pozzanghere e sigarette spente. « Sali, ti diamo un passaggio. » « Oh, dai sali Bel Culo! Oh ma sei sorda? » L’auto procede lentamente, a passo di donna in shorts. « Oh bella come ti chiami, che me lo dai il tuo numero? » Li sento ridere, spero in un’auto in arrivo che li costringa ad andare via. Sento salire la rabbia. Voglio rispondergli di lasciarmi in pace, ma la paura mi congela e continuo a camminare fingendo di essere distratta dalla musica, spenta, nelle orecchie. « Perché non vieni a succhiarmelo? » Il silenzio che segue la gentile proposta mi lascia intendere che Mr. Virilità sta mimando un gesto familiare a molte. « Ti piace di più stare a 90? » Risate di birra. Ho il cuore in gola, mi viene da vomitare. Mi fermo di fronte ad un portone chiuso, suono il citofono e urlo « Mamma mi apri? » Alle mie spalle sento la Panda sgommare lontano.

Prima ancora che qualcuno me lo chieda, no, non è un evento straordinario, come la caduta dell’iPhone nel WC. Quelle robe che ti capitano una volta (a meno che non hai l’abitudine di cazzaggiare su Facebo ok mentre sei in bagno), reciti il calendario da Gennaio a Dicembre e poi mai più. Magari lo fosse. Penserai di certo che questo racconto mette i brividi, e stai pensando di mollare. Prima che tu vada però proviamo a fare un esperimento, ti va? Eliminiamo tutti i dialoghi, dal « Come ti chiami? » in poi. Molto meglio: un paio di innocenti domande, un bel complimento, una conferma di quanto mi stiano bene ‘sti shorts. Hai mai visto una scena del genere a rovescio? Un’auto con quattro ragazze che si ferma a chiedere ad un ragazzo, che cammina in una strada buia da solo, come sta e come si chiama? La risposta è no, e non perché le ragazze (etero, bisessuali o trans) non possano sentirsi attratte dal fondoschiena di un ragazzo. La verità è che c’è chi sceglie di incarnare il ruolo di predatore, o chi sente che questo ruolo gli spetta di diritto. Assumendo un comportamento inquietante e intimidatorio, oggettivante e aggressivo. Se ti stai chiedendo il motivo di questa affermazione, ti rispondo con una domanda: conosci qualcun* che abbia avuto una storia d’amore con una persona rimorchiata in questo modo? Perché se non ti conosco, difficilmente ti chiederò come stai. O se posso darti un passaggio, o di succhiarmela. Perché se non ti conosco, di certo non ti tratterò come un buco della serratura, perché (guarda un po’) sei una persona. Indipendentemente dal mio (e dal tuo) orientamento sessuale e identità di genere. E se mi va di conoscerti, non proverò a farti sentire a disagio, né ti farò sentire in pericolo. Perché il consenso è la base di ogni rapporto umano. Essere oggetto di desiderio e non soggetto desiderante è parte della cultura dello stupro e della violenza di genere. Non lasciarti ingannare da queste definizioni: non è necessario guardare troppo lontano. Il Cat Calling è parte di questa cultura, intrisa di sessismo. Ne è fiero esempio il racconto che hai appena letto. Ma lo sono anche i tuoi racconti, e quelli di tua sorella, e di tua madre. Della tua insegnante e di tua cugina. Della tua vicina, della tua collega di lavoro. Dai un’occhiata al bagno di un autogrill, ascolta chiacchiere, fischi, commenti dei passanti, leggi qualche commento su certe simpatiche Pagine Facebo ok. O guarda te stess*. Ti auguro una piacevole passeggiata.


Il 20 gennaio 2017 la Commissione di inchiesta regionale ‘Analisi e studi su criminalità organizzata, infiltrazioni mafiose, tossicodipendenze, sicurezza e qualità della vita’, presieduta da Giacomo Leonelli, istituisce formalmente l’Osservatorio sulla criminalità organizzata e l’illegalità. Il 27 aprile 2017 l’Osservatorio sulla criminalità organizzata e l’illegalità, nella riunione tenutasi a Palazzo Cesaroni, elegge come co ordinatore dei lavori delle associazioni Walter Cardinali, referente di Libera Umbria. La presenza dell'osservatorio non è cosa nuova per la Città, che già nella passata legislatura si era dotata di questo strumento per monitorizzare la situazione del territorio. Differentemente da allora, però, precisa Walter Cardinali, da noi intervistato, l'Osservatorio non sarà promosso solo da 4 associazioni (Libera, Cittadinanzaattiva, Legambiente e Mente Glocale) ma da 11. Ne faranno parte Giacomo Leonelli e Sergio De Vincenzi, presidente e vicepresidente della Commissione d'inchiesta; Leonardo Grimani (Anci Umbria); Walter Cardinali (Libera Umbria); Lorenzo Frigerio (Liberainformazione); Luca Ceccarelli (Legambiente Umbria); Pasquale Busà (Sos Impresa); Silvia Barontini (Cittadinanzaattiva Umbria); Francesco Catanelli (Cisal); Marta Lucaroni (Coldiretti Umbria); Giuseppe Flamini (Confartigianato Imprese Umbria); Walter Ceccarini (Confindustria Umbria e Ance Umbria); Luciano Proietti (Abi Umbria). Questo è molto positivo a parere di Cardinali, perché si riesce a garantire uno spaccato più allargato della percezione sociale del fenomeno. Il co ordinamento di associazioni si riunirà una volta al mese. L'obiettivo è quello di inserire in questo contenitore tutte le notizie che ciascuna associazione è in grado di fornire. Il compito dell’Osservatorio è infatti in primo luogo lo studio dei fenomeni correlati al crimine organizzato e mafioso, attraverso la raccolta di dati e informazioni relativi al progredire della presenza o delle infiltrazioni delle organizzazioni mafiose. Tutto ciò per promuovere la condivisione e la collaborazione tra i soggetti pubblici e privati interessati al tema della legalità, e per definire azioni e politiche di intervento. L'osservatorio si fa quindi strumento concreto, attraverso cui la Commissione Regionale potrà trasformare queste informazioni in azioni di contrasto, indispensabile in una regione in cui negli anni si è registrata una progressiva infiltrazione di mafie. Al momento della nomina 2 già le proposte: la prima è quella di predisporre un bando pubblico per individuare una figura tecnica responsabile, che funga da rete tra le associazioni per leggere in modo analitico i dati da esse fornite. La seconda è quella di poter avere una rappresentanza della Commissione durante le udienze del processo "Quarto Passo", primo processo in Umbria contro la 'ndrangheta. Il Co ordinatore delle associazioni evidenzia come sia necessario ripartire dal lavoro svolto nella precedente legislatura e dalle pregresse audizioni, e sottolinea come sia la prima esperienza a livello nazionale di una Commissione che non solo si dota di un Osservatorio, ma responsabilizza così tutte le forze vive della società nel fornire le notizie necessarie. Quindi niente di più opportuno che "osservare per conoscere".


Lo scorso 6 aprile è stata celebrata la Seconda Giornata Nazionale contro la Corruzione in Sanità in 27 città italiane. Tra queste ha dato per la prima volta il suo contributo anche la nostra Perugia, grazie all’iniziativa della Sede Locale del Segretariato Italiano degli Studenti in Medicina (SISM), alla salda collaborazione con l’Azienda Ospedaliera di Perugia e al supporto dell’Istituto per la Promozione dell’Etica in Sanità (ISPE Sanità). Su tutto il territorio nazionale, grazie alla collaborazione di Associazione Italiana Medici (AIM), Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM), Segretariato Italiano Studenti in Medicina (SISM), Cittadinanzattiva e Altroconsumo, sono state allestite delle postazioni dove sono stati distribuiti i materiali del progetto ed è stato possibile ergere il muro simbolico contro la corruzione, pubblicando nell’occasione foto e video con l’hashtag #curiamolacorruzione, a dimostrazione della strenua volontà collettiva di metterci la faccia. Migliaia di persone sono così diventate parte attiva di una manifestazione, dimostrando in concreto quanto sia sentito il problema da parte della popolazione, che non vuole arrendersi di fronte alle ingiustizie né rassegnarsi di fronte alla totale indifferenza di chi vorrebbe continuare a far finta di non vedere. Cosa? L' ordinaria illegalità e corruzione che ci priva di servizi basilari come il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La salute è un diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività. Corrompere in sanità equivale ad uccidere, farlo su larga scala equivale a compiere una strage! Aumenta la consapevolezza e migliora la capacità di intervento, ma bisogna investire su formazione e ridurre le distanze tra le are e territoriali. Gli interventi normativi e gli strumenti di prevenzione e contrasto che sono stati introdotti all’interno delle strutture sanitarie hanno potuto arginare ma non eliminare del tutto la corruzione, che nell’ultimo anno ha coinvolto il 25,7% delle Aziende sanitarie. Gli ambiti maggiormente a rischio risultano essere quello degli acquisti e delle forniture, le liste d’attesa e le assunzioni del personale. Partendo dai 114 mld di spesa sanitaria per il 2013, è stato rilevato che la corruzione incide per 6,4 mld, cui vanno sommati 3,2 mld di inefficienza e 14 mld di sprechi per un totale di 23 mld di corruption totale. A livello territoriale si rileva che il 41% dei casi avviene al Sud, il 30% al Centro, il 23% al Nord e il 6% è costituito da diversi reati compiuti in più luoghi. È quantoemerge dall’indagine condotta dal Censis sulla percezione dei Res-

ponsabili della prevenzione della corruzione di 136 strutture sanitarie nell’ambito del progetto “Curiamo la corruzione” co ordinato da Transparency International Italia, in partnership con Censis, Ispe Sanità e Rissc e finanziato nell’ambito della Siemens Integrity Initiative. Sulla base dell’analisi dei conti economici effettuata da Ispe Sanità si stima che circa il 6% delle spese correnti annue del SSN siano riconducibili a sprechi e corruzione. La notizia positiva è che il Sistema si sta muovendo: il 96,3% delle aziende sanitarie ha già reso disponibili dei sistemi di raccolta delle segnalazioni di corruzione (whistleblowing) e il 44,4% lo ha fatto utilizzando delle piattaforme informatiche. Inoltre, il 79,4% delle strutture ha adottato i Patti di integrità, da sottoscrivere con le aziende che partecipano agli appalti e il 90,4% ha intrapreso percorsi di formazione rivolti al personale sui temi dell’etica e della legalità. Sono proprio la formazione e la sensibilizzazione dei dipendenti ad essere ritenute le misure più efficaci per contrastare la corruzione dal 51,9% dei responsabili della prevenzione, più dell’aumento dei controlli sulle spese (45,0%) e sulle procedure di appalto (37,4%): solo nelle Regioni del Sud i responsabili della prevenzione mettono al primo posto i controlli sulle spese. “Curiamo la corruzione”ha l’obiettivo di aiutare il nostro Servizio sanitario nazionale, tra i migliori sistemi pubblici al mondo per ampiezza e qualità dei servizi offerti, a ridurre il livello di corruzione attraverso una maggiore trasparenza, integrità e responsabilità. Quando si scrive che la corruzione nella sanità è una metastasi, di solito assistiamo alle più varie reazioni: l'indignazione popolare, l'autodifesa contro le generalizzazioni, l'imbarazzo e il silenzio delle categorie coinvolte, la sorpresa tipo "non ci posso credere". Quest'ultima si ha soprattutto se finiscono agli arresti anche luminari, o presunti tali, personaggi comunque conosciuti e riconosciuti dal mondo medico e scientifico. Però, come sappiamo, a volte la realtà è più forte della fantasia e nell'ambito della corruzione può raggiungere vette elevate, come agli inizi degli anni Novanta quando fu arrestato il direttore generale del ministero, Duilio Poggiolini, che aveva nascosto un tesoro in soldi e gioielli provenienti dai corruttori, dentro un pouf. Nell’ultimo caso di cronaca la sorpresa si lega al personaggio coinvolto, anche se è più banale l'oggetto al centro della catena di corruzione: uno yacht, il "Pasimafi V", che ha dato nome all’inchiesta a tappeto condotta dai carabinieri di Parma, portando all'arresto di 19 persone (75 gli indagati), tra medici e imprenditori farmaceutici di diverse aziende, con l'accusa di


"associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al riciclaggio..", condita dai reati di abuso d'ufficio, peculato, truffa aggravata, trasferimento fraudolento di valori. Ma ciò che appunto colpisce è il nome eccellente: Guido Fanelli, proprietario della "barca", notissimo nel campo della terapia del dolore e collaboratore per molti anni del ministero della Salute. Il coinvolgimento, presunto fino a prova contraria, di protagonisti di chiara fama della medicina e della scienza in vicende criminali e delittuose, lascia sbalorditi. Bisogna tornare ai tempi di Tangentopoli (o Sanitopoli), per rinverdire la memoria su vicende di truffa e corruzione, per ritrovare primari, professori, persone famose in manette. Adesso gli episodi sembrano susseguirsi con frequenza, a conferma della presenza di una malattia profonda e difficile da estirpare. A marzo scorso - il 23 - colpì non poco l'arresto di Norberto Confalonieri, ortopedico all'ospedale Pini di Milano, perché accusato di corruzione e turbativa per aver favorito una multinazionale. Lui è diventato il "mostro" da prima pagina, in particolare per alcune sue affermazioni ("spaccare le ossa ai pazienti per fare pratica"). Sono alcuni casi fin troppo significativi che evidenziano una situazione sempre più preoccupante. Gli inneschi di trasparenza, di eticità, sono ancora molto fragili, d'altronde finché la questione morale nella sanità non verrà affrontata con la necessaria energia, l'intervento dell'ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), guidata da Raffaele Cantone, non potrà che restare ai margini, senza incidere a fondo per estirpare la malattia. Ma se c’è una metastasi diffusa, questa richiede interventi radicali e invasivi, non solo palliativi. “The silent killer”– così è stata definita la corruption in healthcare da Paul Vincke, Managing Director EHFCN - European Healthcare Fraud & Corruption Network, la più importante organizzazione europea che si occupa di prevenzione dei reati e delle frodi contro le amministrazioni sanitarie e le aziende che operano nel comparto, che raggruppa ministeri della Salute, agenzie statali che si occupano di sanità e organismi di categoria del mondo delle assicurazioni. Francesco Macchia, Presidente di ISPE Sanità, ha affermato: "Per salvaguardare il SSN dobbiamo puntare sulla morale. L’attivit à anticorruzione non può più essere ancillare. Occorre vaccinare con l'etica la nostra rete". Anche Raffaele Cantone ha sottolineato “l’importanza del momento educativo” nella lotta alla corruzione intesa come “deviazione dalle regole, un modo di intendere l’esercizio del potere come finalizzato all’arricchimento personale”. Per il pre

sidente ANAC “chi può cambiare le cose sono le scuole, le famiglie, le agenzie educative e anche la Chiesa”. Dunque non solo controlli e indagini per combattere la corruzione in sanità ma soprattutto educazione, formazione e promozione dell'etica. ISPE Sanità, grazie anche alla diffusione del LIBRO BIANCO, il primo testo che affronta in modo multidisciplinare, olistico ed analitico il drammatico problema della Corruption diffusa in Sanità, si propone di contribuire al miglioramento del nostro sistema sanitario veicolando ed affermando i principi etici nella pratica di Sanità Pubblica. L’etica, la leva dell’agire individuale, rappresenta infatti la chiave di rilancio dell’intero settore sanitario: un granello in più di senso etico in ciascun operatore ad ogni livello dell’organizzazione sanitaria può concorrere all’efficienza del sistema più di qualsiasi riforma. ISPE Sanità non vuole proporre l’etica come soluzione “buona” o “giusta” ovvero morale, ma come l’unica soluzione razionale, efficiente e conveniente per tutti gli attori. L'etica quindi come necessità ormai, anche economica. L'anticorruzione non diviene più autorevole ed efficace solo perché fa uso, a senso unico, del linguaggio giuridico o di quello ben più temuto, giudiziario. Piuttosto deve porre e risolvere dilemmi culturali, dilemmi di ordinaria e comune amministrazione. Dilemmi etici, appunto. Cercando nell'ultimo aggiornamento del Piano Nazionale Anticorruzione 2016 quante volte ricorresse la parola "etica" o la locuzione "dilemma etico", si è appurato con risultati assai deludenti che "etica" ricorre solo una volta quando si parla di whistleblowing, mentre "dilemma" non compare mai. Impegnarci ad assumere comportamenti dettati dall'etica. Essere consapevoli del proprio ruolo sul posto di lavoro ai fini del bene comune. Guardare alla responsabilità come regola interiore che governa i nostri atti quotidiani e non come imputazione di colpa. Non sono poi molte le cose da fare ma sono difficilissime da mettere in atto: perché toccano la nostra cultura di cittadini e italiani, i nostri atteggiamenti, i pregiudizi, i nostri modelli organizzativi da rivedere. Perché non servono pagine e pagine di norme e sanzioni, se interiormente e culturalmente sai di non corrompere o farti corrompere. La corruzione in sanità è una malattia endemica come il morbillo. A quando il vaccino?


Il 7 aprile scorso è stato ufficialmente varato con tanto di bottiglia di spumante GIMO (Giovani In Mobilità), il primo vero servizio di Mobilità Notturna che la città abbia mai avuto. L' avvio della circolare notturna che congiunge il centro storico con i quartieri a Sud-Ovest dalle 22:00 alle 2:00 del venerd ì e sabato notte, dimostra che questo servizio fino ad ora considerato in modo improprio “tecnicamente irrealizzabile” è in realtà una necessità latente della città. GIMO è un servizio a tempo determinato che in quanto tale nasce con il “peccato originale” della precarietà. Configurandosi di fatto come una concessione una tantum al bisogno espresso da studenti e Università, la sperimentazione è stata finanziata solo fino a fine giugno, senza avere chiaro quali siano le condizioni per la sua eventuale stabilizzazione ed escludendo dal periodo di esercizio un momento cruciale per la vita culturale di Perugia come Umbria Jazz! La risposta dei cittadini, al di là delle pur significative comparsate, prima di un coro tedesco e poi dei partecipanti del Gran Ballo di Perugia, sarà chiara una volta disponibili i dati numerici sui passeggeri. Nel frattempo però una domanda si può già porre: quale atteggiamento ha intenzione di prendere l’Amministrazione Comunale nei confronti della Mobilità Notturna? C’è una strategia per la Mobilità a Perugia? È iniziata da poco la redazione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), documento che porrà le line e guida per la gestione del trasporto pubblico e non solo. L’investimento di quasi 90.000 Euro fanno presagire l’intenzione di discutere in modo serio la questione dei trasporti pubblici e del loro significato per la città. Purtroppo la discussione si è tristemente focalizzata su ZTL e parcheggi, con annunci anacronistici della prossima riapertura al traffico del centro storico e di nuovi parcheggi blu, cedendo alla pressione di pochi negozianti del centro e sacrificando la vivibilità (già messa alla prova) dell’acropoli. Il Comune adotta un approccio che sembra poco coerente, parlando di pianificazione sostenibile, ma improntando di fatto il discorso su questioni quali viabilità e sosta, senza prendere in considerazione il trasporto pubblico. Mentre l’Amministrazione si lascia governare dagli istinti, i rappresentanti de-

gli studenti spingono la Mobilità Notturna, creando una pagina Facebo ok per far conoscere GIMO e per renderlo parte dell’offerta culturale dei quartieri interessatii, svolgendo il lavoro che spetterebbe al Comune, ovvero promuovere l’utilizzo del mezzo pubblico e creare collegamenti con altri servizi della città. È indispensabile che l’Amministrazione si assuma finalmente le sue responsabilità e adotti una linea strategica riguardante la Mobilità Notturna, stabilizzandola e inserendola coerentemente all’interno del PUMS. Quale futuro per la Mobilità Notturna? In questo silenzio amministrativo sembra lecito, se non doveroso, che gli studenti stessi si interessino al futuro di questo servizio. Ci si augura che la sperimentazione vada a buon fine e che si accetti che la Mobilità Notturna come servizio indispensabile per una città universitaria con pretese da capitale europea della cultura. Se questo dovesse accadere, si porrà presto in modo pressante il problema dell'esclusione di una parte della città dal servizio. La linea GIMO è stata disegnata dagli studenti, in collaborazione con l’Università e l’Ufficio Tecnico, per interessare i quartieri a maggior presenza di fuori-sede, le residenze Adisu ed i campus dispersi nell’ampia fascia periurbana della città. Per ragioni di fattibilità il disegno originale ha escluso una parte molto importante e densamente abitata: la fascia dei Ponti. Nell’ottica dell’inclusione della Mobilità Notturna nel servizio di trasporto pubblico perugino, sarebbe indispensabile implementare una linea che interessi per lo meno le frazioni più popolose della fascia fluviale, Ponte San Giovanni, Ponte Valleceppi e Ponte Felcino. Rifacendosi alle stesse modalità, la seconda linea circolare, attualmente rimasta esclusa, andrebbe a formare un “8” con la linea GIMO, incontrandosi con questa nell’acropoli, fungendo da nodo-capolinea per entrambe le line e e agevolando il cambio. In tal modo inoltre si potrebbe razionalizzare la linea GIMO, che non dovrebbe più passare per Monteluce e potrebbe servire invece il quartiere di San Marco. La fattibilità tecnica è dimostrata, ora spetta agli organi competenti assumere la decisione in merito alla sorte di un progetto così importante per la città.


Mi è capitato recentemente di chiudere una storia. L'ho fatto mentre ero in viaggio per tornare a Perugia dopo un soggiorno nella mia amata Campania. Mi sono ritrovata di sera, sola, con il freddo che mi pungolava il petto e due lacrimoni negli occhi ad aspettare un taxi che sarebbe arrivato in ritardo, lasciandomi il tempo di pensare a quale dovesse essere la mia prossima mossa. > OPZIONE 1: Rincorri il pullman e torna a “casa”; > OPZIONE 2: Aspetta il taxi, mettiti al caldo e mangia le polpette che ti ha preparato mamma. La mia nota scarsa propensione all'attività fisica mi ha indotto a scegliere l'opzione numero due e in attesa del momento in cui avrei potuto finalmente abbrutirmi a suon di polpette e musica strappalacrime, ho cominciato a pensare che non ero la prima (e ahimè, non sarei stata l'ultima) a prendere una cantonata così sgradevole in campo sentimentale.

#3 LA GEISHA: vive in funzione del suo uomo e della splendida relazione che ha deciso di costruire con lui. Il suo profilo Facebo ok zampilla di foto in coppia con didascalie che romanzi-harmony-scansateve e conserva la capacità sorprendente di non avere altri argomenti al di fuori della straordinaria attitudine del suo compagno a farla sentire una principessa. Generalmente il suo uomo è un #2 o, peggio ancora, un #6.

Perché sì, signori, di Tipi Umani emotivamente spostati ne ho incontrati tanti. E qualcosa mi dice che non sono sola...

#4 LO ZERBINO: la controparte maschile della geisha, per accontentare la sua compagna non esiterebbe a rinunciare al calcetto del mercoled ì che, come ben sappiamo grazie all'antropologia moderna, rappresenta il tòpos dell'autoaffermazione maschile. Nei casi più gravi accompagna la fidanzata a vedere “La Bella e la Bestia” al cinema.

#1 LA PSYCHO: più scaltra e spietata di Nikita in missione, non esiste segreto che non possa scoprire. Dopo un'attenta lettura del linguaggio del corpo, è in grado di sbugiardare il più convincente degli attori, avvalendosi di feroci e selezionatissime tecniche di tortura psicologica. Se non l'hai già tradita prima o poi lo farai, per sfinimento.

#5 LA DRAMA QUEEN: con lei non siete mai al sicuro. Ama litigare, piangere, strillare ed occasionalmente fare la pace. Con la sua intelligenza sopraffina è in grado di generare un cataclisma da una quisquilia perché senza dramma non riesce a vivere. Per rendere più chiaro il concetto: lei è una centrale nucleare, voi siete Chernobyl.

#2 QUELLO GIÀ FIDANZATO: sarà la nostalgia del brivido della caccia oppure il tedio della vita di coppia (che però non è mai tale da indurlo a rinunciare alla sicurezza di trovare un letto pieno per metà), Quello Già Fidanzato ti corteggia senza ritegno, apertamente, senza nemmeno nascondere il suo status di uomo impegnato. Solleva un sentimento di dispiacere generalizzato: per la sua compagna e per sua madre, deve essere difficile vivere con la consapevolezza di aver partorito dal retto.

#6 L'ANAFFETTIVO: altresì noto come “quello da cui scappare a gambe levate”. Non vi tratterà mai inequivocabilmente male, non sarà mai offensivo nei vostri riguardi, non vi urlerà mai contro cattiverie ed ingiurie. In generale, non vi considererà. Avvolto nel mantello dell'indifferenza, lascerà a voi il compito di vivere ed inscenare entrambe le parti della relazione, salvo qualche sporadica pacca sulla spalla. Personalmente preferisco i Golden Retriever, danno più soddisfazione.

E non era nemmeno la prima volta!


In Francia si sono concluse le elezioni presidenziali più incerte e imprevedibili di sempre. La Francia infatti è una Repubblica Semipresidenziale e, a differenza dell’Italia (Repubblica Parlamentare), il Presidente della Repubblica viene eletto direttamente dai cittadini. Di conseguenza il Presidente de la République Française ha un ruolo politico che il nostro Presidente della Repubblica non ha, da noi appunto super-partes rispetto alla politica. Di sicuro queste elezioni presidenziali hanno segnato una svolta nel panorama politico francese, con la crisi ormai evidente dei due partiti storici (Repubblicani e Socialisti) e il passaggio al secondo turno di due candidati “anomali”: Marine Le Pen, esponente della destra nazionalista ed euroscettica ed Emmanuel Macron, candidato indipendente che si è presentato con il proprio movimento politico di stampo europeista e progressista. In Francia le elezioni presidenziali si tengono ogni 5 anni, sono articolate in due turni (primo turno e ballottaggio) e sono seguite a distanza di un mese e mezzo dall’elezione dell’Assemblea Nazionale, la camera bassa del parlamento Francese (la camera alta è invece eletta da sindaci e regioni, in modo indiretto, senza coinvolgere i cittadini). Al primo turno generalmente gli elettori votano “con il cuore”, senza fare calcoli elettorali, il candidato più di loro gradimento. Al ballottaggio, che si tiene due settimane dopo, accedono soltanto i due candidati che hanno ottenuto più voti al primo turno. A questo punto, chi fra loro ottiene più voti, diventa il nuovo Capo dello Stato. Successivamente, il Presidente della Repubblica nomina il Primo Ministro (che ha un ruolo politico secondario rispetto al primo) e questi forma la sua squadra di governo che deve ottenere la fiducia del Parlamento. L’Ultimo Presidente della Repubblica è stato il socialista François Hollande. Il suo mandato è iniziato nel 2012 dopo la vittoria al ballottaggio con Nicolas Sarkozy, repubblicano, Presidente della

Repubblica uscente. Spinto dall’indice di gradimento bassissimo (soprattutto a causa della “legge sul lavoro”), Hollande fu costretto nel 2014 ad un rimpasto di governo, sostituendo il primo ministro Ayrault con Manuel Valls. Proprio Valls si dimetterà poi a fine 2016 per candidarsi alle primarie del partito, e verrà sostituito da Cazneuve. Hollande è il primo Presidente della Repubblica nella storia francese a non ripresentarsi alle successive presidenziali. I CANDIDATI, I LORO PROGRAMMI E IL PRIMO TURNO Emmanuel Macron: giovane e carismatico, ex ministro dell’Economia del governo Valls (e quindi socialista), dimessosi per via di diversità di vedute con il resto dell’esecutivo. All’annuncio della sua candidatura, Marcon si era guadagnato l’immagine di “inesperto”, un po’ per la sua giovane età (nemmeno 40 anni), un po’ per il suo rifiuto di partecipare alle primarie del Parti Socialiste per correre da indipendente con un nuovo movimento (scelta considerata da tutti come un azzardo). Tuttavia il consenso nei suoi confronti è gradualmente cresciuto, fino a che, dopo l’appoggio datogli da François Bayro (non presentatosi alle presidenziali questa volta), ha concretamente raggiunto la prospettiva del ballottaggio. Macron ha una visione liberale dell’economia: abbassare le tasse alle imprese, tagliare la spesa pubblica, introdurre un regime pensionistico unico e limitare l’imposta sul patrimonio immobiliare. Sul fronte della lotta al terrorismo ha dichiarato di voler aumentare i finanziamenti all’intelligence, mentre su quello dell’immigrazione rimane favorevole ad accogliere e ad integrare i profughi in Francia, pur promettendo di ridurre i tempi di esame delle richieste d’asilo e di eventuali rimpatri. È il più europeista tra i candidati. È favorevole ad una difesa unica europea, ad un incremento del bilancio dell’Unione e ad un percorso verso un governo unico europeo; in sintesi: un federalista.


Si definisce “progressista” e allo stesso tempo “né di destra, né di sinistra”. Marine Le Pen: europarlamentare dal 2004 ad oggi, Marine è una “figlia d’arte” nel suo partito, il Front National. Suo padre Jean-Marie, infatti, è stato un importante esponente della destra nazionalista, dalle forti posizioni euroscettiche, protezioniste e riluttanti di fronte all’immigrazione. La figlia ha saputo presentarsi in modo più “moderato”, mantenendo tuttavia le stesse dure posizioni. Questo le ha consentito una forte crescita di consensi negli ultimi anni. Il suo partito appartiene allo stesso partito europeo di Matteo Salvini e Ge ert Wilders. È innanzitutto una protezionista: vorrebbe ridurre le imposte sulle piccole-medie imprese, tassare maggiormente l’import e i contratti di lavoro con i non-francesi. Sostiene che chiudere le frontiere della Francia con gli altri paesi europei (sospendendo quindi l’accordo di Schengen) si rtemente critica verso l’UE e la NATO. Propone un referendum sull’uscita dall’Euro e dall’Unione François Fillon: candidato del Partito Repubblicano, balzato agli onori della cronaca per lo scandalo degli incarichi fittizi dati alla moglie (il c.d. Penelope-Gate), scoppiato in piena campagna elettorale. Inizialmente Fillon era il favorito nella corsa presidenziale, dopo lo scandalo ha perso molti consensi. Nelle settimane precedenti al voto è riuscito in un grande recupero, che lo ha portato ad un soffio dal ballottaggio. Possiamo definirlo il “veterano” tra i candidati, con una carriera politica di tutto rispetto: deputato per più legislature già dal 1981, ministro in tre governi negli anni ’90 e primo ministro nel governo Sarkozy. Nelle primarie del proprio partito (a novembre) ha sconfitto altri due veterani della politica francese: Alain Juppé e proprio Nicolas Sarkozy. È forte sostenitore del libero mercato e dei tagli alla spesa pubblica (anche più di Macron). Conservatore sul tema diritti civili (Fillon è cattolico praticante) e su sicurezza e terrorismo, dove propone maggiori controlli alle frontiere e una stretta contro i Francesi radicalizzati. Europeista sì, ma più tiepido di Macron e Hamon. Jean-Luc Mélenchon: inaspettata “sorpresa” di queste elezioni. Partito in sordina, i suoi consensi sono rapidamente cresciuti a ridosso delle elezioni, in parallelo al forte calo di Hamon. Un candidato fortemente di sinistra con un programma controverso e ambizioso: ridurre orario di lavoro ed età pensionabile, nazionalizzare l’EDF (maggior distributore d’energia), abbandonare il nucleare, e soprattutto innalzare al 100% l’imposta sul reddito delle persone fisiche con reddito superiore a 400.000€. Come la Le Pen è fortemente critico verso l’UE e la NATO. In particolare propone di rivedere i Trattati dell’UE introducendo la possibilità di dazi fra i Paesi europei (come si faceva

prima del 1968) e rimuovendo qualsiasi regola di bilancio e qualsiasi controllo europeo sui bilanci nazionali; in caso di indisponibilità degli altri Paesi a tale riforma (come Piano B), promuoverà un’uscita della Francia da Euro e UE. Benoît Hamon: candidato del Partito Socialista, il suo è stato un “tonfo annunciato” sin da subito dopo la sua vittoria nelle primarie del partito, a gennaio, dove ha sconfitto Valls (ex primo ministro di Hollande). Rispetto a Valls ha posizioni più di sinistra. Hamon propone alcune misure per tutelare lavoratori e cittadini in difficoltà: aumento del reddito di cittadinanza, finanziamenti pubblici alle imprese per ridurre l’orario di lavoro, la (controversa)introduzione di una tassa sui robot, e più potere decisionale per i vari sindacati all’interno delle aziende. Tratto caratterizzante di Hamon è poi l’europeismo: in seguito al suo crollo nei sondaggi ha rifiutato categoricamente la prospettiva di sostenere Mélenchon, non perché lo considerasse troppo di sinistra ma perché troppo euroscettico. IL BALLOTTAGGIO Nella giornata del primo voto, non appena divenuto chiaro che sarebbero passati Macron e Le Pen al secondo turno, è arrivato l’immediato sostegno di Fillon e di Hamon al leader di En Marche!. Melènchon, dopo aver detto nei primi momenti di non sentirsi nella posizione di dare indicazioni di voto ai suoi elettori, due giorni dopo ha dichiarato: “personalmente andrò a votare, e non voterò per Marine Le Pen”. Quasi scontato invece l’appoggio di Nicolas Dupont-Aignan alla candidata del Front National, appoggio dato dopo un accordo con il quale la Le Pen si impegnava a nominarlo primo ministro in caso di vittoria. Ha fatto molto scalpore nella settimana antecedente al voto la revisione della leader nazionalista e l’eliminazione della proposta di uscire dall’Euro e dall’UE; un passo indietro non di poco conto (non ditelo a Salvini). Riflettori puntatissimi il 3 maggio sul momento più incandescente di tutta la campagna: il dibattito televisivo a reti unificate fra Macron e Le Pen, due ore e mezza in cui i due protagonisti del ballottaggio se le sono date di santa ragione, senza troppi formalismi e con numerosi colpi bassi. La prospettiva di un ballottaggio Macron – Le Pen era da tempo nell’aria, con un Macron, secondo i sondaggisti, attorno al 60% e con la Le Pen sul 40%. La prova dei fatti ha dimostrato che i sondaggisti si sbagliavano (più o meno): Macron ha vinto con molto di più, arrivando al 66,1%. I cittadini francesi hanno eletto ad ampia maggioranza un candidato che ha mostrato coraggio. Il coraggio di salire sul palco per il discorso post-vittoria sulle note dell'inno europeo; il coraggio di rispondere a nazionalismi, sovranismi e populismi con una proposta concreta: quella di sostenere e migliorare il progetto dell'Unione Europea.


La Locomotiva N°4  
La Locomotiva N°4  

Il giornale universitario di Perugia.

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